Discussione con un dipendente: ecco come fanno i grandi leader

discussione difficile con un dipendente

Le discussioni, il più delle volte, non hanno quasi mai bisogno di chiarire i fatti.

I fatti-sono-fatti.

Si tratta piuttosto di contrasti sulle percezioni, le interpretazioni o i valori che ognuno di noi attribuisce a quello che è/non è accaduto.

Pochi amano una conversazione difficile.
Ancora meno, la sanno gestire bene.

La maggioranza di noi “sa cosa dovrebbe fare” ma generalmente “non lo fa”.

Manca l’abitudine oppure si ha paura di come la conversazione girerà.

Magari il collaboratore la prende male.

Se poi è un dipendente-chiave (uno di quelli che se ti molla sono dolori) il rischio che diventi una questione anche “pericolosa” è molto alta.

La preparazione è fondamentale.

Se preparata bene la conversazione, avrà maggiori possibilità di essere produttiva.

Evitare la conversazione invece renderà solo più difficile la questione.

La tempestività è importante.
Più aspetti, più diventa difficile.

Ecco 8 spunti per una discussione con un dipendente o un collaboratore … proprio come farebbe un leader autorevole:

1. Fatti trovare pronto

Imposta il telefono su “silenzioso”.
Metti a “riposo” il tuo computer.

Rimuovi le barriere fisiche tra te e la persona.

Non “nasconderti” dietro lo schermo del laptop.

2. Arriva rapidamente al punto

Evita le chiacchiere.

Impara a esprimere la tua opinione in modo conciso e diretto. “C’è una questione che vorrei discutere con te.”

Smettila di girare in tondo e vai al punto.

È quello che penso di un qualsiasi manager con poche capacità di leadership.

Se hai organizzato un incontro faccia a faccia con il tuo collaboratore, dai al colloquio l’importanza che merita.

Non minimizzare il motivo dell’appuntamento.

3. Evita di sottolineare solo cosa-non-funziona

Non è importante cosa-dici, ma piuttosto come-lo-dici.

Non sono le parole che utilizzi, ma piuttosto il modo in cui lo dici che lascia un’impressione (positiva o negativa) sulla persona. Leggi il post.

Costruisci una relazione produttiva.
Le intenzioni positive sono la base per una discussione di successo.

Come detto prima, la preparazione è la chiave.

Non passare il 95% a spiegare cosa non va,
e solo il restante 5% su come farlo bene.

Pensa di più a ciò che vuoi, piuttosto ciò che non vuoi.

4. Discussione con un dipendente: non stare sulla difensiva

Se alzi le barriere difensive comunichi un intenso bisogno di proteggerti.

La difesa aumenta, anziché diminuire, le possibilità che qualcuno possa “attaccarti” ancora di più.

La difesa è una risposta debole, mentre la non-difesa comunica forza e fiducia.

Il primo passo è diventare consapevole di quando ti metti sulla difensiva.

Cerca di prestare attenzione.

  • Cosa ti ha fatto mettere sulla difensiva?
  • Come ti senti rispetto a quello che è stato detto/fatto?

5. Prepara piani di azione

Fai del tuo meglio per terminare la discussione ponendo domande.

Creando piani di azioni e rivelando le tue aspettative su ciò che vorresti vedere/accadere.

Indica il problema.
Porta un esempio.
Dichiara la tua intenzione positiva.

Chiedi:

  • “Come potresti migliorare in quest’area?”

Continua a seguire la persona, assicurati che segua quanto pianificato.

Se ha bisogno di supporto, fatti trovare.

Dopo una conversazione difficile,
cerca di resistere all’impulso di evitare la persona o di trattarla in modo diverso.

È fondamentale normalizzare (il prima possibile) le interazioni all’interno del tuo luogo di lavoro.

6. Discussione con un dipendente difficile: descrivi l’impatto del suo atteggiamento sbagliato

A volte siamo così coinvolti che trascuriamo le spiegazioni.

  • Qual è l’impatto del comportamento del tuo collaboratore?
  • Clienti insoddisfatti, calo di produttività?
  • Team nervoso, ambiente di lavoro in fibrillazione?

Descrivi il suo comportamento e l’impatto che ne consegue.

Offri il tuo aiuto.
Fatti trovare!

7. Crea possibili soluzioni al problema

È tempo di creare nuove possibilità/soluzioni che definiscano i nuovi comportamenti.

La ripetizione di vecchi comportamenti consolida solo il passato.

Il vecchio.

Aiuta il tuo collaboratore a trovare soluzioni.

Chiedi:

  • “Cosa potresti fare per creare nuove opzioni?
  • “Chi ti potrebbe aiutare/darti supporto?
  • “Cosa ti suggerirebbe un grande leader?”
  • “Se tu fossi di fronte a questa situazione, come/cosa faresti per risolverla?”

Dopo aver selezionato due o tre opzioni, chiedi:

  • Quale opzione/possibilità/soluzione vorresti sperimentare questa settimana?”

Se il tuo interlocutore dice “Cercherò di fare di più” chiedili:

  • “Cosa vuol dire per te concretamente di-più?”
  • “Dammi 1 o 2 possibilità/opzioni concrete che potrebbero migliorare questa situazione.”

In definitiva, l’unico modo per gestire in modo appropriato una discussione con un dipendente è … affrontarlo!

A volte, si evita una conversazione difficile perché ci si sente a disagio.

Purtroppo, stai solo ingrandendo il problema, prolungando l’ansia e potresti creare ancora più rancore e animosità.

Se vuoi apprendere come effettuare discussioni assertive con i tuoi collaboratori o dipendenti scopri il mio percorso di coaching.

Come diventare un leader: la presenza executive al telefono

come diventare un leader

Foto di Barbara Olsen da Pexels

Riceviamo e facciamo decine di telefonate ogni giorno sul lavoro.

La maggior parte appartiene alla normale routine: chiedere aggiornamenti, rispondere a richieste, contattare clienti, fissare appuntamenti.

Rispondiamo quasi in automatico,
senza prestare particolare attenzione alle parole o al modo in cui le pronunciamo.

Poi, però, arriva quella telefonata.

Il capo diretto.
Il CEO.
Un cliente importante che reclama.
Un colloquio di lavoro.
Un confronto delicato con un collaboratore.

All’improvviso cambia tutto.

Non perché cambino le parole, ma perché cambia il loro peso.

Ed è proprio qui che molti commettono un errore: pensano che una telefonata importante sia semplicemente una conversazione… senza vedersi.

In realtà è molto di più.

Al telefono perdi quasi tutti gli strumenti della comunicazione.

Non puoi contare sul contatto visivo,
sul sorriso,
sulla stretta di mano,
sulla postura,
sul linguaggio del corpo.

Rimane una sola cosa.
La tua voce.

Sarà la tua voce a trasmettere sicurezza oppure incertezza, calma oppure agitazione, competenza oppure improvvisazione.

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza“, la voce non accompagna il messaggio.

È il messaggio.

Ecco alcune strategie che hanno aiutato molti miei clienti a diventare più autorevoli durante le telefonate importanti.

1. Ricorda che il COME conta più del COSA

La voce è il veicolo che convince le persone ad ascoltarti e a prendere sul serio ciò che dici.

Gli studi mostrano che, durante una telefonata, gran parte dell’impressione che trasmetti nasce dal tono della voce, molto più che dalle parole utilizzate.

La prima domanda, quindi, non dovrebbe essere:

“Cosa dirò?”

Ma:

“Come voglio suonare?”

2. Registra la tua voce

Ascoltarti è spesso sorprendente.

Scoprirai se parli troppo velocemente, troppo piano oppure se riempi continuamente il discorso con:

  • “Ehm mm”
  • “Vero?”
  • “Effettivamente…”
  • “Praticamente…”
  • “Sicuramente…”

Sono dettagli che raramente notiamo mentre parliamo.

Essere ascoltati non dipende solo da cosa dici, ma da come lo dici.

Scopri il percorso di coaching mirato “Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive
e rafforza la tua leadership comunicativa

3. Prepara la voce prima della telefonata

Se ti aspetta una chiamata importante, prepara anche la voce.

Bevi qualche sorso d’acqua.

Evita di mangiare subito prima.

Fai qualche semplice esercizio vocale.

Può sembrare un dettaglio, ma una voce rilassata comunica molta più sicurezza di una gola secca o affaticata.

4. Sorridi prima di rispondere

Un sorriso sincero si sente.

Anche se l’altra persona non può vederti.

I muscoli del viso si rilassano, la voce diventa più aperta e naturale, il tono più caldo.

Sorridere non migliora soltanto ciò che trasmetti.

Migliora anche come ti senti.

5. Cura la postura

È curioso.

Anche quando nessuno ti vede, il corpo continua a influenzare la voce.

Se puoi, alzati in piedi.

Oppure siediti con la schiena dritta.

Respirerai meglio, la voce sarà più piena e darai naturalmente maggiore energia alle parole.

Non accasciarti sulla sedia e non telefonare sdraiato sul divano.

L’interlocutore non vedrà la postura.
La sentirà
.

6. L’autorevolezza comincia dal “Pronto”

Evita risposte come:

“Sì?”

oppure

“Siiii … pronto?”

Rispondi con il tuo nome, pronunciato con tono chiaro e deciso.

Fin dai primi secondi comunichi ordine, presenza e professionalità.

7. Dedica tutta l’attenzione alla telefonata

Metti in silenzioso gli altri dispositivi.

Non leggere WhatsApp.
Non rispondere alle e-mail.

Evita il vivavoce quando possibile.

Chi è dall’altra parte percepisce immediatamente quando la sua telefonata compete con altre dieci cose.

Usa invece un buon auricolare o un microfono di qualità.

Anche piccoli rumori di fondo possono compromettere la qualità della conversazione.

8. Mostra che stai ascoltando

Piccoli segnali come:

  • “Sì.”
  • “Capisco.”
  • “Certo.”

aiutano l’altra persona a capire che sei presente senza interrompere il suo ragionamento.

Se temi di dimenticare qualcosa, annotala.

Non interrompere.

9. Come diventare un leader: varia il ritmo della voce

Una voce monotona spegne l’attenzione.
Una voce troppo veloce comunica ansia.

Quando arrivi a un concetto importante rallenta.

Fai respirare le parole.

Cambia leggermente ritmo e intensità.

Sono queste variazioni che aiutano il tuo interlocutore a ricordare ciò che conta davvero.

10. Prenditi il tempo per rispondere

Molti credono che rispondere subito sia segno di sicurezza.

Spesso è vero il contrario.

Una persona autorevole non teme qualche secondo di silenzio.

Se la domanda è delicata puoi dire tranquillamente:

“Mi dia un momento per riflettere.”

Raccogli prima i pensieri.

Poi parla.

11. Come diventare un leader: elimina gli “Ehmmm”

Gli intercalari continui trasmettono esitazione.

Se non riesci ancora a eliminarli, sostituiscili con pause oppure con parole più intenzionali come:

  • “Vediamo…”
  • “Ora…”
  • “Dunque…”

Sembrerai molto più sicuro.

12. Come diventare un leader? Impara a usare il silenzio

I migliori comunicatori non parlano continuamente.

Usano le pause.

Prima di un concetto importante.
Dopo un’affermazione significativa.

Il silenzio dà peso alle parole.

Permette all’altra persona di elaborarle.

E comunica sicurezza molto più di una risposta precipitosa.

Una telefonata importante non si gioca (solo) sulle parole.

Si gioca soprattutto sulla qualità della tua presenza.

Quando l’altra persona non può vederti, ascolta tutto quello che sei attraverso la tua voce.

Se impari a gestirla con calma, chiarezza e intenzionalità, non migliorerai soltanto le tue telefonate.

Rafforzerai la tua autorevolezza.

Ed è questo, molto spesso, che le persone ricordano di più.

Fare carriera oggi: devi essere aggressivo per emergere?

fare carriera oggi

Foto di Christian Supik + Manuela Pleier (Design) da Pixabay

La tua collega “brilla” sempre?

Fa sembrare grandiosa ogni cosa che fa…
anche quando non lo è.

Gonfia risultati.
Si avvicina (strategicamente) alle persone che contano.
È sempre nei posti giusti, con le persone giuste.

E tu?

Preferisci:

  • fare bene il tuo lavoro
  • restare concreto
  • non sgomitare
  • non scavalcare nessuno

È una questione di stile.

Anche di correttezza.

Benissimo allora? Anche no.

Perché qualcosa inizia a muoversi dentro:

  • ti senti meno considerato
  • poco visibile
  • quasi… lasciato indietro

E allora la domanda arriva:
come si fa carriera oggi senza diventare arroganti?

Fare carriera oggi? Fare bene il lavoro non basta

Diciamolo chiaramente:

Il lavoro ben fatto NON viene automaticamente notato.

Figuriamoci premiato.

Se tieni la testa bassa:

  • diventa “normale”
  • viene dato per scontato
  • viene dimenticato

Non importa quanto sei bravo.

Il punto scomodo

Il tuo capo sa davvero:

  • cosa fai ogni giorno?
  • che risultati porti?
  • quale valore generi?

Nella maggior parte dei casi… no.

Autorevolezza ≠ arroganza

Come ho scritto nel mio libro
Autorevolezza” non serve essere egocentrici.

Ma piuttosto:

  • fiduciosi
  • assertivi
  • visibili

C’è una differenza enorme tra
vantarsi e comunicare il proprio valore.

Non devi essere aggressivo… ma nemmeno invisibile

Alcune persone si promuovono troppo:

  • irruenti
  • invadenti
  • arroganti

Altre fanno l’opposto:

  • esitano
  • si tirano indietro
  • aspettano

Entrambi gli estremi sono un problema.

Tu devi stare nel mezzo:
visibile, ma credibile.

Se non ti promuovi… qualcuno lo farà al posto tuo

È così che funziona.

Oggi le opportunità sono più limitate.

E se non alzi la mano…qualcun altro lo farà.

Se non ti viene naturale autopromuoverti (tranquillo, succede a molti):
almeno comunica:

  • cosa sai fare
  • cosa hai ottenuto
  • cosa hai risolto/evitato

Non è ego.
È chiarezza.

Un esempio concreto

Un mio cliente faceva sempre lo stesso errore:
nei briefing parlava solo di problemi.

Risultato?
Il management perdeva fiducia.

Ha cambiato approccio:

“Ieri abbiamo avuto un problema al sistema.
Ho individuato la causa.
Oggi provo A (e, se serve, B) per risolverlo.”

Problema + soluzione.

Risultato?
Maggiore fiducia.
Maggiore credibilità.

Come vieni percepito… cambia tutto

Se comunichi solo difficoltà:
sembri in difficoltà.

Quando comunichi anche soluzioni:
sembri una persona che sa gestire.

E questo fa tutta la differenza se vuoi fare carriera oggi.

Non confrontarti con chi “decolla”

Quel collega che sembra andare velocissimo…

  • forse è davvero bravo
  • forse è solo bravo a mostrarsi

Tu non hai la visione completa.

Guardare gli altri però ti distrae.

E ti logora.

Concentrati sulla tua:

  • qualità
  • costanza
  • crescita reale

Promuovere sé stessi (bene) è una competenza

Non c’è nulla di sbagliato nel farlo.

Finché:

  • dici la verità
  • resti coerente
  • non tradisci i tuoi valori

Non serve diventare qualcun altro.

Quando farlo (senza forzare)

Ci sono momenti giusti tipo:

  • revisioni periodiche
  • incontri one-to-one
  • aggiornamenti di progetto

Usali.

Parla di:

  • risultati
  • impatto
  • progressi

Non aspettarti che leggano nella tua mente

Errore comune:
“Se lavoro bene, se ne accorgeranno.”

Anche no.

La tua carriera è una tua responsabilità.

Se vuoi una promozione:
dichiaralo.

Se vuoi più responsabilità:
chiedile.

Vuoi crescere:
alza la mano.

A questo proposito, scopri i miei brevi percorsi di coaching mirato sulla carriera.

Conclusione

Non serve essere arroganti.

Ma non puoi neanche permetterti di essere invisibile.

Tra chi urla e chi tace…
emerge chi sa comunicare il proprio valore.

Renderlo visibile.

Con equilibrio.
Coerenza.
Autorevolezza.

Perché se non racconti il tuo valore…
qualcun altro lo farà al posto tuo.