Esito colloquio di lavoro: come gestire l’ansia dell’attesa

esito colloquio di lavoro

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L’intervista di lavoro è finita.
Non è la prima.

Sai che siete rimasti in tre.
Ormai siamo al rush finale.
Alla decisione finale.

Il colloquio si è concluso con il prevedibile:
“Le faremo sapere.”

Tempi d’attesa?
1 settimana…
Uhm.
7 giorni.
168 ore d’attesa.

Uno stillicidio.

“Il buio e l’attesa hanno lo stesso colore.”

Giorgio Faletti

A quel punto inizia
(l’ossessiva) ricerca di indizi
per scoprire “come andrà a finire”.

Questo screening è spesso accompagnato
da tensione e ruminazione.

E non ti dico poi se,
oltre a questa risposta,
ne attendi anche un’altra precedente.

Che fare?
Cosa scegliere?

Se stai pensando di aver parlato troppo,
o di non aver parlato abbastanza,
o che alla domanda “dove ti vedi tra 5 anni” hai balbettato…

Ricorda: non vale la pena stressarti.

Non puoi tornare indietro nel tempo per cambiare.
Quindi perché preoccuparsi?

Macché.

Aspettare con trepidazione la telefonata,
controllare “se c’è linea”,
è estremamente logorante.

Finisci per perdere concentrazione
e sprecare tempo prezioso
che potresti investire in altre opportunità di lavoro.

Indirizza la tua energia nell’e-mail di follow-up.
E reinvesti quel vigore nella tua ricerca.

Continua la ricerca di lavoro

Perché?
Non è meglio aspettare che rispondano prima?

No.

Non dimenticare l’obiettivo finale:
trovare un lavoro.

Mandi una candidatura.
Aspetti la risposta.
Ti chiamano per il colloquio.
Pensi che sia andata bene.
Aspetti ancora.

Poi scopri che la scelta è andata su un altro candidato.
Peccato.

Peccato sì, perché
da quando hai mandato la prima mail
alla risposta
sono passati quasi due mesi.

E tu, nel frattempo?
Hai solo aspettato.

Non aspettare che finisca l’intero iter
di una sola selezione.

Apri più canali.
Più alternative.
Più sbocchi.

Porta avanti più selezioni alla volta

Non fermarti.
Rilancia.

Non aspettare.
Non sperare.

Continuare la ricerca di lavoro
ti aiuta a distogliere la mente dall’esito del colloquio
e a usare meglio il tuo tempo.

Resta concentrato.
Produttivo.

E, sì:
il tempo passerà anche più velocemente.

Il tempo non scorre allo stesso modo per tutti

Quando aspetti una risposta importante,
il tempo si dilata.
Sembra rallentare.

“Le faremo sapere tra una settimana”,
per te che aspetti
diventa un logorio continuo.

Per l’altra parte, invece,
è solo una decisione da comunicare…
tra una settimana.

Non credere che HR,
il datore di lavoro
o il manager che deve firmare il contratto
stia pensando:

“Meglio sbrigarsi, il candidato è in fervida attesa.”

Né che facciano apposta
a tenere i candidati sui carboni ardenti.

Le priorità sono diverse.

E spesso cambiano all’improvviso.

Ricordarlo aiuta a fare un respiro profondo
e a concedere il tempo necessario.

Non saltare alle conclusioni

Se cerchi di decifrare messaggi nascosti
durante il colloquio,
rischi solo di farti del male.

Dire che ci sono altri candidati
non significa che non siano stati colpiti da te.

Nella maggior parte dei casi,
le osservazioni fatte durante l’intervista
servono solo a tenerti informato.

Non leggere tra le righe.
Non costruire storie.

Evita conclusioni affrettate.

Ti risparmierai delusioni inutili
e manterrai aperte più opzioni possibili.

Esito colloquio di lavoro? Non vedere solo i lati negativi

Valutare il colloquio è utile.
Farlo diventare un’ossessione, no.

Se ti fissi solo su ciò che forse hai sbagliato,
minerai la fiducia per i colloqui futuri.

E sprecherai un’occasione di crescita.

Impara dai tuoi errori.
Sii costruttivo nella tua autocritica.

Non analizzare troppo.
Probabilmente non è andata così male
come pensi.

E se la risposta ritarda…

Quando passa “troppo tempo”,
la mente inizia a correre.

Fantastica.
Divaga.
Vaneggia.

E presume il peggio.

Più o meno così:

Non mi rispondono →
c’è un problema →
il problema sono io →
non sono piaciuto →
non prenderò il lavoro →
la mia carriera è finita.

Sic. Sic. Che sfigato.

Esagerazioni?

Eppure, molti professionisti e manager
si lasciano risucchiare da questo vortice
— complice l’ansia —
fino a consumarsi
nel fisico e nella testa.

L’attesa fa galoppare la fantasia.
E vedere fantasmi ovunque.

Chiediti:

  • Riesci davvero a sentire queste emozioni negative?
  • Stai giudicando le intenzioni degli altri attraverso il filtro dell’ansia?
  • Non stai forse esagerando?

Quando aspetti l’esito di un colloquio
è fondamentale fare un passo indietro,
fare un bel respiro profondo

Rimettere ordine nei pensieri.

A volte nemmeno il datore di lavoro ha tutte le idee chiare

Se non ti hanno spiegato i prossimi passi
non significa che l’esito sia negativo.

Spesso l’intervistatore
non conosce davvero gli step successivi.

Le aziende sono concentrate su costi,
scenari di mercato,
decisioni ancora in evoluzione.

Non far galoppare la fantasia

È spesso forviante e ansiogena.

Per quanto riguarda l’esito di un colloquio di lavoro,
ricorda:
la calma è (davvero) il potere dei forti.

Un buon curriculum ti apre la porta.

Ma è il colloquio
— e come lo gestisci prima e dopo —
a farti ottenere il lavoro.

Mi auguro che questi suggerimenti
per gestire l’ansia da esito del colloquio
ti siano stati utili.

L’attesa non è passività.
È disciplina.

Sarebbe tutto più facile se smettessi di credere in un percorso di carriera lineare

come fare carriera oggi
Siamo tutti, chi più chi meno, condizionati dal mito della carriera lineare.

Immaginiamo un percorso che comincia dal basso e, grazie al duro lavoro, procede verso una destinazione prestigiosa: una posizione dirigenziale, la responsabilità di un team, la promozione a capo di un dipartimento.

Insomma, arrivare da qualche parte.

Raggiungere il massimo del proprio potenziale e ottenere finalmente il riconoscimento meritato dopo anni di impegno.

È una rappresentazione rassicurante.

Se lavori bene, cresci.
Se ti impegni, vieni premiato.
Se segui la strada giusta, prima o poi arrivi.

Per molto tempo questa idea ha avuto una certa corrispondenza con la realtà.

Non per tutti.
Non sempre.

Ma abbastanza da diventare un modello collettivo.

Oggi la carriera lineare corrisponde molto meno alla realtà

Il mercato del lavoro è diventato più complesso e imprevedibile.

Le aziende cambiano direzione.
I ruoli scompaiono.
Le competenze invecchiano.
Settori considerati solidi entrano in crisi.

Chi si trova in alto può essere scaraventato in basso. Chi pensava di essere finalmente arrivato può scoprire che la destinazione non esiste più.

È un continuo salire e scendere

Deviazioni.
Ripartenze.
Tempi di attesa.
Passaggi che sembrano non portare da nessuna parte.

La parte più difficile non è sempre ciò che accade.

È il significato che attribuiamo a ciò che accade.

Se credi che una carriera debba procedere sempre verso l’alto, ogni rallentamento sembrerà un fallimento.

Un cambio di settore diventerà una sconfitta.
Una posizione meno prestigiosa, una retrocessione.
La perdita del lavoro, una vergogna.

Forse il problema non è la tua carriera.

È la forma che pensavi dovesse avere.

E se non esistesse più una formula standard?

Forse non ci aspetta una strada dritta e prevedibile.

Forse promozioni, denaro e titoli non sono gli unici indicatori di successo.

Forse non è possibile arrivare alla destinazione senza deviazioni, pause o percorsi alternativi.

Essere troppo legati a un tragitto preciso può trasformarsi in una trappola.

Ti costringe a far funzionare qualcosa che non funziona più.
Ti rende cieco davanti ad altre opportunità.

Ti porta a difendere il piano, anche quando il piano non ti rappresenta più.

Quando invece smetti di pensare alla carriera come a una linea retta, il panorama cambia.

Puoi imparare qualcosa che ti interessa, anche se oggi non ne vedi ancora l’utilità.

Puoi accettare un passaggio laterale senza viverlo come un arretramento.

Puoi lasciare un settore, ripartire, rallentare oppure cambiare direzione senza concludere che hai sprecato tutto.

Come fare carriera oggi? Forse iniziando a ridefinire che cosa significa

Fare carriera non vuol dire necessariamente salire.

Può voler dire:

  • acquisire maggiore autonomia;
  • lavorare in un ambiente più sano;
  • usare meglio le proprie competenze;
  • imparare qualcosa di nuovo;
  • guadagnare meno, ma vivere meglio;
  • lasciare un ruolo prestigioso che non ti rappresenta più;
  • costruire un percorso più coerente con la persona che sei diventato.

Questo non significa rinunciare all’ambizione.

Significa smettere di misurarla soltanto in verticale.

Una carriera non lineare amplia i possibili passi successivi. Ti obbliga a chiederti non solo dove vuoi arrivare, ma anche che cosa vuoi continuare a portare con te.

Competenze.
Esperienze.
Interessi.
Valori.

Sono questi gli elementi che danno continuità a un percorso, anche quando il titolo professionale cambia.

Per quel che mi riguarda, ho avuto grandi sogni e grandi obiettivi.

C’è stato un periodo della mia vita in cui tutto sembrava possibile.

Poi una porta si è chiusa.

Poi un’altra.

A volte ho vinto senza particolari meriti.
Altre volte ho perso senza avere grandi colpe.

Ci sono state anche randellate tra capo e collo che mi hanno lasciato frastornato. Pensavo di avere le risorse per rialzarmi velocemente, di conoscere già tutte le risposte.

Invece mi sono ritrovato al punto di partenza.

O almeno così mi sembrava.

Con il tempo ho capito che il punto di partenza non era più lo stesso.

Io non ero più lo stesso.

Avevo nuove competenze.
Nuove ferite.
Una visione più realistica di me stesso e del lavoro.

Quello che sembrava un ritorno indietro era, in realtà, un punto diverso del percorso.

La carriera lineare non è più una formula standard

Quando qualcosa si interrompe, la prima domanda è quasi sempre:

  • “Che cosa faccio adesso?”

È comprensibile.

Ma forse arriva troppo presto.

Prima potresti chiederti:

  • Che cosa è cambiato davvero?
  • Che cosa non funziona più?
  • Quale parte del vecchio percorso voglio conservare?
  • Quali competenze posso usare in modo diverso?
  • Che cosa significa oggi, per me, avere successo?

Non serve trovare subito una nuova destinazione.

Serve leggere con maggiore lucidità il punto in cui ti trovi.

Solo dopo puoi decidere la prossima mossa.

Non giudicarti soltanto per i risultati raggiunti

Viviamo in una società che misura molto.

Ruolo.
Retribuzione.
Titolo.
Velocità della crescita.

Così rischiamo di attribuire valore soltanto a ciò che è visibile.

Ma una carriera è fatta anche di capacità sviluppate, relazioni costruite, errori attraversati, responsabilità assunte e decisioni difficili.

Non tutto ciò che conta può essere inserito nel curriculum.

Avere obiettivi resta importante.

Diventa pericoloso quando trasformi ogni deviazione in una prova della tua inadeguatezza.

Flessibilità non significa vivere senza direzione.

Significa saperla rivedere quando la realtà cambia.

La domanda non è soltanto dove stai andando

È anche come stai attraversando il percorso.

  • Come affronti gli ostacoli?
  • Sai reggere le attese e le frustrazioni?
  • Sei disposto a ridiscutere convinzioni che un tempo ti sembravano indiscutibili?
  • Riesci a distinguere una pausa da una resa?
  • Una deviazione da un fallimento?

Una carriera non lineare non è necessariamente una carriera confusa.

Può essere una carriera più vera.

Meno elegante da raccontare.

Ma più coerente con la complessità della vita.

Se stai attraversando un cambiamento professionale, il coaching per la carriera può aiutarti a:

  • preparare un piano d’azione concreto per cambiare ruolo, azienda o settore;
  • rendere più strategico il tuo approccio alla ricerca di lavoro;
  • rileggere competenze ed esperienze senza restare prigioniero del percorso immaginato anni fa;
  • ritrovare una direzione senza pretendere di conoscere già tutta la strada.