Feedback sul lavoro: il giusto approccio (un estratto dal mio libro)

feedback sul lavoro

Foto di JESHOOTS.com da Pexels

Un feedback sul lavoro può essere valutativo o potenziante.

Dovrebbe essere specifico e costruttivo.
Focalizzato sul problema e basarsi su osservazioni oggettive, almeno nelle intenzioni.

L’elogio e la critica sono giudizi personali (uno benevolo e l’altro sfavorevole) su un comportamento o un risultato. Spesso sono vaghi e depotenzianti, incentrati sulla persona e basati su convincimenti, interpretazioni o sentimenti.

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Lo scopo di un feedback sul lavoro (se è negativo) non dovrebbe essere quello di incolpare o accusare la persona, ma creare piuttosto la giusta consapevolezza che può condurre alla correzione o al miglioramento delle sue prestazioni o atteggiamento.

Le persone che lavorano con te meritano un feedback da parte tua.
Hanno il diritto di sapere cosa-sbagliano e il dovere di provare a sistemare le cose che sbagliano.
Non possono farlo se non sanno cosa o come fare.

Ecco un estratto del capitolo 5 del mio libro “Autorevolezza – strategie e tecniche per diventare il riferimento carismatico dei tuoi collaboratori e colleghi”, ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025.

Feedback valutativo

Il feedback valutativo (spesso è sotto forma di revisione semestrale o annuale delle prestazioni) è ciò a cui pensa la maggior parte delle persone quando sente la parola “feedback”.

Implica una valutazione, può essere emotivamente carico perché pieno di sorprese o disaccordi.

Spesso è legato alla retribuzione.
Le persone rimangono deluse o turbate oppure sollevate ed euforiche.
Consente confronti su dati e target.

L’obiettivo principale del feedback valutativo è assicurarsi che la persona comprenda chiaramente (senza essere necessariamente d’accordo) quale sia la valutazione ricevuta.

 

POTENZIA LA TUA TEAM LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te (tempi, costi ecc.)

 

Feedback potenziante

È empowerment. Crescita. Sviluppo. Il piano di crescita.
È centrato sul migliorare e creare un’immagine solida per il futuro.

Dà potere perché aiuta le persone a identificare e rimuovere gli ostacoli che devono affrontare.

  • Cosa possiamo fare di meglio per soddisfare/migliorare il tuo piano d’azione?
  • Come possiamo aumentare/potenziare/sistemare…?

Queste domande potenzianti possono essere poste ogni giorno, attorno al tavolo riunione o in un corridoio per la pausa caffè. Tale approccio evolutivo toglie agitazione, irritazione e soprattutto… la sorpresa.

Sia il feedback valutativo sia quello potenziante sono essenziali per lo sviluppo della persona.

Sono collegati ma diversi, per contenuti e per “carico emotivo”, ed è importante separarli. Tuttavia, se una persona è aperta, la sessione di feedback valutativo può terminare con un ponte verso lo sviluppo. E viceversa.

La maggior parte delle persone apprezza l’opportunità di una migliore percezione del proprio comportamento, a patto che il tono del discorso non sia ostile o giudicante.

 

CARRIERA DI SUCCESSO > scopri il percorso di coaching ideale per te

 

Il giusto approccio dei feedback sul lavoro

Porgere feedback sul lavoro è una questione delicata.
Non utilizzarli con superficialità e leggerezza.

Anche se sono amichevoli e accoglienti, creano pressione. Possono risultare intimidatori e compromettere le relazioni professionali.

Non presentarti con una lunga lista di aspettative, soprattutto se irrealistiche, perché portano delusione e frustrazione.

Sii consapevole dell’ansia o delle preoccupazioni che provochi nella persona.
Giusto o sbagliato, buono o cattivo, qualunque cosa una persona stia facendo o provando, è la sua realtà.

È troppo facile concentrarsi su ciò che non va. Potresti essere ingiusto quando non lo consideri.
Avvicina le persone attraverso i loro punti di forza ed esperienza.

 

“Quando dai un feedback,
l’approccio che userai farà tutta la differenza.”
Michele Ferrarelli

 

Non dovresti mai essere titubante, ma comprensivo e disponibile.
Come team leader è necessario assumerti la responsabilità di costruire una base solida di fiducia. Oltremodo è tua responsabilità “riparare” tali dinamiche interpersonali se si incrinano.

Ne hai la facoltà. Sei tu a determinare il contenuto e la modalità dei tuoi dialoghi. Lavoraci da subito, sin dalle prime conversazioni.

Il tuo collaboratore deve sapere che riconosci i suoi talenti e che credi in lui. Spiega che conosci e apprezzi il suo percorso professionale.
Sai quanto lui stia lavorando sodo.

Condividi il tuo obiettivo: massimizzare il suo potenziale.
E mostra quanto sei felice di questa opportunità!

Quando emergono cattive prestazioni e dinamiche, non eludere il tuo ruolo in questa vicenda.

Prova a chiederti:

  • Cosa mi sto perdendo?
  • Cosa non capisco di questa persona?
  • La mia percezione è stata influenzata da un recente evento negativo?
  • Cosa ho fatto di sbagliato?

 

Feedback sul lavoro? La pratica è fondamentale per affinare il tuo stile

Puoi esercitarti davanti allo specchio, con il tuo partner o un amico. Provare quello che dirai, ad alta voce, ti permetterà di sentire il tuo tono.
Potresti anche registrare le tue parole per capire come “suoni”.

È anche importante pensare al tuo linguaggio del corpo, che può parlare più forte delle tue parole. Spesso siamo inconsapevoli di inviare messaggi negativi.

Prova a sintetizzare il tuo intervento, anche se breve, in punti chiave.
Se non ti senti ancora pronto, scrivi cosa devi dire.

Cerca di formulare frasi brevi. Qual è il messaggio che vuoi far passare.
Chiediti:

  • Qual è il punto?
  • Quale concetto deve passare assolutamente?
  • Che cosa posso evitare?
  • Come preferisce la persona ricevere il feedback?

Modifica il tuo approccio di conseguenza.
Inizia più “leggero” (parlando del più e del meno) se sai che hai davanti una persona che va in confusione con una comunicazione estremamente diretta.

Preparati a una reazione emotiva di rabbia, rifiuto o forse anche lacrime.
Resta comunque sempre calmo e professionale.

Arroganza nel lavoro: la maschera che indossano gli insicuri

arroganza nel lavoro

Foto di Anete Lusina da Pexels

La persona arrogante sul lavoro
comunica a tutto il mondo i propri successi
(non importa quanto piccoli).

Dà una visione eccessivamente positiva,
mascherando una realtà che spesso
non è affatto così ideale.

Il più delle volte, dietro l’arroganza,
si nasconde una scarsa fiducia in sé stessi,
compensata dalla presunzione
— immotivata — …

di voler apparire più competenti
e più bravi degli altri.

Spesso ci comportiamo con arroganza
semplicemente perché
non abbiamo ancora capito
cos’è davvero la fiducia in noi stessi.

Essere arroganti,
strafottenti
e stronzi

non significa essere sicuri di sé.

Anche se — paradossalmente —
chi lo è
viene spesso messo su un piedistallo
e osannato
perché “è diventato qualcuno”.

Ma allora:

  • Cos’è l’arroganza nel lavoro?
  • Cosa vuol dire essere sicuri?
  • Come si può essere fiduciosi
    senza cadere nella trappola dell’arroganza?

Il mondo del lavoro oggi è complesso (più che mai)

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza
— ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025 —
il mondo del lavoro è competitivo e difficile.

Non è più solo una questione
di conoscenze,
capacità
e abilità.

È una questione di resistenza.
Di forza.

La forza fisica si vede.
La forza mentale no.
Non si vede.
Si sente.

Spesso, per sembrare forte,
indossi la maschera del duro.
Reciti una parte.

Nascondi le debolezze
dietro posture autoritarie
e atteggiamenti rigidi.

All’inizio può anche funzionare.

Qualche risultato arriva.
Ma l’effetto svanisce in fretta.
Te lo assicuro.

Nel lungo periodo,
per raggiungere obiettivi importanti,
servono forza mentale,
grinta,
tenacia.

E il desiderio costante di migliorarti.

Autorevolezza non è volume.
È equilibrio tra voce, corpo e intenzione.

La “maschera da duro” è una scorciatoia banale

È un portamento scontato.
Facile.
Accessibile a tutti.

Nel mio lavoro, durante sessioni di coaching
con leader che si definivano
(per loro stessa ammissione)
“troppo buoni” …

quando chiedevo
come avrebbero voluto essere,
le risposte arrivavano subito:

  • “Più bastardo.”
  • “Più carogna.”
  • “Più figlio di puttana.”

Ah. Tutto qui?

Davvero vuoi questo?
Anni di studio, impegno, intelligenza
per…
incutere timore?

Diventare uno stronzo?

Ce ne sono già tanti
nel Mondo del lavoro.

No, grazie.
Non ce ne serve uno in più.

Arroganza nel lavoro? No. Abbiamo bisogno di leader

Uomini e donne.
Persone con una forte etica morale.

Non immaturi in cerca di rivalsa.

Invece di aumentare la “bastardaggine”
(cosa peraltro puerile),
l’approccio più efficace
è saper equilibrare
— secondo le circostanze —

grinta e diplomazia.

La persona forte non spreca energia
per coprire le mancanze.

Le riconosce.
E investe tempo per migliorarsi.

Essere forte richiede consapevolezza emotiva

Saper gestire le emozioni,
non farsi gestire da esse.

Forza mentale significa:

  • riconoscere i propri limiti
  • accettare le mancanze
  • sapere che il risultato passa dal lavoro duro

Non sprecare energia
cercando di nasconderti dietro l’arroganza.

Riconosci i difetti.
Investi su di te.
Supera le debolezze.

Essere forte vuol dire anche
avere fiducia nella capacità
di rialzarti dopo un fallimento.
Imparare dagli errori.

  • Sii ambizioso,
    senza impazienza.
  • Disponibile,
    senza timore.
  • Flessibile,
    senza farti sfruttare.
  • Fiducioso e sicuro,
    senza alzare i toni.

Fiducia e arroganza nel lavoro: una linea sottile

La scelta spetta a te.
Pensaci prima del prossimo passo.

Quando si parla di aggressività e arroganza,
pensiamo subito alle forme più evidenti:
urla,
grida,
attacchi.

Ma esistono aggressività più sottili.
Meno appariscenti.
E altrettanto dannose.

Spesso crediamo di essere assertivi,
e invece siamo prepotenti.

Il prezzo?
Conflitti.
Perdita di rispetto.
Relazioni rovinate.

Se qualcuno ti ha già detto:
“Ehi, ma come sei aggressivo”.

È un segnale.
Il primo passo per cambiare.

Ricorda: la vera forza non fa rumore

Non intimidisce.
Non schiaccia.

Si riconosce da come fa crescere chi ha intorno.

Se vuoi che il tuo team ti segua perché ti riconosce,
non perché “deve”…

lavoriamo insieme su voce,
postura e linguaggio
per trasmettere credibilità e ispirare collaborazione.

Scopri “Farsi ascoltare dai collaboratori senza autoritarismo”.

Colloquio individuale con un collaboratore: 20 regole di base (spesso poco applicate)

colloquio individuale

Foto di cottonbro da Pexels

Le accortezze di un buon colloquio individuale con un collaboratore sono semplici.

Facilmente applicabili.

Si pensa che basti essere educati, parlare in modo chiaro… e il gioco è fatto!

Proprio perché sono così semplici, spesso diventano banali.
Scontate.

E quindi eseguite con superficialità e leggerezza.

Un esempio?

Il sorriso di circostanza.
Quell’increspare leggermente le labbra per accennare un sorriso.

Non toglie quel retrogusto di disagio e di non-riconoscimento che proviamo.

Siamo molto lontani da:

  • “Oh! Ma che piacere averti qui!”

Oppure…

Come spiegare quel senso di superiorità e altezzosità che, a volte, ci accoglie in un colloquio individuale?

Possiamo bollare la persona come scortese o poco professionale?

Magari no.

Eppure, rimane quella sensazione gelida.
Di sufficienza.
Di fretta.
Indifferenza.

Come se stessimo disturbando.

Tutte esagerazioni? Paranoie?

Non direi.

Come spiego nel mio libro “Autorevolezza”, le persone oggi ricercano soddisfazioni emotive.
Anche chi si definisce estremamente razionale.

Riconoscimento.
Disponibilità.
Ascolto.
Apprezzamento.
Empatia.

Sono queste le esperienze più gratificanti.

Ma anche le più sensibili.
E le più pericolose, quando mancano.

Per questo è fondamentale distinguere tra professionalità e comportamento.

Una check-list essenziale per i tuoi colloqui individuali

Queste 20 regole sono semplici.

Forse le conosci già.
Ma applicarle con consapevolezza cambia tutto.

Considera questo post come una check-list operativa.
Un promemoria concreto prima del tuo prossimo incontro.

1. Ricorda la potenza della prima impressione

Bastano pochi secondi per formare una percezione.

E una volta formata, cambiarla è difficile.

I primi istanti sono decisivi.
Ogni dettaglio contribuisce.

Nulla dovrebbe essere lasciato al caso.

Approfondisci con il mio post sulla prima impressione.

2. Attenzione al look

Vuoi essere ricordato per la tua competenza.
Non per una trascuratezza evitabile.

Sobrio.
Curato.
Coerente con il contesto.

Elegante, ma autentico.

3. La puntualità è un must

Il ritardo comunica disorganizzazione.
Anche — e soprattutto — se sei il capo.

Se accade, scusati subito.

4. La cortesia non è opzionale

La vera leadership si riconosce da come tratti tutti.

Non solo chi è “sopra”.
Ma anche chi è “sotto”.

Chi ha bisogno di dimostrare di essere superiore, non lo è ancora.

5. Prepara la location

Arriva prima.
Prepara lo spazio.

Questo riduce lo stress e aumenta la tua presenza.

Evita colloqui uno dopo l’altro senza pausa.
Ogni incontro merita energia piena.

6. Alzati in piedi quando la persona entra

È un gesto semplice.

Ma comunica rispetto.
Presenza.
Accoglienza.

E migliora anche la qualità della tua voce.

7. Mantieni il contatto visivo

Il contatto visivo comunica sicurezza.

E riconoscimento.

Stai dicendo:
“Tu sei importante.”

8. Annuisci e reagisci

Un volto immobile crea distanza.

Annuisci.
Sorridi.
Reagisci in modo naturale.

Mostra che sei presente.

9. Inizia con leggerezza

Non entrare subito nel merito.

Qualche minuto di conversazione informale crea connessione.

Costruisce fiducia.

10. Prendi appunti

Prendere appunti comunica rispetto.

Dimostra che ciò che l’altro dice ha valore.

E rafforza la tua memoria operativa.

11. Ascolta davvero

Non dominare la conversazione.

Ascoltare è la base dell’autorevolezza.

Se non ascolti, non verrai ascoltato.

Nel mio libro “Autorevolezza” trovi strumenti concreti per sviluppare questa capacità fondamentale.

12. Poni domande conclusive

Verso la fine, chiedi:

  • “C’è qualcosa di cui vorresti parlare prima di chiudere?”

Questo apre spazio a ciò che conta davvero.

13. Ricorda e usa il nome

Il nome è identità.

Usarlo crea connessione.
Riconoscimento.
Rispetto.

14. Non dimenticare il follow-up

Ciò che accade dopo l’incontro è decisivo.

Scrivi.
Conferma.
Segui.

È qui che si consolida la fiducia.

15. Non trasmettere fretta

La fretta comunica disinteresse.

La calma comunica autorevolezza.

Chi si sente ascoltato, si apre.

16. Evita argomenti rischiosi

Politica.
Religione.
Battute fuori luogo.

Mantieni il focus.
La professionalità protegge la relazione.

La tua autorevolezza passa anche dalla tua comunicazione.

Scopri il percorso:
Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive

17. Non essere troppo informale

Non devi essere un amico.

Devi essere un leader.

Autentico.
Presente.
Equilibrato.

18. Spegni il telefono

Controllare notifiche durante un colloquio distrugge la connessione.

Comunica disinteresse.

La tua presenza è il tuo strumento principale.

19. Non divagare

Mantieni la direzione.

La chiarezza rafforza la leadership.

La dispersione la indebolisce.

20. Dai seguito alle parole

Definisci i prossimi passi.

Scrivili.
Condividili.
Seguili.

La fiducia nasce dalla coerenza.

Il vero obiettivo di un colloquio individuale

Non è solo scambiare informazioni.

È costruire fiducia.
È rafforzare la relazione.
Sviluppare autonomia e responsabilità.

Quando un colloquio è condotto con presenza e consapevolezza, diventa uno strumento di leadership potente.

Quando è gestito con superficialità, diventa solo un incontro in più.

Le persone non ricordano tutto ciò che hai detto.

Ma – stanne certo – ricordano come si sono sentite davanti a te.

È lì che nasce — o si perde — la tua autorevolezza.

Parlare come un leader: l’approccio che fa tutta la differenza

parlare come un leader

Foto di Moose Photos da Pexels

Parlare come un leader.
La mentalità conta. Fa la differenza.

Le parole sono importanti.

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza” – ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025 – le parole possono attrarre, ispirare e convincere ma anche allontanare, disorientare o annoiare. Rendere il lavoro difficile o piacevole. Elevare il tuo status o danneggiare la tua reputazione.

Dipende da ciò che dici. Da come lo dici.
Spesso, le parole che utilizzi o che non utilizzi la dicono lunga su di te. Leggi il post.

A meno che tu non sia un comunicatore particolarmente brillante,
limita la quantità delle tue parole.

Potresti non essere così interessante come pensi

Non appena comprendi il reale potere delle parole, cominci a prestare sempre maggiore attenzione al loro peso.

Poche parole ben indirizzate possono dare speranza dopo una sconfitta.
Alcune parole maldestre possono rovinare una vittoria.

Se dici “Avresti potuto fare di più” dopo che la persona ha dato il massimo, togli forza e causi scoramento.
Non puoi dare energia con parole negative.
Non puoi raggiungere il massimo potenziale se parli di debolezza.

La comunicazione efficace (parlare come un leader) è il primo passo verso il tuo successo:
 

“È difficile”

“È un’opportunità”

“Come hai potuto farlo!”

“Come possiamo farlo meglio?”

“Ignoralo!”

“Affrontiamolo!”

“È difficile, non raggiungeremo mai questo obiettivo”

“È un’opportunità stimolante, chi è con me?”

 
POTENZIA LA TUA TEAM LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

“Non lo so”

“Chi lo sa?”

“Non hai ancora finito il progetto?”

“A che punto siamo con il progetto?”

“Hai un problema?”

“Come posso aiutarti?”

“Perché hai fatto quell’errore?”

“Parlami di quell’errore?”

 
PIÙ AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO
Trovi spunti interessanti nei miei libri:
“Autorevolezza” , ora nella NUOVA edizione aggiornata2025, è perfetto se vuoi rafforzare la tua presenza autorevole.
“Prima volta Leader” è pensato se hai assunto da poco un ruolo di leader.
 

“Perché non hai fatto …?”

“Quali altri approcci potresti prendere la prossima volta?”

“Perché sei sempre così oberato di lavoro?”

“Cosa puoi delegare ai tuoi colleghi?”

“Non possiamo, perché …”

“Che cosa possiamo fare?”

“Abbiamo sempre fatto in questo modo”

“Come possiamo semplificare?”

 
CARRIERA DI SUCCESSO > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

“Non ha importanza!”

“Quanto è importante?”

“Abbiamo sempre fatto in questo modo”

“Possiamo affrontarlo da una prospettiva diversa?”

“Mettiamolo nel cassetto”

“I tempi non sono ancora maturi. Mettiamolo in agenda tra un trimestre”

“È contro la nostra politica aziendale.”

“È contro la nostra politica aziendale. Puoi riformularlo in modo diverso?”

 


 

“È inutile. Ci abbiamo già provato”

“Ci abbiamo già provato. Come potremo riuscirci questa volta?”

“Non posso farlo”

“Penso che la soluzione migliore sia …”

” Non ti preoccupare” – “Stai tranquillo”

“Ti spiego perché non devi preoccuparti …” (esponendo fatti concreti)

 


 

“Non lo so”

“Dammi il tempo di controllare/verificare e ti ricontatto”

“(tu) Non lo hai spiegato bene”

“Faccio fatica (io) a comprendere completamente l’idea che stai condividendo”

“Capisci anche tu, adesso …”

“Mi sono spiegato bene?”