Articoli

Personal coaching: ecco 12 cose che non ti direi mai

personal coaching

1. “Fai questo e non fare quello”

Se c’è una cosa che (come coach) evito accuratamente nelle sessioni di coaching è …
dirti cosa-fare, cosa-scegliere, dove-andare.

La responsabilità è tua.
Non è mia la responsabilità di risolvere i tuoi problemi oppure raggiungere i tuoi obiettivi per te.

Il mio obiettivo è sostenerti, sfidarti, ascoltarti, stimolarti, incoraggiarti,
condividere feedback e offrirti qualsiasi altra cosa nel mio kit-di-strumenti per aiutarti a raggiungere gli obiettivi che sono importanti per te.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"


Serve il tuo impegno. Mettersi in gioco.
Almeno un po’!

2. “Fidati di me, sarai leader in un paio di sessioni

Potenziare l’approccio, aumentare la leadership, rafforzare la tua sicurezza, riflettere personalità e stile … non è cosa da poco!

Non scherziamo.
È irragionevole proporti miglioramenti così importanti in un paio sessioni di coaching!

Per un obiettivo così ampio e complesso è necessario discuterne insieme la durata e la pianificazione.

Mediamente, dopo il primo step di base costituito da 5-6 sessioni di personal coaching, decidi se proseguire, incontrarci mensilmente (per essere sicuro di mantenere la direzione) oppure  continuare il tuo potenziamento con percorsi di coaching sempre più avanzati.

Oltremodo, non mi piace proclamare la mia correttezza.

L’onestà e la correttezza non si dichiarano a parole,
ma solo attraverso fatti concreti

Ho fiducia che la mia professionalità parli attraverso i miei gesti, le mie parole, i fatti o la mia consulenza. Se proprio devo dimostrarla, porto esempi concreti di situazioni realmente accadute che mostrino in che modo mi sono comportato o come ho reagito.

Essendo sicuro della mia proposta formativa, l’ultima cosa che penso è proclamare,
annunciare e “mettere sul piatto” la mia correttezza e la mia professionalità.

3. “Fai come se fossi un amico

Chi ha un amico ha trovato un tesoro.
Inestimabile, aggiungo io.

Coaching non è amicizia.

Un caro amico/a (pur con la buona volontà e la buona fede) non ti farà le domande difficili che devono essere fatte,
non sarà imparziale e non riuscirà a portare l’efficace prospettiva di un professionista.

Non coinvolto e non giudicante.
E per questo più efficiente.

3. “Sarà una passeggiata

Mi spiace … nessuna  pillolina magica.

Non esiste.
Almeno secondo me.

Altro che passeggiata! Quelle si fanno nei boschi.
 


 
Se trovi difficile e faticoso tutto questo, hai perfettamente ragione!
Ecco perché, nonostante la grande offerta di corsi, seminari, libri e blog imbattersi in persone che “trasudano” vera leadership è una rarità.

4. Frasi motivazionali

Nessuno slogan motivazionale,
frasi a effetto o teorie sulla motivazione, lanciate qua e là per creare effetto.

Nelle sessioni di coaching non sentirai frasi da pseudo-guru per “pompare” la tua motivazione.

Nessuna sessione di coaching improntata solo su slogan motivazionale,
facili frasi a effetto o teorie sulla motivazione.

Come perchè?
Se anche tu hai avuto, come tutti,
problemi di motivazione, sai perfettamente che se qualcuno ti dà una pacca sulla spalla e ti dice: “Dai, forza motivati!non ti sarà di grande aiuto.

4. “Vuoi sapere chi sono i miei clienti?”

La riservatezza è un elemento estremamente importante nella relazione di coaching, perché costituisce la base per l’indispensabile rapporto di fiducia e di trasparenza.

Il contenuto delle conversazioni di coaching, come pure i tuoi dati e quelli dell’azienda per la quale lavori, sono quindi strettamente confidenziali e riservati.

Non dirò nomi di persone, aziende, nel mio sito non c’è la sezione “I miei clienti” (anche se mi farebbe davvero comodo).

Così sei sicuro che non dirò neanche il tuo.

5. “Che ne dici di una sessione di prova?”

Il coaching non si prova.
O lo fai o non lo fai.

Provare vuol dire tentare, sperimentare, testare.
Essendo una prova c’è meno coinvolgimento, in compenso molta più razionalità ed eccessiva attenzione sul risultato (“funziona o non funziona sto’ coccing?”).

No, così non funziona.


Preferisco iniziare il personal coaching e se poi ti accorgi che non è quello che ti aspettavi o non è l’approccio giusto per te, ti rimborso tutto il pacchetto, compresa la sessione che hai fatto.
Se continuiamo (senza efficacia) ci perdiamo entrambi.

6. “Io non lavoro come il coach Taldeitali”

Piuttosto che fare una scala di meriti di altri formatori e coach, desidero valorizzare i miei servizi e far percepire il reale valore aggiunto che posso offrire.

Ho fiducia che si parli di me attraverso i miei servizi, il mio blog o la mia consulenza.

Anche se  ricevo mail che mi chiedono un consiglio sulla scuola, il corso migliore o un parere personale su un determinata persona l’ultima cosa che mi interessa è gossippare sulla preparazione e competenza degli altri formatori e coach.

7. Insistere, pressare o convincere all’acquisto di un percorso di personal coaching

Se c’è una cosa che non faccio durante il primo contatto (ma in definitiva sempre) con un potenziale cliente che desidera iniziare è … vendere il coaching.

Chi è determinato, chi desidera dare una svolta, chi è stufo dei soliti risultati, chi vuole lavorare su se stesso non ha bisogno di “spinte” all’acquisto.

Vuole iniziare il coaching e basta!
Non chiede troppo, non si dilunga su particolari e dettagli, scalpita, ha solo voglia di iniziare.

Per tutti gli altri (chi vuol prendere ancora altre informazioni, chi non è ancora pronto, chi sta semplicemente perdendo tempo, ecc.) cerco di dare il maggior numero di info e spiegazioni ma senza mai forzare o cercare di convincere all’eventuale acquisto.

Anzi.
Indecisione ed esitazione sono i segnali che la persona non è ancora pronta.
Preferisco io stesso consigliare di aspettare.

La relazione di coaching non può essere imposta, né venduta, tanto meno mercanteggiata … deve essere “consapevolmente volontaria”!

8. “Ci vediamo sui social”

Non posso. Non riesco.
Anche volendo.
 


 
Come te, ho il tempo contro.
Esattamente come te, ho i miei impegni e le mie incombenze.

Ecco perchè la mia attività social è pari-allo-zero.
Non riuscirei a rispondere (personalmente) a eventuali commenti, twittare qualche spunto interessante o postare un articolo su fb.

Potrei risolvere il tutto delegando tutto questo (come mi hanno proposto) a qualche agenzia di web marketing ma … non mi interessa.
Non vorrei aggiungere altro blah-blah inutile e standardizzato a quello già esistente in Rete.

9. “Ecco le risposte che cercavi

Personal coaching non è consulenza.

A differenza di un consulente, che è assunto per fornire le risposte,
non è nel ruolo del coach conoscere tutte le risposte e risolvere i problemi del cliente.

Il mio obiettivo di coach non è darti le risposte ma aiutarti a “scoprire le tue risposte”.
Sei tu che devi rispondere alle domande.
Non io.

Sei tu che devi dare le risposte a domande che sembrano facili, ma (in realtà) non lo sono, per niente.
C’è un mondo dentro.
Il tuo.
 


 
Provaci, dai, eccone alcune:
Dimmi chi vuoi diventare?”
“Cosa ti aspetti da te stesso?”

“Che cosa stai aspettando?”
“Dimmi, dove stai andando?”
“Che cosa posso fare (veramente) per te?”

10. “Sarò breve

Non mi dilungo in lunghe e fumose teorie. Anzi di teoria c’è né molto poca.
Quasi niente.

La teoria è controproducente in questi casi.
Cercheresti di approcciare tutti i problemi in modo meccanico tentando di applicare quello che hai sentito.

I problemi che incontri nel lavoro non hanno niente a che fare con quello che hai studiato.
Te ne sei accorto, vero?

11. “Scaviamo nel tuo passato così capisco meglio

Coaching non è terapia.

Non si concentra sul passato, guarigione di profonde ferite emotive o risolvere i sintomi quali ansia o depressione,
ad appannaggio di specialisti del settore.

Il personal coaching si basa prevalentemente sul presente e ciò che sarà il futuro.

12. “Ecco il contrattino da firmare!

Come cliente privato acquisti semplicemente una sessione o un pacchetto di sessioni di personal coaching.

Una volta esaurita, decidi se acquistare altre sessioni di personal.
Come cliente privato non devi firmare nessun contratto o vincolo.

Vuoi iniziare il personal coaching? Ecco le 12 cose che non ti direi mai

Se c’è qualcosa che deve cambiare nel tuo “modo” di lavorare, prendi provvedimenti.
Investi su te stesso.
Passa all’azione.
“Fai” coaching.

Se invece hai solo sentito “parlare di coaching” ma non hai mai fatto il primo passo,
lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno,
scopri la mia guida di benvenuto gratuita facendo click qui.

Come smettere di rimuginare: 12 suggerimenti utili

come smettere di rimuginare

Ti capita spesso di rimuginare?
Dopo una discussione tendi a ripensarci per ore?
Sei così preso dai tuoi pensieri da non renderti conto di quello che ti succede intorno?

Ogni giorno sei alle prese con eventi e circostanze che dovresti “lasciare andare”. Se non lo fai, cadi vittima del rimuginare.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"


Non riesci a smettere di pensarci, giorno e notte.
Pensieri  dannosi, limitanti che causano inutili sofferenze.

Non riesci a gestire correttamente gli eventi che rimangono imprigionati nei tuoi pensieri.
È una lotta “interna” nella tua mente.

Elucubrazioni che, possono anche distorcere la reale percezione degli eventi, sono scatenate da discussioni, errori o problemi sul tuo luogo di lavoro (e non solo).

La tua mente continua a pensarci senza in realtà arrivare ad alcuna conclusione utile.

Il risultato è estenuante.

Che cosa puoi fare? Come smettere di rimuginare?

1. Sposta l’attenzione

Allontanati dai pensieri ed entra più a contatto con la realtà.
Porta l’attenzione sulle tue sensazioni fisiche.

Utilizza tutti i tuoi sensi.

Leggi un libro, guarda un film, ascolta musica,
fai una passeggiata osservando la natura, notando ciò che ti circonda.

Con l’olfatto puoi sentire i profumi.
Con il gusto assaporare un cibo, con il tatto fare un bagno caldo, massaggi, ecc.

2. Distraiti

Distrarsi ferma il rimuginare.
Interrompe l’attrazione del pensiero ruminativo.
 


 
Dedicati ai tuoi interessi e alle tue passioni.
Medita, balla, viaggia, suona la chitarra, disegna o dipingi.

Immergiti in un progetto importante e lasciati alle spalle il rimuginare.

3. Guarda la situazione in modo più ampio

Fermati. Guarda la situazione a 360°.

Non focalizzarti sul problema ma sulla soluzione.
Concentrati sulle possibili soluzioni, gli aspetti fondamentali,
gli obiettivi e i passi successivi.

Tutte le azioni sono più utili rispetto al solo rimuginare.

4. Stabilisci scadenze

Se ti concedi tutto il tempo per prendere una decisione tenderai a rimuginare,
e probabilmente non deciderai mai.

Il modo migliore per evitarlo è impostare una scadenza,
per poi tornare a fare altro.

Prova a dare un appuntamento quotidiano alle preoccupazioni.

Guarda in faccia ai tuoi pensieri … ma solo per 30 minuti.
In questo modo poni un limite alle tue preoccupazioni.

5. Come smettere di rimuginare? Dai la giusta prospettiva

Il pensiero eccessivo rende le cose più grandi e più negative di quanto non siano realmente.
Essere realistici impedisce che il problema si ingigantisca oltre il dovuto.

Pensando troppo finisci per ingigantire le piccolezze.

Quando ti sorprendi a farlo,
pensa se la situazione avrà importanza tra cinque anni.
 


 
Una persona ansiosa tende a pensare troppo a tutto, sempre alla ricerca di ciò che ritiene preoccupante.

Una buona strategia è analizzare quali conseguenze potrebbero derivare da un eventuale errore di valutazione.
Se non influisce troppo a medio e lungo termine, non è necessario pensarci così tanto.

6. Non procrastinare

Le decisioni in sospeso inducono a rimuginare.
Quando rimandi, ostacoli ancora di più la situazione.

Non c’è motivo di aspettare.

Passa all’azione, anche se ci sono ostacoli e resistenze.
L’attesa ti porta via tempo prezioso che potresti spendere in qualcosa di più produttivo.

7. Fermati in tempo

Quando sei stanco, diventi più lento, irascibile, poco lucido. La cosa più indicata è non permettersi di pensare.
Aspettare un momento più favorevole.

Si dice che prevenire è meglio che curare.

Quando ti accorgi di pensare troppo, un modo per fermarti (prima che inizi) è quello di effettuare un’affermazione positiva.

Una semplice dichiarazione tipo “Ho fatto del mio meglio” può bloccare la ruminazione.

8. Non alimentare paure vaghe

Viviamo in una società ossessionata dalla certezza, dove l’incertezza è una costante.

Quando vieni sopraffatti da un timore, dovresti specificare meglio di cosa si tratta.
Chiediti di cosa hai paura esattamente?
 


 
Probabilmente non avrai alcun motivo per non smettere di rimuginare.

9. Come smettere di rimuginare? Realizza che non puoi controllare tutto

Pensare troppo è spesso un tentativo di voler controllare tutto.
Controllare l’incontrollabile.

Ogni giorno, ogni nostra azione è un piccolo salto nel vuoto.
Smettila di pensare a ciò che non puoi controllare.

Quando ti concentri su ciò che potrebbe accadere, rimani paralizzato.

Quindi la prossima volta che inizi a pensarci, fermati.
Prima.

10. Vivi il presente

Quando hai pensieri negativi, concentrati sul momento,
sposta la tua attenzione sul presente.

Dirigi la tua attenzione verso l’esterno.

Decidi di vivere il momento presente. I tuoi errori nel passato e le tue preoccupazioni per il domani non contano.

Ciò che conta è godere davvero il momento presente.
Adesso.
 


 

11. Smetti di essere perfezionista

Essere un perfezionista porta frustrazione.
Niente e nessuno è perfetto.

Smetti di inseguire la perfezione perché non la raggiungerai mai.

È irrealistico, poco pratico ed estenuante.
Quando ti ritrovi a pensare “Devo essere perfetto”, renditi conto che è più intelligente fare progressi.

12. Sii cosciente dei tuoi pensieri

La consapevolezza è il primo passo per impedirti di pensare troppo.
Essere consapevole può anche aiutarti a “chiudere” con le scelte passate che non possono essere cambiate.

Essere consapevole ti farà sapere quando stai iniziando a ruminare.
Quindi puoi fare un passo indietro e guardare la situazione.
Nuovamente con occhi nuovi.

Crescere in azienda: dovrai gestire invidie e solitudine

crescere in azienda

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

Kevin ha sempre rincorso nella leadership i momenti più gratificanti.
Soddisfazione, successo, senso di realizzazione e benessere economico.
Kevin vuole crescere in azienda.

Non è (almeno non ancora) consapevole che niente sarà mai più lo stesso.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"


Ci saranno tante responsabilità.
Lo stress, stanchezza fisica e mentale diventerà regola quotidiana.

Le scadenze e gli obiettivi sono esami continui. C’è sempre un progetto che deve essere consegnato.

Giorni lavorativi o no, giorno o notte, c’è sempre qualcosa che aspetta di essere concluso.
La mente non sarà mai più sgombra dai pensieri e dalla responsabilità.

Crescere in azienda a volte è tutt’altro che facile

Senza mancare di rispetto per i lavori usuranti.

Non importa se hai studiato tanto, poco conta se dirigi 2 o 200 collaboratori.
Essere leader non è (e non sarà mai) comodo.
La leadership riguarda più il tuo modo di essere che il ruolo sul tuo biglietto da visita.

Sei cosciente che non tutti saranno collaborativi? (dato che non tutti vogliono crescere)
Nasceranno gelosie e tensioni.

Qualcuno ti metterà il bastone tra le ruote,
screditandoti e parlando male di te.

Denigrando. Screditando. Per proteggere la sua fragile autostima.
Soprattutto quando pensa che lo potrai fare apparire inadeguato e maldestro sul posto di lavoro.
È un modo per riportarti a terra e impedirti di apparire migliori.

La ricompensa (riconoscimento) e il costo (antipatia e maldicenza) camminano sottobraccio.

Il sospetto, la gelosia e l’ostilità verso chi sembra migliore sono aspetti radicati nella nostra personalità.

Kevin avverte un pericoloso senso di solitudine

Si confida spesso con un amico, sovente ne parla anche con la sua compagna (e così le informazioni “escono” dall’azienda).
 


 
Ha paura di non farcela poiché ancora non conosce bene il mondo aziendale. Ha paura di fare passi falsi.

In un ambiente in cui tutti sanno come muoversi, si sente spesso solo.
Non sa come comportarsi.

Di fronte a un problema difficile da risolvere o una decisione delicata, Kevin lamenta come la gerarchia della sua impresa non lo sostenga. Ancora meno il suo capo diretto.

Prova frequentemente un sentimento di isolamento.
Ha difficoltà a smettere di pensarci al di fuori del lavoro.
Crede che potrebbe essere osteggiato, perché si ritiene (con poca umiltà a dire il vero) “uno che pensa avanti rispetto agli altri”.

Se vuoi crescere in azienda, l’affermazione personale rischia di diventare il successo di vita,
prova del tuo valore e indice della tua autostima.

Una sana ambizione si trasforma in un logorante confronto con gli altri,
all’insegna del puro arrivismo.

Non controllare i giudizi

È impossibile.

Il comportamento e l’atteggiamento degli altri sono inevitabilmente al di fuori del tuo controllo.
Per quanto tu possa essere disponibile, gentile e benvoluto ci sarà sempre qualcuno che ti criticherà,
biasimerà e cercherà di rovinarti una bella giornata di sole.

Queste persone possono risultare negative e distruttive per il tuo benessere.

Se cerchi di controllare e neutralizzare giudizi, critiche e malelingue otterrai solo …
ansia, frustrazione e rabbia.

Quando accetti di non controllare o assecondare critiche e giudizi, vuol dire che scegli di essere saggio e concreto.
 


 
Prendi così coscienza di un dato di fatto, una parte integrante della nostra vita …
prima lo consapevolizzi meglio è!

L’invidia può spingere alcune persone a comportarsi in modo scorretto

Anche irrispettoso e vigliacco.

Potresti diventare vittima di pettegolezzi, esclusione o sabotaggio (sottile o diretto).
Diventare un leader vuol dire anche questo!

In privato, con calma incoraggia il tuo denigratore a parlare onestamente.
Non aprire il dialogo con frasi tipo “Ehi, Qual è il tuo problema?” perché ti fa sembrare subito inquisitore e conflittuale.

La persona si metterà sulla difensiva,
diventa un rimpallo di negazioni e tutto si conclude senza ottenere nulla di costruttivo.
Meglio iniziare con un esplorativo “Ho notato una frattura fra noi … “.

Se necessario, evidenzia che la sua condotta potrebbe danneggiare le prestazioni generali del team. Offri la tua collaborazione per proporre strade reciprocamente accettabili. Il rapporto potrebbe restare cordiale ma un certo distacco professionale è consigliabile per entrambi.

Quando ti senti spiazzato da un certo comportamento oppure non riesci a capacitarti di come invidia e gelosia possano portare a certe umane bassezze … ricorda la massima di Marty Rubin:

Il cane chiuso nel recinto abbaia
a quello che scorrazza liberamente.

Se vuoi crescere in azienda prendi le distanze dalle persone invidiose

Nel privato puoi allontanare le persone invidiose, sul lavoro questo non è sempre possibile.
 


 
Poni dei limiti nei rapporti con le persone negative che non puoi allontanare del tutto.

Non lasciarti coinvolgere dalle provocazioni.
Sii indifferente e non rispondere mai troppo a tono. Ignora i loro commenti, le loro provocazioni e i loro tentativi di trascinarti in sfide competitive.

Difendersi dall’invidia non è poi così difficile.
Occorre farsi coinvolgere il meno possibile ed essere un po’ menefreghisti.

Resta focalizzato sui tuoi obiettivi.
Non farti destabilizzare. Resta sulla tua strada, il tuo percorso.
Non dimenticarlo mai!

Essere autorevole: 9 errori killer che uccidono la tua capacità di ascolto

capacità di ascolto

Foto di Sound On da Pexels

“Ma certo che ti ascolto!”
Quante volte reagisci in questo modo per mostrare brillantezza nella capacità di ascolto.
È importante essere consapevoli delle trappole che sabotano la tua comunicazione e, di conseguenza, le tue relazioni e i tuoi risultati.

Spesso ascolti con supposizione, paura e giudizio.
Il messaggio viene distorto, si crea attrito e sfiducia.
“Passa” solo ciò che hai bisogno di sentire.

È importante essere consapevoli dei passi falsi che impediscono un ascolto puro, non filtrato e concentrato.

Ci sono molte cose che ostacolano l’ascolto.
Se vuoi ascoltare, essere autorevole, dovresti essere consapevole di queste barriere, molte delle quali sono solo cattive abitudini.

Ecco 9 errori che limitano la tua capacità di ascolto:

Interrompi e vai sopra

A nessuno piace essere troncato nel bel mezzo di un discorso.
Non c’è niente di più frustrante e irritante essere interrotti. Non credere di aver compreso anticipatamente idee e concetti.
Inizia a parlare solo quando l’altro ha completato la sua frase.
Evita di trarre subito le tue conclusioni.

Sei prevenuto

Se non vedi l’ora di dire come la pensi, come puoi ascoltare?
Se stai pensando a cosa rispondere, non stai ascoltando completamente ciò che l’altra persona sta dicendo.
Il tuo chiacchiericcio interno non vede l’ora di manifestarsi …
non appena c’è un’apertura nel discorso!

Ti fai influenzare 

Non essere prevenuto o influenzato dalla razza, sesso, età, religione del tuo interlocutore.
Lo trovi attraente? Oppure al contrario non ti piace?
Evita un pre-giudizio sulla base a ciò che vedi/sai sulla persona, la sua età, il suo status, livello di successo percepito, il suo abbigliamento, la sua professione, ecc..


 

 

Non sei interessato 

Non ti concentri. Ti distrai facilmente.
Guardi fuori dalla finestra oppure il cellulare.
Quando pensi ad altro, non ascolti ciò che viene detto. Sei troppo occupato con i tuoi pensieri.
Se vuoi essere autorevole devi focalizzarti “sull’altro”.

Pensi a qualcos’altro 

Quando parli con qualcuno, stai pensando …
alla prossima riunione, alla tua agenda personale, a come sarai percepito, a quanto frutterà la vendita, alla paura di non fare la vendita,
a cosa farai al termine della conversazione, ecc…

Non provi empatia

La maggior parte di noi ha un dialogo interno.
Passiamo molto tempo ad ascoltare i nostri pensieri e sentimenti.
Un ascolto efficace implica il tentativo di provare empatia,  metterti nella posizione dell’altra persona.
È diverso dalla “simpatia”, ovvero provare dispiacere per le esperienze di un altro.

Hai pregiudizi

L’ascolto include la mentalità aperta alle idee e alle opinioni degli altri, anche se significa non essere d’accordo.
Dovresti ascoltare e cercare di capire.
Quando stereotipi una persona diventi meno obiettivo e meno propenso ad ascoltare in modo efficace.
Una persona non è molto brillante quindi non ha sensoascoltare quello che ha da dire.

Adotti posture inappropriate

Non appoggiarti allo schienale o ciondolare su una sedia, sporgendosi in avanti/indietro in costante cambiamento.
Le persone che prestano attenzione tendono a inclinarsi leggermente verso l’oratore.
Non distrarti. Evita di agitarti, scarabocchiare, guardare il monitor, sbadigliare.

Evitare espressioni inadeguate

Spesso quando un ascoltatore è impegnato nell’ascolto, è un modo quasi inconscio di incoraggiare e mostrare attenzione.
La mancanza di un cenno del capo può significare il contrario: scarsa capacità di ascolto.
Gli ascoltatori attenti usano i sorrisi e i cenni del capo come meccanismi di feedback e per mostrare attenzione.

Mancanza di tempo: 8 errori che prosciugano la tua produttività

mancanza di tempo

Foto di Victor Miyata da Pexels

Lavoro (come career coach) nel reinserimento professionale a Lugano.
Lavoro (come personal coach) quale libero professionista.
Ho la mia attività correlata al sito ferrarelli-coaching, un blog,
due genitori anziani in tempo di coronavirus …
e poi la mia vita personale, fisica (palestra, correre, ecc..) e relazionale…

ce la posso fare? … anche no!

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"


Quando ho lanciato il mio blog (nell’oramai lontano marzo 2013), ricordo l’ansia di “non starci dentro”,
di essere travolto dalle troppe cose da fare e di ritrovarmi in breve tempo a convivere con notti insonni,
sveglie all’alba, pranzi saltati per non finire come 99,9% dei blog…
arenarmi solo dopo pochi mesi di vita!

Troppe volte ho lasciato che le mie paure prendessero decisioni al posto mio,
in modo da poter rimanere bello tranquillo nella mia “zona di comfort”.

Ma un giorno ho detto basta, mi sono detto, qualunque cosa accada…andrò avanti.
Non mi sono mai più voltato indietro!

Ho fatto il primo passo,
poi ho seguito il flusso.

Sono ancora qui… e anche il blog (che nel solo mese di gennaio 2021 ha registrato un afflusso di circa 12’000 visitatori).

Alcune paure ci impediscono di fare la carriera che desideriamo.

Una di queste è la paura di non avere abbastanza tempo.
Di non farcela.

Combattere la paura della mancanza di tempo non è la risposta perché …non andrà via.

Come accade con tutte le emozioni negative, più ci pensi, più ti ci concentri e più diventa forte…
almeno a me succedeva così!
L’unica cosa che dovrai fare è cambiare il tuo atteggiamento nei confronti del tempo.

Ridurre l’ansia della mancanza di tempo inizia con consapevolizzare alcune verità.

Mancanza di tempo? Il tempo esiste. Non puoi cambiarlo.

Il tempo andrà avanti comunque … con lui anche noi.

Accettare queste verità, invece di lottare contro di esse è una parte importante per reprimere l’ansia della mancanza di tempo. Quando l’accetti, puoi andare avanti.


Tante volte il non-avere-tempo è solo una scusa per non fare qualcosa e riempire, in qualche modo, la giornata. Oppure perché hai paura di affrontare una certa situazione o di lanciarti in una nuova impresa.

Una cliente che lamentava la mancanza di tempo per il coaching (in effetti fissare le era diventato un melodramma con continui rimandi) è rimasta spiazzata quando le ho presentato nero-su-bianco la sua giornata tipo. Ha realizzato le innumerevoli azioni banali che potevano essere evitate.

Spesso fai fatica a dire no, sei sempre di corsa.
Indaffarato. Preso da un turbinio di azioni,
Non ti fermi a domandarti se quello che stai facendo risponde davvero a ciò di cui hai bisogno.

Se dai priorità alle cose veramente importanti, scopri di avere tantissimo tempo (anche perché le attività realmente importanti sono poche!).

Hai mai fatto caso a quante cose “poco importanti” fai ogni giorno?

Si tratta di mettere tutto nella giusta proporzione.

Se ogni serate sei davanti a Netfix, se i weekend li investi in agriturismi o baldorie con gli amici, hai già scelto da che parte stare. Hai già deciso quali siano le tue attività importanti.
Niente di male per carità. E non è una scelta sbagliata.
Anzi.

Semplicemente la scusa del “non avere tempo” difficilmente regge davvero alla realtà dei fatti.
Se sei (davvero) interessato a una cosa, se la reputi importante per la tua vita,
trovi il tempo di farla.
Tutto qui.

Ecco 8 azioni (che succhiano una quantità enorme di energia) che ho imparato a gestire:

1. Lavorare “tanto” piuttosto che lavorare “meglio”

C’è una notevole distinzione tra essere occupati ed essere produttivi.
Lavorare tanto non è sempre la strada giusta. Non te ne rendi conto che ti chiudi in una scatola quando sei troppo concentrato su qualcosa.


Concentrarsi eccessivamente, raramente è salutare o produttivo.
Spesso, lavorare meno può effettivamente produrre risultati migliori.

Il tempo è un bene limitato.
Dobbiamo imparare a spendere la minor quantità di energia per ottenere maggiori benefici.

2. Non dare le priorità

Dare la priorità a ciò che è importante e nell’imparare come essere il più efficienti possibile.
Il modo migliore per avere successo è imparare le tecniche di gestione del tempo.

Uno dei grandi strumenti di gestione del tempo è l’utilizzo di blocchi temporali.
Ciò significa impostare orari specifici in cui lavori, eliminando le distrazioni,
e non perdere tempo in attività che non sono produttive.

Dovresti imparare a stabilire le priorità.
Acquisire una mentalità che passa dalla raccolta infinita al perseguimento di quei momenti veramente preziosi.

3. Mancanza di tempo: evita di dire sempre di si

Quando dici si a tutti,
uccidi la tua produttività.

Dovresti smettere di dire si a compiti che portano a risultati bassi o quasi nulli.
Avrai così tempo per concentrarti su mansioni più importanti.

È sempre meglio svolgere poche attività molto bene,
piuttosto che tante con uno scarso risultato.


Non puoi sempre dire no (soprattutto al tuo capo o ai tuoi colleghi),
ma puoi scegliere la maggior parte delle azioni che farai durante l’intera giornata lavorativa.

4. Controllare tutto (anche l’incontrollabile)

È un meccanismo di difesa.
Controllare gli altri (perché si adattino al tuo modus operandi) crea dinamiche tossiche.

Di fronte all’incapacità di controllare dirigi tutta l’energia attorno a te,
consumando enormi quantitativi di vitalità.

Dovresti prendere coscienza che controllare e dominare le persone non migliorerà la situazione ed è improduttivo.
Al contrario, è utile imparare a controllare te stesso.

La maggior parte di noi adora la certezza ma viviamo in un mondo, dove di certo e sicuro c’è ben poco.
La vita non è certa.

La certezza non esiste, il mondo è incerto per natura.
Un giorno puoi avere qualcosa, e il giorno dopo perderla o, al contrario, non avere niente oggi e avere la fortuna dalla tua domani.

Non sprecare energia cercando di controllare le persone e le situazioni che semplicemente non puoi controllare. Quando lasci andare, scopri che hai più energia da spendere.

Probabilmente non sarai in grado di “lasciar andare” in una notte. Comincia a capire di cosa hai paura, perché hai bisogno di così tanto controllo.

Inizia a lavorare su te stesso.

5. Tenere a mente le cose-da-fare

Spesso, mi ritrovavo esausto perché cercavo di ricordare tante (troppe) cose e inevitabilmente dimenticavo qualcosa.

Questo mi provocava stress e sprecavo tanta energia mentale, perché devo “rovistare” nei meandri della mia mente per ricordare ogni compito, incombenza o evento.

Preparare delle liste delle cose-da-fare mi ha aiutato a salvare energia.
Mi danno una sensazione di “controllo” più che un beneficio in termini di produttività. La mia mente può rilassarsi perché sa che non dimenticherà nulla di importante… è tutto scritto!

Presta attenzione…
organizzare il tempo e scrivere liste complesse e infinite può diventare un’ossessione.
Uno spreco di energia.

6. Controllare la mail più volte il giorno

La maggior parte di noi controlla la posta elettronica e i vari account social in modo non organizzato (quando ne ha voglia o desidera distrarsi).


Controllare di continuo la posta elettronica vuol dire interrompere costantemente il flusso del tuo lavoro, distogliere assiduamente l’attenzione e sprecare (di conseguenza) un sacco di energia.

Fai un patto con te stesso, controlla la posta e i tuoi account social solo poche volte al giorno invece di farti succhiare del tempo prezioso.

Personalmente ho preso l’abitudine di controllare la posta elettronica 3-4 volte il giorno. Non di più.
A orari prestabiliti durante la giornata.

La maggior parte dei messaggi non è urgente.
È veramente raro che un cliente o un problema non possa aspettare un paio d’ore.

7. Essere sempre attivo sui social

Il tempo è una risorsa dannatamente scarsa.
Fai tutto il possibile per rendere il tuo tempo più interessante e stimolante.

Non cercare di presidiare tutti i social,
ma scegli quello più adatto al tuo modo di esprimerti e all’audience a cui vuoi parlare.

Per quello che mi riguarda,
credo che per la natura stessa del mio lavoro sia importante preservare la qualità, dando modo alle persone di confrontarsi come me unicamente sul mio sito web.

È anche una questione di riservatezza.
Sono convinto che concentrarmi sui risultati dei miei clienti sia molto più prezioso, per tutti, rispetto al gioco del “dico/non dico” che spesso avviene sui social.

8. Mancanza di tempo? Non essere perfezionista

Essere perfezionista tendeva a esaurirmi.

Quando sentivo il bisogno che tutto sia fatto a modo “mio”,
spendevo un sacco di tempo ed energie per ogni dettaglio.

I dettagli consumano (inesorabilmente) il mio tempo prezioso. Rischio di mancare il quadro generale perché sono troppo concentrato su piccole cose.

Non aspettare che tutto sia perfetto. Vorrei fare un buon lavoro, ma è impossibile essere sempre perfetti.
Invece di esaminare ogni singolo dettaglio, prova a concentrarti maggiormente sul quadro generale.

Invece di concentrarti sulle piccole cose durante il tuo lavoro, lasciale alla fine.
A fine di giornata, puoi sempre tornare indietro e completare questi dettagli.

Abbandona la perfezione (esagerata) se vuoi essere produttivo sul lavoro.
È meglio per la tua salute e il tuo benessere.

Come chiedere scusa al lavoro. Basta dire “Mi dispiace”?

come chiedere scusa al lavoro

“Scusarsi non significa sempre che tu hai sbagliato e l’altro ha ragione.
Significa semplicemente che tieni più a quella relazione del tuo orgoglio.”
Fabio Volo.

Gli errori accadono.
Dopotutto, tutti facciamo errori sul lavoro.

Se la tua (eventuale) negligenza e superficialità ha avuto conseguenze importanti o ha gettato un’ombra su qualcun altro, dovresti avere l’umiltà, non solo di “riparare”,
ma anche di scusarti per il tuo errore.

Come chiedere scusa al lavoro è una fase spesso trascurata.

La tua disponibilità ad ammettere, mascherare o scaricare gli errori …
la dice lunga su di te!

È tempo dei mea culpa.

Nonostante gli avvocati spesso avvertano i loro clienti di evitare scuse, temendo che siano l’equivalente di un’ammissione di colpevolezza (in certe situazioni, ammettere la colpa può significare licenziamento),
gli studi dimostrano che quando le persone ricevono delle scuse,
è più probabile che le ripercussioni siano più contenute.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"


È tempo di fare mea culpa, dicevo …
oppure potresti seguire il consiglio “Non scusarti mai, non spiegare mai”.
Dipende da te se vuoi essere così arrogante, ma, se lo fai, non aspettarti di essere visto come una persona giudiziosa o disponibile.

Porgere le proprie scuse non è cosa facile,
è molto di più che scrollare le spalle e dire “Mi dispiace”.

A volte le giustificazioni non bastano,
chi ha subito le conseguenze può non essere interessato a dimenticare oppure l’errore è ritenuto imperdonabile.

In generale,
la maggior parte delle scuse ha lo scopo di aprire un dialogo con le persone coinvolte,
può servire a ristabilire la fiducia o riparare i rapporti. È anche un modo per dimostrare il tuo senso di responsabilità. Mostrare integrità, coraggio ed empatia.

Il più delle volte, le scuse vengono date in modo frettoloso e sbagliato.
Cadendo nel vuoto!

La chiave è creare una base collaborativa e non conflittuale tra le parti coinvolte,
e trovare una soluzione produttiva che possa (nel limite del possibile) portare benefici a tutte le parti.

1. Come chiedere scusa al lavoro? Primo, non farti travolgere dalle emozioni

Se ti stai preparando per una conversazione che puoi definire “difficile”,
probabilmente ti sentirai nervoso e ansioso.
Le tue emozioni influiranno sulla tua professionalità.

Scusarsi in pieno “scisma emotivo” è raramente produttivo.

Lo stress emotivo limita la soluzione creativa,
hai più probabilità di dire qualcosa di cui ti pentirai più tardi,
e rischi di trasformare la questione in una faccenda personale.
 


 
Quanto più tranquillo e centrato sarai,
tanto meglio riuscirai a gestire questo tipo di situazioni.

Meglio prendere un po’ di tempo,
allontanarsi dalla situazione e guardarla oggettivamente.
Sarà più facile, in un secondo periodo, affrontare nuovamente la questione con la testa più “libera”.

2. Se il tuo capo/collega/cliente vuole sfogare, ascolta.

Non importa ciò che la persona dice o come lo dice,
Non interrompere. Evita di difendere le tue azioni.
Almeno non adesso.

Dai alla persona la possibilità di dirti quanto sei stato superficiale, insensibile, maleducato,
spiegarti quanto sia arrabbiato, ferito o deluso.

È la parte più difficile del “come chiedere scusa al lavoro”. Fai un bel respiro profondo,
Ascolta.

3. Sii sincero

Non ha senso scusarsi se non lo senti.
Questo è un principio fondamentale delle scuse.

Le persone notano istantaneamente le scuse non oneste,
quindi devi sinceramente pentirti di ciò che hai fatto e dirlo inequivocabilmente.

Una scusa-non scusa non solo è inutile … è irrispettosa.

Se non ti senti di porgere scuse sincere e genuine,
lascia perdere.

4. Abbraccia l’imbarazzo

È la parte che alcune persone saltano, ma dimostra coraggio e sicurezza.
 


 
Per me, questa è la parte più difficile. Il mio istinto mi porta sulla difensiva.
A chi piace proclamare le proprie scuse per un errore?
Magari banale, frutto di incompetenza e superficialità?

Ammettiamolo: scusarsi può essere molto imbarazzante.
Non c’è davvero modo di evitarlo.

A volte la mettiamo sull’ironia per alleggerire la tensione:

  • “Sai che sono un rompiscatole vero?”
  • “Non sono Einstein, i numeri non sono il mio forte”

ma non funziona molto.

  • “È imbarazzante, ma sento il bisogno di scusarmi.”

È più sincero e può aiutare a sgonfiare parte della tensione.

Prenditi la responsabilità.

5. Quando chiedi “scusa” non parlare di te

La maggior parte delle persone quando porge le scuse tende a focalizzarsi su sé stessa,
sulle proprie intenzioni:

  • “Non volevo…”
  • “Stavo cercando di …”
  • “Non avevo capito …”
  • “Ho avuto una buona ragione …”

Chi ha subito il torto non vuole sentire parlare di te.
 


 
Metti al centro delle tue scuse l’altra persona, come si sente. Molto meglio dire:

  • “Capisco la tua delusione per l’errore”
  • “Comprendo che ti ho messo in difficoltà”

Non spostare la colpa su qualcuno o qualcosa nel tentativo di ridurre la tua responsabilità.

  • “Mi dispiace se me la sono presa con te quando sei venuto nel mio ufficio ieri, avevo molto da fare e il capo mi ha chiesto un rapporto prima del previsto.”

Stai giustificando il tuo comportamento a causa dello stress, e stai scaricando la colpa sull’altra persona, colpevole di averti infastidito in una giornata impegnativa.

Meglio dire:

  • “Mi dispiace se me la sono presa con te ieri.”

È breve e sentito. Non offre scuse per il comportamento.

E ricorda sempre che le scuse non sono per te, per il tuo rendiconto,
una vera scusa è per l’altra persona, quindi …

6. Mettiti davvero nei panni dell’altra persona

Spesso dimentichiamo cosa vuol dire essere dall’altra parte.
Come si sente la persona … tradita? Frustrata? Arrabbiata?
Imbarazzata?
Comprendere le emozioni scatenate renderà il come chiedere scusa al lavoro molto più facile.

Cosa vorresti sentirti dire se la situazione fosse invertita?

Riconosci i sentimenti,
fai sapere all’altra persona che i tuoi sentimenti sono motivati.

Comunica che capisci in che modo le tue azioni hanno influenzato la situazione.
Farai molta strada nella riparazione del danno.
 


 
Fai sapere all’altra persona che capisci come si sente e che vuoi fare ammenda:

  • “Immagino come ti abbia fatto sentire escluso dai progetti del team”
  • “Non volevo minare la tua professionalità”
  • “Dovevo essere più rispettoso della tua privacy”

7. Esprimi rincrescimento

Ogni scusa deve iniziare con “Mi dispiace” o “Mi scuso”.
Questo è essenziale, perché queste parole esprimono rimorso per le tue azioni.

  • “Mi dispiace di averti criticato così duramente, provo imbarazzo per il modo poco sensibile in cui l’ho fatto”.

Sii onesto con te stesso e con l’altra persona sul motivo per cui vuoi scusarti.
Non scusarti per secondi fini.
Chiedi scusa appena ti rendi conto di aver fatto un torto a qualcun altro.

8. Non scaricare la colpa su altri

  • “Non è colpa mia”
  • “Ero di libero”
  • “Non ne so niente”
  • “Boh! Non lo so, chiedete a Luigi …”

Riversare la colpa sugli altri è un atteggiamento frequente soprattutto quando ti senti insicuro o hai paura di assumerti le responsabilità.

Assumerti le responsabilità è un mezzo potente per creare rispetto e fiducia nei tuoi colleghi o collaboratori e, allo stesso tempo, incoraggi gli altri a fare lo stesso.

9. Come chiedere scusa al lavoro? Ammetti la tua responsabilità

Anche se sono valide e legittime.
Che si tratti di un malinteso, uno scatto di nervosismo, la fotocopiatrice inceppata,
un caso di omonimia oppure il corriere che ritarda la consegna di documenti molto importanti.

Poco importa. Non rifugiarti nelle scuse.
Almeno non subito.
 


 
Tutto ciò che conta è quello che stai facendo per porre rimedio alla situazione.
Accampare scuse o giustificazioni (anche se valide) ti farà apparire come quello che sta cercando solo di evitare la colpa.

Quindi, ammetti la responsabilità delle tue azioni o comportamenti e riconosci quello che hai fatto.

Non fare supposizioni, cerca semplicemente di metterti nei panni di quella persona e immaginare come si sentiva.

  • “So che il mio commento ha ferito i tuoi sentimenti. Sono sicuro che ti sei sentito a disagio, specialmente perché erano presenti tutti i membri del team.”
  • “Sono dispiaciuto di non aver apprezzato i tuoi sforzi. Devi esserti sentita screditata, è l’ultima cosa che voglio!”

Attraverso l’empatia, la persona si sente compresa e apprezzata e la fiducia può essere ripristinata.

10. Fai ammenda

  • “Se c’è qualcosa che posso fare per riparare, basta chiedere.”
  • “Mi rendo conto di aver sbagliato a dubitare della tua capacità di presentare il nuovo prodotto di gamma. Vorrei che lo facessi tu la settimana prossima per dimostrare la tua competenza”.

Offri sempre una soluzione per un errore o suggerisci modi per evitare che ciò accada in futuro.
Poiché ti senti in colpa, potresti anche essere tentato di dare/dire più di ciò che è appropriato.
Non essere proporzionato in ciò che offri.

Se stai facendo promesse sul futuro, sii realistico. Pensaci attentamente.
Promesse vuote o irrealistiche faranno più male che bene.

Assicurati di essere equo con te stesso quando chiedi scusa … non esagerare con la mortificazione (sperando che non sia niente di irreparabile).

  • “Sono un disastro”
  • “Sono imperdonabile”

Una volta espresso il tuo rammarico…vai avanti.
Vedrai tutto si risolverà!

11. Prometti che non accadrà di nuovo

Il tuo ultimo passo “come chiedere scusa al lavoro” è spiegare che non ripeterai l’azione o il comportamento.

Questo passaggio è importante perché rassicuri l’altra persona che cambierai il tuo comportamento. Questo ti aiuta a ricostruire la fiducia e riparare la relazione.

Resta nel concreto.
Descrivi le azioni che adotterai per non ripetere l’errore o il comportamento.

  • “D’ora in poi, gestirò meglio il mio stress, non mi farò coinvolgere. Prima di parlare, mi prenderò qualche minuto. Se mi comporto ancora in modo arrogante, voglio che tu me lo dica.
  • “La prossima volta prima di inviare i dati definitivi farò dei controlli incrociati.”

Assicurati di onorare questo impegno.
Se prometti di cambiare le tue azioni e il tuo comportamento, ma non lo fai, metterai in dubbio la tua reputazione e la tua affidabilità.

Carriera sbagliata: il più grande fallimento è non crederci più!

carriera sbagliata

Se vogliamo crescere dobbiamo provare.
E quindi anche sbagliare. Qualche insuccesso ci sta.

Tutti abbiamo commesso errori,
e abbiamo esperienze professionali alle spalle che ci hanno deluso e demoralizzato.

Alcuni di noi sentono di aver scelto la carriera sbagliata oppure non è mai decollata.
Si guardano indietro e vedono fallimenti causati da circostanze al di fuori del loro controllo.

Hanno sempre fatto del loro meglio, ma lamentano di non essere mai stati apprezzati.
Sono stati vittima delle circostanze.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"


Tuttavia,
solo chi sa imparare da quelle esperienze, le sa gestire e “ricostruire”,
è in grado di andare avanti e superare un momento di grande difficoltà.

È importante che ti concedi il tempo per elaborare quello che ti è capitato,
incominciando con piccoli passi per riprendere il controllo della tua vita.

Puoi risollevarti da un licenziamento inaspettato,
la chiusura di un‘attività, un cambiamento di carriera che non ha funzionato,
un totale disastro, un carriera sbagliata,
puoi accettare un lavoro meno prestigioso e meno retribuito che potrà traghettarti verso momenti migliori, tuttavia …

Carriera sbagliata: il più grande fallimento è non crederci più!

Non ti riprenderai mai dall’esserti “assopito” sulla tua sedia d’ufficio… o il tuo divano di casa.

A questo punto, ogni rivalsa è vista come inutile, superflua o tardiva,
perché non serve a “riparare il torto”, non riesce ad “assolvere” il retrogusto di delusione che proviamo.

Quando ti chiudi al mondo, e alle nuove possibilità,
non ti succede mai nulla di diverso.
Il lavoro è sempre lo stesso, ecco questo è veramente pericoloso.

Non esci dalla tua zona di comfort,
non hai problemi e non fai sforzi (il lavoro lo conosci a memoria oramai),
quello che manca sono gli stimoli e la stima in te stesso.

“Il comfort è la tua più grande trappola e uscire dalla zona di comfort è la tua più grande sfida.”
Manoj Arora


Essere comodi è qualcosa cui hai dedicato tempo, energia e speranza.
Hai sempre ricercato una vita felice, confortevole, senza nessuno che disturbi.
Liberi da preoccupazioni. Confortevoli.

Al lavoro, nei tuo ruolo di collega o di leader, non sperimenti più.
Ti adagi. Non osi più.

Sguazzi nella routine (anche se ti sta stretta ma almeno è conosciuta).
Sei comodo.

E adesso?

Il lavoro è ripetitivo, noioso, non è quello che volevi ma quanto è dura cambiare?
Ti piacerebbe proporti per la posizione di team leader ma poi … chissà quanti mal di testa?

Vorresti di meglio ma (oramai) hai familiarizzato con la comodità.
Non hai più la forza. Non ce la fai.

Spesso taci la voce dentro di te … che ti invita a osare, lanciarti.
Smetti prima ancora di cominciare.

“Te ne sei accorto, sì
Che parti per scalare le montagne
E poi ti fermi al primo ristorante
E non ci pensi più.”
Brunori Sas “La verità”

Non cullarti troppo in questo comfort,
speriamo non sia l’azienda a svegliarti (di contraccolpo) da questo oblio …

Quando non ci credi più, non combatti più.

A fine lavoro spegni il PC -forse scontento- ma tranquillo.

Almeno non lamentarti.
Noi stessi stiamo male in questa situazione,
per non parlare dei nostri poveri familiari a casa, dato che saremo insoddisfatti e intrattabili.

Credo hai uno scopo nella vita.
E credimi … non penso sia la comodità!

Il punto -non fraintendermi- non è godere o evitare le comodità che la vita ti offre.
Il pericolo è piuttosto rimanere intrappolati all’interno della tua zona di comfort.

Non sei fatto per essere bloccato dentro la scatola.
Hai bisogno di questa avventura.
Di “assaggiare” il gusto della vita.

Devi uscire dalla zona di comodità se vuoi crescere
che tu abbia 30, 40 o 50 anni, poco importa!

Rimanere dove sei, è una garanzia per rimanere marginale. Se non ti spingi al di là della tua “zona di comfort”, se non chiedi di più a te stesso, stai scegliendo un’esistenza vuota.
Ti neghi un viaggio straordinario.

Prendi dei rischi (senza lanciarti senza paracadute) e fai cose nuove.
È più facile a dirsi che a farsi (lo so) ma la ricompensa è una vita di evoluzione e di avventura.

Vorresti abolire ogni ostacolo dalla vita. Non hai più bisogno di faticare, di combattere.
Questo è il “pericolo di stare troppo bene”.

I fallimenti, gli errori, le perdite, fanno parte della vita

Fattene una ragione.

Devi accettare l’idea del fallimento, la carriera sbagliata,
senza negare emozioni, il dolore, la paura, lo sconforto,
smettere di giocare sulla difensiva se vuoi che la tua vita prenda la direzione professionale che desideri.

Non fare cioè l’errore di cercare di indorare la pillola.
Non saltare dei passaggi. Se oggi sei caduto, ti farà male e rialzarti non sarà facile.
Parti da qui.

Una certa dose di fallimento nella vita è inevitabile.

È impossibile non riuscire in qualcosa,
a meno che non vuoi vivere in modo così prudente da non vivere del tutto, in quel caso,
avrai fallito in partenza.

Chiedere un aumento di stipendio in periodi difficili. Roba da pazzi? -2

un aumento stipendio

Foto di Ryan McGuire da Pixabay


Chiediti:

  • Il tuo capo diretto è consapevole del tuo desiderio di ottenere un aumento?
  • Hai conversazioni con il tuo capo trasparenti e coerenti su aumenti e promozioni?
  • Qual è lo “stato di salute” della tua azienda in questo momento?
  • Ci sono stati nell’ultimo periodo licenziamenti/blocchi delle assunzioni/ristrutturazioni?

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

  • Qual è stata la performance del tuo settore in questo periodo? Ci sono stati tagli?
  • Sono stati raggiunti i risultati? Assunto nuovi dipendenti?
  • Si parla di nuovi progetti? Di ripresa? Nuove aperture? Gli affari stanno riprendendo?
  • Meglio mettere in stand-by la tua richiesta fino a quando l’azienda non sarà più stabile?
  • Hai assunto ulteriori responsabilità a causa della pandemia?

L’osservazione oggettiva della performance e della cultura della tua azienda è fondamentale.

Quando si tratta di chiedere di più,
è importante individuare e sapere illustrare come hai aggiunto valore.
Come il tuo impatto sul lavoro è allineato con gli obiettivi aziendali.

Ad esempio, hai formato il tuo team su come utilizzare determinati strumenti digitali (aiutandolo a rimanere efficiente) nel passaggio al lavoro remoto?

Ecco altre domande che dovresti porti:

  • In che modo i tuoi risultati hanno contribuito al successo dell’azienda negli ultimi 6-12 mesi?
  • Hai assunto più responsabilità, hai sostituito un collega assente, hai ampliato il tuo ruolo durante la pandemia a causa di un ridimensionamento del team o del cambiamento delle strategie?
  • Hai superato le aspettative nonostante tutto lo stress della pandemia?
  • Sei diventato un leader all’interno del tuo team, hai aiutato i colleghi a rimanere motivati e produttivi in modo che tutti possano raggiungere i propri obiettivi?
  • Ti sei reso più visibile con il tuo lavoro ad altri leader all’interno dell’azienda o di un altro dipartimento?
  • Tutte queste persone potranno garantire concretamente la tua performance?
  • Hai ricevuto ultimamente feedback positivi sulle tue prestazioni da colleghi, clienti, dal tuo capo o da altri superiori?

 


 
Non hai bisogno che tutte le risposte siano SI.
Più ne avrai, ovviamente meglio sarà.
Se ti ritrovi con poche risposte positive potresti ancora non essere pronto per chiedere un aumento stipendio.

Ti consiglio di gestire in modo proattivo la tua carriera, monitorando e aggiornando regolarmente i tuoi progetti e le tue realizzazioni lavorative.

Condividi regolarmente le tue vittorie (senza boria e arroganza) con il tuo capo in modo che quando “arrivi con il tuo aumento” non sia colto di sorpresa.

C’è un momento giusto esatto per chiedere un aumento stipendio?

“So che il momento non è quello giusto ma vorrei …”
Se sai, che la tempistica non è quella giusta, perché lo chiedi?
C’è un periodo dell’anno in cui la tua azienda offre possibilità di promozioni e aumento stipendio?

Puoi chiedere al tuo capo, alle HR o un collega di fiducia come l’azienda affronta in genere tali richieste.
In alcune organizzazioni, ciò avviene durante i colloqui annuali o semestrali.

Il timing (in questi casi) è veramente tutto.

Se ogni giorno si discute come contenere i costi, dipendenti che se vanno e altri che vengono “accompagnati” alla porta, allora il momento è quello più sbagliato.
Anzi.
 


 
Potrebbe essere un boomerang, dritto sui tuoi denti!

È un buon momento per chiedere un aumento quando:

  • Puoi esprimere chiaramente il valore generato per la tua organizzazione.
    Hai superato le aspettative di rendimento, hai assunto più lavoro, hai lanciato un nuovo programma, hai preso il posto di uno del team, sei sempre stato una persona affidabile senza ottenere credito per quello sforzo extra, hai fatto degli straordinari andando oltre ciò che ti è richiesto.
  • L’azienda sta attraversando un periodo di “grassa”, i fatturati aumentano e un’espansione senza precedenti, è il momento giusto per chiedere un aumento. Il ferro va battuto quando è caldo!

Se ti rispondono NO…

Non è necessariamente una cosa negativa.

Dimostra che vuoi continuare ad aggiungere valore. Far crescere il tuo impatto nell’azienda e per questo…dovrebbero compensarti equamente.

Se ritieni che la tua azienda non stia andando particolarmente bene,
potresti pensare di negoziare cose diverse della retribuzione in denaro.

Il valore non deve essere necessariamente in salario,
soprattutto se il tuo lavoro non è qualcosa di facilmente quantificabile (come le vendite). Potrebbe trattarsi di qualcosa come orari di lavoro più flessibile, benefici non retributivi, lavoro da casa, ecc…

Se vuoi approfondire leggi “8 frasi tossiche da evitare se vuoi chiedere un aumento di stipendio“.

Chiedere un aumento di stipendio in periodi difficili. Roba da pazzi? -1

aumento di stipendio

Foto di Ryan McGuire da Pixabay

Essere sottopagati è meglio che non essere pagati del tutto?
È già un po’ che si discute del tuo aumento di stipendio ma con il virus si è bloccato tutto?

Hai assunto ulteriori responsabilità (che ritieni dovrebbero essere “risarcite”) ma nessuno parla di aumento?
È una leggenda che chiedere un aumento in un momento difficile si rischia di essere licenziati?

Chiedere un aumento può intimidire, anche nei momenti floridi…
figurati in questo momento che stiamo affrontando una pandemia globale, una recessione economica e una trasformazione del lavoro… e non basta……
licenziamenti, blocchi delle assunzioni e tassi di disoccupazione senza precedenti.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"


È facile capire perché prima di “alzare la mano” sarebbe molto meglio riflettere.

Dovresti chiedere un aumento aumento di stipendio in questi tempi difficili?

Chiedere un aumento di stipendio? Paura di apparire avido, ingrato, presuntuoso

L’avidità (ci è stato insegnato da sempre) è un sentimento sbagliato ed è l’origine di tutti i mali.
Dentro di noi si crea un muro e il senso di colpa inizia a serpeggiare.

Abbiamo paura di essere visti dagli altri avidi e presuntuosi.
La modestia è un freno che potrebbe rivelarsi pericoloso.

Troppa modestia ci fa negare, per paura o per essere accettati in gruppo, le nostre capacità.
Ci fa negare di saper fare qualcosa. E così facendo perdiamo grandi occasioni.

Odiamo dover parlare di noi stessi, perché ci sembra di “vantarci”.
Invece, parlare di sé stessi, delle proprie realizzazioni non è boria.
Arroganza o presunzione.

Quando parliamo di un risultato, parliamo di un dato di fatto.
Quando parliamo di come abbiamo risolto un problema, di come abbiamo imparato una nuova abilità o collaborato con il team, stiamo parlando di fatti concreti.

È fondamentale essere pronti ad ammettere la propria bravura.
Proporsi quando è necessario.
 


 
Quando si tratta di negoziazione, le prime domande che devi porti sono:

  • Devo chiedere un aumento?
  • Quando dovrei farlo?
  • Come dovrei farlo?

Prima di lanciarti, poniti delle domande

  • Quanta trasparenza e predisposizione c’è nella tua azienda per quel che riguarda stipendi e bonus?
  • L’intero argomento è spinoso o un tabù?
  • Se ne parla bisbigliando?
  • Eri già in trattative con il tuo capo o le HR per ottenere una promozione o ottenere un aumento?

Alcune organizzazioni hanno creato (volutamente) una cultura che alimenta questa riluttanza a parlare apertamente di compensazione.

Se questo è il caso,
la soluzione migliore è quella di “presentarsi” armati con i fatti e mantenere un approccio focalizzato e diretto.

Le possibilità di successo sono maggiori se ci si prepara punti di discussione oggettivi e basati su dati concreti.

Dovresti chiedere un aumento di stipendio durante la pandemia?

Dipende.
Il timore è sentirsi rispondere …
“È già bello che hai un posto di lavoro”.

D’altro canto, se non chiedi, la risposta sarà sempre e comunque NO.
 


 
Spesso siamo in imbarazzo a parlare con i coordinatori, responsabili HR o direttori,
in particolare chiedere un aumento in tempi così complessi come quelli che stiamo attraversando.

Nonostante tutto anche in questi momenti di crisi …
le persone continuano a trovare nuovi posti di lavoro, ottenere aumenti e promozioni.

Se la crisi ha colpito in vari settori, ci sono però (non poche) nicchie felici e floridi aree in cui la parola “recessione” non si è minimamente sentita.
Anzi.

Ci sono, molte aziende che hanno resistito alla tempesta e stanno andando bene…
per alcune la performance è persino aumentata.

Oltre a ciò, se stai pensando di chiedere un aumento alla tua azienda in questo momento, sono sicuro (salvo che tu non sia un idiota… e non lo credo!)
che tu sia consapevole che una contrattazione sullo stipendio, in questo momento, sia assolutamente adeguata e rispettosa.

Sono certo che non stai pensando di chiedere un aumento di stipendio se la tua azienda ha una proceduta fallimentare in atto.
Ottenere un aumento durante una crisi economica non è cosa-impossibile.

Primi giorni di lavoro: 6 atteggiamenti che possono crearti seri problemi

primi giorni di lavoro

Foto di cottonbro da Pexels

Nei primi giorni di lavoro,
ogni nostro atteggiamento che può essere considerato potenzialmente positivo,
se portato all’estremo, può trasformarsi in negativo.

Gli stessi tratti che rendono una persona forte, quando sono esasperati,
possono portare al fallimento.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Infatti, c’è una linea molto sottile tra successo e tracollo.

La fiducia in sé stessi spinta all’estremo diventa EGO. Arroganza.
La determinazione esasperata diventa testardaggine. Cocciutaggine.
La precisione esagerata diventa perfezionismo irritante.

Ecco 6 atteggiamenti che, se esasperati, possono darti seri problemi i primi giorni di lavoro:

1. Mostrare proattività

Partire “a razzo”:

Spesso voler dimostrare di meritare il nuovo lavoro ti potrebbe far cadere nella trappola di voler impressionare (a tutti costi) capi e colleghi.

Mostrarsi proattivo è una bella cosa (soprattutto i primi giorni di lavoro),
arrivare prima in ufficio e andarsene per ultimo, ma bisogna prestare attenzione a non cedere alla troppa dedizione.

Lavorare troppo esaurirà rapidamente le tue energie.

Se poi, inizi ad arrivare più tardi dopo essere stato iper-presente all’inizio della prima settimana,
i colleghi penseranno subito “Eccolo qua … si sta già rilassando”.

Non mostrare le capacità:

D’altro canto, non puoi aver paura di mostrare tutte le tue abilità.
Nei primi giorni di lavoro, è giusto fare conoscere le tue capacità.

Evita di farti vedere esitante e mal disposto anche se potrebbe essere un tuo tratto caratteriale,
essere discreto e riservato.
 


 

Nei primi giorni di lavoro stai “plasmando” la tua immagine professionale.

2. Disponibilità verso gli altri

Pranzare da solo:

Uno dei più grandi errori che potresti fare i primi giorni di lavoro è quello di pranzare volontariamente da solo. Rischi di mostrare poca disponibilità verso i colleghi.

Prendi subito l’iniziativa di socializzare con i nuovi colleghi.

È un ottimo modo per conoscere informalmente le persone della tua azienda.
Capire meglio l’ambiente.

Essere troppo invadente nella pausa pranzo:

I primi giorni del nuovo lavoro può capitare di mangiare da soli.
Non c’è confidenza, familiarità, ognuno resta sulle sue.
Ci sta.

Non aspettare che siano gli altri a estendere l’invito.

Fai un respiro profondo,
mettiti in gioco chiedi di sederti con un gruppo di nuovi colleghi durante il pranzo.
Fare il primo passo ti farà apparire una persona – oltre che sicura – anche amichevole e disponibile.

Non essere indiscreto.
È giusto cercare di fare amicizia, ma senza esagerare e peccare d’invadenza.

Evita di presentarti al tavolo e sederti con loro senza prima chiedere se puoi unirti a loro.
Assicurati che siano disponibili prima di disturbarli.

3. Parlare di sé stessi

Parlare troppo di sé stessi:

È giusto cercare il dialogo e fare amicizia,
ma non bisogna raccontare subito tutti i dettagli della tua vita privata.
 


 
Non cogliere ogni occasione per agganciarti al discorso e iniziare a parlare di te, delle cose che hai fatto, di quello che ti successo e allora …
… avanti con viaggi, sport che hai praticato, hobby o conoscenze importanti,
solo per apparire più interessante o attraente agli occhi di colleghi o collaboratori.

Riuscirai a impressionare gli altri?
Sembrare più interessante o intrigante?

Non parlare di sé stessi:

I colleghi non ti conoscono e potrebbero farsi un’idea sbagliata.

Raccontare qualcosa di personale i primi giorni di lavoro è basilare per innescare nuove relazioni e farsi conoscere.

Non parlare mai di sé stessi potrebbe essere recepito dai tuoi nuovi colleghi intrigante i primi giorni di lavoro, spocchioso e arrogante dopo un certo lasso di tempo.

4. Look adeguato

Essere troppo elegante:

Non bisogna vestirsi come al colloquio di lavoro.
Ormai sei stato già assunto.

Essere troppo informale/fuori contesto:

Basta conformarsi allo stile aziendale.
Non indossare maglietta e jeans se i tuoi colleghi sono in pantalone e giacca (anche senza la cravatta)

Vestiti come ti piace, ma cerca di adattarti alla cultura aziendale della tua nuova organizzazione.

Sono certo che sul lavoro vuoi essere notato per la tua intelligenza, le tue capacità e il tuo talento,
non certo per il vestito di una taglia più grande, i calzini bianchi, la cravatta che arriva sotto la cintura,
le scarpe consumate o la scarsa igiene personale.
 


 

5. Parlare del tuo vecchio lavoro

Parlare troppo del tuo vecchio lavoro:

Una trappola in cui cadono molti nuovi dipendenti è quella di parlare sempre/troppo dei loro vecchi lavori di lavoro.

Proprio come in una relazione sentimentale,
è meglio non parlare troppo delle tue passate relazioni.

Lascia stare nomi, dati, clienti, gossip, scandali, dicerie, ecc.
Ti danno un’area poco professionale.

Non parlare affatto del vecchio lavoro:

D’altro canto, non puoi neanche nascondere o evitare sistematicamente qualsiasi riferimento del vecchio datore di lavoro.

Sembra che tu voglia nascondere qualcosa. Susciti sospetti.
Sii autentico. Vero nel tuo approccio.

Coinvolgi le persone con la tua onestà e trasparenza. A nessuno piace avere accanto un collega che compiace, finge, indossa una maschera solo per piacere.

6. Consapevolezza dei propri punti di forza

Credersi non adeguato:

Ci sono così tante competenze da mettere sul tavolo,
ogni nuovo incarico sembra un compito impossibile,
ogni incontro con il capo o il titolare può essere quello in cui si viene a scoprire che non sei all’altezza.

Responsabilità scoraggianti. Disagio nel ruolo.
Poche idee.
 


 

Non sapere cosa fare… o a chi chiedere.
Chiedere aiuto per quasi ogni compito assegnato.
Sentirsi inadeguato nel lavoro.

Sentirsi di non essere qualificato, dubiti di te stesso e cominci a “martellare” costantemente la tua fiducia.
I primi giorni di lavoro potresti cadere in questo tipo di pensiero.

Credersi il so-tutto-io:

Sei bravo e capace.
Giovane e rampante. Ma certo!

Attenzione a non essere egocentrico.

Non fare impazzire gli altri con le tue analisi,
e la tua esperienza sul modo in cui si dovrebbe fare-o-non-fare una certa cosa.

Ricorda che la maggior parte dei so-tutto-io sono molto insicuri,
e con tempo vengono scansati dai colleghi in quanto arroganti e fastidioso.

La chiave: segui “l’onda” i primi giorni di lavoro

Chi comincia un nuovo lavoro cerca sempre di essere impeccabile.

Se saprai resistere alla tentazione di impressionare in modo ossessivo, se riuscirai a osservare il tuo ambiente lavorativo, cercando di capire (veramente) come lavora l’azienda, mostrando il tuo genuino interesse per le persone …i risultati saranno potenti!

Meglio, almeno nelle prime settimane,
non esagerare ed evitare sbagli che possano compromettere la tua immagine professionale.

Non devi essere un supereroe.
Evita anche i giudizi affrettati, poiché ci vorrà del tempo prima di capire cosa ti piace/cosa non ti piace del nuovo lavoro.

Occorrono almeno 2-3 mesi per comprendere veramente le dinamiche della tua nuova azienda,
giudicare il lavoro sulla base di quello che accade nelle prime settimane è inutile,
di solito, finisci per ricrederti.

Se ti serve un supporto personalizzato scopri il coaching.

Commettere errori: 13 frasi famose per imparare ad accettarli

commettere errori al lavoro

Foto: Ryan McGuire

Nella vita ci troviamo quotidianamente davanti a scelte di ogni tipo.
Quando si prendono delle decisioni, è facile commettere errori al lavoro.

Non è mai facile ammettere errori al lavoro,
ma è un passo fondamentale per imparare e migliorare te stesso.

L’ammissione di un errore, anche se solo in privato, rende possibile l’apprendimento spostando l’attenzione dall’assegnazione della colpa e alla comprensione.
Le persone sagge ammettono facilmente i loro errori.

Commettere errori al lavoro è naturale quando si ha il coraggio di affrontare argomenti e concetti nuovi,
l’importante è accettarli e capire che fanno parte del gioco.

Ecco le più belle frasi , secondo me, sugli errori che ho trovato sul web scritte da grandi scienziati, filosofi e personaggi che ne hanno capito il vero valore.

“Tutti commettono errori. È per questo che c’è una gomma per ogni matita.”

Proverbio giapponese

“I rigori li sbaglia solo chi ha il coraggio di tirarli.”

Roberto Baggio (dopo il rigore sbagliato in finale con il Brasile)

“Le persone perfette non combattono, non mentono, non commettono errori e non esistono.”

Aristotele


 

 

“Chi evita l’errore elude la vita.”

Carl Gustav Jung

“Un uomo che ha commesso un errore e non lo ha riparato, ha commesso un altro errore.”

Confucio

“Gli errori sono necessari, utili come il pane e spesso anche belli: per esempio, la torre di Pisa.”

Gianni Rodari

“Non interrompere mai il tuo nemico, quando sta commettendo un errore.”

Napoleone Bonaparte

“Gli errori rendono l’uomo amabile.”

Johann Wolfgang von Goethe

“Gli errori sono per la vita ciò che le ombre sono per la luce.”

Ernst Junger


 

 

“Una vita spesa a compiere errori non solo è più onorevole, ma molto più utile di una vita consumata a non far niente.”

George Bernard Shaw

“Più grande è l’impresa più grande è l’errore.”

John Fitzgerald Kennedy

“La vita è troppo breve per prendersela per uno stupido errore.”

Andy Warhol

“Diffidate dalle persone che puzzano di perfezione, che la vita è fatta di sbagli e ferite.”

Anna Magnani

Se davvero vuoi ascoltare gli altri .. non dare suggerimenti!

ascoltare gli altri

Che si tratti di un collega, un partner o uno sconosciuto,
spesso nello stress di una conversazione difficile o di un conflitto non ascoltiamo veramente.
Anche quando pensiamo di ascoltare, siamo spesso presi dal bisogno di avere ragione.
Dare un suggerimento.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"


Spesso pur conoscendo poco la situazione o l’argomento insistiamo nell’offrire consigli, suggerimenti, esortazioni. Facciamo ipotesi, traiamo conclusioni, che potrebbero essere imprecise.
Formuliamo o terminiamo una risposta mentre l’altra persona sta ancora parlando.

La conseguenza sono incomprensioni e interruzioni nella comunicazione.

Un susseguirsi irritante di “Fossi in te…”, “Al tuo posto …”, “Lo dico per il tuo bene …”, “Devi capire che … “.
Gioielli di buonsenso, perle di saggezza … il più delle volte, non richieste!

Mi potresti dire …
“Se ho una buona idea, perché non dovrei dirla?
Solo perché ho un suggerimento, non significa che non sto ascoltando”.

Tuttavia, ciò significa che non stiamo davvero ascoltando tutto ciò che viene detto.

Anche se non stiamo formulando una risposta durante l’ascolto, potremmo ancora pensare ad altre cose, anche se inconsciamente.
“Devo fare la spesa”
“Avrò tempo per inviare quella mail?”
“Spero di non essere in ritardo per il pagamento di quella fattura”

Anche in questi momenti, siamo distratti e non prestiamo la nostra piena attenzione a ciò che viene detto.
Non stiamo ascoltando attivamente.

L’ascolto è un’abilità chiave nella tua capacità di comunicazione.
Imparando ad ascoltare in modo più efficace puoi migliorare la qualità della tua vita professionale e personale.

La prossima volta che ascolti e sei tentato di dare un suggerimento, non farlo.

Invece di dare un suggerimento, riporta la tua attenzione su ciò che l’altro sta dicendo.
Ascolta ciò che è importante, anche se pensi di saperlo già.
 


 

Se ti senti obbligato a rispondere mentre ascolti,
prova a fare domande che aiutino la persona a spiegarsi bene,
piuttosto di dire:
“Beh, devi …”
“E se solo …”
“Sembra che il problema sia …”.

Poni una domanda tipo:
“Qual è la cosa più importante per te in questo momento?”

Ascoltare e dare suggerimenti sono due azioni diverse.

Ci sono momenti in cui è importante offrire suggerimenti e consigli.
Altre volte l’unica cosa da fare è stare zitti e ascoltare.

Quando abbiamo poco tempo o ci sentiamo a disagio nella conversazione è molto allettante identificare subito il (presunto) problema o quale azione dovrebbe fare l’altra persona.
Parlare “troppo presto” può impedirci di avere una visione d’insieme che taglia-di-netto altre opzioni che potrebbero essere più efficaci.

Suggerire riguarda il tuo punto di vista. Ascoltare riguarda il punto di vista dell’altro.

Le persone desiderano essere ascoltate.
Spesso si è tentati di cercare soluzioni il prima possibile.
Quando diamo un suggerimento, stiamo spostando il focus della conversazione al nostro punto di vista.
 


 

Se saltiamo a una soluzione troppo presto, prima di sapere veramente cosa sta succedendo o cosa è importante per le persone, sarà meno probabile che troveremo una soluzione che soddisfi le esigenze di entrambi.

La persona non si sentirà capita e ascoltata.

Offrire un suggerimento è un tentativo di trovare una soluzione.
Se non abbiamo tutte le informazioni,
rischiamo di dare suggerimenti contraddittori.

Non diventare un consulente o un consigliere.
Non iniziare a offrire consigli prima di comprendere appieno il problema o le preoccupazioni del tuo interlocutore.
Sviluppa una mentalità curiosa e aperta. Scopri cosa conta davvero.
Cerca di capire “dove sei” e dove volete andare entrambi.

Una volta che vi “muovete” su un terreno comune, idee e suggerimenti potranno essere ascoltati più facilmente e diventare utili.

Affrontare l’incertezza: il giusto approccio in questo periodo difficile

Affrontare l'incertezza

Foto di Taryn Elliott da Pexels

La recessione si sta insinuando.
I Mercati azionari stanno toccando il punto più basso degli ultimi anni e le aziende stanno iniziando a licenziare.

Non sono in difficoltà solo le multinazionali e le grandi aziende, ma anche il ristorante, il parrucchiere, la palestra sotto casa tua … saranno tempi difficili per tutti.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"


Non dobbiamo restare in stand-by in questi momenti che potrebbero rivelarsi di svolta della nostra vita…

In questi tempi difficili e incerti,
dove la pandemia ha aumentato l’incertezza e ci ha colti impreparati,
ci poniamo sempre più spesso domande importanti su ciò che conta davvero.
Su ciò che vale la pena di fare.

L’incertezza ci spinge a chiuderci a riccio,
a comportarci in modo conservativo in questo “periodo di mezzo”.

“Abbraccia” questo periodo di incertezza

Trovarsi in bilico tra un passato (oramai andato) e un futuro ancora incerto può essere una condizione emotivamente poco piacevole.
Ci sentiamo smarriti, perdiamo la bussola, siamo indecisi tra “resistere” e “mollare”.

Questo tempo di (apparente) inattività è fondamentale perché permette di elaborare molte emozioni,
fare qualcosa di nuovo quando questa crisi sarà finita.

Ricostituire attenzione e motivazione,
integrare ciò che abbiamo imparato, pianificare il futuro,
mantenere l’orientamento e costruire il senso di noi stessi.

“Andrà tutto bene” sono solo parole vuote se non entri nel concreto

Non sdrammatizzare le preoccupazioni. Evita di minimizzare se vuoi affrontare l’incertezza.
Non negare l’evidenza con banali frasi di circostanza.
Non ignorare l’ansia che senti.

Evita di comunicare in modo troppo indiretto, con domande che inducono alla riflessione o all’analisi.
Vai dritto al sodo.
 


 

Se c’è qualcosa che devi dire, dillo, altrimenti meglio tacere!
Devi essere specifico. Diretto.
Concreto.

Oggi più che mai, la strada sarà tortuosa

Oggi più che mai, la strada sarà zigzagante.
Abbraccia questo processo ed esplora il maggior numero possibile di opzioni,
piuttosto che limitarti a una sola.

Sarà un viaggio di esplorazione, ovviamente caotico.
Bisognerà sperimentare, testare e conoscere tutte le diverse possibilità.

Alcune sono concrete e ben strutturate dall’esperienza,
altre sono vaghe e confuse, ancora non sperimentate.

Alcune realistiche, altre pura fantasia.
Alcune ci attraggono, altre ci spaventano …l’importante è valutarle con apertura e buonsenso.

Fai tua la massima di Fred Allen “Cambiare è difficile, non cambiare è fatale.

Il cambiamento fa parte della vita.
E un processo perpetuo.
Nei prossimi anni, aspettiamoci cambiamenti sempre più frequenti e definitivi.

Molto sarà da reinventare.
Sarà difficile reinventare se si prova un’avversione nei confronti del rischio.

Devi “accogliere” il cambiamento… essere pronto a adattarti velocemente.
Non bloccarti:
“Forse lo farò più tardi”
“Che ostacolo! Non riesco a superarlo, andrò da un’altra parte”.

 


 

Non farti prendere dal panico se vuoi affrontare l’incertezza.
Peggiora la tua capacità di concentrazione, blocca la creatività e consuma la tua energia mentale.

Preparati all’azione

Non mollare.
Essere coraggiosi non significa gonfiare il petto. Mostrare il bicipite.

Sorridere forzatamente a tutto ciò che succede.
Si tratta di elaborare emotivamente le paure, per poter andare avanti.
Non lamentarti e commiserarti troppo.

Le continue recriminazioni ti tolgono energie, annebbiano la mente e ti distolgono dal fare la prossima mossa: passare all’azione (quando sarà il momento).

Parlare è facile, soprattutto sul web.
Vivere nello “spazio immateriale” può essere molto facile, spesso anche divertente.

L’azione non deve essere rumorosa per essere efficace.
La tua ambizione e il tuo talento non significano nulla senza l’azione.

Energia, eccitazione e motivazione… non hanno senso se lo slancio non si traduce in azione.

Non preoccuparti dei titoli .. cerca solo di mettere il piede nella porta (dell’azienda).

Cerca di essere disposto a scendere a compromessi sulla posizione di lavoro.
Magari lo stipendio e la mansione non ti soddisferanno completamente.
Dopotutto, devi iniziare da qualche parte.

Non procrastinare se vuoi affrontare l’incertezza

Fai prima le cose difficili. Affronta i problemi. Poniti domande scomode.
Sudati le piccole cose. Concentrati sui fondamenti quando devi affrontare l’incertezza.

Non dirmi che cosa hai iniziato.
Dimmi cosa hai finito.

 


 

Non rimandare a domani.
Procrastinare le cose difficili le rendono ancora più difficili quando dovrai poi affrontare.

Le persone (intorno a te) notano come rispondi alle difficoltà e alle avversità.
Non aspettarti apprezzamenti, se molli subito, non appena le cose si fanno difficili.

Non è quello che succederà, conta solo il modo in cui reagirai

Il modo in cui rispondi alle avversità, rivela il tuo essere interiore.

Fai qualcosa al riguardo. L’unica cosa che conta è … il tuo atteggiamento!
Se decidi di lavorare nel sociale,
aprire un agriturismo nella cascina che hai ereditato oppure se rimani senza lavoro (speriamo di no!) … quello che più conta è il tuo approccio e le tue convinzioni.
Come vedi te stesso e cosa vuoi ottenere.

La domanda che devi farti non è “COSA succede?” ma piuttosto “COME affronto quello che succede?”
Devi trovare dentro di te la forza. E andare avanti.

La perseveranza è la dote che ti permette di andare oltre la fatica e le circostanze… di affrontare l’incertezza.

Meno social + relazioni reali

La tua vita basata solo sui social aumenta la disconnessione tra mente, corpo e spirito.

Finirai per perdere i momenti più importanti.
Piuttosto che connetterti inizia a ri-connettersi con te stesso, immergendoti veramente nel presente.

Passiamo più tempo nel mondo virtuale piuttosto che nel qui-e-ora della vita reale.
 


 

La Rete ci consente di relazionarci con altre persone senza dover affrontare le difficoltà che incontriamo nel mondo reale. Le emozioni, anche le più forti, durano qualche momento. Basta spegnere il PC e i problemi non esistono più.

Purtroppo, così facendo non sviluppiamo “muscoli” per superare le difficoltà relazionali e comunicative che incontriamo nella vita reale. Spero che i rapporti sociali, quelli veri, tornino nelle piazze, nei bar, nei circoli, nelle biblioteche anche perché sono più divertenti di uno schermo e una tastiera.

Utilizzare internet nella maniera migliore, cogliendone e sfruttandone tutte le potenzialità, come semplice supplemento a una vita sociale “normale” nella realtà.

I rapporti personali faranno la differenza, sempre e comunque.

Investi su te stesso se vuoi affrontare l’incertezza

È l’investimento più utile che puoi fare.
La salute fisica, mentale, emotiva e spirituale è fondamentale per vivere una vita significativa e … affrontare l’incertezza.

Devi diventare un partecipante attivo e scendere nella tua profondità emotiva.
È lì che troverai la forza per andare avanti.

Il tempo è la tua risorsa più preziosa.
Dai la priorità a come lo spendi!

Ti pentirai di aver perso tempo nel futuro e nel passato invece che nel presente.
Sfrutta questo momento d’incertezza per vivere una vita più appagante!

La paura del futuro: 12 verità da accettare per sentire meno ansia – 2

paura del futuroFoto di Patrice Audet da Pixabay

6. Accetta che sono molto le cose su cui non hai controllo

La vita è incredibilmente imprevedibile,
una sorpresa continua.

Ti rendi conto che la stra-grande maggioranza delle cose sono totalmente fuori dal tuo controllo?

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"


Non sprecare il tuo tempo,
le energie e le tue capacità nel regolare cose che sono di là del tuo controllo.
È il modo migliore per attrarre frustrazione e delusione.

Più cerchi controllo, più costruisci ansia e paura.
Non avrai mai il controllo su quello che accade.
È come voler fermare il mare con le mani …

Non credere che se tutto andrà come hai pianificato,
se tutti faranno quel che pensi, allora sarai felice.

Meglio concentrarsi sulle cose che puoi cambiare,
accettare (avere la consapevolezza) di ciò che va oltre il tuo controllo.

Lasciare andare è un atto di fede perché permette alla vita di svelarsi. Di non avere paura del futuro.
Lasciar andare libera, purifica, migliora.
Lasciare andare è leggerezza!

7. Accetta che ad alcune persone non piaci… e non piacerai mai!

Alcune persone sono naturalmente negative e difficili da accontentare.
Giudicano e criticano. Lo fanno per sentirsi meglio.
Fa parte della condizione umana.

È un modo per aumentare temporaneamente la loro autostima.

Non puoi farci nulla.
Quando cammini, le persone ti noteranno e ti giudicheranno in base a ciò che indossi.

È impossibile accontentare tutti.
Qualunque cosa tu faccia/dica, è probabile che qualcuno si sentirà disturbato.

Volere essere approvati e amati è naturale.
Avere paura della disapprovazione può rendere la vita difficile.
Non accontentare tutti però può essere liberatorio.

Quando cerchi di accontentare tutti, ogni volta che cerchi l’approvazione di qualcun altro,
un piccolo frammento di TE muore.

Più cerchi l’approvazione … meno attrai le persone.
Le persone non sono affascinate da chi si sforza di piacere e alla fine non riesci a compiacere l’unica persona che conta di più … te stesso!
 


 

8. L’importante non è cadere .. ma rialzarsi

“Non giudicatemi per i miei successi ma per tutte quelle volte che sono caduto
e sono riuscito a rialzarmi.”
Nelson Mandela

La vita è tutt’altro che semplice! Dicevo all’inizio del post …

Hai vissuto, come tutti, delusioni, fallimenti e dispiaceri. Progetti e desideri che si sono sgretolati all’improvviso, sogni che si sono frantumati e desideri che si sono rilevati irrealizzabili.

E accadrà ancora…

Accettarlo, ti permette di vivere le gioie della vita,
apprezzare in pieno tutte le sue sfaccettature, dolori compresi. Avere meno paura del futuro.

Ogni fallimento è una tappa verso il successo.
Sapersi rialzare, scrollarsi la polvere di dosso, è fondamentale per la tua crescita personale e professionale.

9. Accetta il fatto che non potrai essere SEMPRE felice

Quando sei triste,
pensi che tutte le altre persone siano felici, vivano meglio e sorridano sempre.

In realtà la felicità non è né continua né immutabile.
Non esiste la contentezza perpetua.
Anche quando sei felice, guardi solo il lato positivo della vita,
accadrà qualcosa che ti scuote e ti procurerà dispiacere.

Accetta di provare (anche) le emozioni negative. Accetta di avere paura del futuro.
È nel “ciclo naturale delle cose”. Nulla è permanente, né tristezza né felicità.
Ogni situazione è neutra fino a quando non le diamo un significato con le nostre emozioni.

La felicità arriva sempre dopo essere “sopravvissuto” alle emozioni negative.
A volte, si presenterà per farti sapere che sei un umano,
che stai sperimentando la vita attraverso le emozioni.
 


 

10. Accetta che la comodità ha il suo prezzo

Diciamolo … ti sei accontentato!
Hai deciso di vivere al di sotto le tue capacità.
Anche se hai preparazione. Competenza.
Esperienza.

Potresti meritare di più. Lo sai …
Hai soffocato la voce dentro di te … che ti invita a osare, lanciarti.
Che ti dice “Beh…tutto qui quello che sai fare!”

Hai smesso ancor prima di cominciare. Hai preferito restare nella tua zona di comfort.
“Non essere disturbato”. E così diventi prevedibile. Scontato.
Soporifero.

Se quando vai a dormire la sera ti senti insoddisfatto e frustrato accetta che la comodità del tuo letto ha il suo prezzo. Eh, sì… il fuoco si è spento!
Se lo accetti … avrai abbassato il tasso di delusione e stress.

11. Accetta che spesso sei tu il tuo peggior nemico

La crescita personale di ognuno di noi inizia con la consapevolezza che il problema (se di problema si tratta) non è “esterno”.

Prima di voler gestire gli altri devi saper gestire te stesso.
Devi avere coscienza di essere al centro di tutte le tue complicazioni, frustrazioni e fallimenti.

Spesso sei TU la persona più rigida, testarda, esigente, permalosa.
Il tuo peggior critico. Quello che non ti concede il minimo errore.
Non perdona il più piccolo sbaglio.

Quello più inflessibile.
Quello che non vuole cambiare, ma il cambiamento lo esige, lo pretende,
lo reclama negli altri.

Sei sempre TU quello non conosce i suoi punti di debolezza, che non sa gestire le attese e le frustrazioni.
Non conosce cosa-funziona e cosa-non-funziona per sé stesso.
È qui che devi concentrare i tuoi sforzi.

12. Accetta l’imprevisto

Mettilo in agenda.
Organizza la tua giornata e pianifica con metodo ma non lo farlo in modo maniacale e dettagliato!
Lascio uno spazio per l’imprevisto, anche se non sai cosa!
C’è sempre la possibilità che l’imprevisto ti attenda dietro l’angolo.

Adoriamo la certezza ma viviamo in un mondo dove di certo e sicuro c’è ben poco.
Non ti sembra assurdo?

La vita non è certa.
La certezza non esiste, il mondo è incerto per sua natura.

Che piaccia o no … accade l’imprevisto. L’inaspettato.
Spesso, le cose migliori sono quelle impreviste perché prive di aspettative.
Le strade più panoramiche e spettacolari sono le deviazioni che non volevi prendere.

L’unica certezza è … l’incertezza,
accettarlo rende la tua mente più flessibile e diventi più forte a livello emotivo.
Avrai meno paura del futuro.

La paura del futuro: 12 verità da accettare per sentire meno ansia – 1

la paura del futuro

Foto di Patrice Audet da Pixabay

Questo periodo di pandemia Coronavirus,
incertezza economica e leadership incompetente sta provocando una profonda agitazione nella nostra mente. Abbiamo più tempo per fermarci e riflettere.

Nessuno uscirà immutato da questa esperienza.
Gli eventi del 2020 segnano una transizione che continuerà ad avere un impatto su di noi per i decenni a venire. È facile perdersi dell’incertezza. La paura del futuro.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"


Ora però non è il momento di immobilizzarsi, è ora di svegliarsi.
Devi confrontarti con verità scomode che preferiresti ignorare.

In questo periodo strano,
in questo momento di confusione, in cui nulla sembra essere sicuro …
la riflessione può essere una buona cosa!

Ci sono 12 verità scomode che sarebbe meglio accettare per sentirti meno ansioso:

1. La paura del futuro? Accetta che la vita non è giusta

Spesso la realtà ci ricorda che la vita non è giusta.
La giustizia è solo un’invenzione umana.
Abbiamo creato il concetto che la vita dovrebbe essere giusta.

Ci risulta difficile accettare la realtà,
perché desideriamo illuderci che tutto debba seguire regole ben stabilite.
Se fai il cattivo sarai punito, se fai il bravo e segui le regole sarai ricompensato.

Questa logica ci trasmette una sensazione di sicurezza, così sappiamo a quali conseguenze andremo incontro con nostri comportamenti.
Ci fa sentire più sicuri e fiduciosi ma quando constatiamo che non si applica sempre,
ci sentiamo molto delusi e frustrati.

Quando vedi persone attorno a te ricevere la promozione con meno competenze e meno esperienza di te, come fai a non chiederti “Perché loro sì e io no?”.
E questo introduce la prossima verità scomoda …
 


 

2. Accetta che spesso non hai la risposta.. è meglio così!

A volte non avrai mai le risposte …
Hai sempre pensato che ci fosse una ragione di fondo.
Devi imparare a lasciare andare alcune cose, senza trovare una ragione. Un PERCHÉ.

A volte hai vinto … senza averne merito.
Altre volte hai perso… senza averne colpa.

Altre volte ti è arrivata una randellata tra capo-e-collo che ti ha lasciato frastornato.
Disorientato.
Pensavi di aver le risorse per rialzarti, di avere tutte le risposte e invece … eccoti ancora al punto di partenza!

Perché capitano tutte a me?
Perché non ci riesco?
Non ce la faccio?

A tutte queste domande si tende a rispondere con argomentazioni d’impulso che non trovano riscontri concreti nella realtà. Magari rispondi “Perché non sono capace” oppure “Perché non sono una persona valida” e così via…

Risposte non reali dettate dallo sconforto e dal momento di difficoltà.

3. Accetta che se non hai talento devi pedalare .. e pure tanto!

Non so se l’hai capito …
Se (come me) non hai capacità eccelse, intelligenza superiore, bellezza, talento
ce non sei baciato-dalla-fortuna, devi lavoro tanto.
Lavorare duro.

Attaccare giorno dopo giorno …
Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada. Grinta, perseveranza e passione per raggiungere obiettivi a lungo termine.

Devi saper resistere a distrazioni momentanee e tentazioni,
al fine di raggiungere il tuo traguardo.

Fondamentale è la capacità di resistenza,
perseguire gli obiettivi nonostante i continui “no”,
ristrutturare le sconfitte e i fallimenti che per tua natura normalmente attirerai (come canta Battiato nella canzona “La cura”).
 


 

4. Accetta di non poter cambiare nessuno..solo te stesso!

“Tutti pensano a cambiare il mondo,
ma nessuno pensa a cambiar sé stesso.”
Lev Tolstoj

Come coach lo so perfettamente…
il cambiamento si può solo stimolare. Incoraggiare.

Puoi indicarlo, influenzarlo ma non puoi cambiare le altre persone: i genitori pensano di cambiare i figli, il partner pensa di cambiare il compagno, ecc…

È impossibile cambiare gli altri.
Oltremodo è irrispettoso.
Ti piacerebbe se qualcuno provasse a cambiarti contro la tua volontà?

Le persone cambiano solo quando sono loro a volerlo.
Cambiare è un processo impegnativo e faticoso. Non si fa mai per far piacere ad un altro… ma solo quando se ne sente il bisogno pressante.

5. La paura del futuro? Accetta il fatto che il futuro è imprevedibile!

Accetta la situazione in cui ti trovi.
Non sei altrove, se non qui. Il presente è l’unica realtà che esiste.
Il passato è nella tua memoria e il futuro nella tua immaginazione.

Non serve chiedersi cosa può succedere. Avere la paura del futuro.
Le domande sul futuro non ti portano da nessuna parte. Creano solo preoccupazioni e ansia per il futuro.
Non esiste se non nella tua immaginazione e nei tuoi desideri.

È bello avere un desiderio e vivere per un obiettivo. Ma è più bello …
godere del presente perché è l’unico momento che esiste.

Non ci sarà la paura del futuro, pensieri ansiosi se vivessi qui-e-ora invece che da qualche altra parte.
Vivere nel presente è l’unica cosa che è possibile.
Quindi, l’imprevedibilità del futuro.

Il futuro è imponderabile e non dovresti preoccuparti.
Dovresti trovare la bellezza vivendo il momento presente.

Cosa dire a qualcuno che sta attraversando un momento difficile

momento difficile

Foto di Engin Akyurt da Pixabay


La vita durante la pandemia COVID-19 non è facile.
Per nessuno.

Ci sono buone probabilità che anche tu abbia un collega, un amico o un conoscente che sta attraversando un momento ancora più difficoltoso.
Perdita di lavoro, solitudine, problemi economici, rapporti in crisi, malattia o morte di una persona cara.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"


Di fronte a qualcuno che sta attraversando un momento difficile,
il primo istinto potrebbe essere quello di sentirsi a disagio e non dire nulla.
Per paura di dire qualcosa di sbagliato.
Infatti, in queste situazioni, consigli, aneddoti e frasi fatte possono fare più male che bene.

Però quando qualcuno sta attraversando un momento difficile,
dire qualcosa è decisamente preferibile che non dire niente.
Dire la cosa errata, con buone intenzioni, è sempre meglio che tacere.

In un momento difficile il proposito è più importante delle parole

Proprio come il nostro istinto rileva la falsità,
possiamo anche notare la gentilezza.

La tua intenzione, la tua empatia e la tua genuinità contano molto di più delle tue parole.
Le tue parole saranno dimenticate, ma la gentilezza e il calore saranno ricordate.
Apprezzate.

Un semplice “Mi dispiace tanto ” può essere il miglior sentimento che puoi offrire.
Esprime empatia e genuino interesse, che spesso è ciò di cui la persona ha più bisogno.
È immensamente importante e spesso di grande conforto.

Quando qualcuno sta attraversando un momento difficile, concentriamoci meno sul dire la cosa giusta. Piuttosto riconosciamo empaticamente la difficoltà della situazione.
Gli amici non sono solo quelli con cui condividiamo momenti divertenti.

Chiedi il permesso

  • “Preferisci stare da solo in questo momento o vuoi un po’ di compagnia?”
  • “Vuoi parlarne?”

Magari la persona si rende conto che non vuole parlarne, o lo farà in un momento successivo,
per ora preferisce restare da sola oppure concentrarsi sulla difficoltà.

Chiedi cosa preferisce e fai esattamente quello che dice.
 


 

Offri il tuo supporto in questo momento difficile

Non sempre saprai cosa dire a qualcuno che sta attraversando un momento difficile.
Non è qualcosa che facciamo spesso.

  • “Se hai bisogno di un riferimento, aiuto o qualcosa d’altro, fammelo sapere. Sarò felice di aiutare!”

Un collega potrebbe attraversare un momento difficile perché (per esempio) è stato licenziato inaspettatamente. Ci sono buone possibilità che tu possa aiutarlo fungendo da riferimento o presentando il CV del tuo collega a persone che conosci di altre aziende.

Offrire aiuti pratici farà sentire molto meglio la persona.
Chiedi e ascolta con attenzione:

  • “Come posso supportarti al meglio in questo momento?”
  • “Vuoi dirmi di più su cosa sta succedendo?”
  • “Mi dispiace davvero sentire che ti senti così in questo momento”
  • “Se vuoi dirmi di più, sono qui per ascoltare”

Sii specifico

  • “Fammi sapere cosa posso fare per aiutarti?”

È l’affermazione più comune quando qualcuno sta attraversando un momento difficile. Il proposito è senza dubbio positivo ma offrire un aiuto specifico può essere ancora più prezioso.

Ecco alcuni semplici esempi:

  • “Sono al supermercato. Cosa posso portarti? “
  • “Stasera dopo il lavoro passo in farmacia per prendere delle pastiglie per mio padre. Hai bisogno di qualcosa? “
  • “Ho del tempo libero questa settimana. Se vuoi, posso venire da te lunedì o venerdì pomeriggio? “

Queste proposte tolgono la persona dall’imbarazzo e dall’onere di dover chiedere un piacere.
Deve semplicemente accettare la tua gentilezza.
 


 

È un momento difficile: Non parlare – ascolta

È fondamentale ascoltare in modo attivo.
Significa ascoltare  in modo totale, non ascoltare per rispondere.

Non è che condividere i tuoi pensieri non sia utile … solo che è così facile dominare la conversazione senza nemmeno rendersene conto. Evita:

  • “Le cose andranno meglio”
  • “Non dovresti sentirti così male”
  • “Stai reagendo in modo eccessivo”
  • “Non è così male come pensi”

Resisti all’impulso di dire “Capisco” o di condividere la tua versione di un’esperienza che sembra simile.
Non prendere spunto dall’altro per raccontare di te:

  • “So bene cosa provi. Anche a me è successo che …” ….
  • “E io cosa dovrei dire che … “.

Sei partito bene, con una buona intenzione. Purtroppo, adesso sei partito per la tua tangente. Stai parlando al posto dell’altro, hai preso spunto dalle sue parole e delle sue opinioni per parlare di te e dei tuoi problemi.

  • “Sono così esausto in questi giorni”
    “Anche io. Ultimamente non ho dormito affatto bene. Infatti, anche io stanotte …”

Non far deragliare la conversazione parlando della tua esperienza.

Non offrire consigli non richiesti

Non provare a risolvere il problema. Non suggerire soluzioni.
Almeno non ancora.
Ciò di cui quella persona potrebbe avere bisogno è solo sentire la tua presenza e disponibilità.

  • “Vuoi i miei pensieri/consigli su questo? Vuoi parlarne/sfogarti? Sono qui per te in ogni caso.”

Questa è una buona opzione se la persona non ti sta dicendo di cosa ha bisogno in questo momento, o se tendi a dare consigli.

Prova semplicemente ad ascoltare.
Non cercare di far cambiare idea.
 


 

Non interrompere

Non interrompere e non “andare sopra”. Ascolta attentamente. A nessuno piace essere interrotto nel mezzo di un discorso. Inizia a parlare solo quando l’altro ha completato la sua frase.

Evita di trarre subito le tue conclusioni.
Non interrompere con le tue conclusioni o deduzioni. Presume di aver compreso e anticipa continuamente le tue idee e concetti.

Non c’è niente di più frustrante (e irritante) essere interrotti.
Vedere la nostra problematica poco ascoltata o fraintesa.

Non fare troppe domande in un momento difficile

Fare troppe domande chiarificatrici può effettivamente intralciare la condivisione.

  • “…e poi cosa è successo?”
  • “…ma quando ti hanno detto X tu cosa hai fatto esattamente?”
  • “…e tu cosa gli hai risposto?”

Chiarire cosa-è successo potrebbe essere importante nel lungo termine,
ma di solito non hai bisogno di conoscere i fatti specifici per confortare qualcuno.

Questa conversazione riguarda come si sente la persona,
non i dettagli di ciò che è accaduto.

Invia un SMS o un WhatsApp

Spesso pensiamo di essere troppo invadenti.

Se non sei sicuro di come esprimere il tuo sostegno,
ricorda che un messaggio o una chiamata sarà sempre apprezzata.

Non aspettarti una risposta.
Almeno non nel breve periodo.
 


 

Nel caso di una persona che hai poca confidenza

  • “So che non posso fare molto. Cosa hai bisogno da me? Cosa posso fare?”
  • “Ti spiego come ci occuperemo del tuo lavoro mentre sei via. Non ti preoccupare”

Non importa quanto bene conosci qualcuno,
potrebbe essere un collega che sta attraversando un momento difficile, alle prese con una malattia o con una sfida personale, che potrebbe essere costretto a “staccare” dal lavoro per un periodo di tempo.

Il tuo collega potrebbe preoccupassi e chiedersi chi si occuperà del suo lavoro.
Puoi coordinandoti con i colleghi e mostrarli come avete suddiviso le sue responsabilità, sino al suo ritorno.
Rassicurarlo che tutto è sotto controllo.

Oltremodo, una persona che conosci sta vivendo l’esperienza di vita molto simile alla tua (potrebbe essere una malattia o un licenziamento inatteso) ha senso contattarla per chiederle se vuole condividere questa esperienza di vita difficile:

  • “So che non ci conosciamo molto bene, ma ho vissuto un’esperienza molto simile e, se mai avessi bisogno, avrei molto da condividere”.

Ogni situazione, come ogni persona, è unica

Alcune persone non sono a loro agio nel chiedere supporto o un aiuto,
quindi fare/dire qualcosa di gentile e premuroso spesso è la cosa migliore.

Potrebbe trattarsi semplicemente di portare la spesa
Accompagnare i figli a scuola.

Le stesse parole di sostegno possono essere apprezzate un giorno e detestate un altro.
Non esiste una soluzione valida per tutti per cosa dire/non dire.
Può dipendere da molte cose.

In caso di dubbio, l’approccio più gentile ed empatico è semplicemente chiedere cosa è necessario.
Un semplice “Vorresti parlarne o dovremmo discutere di qualcos’altro” può fare molto per mostrare partecipazione e interesse.

7 caratteristiche che indicano una personalità forte

personalità forte

Foto di Fifaliana Joy da Pixabay

In un mondo dominato da insicurezze e paura, pochi si distinguono dalla massa.
È una caratteristica rara che non è facile possedere.

La personalità forte non è legata al voler essere o apparire.
Non vuole vincere, almeno non necessariamente.
Non vuole essere condizionata o sfruttata.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"


Quando le persone incontrano una forte personalità, non capiscono subito con chi hanno a che fare.
Alcune persone rimangono turbate. Altre pensano che voglia dominare. Altre ancora pensano che sia scortese. Troppo diretto. Ma non è la verità.

A volte la persona forte potrebbe sembrare intimidatoria…
ma è solo a causa della manifestazione esteriore della sua fiducia interiore. Il non-ricercare convalide all’esterno.

Sei una persona forte? 7 caratteristiche che indicano una forte personalità:

1. La personalità forte non sopporta le scuse

Le cose nella vita non vanno sempre come vorremmo. La personalità forte non tollera le scuse. Le giustificazioni fanno perdere tempo, sono ostacoli, rallentano propositi e obiettivi.
La persona forte è concreta. Agisce, con umiltà ma anche con determinazione.

Lavora sodo ogni giorno, quando qualcuno presenta una scusa, sa ascoltare ma non è disposta ad assistere persone che perdono tempo a lamentarsi e procrastinare. Preferisce concentrarti su ciò che può fare per risolvere una situazione,  su come superare gli ostacoli.

Una forte personalità, respinge l’idea di perdere tempo prezioso piagnucolando o lamentandoti “Perché io?” o “Sono così sfortunato”.

È orientata all’azione. Preferisci concentrarsi sulle cose-da-fare.

2. Non tollera le chiacchiere banali

“Chiacchiere, pettegolezzi e spazzatura è ciò che la gente vuole,
non l’azione…”
Soren Kierkegaard

La personalità forte non ama la conversazione banale. Odia le chiacchiere. Le chiacchiere permettono a due persone di avere conversazione senza realmente conoscersi.
L’emozione è scoraggiata. L’autenticità scompare.

È uno scambio vuoto e prevedibile, con risultati scontati.
 


 

La persona forte si sente a disagio, non ama le mezze verità né le mezze bugie.
Tantomeno le conversazioni negative e superficiali.

Se hai una forte personalità, è probabile che sei più interessato alla profondità e al significato. Non vuoi perdere tempo a parlare di cose che non ti importano più di tanto, quando la tua energia potrebbe essere spesa in modo più efficace.

Potresti sembrare serioso e bacchettone. Ma non è vero!
Sei semplicemente a disagio con convenevoli senza senso. C’è sempre tempo per una conversazione semplice e divertente che alleggerisca l’umore.

3. Dice quello che pensa

“Nel tempo dell’inganno universale
dire la verità è un atto rivoluzionario.”
George Orwell – “La fattoria degli animali”

Viviamo in un mondo fatto di apparenza, di inganni e di rapporti umani di circostanza dove è difficile dire quello che si pensa.
Perché dire la verità serve audacia e si viene etichettati come persone non conformi?
Perché quello che dovrebbe essere un pregio, in realtà diventa “scomodo”?

Dire quello che si pensa è spesso considerato poco opportuno soprattutto se non coincide con il “pensare comune”.
Dire quello che si pensa richiede coraggio. Pretende onestà intellettuale.
La personalità forte disprezza i bugiardi (sempre con il rispetto dell’altra persona).

Dire sempre la verità al di sopra dei nostri pensieri, dei nostri giudizi e delle nostre opinioni… non è per tutti!

Dire la verità a volte può fare male. Causare dispiacere, ma può aiutare a far crescere la persona che abbiamo davanti. Le permette di adottare una nuova prospettiva. Le consente di maturare e migliorarsi.

La persona forte non ha paura del confronto quando ci sono problemi da risolvere o se qualcuno è stato offeso. Non ha mai paura di esprimere la sua opinione.

4. Prende l’insicurezza come un’opportunità

“La fortuna non esiste:
esiste il momento in cui il talento incontra l’opportunità.”
Lucio Anneo Seneca

L’insicurezza (a volte) è un’opportunità.

La personalità forte ha imparato dalle avversità.
È capace di superare questo limite per raggiungere i suoi obiettivi.
 


 

Ha imparato dall’insicurezza. Trova opportunità dove gli altri non ne vedono.
Riesce a superare le avversità e il dolore, imparando dalle esperienze negative del passato.

Le difficoltà diventano così opportunità per crescere. Imparare in modo da poter andare avanti invece di impantanarti nella negatività. Sopravvivere (e crescere) quando i tempi si fanno difficili.

Le lezione della vita ci danno strumenti per avanzare senza timore ma sapendo bene “ciò che non si è disposti ad accettare”.

5. La personalità forte non ha bisogno di piacere a tutti

Per ottenere l’accettazione altrui, alcune persone sono disposte a falsificarsi, sviare il loro cammino o assumere atteggiamenti accondiscendenti. Questo non accade a una personalità forte!

La personalità forte non ha bisogno di attenzione.
Non perde tempo a chiedere di essere notata. Sa che l’attenzione è superficiale e fugace.

La persona forte sa che poche cose generano tanta frustrazione e sofferenza come voler compiacere tutti, come cercare di essere accettato da tutti. Ha la massima fiducia in se stesso e non sente mai il bisogno di fare di tutto per compiacere o impressionare gli altri.

Lascia parlare il suo lavoro e le sue azioni. Mostra il suo vero valore.
Non ha tempo o energie da sprecare per le persone che vogliono solo che siano sempre d’accordo con loro.

Tratta le persone intorno a se con rispetto ma non asseconda il suo ego.
Le personalità forti non sono amate da tutti perché spesso non vengono comprese.
Dietro la determinazione esiste una parte sensibile che ha imparato dalla vita ciò che vuole.

6. Non sopporta l’idiozia e la superficialità

“Non perdere tempo a discutere con gli sciocchi e i chiacchieroni:
la parola ce l’hanno tutti, il buonsenso solo pochi.”
Catone il Censore

Una personalità forte è attenta, premurosa e ben informata.
Si irrita profondamente quando le persone fanno commenti o esprimono giudizi repentini, delle quali non comprendono nulla se non a un livello superficiale.
 


 

La persona dal profilo forte e resistente non tollera la superficialità, l’egoismo.
Dà valore alle cose importanti, quelle che non le fanno perdere tempo e che le apportano benessere.

Utilizza la sua conoscenza per influenzare le persone. Le incoraggia a pensare e considerare attentamente quello che dicono, prima che esca dalla loro bocca.

7. La personalità forte è realista e decisa

Ha un senso della realtà molto solido.
A volte è un po’ troppo diretta, si pone degli obiettivi molto chiari ma ha senz’altro ha i piedi ben piantati a terra.

Una personalità forte non si lascia ammaliare dalle sirene della fantasia.
È riflessiva. Coglie l’essenziale di una situazione o di una persona e le traduce in azioni. Da questa fondamento agisce senza perdersi troppo nei dettagli. Più che pensare come potrebbero-essere le cose, si preoccupa di vedere come-sono.

Non ama i giri di parole e le mezze misure. Preferisce testarle nei fatti piuttosto che farlo mediante proiezioni mentali. Preferisce valutare la validità dei suoi progetti sul campo. Non col pensiero.

È capace di cambiare direzione quando la realtà mostra che sta percorrendo la strada sbagliata. Non si attacca troppo al modo ma piuttosto all’obiettivo che si è proposto di raggiungere.

7 blocchi che frenano la tua crescita professionale

la crescita professionaleFoto di giselaatje da Pixabay

Non importa che lavoro fai o in quale ambito operi,
crescere professionalmente vuol dire possedere qualità morali e valori etici.
Fare ciò in cui credi veramente o ritieni giusto, anche se è impopolare, faticoso o scomodo.

Vuol dire coerenza tra azioni, valori, metodi, principi e risultati.
La crescita professionale viene da chi sei, non solo da quello che dici o fai.

Vuol dire fare-la-cosa-giusta a prescindere le circostanze.
È più che essere onesti.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"


Si tratta di uno stile di vita impostato verso l’eccellenza professionale e morale.
Se sei fiducioso hai fede nelle tue capacità e nelle tue conoscenze. Non hai bisogno di spingere gli altri verso il basso per emergere. Guadagna la fiducia della gente con la tua forza interiore.

Ecco 7 blocchi che cementano la crescita professionale. Mostrano che prima di essere leader devi ancora crescere come individuo:

1. Il bisogno di essere amati e riconosciuti

Come la maggior parte delle persone,
anche tu desideri essere tenuto nella giusta considerazione.

Per questo ti offendi facilmente,
reagisci in modo sproporzionato a una parola o un gesto.
A mente fredda, poi ti rendi conto di aver amplificato le tue sensazioni

Le nostre ferite e le nostre mancanze ci danno la percezione che gli altri vogliano ferirci, umiliarci o sminuirci. Questa certezza ci costringe in un costante stato di suscettibilità che si ripercuote sulle nostre relazioni. Nessuno ci offende, siamo noi che decidiamo di sentirci offesi.

Non abbiamo il controllo sulle parole o sul comportamento altrui, l’unica scelta che possiamo controllare è decidere come reagire. Per questo motivo, dobbiamo abituarci a non reagire in modo sproporzionato, a lavorare su noi stessi, scegliendo di non sentirci offesi.

Se pensi che qualcuno ti abbia ferito o umiliato … non fare supposizioni. Non dare per scontate cattive intenzioni che in realtà (forse) non esistono. Chiedi. Mostra più flessibilità.

Se vuoi eviterà conflitti interpersonali, non soppesare con pignoleria le parole e i gesti delle persone con cui interagisci.
 


 

2. Parlare sempre di se stessi

Sei diventato così bravo che riesci a cogliere ogni occasione per parlare di te, delle cose che ti sono successe, i viaggi che hai fatto, sport e hobby praticati, le conoscenze importanti che hai…
solo per apparire più interessante o attraente agli occhi di colleghi o collaboratori.

Pensi davvero che, così facendo, riuscirai a impressionare gli altri e sembrare più interessante o intrigante?
Una cosa è certa, alla lunga diventi scontato, pesante e spingi gli altri a evitarti.

Non sminuire gli altri per metterti in luce,
per apparire migliori di quello che sei.

Imposta la tua carriera sul talento, la volontà e la competenza!
Anziché parlare sempre di te, cerca di dimostrare sul campo il tuo valore e porta pazienza.
Vedrai che la tua costanza sarà premiata.

3. Essere gelosi di quelli che “riescono”

Hai paura del talento degli altri. Sei geloso di “quello bravo”.
Non sopporti che qualcuno “riesca” perché dimostra di valere più di te.
Hai paura di essere sminuito.

Non alimentare le tue paure con pensieri ossessivi.
Se nutri la mente di “pensieri-negativi” entri in un circolo vizioso che porta ad immaginare sempre il peggio.
Un po’ alla volta, inizierai a crederci… e succederà davvero!

Non dare peso alle malelingue. Non controllare i tuoi colleghi o collaboratori. Una relazione sana si basa sulla fiducia, senza sicuramente fallirà.
Non credere di poter tenere a distanza tutte le minacce o tutti gli “avversari”.

Ci sarà sempre qualcuno migliore di te… su varie scale di valori.

4. Non dire mai “Ho sbagliato” non favorisce la crescita professionale

Le tue idee sono sempre le migliori.
Sono sempre gli altri a non-capire. Valuti o giudichi ancora prima di conoscere-i-fatti. Le tue frasi iniziano sempre con “No, Ma, Non è giusto…”. Se fai di tutto per avere ragione…sei arrogante.
Non puoi accettare di sbagliare!

Fai di tutto per avere ragione.
Ritieni che il tuo contributo sia il più importante.
E se qualcuno non è d’accordo, lo vedi come mancanza di rispetto.
Un attacco personale.

Se tu fossi una persona -davvero- sicura di te non avresti paura di ascoltare.
Discutere e confrontare le opinioni di chi la pensa diverso da te.
 


 

5. Non accettare feedback blocca la crescita professionale

Walter (operations manager di una ditta farmaceutica) quando dà un feedback ai suoi collaboratori si definisce … geniale, premuroso e potenziante. Quando li riceve (dal suo capo diretto), li bolla subito come irrilevanti e inutili.

La persona sicura accetta critiche costruttive. Sa che può sempre migliorare.
Non deve sempre dimostrare di avere ragione. È flessibile e non sente il bisogno che le cose vengano sempre fatte a modo suo.

La persona arrogante, invece, ha difficoltà ad accettare feedback.

Non adottare l’approccio “tutto deve essere fatto a modo mio”.
Guardati allo specchio. Vediti per quello che sei veramente.
Se vuoi potenziare la crescita professionale … fai un passo indietro e rivaluta la tua predisposizione al feedback.

6. Non sapere ridere di se stessi

L’umorismo “fa sangue” e fa vivere meglio.
L’autoironia è potente. Ridere di noi stessi aiuta a sbollire la rabbia,
favorisce in modo significativo tutto il nostro benessere psicologico.

Le persone autoironiche hanno una buona autostima, non sono inclini alla depressione.
Vivi con più leggerezza, libero dai giudizi degli altri.

Accettati per quello che sei veramente.
È il modo migliore per volerti bene. Impara a ridere di te stesso.
Aiuta la crescita professionale!

7. Lamentarsi costantemente frena la crescita professionale

Il lamento non cambia la realtà ma dà una gratificazione immediata.
Quando un nostro bisogno è frustrato, quando le cose non vanno come vorremmo, proviamo malessere.
Lamentarsi è un modo per diminuire tale disagio. Allevia la frustrazione. Ci fa stare un po’ meglio.
Almeno nel breve tempo.

Se utilizzi costantemente il lamento per anestetizzate le situazioni frustranti, rinforzi i pensieri negativi, diventa sempre più un comportamento automatico, fuori dal tuo controllo.
E poi … la situazione di cui ti lamenti rimane invariata.

Lamentarsi crea dipendenza ed assuefazione.
Più ti lamenti, più tenderai a lamentarti.

Se ti limiti a lamentarti senza passare all’azione (non modificando la realtà) otterrai solo un calo di energia e una moltitudine di emozioni negative.