11 credenze sul percorso di personal coaching da sfatare. Subito.

Ci sono molte idee preconcette sul coaching.
Alcuni di queste sono infondate. Veri e propri miti.

Sono tante le convinzioni la cui credibilità si basa non su chi, ma su quanti ne parlano.
Queste opinioni si sono diffuse fino a radicarsi.

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Ecco le principali credenze sul percorso di personal coaching che andrebbero sfatate. Subito.

1. “Non ho problemi. Sto lavorando bene. davvero. Non ho bisogno di un coach.”

Benissimo. Sono contento per te!

Anche se stai lavorando bene, il coaching non si concentra sui problemi e le difficoltà ma piuttosto sullo sviluppo delle potenzialità.

Il coaching è una formazione individuale all’avanguardia ideale se desideri qualcosa di più (più responsabilità, un livello più alto di efficacia come team leader o responsabile, un migliore equilibrio lavoro-privato ecc.).

Lavorare con un coach professionista (riservato e non giudicante) al di fuori della tua organizzazione può aiutarti a raggiungere i tuoi obiettivi in meno tempo e meno dispendio di risorse.

2. “Ho delle domande e il coach mi dà le risposte.”

Esattamente il contrario.

Come coach ti pongo domande per aiutarti a scoprire e trovare le risposte “dentro di te”.
Una domanda ben ponderata può essere un valore immenso.

Il coaching non è consulenza.
Sei tu che devi rispondere alle domande.

Piuttosto che dirti cosa fare utilizzo vari approcci per tirare fuori le soluzioni dal “tuo interno”.

3. “Ho delle domande e il coach mi dà dei consigli”

Il coaching non comporta il dare consigli.
 


 
Piuttosto, si basa sul presupposto che le persone siano naturalmente creative,
e siano in grado di ottenere risultati migliori.

4. “Voglio risposte, voglio sapere cosa-fare e non sentirmi rivolgere domande.”

Le risposte sono dappertutto.
Non avrai problemi a recuperarle. Ti basta digitare.

E infatti ne trovi tante. Tantissime.
Purtroppo … le conosci già.

Le risposte che trovi sono generiche e tutt’altro che significative.
Il problema che (spesso) sono risposte standard e poco personalizzate.
Generiche e poco incisive.

Ecco perché è necessario un approccio individuale personalizzato sulle basi delle tue necessità.
Il percorso di personal coaching. Appunto.

5. “Posso semplicemente parlare con il mio migliore amico.”

A volte, un caro amico è la persona migliore per aiutarti a scavallare una situazione delicata.

Ma sarà difficile per lui/lei essere imparziale.
Non ti farà le domande difficili che “devono essere fatte”.

Il coach riuscirà a far emergere l’efficace prospettiva di un professionista,
non coinvolto e non giudicante,
e per questo più efficiente.

6. “Il coaching per essere efficace necessita di molto tempo”

La realtà è esattamente l’opposto.
 


 
Se parliamo di obiettivi specifici il coaching è molto efficace in “dosi” brevi e mirate.

Ovviamente è irragionevole proporre miglioramenti importanti in un paio sessioni di coaching!

Per un obiettivo ampio e complesso (come potenziare la leadership e la comunicazione) è necessario discutere insieme la durata e la pianificazione.

7. “Il personal coaching è costoso. È solo per grandi manager, atleti e professionisti famosi.”

Potrebbe essere vero per alcuni coach altamente specializzati o molto famosi,
ma certamente non per tutti.

Nella mia esperienza, il costo non rientra nelle “resistenze”, perché le persone lo vedono come un investimento su loro stesse.

Il focus è sulla crescita e lo sviluppo degli obiettivi personali.

8. Personal coaching è una specie di terapia

Questo è causa dei molti malintesi e danni d’immagine che ha subito il coaching nel corso degli anni.

È importante essere chiari …
l’analisi dei traumi passati esula dall’attività di coaching, che si basa prevalentemente sul presente e ciò che sarà il futuro.

Personalmente non propongo terapie, non curo disturbi o problemi psicologici.

Nel mio lavoro, se e quando è il caso, mi avvalgo della collaborazione e del supporto di colleghi professionisti (psicologo, psicoterapeuta, ecc..)

9. Il coaching non produce risultati

Il coaching è ottenere risultati!

Il percorso di personal coaching comporta la definizione e la pianificazione (di tutti i passi intermedi utili al raggiungimento) degli obiettivi.

Non si può parlare di coaching senza parlare di risultati.

8 segnali evidenti che il colloquio di lavoro è andato male

colloquio di lavoro è andato male

Foto di Alena Darmel da Pexels

Hai la sensazione che il colloquio di lavoro sia andato male?
O almeno… non come speravi?

Hai colto qualche segnale “strano”, ma non sai bene come interpretarlo?

Prima di tutto, una cosa importante:
ne avrai certezza solo quando riceverai una risposta.

Capita spesso di chiudere mentalmente la questione…
e poi ricevere l’invito al secondo colloquio.

Detto questo, vediamo 8 segnali che potrebbero (sottolineo: potrebbero) indicare che il colloquio non è andato come speravi.

1. Te l’hanno detto apertamente

Succede raramente, ma può capitare.

Gli intervistatori ti hanno detto chiaramente di avere dubbi sulla tua esperienza o su alcune risposte.

Non farti prendere dal panico.
Anzi: è meglio di quanto pensi.

Nel 95% dei casi non dicono nulla e scartano.
Qui, invece, ti stanno dando la possibilità di spiegarti o chiarire.

Se però il colloquio si chiude senza darti spazio per farlo, è improbabile che il percorso prosegua.

2. Tornano più volte sugli stessi punti

Stesse domande, viste da angolazioni diverse.

Il “buco” nel CV.
Il motivo per cui hai lasciato il lavoro precedente.

È un segnale di dubbio, non ancora risolto.

Se hai modo di approfondire, è un buon segno.
Ma evita risposte vaghe o evasive.

Qui servono chiarezza e precisione, non battute di circostanza.

3. Scarsa attenzione

Un intervistatore coinvolto:

  • sorride
  • annuisce
  • segue quello che dici

Se invece lo percepisci presente solo fisicamente,
poco reattivo, con energia bassa e sguardo altrove…

potrebbe essere un segnale di disinteresse.

4. Il colloquio finisce troppo presto

Un colloquio lungo è spesso un buon segnale.
Uno che termina prima del previsto, meno.

Attenzione però alle eccezioni:
ritardi, agenda piena o decisione già presa (in positivo).

Non è una sentenza, ma è un campanello.

Vuoi distinguerti durante i colloqui di lavoro?

Scopri come il coaching può aiutarti a presentarti al meglio.

5. Nessuna indicazione sui prossimi passi

Non ti hanno detto:

  • come prosegue la selezione
  • quando arriverà una risposta
  • cosa aspettarti dopo

Può significare molte cose:
bocciatura, dimenticanza o scarsa organizzazione interna (che comunque non è un buon segnale).

6. Non ti hanno dato spazio per fare domande

Il colloquio è uno scambio, non un interrogatorio.

Se l’intervista si chiude senza lasciarti fare domande,
oppure ricevi risposte vaghe e frettolose ..

potrebbero aver già deciso di guardare altrove.

Essere un segnale che il colloquio di lavoro è andato male.



7. Non “vendono” l’azienda o il ruolo

Quando un colloquio va bene, i selezionatori parlano del futuro:

  • opportunità
  • crescita
  • contesto
  • ruolo

Se non cercano minimamente di renderti entusiasta,
potrebbe essere un segnale di scarso interesse.

8. Non hanno chiesto la tua disponibilità

Domande come:

  • Quando potresti iniziare?
  • Stai facendo altri colloqui?
  • Quando potresti lasciare l’attuale azienda?

Se arrivano, è spesso un ottimo segnale.
Se non arrivano, non è una condanna… ma resta un indicatore.

In conclusione

Questi sono segnali, non certezze.

Concediti un momento di delusione: è normale.
Poi riprendi lucidità.

Invia sempre una mail di ringraziamento.

Rifletti su cosa potresti migliorare.
Ogni colloquio è “allenamento”.

Vuoi potenziare il tuo approccio ai colloqui di lavoro?

Con le sessioni di coaching personalizzate puoi:

  • rispondere in modo più efficace
  • evitare di diventare accondiscendente
  • verificare CV e strategia di risposta
  • preparare le domande più delicate
  • gestire l’ansia da colloquio

Perché il colloquio non si “subisce”.
Si guida.

I miei servizi

Percorsi di coaching mirati, brevi e concreti su un tema specifico: autorevolezza, team leadership, carriera.

Un esempio:
Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive”.
Impara a gestire voce, postura e linguaggio del corpo per lasciare il segno come leader.

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I miei libri

La NUOVA edizione 2025 del mio libro “Autorevolezza” ti aiuta a rafforzare impatto, carisma e comunicazione.

“Prima volta Leader” è il libro pratico perfetto se muovi i primi passi nella gestione di un team.

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Grande comunicatore: come ascoltare ciò che non viene detto

grande comunicatore

La comunicazione si può dividere (sommariamente) in due parti.
Ciò che si dice e ciò che non “viene detto”.

Peter F. Drucker ha detto: “Gli ascoltatori empatici possono udire persino ciò che viene detto in silenzio. La cosa più importante nella comunicazione è ascoltare ciò che non viene detto“.

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Come essere un grande comunicatore?
Come puoi sentire ciò che non viene detto?

Più entri nel “mondo” dell’altro, più lasci “fuori” la tua storia.
Troppo spesso commetti l’errore di riempire “ciò che non viene detto” con la tua esperienza.

Per essere sicuro di “sentire bene”, dovresti osservare con attenzione,
non concentrarti solo sulle parole ma ascoltare anche (e soprattutto) “ciò che non viene detto”,

Diventare un grande comunicatore, un bravo “lettore”, richiede tempo ed esperienza.

Concentrati sulla persona

Parla poco.
Non pensare alla tua risposta.
Non cercare di immaginare come risponderai.

Evita di interrompere o finire le frasi.
Dai alla persona tutta la tua attenzione.

Lascia che parli al suo ritmo,
che faccia delle pause, e pensi.

Usa tutti i tuoi sensi per “ascoltare”

Immagina di chiudere gli occhi e “sentire” la persona mentre parla.

Controlla il linguaggio del suo corpo quando condivide ciò che le sta accadendo.

Immagina cosa sta succedendo “dentro di lei”.

Evita le distrazioni

Ascolta la persona per mostrare che davvero vuoi sentire quello che ha da dire.
 


 
Spegni il telefono.
Non scarabocchiare.
Non guardare fuori dalla finestra.

Evita i pregiudizi personali

Siamo traboccanti di pregiudizi, opinioni, impressioni, giudizi.
Non possiamo evitarlo.

L’unico modo per evitare i pregiudizi personali è esserne consapevoli.

Il grande comunicatore cerca di essere il più possibile imparziale.
“Svuota” la mente.

Ascolta

Non limitarti a sentire le parole.

Osserva il linguaggio del corpo della persona e nota eventuali incongruenze tra ciò che dice e i suoi messaggi non verbali.

Nell’esempio del post precedente il nuovo leader ha notato che le espressioni facciali erano più di antipatia che di soddisfazione.

“Ascolta” le emozioni.

Prova a immaginare quale valore e quale emozione “c’è sotto”.

Comprendere le emozioni e i valori della persona ti aiuterà a capire meglio “ciò che non viene detto”.

“Ascolta” il livello di energia.

Le parole sono concilianti ma il suo viso dice altro?
Parla velocemente?
Potrebbe essere ansiosa o arrabbiata?

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua comunicazione
 

Senti entusiasmo? Ci sono molte esitazioni?
Qual è il suo livello di energia? È autentica?
C’è troppo vigore?

“Ascolta” il volume e il tono.

Le parole potrebbero non trasmettere il reale messaggio,
il volume e il tono possono darti indizi importanti su ciò che la persona è riluttante a condividere.

Il tono è arrabbiato, tranquillo, seduttivo o sarcastico?

Fai domande per comprendere al meglio

Fai domande per assicurarti di aver capito il messaggio.

Le domande dovrebbero essere neutre e senza giudizio.

“Ma cosa hai fatto?” non è certo un buon modo per mantenere aperta la conversazione.
“Dimmi di più su …” è molto più efficace. È un invito a rivelare di più.

Se ti interroghi sulla veridicità di un’affermazione, chiedi alla persona di dirti di più o di spiegare la parte che ti sembra confusa/poco chiara.

  • “Qualcosa non mi torna (affermazione, risposta, gesto, ecc.). Quando … (fai notare ciò che ti sembra dissonante) mi hai confuso”.
  • “Cosa non mi stai dicendo?” o “Sento che mi manca un pezzo del puzzle. Cosa potrebbe essere?”
  • “Sento che qualcosa ti preoccupa. Sono disponibile ad ascoltare ciò che hai da dirmi”.
  • “Non voglio fraintendere. Ho notato che ti intristivi mentre mi raccontavi quello che ti è successo. Lo hai descritto come una cosa piacevole. Di cosa si tratta?”
  • “Voglio essere sicuro di aver sentito quello che hai appena detto … (parafrasare quello che hai sentito).”
  • “Ho capito che …. È corretto?”
  • “Ecco cosa mi ha colpito di più…”

Mettiti nei suoi panni

Cerca di capire la situazione dal punto di vista dell’altra persona.
 


 
Quali sono le sue preoccupazioni, paure ed esperienze?
Come può il suo passato influire sulla discussione di oggi?

Non saltare alle tue conclusioni.

Sii curioso.
Invece di avere un’aspettativa su come andrà la discussione.
Sii aperto a ciò che l’altra persona desidera condividere.

Lasciati guidare dall’intuito se vuoi essere un grande comunicatore

Durante o dopo la conversazione, hai una strana sensazione allo stomaco?

La mente intuitiva è un dono sacro ma oggi veneriamo la razionalità, diceva Einstein.

L’istinto è la base. È la Voce della Natura. Seguire l’istinto significa mettere da parte non solo il parere degli altri, ma soprattutto il nostro.

L’intuito nasce prima che si formano le nostre idee, convinzioni e presupposti. È proprio questo che lo rende indispensabile.

Ascolta i suggerimenti che ti “sgorgano” nella testa quando stai per fare una scelta, è il momento ideale per mettere da parte la razionalità e affidarsi all’istinto che ti suggerisce un’altra strada.

In conclusione …
essere un grande comunicatore, ascoltare ciò che non viene detto, vuol dire essere consapevole che la “fetta più grande” del messaggio passa attraverso il linguaggio corporeo.

Ciò che non diciamo è più importante di quello che diciamo.
La mimica facciale, gesti, posture e il tono della voce, possono cambiare di molto la tua percezione e la tua comunicazione.

Comunicazione efficace: ecco il segreto dei grandi leader

comunicazione efficace

Il nuovo team leader si è insediato da qualche settimana.
Desidera instaurare un clima di fiducia con i membri del suo team.

Ha indetto un’altra riunione per creare il tanto ricercato (e osannato) spirito di squadra.

Il team leader si è preparato. Si impegna. Ci crede.
Anche i collaboratori ci credono.
A parole.

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Se osservi con attenzione i segnali non verbali delle persone.
imparerai tanto dal linguaggio del corpo quanto dalle parole che sentirai.

Le persone ti “dicono” quanto siano interessate e disponibili,
anche se non dicono nulla.

Infatti … nonostante le frasi gentili e ben articolate,
inneggianti all’unità di squadra,
a lavorare come un’unità anziché come individui,
il non-verbale (se lo sai “leggere”) è stato abbastanza eloquente.

Un cenno occasionale. Una risatina. Gli occhi guardano fuori dalla finestra. Le unghie che rullano sullo schermo di uno smartphone. Un telefono fa vibrare il tavolo. Lo sguardo -impaziente- all’orologio sulla parete, braccia conserte, postura svogliata o sopracciglia alzate …

Tradotto? Nervosismo, disinteresse, disapprovazione, sospetto.

I messaggi non verbali il più delle volte non sono intenzionali e questo li rende autentici. Preziosi.

Alcune persone li inviano in modo sottile,
altre sono più facili “da leggere”.

Infatti in questa riunione, la più “anziana” ha parlato (a nome di tutto lo staff) di collaborazione e di partecipazione. Le parole erano rivolte al nuovo team leader … peccato che il corpo era rivolta verso qualcun altro. Nessun contatto visivo esplicito.

Alcune persone sono abili a parlare.
Sembrano aperte quando in realtà sono poco disponibili.
Usano toni tranquilli. Spesso lusingano.
 


 
Tuttavia, dietro tante parole, se attendi che il fumo si dirada per vedere “l’arrosto”,
vedrai che spesso le persone stanno proteggendo il loro territorio,
pronti a tirarsi fuori o incolpare gli altri.

Il team leader dovrebbe imparare il segreto dei grandi leader

Ascoltare ciò che non viene detto!

Il linguaggio del corpo può mostrare l’incongruenza con le parole.
I segnali non sono in sintonia con ciò che si sta dicendo.

Se dici che sei felice ma i tuoi occhi sono freddi,
anche se la tua bocca sorride,
noi crediamo ai tuoi occhi.

Se scuoti la testa quando dici di sì,
noi crediamo alla tua testa,
non di certo alle belle e suadenti parole che hai usato.

Se dici: “Questo mese è stato terribile” se ascoltiamo solo le parole saremo dispiaciuti con te o per te.

Ma se dici: ” Questo mese è stato terribile” ma immediatamente sorridi e fai l’occhiolino supponiamo che sia stato un mese di vendite fantastico.

Come supervisore saper leggere i segnali non verbali è un’abilità fondamentale

La cosa più importante nella comunicazione è …
ascoltare ciò che non viene detto.

Ecco il segreto della comunicazione efficace … lo sanno bene gli uomini d’affari, manager, imprenditori.
I grandi leader.

Il non verbale è la forma di comunicazione più potente.
I migliori comunicatori sono sensibili al potere delle emozioni e dei pensieri espressi senza l’uso della parola.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua comunicazione.
 

Se sei occupato a pensare ciò che dirai,
non sarai mai in grado di ascoltare completamente ciò che l’altra persona sta dicendo, il tuo team, un cliente, ecc.

Ascoltare in modo attivo coinvolge non solo le orecchie,
ma anche gli occhi, la postura, tutto ciò che “ingloba” la persona.

I segnali non verbali sono la più potente forma di comunicazione efficace

Mettiamo molta attenzione alle parole che pronunciamo,
ma uno sguardo o un gesto possono dire molto di più.

Le espressioni facciali, il contatto con gli occhi, i gesti,
la postura e il tono della nostra voce trasmettono il nostro interesse,
la sincerità e la fiducia.

I grandi leader sanno che la capacità di comunicare è fondamentale. Il rapporto e la fiducia si costruiscono o si perdono proprio comunicando.

La comunicazione efficace non è solo parlare e ascoltare.
Osserva attentamente, diventerai un comunicatore migliore.

La prossima settimana potrai leggere come “ascoltare ciò che non viene detto”.

“Non ascolto gli altri perché sono smart e intelligente”… la trappola del leader

la trappola del leader

Foto di Vitabello da Pixabay

Lo stereotipo del leader efficace è facile da individuare …
avere tutte le risposte e sapere sempre esattamente cosa fare!

“Non lo so” è una delle frasi più difficili da dire.
Queste tre parole ci fanno sentire spesso inadeguati.

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È vero! Ma è anche pericoloso assumersi la responsabilità di tutte le risposte. È una vera e propria trappola del leader!

Non è necessario conoscere tutte le risposte,
basta saper porre le domande giuste.

La trappola del leader è pensare di disporre di tutte le risposte

Avere tutte le risposte a qualsiasi domanda,
problema o sfida.

Nessuna persona può sapere tutto o possiede tutte le risposte. Nessuno.
Se sei convinto che, come leader, è necessario conoscere tutte le risposte,
sei sulla rampa di lancio del fallimento.

Dovresti ascoltare gli altri.

Il leader di successo riconosce l’importanza dell’ascolto. Sa perfettamente che ascoltare può portargli importanti vantaggi competitivi.

Non sono pochi gli imprenditori di successo che dichiarano come ascoltare con attenzione i feedback negativi è stata una parte fondamentale della loro strategia.

Probabilmente non sarebbero arrivati dove sono senza il costante perfezionamento,
anche attraverso i feedback negativi che hanno ricevuto (e spesso ricercato).

L’ascolto è una parte fondamentale della comunicazione

Saper ascoltare ti consentirà anche di differenziarti,
dimostrare interesse ed empatia verso i tuoi collaboratori.

Costruire relazioni più solide e durature.

È importante (per i tuoi collaboratori) soddisfare il bisogno fondamentale di sentirsi valorizzati, contribuire con le loro idee,
sentire un senso di appartenenza e di responsabilità personale per quello che stanno facendo.

Naturalmente,
ci sono alcune circostanze (situazioni delicate, spettro del fallimento ecc..) in cui è necessario dare risposte immediate e indicare una visione.
Decidere un’azione decisiva. Univoca.

Dovresti ascoltare i tuoi collaboratori

Presta attenzione a quanto hanno da dirti,
non rimanere fermo sulle tue posizioni.

Guarda la differenza di approccio prima di iniziare una riunione: “entrare con la risposta già pronta” contrapposto a “entrare con l’intento di trovare la risposta (insieme).”

Dovresti essere un leader genuino e schietto, che valorizza i membri della tua squadra,
rispetta le idee e competenze del tuo team,
ascolta i suggerimenti prima di decidere su una nuova direzione o azione.

Non devi conoscere tutte le risposte.
È necessario imparare a porre le domande giuste. Evitare la trappola del leader saccente e so-tutto-io.i

Ecco 14 motivi perché non vuoi ascoltare (sbagliando) suggerimenti e consigli degli altri.

Non ascolto perché mi piace dare risposte alle persone.

Mi fa sentire importante.

Non ascolto perché la conoscenza è potere.

Se ho le risposte elevo il mio status.

Non ascolto perché non ho bisogno di sprecare il mio tempo prezioso.


 

 

Non ascolto perché sono il capo e non ho bisogno di suggerimenti.

Non ascolto perché non ho bisogno di aiuto.

Posso fare tutto da solo.

Non ascolto perché tutto quello che ho davvero bisogno è che facciate quello che vi dico.

Non ascolto perché sono competente.

Molto competente.


 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua leadership
 

Non ascolto chi ha meno esperienza della mia.

Non ascolto perché non mi piace né il messaggio né il messaggero.

Non ascolto chi non ha il quadro completo.

Non può capire!

Non ascolto chi non condivide le stesse mie responsabilità. Non può comprendere!

Non ascolto chi so che sicuramente non mi capirà.


 

 

Non ascolto chi ha fallito.

Non ascolto perché sono l’esperto.

Un esperto non chiede. Mai.