Comunicazione efficace: ecco il segreto dei grandi leader

comunicazione efficace

Il nuovo team leader si è insediato da qualche settimana.
Desidera instaurare un clima di fiducia con i membri del suo team.

Ha indetto un’altra riunione per creare il tanto ricercato (e osannato) spirito di squadra.

Il team leader si è preparato. Si impegna. Ci crede.
Anche i collaboratori ci credono.
A parole.

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Se osservi con attenzione i segnali non verbali delle persone.
imparerai tanto dal linguaggio del corpo quanto dalle parole che sentirai.

Le persone ti “dicono” quanto siano interessate e disponibili,
anche se non dicono nulla.

Infatti … nonostante le frasi gentili e ben articolate,
inneggianti all’unità di squadra,
a lavorare come un’unità anziché come individui,
il non-verbale (se lo sai “leggere”) è stato abbastanza eloquente.

Un cenno occasionale. Una risatina. Gli occhi guardano fuori dalla finestra. Le unghie che rullano sullo schermo di uno smartphone. Un telefono fa vibrare il tavolo. Lo sguardo -impaziente- all’orologio sulla parete, braccia conserte, postura svogliata o sopracciglia alzate …

Tradotto? Nervosismo, disinteresse, disapprovazione, sospetto.

I messaggi non verbali il più delle volte non sono intenzionali e questo li rende autentici. Preziosi.

Alcune persone li inviano in modo sottile,
altre sono più facili “da leggere”.

Infatti in questa riunione, la più “anziana” ha parlato (a nome di tutto lo staff) di collaborazione e di partecipazione. Le parole erano rivolte al nuovo team leader … peccato che il corpo era rivolta verso qualcun altro. Nessun contatto visivo  esplicito.

Alcune persone sono abili a parlare.
Sembrano aperte quando in realtà sono poco disponibili.
Usano toni tranquilli. Spesso lusingano.
 


 
Tuttavia, dietro tante parole, se attendi che il fumo si dirada per vedere “l’arrosto”,
vedrai che spesso le persone stanno proteggendo il loro territorio,
pronti a tirarsi fuori o incolpare gli altri.

Il team leader dovrebbe imparare il segreto dei grandi leader

Ascoltare ciò che non viene detto!

Il linguaggio del corpo può mostrare l’incongruenza con le parole.
I segnali non sono in sintonia con ciò che si sta dicendo.

Se dici che sei felice ma i tuoi occhi sono freddi,
anche se la tua bocca sorride,
noi crediamo ai tuoi occhi.

Se scuoti la testa quando dici di sì,
noi crediamo alla tua testa,
non di certo alle belle e suadenti parole che hai usato.

Se dici: “Questo mese è stato terribile” se ascoltiamo solo le parole saremo dispiaciuti con te o per te.

Ma se dici: ” Questo mese è stato terribile” ma immediatamente sorridi e fai l’occhiolino supponiamo che sia stato un mese di vendite fantastico.

Come supervisore saper leggere i segnali non verbali è un’abilità fondamentale

La cosa più importante nella comunicazione è …
ascoltare ciò che non viene detto.

Ecco il segreto della comunicazione efficace … lo sanno bene gli uomini d’affari, manager, imprenditori.
I grandi leader.

Il non verbale è la forma di comunicazione più potente.
I migliori comunicatori sono sensibili al potere delle emozioni e dei pensieri espressi senza l’uso della parola.
 


 
Se sei occupato a pensare ciò che dirai,
non sarai mai in grado di ascoltare completamente ciò che l’altra persona sta dicendo, il tuo team, un cliente, ecc.

Ascoltare in modo attivo coinvolge non solo le orecchie,
ma anche gli occhi, la postura, tutto ciò che “ingloba” la persona.

I segnali non verbali sono la più potente forma di comunicazione efficace

Mettiamo molta attenzione alle parole che pronunciamo,
ma uno sguardo o un gesto possono dire molto di più.

Le espressioni facciali, il contatto con gli occhi, i gesti,
la postura e il tono della nostra voce trasmettono il nostro interesse,
la sincerità e la fiducia.

I grandi leader sanno che la capacità di comunicare è fondamentale. Il rapporto e la fiducia si costruiscono o si perdono proprio comunicando.

La comunicazione efficace non è solo parlare e ascoltare.
Osserva attentamente, diventerai un comunicatore migliore.

La prossima settimana potrai leggere come “ascoltare ciò che non viene detto”.

8 segnali che qualcuno al lavoro è segretamente invidioso di te

Foto di Parking Thought da Pexels

Se hai ottenuto il riconoscimento per un risultato ambito o hai raggiunto un traguardo significativo,
probabilmente sarai rimasto spiazzato e deluso dalla reazione poco entusiasta e contenuta di qualcuno.

Mentre tutti si complimentano o si congratulano con te,
improvvisamente il volto del tuo collega o amico è apparso inespressivo o infastidito.

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Lo pensavi vicino … che avrebbe apprezzato e condiviso la tua felicità.

Oppure, pur essendo una persona modesta,
che non ostenta beni materiali, tanto meno status symbol non ti aspettavi di doverti proteggere da “attacchi” e critiche.

Quando possiedi carisma, creatività, talento (o altre caratteristiche invidiabili)
che attirano l’attenzione, il semplice fatto di “essere te stesso” è sufficiente per far risentire alcune persone.

L’invidia è un’emozione comune. Universale.
È una sensazione frustrante che proviamo quando qualcuno (a noi vicino) viene congratulato,
ottiene un riconoscimento o una promozione.

La gelosia può guidare comportamenti tossici

Fa litigare le persone, anche gli amici più cari.

Le manifestazioni più comuni di gelosia sono la paura, l’insicurezza riguardo al proprio valore,
l’invidia.

Molte relazioni “ospitano” questi sentimenti negativi sotto la superficie,
come uno scorpione che si nasconde sotto la sabbia,
aspettano con impazienza l’errore del bersaglio, per cogliere ogni opportunità per criticare e condannare.

La persona potrebbe non mostrare in modo evidente la gelosia,
ma non perderà l’occasione di svalutarti e sabotarti.
 


 

Molto spesso le persone cercano di nasconderlo o mascherarlo mostrando un bel sorriso di circostanza. Ecco perché a volte è difficile dire se qualcuno sia geloso.
A volte sono le persone che ci “amano” di più, altre volte inaspettatamente, possono farlo persone che ci conoscono a malapena.

Per aiutarti a scoprire cosa si nasconde sotto la superficie, ecco 8 segnali che qualcuno è segretamente geloso di te.

1. Il collega invidioso è costantemente in competizione

C’è qualcuno che gareggia costantemente con te?
Cerca sempre di superarti?
È alla costante ricerca di dimostrare il suo valore? Sia a te che a sé stesso?

Gli amici dovrebbero sostenersi a vicenda,
ma la gelosia rende le persone più competitive.

Il tuo amico o collega potrebbe essere ansioso di competere perché ha un forte bisogno di dimostrare la sua superiorità.

Potrebbe essere invidioso della tua intelligenza, della tua ambizione o del tuo talento, diventando eccessivamente competitivo.

2. Svaluta il tuo successo

Quando realizzi qualcosa di positivo, come reagisce il tuo collega/amico?
Celebra il tuo successo?
È veramente felice per te?
 


 

Una persona gelosa cercherà sempre di sottovalutare il tuo lavoro.
Svalutare i tuoi risultati.
Minimizzare il tuo successo.

Ogni volta che dici al tuo collega qualcosa di speciale che hai fatto, invece di congratularsi con te potrebbe dire, per esempio, che non hai fatto niente di speciale!
Chiunque avrebbe potuto farlo.

La verità è che il tuo amico potrebbe nascondere sentimenti di invidia.
Se fosse successo a lui avrebbe fatto l’impossibile per sfoggiare il suo successo.
Il suo valore.

3. La persona invidiosa celebra sempre il fallimento. In particolare, il tuo.

Anche se non te lo dirà mai …
è felice quando non raggiungi i tuoi obiettivi.

Non ti farà mai sapere quale gioia maliziosa ha sentito quando hai raccontato della tua battuta d’arresto.

Si rallegrerà segretamente del fatto che (anche tu) hai fallito.
Desidera che tu fallisca e non ti alzi dalla massa, che non emergi, che resti (anche tu) bravo-bravino al tuo posticino … come lui!

Tutto ciò che conta per il tuo collega invidioso che tu non sia migliore di lui.
Non superi il suo stesso livello.

Chiunque prova piacere nel vederti fallire non è una brava persona. È infelice.
Faresti meglio a prendere le distanze immediatamente.
E non condividere più niente.

4. Farà gossip su di te

Il collega geloso sfrutta ogni opportunità per denigrarti.

Quando esci dalla stanza,
coglie al volo l’opportunità facendo  (anche in maniera sottile) commenti negativi o diffondendo false voci su di te.

Vuole sembrare premuroso e compassionevole
affermando di essere “preoccupato per te e per il tuo benessere”.
In verità vuole sentirsi superiore. È solo interessato a sé stesso.

Un collega invidioso se non riesce a trovare difetti legittimi tenterà di sminuirti, con qualsiasi critica.
 


 

5. Il collega invidioso farà falsi complimenti

“Belle le tue unghie, non sembrano neanche finte”
“Ho sentito. Sono DAVVERO felice per te”
“Ho sentito. Che fortuna!”

Una persona gelosa tende a dirti qualcosa di carino ma poi sparlerà alle tue spalle.
Ha una doppia faccia.
Il campanello di allarme sono i complimenti pomposi.
Eccessivi.

Ogni volta si complimenterà, in modo eccessivo, forzato, strano o immotivato per lavarsi la coscienza.

In questi casi il complimento è spesso associato a una smorfia del viso,
una contrazione delle labbra o un momento di silenzio.

6. Ti porta brutte notizie con il pretesto di farti un favore

Supponiamo che tu abbia deciso di proporre un nuovo progetto al tuo capo.
Sei positivo ed entusiasta.

Ma dopo aver condiviso i tuoi piani con il tuo collega, ti dice immediatamente che non hai speranze.
In azienda si è sempre fatto così.
È impossibile ottenere un extra budget per il tuo progetto.

Non è che lo sappia per certo,
è solo che la prima cosa a cui pensa è metterti i bastoni tra le ruote.

Spegnere il tuo entusiasmo. Rovinare i tuoi piani.
Farti concentrare sulla negatività.

7. Il collega invidioso potrebbe copiare i tuoi gusti e le tue decisioni

Anche se potrebbe sembrarti strano,
il comportamento imitatore è un segno di adulazione.

Le persone gelose spesso sono dei grandi imitatori.
Copiano o imitano proprio le cose che criticano di te.

Anche se all’inizio potresti prenderlo come un complimento, prima o poi inizierà a disturbarti perché, col tempo, le persone diventano sempre più risentite e velenose.

Non lasciare che queste persone gelose ti influenzino troppo profondamente.

8. Il collega roso dall’invidia non capisce cosa ci sia di notevole nei tuoi risultati

È convinto che il tuo successo (grande o piccolo poco importa) sia frutto di fortuna o di poco sforzo.

Se sei preso di mira dal collega invidioso,
probabilmente ti sarai chiesto perché quella persona trascorra più tempo a sminuirti che ad affrontare la sua bassa autostima.

Di solito chi si vergogna di ciò che è, guarda con invidia gli altri.

Non sembra tenere conto del coraggio, la disciplina e il sacrificio che sono stati necessari per realizzare i tuoi sogni. Immagina che la tua vita sia priva di ostacoli.
Presume di meritare più successo di te.

La cosa migliore che puoi fare è … non farti influenzare troppo e non prestargli attenzione!

9 credenze da sfatare se vuoi lanciarti come un libero professionista – parte 2

il libero professionista

5. Posso fare quello che voglio

Il freelance consente un programma flessibile.
È un lusso.
Ad esempio, potresti decidere di lavorare quattro giorni alla settimana tra le sette del mattino e le cinque del pomeriggio.

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Potresti prendere appuntamenti che come impiegato non potresti permettere.
Ciò non significa che potrai uscire ogni volta che vorrai.
Allo stesso tempo, sei anche in balia dei tuoi clienti.
Dovrai lavorare di conseguenza in modo da poter rispettare le scadenza.

Tutto si riduce a imparare a stabilire le priorità.
In realtà, però, se non si lavora, non si pagano le bollette.

Alcuni clienti potrebbero richiedere di lavorare in determinati modi.
Ciò significa ascoltarli. Dedicarli tempo.
Ore che si sovrappongono ad altre ore.

Tuttavia, se un cliente ha aspettative che non funzionano per te,
puoi scegliere di non lavorare con lui (oppure negoziare un compromesso).

Per la maggior parte,
il tuo business dipende dalla tua dedizione.
Troppe assenze o ritardi possono venire ritorcersi contro di te.

Inoltre, secondo una legge non-scritta tutto accade all’ultimo momento.
Quando ti serve … il computer si impalla, il gatto deve essere  portato urgentemente dal veterinario, ecc.

Comunque,
come libero professionista, se decidi di prenderti un mese di ferie, puoi farlo.

Dovrai solo lavorare per anticipare i tempi. Trovare qualcuno che ti copra in tua assenza (nel caso offri servizi).
Ma non dovrai chiedere il permesso a nessuno.

6. Lavoro solo sui progetti interessanti

Forse basterebbe aggiungere la parolina anche su progetti interessanti.

Ciò significa che a volte dovrai accettare lavori a cui non sei interessato.
Solo per costruire il tuo portfolio e la tua esperienza.
 


 
Inoltre, essendo tu il CEO, il contabile, il venditore e il project manager, ci saranno dei progetti su cui dovrai lavorare che esulano dai tuoi talenti e dal tuo interesse.

Questa è solo una parte del tuo lavoro.
A volte dovrai fare cose che non ti piacciono.
Semplicemente.

In particolare, quando inizi, potresti dover accettare tutti i progetti che puoi ottenere.

Un modo per attirare i progetti che ti piacciono è assicurarti che il tuo portfolio rifletta i tipi di progetti che ti piacciono. Scegliere come target il tuo portfolio è un metodo collaudato per attirare i tipi di clienti con cui ti senti più entusiasta di lavorare.

Un portfolio di tutto rispetto è il frutto del tuo talento ma anche del duro lavoroBravura e talento non basta! Occorre duro lavoro e tenacia. Grinta. che hai fatto per raggiungere il tuo livello.

7. Non ci sono colleghi scocciatori…

È un grande vantaggio se sei un solitario o un introverso,
poter restare da soli tutto il giorno, non dover parlare con nessuno.

Tutti vogliono il tuo tempo, la tua attenzione.

Essere il capo di te stesso è fantastico,
ma significa anche non avere una spalla dove consolarsi,
e nessuno con cui lamentarsi.

8. …neanche il capo tiranno

Tu sei il capo,
in teoria lavori quando vuoi, con chi vuoi.

In qualità di capo, dovrai assumerti la responsabilità di portare a termine il tuo lavoro quando è necessario. Dovrai anche gestire il tuo tempo in modo efficace.
Assicurarti che le attività amministrative come la contabilità e il marketing vengano svolte regolarmente.
 


 
Ma devi anche rispondere ai tuoi clienti.
Dato che ti stanno pagando, dovrai essere disponibile, comunicativo, rispettare le scadenze.
Seguire le loro linee guida.

Dovrai gestire le loro aspettative in modo efficace.
Rispettare i tempi e la modalità concordata.
Se il tuo cliente non fosse soddisfatto del lavoro concluso, potrebbe oltre a non dare seguito ad altri lavori,
potrebbe anche bloccare il pagamento.
Farti cattiva pubblicità.

Se lavori con 12 clienti, in realtà hai 12 capi.
Magari capricciosi. Indecisi.
Tutti con idee specifiche su come vorrebbero vedere realizzati i loro progetti.

Non tutti i clienti saranno gli stessi e dovrai essere flessibile.
Mettere da parte il tuo ego e ascoltare quello che dicono.
Potresti rimpiangere il tuo vecchio-capo.

Il lato positivo della medaglia,
è che, come libero professionista, potresti “mollare” il cliente dispotico o arrogante,
con cui non riesci a superare divergenze e incomprensioni.

9. Avrò una migliore life-balance come un libero professionista

Se hai un lavoro “tradizionale” (per quanto odiato) almeno puoi “spegnere” il cervello un istante dopo la fine del tuo lavoro.

Ora che lavori per te stesso, però, potresti ritrovarti a lavorare più ore che mai.
Quando la tua attività inizia a crescere, e parte di esso deriva dal fatto che è difficile conciliare lavoro e privato quando non c’è distinzione fisica tra i due.

Se hai un progetto che ha bisogno di essere finito, può essere sin troppo facile fare un passo dal tuo salotto e accendere il laptop. Dopo cena o durante i fine settimana.

Il libero professionista è sempre in contatto e sempre pronto.
Improvvisamente un cliente appare …. non si può perdere questa occasione!

Il lavoro è sempre lavoro, ovunque e comunque lo si fa.

Essere un libero professionista non è per tutti.
Come ogni percorso di carriera, è importante valutare i pro e i contro rispetto a ciò che è importante per te.

Gestire il tempo, il carico di lavoro, i contratti, le dichiarazioni dei redditi e le finanze non è facile.
 


 
Avrai bisogno di essere disciplinato,
fissare obiettivi.
Raggiungerli.

Quando prendi la decisione di lanciarti nel mercato del Lavoro, presta attenzione alla tua indole.
Alla tua autodisciplina, al livello di necessità (di sicurezza) di avere un reddito stabile.

Molti professionisti iniziano a combinare la libera professione con un lavoro “principale”,
che offre maggiore stabilità e sicurezza, dopo aver imparato sul “campo di battaglia”,
hanno iniziato a muoversi (anche con successo) da soli.

9 credenze da sfatare se vuoi lanciarti come libero professionista – parte 1

libero professionista

Nella mia professione di coach che svolgo presso SAG, di volta in volta, incontro giovani (e non solo) che mi annunciano il loro desiderio di lanciarsi nel mercato del Lavoro come libero professionista.
Coach, consulente, grafico, videomaker, fotografo, digital marketer, ecc.

È una bella cosa.
L’intraprendenza è sempre ammirevole.

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Purtroppo, per la stragrande maggioranza (per non dire tutti) il termine “lanciarsi” nel mercato sembra essere il più indicato.
Lanciarsi, infatti, dà l’idea di catapultatasi, buttarsi, lanciarsi appunto con poche consapevolezze e senza il … paracadute.

Malauguratamente, l’ideale regna incontrastato.
L’astratto domina.

Mi permetto di riportarti alla realtà…
non per placcare sul nascere le tue velleità,
sono sempre ammirato dal coraggio di chi desidera intraprendere una carriera da indipendente.

Però lascia che ti ricordi …

Libero professionista? Non sarà semplice. Non sarà facile.

Vuoi che ti dica il contrario?
Che avrai sicuramente una carriera grandiosa, più soldi, più riconoscimento e una vita appagante?

Ti dico che ci sono percorsi più facili da intraprendere.
Se stai cercando una strada facile, forse la libera professione non fa per te.

Non fraintendermi,
Chiedi a chi effettivamente lo fa,
ti dirà che essere imprenditore di se stesso può essere la scelta più incredibile e gratificante che abbia mai fatto.

Ma lo devi fare bene.
E per fare bene voglio dire lavorare bene.
Dedizione. Passione. Disciplina.

Certo, l’idea di lavorare in pigiama, e non avere il capo rompiballe che ti fiata sul collo ogni secondo può essere invitante.
Ma questo non significa che sia semplice.

Il prestigio ha un prezzo

La maggior parte dei liberi professionisti piuttosto che persone celebrate sono (spesso) più eroi solitari che combattono dure battaglie,
dormono sonni agitati e vengono scaricati dai clienti non appena il loro rendimento cala.
 


 
Non pensare che il successo sia semplicemente un riconoscimento per anni di lavoro 24/7 o un singolo progetto portato a termine brillantemente.

È il momento di guardarti allo specchio e avere una conversazione spietatamente onesta con te stesso.

Ecco alcune credenze “pericolose” che dovresti ristrutturare il prima possibile se desideri entrare nel mercato del Lavoro come libero professionista.

1. Non è un “vero” lavoro

La libera professione è un business “reale”, come qualsiasi altro.

Hai le stesse responsabilità di qualsiasi altro imprenditore.
Come qualsiasi altra attività, necessita di solide basi.

Dovrai combinare da solo un “ufficio intero”: il dipartimento pubblicitario, quello della contabilità, del marketing, cercare i clienti…
sempre e solo tu!

È necessario crescere costantemente, sviluppare, applicare nuove competenze,
espandere i legami professionali per rimanere a galla.

È vero! Puoi commentare sui social o recuperare la lavanderia quando vuoi.

Ti puoi prendere una pausa, andare a prenderti un aperitivo veloce senza dover chiedere il permesso a nessuno. È anche vero che rischi di “pagare” quello spritz (nel bel mezzo del pomeriggio) facendo la nottata sul progetto da ultimare.

Ti serve auto disciplina.
Perché ci saranno clienti insoddisfatti che ti chiederanno perché i progetti non sono finiti in tempo.
Dovrai essere molto bravo a resistere alle tentazioni.

Dovrai gestire il budget, la contabilità, il marketing, la promozione, tutti i “sistemi” che consentono alla tua attività di funzionare senza problemi.

2. Basta una “vagonata” di follower

Follower sembra la parola magica … non lo è.

L’idea (sbagliata) del guadagno facile e la gratificazione di avere migliaia di persone che seguono la tua vita.
 


 
I social diventa uno strumento “mordi e fuggi”, in cui monetizzare rapidamente e con scarso impegno senza però una concretezza dei risultati. Proprio questa mancanza,  prima o poi farà scoppiare la “bolla”.

Essere influencer non significa (secondo me) essere visibili e riconoscibili, ma essere un riferimento concreto.

Se chiunque (o quasi) lo può fare … chiediti perché!
Fatti qualche domanda.

3. Come libero professionista posso lavorare anche solo un paio d’ore al giorno

Ad un certo punto, forse.
Di sicuro, non appena iniziato.

Se non vuoi che i clienti ti fiatino sul collo e non vuoi farli arrabbiare,
allora devi darti da fare.

Ciò significa programmare orari specifici in cui lavori, eliminando le distrazioni, e non perdere tempo in attività che non sono produttive.

Mantieni orari regolari.
Stabilisci un programma e rispettalo.

Come libero professionista puoi permetterti di dormire un’ora in più la mattina.
Oppure “staccare” per una siesta nel pomeriggio.

Ricorda solo che il lavoro deve essere fatto!
Poco importa se al mattino, al pomeriggio, alla sera.
La notte …

4. Tutti i liberi professionisti fanno un sacco di soldi

Pensi di guadagnare di più rispetto a un lavoro tradizionale? E in meno tempo?
Certo! È fattibile.

Ma ci vuole tempo.
Dovrai guadagnarti questa reputazione!

Non è un segreto che i migliori liberi professionisti si facciano addebitare tariffe più elevate.

All’inizio, la libera professione può essere più stressante dal punto di vista finanziario,
rispetto a quando hai un lavoro a tempo pieno (comunque sai che alla fine di ogni mese sul tuo conto bancario ti sarà accreditata una certa somma di denaro).

Ricorda … più che follower estasiati è importante concentrarsi sui clienti reali (che pagano le fatture).

Crescere in azienda: dovrai gestire invidie e solitudine

crescere in azienda

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

Kevin ha sempre rincorso nella leadership i momenti più gratificanti.
Soddisfazione, successo, senso di realizzazione e benessere economico.
Kevin vuole crescere in azienda.

Non è (almeno non ancora) consapevole che niente sarà mai più lo stesso.

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Ci saranno tante responsabilità.
Lo stress, stanchezza fisica e mentale diventerà regola quotidiana.

Le scadenze e gli obiettivi sono esami continui. C’è sempre un progetto che deve essere consegnato.

Giorni lavorativi o no, giorno o notte, c’è sempre qualcosa che aspetta di essere concluso.
La mente non sarà mai più sgombra dai pensieri e dalla responsabilità.

Crescere in azienda a volte è tutt’altro che facile

Senza mancare di rispetto per i lavori usuranti.

Non importa se hai studiato tanto, poco conta se dirigi 2 o 200 collaboratori.
Essere leader non è (e non sarà mai) comodo.
La leadership riguarda più il tuo modo di essere che il ruolo sul tuo biglietto da visita.

Sei cosciente che non tutti saranno collaborativi? (dato che non tutti vogliono crescere)
Nasceranno gelosie e tensioni.

Qualcuno ti metterà il bastone tra le ruote,
screditandoti e parlando male di te.

Denigrando. Screditando. Per proteggere la sua fragile autostima.
Soprattutto quando pensa che lo potrai fare apparire inadeguato e maldestro sul posto di lavoro.
È un modo per riportarti a terra e impedirti di apparire migliori.

La ricompensa (riconoscimento) e il costo (antipatia e maldicenza) camminano sottobraccio.

Il sospetto, la gelosia e l’ostilità verso chi sembra migliore sono aspetti radicati nella nostra personalità.

Kevin avverte un pericoloso senso di solitudine

Si confida spesso con un amico, sovente ne parla anche con la sua compagna (e così le informazioni “escono” dall’azienda).
 


 
Ha paura di non farcela poiché ancora non conosce bene il mondo aziendale. Ha paura di fare passi falsi.

In un ambiente in cui tutti sanno come muoversi, si sente spesso solo.
Non sa come comportarsi.

Di fronte a un problema difficile da risolvere o una decisione delicata, Kevin lamenta come la gerarchia della sua impresa non lo sostenga. Ancora meno il suo capo diretto.

Prova frequentemente un sentimento di isolamento.
Ha difficoltà a smettere di pensarci al di fuori del lavoro.
Crede che potrebbe essere osteggiato, perché si ritiene (con poca umiltà a dire il vero) “uno che pensa avanti rispetto agli altri”.

Se vuoi crescere in azienda, l’affermazione personale rischia di diventare il successo di vita,
prova del tuo valore e indice della tua autostima.

Una sana ambizione si trasforma in un logorante confronto con gli altri,
all’insegna del puro arrivismo.

Non controllare i giudizi

È impossibile.

Il comportamento e l’atteggiamento degli altri sono inevitabilmente al di fuori del tuo controllo.
Per quanto tu possa essere disponibile, gentile e benvoluto ci sarà sempre qualcuno che ti criticherà,
biasimerà e cercherà di rovinarti una bella giornata di sole.

Queste persone possono risultare negative e distruttive per il tuo benessere.

Se cerchi di controllare e neutralizzare giudizi, critiche e malelingue otterrai solo …
ansia, frustrazione e rabbia.

Quando accetti di non controllare o assecondare critiche e giudizi, vuol dire che scegli di essere saggio e concreto.
 


 
Prendi così coscienza di un dato di fatto, una parte integrante della nostra vita …
prima lo consapevolizzi meglio è!

L’invidia può spingere alcune persone a comportarsi in modo scorretto

Anche irrispettoso e vigliacco.

Potresti diventare vittima di pettegolezzi, esclusione o sabotaggio (sottile o diretto).
Diventare un leader vuol dire anche questo!

In privato, con calma incoraggia il tuo denigratore a parlare onestamente.
Non aprire il dialogo con frasi tipo “Ehi, Qual è il tuo problema?” perché ti fa sembrare subito inquisitore e conflittuale.

La persona si metterà sulla difensiva,
diventa un rimpallo di negazioni e tutto si conclude senza ottenere nulla di costruttivo.
Meglio iniziare con un esplorativo “Ho notato una frattura fra noi … “.

Se necessario, evidenzia che la sua condotta potrebbe danneggiare le prestazioni generali del team. Offri la tua collaborazione per proporre strade reciprocamente accettabili. Il rapporto potrebbe restare cordiale ma un certo distacco professionale è consigliabile per entrambi.

Quando ti senti spiazzato da un certo comportamento oppure non riesci a capacitarti di come invidia e gelosia possano portare a certe umane bassezze … ricorda la massima di Marty Rubin:

Il cane chiuso nel recinto abbaia
a quello che scorrazza liberamente.

Se vuoi crescere in azienda prendi le distanze dalle persone invidiose

Nel privato puoi allontanare le persone invidiose, sul lavoro questo non è sempre possibile.
 


 
Poni dei limiti nei rapporti con le persone negative che non puoi allontanare del tutto.

Non lasciarti coinvolgere dalle provocazioni.
Sii indifferente e non rispondere mai troppo a tono. Ignora i loro commenti, le loro provocazioni e i loro tentativi di trascinarti in sfide competitive.

Difendersi dall’invidia non è poi così difficile.
Occorre farsi coinvolgere il meno possibile ed essere un po’ menefreghisti.

Resta focalizzato sui tuoi obiettivi.
Non farti destabilizzare. Resta sulla tua strada, il tuo percorso.
Non dimenticarlo mai!

Mancanza di tempo: 8 errori che prosciugano la tua produttività

mancanza di tempo

Foto di Victor Miyata da Pexels

Lavoro (come career coach) nel reinserimento professionale a Lugano.
Lavoro (come personal coach) quale libero professionista.
Ho la mia attività correlata al sito ferrarelli-coaching, un blog,
due genitori anziani in tempo di coronavirus …
e poi la mia vita personale, fisica (palestra, correre, ecc..) e relazionale…

ce la posso fare? … anche no!

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Quando ho lanciato il mio blog (nell’oramai lontano marzo 2013), ricordo l’ansia di “non starci dentro”,
di essere travolto dalle troppe cose da fare e di ritrovarmi in breve tempo a convivere con notti insonni,
sveglie all’alba, pranzi saltati per non finire come 99,9% dei blog…
arenarmi solo dopo pochi mesi di vita!

Troppe volte ho lasciato che le mie paure prendessero decisioni al posto mio,
in modo da poter rimanere bello tranquillo nella mia “zona di comfort”.

Ma un giorno ho detto basta, mi sono detto, qualunque cosa accada…andrò avanti.
Non mi sono mai più voltato indietro!

Ho fatto il primo passo,
poi ho seguito il flusso.

Sono ancora qui… e anche il blog (che nel solo mese di gennaio 2021 ha registrato un afflusso di circa 12’000 visitatori).

Alcune paure ci impediscono di fare la carriera che desideriamo.

Una di queste è la paura di non avere abbastanza tempo.
Di non farcela.

Combattere la paura della mancanza di tempo non è la risposta perché …non andrà via.

Come accade con tutte le emozioni negative, più ci pensi, più ti ci concentri e più diventa forte…
almeno a me succedeva così!
L’unica cosa che dovrai fare è cambiare il tuo atteggiamento nei confronti del tempo.

Ridurre l’ansia della mancanza di tempo inizia con consapevolizzare alcune verità.

Mancanza di tempo? Il tempo esiste. Non puoi cambiarlo.

Il tempo andrà avanti comunque … con lui anche noi.

Accettare queste verità, invece di lottare contro di esse è una parte importante per reprimere l’ansia della mancanza di tempo. Quando l’accetti, puoi andare avanti.


Tante volte il non-avere-tempo è solo una scusa per non fare qualcosa e riempire, in qualche modo, la giornata. Oppure perché hai paura di affrontare una certa situazione o di lanciarti in una nuova impresa.

Una cliente che lamentava la mancanza di tempo per il coaching (in effetti fissare le era diventato un melodramma con continui rimandi) è rimasta spiazzata quando le ho presentato nero-su-bianco la sua giornata tipo. Ha realizzato le innumerevoli azioni banali che potevano essere evitate.

Spesso fai fatica a dire no, sei sempre di corsa.
Indaffarato. Preso da un turbinio di azioni,
Non ti fermi a domandarti se quello che stai facendo risponde davvero a ciò di cui hai bisogno.

Se dai priorità alle cose veramente importanti, scopri di avere tantissimo tempo (anche perché le attività realmente importanti sono poche!).

Hai mai fatto caso a quante cose “poco importanti” fai ogni giorno?

Si tratta di mettere tutto nella giusta proporzione.

Se ogni serate sei davanti a Netfix, se i weekend li investi in agriturismi o baldorie con gli amici, hai già scelto da che parte stare. Hai già deciso quali siano le tue attività importanti.
Niente di male per carità. E non è una scelta sbagliata.
Anzi.

Semplicemente la scusa del “non avere tempo” difficilmente regge davvero alla realtà dei fatti.
Se sei (davvero) interessato a una cosa, se la reputi importante per la tua vita,
trovi il tempo di farla.
Tutto qui.

Ecco 8 azioni (che succhiano una quantità enorme di energia) che ho imparato a gestire:

1. Lavorare “tanto” piuttosto che lavorare “meglio”

C’è una notevole distinzione tra essere occupati ed essere produttivi.
Lavorare tanto non è sempre la strada giusta. Non te ne rendi conto che ti chiudi in una scatola quando sei troppo concentrato su qualcosa.


Concentrarsi eccessivamente, raramente è salutare o produttivo.
Spesso, lavorare meno può effettivamente produrre risultati migliori.

Il tempo è un bene limitato.
Dobbiamo imparare a spendere la minor quantità di energia per ottenere maggiori benefici.

2. Non dare le priorità

Dare la priorità a ciò che è importante e nell’imparare come essere il più efficienti possibile.
Il modo migliore per avere successo è imparare le tecniche di gestione del tempo.

Uno dei grandi strumenti di gestione del tempo è l’utilizzo di blocchi temporali.
Ciò significa impostare orari specifici in cui lavori, eliminando le distrazioni,
e non perdere tempo in attività che non sono produttive.

Dovresti imparare a stabilire le priorità.
Acquisire una mentalità che passa dalla raccolta infinita al perseguimento di quei momenti veramente preziosi.

3. Mancanza di tempo: evita di dire sempre di si

Quando dici si a tutti,
uccidi la tua produttività.

Dovresti smettere di dire si a compiti che portano a risultati bassi o quasi nulli.
Avrai così tempo per concentrarti su mansioni più importanti.

È sempre meglio svolgere poche attività molto bene,
piuttosto che tante con uno scarso risultato.


Non puoi sempre dire no (soprattutto al tuo capo o ai tuoi colleghi),
ma puoi scegliere la maggior parte delle azioni che farai durante l’intera giornata lavorativa.

4. Controllare tutto (anche l’incontrollabile)

È un meccanismo di difesa.
Controllare gli altri (perché si adattino al tuo modus operandi) crea dinamiche tossiche.

Di fronte all’incapacità di controllare dirigi tutta l’energia attorno a te,
consumando enormi quantitativi di vitalità.

Dovresti prendere coscienza che controllare e dominare le persone non migliorerà la situazione ed è improduttivo.
Al contrario, è utile imparare a controllare te stesso.

La maggior parte di noi adora la certezza ma viviamo in un mondo, dove di certo e sicuro c’è ben poco.
La vita non è certa.

La certezza non esiste, il mondo è incerto per natura.
Un giorno puoi avere qualcosa, e il giorno dopo perderla o, al contrario, non avere niente oggi e avere la fortuna dalla tua domani.

Non sprecare energia cercando di controllare le persone e le situazioni che semplicemente non puoi controllare. Quando lasci andare, scopri che hai più energia da spendere.

Probabilmente non sarai in grado di “lasciar andare” in una notte. Comincia a capire di cosa hai paura, perché hai bisogno di così tanto controllo.

Inizia a lavorare su te stesso.

5. Tenere a mente le cose-da-fare

Spesso, mi ritrovavo esausto perché cercavo di ricordare tante (troppe) cose e inevitabilmente dimenticavo qualcosa.

Questo mi provocava stress e sprecavo tanta energia mentale, perché devo “rovistare” nei meandri della mia mente per ricordare ogni compito, incombenza o evento.

Preparare delle liste delle cose-da-fare mi ha aiutato a salvare energia.
Mi danno una sensazione di “controllo” più che un beneficio in termini di produttività. La mia mente può rilassarsi perché sa che non dimenticherà nulla di importante… è tutto scritto!

Presta attenzione…
organizzare il tempo e scrivere liste complesse e infinite può diventare un’ossessione.
Uno spreco di energia.

6. Controllare la mail più volte il giorno

La maggior parte di noi controlla la posta elettronica e i vari account social in modo non organizzato (quando ne ha voglia o desidera distrarsi).


Controllare di continuo la posta elettronica vuol dire interrompere costantemente il flusso del tuo lavoro, distogliere assiduamente l’attenzione e sprecare (di conseguenza) un sacco di energia.

Fai un patto con te stesso, controlla la posta e i tuoi account social solo poche volte al giorno invece di farti succhiare del tempo prezioso.

Personalmente ho preso l’abitudine di controllare la posta elettronica 3-4 volte il giorno. Non di più.
A orari prestabiliti durante la giornata.

La maggior parte dei messaggi non è urgente.
È veramente raro che un cliente o un problema non possa aspettare un paio d’ore.

7. Essere sempre attivo sui social

Il tempo è una risorsa dannatamente scarsa.
Fai tutto il possibile per rendere il tuo tempo più interessante e stimolante.

Non cercare di presidiare tutti i social,
ma scegli quello più adatto al tuo modo di esprimerti e all’audience a cui vuoi parlare.

Per quello che mi riguarda,
credo che per la natura stessa del mio lavoro sia importante preservare la qualità, dando modo alle persone di confrontarsi come me unicamente sul mio sito web.

È anche una questione di riservatezza.
Sono convinto che concentrarmi sui risultati dei miei clienti sia molto più prezioso, per tutti, rispetto al gioco del “dico/non dico” che spesso avviene sui social.

8. Mancanza di tempo? Non essere perfezionista

Essere perfezionista tendeva a esaurirmi.

Quando sentivo il bisogno che tutto sia fatto a modo “mio”,
spendevo un sacco di tempo ed energie per ogni dettaglio.

I dettagli consumano (inesorabilmente) il mio tempo prezioso. Rischio di mancare il quadro generale perché sono troppo concentrato su piccole cose.

Non aspettare che tutto sia perfetto. Vorrei fare un buon lavoro, ma è impossibile essere sempre perfetti.
Invece di esaminare ogni singolo dettaglio, prova a concentrarti maggiormente sul quadro generale.

Invece di concentrarti sulle piccole cose durante il tuo lavoro, lasciale alla fine.
A fine di giornata, puoi sempre tornare indietro e completare questi dettagli.

Abbandona la perfezione (esagerata) se vuoi essere produttivo sul lavoro.
È meglio per la tua salute e il tuo benessere.

Carriera sbagliata: il più grande fallimento è non crederci più!

carriera sbagliata

Se vogliamo crescere dobbiamo provare.
E quindi anche sbagliare. Qualche insuccesso ci sta.

Tutti abbiamo commesso errori,
e abbiamo esperienze professionali alle spalle che ci hanno deluso e demoralizzato.

Alcuni di noi sentono di aver scelto la carriera sbagliata oppure non è mai decollata.
Si guardano indietro e vedono fallimenti causati da circostanze al di fuori del loro controllo.

Hanno sempre fatto del loro meglio, ma lamentano di non essere mai stati apprezzati.
Sono stati vittima delle circostanze.

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Tuttavia,
solo chi sa imparare da quelle esperienze, le sa gestire e “ricostruire”,
è in grado di andare avanti e superare un momento di grande difficoltà.

È importante che ti concedi il tempo per elaborare quello che ti è capitato,
incominciando con piccoli passi per riprendere il controllo della tua vita.

Puoi risollevarti da un licenziamento inaspettato,
la chiusura di un‘attività, un cambiamento di carriera che non ha funzionato,
un totale disastro, un carriera sbagliata,
puoi accettare un lavoro meno prestigioso e meno retribuito che potrà traghettarti verso momenti migliori, tuttavia …

Carriera sbagliata: il più grande fallimento è non crederci più!

Non ti riprenderai mai dall’esserti “assopito” sulla tua sedia d’ufficio… o il tuo divano di casa.

A questo punto, ogni rivalsa è vista come inutile, superflua o tardiva,
perché non serve a “riparare il torto”, non riesce ad “assolvere” il retrogusto di delusione che proviamo.

Quando ti chiudi al mondo, e alle nuove possibilità,
non ti succede mai nulla di diverso.
Il lavoro è sempre lo stesso, ecco questo è veramente pericoloso.

Non esci dalla tua zona di comfort,
non hai problemi e non fai sforzi (il lavoro lo conosci a memoria oramai),
quello che manca sono gli stimoli e la stima in te stesso.

“Il comfort è la tua più grande trappola e uscire dalla zona di comfort è la tua più grande sfida.”
Manoj Arora


Essere comodi è qualcosa cui hai dedicato tempo, energia e speranza.
Hai sempre ricercato una vita felice, confortevole, senza nessuno che disturbi.
Liberi da preoccupazioni. Confortevoli.

Al lavoro, nei tuo ruolo di collega o di leader, non sperimenti più.
Ti adagi. Non osi più.

Sguazzi nella routine (anche se ti sta stretta ma almeno è conosciuta).
Sei comodo.

E adesso?

Il lavoro è ripetitivo, noioso, non è quello che volevi ma quanto è dura cambiare?
Ti piacerebbe proporti per la posizione di team leader ma poi … chissà quanti mal di testa?

Vorresti di meglio ma (oramai) hai familiarizzato con la comodità.
Non hai più la forza. Non ce la fai.

Spesso taci la voce dentro di te … che ti invita a osare, lanciarti.
Smetti prima ancora di cominciare.

“Te ne sei accorto, sì
Che parti per scalare le montagne
E poi ti fermi al primo ristorante
E non ci pensi più.”
Brunori Sas “La verità”

Non cullarti troppo in questo comfort,
speriamo non sia l’azienda a svegliarti (di contraccolpo) da questo oblio …

Quando non ci credi più, non combatti più.

A fine lavoro spegni il PC -forse scontento- ma tranquillo.

Almeno non lamentarti.
Noi stessi stiamo male in questa situazione,
per non parlare dei nostri poveri familiari a casa, dato che saremo insoddisfatti e intrattabili.

Credo hai uno scopo nella vita.
E credimi … non penso sia la comodità!

Il punto -non fraintendermi- non è godere o evitare le comodità che la vita ti offre.
Il pericolo è piuttosto rimanere intrappolati all’interno della tua zona di comfort.

Non sei fatto per essere bloccato dentro la scatola.
Hai bisogno di questa avventura.
Di “assaggiare” il gusto della vita.

Devi uscire dalla zona di comodità se vuoi crescere
che tu abbia 30, 40 o 50 anni, poco importa!

Rimanere dove sei, è una garanzia per rimanere marginale. Se non ti spingi al di là della tua “zona di comfort”, se non chiedi di più a te stesso, stai scegliendo un’esistenza vuota.
Ti neghi un viaggio straordinario.

Prendi dei rischi (senza lanciarti senza paracadute) e fai cose nuove.
È più facile a dirsi che a farsi (lo so) ma la ricompensa è una vita di evoluzione e di avventura.

Vorresti abolire ogni ostacolo dalla vita. Non hai più bisogno di faticare, di combattere.
Questo è il “pericolo di stare troppo bene”.

I fallimenti, gli errori, le perdite, fanno parte della vita

Fattene una ragione.

Devi accettare l’idea del fallimento, la carriera sbagliata,
senza negare emozioni, il dolore, la paura, lo sconforto,
smettere di giocare sulla difensiva se vuoi che la tua vita prenda la direzione professionale che desideri.

Non fare cioè l’errore di cercare di indorare la pillola.
Non saltare dei passaggi. Se oggi sei caduto, ti farà male e rialzarti non sarà facile.
Parti da qui.

Una certa dose di fallimento nella vita è inevitabile.

È impossibile non riuscire in qualcosa,
a meno che non vuoi vivere in modo così prudente da non vivere del tutto, in quel caso,
avrai fallito in partenza.

Chiedere un aumento di stipendio in periodi difficili. Roba da pazzi? -2

un aumento stipendio

Foto di Ryan McGuire da Pixabay


Chiediti:

  • Il tuo capo diretto è consapevole del tuo desiderio di ottenere un aumento?
  • Hai conversazioni con il tuo capo trasparenti e coerenti su aumenti e promozioni?
  • Qual è lo “stato di salute” della tua azienda in questo momento?
  • Ci sono stati nell’ultimo periodo licenziamenti/blocchi delle assunzioni/ristrutturazioni?

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  • Qual è stata la performance del tuo settore in questo periodo? Ci sono stati tagli?
  • Sono stati raggiunti i risultati? Assunto nuovi dipendenti?
  • Si parla di nuovi progetti? Di ripresa? Nuove aperture? Gli affari stanno riprendendo?
  • Meglio mettere in stand-by la tua richiesta fino a quando l’azienda non sarà più stabile?
  • Hai assunto ulteriori responsabilità a causa della pandemia?

L’osservazione oggettiva della performance e della cultura della tua azienda è fondamentale.

Quando si tratta di chiedere di più,
è importante individuare e sapere illustrare come hai aggiunto valore.
Come il tuo impatto sul lavoro è allineato con gli obiettivi aziendali.

Ad esempio, hai formato il tuo team su come utilizzare determinati strumenti digitali (aiutandolo a rimanere efficiente) nel passaggio al lavoro remoto?

Ecco altre domande che dovresti porti:

  • In che modo i tuoi risultati hanno contribuito al successo dell’azienda negli ultimi 6-12 mesi?
  • Hai assunto più responsabilità, hai sostituito un collega assente, hai ampliato il tuo ruolo durante la pandemia a causa di un ridimensionamento del team o del cambiamento delle strategie?
  • Hai superato le aspettative nonostante tutto lo stress della pandemia?
  • Sei diventato un leader all’interno del tuo team, hai aiutato i colleghi a rimanere motivati e produttivi in modo che tutti possano raggiungere i propri obiettivi?
  • Ti sei reso più visibile con il tuo lavoro ad altri leader all’interno dell’azienda o di un altro dipartimento?
  • Tutte queste persone potranno garantire concretamente la tua performance?
  • Hai ricevuto ultimamente feedback positivi sulle tue prestazioni da colleghi, clienti, dal tuo capo o da altri superiori?

 


 
Non hai bisogno che tutte le risposte siano SI.
Più ne avrai, ovviamente meglio sarà.
Se ti ritrovi con poche risposte positive potresti ancora non essere pronto per chiedere un aumento stipendio.

Ti consiglio di gestire in modo proattivo la tua carriera, monitorando e aggiornando regolarmente i tuoi progetti e le tue realizzazioni lavorative.

Condividi regolarmente le tue vittorie (senza boria e arroganza) con il tuo capo in modo che quando “arrivi con il tuo aumento” non sia colto di sorpresa.

C’è un momento giusto esatto per chiedere un aumento stipendio?

“So che il momento non è quello giusto ma vorrei …”
Se sai, che la tempistica non è quella giusta, perché lo chiedi?
C’è un periodo dell’anno in cui la tua azienda offre possibilità di promozioni e aumento stipendio?

Puoi chiedere al tuo capo, alle HR o un collega di fiducia come l’azienda affronta in genere tali richieste.
In alcune organizzazioni, ciò avviene durante i colloqui annuali o semestrali.

Il timing (in questi casi) è veramente tutto.

Se ogni giorno si discute come contenere i costi, dipendenti che se vanno e altri che vengono “accompagnati” alla porta, allora il momento è quello più sbagliato.
Anzi.
 


 
Potrebbe essere un boomerang, dritto sui tuoi denti!

È un buon momento per chiedere un aumento quando:

  • Puoi esprimere chiaramente il valore generato per la tua organizzazione.
    Hai superato le aspettative di rendimento, hai assunto più lavoro, hai lanciato un nuovo programma, hai preso il posto di uno del team, sei sempre stato una persona affidabile senza ottenere credito per quello sforzo extra, hai fatto degli straordinari andando oltre ciò che ti è richiesto.
  • L’azienda sta attraversando un periodo di “grassa”, i fatturati aumentano e un’espansione senza precedenti, è il momento giusto per chiedere un aumento. Il ferro va battuto quando è caldo!

Se ti rispondono NO…

Non è necessariamente una cosa negativa.

Dimostra che vuoi continuare ad aggiungere valore. Far crescere il tuo impatto nell’azienda e per questo…dovrebbero compensarti equamente.

Se ritieni che la tua azienda non stia andando particolarmente bene,
potresti pensare di negoziare cose diverse della retribuzione in denaro.

Il valore non deve essere necessariamente in salario,
soprattutto se il tuo lavoro non è qualcosa di facilmente quantificabile (come le vendite). Potrebbe trattarsi di qualcosa come orari di lavoro più flessibile, benefici non retributivi, lavoro da casa, ecc…

Se vuoi approfondire leggi “8 frasi tossiche da evitare se vuoi chiedere un aumento di stipendio“.

Chiedere un aumento di stipendio in periodi difficili. Roba da pazzi? -1

aumento di stipendio

Foto di Ryan McGuire da Pixabay

Essere sottopagati è meglio che non essere pagati del tutto?
È già un po’ che si discute del tuo aumento di stipendio ma con il virus si è bloccato tutto?

Hai assunto ulteriori responsabilità (che ritieni dovrebbero essere “risarcite”) ma nessuno parla di aumento?
È una leggenda che chiedere un aumento in un momento difficile si rischia di essere licenziati?

Chiedere un aumento può intimidire, anche nei momenti floridi…
figurati in questo momento che stiamo affrontando una pandemia globale, una recessione economica e una trasformazione del lavoro… e non basta……
licenziamenti, blocchi delle assunzioni e tassi di disoccupazione senza precedenti.

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È facile capire perché prima di “alzare la mano” sarebbe molto meglio riflettere.

Dovresti chiedere un aumento aumento di stipendio in questi tempi difficili?

Chiedere un aumento di stipendio? Paura di apparire avido, ingrato, presuntuoso

L’avidità (ci è stato insegnato da sempre) è un sentimento sbagliato ed è l’origine di tutti i mali.
Dentro di noi si crea un muro e il senso di colpa inizia a serpeggiare.

Abbiamo paura di essere visti dagli altri avidi e presuntuosi.
La modestia è un freno che potrebbe rivelarsi pericoloso.

Troppa modestia ci fa negare, per paura o per essere accettati in gruppo, le nostre capacità.
Ci fa negare di saper fare qualcosa. E così facendo perdiamo grandi occasioni.

Odiamo dover parlare di noi stessi, perché ci sembra di “vantarci”.
Invece, parlare di sé stessi, delle proprie realizzazioni non è boria.
Arroganza o presunzione.

Quando parliamo di un risultato, parliamo di un dato di fatto.
Quando parliamo di come abbiamo risolto un problema, di come abbiamo imparato una nuova abilità o collaborato con il team, stiamo parlando di fatti concreti.

È fondamentale essere pronti ad ammettere la propria bravura.
Proporsi quando è necessario.
 


 
Quando si tratta di negoziazione, le prime domande che devi porti sono:

  • Devo chiedere un aumento?
  • Quando dovrei farlo?
  • Come dovrei farlo?

Prima di lanciarti, poniti delle domande

  • Quanta trasparenza e predisposizione c’è nella tua azienda per quel che riguarda stipendi e bonus?
  • L’intero argomento è spinoso o un tabù?
  • Se ne parla bisbigliando?
  • Eri già in trattative con il tuo capo o le HR per ottenere una promozione o ottenere un aumento?

Alcune organizzazioni hanno creato (volutamente) una cultura che alimenta questa riluttanza a parlare apertamente di compensazione.

Se questo è il caso,
la soluzione migliore è quella di “presentarsi” armati con i fatti e mantenere un approccio focalizzato e diretto.

Le possibilità di successo sono maggiori se ci si prepara punti di discussione oggettivi e basati su dati concreti.

Dovresti chiedere un aumento di stipendio durante la pandemia?

Dipende.
Il timore è sentirsi rispondere …
“È già bello che hai un posto di lavoro”.

D’altro canto, se non chiedi, la risposta sarà sempre e comunque NO.
 


 
Spesso siamo in imbarazzo a parlare con i coordinatori, responsabili HR o direttori,
in particolare chiedere un aumento in tempi così complessi come quelli che stiamo attraversando.

Nonostante tutto anche in questi momenti di crisi …
le persone continuano a trovare nuovi posti di lavoro, ottenere aumenti e promozioni.

Se la crisi ha colpito in vari settori, ci sono però (non poche) nicchie felici e floridi aree in cui la parola “recessione” non si è minimamente sentita.
Anzi.

Ci sono, molte aziende che hanno resistito alla tempesta e stanno andando bene…
per alcune la performance è persino aumentata.

Oltre a ciò, se stai pensando di chiedere un aumento alla tua azienda in questo momento, sono sicuro (salvo che tu non sia un idiota… e non lo credo!)
che tu sia consapevole che una contrattazione sullo stipendio, in questo momento, sia assolutamente adeguata e rispettosa.

Sono certo che non stai pensando di chiedere un aumento di stipendio se la tua azienda ha una proceduta fallimentare in atto.
Ottenere un aumento durante una crisi economica non è cosa-impossibile.

Buone notizie per gli indecisi: non esiste la decisione giusta – 2

la decisione giusta

Foto di Norbert Kundrak da Pexels

Non focalizzarti solo sulla decisione giusta/sbagliata.. è molto più importante la motivazione. Un forte stimolo aiuterà a vincere molte difficoltà.

Uno sforzo affannoso o occasionale non sarà di nessun valore. Per ottenere risultati devi applicarti tutti i giorni, fino a quando diventerà un’abitudine.

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La perseveranza è quella dote che ti permette di andare oltre la fatica e le circostanze.
Ti permette di superare un passo falso, una battuta d’arresto, recuperare da un infortunio (se sei uno sportivo).

La decisione giusta? Con la perseveranza, verrà il successo..

Se nessuna scelta sembra migliore dell’altra…
se ogni decisione ti attira più o meno allo stesso modo e (nonostante altre ricerche) non riesci a ridurre l’incertezza, capisci perché tante persone si “perdono” o restano bloccate in vortici di dubbi e pantani d’indecisione.

Hai paura di prendere la decisione sbagliata, quindi rimandi, trovando modi sempre più creativi per posticipare la scelta. Pensare troppo (spesso) può far male.

Cominci a renderti conto che -almeno in alcuni casi- esageri.
L’indecisione, l’eccessivo rimuginare o la ricerca della scelta “perfetta” rasenta il grottesco.

Una volta che hai deciso …muovi il primo passo, un altro ancora, ancora uno …

“La pazienza e la perseveranza hanno un effetto magico davanti al quale le difficoltà scompaiono e gli ostacoli svaniscono.”
JOHN QUINCY ADAMS

Devi imparare da quelle persone che hanno sempre dovuto lavorare sodo, che hanno sviluppato determinazione, costanza e forza di volontà per padroneggiare una nuova abilità o superare un ostacolo.

 


 

Non raggiungi il successo professionale senza fatica, senza un impegno straordinario.
All’inizio – chi non è abituato – trova difficoltà. Dopo varie volte tale sforzo diventa naturale e istintivo.

Quando la salita si fa dura, quando (sembra) che non c’è alcuna ragione di continuare, quando tutto intorno a te invita a mollare, arrendersi, rinunciare, a non continuare …proprio a quel punto che … se vuoi realizzare il tuo sogno… devi perseverare.

Devi trovare la forza per andare avanti!
Mettere in discussione le tue credenze limitanti.

Devi trovare la forza di percorrere ancora qualche altro metro e andare avanti.

Non rotolarti nel dilemma “Quale sarà la decisione giusta?” non è la domanda giusta. L’unica cosa che conta è … il tuo atteggiamento! Se decidi di metterti in proprio, aprire un airbnb oppure se rimani senza lavoro (speriamo di no!) … quello che più conta è il tuo approccio e le tue convinzioni. Come vedi te stesso e cosa vuoi ottenere.

Una volta che sai come affronterai la situazione… “Quale è la decisione giusta?” avrà la sua risposta!

La domanda giusta non è “Vado a destra o a sinistra?” ma piuttosto “COME affronto la strada dopo che scelgo destra o sinistra?
Quale sarà la tua prossima mossa?
Come affronti gli ostacoli?
Sei disposto a cadere e rialzarti? Sempre ogni volta?
Sai gestire le attese? Le frustrazioni?
Ridiscutere le tue credenze e le tue certezze?
Come puoi trovare la forza per andare avanti?

 


 

La decisione giusta? Devi trovare dentro di te la forza. E andare avanti…

La perseveranza è la dote che ti permette di andare oltre la fatica e le circostanze.
Perseveranza vuol dire “attaccare” giorno dopo giorno.
Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada. Davanti alla paura del futuro non paralizzarti.

La competenza, la bravura, il talento non è tutto, non è sufficiente, occorrono duro lavoro e tenacia.
Perseveranza. Grinta.

Il successo professionale non è la conseguenza della “decisione giusta” ma è legata alla tua …forza mentale.
Non mollare! Ce la farai!

Buone notizie per gli indecisi: non esiste la decisione giusta – 1

decisione giusta

Foto di Norbert Kundrak da Pexels


Ricercando sulla Rete la foto da inserire per questo articolo riguardo la “decisione giusta”,
ho notato che “la scelta” è spesso raffigurata da un bivio in fondo ad un sentiero boscoso oscuro, senza cartelli. E così che immaginiamo una scelta,vero?

Vado a sinistra … e se sarà piena di insidie e finirò per rimpiangere quella scelta? Forse dovrei andare a destra … ma se non è quello che penso?

Forse dovrei semplicemente sedermi a questo bivio. Non decidere, finché non saprò con certezza quale sarà la scelta perfetta. Anche non-scegliere è (in fondo) una scelta.

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Gran parte dello stress e delle difficoltà della vita dipendono dal prendere decisioni. Grandi e piccole.
Prendiamo decine di decisioni ogni (santo) giorno.

Quale sarà la decisione giusta?

Lanciare (finalmente) la tua attività indipendente di consulenza?
Proporti per la posizione di team leader …e se poi non vai d’accordo con il team?
Riparare l’auto o aspettare gli incentivi di settembre e prenderne una nuova?
Che colore scelgo lo smalto semipermanente sulle unghie?
Mi taglio i capelli a-zero? Mi faccio crescere la barba?

I risultati di queste scelte non cambieranno il mondo. Neanche il “tuo” mondo. Tuttavia, alcune scelte ci danno la sensazione inconfondibile che se sbagliamo …ci facciamo male!
E quanto devi essere sicuro prima di scegliere?
Lanci la monetina? Analizzi con cura oppure ti butti senza pensarci troppo?
Fai la conta dei pro-contro?

La scelta di lanciare la tua attività indipendente ti darà più tempo per la famiglia (pro), ma anche più tensione con il tuo partner (contro), uno stipendio fluttuante (contro) e chissà che altro… oddio cosa faccio?

Se sapessimo già cosa accadrà, non dovremo decidere.
Contrariamente a quanto ci è stato insegnato, non dobbiamo scegliere tra giusto o sbagliato Ci sono solo scelte, ognuna con i propri potenziali vantaggi e sfavori.

Prendi la decisione migliore possibile in questo preciso momento. Semplicemente, perché …

..non esiste la decisione “giusta”

Ma ovviamente ce ne sono anche di migliori e peggiori.

È incredibile come questa verità fondamentale, possa essere così facilmente dimenticata. Ancora una volta, non c’è scelta giusta o sbagliata. La vita va avanti, comunque. Se è quella giusta, fantastico! Se era quella sbagliata, potrai sempre trarre vantaggio da questa esperienza.
 


 

Il futuro è sempre incerto. Non sai mai cosa succederà, né cosa accadrà in seguito. Possiamo solo decidere e fare una scelta. Ma l’idea che ce ne sia una “giusta” è una favola che continuiamo a raccontarci.
Ci possono essere scelte migliori o peggiori, risultati positivi o negativi ma non esiste una linea d’azione da seguire che ci porta alla decisione giusta.

Eppure, ci avviciniamo ai nostri dilemmi come se ci fosse, da qualche parte là fuori, una giusta linea di condotta. Abbiamo un disperato bisogno di identificarla. Forse scopriremo nel modo più doloroso che non esiste. Anche quando vivrai le conseguenze, non saprai mai quale sia stata la scelta giusta.

Rinuncia all’idea di decisione giusta può essere liberatorio! Può essere un enorme sollievo riconoscere che è un obiettivo impossibile.

C’è una grande differenza tra fare scelte ponderate e fare scelte giuste

Non voglio essere equivocato.
Prima di decidere è fortemente consigliabile controllare tutti i dati, ricercare tutte le informazioni e confrontare (eventuali) esperienze del passato. Ciò non toglie che … il futuro è complesso. Rimane incerto.
Una probabilità vantaggiosa non ridurrà l’incertezza che provi!

Ulteriori dati potrebbero essere utili, ma non sono sufficienti. Anche se raccogli più informazioni non rivelerà mai la scelta giusta.

Ogni azione provoca diverse conseguenze, una cascata di effetti che sono spesso sia benefici che dannosi, programmati o inaspettati.

Non concentrati sulla decisione “giusta”.

 

Il tuo capo diretto ha dato le dimissioni. Preoccupazione o opportunità?

capo ha dato le dimissioni

Foto di 李磊瑜伽 da Pixabay

“Il mio capo ha dato le dimissioni. Un preavviso di 1 mese, parte per una posizione che -dice- lo aiuterà a crescere professionalmente.

Così all’improvviso… senza dirmi niente! Non me lo aspettavo…
Abbiamo lavorato così bene insieme.

E adesso?
Chi arriverà?
Sarà trasparente e flessibile con me?
Interessato anche lui al mio sviluppo professionale?
Cosa farò se non lavoriamo insieme bene?

Sembrava che tutto andasse liscio… adesso mi sento spiazzato… tradito … avevo dei progetti con lui… mi ero proposto come coordinatore del mio department…
sto ricominciando anche a dormire male la notte!

Marco P. – Finance Manager – Lugano

Mi spiace Marco,
il Mondo dal lavoro oggi è complesso e imprevedibile.

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Da qui la necessità di essere sempre molto flessibile e adattabile.
Resiliente ai cambiamenti.
Flessibilità – che come già discusso altre volte- devi sviluppare.
Allenare.

La qualità di un lavoro dipende molto dalla qualità del manager.

Un buon capo può trasformare un lavoro noioso in uno progetto entusiasmante. Ti senti apprezzato. Sei stimolato per la tua crescita professionale.

Un cattivo capo può trasformare un lavoro affascinante in ore di fatica e alienazione mentale,
bruciore di stomaco.

La prima cosa da fare è …

Il capo ha dato le dimissioni? Non farti prendere dal panico

Quando il tuo capo annuncia le dimissioni e l’immanente partenza, affiorano paure e preoccupazioni.
Cominci a pensare che qualcosa non va in azienda.

È solo l’inizio di altri problemi?
Il lavoro è a rischio? I benefici saranno tagliati?
Il nuovo capo sarà trasparente e flessibile?
La reputazione dell’azienda sta peggiorando?

 


 

Anche se tali pensieri sono naturali,
non lasciare che l’ansia e l’affanno prendano il sopravvento su di te.

Il timore per ciò che non sai o non puoi controllare, non ti aiuterà a gestire al meglio la situazione.
È fondamentale -in questa fase- mantenere morale e concentrazione.

Non è detto.
I cambiamenti possono essere anche positivi.

Non prenderla sul personale per le dimissioni del tuo capo

Nel corso degli anni potresti aver costruito con il tuo capo/a un ottimo rapporto di lavoro.
Adesso ti senti -comprensibilmente- deluso e amareggiato dalla sua partenza.

È del tutto normale.
Non prenderla come uno sgarbo personale o un tradimento.

Ricorda che …
ogni decisione di cambiare un lavoro è complicata. Raramente è presa alla leggera.
Il tuo oramai ex capo ha fatto ciò che era meglio.
Ha colto l’opportunità per perseguire la sua carriera.
lagnoso
 


 

Condividi il tuo supporto con lui/lei. Suggerisci di tenerti in contatto.
Mantieni un’ultima impressione positiva.
Mostra il tuo apprezzamento per la sua leadership . Metti le basi per una relazione continua lungo la strada, ovunque entrambi andiate.

Indaga ma con discrezione

La tua posizione potrebbe essere influenzata in modo positivo o negativo dopo le dimissioni del tuo capo.

Prima di aggiornare il tuo CV, iniziare la ricerca di lavoro, riempire lo scatolone (tipo dipendenti di Lehman Brothers) devi cercare di sapere cosa succederà.

Quando possibile,
vai direttamente alla fonte per informazioni. Se non lo fosse, dovrai fare un po’ di indagine.

Chiedi in ufficio.
Cerca però di limitare le tue domande a persone fidate.
Fallo con discrezione.

Anche se non c’è garanzia da queste informazioni di seconda mano,
la versione dei tuoi colleghi potrebbe darti uno spunto o un suggerimento su possibili problemi e possibilità.

Fai un passo avanti

Anche se perdere un capo può essere una sfida, professionale ed emotiva,
è anche un’opportunità per la tua crescita professionale.

Puoi sfruttare questa opportunità per mostrare ai vertici quanto ti piacerebbe metterti in gioco in un posto di responsabilità.

Non aver paura di condividere le tue idee. Offrire suggerimenti su come vorresti contribuire all’azienda in futuro.

Anche il tuo capo potrebbe trasferire alcune delle sue responsabilità su di te.
Suggerire la tua candidatura. Proporti come suo sostituto.

Il capo si è dimesso? Resta professionale e flessibili durante il periodo di transizione

Appena annunciate le dimissioni del tuo attuale capo,
pettegolezzi e voci potrebbero diffondersi in ufficio.

Resta professionale.
Se non vedevi l’ora della sua partenza … tienilo per te!
Stai lontano dal gossip.
Concentrati sul lavoro. Non lasciare che questa partenza influisca sulle tue prestazioni.

Durante questo periodo di transizione,
aspettati che ti potrebbero assegnare alcune delle attività del tuo capo. Le pianificazioni cambiare e accumulare ore extra.
Fatti trovare pronto!

Incontra il tuo nuovo capo e dimostra la tua abilità

Dopo che il tuo capo ha lasciato,
la società potrebbe già avere un sostituto o promuovere qualcuno che gestisca la posizione durante questo periodo intermedio.

Evita i confronti e concentrati per costruire una relazione più forte con il tuo nuovo capo.

Assicurati di fargli conoscere le tue responsabilità. I progetti su cui stai lavorando e cosa puoi offrire. Il nuovo manager vorrà conoscere il valore che porti nel team.

Scopri e comprendi le sue aspettative su di te.

Ti invito a prendere questi suggerimenti per gestire la dimissione del tuo capo non come una guida da seguire alla lettera ma solo come spunti di riflessione e di valutazione.

I rapporti professionali (come quelli personali) sono troppo complessi perché sottostiano a regole e procedure standard.Vanno contestualizzati e personalizzati all’azienda, alla situazione, alla tua personalità di capo/leader/responsabile e a quella del tuo collaboratore o dipendente.

Donna sul lavoro. 11 spunti per guadagnare il rispetto che meriti – parte 2

donna sul lavoro.

Foto di Анастасия Гепп da Pixabay

6. Mantieni la comunicazione sempre professionale

Quando scrivi una mail,
ricorda che potrebbe essere inoltrata a qualsiasi persona del tuo ufficio.
Evita mail informali o frivole.

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Ogni e-mail,
dovrebbe includere un saluto e una firma appropriata.

Quanto più sei formale,
tanto più seriamente (e chiunque stia potenzialmente leggendo le tue e-mail) ti stimerà.

Non essere dilettante.
Se vuoi diventare leader, sii professionale.

Leggi il postCome scrivere mail come un CEO, anche se non lo sei!

7. Emana sicurezza attraverso il linguaggio del tuo corpo

Se vuoi essere percepita come credibile e sicura di te,
devi essere consapevole dei segnali (soprattutto quelli non-verbali) che stai inviando.

Spesso le donne al lavoro sono inconsapevoli dei loro messaggi non-verbali che riducono la loro autorità.
Esprimono vulnerabilità, soggezione o asservimento.

Il tuo atteggiamento, i tuoi occhi, la tua voce devono trasmettere forza e sicurezza.
Parla con fermezza, chiarezza e sicurezza quando esprimi le tue opinioni.

Leggi il post per approfondire.
 


 

8. Prenditi il merito come professionista .. come donna sul lavoro.

Troppe donne hanno paura di prendersi il merito.

Odiano dover parlare di sé stesse, perché lo vedono come “vantarsi”.
Arroganza.
Ma finiscono con auto sabotarsi.
Ricorda che … parlare dei tuoi successi e realizzazioni, non è boria.
Arroganza o presunzione.

Quando si parla di un risultato, è un dato di fatto!

Non aver paura di affermare che sei la persona di riferimento perché … sei ben informata, disponibile e competente.
Hai risolto un problema, hai imparato una nuova abilità o hai collaborato con efficacia con il team.

Concentrati sull’obiettivo del progetto. Prenditi il merito di quello che fai bene.

9. Donna sul lavoro. Vestiti ogni giorno se dovessi chiedere una promozione

Ciò che indossi… la dice molto su di te!

Se vuoi che i tuoi colleghi o collaboratori ti trattino come una professionista,
devi vestirti come tale.

Trova l’equilibrio tra business e femminilità.
Soprattutto, lascia che la tua personalità ed etica parlino per te, non solo i tuoi vestiti.
 


 

10. Non farti schiacciare dalle emozioni

Al lavoro,
devi lasciare i tuoi problemi personali fuori dalla porta.

Se coinvolgi gli altri, sfogandoti della tua vita amorosa, se trascini le persone nelle tue diatribe familiari, perderai il rispetto di colleghi e collaboratori.

Diventare emotiva ti farà sembrare instabile e inaffidabile.
Non essere lamentevole e piagnucolosa.
Soprattutto sul tuo luogo di lavoro.

11. Impara a dire di no

Molte donne hanno l’idea (sbagliata) che per ottenere rispetto sul posto di lavoro devono essere sempre disponibili. Fare tutto ciò che le viene chiesto.
Per paura di dire NO, dicono SI.
SI a quel nuovo impegno, SI a più lavoro, SI a quel progetto che le farà tornare a casa alle 9.00 di sera.

Dire sempre SI dimostrerà gratitudine per la tua azienda, ma non ti farà sentire apprezzata o rispettata.

Hai difficoltà a dire no sul lavoro?
Cerchi sempre di essere gentile con gli altri?
I colleghi se ne approfittano?
I collaboratori l’hanno capito e sanno come prenderti?
Spesso ci sentiamo in dovere di acconsentire a tutte le richieste, per paura di sembrare poco collaborativi.

Dicendo no,
stai rispettando e valorizzando il tuo tempo e il tuo spazio.

Dire NO è una tua prerogativa.
Devi conquistare il rispetto che meriti.
Come donna sul lavoro.

Donna sul lavoro: 11 spunti per guadagnare il rispetto che meriti – parte 1

donna sul lavoro

Foto di Анастасия Гепп da Pixabay

Il mondo del lavoro si è fatto ancora più duro, spietato e competitivo.

Le persone troppo accondiscendenti finiscono per avere la peggio. Probabilmente te ne sei resa conto anche tu. In prima persona.

“La questione non è chi mi darà il permesso,
ma chi mi fermerà”
Ayn Rand

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Ecco 11 suggerimenti per guadagnare più rispetto. Per te donna sul lavoro…

1. Donna sul lavoro? Non ricercare la perfezione

L’errore più grande che commettono molte donne è cercare di … essere perfetta come collega e team leader (ma anche come … moglie, madre, amante).

Si abbandona al confronto e alla “disperazione” quando si compara con altre donne.
L’asticella è sempre più alta.
Si sentono sfiduciate e fallite per non aver raggiunto l’obiettivo.
Irrealistico e inarrivabile.

Non restare bloccata nel tentativo di voler fare tutto.
Perfettamente.

Non fare tutto da sola.
Evita la trappola di pensare che gli altri (colleghi, collaboratori, partner, figli, ecc..) non faranno mai bene le cose, così come le faresti tu.

Decidi cosa è “necessario”. Accontentati di “buono”.
Non annegare nella perfezione.

Leggi il post.
 


 

2. Evita i pettegolezzi e i flirt sul lavoro

Per quanto possa essere divertente,
sparlare dei tuoi colleghi di lavoro ti darà un’immagine di persona poco affidabile.

Invece di spettegolare, tieni gli occhi e le orecchie aperti su ciò che sta accadendo intorno a te. Quando gli altri cercano di coinvolgerti, non sentirti obbligata a partecipare.

Cambiando argomento, i tuoi colleghi di lavoro si renderanno conto che non sei interessata. Probabilmente ti rispetteranno per questo.

Evita anche i flirt sul lavoro.
A volte, incontrare qualcuno sul posto di lavoro è inevitabile.

Ritengo che la donna sul lavoro (come l’uomo ) sia libera di uscire o flirtare con chiunque ritengano opportuno, senza affrontare il giudizio.
Sfortunatamente, non è così.

Rischi di compromettere la tua credibilità e in definitiva la tua carriera.

3. Non scusarti così tanto

Molte donne utilizzano come riempitivo inconsciamente parole tipo “Mi dispiace” oppure “Scusa”.
“Mi dispiace, vorrei semplicemente aggiungere qualcosa?”
“Mi scusi, vorrei parlare del punto iniziale”
“Scusa ma … non avevo ancora finito”.

Sei veramente dispiaciuta?
Hai fatto qualcosa di sbagliato?
Nella maggior parte dei casi, no, non l’hai fatto.
 


 

C’è bisogno di chiedere così tanto scusa per condividere i tuoi pensieri?

Le persone forti e fiduciose,
sono disposte ad ammettere l’errore ma dire sempre “scusa” è fuori luogo.

Non è necessario continuare a scusarsi.
Costantemente. Tutto il giorno.
Per tante piccole cose che non hai fatto.

4. Sii professionale

Semplice. Lineare.
Ovvio.

Il modo migliore per ottenere rispetto sul posto di lavoro è fare il tuo lavoro.
E farlo bene!

Quando vuoi guadagnare rispetto e influenza,
devi dimostrare di essere degna e capace di tali responsabilità.

Una professionista di successo rispetta sé stessa e rispetta il tempo degli altri.

5. Osa un po’ di più

Durante le sessioni di coaching,
molte delle mie clienti-donne (anche se molto competenti) “spiccano” per la loro mancanza di fiducia.

Dichiarano che spesso si “trattengono” (invase dal dubbio e dalla poca fiducia). Perdono le opportunità che invece i loro colleghi-maschi, anche se non hanno idea di cosa stanno facendo, riescono a cogliere.

La paura di fallire ti impedirà di avanzare.
Se ti angosci di ciò che può andare storto, non progredisci.

Vale la pena investire tempo ed energia.
Sii entusiasta di una nuova sfida. Sii coraggiosa.
Almeno un po’.

Prenditi qualche rischio.
Decidi di essere più visibile come donna sul lavoro.
Preparati domande durante le riunioni. Sii più audace nella tua rete. Parla con le persone che ce l’hanno fatta.

Usa i tuoi punti di forza.
In ogni situazione.
Sempre.

5 volte che dovrai affrontare i colleghi (nessuno lo farà per te) – 2

collega scorretta

Foto di Hans Benn da Pixabay

4. Il collega che fa il “capetto”

Hai una collega scorretta che si comporta come se fosse il capo?

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Ti rimprovera o fa commenti sulla tua produttività?
Ti dice cosa fare e tenta anche di rifilarti più lavoro?
Chiede su cosa stai lavorando e ti offre consigli non richiesti?

Un capo basta e avanza …
di un collega fake-boss ne facciamo tutti volentieri a meno.

Come sopravvivere ad una collega scorretta che gioca-a-fare-il-capo?
L’unico modo per far fronte a questa furbetta è quello di mantenere la calma e fargli vedere chi è il vero professionista!

Quando vedrà che non te non attacca, per continuare a spadroneggiare,
si dirigerà semplicemente verso un altro collega (non pensare che rinunci a farlo).

Leggi il post.

5. Quando il collega non considera il tuo tempo

Quando rispetti qualcuno, non li rubi il tempo.

Quel collega che continua a interrompere il flusso del tuo lavoro, e tenta di scaricarti il suo lavoro,
è irrispettoso del tuo tempo.

Spesso ti chiede “qualche secondo” o “un minuto” quando (in realtà) “un minuto” non basta per esprimere pienamente le tue considerazioni. Ti senti pressato in un lasso limitato di tempo!
 


 

Se lo fai notare, ti risponderà che è solo un modo di dire … ma si sbaglia.
È una questione di approccio!

La prossima volta che ti chiede “un minuto” rispondi garbatamente che al momento sei occupato.
Fissa un breve incontro in agenda.
Vedrai che capirà che con te non attacca più.

Troppo spesso …

vogliamo gestire una collega scorretta senza farci coinvolgere troppo!

Senza “scendere in campo”.

Con la speranza che il tempo sistemi magicamente le cose.
A volte funziona, spesso purtroppo no.

Per il momento prova a mettere da parte le tue emozioni.

Non prenderla sul personale

Non esigere rispetto.

Se chiedi rispetto vuol dire che non ne hai

Il rispetto deve essere guadagnato piuttosto che richiesto.

Non fare affidamento all’autorità (almeno non subito). Quando avvertiamo la mancanza di rispetto, sentiamo il bisogno dell’autorità.
Se non la smetti, lo dico al capo (al grande-boss, al titolare)“.
 


 

Non minacciare.
Ti rende piagnucoloso. Lamentoso.
Quando minacci di “dirlo alla maestra”, ti atteggi a un bambinone piagnucoloso.

Dopo aver informato il collega della natura inaccettabile del suo atteggiamento,
chiedi uno sforzo concreto per eliminare tale comportamento.
Meglio essere precisi nelle descrizioni di quali comportamenti e quali azioni deve cambiare.

Dai una scadenza

Se dopo un breve periodo,
il comportamento e l’atteggiamento non sono cambiati, non si vede alcun miglioramento, informarlo che i “bonus” stanno per finire.
Alla prossima prenderai provvedimenti e coinvolgerai le persone autorizzate in questa discussione.

Personal coaching per apprendere come esprimere le tue opinioni.
Come far rispettare un tuo parere, un compromesso o un rifiuto.
Affermare te stesso.

Se sei un giovane leader (e vuoi imparare come affermare te stesso) scopri il coaching adatto per te!

5 volte che dovrai affrontare i colleghi (nessuno lo farà per te) – 1

il collega scorretto

Foto di Hans Benn da Pixabay

La prossima volta che il tuo collega scorretto ti “costringe” ad accettare un incarico noiosissimo,
sei lasciato fuori dall’happening oppure la solita collega-vipera diffama la tua professionalità
dovrai scegliere come reagire.

Rispondere per le rime? Far valere le tue ragioni?
Affrontare a muso duro o lavorare “di fino” nell’ombra?

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Non dire niente, non fare niente, sperando che tutto si risolva magicamente?

Il modo in cui risponderai,
influenzerà il modo in cui le persone ti tratteranno in seguito.

Il nostro comportamento insegna alle persone come trattarci

Se non reagisci,
insegnerai che si può approfittare di te.
Se non correggi, sapranno che possono cavarsela!

Se vuoi fare strada nel Mondo del lavoro,
otterrai ammirazione e rispetto, difendendoti in modo fermo e deciso ma anche garbato e diplomatico.

Ecco 5 occasioni in cui dovrai far sentire la tua voce al lavoro (perché nessuno proprio nessuno credimi lo farà al posto tuo):

1. Quando il collega scorretto ti ruba il merito

Tutto si è svolto in modo molto veloce. Imprevisto.
Inaspettato.
Adesso tutti sanno chi ha fatto – bene – il tuo progetto …
e non sei tu!
 


 

Eh davvero! Ti hanno appena scavalcato.
Sorpassato.

La prossima volta che succede, devi agire rapidamente.

Se affronterai pubblicamente la persona, avrai scarse possibilità di avere una conversazione risolutrice.
Meglio aspettare.

Più tardi ma non troppo tardi in privato, metti le cose in chiaro con il collega scorretto:
spiega che sei felice di collaborare con lui/lei in futuro ma …
con un tono che non intende replica:

“Ti invito a non prendere credito per il mio lavoro.
Sai perfettamente che ci sto lavorando intensamente da più di 3 settimane.
Questo comportamento non è corretto.
Se succederà di nuovo, dovrò coinvolgere il nostro capo in questa conversazione “.

 

2. Quando un collega ti rimprovera aspramente

Se commetti un errore,
dovresti prepararti alla possibilità che il tuo capo ti chiamerà per darti un riscontro negativo…
niente di male. Ci sta.

Ma se la critica la muove un collega gerarchicamente sotto di te o di un reparto completamente diverso… è diverso.
Questo tipo di intrusione mina la tua credibilità e la tua autorevolezza,
diminuirà la tua sicurezza.

Non lasciare che il tuo lavoro sia messo in discussione, criticato o sminuito.
L’opzione migliore è quella di cercare un incontro privato chiarificatore con il collega serpente.
 


 

3. Quando il collega sleale ti prende di mira con continue battute sarcastiche

Se il collega scorretto usa il sarcasmo per sminuirti e rovinarti la reputazione,
devi passare a un approccio molto più diretto.

L’intenzione è farti sembrare incompetente, apparire lui/lei più SMART, per farsi notare e magari salire nella gerarchia.

È importante non lasciare lievitare il problema.
Ne va della tua immagine professionale.

Rivolgi alla persona uno sguardo vuoto, neutro,
alla fine capirà che con te non attacca.
 

“Trovo i tuoi commenti scortesi e ingiustificati, nonché poco divertenti.
Per favore smettila”.

 
Se il commento sarcastico è stato inviato via email,
non rispondere.

11 modi per farsi notare sul lavoro senza promuoversi e sgomitare – 2

come farsi notare al lavoro

Foto di Engin_Akyurt da Pixabay

7. Diventa esperto del tuo settore

Pubblica post (anche se semplici e brevi) su Linkedin e altri social sulla tua professione.
Condividi i tuoi approfondimenti.

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Non limitarti a leggere,
commenta, aggiungi qualcosa di tuo e avvia discussioni su argomenti pertinenti.

Se lo farai regolarmente diventerai un riferimento del settore.
Una risorsa di informazioni.
Uno che si è fatto notare.

8. Consapevolizza che promuoversi non è vantarsi

Come farsi notare al lavoro?
Non sono pochi i professionisti (di ogni età e settore) che, nonostante indubbie preparazioni e capacità, davanti a una domanda sulle loro competenze (per non vantarsi-troppo) non riescono ad andare oltre un arrendevole “Pochino”, “Abbastanza”, “Dipende” … che li fanno apparire impreparati e incompetenti.
Non-esperti.

Molte persone spesso odiano dover parlare di sé stessi, perché lo vedono come “vantarsi”.
Arroganza.
Ma finiscono con auto sabotarsi.

Ricorda che parlare di sé stessi, dei propri successi e realizzazioni, non è boria.
Arroganza o presunzione.
Quando si parla di un risultato, è un dato di fatto!

Quando spieghi come hai risolto un problema, hai imparato una nuova abilità o come hai collaborato con il team, stai parlando di fatti concreti.
Parla dei tuoi successi come se raccontassi la tua storia a … un caro amico.
 


 

9. Interessati anche ad altri dipartimenti

Parla con i colleghi della tua azienda che lavorano in altri dipartimenti.
Chiedi, informati, forse potrebbero aver bisogno di una mano.

Se sei in grado di fornire il tuo aiuto,
imparerai nuove abilità e diventerai rapidamente una risorsa anche per quel dipartimento.
Ecco un modo efficace per promuoversi senza “suonare la grancassa”.

10. Prepara un Elevator Pitch sulle tue intenzioni professionali

Sai cos’è un elevator pitch?
È una presentazione SMART – della durata di secondi o pochi minuti- che ha lo scopo di essere convincente e stimolante riguardo a un progetto o un’idea.

Se ti ritrovi alla macchina per il caffè con il tuo capo, potresti evitare l’inutile …
“Cosa c’è di nuovo?”
“Niente di che!”.

Un’opportunità sprecata.
Non perdere questa occasione (ma te la devi preparare) per lanciare la tua idea o il nuovo progetto su cui stai lavorando.
Metti il focus sull’impatto che potrebbe avere sulla persona e sull’azienda.

11. Raccogli la sfida quando è il momento giusto

Non dare per scontato che gli altri (il tuo capo/a, il titolare, il CEO) conoscano i tuoi desideri di promozione.

Diverse persone mi contattano per sapere come farsi notare al lavoro. Lamentano problemi con il loro capo/a o con l’azienda, colpevoli -secondo loro- di non aver riconosciuto e dato seguito alle loro ambizioni di crescita professionale.

Questi professionisti (competenti ed efficienti) non sono consapevoli di adottare atteggiamenti e comportamenti che sono poco assertivi e poco rispettosi di sé stessi.
Il punto debole è pretendere che siano gli altri a riconoscere i nostri bisogni e desideri. Senza dover dire una parola.
Come farsi notare al lavoro? Così proprio non funziona!
 


 

Come farsi notare al lavoro? Se non vuoi urlare .. perlomeno alza la mano!

Non aspettarti che il capo (o chi per lui/lei) legga nella tua mente.
La lettura del pensiero non è ancora possibile.

Mai dare per scontato che gli altri intuiscano, intendano, percepiscano.
Conoscano il tuo bisogno o il tuo desiderio.

Quando imparerai a cambiare il modo in cui pensi all’auto-promozione, imparerai che non è così difficile come pensi e che …
l’abilità di promuoversi è essenziale per avere il successo professionale che così tanto desideri.

11 modi per farsi notare nel lavoro senza promuoversi e sgomitare – 1

farsi notare nel lavoro

Foto di Engin_Akyurt da Pixabay

Alcune persone si promuovono in modo aggressivo.
Sono impazienti. Irruenti.

Altre invece sono impreparate quando l’occasione si presenta.
Sono titubanti e arrendevoli.

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Non devi essere un fanatico, un arrogante o un calpesta-colleghi ma non puoi restare nell’ombra.
I tuoi colleghi e i tuoi capi devono sapere in cosa eccelli e che sei disponibile per un avanzamento di carriera.

Ricorda che oggigiorno …
le probabilità di avanzamento di carriera sono molto più basse rispetto al passato.
Se poi non alzi nemmeno la mano…

1. Cambia la tua idea di auto-promozione

Difficile farsi notare nel lavoro?
La parola promozione ti fa sudare freddo?
Non riesci a non pensare che a gomitate, santificazioni delle tue competenze e biasimi su quelle dei colleghi?
Mors tua, vita mea!

In realtà, dovresti accettare l’idea di auto-promozione come parte della tua carriera.
Che ti piaccia o no, promuoversi sul lavoro è una parte necessaria.

Se pensi che sia compito del tuo capo proporti una promozione,
potresti aspettare per …anni!
 


 

Il tuo capo è già preso di suo.
Non può/vuole vedere tutto ciò che li accade intorno.

Non sono poche le persone che mi contattano per “fare” coaching lamentando problemi con il loro capo/a o con l’azienda.
Colpevoli (a loro avviso) di non aver riconosciuto e dato seguito alle loro ambizioni di crescita professionale.

2. Diventa un “influencer” discreto

L’influencer discreto è sempre coinvolto, spesso senza auto-promozione.

È veloce a cogliere l’opportunità.
Non rincorre il riconoscimento. Non sfoggia il suo successo. Parla poco. Porta i fatti.
È competente, organizzato, mostra “presenza” e sfoggia una pacata fiducia.

Essere un influencer discreto vuol dire non permettere che “l’affannoso chiacchiericcio carrieristico” interferisca con la tua professionalità e il tuo lavoro.

È un ottimo modo per farsi notare nel lavoro senza auto-promuoversi.

3. Fai più del dovuto – sempre con professionalità

Fai l’extra.
Quel qualcosa in più.

Svolgi il tuo lavoro in maniera competente ed efficiente.
Anche dal punto di vista etico e personale.

Fai tuoi i concetti di eccellenza, correttezza, integrità, riservatezza, trasparenza, credibilità, affidabilità e senso di responsabilità.

4. Comprendi le tue  capacità – illustra i risultati

Anche se sembra scontato, è fondamentale comprendere  i tuoi punti di forza.
Sapere illustrare i progetti di successo su cui hai lavorato.

Prima di poter promuovere attivamente te stesso, devi consapevolizzare ciò che fai meglio.

Chiediti:
in che modo le mie abilità hanno contribuito a creare successo?

Non salti mai una scadenza?
Hai sviluppato nuovi sistemi? Procedure innovative?
Sei un “mostro” delle pianificazioni?
Hai un talento nella formazione dei giovani?
 


 

5. Concentrarsi sui progetti è un modo efficace per farsi notare nel lavoro

Per rendere la tua auto-promozione meno “ego-centrata” puoi spostare l’attenzione sui progetti di successo cui hai partecipato o che hai lanciato.

Assicurati di concentrarti sul progetto e sul team, non su te stesso.

È un modo efficace di dimostrare i tuoi successi senza dover tirare fuori frasi tipo “Ho fatto questo e quest’altro” e “Bello eh? Si, in effetti, l’ho realizzato io“.

Mostra il tuo entusiasmo per il progetto e le persone coinvolte.

Invece di sembrare orgoglioso o -potenzialmente- arrogante,
dimostrerai di essere un professionista che si preoccupa esclusivamente del successo dell’azienda
un bel modo per farsi notare nel lavoro.

6. Condividi i complimenti con il team/colleghi

Contrariamente a quanto pensi,
non devi necessariamente calpestare i tuoi colleghi per farti notare e ottenere una promozione.

Una forte e leale collaborazione con le persone può essere una forma di auto-promozione.

Se sei un team leader…
collabora e riconosci gli sforzi delle persone.
Dai credito dove è dovuto.
Aiuta i tuoi collaboratori a raggiungere i loro obiettivi (che poi in definitiva sono anche i tuoi).

Se sei apprezzato da chi ti circonda, probabilmente ti ripagheranno quando sarà il momento.

Se miri alla posizione di team leader
collabora con i colleghi, fai i complimenti a coloro che ti hanno aiutato.
Il tuo team leader noterà il tuo interesse e la tua capacità di notare gli sforzi degli altri.