Un percorso di coaching individuale: 8 motivi perché ancora non ti decidi – 2

un percorso di coaching individuale

5. “Coaching? Ci sto pensando ..” (in pratica hai paura di sentirti rispondere “Costo? Durata? Mah! Boh! Dipende!”)

Molte persone sono spaventate da alcune strategie di marketing che ruotano intorno al mondo del coaching.

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Hanno (giustamente) timore di iniziare un percorso di coaching … interminabile …
Trovandosi impegolate per mesi con una persona che si attacca peggio di una zecca.
Con il costo che lieviterà (verso l’alto ovviamente) sessione dopo sessione.

È nell’interesse del buon coach concordare un piano d’azione insieme al cliente.

Per quel che mi riguarda, sul tema costi e durata sono molto trasparente (li trovi sul mio sito). Non avvio un percorso di coaching individuale senza aver delineato (con il mio cliente) i tempi, i costi, le attività e l’impegno che sarà necessario per ottenere risultati in un tempo ben preciso.

6. “Coaching? Naaaaa, grazie …Tutta colpa del capo, collega, team, sfortuna, ecc. … “

Alcune persone sentono che la loro carriera non è mai decollata.
Si guardano indietro e vedono fallimenti causati da circostanze al di fuori del loro controllo.

Lamentano di non essere mai stati apprezzati.
Sono vittime delle circostanze.
Ritengono che manager e azienda abbiano approfittato di loro.
Della loro sensibilità e disponibilità.

La colpa è all’esterno (il capo menefreghista, il collega falso, l’azienda traditrice, la sfiga, il Mercato fluttuante, ecc.). Nessuna assunzione di responsabilità delle proprie azioni.
 

 
A questo punto del loro percorso professionale,
il coaching è visto come inutile. Superfluo o tardivo.
Non serve a “riparare il torto”.
Non riesce ad “assolvere” il fallimento.

Tuttavia,
solo chi sa imparare da quelle esperienze, le sa gestire e “ricostruire”.
È in grado di andare avanti e superare questo stallo.

7. “Un percorso di coaching individuale? Mhhh …” (in verità hai poca fiducia nel coaching)

Quando si cerca un coach, ti ritrovi spesso in un vero e proprio “Selvaggio West” del coaching.

Mental coaching, coaching motivazionale, coaching per la performance, coaching per lo sport,
coaching per business, coaching per tutto e per tutti … e chiunque fa coaching!
Evviva il coaching!

Questo perché non esiste una vera e propria normativa che disciplina questa professione.

Intorno a questa fumosa situazione non ti stupire se operano, a fianco di professionisti seri e competenti, sedicenti coach e scuole di coaching “fake”.
Rilasciano attestati con nessun valore a seguito di corsi della durata di alcune giornate.

Se queste sono le tue preoccupazioni,
prendi contatto con me ed esponimi i tuoi dubbi e perplessità.
 


 
Sono a disposizione per un incontro informativo via Skype o cellulare (breve, gratuito e non vincolante).
Puoi chiedermi liberamente di illustrare le mie esperienze, le mie competenze.
Da quando tempo lavoro come coach e presso quale aziende/istituzioni.

Le mie effettive conoscenze su di un certo argomento.
Domande sul mio approccio e il mio modo di intendere il coaching.

Non aver paura di fare “domande scomode”.

8. “E il costo?” (inteso come resistenza)

Nella mia esperienza (almeno prima del Coronavirus), il costo non rientra nelle “resistenze”,
Le persone lo vedono come un investimento per la loro professionalità.

Generalmente, chi è determinato, chi desidera dare una svolta, chi è stufo dei soliti risultati,
chi vuole lavorare su sé stesso non ha bisogno di “spinte” all’acquisto.

Infatti, se c’è una cosa che non faccio mai con un potenziale cliente che desidera iniziare un percorso di coaching individuale è … vendere, trattare, promuovere, scontare.

Se “funziona” … le persone sono ben contente di acquistare.
Inoltre è a disposizione pagamento dilazionato e una garanzia di rimborso in caso di insoddisfazione. In pratica: se dopo la 1a sessione di coaching (in pratica è la seconda perchè la prima è di pre-coaching) il cliente ha la possibilità di interrompere il percorso ottenendo il pieno rimborso.

Come superare queste resistenze per un percorso di coaching individuale?

Il primo passo è riconoscere il coaching per quello che è:
una fantastica opportunità per la crescita, lo sviluppo, l’auto-comprensione e l’avanzamento di carriera.

Grazie al coaching,
potresti sviluppare il tuo potenziale ancora inespresso.

Potresti colmare una particolare lacuna nel tuo approccio.
Risolvere problemi di prestazioni.
In tutti questi casi un percorso di coaching individuale è un investimento.

Allora … sei pronto per il coaching?
La verità è che non sarai mai pronto.
Muoviti ora! Potresti non partire mai…

Un percorso di coaching individuale: 8 motivi perché ancora non ti decidi – 1

I grandi manager, politici e atleti hanno un allenatore.
Tutti abbiamo bisogno di un coach.

Il professionista di fiducia che ti “allena”.
Ti prepara mentalmente ad affrontare con più fiducia e determinazione i cambiamenti improvvisi e i problemi quotidiani. La competitività sempre più aggressiva.

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Ho notato diversi motivi ricorrenti per cui alcune persone (pur essendo molto interessate alla loro crescita professionale e affascinate dal coaching) esitano e “resistono” a intraprendere un percorso di coaching.

Ecco 8 motivi che causano “resistenza” nell’approcciare il coaching:

1. “Mi piacerebbe tantissimo … ma non ho tempo”

Preso da un turbinio di azioni.
Sempre di corsa.
Indaffarato.

Veramente non hai tempo?
Perché le nostre giornate sembrano più corte rispetto a quelle di altre persone?
Spesso il non-avere-tempo diventa una scusa per riempire la tua giornata.

Spesso il non avere tempo è solo una scusa per non agire (e non iniziare coaching).
Quante ore passi su cose poco importanti?
Quanto tempo dedichi al tuo miglioramento e al tuo progresso?

Forse hai paura di affrontare una certa situazione.
Timore di lanciarti e metterti in gioco.

Se dai priorità alle cose veramente importanti,
scopri di avere tantissimo tempo (anche perché le cose realmente importanti sono poche!).
 

2. “Coaching? Figo! Sì … un giorno lo farò”

“In questo periodo sono stressato”.
“Quando sarà passato questo periodo, lo faccio”
“Non sono ancora pronto”
“Non è il momento giusto.”
“E’ un periodo pesante.”
“Dal 1° gennaio comincio.”
“Dopo le vacanze comincio.”

Non lasciarti immobilizzare dalla sindrome di “domani”.
Il tempo giusto per l’azione è “oggi”.
Iniziare “da domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo”, ecc. … non ti farà cominciare mai.

Devi fare il primo passo adesso.
Non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.

È più rassicurante fare corsi, frequentare workshop, comprare libri, video tutorial …
parlare, teorizzare, disquisire, dissertare …
che passare all’azione.

Conosci tutta la teoria,
ma non “scendi” nella pratica restando sempre al punto di partenza.

Puoi leggere e informarti per giorni o per anni, ma non saprai mai tutto quello che c’è da sapere.

Tieni presente che …
se fai quello che hai sempre fatto, otterrai sempre gli stessi risultati.

Se non usci allo scoperto, non succederà mai niente di stimolante,
di vitale o di esaltante.

3. “Coaching? A me? Ma io non ne ho bisogno ..”

Non sono pochi quelli che vedono nel coaching … una “bocciatura” delle proprie competenze.

Coaching non è un atto d’accusa verso la tua competenza.
L’indicazione della tua non-capacità di raggiungere gli obiettivi.

Iniziare un percorso di coaching non vuol dire essere impreparati.
Incompetenti
Incapaci.
 

 
Significa semplicemente che grazie al supporto di un coach professionista puoi potenziare la performance e raggiungere gli obiettivi.
In meno tempo e meno dispendio di energie.

“Ammettere” di aver bisogno di un coach è accettare di non essere perfetti.
È il primo passo verso il tuo successo.

Nessuna azienda (ma neanche Usain Bolt, Leo Messi, Roger Federer, Federica Pellegrini, ecc.) investirebbe in un percorso di coaching se credesse che i propri collaboratori non siano in grado di migliorare le loro prestazioni.

4. “Coaching? Ci sto pensando ..” (in pratica hai paura di non riuscire)

Se desideri migliorare devi prendere qualche rischio.
Accettare che non ci riusciremo ogni volta che ci provi.

Per vincere, devi imparare a perdere.
Se non stai facendo errori, allora vuol dire che non stai facendo nulla.
Sei ai blocchi di partenza!

Per proteggere la tua autostima, sviluppi meccanismi (soprattutto inconsci) di auto-protezione e di evitamento che “stroncano” sul nascere ogni tua velleità di carriera.
“Tanto non riesco”.
Non pensi di meritare la possibilità di avere un’altra chance?
Lo sai anche tu che …
le persone che raggiungono più successo nella vita sono quelle che non mollano mai.
Anche se inciampano nei loro errori, si rialzano e proseguono.

Formazione a distanza. Funziona il coaching via skype o telefono?

coaching via skype

La hall dell’hotel**** vicino la Stazione Centrale, la biblioteca dell’Università,
lo snack bar di fronte l’Università,
il locale trendy di Milano (all’ora dell’aperitivo),
i tavolini esterni del bar trendy (sempre all’ora dell’aperitivo),
la saletta interna del bar trendy (non all’ora dell’aperitivo – ma quanta gente c’è in giro a Milano!)…

il retro del salone di estetica, la saletta riunioni dello studio del professionista del centro,
l’area di servizio sull’autostrada Laghi (la Como-Milano) …
l’ufficio-figo della società di formazione, l’ufficio-finto-figo del cliente di turno …

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No.
Non sono posti dove ho fantasticato di “famolo strano” (come nel film di Verdone).
Sono le “location” dove ho “fatto coaching”.
Cui bisogna aggiungere ovviamente … lo studio di casa mia, l’ufficio di Lugano, … il cellulare e skype!

Personalmente non mi sono mai posto il problema.
Lascio sempre la scelta…. Mi adeguo.
“Dove preferisci. C’è gente… rumore … ma se va bene a te!”

Se mi chiedi come/dove preferisco “fare” coaching ti rispondo …

un luogo comodo e tranquillo, dove ho la possibilità di incontrare personalmente la persona,
stringere la mano, ottenere un buon contatto visivo,
“sentire” la presenza fisica, costruire un rapporto.

Ma se mi chiedi quale modalità ritengo più efficace, ti rispondo immediatamente …
il cellulare!

È la mia modalità più efficiente.
“Indossare le cuffiette…parlare al cellulare… gironzolando (in tuta) per casa”.

Camminare-senza-meta mentre parlo al telefono,
è un’azione automatica (e inconscia) che mi serve a “tagliare” fuori tutti gli altri stimoli sensoriali.

Permette di concentrarmi maggiormente sulla conversazione.
Per me funziona.
Ma soprattutto funziona per la persona!
 


 
Utilizzo una modalità mista …
coaching via skype o cellulare a seconda delle necessità.
Le prime sessioni utilizzo la video-chiamata anche per “dare un volto alla voce” …
nel proseguo del percorso di coaching preferisco il cellulare (lascio comunque la scelta alla persona) .

Il coaching via Skype funziona?

Anni fa -in effetti- era poco efficace.
C’erano problemi di connessione.
Spesso le parole arrivavano a-rate … l’immagine si bloccava… dovevi aspettare che si riconnetteva e spesso si “rompeva” il punto focale.

Oggi non ci sono più questi problemi.
La connessione generalmente è molto buona.
Una sessione Skype ben organizzata e pianificata è altrettanto efficace quanto quella faccia-a-faccia.

Nella mia esperienza (oramai di anni), il coaching via skype può essere profondo e trasformativo.
Ti aiuterà a raggiungere i tuoi obiettivi, come qualsiasi altra sessione di coaching.

A volte,
le sessioni di coaching tramite Skype possono rivelarsi ancora più efficaci,
poiché impari a concentrarti solo sulla “conversazione”.
Nulla interrompe la tua concentrazione.

Il coaching online funziona? Si .. se funziona il coach!

Skype, telefono, faccia-a-faccia?
Quello che più conta è… il coach.

È il professionista che deve essere capace. Competente.
Deve saper “tirar fuori il meglio”. Trasmettere fiducia.
Riservatezza.
 

 
Supportare lo sviluppo personale e professionale,
fornire feedback forti e stimolare l’azione.

La persona deve sentirsi “al sicuro”.

Quando conviene utilizzare skype o il cellulare?

A volte non ci sono proprio alternative.
La distanza è l’ostacolo chiave.

Ho contatti via skype in tutta Italia, in Svizzera e anche nel resto d’Europa.
In effetti basta una connessione Internet e … parlare italiano!

Coaching è innanzitutto ascolto sincero e completo

Ascoltare con una mente aperta e curiosa.
Trovo che questo sia davvero più facile al telefono.

Non ci sono distrazioni.
La voce rivela le emozioni tanto quanto il linguaggio del corpo … pause, tono, esitazione, scelta delle parole, ecc.

I vantaggi del coaching via skype o cellulare

 

Ti puoi connettere dalla comodità e dalla privacy della tua casa o del tuo ufficio

Non sprechiamo tempo prezioso (in traffico e spostamenti)

Abbiamo maggiore flessibilità nella programmazione delle sessioni

Eliminiamo le restrizioni geografiche

Si crea una zona di comfort emotivo (nessuna pressione dal contatto visivo diretto)

La comunicazione è più profonda e mirata (livello di attenzione più alto – meno distrazioni)

Le tariffe sono più vantaggiose rispetto gli incontri faccia-a-faccia

Permette di connetterti dove ti senti più comodo! (auto, treno, ufficio, casa, hotel, ecc.)

Sei più rilassato e confortevole nel tuo spazio

Possibilità di connetterti anche “fuori orario” (la sera, sabato mattina, ecc..)

Non richiede investimenti in accessori sofisticati

Goditi le sessioni comodamente da casa o in ufficio!

Possiamo lavorare insieme indipendentemente da dove ti trovi, purché tu abbia accesso a Internet o alla rete telefonica.

Una curiosità …
non sono poche le persone che preferiscono la modalità telefonica (rientrando a casa -in auto o in treno- dopo la giornata di lavoro). “Sono più rilassato/a” è la spiegazione.

Comunicazione autorevole: un percorso di coaching (caso di studio reale)

comunicazione autorevole

Sono convinto che il modo migliore per raccontarti dell’efficacia di un percorso di coaching sia farti un esempio.
Un esempio concreto di un cliente reale con il quale mi sono confrontato.

Ti voglio raccontare di Antony …

Antony mi ha contattato perché aveva un problema con il suo team. Pur essendo il team leader di 11 persone, la sua comunicazione con i suoi collaboratori è dispersiva, poco incisiva e “sconnessa” rispetto la sua immagine di capo, grande e grosso, con la barba “da duro”.

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Con tanti saluti alla sua comunicazione autorevole!

Antony, abbiamo scoperto, ha avuto problemi con il padre autorevole che hanno minato la sua sicurezza. Come coach ne prende solo atto ma non approfondisco e non entro in queste problematiche perché non mi “servono” e poi sono ad appannaggio di terapeuti, psicologi e professionisti del settore.

Come coach “prende atto” del passato e mi concentro esclusivamente sul futuro.
E sulle azioni da intraprendere per migliorare.

Cosa abbiamo fatto?

Personal coaching per sviluppare la sua comunicazione autorevole.
Pratico e concreto.

Durante le sessioni di coaching abbiamo scoperto che Antony, mentre parlava, alla fine della frase tendeva ad innalzare il tono come se fosse una domanda facendo perdere alla direttiva o disposizione forza e incisività. Inoltre riempiva le sue frasi di intercalari (“vero?”, “giusto?”) che disperdevano il focus e creavano incertezza.

Pagando in autorevolezza.

Un percorso di coaching per potenziare la sua comunicazione autorevole

In un primo percorso di coaching di 6 sessioni ci siamo concentrati proprio su questo aspetto con compiti e esercizi pratici.
Antony doveva… prepararsi, prima di andare da un collaboratore e dare la sua direttiva.

Inoltre a casa doveva esercitarsi su alcuni particolari esercizi di autocoaching.

Grazie ai buoni risultati riportati,
dopo la pausa estiva abbiamo ripreso con un altro percorso di coaching (più breve) di 4 sessioni sulla sua “presenza” di leader.

Il coaching è stato focalizzato su azioni concrete per quel che riguarda la postura, gli atteggiamenti, gli sguardi che Antony adottava mentre si approcciava ai suoi collaboratori (spesso guardava in basso mentre parlava con le persone).

I risultati sono stati ottimi

Antony ha ripreso in mano il suo team, è consapevole della sua leadership, si sente più sicuro e fiducioso.

Adesso mi contatta solo quando desidera per confrontarsi su situazioni particolare. Ci mettiamo veramente poco ad arrivare al nocciolo della questione e trovare velocemente le sue risposte strategiche.
Complimenti Antony!

Un percorso di coaching senza la paura di mettersi in gioco

percorso di coaching

Se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo,
se hai sempre “vinto facile”, potresti non aver allenato i “muscoli” caratteriali,
necessari quando la strada diventa in salita.

Ti sei già chiesto …
cosa farai quando troverai (perché li troverai) sulla tua strada difficoltà,
insidie, ostacoli, impedimenti?

La routine dà un senso di sicurezza e di protezione.
Difficilmente (o con difficoltà) facciamo un passo fuori dal conosciuto,
dalla certezza,
dalla zona di comfort.

Se fai quello che hai sempre fatto, otterrai gli stessi risultati

“Quelli che vogliono vincere vincono, quelli che hanno paura di perdere perdono:
tendiamo a conseguire ciò su cui ci concentriamo.

Se temiamo di fallire, vuol dire che siamo concentrati sul fallimento,
ed è proprio quello a cui andremo incontro.”
John Whitmore

Se fai quello che hai sempre fatto,
ti comporti o reagisci come sempre …
otterrai sempre gli stessi risultati.

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Se non usci allo scoperto,
non succederà mai niente di stimolante,
di vitale o di esaltante.
Non hai bisogno della sfera magica per sapere che è così.

Sei disposti a correre rischi e a sentirti un po’ a disagio?
All’inizio non ti sentirai mai completamente pronto perché stai andando oltre la tua abituale zona di comfort,
stai prendendo una strada stimolante e affascinante ma anche ignota e (forse) piena d’insidie.

Il disagio fa parte della nostra crescita personale.
Il disagio è il prezzo che paghiamo per la nostra crescita.
La crescita pretende un disagio temporaneo.

Il disagio è il segnale di cambiamento

Per cambiare e crescere devi sentirti infastidito, disturbato …
disagiato.

Sviluppare una sana fiducia in se stessi,
quella che ci dà la certezza di essere in grado di gestire l’imprevisto.
L’ignoto.

Senza disagio, non c’è crescita.
È così.
Il disagio “spinge” per la crescita.
Devi “allenarti” al disagio.
Il coaching è basato sull’azione.

Un percorso di coaching è un’opportunità di crescita

Ecco il coaching,
per vivere i cambiamenti come incentivi e opportunità per la tua crescita (professionale e non) e non come minacce alla tua sicurezza e stabilità.

Dopo aver fatto il percorso di base,
decidi se continuare il potenziamento con percorso di coaching più avanzato e articolato,
per potenziare al massimo il tuo approccio,
il tuo “modo di proporti” e di comunicare.

Poi viaggi da solo …
 


 

6 segnali che indicano che vuoi davvero lavorare per affermarti sul lavoro

cambiamento

“Troppa gente si occupa dei sensi unici e dei sensi vietati,
senza mai mettersi in cammino.”
Fabrizio Caramagna

Poco importa quanto abbiamo ricevuto dalla vita,
abbiamo un costante desiderio di miglioramento.
Desideriamo di più.
Vogliamo di più.
Più successo, più soldi, più felicità, rapporti più solidi e …
pensiamo, sogniamo e lottiamo per ottenere quello che stiamo cercando.

I grandi manager, politici e atleti hanno un allenatore.
Tutti abbiamo bisogno di un coach.
Il professionista di fiducia che ti “allena” e prepara mentalmente ad affrontare con più fiducia e determinazione i cambiamenti improvvisi,
i problemi quotidiani e la competitività sempre più aggressiva.

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Ecco 6 segnali che indicano che vuoi un cambiamento e desideri mostrare agli altri le tue reali capacità:

1. Hai capito che “pronto” non lo sarai mai

Hai aspettato,
rimandato, rinviato,
hai raccolto tutte le informazioni necessarie …
adesso devi fare il primo passo!

Non aspettare di essere preparato, perfetto o di “saperne di più”.
Non aspettare di essere pronto per iniziare il percorso di coaching.
Perché “veramente pronto”non lo sarai mai.

Non ti sentirai mai completamente pronto perché stai andando oltre la tua abituale zona di comfort,
stai prendendo una strada stimolante e affascinante ma anche ignota e (forse) insidiosa.

Anche se conosci tutta la teoria,
ma non “scendi” nella pratica sei sempre al punto di partenza.

Potresti leggere 1000 libri e informarti per giorni o per anni,
ma non saprai mai tutto quello che c’è da sapere.

A un certo punto dovrai fermarti,
respirare e … lanciarti!

2. Sei disposto a investire tempo ed energia

Il coaching richiede tempo ed energia.
Vero!
 


 

Non guardare solo l’investimento,
prendi in considerazione (piuttosto) il ritorno di questo investimento: centrare i tuoi obiettivi,
migliorare alcuni aspetti della tua leadership,
andare incontro all’opportunità di sentirti ancora più vivo,
più leader, pieno di energia e deciso a mostrare al mondo le tue reali capacità.

Vale la pena investire tempo ed energia?
Certo che si!

E il costo?
Nella mia esperienza,
la spesa non rientra nelle “resistenze”.

Generalmente,
chi è determinato, chi desidera dare una svolta, chi è stufo dei soliti risultati,
chi vuole lavorare su se stesso, il costo lo vede come un investimento e …
vuole cominciare subito!

3. Sei stufo dei soliti risultati.

Per tanto tempo la routine ti ha dato un senso di sicurezza e di protezione?
Difficilmente hai fatto un passo fuori dal conosciuto,
dalla certezza, dalla zona di comfort?

Adesso basta.
Non ne puoi più.
Se fai quello che hai sempre fatto,
se ti comporti/reagisci come sempre … otterrai sempre gli stessi risultati.
Non hai bisogno della sfera magica per sapere che è così.

Adesso,
hai capito che se non esci allo scoperto, non succederà mai niente …
di stimolante, vitale.
Niente di esaltante.

Devi vivere i cambiamenti come incentivi e opportunità per la tua crescita
e non come minacce alla tua sicurezza e stabilità.

4. Hai capito di aver bisogno di una “spinta” per superare un ostacolo

Hai capito che non appena la salita comincia a farsi dura,
anziché prendere l’opportunità per metterti alla prova, tiri fuori un ventaglio di giustificazioni per non continuare (o iniziare) e getti subito la spugna.
Piuttosto che metterti in gioco, te la prendi con la fortuna, il caso o il destino.

Perché ti nascondi dietro queste scuse per non-fare?
Che cosa succederà se continui a rimandare?

Se rispondi onestamente,
ti renderai conto che è importante iniziare subito.
Non importa quale sia il tuo obiettivo.

5. Hai capito che se chiedi aiuto non sei un incapace

Anche se stai lavorando bene, in questi tempi incerti e complessi,
la sfida è essere sempre motivati e determinati nell’affrontare i cambiamenti improvvisi e la competizione organizzata.

Coaching non è un solo un intervento per risolvere problemi o superare limiti.

Iniziare un percorso di coaching non vuol dire essere impreparati,
incompetenti
incapaci.

Coaching non è un atto d’accusa verso la tua competenza o un’indicazione della tua non-capacità.

6. Hai capito che per un reale cambiamento hai bisogno di un supporto professionale

Commercialisti, medici, avvocati ma anche architetti (per interni),
hair stylist e tecnici informatici sono professionisti cui ci rivolgiamo quando abbiamo bisogno di cure specifiche,
consigli tecnici o assistenza pratica.

Di solito si fa così.
Chiedi aiuto e sostegno in caso di bisogno e necessità.

Per il coaching è la stessa cosa perchè è una metodologia all’avanguardia nell’area della formazione.

Il coach non ha la bacchetta magica,
ma ti affianca personalmente per aiutarti a raggiungere obiettivi più ambiziosi e appaganti,
investendo meno tempo, risorse ed energie.

Il coaching è cambiamento.
Un nuovo modo di pensare porta a nuove idee,
nuove strategie e nuove opportunità.

Se sei pronto per il cambiamento positivo,
sei pronto per il coaching (altrimenti segui la mia guida d’introduzione).

Un percorso di coaching? Siii, ma solo se facile e veloce

coaching facile

Se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo,
se hai sempre “vinto facile”,
potresti non aver allenato i muscoli caratteriali,
quelli necessari quando la strada diventa in salita.

Cosa fai quando trovi sulla tua strada difficoltà,
ostacoli o impedimenti?

Insisti e persisti finché non raggiungi il tuo obiettivo oppure …
getti la spugna al primo intralcio.

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Il successo non è facile.
Questo è il motivo per cui un sacco di gente non raggiunge il livello di successo che (davvero) desidera.
Il successo non è veloce.
Questo è il motivo per cui molte persone mollano troppo presto.

Su certe cose bisognerebbe essere (brutalmente) onesti

Continuo a vedere annunci e slogan in tutto il web che invitano a
Scaricare la guida gratuita per creare un cambiamento facile e veloce” in tutti i settori della tua vita.

Gratuito, facile e veloce!
Che cosa vogliamo di più?

Cambiare vuol dire fare, essere e pensare in modo diverso.
Quanto sia difficile dipende da te e dalla tua situazione,
ma dire che il cambiamento è facile, senza sforzo e rapido è senza dubbio una bugia assoluta.

Il cambiamento è un processo graduale e non è un lavoro di una notte.
Non lasciarti ingannare,
non pensare che cambiare sia così facile.
Perché non lo è.
Non ci sono scorciatoie magiche per cambiare e la maggior parte delle persone ha bisogno di lavorare su se stessa per creare una nuova realtà.

Il cambiamento non è facile ma neanche impossibile

“Quella che il bruco chiama fine del mondo,
il resto del mondo chiama farfalla.”

Lao Tzu

Che succede quando ti stai lanciando in “qualcosa” di nuovo?
Un nuovo lavoro, una nuova relazione, un nuovo ruolo,
un trasferimento in un’altra città oppure un percorso di coaching per potenziare un tuo atteggiamento con il tuo team o il tuo capo?
 


 
Ecco … arriva (almeno un po’) il disagio.
Calma!
Va tutto bene.
Significa che stai entrando in “una zona d’ombra“ alla quale non sei abituato.
Stai spostando la tua zona di comfort un po’ più in là.
Provi fastidio perché non sai cosa accadrà.
È come camminare al buio con la sola luce della luna.

Non spaventarti!
Dì a te stesso:
“È nuovo. Va tutto bene.
Sto crescendo.”

Quando “entriamo” nel nuovo “incontriamo” il disagio

Le cose nuove ci fanno sentire a disagio.
Però …
una volta che “ne esci fuori e ti senti ancora vivo” non ti sentirai più così.
La tua zona di comfort si è ingrandita, si è dilatata.
Ti senti più vivo, più forte.
Fiducioso.

Ecco perché le persone di successo non si aspettano risultati immediati.
Non pensano che i riconoscimenti arriveranno “rapidi” e “facili”.

Sanno che nessuno diventa famoso in una notte o trova il successo senza anni di duro lavoro,
perseveranza e una quantità (pur ridicola) di fortuna.
Sorridono nel vedere persone che cadono in illusioni tipo:
“Arricchirsi rapidamente con il Market online”,
“Un percorso di coaching facile e veloce”,
“Fare un blog di successo in 1 mese”,
“Diventare leader in 4 semplici mosse”.

Le persone di successo sanno che serve applicazione (altro che coaching facile).
Impegno.
Serve mettersi in gioco.

Un percorso di coaching facile facile?

Il coaching funziona solo se sei disposto a “metterci del tuo”.
Il coaching è basato sull’azione, sulla concretezza.
Non si tratta di terapia o consulenza,
dove basta “entrare e parlare”.

Devi entrare in campo …
per questo funziona!

Se sei pronto a rimboccarti le maniche e metterti al lavoro,
puoi prendere in considerazione un percorso di coaching.
E i risultati arriveranno.
Credimi!

Un caso pratico di coaching: motivazione dei collaboratori

caso pratico di coaching

“Se non dici cosa fare, non fanno niente.”
“Non sono propositivi.”
“Seguono il carro.”
“Motivazione? Entusiasmo? Più facile vincere le olimpiadi”
“Cosa mi aspetto dal coaching? Vorrei vederli più motivati, entusiasti, sono bravini però che facce lunghe …”.

Ecco cosa mi ha risposto Sonia quando le ho chiesto di parlarmi del suo team e delle aspettative nel confronto del coaching.

Ma poi quando le ho chiesto come creava entusiasmo nel suo staff o se lei era motivante nel comportamento e nelle parole …
con aria stupita (di chi sente per la prima volta questo tipo di domanda) mi ha risposto
“In che senso?”.

Un caso pratico di coaching: motivazione del team

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Ecco da dove siamo partiti.

Un percorso di coaching “puro” (pacchetto di base da 6 sessioni) è stato utilizzato per consapevolizzare Sonia del suo ruolo d’imprenditrice (possiede tre saloni di bellezza ben avviati e di successo),
leader e di “trascinatrice” e renderla cosciente che la motivazione non “zampilla spontaneamente” dai suoi collaboratori e non si può nemmeno delegare a un corso,
un formatore o a un coach.

Frequentare un corso motivazionale (a prescindere dalla bravura e la competenza del coach),
non basterà a far diventare la persona,
un bravo motivatore se non prende prima coscienza che deve “scendere in campo” in prima persona.
Ci deve “mettere del suo”.

Sonia adesso ha consapevolizzato che la motivazione del suo personale passa inevitabilmente da lei.
È lei quella che per prima deve motivarsi, entusiasmarsi,
ispirarsi e dopo (solo-dopo) la può pretendere dai suoi dipendenti.

In tema di motivazione non si può essere spettatori

Dopo le prime “resistenze” e riluttanze,
Sonia ha riconosciuto che in tema di motivazione è stata passiva,
“spettatrice” a volte anche indolente (tanto da ammettere che durante un mio corso in uno dei suoi centri -pur essendo presente – non ascoltava pensando che il tema motivazionale fosse di solo appannaggio del suo personale).

Ha anche riconosciuto di non avere alcuna idea sul come motivare i suoi dipendenti e di essersi (fino a quel momento) affidata solo a riconoscimenti economici.

Grazie agli ottimi risultati riportati abbiamo continuato con un altro percorso di coaching di 4 sessioni più “tecnico” focalizzato sulla capacità di dare feedback potenzianti e non critiche demotivanti, condividere le responsabilità e i compiti.
 


 

L’accento è stato messo sul fatto che quando un responsabile, un manager o un titolare di azienda (piccola o grande che sia) condivide le responsabilità,
i compiti e le informazioni crea un grande atto di fiducia e un riconoscimento molto gradito a tutti i suoi collaboratori o dipendenti (siano 2 o 200, poco importa).

Un percorso di coaching? Nessuna teoria, solo pratica

Ci siamo concentrati proprio su quest’aspetto con compiti ed esercizi pratici.
Nessuna teoria.
Solo pratica.
Sonia doveva… prepararsi, (letteralmente scrivere) prima di andare da un collaboratore e dare il suo feedback.
Abbiamo creato un calendario (dove a rotazione) incontrava (anche per pochi minuti) uno-a-uno ogni singolo componente del suo staff per riconoscerlo, complimentarsi, coinvolgerlo e incoraggiarlo a contribuire con nuove idee.

Inoltre a casa doveva esercitarsi su alcuni particolari esercizi di autocoaching,
utili per la sua auto motivazione.

La riuscita di questo 2° percorso è stato possibile solo grazie alla “nuova “ consapevolezza di Sonia.

I risultati sono stati davvero ottimi.
Adesso Sonia ha preso “in mano” la motivazione del suo team,
è consapevole della sua leadership, si sente più sicura e fiduciosa.
Soprattutto si sente davvero motivatrice.
E i risultati (sentendo lei) si vedono.
Eccome!

Incontro Sonia una volta il mese dove si confronta con me su situazioni particolari che li succedono e trova velocemente le sue risposte strategiche. “Conoscendo entrambi il coaching” ci mettiamo veramente poco ad arrivare al nocciolo della questione.

“Coaching? Siiii. Comincio lunedi.. no, il prossimo mese.. meglio dopo l’estate”

iniziare coaching

In questo periodo sono stressato”.
“Quando sarà passato questo periodo, lo faccio”
“Non sono ancora pronto”
“Non è il momento giusto.”
“Dal 1° gennaio comincio.”
“Dopo le vacanze comincio.

E anche

Lo farò …
quando troverò lavoro,
quando mi promuovono,
se divento capo

Sì, sì. Come no!

Nella mia esperienza,
ho notato diversi motivi ricorrenti per cui alcune persone (pur interessate alla loro crescita professionale e affascinate dal coaching) esitano e “resistono” a intraprendere un percorso di coaching.

Uno di questi è la (presunta) mancanza di tempo.

Il tempo giusto per l’azione è oggi

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Abbiamo paure che ci impediscono di passare subito all’azione.
Camuffiamo i nostri timori parlando senza sosta di ciò che faremo.
Un giorno.
Parliamo spesso al futuro o al condizionale: “Farò” o “Vorrei”,

Cambiare lavoro, mettersi in proprio, iniziare un percorso di coaching, andare a visitare la Patagonia, ecc…
Quando lo farai? Un giorno.

Non lasciarti immobilizzare dalla sindrome di “domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo”.
Il tempo giusto per l’azione è “oggi”.
altrimenti … non comincerai mai!

Veramente non hai tempo?
Perché le nostre giornate sembrano più corte rispetto a quelle di altre persone?
Eppure per tutti una giornata è di 24 ore!

Molto probabilmente usi il tempo per fare altro e non te ne accorgi, abbiamo sempre tempo per gli aperitivi e per discutere su Facebook …
oppure a leggere mail non importanti o a navigare (ma spesso a cazzeggiare) su Internet perdendosi negli “ultimi aggiornamenti” di gossip.

Spesso il non avere tempo è solo una scusa per non agire ( e non iniziare coaching)

In pratica,
quante ore passiamo su cose poco importanti e quanto tempo dedichiamo al nostro miglioramento e al nostro progresso?
Se diamo priorità alle cose veramente importanti,
scopriamo di avere tantissimo tempo (anche perché le cose realmente importanti sono poche!).

A volte,
il non-avere-tempo diventa una scusa per non fare qualcosa e riempire, in qualche modo, la nostra giornata o semplicemente perché abbiamo paura di affrontare una certa situazione o di lanciarci in una nuova impresa.
 


 

Per esempio,
una cliente che lamentava pochissimo tempo libero per se stessa (in effetti fissare le sessioni di coaching con lei era diventata un’impresa) è rimasta spiazzata nel vedere nero-su-bianco la sua giornata tipo piena di azioni irrisorie che potevano essere evitate o delegate facilmente.
Ha realizzato così che la sua mancanza di tempo era solo una “scusa” per non mettersi in gioco.

L’importante è fare il primo passo, evitando di accampare scuse:
solo allora l’azione sostituirà la procrastinazione.

L’azione come antidoto alla procrastinazione

Quando farai coaching?
Dopo una lunga e meditata riflessione?
Dopo averci dormito sopra?
Aspettando il segnale dal cielo o da un sogno?
Oppure semplicemente aspettando un altro “domani”?

Devi fare il primo passo.
Fallo adesso, subito.
Perché non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.
E non sarai mai pronto (davvero).

Non hai ancora deciso se iniziare un percorso di coaching?
Lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno,
scopri la mia guida di benvenuto facendo click qui.

“Un percorso di coaching? Per me? Ma per favore …”

percorso di coaching

“La presunzione può gonfiare un uomo,
ma non lo farà mai volare.”

JOHN RUSKIN

Molti tendono a pensare che devono agire come se avessero tutte le risposte …
e se non le hanno … dovrebbero agire come se l’avessero!
A volte funziona, spesso no!
Hai pensato alle conseguenze?
È come guidare la notte con le sole luci di posizione.

“Un percorso di coaching? Per me? Ma figuriamoci …”

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Sei competente, preparato e credi di essere esperto-di-tutto?
Perché hai smesso di crescere e imparare?
Di ascoltare?
Pensi che non ti serva più?

Ti senti più intelligente e capace di tutti,
in particolare del tuo capo, vero?
Sei abile e veloce ma anche arrogante, supponente e non ammetti mai di aver sbagliato.
Hai “già tutte le risposte”, basta chiedere e “illumini” con la luce del tuo sapere.

Sei davvero un duro o fai solo lo spaccone?

Se hai smesso di ascoltare, di chiedere, di crescere potrebbe essere è un cattivo segnale.
Essere intelligente e capace non sempre significa avere una carriera appagante.

Non sono poche le persone che lamentano una carriera poco soddisfacente causa comportamenti “sbagliati” che hanno pregiudicato il rapporto con il capo, il team, i colleghi, oppure non si sono più riprese da “trombate” che hanno creato dubbi e perplessità sulle proprie (reali) capacità.

Un comportamento eccessivo ed esagerato è tipico delle persone insicure che cercano di nascondere con atteggiamenti altezzosi un profondo complesso d’inferiorità.
Basta poco per mandarli in crisi.

Cominciare un percorso di coaching non vuol dire non essere capace

Iniziare un percorso di coaching non vuol dire essere impreparati,
incompetenti
incapaci.
 


 
Coaching non è un atto d’accusa verso la tua competenza o un’indicazione della tua non-capacità di raggiungere gli obiettivi.
Anzi.

Pensaci …
nessuna grande azienda o multinazionale investirebbe nel coaching se credesse che i propri collaboratori non siano in grado di trasformare e migliorare le loro prestazioni.

Le aziende non investono in coaching per i loro dipendenti mediocri; lo fanno solo per quelli ad alta potenzialità.
I budget limitati sono solo per le persone che vogliono “coltivare” e far crescere;
per collaboratori con problemi gravi di performance … ci sono alternative molto più convenienti.

Dobbiamo tirar fuori il meglio in tempi sempre più ristretti

E poi, forse non ti rendi conto che …
non abbiamo più tempo per lunghi percorsi di apprendimento,
i problemi non si possono più rinviare,
gli errori hanno conseguenze e costi importanti.
Dobbiamo tirar fuori il meglio di noi in tempi sempre più ristretti.
L’apprendimento di nuove competenze può essere incredibilmente stimolante e sfidante ma anche preoccupante e scoraggiante.

Iniziare un percorso di coaching non vuol dire avere un problema,
un limite, una difficoltà,
significa semplicemente che …
grazie al supporto di un coach professionista puoi migliorare la performance e raggiungere gli obiettivi, in meno tempo e con meno dispendio di energie.

Coaching non è negativo.
Tutt’altro.
È positivo.

Riconosci il coaching per quello che è …

Invece,
di preoccuparti di vedere il coaching come un “misuratore” delle tue competenze,
riconoscilo semplicemente per quello che è:
una fantastica opportunità per la crescita,
lo sviluppo, l’auto-comprensione e
l’avanzamento di carriera.

“Ammettere” di aver bisogno di un coach è accettare di non essere perfetto.
Di non avere tutte le competenze.
Di voler ancora imparare.

“Ammettere” di aver bisogno di un supporto professionale è il primo passo verso il tuo successo.

Forse hai bisogno di maggiori informazioni?
Non hai ancora deciso se iniziare un percorso di coaching?
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9 frasi che non sentirai mai durante le mie sessioni coaching

sessioni di coaching

Le parole sono importanti.

Nella mia professione di coach durante le sessioni di coaching,
le parole devono stimolare, ispirare e spronare
ma possono anche scostare, confondere o stancare.

Ci vuole attenzione, moderazione e competenza.

Una cosa è certa …
ecco 9 frasi che sicuramente non mi sentirai mai dire durante le sessioni di coaching:

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1. “Mi raccomando … fai questo e non fare quello

Se c’è una cosa che (come coach) evito, accuratamente nelle sessioni di coaching è …
dirti cosa-fare, cosa-scegliere, dove-andare.

La responsabilità è tutta tua.
Solo tua.

Non è mia la responsabilità di risolvere i tuoi problemi oppure raggiungere i tuoi obiettivi per te.

Il mio obiettivo è sostenerti, sfidarti, ascoltarti, stimolarti, incoraggiarti,
condividere feedback e offrirti qualsiasi altra cosa nel mio kit-di-strumenti per aiutarti a raggiungere gli obiettivi che sono importanti per te.

2. “Ecco le risposte che cercavi

Coaching non è consulenza.
A differenza di un consulente, che è assunto per fornire le risposte,
non è nel ruolo del coach conoscere tutte le risposte e risolvere i problemi del cliente.

Il mio obiettivo di coach non è darti le risposte ma aiutarti a “scoprire le tue risposte”.
Sei tu che devi rispondere alle domande.
Non io.

Sei tu che devi dare le risposte a domande che sembrano facili, ma (in realtà) non lo sono, per niente.
C’è un mondo dentro.
Il tuo.
Provaci, dai, eccone alcune:
Dimmi chi vuoi diventare?”
“Cosa ti aspetti da te stesso?”

“Che cosa stai aspettando?”
“Dimmi, dove stai andando?”
“Che cosa posso fare (veramente) per te?”

3. “Cercherò di essere breve, ti spiego …

Non mi dilungo in lunghe e fumose teorie.
Anzi di teoria c’è né molto poca.
Quasi niente.

La teoria è controproducente in questi casi.
Cercheresti di approcciare tutti i problemi in modo meccanico tentando di applicare quello che hai sentito.
 


 
I problemi che incontri nel lavoro non hanno niente a che fare con quello che hai studiato.
Te ne sei accorto, vero?

4. “Fai come se fossi un amico

Chi ha un amico ha trovato un tesoro.
Inestimabile, aggiungo io.

Coaching non è amicizia.
Un caro amico/a (pur con la buona volontà e la buona fede) non ti farà le domande difficili che devono essere fatte,
non sarà imparziale e non riuscirà a portare l’efficace prospettiva di un professionista.
Non coinvolto e non giudicante.
E per questo più efficiente.

5. “Scaviamo nel tuo passato per capire meglio

Coaching non è terapia.
Non si concentra sul passato, guarigione di profonde ferite emotive o risolvere i sintomi quali ansia o depressione,
ad appannaggio di specialisti del settore.

Il coaching si basa prevalentemente sul presente e ciò che sarà il futuro.

6. Nelle sessioni di coaching non sentirai frasi da pseudo-guru per “pompare” la motivazione

Nessuna sessione di coaching improntata solo su slogan motivazionale,
facili frasi a effetto o teorie sulla motivazione.

Come perchè?
Se anche tu hai avuto,
come tutti,
problemi di motivazione, sai perfettamente che se qualcuno ti dà una pacca sulla spalla e ti dice: “Dai, forza motivati!” non ti sarà di grande aiuto.

7. “Scusa … rispondo un attimo a un’altra telefonata e poi continuiamo

Quando sono con te in una sessione di coaching,
sei l’unica persona con la quale interagisco.

Sono completamente focalizzato su di te.
Il tempo (che hai pagando) nelle sessioni di coaching è esclusivamente per te.

8. “Ecco una dritta miracolosa

Mi spiace … nessuna soffiata miracolosa o trovata geniale.

Non esistono.
Almeno secondo me.

Serve impegno e “fatica”.
Mettersi in gioco.
Altro che dritta miracolosa!

Ecco perché, nonostante la grande offerta di corsi, seminari, libri e blog imbattersi in grandi personalità è così difficile.

9. “Fidati di me” – “Credi in me

L’onestà e la correttezza non si dichiarano a parole,
ma solo attraverso fatti concreti.

Che cosa è tutto questo prodigarsi di annunci e proclami riguardo sincerità e integrità?

Essendo sicuro della mia proposta formativa, l’ultima cosa che penso è proclamare,
annunciare e “mettere sul piatto” la mia correttezza e la mia professionalità.

Ho fiducia che trapeli attraverso i miei gesti, le mie parole,
i fatti o la mia consulenza.

Se c’è qualcosa che deve cambiare nel tuo “modo” di lavorare, prendi provvedimenti.
Investi su te stesso.
Passa all’azione.
“Fai” coaching.

Che cosa si fa davvero in una sessione di coaching? Un esempio reale

sessione di coaching

Spesso ricevo dai miei contatti la domanda …
“Michele, che cosa si fa in una sessione di coaching?
Cosa devo dire? Che cosa devo fare?”

Le sessioni di coaching sono “conversazioni”.
“Dialoghi” strutturati e lineari che hanno un inizio ben definito,
una parte centrale e una finale che permette di stabilire chiaramente obiettivi, scopi e risultati.

Una sessione di coaching non è una “chiacchierata”

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Per evitare che la sessione di coaching diventi “una piacevole chiacchierata” il dialogo segue un modello di “conversazione”.

Personalmente mi baso sul “modello di conversazione” Coach U International (elaborato in oltre 20 anni di presenza e di attività in più di 20 Paesi nel mondo) che garantisce un approccio strutturato e coerente nelle sessioni di coaching.

Il modello di conversazione non contempla nessun riferimento a tecniche legate ad attività terapeutiche,
non utilizza tecniche di Programmazione Neurolinguistica (PNL), Analisi Transazionale o Gestalt.

Il modello si sviluppa attraverso specifiche fasi consequenziali che consistono nel:
• Focalizzare e definire l’obiettivo;
• Esplorare e valutare nuove alternative e possibilità;
• Stabilire il piano d’azione definendo tempi e modi;
• Individuare e rimuovendo possibili ostacoli all’esecuzione delle azioni;
• Assumere l’impegno entro una data e riportare al coach l’azione specifica compiuta;

Ecco una riproduzione sintetizzata di una sessione di coaching

Come puoi ben immaginare per concretezza l’ho schematizzata e ridotta a scopo dimostrativo.

Ovviamente la sessione di coaching include altri elementi fondamentali quali ascolto attivo, linguaggio interventistico, domande esplorative, feedback diretti e onesti ecc… ma lo scopo è darti l’idea di massima su come si svolge una sessione di coaching.

Michele: Benvenuta Roberta. Come stai e cosa è successo dall’ultima volta che ci siamo visti?
Roberta: Sto benissimo, grazie (e aggiorna sugli sviluppi della passata sessione).

Michele: Ottimo! Ora, cosa vorresti ottenere nella sessione dioggi?
Roberta: Vorrei parlare del mio nuovo collaboratore che ha cominciato la settimana scorsa.

 

 

Michele: Di quale particolare aspetto vuoi parlare?
Roberta: Vorrei trovato un modo per andare maggiormente d’accordo con lui. Perché l’inizio non è stato dei migliori …

Michele: Cos’è che non funziona nel vostro rapporto?
Roberta: Niente di tragico. Almeno fino ad ora. È un giovane competente ma … ogni volta che inizio a parlare, alla prima pausa lui “entra” e finisce le mie frasi … come se non vedesse l’ora dir potere dire la sua.

Michele: Che cosa senti?
Roberta: Sento fastidio, irritazione, mancanza di rispetto (anche se no, non mi manca di rispetto!)

Michele
: Dimmi di più?
Roberta: Ho quasi la sensazione di essere noiosa, lenta, di non piacere come capo, leader … forse faccio troppe pause … mentre parlo?

Michele: (silenzio)
Roberta: … Sì, in effetti, mi “fermo” spesso quando parlo. Nel senso che ho bisogno di pensare bene prima di parlare e queste pause potrebbero farmi sembrare insicura o “lenta”? Tu cosa ne dici?

Michele: Secondo te?
Roberta: Beh è come se non avessi mai il tempo necessario per portare a termine il mio discorso prima che intervenga qualcun altro. Si effetti sì, potrei sembrare lenta e insicura!

Michele: Si comportano tutti così con te, oppure lo fa solo questa persona?
Roberta: Uhm … ora che mi ci fai pensare, lo fa anche un’altra mia collaboratrice e … mio marito!

 


 

Michele: Mi pare che per te sia importante completare i tuoi pensieri affinché tutti possano sapere come la pensi. Che cosa deve succedere perché la gente non t’interrompa o finisca le frasi?
Roberta: Mi piacerebbe essere rilassata, sentirmi fiduciosa di me stessa. Non mi danno abbastanza tempo. Ho bisogno di pensare … prima di parlare ma non vorrei aspettare così.

Michele: Prova a riformulare l’obiettivo?
Roberta: sì, ecco…. Vorrei imparare a parlare senza troppe pause, in modo più diretto e chiaro quando do le direttive ai miei collaboratori. Come posso fare?

Michele: Durante le due settimane che passeranno prima del nostro prossimo incontro cosa ne dici di esercitarti tutti i giorni a trasformare le tue disposizioni. Sei disposta a farlo?
Roberta: Sì, lo farò.

Michele: Ogni volta che devi dare una disposizione o una direttiva a un tuo collaboratore … preparati.
Prenditi qualche minuto. Prima.
Sintetizza il tuo intervento, anche se breve, in punti chiave.
Scrivi cosa devi dire.
Cerca di formulare frasi brevi. Una frase eccessivamente lunga può ostacolare la comprensione e può far sì che il tuo messaggio perda incisività.
Qual è il messaggio che vuoi far passare.
Chiediti:
“Qual è il punto?”
“Che cosa deve passare assolutamente?’”
“Che cosa posso evitare?”
… … …
( e continuo la spiegazione di questo piano d’azione per raggiungere l’obiettivo di formulare direttive chiare e dirette)
Roberta: OK, lo farò, mi piace l’idea.

Michele: Tieni un diario e tutte le volte che qualcuno t’interromperà, annota i concetti che stavi esprimendo. Porta le tue annotazioni al prossimo incontro in modo da verificarlo insieme.
Roberta: Ok.

Michele: C’è qualcosa che può ostacolarti?
Roberta: No, non vedo problemi. E poi è qualcosa che va fatto. Ne va della mia leadership!

Michele: Ottimo! Che cosa hai imparato e cosa farai prima del nostro prossimo incontro?
Roberta: Ho imparato che posso acquisire la capacità di esporre i miei pensieri in modo più succinto e diretto. Come ho detto, mi eserciterò durante le prossime due settimane e annoterò tutto su un diario.

Michele: Bene! Credo che questo ti consentirà di comunicare meglio col tuo team. La prossima volta che ci vediamo, il 15 marzo alle 10, mi aggiorni sui tuoi progressi.
Roberta: Ok, grazie 1000! Se mi vengono dubbi, ti aggiorno (in modo sintetico, lo so) via email.
Ciao Michele.

Forse hai bisogno di maggiori informazioni?
Hai sentito “parlare di coaching” ma non hai mai davvero fatto il primo passo?
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Coaching per giovani leader – investi su te stesso

coaching per giovani leader

“Come posso sperare di comandare sugli altri,
se non ho il pieno controllo su me stesso?

François Rabelais

Quanto tempo ti ci è voluto?
Pochi anni?
Diversi mesi oppure neanche il tempo di finire la prova lavoro?

Ti è bastato poco.
Molto poco … per capire che tutti i libri che hai letto, i diplomi e la laurea che (faticosamente) hai ottenuto, i corsi che hai frequentato, la capacità lavorativa che hai … non sono le uniche chiavi per aprirti le porte del successo.

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Le qualità personali non si sviluppano seguendo un corso o leggendo un libro

L’attitudine, il giusto approccio con le persone,
la gestione dei collaboratori (non userò mai la parola risorse),
le relazioni extra lavorative,
il saper reggere l’attesa e la pressione,
saper gestire l’ansia, lo stress,
l’insuccesso,
difficilmente si sviluppano seguendo un corso, un workshop, un video tutorial o leggendo un libro (pur validi che siano).

Se non è cambiato niente.
Oppure è cambiato poco,
significa che non è quello di cui hai bisogno.

E allora cosa fai?
Continui a cercare, ovvio.

Continui a cercare le risposte.
Si dice che “chi-cerca-trova”.
Google è perfetto per darti le risposte che cercavi.

E infatti ne trovi tante.
Tantissime.

Purtroppo … le conosci già.
Chissà quante volte le hai lette.
Quante volte le hai già sentite.

Le risposte che trovi sono generiche e tutt’altro che incisive

Il problema che (spesso) sono risposte standard e poco personalizzate.
Generiche e tutt’altro che incisive.
 


 
E allora continui a cercare.
Ancora.
Inseguire, bramare, tentare.

E non guardi nell’unico posto, dove troveresti le risposte che stai cercando.
Dentro di te.

Il mio obiettivo di coach non è darti le risposte ma aiutarti a “scoprire le tue risposte”.
Sei tu che devi rispondere alle domande. Non io.
Possono sembrarti domande facili ma (in realtà) non lo sono, per niente.
C’è un mondo dentro.
Il tuo.

Provaci, dai:

Dimmi chi vuoi diventare?”
“Cosa ti aspetti da te stesso?”
“Dimmi, dove stai andando?”
“Come farai a sapere quando sei arrivato?”
“Che cosa posso fare (veramente) per te?

Lo sai che i leader più esperti pensano che i giovani desiderano il successo su un piatto d’argento.
Senza lottare.
Ah no?

Dimostra che si sbagliano.
Alza i tuoi standard personali.
Bassi standard portano alla mediocrità.

Se non ce la fai, riprova.
Riprova ancora.
Fai le cose difficili.
La facilità, la comodità ti fa diventare molliccio, arrendevole, fragile.
O forse molliccio lo sei già?
 

Sviluppa la tua capacità di “attraversare” la delusione e la frustrazione

Le lotte di oggi,
ti porteranno da qualche altra parte … domani.

Non lasciare che i leader più esperti raccolgano al posto tuo.
Smettila di parlare.
Smettila di sognare.
Fantasticare.
Entra nel concreto.
Fai qualcosa.
Non piagnucolare. Risolvi i problemi.

Non essere tu il collo di bottiglia

Perché non stai chiedendo feedback?
Non smettere di farti domande.
Persegui la chiarezza, fai più domande.

Sei consapevole dei tuoi punti di forza e di debolezza?
Sai gestire le tue reazioni … e quelle degli altri?
Le attese, la frustrazione?
Quanto riesci a reggere l’insuccesso?

È qui che devi concentrare i tuoi sforzi.
Se non vuoi entrare (anche tu) nella statistica dei fallimenti da giovane leadership.

Che fregatura!
Cercavi risposte e invece sono io a farti domande,
e le risposte le devi dare tu.
Provaci ancora dai …

Ti senti un modello per il tuo team?
Sai creare entusiasmo nel tuo staff?
Sei sempre motivante nel comportamento e nelle parole?
Hai una personalità dinamica che coinvolge chi ti sta intorno?
C’è qualcuno nella tua squadra che hai lasciato fuori, ignorato, deluso?

“Fare” coaching per giovani leader,
vuol dire diventare consapevole che la motivazione del tuo staff passa inevitabilmente (e inesorabilmente) da te.

Investi su te stesso: coaching per giovani leader

Che cosa stai aspettando?
Qual è il tuo prossimo passo?
Che cosa stai imparando?
Dimmi che cosa farai, in modo diverso, la prossima volta?
Hai capito cos’è il coaching per giovani leader?

Se c’è qualcosa che deve cambiare nel tuo “modo” di lavorare, prendi provvedimenti.
Investi su te stesso.
Passa all’azione. Coaching per giovani leader.

Forse hai bisogno di maggiori informazioni?
Hai sentito “parlare di coaching” ma non hai mai davvero fatto il primo passo?
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Vuoi iniziare il coaching? 11 cose che non ti direi mai

iniziare il coaching

Le parole sono importanti.
Parlare troppo e male è forse l’errore più comune che facciamo.

Nella mia professione di coach,
parlare poi è come … camminare sulle uova!

Le parole possono stimolare, ispirare e convincere
ma anche allontanare, disorientare o annoiare.

Dipende da ciò che diciamo.
E soprattutto da come lo diciamo.

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Ci vuole attenzione, moderazione e competenza.

Una cosa è certa …
ecco 11 cose che sicuramente non mi sentirai mai dire se tu fossi un mio potenziale cliente (cliente privato) e desideri iniziare il coaching:

1. “Vedrai, sarai leader in un paio di sessioni

Potenziare l’approccio, aumentare la leadership, rafforzare la tua sicurezza, riflettere personalità e stile … non è cosa da poco!

Non scherziamo.
È irragionevole proporre miglioramenti così importanti in un paio sessioni di coaching!

Per un obiettivo così ampio e complesso è necessario discuterne insieme la durata e la pianificazione.
Mediamente, dopo il primo step di base costituito da 5-6 sessioni di coaching, decidi se proseguire, incontrarci mensilmente (per essere sicuro di mantenere la direzione) oppure  continuare il tuo potenziamento con percorsi di coaching sempre più avanzati.

2. “Sarà una passeggiata

Mi spiace … nessuna dritta miracolosa o pillolina magica.

Non esistono.
Almeno secondo me.

Altro che passeggiata!
Quelle si fanno nei boschi.
 


 
Serve applicazione. Impegno.
Mettersi in gioco.

Se trovi difficile e faticoso tutto questo, hai perfettamente ragione!
Ecco perché, nonostante la grande offerta di corsi, seminari, libri e blog imbattersi in persone che “trasudano” vera leadership è una rarità.

3. Frasi motivazionali

Nessuno slogan motivazionale,
frasi a effetto o teorie sulla motivazione, lanciate qua e là per creare effetto.

Se anche tu hai avuto, come tutti, problemi di motivazione sai perfettamente che se anche ti dò una pacca sulla spalla e ti dico: “Eddai, forza motivati!” non ti sarà di grande aiuto.

4. Nomi e dati dei miei clienti

La riservatezza è un elemento estremamente importante nella relazione di coaching, perché costituisce la base per l’indispensabile rapporto di fiducia e di trasparenza.

Il contenuto delle conversazioni di coaching, come pure i tuoi dati e quelli dell’azienda per la quale lavori, sono quindi strettamente confidenziali e riservati.

Non dirò nomi di persone, aziende, nel mio sito non c’è la sezione “I miei clienti” (anche se mi farebbe davvero comodo).
Così sei sicuro che non dirò neanche il tuo.

5. “Che ne dici di una sessione di prova?”

Il coaching non si prova.
O lo fai o non lo fai.

Provare vuol dire tentare, sperimentare, testare.
Essendo una prova c’è meno coinvolgimento, in compenso molta più razionalità ed eccessiva attenzione sul risultato (“funziona o non funziona sto’ coccing?”).

No, così non funziona.
 

 
Preferisco iniziare il coaching e se poi ti accorgi che non è quello che ti aspettavi o non è l’approccio giusto per te, ti rimborso tutto il pacchetto, compresa la sessione che hai fatto.
Se continuiamo (senza piacere) ci perdiamo entrambi.

6. Pareri o giudizi su altri coach

Piuttosto che fare una scala di meriti di altri formatori e coach, desidero valorizzare i miei servizi e far percepire il reale valore aggiunto che posso offrire.

Ho fiducia che si parli di me attraverso i miei servizi, il mio blog o la mia consulenza.

Anche se  ricevo mail che mi chiedono un consiglio sulla scuola o corso migliore o un parere personale l’ultima cosa che mi interessa è “gossippare” sulla preparazione e competenza di questo formatore o quel coach.

7. Insistere, pressare o convincere all’acquisto

Se c’è una cosa che non faccio durante il primo contatto (ma in definitiva sempre) con un potenziale cliente che desidera iniziare il coaching è … vendere.

Chi è determinato, chi desidera dare una svolta, chi è stufo dei soliti risultati, chi vuole lavorare su se stesso non ha bisogno di “spinte” all’acquisto.

Vuole iniziare il coaching e basta!
Non chiede troppo, non si dilunga su particolari e dettagli, scalpita, ha solo voglia di iniziare.

Per tutti gli altri (chi vuol prendere ancora altre informazioni, chi non è ancora pronto, chi sta semplicemente perdendo tempo, ecc.) cerco di dare il maggior numero di info e spiegazioni ma senza mai forzare o cercare di convincere all’eventuale acquisto.

Anzi.
Indecisione ed esitazione sono i segnali che la persona non è ancora pronta.
Preferisco io stesso consigliare di aspettare.

La relazione di coaching non può essere imposta, né venduta, tanto meno mercanteggiata … deve essere “consapevolmente volontaria”!

8. “Sono completamente a tua disposizione

Non posso,
Non riesco.
Anche volendo.

Come te, ho il tempo contro.
Esattamente come te, ho i miei impegni e le mie incombenze.

Se fissare una sessione di coaching diventa (per entrambi) un incubo per la poca disponibilità, riprogrammazioni dell’ultimo minuto, e-mail di scuse, ritardi e rilanci di date e orari … meglio rinunciare.

Decidiamo (insieme) una programmazione e ci atteniamo a quella.
Semplicemente.

9. “Ci vediamo sui social”

Anche qua, stesso discorso.
Non riesco.
Ho poco tempo a disposizione.

Ecco perchè la mia attività social è pari-allo-zero.
Non riuscirei a rispondere (personalmente) a eventuali commenti, twittare qualche spunto interessante o postare un articolo su fb.

Potrei risolvere il tutto delegando tutto questo (come mi hanno proposto) a qualche agenzia di web marketing ma … non mi interessa.
Non vorrei aggiungere altro blah-blah inutile e standardizzato a quello già esistente in Rete.

10. “Devi firmare il contratto

Come cliente privato acquisti semplicemente una sessione o un pacchetto di sessioni di personal coaching.

Una volta esaurita decidi se acquistare altre sessioni di personal.
Come cliente privato non devi firmare nessun contratto o vincolo.

11. “Fidati di me” – “Credi in me

La correttezza non si proclama.

Ho fiducia che la mia professionalità parli attraverso i miei gesti, le mie parole, i fatti o la mia consulenza. Se proprio devo dimostrarla, porto esempi concreti di situazioni realmente accadute che mostrino in che modo mi sono comportato o come ho reagito.

Essendo sicuro della mia proposta formativa, l’ultima cosa che penso è proclamare, mercanteggiare o “mettere sul piatto” la mia correttezza e la mia professionalità.

Vuoi iniziare il coaching? Ecco le 11 cose che non ti direi mai

Se c’è qualcosa che deve cambiare nel tuo “modo” di lavorare, prendi provvedimenti.
Investi su te stesso.
Passa all’azione.
“Fai” coaching.

Se invece hai solo sentito “parlare di coaching” ma non hai mai fatto il primo passo,
lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno,
scopri la mia guida di benvenuto gratuita facendo click qui.

10 qualità di successo che non richiedono nè talento nè fortuna

talento

“Faccio una cosa molto bene, ma il talento non basta.
E’ il primo insegnamento che mi ha trasmesso il coach.
Puoi aver talento, ma se non lavori duramente non diventi un campione.”

Usain Bolt

Il talento contribuisce sicuramente al successo.
Ma da solo non basta.

Eppure è forte la tentazione di credere che solo quelli baciati dalla fortuna saranno premiati … solo quelli che hanno talento arriveranno ai posti più desiderabili e più ambiti.

Il talento non basta per avere successo

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Oltre al talento occorre la capacità di resistere alle distrazioni e alle tentazioni, al fine di raggiungere un obiettivo.
È la capacità di resistenza, di ristrutturare i fallimenti e le sconfitte.
È la capacità di rialzarsi per la centesima volta.
È necessario essere perseveranti nonostante gli ostacoli che incontriamo sulla nostra strada.

Se invidi il talento del tuo collega, del tuo capo, del tuo compagno di squadra, di tuo fratello, ricorda che … il talento da solo non basta occorre tenacia, grinta, duro lavoro quotidiano.

Come twittato da Bill Gross, via Fouad ElNaggar ecco 10 qualità che possiedono le persone di successo (cui tutti noi, e anche tu puoi attingere) che non richiedono né talento né fortuna.

Se anche tu (come me) il talento lo ammiri in TV o al cinema.
Parti da qui.
Inizia da queste 10 qualità.
La prossima volta che desideri far prendere vita ai tuoi sogni, avere successo, ricorda a te stesso che hai già tutto quello che ti serve.

Ecco 10 qualità di successo che non richiedono nè talento nè fortuna:

1. Essere in orario

Essere in ritardo, per qualsiasi motivo, è imperdonabile.
Grida all’inaffidabilità.
Non c’è scusa che esista.
La tua puntualità la dice lunga su di te.
 

 
Essere in orario è la regola n.1.
Non importa se si seguono tutte le altre regole.

2. Lavorare in modo etico

L’etica che dimostri al lavoro “dice” molte cose su chi sei … come professionista e come persona.

Si tratta del tuo atteggiamento, il tuo comportamento, la tua comunicazione e l’interazione.
“Come” fai il tuo lavoro.
Coinvolge caratteristiche come l’onestà, la trasparenza e la responsabilità.

3. Sforzarsi

Il primo tratto nella persona resiliente si esprime con la capacità di dedicarsi completamente
ad un’attività. Impegnarsi per portare a termine un compito senza lasciarsi scoraggiare o spaventare dalla fatica.

4. Linguaggio del corpo adeguato

La ricerca ha dimostrato che, quando si tratta di prime impressioni, abbiamo pochi secondi (non minuti) per lasciare un’impronta positiva.

Che cosa si può fare per avere un buon impatto?
Cominciamo con il modo giusto di usare il nostro corpo.

Essere consapevoli di come si utilizza il corpo non riguarda solo come si è percepiti, ma anche come ci si sente. Camminare con calma, con un sorriso sul tuo viso, forte contatto visivo, la postura “tirata verso l’alto” ti fa apparire rilassato, fiducioso e positivo e in grado di far fronte alle pressioni.
 

5. Energia

È la capacità di essere attivi.
È la forza fisica o mentale che ti permette di fare le cose.
Energia è entusiasmo e impegno.

6. Attitudine e comportamento

Qual è il tuo atteggiamento nei confronti del lavoro?
Lavori per soldi, per pagare il mutuo o per passione?
Come intendi dare il tuo valore aggiunto?

L’attitudine è il tuo modo di vedere la vita, il tuo modo di pensare, di sentire e di comportarti.

Il tuo atteggiamento è la forma di espressione di se stessi.
Si può scegliere di essere felice, positivo e ottimista oppure si può scegliere di essere pessimista e critico.
La scelta è tutta tua.

7. Passione

“La passione è un po’ come l’amore. È difficile, probabilmente impossibile, da definire in termini precisi, ma facile da vedere e sentire quando è presente.”.

Charles Kovess

La passione è emozione, sentimento, gioia ed entusiasmo.
Eccitazione.
La passione che metti sul lavoro parla della tua determinazione e la fiducia in se stessi.
È fare qualcosa che si ama.

La passione non è un pensiero intellettuale.
Si tratta di un sentimento, un’emozione.
Anima.

8. Essere “allenabile”

Tradotto da “Being coachable”.

Essere “cocciabile”, essere “allenabile”, ovvero …

la capacità d’impegnarsi per il proprio sviluppo, avere “fame” per il feedback da parte degli altri, possedere la volontà di essere corretto e di essere aperto a tutto ciò che può migliorare se stesso.

La disposizione a lasciare agli altri la propria valutazione e rendersi conto che il cammino di sviluppo personale non può essere percorso da solo.

“Allenabilità” richiede fiducia nel coach.
La fiducia si basa su valori e obiettivi condivisi.

9. Fare l’extra

L’extra è qualcosa che è fatto in aggiunta ai requisiti del contratto.
Fare qualcosa extra è buono, non solo per gli altri ma anche (e soprattutto) per te stesso.
È quel qualcosa in più.

10. Essere preparati

Essere ben preparati è la chiave per affrontare le sfide future della vita e del lavoro.
Sapersi adattare al mondo portando un valore aggiunto tangibile all’azienda, dimostrare le conoscenze acquisite, le abilità raggiunte nel tempo dimostrando il coraggio e il senso di responsabilità.

E adesso che lo sai … che cosa fai?
Quale sarà la tua prossima mossa?

“Per fare una carriera come la mia il talento non basta.
Quando ho debuttato con la Nazionale pensavo fosse sufficiente, poi ho capito che per arrivare dove sono ora dovevo metterci del mio.
In campo serve tanta rabbia, la fortuna ogni tanto aiuta ma la rabbia è un ingrediente fondamentale
“.

Gianluigi Buffon

Investi su te stesso. Passa all’azione. “Fai” coaching.

fare coaching

Le risposte ci sono già.
Sono tante.
Sono dappertutto.
Non hai difficoltà a recuperarle.
Basta digitare.

Le risposte che cerchi sono dappertutto

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Viviamo in una cultura che offre già un numero considerevole di risposte,
pensa a internet,
all’offerta di libri, corsi, seminari, workshop.

Chissà quante volte le hai lette.
Quante volte le hai già sentite.

Se non è servito niente.
Se è cambiato poco.
Significa che (forse) non è quello di cui hai bisogno.

Il problema che (spesso) sono risposte standard e poco personalizzate.
Generiche e tutt’altro che incisive.

Il mio obiettivo di coach non è darti risposte

Il mio proposito di coach non è darti scorciatoie, formule magiche all’ultima-moda, slogan a effetto, consigli o pareri (“Fai questo … non fare quello”), giudicarti, giustificarti oppure consolarti.
E tanto meno darti risposte che conosci già.

Se anche tu hai (o hai avuto) problemi di motivazione o di leadership sai perfettamente che se anche ti dò una pacca sulla spalla dicendo: “Dai, forza motivati!” non ti sarà di grande aiuto.
Se non sei nello stato mentale giusto, questo tipo di consiglio lascia il tempo che trova.

Il mio obiettivo di coach è aiutarti a scoprire le risposte che “possiedi” già, crescere la fiducia in te stesso, allenare i tuoi “muscoli caratteriali” e sbarazzarti delle false credenze e di quei limiti che ti “ancorano al terreno” e non ti permettono di volare verso il tuo reale potenziale.

La tua leadership va “allenata” ogni giorno

 


 
Essere leader richiede coraggio, pratica e fatica.
Motivare un team è un impegno quotidiano.

Non puoi più restare legato a comportamenti oramai sorpassati “Tu fai quello e tu fai quest’altro”.
È necessario coinvolgere le persone che lavorano con te.
Non concentrarti solo sui compiti da eseguire e sulle cose da gestire.

È un “paziente costruire”, giorno per giorno e richiede tutta la tua attenzione e il tuo coinvolgimento.
Ci vuole impegno.
Ti serve consapevolezza.
Ti occorre strategia.
Grinta.

Fare coaching vuol dire passare all’azione

Se c’è qualcosa che deve cambiare nel tuo “modo” di lavorare, prendi provvedimenti.
Investi su te stesso.
Passa all’azione.
Fai coaching.

Fare coaching significa dirsi “È il momento di cambiare. Mettere una marcia in più“.

Se hai sentito “parlare di coaching” ma non ti sei ancora deciso,
lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno,
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Coaching: ecco come ti aiuto a gestire un collaboratore difficile

coaching collaboratore difficile

Come reagisci davanti al collaboratore che non ti chiede mai una spiegazione, non partecipa alle discussioni e vuol fare tutto a modo suo?

Come ti comporti con quella collaboratrice talmente sensibile (o forse sarebbe meglio dire suscettibile?) che tutte le volte che gli muovi una critica, pur con delicatezza, va in tilt o mette il broncio per una settimana?

E quell’altra che arriva sempre in ritardo, spesso è svogliata, distratta, e si “imbosca” appena può.

All’inizio, hai sperato che capisse da sola, poi gliel’hai fatto notare, in modo gentile … poi ancora, sei stato più deciso e diretto … si scusa, si giustifica, promette che cambierà, ma poi torna tutto come prima!

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Niente è cambiato! Così ora, che cosa fai?

Sei il leader del tuo team.
Devi trasmettere fiducia e importanza a ogni singolo membro del tuo team ma anche autorevolezza e disciplina.

Allora che fai? … affronti la questione o fai finta di niente?
Meglio agire subito o aspettare il momento opportuno?

Meglio grintosi o diplomatici?

L’ideale è saper equilibrare, a seconda le circostanze, grinta e combattività con diplomazia e affabilità. I dissidi e le divergenze sul luogo di lavoro sono naturali e inevitabili! Non puoi controllare il comportamento del tuo collaboratore difficile ma ci sono tecniche e abilità che puoi apprendere per trasformare contrasti distruttivi in accordi costruttivi.

A volte, vogliamo gestire un rapporto difficile senza implicarci troppo, senza “scendere in campo”, desiderando di controllare le conseguenze delle nostre azioni o sperando che il tempo sistemi, magicamente, le cose.

A volte funziona, spesso purtroppo no.

Coaching per gestire un collaboratore difficile

Nelle sessioni di personal coaching, per prima cosa t’invito a fare un passo indietro per guardare alla situazione con il massimo dell’obiettività:
Ti stai focalizzando troppo sul problema?
Sei stanco e stressato e stai (forse) amplificando fatti, conseguenze e ripercussioni?
 


 
Che cosa facciamo durante le sessioni di personal coaching?

Non applichiamo teorie generali ma insieme cerchiamo di analizzare il tuo caso nel modo più specifico possibile. Il mio compito di coach non è quello di fornirti soluzioni preconfezionate (fai-questo-mi raccomando-non-fare-quello) ma fungere, piuttosto, da cassa di risonanza e da supporto, in modo da permetterti una chiara visione d’insieme e fornirti gli strumenti necessari per creare la tua risposta strategica di successo.

Non possiamo seguire una regola standard, dobbiamo scoprire insieme l’approccio migliore che ti aiuti a gestire in modo propositivo, positivo e costruttivo il tuo rapporto con quel determinato collaboratore difficile.

Quanto dura il percorso di coaching?

Dipende dal tuo obiettivo.

Il numero delle sessioni di coaching le definiamo insieme sulla base delle tue necessità e dalla complessità dell’obiettivo che hai prefissato.

Qual è la tua esigenza?

Una “dritta” veloce, un supporto concreto di qualche ora o un percorso formativo personalizzato ed efficace con test finale?

Mediamente, un percorso di personal coaching varia da 1-2 sessioni per un tema specifico (coaching mirato) a 3-6 sessioni per un obiettivo più complesso (personal coaching). Una volta deciso, partiamo.

Vedrai i risultati!

Coaching: il supporto per gestire i collaboratori con efficacia

gestire collaboratori

I risultati non sono all’altezza delle aspettative?
Ti piacerebbe migliorare alcuni aspetti del tuo approccio e della tua leadership?
Avere una gestione più efficacia del tuo personale?

Occorre dedizione per gestire collaboratori

Gestire i rapporti personali sul lavoro è tutt’altro che facile e lo sai bene anche tu, visto che ogni giorno ti trovi a convivere con i comportamenti e gli atteggiamenti dei tuoi collaboratori, che ti provocano ansia e malumore.

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Ognuno ha il suo stile, il suo carattere e le sue reazioni.
C’è chi è troppo passivo e chi, al contrario, è troppo irruente. Chi troppo permaloso e chi eccessivamente pettegolo o poco disponibile verso gli altri colleghi.

E tu, come ti relazioni con i tuoi collaboratori?
Sei socievole, chiuso o diffidente?
Vorresti essere più empatico e disponibile ma la paura di “perdere il controllo” ti fa irrigidire?

I comportamenti come chiave per comunicare

Di questi tempi, è importante gestire con efficacia i tuoi collaboratori perché le persone oggi possono determinare il successo o l’insuccesso della tua attività.

Gestire un team non è solo dire ai collaboratori cosa fare, trasmettere informazioni, capacità e abilità ma creare, piuttosto, dei rapporti potenti e produttivi.

Non esiste un modello di comportamento migliore di tutti gli altri. Quello che “dici” al tuo team è importante, ma lo è ancor di più il “modo” in cui ti comporti, la congruenza delle tue parole con i fatti, la tua convinzione e la tua energia.

I tuoi comportamenti sono la chiave per comunicare, persuadere, entusiasmare e risolvere i problemi. Per questo diventa fondamentale provare, verificare, definire nuovi comportamenti provando e riprovando sino a prendere confidenza con questi “nuovi” atteggiamenti.

Personal coaching per gestire i collaboratori

Ecco che entrano in gioco le sessioni individuali di personal coaching.
 


 

Che cosa facciamo concretamente durante questi incontri formativi?

Sarai stimolato a ricercare e scoprire il tuo stile di leadership e l’approccio migliore per gestire in modo positivo e costruttivo il rapporto con il tuo team. In pratica, no assoluto a lunghe teorie della gestione, “scimmiottamenti da grande manager”, pose plastiche, frasi “a effetto” ma … ma pratica, pratica, pratica!

Impari in sostanza come prepararti per un colloquio/feedback con un collaboratore difficile, gestire obiezioni, repliche o “attacchi” da parte di un tuo collaboratore, difendere le tue idee e mostrare il disaccordo con positività, chiedere “PERCHE” e dire “NO” ai tuoi collaboratori senza sensi di colpa.

Apprendi come trasmettere fiducia e come comunicare con un linguaggio più incisivo e stimolante. Come potenziare il tuo approccio relazionale: la postura, le espressioni del viso, i gesti, la voce, etc. per aumentare la tua autorevolezza.

Lo sai che chi sa ascoltare aumenta il suo carisma? Apprendi come “ascoltare in modo attivo” i tuoi collaboratori.

Quanto dura il percorso di coaching?

Dipende dal tuo obiettivo.

Il numero delle sessioni di coaching le definiamo insieme sulla base delle tua necessità e dalla complessità dell’obiettivo che hai prefissato.

Qual è la tua esigenza?
Una “dritta” veloce, un supporto concreto di qualche ora o un percorso formativo personalizzato ed efficace con test finale?

Mediamente, un percorso di personal coaching varia da 1-2 sessioni per un tema specifico (coaching mirato) a 3-6 sessioni per un obiettivo più complesso (personal coaching). Una volta deciso, partiamo! Sessioni individuali (di circa 90 min.) una volta la settimana sull’obiettivo che hai definito.

Ho pensato per te un servizio di personal coaching dedicato esclusivamente ai privati.

Vedrai i risultati!