Conquistare la stima del tuo team: riconosci i meriti – 3

la fiducia dello staff

 
STAI LEGGENDO LA PARTE 3
 
La positività non costa nulla e può produrre risultati sorprendenti.

Le persone vogliono essere tenute nella giusta considerazione. L’autostima è un bisogno umano; si alimenta di riconoscimento e fiducia in sé stessi.

Riconosciamo i meriti con due tipi di feedback: feedback costruttivo o lode/critica

Un feedback costruttivo è specifico, potenziante (almeno nelle intenzioni);
si sulla base su osservazioni.

L’elogio e la critica sono entrambi giudizi personali (uno favorevole e l’altro sfavorevole) su un comportamento o un risultato.

Le informazioni sono generalmente vaghe e (spesso) depotenzianti, incentrate sulla persona e basate su opinioni, interpretazioni o sentimenti.

Se vuoi la fiducia dello staff evita di dare riconoscimento esclusivamente a seconda dei risultati ottenuti.
Riconosci invece i comportamenti che hanno portato a quei risultati.

Riconoscere ai propri collaboratori il lavoro fatto e i risultati che hanno ottenuto (anche se l’obiettivo non è stato raggiunto) crea un ambiente di lavoro positivo, motivato e molto produttivo.

 


 

Non considerare la performance positiva come … dovuta, doverosa, ovvia!

Addirittura qualcuno pensa che con un feedback positivo “qualcuno si potrebbe montare la testa”.
Il complimento riduca l’autorevolezza e l’autorità del superiore.

Per questo, a volte, ti trattieni volontariamente dal gratificare i tuoi dipendenti.

La fiducia dello staff? Inizia da oggi. Non costa nulla!

Se vuoi conquistare la fiducia dello staff trova qualcosa di positivo da dire ad ogni persona con cui lavori.

Potrai aumentare la loro motivazione e soddisfazione per il lavoro e il rapporto professionale si rafforzerà, immediatamente.

Ecco come porgere feedback potenzianti:

1. Preparazione adeguata

Prova a sintetizzare il tuo intervento, anche se breve, in punti chiave.

Scrivi cosa devi dire.
Cerca di formulare frasi brevi.

Qual è il messaggio che vuoi far passare. Chiediti:

  • “Qual è il punto?”
  • “Che cosa deve passare assolutamente?’”
  • “Che cosa posso evitare?”

 
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2. Diretto

Sembra semplice e ovvio,
ma è sorprendente come molti team leader evitino di dare un feedback onesto e diretto. E poi si sorprendono se non hanno la fiducia dello staff!

Utilizzano un’affermazione positiva prima di un feedback correttivo per “addolcire la pillola” senza sapere però che … entra in un orecchio ed esce dall’altro.

Per esempio:
“Michele, hai sempre lavorato bene e in modo professionale, ma …“;
tutto quello che segue, dopo il “ma” è qualcosa che non sto facendo bene ed è il vero focus del messaggio.

Si dice che un’idea è intelligente quando è semplice.

Arriva al punto ed evita giri di parole.
Sia il feedback negativo che quello positivo devono essere dati in modo semplice.

3. Sintetico

Un feedback ridondante, dispersivo, inconcludente trasmette l’impressione che tu sia impreparato,
insicuro e poco focalizzato.

Rischia di compromettere l’incisività del tuo messaggio.

Non devi essere robotico, insensibile e distaccato ma devi andare velocemente al punto,
senza tentennamenti.

 


 

4. Aperto e sincero

È fondamentale che tu sia sincero e che eviti di trasmettere messaggi ambigui e contrastanti.
Essere sincero non significa essere buonista ma piuttosto dire-quello-che-devi con rispetto.

Evita di utilizzare parole come “ma”, “però” e “anche se”,
perché possono creare contraddizioni e dubbi.

5. Specifico

Senza le specifiche, otterrai solo elogi o critiche.
Non serve dire “Hai un atteggiamento scorretto” oppure “Hai sbagliato”.

Il feedback deve essere riferito a qualcosa di specifico e non a qualcosa di generico.

Devi essere chiaro sul cosa/dove/quando:
spiega le azioni fatte, i comportamenti avuti o le cose dette/non dette.

6. 1 feedback = 1 “fatto”

Utilizza il feedback per un solo evento, circostanza o episodio.

Se hai bisogno di comunicare qualcosa che abbia a che fare con un’altra mansione, un progetto,
un compito, un incarico, non usare lo stesso feedback (anche se ti può sembrare più comodo e veloce).

Così facendo disperdi le informazioni,
paghi in incisività ed efficacia.

 
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7. Frequente

Utilizza un feedback costruttivo regolarmente per riconoscere o correggere le prestazioni dei tuoi collaboratori.

Quanto frequentemente? Dipende.

Da una parte non puoi “rompere l’anima” ogni giorno al tuo team perché diventa controproducente, ma non puoi neanche riconoscere le prestazioni solo 1-2 volte l’anno.

Trovare la giusta cadenza temporale dipende dalla tua “sensibilità” di team leader.
Il giusto equilibrio tra “troppo” e “mai”.

8. Tempistica adeguata

Quando devi dare un feedback per uno sforzo (o un comportamento) che vale la pena di riconoscere?

Se è positivo, la risposta è … appena possibile.
Il feedback positivo deve essere dato il più vicino possibile a quando si verifica il “fatto”.

Più il tempo passa, più si aspetta,
più il valore del feedback diminuisce.

Nel dare un feedback negativo, invece ti consiglio di applicare una diversa linea temporale … ovvero … quando sei pronto.

L’emotività è cattiva consigliera

Se, appena accade l’evento o il fatto, non sei in grado di gestire e controllare quello che provi, aspetta.

Meglio non approcciarti a qualcuno quando non sei pronto.

Rischi di dire o fare qualcosa di sconveniente che può compromettere definitivamente il tuo rapporto lavorativo. Ricorda che … aspettare non vuol dire evitare.

Non aspettare troppo,
se lo fai, il tuo collaboratore penserà che stai raccogliendo le prove per una punizione.

7. Di persona

Offri il feedback di persona, non via mail o SMS.

La natura di un feedback costruttivo è verbale.

Questo può essere fatto solo parlando faccia-a-faccia (videoconferenza o per telefono) quando non è possibile altrimenti.

8. Confidenziale

Non dare mai un feedback a un tuo collaboratore davanti ai colleghi o ai clienti (anche se a volte è inevitabile), si sentirà sminuito davanti agli altri, ferito e poco propenso ad aumentare il suo impegno e la sua produttività.

Utilizza feedback solo nel privato e faccia-a-faccia.

Chiama la persona nel tuo ufficio, in una saletta conferenze libera o in qualsiasi altro posto lontano da occhi e orecchie indiscrete.

9. Potenziante

In situazioni di feedback positivi, esprimi un apprezzamento specifico.
L’apprezzamento da solo si riduce a lode o elogio.

Se è espresso male “suona” scontato e ruffiano.

Rilevando un aspetto specifico di una situazione, dai prova d’attenzione e d’interesse. Tocchi tasti motivazionali molto sensibili per le persone che lavorano con te.

  • Normale: “Ottimo lavoro, ben fatto”.
  • Potenziante: “Il modo in cui hai gestito il reclamo del signor Rossi è stato ottimo. Hai avuto un approccio gentile e comprensivo e allo stesso tempo deciso ed efficace”.

 

  • Normale: “Ottimo approccio, bravo!”.
  • Potenziante: “Il modo in cui hai risposto alle domande del cliente stamattina è stato eccellente. Hai dimostrato di aver compreso le nostre procedure e la nostra filosofia”.

Lo scopo di un feedback negativo non è quello di incolpare o accusare il tuo collaboratore/trice ma creare piuttosto la giusta consapevolezza che può condurre alla correzione o al miglioramento delle sue prestazioni.

10. Osservazioni non interpretazioni

Le osservazioni sono tutto ciò che si vede o si sente;
sono (semplicemente) la descrizione di un fatto.

Senza giudizi o pareri.

Le interpretazioni (invece) sono la tua analisi, la tua spiegazione o la tua opinione di quello che hai-visto-o-sentito.

Riporta quello che hai notato, non ciò che hai pensato, dedotto, ipotizzato o interpretato.
Le osservazioni si concentrano sul fatto e non sono giudicanti come le interpretazioni.

Basta dire quello che si vede:

  • “Ho notato …”
  • “Ho osservato …”
  • “Ho visto … “
  • “Mi hanno riferito …”

Banalmente, guarda la differenza:

  • “Ma cosa hai detto/fatto? Il cliente è andato via scuro in volto”
    anziché
  • “Ho notato che il cliente è andato via scuro in volto”

11. Focus sul comportamento, non sulla persona

Questo è probabilmente il punto più importante (se vuoi la fiducia dello staff).

Il feedback non deve essere un attacco personale,
ma dovrebbe essere utile e pensato per ottenere il miglioramento di un certo comportamento o risultato.

Esponi il problema in modo oggettivo e senza pregiudizi.
Concentrati solo sulla prestazione o sul comportamento.

Evita attacchi personali o commenti sulla persona.

L’autostima del tuo collaboratore non va toccata!

Qui siamo su un terreno minato e molto sensibile.
Un passo falso … e il rapporto si può danneggiare per sempre.

La critica si deve riferire esclusivamente a un comportamento, un compito, una situazione o un problema particolare.

Evita di usare parole tipo “Ogni volta, sempre, mai” che rischiano di trasformare il feedback in un rimprovero scoraggiante “Sei sempre in ritardo con le consegne” oppure “Ogni volta sbagli il conteggio”.

12. Non focalizzarti sui motivi dei dissapori o sulle intenzioni

Non nutrire rancore.

Rischi di infilarti in tortuosi percorsi di rinfacci reciproci.
Un leader eccellente, che vuole la fiducia dello staff, non deve stabilire un vincitore e un vinto ma evitare rancori e rivincite.

Nel Mondo del lavoro di oggi ci sono pochi feedback efficaci delle prestazioni,
la stragrande maggioranza sono lodi o critiche (spesso esposte in modo superficiale e poco potenziante).

Una cattiva abitudine si modifica soltanto con la costanza.

Se vuoi ottenere la fiducia dello staff, da domani, presta attenzione a quello che dici ai tuoi collaboratori,
scrivi cosa devi dire e con l’aiuto di questa piccola guida prepara i tuoi feedback potenzianti.

Comincia a invertire la tendenza (feedback potenziante e non più critica scoraggiante).
Vedrai che, giorno dopo giorno, diventerà naturale!

CONTINUA A LEGGERE LE ALTRE PARTI DELL’ARTICOLO:

  1. La motivazione parte da te
  2. Mostra ascolto attivo
  3. Riconosci i meriti
  4. Parla chiaro e diretto
  5. Evita simpatie e favoritismi
  6. Scegli colloqui di persona
  7. Non stare sulla difensiva
  8. Frasi celebri sul conquistare la stima

Conquistare la stima del tuo team: mostra ascolto attivo – 2

la stima del team

 
STAI LEGGENDO LA PARTE 2
 

Ascoltare in modo attivo è il segreto per conquistare la fiducia del team.

Cosa c’è di più frustrante, per un tuo collaboratore vedere come la sua richiesta o problematica sia stata poco ascoltata, mal compresa o fraintesa?

Se non ascolti,
come puoi pretendere di comunicare efficacemente?

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Ascoltare significa fare silenzio dentro di te

Vuol dire placare il tuo parlottio interno. Prestare la più totale attenzione a quello che l’altro sta dicendo.

Ascoltare va oltre il semplice “sentire”. Vuol dire capire il messaggio nel suo giusto contesto,
dimostrando sincero interesse per gli altri.

Non pensare di saper ascoltare, per il solo fatto di sentire quello che la persona sta dicendo.

Forse non sei così consapevole del fatto che ogni tuo collaboratore desidera essere ascoltato con attenzione, vuole sentire la tua partecipazione e la tua empatia,
(anche se solo per pochi minuti).

 
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Il tuo collaboratore si sentirà importante (finalmente!)

Si renderà conto di essere guidato da un leader competente e aumenterà il suo desiderio di comunicare. Si crea così un rapporto di fiducia e di empatia (che per te si traduce in maggiore produttività e “fedeltà”).

Quando incontri un collaboratore, per prima cosa ascolta.
Poi, fai domande.

Ecco tante buone ragioni per imparare ad ascoltare le persone del tuo team:

  • Crea empatia, collaborazione e dimostra sincero interesse
  • Evita incomprensioni e fraintendimenti
  • Conosci le vere esigenze e i reali bisogni del tuo collaboratore
  • Giungi più velocemente al “nocciolo” della questione
  • Le persone apprezzano di più chi ascolta
  • I buoni ascoltatori sono spesso leader di successo

Ascoltare in modo attivo è impegnativo

  • Quando ti parlano, sei spesso distratto e ti guardi attorno?
  • Sei aperto al dialogo, desideri veramente capire?
  • Oppure stai semplicemente sentendo cosa l’altra persona sta dicendo?
  • Sei capace di ascoltare con attenzione e disponibilità?

Se sei una persona che ha difficoltà ad ascoltare, non scoraggiarti!
L’ascolto attivo è una competenza che si può acquisire e “allenare”.

Le vecchie abitudini sono difficili da sradicare e, per praticare l’ascolto attivo, avrai bisogno anche di una grande pazienza.

Ascoltare è una competenza fondamentale per la tua leadership

L’ascolto richiede una grande concentrazione e attenzione da parte tua;
è una prova di rispetto, verso il collaboratore come persona (non solo come risorsa produttiva).

Come leader sei spesso troppo occupato (a parlare, valutare e giudicare) per ascoltare davvero le esigenze dei tuoi collaboratori.

Metti da parte tutti gli altri pensieri, non concentrarti su cosa devi ribattere o rispondere. Focalizzati su chi sta parlando.

 


 

Conquistare la stima del team? Presta attenzione!

“Preparati” ad ascoltare.

Libera la mente dalle tue preoccupazioni personali (spesso non è facile, lo sappiamo, siamo stressati, sempre a “rincorrere”) e concentrati sull’ascolto.

Osserva direttamente chi parla,
è un modo per indicare al tuo collaboratore “Sì, sto ascoltando attentamente quello che mi stai dicendo”.

Non lasciarti distrarre dai rumori ambientali (il telefono che squilla, una porta che sbatte, una risata, etc.).

Non fingere di aver capito

A volte è comprensibile … sei stanco, di fretta o sei stressato, però è meglio non fingere, perché se non ascolti (non si sa come) “si vede e si sente”.

È necessario ammettere di non aver capito e chiedere chiarimenti.

  • “Scusa, ho perso il filo”
  • “Ti ho seguito fino ad adesso, può ripetere per favore?”

Non concentrarti su cosa rispondere

Mentre il tuo collaboratore sta parlando, se stai pensando a cosa chiedere o cosa dire,
come fai a prestare attenzione?

Se non vedi l’ora di contraddire, sentenziare o giudicare, come puoi ascoltare?

Non devi ascoltare solo per rispondere, ma anche per comprendere e per aiutare.
Astieniti dal fare commenti durante l’ascolto, mentre l’altro sta parlando.

Non trarre subito le tue conclusioni

Se vuoi conquistare la stima del team, non interrompere il tuo dipendente con le tue conclusioni o deduzioni, presumendo di aver compreso, in anticipo, quello che ti sta dicendo.

La trappola è di voler sembrare brillanti e arrivare subito alle conclusioni,
qualcosa del tipo “Sono sveglio! Capisco al volo”.

Attento!
A volte funziona, spesso no.

 


 

La stima del team? Mentre ascolti non interrompere

Devi placare la voglia d’interrompere per aggiungere qualcosa, per correggere, per dire la tua. Consenti al tuo collaboratore di concludere il suo discorso.

Non interrompere,
è solo uno spreco di tempo, chi parla si deprime e si riduce la comprensione del discorso.

Evita di dire “Ti sto ascoltando” mentre stai facendo qualcosa d’altro.

Non ho dubbi che senti cosa la persona ti sta dicendo, ma ascoltare richiede uno sforzo d’interesse, di attenzione e soprattutto, il desiderio di concedere all’altro del tempo (anche breve, se sei occupato).

Ascoltare richiede tutta la tua disponibilità!

Mostra che stai ascoltando

Guardare da un’altra parte mentre qualcuno ti parla,
è scortese e fastidioso.

Ascolta con tutto il corpo, mantieni il contatto visivo, aiuterà l’altro a sentirsi ascoltato.

Sorridi, fai cenni di assenso con il capo, di tanto in tanto.

Chiedi conferma e annuisci. Annuire, non significa essere d’accordo con il tuo interlocutore ma semplicemente trasmette l’idea “Ti sto seguendo”.

Incoraggia il collaboratore a parlare con piccole asserzioni verbali tipo “Sì, si”, “Ha-ha”, “Capisco”.

Riformula quanto ascoltato

La riformulazione è una tecnica che consiste nel ridire ciò che l’altro ha appena detto, utilizzando le stesse parole o termini più concisi, non aggiungendo nulla di proprio, per evitare distorsioni interpretative.

Riassumendo quello che hai ascoltato, hai la sicurezza di aver compreso davvero l’esigenza del collaboratore. Anche lui/lei ha la conferma di essere stato realmente ascoltato ed è portato a esprimersi liberamente e collaborare.

Puoi approfittare del momento in cui il tuo collaboratore è alla fine di un discorso per intervenire e riprendere:

  • “Mi stai dicendo che … ”
  • “In altre parole, desideri … ”,
  • “A tuo avviso quindi … ”
  • “Così, secondo te … ”.

La riformulazione è particolarmente indicata quando il collaboratore è esitante, contraddittorio, dispersivo o non riesce a focalizzare/spiegare la sua esigenza.

Evita frasi-boomerang

  • “Ti capisco” quando non conosci abbastanza il collaboratore, la situazione o il problema
  • “Vieni al punto” perché così mostri irritazione
  • “Parla pure, ti sto ascoltando” mentre stai facendo qualcosa d’altro
  • “Continua … mi interessa” e poi ti guardi intorno, guardi l’orologio, fuori dalla finestra, agiti il piede … così mostri impazienza e disagio.

Impara a prestare vero ascolto se vuoi conquistare la stima del team.
Diventerai un punto di riferimento importante e irrinunciabile.

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  1. La motivazione parte da te
  2. Mostra ascolto attivo
  3. Riconosci i meriti
  4. Parla chiaro e diretto
  5. Evita simpatie e favoritismi
  6. Scegli colloqui di persona
  7. Non stare sulla difensiva
  8. Frasi celebri sul conquistare la stima

Conquistare la stima del tuo team: la motivazione parte da te – 1

stima del team

 
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L’obiettivo di questo articolo (diviso in 7 parti) è aiutarti con un approccio molto realistico e concreto,
a prendere coscienza che he persone del tuo team possono determinare il successo o l’insuccesso della tua attività, azienda, store e della tua carriera professionale.

Se dirigi i tuoi collaboratori solo dicendo “cosa fare e come farlo” otterrai un effetto immediato ma questo approccio sarà produttivo per poco tempo.

Un po’ alla volta i tuoi collaboratori perderanno entusiasmo e motivazione, con effetti negativi sull’ambiente di lavoro e sui risultati in azienda.

Stima del team? Inizia da te stesso!

Fermati un minuto e chiediti con onestà:

  • Sono sempre entusiasta e positivo?
  • So ascoltare i miei collaboratori?
  • Ho un obiettivo chiaro e definito?
  • Dare una pacca sulla spalla accompagnata da frasi stimolanti, vuol dire motivare?

Finto entusiasmo e complimenti forzati raramente creano “brividi” motivazionali.

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E se anche funzionasse … quanto potrebbe durare?
Pochi giorni (forse) e ti ritrovi al punto di partenza.
L’ambiente torna passivo e lentamente si perdono di vista gli obiettivi.

Allora ti chiedo …

  • Come motivare le persone che lavorano con te in tempi così complessi?
  • Credi davvero che semplici frasi serviranno a scuotere le persone?
  • Scatenare entusiasmo nel tuo staff?

Se il Mercato del Lavoro sta cambiando (anche in conseguenza della crisi che ci sta investendo),
allora gioco-forza deve cambiare anche il tuo modo di approcciare il tuo lavoro e il tuo team.

È necessario coinvolgere le persone che lavorano con te.

Non concentrarsi solo sui compiti da eseguire.
Sui progetti da gestire.

Il tuo team è la chiave del tuo successo

Le persone sono il fulcro del tuo successo.

Se i tuoi collaboratori sono demotivati o “molli” chi pagherà le conseguenze del mancato raggiungimento dell’obiettivo? Il progetto fallito?

Il conto lo paghi tu!

È tempo di diventare leader del tuo team.
E motivare (davvero) i tuoi collaboratori.

 


 

La motivazione del tuo personale passa inevitabilmente da te

La motivazione non “nasce naturalmente”.

Non la puoi delegare a un corso, un formatore o a un coach (pur bravo che sia!).
È a carico tuo!

Sei tu quello che per primo deve motivarsi, entusiasmarsi, ispirarsi.

Dopo (solo dopo) la puoi chiedere, anzi pretendere, dai tuoi collaboratori.
La motivazione del team parte da te!

Se avessi, come coach, l’obiettivo di motivare il tuo team mi concentrerei su di te!

Non te l’aspettavi vero?

La titolare di tre centri estetici (ben avviati) di Lugano mi ha contattato per fare coaching con l’obiettivo la motivazione del suo staff.

Dopo le prime “resistenze” e riluttanze, la stessa imprenditrice ha riconosciuto che in tema di motivazione è stata piuttosto passiva.

“Spettatrice” a volte anche indolente (tanto da ammettere che durante un mio corso in uno dei suoi centri estetici -pur essendo presente – non ascoltava, pensando che il tema motivazionale fosse di solo appannaggio del suo personale).

Ha anche riconosciuto di non avere alcuna idea sul come motivare i suoi dipendenti,
e di essersi (fino a quel momento) affidata solo a riconoscimenti economici.

Anche lei (come te, forse) si aspettava una trovata geniale, una formula magica,
Invece si è sentita dire che la prima che doveva darsi una mossa … era lei!

Allora … nessuna scorciatoia? No, mi spiace. Niente formule magiche!

 
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E ti spiego perché …

Motivare è impegnativo!
È un impegno quotidiano.

È un paziente “costruire” giorno per giorno.
Necessita di tutta la tua attenzione e il tuo coinvolgimento.

Il tutto “condito” da un reale interesse verso le persone che lavorano con te.

Se pensi di ottenere la stima del team con l’impegno e l’entusiasmo con cui vai alle riunioni condominiali serali … sprechi tempo ed energie preziose!

Motivare vuol dire disponibilità, dedizione e tempo da dedicare al tuo team

Siamo onesti. Non hai tempo. Scadenze imminenti.
Grane da risolvere. Il target da raggiungere.
Chi più ne ha più ne metta.

Devi però riconoscere che …
saper motivare è una competenza fondamentale per ogni persona responsabile di un team (grande o piccolo che sia).

Se non hai tempo, sei stressato, sei stanco, hai altro cui pensare o in fondo non ti interessa … la tua “capacità motivazionale” è nulla!

Se trovi difficile e faticoso tutto questo, hai ragione.
Lo è!

Concentrati sulla crescita motivazionale del tuo staff

Crea uno spirito di squadra attraverso l’apprezzamento e il riconoscimento.

Un leader eccellente riesce a trovare anche (e soprattutto) il tempo per motivare.
Non solo per criticare.

Fai in modo che ogni tuo collaboratore sappia che lo consideri la chiave del tuo successo.

Fermati un secondo e rispondi con onestà:

  • Ti senti un modello per il tuo team?
  • Sai creare entusiasmo nel tuo staff?
  • Sei essere motivante nel comportamento e nelle parole?
  • Parti con un bel “Buongiorno! radioso e positivo già da prima mattina?
  • In altre parole, hai una personalità dinamica che coinvolge chi ti sta intorno?

Solitamente quando chiedo al team leader se si ritiene motivante nel comportamento e nelle parole …
la risposta è … “In che senso?”.

È venuto il momento di risvegliare la tua motivazione.
La forza interna che stimola, regola e sostiene tutte le tue azioni.

Stima del team? Parti da te stesso!

Frequentare un corso motivazionale (a prescindere dalla bravura e la competenza del coach),
non ti basterà a diventare un bravo motivatore. E ottenere la stima del team.

Prendi coscienza che devi “scendere in campo” in prima persona.
Ci deve “mettere del tuo”.

Carica la tua energia.
Motivati al massimo … e con quell’energia trasmetti fiducia ed entusiasmo attorno a te.

Tutti se ne accorgeranno ben presto … qualcosa si sta muovendo … qualcosa di nuovo sta crescendo …
il primo mattone è stato posato!

Se ti impegni in questo, farai grandi cose.
Credimi!

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  7. Non stare sulla difensiva
  8. Frasi celebri sul conquistare la stima