5 scuse comode comode per non personalizzare la tua candidatura

non personalizzare la candidatura

“Oggi per i giovani ci sono tante occasioni, e quindi anche tanta concorrenza.
Quasi nessuno, però, fa lo sforzo di essere originale e diverso dagli altri.”

EDOARDO VIANELLO

Probabilmente ogni volta che leggi che sarebbe più incisivo ed efficace personalizzare ogni tuo singolo dossier di candidatura,
alzi gli occhi al cielo e pensi “Lo so, lo so, ma, boh, che palle …”!

Sai che è un buon consiglio,
ma sai che richiede un po’ di lavoro in più.

E così comincia il gioco del rimando,
della procrastinazione,
del “Lo farò domani”, “Lunedì”, ecc…

Perchè personalizzare la candidatura? Cambi il destinatario e il gioco è fatto!

E quando vedi un annuncio di lavoro interessante,
anziché prendere “ago e filo” e cominciare il tuo lavoro su-misura,
cambi semplicemente il destinatario e con un (abile) colpo sul tasto “invio” …
chiudi la pratica!

Facile, rapido, comodo.
Efficace, no.

Comunque …
se non lo fai tu,
qualcun altro lo farà, al posto tuo!

Ecco 5 scuse che (probabilmente) stai utilizzando per non personalizzare la candidatura:

1. “Devo sbrigarmi altrimenti arrivano prima i concorrenti

“Non ho tempo per personalizzare,
devo inviare il tutto prima che lo faccia qualcun altro.
Prima l’invio, meglio è.
Sarò il primo
”.

Sì, a finire nel cestino.

Tutto quello che vuoi, è inviare al più presto la tua candidatura,
in modo da anticipare gli altri.

Probabilmente il tuo dossier sarà visto prima di altri,
ma potrebbe non essere un gran vantaggio, se non piace a chi la esamina.

 


 

Infatti, molti selezionatori dicono che i primi dossier, che arrivano nella loro casella di posta, sono i peggiori,
perché precipitosi e (spesso) incompleti.

Altri selezionatori diffidano (e cestinano senza guardare) una candidatura ricevuta poche ore dopo l’uscita dell’annuncio.
Motivo?
Ritengono che non ci sia stato il tempo materiale di personalizzare la candidatura, studiare l’azienda, la posizione, ecc…

Le offerte di lavoro non appaiono e scompaiono in una notte.
Ciò significa che hai tutto il tempo di personalizzarle!

E poi … in riferimento all’urgenza di inviare, ricorda che:
ci sarà sempre concorrenza,
non importa quanto velocemente invierai il tuo dossier.
La concorrenza è dappertutto.

2. “Copy paste? Sì, tanto non se ne accorge nessuno

Ah, si, credi davvero!

Un selezionatore esperto si accorge in pochi secondi se ha davanti un candidato che ha personalizzato la sua presentazione oppure
se sta leggendo una candidatura generica,
standard,
inviata in massa con il più classico dei copia-incolla.

3. “È un lavoro noioso che prende tempo

Ci vuole un po’ di lavoro (ma neanche tantissimo – non ne farai una tragedia) per personalizzare curriculum e lettere di presentazione per ogni singola offerta a cui intendi candidarti.

Ma questo sforzo vale ogni minuto del tuo tempo.

Anche se sei la persona più qualificata, sarai messa (giustamente) in secondo piano nel processo di selezione,
rispetto a chi ha investito del tempo per informarsi e personalizzarla.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per il tuo colloquio vincente.
 

Quindi rimboccati le maniche,
e inizia il tuo lavoro di sartoria “su misura”.

Per personalizzare la candidatura, non è necessario ri-scriverla ogni volta,
basta variarne un 25-30%, tutte le volte,
in funzione dell’offerta alla quale stai rispondendo.

4. “Non so come pormi alla società” oppure “Non so dove prendere le informazioni

… e siccome non lo so,
invio il materiale che ho già pronto!

Personalizzare la candidatura vuol dire (anche) “lavorare” sulle singole parole,
il modo di porsi, di presentarsi, di comunicare,
con il potenziale datore di lavoro.

Se c’è una cosa che si dovrebbe sempre fare,
indipendentemente dall’azienda,
è visitare il sito web per cercare di intuirne il “tono” e le tipicità.

Quale immagine trasmette l’azienda? Trendy, classica o “alla mano”?
Il linguaggio usato nel sito è informale, tecnico o “pomposo”?
Ci sono molti termini tecnici o in inglese?
Nella sezione “Chi siamo” ci sono foto o ritratti di ogni singolo componente del team? Cosa vedi”?
Persone seriose in giacca-e-cravatta o sono tutti sorridenti, scialli e giovanili.

Anche se potrebbe non essere una scienza esatta,
sarai d’accordo con me, che si dovrebbe cambiare il modo di presentarsi se l’azienda è una multinazionale o una piccola realtà a conduzione familiare?

Se vuoi approfondire come trovare info sull’azienda a cui ti candidi leggi il mio post.

5. “Tanto nessuno la leggerà comunque

Non poteva mancare.
Un classico.

Non nascondiamoci:
più della metà dei selezionatori non leggono i dossier di candidature.
E questo potrebbe bastare per non preoccuparsi di fare qualcosa di speciale con la tua candidatura.

Ma non dimentichiamoci di quelli che la leggono.
Che sono tanti,
comunque.

Se poi dovessero leggere il tuo dossier e trovarsi davanti a una
copia scialba, incolore, standardizzata,
prodotta in serie.
Come la prenderanno?
Anche tu vuoi essere trattato come unico e speciale?

Dietro un’azienda ci sono persone.
Chi legge la tua candidatura è una persona.
Né più né meno come me e te.
Non puoi creare una singola candidatura e inviarla a tante aziende pensando di risparmiare tempo e fatica.

Ogni annuncio di lavoro è diverso …
anche la risposta all’annuncio deve essere unica e personalizzata.

8 modi di correggere gli altri senza essere un arrogante saputello

correggere
Correggere senza ferire: 8 modi per non sembrare un so-tutto-io.

Correzioni.
Puntualizzazioni.
Precisazioni.

In nessun luogo come in ufficio sono così necessarie.

Se sei un manager o un team leader, probabilmente non fai fatica a prendere da parte un membro del team e segnalare un errore.

Ma cosa succede quando le informazioni imprecise arrivano da:

  • un collega
  • un pari grado di un altro dipartimento
  • oppure (peggio) dal tuo capo o dai titolari dell’azienda?

Qui la faccenda cambia.

Il rischio nascosto dietro ogni correzione

Quando correggi qualcuno non sai mai come reagirà.

Senti che è tuo dovere sistemare le cose.
Ma allo stesso tempo ti chiedi:

Mi ringrazierà?
O farà un sorriso di circostanza… legandosela al dito?

Non vuoi sembrare arrogante.
Non vuoi passare per il saputello.

Fai bene.

Nel mio libro “Autorevolezza” ho dedicato un intero capitolo a questo tema: oggi le persone sono più suscettibili, più esposte, più rapide a sentirsi attaccate.

Basta una parola fuori posto.
Un tono sbagliato.
Un gesto di troppo.

E il rapporto professionale si incrina.

Potresti pensare: “E chi se ne importa.”

Ma se il tuo lavoro dipende anche dalla qualità delle relazioni, allora sì: ti conviene continuare a leggere.

Non è un caso che la capacità di lavorare in gruppo sia tra le competenze più richieste nel mercato del lavoro attuale.

8 modi per correggere senza risultare presuntuoso:

1. Chiarisci le tue motivazioni

Perché vuoi correggere?

L’errore è davvero rilevante?
O vuoi dimostrare quanto sei brillante?
Perfezionismo?
Ego?

Le tue intenzioni influenzano l’impatto.

Se non sei sicuro delle motivazioni, meglio tacere.

È preferibile non dire nulla piuttosto che rovinare un rapporto costruito in anni.

2. Valuta se la correzione è necessaria

Se conosci bene la persona, sai già cosa puoi dire.

Se invece avete interagito poco, procedi con cautela.

Potrebbe essere molto sensibile.
Potrebbe prenderla sul personale.

3. Cura il COME, non solo il COSA

Spesso la differenza la fa il modo.

Tono.
Sguardo.
Postura.
Mimica.

Evita frasi secche e taglienti.
Evita braccia conserte e fronte corrugata.

Meglio aprire una conversazione:

“Sto guardando il report XY e c’è qualcosa che non mi torna a pagina 3. Possiamo rivederlo insieme?”

Molto diverso da:

  • “Ci sono errori a pagina 3. Rivedila.”

Stesso contenuto.
Impatto opposto.

4. Mai correggere pubblicamente (se puoi evitarlo)

Correggere davanti ad altri crea imbarazzo.

E mette l’altro sulla difensiva.

Scegli il faccia-a-faccia privato.

Dai alla persona la possibilità di “salvare la faccia”.
Rafforzerai la relazione invece di incrinarla.

Eccezione: se l’errore sta facendo perdere tempo o porterà a gravi conseguenze, intervenire pubblicamente può essere necessario.

In quel caso sii rapido, neutro, professionale.

5. Evita le correzioni via e-mail

La mail amplifica i fraintendimenti.

Il tono si perde.
Le intenzioni vengono interpretate.

Meglio parlarne di persona.

6. Usa le domande

Le domande abbassano il livello di tensione.

Passi da una posizione “correttiva” a una collaborativa.

Per esempio:

  • “Vedo che vuoi coinvolgere Anna fin dall’inizio. Pensi che un ingresso posticipato potrebbe snellire il processo?”

Non stai imponendo.

Stai ragionando insieme.

7. Focalizzati sull’errore, non sulla persona

Molte persone si identificano con ciò che fanno.

Se sbagliano, pensano di essere sbagliate.

Crea distanza tra comportamento e identità.

Frasi come:

“Potrei sbagliarmi, ma…”
rendono la correzione più digeribile.


La comunicazione è il cuore dell’autorevolezza.

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Due strumenti complementari per sviluppare leadership e relazioni efficaci sul lavoro.

8. Offri prove, aiuto e soluzioni

Non limitarti a segnalare l’errore.

Spiega il ragionamento.
Offri supporto.

  • “Ho affrontato una situazione simile il mese scorso. Se vuoi, ti mostro come l’ho gestita e troviamo insieme la soluzione.”

Il “noi” cambia tutto.

Comunica che l’altro resta parte importante della squadra.

Nei momenti di tensione, un buon feedback può cambiare la direzione di una relazione professionale.

Scopri il percorso di coaching mirato “Dare feedback costruttivi in situazioni critiche” e impara a comunicare con autorevolezza anche nelle situazioni più complesse.

La linea sottile

Correggere non è semplice.

Si cammina su una linea sottile tra produttività e presunzione.

Si procede con attenzione.

Gestione del team professionale e competente ma anche gelida e distaccata

gestione del team

Non sono pochi i responsabili di team che mi contattano,
lamentando problemi di rapporto con i loro staff
(con tutto il seguito di conflitti, scarsi risultati e bruciori di stomaco e … notti insonni).

Team leader strafottenti o collaboratori inadeguati?

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La questione è …
i team leader pensano (anzi sono convinti) di essere professionali, disponibili, aperti,
e interessati …
mentre i loro collaboratori li “vedono” come arroganti, spavaldi, eccessivi,
oppure freddi, distaccati e insensibili.
Indifferenti.

Dove sta la verità?
Chi sta sbagliando?
I leader che si comportano con mal-celata strafottenza e arroganza?
Oppure la colpa è tutta di collaboratori con bassa autostima?
Fragili, stressati e inadeguati?

Come spesso accade, la verità sta nel mezzo …
sicuramente chi gestisce non ha preso completamente coscienza dei cambiamenti,
non si è adattato,
si pone poche domande su come migliorare,
e gestire al meglio i propri collaboratori.

Le persone oggi sono sempre più sensibili e permalose

D’altra parte,
non dimentichiamoci che i lavoratori (come tutti del resto) sono persone e come tali sono … creature irrazionali.

Oggi siamo tutti (chi-più-chi-meno) facili a risentirci e offenderci!
Siamo sempre più sensibili e suscettibili.
Pretendiamo di essere considerati diversi dagli altri,
esigiamo essere riconosciuti e trattati in un modo unico e particolare.
 


 

Le persone oggi ricercano le soddisfazioni emotive (anche chi si definisce una persona molto razionale).

Le soddisfazioni emotive (riconoscimento, disponibilità, apprezzamento, empatia, ascolto, ecc.)
sono quelle più gratificanti ma anche quelle più sensibili e “pericolose”,
quando non sono soddisfatte.

Distinguiamo professionalità e comportamento.

Nella gestione del team dobbiamo distinguere tra la qualità della tua professionalità (che può essere ottima)
e il tuo atteggiamento verso un collaboratore.

Che cosa percepisce una persona quando entra nel tuo ufficio?

Che cosa trasmetti, anche (e soprattutto) inconsciamente,
quando ti relazioni con un collaboratore o dipendente?

Secondo te …
la persona avverte un’attenzione particolare, la tua partecipazione,
la tua disponibilità, si sente ascoltata?

Oppure rimane la gelida sensazione di essere accolto con sufficienza,
indifferenza o risentimento (sembra che sta disturbando)?

Infatti,
allo stesso tempo possiamo essere professionali e competenti ma anche gelidi, scortesi o scostanti.

Spesso,
ci comportiamo male e senza riguardo anche senza rendercene conto,
in buona fede, per mancanza di tempo,
per stress, superficialità, ignoranza (nel senso di non conoscenza).

Nella gestione del team devi dare un valore aggiunto

Se gestisci oggi un team (piccolo o grande, non fa differenza),
quando operi a contatto con le persone,
se il tuo successo dipende dalle persone che gestisci,
deve riuscire a dare un valore aggiunto.

Devi prendere coscienza dei mutamenti, adattarsi a questi cambiamenti e porti domande su come migliorare
e approcciare con più efficacia i tuoi collaboratori,
attraverso la comunicazione, i gesti e i comportamenti .

Quanto più pensi di sapere,
meno hai bisogno di ascoltare.
Ascoltare significa “seguire” le parole,
ma anche (e soprattutto) l’energia e l’emozione delle persone.
Ascoltare vuol dire aumentare il rispetto e l’accettazione.

Pochi considerano la gestione del team,
un valore o un’area strategica su cui investire.
Chi lo fa, vince!

Paranoia o reale possibilità di licenziamento? 9 indizi che potrebbero indicarne uno

licenziamento

C’è chi la prende con filosofia.
Chi con rassegnazione.
Chi rimane sorpreso, scioccato, colto dal panico.

Travolto da un tornado
mentre sorseggiava un cappuccino.

Proprio non se lo aspettava.

Eppure, guardando indietro, quasi tutti se ne rendono conto:
c’erano segnali.
Indicazioni.
Campanelli d’allarme.

Non visti.
O, più spesso, inconsciamente ignorati.

L’ossessione del licenziamento

L’idea di essere licenziati è difficile da contenere.

Anche professionisti e manager
competenti, stimati, preparati
possono lasciarsi inghiottire da questa paura
e consumarsi lentamente…

nel fisico e nell’anima.

La paranoia fa galoppare la fantasia

Un cliente mi ha confessato che,
ogni volta che il big-boss parlava con qualcuno
a porta chiusa,
era certo che stessero decidendo
il suo licenziamento.

Se sospetti di essere licenziato,
non puoi limitarti ad aspettare.

Essere proattivi può cambiare la storia
prima che sia troppo tardi.

Ma come distinguere i fatti
dalla fantasia?

9 indizi che potrebbero indicare un licenziamento in arrivo:

1. Inizi ad angosciarti (e a boicottarti)

“Lo sapevo.”
“Prima o poi mi fanno fuori.”

La profezia che si auto-avvera funziona.
Se ti convinci di essere fuori,
inizi a comportarti come se lo fossi.

Sospettoso.
Incerto.
Oppure aggressivo.

e la tua aspettativa si avvera. Per davvero!
È solo una questione di tempo

Per favore … resta ancorato ai fatti concreti.

2. Ricevi valutazioni negative di performance

Una valutazione negativa non equivale a un licenziamento.
Ma più segnali insieme… sì.

Attenzione soprattutto a frasi come:

  • “Non sei in linea con la cultura aziendale”
  • “Hai un problema di atteggiamento”
  • “Non sei un giocatore di squadra”

Qui la situazione si complica.

Infatti, si dà per scontato che i problemi comportamentali
sono profondamente radicati
e difficili da cambiare.

3. Sei lasciato “fuori dal giro”

Niente più dati chiave.
Riunioni saltate.
Mail importanti che non arrivano.

O peggio:
il capo parla direttamente con i tuoi collaboratori.
È un segnale serio.


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4. Il tuo capo inizia a mettere tutto per iscritto

Noti un’escalation improvvisa di mail, report, tracciamenti?

Se sì, crea anche tu una traccia scritta.
Se no, puoi (per ora) respirare.

L’incertezza può paralizzare… o chiarire.

5. Sei costantemente monitorato

Devi relazionare costantemente su tempo e spese?
Sei l’unica persona a essere esaminata?

Report continui.
Controlli selettivi.
Piani di miglioramento “opachi”.

Un piano di miglioramento può essere un’opportunità.
Oppure una spinta gentile verso l’uscita.

Valuta il livello di trasparenza e di sostegno.

Se il piano è raggiungibili e “onesto” potrebbe essere un’occasione da sfruttare per un’inversione di tendenza.

Tuttavia, se senti che i requisiti sono troppo alti,
inizia a preoccuparti seriamente.

6. Il rapporto con il capo si è deteriorato

Prima c’era dialogo.
Ora tensione,
silenzi,
critiche pubbliche.

Se non riuscite più a comunicare,
qualcuno nella stanza… è di troppo!

Con il disaccordo con il capo ti invito a approfondire nel mio post .

7. Assumono qualcuno con la tua stessa posizione

Stessa funzione.
Stessa descrizione.
Stesso ruolo.

Qui le domande diventano legittime.
e soprattutto dovresti porne a chi compete.

8. Meno lavoro, più voci

Ti arrivano sempre meno progetti.
Più tempo vuoto.
Poche spiegazioni.

Senti mancanza di fiducia.
Oppure ti stanno ignorando.

Non ignorare la circostanza,
(guarda la situazione da tutte le prospettive)
per determinare se ci sono dei motivi fondati di preoccupazione.

Forse è paranoia.
Forse no.

9. Colleghi strani, pettegolezzi, silenzi

Entrano, smettono di parlare.
Ti evitano.
Rispondono meno.

Forse sanno qualcosa che tu ancora non sai?

Meglio cercare un feedback
che restare nell’ombra.

E se fosse solo paranoia?

Siamo emotivi.
Stressati.
Influenzati da mille fattori.

Potrebbero essere semplicemente tue proiezioni mentali,
dettate da paura e stress.

Bisogna agire con cautela prima di tirare le somme e parlare di licenziamenti

Non trarre conclusioni affrettate
se i segnali non sono chiari e sproporzionati.

Parlare apertamente
può chiarire tutto.

Oppure accelerare una fine già scritta.
(sempre meglio di una lenta e logorante agonia professionale)

In entrambi i casi,
sapere è meglio che immaginare.

In finale

Non mettere la testa sotto la sabbia.
Non farti guidare solo dalla paura.

Facile a-dirsi ma quando si balla – e si parla di licenziamenti-
non è così semplice.

Anche questa è vita!

In un contesto incerto, serve uno “spazio protetto”.

Scopri il coaching mirato
Cambiamenti in azienda? Gestire l’incertezza sul futuro”
per orientarti e decidere con calma.