5 spunti per esprimere il disaccordo in una riunione (senza fare danni)

esprimere il disaccordo

“Non sono d’accordo.”

Tre parole.
Semplici.
Eppure capaci di irrigidire una stanza.

Questa frase mette spesso a disagio chi la ascolta.
E, diciamolo, anche chi la pronuncia.

E tu?
Come reagisci quando non sei d’accordo?
Ti prepari al confronto?
Temi il conflitto?

Nel mio libro “Autorevolezza” (NUOVA edizione 2025) ho dedicato un intero capitolo alle riunioni e a come esprimere il disaccordo in modo assertivo, senza bruciarsi credibilità o relazioni.

Sei in riunione con il team..

con il capo,
con il titolare.

È il momento di valutare una proposta.
Sei d’accordo… oppure no.

Ma qualcosa ti blocca.

Avresti voluto dire:

  • “No, così non funziona.”
  • “Non è la direzione giusta.”
  • “C’è un problema.”

E invece esci dalla sala senza aver detto nulla

Forse hai fatto bene a tacere.
Esprimere dissenso può essere delicato.

Come reagirà l’altro?
Si irrigidirà?
Se la legherà al dito?

E poi… nessuno vuole passare per l’arrogante saputello.

Essere troppo diretti può sembrare aggressivo.
Essere troppo morbidi può renderti invisibile.

Serve equilibrio.

Non tutti accettano il contraddittorio

“L’onesto disaccordo è spesso un buon segno di progresso.”

Gandhi

Oggi le persone sono più suscettibili.
Te ne sei accorto vero?

Basta poco per creare attrito.

Una parola fuori posto,
una correzione mal formulata,
e il rapporto professionale si incrina.

I leader davvero solidi, però,
vogliono il confronto.

Desiderano essere messi in discussione.
Cercano punti di vista diversi.

E il tuo capo?
Accoglie il dissenso o si irrigidisce alla prima obiezione?

Se è così…
non è solo un problema di carattere.
È un problema di comunicazione.

Come dire “non sono d’accordo” senza creare attrito?

Serve strategia.
E un pizzico di diplomazia.

1. Esprimi un disaccordo parziale

Inizia mostrando ascolto.

  • “Capisco quello che dici, ma…”
  • “Sono d’accordo fino a un certo punto, tuttavia…”
  • “Vedo il senso della proposta, però…”

Esempi:

  • “Capisco il punto di vista, tuttavia questi obiettivi non sono realistici.”
  • “Comprendo le motivazioni, però questo sistema non funziona con volumi bassi.”
  • “Sono d’accordo sull’importanza della formazione, ma se investiamo solo sui direttori rischiamo di scoprirci sui venditori.”

3. Ammorbidisci il dissenso

Piccoli segnali fanno una grande differenza.

  • “Mi dispiace, ma non sono d’accordo…”
  • “Sì, ma non credi che…?”

Esempi:

  • “Ok, ma non credi che così aumentiamo la pressione sul team?”
  • “Mi spiace non essere d’accordo, ma dovremmo rivedere la strategia di marketing.”
  • “Capisco la proposta, ma l’anno scorso non ha dato i risultati sperati.”

3. Usa il dubbio (non l’attacco)

Il dubbio apre il dialogo.

  • “Mi chiedo se…”
  • “Non sono sicuro che…”
  • “I dati indicano che…”

Esempi:

  • “Non ne sono così certo: i dati mostrano un trend diverso.”
  • “Non sono sicuro sia fattibile in questo momento.”
  • “Ho una lettura diversa: questo periodo dell’anno è storicamente poco adatto.”

4. Evita il linguaggio negativo diretto

Meglio evitare frasi come:

  • “È un’idea pessima.”
  • “Così non funziona.”
  • “Non sono d’accordo.”

Sostituiscile con domande o osservazioni:

  • “È possibile che emergano delle difficoltà?”
  • “Ci sono rischi che dovremmo considerare?”
  • “Possiamo valutare un’alternativa?”

5. Cura il linguaggio non verbale per esprimere il disaccordo

Il corpo parla.
Sempre.

Quando vuoi esprimere il disaccordo:

  • evita smorfie, occhi al cielo, testa che oscilla
  • niente bisbigli o sguardi inquisitori

Il tuo obiettivo non è vincere.
È dimostrare affidabilità.

Un professionista che ascolta,
non attacca le persone,
lavora sulle soluzioni.

Vuoi rendere i tuoi interventi chiari, incisivi e memorabili?

Scopri il percorso di coaching mirato “Come lasciare il segno in meeting e riunioni”.

I grandi leader fanno così.

Quando sei in disaccordo, ricorda:
si affronta il problema, non la persona.

Imparare a dire “non sono d’accordo” senza creare attrito
è una competenza cruciale.

Detto questo, non sono ingenuo.

Puoi scegliere le parole giuste,
curare tono e linguaggio del corpo,
metterci tutta la diplomazia possibile.

Ma se dall’altra parte c’è una persona arrogante e inflessibile,
il problema non è come esprimere il disaccordo.

È con chi stai parlando.

In certi casi, la vera autorevolezza non è insistere,
ma capire quando fermarsi e proteggere il tuo spazio.

10 errori da evitare quando ti chiedono “Mi parli di lei?” – 2

parli di lei

Leggi anche i primi 4 punti.

5. Elencare semplicemente una lista delle tue qualità

Se utilizzi la presentazione per decantare le tue lodi e magnificare le tue qualità d’impiegato o manager rischi di annoiare il tuo interlocutore.

Evita di trasformare questa presentazione in una lista (semplicista e scontata) delle tue qualità.
“Sono puntuale, flessibile, organizzato, competente, professionale …”
Ah si? Bravo, ma chi non lo è?

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Non esagerare, ma non sottovalutarti nemmeno;
sii specifico e concreto,
quanto più possibile,
è il modo migliore per centrare l’obiettivo!

Inoltre,
non cercare di “venderti” durante la presentazione,
(è troppo presto)
perché così facendo sarai percepito come una persona che mira esclusivamente al posto di lavoro ed è più concentrata sui propri bisogni piuttosto che su quelli dell’azienda.

6. Essere “troppo” modesto

Non sono pochi i professionisti (di ogni età e settore) che, nonostante indubbie preparazioni e capacità, odiano dover parlare di loro stessi, sono umili e vaghi,
non sono a loro agio nel “vendersi” e non riescono a comunicare chiaramente la loro preparazione.

Così sembrano essere le persone meno competenti del mondo.
E non lo sono.
Che peccato!

Se ti prepari,
puoi trovare un modo per presentarti al meglio pur rimanendo fedele alla tua personalità.

Ricordiamoci che parlare di te stesso, dei tuoi successi e delle tue realizzazioni, non è boria,
arroganza o presunzione.

Quando parli di un risultato, parli di un dato di fatto.
Quando parli di come hai risolto un problema, hai imparato una nuova abilità
o collaborato con il team, stai parlando di fatti concreti.

Non aver paura di parlare dei risultati che hai raggiunto.

7. Mentire quando ti chiedono Mi parli di lei

A molte persone piace – in un colloquio di lavoro – mentire, esagerare o gonfiare quel che raccontano mentre descrivono le proprie abilità e competenze.

 

 

È un grosso rischio.
Se il datore di lavoro scoprirà che hai mentito,
le conseguenze saranno inevitabili!

8. “Bene, che cosa vuol sapere?”

O peggio
“Vuol sapere della mia esperienza di lavoro, della mia formazione, che tipo d’informazione stai cercando?”
Complimenti. Sei partito malissimo!

Perché una risposta come questa dice a un intervistatore che sei impreparato per una domanda non strutturata.

Mi parli di lei … può essere interpretato in molti modi diversi;
tuttavia,chiedere troppi chiarimenti ti fa solo apparire esitante e confuso.

9. Lamentarsi dell’ex capo o datore di lavoro

“Lingua lunga – carriera corta”.
Žarko Petan

Non vedi l’ora di sfogarti contro il tuo ex capo o datore di lavoro con sorrisini e frasi sarcastiche?

Le esperienze negative, i torti, le ingiustizie, le sopraffazioni del passato ti possono rendere rancoroso e suscettibile.
È normale e anche comprensibile.

In fase di colloquio di lavoro, essere astioso e pieno di risentimento verso il tuo precedente datore di lavoro non piace alla persona che ti sta intervistando,
poiché denota insofferenza e potenziale insubordinazione.

In generale, ogni tipo di lamentela (per quanto giustificata possa essere) va accuratamente evitata.

 


 

Meglio armarsi di sorriso,
positività e convinzione e abbandonare ogni traccia di rancore, risentimento o diffidenza.

Se vuoi approfondire leggi il mio post Parlare male del ex datore di lavoro è da rosso diretto

10. Parlare di stipendio e mutuo da pagare

Fai attenzione a cosa dici (quando rispondi a mi parli di lei) riguardo queste categorie.
Se sei interessato al lavoro solo per motivi di soldi o perché è vicino a casa – e lo ammetti senza problemi –
darai l’impressione di non voler aiutare l’azienda ad avere successo.

Sappiamo bene tutti che non si vive di sola aria.
Stipendio, vacanze, orario flessibile o altri benefici sono importanti.
Altro che.

Parlare di vil-denaro però il più delle volte può trasmettere un messaggio sbagliato (soprattutto in fase di introduzione) perché denota un maggiore interesse per la retribuzione rispetto al compito e alla mansione.

Ecco 10 errori da evitare quando ti chiedono “Mi parli di lei?”.
Come comportarsi allora in modo efficace? Approfondisci cliccando qui.

10 errori da evitare quando ti chiedono “Mi parli di lei?” – 1

parli di lei

“Ho letto il suo CV, potrebbe dirmi qualcosa di più su di lei?”
“Come la descrivono i suoi amici?”

“Mi parli di lei”
La più semplice delle domande.

È una delle domande più comuni;
è (quasi) garantito che la sentirai,
indipendentemente dal settore,
tipo di lavoro e livello di esperienza.

“Mi parli di lei” … la domanda più facile?

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Parlare di te dovrebbe essere la cosa più facile da fare, vero?
Eppure siamo in tanti ad arrivare impreparati, impacciati,
non all’altezza.

Per l’intervistatore (invece) è il modo più semplice per rompere il ghiaccio e iniziare la conversazione,
mettere alla prova la tua “preparazione” mentale, costringerti a uscire dalla zona di comfort
e farti sentire (un po’) a disagio.

Grazie a questa domanda non strutturata l’intervistatore può iniziare a misurare la tua capacità di affrontare situazioni strane e inaspettate.
Non male per una domanda così innocua (all’apparenza)!

Ecco 10 errori da evitare quando ti chiedono “Mi parli di lei?”:

1. Non andare oltre le 2-3 frasi

Pur sapendo che questa è una domanda comune,
molti intervistati rimangono spiazzati e non riescono ad andare oltre a poche frasi di rito e per di più scontate e prevedibili.
Banalissime.

Il tuo nome, le scuole in cui hai studiato, la professione che hai svolto,
il tutto intercalato da “Uhm … uhm …” che indicano una scomoda verità …
sulla tua preparazione.

2. Raccontare della famiglia, invece di te stesso

“Mio padre è …, mia madre è …, ho una sorella che studia a Parigi …. Amo le passeggiate in montagna. Mi piace dipingere con l’acquarello …“.

Anche se potrebbe essere il modo più semplice per rispondere a questa domanda.
l’errore più comune che puoi fare è parlare troppo della tua famiglia,
della tua vita personale e dei tuoi hobby.

Non è un tuo primo appuntamento.
Il tuo intervistatore non vuole sapere se ti piace l’Aperol spritz,
il parapendio o camminare a piedi nudi sulla spiaggia.
 


 

In un colloquio di lavoro,
devi concentrarti su chi sei come professionista (a meno che un fatto personale non sia in qualche modo correlato con il posto di lavoro a cui ambisci).

3. Ripetere paro-paro il CV

Molti candidati (senza accorgersene) rispondono a questa domanda partendo con uno scontato “Come si vede dal mio curriculum …” e continuano con una monotona recita passo-passo del loro CV.

Mi parli di leinon è un invito a elencare semplicemente le tue esperienze passate che sono già elencate nel tuo dossier.
Chi ti sta selezionando le ha già viste,
annotate ed evidenziate.
Non serve ripeterle.

4. Esitare, divagare o andare troppo indietro negli anni

Se esiti durante il colloquio comunichi al tuo intervistatore di essere impreparato.
Una risposta prolissa, troppo lunga,
può dare (invece) l’impressione che tu sia insicuro e poco concentrato e rischia di danneggiare le probabilità di ottenere il lavoro.

Non lanciarti nella recita del tuo curriculum partendo dall’inizio … della tua vita!
È noioso, potrai confondere il tuo intervistatore con un sovraccarico d’informazioni, e, quando arrivi finalmente al punto,
il tuo intervistatore potrebbe pensare al suo pranzo.

Piuttosto, sii breve.
Conciso.
Massimo (ma proprio massimo) 2 minuti.
 

Leggi anche gli altri 6 punti.

I risultati al lavoro non arrivano? Concediti il diritto di “sentirti giù”

risultati al lavoro

I clienti sono sempre più imprevedibili.
Le mode vanno e vengono.
Le previsioni di acquisto saltano regolarmente.
caotico e irrazionale questo Mercato del lavoro?

Pianificare, analizzare, organizzare, verificare ci dà l’illusione di avere il pieno controllo degli eventi e ci convince che tutto andrà secondo i nostri piani.
Ma quando qualcosa va storto iniziamo a preoccuparci, avvertiamo ansia e tensione,
ci sentiamo stressati e frustrati perché gli eventi sono fuori dal nostro controllo.

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Dormiamo poco e male, ci sentiamo stanchi e stressati.
Con fiumi di caffè cerchiamo di smuovere quel nodo alla gola,
che non va nè giù nè su.

Alcuni periodi sono semplicemente peggiori di altri

Alcuni giorni sono semplicemente peggiori di altri.
Non ci sentiamo “abbastanza”.
Siamo sopraffatti, sfiduciati, ansiosi.
Ci sentiamo piccoli, “non abbastanza”.
Poca cosa.

Sai di cosa sto parlando.
Chiunque ha attraverso momenti in cui si sente inadeguato al lavoro.

Spesso, siamo molto perfezionisti, severi e petulanti
nei confronti di noi stessi.
Siamo i nostri peggiori critici e le nostre valutazioni sono molto lontane dalla realtà.

Poi ti guardi in giro e ti accorgi che nell’attuale mondo del Lavoro,
ci sono tante persone che sopravvalutano le loro competenze (e pensano di essere competenti, brillanti e meritevoli) e altrettante che sono molto valide ma che si reputano poco competenti.
Molto probabilmente oggi la vedi troppo nera rispetto a quello che è.
Non essere troppo critico con te stesso.
Stai facendo il meglio che puoi!
Meglio smettere di valutarti da-solo e concentrati (solo) su come migliorare te stesso.
 


 

Risultati al lavoro non all’altezza?
Un breve momento di sconforto non è sintomo di debolezza

Concediti il diritto di “sentirti giù”.

Un naturale (e breve) momento di sconforto non è segnale di debolezza.
Anzi.
Non ascoltare chi ti sprona con banalità tipo “Ma dai, che cosa vuoi che sia …”, “Ma che te frega …” oppure ti pressa chiedendoti una pronta reazione,
una risposta immediata.

Non fingere serenità e produttività,
non diventare iperattivo per “non sentire” la sofferenza,
smettila di parlarne con tutti o di chiedere supporto a persone non adeguate.

Non forzare il “tempo di recupero”

Non sentirti in dovere di cacciar l’inadeguatezza il più in fretta possibile.
Dai tempo.
Prenditi tempo.
Il tempo per “consolarsi e rimarginare” la ferita di un momento di scoramento è quello speso meglio.
È la chiave di accesso a una ripresa piena e autentica della tua vita personale.

Quando senti che stai per mollare o non ce la fai più … fai ancora un piccolo sforzo per rimanere positivo, paziente e stabile.
Le persone più forti sono quelle che non si arrendono mai.
Non mollare.
Ce la farai.
Anche questa volta.

Leggi questo post se vuoi approfondire un momento in cui non ti “senti abbastanza” leader.
 

14 mantra da recitare per trovare fede e forza nella tua leadership – 2

avere la leadership

Leggi anche la parte 1.

7. Sii sincero e diretto

Se non sei diretto, se non dai feedback onesti,
i tuoi collaboratori non sapranno mai cosa veramente pensi della qualità del loro lavoro.

La mancanza di una comunicazione diretta e poco incisiva crea dubbi, incertezza e ansia.
Paura.

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È importante condividere feedback costruttivi su tutto ciò che ogni tuo collaboratore fa.
È il modo migliore per guidare il tuo team nella giusta direzione.

Le indicazioni positive sono importanti quanto quelle negative.
Trova il giusto equilibrio.

8. Rispetta – non punire – le persone che ti dicono qualcosa che non ti piace

In tempi antichi,
i messaggeri che portavano cattive notizie rischiavano di essere uccisi.

Anche se i tempi sono cambiati,
resta il fatto che ancora oggi dichiarare una verità,
esprimere la propria disapprovazione in tanti ambienti lavorativi è sinonimo di biasimo e di condanna.

Invece il “portatore di verità”, può essere (se gestito bene) una risorsa che può dare una nuova visione, una nuova apertura, una nuova soluzione.
Tanto inaspettata quanto risolutrice.

Chi ti dice qualcosa che non ti piace,
merita tutto il tuo rispetto.

9. Conquista i leader del tuo team

Nel mio libro “Prima volta Leader” ho sottolineato come ogni team ha persone che lo influenzano (al loro interno).

Sono i leader all’interno del tuo team.

Fai del tuo meglio per “tirarli dalla tua parte”.
Devono diventare tuoi (preziosi) alleati non tuoi antagonisti.
Come puoi conquistarli?

 


 

Non essere spaventato.
Se lo sei, vuol dire che sei ancora (troppo) insicuro e devi lavorare sulla tua leadership.
Un grande leader non teme la concorrenza ed evita la competizione interna.

10. Non pensare “A me non succederà mai”

“Mai” è un avverbio che dovresti togliere dal tuo vocabolario.
Eccessiva fiducia in sé. Troppa convinzione.
Poca prudenza.

Lo sai che sono caduti in tanti?
Sono caduti (anche) i migliori.
Perché non dovrebbe accadere a te?

Continua a imparare e non dare mai niente per scontato.

11. Sii gentile. Non essere debole

“È il nostro segreto:
garbo e gentilezza!”
John Milton : L’avvocato del diavolo

La gente di solito non associa la gentilezza alla forza.

Essere gentile non significa essere un avversario facile,
uno zerbino, una persona che è facile ferire, manipolare, controllare,
prendere per il naso.

Trattare gli altri con gentilezza, significa utilizzare questa “forza” per aiutare gli altri.

 


 

Essere educato significa lavorare duramente per governare l’ego,
invece di permettere all’ego di dominare te.

La cortesia, il rispetto sono muscoli da rafforzare,
nutrire. Ci vuole lavoro, pazienza e disciplina.

È molto più facile sbraitare.
Essere arrogante.

12. I tuoi collaboratori spesso ne sanno più di te

Pensi che chiedere un parere o un consiglio sia un segnale di debolezza?
Pur di non chiedere aiuto decidi di fare tutto da solo, senza consultare nessuno?

Spesso, i tuoi collaboratori ne sanno più di te.
Davvero.

Conoscono ciò che funziona e ciò che non lo fa, hanno visto (e risolto) quasi ogni possibile problema,
conoscono (per esempio) i clienti meglio di chiunque altro.

È davvero un peccato e un’ingenuità manageriale non attingere a questo “mare” di risorse e informazioni.

Non ritenerti così intelligente!

Se sei il più vecchio, impara da quelli più giovani.
Se sei più giovane, “apriti” a quelli più anziani di te.

 
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13. Impara ad ascoltare

Imparare ad ascoltare è il primo passo per avere una comunicazione davvero efficace.

Se non ascolti, come puoi pretendere di farti ascoltare e di comunicare efficacemente con il tuo team?

Ascoltare significa fare silenzio interiormente.
Ascoltare vuol dire placare il tuo chiacchiericcio interno e prestare la più totale attenzione a quello che l’altro sta dicendo.

Avere la leadership significa prima capire e poi offrire un consiglio o una soluzione.

Ascoltare è la capacità di entrare in empatia per capire il messaggio nel suo giusto contesto,
dimostrando sincero interesse per gli altri.

 
LA TUA AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro “Autorevolezza”.
 

14. La persona più difficile da gestire … sei tu

Mi chiedo …
quanto sei consapevole di questo?

Hai coscienza di essere TU al centro di tutte le tue complicazioni, frustrazioni e fallimenti che incontrerai come leader?

La tua crescita professionale inizia con la consapevolezza che prima di gestire gli altri devi saper gestire te stesso.

Conosci i tuoi punti di forza e di debolezza?
Sai gestire i tuoi modi di fare? I tuoi atteggiamenti? Le frustrazioni?
Le reazioni degli altri?

Conosci quello che-funziona e che-non-funziona per te?
Non sai cosa rispondere?
Trova subito le risposte.

È qui che devi concentrare i tuoi sforzi.
… altrimenti andrai a “rimpolpare” la statistica dei fallimenti da leadership.

14 mantra da recitare per trovare fede e forza nella tua leadership – 1

Leadership

Come ho scritto nel mio libro “Prima volta Leader” una cosa è essere un membro del team, un’altra è condurre e guidare le persone del team.

I giovani team leader sono spesso impreparati ad affrontare la gestione di un gruppo,
molto spesso ignorano o reagiscono male di fronte ai problemi che incontrano.

Con eccessiva rigidità o poca sicurezza.

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Troppe aziende non sono impostate per sostenere i loro responsabili.
Soprattutto quelli giovani.

Troppo spesso,
l’unica cosa che dicono è … che hanno fallito.

Dubbi sulla tua leadership?
Troppi pensieri, tante fantasie, pochi fatti

Che cosa vorresti che ti dicessi?
Per favore … non mi dire che cosa speri di fare.
Dimmi quello che farai.

Comincia da questi 14 mantra per focalizzare al massimo i tuoi pensieri.

Il mantra è una formula sacra che viene ripetuta come una sorta di preghiera.

Come una scialuppa di salvataggio in mezzo alle onde,
il mantra ci permette di indirizzare la mente verso un porto sicuro,
attraversando le tempeste con le quali la vita ci travolge.

È lo strumento che ci aiuta ad attraversare il mare (spesso agitato) della nostra mente.
Quando la mente vaga senza meta,
il mantra la riporta sulla giusta strada.

Inizia da questi 14 mantra per ritrovare fede e forza nella tua leadership:

 


 

1. È demoralizzante non essere riconosciuti

Soprattutto quando stai facendo del tuo meglio.

Porgere complimenti e riconoscimenti potenzianti ai propri dipendenti o collaboratori,
per il lavoro fatto e i risultati ottenuti,
è una competenza fondamentale per un team leader.

Vai oltre i numeri e il budget e dedicati anche (o soprattutto)
alla crescita motivazionale del tuo staff attraverso l’apprezzamento e il riconoscimento.

La capacità di dare un apprezzamento potenziante quindi è una caratteristica assolutamente necessaria soprattutto nel mercato di oggi, dove i pochi successi, conquistati con fatica e impegno,
devono essere riconosciuti e apprezzati.

Per approfondire leggi il mio post “Come porgere riconoscimenti potenzianti ai collaboratori

2. Non pensare che le cose andranno bene solo per il semplice fatto che stai lavorando tanto

Non aspettare soluzioni magiche. Prova qualcosa di nuovo.
Valuta. Adattati.
Riprova.

Sii positivo. Resta aperto.
“Pratica” ottimismo e trasparenza.

 


 

Lavorare troppo è probabilmente il più grande segno distintivo d’incompetenza.

Il manager impreparato non è in grado di gestire se stesso,
non riesce a massimizzare il rendimento giornaliero sulla base dell’energia e dello sforzo mentale che mette in campo.

3. Senza il tuo team … tu sei insignificante

Le persone del tuo team sono il tuo patrimonio.

Le persone oggi possono determinare il successo o l’insuccesso del tuo lavoro, della tua azienda, della tua attività. Da solo non vai da nessuna parte!

Hai bisogno dei tuoi collaboratori,
più di quanto loro abbiano bisogno di te.

Se il “team è la chiave del successo” è facile dedurre che
“NO team = NO successo”.

4. Il rispetto va guadagnato sul campo

Non puoi ottenere il rispetto del team semplicemente perché hai “studiato”,
sei il “capo” o hai l’ufficio più grande.
Non funziona così.

 
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Tutti desideriamo rispetto,
ma sono pochi quelli che hanno le idee giuste su come ottenerlo.

Devi essere meritevole di rispetto e lealtà.
Se rispetti i tuoi collaboratori, rispetti i loro interessi, in cambio ti stimeranno e ti apprezzeranno.

Spesso ci comportiamo male e senza riguardo senza rendercene conto,
anche in buona fede, per mancanza di tempo, per lo stress, per incomprensione, per superficialità, per ignoranza (nel senso di non conoscenza).

Il tuo atteggiamento ispira tutto il personale.
Il tuo team smette di dare il meglio quando ti vede manipolare numeri,
dati e informazioni per il tuo vantaggio personale.

5. Se avverti il bisogno di sentirti superiore significa che non lo sei

Pochi hanno realmente capito cos’è in realtà la fiducia in se stessi.

Spesso, ci comportiamo con arroganza semplicemente perché siamo insicuri e pieni di paura.

Per controbilanciare, ricopriamo e mascheriamo la nostra vulnerabilità con atteggiamenti di superiorità e di presunzione.

Fiducia e arroganza sono mondi a parte.

 


 

Mostrarsi strafottenti non vuol dire essere sicuri di sé.
Avere leadership.

6. Non basta dire “Buon lavoro”

Non basta assegnare il lavoro. Consegnare direttive.
Distribuire mansioni.

Devi anche partecipare. Prenderne parte.
Esserne parte.
Devi scendere dal tuo piedistallo.

Essere al fianco del tuo team.
Metti giù la testa, lavora, sporcati le mani … insieme al tuo team.

Ecco la leadership!
Vedrai la differenza!

Continua a leggere la parte 2.

Troppa sicurezza e spavalderia può mettere in pericolo la tua carriera

carriera

Non sono poche le persone che si sentono le più capaci e competenti dell’azienda,
che si sorprendono quando non vedono riconosciute le loro grandi capacità,
che sono convinte che la loro personalità sia superiore e che le loro intuizioni siano più brillanti di quelle degli altri.

Sono ancora di più le persone che pensano di essere più intelligenti e capaci …
del loro capo.

Molte persone sono (in effetti) intelligenti e smart,
capaci e competenti,
molto spesso purtroppo hanno già tutte le risposte,
non ascoltano e non ammettono mai di aver sbagliato.
Basta chiedere loro qualcosa e ti illuminano con la “luce del sapere”.

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Avere tanta fiducia in sé non è del tutto un male.
La sicurezza è una qualità necessaria.

Una buona dose di autostima è fondamentale per affrontare le sfide, far carriera,
superare gli ostacoli ed emergere in questo mondo sempre più competitivo.

Esiste il lato oscuro dell’eccessiva fiducia in sé

“Troppe persone sopravvalutano ciò che non sono e sottovalutano ciò che sono.”
Malcolm Forbes

Tutti amano e ammirano una persona sicura di sé.
Chi non è conquistato dal leader che entra a grandi passi nella stanza,
cattura l’attenzione con la sua sola presenza
e prende il controllo della situazione?

Tuttavia,
c’è il lato oscuro dell’eccessiva fiducia in sé.

Troppa fiducia può accrescere esageratamente l’ego
e può diventare boria,
presunzione, supponenza.
Spacconeria.

L’eccesso di ego è il motivo principale per il quale i leader falliscono.

Non sono poche le persone brillanti e capaci che mi contattano perché lamentano una carriera poco soddisfacente a causa di comportamenti sproporzionati che hanno pregiudicato il rapporto con il capo, il team, i colleghi oppure
che non si sono più riprese da “trombate” che hanno creato dubbi e perplessità sulle proprie (reali) capacità.

 


 

Essere intelligenti e capaci non sempre significa avere una carriera appagante

Luciano credeva di essere un grande broker.
Si è lanciato in investimenti molto remunerativi ma troppo rischiosi.
Dice che si sentiva troppo sicuro di sé e che si era sbagliato circa le sue reali capacità di analisi e il suo intuito.
Troppa foga e uno smisurato eccesso di sicurezza.

Sandra era convinta che la direzione presa con la sua start-up fosse quella giusta.
Ha mostrato una fiducia sproporzionata nelle sue intuizioni,
nella sua determinazione, nella sua ostinazione …
che (con il tempo) si è trasformata in testardaggine.
Cocciutaggine.

Rifiutava di chiedere indicazioni, consigli,
non ascoltava gli appelli alla prudenza del partner,
non era in grado di leggere i segnali di pericolo che trovava lungo la strada.

Ivan era convinto di essere prezioso per il suo datore di lavoro più di qualsiasi altro collega.
Ha dimostrato il suo eccesso di fiducia in sé arrivando spesso in ritardo al lavoro e con atteggiamenti di sufficienza (verso tutto il suo personale)
perché pensava che non sarebbe mai stato licenziato dal suo ruolo di responsabile amministrativo.
Invece …
(non ha ricevuto nessuna telefonata da parte degli ex colleghi).

Roberto pensava di essere molto brillante e competente (probabilmente lo è anche) .
È un leader fiducioso capace di massimizzare i suoi punti di forza,
riducendo al minimo le sue debolezze.
In teoria è un team leader ma in pratica è solo un leader (senza team).
Perché per lui il team non esiste.
È completamente ego-centrato.

Quando gli ho chiesto come si rapportava con il suo (ex) staff o se era motivante nel comportamento e nelle parole …
con aria stupita (di chi sente per la prima volta questo tipo di domanda) mi ha risposto “In che senso?”.
Se vuoi approfondire.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

Consapevolizza i tuoi limiti

Quando sei intelligente e capace è facile pensare di essere “al centro del mondo” e che gli altri siano solo un supporto o, peggio,
una scocciatura.

Invece la realtà è che i rapporti professionali contano,
eccome!
Le persone con cui lavori (i tuoi colleghi o il tuo team) sono la chiave del tuo successo.

Non essere concentrato solo sulla tua carriera e sul tuo successo personale.

Prima di intraprendere qualsiasi azione sul posto di lavoro,
chiediti quale sarà il beneficio per tutto il team (non solo per te stesso).

“Ammettere” i propri limiti è accettare di non essere perfetti,
di non avere tutte le competenze.
Questo è il primo passo verso il successo.

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