Comunicare male in ufficio: le trappole di NON SO, FORSE e MA

comunicare male Foto di Almighty Shilref

La tua comunicazione, soprattutto nei momenti di incertezza, non dovrebbe mai passare da indicazioni ambigue, confuse o contraddittorie.

Su certe cose, in certi momenti, è necessario essere diretti.
Sicuri.
Chiari.
Trasparenti.

Parole dispersive e slegate generano solo confusione.

Non puoi permetterti di comunicare male.

Quando non sappiamo cosa dire o come affrontare una situazione, abbiamo spesso la tendenza a rinunciare del tutto.

E ci rifugiamo in un farfugliante e tremolante…

“Non lo so.”

In questi tempi incerti non puoi comunicare male

Come ho scritto nel mio libro AUTOREVOLEZZA, affermare di non conoscere una risposta non è un segno di incompetenza.

Anzi.

Può essere una dimostrazione di forza.

Usare continuamente il “Non lo so”, però, ti costa credibilità e influenza.

Ogni volta che te ne esci con un arrendevole “Non lo so”, spingi le persone a cercare risposte altrove.

La prossima volta potrebbero non venire più da te.

Chi sa rispondere con lucidità e fiducia viene percepito come più sicuro.
Più competente.

Piuttosto che rifugiarti nel solito “Non lo so”, preparati alcune risposte migliori.

Per esempio:

  • “Sulla base di quello che conosco oggi, penso che…”
  • “Non ho ancora tutti i dati a disposizione, li sto recuperando.”
  • “Al momento la mia migliore previsione è questa…”
  • “Non ho ancora informazioni sufficienti per rispondere con precisione.”
  • “Posso rispondere solo in parte. Vorrei approfondire alcuni aspetti.”
  • “Permettetemi di capire meglio quali informazioni state cercando.”
  • “Ci sono diverse possibilità. Ho bisogno di qualche dato in più.”
  • “Non conosco ancora abbastanza questo tema e preferisco non improvvisare. Mi prendo qualche giorno per approfondire.”

Risposte di questo tipo ti permettono di prendere tempo senza perdere autorevolezza.

Metti l’accento su ciò che sai.
Non su quello che ancora ti manca.

Evita il “FORSE” se vuoi motivare le persone

Non vuoi dire di no.

Così ti rifugi in un benevolo “Forse”.

FORSE è il modo più semplice per restare nel mezzo.

In stallo.

Se pensi che dire NO sia egoista, ricorda che, spesso, FORSE lo è ancora di più.

Lascia gli altri sospesi.

Blocca decisioni.
Blocca persone.
Progetti.

Quando ti trovi intrappolato in un FORSE, chiediti quale informazione manca davvero.

Trovala.

Poi chiudi la questione.

Se invece non puoi decidere…

di’ NO.

E vai avanti.

FORSE è una ruota del criceto

Ogni volta che dici FORSE rallenti tutti.

FORSE mantiene aperte tutte le opzioni.
Produce confusione.
Genera stagnazione.

SÌ e NO fanno avanzare.

FORSE blocca.

Se sei tentato di dire FORSE, valuta se puoi dire NO.

Se hai bisogno di tempo, comunicalo chiaramente.

“Deciderò entro la fine della giornata.”

Le attività importanti richiedono energia, concentrazione e impegno.

Non puoi costruire un progetto, un team o una carriera sopra una lunga serie di FORSE.

I leader prendono decisioni.

Non sempre perfette.
Ma le prendono.

Elimina il “MA” se vuoi comunicare meglio

MA è come una spugna.

Ogni volta che lo usi, cancelli tutto quello che hai appena detto.

“Avete fatto un ottimo lavoro MA c’è ancora tanto da fare.”

Che cosa arriva davvero all’altra persona?

Che ha fatto un buon lavoro…

oppure che non è mai abbastanza?

Il MA cancella.
Limita.
Ridimensiona.
Giustifica.

Sostituiscilo con E.

Oppure fermati.

Metti un punto.

  • “Hai fatto un ottimo lavoro. C’è ancora tanto da fare.”
  • “Concordo con i risultati. La vedo in modo diverso.”

Il significato resta.

La comunicazione migliora.

Che altro aggiungere?

Ti auguro di vivere con meno FORSE.

Meno MA.

E molta più chiarezza.

Ti capita di non dire ciò che pensi per evitare tensioni — o di dirlo in modo che poi ti pesa?

Con Sviluppare assertività senza perdere empatia impari a comunicare con chiarezza e rispetto, anche nelle situazioni difficili. → Scopri il servizio

Errore del manager: pensare di essere al centro del mondo

errore del manager

Foto di Yama Saighani da Pexels

Roberto pensava di essere molto brillante e competente.

E probabilmente lo è.

Si sorprendeva quando non vedeva riconosciute le sue capacità, convinto che le sue intuizioni fossero migliori di quelle degli altri.

E, ripeto…

verosimilmente lo erano.

Pensava di essere più intelligente e più capace del suo capo.

Roberto ha sempre una risposta pronta.
Non ascolta.
Non ammette mai di aver sbagliato.

Basta fargli una domanda e ti illumina con la “luce del suo sapere”.

Ecco uno dei grandi errori del manager.

Avere fiducia in sé stessi non è un male.

Anzi.

La sicurezza personale è una qualità indispensabile per chi guida altre persone.

La fiducia in se stessi è necessaria per emergere, ma…

Una buona autostima è fondamentale per affrontare le sfide, fare carriera, superare gli ostacoli ed emergere in un mondo sempre più competitivo.

Roberto è molto concentrato sui propri punti di forza.

Molto meno consapevole delle proprie debolezze.

In teoria è un team leader.
In pratica è soltanto un leader.

Senza team.

Perché il team, semplicemente, non esiste.

Esiste lui.

Quando gli ho chiesto come si rapportasse con il suo, ormai ex, staff o se fosse stato motivante nel comportamento e nelle parole, mi ha guardato stupito.

“In che senso?”

Quando sei intelligente e capace è facile convincerti di essere il centro del mondo.

E che gli altri siano soltanto un supporto.

O, peggio ancora, una scocciatura.

Con uno sguardo tra l’assente e il tramortito concluse:

“Sai… pensavo che a ME non sarebbe MAI successo.”

Troppa fiducia + poca prudenza = il manager va a sbattere

“Mai” è una parola che dovremmo eliminare tutti dal nostro vocabolario.

Non soltanto Roberto.

Troppa sicurezza.
Troppa convinzione.
Poca prudenza.

E poi…

arriva il palo!

Sono caduti in tanti.
Sono caduti anche i migliori.

Perché non dovrebbe succedere anche a te?

O a me?

Continua a imparare.

Non dare nulla per scontato.

Ogni storia di fallimento dovrebbe diventare un monito.

Un avvertimento che potrebbe evitarti un errore del manager.

Dura la vita del giovane leader?

Sì.

Maledettamente.

Il passaggio sul tappeto rosso bisogna guadagnarselo.

LA TUA AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro AUTOREVOLEZZA

Troppe aziende non sono impostate per sostenere i loro leader

Soprattutto quando sono giovani.

Troppo spesso l’unico messaggio che ricevono è questo:

“Hai fallito.”

E rimangono lì.

Tramortiti.
Increduli.
Incapaci di reagire.

Per padroneggiare la leadership servono competenze.

Ma non bastano.

Occorre allenare anche i tuoi muscoli caratteriali e le tue risorse interiori.

Per diventare un punto di riferimento agli occhi del team è necessario cambiare passo.

Trasmettere fiducia.
Competenza.
Presenza.

Evitare un errore del manager.

Utilizzare un linguaggio più incisivo e motivante.

Per permetterti di entrare ogni giorno nel tuo ufficio con maggiore sicurezza, più fiducia e una leadership più solida.

Ti senti in difficoltà nel guidare il tuo team o nel farti ascoltare? Scopri il percorso di coaching per ritrovare la tua autorevolezza e leadership naturale.

Scopri il servizio “Problemi di leadership? Ritrova autorevolezza nel tuo ruolo”.