10 qualità di successo che non richiedono nè talento nè fortuna

talento

“Faccio una cosa molto bene, ma il talento non basta.
E’ il primo insegnamento che mi ha trasmesso il coach.
Puoi aver talento, ma se non lavori duramente non diventi un campione.”

Usain Bolt

Il talento contribuisce sicuramente al successo.
Ma da solo non basta.

Eppure è forte la tentazione di credere che solo quelli baciati dalla fortuna saranno premiati … solo quelli che hanno talento arriveranno ai posti più desiderabili e più ambiti.

Il talento non basta per avere successo

Oltre al talento occorre la capacità di resistere alle distrazioni e alle tentazioni, al fine di raggiungere un obiettivo.
È la capacità di resistenza, di ristrutturare i fallimenti e le sconfitte.
È la capacità di rialzarsi per la centesima volta.
È necessario essere perseveranti nonostante gli ostacoli che incontriamo sulla nostra strada.

Se invidi il talento del tuo collega, del tuo capo, del tuo compagno di squadra, di tuo fratello, ricorda che … il talento da solo non basta occorre tenacia, grinta, duro lavoro quotidiano.

Come twittato da Bill Gross, via Fouad ElNaggar ecco 10 qualità che possiedono le persone di successo (cui tutti noi, e anche tu puoi attingere) che non richiedono né talento né fortuna.

Se anche tu (come me) il talento lo ammiri in TV o al cinema.
Parti da qui.
Inizia da queste 10 qualità.
La prossima volta che desideri far prendere vita ai tuoi sogni, avere successo, ricorda a te stesso che hai già tutto quello che ti serve.

Ecco 10 qualità di successo che non richiedono nè talento nè fortuna:

1. Essere in orario

Essere in ritardo, per qualsiasi motivo, è imperdonabile.
Grida all’inaffidabilità.
Non c’è scusa che esista.
La tua puntualità la dice lunga su di te.

Essere in orario è la regola n.1.
Non importa se si seguono tutte le altre regole.

2. Lavorare in modo etico

L’etica che dimostri al lavoro “dice” molte cose su chi sei … come professionista e come persona.

Si tratta del tuo atteggiamento, il tuo comportamento, la tua comunicazione e l’interazione.
“Come” fai il tuo lavoro.
Coinvolge caratteristiche come l’onestà, la trasparenza e la responsabilità.

3. Sforzarsi

Il primo tratto nella persona resiliente si esprime con la capacità di dedicarsi completamente
ad un’attività. Impegnarsi per portare a termine un compito senza lasciarsi scoraggiare o spaventare dalla fatica.

4. Linguaggio del corpo adeguato

La ricerca ha dimostrato che, quando si tratta di prime impressioni, abbiamo pochi secondi (non minuti) per lasciare un’impronta positiva.

Che cosa si può fare per avere un buon impatto?
Cominciamo con il modo giusto di usare il nostro corpo.

Essere consapevoli di come si utilizza il corpo non riguarda solo come si è percepiti, ma anche come ci si sente. Camminare con calma, con un sorriso sul tuo viso, forte contatto visivo, la postura “tirata verso l’alto” ti fa apparire rilassato, fiducioso e positivo e in grado di far fronte alle pressioni.

More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro

5. Energia

È la capacità di essere attivi.
È la forza fisica o mentale che ti permette di fare le cose.
Energia è entusiasmo e impegno.

6. Attitudine e comportamento

Qual è il tuo atteggiamento nei confronti del lavoro?
Lavori per soldi, per pagare il mutuo o per passione?
Come intendi dare il tuo valore aggiunto?

L’attitudine è il tuo modo di vedere la vita, il tuo modo di pensare, di sentire e di comportarti.

Il tuo atteggiamento è la forma di espressione di se stessi.
Si può scegliere di essere felice, positivo e ottimista oppure si può scegliere di essere pessimista e critico.
La scelta è tutta tua.

7. Passione

“La passione è un po’ come l’amore. È difficile, probabilmente impossibile, da definire in termini precisi, ma facile da vedere e sentire quando è presente.”.

Charles Kovess

La passione è emozione, sentimento, gioia ed entusiasmo.
Eccitazione.
La passione che metti sul lavoro parla della tua determinazione e la fiducia in se stessi.
È fare qualcosa che si ama.

La passione non è un pensiero intellettuale.
Si tratta di un sentimento, un’emozione.
Anima.

8. Essere “allenabile”

Tradotto da “Being coachable”.

Essere “cocciabile”, essere “allenabile”, ovvero …

la capacità d’impegnarsi per il proprio sviluppo, avere “fame” per il feedback da parte degli altri, possedere la volontà di essere corretto e di essere aperto a tutto ciò che può migliorare se stesso.

La disposizione a lasciare agli altri la propria valutazione e rendersi conto che il cammino di sviluppo personale non può essere percorso da solo.

“Allenabilità” richiede fiducia nel coach.
La fiducia si basa su valori e obiettivi condivisi.

More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo

9. Fare l’extra

L’extra è qualcosa che è fatto in aggiunta ai requisiti del contratto.
Fare qualcosa extra è buono, non solo per gli altri ma anche (e soprattutto) per te stesso.
È quel qualcosa in più.

10. Essere preparati

Essere ben preparati è la chiave per affrontare le sfide future della vita e del lavoro.
Sapersi adattare al mondo portando un valore aggiunto tangibile all’azienda, dimostrare le conoscenze acquisite, le abilità raggiunte nel tempo dimostrando il coraggio e il senso di responsabilità.

E adesso che lo sai … che cosa fai?
Quale sarà la tua prossima mossa?

““Per fare una carriera come la mia il talento non basta.
Quando ho debuttato con la Nazionale pensavo fosse sufficiente, poi ho capito che per arrivare dove sono ora dovevo metterci del mio.
In campo serve tanta rabbia, la fortuna ogni tanto aiuta ma la rabbia è un ingrediente fondamentale
“.

Gianluigi Buffon

Investi su te stesso. Passa all’azione. “Fai” coaching.

fare coaching

Le risposte ci sono già.

Sono tante.
Sono dappertutto.
Basta cercare.

Libri, articoli, corsi, video, podcast.

Probabilmente molte delle cose che potrebbero esserti utili le hai già lette o sentite più di una volta.

Eppure qualcosa continua a non cambiare.

Le risposte che cerchi sono dappertutto

Viviamo in un’epoca in cui trovare informazioni è facilissimo.

Vuoi sapere come comunicare meglio?
Come gestire un collaboratore difficile?
Come essere più assertivo?
Come affrontare una decisione professionale?

Troverai rapidamente decine di risposte.

Alcune saranno anche ottime.

Il problema è che una risposta corretta in generale non è necessariamente la risposta giusta per te, in quella situazione e in quel momento.

Puoi sapere perfettamente che dovresti essere più assertivo e continuare a non riuscire a dire di no al tuo responsabile.

Puoi conoscere tutte le regole del buon feedback e rimandare comunque quella conversazione difficile con un collaboratore.

Puoi aver letto molto sulla leadership e continuare a chiederti perché il tuo team non reagisca come vorresti.

Non sempre manca l’informazione.
A volte manca qualcos’altro.

Sapere che cosa sarebbe utile fare e riuscire realmente a farlo sono due cose diverse.

Il mio obiettivo di coach non è darti risposte

Non è offrirti scorciatoie.
Formule magiche.
Slogan motivazionali.

E neppure dirti continuamente:

“Fai questo.”
“Non fare quello.”

Se hai un problema di motivazione, difficilmente una pacca sulla spalla accompagnata da:

“Dai, forza, motivati!”

cambierà molto.

E se stai vivendo una situazione professionale complessa, probabilmente non hai bisogno dell’ennesima persona che ti spieghi dall’esterno che cosa dovresti fare.

Il coaching parte da un’altra prospettiva.

Significa fermarsi sulla tua situazione concreta.

Capire che cosa sta succedendo.

Mettere a fuoco ciò che forse stai confondendo.

Riconoscere comportamenti, automatismi o convinzioni che continuano a riportarti nello stesso punto.

E da lì capire che cosa puoi fare diversamente.

Una domanda può essere più utile di una risposta

A volte arriviamo al coaching cercando una soluzione:

“Come faccio a farmi rispettare?”

“Come posso motivare il mio team?”

“Devo cambiare lavoro oppure restare?”

“Come posso diventare più sicuro?”

Naturalmente sono domande legittime.

Ma spesso il lavoro interessante comincia quando smettiamo per un momento di cercare una risposta immediata e iniziamo a guardare meglio il problema.

“Che cosa succede esattamente quando senti di non essere rispettato?”

“Che cosa stai facendo oggi per motivare il tuo team?”

“Che cosa ti spinge ad andartene e che cosa invece ti trattiene?”

“In quali situazioni perdi sicurezza?”

La differenza può sembrare sottile.

Non lo è.

Una buona domanda non ti consegna una soluzione.
Ti aiuta a vedere qualcosa che prima non vedevi.

È anche ciò che ho raccontato in “Che cosa si fa davvero in una sessione di coaching? Un esempio reale“.

La consapevolezza da sola, però, non basta

Capire è importante.

Ma il coaching non dovrebbe fermarsi lì.

Se scopri che durante le riunioni intervieni poco perché aspetti di avere qualcosa di perfetto da dire, prima o poi dovrai provare a intervenire diversamente.

Se capisci che eviti continuamente un confronto con un collaboratore, arriverà il momento di affrontarlo.

Se riconosci che il tuo modo di comunicare crea più distanza di quanto pensassi, dovrai sperimentare un modo diverso.

La consapevolezza diventa utile quando comincia a modificare ciò che fai.

Non necessariamente attraverso grandi cambiamenti.

Spesso si parte da qualcosa di molto concreto.

Una conversazione.
Una decisione.
Un comportamento da osservare.
Un modo diverso di rispondere.

E poi si guarda che cosa succede.

Fare coaching vuol dire anche passare all’azione

Non perché qualcuno ti spinge.

Non perché il coach sa meglio di te che cosa dovresti fare.

E neppure perché ogni difficoltà professionale richieda necessariamente un percorso di coaching.

Ma se c’è qualcosa nel tuo modo di lavorare, decidere o relazionarti con gli altri che continua a creare lo stesso problema, può essere utile smettere di cercare soltanto nuove risposte e iniziare a lavorare sulla tua situazione.

Investire su te stesso significa anche questo.

Fermarti.
Guardare meglio.
Capire.

E poi fare qualcosa con ciò che hai capito.

Il coaching non dovrebbe dirti che cosa fare della tua vita professionale.
Dovrebbe aiutarti a leggerla con maggiore lucidità e a decidere che cosa farne.

Se senti che è arrivato il momento di lavorare concretamente su una situazione professionale che continua a bloccarti, contattami: possiamo partire da lì.

14 segnali che mostrano quanto devi ancora lavorare sulla tua forza mentale

mentalmente debole

Foto di skeeze da Pixabay

Alcune persone sono semplicemente mentalmente più forti di altre.

Alcune raggiungono i loro obiettivi.
Sono volitive.
Determinate.

La persona mentalmente debole si lamenta costantemente e trova sempre scuse per non alzare un dito e dire: questa cosa non mi sta bene, ora la cambio.

Preferisce piangersi addosso

Sentirsi vittima.

La forza mentale è essenziale per affrontare:

  • una situazione difficile
  • un momento complesso
  • capo o un collega ostico
  • lavoro che non ci piace
  • una relazione che ci ruba energia

Rompere gli schemi, cambiare direzione, raggiungere obiettivi non è facile.

Ci vogliono:
tempo,
fatica,
costanza.

Qualunque sia la sfida,
devi tirare fuori grinta, carattere e determinazione.

Anche al tuo livello — grande o piccolo che sia, poco importa.

Ecco 14 segnali che indicano quanto devi ancora lavorare sulla tua forza mentale.

1. Una critica ti rovina la giornata

Ti offendi per una battuta?
Fai fatica a sorridere dei tuoi difetti?

Se sei mentalmente debole ti avveleni la giornata per un nonnulla.

Ti prendi sempre troppo sul serio e vivi il dissenso come un attacco personale.

Così, pur cercando l’approvazione degli altri, eviti il confronto e i rapporti diventano rigidi, formali, freddi.

2. Hai frequenti crolli emotivi

Ci sono giorni in cui basta poco per sprofondare.

Non riesci ad affrontare nulla e impieghi molto tempo a riprenderti — tempo durante il quale i problemi crescono.

Quando sei vittima di continui sbalzi emotivi è difficile restare lucidi e centrati.

Nel mio libro Autorevolezza spiego perché imparare a gestire le emozioni è una competenza chiave.

3. Non sai dire NO

Dire NO è difficile.
Dire SÌ senza convinzione è molto peggio.

Chi è mentalmente debole evita il conflitto per paura,
finisce per peggiorarlo.

Se non metti limiti:

  • perdi credibilità
  • perdi fiducia
  • paghi in autorevolezza

Se sei un leader, questo è ancora più evidente.

A lungo andare, non saper dire NO diventa frustrante e mina autostima e motivazione.

4. Hai familiarità con la mediocrità

Ti accontenti.
Non lotti abbastanza.
Ti sei abituato.

Hai fatto “amicizia” con la mediocrità.
La coccoli.
La giustifichi.

Vai a letto tranquillo.
Comodo.

Ma allora non lamentarti.
Perché molte scelte — in fondo — sono tue.

5. Sei drammatico e pessimista

Vedi segnali ovunque che ti invitano a fermarti.

Ti racconti che la vita è stata particolarmente crudele con te.

È facile essere pessimisti.
Comodo.

È la scusa perfetta per non iniziare nulla e per non sbagliare mai.

6. Ti lamenti spesso

Un imprevisto non è la fine del mondo.

Le persone mentalmente forti accettano che la vita alterni alti e bassi,

Si assumono responsabilità e cercano soluzioni.

Raramente le sentirai piagnucolare.

7. Hai paura del cambiamento

La routine ti rassicura?
Eviti di uscire dalla zona di comfort?

Il cambiamento è inevitabile.
Ciò che conta è come lo affronti.

Le persone mentalmente forti sono flessibili, aperte e accolgono il cambiamento.

8. Procrastini spesso

Indugio e pigrizia sono segnali chiari di debolezza mentale.

Tutti abbiamo momenti di stanchezza.

Ma quando diventano abitudine, bisogna intervenire.

9. Dai la colpa agli altri

Accusare gli altri protegge l’ego ma indebolisce la forza mentale.

Solo tu puoi portare il successo nella tua vita.
Accettare la responsabilità è un atto di forza.

10. Non fai ciò che dici

“Nessuno promette tanto quanto chi non manterrà.”

Francisco de Quevedo

Le parole contano.
Ma contano ancora di più le azioni.

La coerenza costruisce forza mentale.
L’incoerenza la distrugge.

11. Hai paura del confronto

Allenarti senza mai metterti alla prova non ti renderà mai forte.

Prima o poi … devi scendere in campo.

Il momento “giusto” non arriva.
Si crea.

12. Non accetti la realtà

Negare la realtà blocca il cambiamento.

Accettarla — anche quando è dolorosa —
è il primo passo per trasformarla.

13. Sei terrorizzato dal fallimento

Il fallimento insegna.
Corregge.
Rafforza.

Le persone di successo non evitano le cadute.
Imparano a rialzarsi.

14. Getti la spugna facilmente

Ecco uno dei tratti più evidenti della mancanza di forza mentale.

Il successo non è rapido.
Non è facile.
Ancor meno immediato.

Richiede tempo.
E perseveranza.

Allenati con piccole vittorie.
Completa ciò che inizi.
Anche quando sei stanco.

Se dentro di te hai deciso che non mollerai,
non lo farai.

La tua voce, il tuo sguardo, la tua presenza parlano più delle parole.

Il percorso
“Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive”
e fatto proprio per trasmettere leadership autentica.

In definitiva …

La forza mentale non è un talento riservato a pochi.

È una scelta quotidiana.

Ogni giorno puoi allenarla oppure indebolirla.

La differenza non la fa ciò che ti accade,
ma come scegli di reagire.

8 cose da ricordare quando nessuno ti dà il suo supporto

nessuno ti aiuta

Ehi non permettere mai a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa, neanche a me!

Ok? Se hai un sogno tu, lo devi proteggere.

Quando le persone non sanno fare qualcosa lo dicono a te che non lo sai fare.

Se hai un sogno inseguilo.
Punto!

Chris Gardner (Will Smith)
Dal film “La ricerca della felicità” di Gabriele Muccino

Confidare a qualcuno
tua moglie o tuo marito,
un amico caro,
un collega,
tua sorella.

che desideri avviare un e-business,
accettare una nuova proposta lavorativa,
fare il personal coach,
proporti per uno scatto di responsabilità,

lasciare un lavoro “sicuro” per lanciare la start up che sogni da anni…

oppure semplicemente …

esprimere te stesso,
fare arte,
costruire una famiglia,
trasferirti in un’altra città
dall’altra parte del mondo…

può innescare qualcosa di inatteso.

Sguardi vuoti.
Reazioni neutre.
Parole di circostanza.

O peggio:
repliche negative accompagnate da quello sguardo sfiduciato di chi è già convinto che non ce la farai.

Che non riuscirai …

Ti aspettavi più sostegno.
Più incoraggiamento.

E invece ti senti non ascoltato,
incompreso,
criticato.

Persino deriso.

Ti aspettavi di più. Dì la verità.

Anch’io.

E invece… poco o nulla.

Nessuno ti aiuta.
Reazioni fredde.
Supporto minimo.
Frasi fatte.

Il rumore del silenzio intorno è difficile da digerire.

Per quanto vorremmo che amici e parenti sostenessero sogni, speranze e obiettivi, a volte è meglio… tacere.

Stare zitti.
Tenersi tutto dentro.

Quando guardi intorno a te in cerca di una stampella e non trovi nessuno, è dura.

Durissima.
Demoralizzante.

Se non ti è mai capitato, non puoi capirlo davvero.

Senza sostegno, il dubbio prende il comando

Quando nessuno ti aiuta,
le paure che già abitano la tua mente
diventano dominanti.

Insormontabili.

Potrei dirti:

  • “Non ti preoccupare, chi se ne frega di cosa pensano gli altri”.

Ma non basta.

Se non sei nello stato mentale giusto,
queste frasi – anche dette in buona fede –
scivolano via.

In teoria è semplice.
In pratica, no.

Ecco 8 cose da ricordare quando nessuno ti aiuta.

Le reazioni (o le non-reazioni) degli altri rischiano di spegnere il tuo entusiasmo.

Prima ancora di iniziare!

1. La tua passione viene prima

Il punto non è se gli altri ti sostengono o no.
Il punto è non ritrovarti un giorno a pensare:

  • “Se solo avessi avuto il coraggio di provarci…”

Il punto non è rendere felici gli altri.
È non tradire te stesso.

Segui ciò che senti.
Non vivere all’altezza delle aspettative altrui.

Concentrati su chi devi essere e cosa devi fare.

Riguarda te.
Solo te.

2. La vita è una sola

È scoraggiante non sentirsi incoraggiati.
Ma la vita è breve.

Vuoi davvero rinunciare a ciò che senti giusto per colpa delle paure degli altri?

Anche da solo puoi fare la differenza.

3. Chi non ti sostiene è spesso più insicuro di te

A volte è cattiveria.
A volte è ignoranza.
Molto spesso è paura.

Le persone riversano su di te le loro insicurezze.

La loro paura dell’ignoto.

“Quando le persone non sanno fare qualcosa,
ti diranno che non puoi farla nemmeno tu.”

Il problema non è tuo.

È loro.

4. Ognuno ha un “buon” motivo per non aiutarti

C’è chi vuole proteggerti.
Chi teme il cambiamento.
C’è chi ha paura per-i-soldi.

Chi non vuole vederti emergere.
Chi spera tu fallisca per dire “te l’avevo detto”.

Capire questo aiuta a non prenderla sul personale.

5. Non puoi piacere a tutti

È impossibile.
E va bene così.

Lavora su di te. Resta focalizzato.

Non distrarti.

6. Si può riuscire anche senza sostegno

Molte persone di successo hanno scelto la strada più incerta.

Non lasciare che il pessimismo altrui diventi la tua verità.

Credi in te.
E lavora sodo.

7. Ascolta anche gli scettici (con intelligenza)

La paura non è il nemico.
È un segnale.

Usala per riflettere, non per bloccarti.

Il coraggio non è assenza di paura,
è agire nonostante la paura.

8. Non fare le cose solo per dimostrare qualcosa

Dimostrare che avevi ragione
può dare soddisfazione.

Ma vivere per smentire qualcuno è una trappola.

Fai le cose perché le vuoi.
Non per rivalsa.

In finale

Quando senti una chiamata interiore,
proteggila.

Non tutti capiranno.
Non tutti ti sosterranno.

Ma le tue aspirazioni appartengono a te.

E solo a te.

Detto questo,
ti consiglio la lettura del mio post,
che mette in guardia dai facili entusiasmi.

Di come la realtà è molto più complessa.
Come se bastasse solo volerlo …

8 segnali che stai creando nel tuo team stress inutile e dannoso

stress inutile

Sei convinto che lavoro e stress vadano necessariamente di pari passo?

Scadenze.
Imprevisti.
Clienti difficili.
Periodi di sovraccarico.

Una certa pressione fa parte della vita professionale e non sempre possiamo eliminarla.

Ma c’è anche uno stress diverso.

Quello che non nasce dal lavoro da fare, ma dal modo in cui il lavoro viene gestito.

Urgenze create all’ultimo momento.
Indicazioni confuse.
Obiettivi irrealistici.
Continui cambi di priorità.
Mancanza di informazioni.

Ed è proprio questo lo stress sul quale, come leader, puoi intervenire.

Non tutto lo stress del team dipende dalla quantità di lavoro.
Una parte può nascere dal modo in cui lo organizzi e lo guidi.

Ecco 8 segnali ai quali prestare attenzione.

1. Tutto è sempre all’ultimo minuto

Tutto è urgente.
Tutto serve subito.

Ogni richiesta sembra arrivare all’ultimo momento.

Naturalmente gli imprevisti esistono.

Il problema nasce quando l’emergenza diventa il normale modo di lavorare.

Assegni compiti senza sufficiente preavviso.
Cambi continuamente le priorità.

Chiedi velocità e, contemporaneamente, pretendi che ogni dettaglio sia perfetto.

Alla lunga il team non sa più distinguere ciò che è veramente urgente da ciò che è diventato urgente soltanto perché è stato organizzato male.

2. Dai poche direttive e per giunta sconnesse

Nessuno capisce bene dove si vuole andare.

Gli obiettivi cambiano.
Le priorità non sono chiare.
Le responsabilità si sovrappongono.

E le persone devono continuamente interpretare ciò che intendevi dire.

“Pensavo dovesse occuparsene Luca.”

“Io avevo capito che la priorità fosse un’altra.”

“Ma non avevamo deciso diversamente?”

Non devi spiegare ogni singolo passaggio.

Ma le persone devono sapere che cosa ci si aspetta da loro, con quali priorità e con quale margine di autonomia.

L’ambiguità continua consuma energie.

3. Nascondi gli errori

Hai preso una decisione sbagliata.
Hai sottovalutato un problema.
Hai dato un’indicazione che si è rivelata poco efficace.

Può succedere.

Il problema comincia quando cerchi di nasconderlo, minimizzarlo o attribuirlo ad altri.

Un leader che non può mai sbagliare costringe anche il team a difendersi dai propri errori.

E così le persone imparano presto una lezione:

“Meglio non dire niente.”

Un errore riconosciuto può diventare un’occasione per correggere. Un errore nascosto rischia di diventare un problema più grande.

4. Ti aspetti sempre la perfezione

Fare bene il proprio lavoro è importante.

Pretendere lo stesso livello di perfezione in qualsiasi attività, molto meno.

Non tutto ha lo stesso peso.
Non tutto comporta gli stessi rischi.
Non tutto merita la stessa quantità di tempo e attenzione.

Se ogni documento, e-mail, presentazione o attività deve raggiungere sempre il massimo livello possibile, il team finirà per investire energie anche dove non producono un reale valore aggiunto.

Essere esigenti non significa pretendere che tutto sia perfetto.

Significa anche saper distinguere dove l’errore è critico e dove invece è possibile imparare, correggere e andare avanti.

5. Non riconosci lo sforzo fatto

Quando qualcosa non funziona, intervieni immediatamente.

Quando invece funziona bene?

Silenzio.

Perché in fondo:

“È il loro lavoro.”

Naturalmente non devi complimentarti continuamente con tutti.

Ma se noti soltanto errori, ritardi e mancanze, il messaggio che arriva è piuttosto chiaro: ciò che funziona viene dato per scontato; ciò che non funziona viene immediatamente sottolineato.

Un riconoscimento efficace può essere molto semplice.

“Hai gestito bene quella situazione con il cliente.”

“Ho visto il lavoro che hai fatto per rispettare la scadenza.”

“Questa soluzione ci ha fatto risparmiare parecchio tempo.”

Ne ho parlato anche nell’articolo “10 spunti per porgere complimenti potenzianti ai tuoi collaboratori”.

6. Sfianchi il tuo personale

Una settimana particolarmente pesante può capitare.

Una scadenza eccezionale anche.

Il problema è quando l’eccezione diventa la normalità.

Ore che aumentano.
Pause che diminuiscono.
Urgenze continue.

Nuove richieste che si aggiungono senza togliere nulla di ciò che c’era prima.

E magari il collaboratore più disponibile viene caricato ancora di più proprio perché:

“Tanto lui ce la fa.”

La disponibilità delle persone non è una risorsa inesauribile.

Se ogni buon risultato viene premiato semplicemente con altro lavoro, prima o poi qualcosa si rompe: energia, motivazione, qualità oppure fiducia.

7. Sei poco trasparente

Non tutto può essere condiviso.

Esistono informazioni riservate, decisioni non ancora definitive e situazioni nelle quali un responsabile deve necessariamente mantenere discrezione.

Ma riservatezza e mancanza di trasparenza non sono la stessa cosa.

Se il team percepisce che le informazioni circolano soltanto tra pochi, le decisioni arrivano senza spiegazioni e qualcosa viene continuamente lasciato intendere senza essere chiarito, iniziano le interpretazioni.

“Che cosa sta succedendo?”

“Perché loro lo sanno e noi no?”

“Ci stanno nascondendo qualcosa?”

Quando puoi comunicare, comunica.

Quando non puoi farlo, a volte puoi almeno dirlo.

“Su questo non posso ancora darvi informazioni. Appena sarà possibile, vi aggiornerò.”

Anche questa è trasparenza.

8. Hai aspettative poco realistiche

Obiettivi ambiziosi possono stimolare.

Obiettivi percepiti come sistematicamente irraggiungibili producono un effetto molto diverso.

Se le scadenze non tengono conto delle risorse disponibili, se …

continui ad aumentare gli obiettivi senza modificare mezzi e priorità oppure se …

chiedi risultati incompatibili tra loro, non stai necessariamente alzando il livello: potresti semplicemente aumentare la frustrazione.

Prima di chiedere ancora di più, prova a domandarti:

“Con le persone, il tempo e le risorse disponibili, questo obiettivo è realmente raggiungibile?”

Non significa abbassare gli standard.

Significa rendere gli standard credibili.

Quanto dello stress del tuo team dipende anche da te?

Lo stress non nasce da una sola causa.

Può dipendere dal carico di lavoro, dalle responsabilità, dai cambiamenti, dalle caratteristiche personali e da molti altri fattori.

Ma anche il modo in cui un leader organizza, comunica, decide e reagisce può aumentarlo oppure ridurlo.

Ed è questa la parte interessante.

Perché è quella sulla quale puoi lavorare.

Non puoi eliminare tutte le scadenze.
Non puoi evitare ogni imprevisto.
Non puoi rendere semplice qualsiasi periodo difficile.

Puoi però evitare di aggiungere stress inutile allo stress inevitabile.

Una buona leadership non elimina la pressione dal lavoro.
Evita di crearne altra quando non serve.

Ti senti in difficoltà nel guidare il tuo team o nel farti ascoltare? Scopri il percorso di coaching per ritrovare la tua autorevolezza e leadership naturale.

Scopri il servizio “Problemi di leadership? Ritrova autorevolezza nel tuo ruolo”.