Nei colloqui individuali con il team conta come inizi. Più di quanto pensi

Foto di Jack Sparrow
Molti leader sottovalutano i primi minuti.
Si siedono.
Partono a parlare.
E pensano che il valore del colloquio stia in quello che diranno dopo.
Non è così.
Il colloquio è già iniziato prima della prima domanda.
Spesso… nei primi minuti succede tutto:
- si crea apertura
oppure distanza
- si costruisce fiducia
oppure si attiva difesa
E (forse) non te ne accorgi nemmeno.
Prima domanda (scomoda)
Quando inizi i colloqui individuali …
sei davvero presente?
o stai ancora pensando a tutto il resto?
Il punto che non dovresti sottovalutare
Non fare one-to-one se non hai tempo.
O meglio:
non farli se non sei presente.
Perché il messaggio arriva subito.
Non da quello che dici.
Da come-entri nella conversazione.
Essere lì fisicamente non significa esserci davvero.
1. Arrivare di corsa è già un errore
“Arrivo subito.”
“Dammi due minuti.”
“Scusa, giornata piena.”
Sembra normale.
Ma dall’altra parte arriva altro:
- “Non sei una priorità.”
Ti chiedo:
- la persona davanti a te si sente importante?
Come inizi dice già dove andrà a finire.
2. Prepararti non è opzionale
Bastano pochi minuti.
Rivedi:
- cosa vi siete detti
- cosa è rimasto aperto
- cosa conta per quella persona
Arrivare impreparati è il modo più veloce per perdere credibilità.
3. Le persone capiscono subito se stai ascoltando davvero
Prendere appunti aiuta.
Ma non è il punto.
Il punto è:
stai seguendo… o stai aspettando il tuo turno per parlare?
E sì, si sente.
Sempre.
Non è cosa chiedi.
È come ascolti.
4. Non iniziare parlando
Errore classico.
Apri i colloqui individuali … e parti.
Aggiornamenti.
Direzione.
Priorità.
E il tuo collaboratore si adegua.
Prova a invertire:
- “Cosa vuoi portare oggi?”
Cambia tutto.
5. Non devi avere subito risposte
Non iniziare i colloqui individuali con un riflesso automatico:
risolvere.
Suggerire.
Correggere.
Indicare la strada.
Un buon one-to-one non è (o non dovrebbe essere) una riparazione.
È uno spazio di pensiero.
Domanda:
- stai aiutando a pensare… o stai dando soluzioni?
Una domanda che quasi nessuno fa
- “Cosa posso fare per aiutarti?”
Semplice.
Diretta.
Quasi mai usata.
Eppure cambia la relazione.
Perché sposta il focus: da te… all’altro.
Il primo minuto definisce il tono
Puoi iniziare così:
- “Come stai?”
Oppure così:
- “Come stai, davvero?”
Sembra uguale.
Non lo è.
Nel secondo caso, devi essere pronto ad ascoltare la risposta.
Non serve riempire lo spazio
Silenzio.
Pausa.
Un momento in cui l’altro pensa.
Molti lo riempiono subito.
Per disagio.
Ma è spesso lì che emerge qualcosa-di-vero.
Il problema non è cosa dici. È cosa-passa
Durante i colloqui individuali emergono segnali non esplicitati:
esitazioni
frustrazione
dubbi
Puoi ignorarli.
Oppure fermarti lì.
Ti chiedo:
stai ascoltando le parole… o anche quello che c’è sotto?
Se ti senti meno incisivo nelle decisioni o nelle relazioni con il team ..
è il momento di lavorare sulla tua presenza da leader.
Scopri “Ritrova autorevolezza nel tuo ruolo”.
Una domanda finale
I tuoi one-to-one servono davvero a qualcuno…
o sono solo una nota in agenda?
Non servono tecniche sofisticate. Serve .. presenza reale.
Essere lì.
Con attenzione.
Senza fretta di chiudere.
Perché le persone non ricordano tutte le parole.
Ma ricordano perfettamente come si sono sentite.
Potresti trovare spunti interessanti dal mio libro sull’autorevolezza per diventare un riferimento carismatico dei tuoi collaboratori.








Formatore e Coach.
