
Linguaggio del corpo nella vendita.
Puoi conoscere il prodotto alla perfezione, avere preparato ogni argomento e sapere come rispondere alle obiezioni.
Poi arriva il cliente.
E mentre cerchi le parole giuste, dimentichi qualcosa che hai proprio sotto il naso: il tuo corpo.
Nella vendita non contano soltanto le parole.
Contano anche lo sguardo, le mani, la postura, le distanze.
Non devi imparare a recitare. Anzi.
Devi evitare che il tuo corpo racconti una storia diversa dalle tue parole.
Ecco 7 errori da osservare quando sei davanti a un cliente.
1. Eviti il contatto visivo
Stai spiegando un prodotto che conosci benissimo. Ma mentre parli guardi altrove, abbassi gli occhi, ti concentri su quello che devi dire.
Il cliente potrebbe avere l’impressione che tu sia poco interessato. O poco sicuro.
Guardare negli occhi non significa fissare.
Alterna naturalmente lo sguardo tra il cliente e ciò di cui state parlando.
E soprattutto, guardalo quando ti parla. Non soltanto quando tocca a te vendere.
2. Le labbra “parlano” al posto tuo
Ti mordi le labbra, le contrai, le stringi mentre il cliente fa una domanda.
Magari non te ne accorgi nemmeno.
Pensa a quando presenti il prezzo di un prodotto importante. Lo comunichi con sicurezza, ma subito dopo stringi le labbra, come se fossi tu il primo a trovarlo eccessivo.
Non è detto che il cliente lo interpreti così.
Ma perché aggiungere un dubbio che prima non c’era?
Non controllare ogni movimento della bocca. Cerca piuttosto di accorgerti di cosa succede quando ti senti sotto pressione.
3. Mani nascoste (o fuori controllo)
Dove tieni le mani mentre parli?
In tasca? Dietro la schiena? Oppure gesticoli talmente tanto che il cliente finisce per seguire le mani invece del discorso?
Le mani accompagnano le parole. Possono aiutarti a spiegare, indicare, mostrare un dettaglio.
Ma non devono diventare le protagoniste della vendita.
Tenerle in tasca non significa automaticamente essere chiusi.
E avere le mani aperte non ti rende necessariamente sincero.
Se stai illustrando un prodotto, usa le mani per mostrarlo. Se stai ascoltando, lasciale tranquille.
E se mentre spieghi il prezzo inizi a grattarti la testa o a sistemarti continuamente la giacca, forse vale la pena chiederti perché.
4. Espressioni forzate
Il sorriso è importante nella vendita.
Ma c’è sorriso e sorriso.
Quello che nasce spontaneamente quando incontri un cliente è una cosa. Quello che ti imponi di mantenere per tutta la conversazione è un’altra.
Un sorriso forzato può risultare meno accogliente di un’espressione seria ma autentica.
Non devi sorridere sempre.
Se il cliente ti racconta un problema, una delusione o una difficoltà, forse non è il momento di sfoggiare il tuo miglior sorriso commerciale.
È il momento di ascoltare.
5. Postura difensiva
Le braccia incrociate sul petto sono un classico.
Spesso vengono interpretate come un segnale di chiusura. Ma non sempre è così: potresti avere freddo o essere semplicemente comodo.
Il problema non sono le braccia incrociate.
È l’atteggiamento complessivo.
Se mentre il cliente parla tieni il corpo rivolto altrove, guardi verso l’uscita e rispondi senza interesse, difficilmente trasmetterai disponibilità.
Non serve assumere una postura studiata a tavolino.
Basta orientarti verso il cliente, mantenere una posizione comoda ed evitare barriere inutili.
Non devi sembrare aperto. Devi esserlo.
6. Non rispetti le distanze
Ti sarà capitato di incontrare qualcuno che, mentre parla, continua ad avvicinarsi.
Tu fai mezzo passo indietro.
Lui ne fa uno avanti.
E invece di ascoltare, cominci a pensare a come recuperare un po’ di spazio.
Nella vendita succede più spesso di quanto immaginiamo.
La distanza giusta dipende dalla persona, dall’ambiente e anche dal prodotto che stai mostrando.
Osserva il cliente.
Se arretra, non seguirlo automaticamente. Se si avvicina per guardare un dettaglio, lasciagli spazio.
Non esiste una distanza magica. Esiste quella in cui entrambi vi sentite a vostro agio.
7. Ti muovi troppo
Giocherelli con una penna. Guardi l’orologio. Ti sistemi la camicia. Cambi continuamente posizione.
Un gesto isolato non significa nulla. Ma quando questi movimenti si ripetono, possono distrarre il cliente e dare l’impressione che tu abbia fretta di concludere.
E magari è proprio così.
Hai altri clienti da seguire, un obiettivo da raggiungere, qualcuno che ti aspetta.
Ci sta.
Ma il cliente che hai davanti non dovrebbe sentirsi un ostacolo tra te e la prossima vendita.
Linguaggio del corpo nella vendita: in sintesi
Il cliente non ascolta soltanto quello che dici. Osserva anche come ti comporti.
Ma attenzione a non cadere nell’errore opposto: pensare che ogni gesto abbia un significato preciso.
Le braccia incrociate non dimostrano chiusura.
Uno sguardo abbassato non dimostra insicurezza.
Un sorriso non garantisce sincerità.
Il linguaggio del corpo non è un codice da decifrare gesto per gesto.
È parte della relazione.
Se vuoi migliorare, comincia da tre cose:
- Osservati: quali gesti ripeti quando sei sotto pressione?
- Osserva il cliente: sembra a suo agio oppure qualcosa lo disturba?
- Cerca coerenza: quello che dici corrisponde al modo in cui ti poni?
Ne parlo anche nel mio libro Autorevolezza, dedicato alla credibilità nelle relazioni professionali.
E se vuoi approfondire il valore dei momenti in cui non parliamo, leggi Il potere del silenzio: la leadership che non ha bisogno di parlare.
Se invece vuoi lavorare concretamente su voce, postura e presenza, scopri il coaching mirato Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive.
Dopo tanti anni nella vendita, una cosa mi è chiara: non serve controllare ogni gesto per risultare credibili.
Serve essere presenti, ascoltare e conoscere quello che stai proponendo.
Il resto deve accompagnarti. Non diventare un’altra cosa a cui pensare mentre cerchi di vendere.