8 segnali che rivelano la tua insicurezza sul lavoro (e tutti se ne stanno accorgendo)

insicurezza al lavoro
Nel mio libro “Prima volta Leader” ho sottolineato come molti giovani leader
ostentino sicurezza senza possederla davvero.

Parlano dei loro successi.
Delle loro conquiste.
Di quanto siano competenti,
intelligenti,
brillanti.

Non mostrano mai debolezze.
Non dicono mai: “Non lo so”.

E qualcuno, purtroppo …

scambia tutto questo per vera sicurezza di sé.

In realtà hanno costruito una maschera:
sicurezza e spavalderia recitate,
per nascondere l’insicurezza sul lavoro.

Il problema?
Questa maschera cade facilmente.

Basta una minima minaccia percepita
e reagiscono con aggressività.

Fingere,
nel tempo,
peggiora solo le cose.

Ti costringe a compensare continuamente.
A spendere energie preziose per mantenere la facciata.

E, poco alla volta, l’insicurezza filtra.
Si vede.
Tutti se ne accorgono.

8 segnali evidenti di insicurezza sul lavoro:

1. Chiedi continue rassicurazioni

  • “Ha senso?”
  • “Che cosa ne pensi?”
  • “Faresti lo stesso?”
  • “Ti sembra OK?”

Se sei sicuro di te,
non hai bisogno dello specchio, specchio delle mie brame
per validare ogni tua scelta.

A meno che…
tu non stia semplicemente testando la fiducia degli altri.
(ed è un altro discorso.)

2. Vuoi sempre avere ragione

Chi vuole sempre avere ragione
mostra insicurezza,
rigidità,
paura del giudizio.

Il mondo diventa bianco o nero.
Giusto o sbagliato.

Così ti isoli.
Rifiuti prospettive diverse che potrebbero essere più efficaci.

In realtà stai spendendo più energia
a dimostrare di avere ragione
che a scegliere la soluzione migliore.

3. Ti metti sempre in posizione di svantaggio

Esiti.
Lasci il passo.
Parli poco.
Eviti il confronto con figure autorevoli.

Un po’ di deferenza è educazione.
Troppa deferenza è bassa autostima.

L’insicurezza può essere mascherata.
Ma si sente.

4. Sei suscettibile e reagisci in modo eccessivo

Ogni parola diventa un attacco.
Ogni gesto una mancanza di rispetto.

Analizzi tutto,
fuori contesto,
alla ricerca di significati nascosti.

È una personalità iper-reattiva.
Ossessionata dal giudizio.

Chi ha vera fiducia
accetta feedback,
errori e
confronto
senza bisogno di creare rumore.

5. Va sempre “tutto benissimo”

L’ottimismo è prezioso.
Soprattutto in tempi difficili.

Ma fingere che vada sempre tutto bene
è come guardare un temporale e dire:
“Che bella giornata”.

Negare la fatica
non è forza.
È evitamento.

Essere autentici nei momenti duri
porta più rispetto
di un sorriso forzato.

6. Devi mostrare continuamente i tuoi successi

Parli spesso di:

  • risultati
  • status
  • conoscenze importanti
  • clienti
  • riconoscimenti

A qualcuno potrebbe piacere.
A molti no.

Come scrivo nel libro,
vantarsi (anche in modo sottile)
è spesso segno di vuoto o insoddisfazione.

Non è l’insicurezza a infastidire.
È il tentativo di coprirla.

Dimmi di cosa-ti-vanti
e ti dirò cosa-ti-manca.

Le persone sicure
non competono continuamente.
Non devono dimostrare nulla.
Agiscono.

7. Dai troppe spiegazioni per affermarti

Parli piano.
Esiti.
Ti giustifichi.

Riempire i “no” di spiegazioni infinite
ti rende debole.

Una spiegazione breve è sufficiente.
Non devi convincere nessuno.

Altrimenti sembri insicuro.
Perdi autorevolezza.

8. Dici “NO”, poi torni indietro

Se cambi facilmente posizione,
comunichi che le tue decisioni sono negoziabili.

Insistere funziona.
E gli altri lo imparano in fretta.

Cambiare idea è sano.
Ma non quando nasce
dal bisogno di approvazione.

L’insicurezza sul lavoro
è la mancanza di fiducia
nelle proprie capacità di ottenere risultati.

Succede spesso crescendo professionalmente:
più responsabilità,
più dubbi.

Essere leader significa sapere
cosa-dire,
quando-dirlo.

La vera sicurezza non fa rumore

Non si difende.
Non si vanta.

Si riconosce dalla calma,
dalla chiarezza
e dalla capacità di restare autentici
anche quando non si ha tutte le risposte.

Ti senti in difficoltà nel guidare il team o nel farti ascoltare?

Scopri il percorso di coaching mirato
Problemi di leadership? Ritrova autorevolezza nel tuo ruolo

10 motivi perchè il tuo team ti detesta (e forse non sai neanche il perché) – 2

gestione team

Leggi anche la parte 1.

4. Sottolinei difetti, errori o carenze … con sarcasmo

Davanti a tutti.
Il team, i colleghi, i clienti.

È il tuo modo di esercitare il potere.
Ok, ma trova un altro modo per farlo.

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A volte, nella gestione team usiamo il sarcasmo per alleggerire lo stress o il carico di lavoro.
Il sarcasmo è il modo vigliacco di dire quello che realmente pensiamo.

Se c’è qualcosa che vuoi dire, dillo.
Non nasconderti.
Altrimenti taci.

Sei il capo, dimostralo.

5. Sei un maniaco del controllo

Pretendi di verificare tutta la corrispondenza, le e-mail e i preventivi, di bloccare tutto finché non dai la tua “benedizione”.
Il tuo OK.

Sei riluttante a delegare, ti concentri anche su piccoli dettagli e non lasci libera iniziativa, anche sulle decisioni più banali.

Così facendo mostri una completa mancanza di fiducia che fa sentire il tuo collaboratore demotivato, inutile … improduttivo.

6. Non passi le informazioni

Perché razioni le informazioni?
Trattieni per te le info importanti?
Non chiedi mai a chi lavora con te pareri e feedback?

Tutto quello che stai ottenendo sono pettegolezzi e paura (“figli prediletti” dell’improduttività).

 


 

Nella gestione team, condividere (quasi tutte) le informazioni è un grande atto di fiducia e un riconoscimento molto potente per i tuoi collaboratori.

La maggior parte delle persone che lavora al tuo fianco desidera fare un buon lavoro, condividere con te le responsabilità, i compiti e il raggiungimento dei risultati.
Distribuire le varie responsabilità, condividere le informazioni è un attestato di fiducia per i tuoi collaboratori … è come dire a ciascuno di loro “Io mi fido di te”.

7. Non ti sporchi (mai) le mani

Sei un “grande” ad assegnare il lavoro.

Molto meno a partecipare.
A prenderne parte.
A esserne parte.

Non scendi mai dal tuo piedistallo.
Al fianco del tuo team.
Metti giù la testa, lavora, suda, anche tu … insieme al tuo team.

8. Sei teso tutto il tempo

Quando sei sotto pressione o sei stressato è facile che, senza accorgerti, inizi a girovagare senza meta o coerenza.
Ora qua, ora là, adesso qui e poi ricomincia il giro.

Muovendoti tutto il tempo (come un tarantolato) in spazi chiusi del tuo luogo di lavoro crei attorno a te un clima di nervosismo che può influenzare e condizionare negativamente i tuoi collaboratori.

Quando non ci sei, tutti tirano un sospiro di sollievo.
Pensaci la prossima volta che cominci a girare come una trottola.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

9. Nella gestione team manifesti simpatie e preferenze personali

Forse non te ne rendi conto …
ma se coinvolgi, ridi, scherzi, vai a pranzo o a pausa-caffè sempre e solo con la stessa persona o il solito gruppetto “fidato” di collaboratori … potresti creare palesi manifestazioni di preferenze.

È naturale e normale, sentire maggiore feeling e simpatia per alcune persone rispetto ad altre, ma se poi inizi a sorvolare o non dire niente per amicizia e simpatia, rischi di perdere la faccia e la stima del resto del personale, dando un`immagine di leader debole e influenzabile.

Ovviamente ci sono collaboratori che sono e devono essere più coinvolti rispetto ad altri ma devi cercare di coinvolgere (con le dovute differenze) ogni membro del tuo team.

10. Non prendi le difese del tuo team

Il titolare della ditta ha appena “cazziato” ingiustamente un tuo collaboratore e non hai mosso un dito?
Un cliente odioso ha trattato senza rispetto un tuo dipendente e ti sei voltato dall’altra parte, facendo finta di niente?
Quando è l’ultima volta che sei battuto per un membro del tuo team?

Se non lotti per il tuo staff, perdi la loro fiducia.

Non devi “fare l’eroe”, il paladino dei diritti dei più deboli e neanche metterti contro il grande capo o il cliente indisponente (di questi tempi poi …) ma se sorvoli completamente sull’accaduto rischi di perdere la stima del tuo personale.

Sono d’accordo con te … nell’attuale Mercato del lavoro, nella gestione team, semplici gesti come questi se ne vedono sempre meno e sono ad appannaggio di qualche solitario eroe innovatore.
E allora?
Non sarebbe il caso di cominciare?
Perché non ci provi già domani?

10 motivi perchè il tuo team ti detesta (e forse non sai neanche il perché) – 1

gestione del team

Il tuo team ti detesta.
Non ti sopporta.
Ti odia.
Davvero.

Quando vanno a casa, “rovesciano” la loro frustrazione e rabbia su partner e figli.
Sì, si lo fanno.
Non sopportano il loro capo (sì, si proprio tu) … solo che non te lo diranno mai perché ci tengono al loro lavoro.
Al loro stipendio.

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Prima di pensare che questo post non ti riguardi, ti chiedo di spendere qualche minuto per leggere l’elenco qui sotto e vedere se non ti ritrovi in qualche punto. Potresti pensare che un capo così odiato e detestato dal suo team, chissà di quali mostruosità e bruttezze si sia reso “colpevole” nella gestione del team.
È un carceriere.
Un tiranno.
E invece …potresti sbagliare.

Spesso siamo inconsapevoli della gestione del team

Potresti essere convinto che il tuo comportamento sia professionale, esemplare e ammirevole.

Invece …
non sono pochi i responsabili che mi contattano per “fare” coaching lamentando seri problemi di rapporto con il loro team (con tutto lo strascico di conflitti, cali di produttività, scarsi risultati e bruciori di stomaco) …

che non sono consapevoli di adottare atteggiamenti e comportamenti che ritengono “assolutamente normali” e che però sono recepiti dal team come arroganti, spavaldi, eccessivi, odiosi.

Paranoie di lavoratori con bassa autostima?
Esasperazioni di collaboratori stressati e inadeguati?
Tutta colpa di dipendenti sempre più permalosi e suscettibili?
Uhm … Forse!

Dare valore aggiunto nella gestione del team

Chi gestisce oggi un team (piccolo o grande, non fa differenza), deve riuscire a dare un valore aggiunto, prendere coscienza dei mutamenti, adattarsi a questi cambiamenti e porsi domande su come migliorare e approcciare con più efficacia i propri collaboratori.

 


 

Spesso ci comportiamo male e senza riguardo senza rendercene conto, anche in buona fede, per mancanza di tempo, per lo stress, per incomprensione, per superficialità, per ignoranza (nel senso di non conoscenza) ma anche per pura stronzaggine, vera strafottenza e ricercata arroganza.

Pochi considerano la gestione del team, un valore o un’area strategica su cui investire.

Ecco 10 motivi perché il tuo team ti disprezza (e forse hai solo un’idea del perché):

1. Tratti i collaboratori senza rispetto

Il rispetto va guadagnato “sul campo”.

Tutti desideriamo rispetto.
Il rispetto degli altri sul posto di lavoro è qualcosa cui bramiamo in molti, ma sono pochi quelli che hanno le idee giuste su come raggiungerlo. Ecco alcuni errori in cui potresti “incappare” (a volte senza nemmeno volerlo):

– Interrompi spesso mentre qualcuno sta parlando;
Fai domande ovvie e correzioni insignificanti che rendono i collaboratori stupidi;
Dai consigli (anche sul privato) non richiesti;
Generalizzi utilizzando termini come “sempre”, “mai“, ecc. tipo “Sei sempre in ritardo” oppure “Ogni volta sbagli”.
Sparli di qualcuno, come se non fosse presente;

2. Sei professionale ma anche gelido e indisponente

Che cosa trasmetti, anche (e soprattutto) inconsciamente, quando ti relazioni ai tuoi collaboratori?

Secondo te, i tuoi collaboratori avvertono un’attenzione particolare, la tua partecipazione, il tuo interesse per loro?
Oppure sei una gelida macchina che distribuisce ordini, mansioni e scadenze?

Sei distratto, fai solo finta di essere interessato, si vede, si “sente”,
chi ti parla ha la netta sensazione di non essere ascoltato.

Per ognuno dei tuoi collaboratori,
non c’è niente di più frustrante e irritante vedere come la sua richiesta o problematica sia stata poco ascoltata, capita o fraintesa.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

3. Sei incongruente e fai promesse che non mantieni

Se dici che stai per-fare o non-fare qualcosa, per uccidere la fiducia dei tuoi collaboratori in un colpo solo è sufficiente … non mantenere la parola.
Non c’è molto da dire.
Onestà, integrità e fiducia sono assolutamente essenziali per la gestione del team e il successo nella vita.
L’incoerenza è difficile da digerire.
Per tutti.

Se (per esempio) sei il primo a predicare ai collaboratori di “avere una vita equilibrata“.
Bilanciata e regolata.

Se continui a raccomandare che i week-end sono preziosi,
che si dovrebbero spendere con la famiglia,
perché poi invii mail di lavoro la domenica pomeriggio?

Continua a leggere la parte 2.

Come entrare in una stanza piena di gente come un vero leader – 2

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Leggi anche la parte 1.

5. Ricorda queste piccole strategie prima di entrare in una stanza

Fai una ricerca, prima del tempo, per scoprire se ci sarà qualcuno che conosci già. Quando si può iniziare la serata conversando con qualcuno che si conosce può rendere più facile entrare e familiarizzare con l’ambiente.

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Andare accompagnati da un amico/a. Se si arriva accompagnati avrai una persona con cui poter parlare … è più facile rompere il ghiaccio e prendere confidenza con l’ambiente.

Un’altra opzione (un po’ più sfacciata) è quella di fare il tuo ingresso come se tu fossi l’ospite dell’evento, salutando gli altri con simpatia e calore.

Appena entrato, cerca persone in piedi da sole o piccoli gruppi di persone con cui poter facilmente rompere il ghiaccio e cominciare a parlare.

Ricorda che non tutti sono a proprio agio. Molti inizierebbero volentieri una conversazione con te (anche solo per togliersi a loro volta dall’imbarazzo). Tutto quello che devi fare, è guardarti intorno e stabilire un contatto visivo con qualcuno nella stanza, fino a quando non trovi qualcuno con cui parlare. Il contatto visivo accompagnato da un sorriso sono fondamentali nella costruzione di rapporti.

6. Muoviti come se fossi in slow motion

Calma. Calma.
Cos’è tutta quest’agitazione!

Evita movimenti rapidi e scatti.
Movimenti nervosi, giocherellare con le mani, mosse goffe o gesti nervosi che trasmettono sfiducia e ansia.

Pensa a una pantera o un ghepardo quando sono a caccia.
Si muovono senza fretta.
Senza paura.
Consapevoli della loro forza, astuzia e audacia.
Lenti, eleganti.
Passi regolari, felpati, sicuri.

 


 

Segui il loro esempio.

7. Le prime impressioni iniziano “non appena entri nel radar visivo di altre persone

Non pensare (sbagliando) che le prime impressioni su di te si faranno solo quando inizierai la conversazione con qualcuno.

Appena farai il tuo ingresso in una stanza, inizieranno “l’invio” di messaggi non verbali.
Infatti, anche se non dici niente, il linguaggio del tuo corpo potrebbe rivelare i tuoi “reali” sentimenti e le tue vere intenzioni.

Una volta che inizi la conversazione, la prima impressione è stata già “registrata”.
E difficilmente si torna indietro.

8. Appena fai il tuo ingresso, tieni la testa diritta

Tante ore davanti al computer rendono le spalle curve.
La postura influenza le percezioni e le prime impressioni.
Per apparire sicuro di te, raddrizzati.
Raddrizza la tua postura.

Tira indietro le scapole e ”apri” il petto.
Solleva il mento leggermente, mentre cammini.
Non inclinare la testa di lato.

9. Mantieni il contatto visivo

Il contatto con gli occhi è difficile per molti, in particolare per noi uomini, perché può essere sfidante.

Le persone che mantengono il contatto visivo sono giudicate più sicure e fiduciose.

Se hai difficoltà a guardare negli occhi o mantenere il contatto visivo, fissa il tuo sguardo tra gli occhi dell’altra persona (proprio esatto lì, tra le due sopracciglia).
Nessuno sarà in grado di dire dove effettivamente stai guardando.

10. Accompagna sempre con un sorriso

Sorridere è uno dei più potenti segnali non verbali.
Sorridere è la cosa migliore che puoi fare.

Se fai veramente fatica a sorridere rischi di apparire teso e stressato.
Le persone sicure di sé sorridono perché sono felici e non hanno paura di mostrarlo.

Questo non significa avere il sorriso stampato tutto il tempo, fare il “piacione” o ancora peggio mostrare un sorriso di circostanza ma mostrare un leggero sorriso sul viso per incoraggiare le persone a interagire con te.
Sorridere (in modo genuino) invia l’idea “Che bello conoscerti‘”.
Trasmette “Si, sono sicuro di me”.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

11. Focus sulle altre persone

Le persone sicure di sé non si preoccupano di riconoscimenti.
Le persone fiduciose “sanno chi sono” e ”sanno quello che hanno raggiunto”.

Non hanno bisogno dell’approvazione degli altri,
perché sanno che la vera conferma viene dal-dentro.

Quindi, fai un passo indietro e lascia “brillare gli altri”.
Quando lo fai, gli altri non penseranno che sei timido o hai poca fiducia.
Penseranno invece che sei molto più sicuro, semplicemente perché non hai bisogno di approvazione e adulazione da parte degli altri.

12. Usa le mani mentre parli

“Parla” anche con le mani.

Con movimenti lenti usa le mani per sottolineare i punti più importanti, per aggiungere un tocco e la passione in quello che stai dicendo durante la conversazione.

Usa gesti espansivi, utilizzando tutta la lunghezza delle tue braccia (non solo dal gomito in giù) così da rendere la tua presenza molto più dinamica.

13. Usa il tatto

Le persone sicure di sé usano spesso un “contatto fisico” con gli altri.

Ci vuole tanta pratica per farlo con familiarità e in modo appropriato.
Inizia con situazioni agevoli (per esempio con gli amici al bar).

Inizia toccando o accarezzando leggermente la persona sul braccio, sulla spalla o mettendo la mano sulla schiena per guidarlo da qualche parte.
“Allenati” fino a quando non diventerà una cosa naturale.
Quando ti sentirai sicuro di farlo in modo appropriato potrai iniziare a utilizzarlo anche in ambienti professionali.

Come entrare in una stanza piena di gente come un vero leader – 1

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Non so quanto sei consapevole che, anche se non sei un manager di grido,
un imprenditore famoso,
un professionista conosciuto,
un VIP,
sarai giudicato da altre persone non appena superi la soglia della porta e fai il tuo ingresso in una stanza (ufficio, sala meeting o locale che sia).

Tutti gli occhi (pochi o tanti, non importa) saranno su di te …
potrebbero essere quelli dei tuoi collaboratori,
i tuoi colleghi,
potenziali clienti,
ma anche dei tuoi capi, i titolari dell’azienda, il tuo potenziale futuro datore di lavoro oppure
i partecipanti a un meeting,
una presentazione del tuo prodotto e (perché no)
anche un locale pieno di donne e uomini attraenti.

Se non gestisci la tua immagine professionale, gli altri lo faranno per te

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Sei cosciente del fatto che la prima impressione è fondamentale per partire con il piede giusto?
Un’entrata impacciata, imbarazzata e contratta ti farà perdere punti in carisma e leadership?

Riesci a impressionare, proiettare un’aria di autorità,
trasmettere fiducia e certezza in pochi secondi?
Sai, in altre parole,
entrare come un leader?

La posta in gioco è alta.
Un errore e pluff …
poi bisogna correre per rimediare!

Fare un ingresso in una stanza con fiducia, entrare come un leader …
inizia molto prima di attraversare la soglia della porta.

Adottare la giusta mentalità prima di arrivare a un evento ti permetterà di mettere il piede migliore in avanti una volta arrivato sulla soglia.

Ecco come entrare come un leader in una stanza,
gestendo la tua immagine professionale (e senza diventarne schiavi):

1. Minimizzare il nervosismo

Niente funziona meglio quando ti senti nervoso,
prima di fare il tuo ingresso in una stanza,
come riportare alla mente un momento specifico in cui hai ottenuto apprezzamenti e riscontri positivi
(un giudizio lodevole da parte di un cliente, capo, amico, partner, l’acquisizione di un cliente importante, la tesi di laurea, ecc.)

 


 

In questi pochi istanti,
ricordare le esperienze di successo genera fiducia e positività.

Oppure occupare la mente con qualcosa che dia distrazione emotiva,
tipo telefonare a un caro amico con un buon senso dell’umorismo o anche cantare in macchina,
giocare o guardare qualche video divertente su Youtube
(lo sketch della Subaru baracca di Aldo, Giovanni e Giacomo mi mette il buon umore tutte le volte … che ci posso fare … mi fa sempre ridere, anche se oramai lo conosco a memoria).

Mantenere quella sensazione positiva nella tua mente ti permetterà di “entrare in scena” con un’areola di fiducia e di positività.

2. Caricarsi prima di entrare come un leader

“La nostra postura influenza direttamente la nostra biochimica.”
dice la psicologa americana Amy Cuddy

“In tutte le specie animali,
la postura espansiva, aperta che occupa più spazio è associata con potere e dominio”.

In uno studio che ha condotto,
la psicologa americana ha scoperto che stando semplicemente in piedi in modo dominante dopo appena due minuti i partecipanti hanno registrato un aumento di testosterone e diminuzione di cortisolo
(un ormone naturale che il corpo rilascia in risposta allo stress).

Se è possibile,
prima di entrare in una stanza prenditi un paio di minuti per metterti in una posizione di potere,
con le gambe divaricate e le braccia tese sopra la testa, fino a dove puoi arrivare.
Sarai piacevolmente sorpreso dalla sensazione di maggiore potenza che questa piccola abitudine ti darà.

A meno che non desideri attirare l’attenzione divertita di qualcuno,
meglio trovare un luogo riservato (va bene anche la toilette, se non trovi altro).

3. Prepararsi prima di entrare nella stanza

Poco importa se è una conferenza,
una riunione, un colloquio di lavoro, un drink con i tuoi collaboratori,
un cocktail di lavoro o un party di presentazione del nuovo prodotto.

L’importante è essere preparati.

Più ti sarai preparato in anticipo,
più sarai confortevole e rilassato.

Qui c’è in gioco la tua immagine professionale.

Sarebbe un pessimo inizio arrivare trafilato e sudato (perché non trovi parcheggio),
in largo anticipo (diventi un ospite inaspettato da gestire) o indossare la t-shirt solo per scoprire che tutti sono in giacca e cravatta,
non conoscere l’argomento dell’incontro, equivocare il tema, confondere il nome delle persone, ecc.

Assicurati di conoscere tutti i dettagli dell’evento –
ora d’inizio, posizione precisa, codice di abbigliamento, le opzioni di parcheggio, le indicazioni per arrivarci, ecc.

poi lo scivolone, il lapsus, il colpo di sfortuna, l’errore, l’incomprensione può capitare …
ma non devi tollerare di te stesso (io almeno faccio così) errori di superficialità o di mancata preparazione.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

4. Vestiti come un leader

Sono certo che vuoi essere notato per la tua intelligenza, le tue capacità e il tuo talento,
non certo per il tuo vestito di una taglia più grande,
i calzini bianchi,
la cravatta che arriva sotto la cintura,
le scarpe consumate o la scarsa igiene personale.

Senza entrare nei particolari di un argomento così vasto,
anche il tuo aspetto personale ha bisogno di dimostrare che oltre a prenderti sul serio,
sei anche al passo con le più recenti tendenze moda.

Senza esagerare,
comunque.
Non devi necessariamente vestirti per impressionare gli altri (potrebbe non essere appropriato al contesto in cui ti trovi).
Scegli la moderazione: è meglio essere sobrio ma non ingessato, elegante ma non freddo.

Cerca di non essere solamente
ciò che stai indossando.

Continua a leggere la parte 2.

7 errori da evitare quando gestisci collaboratori più anziani di te

collaboratori più anziani
Cosa c’è di più bello di vedere la luce negli occhi di un giovane manager.

Idee.
Visioni.
Energia.

Voglia di lasciare il segno.

Poi però arriva la realtà.

Sei in una posizione di leadership…
e gestisci collaboratori:

  • più anziani
  • più esperti
  • più navigati

E lì iniziano i dubbi:

“Come li motivo?”
“Come evito attriti?”
“Mi rispetteranno?”

Gestire collaboratori più anziani: 7 errori da evitare.

Spesso questi errori nascono da stereotipi.
Vediamoli.

1. Arrivare e cambiare tutto. Subito

“Adesso sistemiamo tutto.”

Errore.

Chi lavora lì da anni ha visto:

  • tanti capi
  • tanti cambiamenti
  • tante “rivoluzioni” inutili

Prima capisci.
Poi cambi.

Studia:

  • contesto
  • dinamiche
  • storia

Altrimenti trovi solo resistenza.

Nel mio libro “Prima volta Leader
ho parlato di Jonathan che si è presentato al nuovo lavoro
pronto a picconare e cambiare tutto ma …

2. Ignorare le differenze d’età

Persone diverse = vite diverse.

Molti collaboratori più senior hanno:

  • famiglia
  • figli
  • responsabilità

Non vivono il lavoro come lo vivi tu.

Serve:

  • comprensione
  • flessibilità
  • un pizzico di umanità

3. Non chiedere (per paura di sembrare debole)

“Devo dimostrare che so.”

E quindi:
fai tutto da solo.

Errore enorme.

I collaboratori più esperti sono una risorsa:

  • conoscono clienti
  • conoscono problemi
  • conoscono soluzioni

Coinvolgili.

Non perdi autorevolezza.
La costruisci.

4. Pensare: “Non mi rispetteranno”

Normale pensarlo.

Succede.

Ma attenzione:
non deve guidare il tuo comportamento.

Sai perché?

Il rispetto non arriva dall’età.

Piuttosto da:

  • come lavori
  • come comunichi
  • come gestisci le persone

Fai bene il tuo lavoro… e l’età diventa irrilevante.

5. Dimostrare a tutti i costi chi comanda

“Qui comando io.”
No.

Questo crea:

  • tensione
  • competizione
  • resistenza

Non serve imporre.
Serve guidare.

Evita anche battute tipo “nonno”, “zio”… anche se scherzose.

6. Non essere equo

“È più esperto… lascio correre.”
Errore.

Se eviti di affrontare problemi:
perdi credibilità.

Anche con gli altri.

Feedback difficile?
Sì.

Necessario?
Sempre.

A questo proposito leggi il mio post su:
Come dare feedback potenzianti con facilità e sicurezza ai tuoi collaboratori

7. Pensare che siano “superati”

“Sono lenti.”
“Non capiscono.”
“Non si aggiornano.”

A volte è vero.
Ma spesso no.

È un pregiudizio.

Non dare per scontato che:

  • non sappiano usare tecnologia
  • non vogliano imparare

Mantieni la mente aperta.

Il punto chiave

Collaboratori più anziani? Non è una questione di età.

Ma piuttosto di:

  • motivazione
  • competenze
  • atteggiamento

Conosci davvero le persone

Prenditi il tempo per capire:

  • cosa li motiva
  • cosa li frustra
  • come vogliono essere gestiti

Potresti scoprire che…
avete molto più in comune di quanto pensi.

Collaboratori più anziani: le differenze sono un vantaggio

Un team con età diverse ha:

  • più prospettive
  • più esperienza
  • maggiori soluzioni

Se lo sai gestire.

Conclusione

Non devi dimostrare di essere il più bravo.

Devi dimostrare di saper guidare.

E questo passa da:

  • ascolto
  • rispetto
  • intelligenza relazionale

Non farti bloccare dall’età.
Né dalla tua… né dalla loro.

Perché un leader non si misura in anni.
Ma da come fa crescere le persone.

Ti senti in difficoltà nel guidare il tuo team o nel farti ascoltare?

Scopri il percorso di coaching per ritrovare la tua autorevolezza e leadership naturale.

Problemi di leadership? Ritrova autorevolezza nel tuo ruolo”.

Vuoi iniziare il coaching? 11 cose che non ti direi mai

iniziare il coaching

Le parole sono importanti.
Parlare troppo e male è forse l’errore più comune che facciamo.

Nella mia professione di coach,
parlare poi è come … camminare sulle uova!

Le parole possono stimolare, ispirare e convincere
ma anche allontanare, disorientare o annoiare.

Dipende da ciò che diciamo.
E soprattutto da come lo diciamo.

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Ci vuole attenzione, moderazione e competenza.

Una cosa è certa …
ecco 11 cose che sicuramente non mi sentirai mai dire se tu fossi un mio potenziale cliente (cliente privato) e desideri iniziare il coaching:

1. “Vedrai, sarai leader in un paio di sessioni

Potenziare l’approccio, aumentare la leadership, rafforzare la tua sicurezza, riflettere personalità e stile … non è cosa da poco!

Non scherziamo.
È irragionevole proporre miglioramenti così importanti in un paio sessioni di coaching!

Per un obiettivo così ampio e complesso è necessario discuterne insieme la durata e la pianificazione.
Mediamente, dopo il primo step di base costituito da 5-6 sessioni di coaching, decidi se proseguire, incontrarci mensilmente (per essere sicuro di mantenere la direzione) oppure continuare il tuo potenziamento con percorsi di coaching sempre più avanzati.

2. “Sarà una passeggiata

Mi spiace … nessuna dritta miracolosa o pillolina magica.

Non esistono.
Almeno secondo me.

Altro che passeggiata!
Quelle si fanno nei boschi.

 


 

Serve applicazione. Impegno.
Mettersi in gioco.

Se trovi difficile e faticoso tutto questo, hai perfettamente ragione!
Ecco perché, nonostante la grande offerta di corsi, seminari, libri e blog imbattersi in persone che “trasudano” vera leadership è una rarità.

3. Frasi motivazionali

Nessuno slogan motivazionale,
frasi a effetto o teorie sulla motivazione, lanciate qua e là per creare effetto.

Se anche tu hai avuto, come tutti, problemi di motivazione sai perfettamente che se anche ti dò una pacca sulla spalla e ti dico: “Eddai, forza motivati!” non ti sarà di grande aiuto.

4. Nomi e dati dei miei clienti

La riservatezza è un elemento estremamente importante nella relazione di coaching, perché costituisce la base per l’indispensabile rapporto di fiducia e di trasparenza.

Il contenuto delle conversazioni di coaching, come pure i tuoi dati e quelli dell’azienda per la quale lavori, sono quindi strettamente confidenziali e riservati.

Non dirò nomi di persone, aziende, nel mio sito non c’è la sezione “I miei clienti” (anche se mi farebbe davvero comodo).
Così sei sicuro che non dirò neanche il tuo.

5. “Che ne dici di una sessione di prova?”

Il coaching non si prova.
O lo fai o non lo fai.

Provare vuol dire tentare, sperimentare, testare.
Essendo una prova c’è meno coinvolgimento, in compenso molta più razionalità ed eccessiva attenzione sul risultato (“funziona o non funziona sto’ coccing?”).

No, così non funziona.

Preferisco iniziare il coaching e se poi ti accorgi che non è quello che ti aspettavi o non è l’approccio giusto per te, ti rimborso tutto il pacchetto, compresa la sessione che hai fatto.
Se continuiamo (senza piacere) ci perdiamo entrambi.

 
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6. Pareri o giudizi su altri coach

Piuttosto che fare una scala di meriti di altri formatori e coach, desidero valorizzare i miei servizi e far percepire il reale valore aggiunto che posso offrire.

Ho fiducia che si parli di me attraverso i miei servizi, il mio blog o la mia consulenza.

Anche se ricevo mail che mi chiedono un consiglio sulla scuola o corso migliore o un parere personale l’ultima cosa che mi interessa è “gossippare” sulla preparazione e competenza di questo formatore o quel coach.

7. Insistere, pressare o convincere all’acquisto

Se c’è una cosa che non faccio durante il primo contatto (ma in definitiva sempre) con un potenziale cliente che desidera iniziare il coaching è … vendere.

Chi è determinato, chi desidera dare una svolta, chi è stufo dei soliti risultati, chi vuole lavorare su se stesso non ha bisogno di “spinte” all’acquisto.

Vuole iniziare il coaching e basta!
Non chiede troppo, non si dilunga su particolari e dettagli, scalpita, ha solo voglia di iniziare.

Per tutti gli altri (chi vuol prendere ancora altre informazioni, chi non è ancora pronto, chi sta semplicemente perdendo tempo, ecc.) cerco di dare il maggior numero di info e spiegazioni ma senza mai forzare o cercare di convincere all’eventuale acquisto.

Anzi.
Indecisione ed esitazione sono i segnali che la persona non è ancora pronta.
Preferisco io stesso consigliare di aspettare.

La relazione di coaching non può essere imposta, né venduta, tanto meno mercanteggiata … deve essere “consapevolmente volontaria”!

8. “Sono completamente a tua disposizione

Non posso,
Non riesco.
Anche volendo.

Come te, ho il tempo contro.
Esattamente come te, ho i miei impegni e le mie incombenze.

Se fissare una sessione di coaching diventa (per entrambi) un incubo per la poca disponibilità, riprogrammazioni dell’ultimo minuto, e-mail di scuse, ritardi e rilanci di date e orari … meglio rinunciare.

Decidiamo (insieme) una programmazione e ci atteniamo a quella.
Semplicemente.

 
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9. “Ci vediamo sui social”

Anche qua, stesso discorso.
Non riesco.
Ho poco tempo a disposizione.

Ecco perchè la mia attività social è pari-allo-zero.
Non riuscirei a rispondere (personalmente) a eventuali commenti, twittare qualche spunto interessante o postare un articolo su fb.

Potrei risolvere il tutto delegando tutto questo (come mi hanno proposto) a qualche agenzia di web marketing ma … non mi interessa.
Non vorrei aggiungere altro blah-blah inutile e standardizzato a quello già esistente in Rete.

10. “Devi firmare il contratto

Come cliente privato acquisti semplicemente una sessione o un pacchetto di sessioni di personal coaching.

Una volta esaurita decidi se acquistare altre sessioni di personal.
Come cliente privato non devi firmare nessun contratto o vincolo.

11. “Fidati di me” – “Credi in me

La correttezza non si proclama.

Ho fiducia che la mia professionalità parli attraverso i miei gesti, le mie parole, i fatti o la mia consulenza. Se proprio devo dimostrarla, porto esempi concreti di situazioni realmente accadute che mostrino in che modo mi sono comportato o come ho reagito.

Essendo sicuro della mia proposta formativa, l’ultima cosa che penso è proclamare, mercanteggiare o “mettere sul piatto” la mia correttezza e la mia professionalità.

Vuoi iniziare il coaching? Ecco le 11 cose che non ti direi mai

Se c’è qualcosa che deve cambiare nel tuo “modo” di lavorare, prendi provvedimenti.
Investi su te stesso.
Passa all’azione.
“Fai” coaching.

Se invece hai solo sentito “parlare di coaching” ma non hai mai fatto il primo passo,
lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno,
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