Riprendere il lavoro dopo un periodo di inattività: come prepararsi davvero

riprendere il lavoro
Hai appena vissuto un periodo di pausa professionale?
Stai per rientrare nel mondo del lavoro, ma non ti senti pronto?

Provi tensione.
Ansia.
Distanza.

Come Alessia.

Dopo dieci anni in azienda — una carriera brillante nel settore bancario di Lugano — si è ritrovata disoccupata, a causa di una ristrutturazione improvvisa.

“All’inizio l’ho presa come una pausa.
Mi sono goduta il tempo libero. Ho sistemato casa.

Poi però…

il tempo passava.
E io non lo stavo usando per costruire qualcosa.”

Dopo circa un anno, Alessia trova un nuovo lavoro.

Stesso livello.
Nuovo contesto.
Nuova azienda.

Tutto bene, allora?
Non proprio.

Poco prima di iniziare, emerge una sensazione difficile da spiegare:

“Ho desiderato tanto questo rientro.
Ma ora che ci sono quasi dentro, mi sento spaesata.
Come se il tempo si fosse fermato solo per me…
ma non per il resto del mondo.”

Alessia ha ritrovato il lavoro.
Ma non ancora il suo “posto interiore” nel lavoro.

Ansia.
Pressione.
Dubbio.

Da qui, la decisione di iniziare un percorso di coaching mirato.

Il vero impatto di una pausa professionale

Una pausa prolungata
— causata da una ristrutturazione, una scelta personale o una necessità familiare — lascia spesso un segno più profondo di quanto si immagini.

Riprendere il lavoro? Ci si aspetta di tornare “come prima”.

Ma non sempre accade.

Il contesto è cambiato.
Le persone sono cambiate.
Eh si, anche tu sei cambiato!

Alessia lo descrive così:

“Ho la sensazione di dover dimostrare tutto da capo.
Come se fossi in prova ogni giorno.
Anche se nessuno me lo dice apertamente.”

In questi casi, non è il ruolo a essere sbagliato.

È la transizione a non essere stata ancora elaborata.

Riprendere il lavoro significa accettare che sei cambiato

Potresti non essere più la persona che eri prima.

Forse hai maturato:

  • nuovi valori
  • nuove priorità
  • una diversa idea di equilibrio

E questo può creare attrito.
Non perché sei fuori posto.

Ma perché stai entrando in una nuova fase.

Se ti fermi ad ascoltarti, puoi iniziare a portare nel lavoro chi-sei-oggi.

Non chi-eri-ieri.

Datti il permesso di essere in transizione

È normale sentirsi:

  • arrugginiti
  • vulnerabili
  • temporaneamente insicuri

Non è debolezza.
È un passaggio identitario.

Stai attraversando un ponte tra chi-eri e chi-stai-diventando.

Accettarlo è il primo passo per ritrovare solidità.
Ogni rientro è anche un nuovo inizio.

Non è solo una ripartenza. È un’evoluzione.

Il punto non è cosa è successo.
È come lo integri nella tua storia.

Chiediti:

  • Cosa ho imparato su di me durante questo periodo?
  • Qualcosa è cambiato nei miei valori professionali?
  • Cosa non voglio più tollerare?
  • Cosa desidero costruire ora, in modo diverso?

Una pausa può diventare un vuoto.

Oppure un punto di svolta.

Dipende da come la elabori.
E da come la racconti.

Allenati a raccontarti con una voce nuova

Preparati alle domande che inevitabilmente arriveranno:

  • “Cosa hai fatto durante questo periodo?”
  • “Perché hai lasciato il tuo ultimo lavoro?”

Non servono risposte perfette.
Servono risposte consapevoli.

Non negare la pausa.
Non giustificarla con imbarazzo.

Integrala.

Forse hai studiato.
Riflettuto.
Riorganizzato la tua vita.
Sviluppato resilienza.

Questa è crescita.
Non è un vuoto nel tuo percorso.

È parte del tuo percorso.

Non devi dimostrare. Devi contribuire

Dopo una pausa, molti sentono il bisogno di dimostrare il proprio valore.

Questo crea pressione.
Ansia.
Tensione costante.

Prova invece a spostare il focus.

Non su quanto vali.
Ma su cosa puoi portare.

Il contributo genera sicurezza.
La dimostrazione genera tensione.

Attenzione a come parli a te stesso.

Le parole che usi costruiscono la tua identità.

Se ti dici:

  • “Sono rimasto indietro.”

Ti sentirai indietro.

Se ti dici:

  • “Sto reintegrando le mie competenze.”

Ti comporterai in modo diverso.
Il modo in cui ti racconti è il primo passo per ritrovare solidità.

Non devi affrontare questo passaggio da solo

Riprendere il lavoro dopo una pausa è uno dei momenti più delicati della vita professionale.

Serve chiarezza.
Serve struttura.
Supporto.

Il percorso di coaching mirato
Ritrovare autostima e sicurezza dopo una pausa o un momento difficile
ti aiuta a ricostruire fiducia, presenza e direzione.

Una pausa non interrompe la tua identità professionale.
La trasforma.
Il vero rischio non è esserti fermato.

È tornare… senza riconoscere chi sei diventato.

Cosa dire i primi giorni di lavoro per fare colpo sui nuovi colleghi

i primi giorni di lavoro
I primi giorni di lavoro.
(quello che non è scritto nel contratto ma conta moltissimo).

Nei primi giorni di lavoro c’è quasi sempre un divario
tra ciò che dovresti fare
e ciò che accade davvero.

Non dovresti trascurare alcun compito formale,
ma esistono aspettative implicite
che i colleghi danno per scontate.

Meglio intercettarle subito.

Sii disponibile (davvero)

All’inizio, le persone contano più delle attività.

Frasi semplici, potenti:

  • “Di cosa hai bisogno?”
  • “Posso aiutarti in qualche modo?”
  • “Vuoi una mano con questo?”

Aiutare è un ottimo modo per:

  • costruire relazioni
  • capire come funzionano davvero le cose
  • dare una prima impressione solida

Anche su progetti fuori dal tuo to-do.

Non puoi sapere se il tuo aiuto sarà apprezzato
o visto come un’imprudente intrusione,

ma se lo fai con rispetto, prudenza e senza prevaricazioni,
dimostri il tuo interesse della squadra.

Non rifiutare l’invito a pranzo

Se ti invitano: vai.

  • “Sì, volentieri. A che ora?”

È un segnale chiaro:
sono parte del team.

Se sei impegnato, rifiuta con eleganza
e proponi un’alternativa.

E se nessuno ti invita?
Succede.

Non c’è confidenza, familiarità,
ognuno resta sulle sue.

Non farne un dramma.
Respira.
Chiedi tu di sederti con qualcuno.

Fare il primo passo comunica sicurezza, apertura, maturità.

Mostra la tua personalità (restando professionale)

Non serve raccontare la tua vita.
Basta qualche aggancio.

Argomenti sicuri:

  • animali domestici
  • eventi (meglio se neutri)
  • hobby
  • città di provenienza o trasferimento

Piccoli dettagli creano connessione.

Non parlare male della vecchia azienda (mai)

Frasi da evitare:

  • “Nel mio vecchio lavoro era tutto un disastro”
  • “Il mio ex capo era incapace”

Non ti valorizzano.
Ti squalificano.

Concentrati sull’entusiasmo per il nuovo inizio.
Il passato… resta passato.

Non criticare la nuova azienda (almeno all’inizio)

Processi lenti?
Strumenti migliorabili?

Probabile.

Ma i primi giorni non sono il momento di criticare.

Chiedi ciò che ti serve con educazione.
Osserva.
Annota.

Capirai quando/come proporre miglioramenti.

Prepara una presentazione di te (sì, davvero)

Ti presenterai molte volte.

Meglio essere pronto!

Elementi chiave:

  • nome
  • ambito
  • Il tuo ruolo attuale: cosa fai e di cosa ti occupi davvero, per orientare chi ti ascolta.
  • Il tuo percorso precedente: da dove vieni, per creare connessioni e punti in comune.
  • Un dettaglio personale: un fatto o un cambiamento che aiuti gli altri a ricordarti.

Esempio:

“Ciao, sono Michele.
Sono entrato da poco nel team marketing.

Mi occupo principalmente di (ambito/attività chiave), lavorando su (breve focus concreto).

Arrivo da Milano, dove ho maturato la mia esperienza precedente,
e mi sono trasferito a Lugano per questa opportunità.

Sono contento di essere qui e di collaborare con voi.”

Presentazioni di gruppo

Se ti presentano a un team:

  • parla chiaro
  • sorridi
  • sii breve
  • guarda le persone

Chiudi con una frase positiva:

  • “Non vedo l’ora di lavorare con voi”
  • “Sono felice di iniziare questo progetto”

E prova a ricordare i nomi.
Farà la differenza.

Fai domande – parla poco – ascolta tanto

I primi giorni servono a capire:

  • i flussi
  • le regole non scritte
  • le persone

Quindi:

  • fai domande
  • ascolta
  • prendi appunti

E non interrompere chi è concentrato o in chiamata.

Un gesto, un sorriso, “a dopo”.

Metti il cellulare in silenzioso

(soprattutto) Nei primi giorni:
presenza totale!

Non serve aggiungere altro.

Non lamentarti

Anche se vedi inefficienze.

Un cliente appena-assunto mi raccontò di aver criticato (con ironia)
un software aziendale…
parlandone proprio con chi ne aveva sponsorizzato l’acquisto.

Errore classico.
Costoso.

Avrai tempo per proporre miglioramenti.
Non subito.

Chiedi consigli

Le persone amano sentirsi competenti.

  • “Hai qualche suggerimento per chi ha appena iniziato?”
  • “Posso chiederti un parere?”

Chiedere consigli:

  • costruisce relazioni
  • accelera l’apprendimento
  • ti fa apparire intelligente, non debole

Non spettegolare

  • “Ho sentito che il mio capo esce con la figlia del direttore finanziario. È vero?”
  • “Chi è la biondona alla reception?”

Evita:

  • gossip
  • battute sul capo
  • commenti sui colleghi

Non ti renderanno “uno del gruppo”.
Piuttosto inaffidabile.

SUGGERIMENTO

Se qualcuno prova a coinvolgerti nel gossip:
sorridi, ascolta,
non alimentare.

Capiranno.

Non fare il saputello

Questa è una buona regola da ricordare,
non solo i tuoi primi giorni di lavoro.

Il tuo primo istinto potrebbe essere di mostrare (in tutti i modi)
quanto sei brillante e capace.

Sei già stato assunto.
Non devi dimostrare nulla.

Resisti alla tentazione di impressionare a ogni costo.

Osserva.
Capisci.
Mostra rispetto.

L’umiltà nei primi giorni
vale più di qualsiasi brillantezza esibita.

SUGGERIMENTO
leggi il post con la storia di Edoardo (arrivato nel nuovo lavoro con tanta sicurezza ma poi ..)

Goditi il momento

Hai ottenuto questo lavoro.
Quindi, non dimenticare di … essere felice!

Sorridi.
Presentati.
Mostra gratitudine.

Le persone lo percepiscono.


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Se sei all’inizio, “Prima volta Leader” ti accompagna con chiarezza nei primi passi.

Esprimi il piacere di far parte del team

Se sei felice di esserci, dillo.

Ricorda però:
per qualcuno il tuo arrivo
potrebbe sembrare una minaccia.

Per questo:

  • osserva
  • adattati
  • non forzare

In conclusione

I primi giorni non servono solo a brillare.
Servono a capire.

Il tuo approccio iniziale
influenzerà profondamente
il tuo successo (o fallimento) in azienda.

Non cercare di essere perfetto.
Cerca di essere lucido, presente, rispettoso.

L’autorevolezza non si impone il primo giorno.

Si costruisce, un gesto alla volta.

Fare un errore nel nuovo lavoro? 5 cose da ricordare

fare un errore

Foto di Vanessa Sezini

Hai timore di chiedere
sempre le stesse cose?

Sbagliare anche quelle più semplici?

Hai la sensazione di sentirti
“pesante”?
Poco smart?

La paura di fare errori nel nuovo lavoro
colpisce tutti:

  • dimenticare passaggi delle procedure
  • ignorare (senza volerlo) la gerarchia aziendale
  • credere di avere ragione
    ripetendo a memoria qualcosa letto chissà dove
  • Rimandare ciò che conta davvero

Detto questo…
tutti commettiamo errori.

Fa parte della vita professionale.
Accettarne le conseguenze è difficile.

Ma se impari a farlo,
diventi una persona
— e un professionista —
più solido.

1. Riconosci gli errori come… errori

Ammettere di aver sbagliato,
soprattutto da “nuovo arrivato”,
è dura.

È vergognoso.

Ma la scelta più debole
è fuggire dall’errore
o scaricare la colpa sugli altri.

Non puoi imparare
finché non riconosci
che si tratta di un errore.

Quando ti assumi tutta la responsabilità,
stai sviluppando una mentalità forte.

Ti concentri sul presente.

2. Non lasciare che la paura di sbagliare ti blocchi

Non esiste successo
senza fallimento.

Fare qualcosa di nuovo
espone all’errore,
ma apre anche alla creatività
e all’innovazione.

Accettare l’errore
significa chiedersi:
“Cosa posso imparare da questo?”

Impari.
Vai avanti.
Fai il passo successivo.

Non restare fermo.

Dopo un errore, riprova dicendo:
“Ok.
La prossima volta farò…”

Gli errori ripetuti
ti insegnano che esistono
altri modi
— migliori —
per fare le cose.

3. Gli errori non definiscono chi sei

Quando sbagli nel nuovo lavoro
è facile sentirsi bollati.

Colpevoli.
Inadeguati.

Ma tutti fanno errori.
Gli errori non sei tu.

Il rischio è questo:
“Ho fallito”
diventa
“Sono un fallito”.

Come a scuola,
ti dai voti,
giudizi,
sentenze.

Serve ristrutturare il dialogo interno.

  • “Io non sono un errore”
  • “Io ho commesso un errore”

La differenza è enorme.
E cambia tutto.

4. Accetta che non puoi controllare tutto

Non puoi controllare tutto.
E va bene così.

A volte le cose non funzionano.
Punto.

Con l’esperienza capirai che,
anche quando succede,
il mondo continua a girare.

La vita va avanti.
Impara.
Matura.
Diventa più resiliente.

Prenditi del tempo per riflettere
su come hai gestito un errore
e su come l’hai riparato.

5. Non essere severo con te stesso

Hai fatto un errore con conseguenze?
Bene.
Anzi no.
Male.

Ma hai fatto il possibile
per sistemare le cose?

Allora puoi andare avanti
e perdonarti.

Non sarà l’ultima volta che sbaglierai.
Sei umano.

Riuscire a sorridere dei propri errori
è un segno di maturità.

Con il tempo
riuscirai persino a riderci sopra.
E la prossima volta
sarai più calmo,
più centrato.

L’errore è diventato esperienza.
E l’esperienza porta
sicurezza.

I primi giorni nel nuovo lavoro: segui l’onda

Cerca di essere accurato,
non maniacale.

Resisti alla tentazione
di impressionare a tutti i costi.

Osserva.
Ascolta.
Capisci davvero come funziona l’azienda.

Mostra interesse genuino
per le persone.

Nelle prime settimane
evita eccessi
e giudizi affrettati.

Non devi essere un supereroe.

Serve tempo per capire
cosa ti piace
e cosa no.

Giudicare un lavoro
solo dall’inizio
è quasi sempre fuorviante.

Spesso…
finisci per ricrederti.

Sbagliare non ti rende incompetente

Ti rende umano.

La differenza la fa
come reagisci,
non l’errore in sé.

Ansia del nuovo lavoro? Ma va! La lezione di Edoardo “lo spavaldo”

il nuovo lavoroFoto di Andrea Piacquadio

Dopo tanta attesa, è finalmente arrivato il gran giorno per Edoardo.

Inizia l’avventura nel suo nuovo posto di lavoro quale responsabile commerciale per una grande azienda del Nord Italia.

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Come saranno i nuovi colleghi?
Amichevoli e sorridenti oppure indisponenti e boriosi?
E il nuovo capo? Nel colloquio di lavoro sembrava un po’ scorbutico… boh?

Ansia del nuovo lavoro? Macché!
Edoardo è pronto. Confidente.

Ha già ricoperto (con successo) tale posizione in passato. Sa cosa lo aspetta. Sa che non può permettersi di fare errori grossolani, da principiante, deve giocarsi (da subito) una prima buona impressione.

Edoardo è convinto di utilizzare il suo solito approccio

Quello “giusto” … quello che funziona … il famoso “metodo Edo”. “So il mio lavoro”, “Ho sempre fatto così … e funziona”.

Con la testa ridondante di complimenti – ricevuti nelle aziende precedenti- ha operato con lo stesso assunto di sempre: sarà “facile”.
Ovvio.

Volendo impressionare (a tutti costi) capi e colleghi, Edo si è presentato in azienda e ha spinto subito per il cambiamento … pensando che questo fosse il modo migliore per proporsi,
mettere in mostra il suo valore. Altro che ansia del nuovo lavoro!

Edoardo rifiutava di aspettare, dare tempo, chiedere indicazioni, consigli, non ascoltava gli appelli alla prudenza (di un ex collega). Sempre confidente, al massimo.

La sua determinazione si è trasformata in breve in testardaggine.
Cocciutaggine.

Edoardo ha mostrato una fiducia sproporzionata nelle sue intuizioni, nella sua competenza.
Purtroppo, senza entrare troppo nei particolari, in poco tempo la sua pressione gli si è ritorta contro.

Edoardo si è arenato

Le “partenze a razzo” a volte funzionano, altre no.

Le persone coinvolte hanno opposto “resistenza”,
lasciando Edoardo in una sorte di limbo ansiogeno e stressante di cambiamenti che non avvenivano e risultati che non arrivavano.

Non sono poche le persone (come Edoardo) che si sentono le più capaci e competenti dell’azienda.

 


 

Si sorprendono quando non vedono riconosciute le loro grandi capacità.
Sono convinte che la loro personalità sia superiore e che le loro intuizioni siano più brillanti di quelle degli altri.

Molte persone sono (come nel caso di Edoardo) davvero intelligenti e Smart, capaci e competenti,
ma molto spesso purtroppo hanno “già tutte le risposte”,
non ascoltano e non rispettano i “tempi giusti”.

Edoardo non ha capito che ci sono anche “regole” non scritte che devono essere onorate,
tempi che devono essere rispettati, e non sempre saper fare un buon lavoro è sinonimo di successo.

La sicurezza in sé stessi è una qualità necessaria

Una buona dose di autostima è fondamentale per affrontare le sfide,
superare gli ostacoli ed emergere in questo mondo sempre più competitivo.

Tuttavia, c’è il lato oscuro dell’eccessiva fiducia in sé.

Edoardo è passato da energico e ridondante a titubante e indeciso. Adesso, ogni azione che intraprende è accompagnata dal dubbio e dell’indecisione (manco fosse uno stagista alle prime armi).

Edoardo è mortificato per aver “miseramente fallito” in qualcosa che pensava fossero i suoi punti di forza.

Abbiamo cominciato a “fare coaching” perché Edoardo si sente in grande difficoltà, “ammettendo” di aver bisogno di un supporto professionale con cui confrontarsi.

Accettare di non essere perfetto è un ottimo punto di partenza per la sua crescita professionale.

 
LA TUA CARRIERA DI SUCCESSO > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

La lezione di Edoardo

È un promemoria per tutti quelli che cominciano un nuovo lavoro:
non importa quanto tu sia pertinente o competente … ci vuole tempo e umiltà.

Che non vuol dire essere attendista, titubante e remissivo.

Una persona umile è sempre consapevole dei propri limiti, non si celebra per i risultati positivi che ha conseguito, e non ha nulla da dimostrare agli altri.

L’umiltà al lavoro è una dote importantissima

Favorisce la crescita personale e l’apertura alle opinioni degli altri. Avere (tanta) fiducia può giocare a tuo favore, ma l’umiltà equilibra gli effetti dannosi del narcisismo.

Essere naturalmente capace e competente, non significa che tu non abbia nulla da imparare o da migliorare.

Invece di essere scoraggiato, Edoardo deve prendere conforto dal fatto che è normale.
Persino prevedibile.

Prima di “schiacciare sull’acceleratore”, doveva porsi delle domande che potevano evitare le trappole e le resistenze che accompagnano ogni cambiamento:

 
LA TUA AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro “Autorevolezza”.
 

Valorizza le tue competenze, difendi la tua posizione e la tua preparazione

Ansia del nuovo lavoro? Non permettere a nessuno di “insegnarti il lavoro” ma mantieni la giusta umiltà per ricevere consigli. Metterti in discussione.

Se ti capita una situazione difficoltosa, esponi e discuti sempre le tue idee,
specie quando sono molto valide.

Non dimenticare che l’inizio di un nuovo lavoro è un momento elettrizzante, ma anche molto delicato.
Va gestito nel migliore modo possibile, sia per tenere a freno l’ansia dell’ignoto,
sia per gettare le basi di una serena collaborazione con i colleghi e i superiori.

Il coaching può fare la differenza nel tuo sviluppo, e per ansia del nuovo lavoro, quando sei un giovane imprenditore, manager o quadro, prima volta capo … approfondisci l’argomento!

Primi giorni di lavoro: 6 atteggiamenti che possono crearti seri problemi

primi giorni di lavoro

Foto di cottonbro da Pexels

Nei primi giorni di lavoro,
ogni nostro atteggiamento che può essere considerato potenzialmente positivo,
se portato all’estremo, può trasformarsi in negativo.

Gli stessi tratti che rendono una persona forte, quando sono esasperati,
possono portare al fallimento.

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Infatti, c’è una linea molto sottile tra successo e tracollo.

La fiducia in sé stessi spinta all’estremo diventa EGO. Arroganza.
La determinazione esasperata diventa testardaggine. Cocciutaggine.
La precisione esagerata diventa perfezionismo irritante.

Ecco 6 atteggiamenti che, se esasperati, possono darti seri problemi i primi giorni di lavoro:

1. Mostrare proattività

Partire “a razzo”:

Spesso voler dimostrare di meritare il nuovo lavoro ti potrebbe far cadere nella trappola di voler impressionare (a tutti costi) capi e colleghi.

Mostrarsi proattivo è una bella cosa (soprattutto i primi giorni di lavoro),
arrivare prima in ufficio e andarsene per ultimo, ma bisogna prestare attenzione a non cedere alla troppa dedizione.

Lavorare troppo esaurirà rapidamente le tue energie.

Se poi, inizi ad arrivare più tardi dopo essere stato iper-presente all’inizio della prima settimana,
i colleghi penseranno subito “Eccolo qua … si sta già rilassando”.

Non mostrare le capacità:

D’altro canto, non puoi aver paura di mostrare tutte le tue abilità.
Nei primi giorni di lavoro, è giusto fare conoscere le tue capacità.

Evita di farti vedere esitante e mal disposto anche se potrebbe essere un tuo tratto caratteriale,
essere discreto e riservato.
 


 

Nei primi giorni di lavoro stai “plasmando” la tua immagine professionale.

2. Disponibilità verso gli altri

Pranzare da solo:

Uno dei più grandi errori che potresti fare i primi giorni di lavoro è quello di pranzare volontariamente da solo. Rischi di mostrare poca disponibilità verso i colleghi.

Prendi subito l’iniziativa di socializzare con i nuovi colleghi.

È un ottimo modo per conoscere informalmente le persone della tua azienda.
Capire meglio l’ambiente.

Essere troppo invadente nella pausa pranzo:

I primi giorni del nuovo lavoro può capitare di mangiare da soli.
Non c’è confidenza, familiarità, ognuno resta sulle sue.
Ci sta.

Non aspettare che siano gli altri a estendere l’invito.

Fai un respiro profondo,
mettiti in gioco chiedi di sederti con un gruppo di nuovi colleghi durante il pranzo.
Fare il primo passo ti farà apparire una persona – oltre che sicura – anche amichevole e disponibile.

Non essere indiscreto.
È giusto cercare di fare amicizia, ma senza esagerare e peccare d’invadenza.

Evita di presentarti al tavolo e sederti con loro senza prima chiedere se puoi unirti a loro.
Assicurati che siano disponibili prima di disturbarli.

3. Parlare di sé stessi

Parlare troppo di sé stessi:

È giusto cercare il dialogo e fare amicizia,
ma non bisogna raccontare subito tutti i dettagli della tua vita privata.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro.
 

Non cogliere ogni occasione per agganciarti al discorso e iniziare a parlare di te, delle cose che hai fatto, di quello che ti successo e allora …
… avanti con viaggi, sport che hai praticato, hobby o conoscenze importanti,
solo per apparire più interessante o attraente agli occhi di colleghi o collaboratori.

Riuscirai a impressionare gli altri?
Sembrare più interessante o intrigante?

Non parlare di sé stessi:

I colleghi non ti conoscono e potrebbero farsi un’idea sbagliata.

Raccontare qualcosa di personale i primi giorni di lavoro è basilare per innescare nuove relazioni e farsi conoscere.

Non parlare mai di sé stessi potrebbe essere recepito dai tuoi nuovi colleghi intrigante i primi giorni di lavoro, spocchioso e arrogante dopo un certo lasso di tempo.

4. Look adeguato

Essere troppo elegante:

Non bisogna vestirsi come al colloquio di lavoro.
Ormai sei stato già assunto.

Essere troppo informale/fuori contesto:

Basta conformarsi allo stile aziendale.
Non indossare maglietta e jeans se i tuoi colleghi sono in pantalone e giacca (anche senza la cravatta)

Vestiti come ti piace, ma cerca di adattarti alla cultura aziendale della tua nuova organizzazione.

Sono certo che sul lavoro vuoi essere notato per la tua intelligenza, le tue capacità e il tuo talento,
non certo per il vestito di una taglia più grande, i calzini bianchi, la cravatta che arriva sotto la cintura,
le scarpe consumate o la scarsa igiene personale.
 


 

5. Parlare del tuo vecchio lavoro

Parlare troppo del tuo vecchio lavoro:

Una trappola in cui cadono molti nuovi dipendenti è quella di parlare sempre/troppo dei loro vecchi lavori di lavoro.

Proprio come in una relazione sentimentale,
è meglio non parlare troppo delle tue passate relazioni.

Lascia stare nomi, dati, clienti, gossip, scandali, dicerie, ecc.
Ti danno un’area poco professionale.

Non parlare affatto del vecchio lavoro:

D’altro canto, non puoi neanche nascondere o evitare sistematicamente qualsiasi riferimento del vecchio datore di lavoro.

Sembra che tu voglia nascondere qualcosa. Susciti sospetti.
Sii autentico. Vero nel tuo approccio.

Coinvolgi le persone con la tua onestà e trasparenza. A nessuno piace avere accanto un collega che compiace, finge, indossa una maschera solo per piacere.

6. Consapevolezza dei propri punti di forza

Credersi non adeguato:

Ci sono così tante competenze da mettere sul tavolo,
ogni nuovo incarico sembra un compito impossibile,
ogni incontro con il capo o il titolare può essere quello in cui si viene a scoprire che non sei all’altezza.

Responsabilità scoraggianti. Disagio nel ruolo.
Poche idee.
 


 

Non sapere cosa fare… o a chi chiedere.
Chiedere aiuto per quasi ogni compito assegnato.
Sentirsi inadeguato nel lavoro.

Sentirsi di non essere qualificato, dubiti di te stesso e cominci a “martellare” costantemente la tua fiducia.
I primi giorni di lavoro potresti cadere in questo tipo di pensiero.

Credersi il so-tutto-io:

Sei bravo e capace.
Giovane e rampante. Ma certo!

Attenzione a non essere egocentrico.

Non fare impazzire gli altri con le tue analisi,
e la tua esperienza sul modo in cui si dovrebbe fare-o-non-fare una certa cosa.

Ricorda che la maggior parte dei so-tutto-io sono molto insicuri,
e con tempo vengono scansati dai colleghi in quanto arroganti e fastidioso.

La chiave: segui “l’onda” i primi giorni di lavoro

Chi comincia un nuovo lavoro cerca sempre di essere impeccabile.

Se saprai resistere alla tentazione di impressionare in modo ossessivo, se riuscirai a osservare il tuo ambiente lavorativo, cercando di capire (veramente) come lavora l’azienda, mostrando il tuo genuino interesse per le persone …i risultati saranno potenti!

Meglio, almeno nelle prime settimane,
non esagerare ed evitare sbagli che possano compromettere la tua immagine professionale.

Non devi essere un supereroe.
Evita anche i giudizi affrettati, poiché ci vorrà del tempo prima di capire cosa ti piace/cosa non ti piace del nuovo lavoro.

Occorrono almeno 2-3 mesi per comprendere veramente le dinamiche della tua nuova azienda,
giudicare il lavoro sulla base di quello che accade nelle prime settimane è inutile,
di solito, finisci per ricrederti.

Se ti serve un supporto personalizzato scopri il coaching.

10 riflessioni per gestire l’ansia il tuo primo giorno di lavoro

ansia primo giorno di lavoro

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

Ansia primo giorno di lavoro? Come il primo giorno di scuola.

Cominciare un nuovo lavoro è come il primo giorno di scuola.

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Di tempo ne è passato ma, anche se ora sei adulto e le apprensioni sembrano diverse,
se ci pensi bene … in fondo in fondo le domande che ti poni sono le stesse.

“Piacerò?”
“I miei colleghi saranno disponibili o arroganti?”
“Mi accetteranno o mangerò da solo come un reietto?”
“Mi troverò bene?”
“Sarò capace? Competente?”
“E se non riesco?”

La notte riaffiorano timori e preoccupazioni di qualcosa d’indefinito e pauroso …
in particolare quando ci sentiamo inadeguati, bloccati dalla paura di non essere all’altezza.
La preoccupazione di essere accettati dai nuovi colleghi di lavoro.

Ecco 10 consapevolezze per calmare l’ansia primo giorno di lavoro:

 

1.

Il nuovo può spaventare. Il problema è pensare che la paura e l’ansia siano il problema. Non lo sono.
È perfettamente normale!

2.

Non evitare, rifiutare o soffocare l’ansia. Usala per aiutarti a vincere. Usa le emozioni.
Non lasciare che ti usino.

3.

La fiducia non è assenza di ansia. La fiducia è la capacità di “entrare” nell’ansia e farsela “amica”.

 


 

4.

Chiediti cosa ti aspetti da questa nuova esperienza.
Darti una risposta e avere un obiettivo ti darà motivazione e grinta.

5.

Se senti ansia per le tue capacità, ricorda che i datori di lavoro non “fanno regali”.
Non ti hanno assunto per filantropia.

6.

La domanda “Merito davvero questo lavoro?” può monopolizzare tutti i tuoi pensieri.
Ti hanno “passato ai raggi X”. Ti hanno assunto. Credono in te. Non farli cambiare opinione!

 


 

7.

Non sai mai cosa aspettarti il primo giorno di un nuovo lavoro.
Quello che sai è che devi creare un’ottima prima impressione. Subito!

8.

Parte della paura di un nuovo lavoro è confrontarsi con gli altri.
Se pensi che tutti intorno a te siano in qualche modo migliori.
Hai ragione. In effetti qualcuno lo sarà!

9.

Il successo richiede audacia. L’ansia aumenta la tua energia. Dà maggiore coraggio.
Piccole dosi di paura ti fanno fare cose che altrimenti non faresti.

10.

La senti la vocina della paura? Ti dice che non conosci nessuno, non sai come andranno le cose, non sai chi sarà amichevole oppure ostile. Non sai nemmeno dove è la toilette!

 
Tutti provano insicurezza all’inizio, ma la vera differenza sta in come la gestisci. Vuoi partire con il piede giusto? Parliamone: scrivimi e scopri come posso aiutarti.

11 volte che non dovresti chiedere scusa al lavoro – parte 2

scusa sul lavoro

Foto di Khusen Rustamov da Pixabay

Leggi anche la parte 1.

6. Quando non sei davvero dispiaciuto

Tutti conosciamo le “scuse delle non-scuse”.
Hai detto di essere dispiaciuto ma in realtà non lo sei. Per niente.
Si “vede”.
Si “sente”.

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Quando la tua scusa sul lavoro lascia un retrogusto di sarcasmo, non trapela sincerità,
e la stai semplicemente dicendo perché pensi risolveranno il problema …
stai sprecando questa opportunità.

“Conservala” per quando sarai veramente dispiaciuto.
Non sprecare questo bonus.

7. Quando non hai assolutamente nulla di cui scusarti

Non usare “Mi dispiace” come frase di riempimento o per essere educato.
Pensa attentamente se quello che stai per dire, è qualcosa di cui dovresti – veramente – scusarti.

Quando non hai nulla a che fare con la causa di un problema.
Perché scusarsi?

Salva le tue scuse per quando assumerai la responsabilità di qualcosa che hai/non hai fatto.
Saranno molto più efficaci e potenti.

8. Se ti stai prendendo una pausa o sei in malattia non chiedere scusa sul lavoro

La vacanza fa parte del pacchetto-lavoro.
Una pausa rigenerante è indispensabile per la produttività.

La malattia “giunge inaspettatamente”.
Senza preavviso.
 


 

Non devi scusarti per non essere disponibile, perché hai l’influenza, oppure sei in vacanza.

In ogni modo,
informa in anticipo le persone della tua assenza per vacanze, in modo che non ti cerchino – disperatamente – mentre sei via.

9. Non scusarti per “Dire “No”

Trascorriamo gran parte della nostra vita adattandoci agli altri.
Non sei obbligato a fare tutto ciò che qualcuno ti chiede di fare.

Non scusarti per aver detto di no.
Soprattutto, quando non hai fatto niente di male.

Certo,
ci sono momenti in cui dire di no, potrebbe non essere nel tuo interesse.

È permesso dire di no.
parlare, esprimerti e trovare una soluzione alternativa.

10. Quando prendi una decisione che comporta il rispetto dei tuoi principi o valori fondamentali

“Scusa ma non posso mentire al cliente” non dovrebbe iniziare con delle scuse.

Non essere mai dispiaciuto di essere fedele alle tue convinzioni.
Ai tuoi valori.

Non dovresti scusarti quando mostri integrità.
Non scusarti mai per aver fatto/detto la cosa giusta.

11. Quando lasci il tuo lavoro

“Mi dispiace, ma ho ricevuto un’offerta di lavoro migliore.”

Sembra educato, da parte tua.
Sembra.


Potenzia la tua comunicazione con il tuo team > Fai coaching

Molto più probabilmente non ti dispiace per nulla.
Sei felicissimo di aver ha ricevuto un’offerta di lavoro migliore.
Vero?

Chiedendo scusa, potresti dare l’opportunità agli attuali datori di lavoro di rifarsi con un malizioso: “Beh, se ti dispiace davvero, potresti …'”

Smettila di scusarti così spesso

Come puoi vedere, ci sono così tante circostanze in cui le scuse non sono necessarie.
Detto questo, a volte dovrai scusarti.
Ci mancherebbe!

Nella vita, prenderai decisioni ogni giorno.
Ci sono momenti in cui altre persone non approveranno queste decisioni e le tue azioni.

Ciò non significa che dovresti essere – tutte le volte – dispiaciuto.
La prossima volta che pensi di chiedere scusa sul lavoro, rileggi questo post.

Paura del cambiamento: timore di lasciare la sicurezza dell’attuale lavoro

paura del cambiamento

Foto di engin akyurt da Pixabay

“Se non cambi la tua direzione,
potresti finire dove stai andando.”

Lao Tzu

Hai paura di lasciare la sicurezza del tuo lavoro attuale?
La tua confortevole –anche se poco stimolante– routine professionale?
Di non andare d’accordo con il nuovo capo o i nuovi colleghi?

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Se desideri la stabilità e non ami le interruzioni della quotidianità

… è naturale aver paura del cambiamento e dell’ignoto

Avere paura di smuovere lo status quo.
Ci sta.

Se decidi un cambiamento professionale,
stai imboccando una strada affascinante e stimolante ma anche sconosciuta e (forse) piena di difficoltà.

Anche se l’ignoto può spesso apparire inizialmente minaccioso, può essere un catalizzatore per andare incontro alle soddisfazioni nella vita, tra cui una carriera piacevole e gratificante.

 


 

Come far fronte all’incertezza che accompagna il cambiamento?

Innanzitutto,
devi cercare di vivere i cambiamenti come incentivi e opportunità per la tua crescita (professionale e non) e non come minacce alla tua sicurezza e stabilità.

La reale sicurezza significa aver consapevolezza delle proprie difficoltà e sviluppare una sana fiducia in se stessi, che ti dà la certezza di essere in grado di gestire l’imprevisto.

Senza tale consapevolezza,
corriamo il serio pericolo di diventare troppo esitanti e titubanti oppure, al contrario, di buttarci con troppa foga senza calcolare rischi e conseguenze.

Temi l’ignoto perché non puoi anticipare il risultato

Non puoi controllare l’esito.
Preoccuparsi non farà che peggiorare le cose.

Tuttavia,
capire cosa sta succedendo nella tua mente può ridurre l’ansia. Aumenterà le tue possibilità di prosperare quando l’inatteso busserà alla tua porta.

Non ti sembra assurdo? Come società, adoriamo il progresso (che porta opportunità e miglioramenti) ma tuttavia –inconsciamente- tutti noi ne temiamo le conseguenze.

Desideriamo e temiamo il cambiamento allo stesso tempo.
Questo è il paradosso.

Il cambiamento è -sempre- incerto e rischioso

Se non c’è cambiamento … le organizzazioni muoiono.
Tutto ciò che resiste al cambiamento … si spegne!

Il cambiamento è vita.
L’assenza di cambiamento è morte. Estinzione.

La paura del cambiamento richiede coraggio.
Il coraggio è un muscolo che cresce lentamente e si indebolisce rapidamente.
Rimani aperto alla possibilità di sbagliare.

“Conosco delle barche che si dimenticano di partire…
hanno paura del mare a furia di invecchiare.”

Jacques Brel

Il rispetto al lavoro: 13 atteggiamenti che dovresti evitare – parte 1

il rispetto al lavoro

In molti uffici il contegno è … sfuggito di mano!

Alcune persone non si accorgono neppure nel loro comportamento offensivo o -peggio- semplicemente non se ne preoccupano.

Se pensi di essere perfetto, probabilmente farai bene a leggere questa lista solo per assicurarti di essere corretto verso gli altri.

Per salvaguardare il rispetto al lavoro e il quieto vivere in ufficio, basta non violare alcune semplici ed essenziali regole:

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1. Essere negativo e lamentoso

Non aprire la bocca solo per dire “Che lavoro noioso, ma che freddo oggi, gli stipendi non sono puntuali …”.

Se parli solo di problemi e mai di soluzioni, rischi di essere pericolosamente etichettato come “negativo e lamentoso” da evitare a ogni costo.

Evita le lamentele e le frasi “È impossibile” o “Non si può fare”. Sono molto negative, indicano scarsa voglia e che non ci si vuole nemmeno provare.

Se le cose non vanno bene, anziché lamentarti, perché non proviamo a cambiarle?

2. Fare telefonate personali

Purtroppo episodi problematici accadono.
Ma questo non significa condividere forzatamente a tutti gli altri il tuo dramma personale.

L’ufficio non è un posto dove “combattere” con ex partner, con i tuoi figli o familiari.

Mantieni i tuoi problemi di relazione al di fuori dell’ufficio, dove altri non ti possano sentire.
Fai una pausa, o meglio ancora, rimanda fino a quando non arrivi a casa.

 


 

3. Gossippare sui colleghi

Se diffondi pettegolezzi da ufficio,
i tuoi colleghi potrebbero ascoltarti con impazienza e curiosità, ma sapranno (anche) che non potranno contare sulla tua discrezione.

È bello gossippare fuori dall’ufficio,
ma i dettagli delle vite dei tuoi colleghi non sono da condividere.

4. Trascorrere ore sui social

Sei pagato per essere produttivo, non per postare la tua ultima ricetta culinaria o ritrovare il compagno di banco del liceo.

A meno che non faccia parte del tuo lavoro, le tue attività sui social media dovrebbero essere lasciate per il pranzo o i tempi di pausa.

E anche in questo caso, usa il tuo telefono privato.


Quando le tue idee non passano, rafforza la tua autorevolezza > Fai coaching

5. Mentire per fare il “figo/a”

Sei diventato così bravo che riesci a cogliere ogni occasione per agganciarti al discorso e iniziare a parlare di te, delle cose che hai fatto, di quello che ti successo e allora …

… avanti con viaggi mai fatti, sport mai praticati, hobby mai coltivati o conoscenze importanti mai frequentate, solo per apparire più interessante o attraente agli occhi di colleghi o collaboratori.

Spesso sono solo “piccole” forzature della realtà.
Niente di grave, per carità, ma pensi davvero che -così facendo- riuscirai a impressionare gli altri e sembrare più interessante o intrigante?

6. Andare al lavoro quando sei molto malato

È ammirevole!

Il tuo impegno e la tua dedizione per il lavoro,
ma esponendo tutto l’ufficio alla tua influenza non dimostri attenzione per gli altri colleghi di lavoro.

Lavora da casa se puoi.

7. Indossare abiti provocanti fa perdere il rispetto al lavoro

Ecco uno dei modi più veloci per perdere il rispetto al lavoro, soprattutto delle altre donne.

Spesso non ce rendiamo neanche conto, ma un abbigliamento inadeguato o “sopra le righe”, oltre ad essere poco professionale, ci lascia una scia di commenti,
critiche e maldicenze che ci possono creare grandi difficoltà e nei nostri rapporti.

Continua a leggere la parte 2.

Ansia da nuovo lavoro? Cosa è normale e cosa è solo una tua paranoia

ansia da nuovo lavoro

Foto: Moshehar

Ansia da nuovo lavoro?

Iniziare in un nuovo posto può essere stimolante ed entusiasmante.

Ma anche stressante.
A tratti perfino “schiacciante”.

Devi:

  • imparare nuove procedure
  • assorbire una quantità enorme di informazioni
  • conoscere molte persone
  • fare una buona impressione sul nuovo capo.

Insomma… pressione!

È normale sentirsi:

  • nervosi
  • incerti
  • ansiosi.

L’ansia da nuovo lavoro è quasi inevitabile.

Quando entri in un ambiente nuovo, la mente comincia a “galoppare” per ritrovare equilibrio.

Alcuni pensieri sono realistici.

Altri… sono semplicemente ansie amplificate dalla nostra testa.

Vediamo alcune situazioni tipiche.

“Non capisco subito gli argomenti” → normale

Sei seduto a una delle prime riunioni.

E qualcuno comincia a parlare usando termini e concetti che non conosci.

E dentro di te pensi:
“Di cosa diavolo stanno parlando?”

Succede a tutti.

Puoi:

  • chiedere spiegazioni
  • far ripetere un concetto
  • prendere appunti e approfondire dopo.

Non capire tutto subito è assolutamente normale.

Serve tempo per entrare nei meccanismi di un nuovo lavoro.

“Tutti gli altri sono più bravi di me” → paranoia

È uno dei pensieri più comuni.

E anche uno dei più dannosi.

Come scrivo nel mio libro
Autorevolezza”, confrontarsi continuamente con gli altri è quasi sempre frustrante.

Perché?

Perché il confronto avviene spesso con un’immagine ideale.

Quindi irraggiungibile.

Anche se raggiungi il successo, troverai sempre qualcuno che sembra avere qualcosa più di te.

Il confronto continuo raramente aiuta.

“Sono esausto” → normale

A fine giornata ti senti distrutto.

Nonostante i caffè.

Arrivi a casa e crolli sul divano.

Tranquillo.
È normale.

Quando inizi un nuovo lavoro il cervello lavora tutto il giorno:

  • per fare buona impressione
  • per apprendere informazioni
  • per orientarsi nel nuovo contesto.

È stancante.

Ma è una fase temporanea.
Nel giro di qualche settimana ti sentirai di nuovo più energico.

“Mi licenzieranno perché non sono esperto” → paranoia

All’inizio nessuno si aspetta che tu sia perfetto.

Chi ti ha assunto sa benissimo che:

  • devi imparare
  • devi adattarti
  • crescere nel ruolo.

Se ti hanno scelto, probabilmente è anche perché hanno visto:

  • potenziale
  • motivazione
  • voglia di imparare.

E questo conta molto.

“Non ho ancora amici qui” → normale

Nel lavoro precedente conoscevi tutti.

Ridevi con i colleghi.
Uscivate insieme.

Qui invece… ancora no.

È normale.

Le relazioni sul lavoro richiedono tempo.

Un consiglio: evita di creare legami attraverso il gossip.

Spettegolare per sembrare “uno del gruppo” spesso danneggia la reputazione.

Molto più di quanto immagini.

Creare buone relazioni nel nuovo lavoro non è solo questione di tempo, ma anche di atteggiamento.

“Nessuno vuole mangiare con me” → paranoia

I primi giorni può capitare di pranzare da soli.
Non c’è ancora confidenza.

Non aspettare sempre che siano gli altri a invitarti.

A volte basta fare il primo passo:
“Posso sedermi con voi?”

È più semplice di quanto sembri.

E ti farà apparire una persona aperta e disponibile.

“Non piaccio a nessuno” → paranoia

Non puoi controllare il giudizio degli altri.
È impossibile.

Anche se sei:

  • disponibile
  • gentile
  • professionale

ci sarà sempre qualcuno pronto a criticarti.
E a vederti come una minaccia per la sua carriera.

Prima lo accetti, meglio è.

Metti a tacere la tua voce interiore negativa e concentrati su ciò che conta davvero:
allinearti al nuovo lavoro.

“Non sono adeguato per questo ruolo” → paranoia

Capita spesso nei primi mesi.

Ti guardi intorno e pensi:
“Ma dove mi sono cacciato?”

Hai la sensazione di non sapere abbastanza.
Di non essere all’altezza.

Questo stato ha anche un nome: sindrome dell’impostore.

Succede più spesso di quanto pensi.
E non significa che tu non sia capace.

A dedicato un intero capitolo del mio libro “Prima volta Leader” a tale sensazione di inadeguatezza.

“Mi hanno assunto per A e B, ma sto facendo X e Y” → attenzione

Qui la situazione è diversa.

Se il lavoro che stai facendo è molto diverso da quello per cui sei stato assunto, vale la pena parlarne.

Con il tuo responsabile.

A volte è solo una fase iniziale.
Altre volte no.

Se la discrepanza è grande e permanente, può essere il segnale che quel ruolo non è davvero quello giusto per te.

Leggi il mio post per approfondire: Il nuovo lavoro è diverso da come immaginato. E adesso?

“Ho fatto un errore” → normale

Nessuno nasce imparato.

E nessuno è perfetto.
Tutti sbagliano.

Anche le persone che oggi ti sembrano più competenti hanno commesso — e continuano a commettere — errori.

La differenza sta in una cosa:
imparare da quegli errori.

“Ho fatto un errore… mi licenzieranno” → paranoia

Un errore non provoca l’apocalisse.

Il mondo non smette di girare.

E nella maggior parte dei casi non costa il posto lavoro.

Se ti hanno assunto è perché qualcuno ha visto valore in te.
Non impegnarti a dimostrare il contrario.

Hai fatto un errore sul lavoro?
Se vuoi approfondire: Come chiedere scusa al lavoro. Basta dire “Mi dispiace”?

“Devo essere perfetto” → paranoia

Il perfezionismo spesso nasce dal bisogno di approvazione.

Se tutto è perfetto, nessuno potrà criticarti.

Ma nel lavoro reale la perfezione è raramente necessaria.

A volte “buono” è più che sufficiente.
E soprattutto è più efficace.

Meglio consegnare qualcosa di valido oggi…
che aspettare la perfezione e non consegnare nulla.

“Non pensavo fosse così dura” → normale

Il mondo del lavoro è diventato più competitivo.
Più veloce.
Più complesso.

Per ambientarsi servono:

  • impegno
  • preparazione
  • resilienza

È normale sentirsi sotto pressione all’inizio.

Ansia da nuovo lavoro? In conclusione

L’ansia da nuovo lavoro è normalissima.

Stai entrando in un ambiente nuovo, con nuove persone e nuove aspettative.
Il cervello ha bisogno di tempo per adattarsi.

Respira.
Impara.

Concediti qualche settimana.
Poco alla volta, tutto diventerà più familiare.

Quando inizi un nuovo lavoro non devi dimostrare di sapere già tutto.

Devi solo dimostrare che sei disposto a imparare.

Nuovo lavoro: 10 modi per farsi apprezzare subito dai nuovi colleghi

nuovi colleghi
Come il primo giorno di scuola.

Cominciare un nuovo lavoro è un po’ come il primo giorno di scuola.

Di tempo ne è passato.
Ora sei grande.
Le apprensioni sembrano diverse.

Eppure, se ci pensi bene…
le domande sono le stesse.

Già nella prima settimana riaffiorano le insicurezze tipiche di quel giorno lì.

Soprattutto una:

sarò accettato dai nuovi colleghi?

  • “Come saranno?”
  • “Disponibili o arroganti?”
  • “Mi troverò bene?”
  • “Sarò giudicato?”
  • “Mi accetteranno o mangerò da solo come un reietto?”
  • “Piacerò a tutti?”

Domande normali.
Umanissime.

La buona notizia è che qualcosa puoi farla.
Per dare la giusta impressione.
E costruire rispetto fin dall’inizio.

Ecco 10 modi per farsi apprezzare dai nuovi colleghi, subito.

1. Essere in orario

Partiamo da una banalità grande quanto una casa.
Eppure, quanti ci cascano.

Traffico.
Parcheggio.
“Non pensavo che…”

No.

Essere in orario dice molto di te.
Rispetto.
Affidabilità.
Responsabilità.

2. Presentati

Non penserai davvero di nasconderti dietro al PC tutto il giorno. Vero?

Fatti coraggio.
Prendi iniziativa.
Presentati.
A tutti.

Apprezzeranno lo sforzo.

E prova a ricordare i nomi:
salutare qualcuno per nome il giorno dopo fa più effetto di mille parole.

Per ricordarsi i nomi dei nuovi colleghi leggi il mio post:
7 trucchi per ricordare il nome dei nostri clienti

3. Conosci i tuoi colleghi

Durante il pranzo o le pause caffè,
prenditi tempo.

Chiedi (davvero):
“Come stai?”

Potresti sorprenderti di quanto avete in comune.

E ricordati di sorridere.
La tensione del nuovo ruolo può “stamparti” in faccia un’espressione chiusa.

Messaggio sbagliato.
Persone lontane.

4. Offri il tuo aiuto

Fai sapere che sei disponibile.
Anche su progetti che non sono nel tuo to-do.

Con rispetto.
Senza invadere.
Senza prevaricare.

Dimostri spirito di squadra.
E impari come funzionano davvero le cose.

Una frase semplice:
“Posso aiutarti in qualche modo?”

La reputazione viaggia veloce.

5. Fai domande. Parla poco. Ascolta.

Nei primi giorni è facile parlare troppo di sé.
Per piacere.
Per dimostrare.

Fermati.
Ascolta.

Lascia l’ultima parola agli altri.
Non interrompere chi è concentrato o impegnato.

Un cenno, un “a più tardi”, è già rispetto.

6. Esprimi il piacere di unirti al team

Se ti senti davvero grato per l’opportunità,
dillo.

Ringrazia.
Riconosci l’aiuto ricevuto.

Ricorda anche questo:
per qualcuno, il tuo arrivo potrebbe sembrare una minaccia.
Anche se non lo sei.

7. “Posso sedermi qui?”

Non aspettare sempre l’invito.
Respira.
Mettiti in gioco.
Chiedi.

Sederti con gli altri a pranzo comunica apertura e sicurezza.
Accetta inviti per un caffè.

E, ogni tanto, non parlare solo di lavoro.

8. Non fare il saputello

“L’auto-presunzione può condurre all’auto-distruzione.”
Esopo

Resisti alla tentazione di impressionare.
Di correggere.
Di dimostrare.

Umiltà e rispetto battono competenza esibita.
Sempre.

Osserva.
Capisci come funziona l’azienda.
Mostra interesse genuino per le persone.

I risultati arriveranno.

9. Non lamentarti e non spettegolare

È una trappola facile.
E velocissima.

Stai fuori dalla “zona piagnucolosa”.
Evita gossip e lamentele, soprattutto all’inizio.

Un sorriso neutro basta.
Chi capisce, capisce.

10. Mostra interesse per i ruoli

Sapere chi fa cosa ti fa lavorare meglio.
E prima.

Fare domande sul ruolo degli altri dimostra interesse vero.

Osserva il contesto:

  • Ambiente informale o formale?
  • Dopo il lavoro si socializza o si scappa a casa?
  • Il tempo insieme è valore o inefficienza?

Adatta il tuo stile.
Almeno all’inizio.

Chi ben comincia…

In definitiva

Non devi piacere a tutti.
Devi essere rispettoso, autentico e presente.

Comprendere il contesto aiuta.
Adeguarsi per farsi accettare, all’inizio, è intelligente.

Ma perdere sé stessi per piacere… no.

Rispetto e assertività possono convivere.
E fanno la differenza,
da subito.