10 modi in cui bravi manager dicono cose giuste nel modo sbagliato – 2

diventar leader

Foto di Skyler Ewing da Pexels

Leggi anche la parte 1.

Dire cose giuste ma alle persone “sbagliate”

Non siamo più abituati a dire quello che pensiamo.

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Il mondo del Lavoro è fatto di apparenza e di rapporti di circostanza, in cui esprimersi è considerato inopportuno. Soprattutto se la tua opinione non coincide con chi ti sta di fronte.

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza – ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025 – , come si comporta il tuo capo, il titolare o il big boss di fronte a un dissenso?

Lo accetta, si confronta oppure appena vede un’espressione accigliata,
si irrigidisce e si innervosisce.

Sono pochi i capi che accettano come le persone intorno esprimano il disaccordo.
Non desiderano essere messi in discussione.
Non ambiscono il confronto, tantomeno il contraddittorio.

Una parola sbagliata, una correzione inappropriata, un gesto di troppo e di colpo …
il rapporto professionale sparisce nel nulla!

Se il tuo capo diretto non desidera vedere la verità,
non vuole vedere un problema evidente che deve essere affrontato, il cosiddetto “elefante nella stanza”,
sappi che parlare ti comporterà delle conseguenze.

Ti basta un po’ di strategia e un pizzico di diplomazia in più.

 
More: scopri il coaching per diventar leader del tuo team
 

Dire cose giuste con approccio troppo molle

Per esempio, quando ti vedi costretto a dire no ad un collaboratore,
non dilungarti in scuse o scusanti.

Così dai l’impressione di sentirti in colpa o di essere insicuro.
Dai una spiegazione breve e concisa.
Evita giri di parole e vai direttamente al punto.

La ragione del tuo rifiuto può anche essere importante ma al tuo collaboratore interessa poco.
Vuole solo sapere se la sua richiesta è accettata o no.

Se parli troppo, potresti anche finire, alla lunga, col dire di sì …
facendo autogol!

Dire cose vere ma essere troppo duro

Per esempio, quando devi dare un feedback al tuo collaboratore che non ha raggiungimento il target,
non affondare il coltello nella piaga, cerca di proporre la verità in modo gentile (che non vuol dire essere molli).

Cerca di parlare con garbo,
prova a dire la verità in modo neutro, soprattutto se la persona la conosce già,
quando è un dato di fatto.

Per diventar leader non dovresti essere insolente e provocatorio, ma comprensivo e disponibile.
Parlare lentamente con calma.

 


 

Sei tu a determinare il contenuto e la modalità dei tuoi dialoghi.
Non parlare a tuo vantaggio, parla a beneficio della persona.

Condividi il tuo obiettivo: massimizzare il potenziale del tuo collaboratore …
e mostra quanto sei felice di questa opportunità!

Il tuo collaboratore deve sapere che riconosci i suoi talenti,
che credi in lui!

Dire cose giuste con tono e intensità sbagliata

Dici cose giuste, non usi nemmeno parole sbagliate, ma le persone le prendono comunque in modo negativo.

La ragione di tale fraintendimento è il tono, diventi “rumoroso”, oppure mono-tono,
usi frasi (magari motivazionali) con stanchezza e distacco.

Frasi con volume basso pronunciate con la stessa intonazione, senza variazione, risultano come una cantilena.

Oppure un volume alto, quasi forzato, può comunicare aggressività.

Ancora una volta la differenza la fa il COME e non il COSA.
Il volume, il tono, la mimica facciale, ecc. possono davvero fare la differenza tra un approccio costruttivo, accondiscendente e uno conflittuale.

Dire cose giuste al momento sbagliato

Poche parole ben indirizzate possono dare speranza dopo una sconfitta.

Alcune parole maldestre possono rovinare una vittoria.

Per esempio, se dici a un tuo collaboratore “Avresti potuto fare di più!” (anche con ragione) dopo che la persona ha dato il massimo, togli forza e causi scoramento.

Non puoi dare energia con parole negative.
Non puoi raggiungere il massimo potenziale se parli di debolezza.

Prima di confrontarti, prima di avanzare le tue opinioni o suggerimenti devi capire se è il momento giusto per confrontarti, dare il tuo suggerimento o piuttosto aspettare un momento migliore.

Se la persona è già stressata e demoralizzata di suo,
condividere la tua opinione in quel momento può non essere una buona idea.

Se vuoi diventar leader è importante capire se è il momento giusto per parlare e confrontarsi.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

Dire cose giuste davanti le persone

Non importa quanto le tue intenzioni siano nobili,
non è mai una buona idea criticare o correggere qualcuno di fronte a un “pubblico” (anche se piccolo: team, clienti, titolari, ecc.…).

Oltre a essere imbarazzante, dai anche un motivo all’altra persona di pensare che il tuo scopo sia tutt’altro che onesto e dignitoso.

Meglio sempre scegliere il faccia-a-faccia privato, dando alla persona la possibilità di salvare la faccia, rafforzerai il tuo rapporto di lavoro, invece di demolirlo.

È indispensabile correggere qualcuno pubblicamente solo se l’errore porterà a gravi conseguenze o farà risparmiare tempo e fatica a tutti.

Per esempio, se in una riunione si sta partendo con l’ordine del giorno sbagliato, intervenendo, potrai far risparmiare tempo ed energie a tutti i presenti.

In conclusione, se vuoi diventar leader, non essere più frainteso o equivocato,
non lavorare solo sui contenuti ma anche sul come e sul quando.

10 modi in cui bravi manager dicono cose giuste nel modo sbagliato – 1

comunicare da leader

Foto di Skyler Ewing da Pexels

“Non è importante cosa si dice, ma come lo si dice”.
Chissà quante volte avrai sentito questa frase.

Non è tanto quello che dici, le parole che utilizzi,
ma piuttosto il modo in cui lo dici che lascia un’impressione (positiva o negativa) sulle persone.

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Fa più effetto un argomento “debole” spiegato in maniera convincente,
rispetto a un altro basato su una logica “forte” ma presentato in modo poco attraente.

Come puoi trovare nel mio libro “Autorevolezza” – ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025 – , prova a pensare, ad esempio, a una canzone rap o hip hop cantata nello slang di strada (di una grande metropoli americana).

Anche quando non comprendiamo le parole ci “arrivano” emozioni quali rabbia e frustrazione,
volontà di rivalsa da ghetto.

Allo stesso modo, chi non conosce la lingua italiana si emoziona fino alle lacrime ascoltando un passaggio epico di un’opera lirica (pur non comprendendone il significato).

Comunicare da leader? Il suono e la fisiologia devono corrispondere al contenuto

Questo è l’unico modo efficace per essere un comunicatore credibile.

Se ondeggi i pugni in alto in segno di “vittoria” ma la tua voce è bassa, monocorde e soporifera, nessuno verrà entusiasmato dal messaggio che mandano le tue braccia.

Sono sicuro che molte volte dici cose giuste e sensate,
verità e suggerimenti appropriati, deduzioni logiche e verità incontestabili,
ma, a volte, il messaggio “non passa”,
la persona la prende negativamente oppure fraintende le tue parole.

La ragione di questo malinteso è il tuo modo di comunicare

I tuoi consigli e opinioni sono adeguati ma (forse) vengono recepiti come un giudizio,
un rimprovero, una valutazione.

Stai dicendo tutto perfettamente ma il modo in cui lo dici può risultare negativo o arrogante,
caotico o offensivo.

Non devi arrabbiarti, se gli altri fraintendono, non capiscono o non apprezzano le tue opinioni e consigli.

Se vuoi comunicare da leader dovresti comprendere che il motivo dell’incomprensione non è quello che dici,
ma il vero problema è il come.

 


 

Ecco 10 modi in cui bravi manager dicono cose giuste nel modo e nel momento sbagliato:

1. Dire cose giuste ma con parole sbagliate

Le parole possono fare magie.

Con quelle giuste puoi ispirare le persone.
Con quelle sbagliate, puoi rovinare tutto.

“È un’idea pessima!”
“Ritengo non sia una buona idea.”

“Non sono d’accordo con te!”
“Non condivido la tua proposta.”

“Questa è la peggiore idea!”
“Non sono sicuro sia l’idea migliore.”

“Così non funziona!”
“È possibile prevedere qualche difficoltà con questa soluzione?”

Per esempio, quando rilevi un errore, è più costruttivo aprire una discussione.
“Sto guardando il report X e ci sono degli errori a pagina 3. È meglio che tu riveda quella parte.”

Invece di:

“Sto guardando il report X e c’è qualcosa che non mi torna a pagina 3. Possiamo dare un’occhiata insieme a quella parte? “.

2. Dire cose giuste ma con linguaggio del corpo sbagliato

Presta attenzione al tuo non-verbale ogni volta che vuoi esprimere la tua opinione o suggerimento.

Evita che il linguaggio del tuo corpo diventi aggressivo,
cerca di essere calmo e composto, parlare piano.

Meglio evitare frasi brevi e scattanti, espressioni sibilline,
un linguaggio del corpo inadeguato (incrociare le braccia sul petto, fronte corrucciata, ecc.).

Per esempio, quando esprimi il tuo disaccordo in una riunione, evita espressioni facciali di stupore o disaccordo, non scuotere la testa, roteare gli occhi,
non agitarti in modo irrequieto o nervoso quando qualcuno sta parlando.

 
More: scopri il coaching per potenziare la tua comunicazione sul lavoro
 

3. Dire cose giuste ma risultare aggressivi

Dici cose giuste, cerchi di essere gentile ma tendi a monopolizzare la conversazione.
Interrompi spesso, non dai spazio, senza troppi riguardi.
Lo sguardo (pur non volendo) è fisso e inquisitore.

Punti il dito, fai sentire gli altri sotto analisi o, peggio ancora,
sotto accusa.

L’espressione del tuo viso è accigliata, guardi di traverso con aria critica,
oppure fai roteare gli occhi in segno di disapprovazione.

Se risulti aggressivo le altre persone sicuramente si mettono immediatamente sulla difensiva.

Sii gentile.
Il manager autorevole ricerca una scelta corretta delle parole.
Esprime la sua opinione con calma e gentilezza.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

4. Dire cose giuste ma risultare saccente

Affermi concetti giusti ma li fai seguire da un susseguirsi irritante di gioielli di buonsenso, consigli giudicanti, perle di saggezza …
il più delle volte, non richieste!

  • “Fossi in te…”,
  • “Al tuo posto …”
  • “Lo dico per il tuo bene …”
  • “Devi capire che … “.

Questo non è comunicare da leader.

Essere eccessivamente autoritario quando sottolinei una correzione,
servirà solo a farti sembrare pretenzioso e arrogante.
Altezzoso.

Continua a leggere la parte 2.

Come diventare leader: mostrare la presenza di un executive, anche se non lo sei

come diventare leader

Foto di The Lazy Artist Gallery da Pexels

Viviamo in un mondo del Lavoro non-stop.
È difficilissimo prendere un momento per raccogliere i pensieri, dare risposte adeguate.
Migliorando la tua presenza e la tua fiducia.

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Abbiamo bisogno tutti di rallentare.

Se vuoi trasmettere autorevolezza, dovresti imparare a portare calma e serenità nella tua vita quotidiana. Non solo in quella lavorativa.

La calma è il fondamento della presenza da executive,
un compito arduo se sei molto (troppo) impegnato.

Come diventare leader: calma e ancora calma

Una persona calma ha raggiunto uno standard di vita più elevato.

Una concezione più alta e più nobile delle situazioni di umana natura. Ha imparato a governare sé stessa.
Sa come adattarsi agli altri.

È amata dalla gente perché ha un comportamento fortemente equilibrato.
Le persone “sentono” che possono imparare e fidarsi di lei.

Non c’è alcuna dimostrazione statistica, ma è facile immaginare come “rallentare” il modo in cui cammini, parli e pensi possa aiutarti a comportarti meglio come leader. In questo mondo frenetico le persone hanno bisogno di rallentare, migliorando così la loro presenza autorevole e la loro fiducia.

Calma vuol dire parlare con più autorevolezza.
Questo è potere.

Se lasci che passioni incontrollate, attese logoranti, sballottamenti dati dall’ansietà e incertezze create dal dubbio abbiano la meglio, stai riconoscendo la tua inferiorità.

Accetti il loro dominio su di te.
La fretta è dunque sintomo di perdita o mancanza di controllo.

Più calmo diventi, più grande sarà il tuo successo, la tua influenza, il tuo potere (che non significa popolarità o tirannia).

Il potere della calma viene da dentro, dalle profondità della nostra natura.

 


 

Come diventare leader: padroneggia il tuo corpo

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza” – ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025 – il linguaggio del corpo può avere un impatto sostanziale sulla presenza da executive.

Fai attenzione alla tua postura.
Se hai l’abitudine di tenere le braccia conserte, il tuo linguaggio del corpo impedisce alle persone di connettersi con te. Diventa una barriera.

Assicurarti di essere rilassato, a tuo agio, mantieni una postura eretta, tieni le braccia lungo i fianchi,
usa le mani e le braccia per gesticolare, cerca di non esagerare.

Mostra i palmi delle mani per comunicare che non hai nulla da nascondere.

Controlla la lunghezza dei tuoi passi. Passi regolari e cadenzati, piuttosto che passi veloci, frettolosi o frenetici. Non aver fretta.

Ricordati di mantenere il corpo in una postura allineata.
Questo incedere lento, questa serie ordinata e lineare di movimenti ti farà apparire subito più sicuro e fiducioso (anche un po’ ingessato ma in quel momento poco importa).

Evita movimenti rapidi e scatti.
Movimenti irrequieti come giocherellare con le mani, mosse goffe o gesti nervosi che trasmettono sfiducia e ansia.

Pensa a una pantera o a un ghepardo mentre si apprestano alla caccia. Si muovono senza fretta. Senza paura.

Consapevoli della loro forza, astuzia e audacia. Passi lenti, eleganti, regolari, felpati. Sicuri.
Segui il loro esempio.

Stabilisci un contatto visivo

Guardare negli occhi gli altri comunica fiducia, leadership, forza e intelligenza.
Stabilire un contatto visivo è un’altra parte di una presenza di leader.

Il contatto visivo può aiutarti a sembrare sicuro di te stesso, trasmette alle persone che le stai ascoltando attivamente.

Al contrario, un contatto visivo troppo scarso può farti sembrare disinteressato, distratto o addirittura poco trasparente.

More: scopri il mio servizio di coaching per la tua leadership

Soprattutto quando stai parlando di punti difficili o importanti.
Guardando verso il basso mentre parli, ti fa sembrare insicuro,
e le tue parole perdono effetto.
Forza.

Quando eviti il contatto visivo sembra che tu abbia qualcosa da nascondere.
Susciti sospetti.

Attenzione però al contatto con gli occhi quando è troppo intenso e prolungato perché può essere percepito come aggressivo o dominante.

Fai attenzione alle tue espressioni facciali

Lo stress, la pressione, il target da raggiungere, gli imprevisti e previsioni che saltano prosciugano (ogni giorno) le nostre energie.

Ansia e preoccupazioni “scavano” sui nostri visi espressioni gravi e imbronciate.
Infelici.

Anche se non ti senti così, invii messaggi che sei arrabbiato, teso e poco incline al contatto.

Un’espressione corrucciata allontana le persone.
Sorridere, invece, suggerisce che sei aperto, affidabile, sicuro di sé e amichevole.
Autorevole.

Comunicare le tue emozioni mostra alle persone che “sei umano” e rende più facile l’interazione.

I leader con presenza autorevole hanno un atteggiamento calmo e trasmettono emozioni attraverso espressioni facciali come sorridere, ridere e accigliarsi.

Pochi (e giusti) espressioni mentre parli aggiungono passione, espressività, entusiasmo al tuo messaggio.

Espressioni troppo zelanti o esagerate possono indicare che sei caotico o che stai cercando di “drammatizzare” quello che stai dicendo.
Può sembrare forzato o ipocrita.

Come diventare leader: inizia da te stesso

La presenza da leadership non riguarda solo il modo in cui gli altri ti percepiscono.
Inizia da come percepisci te stesso.

Se non credi in te stesso e nelle tue capacità oppure non ti senti a tuo agio per sederti al tavolo,
risulterai incerto indipendentemente dal titolo che hai e dai vestiti che indossi.

 


 

Il tuo dialogo interno ha lo stesso impatto (se non di più) sul tuo modo di lavorare.

Puoi ricalibrare i tuoi pensieri e comportamenti per rafforzare la tua presenza di executive.

Dovresti imparare a usare il respiro come un misuratore della tua ansia. Accelerare e rallentare intenzionalmente, senza essere brusco o impulsivo, senza influire in modo negativo sulla tua chiarezza d’insieme. Anche sotto stress.

Come diventare leader? La presenza di un executive non ha nulla a che fare con il diventare qualcuno che non sei.
Richiede una mentalità di miglioramento continuo.
Tirare fuori il “meglio” di te stesso.
Semplicemente.

Se ti stimola l’argomento (presenza da executive) puoi leggere il mio libro sull’autorevolezza oppure scopri come posso aiutarti per potenziare il tuo carisma con i tuoi collaboratori e i tuoi colleghi.

8 buoni propositi per il 2022 (quelli che vorrei per me)

obiettivi 2022

Il nuovo anno è sempre un momento di riflessione.

Il Natale è alle spalle, il nuovo anno che ci attende è un nuovo inizio,
quindi decidiamo di cambiare.

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Iniziamo a pianificare.
Parliamo di buoni propositi, di cosa faremo/non faremo della nostra vita.

La verità è che …
poco importa quanto ci sentiamo determinati in questi primi giorni dell’anno, le statistiche mostrano che la maggior parte dei nostri buoni propositi sono già nel cassetto entro la metà di febbraio.
Azz!

Quando fissiamo gli obiettivi per il nuovo anno, raramente teniamo conto del potere delle nostre abitudini, di rado pensiamo alle forze che si interpongono dentro di noi.

Conclusione, non basta attaccare post-it motivazionali al frigo in cucina!

Nel 2022 il fardello che portiamo (alcuni di noi sopportano carichi molto più pesanti di altri) non diventerà più leggero in tempi brevi.

Trovarsi in bilico tra un passato (oramai andato) e un futuro (ancora incerto) può essere una condizione emotivamente poco piacevole.

Ci sentiamo smarriti, indecisi tra “resistere” e “mollare”.
Probabilmente abbiamo bisogno di “raggiungere” qualcosa di più realistico, più raggiungibile.
Più facile.

Ecco i miei obiettivi 2022 (almeno quelli che desidero per me stesso):

Obiettivi 2022? Dimentico i buoni propositi ma scelgo solo buone intenzioni

Un proposito (almeno per me) implica un obiettivo, uno scopo.
Se non viene realizzato diventa una sconfitta, un insuccesso.

Un’intenzione (d’altra parte) è più focalizzata sull’ispirazione.
Si adatta meglio, soprattutto per obiettivi che non possono essere misurati o quantificati (“È mia intenzione affinare le domande esplorative nelle mie sessioni di coaching”).

In un momento di grande incertezza, come quello che stiamo passando, è preferibile evitare ancora più pressione fissandomi obiettivi troppo rigidi.

L’intenzione è più “leggera”.
E ironia della sorte, è più probabile che mi porti (davvero) dove voglio andare.
 


 

Nel 2022 vorrei sostituire le grandi aspettative con obiettivi più piccoli

Le aspettative possono condizionare la nostra vita.
Quando creiamo delle grandi aspettative, ci stiamo preparando alla delusione.

Scontentezza, frustrazione, amarezza sono conseguenza di aspettative non soddisfatte.

Posso indirizzare il mio domani,
ma difficilmente potrò controllarne il risultato esatto.

Invece di aspettarmi che il futuro mi debba dare qualcosa,
mi concentro su ciò che farò (nel concreto) per creare ciò che desidero.

Non devo abbandonare tutte le aspettative o la speranza ma staccarmi da grandiosi risultati e grandi aspettative per il futuro.

Tutto ciò di cui ho veramente bisogno è un piano e (tanta ma tanta) flessibilità.

Nel 2022 non mi aspetto certezze. La chiarezza arriverà man mano che avanzo, non prima

Convivere con l’incertezza ai tempi della pandemia è come guardare in una stanza buia.
La luce si accende solo dopo essere entrati.

La strada emerge mentre avanzo, non prima.

È come camminare di notte in un vialetto illuminato da faretti che si accendono automaticamente al tuo passaggio. Non riesci a vedere in fondo ma solo a pochi metri da te.

L’azione illuminerà le tenebre, chiarirà la complessità.

Rispondere all’incertezza stabilisce la traiettoria,
incide sul potenziale e determina la qualità della mia vita.
 
More: puoi prendere qualche spunto interessante dal mio libro “Autorevolezza”.
 

Nel 2022 non rinuncio ai miei progetti. Piuttosto li metto in stand-by

Ci sono forze esterne che spesso interferiscono con la mia ideale traiettoria lineare.

Ostacoli inaspettati e improvvisi, momenti d’involuzione che corrodono le mie certezze.

Di volta in volta ricorderò a me stesso che, ciò che conta non è la natura degli ostacoli, ma piuttosto come li approccio, come reagisco e cosa imparo.

Sviluppare un atteggiamento che abbraccia il cambiamento e sappia trasformare l’attesa in momento di apprendimento.

Se non è il momento… non rinuncio.
Prendo una pausa, ricarico le pile e riprovo più avanti!

E riprendo così il mio cammino.

Nel 2022 non permetterò alle difficoltà di diventare un problema

“Questo non è il momento”
“Lo farò quando sarà finita la pandemia”
“Lo faccio domani”
“Tanto non c’è fretta”

Mi “alleno” a non rimandare le cose difficili.

Ricordo a me stesso che un problema non affrontato tende di solito a diventare ancora più ostico.

Se rimando, per fare un esempio, una telefonata a una persona/cliente/collega perché provo disagio, quando poi sarò costretti a farlo proverò più disagio e sarò ancor più logorato da questo stillicidio di attese, ansia e stress.

I problemi sono inevitabili, i grandi leader li anticipano.
Sempre.
 


 
Se mi aspetto la strada spianata, troverò sempre ostacoli e avversità.

Ogni problema che affronto mi fa conoscere a me stesso,
mi fa vedere di che pasta sono fatto.

Nel 2022 mi pongo solo obiettivi a breve termine

Un obiettivo a breve termine è qualcosa che posso raggiungere in una settimana, un mese.
Un obiettivo a lungo termine invece richiede tempo e pianificazione.

In questi Tempi incerti e complessi è difficile mantenere la motivazione.
Rimanere concentrati sugli obiettivi a lungo termine risulta difficile perché sembrano troppo lontani.

Al contrario, è più facile rimanere motivato su un obiettivo a breve termine perché posso vedere i progressi.

Vedo che sto facendo progressi.
Mi aiuta a darmi quel senso di gratificazione di cui ho bisogno per andare avanti.

Nel 2022 limito l’esposizione alle news

Oramai ascoltare le news è diventato un vero scempio per le nostre risorse mentali.
Ne abbiamo già così poche.

  • Ho veramente bisogno di conoscere nel dettaglio tutto quello che sta succedendo?
  • Rilevare (l’ennesimo) record di contagiati da variante Omicron?
  • Entrare in sintonia con le news è assolutamente necessario?

Mi basta avere il quadro complessivo.
Non voglio essere sopraffatto dalle emozioni e perdermi nei dettagli.

Rivolgo l’attenzione alle soluzioni, piuttosto di essere accecato dal problema.
 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

Non è quello che succederà nel 2022, conta solo il modo in cui reagirò

Il modo in cui rispondo alle avversità, rivela il mio essere interiore.
L’unica cosa che conta è … il mio atteggiamento!

Come vedo me stesso e cosa voglio ottenere.

La domanda che devo farmi non è “COSA succederà?” ma piuttosto
“COME affronto quello che succederà?”