Bassa autostima: 12 segnali evidenti che mostri anche sul lavoro – 2

bassa autostima

LEGGI ANCHE > la parte 1.

8. Bassa autostima: trovi sempre delle scuse

  • “Non ho tempo”
  • “Gli altri hanno tutte le fortune”
  • “Gli altri hanno qualcosa in più”
  • “Non sono portato”

Accettare la tua “responsabilità” personale ti potrebbe sembrare una debolezza,
invece è un segno di forza interiore e consapevolezza di sé.

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Piuttosto che osare, te la prendi con la fortuna, il caso o il destino, tiri fuori un ventaglio di giustificazioni, di scuse per non continuare (o iniziare).

Molte persone, pur con idee potenziali o geniali, non raggiungono il loro potenziale perché hanno accettato queste scuse, queste bugie come verità.

Sai … le menzogne possono diventare verità.
Soprattutto se te le ripeti abbastanza a lungo.

Diventano profezie che si auto-avverano.
Diventano la verità.
La tua realtà.

9. La tua giornata è rovinata da una critica, un parere discordante o una battuta

Metti il broncio alla minima osservazione?
Ti manca autoironia e autocritica?
Vai a piangere in bagno oppure esaurisci il tuo partner con le tue recriminazioni?

Come ho scritto nel mio libro sull’autorevolezza se ti avveleni la giornata per un nonnulla, ti prendi sempre troppo sul serio, ti innervosisce non appena ricevi una critica e metti il muso al primo dissenso (e lo tiene anche dei giorni) … dovresti lavorare sulla tua forza mentale.

Per non indispettirti eviti i confronti, i rapporti così perdono di spontaneità e sincerità, diventano rigidi e formali, privi di calore. Aridi.

Basta una piccola cosa per sprofondare in crisi, poi ci vuole tempo per riprenderti,
ma evidentemente non ti riprendi mai perché i problemi nel frattempo si sono ingranditi.

È difficile, quando sei suscettibile a continui sbalzi emotivi.
Prendi tutto sul personale, anche le critiche più costruttive. Invece di accettarle in modo obiettivo,
reagisci emotivamente o ti arrabbi e ti difendi.

Non sei ancora pronto a riconoscere che le critiche possono davvero aiutarti a crescere.
Ad avere più successo.

 
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10. Prendi anche i feedback positivi con disagio e diffidenza

Una bassa autostima è spesso correlata al non essere in grado di accettare (almeno non completamente) i complimenti. Un feedback positivo è spesso accolto con sospetto e diffidenza.

Sei suscettibile, sempre sulla difensiva.
Ogni parola di troppo la prendi come una mancanza di rispetto,
una presa in giro o una cattiveria.

 


 

Potresti addirittura pensare che l’altra persona sia sfrontata o ironica,
perché questi complimenti non sono in linea con le convinzioni che hai di te stesso.

Bassa autostima: quando qualcuno ti porge i complimenti per un lavoro, rispondi “Grazie!” con fierezza perché credi in te e nelle parole dell’altro.

Non reagire in modo eccessivo, rivelando così una personalità ossessionata dal giudizio degli altri.
Questa reazione è sintomo di un malessere più profondo.

È insicurezza.
Bassa autostima.

11. Hai una comunicazione incerta

Certamente non devi avere tutte le risposte.
Nessuno di noi le ha.

Ma se le tue frasi di solito iniziano con “Ehm”, “Ma …”, “Eh se …” oppure rispondi regolarmente alle domande con un arrendevole “Non lo so” (accompagnato da uno sguardo vuoto) può farti sembrare non all’altezza del tuo compito. Leggi il post.

Le espressioni negative e dubbiose hanno il potere di condizionare negativamente chi ascolta.
Se poi le usi spesso …. il negativo e il dubbioso diventi tu!

Oppure ti scusi troppo in fretta e troppo spesso. Chiedi scusa anche quando non è nemmeno giustificato.
Sei veramente dispiaciuto?
Hai fatto qualcosa di sbagliato?

Nella maggior parte dei casi, no, non l’hai fatto.

Infine, non essere troppo disponibile o troppo “molle”.
Non parlare con voce sommessa ed esitante, non riempire le tue motivazioni di “ehm…ehm…” che indeboliscono il tuo messaggio.

 
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12. Fai di tutto per compiacere gli altri

Hai bisogno di essere amato e riconosciuto,
non puoi fare a meno dell’approvazione degli altri.

Se non la ottieni ti senti frustrato e questo abbassa ulteriormente il tuo livello di fiducia,
perché non tutti approvano o non sono d’accordo con le tue decisioni.

La ricerca dell’approvazione altrui ti costringe a fare di tutto per assicurarti che le altre persone siano a proprio agio e felici.

Questo spesso implica trascurare i tuoi bisogni,
dire sempre sì anche quando non vuoi. Leggi il post.

Ti aspetti molto poco da te stesso

Accetti la mediocrità perché è quello che hai sempre avuto.

Credi che ti manca sempre quel “qualcosa” che ti permetta di raggiungere il successo che meriti.
Pensi di non avere controllo sulla tua vita. Di aver fatto la scelta sbagliata.

La vita sembra ingiusta, ti senti impotente.

Credi di non avere “potere” per risolvere i tuoi problemi.
Spesso ti appoggi agli altri piuttosto che seguire le tue scelte.

Questo ti può portare a ripensamenti e dubbi,
che renderanno sempre più difficili le decisioni future.

Bassa autostima: senti di avere poco controllo su ciò che ti accade

Senti di avere poca capacità di creare cambiamenti in te stesso e nel tuo “mondo”.

Impara a conoscerti meglio, analizza il tuo mondo interiore in tutta la sua complessità, focalizzando l’attenzione non solo sugli aspetti negativi, ma anche (e soprattutto) su quelli positivi.
Scopri il coaching!

Fai più chiarezza rispetto a quello che-vuoi e quello che-non-vuoi nella tua vita.
Non fare paragoni fra la tua vita e quella degli altri!

Bassa autostima: 12 segnali evidenti che mostri anche sul lavoro

bassa autostima

Una scarsa autostima può influenzare i tuoi pensieri,
le tue emozioni e il tuo comportamento.

Una bassa autostima può anche influire sulle tue capacità professionali e sulla tua carriera. A volte questi segnali possono essere evidenti, ma in alcuni casi possono essere molto più sottili.

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Non sarà facile leggere questi segnali di scarsa fiducia,
perché potrebbero descriverti meglio di quanto tu stesso voglia ammettere.

1. Ammiri gli altri e critichi te stesso

Pensi che tutte le altre persone siano migliori o ne sappiano più di te.
Ti preoccupi di ciò che pensano gli altri.

Non ti fidi del tuo giudizio. Chiedi costantemente ad altri cosa ne pensano, in modo da sentirti più sicuro della tua valutazione. Sei profondamente focalizzato sui tuoi limiti e fallimenti, raramente vedi quelli degli altri.

Confrontarti con gli altri può essere frustrante, i continui confronti spesso sfociano nello scoraggiamento, nel rancore verso gli altri e verso te stesso. Ne esci inevitabilmente sconfitto perché ti confronti con un’immagine ideale.

Non dovresti sentirti risentito e amareggiato per il successo degli altri.
Questo significa che è possibile (raggiungere il successo).
Il sogno può diventare realtà. Arriverà il tuo turno!

Quando sei sicuro di te, non ti interessa cosa pensano gli altri di te. Non vuoi rendere felici gli altri, ma piuttosto rendere felice te stesso.

 
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2. Ti concentri sui tuoi aspetti negativi e ignori i tuoi buoni risultati

Se hai una bassa autostima ti concentri solo sui tuoi difetti piuttosto che sui tuoi punti di forza.

Anziché utilizzare un dialogo interiore positivo, hai sempre qualcosa di negativo da dire a te stesso (anche quando le cose vanno bene) riguardo la tua competenza o la tua capacità.

Sovente scherzi su te stesso in modo eccessivo e negativo.

Quando hai poca fiducia in te stesso potresti ritrovarti a “battere sul tempo” gli altri nel sottolineare i tuoi difetti percepiti.

Una auto-battuta prima che qualcun altro abbia l’opportunità di farlo. Battute e spiritosaggini per diffondere le tue insicurezze.

  • “A fare calcoli sono una capra.”
  • “Se parlo l’inglese? … Mi chiamano Shakespeare! Ahahaha.”

3. Fai richieste di rassicurazione o dai troppe spiegazioni

  • “Ha senso?”
  • “Che cosa ne pensi”
  • “Tu che cosa faresti?”
  • “Pensi che sia una buona idea?”

Se hai problemi di fiducia personale,
avverti il bisogno di chiedere regolarmente agli altri la conferma delle tue scelte,
e approvazione per le tue azioni.

 


 

Così dai l’impressione di sentirti insicuro!
Dai una spiegazione breve e concisa.
Evita giri di parole e vai direttamente al punto.

Non cercare di convincere gli altri del perché del tuo rifiuto (ti senti stressato, stanco, oberato di lavoro, etc.).

Non devi persuadere nessuno, non sentirti obbligato a motivare le tue decisioni. I tuoi colleghi ti prenderanno sul serio e mostrerai la tua sicurezza al lavoro.

4. Ti ritiri sempre dalle discussioni

Non appena percepisci tensione scappi a gambe levate?
Hai difficoltà a difendere un punto di vista diverso?
Preferisci “arrenderti” piuttosto che esprimere i tuoi veri sentimenti?

Non ami i conflitti, anche se non sei d’accordo con il tuo interlocutore.
Di conseguenza tieni tutto dentro e questo non ti fa certo stare bene.

Senza farsi consumare “dentro”, dovresti imparare a superare la paura dei conflitti e far sentire la tua voce.

Se hai una bassa autostima scoprirai di fare sovente marcia-indietro durante le conversazioni che potrebbero (potenzialmente) portare a conflitti.

La paura del disaccordo proviene da credenze ben radicate dentro di te. Finché sarai così duro con te stesso, sarà impossibile confrontarti con gli altri.

 
LA TUA AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro sull’autorevolezza.
 

5. Se hai una bassa autostima hai difficoltà a chiedere (riposo, aumenti, promozioni)

Se mostri una bassa autostima avrai problemi a chiedere ciò di cui hai bisogno.

Il punto debole è pretendere che siano gli altri a riconoscere i tuoi bisogni e desideri,
senza dover dire una parola.
Così non funziona.

Non aspettarti che il tuo capo, il titolare legga nella tua mente.
La lettura del pensiero non è ancora possibile.

Mai dare per scontato che gli altri conoscano ogni tuo bisogno o necessità.
Non pensare che gli altri intuiscano o percepiscano.

Se sei stanco perché stai lavorando troppo, se pensi che il tuo stipendio valga di più,
se desideri un salto di responsabilità, una promozione, dillo.
Apertamente.

Non aspettare che qualcun altro risolva o esprima i tuoi bisogni per te. I tuoi desideri sono di tua responsabilità. Se c’è qualcosa che desideri cambiare nella tua vita, prendi provvedimenti.

6. Incolpi gli altri quando le cose vanno male

Non ti assumi mai le responsabilità. Te ne tiri sempre fuori.
Non eri lì, e se c’eri, eri occupato a fare altro… hai sempre pronta una scusa!

Possibile che sono sempre gli altri gli incompetenti?
Quelli che non capiscono niente? Quelli che sbagliano?

Riversare la colpa sugli altri è un atteggiamento puerile che utilizzi quando ti senti insicuro. È una strategia ti mette in modalità “vittima”.

Assumerti le responsabilità è un mezzo potente per creare rispetto e fiducia nei tuoi colleghi o collaboratori e, allo stesso tempo, incoraggia gli altri a fare lo stesso.

 
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7. Eviti le sfide per paura di fallire

Non sei disposto ad affrontare le sfide.
Sei sicuro che fallirai, quindi non ti esponi, non ci provi nemmeno.

La possibilità di fallire è così scoraggiante che non vuoi rischiare.

Poiché non hai fiducia in te stesso, hai una bassa autostima e dubiti della tua capacità di raggiungere il successo.

Per compensare questa insicurezza, trovi giustificazioni, incolpi fattori esterni oppure cerchi di minimizzare l’importanza del compito.

CONTINUA A LEGGERE > la parte 2.

Comunicare in modo efficace: il potere del silenzio strategico

comunicare in modo efficace

Foto di Barbara Olsen

Se desideri comunicare in modo efficace, vedere in azione il potere del silenzio, la prossima riunione prova a porre una domanda aperta, aspetta in silenzio e comincia mentalmente a contare … 1-2-3-4 …

Un silenzio di circa 10 secondi diventerà già incredibilmente scomodo.
A questo punto ci sarà sicuramente qualcuno che interverrà per rompere il disagio del silenzio.

Una pausa imbarazzante può sembrare duri minuti,
anche se in realtà è di pochi secondi.

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Anche se può essere scomodo, se impari ad accogliere il silenzio puoi prendere una posizione di “potere”. Ti aiuterà a ottenere quello che vuoi.

Purtroppo, anche molti leader non si sentono a proprio agio con il silenzio finché non sono costretti, dalle circostanze, a esserlo.

Tuttavia, quando impari a sentirti a proprio agio, il silenzio diventa una delle più potenti capacità comunicative che puoi utilizzare.

Il silenzio crea fiducia

Se vuoi sviluppare relazioni efficaci, devi creare fiducia.
Per creare fiducia, devi ascoltare.

Quando vuoi stabilire una relazione, parla poco.
Fai domande e ascolta!

Impara a conoscere l’altra persona.
Quando la persona si rende conto che la stai ascoltando, a sua volta, ti ascolterà.

 
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Comunicare in modo efficace? Il silenzio potenzia le persone

I team leader, davanti una richiesta di un collaboratore, spesso fanno l’errore di ricercare subito una soluzione da offrire. Tuttavia, la migliore strategia, è lasciare che la scoprono da soli. Leggi il post.

In alcuni casi, sono i collaboratori stessi che si rendono conto come la situazione non è così male come l’avevano prevista.

I grandi leader, con il loro silenzio, danno potere ai loro collaboratori.
Raramente dicono alle persone cosa-fare.

I leader danno agli altri l’opportunità di “guidarsi”, aiutandoli a guadagnare rispetto,
e aumentando il proprio carisma.

Enfatizza la tua comunicazione

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza” – ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025 –, il silenzio può essere l’elemento più importante della conversazione. Quando smetti di parlare, più sarai silenzioso, più attenzione attirerai.

Il silenzio dà la possibilità alle persone di elaborare quello che hai detto,
aiuterà a ricordare meglio.

Se usi troppe parole, il punto focale (quello che vuoi sottolineare) potrebbe andare perso.
Il silenzio eleva l’ascolto. Ti permette di essere ascoltato il momento “giusto”.

Durante i meeting, non “entrare” in tutte le domande o le questioni.
Le tue parole saranno più memorabili se rispondi solo a una o due, rispetto a chi interviene in ogni occasione possibile.

 
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Comunicare in modo efficace: il silenzio può sbloccare una trattativa

Quando siamo coinvolti in una trattativa, il silenzio (il conforto o il disagio che ne deriva) può avere un impatto sul risultato della trattativa.

Quando le posizioni restano bloccate e la risoluzione sembra essere in stallo,
il silenzio può essere uno strumento efficace per “sbloccare” la conversazione.

Il silenzio è imbarazzante per la maggior parte delle persone,
che hanno la tendenza a “riempire” questo spazio vuoto.

Il silenzio può darti un vantaggio strategico in quanto suggerisce che l’altra parte “sente” il bisogno di un accordo molto più di te.

Il silenzio ti aiuta a negoziare

Fare silenzio durante la negoziazione (per esempio un aumento o un preventivo), può essere snervante per chi non lo sa gestire.

Se una persona tace, l’altra si chiede cosa potrebbe pensare.
Non girare le carte in tavola.
Lascia che si chieda cosa stai pensando.

Se, per esempio, l’altra parte menziona l’offerta: non rispondere immediatamente “Ok” o “No”.
Fai una pausa.

Il disagio del silenzio farà sì che sarà l’altra persona a riempire il vuoto iniziando a parlare, (e magari) rivelando le informazioni che ti aiutano ad avere il “sopravvento” nella conversazione.

 


 

Il silenzio “placa” un’arrabbiatura

La rabbia aumenta significativamente la probabilità che dirai qualcosa di offensivo, che (magari) rimpiangerai una volta che la situazione si sarà calmata. Lo stesso vale per la comunicazione scritta.

Prima di premere il pulsante di invio della mail, dormici sopra!

È sempre possibile farlo il giorno successivo, ma è probabile che avrai cambiato il testo. Spesso, il tempo di riflessione cambia il punto di vista.

Il silenzio (compreso quello digitale) ti permette di raccogliere i pensieri e metterti a tuo agio su come rispondere. Quando desideri saperne di più (su un dipendente o un collaboratore) il modo migliore per acquisire informazioni è quello di ascoltare.

Ascoltare in modo attivo farà sentire la persona interessata. Sarà più predisposta (probabilmente) a condividere più informazioni rispetto a una conversazione normale fatta di interruzioni, commenti e riepiloghi.

Sovente il silenzio “parla” più forte delle parole

Il silenzio può essere la soluzione a molti problemi.

Viviamo in un’epoca di richiesta di attenzione: gridiamo sempre più forte sperando di essere ascoltati.
Più gridiamo, meno ci sentiamo.

Se parli meno, pensi di più.
Una volta che pensi, sarai meno tentato di reagire istantaneamente.
La prima reazione, spesso, non è la migliore.

Usa il silenzio. È lo strumento più potente per la tua comunicazione! Scopri il coaching.

Comunicare bene con i collaboratori: evita di minimizzare

discussioni sul lavoro

Foto di rawpixel da Pixabay

  • “Cosa vuoi che sia! Non è una tragedia quello che è successo, pensa a chi non lavora neanche!”
  • “Dai, piuttosto, parliamo di cose serie, hai inviato il preventivo?”
  • “Guarda che non è così difficile, ti faccio vedere!”

Spesso ce ne usciamo con queste esclamazioni perché pensiamo che minimizzare i problemi (degli altri) possa aiutare la persona a stare meglio.

Beh, non è così!

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Messaggi di questo tipo comunicano scarso interesse per il nostro interlocutore e per quello che sta tentando di dirci. È una mancanza di attenzione alle priorità e ai sentimenti.
Quando si minimizza un problema, lo si riduce al minimo.

Inoltre, minimizzare un problema per consolare l’altro può farlo sentire non compreso. Sminuito emotivamente. Non dai la giusta importanza ad una situazione o a un comportamento.

È irrispettoso dire “Non è un problema” quando è un grande problema (per la persona che hai davanti).

Validare le emozioni altrui non peggiora le cose, anzi farà sentire la persona compresa e accolta. Le permetterà di guardare alle sue emozioni, accettarle e imparare a gestirle.

Nel tuo ruolo di team leader, se qualcuno ti espone dubbi o insicurezze, ha bisogno di un confronto costruttivo e di un sostegno reale.

 


 

Non essere troppo veloce nel proporre soluzioni, non minimizzare la situazione o le emozioni dell’altra persona, anche se hai un punto di vista diverso. Dai il tuo parere schietto e sincero, non assecondare solo per evitare il confronto.

Comunicare bene? Non minimizzare

Non dire alla persona che il problema è poco influente, che sta esagerando e ingigantendo la situazione. Minimizzare le paure altrui ha come unico effetto quello di creare distanza con chi invece è preoccupato.

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza” abbiamo tutti (chi più chi meno) un grande talento per vedere come-e-quanto gli altri avrebbero bisogno di cambiare i loro atteggiamenti. Cambiare gli altri ci sembra l’opzione più semplice, l’alternativa più attuabile, la scelta più comoda, molto più che cambiare noi stessi.

Spesso come team leader falliamo perché siamo convinti che i cambiamenti comportamentali siano necessari per tutti. Tranne che per noi.

È importante giudicare le persone per i loro punti di forza, non il tuo.

Non dimenticare che ciò che può risultare facile/naturale per te potrebbe rivelarsi difficile per altre persone.

Sfida con gentilezza. Rispetta la “resistenza”.
Chiedi alle persone di fare cose difficili.

Rispetta il disagio “So che è difficile per te”.
Se vuoi comunicare bene onora i “Sì” e rispetta i “No”.

 
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Non sentirti superiore perché hai punti di forza che altri non hanno

Ognuno possiede qualità. Ha “qualcosa” da offrire.
Come team leader dovresti concentrarti sui punti di forza del tuo team.

È facile sentirsi superiore (e non è molto onorevole) quando ti concentri sui tuoi punti di forza e sulle debolezze degli altri.

Non imporre i tuoi punti di forza gli altri. Quello che è facile o difficile per te, probabilmente sarà molto diverso per gli altri.

Comunicare bene richiede tanta autodisciplina ed empatia per rispettare e incoraggiare al meglio i collaboratori. Il coaching per la leadership potrebbe aiutarti a potenziare la tua potenzialità.

Vincere una discussione al lavoro: evita di stare sulla difensiva

vincere una discussione
Foto di fauxels

Nel pieno di una discussione… parli in tutta fretta?

Non lasci all’altro il tempo di spiegare?

Ascolti poco…
ma presumi di sapere cosa vuole dire?

Per “vincere” la discussione ti aggrappi alle giustificazioni?

Oppure ti nascondi dietro errori di altri per evitare di assumerti la tua responsabilità?

Se qualcuno ti dicesse che sei sulla difensiva…
lo prenderesti come un’offesa?

Molto spesso reagiamo in modo difensivo anche davanti a frasi o comportamenti che, in realtà, potrebbero essere neutri.

O addirittura positivi.
Ci sentiamo minacciati.

E senza rendercene conto entriamo in un copione mentale:
una storia che la nostra mente ha già scritto.

Il problema è che, mentre quel “film” gira nella nostra testa…
la realtà davanti a noi è spesso diversa.

Difendersi è naturale

Mettersi sulla difensiva non è sempre un male.
Per migliaia di anni questo meccanismo ci ha aiutato a sopravvivere.

Quando percepiamo un rischio:

  • osserviamo
  • studiamo chi abbiamo davanti
  • ci proteggiamo.

È un istinto antico.

Ma nel lavoro — e nelle relazioni — questo atteggiamento può diventare autodistruttivo.

Quando la difensiva rovina i rapporti professionali

Se reagisci sempre sulla difensiva con
il tuo capo,
un collega,
un collaboratore…
le persone si allontanano.

Potresti sembrare:

  • immaturo
  • insicuro
  • incapace di gestire le emozioni.

A volte la difensiva scatta semplicemente perché sei stressato.

Vivi in uno stato di allerta continuo.

E quando questo accade vedi minacce ovunque.
Il risultato?
Perdi opportunità.

Perché smetti di confrontarti davvero con gli altri.

Conosci i tuoi limiti… ed esprimili

Se non è il momento giusto per affrontare una discussione — perché sei stanco, irritato o sotto pressione — è meglio dirlo.

Per esempio:

  • “Capisco che questo tema è importante per te, ma in questo momento non sono nello stato giusto per discuterne. Possiamo parlarne domani?”

Se non sei pronto, rischi di dire cose inappropriate.

E questo spingerà anche l’altra persona sulla difensiva.

Diventa consapevole

Il primo passo è accorgerti di quello che sta succedendo.

Chiediti:

  • Cosa mi ha fatto scattare sulla difensiva?
  • Cosa ho provato in quel momento?

Riconoscere le emozioni è fondamentale.

Sentirti:

  • ferito
  • imbarazzato
  • insicuro

non è un problema.

Anzi.

Il semplice fatto di riconoscerlo può aiutarti a disinnescare la reazione difensiva.

Comunica come ti senti

Spiega il tuo stato d’animo senza accusare.

Un trucco semplice: usa frasi che iniziano con “io” invece che con “tu”.

Per esempio:

  • “Non mi sento a mio agio in questa situazione.”
  • “Faccio fatica ad ascoltare quando alzi la voce.”
  • “Mi sento scoraggiato quando mi ricordi sempre le stesse cose.”

In questo modo non stai attaccando.
Stai spiegando.

Ascolta davvero

Tutti vogliono essere ascoltati.

Eppure, nelle discussioni facciamo esattamente il contrario.

Ascoltiamo solo per preparare la risposta.
O per contrattaccare.

Prova invece ad ascoltare per capire.

Chiediti:

  • cosa sta davvero cercando di dirmi questa persona?
  • cosa la sta infastidendo?
  • come si sente?

Se qualcosa non ti è chiaro, chiedi esempi.

Quando qualcuno si sente davvero ascoltato, spesso abbassa le difese.

E la conversazione cambia tono.

“Vincere” una discussione?

Resisti alla tentazione di reagire in modo difensivo.

A volte la reazione dell’altra persona non ha nulla a che fare con te.

Può essere il risultato di tensioni o frustrazioni accumulate.
Se reagisci difendendoti con forza, il conflitto rischia solo di crescere.

Più ti difendi…
più l’altro attacca.

La contro-difesa raramente risolve qualcosa.

In conclusione

Non puoi controllare le reazioni degli altri.

Puoi però controllare il modo in cui rispondi.

Quando scegli di non reagire in modo difensivo:

  • apri il dialogo
  • accogli le critiche
  • dimostri sicurezza.

E questo è un segnale di grande forza.

Dare feedback nei momenti delicati non è semplice: basta una parola sbagliata per creare tensione.

Scopri il percorso di coaching mirato

Dare feedback costruttivi in situazioni critiche”,
il percorso che ti aiuta a gestire queste conversazioni con equilibrio e autorevolezza.