Bassa autostima: 12 segnali evidenti che mostri anche sul lavoro

bassa autostima
Una bassa autostima non influenza soltanto come ti senti.

Influenza il modo in cui lavori.
Come comunichi.
Le decisioni che prendi.
Le opportunità che accetti.
Oppure eviti.

E spesso non si presenta in modo evidente.

Bassa autostima: non sempre significa sentirsi “insicuri”.

A volte si nasconde.

Dentro il bisogno continuo di rassicurazioni. Nella paura dei conflitti. Nel dover spiegare tutto. Nel prendere ogni critica come una ferita personale.

Forse mentre leggi alcune cose ti daranno fastidio.

Non perché siano false.

Ma perché potresti riconoscerti più di quanto vorresti ammettere.

1. Ammiri tutti… tranne te stesso

Ti capita di pensare che gli altri siano sempre più preparati, più sicuri o più competenti di te.

Li osservi. Li confronti continuamente con te stesso. E quasi sempre ne esci sconfitto.

Il problema è che ti confronti con una versione idealizzata degli altri, mentre di te conosci ogni dubbio, ogni fragilità, ogni errore.

E così finisci per vedere soprattutto i tuoi limiti.

Non i tuoi progressi.

Molte persone non soffrono perché valgono poco. Soffrono perché guardano continuamente il proprio valore attraverso gli occhi degli altri.

2. Ridimensioni continuamente quello che fai bene

Hai fatto un buon lavoro?

Probabilmente trovi subito un modo per sminuirlo.

  • “Sì, ma era facile.”
  • “Chiunque ci sarebbe riuscito.”
  • “Ho solo avuto fortuna.”

Nel frattempo invece i tuoi errori diventano enormi.

Una frase detta male.
Un dettaglio sbagliato.
Una dimenticanza minima.

Tutto pesa molto più del necessario.

A volte inizi persino a scherzare sui tuoi difetti prima che lo facciano gli altri.

  • “Con i numeri sono negato.”
  • “Il mio inglese? Shakespeare scansati.”

Sembra autoironia.

Molto più spesso è un modo per colpirti prima che qualcuno possa farlo davvero.

3. Hai continuamente bisogno di conferme

“Che cosa ne pensi?”
“Secondo te va bene?”
“Tu cosa faresti?”

Chiedere un confronto è normale.

Il problema nasce quando non riesci più a fidarti del tuo giudizio senza passare continuamente dall’approvazione degli altri.

E a lungo andare questa cosa si vede.

Troppe spiegazioni.
Troppi giri di parole.
Troppa paura di esporti davvero.

A volte la sicurezza non sta nel convincere tutti.

Sta nel riuscire a dire una cosa in modo semplice, senza doverla giustificare per dieci minuti.

4. Eviti il conflitto anche quando dovresti parlare

Non ami la tensione.

Appena una conversazione si irrigidisce inizi a fare marcia indietro. Ammorbidisci quello che pensi. Lasci perdere.

Fuori sembri tranquillo.

Dentro però continui a rimuginare.

Perché non aver detto ciò che pensavi raramente ti fa stare meglio. Ti lascia addosso soprattutto frustrazione.

Molte persone non evitano il conflitto perché sono “buone”.

Lo evitano perché il disaccordo le fa sentire sbagliate.

5. Hai difficoltà a chiedere ciò che desideri

Un aumento.

Una pausa.

Più responsabilità.

Meno carico.

Ti aspetti che gli altri capiscano da soli quello di cui hai bisogno. Come se il tuo capo dovesse intuire stanchezza, frustrazione o ambizioni senza che tu dica nulla.

Ma così non funziona.
Nessuno ti leggerà mai nella mente.

E continuare ad aspettare che qualcuno riconosca spontaneamente il tuo valore spesso significa restare fermo molto più del necessario.

Se non riesci a esprimere i tuoi bisogni, finirai lentamente per vivere quelli degli altri.

6. Quando qualcosa va male… la colpa è sempre altrove

Gli incompetenti sono sempre gli altri.

I problemi nascono sempre fuori da te.

Le condizioni non erano giuste.
Il collega non ha capito.
Il contesto era sbagliato.

Certo, a volte è vero.

Ma se succede continuamente forse non stai proteggendo la tua autostima. Forse stai evitando di guardarti davvero.

Assumerti una responsabilità non ti indebolisce.

Ti rende credibile.

7. Eviti le sfide per paura di fallire

Non ti esponi.

Non ci provi.

Oppure trovi motivi molto razionali per rimandare ancora un po’.

Aspetto il momento giusto.
Prima devo prepararmi meglio.
Adesso non è il periodo ideale.

A volte però non è prudenza.

È paura travestita da organizzazione.

Il problema non è sbagliare.

È iniziare a pensare che un errore dica chi sei come persona.

8. Trovi sempre una scusa convincente

“Non ho tempo.”
“Gli altri sono più portati.”
“Io non sono fatto per queste cose.”

Ripetute abbastanza a lungo, certe frasi smettono di sembrarti scuse.

Diventano verità.

E da lì inizi lentamente a costruire una vita più piccola di quella che potresti realmente vivere.

9. Una critica ti rovina la giornata

Basta poco.

Una battuta. Un tono sbagliato. Un parere diverso dal tuo.

E continui a pensarci per ore. A volte per giorni.

Ti difendi subito.
Ti irrigidisci.
Oppure fai finta di niente ma dentro resti ferito.

Il problema non è la sensibilità.

Il problema è quando ogni critica sembra una conferma del fatto che non vali abbastanza.

10. Anche i complimenti ti mettono a disagio

Qualcuno ti fa un complimento.

E tu minimizzi subito.

“Ma no…”
“Figurati.”
“Ho solo fatto il mio lavoro.”

Oppure pensi che stiano esagerando.
O prendendoti in giro.

Perché i feedback positivi entrano in conflitto con l’idea negativa che hai di te stesso.

E allora fai fatica a crederci davvero.

11. Comunichi in modo incerto

Non devi avere sempre la risposta pronta.

Nessuno ce l’ha.

Ma se ogni frase inizia con:

“Ehm…”
“Forse…”
“Non so…”

oppure ti scusi continuamente anche quando non hai fatto nulla di sbagliato, alla lunga trasmetti insicurezza.

Le parole che usi costruiscono lentamente anche il modo in cui ti percepisci.

Se passi la vita a ridimensionarti, prima o poi inizierai davvero a sparire agli occhi degli altri.

12. Cerchi continuamente approvazione

Hai bisogno di sentirti accettato.
Apprezzato.
Confermato.

E così dici troppi sì. Eviti di deludere. Ti adatti continuamente per mantenere equilibrio e approvazione attorno a te.

Il problema è che, mentre cerchi di non perdere gli altri, rischi lentamente di perdere te stesso.

La bassa autostima non sempre fa rumore.

A volte appare competente.
Gentile.
Disponibile.
Perfino brillante.

Ma dentro continua a vivere nella paura del giudizio, del rifiuto e dell’errore.

La bassa autostima ti consuma lentamente.

Nelle occasioni che non cogli.
Nelle parole che non dici.
Nelle decisioni che continui a rimandare.

Comunicare bene con i collaboratori: evita di minimizzare

comunicare bene

Foto di rawpixel da Pixabay

“Cosa vuoi che sia! Non è una tragedia quello che è successo, pensa a chi non lavora neanche!”

“Dai, piuttosto, parliamo di cose serie. Hai inviato il preventivo?”

“Guarda che non è così difficile, ti faccio vedere!”

Spesso ce ne usciamo con frasi di questo tipo perché pensiamo che minimizzare i problemi degli altri possa aiutarli a stare meglio.

Beh, non è così.

Messaggi di questo tipo comunicano scarso interesse per il nostro interlocutore e per ciò che sta tentando di dirci.

Rivelano poca attenzione alle sue priorità.

Ai suoi sentimenti.
A ciò che sta vivendo.

Quando minimizzi un problema, lo riduci di importanza.

E quando lo fai per consolare l’altro, spesso ottieni l’effetto opposto.

La persona si sente poco compresa.
Sminuita emotivamente.
Non accolta.

È irrispettoso dire:

“Non è un problema”

quando per chi hai davanti è un grande problema.

Validare le emozioni altrui non peggiora le cose.

Anzi.

Aiuta la persona a sentirsi compresa.
Accolta.
Ascoltata.

Le permette di osservare le proprie emozioni, accettarle e imparare a gestirle.

Nel tuo ruolo di team leader, quando qualcuno ti espone dubbi o insicurezze, non ha bisogno di essere liquidato rapidamente.

Ha bisogno di confronto.
Ha bisogno di sostegno reale.

Non essere troppo veloce nel proporre soluzioni.
Non minimizzare la situazione.
Le emozioni.

Anche quando hai un punto di vista diverso.

Esprimi il tuo parere in modo schietto e sincero.

Ma non assecondare soltanto per evitare il confronto.

Comunicare bene? Non minimizzare

Non dire alla persona che il problema è irrilevante.

Non dirle che sta esagerando.
Che sta ingigantendo la situazione.

Minimizzare le paure altrui produce quasi sempre lo stesso risultato: crea distanza.

Come ho scritto nel mio libro *Autorevolezza*, abbiamo tutti, chi più chi meno, un grande talento nel vedere quanto gli altri dovrebbero cambiare.

Cambiare gli altri ci sembra spesso la soluzione più semplice.

La più comoda.
La più immediata.

Molto più che cambiare noi stessi.

Spesso, come team leader, falliamo proprio per questo motivo.

Siamo convinti che i cambiamenti comportamentali siano necessari per tutti.

Tranne che per noi.

È importante giudicare le persone per i loro punti di forza.

Non per i tuoi.

Non dimenticare che ciò che per te risulta facile e naturale potrebbe essere molto difficile per qualcun altro.

Regole non scritte.
Esperienze diverse.
Sensibilità differenti.

Ognuno parte da un punto diverso.

Sfida le persone con gentilezza.

Rispetta la loro resistenza.

Chiedi loro di affrontare cose difficili.
Ma riconosci il disagio che stanno vivendo.

“So che è difficile per te.”

Una frase semplice.

Spesso molto più utile di qualsiasi consiglio.

Se vuoi comunicare bene, onora i “Sì”.
Ma rispetta anche i “No”.

Non sentirti superiore perché possiedi punti di forza che altri non hanno

Ognuno possiede qualità.
Ognuno ha qualcosa da offrire.

Come team leader dovresti concentrarti sui punti di forza delle persone che lavorano con te.

È facile sentirsi superiori quando confronti i tuoi punti di forza con le debolezze degli altri.

Ma non è particolarmente onorevole.

Né particolarmente utile.

Non imporre i tuoi punti di forza agli altri

Ciò che per te è intuitivo potrebbe richiedere un grande sforzo per qualcun altro.

E viceversa.

Comunicare bene richiede autodisciplina.

Richiede empatia.
Richiede la capacità di rispettare e incoraggiare le persone senza giudicarle continuamente.

Anche per questo il coaching sulla leadership può aiutarti.

Non perché ti insegni una formula magica.

Ma perché ti aiuta a vedere con maggiore lucidità ciò che accade tra te e le persone che guidi.

Vincere una discussione al lavoro: evita di stare sulla difensiva

vincere una discussione
Foto di fauxels

Nel pieno di una discussione… parli in tutta fretta?

Non lasci all’altro il tempo di spiegare?

Ascolti poco…
ma presumi di sapere cosa vuole dire?

Per “vincere” la discussione ti aggrappi alle giustificazioni?

Oppure ti nascondi dietro errori di altri per evitare di assumerti la tua responsabilità?

Se qualcuno ti dicesse che sei sulla difensiva…
lo prenderesti come un’offesa?

Molto spesso reagiamo in modo difensivo anche davanti a frasi o comportamenti che, in realtà, potrebbero essere neutri.

O addirittura positivi.
Ci sentiamo minacciati.

E senza rendercene conto entriamo in un copione mentale:
una storia che la nostra mente ha già scritto.

Il problema è che, mentre quel “film” gira nella nostra testa…
la realtà davanti a noi è spesso diversa.

Difendersi è naturale

Mettersi sulla difensiva non è sempre un male.
Per migliaia di anni questo meccanismo ci ha aiutato a sopravvivere.

Quando percepiamo un rischio:

  • osserviamo
  • studiamo chi abbiamo davanti
  • ci proteggiamo.

È un istinto antico.

Ma nel lavoro — e nelle relazioni — questo atteggiamento può diventare autodistruttivo.

Quando la difensiva rovina i rapporti professionali

Se reagisci sempre sulla difensiva con
il tuo capo,
un collega,
un collaboratore…
le persone si allontanano.

Potresti sembrare:

  • immaturo
  • insicuro
  • incapace di gestire le emozioni.

A volte la difensiva scatta semplicemente perché sei stressato.

Vivi in uno stato di allerta continuo.

E quando questo accade vedi minacce ovunque.
Il risultato?
Perdi opportunità.

Perché smetti di confrontarti davvero con gli altri.

Conosci i tuoi limiti… ed esprimili

Se non è il momento giusto per affrontare una discussione — perché sei stanco, irritato o sotto pressione — è meglio dirlo.

Per esempio:

  • “Capisco che questo tema è importante per te, ma in questo momento non sono nello stato giusto per discuterne. Possiamo parlarne domani?”

Se non sei pronto, rischi di dire cose inappropriate.

E questo spingerà anche l’altra persona sulla difensiva.

Diventa consapevole

Il primo passo è accorgerti di quello che sta succedendo.

Chiediti:

  • Cosa mi ha fatto scattare sulla difensiva?
  • Cosa ho provato in quel momento?

Riconoscere le emozioni è fondamentale.

Sentirti:

  • ferito
  • imbarazzato
  • insicuro

non è un problema.

Anzi.

Il semplice fatto di riconoscerlo può aiutarti a disinnescare la reazione difensiva.

Comunica come ti senti

Spiega il tuo stato d’animo senza accusare.

Un trucco semplice: usa frasi che iniziano con “io” invece che con “tu”.

Per esempio:

  • “Non mi sento a mio agio in questa situazione.”
  • “Faccio fatica ad ascoltare quando alzi la voce.”
  • “Mi sento scoraggiato quando mi ricordi sempre le stesse cose.”

In questo modo non stai attaccando.
Stai spiegando.

Ascolta davvero

Tutti vogliono essere ascoltati.

Eppure, nelle discussioni facciamo esattamente il contrario.

Ascoltiamo solo per preparare la risposta.
O per contrattaccare.

Prova invece ad ascoltare per capire.

Chiediti:

  • cosa sta davvero cercando di dirmi questa persona?
  • cosa la sta infastidendo?
  • come si sente?

Se qualcosa non ti è chiaro, chiedi esempi.

Quando qualcuno si sente davvero ascoltato, spesso abbassa le difese.

E la conversazione cambia tono.

“Vincere” una discussione?

Resisti alla tentazione di reagire in modo difensivo.

A volte la reazione dell’altra persona non ha nulla a che fare con te.

Può essere il risultato di tensioni o frustrazioni accumulate.
Se reagisci difendendoti con forza, il conflitto rischia solo di crescere.

Più ti difendi…
più l’altro attacca.

La contro-difesa raramente risolve qualcosa.

In conclusione

Non puoi controllare le reazioni degli altri.

Puoi però controllare il modo in cui rispondi.

Quando scegli di non reagire in modo difensivo:

  • apri il dialogo
  • accogli le critiche
  • dimostri sicurezza.

E questo è un segnale di grande forza.

Dare feedback nei momenti delicati non è semplice: basta una parola sbagliata per creare tensione.

Scopri il percorso di coaching mirato

Dare feedback costruttivi in situazioni critiche”,
il percorso che ti aiuta a gestire queste conversazioni con equilibrio e autorevolezza.