Ecco dove tenere e non tenere le mani durante il colloquio di lavoro

mani durante il colloquio di lavoro

“Le mani sono dei simboli e talvolta delle rivelazioni.”
Eve Belisle

Quando rispondi alle domande durante un colloquio di lavoro,
non parlano solo le parole.

Parla il tuo corpo.
E spesso arriva prima.

Puoi avere risposte perfette,
ma postura, sguardo e gestualità possono cambiare completamente la percezione.

Basta poco per trasmettere sicurezza.
Schiena dritta.
Contatto visivo.
Movimenti controllati.

Questi elementi, con un po’ di pratica, diventano naturali.

Poi c’è un dettaglio che molti sottovalutano.

Le mani.

Le mani parlano prima di te

La gestualità è uno dei segnali più potenti durante un colloquio.

Può comunicare apertura, sicurezza, coinvolgimento.
Oppure chiusura, tensione, insicurezza.

C’è chi incrocia le braccia,
chi nasconde le mani sotto il tavolo,
chi le lascia immobili lungo il corpo.

All’estremo opposto, chi gesticola troppo e distrae.

Il punto non è bloccarle.
Il punto è usarle.

Le mani devono accompagnare il messaggio, non sovrastarlo.

Cosa comunicano le tue mani

Palmi aperti, visibili, rivolti verso l’alto:
trasmettono trasparenza.
Invitano alla fiducia.

Palmi rivolti verso il basso o nascosti:
possono dare un senso di controllo e chiusura.
A volte sembrano trattenere qualcosa.

Anche le spalle contano.
Se sono rigide, la tensione si vede.
Se sono rilassate, tutto il corpo comunica più sicurezza.

Dove NON mettere le mani durante un colloquio

Alcuni gesti parlano più forte delle parole.
E non nel modo giusto.

Evita di:

  • tenerle sotto le gambe
  • incrociare le braccia sul petto
  • metterle in tasca
  • lasciarle cadere lungo il corpo senza energia
  • nasconderle alla vista
  • toccarti continuamente viso, capelli o vestiti
  • tamburellare le dita
  • scrocchiare le nocche
  • stringerle a pugno
  • portarle dietro la nuca
  • rosicchiarti le unghie

Sono segnali che comunicano nervosismo, chiusura o insicurezza.

Dove mettere le mani durante il colloquio di lavoro

Non serve complicare.

Serve presenza.

Puoi:

  • tenerle appoggiate sul tavolo
  • mostrare i palmi quando parli
  • muoverle con naturalezza (senza superare l’altezza delle spalle)
  • mantenere le dita rilassate, non rigide
  • unire leggermente i polpastrelli per dare enfasi

hands

La regola è semplice:
meno è meglio, ma quel poco deve essere coerente.

Un piccolo trucco se sei nervoso

Capita.

Le mani tremano.
Non sai dove metterle.

In questi casi puoi usare un supporto semplice.

Chiedi se puoi prendere appunti.

Carta e penna diventano un punto di appoggio.
Ti aiutano a “centrare” le mani.

Non servono pagine di scrittura.
Bastano poche parole.

È un modo per gestire la tensione senza bloccare la comunicazione.

Allenarsi fa la differenza.

Il modo migliore per migliorare le mani durante il colloquio di lavoro?

Provare.

Seduto, davanti a uno specchio.
A voce alta.

Rispondi alle domande come se fossi davvero in colloquio.
Osserva le mani.

Sono rigide?
Sono eccessive?
Assenti?

Puoi usare un dito per elencare punti.
Puoi accompagnare una frase con un piccolo gesto in avanti.
Fermarti un attimo, mano sotto il mento, prima di rispondere.

Piccoli dettagli.
Grande impatto.

Nel mio lavoro lo vedo spesso.

La differenza tra una persona preparata e una persona percepita come sicura
non è nei contenuti.

È in come li porta.

Nel libro “Autorevolezza” trovi strumenti concreti per lavorare proprio su questo: presenza, comunicazione, impatto.

Le parole spiegano.
Le mani convincono.

Un percorso di coaching senza la paura di mettersi in gioco

percorso di coaching

Se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo,
se hai sempre “vinto facile”, potresti non aver allenato i “muscoli” caratteriali,
necessari quando la strada diventa in salita.

Ti sei già chiesto …
cosa farai quando troverai (perché li troverai) sulla tua strada difficoltà,
insidie, ostacoli, impedimenti?

La routine dà un senso di sicurezza e di protezione.
Difficilmente (o con difficoltà) facciamo un passo fuori dal conosciuto,
dalla certezza,
dalla zona di comfort.

Se fai quello che hai sempre fatto, otterrai gli stessi risultati

“Quelli che vogliono vincere vincono, quelli che hanno paura di perdere perdono:
tendiamo a conseguire ciò su cui ci concentriamo.

Se temiamo di fallire, vuol dire che siamo concentrati sul fallimento,
ed è proprio quello a cui andremo incontro.”
John Whitmore

Se fai quello che hai sempre fatto,
ti comporti o reagisci come sempre …
otterrai sempre gli stessi risultati.

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Se non usci allo scoperto,
non succederà mai niente di stimolante,
di vitale o di esaltante.
Non hai bisogno della sfera magica per sapere che è così.

Sei disposti a correre rischi e a sentirti un po’ a disagio?
All’inizio non ti sentirai mai completamente pronto perché stai andando oltre la tua abituale zona di comfort,
stai prendendo una strada stimolante e affascinante ma anche ignota e (forse) piena d’insidie.

Il disagio fa parte della nostra crescita personale.
Il disagio è il prezzo che paghiamo per la nostra crescita.
La crescita pretende un disagio temporaneo.

Il disagio è il segnale di cambiamento

Per cambiare e crescere devi sentirti infastidito, disturbato …
disagiato.

Sviluppare una sana fiducia in se stessi,
quella che ci dà la certezza di essere in grado di gestire l’imprevisto.
L’ignoto.

Senza disagio, non c’è crescita.
È così.
Il disagio “spinge” per la crescita.
Devi “allenarti” al disagio.
Il coaching è basato sull’azione.

Un percorso di coaching è un’opportunità di crescita

Ecco il coaching,
per vivere i cambiamenti come incentivi e opportunità per la tua crescita (professionale e non) e non come minacce alla tua sicurezza e stabilità.

Dopo aver fatto il percorso di base,
decidi se continuare il potenziamento con percorso di coaching più avanzato e articolato,
per potenziare al massimo il tuo approccio,
il tuo “modo di proporti” e di comunicare.

Poi viaggi da solo …
 

6 cose da ricordare quando ti senti uno stupido al lavoro

errori al lavoro

“A volte mi sento così stupida e incompetente al lavoro.
Eppure la posizione mi sembrava relativamente facile.

Cerco di fare del mio meglio.
Rivedo il mio lavoro prima di sottoporlo al mio superiore.
Cerco di essere positiva.

Eppure ho paura di commettere sempre più errori.

Questa sensazione sta uccidendo la mia fiducia
e ha effetti negativi su quasi tutti gli aspetti della mia vita.

Sinceramente, non so più cosa fare.

Mi sento meno efficace degli altri anche nei compiti più semplici.

Ho paura di essere lenta.
Ho paura che i colleghi mi vedano come inadatta.

Il mio incubo più grande?

Essere destinata a fare lavori semplici e monotoni per tutta la vita.

Questo mondo smart, efficiente e competitivo non fa per me.”

Così una mia cliente — che lavora nel marketing di una nota marca di moda —
mi descriveva la sua paura di sbagliare e di non essere all’altezza.

E non è un caso isolato.

Molti di noi, prima o poi,
si sentono insicuri, stupidi, confusi.

Dubitiamo delle nostre qualità e delle nostre competenze.

Ecco 6 cose da ricordare quando attraversiamo momenti di dubbio, paura e incertezza:

1. Tutti fanno errori al lavoro

“Tutti commettono errori.
È per questo che c’è una gomma per ogni matita.”

Proverbio giapponese

Nessuno è perfetto.
Nessuno nasce imparato.

Probabilmente ti è capitato di guardare un collega e pensare:
“Perché sembra così efficace, facendo lo stesso lavoro?”

La verità è che anche loro sbagliano.

Smetti di confrontarti.
Concentrati invece su cosa puoi imparare per evitare l’errore la prossima volta.

Relativizza.
Non trasformare una goccia in un oceano.

Il mondo non smetterà di girare
perché hai commesso un errore.

2. Non cadere nella trappola della perfezione

Ti tormenti per ogni dettaglio?
Pensi di non essere mai “abbastanza”?

Alzi l’asticella, aumenti l’ansia
e quando sbagli — come tutti —
ti colpevolizzi duramente.

La ricerca della perfezione
è una delle strade più rapide per distruggere la fiducia.

Non puntare alla perfezione.
Punta al miglior risultato possibile.

3. Sei il tuo critico più feroce

Nel mio libro “Prima volta Leader” lo sottolineo spesso:
siamo molto più duri con noi stessi che con gli altri.

Impietosi.
Intransigenti.
Incapaci di perdonarci un errore.

Ci osserviamo, giudichiamo, valutiamo continuamente.
Come se aspettassimo solo l’errore per condannarci.

Non ci parliamo con rispetto.
E questo, alla lunga, pesa.

4. Distaccati dall’errore

Abbiamo imparato ad associare l’errore alla persona.

Se sbaglio → sono sbagliato.

Ma non è così.

Impara a dire:

  • Ho commesso un errore”

non

  • “Io sono un errore”.

La differenza è enorme.
E cambia tutto.

5. Se fossi davvero stupido, non saresti lì

L’azienda ha avuto tempo e modo di valutarti.

Se ti hanno assunto,
è perché hanno visto qualcosa in te.

Una competenza.
Una potenzialità.
Una possibilità di crescita.

Chi ti ha scelto,
in questo momento, crede in te più di quanto tu creda in te stesso.

6. Prenditi meno sul serio

Imparare a ridere delle proprie insicurezze
richiede coraggio e umiltà.

Ma è liberatorio.

Per crescere,
per fare bene le cose,
dobbiamo prima imparare a sbagliare.

Inadeguatezza sul lavoro? Accetta la sfida.

Se non ti senti all’altezza, puoi migliorare. Sempre.

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Trova un mentore.
Affidati a un coach.

Lavora su di te.
Sviluppa i tuoi punti di forza.
Accetta e supera le tue fragilità.

L’insicurezza non è una condanna.
È spesso il primo segnale di crescita.

Hai vissuto un momento che ha scosso la tua sicurezza sul lavoro?

È il momento di rimettere al centro-te-stesso.

Scopri il percorso di coaching mirato
Ritrova autostima dopo una pausa o un momento difficile
per recuperare solidità e fiducia dopo una fase complessa.

Puoi approfondire con i miei libri:

Autorevolezza” – edizione aggiornata 2025
Per rafforzare impatto, carisma e presenza.

Prima volta Leader
Se affronti per la prima volta la gestione di un team.

8 ragioni perché non farai una grande carriera (anche se hai le capacità)

fare carriera
Hai sempre lavorato sodo.
Sei competente,
preparato,
puntuale.

Hai tutte le credenziali.
Davvero.

Eppure…

Sono passati anni
e non è ancora accaduto niente.

Nessuna promozione.
Nessuna prospettiva.
Neanche un aumento.
Nemmeno un riconoscimento.

A volte è sfortuna, spesso un problema di approccio

E intanto cresce la frustrazione
per un lavoro che non stimola più.
Che non motiva più.

È il momento di un cambiamento.
Dentro l’organizzazione?
In un’altra azienda?
O forse un cambio radicale?

Forse.
Ma la prima persona che deve essere convinta
sei tu.

Lo sei davvero?
Fingere non funziona.

A volte è sfortuna, sì.
Spesso però entrano in gioco mentalità, atteggiamento, fame, grinta.

E anche pensieri negativi,
credenze depotenzianti
che scavano sottotraccia
e minano la tua possibilità di fare carriera.

A volte non serve una rivoluzione.
Serve una decisione chiara.

Ecco 8 ragioni per cui farai molta fatica a fare carriera
anche se sei competente e capace.

1. Pensi che fare carriera sia solo questione di fortuna

“È stato fortunato.”
“La fortuna aiuta sempre gli altri.”

È la frase che le persone di successo
sono stanche di sentire.

La parola “fortunato” si applica a chi ha vinto la lotteria o che è scampato a un disastro aereo.

Le grandi vittorie/traguardi
non arrivano solo perché eri nel posto giusto al momento giusto.
Si costruiscono.

La fortuna conta, certo.

Ma entra in gioco dopo …
dedizione,
sacrifici
e lavoro duro.

“La fortuna aiuta gli audaci”
non è una frase romantica.

È un invito all’azione.

Se invidi (solo) la fortuna del tuo amico o collega,
non riconosci il suo talento,
la sua esperienza,
la sua passione,
quanto abbia duramente lottato
e lavorato …

sei davvero fuori strada!

2. La vuoi facile. E subito

Come ho scritto nel mio libro “Prima volta Leader”,
se la parola gavetta ti sembra antiquata,
probabilmente non hai capito una cosa:

il successo non è né facile
né veloce.

È il motivo per cui molti mollano presto.

Chi arriva lontano
non si aspetta risultati immediati.

Sa che servono anni di lavoro,
perseveranza
e sì, anche un pizzico di fortuna.

Tu quando incontri ostacoli,
cosa fai?
Insisti?
O getti subito la spugna?

3. Sicurezza o passione?

“Devi inseguire le tue passioni.”
Lo leggi ovunque.

Ma poi non lo fai.

La passione non è un concetto razionale.
È emozione.
È energia.
Anima.

Ti trovi bloccato tra ragione e sentimento,
tra sicurezza e desiderio,
tra ciò che “si dovrebbe fare”
e ciò che “senti di dover fare”.

Se non scegli fino in fondo,
qualsiasi strada percorrerai
la farai con il freno-a-mano-tirato.

E fallirai.

Se stai pensando di cambiare lavoro ma non sai da dove partire,
potresti trovare interessanti i miei percorsi di coaching mirato,
ti aiuto a fare chiarezza e definire il prossimo passo.

4. Sei paralizzato dalla paura di fallire

Hai paura di provarci.
Di sbagliare.
Di sentirti giudicato.

E allora trovi scuse per non fare.

Il fallimento, gli errori, sono opportunità per crescere,
imparare e correggere la direzione.

Senza errori non impari.
Non cresci.
Resti fermo.

Le persone che fanno una grande carriera (quelle che più ammiri)
hanno sperimentato che non importa
quante volte si cade,
ma quante volte
ci si rialza …

più forti di prima.

5. Pensi di non essere speciale o geniale

“Non sono un genio.”
“Non ho talento.”

Nemmeno io!

Tra una persona talentuosa senza tenacia
e una tenace senza talento,
io punto sulla seconda.

Il talento non è sufficiente,
occorrono duro lavoro e tenacia.
Grinta.

Il talento aiuta.
La tenacia vince.

Se ti sei reso conto che genio,
talento,
bellezza,
fortuna
non sono (o non sono più)
frecce al tuo arco …

prendi forza dal sapere che il talento è utile,
ma il duro lavoro e la tenacia …

sono il fattore X del successo a lungo termine!

Se vuoi approfondire leggi il mio post:
Cosa desideri di più? Intelligenza, talento, fortuna? No, grinta nient’altro!

6. Sei convinto che basti lavorare sodo

Guarda quanta gente è sempre occupata.
Riunioni,
mail,
urgenze.

Il Mondo attuale del Lavoro ti darà l’opportunità di lavorare tanto,
ma proprio tanto,
ma sei sicuro che ti concederà di fare anche una grande carriera?

Quanti producono davvero valore?

Lavorare tanto non è lavorare in modo efficace.
È solo il percorso più lungo verso il successo.

7. Pensi che senza raccomandazioni non arriverai mai

“È inutile … arrivano sempre i soliti raccomandati”
“Non ho le conoscenze giuste”

Clientelismo,
favoritismo e
spintarelle ci sono sempre stati.

E ci saranno sempre.
Sorpreso?
Certo che no!

Ma usarli come alibi,
scusa per non muoversi.
Per non agire.

Ti toglie energia e iniziativa.

Questa credenza limitante
riduce il tuo potenziale
prima ancora di metterti in gioco.

8. Vuoi gestire gli altri ma non sai gestire te stesso

Sei concentrato su cosa fanno gli altri.
Su cosa dovrebbero cambiare.

La volontà di correggere gli altri ti “rende cieco” su te stesso.

La crescita inizia con la consapevolezza che il problema non sono gli altri
ma sei tu!

Gestire sé stessi
è il primo vero atto di leadership.

Sai gestire i tuoi comportamenti?
O vai in tilt non appena si alza la pressione?

Sai gestire le attese,
la frustrazione,
l’insuccesso?

Oppure ti squagli come la neve al sole di aprile?

Pensa più a cambiare te stesso
e meno a cambiare gli altri.

Quello che fai determina il tuo destino

La carriera non è una questione di merito “automatico”.

È una combinazione di consapevolezza,
strategia,
azione.

Quando smetti di aspettare
e inizi a decidere,
qualcosa finalmente si muove!

Sei il nuovo team leader? 20 regole per sopravvivere i primi mesi (e non solo)

nuovo lavoro di team leader

Nuovo lavoro di team leader?
Complimenti!

Il tuo curriculum è stato il primo della pila,
hai superato la prova di colloquio, hai ottenuto l’offerta,
hai accettato i termini e ora sei pronto per il nuovo lavoro!

Nuovo lavoro di team leader? I primi 3 mesi sono fondamentali

Appena si “entra” in un nuovo team o organizzazione,
è difficile capire “come” fare le cose
(non importa quanto sei competente, bravo, esperto o alla prima esperienza) …

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ci sono nuove regole da assimilare,
nuove persone da conoscere e una nuova cultura da comprendere.

Questa fase iniziale può essere sia stimolante che sfidante. Ma è anche una straordinaria opportunità per crescere, imparare e dimostrare la tua capacità di adattamento.

Per navigare con successo in questa transizione…

ci sono alcune strategie che possono aiutarti a costruire rapidamente fiducia, stabilire relazioni e inserirti nella nuova dinamica del team.

Il malinteso è sempre in agguato, un approccio sbagliato diventa un autogol,
un atteggiamento frainteso, una trappola.

Ora che si sta avvicinando il gran giorno,
i dubbi sulla tua leadership e le perplessità sui possibili ostacoli ti stanno tenendo sveglio la notte,
ti invito a fare tue queste regole come se fossero dei “comandamenti”.

Così quando la tua mente vaga intimorita senza meta,
rileggere queste “regole”, ti aiuterà a ritornare sulla giusta strada.

Tieni a portata di mano o di smartphone queste 20 regole per trovare forza nella tua leadership,
partire con sicurezza ed entusiasmo verso il tuo nuovo lavoro di team leader.

Puoi prendere qualche spunto interessante dal mio libro “Prima volta Leader”.

20 regole per sopravvivere i primi mesi nel tuo nuovo lavoro di team leader:

 

1.L’ansia che senti per il tuo inizio – la sentono anche gli altri (anche di più).

2. Se hai bisogno di essere amato difficilmente sarai anche rispettato.

3. Non devi dimostrare subito quello che sai. Lo hai già fatto in fase di selezione.

4. Una parola è poco, due sono troppe. Ascolta di più, parla di meno.

5. Non credere a tutto quello che ti verrà detto.

 


 

6. Chiediti “Se faccio questo, chi ne subirà le conseguenze?

7. Il rispetto va guadagnato “sul campo”.

8. Devi essere consapevole che la motivazione dello staff passa inevitabilmente da te

9. Senza il tuo team … non vai da nessuna parte!

10. Se senti il bisogno di sentirti superiore vuol dire che non lo sei.

11. Concentrati sull’unica persona che puoi controllare .. te stesso.

12. Per iniziare bene sono sufficienti 3 cose: Presentarsi – Ascoltare – Creare relazioni.

13. Non fare il brillante … soprattutto se non lo sei!

14. Se senti la necessità di parlare delle tue capacità, del tuo successo, di quanto sei bravo … non farlo. Fai parlare i fatti.

 


 

15. Se ti assalgono i dubbi sulla tua leadership .. ferma i pensieri, blocca le fantasie, concentrati sui fatti. “Dialoga” con le tue paure.

16. Ricorda che … l’autocontrollo è forza, il (giusto) pensiero è padronanza, la calma è potere.

17. Non preoccuparti troppo degli altri. La persona più difficile da gestire … sarai tu!

18. Ricorda le parole di Wolf RinkeDire a qualcuno di fare qualcosa non significa essere leader.”

19. Lavora su te stesso … se non vuoi entrare nella statistica dei fallimenti da leadership.

20. Se non prendi sonno, ricorda che … i grandi leader non lottano con la paura. La guardano in faccia. L’ascoltano. L’accettano.

Sei troppo aggressivo (e forse non te ne accorgi neppure): 6 segnali di allerta

aggressivo sul lavoro
Non esprimere alcuna emozione al lavoro non ti rende più professionale.
Ti rende indecifrabile.

E quando non sei “leggibile”,
rischi di essere:

  • frainteso
  • ignorato
  • superato

Qualcuno potrebbe approfittare di quella che appare come cedevolezza.

Questo perché, come negli animali, anche nell’essere umano esiste una quota di aggressività.
Non come difetto.
Ma come energia funzionale.

È ciò che ci permette di affrontare difficoltà, confini e pressioni con:

  • coraggio
  • iniziativa
  • presenza

L’aggressività non è il problema.
È la sua gestione.

L’aggressività è un’emozione.
Come le altre.

Diventa distruttiva quando è:

  • repressa troppo a lungo

Oppure:

  • espressa senza regolazione

Quando si parla di aggressività, pensiamo subito alla forma più evidente:

  • urla
  • grida
  • contatto fisico
  • esplosioni emotive

Ma sul lavoro, le forme più comuni sono molto più sottili.

E spesso, invisibili a chi le pratica.

Molte persone credono di essere assertive.
In realtà, stanno comunicando in modo aggressivo.

Il costo è immediato:

  • conflitto
  • perdita di fiducia
  • erosione della credibilità

E il risultato è spesso l’opposto di ciò che volevano ottenere.

Qualcuno ti ha mai detto?

“Sei stato aggressivo”

Il punto non è difendersi.
È osservare.

Il primo passo è riconoscere il comportamento, mentre accade.
Prima che produca danni difficili da riparare.

6 segnali che indicano che sei aggressivo sul lavoro (e forse non te ne accorgi neanche):

1. Ti concentri solo su te stesso

Sei aggressivo sul lavoro quando i tuoi bisogni diventano l’unico riferimento.

Non ascolti davvero.
Non consideri l’impatto sugli altri.

Le frasi tipiche sono:

  • “Ho bisogno che…”
  • “Voglio che…”
  • “Devo avere…”

Lo stress diventa contagioso.
E ciò che è un tuo problema, diventa un problema per tutti.

2. Eviti la responsabilità

Vivi l’ammissione di errore come una minaccia alla tua immagine.

Cerchi un responsabile esterno.
Sempre.

Il capro espiatorio protegge il tuo ruolo.
Ma indebolisce la tua autorevolezza.

“Ho chiesto a Sabrina di farlo.
Non era chiaramente all’altezza.”

Nei momenti di tensione, un buon feedback può cambiare la direzione di una relazione professionale.

3. Trasformi opinioni in verità assolute

Non proponi.
Sentenzi.

Non esplori.
Definisci.

Frasi tipiche:

  • “Questo è il motivo per cui non ha funzionato.”
  • “Dobbiamo fare così.”
  • “Non funzionerà!”

Quando non lasci spazio, non stai guidando.
Stai imponendo.

E le persone, nel tempo, smettono di contribuire.

4. Inizi le conversazioni attaccando

“Non si guidano le persone picchiandole sulla testa.

È aggressione, non leadership.”

Dwight David Eisenhower

Domande come:

  • “Perché lo hai fatto?”
  • “Cosa pensi di fare adesso?”

possono essere strumenti utili.

Io stesso le utilizzo spesso nel coaching.

Ma il timing cambia tutto.
All’inizio di una conversazione, possono essere percepite come un attacco.
Non come un’apertura.

E quando una persona si sente attaccata, smette di essere disponibile.

Diventa difensiva.

5. Dai consigli che sono, in realtà, ordini mascherati

Apparentemente stai aiutando.

In realtà stai dirigendo la conversazione.

Frasi tipiche:

  • “Se fossi in te…”
  • “La cosa migliore per te sarebbe…”
  • “Non ti preoccupare…”

Il messaggio implicito è chiaro:

“So meglio di te cosa devi fare.”

Questo riduce autonomia,
fiducia,
responsabilità.

6. Usi la voce per dominare la conversazione

Parli veloce.
Con tono alto.
Senza pause.

Non lasci spazio.
Non per chiarire.
Ma per controllare.

Quando la voce diventa uno strumento di dominio, la relazione smette di essere una relazione.

Diventa una gerarchia difensiva.

Aggressivo sul lavoro? Una verità spesso ignorata

L’aggressività non gestita danneggia prima chi la esprime.

Produce:

  • conflitti evitabili
  • deterioramento delle relazioni
  • perdita progressiva di credibilità

E, nel tempo, limita la crescita professionale.

Riconoscere questi segnali è una competenza chiave.

Permette di:

  • regolare il proprio stato interno
  • scegliere una risposta più efficace
  • evitare ostilità inutili

Autorevolezza non è volume.
È equilibrio tra voce,
corpo e
intenzione.

Il percorso di coaching mirato
Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive
ti aiuta a esprimerti con sicurezza e carisma.

In finale

L’aggressività non è il contrario della professionalità.
È il contrario della consapevolezza.

Non è eliminarla che ti rende autorevole.
È imparare a riconoscerla,
regolarla e
incanalarla.

Perché la leadership non è assenza di forza.
È forza sotto controllo.

Vuoi volare nel lavoro? Ecco 5 pesi che devi mollare subito!

successo nel lavoro

Se ti chiedessi …
cosa dovresti fare per avere più successo nel lavoro?

Senz’altro mi elencheresti una lista (più o meno lunga) di cose che dovresti-fare.
Essere più diplomatico, più audace, più conciliante,
più accomodante, più assertivo.
Insomma più.

È un luogo comune pensare che per ottenere qualcosa nella vita bisogna fare-qualcosa.
E questo è (anche) assolutamente vero!

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Ma per avere successo nel lavoro oltre a fare-di-più è fondamentale anche togliere.
Diminuire. Alleggerire.
Sgravare.

Sbarazzarci dalle zavorre (soprattutto quelle emotive) che ci portiamo sulle spalle.
Ci tengono ancorati e ci impediscono di volare!

Per volare, devi pesare poco,
più sei “leggero”, più sali!

Ecco 5 cose che devi mollare subito se vuoi volare e ottenere più successo nel lavoro:

1. Liberati dal peso del giudizio degli altri

“Il labirinto lo costruisce la paura di essere giudicati.”
Ramón Andrés

Nel mio libro “Prima volta Leader” ho evidenziato come il bisogno continuo del giudizio positivo degli altri, l’ossessione e la preoccupazione dal parere altrui,
se ti trattieni dal dire ciò che pensi per paura di quello che colleghi o collaboratori diranno di te ….
è difficile raggiungere (e godere) del successo nel lavoro.

Sai qual è il rischio se non ti liberi della paura del giudizio?

Pur di non essere giudicato male inizi a compiacere tutti,
continui a soddisfare le aspettative degli altri,
diventando un burattino al comando delle persone.

Una volta libero dalla paura del giudizio,
il tuo modo di lavorare cambierà notevolmente.

Diventi più presente,
produttivo e aumenti il tuo slancio creativo.

Ti concentri sul processo, e non sul premio,
e inizi a vedere i progressi verso la vita che veramente desideri vivere.

2. Rinuncia all’affanno della perfezione

La perfezione è come un miraggio … si scorge in lontananza … ma ogni volta che ci si arriva vicino … sparisce e rimane solo la delusione.
Si dice che …
la ricerca della perfezione è uno dei percorsi più veloci per l’infelicità.
La perfezione non esiste.

 


 

Ecco perché devi rinunciare al peso della perfezione.
La devi mollare.

Altrimenti …
non ti sentirai mai soddisfatto quando termini il tuo lavoro, penserai che “non sia mai abbastanza” e alzerai continuamente gli standard fino a quando,
inevitabilmente, fallirai.

Non riuscirai a focalizzare il tempo e le energie sui punti salienti di un progetto,
ti tormenterai per ogni minimo dettaglio,
e la tua fiducia sarà subordinata al solo raggiungimento degli obiettivi.
Uno stillicidio logorante di tempo e di energie.

Ecco perché la perfezione (ossessiva) sta bloccando il successo nel tuo lavoro.

3. Rinuncia al piacere di ricevere complimenti e lodi degli altri

La maggior parte delle persone desidera essere tenuta nella giusta considerazione!
L’autostima è un bisogno umano e si alimenta di riconoscimento e fiducia in se stessi,
eppure …

se la tua sete di successo nel lavoro è legata a felicitazioni, riconoscimenti ed elogi, sappi che …
stai puntando sui cavalli sbagliati.
Nessuno (almeno molto pochi) si prenderanno del tempo per magnificare le tue lodi.

La maggior parte delle persone (spesso – ahimè – proprio quelle più vicine a noi) spenderà solo pochi minuti preziosi solo per dirti che stai facendo qualcosa di sbagliato,
o lo farà solo perchè vuole qualcosa da te.

L’ultima cosa che pensa è …
solleticare piacevolmente il tuo ego!

Se stai facendo grandi cose,
prenditi il tempo per riconoscerlo.
E lo devi fare da solo.

4. Molla il fardello del confronto con gli altri

Se sei abituato a confrontarti con gli altri,
è il momento di smettere.

Confrontarsi con gli altri può essere frustrante,
ognuno è meglio e peggio di altri su un numero illimitato di scale di valori.

 


 

Dal confronto si esce quasi sempre (e inevitabilmente) sconfitti,
non perché gli altri siano migliori o tu sia una persona senza qualità,
ma perché ci si confronta con un’immagine ideale,
quindi irraggiungibile.

Anche se raggiungi il successo,
ci sarà sempre qualcuno che avrà qualcosa più di te.

Un tuo caro amico ti chiama e dice che è stato promosso team leader.
Come ti senti? Geloso? Triste?
Arrabbiato?

Quando vedi persone che hanno compiuto cose che speri di realizzare un giorno,
sii felice. Eccitato.
Non sentirti risentito e amareggiato.

Questo significa solo che può essere fatto.
Che è possibile.
Arriverà il tuo turno!

5. Sbarazzati della paura di sbagliare per ottenere più successo nel lavoro

Una delle cose più importanti che devi rinunciare se vuoi avere successo nel lavoro è la paura di sbagliare.

Non puoi riuscire senza fallire.

Chiunque abbia mai realizzato qualcosa,
a un certo punto si è bloccato, arenato,
non è riuscito.
Ha sbagliato.

Sai perché non ti devi preoccupare della paura di sbagliare?
Perché a un certo punto, non riuscirai,
sbaglierai di sicuro.

Così, visto che già sai che probabilmente fallirai, almeno una volta, cosa hai da temere?
Quando non riesci, alzati e riprova.

Finché continui a provare e non molli,
non sarai mai un fallimento.

Liberarsi dalla zavorre emotive è una delle strategie di successo nella vita e nel lavoro.
Molla quegli zaini che per troppo tempo ti sei portato dietro e che rallentano il tuo cammino.
Vedrai la differenza.
Vedrai la leggerezza!