Rispetto sul lavoro: spesso il problema è la tua comunicazione

rispetto nel lavoro

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Ti senti poco rispettato al lavoro? Forse il problema non è (solo) quello che dici.

Quando fai una domanda, c’è sempre qualcuno che pensa che tu non abbia capito.

Quando fai un complimento, qualcuno lo interpreta come adulazione.

Dai un feedback, sembra che tu stia criticando.

Ti è mai capitato?

Può essere frustrante. Soprattutto quando hai la sensazione di essere chiaro nelle intenzioni, ma gli altri sembrano capire tutt’altro.

La comunicazione funziona così: non conta solo quello che vuoi trasmettere. Conta anche ciò che arriva.

Non per colpevolizzarti.

Osserva il tuo modo di comunicare con uno sguardo diverso.

A volte bastano piccole abitudini, spesso inconsapevoli, per creare distanza tra te e chi hai davanti.

Ecco alcuni comportamenti che possono compromettere la qualità delle tue relazioni professionali.

Sei sempre sulla difensiva

Ricevi un’osservazione e senti subito il bisogno di spiegarti.

Giustificarti.

Dimostrare che la responsabilità non è tua.

È una reazione comprensibile.
Sentiamo il bisogno di proteggerci.

Il problema è che, quando ti metti immediatamente sulla difensiva, anche l’altra persona tende a fare lo stesso.

La conversazione smette di essere uno scambio e diventa una gara a chi ha ragione.

Concediti qualche secondo prima di rispondere.
Ascolta fino in fondo.
Fai domande.

Solo dopo decidi se è davvero necessario difendere la tua posizione.

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Ascolti per rispondere, non per capire

Molte persone credono di ascoltare.

In realtà stanno solo aspettando il proprio turno per parlare.

Mentre l’altro espone un problema, stanno già preparando la risposta.

Oppure pensano di aver capito tutto dopo le prime due frasi.

L’ascolto, invece, richiede una piccola rinuncia: sospendere per qualche minuto il bisogno di avere subito una risposta.

Ascoltare con attenzione produce un altro effetto.

Le persone si sentono considerate.

E chi si sente considerato tende anche a dare maggiore credibilità a chi ha davanti.

Interrompi o finisci le frasi degli altri

Forse lo fai con buone intenzioni.

Pensi di velocizzare la conversazione.

Credi di aver già capito dove l’altro vuole arrivare.

Ma chi viene interrotto raramente vive questa esperienza come un aiuto.

Più spesso si sente poco ascoltato.
O poco importante.

Inoltre, sei davvero certo di aver compreso quello che stava per dire?

Una frase conclusa troppo presto può cambiare completamente il significato del discorso.

Prenditi qualche secondo in più.
Lascia terminare il ragionamento.

Scoprirai che, molto spesso, l’ultima parte della frase era proprio quella che ti mancava.

Hai sempre la risposta pronta

Conosci quella persona che spiega continuamente come andrebbero fatte le cose?

Che corregge tutti.
Che fatica ad ammettere di non sapere qualcosa.

Inizia spesso le frasi con:

  • “Quello che devi capire è…”

Anche se competente, rischia di risultare pesante.

Non perché abbia torto.
Ma perché comunica superiorità.

La competenza convince molto di più quando lascia spazio anche agli altri.

Puoi esprimere le tue idee senza trasformarle nell’unica verità possibile.

Una frase come:

  • “Io la vedo in questo modo…”

apre il confronto.

Una frase come:

  • “La verità è questa…”

lo chiude.

Le tue emozioni sono invisibili

C’è chi pensa che, sul lavoro, mostrare emozioni sia un segno di debolezza.

Così mantiene sempre la stessa espressione.

Lo stesso tono.
La stessa distanza.

In realtà una comunicazione completamente neutra crea facilmente equivoci.

Se il tuo volto non trasmette nulla, gli altri inizieranno a interpretarlo.

Magari penseranno che sei infastidito.

Oppure annoiato.
O arrabbiato.

Anche quando non lo sei.

Essere professionali non significa diventare impassibili.

Un sorriso, uno sguardo attento, un’espressione coerente con quello che stai dicendo aiutano gli altri a capire le tue intenzioni.

Parli in modo troppo complicato

Ti è mai capitato di rileggere una tua e-mail e accorgerti che è lunga, piena di termini tecnici e difficile da seguire?

Succede più spesso di quanto immagini.

A volte crediamo che usare un linguaggio ricercato renda il nostro messaggio più autorevole.

In realtà può produrre l’effetto opposto.

Chi ti ascolta o ti legge potrebbe smettere di seguirti, non perché l’argomento sia difficile, ma perché il modo in cui lo presenti richiede uno sforzo eccessivo.

Vale anche per gli acronimi, il gergo aziendale e le parole inglesi usate per abitudine.

Se sei sicuro che tutti le conoscano, nessun problema.

Altrimenti, spiegale.

La chiarezza non impoverisce la comunicazione. La rende più efficace.

Il linguaggio del corpo racconta qualcosa che non vorresti dire

Molti pensano che la comunicazione coincida con le parole.

In realtà il corpo parla continuamente.

Braccia incrociate.
Sguardo sfuggente.
Dito puntato.
Fronte corrugata.
Labbra serrate.

Anche se non te ne accorgi, questi segnali possono trasmettere chiusura, tensione o ostilità.

Esistono poi piccoli gesti quasi automatici: giocherellare con i capelli, toccarsi continuamente il viso, sistemarsi il colletto, evitare il contatto visivo.

Sono abitudini che spesso rivelano nervosismo o insicurezza, anche quando dentro di te ti senti tranquillo.

Prima di chiederti cosa dire, prova quindi a osservare come lo stai dicendo.

A volte basta modificare una postura per cambiare il clima di una conversazione.

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Trasformi le opinioni in sentenze

“Non funzionerà.”
“Bisogna fare così.”
“È evidente che il problema è questo.”

Sono frasi che rischiano di chiudere il confronto ancora prima che inizi.

Le persone ascoltano più volentieri chi presenta il proprio punto di vista come un contributo, non come una verità assoluta.

Una piccola differenza di linguaggio cambia completamente il tono della conversazione.

Prova a dire:

  • “Io la penso così…”

oppure:

  • “Dal mio punto di vista…”

Non perdi autorevolezza.
Lasci semplicemente spazio anche all’altro.

Parli sempre di te

Ogni esperienza raccontata dall’altro diventa l’occasione per parlare della tua.

Ogni problema ti ricorda qualcosa che hai vissuto.
Ogni conversazione torna, prima o poi, su di te.

Probabilmente non lo fai per protagonismo.

Magari pensi di creare vicinanza.

Ma chi ti ascolta potrebbe avere un’impressione diversa.

Le relazioni funzionano quando c’è equilibrio.

Raccontare qualcosa di sé è naturale.

Farlo continuamente può diventare stancante.

Ogni tanto prova a restare nella storia dell’altro.

Scoprirai che fare domande crea molta più connessione che raccontare un’altra esperienza personale.

Eviti il contatto visivo

Gli occhi comunicano attenzione.
Presenza.
Interesse.

Se continui a guardare il telefono, il computer o altrove mentre qualcuno ti parla, il messaggio che trasmetti è semplice:

  • “In questo momento non sei la mia priorità.”

Naturalmente non serve fissare una persona in modo innaturale.

Ma un contatto visivo autentico comunica sicurezza, affidabilità e rispetto.

Quando affronti un argomento importante, lo sguardo spesso vale quanto le parole.

Cerchi di controllare la conversazione

Domande come:

  • “Perché hai fatto così?”

oppure:

  • “Devi fare questo.”

possono sembrare innocue.

A volte, però, vengono percepite come un tentativo di dirigere la conversazione o di mettere l’altro sulla difensiva.

Una conversazione efficace non è una prova di forza.

Non vince chi parla di più.

“Vince” chi riesce a creare uno spazio in cui entrambi possono ragionare.

Sei molto introverso

Essere introversi non è un difetto.
Così come non lo è essere timidi.

Il punto è un altro.

Le persone non possono sapere che cosa stai pensando.

Se rimani sempre in silenzio, eviti il confronto o mostri poche reazioni, qualcuno potrebbe interpretare il tuo comportamento come distacco, disinteresse o perfino arroganza.

Può bastare un sorriso.
Una domanda.
Un piccolo commento.

A volte sono sufficienti per cambiare completamente la percezione che gli altri hanno di te.

Minimizzi i problemi degli altri

“Ma dai…”
“Non è niente.”
“Vedrai che passa.”

Queste frasi nascono spesso da una buona intenzione.

Vorresti rassicurare.

Il problema è che, invece di rassicurare, rischiano di far sentire l’altra persona poco compresa.

Le emozioni hanno bisogno di essere riconosciute.

Puoi anche non condividere la preoccupazione di chi hai davanti.

Ma puoi comunque comprenderla.

È una differenza enorme.

Il tono della voce cambia il significato delle parole

Puoi scegliere le parole giuste.

Eppure ottenere comunque una reazione negativa.

Una voce troppo alta può sembrare aggressiva.
Una voce piatta e monotona può trasmettere disinteresse.
Un volume troppo basso può comunicare insicurezza.

La differenza, ancora una volta, non sta soltanto nel cosa dici.

Sta nel come lo dici.

Pause.
Enfasi.
Ritmo.
Espressione del volto.
Contatto visivo.

Sono tutti elementi della stessa comunicazione.

Imparare a gestirli significa aumentare la probabilità che il messaggio venga compreso nel modo in cui intendevi trasmetterlo.

In conclusione

Quando ti senti poco rispettato sul lavoro, la tentazione è cercare subito la causa negli altri.

A volte è davvero così.

Altre volte, però, il problema nasce da piccoli comportamenti che ripeti ogni giorno senza accorgertene.

Aumenta la tua consapevolezza.
Osserva come comunichi.
Quali segnali invii senza volerlo.

Perché, molto spesso, il rispetto non dipende solo dalle competenze che possiedi.

Dipende anche da come gli altri vivono l’esperienza di parlare con te.

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Come stupire nelle riunioni di lavoro quando sei l’ultimo arrivato

riunioni di lavoro

Foto di Анна Хазова da Pexels

Iniziare in un nuovo posto di lavoro può essere stimolante ed entusiasmante.

Ma anche stressante.

A volte perfino schiacciante.

Devi apprendere procedure nuove, assorbire una grande quantità di informazioni, ricordare nomi, ruoli, password, abitudini e modi di lavorare.

Devi relazionarti con persone che non conosci ancora.

E, nello stesso tempo, vuoi fare una buona impressione.

Con i colleghi.
Con il nuovo capo.
Con l’organizzazione.

Insomma, tanta pressione.

È normale sentirsi nervosi, indecisi e apprensivi

L’ansia dei primi giorni di lavoro nasce proprio da questa instabilità: non hai ancora punti di riferimento, non sai bene come muoverti e la mente comincia a correre per ritrovare un equilibrio.

In questa fase ci sono almeno quattro cose da non dimenticare:

  • arrivare in orario;
  • lavorare con serietà;
  • ascoltare più che parlare;
  • trovare gradualmente il tuo spazio.

Hai voglia di fare.

Emergere.
Crescere.
Arrivare in fretta.

A volte, però, proprio questa fretta può diventare un problema.

E poi ci sono le riunioni di lavoro

Sei nuovo.

Non conosci ancora le dinamiche interne.

Regole non scritte.
Equilibri.
Giochi di potere.

In una riunione alcune persone possono dominare la scena, prendere la parola, catturare l’attenzione e lasciare agli altri poche briciole di visibilità.

Anche a te.

È naturale sentirsi nervosi durante le prime riunioni e avere paura di dire qualcosa di sbagliato.

Il pericolo, però, è anche non dire nulla.

Perché il silenzio può essere interpretato in molti modi.

Mancanza di esperienza.
Scarso interesse.
Poca preparazione.
Assenza di valore aggiunto.

Se aspiri a una posizione di leadership, ricorda una cosa: parlare è anche un segnale di fiducia.

Non significa prevaricare.
Non significa occupare tutto lo spazio.
Significa esserci.

Condividere un pensiero.
Fare una domanda.
Portare un contributo.

Durante le prime riunioni di lavoro è importante esprimere le tue idee senza snaturarti e senza limitare la tua personalità.

  • Parlare o non parlare?
  • Quando intervenire?
  • Che cosa dire?
  • È meglio aspettare o prendere la parola?

La riunione è una piccola occasione di visibilità.

Non sprecarla.

La preparazione è la chiave

Se la riunione è accompagnata da un ordine del giorno, leggilo con attenzione.

Scegli un punto.
Preparati su quello.

Prima dell’incontro, prendi un tema all’ordine del giorno ed elaboralo in anticipo. Così sarai pronto ad aggiungere qualcosa di utile alla discussione.

Non devi parlare tanto.
Devi parlare meglio.

Puoi decidere, per esempio, di intervenire tre volte:

  • una volta con un commento preparato;
  • una volta con una domanda pertinente;
  • un’altra volta con una riflessione su un possibile approccio.

Non serve impressionare tutti.

Serve iniziare a costruire presenza.

Fai domande

Uno dei modi più semplici per farti notare nelle prime riunioni è porre buone domande.

Non domande qualsiasi.

Domande che dimostrano attenzione, curiosità e desiderio di capire meglio.

Per esempio:

  • Qual è la base di questa osservazione?
  • Quali sono i benefici di questo approccio?
  • Come sappiamo che questo sarà il problema?
  • Possiamo tornare un momento al punto precedente?

Quando fai domande stimolanti, mostri sicurezza e coinvolgimento.

Approfondisci ciò che dicono gli altri.

Diventi un partecipante attivo.

A volte chiedere di tornare alla slide precedente o a un passaggio appena discusso è molto efficace. Significa che stavi ascoltando e che hai colto un dettaglio.

Ricorda: la curiosità premia.

L’autocompiacimento no.

Come farsi notare nelle prime riunioni di lavoro

Se durante l’incontro emerge un tema che richiede ulteriori ricerche, puoi offrirti di raccogliere informazioni per la riunione successiva.

Senza teatralità.
Senza voler strafare.

Dimostri iniziativa, interesse e coinvolgimento.

Alla fine della riunione potresti anche inviare una breve e-mail al tuo capo, riassumendo i punti chiave oppure proponendo un approfondimento nato dalla conversazione.

Non è solo una strategia di visibilità.

È anche un modo per acquisire fiducia in te stesso.

Maneggia il disaccordo con strategia

Se qualcuno dice qualcosa con cui non sei d’accordo, non negare in modo precipitoso.

E se qualcuno non è d’accordo con te, non concludere subito di aver detto una stupidaggine.

Non è detto che l’altro abbia ragione.
E non è detto che tu abbia torto.

Quando attribuisci più valore alle idee altrui che alle tue, stai comunicando una cosa precisa: non credi davvero che i tuoi pensieri meritino spazio.

Le tue esperienze, le tue opinioni e le tue intuizioni possono essere utili.

A volte sono proprio ciò che gli altri hanno bisogno di sentire.

Non cedere il tuo potere

Durante una riunione è normale fare riferimento al capo o a persone più in alto nella gerarchia.

Ma questo non significa che tu debba scomparire.

Credi nelle tue idee.
Condividile con fiducia.

Non adattare passivamente il tuo punto di vista solo per compiacere gli altri o per sembrare allineato.

Le persone notano quando mantieni una posizione con equilibrio.

E notano anche quando ti rimangi subito ciò che hai detto.

I tuoi pensieri meritano di essere condivisi.

A una condizione.

Che portino valore.

Il desiderio di farti notare può ritorcersi contro

Cerca di non voler apparire troppo intelligente.

Di non parlare solo per impressionare.

Di non trasformare ogni intervento in una piccola performance.

Se non sai qualcosa, ammettilo.
Se hai un dubbio, chiedi.
Hai un’idea? Condividila.

Non essere la persona più rumorosa nella stanza.

Non diventare affamato di visibilità.

Anche se sei introverso, puoi portare influenza sostenendo il contributo di un collega:

“Ottima idea. Vedo bene questa possibilità.”

Vai al tuo ritmo.

Se ti senti pronto, parla.
Se non lo sei, aspetta.

Ma non sparire.

Nelle riunioni devi essere il primo a parlare? Anche no

Alcuni formatori e coach invitano a cogliere ogni occasione per parlare per primi.

Spingerti oltre la zona di comfort.
Guidare la discussione.
Non censurarti.
Esprimerti senza esitazione.

Concordo solo in parte.

È vero: più taci, più sarà difficile entrare nella conversazione.

Ma parlare troppo o parlare a caso non ti renderà più autorevole.

Se hai qualcosa di utile da dire, intervieni.

Se vuoi parlare solo per piacere, per paura di essere escluso o per bisogno di approvazione, meglio aspettare.

Non hai nulla di interessante da dire? Meglio tacere.

In questa fase è importante dimostrare presenza, attenzione e interesse.

Non occupare spazio inutilmente.

Evita tutto ciò che è banale

Soluzioni ovvie.
Presupposti scontati.
Osservazioni mediocri.
Citazioni prese dal web.

Piuttosto che citare qualcun altro, prova a esprimere un pensiero tuo.

Non fingere di essere esperto se non lo sei.

Prima o poi si vede.

Spesso, per sembrare più competenti, aggiungiamo parole, formule ed espressioni che indeboliscono la comunicazione.

Invece di dire:

  • “Potrebbe essere una domanda stupida…”

puoi dire:

  • “Vorrei capire meglio. Quando parli di…”

Nel mio libro Autorevolezza ho riservato un intero capitolo all’organizzazione delle riunioni e all’importanza di esprimersi nel modo più efficace.

Monitora la tua presenza fisica

Siediti dritto.
Pianta i piedi ben fermi sul pavimento.
Mantieni il contatto visivo, soprattutto quando parli.

Usa il tuo spazio e le mani, se ti viene naturale.

Se partecipi a una riunione con più persone, sorridi a chi sta parlando e mantieni un contatto visivo equilibrato con gli altri.

Il corpo comunica prima delle parole.

Ascolta attivamente

Un buon modo per dimostrare ascolto è riprendere le idee emerse durante la discussione.

Prendi appunti.

Ti aiuteranno a evitare malintesi e a ricordare dettagli importanti.

Anche se il tema non riguarda direttamente te o il tuo reparto, presta attenzione.

Proprio perché non sei coinvolto, potresti offrire una prospettiva esterna utile.

Evita di agitarti, giocherellare con il telefono o controllare notifiche.

Durante le riunioni di lavoro spegni il cellulare.

Oppure lascialo nella giacca o nella borsa.

Così non sarai nemmeno tentato.

Riunioni di lavoro: in conclusione

Durante le prime riunioni stabilisci una strategia semplice: dire qualcosa nei primi 10-15 minuti.

Una domanda.
Un commento.
Una proposta.
Un’opinione.
Un’osservazione pertinente.

Non dire nulla è l’opzione a più basso rischio.

Soprattutto se sei nuovo.

Ma se vuoi trasmettere l’impressione di essere concentrato, interessato e presente, devi condividere pensieri utili.

Non molti.

Ma utili.

Lasciare il segno non significa parlare di più, ma farsi ascoltare meglio.

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