Articoli

17 spunti per riuscire a dire quello che pensi (veramente)

dire quello che pensi

C’è chi dice NO canta Vasco Rossi.

Invece c’è chi dice SI.
Sempre.

È addirittura entusiasta delle idee altrui.
Pur di non creare conflitto.
Pur di mantenere la pace.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Altri invece la prendono così alla lontana da non arrivare mai al punto.
Altri ancora restano in silenzio, confidando che l’interlocutore intuisca il suo disaccordo.
Magicamente.

In tutti i casi, senti la – grande – frustrazione di non riuscire a dire quello che pensi veramente.
Perché hai timore del giudizio degli altri.
Paura di non essere accettato.
Di non essere amato.

Ecco 17 spunti per dire quello che pensi – veramente –

1. Rilassati. Siediti. Respira profondamente. Parla lentamente.

2. Smettila di indossare maschere per piacere agli altri, per essere alla moda, per non essere tagliato fuori dal gruppo. Così ti tagli da solo ..

3. Basta pensare che gli altri possano leggere i tuoi pensieri. Non dedurre. Chiedi. Parla.

4. Scegli il momento giusto per parlare. Presta attenzione. Il momento giusto è quando il tuo interlocutore è più ricettivo.

5. Non complicare la situazione con giri di parole. Inizia dal nocciolo della questione. Esprimilo chiaramente.

6. “Potrei sbagliarmi” è meglio di “Ti sbagli”. Non far seguire “Potrei sbagliarmi” con ” ma ..”.

7. Il messaggio TU (“E’ colpa tua”, “Sei egoista”, “Non mi ascolti mai”) offende e sminuisce. La conseguenza è chiusura e difesa.

8. Poni domande prima di fare dichiarazioni. Non sei furbo quanto credi. Gli altri non sono stupidi come sembrano.

 


 

9. Non invidiare troppo quelli “senza peli sulla lingua”. Spesso sono persone impulsive, senza filtri e limiti. Rigide e bloccate sulle loro posizioni.

10. Chiediti “In che modo le mie idee/parole avranno un impatto su altre persone/lavoro/team?” (È così che pensano i leader)

11. Non dire “Tu”. Concentrati sulle questioni, non sulle persone. Le conversazioni diventano personali quando attacchi.

12. Pianifica risposte semplici a possibili obiezioni. La spontaneità è una strategia pericolosa quando sei sotto stress.

13. Costruisci relazioni. Una relazione forte include il diritto di non essere d’accordo.

14. Ascolta in modo attivo. Ascolta per capire, non per controbattere.

15. A volte le cose che ti danno fastidio riguardano te, non gli altri.

16. Mostra rispetto e gentilezza alle persone perché sei-fatto-così, non perché se lo meritano!

17. Ricorda che le persone vogliono “qualcosa” per se stesse.

15 suggerimenti per farsi prendere sul serio al lavoro .. e tutti ascolteranno – 2

farsi prendere sul serio al lavoro

Foto di StockSnap da Pixabay

9. Nessuno ti prenderà sul serio se non sai di cosa stai parlando

Se non conosci-i-fatti, meglio stare zitti.
Non valutare o giudicare prima di aver capito (bene) come sono andate le cose.

Se parli prima di sapere,
rischi di dover fare imbarazzanti dietro-front o di reagire in modo eccessivo per poi andare a scusarti.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

È meglio stare in silenzio su un argomento che non conosci.
Piuttosto che blaterare idiozie.
Meglio tacere.

10. Ascolta di più

Evita incessanti monologhi.
Sermoni continui che disturbano solo i tuoi ascoltatori.

Libera colleghi e amici dal tuo vaniloquio, del cicaleccio inconsistente, del brusio permanente.
Te ne saranno grati!

La regola per farsi prendere sul serio al lavoro:
una parola è poco..due parole sono troppe!

11. Il 55% della comunicazione non è verbale: cosa dice la tua postura?

La comunicazione non verbale è curata di rado,
eppure ha una grandissima importanza sulla nostra comunicazione,
anche quando non parliamo.

Gesti, posture e atteggiamenti possono dire molto sulla nostra personalità.
Sulle nostre intenzioni e sui nostri giudizi.

Ecco 9 linguaggi del corpo che le persone di successo “usano” spesso,
e che dovresti adottare subito (anche tu) se vuoi apparire una persona piacevole e sicura di te.

 


 

12. Voler far ridere la gente non è ideale per farsi prendere sul serio al lavoro

Essere una persona brillante, ironica e divertente è apprezzabile nel mondo del Lavoro – stressante e competitivo- di oggi.

Un po’ meno è guadagnarsi la reputazione di “clown” e “buffone” dell’ufficio.

Voler “disperatamente” suscitare l’attenzione e il riso dei colleghi ti appiccica addosso un’etichetta poco edificante.

13. Non esagerare e non mentire

“La riunione di ieri è stata l’esperienza più straordinariamente appagante della mia vita.”
“Oh mio Dio, sono letteralmente esplosa quando ho visto la mail”
“Ho lavorato tutto il week end. Notte e giorno… ininterrottamente …”

Smettila di enfatizzare e di esagerare.
Fa sembrare stupido tutto ciò che dici.
E le persone non ti prenderanno mai sul serio.

Lo stesso vale per la fandonia.
Se hai la reputazione di bugiardo, le persone non si fideranno mai di te.

14. Non essere (eccessivamente) emotivo

Metti il broncio alla minima osservazione?
Hai difficoltà a sorridere dei tuoi difetti?
Ti manca autoironia e spirito di autocritica?

Se la tua giornata è rovinata da un parere discordante o una battuta,
se metti il muso al primo dissenso (e lo tiene anche dei giorni) dimostri arrendevolezza e scarsa forza mentale.

Le persone si rapporteranno con te come se tu fossi un giovane tirocinante.
Difficile farsi prendere sul serio al lavoro.
 


 

15. Fai quello che dici che farai

Fai sempre quello che dici che farai.

Se prometti il mondo ma non lo porti mai,
le persone smetteranno di ascoltarti e prenderanno le tue parole con diffidenza.

Se qualcuno ti chiede di fare qualcosa di impossibile, sii onesto.
È molto meglio essere sinceri, piuttosto che non mantenere una promessa.

Solo un attimo della tua attenzione …

Farsi prendere sul serio al lavoro è importante.
Fondamentale.

Ma non concentrarti troppo su questo.
Non diventare un “fondamentalista” della serietà.
Mascella rigida, sguardo neutro, postura ingessata.

Ironia, umorismo, autoironia, leggerezza sono altrettanto utili.
Servono a “dissacrare” momenti di tensione e di stress.
Dissolvono tensione e apprensione in un mondo del Lavoro sempre più opprimente e cupo.

“Se non riesci a ridere di te,
è giusto che lo facciano gli altri.”
Mirko Badiale

“And the winner is ..” 6 spunti per reagire quando quello promosso non sei tu – 2

promozione sul lavoro

Foto di Anemone123 da Pixabay

4. Prendi questa mancata promozione sul lavoro come un’opportunità per conoscere te stesso

Ora che hai (quasi tutte) le risposte è il momento di confrontarti con … te stesso!

Credi ancora di meritare la promozione sul lavoro?
Hai dato qualche motivo per non essere meritevole?

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Sei stato in malattia, hai accumulato ritardi, non hai rispettato le scadenze?
Dai l’impressione di essere annoiato o disattento?
C’era qualcosa che avresti potuto fare (con più impegno da parte tua), oppure tutti i fattori-chiave erano completamente fuori dal tuo controllo?

Se non è possibile ottenere una risposta diretta (o è meglio non svegliare malumori assopiti) cerca una persona fidata e competente che possa darti consigli pertinenti.

Otterrai un’idea delle aree in cui migliorare, una prospettiva esterna per sapere se hai –davvero- le competenze e l’esperienza giusta per quel tipo di lavoro.

5. Decidi la tua prossima mossa

Una bocciatura non è la fine del mondo.

In un primo momento,
puoi sentirti bocciato, silurato, sfiduciato ma imparando a rimanere resiliente puoi trasformare in positivo questa battuta d’arresto.

Inizia a pensare la tua prossima mossa professionale e stabilisci un intervallo per provarci nuovamente.

Se ti sembra di essere stato manipolato o sfruttato,
potresti pensare di rispolverare il tuo CV e cercare un’altra azienda.

 


 

È importante avere un piano alternativo,
nel caso ti fosse negata per una seconda volta.

Mantieni la tua rete sociale aperta e attiva in modo di cogliere la prossima opportunità,
sia all’interno sia all’esterno della tua organizzazione.

6. Non trasformare la bocciatura in un’esperienza devastante

Riconoscila per quello che è … una (grande) delusione.

Piuttosto che considerare l’esperienza come orribile, inquadrarla come un’opportunità per imparare e crescere.

Spesso le persone di successo parlano delle loro battute d’arresto come grandi momenti d’introspezione e di consapevolezza.

Mantieni la prospettiva.
Prova a vedere la bocciatura da una diversa angolazione.

Forse c’erano -davvero- buone ragioni per cui non hai ottenuto il lavoro.
Probabilmente eri appagato, poco determinato.

Ora hai l’impeto giusto per concentrarti di più, migliorare le tue capacità e raccogliere nuove opportunità.

Le promozioni passano, la passione resta

Il web è pieno di richiami e citazioni sul vivere la vita, perseguendo le nostre passioni e seguire i nostri sogni.

Ci sarà ben un motivo!

Le persone che raggiungono traguardi importanti, quelle che arrivano in alto, siano sportivi, musicisti, chef, stilisti o imprenditori sono spronate dalla vocazione, sono persone che fanno (davvero) quello che amano.

Quando si ama ciò che si sta facendo,
ci si sente euforici, eccitati, desiderosi di creare, pieni di energia,
si ottiene maggiore successo.

Chiediti cosa vuoi veramente ..

Alcune persone si fissano eccessivamente sulla carriera perché vogliono mettersi alla prova,
altri per rivincita personale o sociale, chi per raggiungere uno status,
altri ancora non sanno neppure perché la ambiscano!

 


 

Se sei stato bocciato, chiediti se la volevi davvero questa promozione sul lavoro.
Cosa ti interessa di più in una carriera professionale: il rispetto, il titolo, i soldi.

Ci possono essere altri modi per ottenere le stesse cose,
anche senza la promozione.

Quello che più conta è il tuo atteggiamento e le tue convinzioni

Se rinunci quando fallisci,
non imparerai mai nulla.

Se guardi al fallimento come un’opportunità, come l’inizio di un nuovo viaggio, scoprirai che l’esperienza ti aiuterà e la prossima volta che farai la stessa cosa, la farai molto meglio.

Ma se non provi ancora, non lo saprai mai.
Rinunciare per paura di fallire ancora … è il fallimento più amaro!

Il rapporto con il capo: 13 spunti per lavorare anche se non piace

il rapporto con il capo

Foto di Jan Hoekstra da Pixabay

In un mondo del lavoro ideale,
i giorni trascorrono felici tra gesti amichevoli e sorrisi gentili.

Ma non è così.
A volte, i rapporti professionali non funzionano.

Rendersi conto che il rapporto con il capo -proprio- non funziona, non è cosa divertente né tanto meno rassicurante.

Tuttavia,
non è nemmeno la fine del mondo…

Il rapporto con il capo non funziona?

Calma!
Rifletti … anche se il tuo primo istinto potrebbe essere quello di cercare un nuovo lavoro o chiedere un trasferimento in un altro dipartimento.

A volte abbiamo il piacere di lavorare con persone che rispettiamo e che (a loro volta) ci rispettano.
Altre volte, lavoriamo con qualcuno che a malapena sopportiamo.

Alcuni boss sono stronzi perché è stato insegnato loro che dovevano esserlo.
Altri lo sono diventati, un po’ alla volta.

Il Mercato del Lavoro è-quello-che-è.
Non si può entrarne/uscirne ogni volta a piacimento, solo perché lavoriamo per qualcuno che non ci piace.

 


 

Ecco 13 cose da ricordare quando il rapporto con il capo proprio non funziona:

1. Non aspettarti che cambi. Non aspettarti di cambiarlo.

2. Parla poco. Porta fatti. Soluzioni. Niente parla più forte delle azioni positive.

3. Non lamentarti del tuo capo con le persone che lo hanno assunto.

4. Le persone amano essere considerate esperte del settore (sicuramente anche il tuo capo).

5. Non ritardare decisioni e azioni dolorose … sperando che il problema sparisca da solo.

6. Evita “È un problema” e “Non posso”. La scelta delle parole la dice lunga su di te.

7. “Nessun capo terrà mai un impiegato che ha sempre ragione.” Arthur Bloch.

8. Preparati alle conseguenze di  uscite tipo “Il vecchio capo non faceva così” o “Prima le cose erano gestite meglio”.

9. Se il rapporto non funziona non prenderla personalmente. “Fatti scivolare” il tutto… poi trova una soluzione!

10. Controlla prima di inviare una mail al capo. Sempre!

11. Metti in conto che il tuo capo possa vedere qualcosa che a te è sfuggito.

12.Non è mai efficace usare un capo mediocre come scusa per fare un lavoro mediocre.

13. Anche le persone più sicure di sé (incluso il tuo capo) hanno paure, incertezze e dubbi.

Chiedere scusa sul lavoro: 6 modi peggiori che fanno ancora più danni – parte 2

chiedere scusa al lavoro

Foto di giselaatje da Pixabay

4. Non essere sinceri

Tutti riconoscono una scusa falsa o esagerata,
quindi scusati con qualcuno solo se sei sincero o hai intenzione di tenere fede alla tua parole.

Se  davvero l’hai fatta grossa è controproducente scusarsi solo per consuetudine o per “mettersi in pace la coscienza”.

Se il gesto non è autentico,
sarà evidente e il sentimento non ha senso, crea solo ancora più sfiducia.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Sii onesto,
se devi chiedere scusa sul lavoro … non esagerare e non umiliarti.

5. Scusarsi incolpando un’altra persona

“Scusa, ma non è colpa mia”
“È vero … ma ero di libero”
“Boh! Non lo so, chiedete a Pierluigi …”

Possibile che sono sempre gli altri gli incompetenti, quelli che non capiscono niente,
quelli che sbagliano?

Scusarsi e riversare la colpa sugli altri è un atteggiamento frequente soprattutto quando ci sentiamo insicuri o abbiamo paura delle ripercussioni.

Assumersi le responsabilità è un mezzo potente per creare rispetto e fiducia nei tuoi colleghi o collaboratori e, allo stesso tempo, incoraggi gli altri a fare lo stesso.

6. Scusarsi troppo tardi

Aspettare troppo a lungo per scusarsi può peggiorare la situazione.

È facile generalizzare quando si tratta di tempi di scuse,
è difficile determinare il momento giusto per dire “Mi dispiace”.

In linea generale, se vuoi chiedere scusa sul lavoro devi essere tempestivo.

 


 

Se ti accorgi di aver aspettato troppo a lungo per scusarti,
non significa che non dovresti affrontare più la questione.

Puoi ancora tentare di correggere un errore.
Meglio tardi che mai.

C’è di peggio! Non scusarsi .. e “dribblare” per non incontrare la persona

Sai che hai sbagliato, che dovresti scusarti,
ma sei così imbarazzato o non riesci a sopportare di ammettere l’errore,
che fai di tutto per non incontrare la persona faccia-a-faccia.

Sbagliare non è divertente …
ma è peggio dribblare e scansare con 1000 scuse (questa volta ci sono) la persona per non incontrarla nel corridoio o davanti la macchinetta del caffè.

Siamo lontani dall’immagine di persona integra che vorresti trasmettere!

Chiedere scusa sul lavoro? Non aspettarti perdono immediato

Sebbene le scuse siano un passo nella giusta direzione,
non aspettarti una soluzione rapida.

Potrebbe volerci più tempo di quanto pensi,
ma hai fatto “la cosa giusta”.

Adesso devi concedere tempo per la “guarigione”.
La riconciliazione richiede tempo e lavoro,
e alla fine le tue relazioni torneranno più forti di prima.

Il più delle volte, le scuse hanno poco effetto perché ci scusiamo nel modo sbagliato.

La chiave è imparare a creare una base collaborativa e non distruttiva. Trovare una soluzione produttiva che possa (nel limite del possibile) portare benefici a entrambe le parti.

Chiedere scusa al lavoro: 6 modi peggiori che fanno ancora più danni – parte 1

chiedere scusa al lavoro

Foto di giselaatje da Pixabay

È tempo dei mea culpa …
nonostante gli avvocati spesso avvertano di evitare scuse, temendo che siano equivalenti ad un’ammissione di colpevolezza.

È tempo di scusarsi …
oppure potresti seguire il consiglio “Non scusarti mai, non spiegare mai”.

Dipende, se vuoi essere così arrogante …

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

È tempo dei mea culpa

Porgere le proprie scuse non è cosa facile.
C’è molto di più che scrollare le spalle e dire “Mi dispiace”.

A volte le scuse non bastano …
le persone non sono realmente interessate a perdonare,
oppure l’errore è ritenuto imperdonabile.

Altre volte siamo un po’ goffi e desideriamo disperatamente evitare di far naufragare la nostra armonia lavorativa e lo facciamo nel modo sbagliato.
Creando ancora più danni!

Vediamo insieme i peggiori modi per chiedere scusa al lavoro:

1. Scusarsi per iscritto non è l’ideale per chiedere scusa al lavoro

Non ti entusiasma l’idea di un incontro faccia-a-faccia?

È facile scusarsi via mail nella sicurezza del tuo ufficio.
Per un confronto faccia-a-faccia o per telefono ci vuole coraggio e autocontrollo.
Palle.

Quando porgi le tue scuse è importante metterci la faccia, permettere alla persona di ascoltare la tua voce e vedere la tua faccia.

Un testo scritto è l’ultima opzione quando si tratta di esprimere un sincero rammarico.

Se le scuse di persona non sono possibili, per motivi logistici,
usa Skype.

 


 

2. Dire solo “Scusa” … con una scrollata di spalle

“Ah, scusa, mi sono dimenticato di inserirti in copia nella mail” .
Stop…

Oh. Grazie!
Tutto qua! Non pensi che sia importante?

Se vuoi chiedere scusa al lavoro, le tue scusanti saranno molto più credibili se fornirai maggiori informazioni.

“Mi dispiace non averti inclusa in copia nella mail.
Nella fretta ho completamente perso la cognizione del tempo. Possiamo prendere un caffè domani così ti  aggiorno sulle fasi del progetto?”

3. Inserire “…ma …” dopo le tue scuse

“Mi dispiace, non era mia intenzione, ma se non mi avessi interrotto, non avrei reagito così”.

Aggiungere “ma” è uno dei peggiori modi per dire che ti dispiace.

Quando usi la parola ‘ma’, neghi o cancelli tutto ciò che lo precede.
È un segnale che la parte veramente importante della frase sta arrivando solo adesso  “… ma se non mi avessi interrotto, non avrei reagito così”.

Anche se le tue intenzioni sono buone,
devi comunque essere conseguente al danno che hai causato.

“Non era mia intenzione, e mi dispiace così tanto che sia successo. Sarò più attento la prossima volta”.

Paura del cambiamento: timore di lasciare la sicurezza dell’attuale lavoro

paura del cambiamento

Foto di engin akyurt da Pixabay

“Se non cambi la tua direzione,
potresti finire dove stai andando.”

Lao Tzu

Hai paura di lasciare la sicurezza del tuo lavoro attuale?
La tua confortevole –anche se poco stimolante– routine professionale?
Di non andare d’accordo con il nuovo capo o i nuovi colleghi?

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Se desideri la stabilità e non ami le interruzioni della quotidianità

… è naturale aver paura del cambiamento e dell’ignoto

Avere paura di smuovere lo status quo.
Ci sta.

Se decidi un cambiamento professionale,
stai imboccando una strada affascinante e stimolante ma anche sconosciuta e (forse) piena di difficoltà.

Anche se l’ignoto può spesso apparire inizialmente minaccioso, può essere un catalizzatore per andare incontro alle soddisfazioni nella vita, tra cui una carriera piacevole e gratificante.

 


 

Come far fronte all’incertezza che accompagna il cambiamento?

Innanzitutto,
devi cercare di vivere i cambiamenti come incentivi e opportunità per la tua crescita (professionale e non) e non come minacce alla tua sicurezza e stabilità.

La reale sicurezza significa aver consapevolezza delle proprie difficoltà e sviluppare una sana fiducia in se stessi, che ti dà la certezza di essere in grado di gestire l’imprevisto.

Senza tale consapevolezza,
corriamo il serio pericolo di diventare troppo esitanti e titubanti oppure, al contrario, di buttarci con troppa foga senza calcolare rischi e conseguenze.

Temi l’ignoto perché non puoi anticipare il risultato

Non puoi controllare l’esito.
Preoccuparsi non farà che peggiorare le cose.

Tuttavia,
capire cosa sta succedendo nella tua mente può ridurre l’ansia. Aumenterà le tue possibilità di prosperare quando l’inatteso busserà alla tua porta.

Non ti sembra assurdo? Come società, adoriamo il progresso (che porta opportunità e miglioramenti) ma tuttavia –inconsciamente- tutti noi ne temiamo le conseguenze.

Desideriamo e temiamo il cambiamento allo stesso tempo.
Questo è il paradosso.

Il cambiamento è -sempre- incerto e rischioso

Se non c’è cambiamento … le organizzazioni muoiono.
Tutto ciò che resiste al cambiamento … si spegne!

Il cambiamento è vita.
L’assenza di cambiamento è morte. Estinzione.

La paura del cambiamento richiede coraggio.
Il coraggio è un muscolo che cresce lentamente e si indebolisce rapidamente.
Rimani aperto alla possibilità di sbagliare.

“Conosco delle barche che si dimenticano di partire…
hanno paura del mare a furia di invecchiare.”

Jacques Brel

Il rispetto al lavoro: 13 atteggiamenti che dovresti evitare – parte 1

il rispetto al lavoro

In molti uffici il contegno è … sfuggito di mano!

Alcune persone non si accorgono neppure nel loro comportamento offensivo o -peggio- semplicemente non se ne preoccupano.

Se pensi di essere perfetto, probabilmente farai bene a leggere questa lista solo per assicurarti di essere corretto verso gli altri.

Per salvaguardare il rispetto al lavoro e il quieto vivere in ufficio, basta non violare alcune semplici ed essenziali regole:

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

1. Essere negativo e lamentoso

Non aprire la bocca solo per dire “Che lavoro noioso, ma che freddo oggi, gli stipendi non sono puntuali …”.

Se parli solo di problemi e mai di soluzioni, rischi di essere pericolosamente etichettato come “negativo e lamentoso” da evitare a ogni costo.

Evita le lamentele e le frasi “È impossibile” o “Non si può fare”. Sono molto negative, indicano scarsa voglia e che non ci si vuole nemmeno provare.

Se le cose non vanno bene, anziché lamentarti, perché non proviamo a cambiarle?

2. Fare telefonate personali

Purtroppo episodi problematici accadono.
Ma questo non significa condividere forzatamente a tutti gli altri il tuo dramma personale.

L’ufficio non è un posto dove “combattere” con ex partner, con i tuoi figli o familiari.

Mantieni i tuoi problemi di relazione al di fuori dell’ufficio, dove altri non ti possano sentire.
Fai una pausa, o meglio ancora, rimanda fino a quando non arrivi a casa.

 


 

3. Gossippare sui colleghi

Se diffondi pettegolezzi da ufficio,
i tuoi colleghi potrebbero ascoltarti con impazienza e curiosità, ma sapranno (anche) che non potranno contare sulla tua discrezione.

È bello gossippare fuori dall’ufficio,
ma i dettagli delle vite dei tuoi colleghi non sono da condividere.

4. Trascorrere ore sui social

Sei pagato per essere produttivo, non per postare la tua ultima ricetta culinaria o ritrovare il compagno di banco del liceo.

A meno che non faccia parte del tuo lavoro, le tue attività sui social media dovrebbero essere lasciate per il pranzo o i tempi di pausa.

E anche in questo caso, usa il tuo telefono privato.

5. Mentire per fare il “figo/a”

Sei diventato così bravo che riesci a cogliere ogni occasione per agganciarti al discorso e iniziare a parlare di te, delle cose che hai fatto, di quello che ti successo e allora …

… avanti con viaggi mai fatti, sport mai praticati, hobby mai coltivati o conoscenze importanti mai frequentate, solo per apparire più interessante o attraente agli occhi di colleghi o collaboratori.

Spesso sono solo “piccole” forzature della realtà.
Niente di grave, per carità, ma pensi davvero che -così facendo- riuscirai a impressionare gli altri e sembrare più interessante o intrigante?

6. Andare al lavoro quando sei molto malato

È ammirevole!

Il tuo impegno e la tua dedizione per il lavoro,
ma esponendo tutto l’ufficio alla tua influenza non dimostri attenzione per gli altri colleghi di lavoro.

Lavora da casa se puoi.
 


 

7. Indossare abiti provocanti fa perdere il rispetto al lavoro

Ecco uno dei modi più veloci per perdere il rispetto al lavoro, soprattutto delle altre donne.

Spesso non ce rendiamo neanche conto, ma un abbigliamento inadeguato o “sopra le righe”, oltre ad essere poco professionale, ci lascia una scia di commenti,
critiche e maldicenze che ci possono creare grandi difficoltà e nei nostri rapporti.

Consigli non richiesti? 4 frasi per zittire i “dispensatori di saggezza” al lavoro

consigli non richiesti

Hai notato?
Spesso sono proprio le persone che conoscono meno la tua situazione o l’argomento che insistono nell’offrire consigli, suggerimenti, esortazioni.

Un susseguirsi irritante di “Fossi in te…”, “Al tuo posto …”, “Lo dico per il tuo bene …”, “Devi capire che … “.
Gioielli di buonsenso, perle di saggezza … il più delle volte, non richieste!

Incalzano suggerimenti, distraendoci dal nostro lavoro e facendoci sentire come scolaretti davanti alla maestra.

Ma perché non smettono di parlare e ci lasciano gestire da soli le cose?

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

È anche vero che …
la maggior parte delle volte, la persona (un amico/a o un collega) sta offrendo consigli perché è sinceramente preoccupata.

Spesso le persone desiderano solo aiutare e dare conforto

Altre volte,
sono persone false e cattive che offrono consigli non richiesti solo per ferirti, per creare zizzania, farti fare qualcosa che non vuoi o crearti difficoltà.

I tuoi colleghi possono comportarsi come sapientoni, ma questo non significa che devi stare lì a subire queste esortazioni non richieste.

Quando reputi questi consigli non richiesti, demotivanti o persino maleducati non aver paura di mostrare che non li apprezzi e che li trovi fuori luogo.

Dicendo che non sei d’accordo,
li incoraggi a darti un feedback diverso e più appropriato la prossima volta.

Piuttosto che farti venire il bruciore di stomaco o scendere al loro livello, usa queste 4 frasi per zittire con garbo e gentilezza (la vera forza) qualcuno che ti dà consigli non richiesti:

1. “Apprezzo i tuoi consigli, tuttavia ho già un piano per …”

Hai già un’idea, un piano, sai già cosa fare … stai già compiendo dei passi in un’altra direzione … questo rende impossibile seguire il consiglio.

Certo, potresti non avere un piano, ma la persona non lo sa!

Puoi sempre chiudere la porta con un secco “No, grazie!“,
ma può essere imbarazzante chiudere anche i rapporti con un collega.

2. “Grazie. Ci penserò.”

Anche se in realtà (forse) non ci penserai,
ecco un modo educato di rispondere.

 


 

Il rischio potrebbe essere che la persona – dopo qualche giorno – voglia verificare se hai davvero seguito i suoi suggerimenti.

3. “Grazie per il consiglio, lo considererò non appena avrò finito … “

In questo modo mostri che apprezzi il consiglio, ma devi concentrarti sul tuo lavoro.

Mentre lo dici, muoviti verso la tua scrivania, girandoti verso lo schermo del tuo PC, un qualsiasi altro movimento o segnale che indica, quanto sei impegnato e non hai tempo da perdere.

Se tutto va bene,
la persona capirà (speriamo) che sei occupato e ti lascerà stare.

4. “Questa è un’opzione interessante, ma preferisco farlo in questo modo …”

Non sempre possiamo essere d’accordo con le opinioni di qualcuno.

Utilizza esperienze passate per giustificare il rifiuto,
eviterai di offendere la persona e fornirai un contesto prezioso per i loro suggerimenti futuri.

Se l’altra persona preferisce il suo modus operandi, non necessariamente quest’approccio è giusto per te.

Spiega che non esiste uno scenario valido per tutti!

Forse l’hai provato in passato e non ha funzionato (con i tuoi clienti o il tuo team), oppure che una determinata strategia non si adatta ai tuoi obiettivi.

 


 

Consigli non richiesti? Considera sempre la “fonte”

Prima di decidere come rispondere ai consigli indesiderati, considera la fonte e il tuo rapporto con quella persona.

Se è un estraneo che non vedrai mai più,
mostra un sorriso di circostanza, dai una risposta educata e vai avanti.

Se si tratta di un collega o un amico/a che offre consigli indesiderati ogni santo giorno, è necessario stabilire alcuni limiti.

Se non hai confini e permetti agli altri di “sconfinare” regolarmente … a poco a poco ti trasformerai in una persona piena di risentimento e di amarezza.

9 azioni divora-energia che succhiano forza vitale al tuo lavoro -2

efficacia sul lavoro

5. Controllare l’incontrollabile distrugge l’efficacia sul lavoro

Adoriamo la certezza ma viviamo in un mondo del lavoro, dove di certo e sicuro c’è ben poco.
La vita non è certa.

La certezza non esiste, il mondo è incerto per natura.
Un giorno puoi avere qualcosa, e il giorno dopo perderla o, al contrario, non avere niente oggi e avere la fortuna dalla tua domani.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Ti potrebbe essere richiesto di trasferirti (proprio adesso che hai chiesto il mutuo).
Potresti cambiare di colpo … lavoro, città, nazione!

Non sprecare un sacco di energia cercando di controllare le persone e le situazioni che semplicemente non puoi controllare. Quando lasci andare le cose, scopri che hai più energia da spendere per quelle situazioni dove hai potere di cambiare.

Probabilmente non sarai in grado di “lasciar andare” in una notte. Comincia a capire perché hai bisogno di così tanto controllo e inizia a lavorare su te stesso.

6. Tenere a mente le cose-da-fare

Spesso, ti ritrovi esausto perché stai cercando di ricordare tante (troppe) cose e inevitabilmente dimentichi qualcosa.

Questo provoca stress e spreca tanta energia mentale, perché devi “rovistare” nei meandri della mente per ricordare ogni compito, incombenza o evento.

Scrivere salva energia, è efficacia sul lavoro!
Quando prendo un momento per scrivere, la mia mente può rilassarsi perché sa che non dimenticherà nulla di importante.
 


 

7. Controllare l’email più volte il giorno

La maggior parte di noi controlla la posta elettronica e i vari account social in modo non organizzato (quando ne ha voglia o desidera distrarsi).

Controllare di continuo la posta elettronica vuol dire interrompere costantemente il flusso di lavoro, distogliere assiduamente l’attenzione e sprecare – di conseguenza – un sacco di energia.

Fai un patto con te stesso per controllare la posta e i tuoi account social una o due volte al giorno invece di farti succhiare del tempo prezioso.

Personalmente ho preso l’abitudine di controllare la posta elettronica 3 volte il giorno; a orari (circa) prestabiliti durante la giornata.

La maggior parte dei messaggi non è urgente.
È veramente raro che un cliente o un problema non possa aspettare un paio d’ore.

8. Lavorare tanto/troppo

Lavorare di più non ti rende più produttivo.
Più ore lavori, più il rendimento tende a diminuire in modo significativo.

Quando lavori tanto, stai sprecando le tue energie.

Quell’energia sarebbe meglio spendere per riposare – in modo da tornare al tuo compito più tardi – e tornare a livelli ottimali di produttività.

Anche se non riesci a riposare quanto vorresti, una breve pausa ti aiuterà a concentrarti di nuovo, senza spendere così tanta energia.

 


 

9. Essere perfezionista

I perfezionisti tendono a essere esausti.

Impiegano un sacco di tempo ed energie per ogni dettaglio. Tendono a rinunciare al riposo, hanno il bisogno che tutto sia fatto a modo “loro”.

Sono super-concentrati sui dettagli che consumeranno – inesorabilmente – il loro tempo prezioso.

Aspettano il momento perfetto.
Spesso, mancano il quadro generale perché sono troppo concentrati su piccole cose.

È bello voler fare un buon lavoro, ma è impossibile essere sempre perfetti.

Non esaminare ogni singolo dettaglio, cerca di concentrarti sul quadro generale

Invece di concentrarti sulle piccole cose durante il tuo lavoro, lasciale alla fine.
A fine di giornata, puoi sempre tornare indietro e completare questi dettagli.

Abbandona la perfezione (esagerata) se vuoi ottenere efficacia sul lavoro.
È meglio per la tua salute e il tuo benessere.

Decisione per la carriera: 8 segnali che ci stai pensando troppo (e gli anni passano) – 1

decisione per la carriera

Lasciare l’attuale posto di lavoro per lanciarsi nella start-up dei tuoi sogni?
Chiedere o non chiedere la promozione ma poi … addio al tempo libero in famiglia?
Accettare il nuovo incarico (stimolante) ma in una nuova città?

Mollare l’attuale lavoro
perché le possibilità di crescita sono zero e non vuoi passare tutta la vita al palo?

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Se nessuna scelta ti sembra migliore dell’altra,
se ogni decisione per la carriera ti attira più o meno allo stesso modo e (nonostante altre ricerche) non riesci a ridurre l’incertezza, capisci perché tante persone si “perdono” professionalmente o restano bloccate in vortici di dubbi e pantani d’indecisione.

Decisione per la carriera? Spesso, il dubbio la fa da padrona

Abbiamo paura di prendere la decisione per la carriera sbagliata; quindi rimandiamo, trovando modi sempre più creativi per posticipare la scelta.

Pensare troppo può far male.
Vorremmo smettere e agire, vivere con serenità.

Cominciamo a renderci conto che – almeno in alcuni casi – esageriamo.
L’indecisione, l’eccessivo rimuginare o la ricerca della scelta “perfetta” rasenta il grottesco.

Vediamo insieme i segnali di alert che ti stanno indicando che stai pensando troppo a ogni passo che vorrai compiere nel tuo (ti auguro luminoso) percorso professionale:

1. Sei intrappolato nel negativo

Ogni volta che pensi alla tua carriera ti assalgono immediatamente pensieri tipo “Bello … Ma … Però …Forse… E se … Non posso,…“?
Sei concentrato su risultati incerti e catastrofici.

Quando ti trovi di fronte a una decisione difficile … nessuno può prevedere il futuro.
Ci sono innumerevoli fattori che influenzano una scelta.

Cerca di concentrarti sui risultati probabili ed evita di speculare su cose che non puoi assolutamente prevedere.
 


 

2. Ogni volta che qualcuno chiede, cambi argomento

Incontri il tuo amico che ti chiede “Allora … come va il lavoro?

Vorresti rispondere secco “Voglio lasciare il mio lavoro, lanciarmi nella start-up che ti parlo da anni … ma sono terrorizzato dal fallimento”. Invece borbotti qualcosa d’incomprensibile e passi immediatamente a un altro argomento “Fa freddo oggi… vero?”.

Spesso temiamo l’idea di qualcosa … più della cosa stessa!
A volte – semplicemente – non siamo pronti a “dichiarare” al mondo le nostre intenzioni.
Ci sta!

Per superare la paralisi dell’analisi, è meglio confrontarti con un professionista (coach o consulente di carriera) o qualcuno di cui ti fidi.

Il professionista è da preferire perché ti darà feedback ancor più oggettivi e concreti rispetto al familiare o all’amico/a, che (forse) non vuole essere diretto o passare per insensibile.

Guarda il coaching per fare carriera.

3. Giri in un vortice di ricerca infinita

Hai studiato … ricercato … indagato… investigato … e proprio quando hai la sensazione di avere la soluzione, decidi che non è abbastanza, vuoi essere ancora più sicuro,
.. e riprendi la ricerca!

Perdersi in un vortice di ricerca infinita è un segnale evidente che stai sicuramente pensando troppo.
È ora di agire!

Nulla cambia senza azione e il viaggio più lungo inizia con il primo passo.
Fai quel primo piccolo passo.
Oggi!

 


 

4. Sei catturato in una spirale e bloccato da dettagli

I nostri sentimenti di incertezza ci spingono a pensare troppo.
L’analisi eccessiva e maniacale è un’abitudine che potresti avere acquisito nel corso degli anni.

Impantanarsi nei dettagli è solo un altro modo per rimandare le grandi decisioni.
È un’altra forma di procrastinazione.

Raccogliere più dati, focalizzarsi su ogni potenziale risultato, potrebbe illuderti di avanzare verso un obiettivo. In realtà, stai solo girando attorno al problema.
Semplicemente.
Inutilmente.

10 espressioni di uso comune che distruggono la tua immagine professionale – 1

immagine professionale

Foto: Ryan McGuire

Dovremmo parlare molto meno.
Parlare troppo e male, è l’errore più comune che facciamo.

Spesso vogliamo persuadere, convincere, parlando più del dovuto.
Parlando troppo, rischiamo di non capire davvero le vere esigenze della persona oppure usiamo espressioni che ci fanno apparire offensivi,
incompetenti o poco corretti.

Frasi o parole che possono, a livello inconscio, essere interpretate negativamente.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Sono parole, frasi, espressioni e formalismi riempitivi che minano la tua fiducia e indeboliscono la tua comunicazione (anche se possono essere innocui nel contesto corretto).
Tipiche manifestazioni di uso comune che oramai non ci accorgiamo neanche più quando e perché le diciamo.

Ecco 10 espressioni comuni che asfaltano la tua immagine professionale:

1. Garanzie di nessun valore

Non si preoccupi … certo che c’è la clausola di recessione”
“È impermeabile questo giaccone?” “Si, certo… lo garantisco io

Se con queste frasi pensi, di essere rassicurante e trasmettere tranquillità al tuo interlocutore, ti stai sbagliando di grosso.
In realtà comunichi leggerezza, incompetenza, aumentando dubbi e perplessità.

Non sappiamo cosa dire e allora ci rifugiamo dietro queste espressioni fumose che ci danno solo l’illusione di trasmettere rassicurazione e tranquillità.

In effetti, non dici nulla di concreto e non dimostri niente

Sono risposte banali, superficiali che lasciano insoddisfatto il tuo interlocutore.
Infatti, non abbiamo spiegato perché il giaccone è ideale per la pioggia e non abbiamo indicato (e spiegato) la clausola rescissoria.

Non possiamo più pensare di “mettere via le persone” con un bel sorriso e un cordiale “Glielo garantisco io”. Oggi servono prove concrete.
Trasmetti precisione, praticità e competenza. Informati sulle caratteristiche dei prodotti e dei tessuti.
Preparati le risposte.

 


 

Nell’esempio di prima, al posto del famoso “Non si preoccupi”, puoi rispondere:
“Certo. Le spiego … il giaccone è impermeabile e traspirante grazie alla membrana che, impiegata nella lavorazione laminata, garantisce l`impermeabilità anche delle tasche esterne, come può vedere … “.

2. Affermazioni negative e dubbiose danneggiano la tua immagine professionale

“Spero di riuscire…”
“Cercherò ….”
“Forse….”
“Speriamo…”

Le espressioni negative e dubbiose hanno il potere di condizionare negativamente chi ti ascolta.
Se “speri” o “provi” significa che sei tu il primo poco convinto di quello che stai dicendo o proponendo.

Assicurati di essere assolutamente certo di quello che dici o esponi, anche (e soprattutto) quando devi esprimere difficoltà o perplessità.

Per esempio, anziché “Spero di ricevere la merce in tempo.” meglio “Faccio tutto quello che è in mio potere per ricevere la merce in tempo.

3. Frasi che fanno sospettare poca correttezza e scarsa professionalità

“Si fidi”
“Mi creda

Sono frasi fatte, con le quali pensi di colpire favorevolmente,
di solleticare la fiducia della persona, rivestendoti con un’area di sincerità e di onestà.

Alla fine ottieni l’effetto contrario,
l’interlocutore è portato a pensare che queste frasi confezionate le tiri fuori proprio nei momenti di difficoltà o per “spingere” la vendita o la richiesta.

Queste affermazioni sono degradanti per la tua immagine professionale.
Quando siamo sicuri della nostra proposta, servizio o offerta, l’ultima cosa che pensiamo è di mercanteggiare o “mettere sul piatto” la nostra serietà e professionalità.

Non proclamare la tua correttezza, lascia che parli di te attraverso i tuoi gesti, le tue parole o la tua consulenza. Se proprio devi dimostrarla,
porta esempi concreti di situazioni realmente accadute che mostrino in che modo ti sei comportato o come hai reagito.

“Si fidi. Tanto ci trova sempre qui”

Altra espressione da evitare perché abusata, logora e ambigua.
Tradotta significa “Non posso fregarti solo perché sapresti dove trovarmi”.

 


 

4. Frasi che mercanteggiano onestà

“Vuole che le dica la verità?”
“Ad essere onesto …”
“Onestamente …”
“Vuole che sia sincero con lei?”

Queste frasi suonano totalmente poco sincere.
Come può qualcuno fidarsi della tua sincerità se con gli altri dici di non esserlo?
Chi assicura la persona che con lei sarai veramente onesto e sincero?

Dietro un onestamente o una dichiarazione di sincerità si nasconde spesso una bugia altrimenti non avresti il bisogno di “addolcire” il tuo discorso con queste parole.

Spesso ci rifugiamo dietro queste espressioni fumose che ci danno solo l’illusione di trasmettere rassicurazione e tranquillità.

Oramai, non funzionano più!

5. Considerazioni negative sui concorrenti

Pensi di convincere le persone parlando male della concorrenza, di altri venditori o consulenti?

Non proprio.
A dire il vero, così dimostri poca professionalità!

Lascia che si parli di te attraverso i tuoi prodotti, le tue parole o la tua consulenza.
Piuttosto che denigrare la concorrenza, valorizza i tuoi servizi e fai percepire il reale valore aggiunto che puoi offrire rispetto gli altri.

Nel mio caso, essendo sicuro della mia proposta formativa, l’ultima cosa che penso di fare è “gossippare” screditando i concorrenti o “mercanteggiare” la mia serietà e la mia immagine professionale.

È più facile criticare gli altri che “lavorare” su noi stessi

sviluppo personale

Sei sempre pronto a giudicare e incolpare chi ti sta accanto?
Attacchi con le tue convinzioni, replichi immediatamente e sei spesso sulla difensiva?

Quando incolpi gli altri scarichi, le tue responsabilità, non hai bisogno di fare niente, è sufficiente lamentarti e aspettare.

Trovi un pretesto per non affrontare i problemi e giustificare quello che ti accade.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Se è sempre tutta colpa degli altri, allora significa che non hai le redini della situazione,
né il potere di cambiare qualcosa. Un segnale evidente di debolezza.

Se hai a cuore il tuo sviluppo personale devi metterti in discussione

Incolpare sempre gli altri non ti rende una persona forte e vincente.
Anzi.

Se stai ancora cercando di cambiare gli altri e la realtà esterna che ti sta dando fastidio, vuol dire che …
non hai ancora incrociato lo sguardo (nello specchio) con la persona più difficile che tu abbia mai incontrato.

Quanto sei cosciente di essere TU al centro di tutte le tue complicazioni, le tue frustrazioni e i tuoi fallimenti?
 


 
Il tuo sviluppo personale inizia con la consapevolezza che il problema non sono gli altri … sei tu!
Il nemico è facile da identificare.

“Il nemico l’hai in casa”

Sei TU la persona più rigida, testarda, esigente, permalosa. Il tuo peggior critico.
QUELLO che non ti concede il minimo sbaglio.

Quella più inflessibile.
Che non vuole cambiare, ma il cambiamento lo esige, lo pretende.
Lo reclama negli altri.

Sviluppa la capacità di “rispondere” alla vita.
Pensa più a cambiare te stesso e meno a incolpare gli altri.

Non puoi gestire gli altri se non sai gestire te stesso

Imparare a gestire bene te stesso è una delle cose più importanti che devi fare se vuoi avere successo professionale.

La prima persona che devi esaminare (e imparare a gestire) sei tu.
Se riesci a cambiare te stesso, gli altri cominceranno a cambiare a loro volta.

È più facile cambiare i nostri comportamenti che cambiare quello di altre persone.
Ricorda, sei tu, la persona difficile da gestire … non gli altri!

Questa consapevolezza è una buona base di partenza per il tuo sviluppo personale.

Partecipazione a “Il portafoglio” di Radio Agenti.it – “Pensieri e azione” –

intervista

Come passare all’azione, cioè come possiamo tramutare i pensieri in azioni?
Quali sono le azioni che ci rendono più attivi?

Ospite del programma “Il Portafoglio” ho parlato delle 4S:
– Superare la procrastinazione
– Scollegarsi
– Svegliarsi presto
– Supporto di un coach

Clicca qui e ascolta l’intervista

Essere leader non è facile. Chi non è leader, non lo sa. Fantastica.

la leadership

Foto di rawpixel from Pixabay.

La leadership non è facile

Che tu sia un manager di una multinazionale o il responsabile di settore con i suoi 3 fidi-collaboratori … poco cambia. Non è semplice.

Non importa se hai studiato tanto, poco conta se dirigi 2 o 200 collaboratori.
Essere leader non è (e non sarà mai) comodo. La leadership riguarda più il tuo modo di essere che le parole sul tuo biglietto da visita.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

La leadership non è semplice

Vuoi che ti dica il contrario?
Che avrai sicuramente una carriera grandiosa, un team che ti adorerà, più soldi, più riconoscimento e una vita appagante? Ti dico che ci sono percorsi più facili da intraprendere.

Se stai cercando una strada facile, forse la leadership non fa per te.

Il prestigio ha un prezzo e, onestamente, la maggior parte dei leader piuttosto che persone celebrate nei libri di economia sono più eroi solitari che combattono dure battaglie, dormono sonni agitati e vengono scaricati dall’azienda non appena il loro rendimento scende dello 0,5%.

Non pensare che la leadership sia semplicemente un riconoscimento per anni di lavoro 24/7 o un progetto portato a termine brillantemente.

Se stai aspettando di essere un leader finché non hai il titolo che desideri, è il momento di guardarti allo specchio e avere una conversazione spietatamente onesta con te stesso.

Chiediti … Perché vuoi essere leader?

Hai il titolo ma stai ancora “aspettando” di essere un vero leader?
Stai aspettando che le cose siano più facili?
Che cosa sei disposto a rinunciare?
Sei disposto a partire per questa avventura senza certezza di prestigio o successo?

La leadership non è per tutti

Ci vuole tempo. Ci vuole abnegazione.
Necessita di un grande sforzo.
Leadership è dedizione, coraggio, rischio.

 


 

Essere leader non è facile. Chi non è leader, non lo sa.
Fantastica.

Non ti senti abbastanza leader?

Se ti accetti per quello che sei, non significa sentirsi perfetto.

Se ti accetti per quello che sei, significa arrendersi alla realtà e cominciare a essere sempre più “in pace” con se stessi. Vuol dire essere meno critici e severi, perdonarsi i propri errori e accettare i propri limiti.

Accettare il fatto di non essere una persona così coraggiosa, carismatica, efficace, forte … è una conquista che richiede un grande sforzo e un lungo lavoro su se stessi.
Questa conquista spingerà per il cambiamento. Per la leadership.

Accettarsi è cambiamento.
Accettarsi per quello che si è … il primo passo verso il tuo successo (grande o piccolo che sia, poco importa).

“A me non succederà mai” .. disse il leader prima di prendere il palo

il giovane leader

Foto di StockSnap from Pixabay.

Roberto pensava di essere molto brillante e competente (probabilmente lo è anche).
Si sorprendeva quando non vedeva riconosciute le sue grandi capacità, convinto che le sue intuizioni fossero più brillanti di quelle di altri.
E ripeto … verosimilmente lo sono anche!

Pensava di essere più intelligente e capace … del suo capo.
Roberto ha già tutte le risposte, non ascolta e non ammette mai di aver sbagliato. Basta chiedere e ti illumina con la “luce del suo sapere”.

Avere tanta fiducia in sé non è del tutto un male.
La sicurezza in se stessi è una qualità necessaria per il giovane leader.

La fiducia in se stessi è necessaria per emergere ma ..

Una buona dose di autostima è fondamentale per affrontare le sfide, far carriera, superare gli ostacoli ed emergere in questo mondo sempre più competitivo.

 


 

Roberto è focalizzato sui punti di forza, un po’ meno sulle sue debolezze.

In teoria è un team leader ma in pratica è solo un leader (senza team).
Perché per lui – semplicemente – il team non esiste perché è completamente ego-centrato.

Quando gli ho chiesto come si rapportava con il suo (oramai ex) staff o se era stato motivante nel comportamento e nelle parole …
con aria stupita (stile-Verdone) mi ha risposto “ … In che senso?”.

Quando sei intelligente e capace, è facile pensare di essere “al centro del mondo” e che gli altri siano solo un supporto o, peggio, una scocciatura. Leggi il post per approfondire.

Con una faccia tra l’assente e il tramortito conclude “Sai … pensavo che a ME non sarebbe MAI successo”.

Troppa fiducia + poca prudenza = il giovane leader prende il palo!

“Mai” è una parola che dovremmo togliere tutti dal vocabolario (non solo da quello di Roberto).
Eccessiva fiducia. Troppa convinzione. Poca prudenza.
Poi prendi il palo.

Sono caduti in tanti. Sono caduti (anche) i migliori. Perché non dovrebbe accadere anche a te? O a me?
Continua a imparare e non dare niente per scontato.
Ogni storia di fallimento deve essere un monito.
Un avvertimento.

Dura la vita del giovane leader?
Sì, maledettamente … il passaggio sul tappeto rosso se lo deve proprio meritare!

Troppe aziende non sono impostate per sostenere i loro leader

Soprattutto quando è un giovane.

 


 

Troppo spesso, l’unica cosa che il giovane leader si sente dire è … che ha fallito!
E rimane così … tramortito, inebetito, incapace di reagire.

Per padroneggiare la leadership servono ottime competenze ma anche un efficace allenamento dei tuoi “muscoli caratteriali” e delle tue risorse interne.

Per diventare un modello agli occhi del tuo team è necessario “cambiare passo”, trasmettere fiducia e competenza grazie ad una “presenza” e un linguaggio più incisivo e motivante.

Il mio proposito di coach è aiutarti a potenziare le tue doti e la tua leadership in modo da permetterti di entrare nel tuo ufficio ogni giorno più carico e fiducioso che mai.
Ce la farai!

Diventare un leader: gestire invidie e gelosie degli ex colleghi

diventare un leader

Foto di LeoNeoBoy on Pixabay.

Hai ottenuto la promozione che tanto desideravi?
Bene!

Hai ottenuto la posizione perché hai le competenze giuste o hai colpito positivamente chi ti ha scelto.
Ma i tuoi colleghi la pensano allo stesso modo?
Uhm….

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Invidie e gelosie.
Ecco cosa devi imparare gestire.

Magari qualcuno di loro è deluso, arrabbiato, frustrato.
Ambiva anche lui/lei a quella posizione … e invece hanno scelto te!
È toccato a te diventare un leader!

Non per tutti sarà facile mettere da parte l’ego, nascondere invidie e gelosie e venire a congratularsi con te.

Non essere arrogante

Hai lavorato sodo per ottenere questo riconoscimento, per diventare un leader. Ti senti orgoglioso dei tuoi risultati.
Ci sta.

Fai attenzione, però a non essere arrogante o risentito … altrimenti aumenterai il numero dei tuoi haters.

Evita mail tipo “A star is born …”, “Ehi, forse non lo sai… adesso sono il capo … eh… eh”.
Non cadere in discussioni o in vecchie ruggini con un collega-rivale “Ehi, se avresti fatto bene il tuo lavoro, non saresti stato così trascurato“.

È una tattica né divertente tantomeno accattivante.

Questo non vuol dire non festeggiare e non pubblicizzare il tuo successo (sul lavoro, sui social media, ecc …).

Al contrario,
non sentirti in dovere di chiedere scusa o sminuirti, diventare un falso-umile tipo ”Non me lo aspettavo”, “Non capisco perché hanno scelto me … non ho esperienza di gestionale”.

Chi non è stato riconosciuto avrà un motivo in più per essere arrabbiato, chi non è stato prescelto non vuole sentire quanto sei immeritevole
perché lo sa già!

Offri il tuo supporto se vuoi diventare un leader

Mentre la tua stella sale … gli altri rimangono al palo!
Non farli sentire esclusi.

Offri consigli utili a quelli che sembrano più risentiti. Riconosci il loro ruolo. Complimentati per i loro sforzi. Dai suggerimenti (se ne hai – altrimenti evita) su come anche loro possono migliorare le loro abilità.

Potrebbero diventare tuoi alleati, desiderosi di associarsi al tuo astro crescente.

Funziona?
Sì ma non per tutti e poi … all’inizio devi aspettare che si “sbolliscono” gli animi.

Non preoccuparti di controllare i giudizi

È impossibile.
Il comportamento e l’atteggiamento degli altri sono inevitabilmente al di fuori del tuo controllo.

 


 

Per quanto tu possa essere disponibile, gentile e benvoluto ci sarà sempre qualcuno che ti criticherà,
biasimerà e cercherà di rovinarti una bella giornata di sole.

Cercare di controllare e neutralizzare giudizi, critiche e malelingue è la ricetta migliore per ottenere …
ansia, frustrazione e rabbia.

Quando accetti di non controllare o assecondare critiche e giudizi, vuol dire che scegli di essere saggio e concreto.
Prendi coscienza di un dato di fatto, una parte integrante della nostra vita …
prima lo consapevolizzi meglio è!

Crea amicizie strategiche

Per contrastare i detrattori invidiosi è importante costruire forti alleanze con le persone giuste.

Quelle persone che saranno i tuoi sostenitori quando arriva l’alta marea.
Inoltre possono aprire le porte per te, dare priorità alla tua richiesta e assistenza al tuo progetto.

Continua a soddisfare le esigenze di-chi-decide

Non tutte le persone con cui lavori celebreranno la tua promozione.
Lo sai!

Preoccupati di meno di ciò che pensano i tuoi (oramai ex) compagni e tieni d’occhio chi-decide.

Hai ottenuto il riconoscimento, perché chi-decide ha apprezzato il tuo lavoro e il tuo modo di fare.
Non fargli pentire di averti scelto!

 


 

L’invidia può spingere alcune persone a comportarsi in modo scorretto

… anche irrispettoso e vigliacco.
Potresti diventare vittima di pettegolezzi, esclusione o sabotaggio (sottile o diretto).
Diventare un leader vuol dire anche questo!

In privato, con calma incoraggia il tuo denigratore a parlare onestamente. Non aprire il dialogo con frasi tipo “Ehi, Qual è il tuo problema?” perché ti fa sembrare subito inquisitore e conflittuale.

La persona si mette sulla difensiva,
diventa un “rimpallo” di negazioni e tutto si conclude senza ottenere nulla di costruttivo.

Meglio iniziare con un esplorativo “Ho notato una frattura fra noi … “.

 Spiega che desideri rendere la vita professionale di tutti più agevole

Parla del tuo nuovo ruolo e del rapporto che stai cercando di costruire con il team. Ricorda che sei realmente interessato a lui/lei e alla sua carriera.

Se necessario, evidenzia che la sua condotta potrebbe danneggiare le prestazioni generali del team. Offri la tua collaborazione per proporre strade reciprocamente accettabili. Il rapporto potrebbe restare cordiale ma un certo distacco professionale è consigliabile per entrambi.

Quando ti senti spiazzato da un certo comportamento oppure non riesci a capacitarti di come invidia e gelosia possano portare a certe umane bassezze … ricorda la massima di Marty Rubin:
“Il cane chiuso nel recinto abbaia a quello che scorrazza liberamente.

Niente da dire alla riunione: una delle più grandi insicurezze sul lavoro

insicurezze sul lavoro

“Quasi la metà di tutte le nostre angosce e le nostre ansie derivano dalla nostra preoccupazione per l’opinione altrui.”
Arthur Schopenhauer

Un’altra riunione sta arrivando e tu cominci a sudare freddo.
Come sempre.

Anche tu come tanti professionisti .. non sei in un ambiente confortevole

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Sicuramente  molte più persone di quello che pensi!

Durante la riunione, alcune persone possono dominare la discussione, prendere la scena, catturare l’attenzione, lasciando agli altri (te compreso) poche possibilità per mettersi in luce e mostrare la reale potenzialità.

Si dice che il silenzio è d’oro,
ma in questo caso … stare seduto congelato durante l’ennesima riunione, può essere una sensazione terribile.

Una delle maggiori insicurezze sul lavoro.

C’è qualcosa di peggio di sedersi in una riunione sapendo di non aver niente di produttivo con cui contribuire?

Anche tu … vuoi aggiunge valore, essere apprezzato per la tua capacità e la tua competenza.

Rilassati

Hai detto niente! Mi dirai …

Relazionarsi con gli altri può essere una sfida personale molto ardua.

Ti sei mai chiesto perché per alcuni tutto sembra semplice e naturale … per te invece sembra di scalare una montagna impervia?

La risposta è semplice:
gli altri sono più bravi di te per predisposizione naturale oppure perché hanno imparato meccanismi di copertura del nervosismo e accorgimenti per mascherare il suo effetto.

Quali? Leggi il mio post

Fai attenzione al tuo dialogo interno

“Chissà cosa pensano di me!”
“E se faccio una figuraccia?”
“Se apro bocca sicuramente rischio di dire scemenze”
“Sono talmente ansioso che sicuramente rischio di inciampare!”

 


 

È importante acquisire consapevolezza rispetto il tuo dialogo interno, che è spesso disfunzionale.
Se sei convinto di essere un disastro, ti comporterai come un disastro, agirai proprio così, in modo da avere la conferma “Ecco, vedi, sono un disastro …”.

Se ti convinci (non so su quale base poi …) che se apri bocca durante la riunione gli altri rideranno …
sicuramente tenderai a rimanere in silenzio, sperimentando ansia e disagio, tutte le volte che avrai voglia di dire qualcosa.

È importante a riconoscere i tuoi pensieri depotenzianti e sostituirli con modalità più positive e rassicuranti, in modo da sentirti meglio e cominciare a rischiare!

Molto più produttivo convincersi che: “Se dico quello che penso non sarà un disastro necessariamente. Forse qualcuno potrà non condividere il mio punto di vista ma qualcun altro potrà essere d’accordo!”.

“Allenati” tutte le volte che hai occasione

Sfrutta tutte le occasioni che ti si presentano (il cameriere che non ti ha ancora servito, la venditrice pressante, un collega noioso alla pausa-caffè) per confrontarti ed esporti con gli altri.
Così un po’ alla volta, in modo graduale, partendo da piccoli contesti!

Per combattere la tua insicurezza è utile esporsi continuamente, alle situazioni che ti danno disagio e in imbarazzo, affinché la difficoltà possa diventare “familiare” e diminuire.

“Allenandoti” hai l’occasione di concentrarti sulle tue reazioni per poi deviarle in atteggiamenti più produttivi … e non farti inghiottire da queste insicurezze sul lavoro!

Non essere troppo critico con te stesso

Il tuo critico interiore non analizza oggettivamente.
Alimenta di continuo un dialogo interno eccessivamente negativo che crea ostacoli e impedimenti.

È autodistruttivo, può essere dannoso per te e per gli altri.

 


 

Focalizza le tue paure … sono davvero motivate?
O stai ampliando a dismisura una delle tue più grandi insicurezze sul lavoro?

Pensare che – appena apri bocca – un collega o il capo scoppi in una risata fragorosa ti sembra realistico?

Memorizzare non ti servirà a superare le insicurezze sul lavoro

Anzi.

Così rischi che se c’è un imprevisto che ti fa saltare la tua tabella-di-marcia vai in pallone completamente.

Riduci il discorso a poche parole-chiave.
Ti aiuterà a non incastrarti ed essere più naturale e tranquillo.

Se devi fare una presentazione, accompagnala con aiuti visivi, servono a distogliere l’attenzione su di te e suggerirti il passo successivo.

Leggi il mio post per approfondire.

Se non hai qualcosa di significativo da aggiungere, TACI

Se vuoi parlare solo per piacere agli altri, per paura di essere escluso, deriso o solo per essere “quello smart che aggiunge valore”.
Se ti accorgi che stai parlando solo per essere più gradito, accettato e amato dagli altri … meglio tacere!

Saper comunicare vuol dire (innanzitutto) avere qualcosa da dire. Di produttivo.
Se non hai nulla d’interessante da dire,
meglio tacere!