
Come ogni generazione che si affaccia nel mondo del lavoro, anche i giovani sono criticati, giudicati e spesso fraintesi.
Troppo fragili.
Poco disponibili al sacrificio.
Impazienti.
Sempre attaccati al telefono.
Poco rispettosi dell’autorità.
Lavorando con i giovani ne ho incontrati naturalmente anche così.
Ma ne ho incontrati altri curiosi, svegli, disponibili, pieni di idee. Ragazzi e ragazze che magari all’inizio sembravano poco coinvolti e che, quando hanno trovato qualcuno disposto a responsabilizzarli sul serio, sono cambiati parecchio.
I collaboratori giovani non sono sempre quello che sembrano.
E soprattutto non sono tutti uguali.
Se un giovane o un giovanissimo entra nel tuo team, questi 11 spunti possono esserti utili.
1. Lasciagli spazio per esprimersi
I collaboratori più giovani possono avere un modo di presentarsi, parlare e comportarsi diverso da quello cui sei abituato.
A volte parecchio diverso.
Prima di concludere che sia poco professionale, prova a guardare oltre.
Una felpa, un tatuaggio, un modo informale di parlare possono darti fastidio.
Va bene.
Ma la domanda è un’altra: come lavora questa persona?
- È affidabile?
- Impara?
- Rispetta clienti e colleghi?
- Porta qualcosa al team?
Non confondere troppo velocemente ciò che è diverso da te con ciò che non va bene.
2. Non dare per scontato il loro rapporto con la tecnologia
Qui cambierei completamente prospettiva rispetto a qualche anno fa.
Essere giovane non significa automaticamente essere bravissimo con la tecnologia.
L’ho visto tante volte.
Velocissimi con smartphone, app e social, molto meno quando devono usare un programma aziendale, scrivere una mail professionale, organizzare un file o compilare correttamente un documento.
Quindi non partire da:
- “Tanto queste cose voi giovani le sapete fare.”
Verifica.
Se lo sa fare, bene.
Se non lo sa fare, insegnaglielo.
3. Sul cellulare metti regole chiare
Il problema non è essere favorevoli o contrari allo smartphone.
Il problema è capire quando si può usare e quando no.
Se durante il lavoro il telefono crea distrazione, rallenta il servizio, disturba i colleghi o dà una cattiva impressione al cliente, devi dirlo.
Chiaramente.
Non aspettare settimane accumulando fastidio per poi esplodere:
- “Sei sempre con quel telefono in mano!”
Spiega prima quali sono le regole.
E naturalmente rispettale anche tu.
4. Dai feedback concreti
Con un collaboratore giovane, soprattutto alle prime esperienze, non dare per scontato che sappia già valutare da solo come sta andando.
Se fa bene qualcosa, diglielo.
Ma non limitarti a:
Spiega che cosa hai visto.
- “Hai gestito bene quel cliente perché non hai reagito alla sua provocazione.”
- “Oggi ti sei organizzato meglio e non ho dovuto ricordarti le cose.”
Lo stesso vale quando qualcosa non funziona.
Più il feedback è concreto, più è utilizzabile.
5. Chiarisci subito che cosa ti aspetti
Non dare per scontato che un ragazzo di vent’anni attribuisca al lavoro lo stesso significato che gli attribuisci tu.
Magari per te quel lavoro è stato una carriera.
Per lui potrebbe essere soltanto una tappa.
O un modo per guadagnare mentre studia.
O qualcosa che ancora non sa se gli piace.
Una volta questa cosa mi avrebbe probabilmente infastidito più di oggi.
Con il tempo ho capito che
non devo convincere una persona ad amare il suo lavoro per poterle chiedere di farlo bene.
Puoi anche dirgli:
- “Capisco che questo probabilmente non è il lavoro della tua vita. Però, finché sei qui, queste sono le cose che mi aspetto da te.”
È più utile che raccontargli una carriera che magari non desidera.
6. Risparmiagli le prediche
Evita il classico consiglio dello zio.
E soprattutto:
- “Io alla tua età…”
- “Quando ero giovane io…”
- “Ai miei tempi…”
- “Voi giovani di oggi…”
Che palle!
Anche perché il mondo nel quale hai cominciato a lavorare tu non è quello in cui sta cominciando lui.
Questo non significa abbassare le aspettative.
Puoi essere molto esigente senza trasformare ogni errore in una lezione sulla gioventù di oggi.
7. Non mortificarlo per scuoterlo
Umiliare una persona davanti agli altri, usare il sarcasmo o farla sentire incapace può produrre una reazione immediata.
Magari per qualche giorno fila dritto.
Non significa che hai ottenuto qualcosa di buono.
Con i giovani l’ho visto più volte: se sentono che qualsiasi errore diventa un’occasione per metterli sotto, a un certo punto smettono di esporsi.
Fanno il minimo.
Non chiedono più.
Oppure se ne vanno.
Correggi.
Pretendi.
Metti limiti.
Ma non mortificare.
8. Non dimenticare che il clima conta
Il lavoro è anche ambiente.
Colleghi.
Battute.
Pause.
La sensazione di stare bene oppure di entrare ogni mattina in un posto pesante.
Per un collaboratore giovane questo può contare parecchio.
Non significa che il lavoro debba diventare un villaggio vacanze.
Ci sono compiti noiosi.
Giornate pesanti.
Regole da rispettare.
Ma se nel tuo team non si può mai ridere, parlare, fare una pausa insieme o sentirsi parte del gruppo, non sorprenderti se un giovane fa più fatica ad affezionarsi a quel posto.
9. Non pretendere rispetto soltanto perché sei il capo
Qui negli anni non ho cambiato idea.
Puoi avere il titolo.
Puoi decidere turni, ferie e compiti.
Puoi anche richiamare un collaboratore.
Ma questo non significa automaticamente che quella persona ti stimi.
L’autorità arriva con il ruolo. L’autorevolezza te la giochi ogni giorno.
Anche con i collaboratori più giovani.
Nel modo in cui mantieni la parola.
Nel modo in cui li correggi.
Nel modo in cui reagisci quando sbagliano.
E anche nel modo in cui ammetti un tuo errore.
Ti senti in difficoltà nel guidare il tuo team o nel farti ascoltare?
Scopri il servizio “Problemi di leadership? Ritrova autorevolezza nel tuo ruolo”.
10. Non diventare troppo friendly
Vuoi dimostrare di non essere il solito capo distante e serioso.
Bene.
Puoi scherzare.
Puoi essere disponibile.
Puoi raccontare qualcosa di te.
Ma attenzione.
Un po’ alla volta può diventare facile confondere la confidenza con la parità di ruolo.
E il problema spesso non si vede quando tutto va bene.
Si vede quando devi dire no.
Quando devi richiamare quella persona.
Quando devi valutare il suo lavoro.
Quando devi prendere una decisione che non le piace.
A quel punto tornare improvvisamente a fare “il capo” può diventare molto più difficile.
Ne ho parlato anche in “6 motivi perché non dovresti definirti amico di un tuo collaboratore”.
Se lavori con collaboratori giovani e vuoi approfondire questo tema,
nel mio libro “Autorevolezza” ho dedicato un intero capitolo al rapporto con la Generazione Z.
Come costruire con loro una leadership credibile ed efficace.
11. Sii una guida, soprattutto all’inizio
Un collaboratore giovane può aver bisogno di più presenza di quanto immagini.
Non perché sia incapace.
Semplicemente perché molte cose che per te sono ormai ovvie per lui non lo sono ancora.
Come parlare con un cliente arrabbiato.
Quando chiedere aiuto.
Come comportarsi dopo un errore.
Che cosa significa davvero essere puntuali.
Quando prendere un’iniziativa e quando invece fermarsi e chiedere.
Sono cose che raramente si imparano da una procedura.
Spesso si imparano guardando qualcuno che le fa.
E facendo qualche errore.
Il tuo compito non è stargli addosso.
È esserci abbastanza perché sappia dove andare quando non sa che cosa fare.
Collaboratori giovani? Richiedono tempo
Gestire collaboratori giovani richiede tempo.
A volte anche pazienza.
Ti faranno domande che ti sembreranno banali.
Potrebbero mettere in discussione cose che per te sono scontate.
Qualche volta ti faranno arrabbiare.
E qualche volta sarai tu a dover riconoscere che stavi giudicando troppo in fretta.
Prima di chiederti che cosa c’è che non va nei giovani di oggi, guarda la persona che hai davanti.
È da lì che comincia il lavoro.