Il percorso di coaching: investi su te stesso – parte 7

il percorso di personal coaching

 
STAI LEGGENDO LA PARTE 7
 

“Conquista te stesso, non il mondo.
Cartesio

Quanto tempo ti ci è voluto? Pochi anni?
Diversi mesi oppure neanche il tempo di finire la prova lavoro?

Ti è bastato poco.

Molto poco … per capire che tutti i libri che hai letto, i diplomi e la laurea che (faticosamente) hai ottenuto, i corsi che hai frequentato, la capacità lavorativa che hai … non sono le uniche chiavi per aprirti le porte del successo.

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Le qualità personali non si sviluppano seguendo un corso o leggendo un libro

L’attitudine, il giusto approccio con le persone, la gestione dei collaboratori (non userò mai la parola risorse),
le relazioni extra lavorative.

Saper reggere l’attesa e la pressione, gestire l’ansia, lo stress, l’insuccesso, difficilmente si sviluppano seguendo un corso, un workshop, un video tutorial o leggendo un libro (pur validi che siano).

Se non è cambiato niente.

Oppure è cambiato poco,
significa che non è quello di cui hai bisogno.

E allora cosa fai?

Continui a cercare, ovvio.

Continui a cercare le risposte. Si dice che chi-cerca-trova.
Google è perfetto per darti le risposte che cercavi.

E infatti ne trovi tante.
Tantissime.

Purtroppo … le conosci già. Chissà quante volte le hai lette.
Quante volte le hai già sentite.

Le risposte che trovi sono generiche e tutt’altro che incisive

Il problema che (spesso) sono risposte standard e poco personalizzate.
Generiche e tutt’altro che incisive.

 


 

E allora continui a cercare. Ancora.
Inseguire, bramare, tentare.

E non guardi nell’unico posto, dove troveresti le risposte che stai cercando.

Guarda dentro di te

Il mio obiettivo di coach non è darti le risposte ma aiutarti a “scoprire le tue risposte”.
Sei tu che devi rispondere alle domande. Non io.

Possono sembrarti domande facili ma (in realtà) non lo sono. Per niente.
C’è un mondo dentro. Il tuo.

Provaci, dai:

  • Dimmi chi vuoi diventare?
  • Cosa ti aspetti da te stesso?
  • Dimmi, dove stai andando?
  • Come farai a sapere quando sei arrivato?
  • Che cosa posso fare (veramente) per te?

Lo sai che i leader più esperti pensano che i giovani desiderano il successo su un piatto d’argento.
Senza lottare. Ah no?

Dimostra che si sbagliano.

Alza i tuoi standard personali

Bassi standard portano alla mediocrità.

Se non ce la fai, riprova.
Riprova ancora.

Fai le cose difficili.

La facilità, la comodità ti fa diventare molliccio, arrendevole, fragile.
O forse molliccio lo sei già?

Sviluppa la tua capacità di “attraversare” la delusione e la frustrazione

Le lotte di oggi,
ti porteranno da qualche altra parte … domani.

Non lasciare che i leader più esperti raccolgano al posto tuo.
Smettila di parlare. Smettila di sognare.

Fantasticare. Entra nel concreto.
Fai qualcosa.

Non piagnucolare. Risolvi i problemi.

Non essere tu il collo di bottiglia

Perché non stai chiedendo feedback?
Non smettere di farti domande.

Persegui la chiarezza, fatti più domande:

  • Sei consapevole dei tuoi punti di forza e di debolezza?
  • Sai gestire le tue reazioni … e quelle degli altri?
  • Le attese, la frustrazione?
  • Quanto riesci a reggere l’insuccesso?

È qui che devi concentrare i tuoi sforzi.

Se non vuoi entrare (anche tu) nella statistica dei fallimenti da leadership.

Cercavi risposte e invece sono io a farti domande …

e le risposte le devi dare tu.

Provaci ancora dai …

  • Ti senti un modello per il tuo team?
  • Sai creare entusiasmo nel tuo staff?
  • Sei sempre motivante nel comportamento e nelle parole?
  • Hai una personalità dinamica che coinvolge chi ti sta intorno?
  • C’è qualcuno nella tua squadra che hai lasciato fuori, ignorato, deluso?

“Fare” il percorso di personal coaching vuol dire diventare consapevole che la motivazione del tuo staff passa inevitabilmente (e inesorabilmente) da te.

Investi su te stesso: il percorso di personal coaching!

  • Che cosa stai aspettando?
  • Qual è il tuo prossimo passo?
  • Che cosa stai imparando?
  • Dimmi che cosa farai, in modo diverso, la prossima volta?
  • Hai capito cos’è il coaching?

Se c’è qualcosa che deve cambiare nel tuo modo di lavorare, prendi provvedimenti.
Investi su te stesso. Passa all’azione.

Forse hai bisogno di maggiori informazioni?
Hai sentito “parlare di coaching” ma non hai mai davvero fatto il primo passo?

Lascia che ti spieghi cos’è (per me) il percorso di personal coaching. Contattami per un incontro conoscitivo online (gratuito e senza vincoli).

Il percorso di coaching: frasi che non ti dirò mai – parte 6

una sessione di coaching

 
STAI LEGGENDO LA PARTE 6
 

Le parole sono importanti.

Nella mia professione di coach durante le sessioni di coaching, le parole devono stimolare, ispirare e spronare
ma possono anche scostare, confondere o stancare.

Ci vuole attenzione, moderazione e competenza.

Una cosa è certa …
ecco 9 frasi che sicuramente non mi sentirai mai dire durante le mie sessioni di coaching:

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1. “Fai questo e non fare quello

Se c’è una cosa che (come coach) evito, accuratamente nelle sessioni di coaching è …
dirti cosa-fare, cosa-scegliere, dove-andare.

La responsabilità è tutta tua.
Solo tua.

Non è mia la responsabilità di risolvere i tuoi problemi oppure raggiungere i tuoi obiettivi per te.

Il mio obiettivo è sostenerti, sfidarti, ascoltarti, stimolarti, incoraggiarti, condividere feedback e offrirti qualsiasi altra cosa nel mio kit-di-strumenti per aiutarti a raggiungere gli obiettivi che sono importanti per te.

2. “Ecco le risposte che cercavi

Coaching non è consulenza.

A differenza di un consulente, che è assunto per fornire le risposte, non è nel ruolo del coach conoscere tutte le risposte e risolvere i problemi del cliente.

Il mio obiettivo di coach non è darti le risposte ma aiutarti a “scoprire le tue risposte”.
Sei tu che devi rispondere alle domande. Non io.

Sei tu che devi dare le risposte a domande che sembrano facili, ma (in realtà) non lo sono, per niente.
C’è un mondo dentro. Il tuo.

Provaci, dai, eccone alcune:

  • “Dimmi chi vuoi diventare?”
  • “Cosa ti aspetti da te stesso?”
  • “Che cosa stai aspettando?”
  • “Dimmi, dove stai andando?”
  • “Che cosa posso fare (veramente) per te?”

 


 

3. “Cercherò di essere breve, ti spiego

In una sessione di coaching non mi dilungo in lunghe e fumose teorie.
Anzi di teoria c’è né molto poca. Quasi niente.

La teoria è controproducente in questi casi.
Cercheresti di approcciare tutti i problemi in modo meccanico tentando di applicare quello che hai sentito.

I problemi che incontri nel lavoro non hanno niente a che fare con quello che hai studiato.
Te ne sei accorto, vero?

4. “Fai come se fossi un tuo amico

Chi ha un amico ha trovato un tesoro.
Inestimabile, aggiungo io.

Coaching non è amicizia.

Un caro amico/a (pur con la buona volontà e la buona fede) non ti farà le domande difficili che devono essere fatte, non sarà imparziale e non riuscirà a portare l’efficace prospettiva di un professionista.

Non coinvolto e non giudicante.
E per questo più efficiente.

 


 

5. “Scaviamo nel tuo passato per capire meglio

Coaching non è terapia.

Non si concentra sul passato, guarigione di profonde ferite emotive o risolvere i sintomi quali ansia o depressione, ad appannaggio di specialisti del settore.

Il coaching si basa prevalentemente sul presente e ciò che sarà il futuro.

6. In una sessione di coaching non sentirai frasi da pseudo-guru per “pompare” la tua motivazione

Nessuna sessione di coaching improntata solo su slogan motivazionale,
facili frasi a effetto o teorie sulla motivazione.

Come perché?

Se anche tu hai avuto, come tutti, problemi di motivazione, sai perfettamente che se qualcuno ti dà una pacca sulla spalla e ti dice: “Dai, forza motivati!” non ti sarà di grande aiuto.

7. “Scusa … rispondo un attimo a un’altra telefonata e poi continuiamo

Quando sono con te in una sessione di coaching,
sei l’unica persona con la quale interagisco.

Sono completamente focalizzato su di te.
Il tempo (che hai pagato) nelle sessioni di coaching è esclusivamente per te.

8. “Ecco una dritta miracolosa

Mi spiace … nessuna soffiata miracolosa o trovata geniale.

Non esistono.
Almeno secondo me.

Serve mettersi in gioco.
Altro che dritta miracolosa!

Ecco perché, nonostante la grande offerta di corsi, seminari, libri e blog imbattersi in grandi personalità è così difficile.

9. “Fidati di me” – “Credi in me

L’onestà e la correttezza non si dichiarano a parole,
ma solo attraverso fatti concreti.

Perché tutti questi proclami riguardo sincerità e integrità?

Essendo sicuro della mia proposta formativa, l’ultima cosa che penso è proclamare, annunciare e “mettere sul piatto” la mia correttezza e la mia professionalità.

Ho fiducia che trapeli attraverso i miei gesti, le mie parole,
i fatti o la mia consulenza.

Se c’è qualcosa che deve cambiare nel tuo “modo” di lavorare, prendi provvedimenti.
Investi su te stesso. Passa all’azione.

“Fai” coaching.

Il percorso di coaching: 7 motivi perché resisti – parte 5

percorso di coaching individuale

 
STAI LEGGENDO LA PARTE 5
 

Ho notato (nella mia esperienza) diversi motivi ricorrenti per cui alcune persone (pur interessate alla loro crescita professionale e affascinate dal coaching) esitano e “resistono” a intraprendere un percorso di coaching individuale.

Ecco alcuni motivi che causano “resistenza” nell’approcciare il coaching:

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1. Mancanza (presunta) di tempo

Molte persone fanno fatica a dire NO, sono sempre di corsa.
Sono sempre indaffarate.
Prese da un turbinio di azioni.

Altre volte, il non-avere-tempo nasconde la paura (inconscia) di affrontare una
situazione o di lanciarci in una nuova impresa.

Oppure – semplicemente – stanno attraversando un momento di transizione, di cambiamento,
e non se la sentono di buttarsi in un’altra “avventura”.

2. Paura di passare all’azione

Per molte persone è più rassicurante fare corsi, frequentare workshop, comprare libri, video tutorial … parlare, teorizzare, disquisire … che passare all’azione!

Conoscono tutta la teoria,
ma non “scendono” nella pratica restando sempre al punto di partenza.

 


 

3. “Un giorno lo farò …”

Parliamo spesso al futuro o al condizionale: “Farò” o “Vorrei”.

Abbiamo paure che ci impediscono di passare subito all’azione.

Camuffiamo i nostri timori parlando senza sosta di ciò che faremo.
Un giorno.

Non viviamo il presente perché è influenzato dal suo passato. Temendo che si possa ripetere un’esperienza spiacevole .. continuiamo a rimandare.

4. Paura di mettersi in gioco

Se facciamo quello che abbiamo sempre fatto, otterremo sempre gli stessi risultati.

Se non usciamo allo scoperto, non succederà mai niente di stimolante,
di vitale o di esaltante.

Spesso piuttosto che metterci in gioco,
ce la prendiamo con la fortuna, il caso o il destino.

 


 

5. “Coaching? Non sono mica incompetente”

Iniziare un percorso di coaching non vuol dire essere impreparati,
incompetenti o incapaci.

Coaching non è un atto d’accusa verso la nostra competenza o un’indicazione della nostra non-capacità di raggiungere gli obiettivi.

6. Paura di non riuscire

Nella vita, se decidiamo di-scendere-in-campo, saremo feriti più e più volte.
Più sei stato ferito, più hai paura di essere ferito di nuovo.

Più hai paura di essere ferito di nuovo, più sviluppi meccanismi (soprattutto inconsci) di auto-protezione e di evitamento che per difenderti “stroncano” sul nascere
qualsiasi velleità di carriera.

7. “Tutta colpa del capo, collega, ecc. … “

Alcune persone sentono che la loro carriera non è mai decollata.
Si guardano indietro e vedono fallimenti causati da circostanze al di fuori del loro controllo.

La colpa è da attribuire solo all’esterno (il capo menefreghista, il collega traditore, la sfiga, il Mercato fluttuante, ecc.). Nessuna assunzione di responsabilità delle proprie azioni.

A questo punto del loro percorso professionale, il coaching è visto come inutile (anche se interessante), superfluo o tardivo perché non serve a “riparare il torto”,
non riesce a “assolvere” il fallimento.

E il costo di un percorso di coaching individuale ?

Nella mia esperienza, il costo non rientra nelle “resistenze”, perché le persone lo vedono come un investimento sulla loro persona.

Generalmente, chi è determinato, chi desidera dare una svolta, chi è stufo dei soliti risultati,
chi vuole lavorare su se stesso non ha bisogno di “spinte”.

Infatti se c’è una cosa che non faccio mai con un potenziale cliente che desidera iniziare
un percorso è … convincere, persuadere, vendere, trattare, promuovere.

Sentirsi eccitati all’idea di intraprendere un percorso di coaching individuale è di per sé già un grande indicatore.

Il percorso di coaching online: funziona? – parte 4

coaching online

 
STAI LEGGENDO LA PARTE 4
 

La hall dell’hotel**** vicino la Stazione Centrale, la biblioteca dell’Università,
lo snack bar di fronte l’Università,
il locale trendy di Milano (all’ora dell’aperitivo),
i tavolini esterni del bar trendy (sempre all’ora dell’aperitivo),
la saletta interna del bar trendy (non all’ora dell’aperitivo – ma quanta gente c’è in giro a Milano!)

e ancora …

il retro del salone di estetica, la saletta riunioni dello studio del professionista del centro,
l’area di servizio appena fuori Saronno all’autostrada Laghi (la Como-Milano per interdirci per chi non conosce la zona) … l’ufficio-figo della società di formazione, l’ufficio-finto-figo del cliente di turno.

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No.
Non sono posti dove ho fantasticato di “famolo strano” (come nel film di Verdone).
Sono le location” dove ho “fatto coaching”.

Cui bisogna aggiungere ovviamente … lo studio di casa mia, l’ufficio di Lugano, … il cellulare e la videoconferenza!

Personalmente non mi sono mai posto il problema.
Lascio sempre la scelta…. Mi adeguo.
Dove preferisci. C’è gente… rumore … ma se va bene a te!

Se mi chiedi come preferisco “fare” coaching ti rispondo …

un luogo comodo e tranquillo, dove ho la possibilità di incontrare personalmente la persona,
stringere la mano, ottenere un buon contatto visivo,
“sentire” la presenza fisica, costruire un rapporto.

Ma se mi chiedi quale modalità ritengo più efficace, ti rispondo immediatamente …
il cellulare!

È la mia modalità più efficiente.

Indossare le cuffiette…parlare al cellulare… gironzolando (in tuta) per casa.

Camminare-senza-meta mentre parlo al telefono,
è un’azione automatica (e inconscia) che mi serve a “tagliare” fuori tutti gli altri stimoli sensoriali.

Permette di concentrarmi maggiormente sulla conversazione.
Per me funziona. Ma soprattutto funziona anche per il coachee!

 


 

Il coaching online funziona?

Anni fa (in effetti) era poco efficace.
C’erano problemi di connessione.

Spesso le parole arrivavano a singhiozzo … l’immagine si bloccava… dovevi aspettare che si riconnetteva. Spesso si “rompeva” nel punto focale.

Oggi non ci sono più questi problemi.

La connessione generalmente è molto buona.
Una sessione online ben organizzata e pianificata è altrettanto efficace quanto quella faccia-a-faccia.

Nella mia esperienza (oramai di anni), il coaching online può essere profondo e trasformativo.
Ti aiuterà a raggiungere i tuoi obiettivi, come qualsiasi altra sessione di coaching.

A volte, le sessioni di coaching online possono rivelarsi ancora più efficaci,
poiché impari a concentrarti solo sulla “conversazione”.
Nulla interrompe la tua concentrazione.

 


 

Il coaching online funziona? Si .. se funziona il coach!

Online, telefono, in presenza?
Quello che più conta è… il coach.

È il professionista che deve essere capace. Competente.
Deve saper “tirar fuori il meglio”. Trasmettere fiducia.
Riservatezza.

Supportare lo sviluppo personale e professionale,
fornire feedback forti e stimolare l’azione.

La persona deve sentirsi “al sicuro”.

Quando conviene utilizzare la videoconferenza o il cellulare?

A volte non ci sono proprio alternative.
La distanza è l’ostacolo chiave.

Ho contatti via skype in tutta Italia, in Svizzera (dove abito) e nel resto d’Europa.
In effetti basta una connessione Internet e … parlare italiano!

Coaching è innanzitutto ascolto sincero e completo

Ascoltare con una mente aperta e curiosa.
Trovo che questo sia davvero più facile al telefono.

Non ci sono distrazioni.
La voce rivela le emozioni tanto quanto il linguaggio del corpo … pause, tono, esitazione, scelta delle parole, ecc.

I vantaggi del coaching online

  • Ti puoi connettere dalla comodità e dalla privacy della tua casa o del tuo ufficio
  • Non sprechiamo tempo prezioso (in traffico e spostamenti)
  • Abbiamo maggiore flessibilità nella programmazione delle sessioni
  • Eliminiamo le restrizioni geografiche
  • Si crea una zona di comfort emotivo (nessuna pressione dal contatto visivo diretto)
  • La comunicazione è più profonda e mirata (livello di attenzione più alto – meno distrazioni)
  • Le tariffe sono più vantaggiose rispetto gli incontri faccia-a-faccia
  • Permette di connetterti dove ti senti più comodo! (auto, treno, ufficio, casa, hotel, ecc.)
  • Sei più rilassato e confortevole nel tuo spazio
  • Possibilità di connetterti anche “fuori orario” (la sera, sabato mattina, ecc..)
  • Non richiede investimenti in accessori sofisticati

Goditi le sessioni comodamente da casa o in ufficio!

Possiamo lavorare insieme indipendentemente da dove ti trovi, purché tu abbia accesso a Internet o alla rete telefonica.

Una curiosità …
non sono poche le persone che preferiscono la modalità telefonica (rientrando a casa -in auto o in treno- dopo la giornata di lavoro). “Sono più rilassato/a” è la spiegazione.

Il percorso di coaching: 6 segnali che sei pronto – parte 3

 
STAI LEGGENDO LA PARTE 3
 

Poco importa quanto abbiamo ricevuto dalla vita,
abbiamo un costante desiderio di miglioramento.

Desideriamo di più.
Vogliamo di più.

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Più successo, più soldi, più felicità, rapporti più solidi e pensiamo,
sogniamo e lottiamo per ottenere quello che stiamo cercando.

I grandi manager, politici e atleti hanno un allenatore.

Tutti abbiamo (potenzialmente) bisogno di un coach.

Il professionista di fiducia che ti “allena” e prepara mentalmente ad affrontare con più fiducia e determinazione i cambiamenti improvvisi, i problemi quotidiani e la competitività sempre più aggressiva.

Il coaching è una delle risposte formative più efficaci alle sfide dei nostri tempi.

Questo potrebbe essere il momento di prendere in considerazione un coach. Ecco 6 segnali che sei pronto:

 
LA TUA CARRIERA DI SUCCESSO > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

1. Hai capito che non sarai mai “veramente pronto”

Hai aspettato, rimandato, rinviato,
hai raccolto tutte le informazioni necessarie …
adesso devi fare il primo passo!

Non aspettare di essere preparato, perfetto o di “saperne di più”.

Non aspettare di essere pronto per iniziare il coaching.

Perché “veramente pronto” non lo sarai mai.

Non ti sentirai mai completamente pronto perché stai andando oltre la tua abituale zona di comfort,
stai prendendo una strada stimolante e affascinante ma anche ignota e (forse) piena d’insidie.

Anche se conosci tutta la teoria,
ma non “scendi” nella pratica sei sempre al punto di partenza.

Potresti leggere 100 libri di coaching, informarti per giorni o per anni,
ma non saprai mai tutto quello che c’è da sapere.

A un certo punto dovrai fermarti, respirare e … lanciarti!

 


 

2. Sei disposto a investire tempo ed energia

Il coaching richiede tempo ed energia.
Vero!

Non guardare solo l’investimento, prendi in considerazione (piuttosto) il ritorno di questo investimento: centrare i tuoi obiettivi, migliorare alcuni aspetti della tua leadership, andare incontro all’opportunità di sentirti ancora più vivo, più leader.

Pieno di energia e deciso a mostrare al mondo le tue reali capacità.
Vale la pena investire tempo ed energia con i percorsi di coaching? Certo che si!

E il costo? Nella mia esperienza, la spesa non rientra nelle “resistenze”.

Generalmente, chi è determinato, chi desidera dare una svolta, chi è stufo dei soliti risultati,
chi vuole lavorare su se stesso, il costo lo vede come un investimento e …vuole cominciare subito!

 


 

3. Hai deciso che è ora di cambiare

Per tanto tempo la routine ti ha dato un senso di sicurezza e di protezione?
Difficilmente hai fatto un passo fuori dal conosciuto,
dalla certezza, dalla zona di comfort?

Adesso basta.
Non ne puoi più.

Se fai quello che hai sempre fatto, se ti comporti/reagisci come sempre … otterrai sempre gli stessi risultati. Non hai bisogno della sfera magica per sapere che è così.

Adesso, hai capito che se non esci allo scoperto, non succederà mai niente … di stimolante, vitale.
Niente di esaltante.

Coaching per vivere i cambiamenti come incentivi e opportunità per la tua crescita -professionale e non- e non come minacce (e per questo da evitare) alla tua sicurezza e stabilità.

4. Hai capito di aver bisogno di una “spinta” per superare un ostacolo

Hai capito che non appena la salita comincia a farsi dura, anziché prendere l’opportunità per metterti alla prova, tiri fuori un ventaglio di giustificazioni per non continuare (o iniziare) e getti subito la spugna.

Piuttosto che metterti in gioco, te la prendi con la fortuna, il caso o il destino.

Perché ti nascondi dietro queste scuse per non-fare?

Che cosa succederà se continui a rimandare?

I percorsi di coaching per trasformare le difficoltà, che incontriamo nella vita, in un’opportunità di crescita, di progresso e per mantenere un approccio sempre proattivo verso gli eventi che ti accadono.

Se rispondi onestamente, ti renderai conto che è importante iniziare subito.
Non importa quale sia il tuo obiettivo.

5. Vuoi fare un salto di qualità

Anche se stai lavorando bene, in questi tempi incerti e complessi,
la sfida è essere sempre motivati e determinati nell’affrontare i cambiamenti improvvisi e la competizione sempre più organizzata.

Iniziare i percorsi di coaching non vuol dire essere impreparati, incompetenti. Incapaci.

Coaching non è un atto d’accusa verso la tua competenza o un’indicazione della tua non-capacità.

Significa semplicemente che grazie al supporto di un coach professionista è possibile migliorare la performance e raggiungere gli obiettivi, in meno tempo e meno dispendio di energie.

6. Hai capito che hai bisogno di un supporto professionale

Commercialisti, medici, avvocati ma anche architetti per interni, hair stylist e tecnici informatici,
sono professionisti a cui ci rivolgiamo quando abbiamo bisogno di cure specifiche,
consigli tecnici o assistenza pratica.

Di solito si fa così.
Chiedi aiuto e sostegno in caso di bisogno e necessità.

I percorsi di coaching sono la risposta più efficaci alle sfide dei nostri tempi. È una metodologia all’avanguardia nell’area della formazione.

Il coach non ha la bacchetta magica.

Ti affianca personalmente per aiutarti a raggiungere obiettivi più ambiziosi e appaganti,
investendo meno tempo, risorse ed energie.

Il coaching è cambiamento.

Un nuovo modo di pensare porta a nuove idee,
nuove strategie e nuove opportunità.

Se sei pronto per cambiamenti positivi, sei pronto per il coaching!

Il percorso di coaching: 9 credenze da sfatare. Subito – parte 2

percorsi di coaching

STAI LEGGENDO LA PARTE 2
Sul coaching si sente dire un po’ di tutto.

Alcune opinioni nascono da informazioni incomplete. Altre da esperienze raccontate male.

Altre ancora si sono diffuse nel tempo fino a diventare convinzioni accettate senza essere mai messe davvero in discussione.

Il risultato è semplice: molte persone si fanno un’idea del coaching senza averlo mai sperimentato.

Ecco alcuni dei miti che incontro più spesso.

1. “Sto lavorando bene. Non ho bisogno di un coach”

Ottimo.

Ma il coaching non nasce per chi è in crisi.

Molte persone immaginano il coaching come una sorta di pronto soccorso professionale.

In realtà viene utilizzato spesso proprio da chi sta già ottenendo buoni risultati e desidera fare un ulteriore passo avanti.

Più responsabilità.
Maggiore autorevolezza.
Una leadership più efficace.
Un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata.

Il coaching non lavora soltanto sui problemi. Lavora soprattutto sulle potenzialità e sul miglioramento continuo.

Molte persone chiedono aiuto quando sono in difficoltà. Le più lungimiranti iniziano a crescere prima.

2. “Il coach mi dà le risposte”

In realtà succede quasi il contrario.

Come coach il mio lavoro consiste soprattutto nel fare domande.

Domande che aiutano a osservare una situazione da prospettive diverse, a mettere in discussione convinzioni radicate e a vedere possibilità che prima non erano evidenti.

Il coaching non è consulenza e non consiste nel dirti cosa fare.

Consiste nell’aiutarti a trovare risposte che abbiano senso per te e per la tua situazione.

3. “Il coach mi dà consigli”

Molti immaginano il coaching come una conversazione nella quale una persona esperta distribuisce suggerimenti e indicazioni.

Funziona raramente così.

Il coaching parte da un presupposto diverso: tu sei la persona che conosce meglio la tua realtà.

Il mio compito è aiutarti a ragionare con maggiore lucidità, non sostituirmi alle tue decisioni.

Un consiglio può essere utile.

Una consapevolezza, spesso, vale molto di più.

4. “Ma io voglio soluzioni, non domande”

Capisco questa obiezione.

Viviamo in un mondo pieno di risposte. Ti basta aprire Google, guardare un video o leggere un articolo. Le informazioni non mancano.

Anzi.

Sono ovunque.

Il problema è che molte di quelle risposte sono generiche.

Pensate per tutti.
Applicabili a chiunque.
Adattate a nessuno.

Ecco perché tante persone sanno già cosa dovrebbero fare ma continuano a non farlo.

Il problema raramente è la mancanza di informazioni. Molto più spesso è la difficoltà di trasformarle in azione.

5. “Allora … posso semplicemente parlarne con il mio migliore amico”

A volte sì.

Un amico può ascoltarti, sostenerti e aiutarti a superare un momento difficile. Tuttavia difficilmente riuscirà a essere davvero neutrale.

Ti conosce troppo bene.

Ha una sua opinione.
Ha una sua storia con te.
Ha un suo coinvolgimento emotivo.

Un coach osserva invece la situazione dall’esterno. Può permettersi di fare anche le domande che spesso amici e familiari evitano.

Quelle più scomode.

E spesso anche le più utili.

6. “Il coaching richiede moltissimo tempo”

Dipende dall’obiettivo.

Se desideri lavorare su una situazione specifica, poche sessioni possono già produrre cambiamenti significativi.

Se invece l’obiettivo è più ampio, il percorso sarà inevitabilmente più articolato.

Preparare una riunione difficile.
Gestire un conflitto.
Potenziare la leadership.
Rafforzare l’autorevolezza.

Non tutti gli obiettivi richiedono lo stesso investimento di tempo.

Per questo non esiste una durata valida per tutti.

Esiste la durata più adatta alla tua situazione e al risultato che desideri ottenere.

7. “Il coaching è solo per manager e professionisti famosi”

Questo è uno dei miti più resistenti.

Nel corso degli anni ho lavorato con persone molto diverse tra loro.

Neo-leader.
Professionisti.
Persone in cerca di lavoro.
Responsabili di team.
Persone che stanno affrontando un cambiamento.

Il coaching non appartiene a una categoria particolare. È uno strumento di sviluppo personale e professionale accessibile a chiunque desideri crescere.

8. “Il coaching è una forma di terapia”

Questo è probabilmente il malinteso più diffuso.

Coaching e terapia non sono la stessa cosa.

La terapia si occupa di aspetti clinici e psicologici e, quando necessario, lavora anche sull’analisi di esperienze passate.

Il coaching, invece, lavora prevalentemente sul presente e sul futuro.

  • Su ciò che desideri migliorare.
  • Sugli obiettivi che vuoi raggiungere.
  • Sulle azioni che puoi mettere in campo.

Quando emergono esigenze che richiedono competenze diverse, il percorso corretto è rivolgersi ai professionisti più adatti.

9. “Il coaching non produce risultati”

Questa convinzione mi ha sempre incuriosito.

Perché il coaching nasce proprio per produrre risultati.

Un percorso efficace parte da un obiettivo, definisce tappe intermedie, monitora i progressi e corregge la direzione quando necessario.

Naturalmente non esistono formule magiche e non esistono scorciatoie.

Esiste però una cosa.

L’impegno personale.

Perché nessun percorso può sostituirsi alla tua volontà di cambiare.

Il coaching non fa il lavoro al posto tuo. Ti aiuta a smettere di evitarlo.

Una riflessione finale

Forse il problema è che molte persone lo giudicano attraverso stereotipi, racconti superficiali o aspettative poco realistiche.

Quando poi lo sperimentano davvero, scoprono quasi sempre la stessa cosa.

Che il coaching è molto meno misterioso di quanto immaginavano.

E molto più concreto.

Il percorso di coaching: cosa è – parte 1

il percorso di coaching

STAI LEGGENDO LA PARTE 1

Come funziona davvero un percorso di coaching?

Una delle domande che ricevo più spesso è questa:

“Michele, in concreto, cosa succede durante un percorso di coaching?”

La domanda è più che legittima.

Molte persone hanno sentito parlare di coaching, hanno letto articoli, visto video o ascoltato testimonianze.

Quando però arriva il momento di valutare un percorso per sé, il dubbio rimane.

Che cosa faremo concretamente?

Tutto parte da un obiettivo

Il coaching non è una conversazione generica. Non è nemmeno uno spazio dove parlare senza una direzione precisa.

Tutto parte da un obiettivo.

Qualcosa che desideri migliorare, risolvere o affrontare.

A volte si tratta di un’esigenza molto specifica:

  • Gestire un rapporto difficile con un collaboratore.
  • Preparare un colloquio di lavoro importante.
  • Affrontare una riunione delicata.
  • Imparare a dare feedback più efficaci.

In altri casi l’obiettivo è più ampio:

  • Migliorare l’autorevolezza.
  • Potenziare la leadership.
  • Rafforzare l’autostima professionale.
  • Guidare meglio un team.

Più l’obiettivo è specifico, più il percorso tende a essere breve. Più è ampio e articolato, più sarà utile costruire un lavoro graduale.

La fase iniziale

Ogni percorso inizia con una fase di conoscenza reciproca.

Definiamo l’obiettivo.
Chiarifichiamo aspettative,
priorità
risultati desiderati.

Valutiamo insieme quale potrebbe essere il numero più adatto di incontri.

Molte persone arrivano con un problema chiarissimo.

Altre arrivano con una sensazione.

Qualcosa non funziona. Si sentono bloccate. Oppure percepiscono che potrebbero ottenere di più, ma non riescono a capire da dove partire.

Anche fare chiarezza è già parte del percorso.

Più spesso di quanto immagini.

La fase centrale

Qui si svolge il vero lavoro.

Molti immaginano il coaching come una serie di conversazioni interessanti. In realtà è molto più operativo di quanto sembri.

Si riflette.
Si analizzano situazioni.
Esplorano alternative.
Costruiscono strategie.

Ma soprattutto si passa all’azione.

L’obiettivo non è avere idee più interessanti.

L’obiettivo è creare cambiamenti concreti nella realtà professionale e personale.

Tra una sessione e l’altra possono esserci scambi di email, strumenti di riflessione, esercizi o semplici spunti operativi che aiutano a mantenere vivo il lavoro svolto durante gli incontri.

Le sessioni seguono una struttura precisa

Anche quando il dialogo appare spontaneo, non si tratta di una semplice chiacchierata.

Ogni sessione segue una struttura ben definita.

Si parte da un obiettivo.
Si esplorano possibilità e alternative.
Definisce un piano d’azione.
Eventuali ostacoli.
Si conclude con un impegno concreto.

Questo permette di mantenere il focus e di evitare che l’incontro diventi soltanto uno sfogo momentaneo.

Ogni quanto ci si incontra?

Generalmente le sessioni si svolgono ogni 10-15 giorni. Una frequenza che permette di riflettere, sperimentare e mettere in pratica ciò che emerge durante gli incontri.

Una singola sessione dura mediamente tra i 50 e i 60 minuti.

Abbastanza per approfondire.

Non così tanto da diventare dispersiva.

Coaching online o in presenza?

Entrambe le modalità possono essere efficaci.

Il coaching online offre grande flessibilità. Riduce gli spostamenti e permette di collegarsi da casa o dall’ufficio. Per molte persone crea anche una maggiore sensazione di comfort e facilita l’apertura durante la conversazione.

Altri preferiscono invece l’incontro faccia a faccia.

Non esiste una modalità giusta per tutti.

Esiste quella più adatta alla tua situazione.

Cosa non è il coaching

Questo punto è importante.

Il coaching non è una terapia. Non si occupa di curare disturbi psicologici e non lavora sull’analisi dei traumi passati.

Il coaching lavora prevalentemente sul presente e sul futuro.

  • Su ciò che desideri migliorare.
  • Sulle azioni che puoi intraprendere.
  • Sui risultati che vuoi raggiungere.

La riservatezza

Durante un percorso emergono spesso temi delicati.

Rapporti difficili.
Conflitti.
Decisioni importanti.
Problemi professionali.

Per questo la riservatezza rappresenta una parte fondamentale della relazione di coaching.

La fiducia non è un dettaglio.

È la base che permette al percorso di funzionare davvero.

La riflessione finale

Molte persone iniziano un percorso di coaching pensando di trovare risposte.

Spesso scoprono qualcosa di diverso.

Scoprono che le risposte più importanti erano già presenti. Avevano semplicemente bisogno di fermarsi, osservare la situazione da una prospettiva diversa e trasformare le intuizioni in azioni concrete.

Ed è proprio lì che inizia il cambiamento.

Personal coaching: ecco 12 cose che non ti direi mai

personal coaching

1. “Fai questo e non fare quello”

Se c’è una cosa che (come coach) evito accuratamente nelle sessioni di coaching è …
dirti cosa-fare, cosa-scegliere, dove-andare.

La responsabilità è tua.
Non è mia la responsabilità di risolvere i tuoi problemi oppure raggiungere i tuoi obiettivi per te.

Il mio obiettivo è sostenerti, sfidarti, ascoltarti, stimolarti, incoraggiarti,
condividere feedback e offrirti qualsiasi altra cosa nel mio kit-di-strumenti per aiutarti a raggiungere gli obiettivi che sono importanti per te.

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Serve il tuo impegno. Mettersi in gioco.
Almeno un po’!

2. “Fidati di me, sarai leader in un paio di sessioni

Potenziare l’approccio, aumentare la leadership, rafforzare la tua sicurezza, riflettere personalità e stile … non è cosa da poco!

Non scherziamo.
È irragionevole proporti miglioramenti così importanti in un paio sessioni di coaching!

Per un obiettivo così ampio e complesso è necessario discuterne insieme la durata e la pianificazione.

Mediamente, dopo il primo step di base costituito da 5-6 sessioni di personal coaching, decidi se proseguire, incontrarci mensilmente (per essere sicuro di mantenere la direzione) oppure continuare il tuo potenziamento con percorsi di coaching sempre più avanzati.

Oltremodo, non mi piace proclamare la mia correttezza.

L’onestà e la correttezza non si dichiarano a parole,
ma solo attraverso fatti concreti

Ho fiducia che la mia professionalità parli attraverso i miei gesti, le mie parole, i fatti o la mia consulenza. Se proprio devo dimostrarla, porto esempi concreti di situazioni realmente accadute che mostrino in che modo mi sono comportato o come ho reagito.

Essendo sicuro della mia proposta formativa, l’ultima cosa che penso è proclamare,
annunciare e “mettere sul piatto” la mia correttezza e la mia professionalità.

3. “Fai come se fossi un amico

Chi ha un amico ha trovato un tesoro.
Inestimabile, aggiungo io.

Coaching non è amicizia.

Un caro amico/a (pur con la buona volontà e la buona fede) non ti farà le domande difficili che devono essere fatte,
non sarà imparziale e non riuscirà a portare l’efficace prospettiva di un professionista.

Non coinvolto e non giudicante.
E per questo più efficiente.

3. “Sarà una passeggiata

Mi spiace … nessuna pillolina magica.

Non esiste.
Almeno secondo me.

Altro che passeggiata! Quelle si fanno nei boschi.

Se trovi difficile e faticoso tutto questo, hai perfettamente ragione!
Ecco perché, nonostante la grande offerta di corsi, seminari, libri e blog imbattersi in persone che “trasudano” vera leadership è una rarità.

4. Frasi motivazionali

Nessuno slogan motivazionale,
frasi a effetto o teorie sulla motivazione, lanciate qua e là per creare effetto.

Nelle sessioni di coaching non sentirai frasi da pseudo-guru per “pompare” la tua motivazione.

Nessuna sessione di coaching improntata solo su slogan motivazionale,
facili frasi a effetto o teorie sulla motivazione.

Come perchè?
Se anche tu hai avuto, come tutti,
problemi di motivazione, sai perfettamente che se qualcuno ti dà una pacca sulla spalla e ti dice: “Dai, forza motivati!non ti sarà di grande aiuto.

4. “Vuoi sapere chi sono i miei clienti?”

La riservatezza è un elemento estremamente importante nella relazione di coaching, perché costituisce la base per l’indispensabile rapporto di fiducia e di trasparenza.

Il contenuto delle conversazioni di coaching, come pure i tuoi dati e quelli dell’azienda per la quale lavori, sono quindi strettamente confidenziali e riservati.

Non dirò nomi di persone, aziende, nel mio sito non c’è la sezione “I miei clienti” (anche se mi farebbe davvero comodo).

Così sei sicuro che non dirò neanche il tuo.

5. “Che ne dici di una sessione di prova?”

Il coaching non si prova.
O lo fai o non lo fai.

Provare vuol dire tentare, sperimentare, testare.
Essendo una prova c’è meno coinvolgimento, in compenso molta più razionalità ed eccessiva attenzione sul risultato (“funziona o non funziona sto’ coccing?”).

No, così non funziona.

More: scopri il coaching per la tua carriera di successo
Preferisco iniziare il personal coaching e se poi ti accorgi che non è quello che ti aspettavi o non è l’approccio giusto per te, ti rimborso tutto il pacchetto, compresa la sessione che hai fatto.
Se continuiamo (senza efficacia) ci perdiamo entrambi.

6. “Io non lavoro come il coach Taldeitali”

Piuttosto che fare una scala di meriti di altri formatori e coach, desidero valorizzare i miei servizi e far percepire il reale valore aggiunto che posso offrire.

Ho fiducia che si parli di me attraverso i miei servizi, il mio blog o la mia consulenza.

Anche se ricevo mail che mi chiedono un consiglio sulla scuola, il corso migliore o un parere personale su un determinata persona l’ultima cosa che mi interessa è gossippare sulla preparazione e competenza degli altri formatori e coach.

7. Insistere, pressare o convincere all’acquisto di un percorso di personal coaching

Se c’è una cosa che non faccio durante il primo contatto (ma in definitiva sempre) con un potenziale cliente che desidera iniziare è … vendere il coaching.

Chi è determinato, chi desidera dare una svolta, chi è stufo dei soliti risultati, chi vuole lavorare su se stesso non ha bisogno di “spinte” all’acquisto.

Vuole iniziare il coaching e basta!
Non chiede troppo, non si dilunga su particolari e dettagli, scalpita, ha solo voglia di iniziare.

Per tutti gli altri (chi vuol prendere ancora altre informazioni, chi non è ancora pronto, chi sta semplicemente perdendo tempo, ecc.) cerco di dare il maggior numero di info e spiegazioni ma senza mai forzare o cercare di convincere all’eventuale acquisto.

Anzi.
Indecisione ed esitazione sono i segnali che la persona non è ancora pronta.
Preferisco io stesso consigliare di aspettare.

La relazione di coaching non può essere imposta, né venduta, tanto meno mercanteggiata … deve essere “consapevolmente volontaria”!

8. “Ci vediamo sui social”

Non posso. Non riesco.
Anche volendo.

Come te, ho il tempo contro.
Esattamente come te, ho i miei impegni e le mie incombenze.

Ecco perchè la mia attività social è pari-allo-zero.
Non riuscirei a rispondere (personalmente) a eventuali commenti, twittare qualche spunto interessante o postare un articolo su fb.

Potrei risolvere il tutto delegando tutto questo (come mi hanno proposto) a qualche agenzia di web marketing ma … non mi interessa.
Non vorrei aggiungere altro blah-blah inutile e standardizzato a quello già esistente in Rete.

9. “Ecco le risposte che cercavi

Personal coaching non è consulenza.

A differenza di un consulente, che è assunto per fornire le risposte,
non è nel ruolo del coach conoscere tutte le risposte e risolvere i problemi del cliente.

Il mio obiettivo di coach non è darti le risposte ma aiutarti a “scoprire le tue risposte”.
Sei tu che devi rispondere alle domande.
Non io.

Sei tu che devi dare le risposte a domande che sembrano facili, ma (in realtà) non lo sono, per niente.
C’è un mondo dentro.
Il tuo.

Provaci, dai, eccone alcune:
Dimmi chi vuoi diventare?”
“Cosa ti aspetti da te stesso?”

“Che cosa stai aspettando?”
“Dimmi, dove stai andando?”
“Che cosa posso fare (veramente) per te?”

10. “Sarò breve

Non mi dilungo in lunghe e fumose teorie. Anzi di teoria c’è né molto poca.
Quasi niente.

La teoria è controproducente in questi casi.
Cercheresti di approcciare tutti i problemi in modo meccanico tentando di applicare quello che hai sentito.

I problemi che incontri nel lavoro non hanno niente a che fare con quello che hai studiato.
Te ne sei accorto, vero?

11. “Scaviamo nel tuo passato così capisco meglio

Coaching non è terapia.

Non si concentra sul passato, guarigione di profonde ferite emotive o risolvere i sintomi quali ansia o depressione,
ad appannaggio di specialisti del settore.

Il personal coaching si basa prevalentemente sul presente e ciò che sarà il futuro.

12. “Ecco il contrattino da firmare!

Come cliente privato acquisti semplicemente una sessione o un pacchetto di sessioni di personal coaching.

Una volta esaurita, decidi se acquistare altre sessioni di personal.
Come cliente privato non devi firmare nessun contratto o vincolo.

Vuoi iniziare il personal coaching? Ecco le 12 cose che non ti direi mai

Se c’è qualcosa che deve cambiare nel tuo “modo” di lavorare, prendi provvedimenti.
Investi su te stesso.
Passa all’azione.
“Fai” coaching.

Se invece hai solo sentito “parlare di coaching” ma non hai mai fatto il primo passo,
lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno,
scopri la mia guida di benvenuto gratuita facendo click qui.

Un percorso di coaching individuale: 8 motivi perché ancora non ti decidi – 2

un percorso di coaching individuale

Leggi anche la parte 1.

5. “Coaching? Ci sto pensando ..” (in pratica hai paura di sentirti rispondere “Costo? Durata? Mah! Boh! Dipende!”)

Molte persone sono spaventate da alcune strategie di marketing che ruotano intorno al mondo del coaching.

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Hanno (giustamente) timore di iniziare un percorso di coaching … interminabile …
Trovandosi impegolate per mesi con una persona che si attacca peggio di una zecca.
Con il costo che lieviterà (verso l’alto ovviamente) sessione dopo sessione.

È nell’interesse del buon coach concordare un piano d’azione insieme al cliente.

Per quel che mi riguarda, sul tema costi e durata sono molto trasparente (li trovi sul mio sito). Non avvio un percorso di coaching individuale senza aver delineato (con il mio cliente) i tempi, i costi, le attività e l’impegno che sarà necessario per ottenere risultati in un tempo ben preciso.

6. “Coaching? Naaaaa, grazie …Tutta colpa del capo, collega, team, sfortuna, ecc. … “

Alcune persone sentono che la loro carriera non è mai decollata.
Si guardano indietro e vedono fallimenti causati da circostanze al di fuori del loro controllo.

Lamentano di non essere mai stati apprezzati.
Sono vittime delle circostanze.
Ritengono che manager e azienda abbiano approfittato di loro.
Della loro sensibilità e disponibilità.

La colpa è all’esterno (il capo menefreghista, il collega falso, l’azienda traditrice, la sfiga, il Mercato fluttuante, ecc.). Nessuna assunzione di responsabilità delle proprie azioni.
 


 

A questo punto del loro percorso professionale,
il coaching è visto come inutile. Superfluo o tardivo.
Non serve a “riparare il torto”.
Non riesce ad “assolvere” il fallimento.

Tuttavia,
solo chi sa imparare da quelle esperienze, le sa gestire e “ricostruire”.
È in grado di andare avanti e superare questo stallo.

7. “Un percorso di coaching individuale? Mhhh …” (in verità hai poca fiducia nel coaching)

Quando si cerca un coach, ti ritrovi spesso in un vero e proprio “Selvaggio West” del coaching.

Mental coaching, coaching motivazionale, coaching per la performance, coaching per lo sport,
coaching per business, coaching per tutto e per tutti … e chiunque fa coaching!
Evviva il coaching!

Questo perché non esiste una vera e propria normativa che disciplina questa professione.

Intorno a questa fumosa situazione non ti stupire se operano, a fianco di professionisti seri e competenti, sedicenti coach e scuole di coaching “fake”.
Rilasciano attestati con nessun valore a seguito di corsi della durata di alcune giornate.

Se queste sono le tue preoccupazioni,
prendi contatto con me ed esponimi i tuoi dubbi e perplessità.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Sono a disposizione per un incontro informativo via Skype o cellulare (breve, gratuito e non vincolante).
Puoi chiedermi liberamente di illustrare le mie esperienze, le mie competenze.
Da quando tempo lavoro come coach e presso quale aziende/istituzioni.

Le mie effettive conoscenze su di un certo argomento.
Domande sul mio approccio e il mio modo di intendere il coaching.

Non aver paura di fare “domande scomode”.

8. “E il costo?” (inteso come resistenza)

Nella mia esperienza (almeno prima del Coronavirus), il costo non rientra nelle “resistenze”,
Le persone lo vedono come un investimento per la loro professionalità.

Generalmente, chi è determinato, chi desidera dare una svolta, chi è stufo dei soliti risultati,
chi vuole lavorare su sé stesso non ha bisogno di “spinte” all’acquisto.

Infatti, se c’è una cosa che non faccio mai con un potenziale cliente che desidera iniziare un percorso di coaching individuale è … vendere, trattare, promuovere, scontare.

Se “funziona” … le persone sono ben contente di acquistare.
Inoltre è a disposizione pagamento dilazionato e una garanzia di rimborso in caso di insoddisfazione. In pratica: se dopo la 1a sessione di coaching (in pratica è la seconda perchè la prima è di pre-coaching) il cliente ha la possibilità di interrompere il percorso ottenendo il pieno rimborso.

Come superare queste resistenze per un percorso di coaching individuale?

Il primo passo è riconoscere il coaching per quello che è:
una fantastica opportunità per la crescita, lo sviluppo, l’auto-comprensione e l’avanzamento di carriera.

Grazie al coaching,
potresti sviluppare il tuo potenziale ancora inespresso.

Potresti colmare una particolare lacuna nel tuo approccio.
Risolvere problemi di prestazioni.
In tutti questi casi un percorso di coaching individuale è un investimento.

Allora … sei pronto per il coaching?
La verità è che non sarai mai pronto.
Muoviti ora! Potresti non partire mai…

Un percorso di coaching individuale: 8 motivi perché ancora non ti decidi – 1

I grandi manager, politici e atleti hanno un allenatore.
Tutti abbiamo bisogno di un coach.

Il professionista di fiducia che ti “allena”.
Ti prepara mentalmente ad affrontare con più fiducia e determinazione i cambiamenti improvvisi e i problemi quotidiani. La competitività sempre più aggressiva.

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Ho notato diversi motivi ricorrenti per cui alcune persone (pur essendo molto interessate alla loro crescita professionale e affascinate dal coaching) esitano e “resistono” a intraprendere un percorso di coaching.

Ecco 8 motivi che causano “resistenza” nell’approcciare il coaching:

1. “Mi piacerebbe tantissimo … ma non ho tempo”

Preso da un turbinio di azioni.
Sempre di corsa.
Indaffarato.

Veramente non hai tempo?
Perché le nostre giornate sembrano più corte rispetto a quelle di altre persone?
Spesso il non-avere-tempo diventa una scusa per riempire la tua giornata.

Spesso il non avere tempo è solo una scusa per non agire (e non iniziare coaching).
Quante ore passi su cose poco importanti?
Quanto tempo dedichi al tuo miglioramento e al tuo progresso?

Forse hai paura di affrontare una certa situazione.
Timore di lanciarti e metterti in gioco.

Se dai priorità alle cose veramente importanti,
scopri di avere tantissimo tempo (anche perché le cose realmente importanti sono poche!).
 


 

2. “Coaching? Figo! Sì … un giorno lo farò”

“In questo periodo sono stressato”.
“Quando sarà passato questo periodo, lo faccio”
“Non sono ancora pronto”
“Non è il momento giusto.”
“E’ un periodo pesante.”
“Dal 1° gennaio comincio.”
“Dopo le vacanze comincio.”

Non lasciarti immobilizzare dalla sindrome di “domani”.
Il tempo giusto per l’azione è “oggi”.
Iniziare “da domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo”, ecc. … non ti farà cominciare mai.

Devi fare il primo passo adesso.
Non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.

È più rassicurante fare corsi, frequentare workshop, comprare libri, video tutorial …
parlare, teorizzare, disquisire, dissertare …
che passare all’azione.

Conosci tutta la teoria,
ma non “scendi” nella pratica restando sempre al punto di partenza.

Puoi leggere e informarti per giorni o per anni, ma non saprai mai tutto quello che c’è da sapere.

Tieni presente che …
se fai quello che hai sempre fatto, otterrai sempre gli stessi risultati.

Se non usci allo scoperto, non succederà mai niente di stimolante,
di vitale o di esaltante.

3. “Coaching? A me? Ma io non ne ho bisogno ..”

Non sono pochi quelli che vedono nel coaching … una “bocciatura” delle proprie competenze.

Coaching non è un atto d’accusa verso la tua competenza.
L’indicazione della tua non-capacità di raggiungere gli obiettivi.

Iniziare un percorso di coaching non vuol dire essere impreparati.
Incompetenti
Incapaci.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Significa semplicemente che grazie al supporto di un coach professionista puoi potenziare la performance e raggiungere gli obiettivi.
In meno tempo e meno dispendio di energie.

“Ammettere” di aver bisogno di un coach è accettare di non essere perfetti.
È il primo passo verso il tuo successo.

Nessuna azienda (ma neanche Usain Bolt, Leo Messi, Roger Federer, Federica Pellegrini, ecc.) investirebbe in un percorso di coaching se credesse che i propri collaboratori non siano in grado di migliorare le loro prestazioni.

4. “Coaching? Ci sto pensando ..” (in pratica hai paura di non riuscire)

Se desideri migliorare devi prendere qualche rischio.
Accettare che non ci riusciremo ogni volta che ci provi.

Per vincere, devi imparare a perdere.
Se non stai facendo errori, allora vuol dire che non stai facendo nulla.
Sei ai blocchi di partenza!

Per proteggere la tua autostima, sviluppi meccanismi (soprattutto inconsci) di auto-protezione e di evitamento che “stroncano” sul nascere ogni tua velleità di carriera.
“Tanto non riesco”.
Non pensi di meritare la possibilità di avere un’altra chance?
Lo sai anche tu che …
le persone che raggiungono più successo nella vita sono quelle che non mollano mai.
Anche se inciampano nei loro errori, si rialzano e proseguono.

Continua a leggere la parte 2.

Formazione a distanza. Funziona il coaching via skype o telefono?

coaching via skype

La hall dell’hotel**** vicino la Stazione Centrale, la biblioteca dell’Università,
lo snack bar di fronte l’Università,
il locale trendy di Milano (all’ora dell’aperitivo),
i tavolini esterni del bar trendy (sempre all’ora dell’aperitivo),
la saletta interna del bar trendy (non all’ora dell’aperitivo – ma quanta gente c’è in giro a Milano!)…

il retro del salone di estetica, la saletta riunioni dello studio del professionista del centro,
l’area di servizio sull’autostrada Laghi (la Como-Milano) …
l’ufficio-figo della società di formazione, l’ufficio-finto-figo del cliente di turno …

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No.
Non sono posti dove ho fantasticato di “famolo strano” (come nel film di Verdone).
Sono le “location” dove ho “fatto coaching”.
Cui bisogna aggiungere ovviamente … lo studio di casa mia, l’ufficio di Lugano, … il cellulare e skype!

Personalmente non mi sono mai posto il problema.
Lascio sempre la scelta…. Mi adeguo.
“Dove preferisci. C’è gente… rumore … ma se va bene a te!”

Se mi chiedi come/dove preferisco “fare” coaching ti rispondo …

un luogo comodo e tranquillo, dove ho la possibilità di incontrare personalmente la persona,
stringere la mano, ottenere un buon contatto visivo,
“sentire” la presenza fisica, costruire un rapporto.

Ma se mi chiedi quale modalità ritengo più efficace, ti rispondo immediatamente …
il cellulare!

È la mia modalità più efficiente.
“Indossare le cuffiette…parlare al cellulare… gironzolando (in tuta) per casa”.

Camminare-senza-meta mentre parlo al telefono,
è un’azione automatica (e inconscia) che mi serve a “tagliare” fuori tutti gli altri stimoli sensoriali.

Permette di concentrarmi maggiormente sulla conversazione.
Per me funziona.
Ma soprattutto funziona per la persona!
 


 

Utilizzo una modalità mista …
coaching via skype o cellulare a seconda delle necessità.
Le prime sessioni utilizzo la video-chiamata anche per “dare un volto alla voce” …
nel proseguo del percorso di coaching preferisco il cellulare (lascio comunque la scelta alla persona) .

Il coaching via Skype funziona?

Anni fa -in effetti- era poco efficace.
C’erano problemi di connessione.
Spesso le parole arrivavano a-rate … l’immagine si bloccava… dovevi aspettare che si riconnetteva e spesso si “rompeva” il punto focale.

Oggi non ci sono più questi problemi.
La connessione generalmente è molto buona.
Una sessione Skype ben organizzata e pianificata è altrettanto efficace quanto quella faccia-a-faccia.

Nella mia esperienza (oramai di anni), il coaching via skype può essere profondo e trasformativo.
Ti aiuterà a raggiungere i tuoi obiettivi, come qualsiasi altra sessione di coaching.

A volte,
le sessioni di coaching tramite Skype possono rivelarsi ancora più efficaci,
poiché impari a concentrarti solo sulla “conversazione”.
Nulla interrompe la tua concentrazione.

Il coaching online funziona? Si .. se funziona il coach!

Skype, telefono, faccia-a-faccia?
Quello che più conta è… il coach.

È il professionista che deve essere capace. Competente.
Deve saper “tirar fuori il meglio”. Trasmettere fiducia.
Riservatezza.

 
More: scopri il mio servizio di coaching per la team leadership
 

Supportare lo sviluppo personale e professionale,
fornire feedback forti e stimolare l’azione.

La persona deve sentirsi “al sicuro”.

Quando conviene utilizzare skype o il cellulare?

A volte non ci sono proprio alternative.
La distanza è l’ostacolo chiave.

Ho contatti via skype in tutta Italia, in Svizzera e anche nel resto d’Europa.
In effetti basta una connessione Internet e … parlare italiano!

Coaching è innanzitutto ascolto sincero e completo

Ascoltare con una mente aperta e curiosa.
Trovo che questo sia davvero più facile al telefono.

Non ci sono distrazioni.
La voce rivela le emozioni tanto quanto il linguaggio del corpo … pause, tono, esitazione, scelta delle parole, ecc.

I vantaggi del coaching via skype o cellulare

 

Ti puoi connettere dalla comodità e dalla privacy della tua casa o del tuo ufficio

Non sprechiamo tempo prezioso (in traffico e spostamenti)

Abbiamo maggiore flessibilità nella programmazione delle sessioni

Eliminiamo le restrizioni geografiche

Si crea una zona di comfort emotivo (nessuna pressione dal contatto visivo diretto)

La comunicazione è più profonda e mirata (livello di attenzione più alto – meno distrazioni)

Le tariffe sono più vantaggiose rispetto gli incontri faccia-a-faccia

Permette di connetterti dove ti senti più comodo! (auto, treno, ufficio, casa, hotel, ecc.)

Sei più rilassato e confortevole nel tuo spazio

Possibilità di connetterti anche “fuori orario” (la sera, sabato mattina, ecc..)

Non richiede investimenti in accessori sofisticati

Goditi le sessioni comodamente da casa o in ufficio!

Possiamo lavorare insieme indipendentemente da dove ti trovi, purché tu abbia accesso a Internet o alla rete telefonica.

Una curiosità …
non sono poche le persone che preferiscono la modalità telefonica (rientrando a casa -in auto o in treno- dopo la giornata di lavoro). “Sono più rilassato/a” è la spiegazione.

Comunicazione autorevole: un percorso di coaching (caso di studio reale)

comunicazione autorevole

Sono convinto che il modo migliore per raccontarti dell’efficacia di un percorso di coaching sia farti un esempio.
Un esempio concreto di un cliente reale con il quale mi sono confrontato.

Ti voglio raccontare di Antony …

Antony mi ha contattato perché aveva un problema con il suo team. Pur essendo il team leader di 11 persone, la sua comunicazione con i suoi collaboratori è dispersiva, poco incisiva e “sconnessa” rispetto la sua immagine di capo, grande e grosso, con la barba “da duro”.

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Con tanti saluti alla sua comunicazione autorevole!

Antony, abbiamo scoperto, ha avuto problemi con il padre autorevole che hanno minato la sua sicurezza. Come coach ne prende solo atto ma non approfondisco e non entro in queste problematiche perché non mi “servono” e poi sono ad appannaggio di terapeuti, psicologi e professionisti del settore.

Come coach “prende atto” del passato e mi concentro esclusivamente sul futuro.
E sulle azioni da intraprendere per migliorare.

Cosa abbiamo fatto?

Personal coaching per sviluppare la sua comunicazione autorevole.
Pratico e concreto.

Durante le sessioni di coaching abbiamo scoperto che Antony, mentre parlava, alla fine della frase tendeva ad innalzare il tono come se fosse una domanda facendo perdere alla direttiva o disposizione forza e incisività. Inoltre riempiva le sue frasi di intercalari (“vero?”, “giusto?”) che disperdevano il focus e creavano incertezza.

Pagando in autorevolezza.

Un percorso di coaching per potenziare la sua comunicazione autorevole

In un primo percorso di coaching di 6 sessioni ci siamo concentrati proprio su questo aspetto con compiti e esercizi pratici.
Antony doveva… prepararsi, prima di andare da un collaboratore e dare la sua direttiva.

 


 

Inoltre a casa doveva esercitarsi su alcuni particolari esercizi di autocoaching.

Grazie ai buoni risultati riportati,
dopo la pausa estiva abbiamo ripreso con un altro percorso di coaching (più breve) di 4 sessioni sulla sua “presenza” di leader.

Il coaching è stato focalizzato su azioni concrete per quel che riguarda la postura, gli atteggiamenti, gli sguardi che Antony adottava mentre si approcciava ai suoi collaboratori (spesso guardava in basso mentre parlava con le persone).

I risultati sono stati ottimi

Antony ha ripreso in mano il suo team, è consapevole della sua leadership, si sente più sicuro e fiducioso.

Adesso mi contatta solo quando desidera per confrontarsi su situazioni particolare. Ci mettiamo veramente poco ad arrivare al nocciolo della questione e trovare velocemente le sue risposte strategiche.
Complimenti Antony!

Un percorso di coaching senza la paura di mettersi in gioco

percorso di coaching

Se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo,
se hai sempre “vinto facile”, potresti non aver allenato i “muscoli” caratteriali,
necessari quando la strada diventa in salita.

Ti sei già chiesto …
cosa farai quando troverai (perché li troverai) sulla tua strada difficoltà,
insidie, ostacoli, impedimenti?

La routine dà un senso di sicurezza e di protezione.
Difficilmente (o con difficoltà) facciamo un passo fuori dal conosciuto,
dalla certezza,
dalla zona di comfort.

Se fai quello che hai sempre fatto, otterrai gli stessi risultati

“Quelli che vogliono vincere vincono, quelli che hanno paura di perdere perdono:
tendiamo a conseguire ciò su cui ci concentriamo.

Se temiamo di fallire, vuol dire che siamo concentrati sul fallimento,
ed è proprio quello a cui andremo incontro.”
John Whitmore

Se fai quello che hai sempre fatto,
ti comporti o reagisci come sempre …
otterrai sempre gli stessi risultati.

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Se non usci allo scoperto,
non succederà mai niente di stimolante,
di vitale o di esaltante.
Non hai bisogno della sfera magica per sapere che è così.

Sei disposti a correre rischi e a sentirti un po’ a disagio?
All’inizio non ti sentirai mai completamente pronto perché stai andando oltre la tua abituale zona di comfort,
stai prendendo una strada stimolante e affascinante ma anche ignota e (forse) piena d’insidie.

Il disagio fa parte della nostra crescita personale.
Il disagio è il prezzo che paghiamo per la nostra crescita.
La crescita pretende un disagio temporaneo.

Il disagio è il segnale di cambiamento

Per cambiare e crescere devi sentirti infastidito, disturbato …
disagiato.

Sviluppare una sana fiducia in se stessi,
quella che ci dà la certezza di essere in grado di gestire l’imprevisto.
L’ignoto.

Senza disagio, non c’è crescita.
È così.
Il disagio “spinge” per la crescita.
Devi “allenarti” al disagio.
Il coaching è basato sull’azione.

Un percorso di coaching è un’opportunità di crescita

Ecco il coaching,
per vivere i cambiamenti come incentivi e opportunità per la tua crescita (professionale e non) e non come minacce alla tua sicurezza e stabilità.

Dopo aver fatto il percorso di base,
decidi se continuare il potenziamento con percorso di coaching più avanzato e articolato,
per potenziare al massimo il tuo approccio,
il tuo “modo di proporti” e di comunicare.

Poi viaggi da solo …
 

6 segnali che indicano che vuoi davvero lavorare per affermarti sul lavoro

cambiamento

“Troppa gente si occupa dei sensi unici e dei sensi vietati,
senza mai mettersi in cammino.”
Fabrizio Caramagna

Poco importa quanto abbiamo ricevuto dalla vita,
abbiamo un costante desiderio di miglioramento.
Desideriamo di più.
Vogliamo di più.
Più successo, più soldi, più felicità, rapporti più solidi e …
pensiamo, sogniamo e lottiamo per ottenere quello che stiamo cercando.

I grandi manager, politici e atleti hanno un allenatore.
Tutti abbiamo bisogno di un coach.
Il professionista di fiducia che ti “allena” e prepara mentalmente ad affrontare con più fiducia e determinazione i cambiamenti improvvisi,
i problemi quotidiani e la competitività sempre più aggressiva.

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Ecco 6 segnali che indicano che vuoi un cambiamento e desideri mostrare agli altri le tue reali capacità:

1. Hai capito che “pronto” non lo sarai mai

Hai aspettato,
rimandato, rinviato,
hai raccolto tutte le informazioni necessarie …
adesso devi fare il primo passo!

Non aspettare di essere preparato, perfetto o di “saperne di più”.
Non aspettare di essere pronto per iniziare il percorso di coaching.
Perché “veramente pronto”non lo sarai mai.

Non ti sentirai mai completamente pronto perché stai andando oltre la tua abituale zona di comfort,
stai prendendo una strada stimolante e affascinante ma anche ignota e (forse) insidiosa.

Anche se conosci tutta la teoria,
ma non “scendi” nella pratica sei sempre al punto di partenza.

Potresti leggere 1000 libri e informarti per giorni o per anni,
ma non saprai mai tutto quello che c’è da sapere.

A un certo punto dovrai fermarti,
respirare e … lanciarti!

2. Sei disposto a investire tempo ed energia

Il coaching richiede tempo ed energia.
Vero!
 


 

Non guardare solo l’investimento,
prendi in considerazione (piuttosto) il ritorno di questo investimento: centrare i tuoi obiettivi,
migliorare alcuni aspetti della tua leadership,
andare incontro all’opportunità di sentirti ancora più vivo,
più leader, pieno di energia e deciso a mostrare al mondo le tue reali capacità.

Vale la pena investire tempo ed energia?
Certo che si!

E il costo?
Nella mia esperienza,
la spesa non rientra nelle “resistenze”.

Generalmente,
chi è determinato, chi desidera dare una svolta, chi è stufo dei soliti risultati,
chi vuole lavorare su se stesso, il costo lo vede come un investimento e …
vuole cominciare subito!

3. Sei stufo dei soliti risultati.

Per tanto tempo la routine ti ha dato un senso di sicurezza e di protezione?
Difficilmente hai fatto un passo fuori dal conosciuto,
dalla certezza, dalla zona di comfort?

Adesso basta.
Non ne puoi più.
Se fai quello che hai sempre fatto,
se ti comporti/reagisci come sempre … otterrai sempre gli stessi risultati.
Non hai bisogno della sfera magica per sapere che è così.

Adesso,
hai capito che se non esci allo scoperto, non succederà mai niente …
di stimolante, vitale.
Niente di esaltante.

Devi vivere i cambiamenti come incentivi e opportunità per la tua crescita
e non come minacce alla tua sicurezza e stabilità.

4. Hai capito di aver bisogno di una “spinta” per superare un ostacolo

Hai capito che non appena la salita comincia a farsi dura,
anziché prendere l’opportunità per metterti alla prova, tiri fuori un ventaglio di giustificazioni per non continuare (o iniziare) e getti subito la spugna.
Piuttosto che metterti in gioco, te la prendi con la fortuna, il caso o il destino.

Perché ti nascondi dietro queste scuse per non-fare?
Che cosa succederà se continui a rimandare?

Se rispondi onestamente,
ti renderai conto che è importante iniziare subito.
Non importa quale sia il tuo obiettivo.

5. Hai capito che se chiedi aiuto non sei un incapace

Anche se stai lavorando bene, in questi tempi incerti e complessi,
la sfida è essere sempre motivati e determinati nell’affrontare i cambiamenti improvvisi e la competizione organizzata.

Coaching non è un solo un intervento per risolvere problemi o superare limiti.

Iniziare un percorso di coaching non vuol dire essere impreparati,
incompetenti
incapaci.

Coaching non è un atto d’accusa verso la tua competenza o un’indicazione della tua non-capacità.

6. Hai capito che per un reale cambiamento hai bisogno di un supporto professionale

Commercialisti, medici, avvocati ma anche architetti (per interni),
hair stylist e tecnici informatici sono professionisti cui ci rivolgiamo quando abbiamo bisogno di cure specifiche,
consigli tecnici o assistenza pratica.

Di solito si fa così.
Chiedi aiuto e sostegno in caso di bisogno e necessità.

Per il coaching è la stessa cosa perchè è una metodologia all’avanguardia nell’area della formazione.

Il coach non ha la bacchetta magica,
ma ti affianca personalmente per aiutarti a raggiungere obiettivi più ambiziosi e appaganti,
investendo meno tempo, risorse ed energie.

Il coaching è cambiamento.
Un nuovo modo di pensare porta a nuove idee,
nuove strategie e nuove opportunità.

Se sei pronto per il cambiamento positivo,
sei pronto per il coaching (altrimenti segui la mia guida d’introduzione).

Un percorso di coaching? Siii, ma solo se facile e veloce

coaching facile

Se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo,
se hai sempre “vinto facile”,
potresti non aver allenato i muscoli caratteriali,
quelli necessari quando la strada diventa in salita.

Cosa fai quando trovi sulla tua strada difficoltà,
ostacoli o impedimenti?

Insisti e persisti finché non raggiungi il tuo obiettivo oppure …
getti la spugna al primo intralcio.

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Il successo non è facile.
Questo è il motivo per cui un sacco di gente non raggiunge il livello di successo che (davvero) desidera.
Il successo non è veloce.
Questo è il motivo per cui molte persone mollano troppo presto.

Su certe cose bisognerebbe essere (brutalmente) onesti

Continuo a vedere annunci e slogan in tutto il web che invitano a
Scaricare la guida gratuita per creare un cambiamento facile e veloce” in tutti i settori della tua vita.

Gratuito, facile e veloce!
Che cosa vogliamo di più?

Cambiare vuol dire fare, essere e pensare in modo diverso.
Quanto sia difficile dipende da te e dalla tua situazione,
ma dire che il cambiamento è facile, senza sforzo e rapido è senza dubbio una bugia assoluta.

Il cambiamento è un processo graduale e non è un lavoro di una notte.
Non lasciarti ingannare,
non pensare che cambiare sia così facile.
Perché non lo è.
Non ci sono scorciatoie magiche per cambiare e la maggior parte delle persone ha bisogno di lavorare su se stessa per creare una nuova realtà.

Il cambiamento non è facile ma neanche impossibile

“Quella che il bruco chiama fine del mondo,
il resto del mondo chiama farfalla.”

Lao Tzu

Che succede quando ti stai lanciando in “qualcosa” di nuovo?
Un nuovo lavoro, una nuova relazione, un nuovo ruolo,
un trasferimento in un’altra città oppure un percorso di coaching per potenziare un tuo atteggiamento con il tuo team o il tuo capo?
 


 

Ecco … arriva (almeno un po’) il disagio.
Calma!
Va tutto bene.
Significa che stai entrando in “una zona d’ombra“ alla quale non sei abituato.
Stai spostando la tua zona di comfort un po’ più in là.
Provi fastidio perché non sai cosa accadrà.
È come camminare al buio con la sola luce della luna.

Non spaventarti!
Dì a te stesso:
“È nuovo. Va tutto bene.
Sto crescendo.”

Quando “entriamo” nel nuovo “incontriamo” il disagio

Le cose nuove ci fanno sentire a disagio.
Però …
una volta che “ne esci fuori e ti senti ancora vivo” non ti sentirai più così.
La tua zona di comfort si è ingrandita, si è dilatata.
Ti senti più vivo, più forte.
Fiducioso.

Ecco perché le persone di successo non si aspettano risultati immediati.
Non pensano che i riconoscimenti arriveranno “rapidi” e “facili”.

Sanno che nessuno diventa famoso in una notte o trova il successo senza anni di duro lavoro,
perseveranza e una quantità (pur ridicola) di fortuna.
Sorridono nel vedere persone che cadono in illusioni tipo:
“Arricchirsi rapidamente con il Market online”,
“Un percorso di coaching facile e veloce”,
“Fare un blog di successo in 1 mese”,
“Diventare leader in 4 semplici mosse”.

Le persone di successo sanno che serve applicazione (altro che coaching facile).
Impegno.
Serve mettersi in gioco.

Un percorso di coaching facile facile?

Il coaching funziona solo se sei disposto a “metterci del tuo”.
Il coaching è basato sull’azione, sulla concretezza.
Non si tratta di terapia o consulenza,
dove basta “entrare e parlare”.

Devi entrare in campo …
per questo funziona!

Se sei pronto a rimboccarti le maniche e metterti al lavoro,
puoi prendere in considerazione un percorso di coaching.
E i risultati arriveranno.
Credimi!

Un caso pratico di coaching: motivazione dei collaboratori

caso pratico di coaching

“Se non dici cosa fare, non fanno niente.”
“Non sono propositivi.”
“Seguono il carro.”
“Motivazione? Entusiasmo? Più facile vincere le olimpiadi”
“Cosa mi aspetto dal coaching? Vorrei vederli più motivati, entusiasti, sono bravini però che facce lunghe …”.

Ecco cosa mi ha risposto Sonia quando le ho chiesto di parlarmi del suo team e delle aspettative nel confronto del coaching.

Ma poi quando le ho chiesto come creava entusiasmo nel suo staff o se lei era motivante nel comportamento e nelle parole …
con aria stupita (di chi sente per la prima volta questo tipo di domanda) mi ha risposto
“In che senso?”.

Un caso pratico di coaching: motivazione del team

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Ecco da dove siamo partiti.

Un percorso di coaching “puro” (pacchetto di base da 6 sessioni) è stato utilizzato per consapevolizzare Sonia del suo ruolo d’imprenditrice (possiede tre saloni di bellezza ben avviati e di successo),
leader e di “trascinatrice” e renderla cosciente che la motivazione non “zampilla spontaneamente” dai suoi collaboratori e non si può nemmeno delegare a un corso,
un formatore o a un coach.

Frequentare un corso motivazionale (a prescindere dalla bravura e la competenza del coach),
non basterà a far diventare la persona,
un bravo motivatore se non prende prima coscienza che deve “scendere in campo” in prima persona.
Ci deve “mettere del suo”.

Sonia adesso ha consapevolizzato che la motivazione del suo personale passa inevitabilmente da lei.
È lei quella che per prima deve motivarsi, entusiasmarsi,
ispirarsi e dopo (solo-dopo) la può pretendere dai suoi dipendenti.

In tema di motivazione non si può essere spettatori

Dopo le prime “resistenze” e riluttanze,
Sonia ha riconosciuto che in tema di motivazione è stata passiva,
“spettatrice” a volte anche indolente (tanto da ammettere che durante un mio corso in uno dei suoi centri -pur essendo presente – non ascoltava pensando che il tema motivazionale fosse di solo appannaggio del suo personale).

Ha anche riconosciuto di non avere alcuna idea sul come motivare i suoi dipendenti e di essersi (fino a quel momento) affidata solo a riconoscimenti economici.

Grazie agli ottimi risultati riportati abbiamo continuato con un altro percorso di coaching di 4 sessioni più “tecnico” focalizzato sulla capacità di dare feedback potenzianti e non critiche demotivanti, condividere le responsabilità e i compiti.
 


 

L’accento è stato messo sul fatto che quando un responsabile, un manager o un titolare di azienda (piccola o grande che sia) condivide le responsabilità,
i compiti e le informazioni crea un grande atto di fiducia e un riconoscimento molto gradito a tutti i suoi collaboratori o dipendenti (siano 2 o 200, poco importa).

Un percorso di coaching? Nessuna teoria, solo pratica

Ci siamo concentrati proprio su quest’aspetto con compiti ed esercizi pratici.
Nessuna teoria.
Solo pratica.
Sonia doveva… prepararsi, (letteralmente scrivere) prima di andare da un collaboratore e dare il suo feedback.
Abbiamo creato un calendario (dove a rotazione) incontrava (anche per pochi minuti) uno-a-uno ogni singolo componente del suo staff per riconoscerlo, complimentarsi, coinvolgerlo e incoraggiarlo a contribuire con nuove idee.

Inoltre a casa doveva esercitarsi su alcuni particolari esercizi di autocoaching,
utili per la sua auto motivazione.

La riuscita di questo 2° percorso è stato possibile solo grazie alla “nuova “ consapevolezza di Sonia.

I risultati sono stati davvero ottimi.
Adesso Sonia ha preso “in mano” la motivazione del suo team,
è consapevole della sua leadership, si sente più sicura e fiduciosa.
Soprattutto si sente davvero motivatrice.
E i risultati (sentendo lei) si vedono.
Eccome!

Incontro Sonia una volta il mese dove si confronta con me su situazioni particolari che li succedono e trova velocemente le sue risposte strategiche. “Conoscendo entrambi il coaching” ci mettiamo veramente poco ad arrivare al nocciolo della questione.

 

“Coaching? Siiii. Comincio lunedi.. no, il prossimo mese.. meglio dopo l’estate”

iniziare coaching

In questo periodo sono stressato”.
“Quando sarà passato questo periodo, lo faccio”
“Non sono ancora pronto”
“Non è il momento giusto.”
“Dal 1° gennaio comincio.”
“Dopo le vacanze comincio.

E anche

Lo farò …
quando troverò lavoro,
quando mi promuovono,
se divento capo

Sì, sì. Come no!

Nella mia esperienza,
ho notato diversi motivi ricorrenti per cui alcune persone (pur interessate alla loro crescita professionale e affascinate dal coaching) esitano e “resistono” a intraprendere un percorso di coaching.

Uno di questi è la (presunta) mancanza di tempo.

Il tempo giusto per l’azione è oggi

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Abbiamo paure che ci impediscono di passare subito all’azione.
Camuffiamo i nostri timori parlando senza sosta di ciò che faremo.
Un giorno.
Parliamo spesso al futuro o al condizionale: “Farò” o “Vorrei”,

Cambiare lavoro, mettersi in proprio, iniziare un percorso di coaching, andare a visitare la Patagonia, ecc…
Quando lo farai? Un giorno.

Non lasciarti immobilizzare dalla sindrome di “domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo”.
Il tempo giusto per l’azione è “oggi”.
altrimenti … non comincerai mai!

Veramente non hai tempo?
Perché le nostre giornate sembrano più corte rispetto a quelle di altre persone?
Eppure per tutti una giornata è di 24 ore!

Molto probabilmente usi il tempo per fare altro e non te ne accorgi, abbiamo sempre tempo per gli aperitivi e per discutere su Facebook …
oppure a leggere mail non importanti o a navigare (ma spesso a cazzeggiare) su Internet perdendosi negli “ultimi aggiornamenti” di gossip.

Spesso il non avere tempo è solo una scusa per non agire ( e non iniziare coaching)

In pratica,
quante ore passiamo su cose poco importanti e quanto tempo dedichiamo al nostro miglioramento e al nostro progresso?
Se diamo priorità alle cose veramente importanti,
scopriamo di avere tantissimo tempo (anche perché le cose realmente importanti sono poche!).

A volte,
il non-avere-tempo diventa una scusa per non fare qualcosa e riempire, in qualche modo, la nostra giornata o semplicemente perché abbiamo paura di affrontare una certa situazione o di lanciarci in una nuova impresa.
 


 

Per esempio,
una cliente che lamentava pochissimo tempo libero per se stessa (in effetti fissare le sessioni di coaching con lei era diventata un’impresa) è rimasta spiazzata nel vedere nero-su-bianco la sua giornata tipo piena di azioni irrisorie che potevano essere evitate o delegate facilmente.
Ha realizzato così che la sua mancanza di tempo era solo una “scusa” per non mettersi in gioco.

L’importante è fare il primo passo, evitando di accampare scuse:
solo allora l’azione sostituirà la procrastinazione.

L’azione come antidoto alla procrastinazione

Quando farai coaching?
Dopo una lunga e meditata riflessione?
Dopo averci dormito sopra?
Aspettando il segnale dal cielo o da un sogno?
Oppure semplicemente aspettando un altro “domani”?

Devi fare il primo passo.
Fallo adesso, subito.
Perché non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.
E non sarai mai pronto (davvero).

Non hai ancora deciso se iniziare un percorso di coaching?
Lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno,
scopri la mia guida di benvenuto facendo click qui.

“Un percorso di coaching? Per me? Ma per favore …”

percorso di coaching

“La presunzione può gonfiare un uomo,
ma non lo farà mai volare.”

JOHN RUSKIN

Molti tendono a pensare che devono agire come se avessero tutte le risposte …
e se non le hanno … dovrebbero agire come se l’avessero!
A volte funziona, spesso no!
Hai pensato alle conseguenze?
È come guidare la notte con le sole luci di posizione.

“Un percorso di coaching? Per me? Ma figuriamoci …”

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Sei competente, preparato e credi di essere esperto-di-tutto?
Perché hai smesso di crescere e imparare?
Di ascoltare?
Pensi che non ti serva più?

Ti senti più intelligente e capace di tutti,
in particolare del tuo capo, vero?
Sei abile e veloce ma anche arrogante, supponente e non ammetti mai di aver sbagliato.
Hai “già tutte le risposte”, basta chiedere e “illumini” con la luce del tuo sapere.

Sei davvero un duro o fai solo lo spaccone?

Se hai smesso di ascoltare, di chiedere, di crescere potrebbe essere è un cattivo segnale.
Essere intelligente e capace non sempre significa avere una carriera appagante.

Non sono poche le persone che lamentano una carriera poco soddisfacente causa comportamenti “sbagliati” che hanno pregiudicato il rapporto con il capo, il team, i colleghi, oppure non si sono più riprese da “trombate” che hanno creato dubbi e perplessità sulle proprie (reali) capacità.

Un comportamento eccessivo ed esagerato è tipico delle persone insicure che cercano di nascondere con atteggiamenti altezzosi un profondo complesso d’inferiorità.
Basta poco per mandarli in crisi.

Cominciare un percorso di coaching non vuol dire non essere capace

Iniziare un percorso di coaching non vuol dire essere impreparati,
incompetenti
incapaci.
 


 

Coaching non è un atto d’accusa verso la tua competenza o un’indicazione della tua non-capacità di raggiungere gli obiettivi.
Anzi.

Pensaci …
nessuna grande azienda o multinazionale investirebbe nel coaching se credesse che i propri collaboratori non siano in grado di trasformare e migliorare le loro prestazioni.

Le aziende non investono in coaching per i loro dipendenti mediocri; lo fanno solo per quelli ad alta potenzialità.
I budget limitati sono solo per le persone che vogliono “coltivare” e far crescere;
per collaboratori con problemi gravi di performance … ci sono alternative molto più convenienti.

Dobbiamo tirar fuori il meglio in tempi sempre più ristretti

E poi, forse non ti rendi conto che …
non abbiamo più tempo per lunghi percorsi di apprendimento,
i problemi non si possono più rinviare,
gli errori hanno conseguenze e costi importanti.
Dobbiamo tirar fuori il meglio di noi in tempi sempre più ristretti.
L’apprendimento di nuove competenze può essere incredibilmente stimolante e sfidante ma anche preoccupante e scoraggiante.

Iniziare un percorso di coaching non vuol dire avere un problema,
un limite, una difficoltà,
significa semplicemente che …
grazie al supporto di un coach professionista puoi migliorare la performance e raggiungere gli obiettivi, in meno tempo e con meno dispendio di energie.

Coaching non è negativo.
Tutt’altro.
È positivo.

Riconosci il coaching per quello che è …

Invece,
di preoccuparti di vedere il coaching come un “misuratore” delle tue competenze,
riconoscilo semplicemente per quello che è:
una fantastica opportunità per la crescita,
lo sviluppo, l’auto-comprensione e
l’avanzamento di carriera.

“Ammettere” di aver bisogno di un coach è accettare di non essere perfetto.
Di non avere tutte le competenze.
Di voler ancora imparare.

“Ammettere” di aver bisogno di un supporto professionale è il primo passo verso il tuo successo.

Forse hai bisogno di maggiori informazioni?
Non hai ancora deciso se iniziare un percorso di coaching?
Lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno,
scopri la mia guida di benvenuto facendo click qui.