Email di lavoro: come risolvere conflitti con autorevolezza

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels
Ogni giorno, appena sveglio,
ti piaccia o no, sai che dovrai comunicare.
Il modo in cui scegli di farlo
— consapevolmente o no —
influenzerà le tue giornate.
Intensificherà le tue emozioni.
Ti sarai sicuramente accorto di come
le email di lavoro
possano diventare un modo terribile di comunicare.
E ti credo.
Usando solo il testo,
..perdi oltre il 90% dell’efficacia della comunicazione
E con queste premesse
è facile che i toni si scaldino,
nascano attriti,
si creino incomprensioni ed equivoci.
Con un aumento di tensione e conflitto.
Le email di lavoro aumentano in modo esponenziale
e con esse le occasioni per creare frizioni.
Spesso la tensione si esaspera
A tal punto da diventare un enorme spreco di tempo,
tanto inefficace quanto inefficiente.
Ore di lunghe riflessioni,
su cosa/come rispondere,
coinvolgendo colleghi e partner
nei tuoi “drammi digitali”.
È necessario interrompere
questo circolo vizioso (e infinito)
di scambi digitali al veleno.
Risolvere la questione in modo autorevole
è più facile a dirsi che a farsi.
Un conflitto gestito per mail
genera ancora più conflitto
Quando sorge un conflitto,
siamo spesso tentati di usare istintivamente
la posta elettronica
per risolvere velocemente il problema.
Purtroppo una frase —
anche ben intenzionata
o un feedback costruttivo —
può diventare aspra e irritante
se interpretata nel modo sbagliato.
Attribuiamo una nostra personale tonalità e significato,
trasformando un semplice commento
in qualcosa di completamente diverso.
Ovviamente, negativo.
Non utilizzare le mail
per risolvere i conflitti
Rispondere con animosità a un’email di lavoro
non è quasi mai il modo più efficace
per risolvere la questione.
Prima di rispondere fai un respiro.
Meglio due.
La velocità delle comunicazioni elettroniche
raramente ti lascia il tempo di fermarti
e considerare la situazione in modo obiettivo.
Se il tuo collega, capo o cliente
si sono lasciati sopraffare dalle emozioni,
non ripetere lo stesso errore.
Prendi tempo.
Ti aiuterà a evitare una reazione istintiva.
Lascia un po’ sbollire.
Rispondi sempre in modo professionale
Se la risposta è urgente
o senti troppa tensione,
avrai comunque almeno 5 minuti.
Alzati.
Raffredda la mente.
Fai due passi.
Bevi un bicchiere d’acqua.
Resisti alla tentazione
di saltare subito alle conclusioni.
Rileggi.
Assicurati di aver compreso davvero
prima di rispondere.
Ammetti i tuoi (eventuali) errori
A volte sei convinto di avere ragione.
Altre volte scopri che
la causa del problema —
o chi ha aggravato la situazione —
sei proprio tu.
Riconosci l’errore
e porgi le tue scuse
a tutte le persone coinvolte.
Non permettere che una svista o un fraintendimento
rovini la tua immagine professionale
e mandi in fumo anni di relazioni costruite.
Fare ciò che è giusto
è sempre la scelta più solida.
Concedi una “possibilità” alla persona
Dare il beneficio del dubbio
aumenta la probabilità
di una risoluzione sana.
Non è facile.
Soprattutto se la persona non ti piace
o sei convinto si sia comportata male.
Ti incoraggio a provarci comunque.
Anche se non ti senti a tuo agio,
avvicina la persona
con domande chiarificatrici,
non con dichiarazioni accusatorie.
Nelle email di lavoro distingui tra i fatti
e la tua “visione”
In un conflitto professionale
ci sono due elementi distinti:
- cosa è successo (i fatti)
- la tua interpretazione (la tua storia)
La tua storia
può essere più negativa della realtà.
Esistono sempre più motivi
— validi o meno —
per cui qualcuno ha fatto
o non ha fatto qualcosa.
Hai un solo modo per verificarlo:
chiedere direttamente.
- “Ho notato che le riunioni del Dipartimento ora sono alle 16:00.
Questo è in conflitto con…
Puoi aiutarmi a capire perché hai scelto questo orario?
Mi piacerebbe parlarne per risolvere la pianificazione.”
La vera domanda è:
desideri davvero risolvere il conflitto?
Se il tuo obiettivo è trovare una soluzione reale,
la scelta migliore è un incontro
faccia a faccia
o una chiamata
(telefonica o video).
Scrivere mail aggressive
è facile.
Affrontare un confronto diretto
richiede coraggio e autocontrollo.
Ed è proprio lì
che si vede la tua autorevolezza.
Sulla preparazione al confronto difficile puoi leggere il mio post
“Confronto difficile in arrivo? La preparazione che nessuno racconta”
Chiedi un incontro esplicativo
- “Possiamo risolvere meglio di persona.
Prendiamoci un caffè.”
- “Parliamone.
Ti chiamo domani mattina.”
- “Inseriamolo nell’ordine del giorno
della prossima riunione.”
Scoprirai che, spesso,
l’altro non voleva creare conflitto.
Di persona,
le persone sono molto meno aggressive
che dietro uno schermo.
Ecco come essere autorevoli.
La vera autorevolezza
nasce dal modo in cui comunichi.
In conclusione
Comprendere non significa giustificare.
Empatizzare non vuol dire subire.
Puoi scegliere di ascoltare,
chiarire
e costruire.
L’assertività è
presenza, confini chiari
e nessun bisogno di alzare la voce.







Formatore e Coach.