Gestire un collaboratore difficile con l’autorevolezza di un grande leader -parte 2

un collaboratore difficile

LEGGI ANCHE > la parte 1.

5. Uscire dal tuo ufficio

Esci fuori a pranzo o per un caffè.
Il tuo ufficio, l’ufficio del capo può essere un luogo minaccioso e intimidatorio per il tuo collaboratore/trice.

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Vai su un terreno “neutro”,
mettiti sullo stesso livello del tuo collaboratore.
Mostra che non sei intimorito a uscire dal tuo contesto.

Il tuo collaboratore ti vedrà come qualcuno con cui si può parlare e non solo come il responsabile “in carica”.

6. Andare al colloquio con il proposito di ascoltare davvero

Quando vai a un colloquio con il proposito di ascoltare davvero,
la conversazione prende un’altra direzione.
Credimi.

Il dialogo è un’opportunità,
un’occasione per conoscersi meglio,
non si crea la paura di dire la cosa sbagliata,
la persona percepisce il tuo reale interesse nei suoi confronti,
aumenta il desiderio di comunicare,
si sentirà compresa (anche se puoi essere in disaccordo) e non giudicata.

 


 

L’ascolto attivo richiede, da parte tua, uno sforzo d’interesse, di concentrazione e d’attenzione,
per mostrare realmente la tua disponibilità verso il tuo interlocutore;
è una prova di rispetto, per la persona,
ma anche verso ciò che ha da dire.

Se sai ascoltare (davvero) dimostri di essere un leader

È facile capire perché i buoni ascoltatori sono cosi apprezzati e ricercati!
Se impari a prestare vero ascolto a quello che dicono i tuoi collaboratori, diventerai per loro un punto di riferimento irrinunciabile.

Preparati.
Potresti essere sorpreso da quello che sentirai,
Non sei dentro la testa del tuo interlocutore,
non sei lì, con lui/lei (in prima linea) tutto il giorno.

Si “potrebbe aprire un mondo” a te sconosciuto …
-qualcosa che ritenevi una “grande idea” in realtà non ha funzionato,
-ti sei comportato (in buona fede) in maniera indelicata con lui/lei,
-per anni non hai mai fatto un apprezzamento per il suo lavoro,
-la tua fidata collaboratrice (in tua assenza) tiranneggia il resto del team e tu non te ne sei mai accorto,
ecc. ecc…

 
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7. Avere un dialogo vero

Inizia la conversazione,
dimostrando vero interesse per la persona (anche se si dimostra un collaboratore difficile).

Non aprire il dialogo con frasi tipo “Ehi, hai questo atteggiamento. Qual è il tuo problema?“,
perché ti fa sembrare subito inquisitore, negativo e conflittuale.
La persona si mette sulla difensiva,
diventa un “rimpallo” di responsabilità e tutto si conclude senza ottenere nulla di costruttivo.

Questa è anche una buona occasione per parlare di te,
per sottolineare la tua passione per il tuo lavoro,
per spiegare cosa stai facendo e ribadire l’importanza che riveste per te il team.

Parla del tuo ruolo e del rapporto che stai cercando di costruire con la tua squadra,
spiega che desideri ascoltarlo per aiutarlo a superare gli ostacoli che incontra,
e per rendere la sua vita professionale più agevole,
ricorda che sei realmente interessato a lui/lei e alla sua carriera.

Un ascolto attivo per comprendere un collaboratore difficile

Poi entra nel vivo del problema,
ma senza forzature e pregiudizi … con curiosità …
chiedi come sta andando il lavoro,
cosa sta “cercando”, come si sente nel team e nell’azienda in prospettiva futura.

Poi chiedi: “Puoi dirmi di più?“.
“In cosa posso aiutarti?”.

Ascolta senza giudicare.
Ascolta più che parlare.
Se stai parlando molto … c’è qualcosa che non funziona.
Applica il 70%-30% di ascolto.

 
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Ascoltare in modo attivo è tutto quello che devi fare

Non controbattere,
non interrompere,
e poi replica, se è il caso.

Spesso,
ascoltare è tutto ciò che è necessario fare per gestire e risolvere un conflitto di lavoro sul nascere con un collaboratore difficile.

Ascoltare (e concedere alle persone il diritto di esprimere il loro punto di vista) è un’occasione per imparare …
a muovere critiche costruttive bilanciando garbo e autorità.

Così facendo aumenterai il tuo rispetto e la tua credibilità,
e la produttività delle persone che ti circondano.

Troppo spesso,
vogliamo gestire un collaboratore difficile senza farci coinvolgere troppo, senza “scendere in campo”,
con il desiderio di controllare le conseguenze delle nostre azioni e con la speranza che il tempo sistemi, magicamente, le cose.

A volte funziona,
spesso purtroppo no.

“Parlare è un bisogno.
Ascoltare è un’arte”
Goethe