7 modi garantiti per uccidere la motivazione nel tuo team

Alcune persone saranno difficili da motivare. Altre faranno quello che serve per mantenere il lavoro, portare a casa lo stipendio e poco più.
Poi ci sono collaboratori competenti, coinvolti, magari anche molto motivati, che un po’ alla volta perdono entusiasmo e voglia di fare.
Che cosa è successo?
A volte sono cambiate le persone.
A volte è cambiato il lavoro.
E qualche volta, c’entra anche il capo.
Ho visto responsabili seri, disponibili e sinceramente preoccupati per la motivazione del team fare ogni giorno, in perfetta buona fede, cose che andavano esattamente nella direzione opposta.
Questo articolo è per loro.
1. Controllare tutto
Ti fidi del tuo team?
Sì, sì, come no!
E poi vuoi verificare tutta la corrispondenza, le mail, i preventivi. Tutto rimane fermo finché non arriva la tua “benedizione”. E il tuo OK.
Scusa, ma perché hai strappato alla concorrenza quel tizio così bravo se poi non gli lasci decidere neppure sulle cose che sa fare meglio di te?
Naturalmente delegare non significa disinteressarsi. Ci sono cose che devi controllare.
Il problema nasce quando il controllo diventa il tuo modo normale di lavorare con le persone.
Dopo un po’ il collaboratore impara.
Smette di decidere.
Aspetta te.
Se chiedi autonomia e poi controlli ogni passo, prima o poi le persone smettono di prendersela.
2. Ti concentri sugli errori
Un collaboratore sbaglia. E subito:
- “Di chi è la colpa questa volta?”
L’ho vista partire tante volte questa caccia.
Chi ha mandato la mail?
Chi ha parlato con il cliente?
Chi doveva controllare?
Capire le responsabilità serve.
Ma se ogni errore diventa soprattutto una ricerca del colpevole, le persone imparano velocemente che prima di risolvere il problema devono proteggersi.
E allora arrivano le giustificazioni. Non la motivazione:
- “Io l’avevo detto.”
- “Non spettava a me.”
- “Pensavo che se ne occupasse lui.”
Prima risolvi il problema. Poi cerca di capire che cosa è successo e come evitare che succeda di nuovo.
Non significa far finta che nessuno abbia sbagliato. Significa usare l’errore per capire qualcosa, non soltanto per trovare qualcuno da rimproverare.
Su questo puoi leggere anche “9 spunti per criticare il tuo collaboratore senza compromettere il rapporto”.
3. Respingi le idee
Ogni idea è buona? No, senza dubbio.
Ma c’è una differenza enorme tra dire no a un’idea e far capire a una persona che tanto è inutile proporre.
All’inizio il collaboratore insiste. Poi riprova. Poi magari ti dice:
- “Avrei pensato una cosa…”
e tu hai già quella faccia.
Alla quarta o quinta volta non propone più niente. Non perché non abbia idee. Ha capito che non vale la pena portarle.
E magari, qualche mese dopo, ti lamenti: “Qui nessuno prende iniziativa.”
Prima di dire che il tuo team non propone niente, chiediti che cosa succede quando qualcuno propone qualcosa.
4. Non mantieni la parola
Questa è semplice.
Se dici che farai qualcosa, fallo. Se non puoi farlo, torna dalla persona e spiegale che cosa è cambiato.
- “Ne parliamo venerdì.”
- “Mi informo e ti faccio sapere.”
- “Appena ho una risposta ti chiamo.”
Poi niente.
Una volta capita. Due anche. Ma quando diventa un’abitudine, le persone smettono di prendere sul serio quello che dici.
La motivazione si perde anche così.
5. Dai obiettivi impossibili
Pensi che i tuoi collaboratori siano poco efficienti?
Può essere. Ma prima guarda bene che cosa stai chiedendo.
Ho visto team correre tutto il giorno e sentirsi comunque ripetere che non era abbastanza.
Una richiesta urgente, poi un’altra.
Poi cambia la priorità.
Poi tutto diventa prioritario.
E alla fine:
- “Ragazzi, dobbiamo darci una mossa.”
Magari se la stanno già dando.
Un obiettivo difficile può stimolare. Un obiettivo che nessuno considera raggiungibile, alla lunga, può ottenere l’effetto contrario.
Non abbassare l’asticella per paura di mettere pressione. Ma ogni tanto controlla che l’asticella non sia finita sul soffitto.
6. Hai i tuoi preferiti
È normale. Con alcuni collaboratori hai più feeling. Con altri fai più fatica.
Il problema arriva quando la simpatia comincia a cambiare il tuo metro di giudizio.
Uno arriva tardi e sorridi.
L’altro arriva tardi e parte il richiamo.
A uno concedi una cosa senza problemi.
All’altro chiedi tre spiegazioni.
E non pensare che il team non se ne accorga.
Se ne accorge.
Non devi trattare tutti nello stesso identico modo. Le persone sono diverse.
Ma le regole non possono cambiare a seconda di quanto una persona ti è simpatica.
7. Tratti male le persone e poi chiedi motivazione
Questa è quella che continuo a capire meno.
Tratti un collaboratore con sufficienza.
Lo interrompi.
Lo correggi davanti a tutti.
Non lo ascolti.
Gli parli male quando sei sotto pressione.
Magari passi senza neppure salutarlo.
Poi, qualche settimana dopo, ti chiedi:
- “Ma che cosa gli è successo?”
- “Una volta era molto più motivato.”
- “Qui manca proprio l’entusiasmo.”
A volte non è successo niente di misterioso.
Le persone si sono semplicemente stancate.
Essere rispettosi non significa essere molli. Puoi dire no, essere esigente, dare un feedback duro, richiamare una persona che non sta facendo il suo lavoro.
Ma c’è una differenza tra essere esigente e far sentire qualcuno piccolo.
E questa differenza, quando lavori ogni giorno, pesa.
Il percorso di coaching mirato “Motivare il team demotivato” ti aiuta a capire che cosa sta spegnendo motivazione e responsabilità e dove puoi intervenire concretamente.
Prima di chiederti come motivare il team
Per anni abbiamo parlato di motivazione come se il capo dovesse avere sempre in tasca qualcosa per accenderla: la frase giusta, il premio, il discorso, l’obiettivo sfidante.
Con il tempo sono diventato più prudente.
Non puoi decidere tu quanto una persona sarà motivata.
Ci sono pezzi che appartengono a lei, alla sua situazione, al momento che sta vivendo, al rapporto che ha con quel lavoro.
Ma puoi guardare quello che succede dalla tua parte.
Controlli tutto?
Vedi soprattutto gli errori?
Ascolti davvero?
Mantieni la parola?
Chiedi cose realistiche?
Usi lo stesso metro?
Come tratti le persone quando sei sotto pressione?
Prima di chiederti come motivare il tuo team, assicurati di non essere tu a spegnerlo.
A volte, serve smettere di fare qualcosa che, giorno dopo giorno, sta togliendo alle persone la voglia di esserci.







Formatore e Coach.