Feedback costruttivo: 9 espressioni da evitare per essere efficaci

feedback costruttivo

Come ho evidenziato anche nel mio libro “Autorevolezza”, quando dai un feedback devi prestare attenzione non soltanto a cosa dici, ma anche a come lo dici.

Puoi avere perfettamente ragione sul contenuto e rendere comunque inefficace il tuo feedback per il modo in cui lo formuli.

Alcune espressioni apparentemente innocue possono essere percepite come aggressive, paternalistiche o poco sincere.

E a quel punto succede qualcosa di molto semplice: la persona smette di ascoltare ciò che le stai dicendo e comincia a difendersi.

Un feedback costruttivo dovrebbe avere un obiettivo preciso: aiutare una persona a comprendere un comportamento, valutarne le conseguenze e, quando necessario, modificarlo.

Non dimostrare che hai ragione.

Ecco 9 espressioni alle quali prestare attenzione.

1. “A essere onesto…”

Potrebbe sembrarti un modo per sottolineare la tua sincerità.

In realtà può produrre l’effetto contrario.

  • A essere onesto…
  • Sinceramente…
  • Se devo dirti la verità…

Perché senti il bisogno di specificarlo?
E soprattutto: prima non eri sincero?

Inoltre, iniziare un feedback con “A essere onesto…” prepara immediatamente l’altra persona a ricevere qualcosa di negativo.

Se hai qualcosa da dire, dillo con chiarezza.

La tua sincerità dovrebbe emergere dal modo in cui affronti la conversazione, non dalla necessità di dichiararla.

2. “Mai” e “sempre”

“Fai sempre così.”
“Non ascolti mai.”
“Arrivi sempre in ritardo.”

Gli assoluti indeboliscono il feedback perché offrono all’altra persona una facile via d’uscita.

Basta ricordare una sola occasione in cui non è successo e la discussione si sposta immediatamente:

  • “Non è vero che lo faccio sempre!”

E probabilmente ha ragione.

Meglio parlare di comportamenti osservabili e circoscritti:

  • “Nelle ultime tre riunioni sei arrivato dopo l’orario concordato.”

Il feedback diventa più concreto e molto più difficile da trasformare in una disputa sulle parole.

3. “Fai come Piercarlo”

Confrontare un collaboratore con un altro raramente aiuta.

  • “Guarda come lo fa Piercarlo.”
  • “Dovresti essere più come Miriam.”

Le persone possono raggiungere ottimi risultati in modi diversi.

Il fatto che Piercarlo faccia qualcosa bene non significa automaticamente che tutti debbano lavorare come lui.

Se vuoi evidenziare qualcosa che deve cambiare, parla del comportamento, non della persona da imitare.

Il confronto rischia soltanto di generare irritazione, competizione e risentimento.

4. “Senza offesa…”

Quando senti il bisogno di iniziare una frase con “Senza offesa…”, fermati un momento.

Probabilmente sai già che quello che stai per dire potrebbe essere percepito come offensivo.

  • “Senza offesa, ma questa presentazione è davvero confusa.”

La premessa non rende meno duro ciò che viene dopo.

Non utilizzare una formula per autorizzarti a dire qualsiasi cosa.

Chiediti piuttosto: come posso dire la stessa cosa in modo diretto, rispettoso e utile?

5. “Tutti hanno notato che…” – “Tutti pensano…”

Chi sono tutti?

Quando utilizzi una generica voce collettiva, il destinatario non deve più confrontarsi soltanto con il tuo feedback.

Improvvisamente ha la sensazione di avere un’intera platea contro.

  • “Tutti hanno notato il tuo atteggiamento.”
  • “Anche gli altri pensano che tu sia poco disponibile.”

Il rischio è creare imbarazzo, sospetto e una caccia inevitabile:

  • Chi l’ha detto?
  • Chi pensa questo di me?

Se sei tu a dare il feedback, assumitene la responsabilità.

Se esiste un problema concreto, parla di quello.

Non hai bisogno di convocare una maggioranza immaginaria per rendere più forte ciò che stai dicendo.

6. “Dovresti…” – “Se fossi in te…”

Ci sono momenti in cui un leader deve indicare chiaramente cosa deve essere fatto.

Ma attenzione a non trasformare ogni feedback in una lezione.

  • “Se fossi in te farei così…”
  • “Quello che dovresti fare è…”

Quando parti immediatamente con la soluzione, rischi di togliere all’altra persona la possibilità di ragionare sul problema.

A volte è molto più efficace chiedere:

  • “Come pensi di poter gestire diversamente questa situazione la prossima volta?”

Aiutare qualcuno a trovare una soluzione non significa rinunciare al proprio ruolo.

Significa evitare di sostituirsi continuamente al suo pensiero.

7. “Quello che devi capire è…”

Poche espressioni riescono a creare distanza così velocemente.

“Quello che devi capire è…”

Il sottotesto rischia di essere:

Tu non hai capito.
Adesso te lo spiego io.

Ed è proprio questo retrogusto paternalistico che può far perdere efficacia al feedback.

Se vuoi spiegare qualcosa, spiegalo.

Non hai bisogno di ricordare all’altra persona che tu hai capito e lei no.

8. “Questo è un problema da diversi mesi…”

Qui il problema non è soltanto l’espressione.

È ciò che rivela.

Se un comportamento rappresenta davvero un problema da mesi e ne parli soltanto adesso, la persona potrebbe legittimamente chiederti:

“Perché non me l’hai detto prima?”

Il feedback costruttivo dovrebbe essere tempestivo.

Non accumulare irritazione, episodi e giudizi per settimane o mesi per poi scaricarli tutti durante una conversazione.

Più il feedback è vicino al comportamento osservato, più è facile comprenderlo, contestualizzarlo e modificarlo.


Hai mai rimandato un feedback per paura di rovinare la relazione?

Il percorso di coaching mirato “Dare feedback costruttivi in situazioni critiche” ti aiuta a trovare parole, tono e tempi giusti per far arrivare il messaggio senza conflitto

9. “Ma…”

  • “Hai gestito molto bene il reclamo, ma devi dimostrare di conoscere meglio le nostre procedure.”

Il problema non è la parola ma in sé.

È il modo in cui spesso la utilizziamo durante un feedback.

Quando un apprezzamento viene immediatamente seguito da un ma, la persona può iniziare a percepire tutto ciò che precede come una semplice preparazione alla critica.

  • “Bravo, ma…”
  • “Hai fatto un buon lavoro, ma…”

E finisce per ricordare soprattutto ciò che viene dopo.

Se hai un riconoscimento da fare, fallo perché lo ritieni autentico.

Poi affronta separatamente ciò che deve essere migliorato.

Non utilizzare l’apprezzamento come zucchero per rendere più digeribile la critica.

Il feedback non serve a dimostrare che hai ragione

Quando dai un feedback, è facile concentrarti soprattutto sul messaggio che vuoi far passare.

  • Devo fargli capire che…
  • Devo spiegargli che…
  • Deve rendersi conto che…

Ma più ti concentri sulla necessità di convincere, correggere o dimostrare, più rischi di dimenticare la persona che hai davanti.

Un feedback costruttivo non è una sentenza.

Non è neppure un’occasione per mostrare esperienza, superiorità o capacità di analisi.

Serve a rendere visibile qualcosa che può essere migliorato e a creare le condizioni perché l’altra persona possa farlo.

Per questo le parole contano.

Un feedback è efficace quando l’altro può ascoltarlo senza doversi difendere da te.

Consigli non richiesti? 4 frasi per zittire i “dispensatori di saggezza” al lavoro

consigli non richiesti

Consigli non richiesti.

Hai notato?

Spesso sono proprio le persone che conoscono meno la tua situazione a insistere con consigli, suggerimenti, esortazioni.

Un interminabile:

  • “Fossi in te…”
  • “Al tuo posto…”
  • “Te lo dico per il tuo bene…”
  • “Devi capire che…”

Gioielli di buonsenso.
Perle di saggezza.
Quasi sempre non richieste.

Questi interventi non aiutano

Distraggono dal lavoro.

E ci fanno sentire come studenti richiamati dalla maestra.

A un certo punto viene naturale chiedersi:
perché non smettono di parlare,
e non ci lasciano gestire le cose da soli?

La verità è che non sempre lo fanno per cattiveria.

Spesso chi dà consigli è sinceramente preoccupato.
Vuole aiutare.
Rassicurare.
Sentirsi utile.

Altre volte, però, i consigli servono a tutt’altro:

controllare, ferire, creare tensione,
mettere in difficoltà.

E sì, succede spesso anche tra colleghi.

Il fatto che qualcuno si atteggi a “sapientone”
non significa che tu debba subirlo in silenzio.

Se quei consigli ti risultano invadenti, demotivanti o maleducati,
hai tutto il diritto di farlo capire.

Con educazione.
Senza scontri inutili.

Dire che non sei d’accordo,
o che non ne hai bisogno,
spinge spesso l’altro a essere più rispettoso la prossima volta.

Prima di perdere la pazienza o scendere al loro livello,
usa una di queste 4 frasi.

Sono semplici.
Efficaci.
Ferme.

1. “Apprezzo il consiglio, ma ho già un piano per…”

Hai una direzione.
Un’idea.
Un percorso.

Questo rende superfluo qualsiasi suggerimento esterno.

E anche se il piano non fosse ancora chiarissimo,
non è affar loro saperlo.

È un modo elegante per chiudere la porta senza creare attriti inutili.

2. “Grazie. Ci penserò.”

Educata.
Pulita.
Essenziale.

Anche se, in realtà,
non ci penserai affatto.

Un’unica avvertenza:
qualcuno potrebbe tornare
per chiederti se hai seguito il consiglio.

Succede.

3. “Grazie, lo valuterò appena avrò finito…”

Qui mostri rispetto,
ma segnali chiaramente che ora sei concentrato su altro.

Mentre lo dici,
torna al computer,
riprendi il lavoro,
“chiudi” la conversazione con il corpo.

Il linguaggio non verbale farà il resto.

4. “È un’opzione interessante, ma preferisco fare così…”

Non serve essere sempre d’accordo.
E non è nemmeno sano.

Puoi spiegare, con calma,
perché quella strategia non funziona per te,
per i tuoi obiettivi,
per la tua realtà.

Non esiste un metodo valido per tutti.

Prima di rispondere, considera sempre la fonte

  • Uno sconosciuto che non rivedrai più

Sorriso cortese.
Risposta breve.
E vai avanti.

  • Un collega o un amico che dispensa consigli ogni giorno

È il momento di stabilire confini chiari.

Perché non avere confini porta a una sola cosa:
diventare, lentamente,
una persona piena di risentimento.

Proteggere il tuo spazio
non è egoismo.
È cura di sé.

Vuoi imparare a trasformare anche i momenti difficili in occasioni di crescita?

Scopri il coaching mirato: “Dare feedback costruttivi in situazioni critiche

15 consapevolezze che posso dire di aver (forzatamente) imparato dalla vita – 3

imparato dalla vita

Leggi anche la parte 2.

10. Non sarò mai pronto al 100%

“In questo periodo sono stressato”.
“Quando sarà passato questo periodo, lo faccio”
“Non è il momento giusto.”
“E’ un periodo pesante.”
“Dal 1° gennaio comincio. Anzi dopo le vacanze, dal mese prossimo, da lunedì, ecc….”

Quante volte, ho parlato al futuro o al condizionale “Farò” o “Vorrei”.

Ho sperimentato paure che mi impedivano di passare subito all’azione.
Camuffando i mie timori e parlando senza sosta di ciò che farò.
Un giorno.

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Non vivendo il presente e temendo che si possa ripetere un’esperienza spiacevole, continuavo a rimandare.

Adesso ho imparato dalla vita che … devo fare il primo passo adesso, perché non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.

Non devo lasciarmi immobilizzare dalla sindrome di “domani”.

Il tempo giusto per l’azione è “oggi”.
Iniziare “da domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo”, ecc … non mi farà cominciare mai.

Quando un’opportunità si presenta, nessuno si sente mai pronto al 100%.

Mi sforzo di fare il primo passo,
poi seguo il flusso.

11. La comodità ha il suo prezzo

Quante volte invece di lottare per la “grandezza” ho sguazzato nella comodità (anche se stretta e soporifera).

Sono diventato confortevole.
Comodo. Troppo comodo.

Mi sono accontentato di una vita di sotto le mie capacità.
Anche se ho preparazione. Competenza.
Esperienza.

Mi sono detto …potresti meritare di più. Lo sai …

Spesso tacciamo la voce dentro di noi … che ci invita a osare, lanciarci.
Smettiamo prima ancora di cominciare. Preferiamo “non essere disturbati”.
E così diventiamo prevedibile. Scontati.
Soporiferi.

La sera andiamo a letto – forse scontenti – ma tranquilli.
Comodi. Troppo comodi.
Il fuoco è stato soffocato!

12. La persona più difficile da gestire … sono io!

“Metti da parte il libro, la tradizione, l’autorità,
e prendi la strada per scoprire te stesso”

Jiddu Krishnamurti

La mia crescita personale è iniziata con la consapevolezza che il problema (non sono gli altri) ma sono io,
prima di voler gestire gli altri devo saper gestire me stesso.

Quanto ho coscienza di essere IO al centro di tutte le complicazioni, frustrazioni e fallimenti?

 


 

Spesso sono IO la persona più rigida, testarda, esigente, permalosa.
Il mio peggior critico. Quello che non si concede il minimo sbaglio.
Quello più inflessibile.

Quello che non vuole cambiare, ma il cambiamento lo esige, lo pretende,
lo reclama nell’altra persona.

Quello non conosce i suoi punti di debolezza, che non sa gestire le attese e le frustrazioni.
Non conosce cosa-funziona e cosa-non-funziona per se stesso.

È qui che devo concentrare i miei sforzi.

13. Ho imparato dalla vita che essere gentile è la vera forza

La gente di solito non associa la gentilezza alla forza.

Essere gentile non significa essere un avversario facile, uno zerbino, una persona che è facile ferire, manipolare, controllare,
prendere per il naso.

Trattare gli altri con gentilezza,
significa utilizzare questa “forza” per aiutare gli altri.

Essere educato significa lavorare duramente per governare l’ego,
invece di permettere all’ego di dominare me.

La cortesia, il rispetto sono muscoli da rafforzare, nutrire.
Ci vuole lavoro, pazienza e disciplina.
Palle.

È molto più facile sbraitare. Essere arrogante.
Fare il coglione.

14. Non penso più “A me non succederà mai”

“Mai” è un avverbio che ho tolto dal mio vocabolario.
E lo dovresti fare anche tu.
Al più presto!

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

Eccessiva fiducia in sé. Troppa convinzione.
Poca prudenza.

Lo sai che sono caduti in tanti?
Sono caduti (anche) i migliori.
Perché non dovrebbe accadere a me?

Ho imparato dalla vita a non dare mai più niente per scontato.

15. Non ho più paura dell’imprevisto..l’ho “messo in agenda

Adoriamo la certezza ma viviamo in un mondo, dove di certo e sicuro c’è ben poco.
La vita non è certa.

La certezza non esiste, il mondo è incerto per natura.
Un giorno puoi avere qualcosa, e il giorno dopo perderla o, al contrario, non avere niente oggi e avere la fortuna dalla tua domani.

Che piaccia o no … accade l’imprevisto. L’inaspettato.

E non sempre è negativo!

Spesso, le cose migliori sono quelle impreviste perché prive di aspettative.
Le strade più panoramiche e spettacolari sono le deviazioni che hai maledetto e non volevi prendere.

Ho messo “in agenda” l’inaspettato.
Organizzo la giornata e pianifico con metodo ma non lo faccio in modo maniacale e dettagliato!

Lascio uno spazio per l’imprevisto.
C’è sempre la possibilità che l’imprevisto mi attenda dietro l’angolo.

Mi aspetto che qualcosa possa andare storto, anche se non so cosa!

Ho imparato dalla vita che … sapere che l’unica certezza è l’incertezza, rende la mia mente più flessibile e divento più forte a livello emotivo.

15 consapevolezze che posso dire di aver (forzatamente) imparato dalla vita – parte 2

consapevolezza

Leggi anche la parte 1.

5. Richiede più coraggio rivelare le insicurezze anziché nasconderle

“La vera forza è nello spirito, non nei muscoli o nella durezza d’animo.”
Alex Karras

Ho sempre speso molte energie nel tentativo di mascherare le mie debolezze,
e le mie emozioni (perché le reputavo sintomi di debolezza).

È necessario imparare a gestire e controllare le emozioni,
non farsi controllare da esse.

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Richiede più forza relazionarsi con le persone, piuttosto che cercare di controllarle e dominarle.

Ci vuole consapevolezza e umiltà per ammettere le proprie debolezze piuttosto che mostrarsi forti ma diversi da ciò che si è realmente.

La persona forte,
invece di sprecare energia (cercando di coprire le mancanze), riconosce i propri difetti e investe il proprio tempo per migliorare se stesso e per superare le debolezze.

6. Rinunciare per paura di fallire … è il fallimento più amaro!

Nessuno,
ripeto nessuno, ha raggiunto ricchezza, fama e successo senza cadute, spesso gravi, ma anche errori ingenui ed evitabili.

Errori che ci riportano (amaramente) al punto di partenza.

Ma quando torniamo indietro, abbiamo un vantaggio … provarci di nuovo perché conosciamo già la strada.
Possiamo tornare al punto (dove ci siamo bloccati) più velocemente e spingerci oltre l’ostacolo con rinnovata energia.

Sono tantissime le persone che incolpano le loro vite miserevoli, per le circostanze difficili in cui si dibattono “Ho avuto un’infanzia difficile … ecco perché non ce l’ho fatta”

Eppure non sono poche le persone di successo che rilevano … “Ho avuto un’infanzia difficile … ecco perché ce l’ho fatta!”.

Se guardo al fallimento come un’opportunità, come l’inizio di un nuovo viaggio, scopro che l’esperienza mi aiuterà e la prossima volta che farò la stessa cosa, la farò molto meglio.
Ma se non provo, non lo saprò mai.

Demordere a prescindere.
Rinunciare per paura di fallire … questo è il fallimento più amaro!

 


 

7. Spesso piuttosto che parlare, è meglio tacere .. e ascoltare!

In quest’epoca siamo travolti e soffocati dalle parole.
Dalle chiacchiere.
Da un cicaleccio continuo.

Le parole perdono di senso, di valore, di significato.
Di vitalità.

Dovremmo parlare molto meno.
Tutti.

Non abbiamo la consapevolezza della potenza delle parole.

Mi basterebbe pensare, come a volte, un semplice lapsus, una svista, una parola di troppo o fuori posto ha distrutto un intero progetto, un colloquio di lavoro,
un rapporto con un mio cliente importante,
un collega, il team, un amico/a,
la mia compagna.

Spesso,
la cosa più intelligente da dire è … non dire niente!

C’è un tempo per parlare e un tempo per tacere.
E ascoltare.

8. Sapere che sono molto più le cose di cui non ho controllo mi ha dato consapevolezza

Sprecare il tempo,
le energie e le mie capacità in cose che sono di là dal mio controllo è il modo migliore per attrarre frustrazione e delusione.

Meglio concentrarmi sulle cose che posso cambiare,
e accettare (avere la consapevolezza) di ciò che va oltre il mio controllo.

Devo smettere di credere di aver potere sugli altri.

Lasciare andare è un atto di fede perché la vita si sveli.
Lasciar andare libera, purifica, migliora.
Lasciare andare è leggerezza!

 
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9. Non posso piacere a tutti

Avere paura della disapprovazione può rendere la vita difficile.

Volere essere approvati e amati è naturale.
Però non accontentare tutti può essere liberatorio.

Quando cerco di accontentare tutti, ogni volta che cerco l’approvazione di qualcun altro, un piccolo frammento di ME muore.

Ho capito che …
più cerco l’approvazione – meno attraggo le persone.
Le persone non sono affascinate da chi si sforza di piacere e alla fine …
non riesco a compiacere l’unica persona che conta di più – me stesso!

“La ricompensa per l’omologazione e la conformità sta nel fatto che alla fine piaci a tutti, tranne che a te stesso“.
Rita Mae Brown

Continua a leggere la parte 3.

15 consapevolezze che posso dire di aver (forzatamente) imparato dalla vita – parte 1

consapevolezze

“L’esperienza è il tipo di insegnante più difficile.
Prima ti fa l’esame, poi ti spiega la lezione.”
Oscar Wilde

A volte ci arriva una randellata tra capo-e-collo che ci lascia frastornati,
disorientati oppure …
paralizzati.

Tante volte pensavo di aver le risorse per rialzarmi, oppure di avere tutte le risposte e invece …
eccomi ancora al punto di partenza!

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Nella mia vita ho fatto errori, da alcuni ho imparato tanto, da altri poco-o-niente (e infatti continuano a ripresentarsi).

Ecco una lista delle lezioni più importanti per me,
che hanno avuto un grande impatto sulla mia vita.

Queste 15 potenti lezioni mi hanno aiutato a sviluppare consapevolezze, diventare la persona che sono oggi – nel bene o nel male poco importa.

So che ne verranno altre ed io … sono pronto, aperto e forzatamente –mi piaccia o no– …
ricettivo.

1. Se avverto il bisogno di sentirmi forte significa che non lo sono ..anzi

Tante volte,
per mostrarmi forte ho messo la maschera del duro, “recitando” la mia parte, mascherando così debolezze e insicurezze con atteggiamenti e posture di finta solidità.

Spesso, per controbilanciare,
ricopriamo e mascheriamo la nostra vulnerabilità con atteggiamenti di superiorità, di presunzione, arroganza semplicemente perché siamo insicuri e pieni di paura.

Quest’approccio può portare qualche successo iniziale, ma l’effetto svanisce in breve tempo.

Ho raggiunto consapevolezze che mi fanno capire che … fiducia e arroganza sono mondi a parte

Mostrarsi strafottenti non vuol dire essere sicuri di sé.
“Giocare a fare il duro” è un atteggiamento puerile che può essere intrapreso da tutti.
Con facilità.

Quando avverto il bisogno di sentirmi superiore – e l’arroganza comincia a fare capolino – ho capito che nella mia mente ci sono … troppi pensieri, tante fantasie,
pochi fatti!

 


 

2. L’importante non è cadere .. ma rialzarsi

La vita è tutt’altro che semplice!

Ho vissuto – come tutti – delusioni, fallimenti e dispiaceri. Progetti e desideri che si sono sgretolati all’improvviso, sogni che si sono frantumati e desideri che si sono rilevati irrealizzabili.

E accadrà ancora…

La vita è tutt’altro che semplice! Dicevo …

Accettarlo, mi ha permesso di vivere le gioie della vita,
apprezzare in pieno tutte le sue sfaccettature, dolori compresi.

Ogni fallimento è una tappa verso il successo.

Cosa ho imparato da queste consapevolezze?
Sapersi rialzare -scrollarsi la polvere di dosso- è fondamentale per la mia crescita personale (e professionale).

3. Se non hai talento devi pedalare .. e tanto

Realizzare di non avere capacità eccelse,
intelligenza superiore , bellezza, talento … mi aveva convinto che solo quelli baciati-dalla-fortuna, quelli bravi, quelli con talento e capacità sarebbero arrivati ai posti più ambiti.

Ecco!
La scusa (per mollare, per rinunciare, per non muoversi) è stata servita!

Ho capito che … competenza, bravura, talento non è tutto, non è sufficiente, occorrono duro lavoro e tenacia.
Grinta.

Attaccare giorno dopo giorno …

Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada. Grinta, perseveranza e passione per raggiungere obiettivi a lungo termine.

Devo saper resistere a distrazioni momentanee e tentazioni, al fine di raggiungere il mio obiettivo.

Fondamentale è la capacità di resistenza, di perseguire gli obiettivi nonostante i continui “no”,
ristrutturare i fallimenti e le sconfitte.

 
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4. Le cose non andranno bene solo perché sto lavorando tanto

Non mi aspetto più soluzioni magiche.
Quando provo qualcosa di nuovo.
Valuto. Mi adattato.
Riprovo.

Cerco di essere positivo.

Restare aperto.
“Praticare” ottimismo e trasparenza.

Ho capito che … lavorare troppo è probabilmente il più grande segno d’incompetenza.

Se sono impreparato, non sono in grado di gestire me stesso,
non riesco a massimizzare il mio rendimento giornaliero sulla base dell’energia che ho a disposizione e dello sforzo mentale che metto in campo.

C’è una notevole distinzione tra essere occupati ed essere produttivi.
Lavorare tanto non è sempre la strada giusta.

Continua a leggere la parte 2.

Come approcciare con successo una persona diffidente sul lavoro

persona diffidente

Foto di Free-Photos da Pixabay

Poco importa che sia il tuo capo, un collega, un collaboratore o un cliente.

È sospettoso.
Guardingo.
Sempre a debita distanza.

Se ti avvicini, si ritrae.
Se insisti, si dilegua.

Quando si sente osservato o incalzato, reagisce chiudendosi ancora di più.
Davanti a te c’è un muro di sfiducia.

Parla lentamente.
Fa pause lunghe, riflessive.
Tiene la guardia alta.

Non ti guarda quasi mai.
È concentrato su di te. Ti studia.
Vuole capire le tue intenzioni.

Prima regola: non interpretare in fretta

Non pensare che, siccome parla poco, non sia interessato.
Non pensare che, siccome non obietta, sia soddisfatto.

La persona diffidente è convinta che qualcuno voglia raggirarla, sfruttarla, manipolarla.
È carica di pregiudizi.
Non concede fiducia facilmente.

E tu ti chiedi:
Continuo a parlare?
O lo lascio perdere?

Relazionarsi con una persona diffidente non è semplice.

Ecco come comunicare con una persona diffidente:

1. Cura il tono e il ritmo

  • Non alzare troppo la voce.
  • Non interrompere i suoi interventi (anche se brevi).
  • Evita pause imbarazzanti.
  • Scandisci bene le parole.
  • Parla adagio.
  • Dai ritmo, senza tremolii o incertezze.

La tua stabilità lo rassicurerà.

2. Non insistere

È pericoloso.

Se stai facendo una richiesta o una proposta, non dare mai l’impressione di avere fretta.

Non sollecitare decisioni.

Insistere.
Premere.
Mettere pressione.

Sono comportamenti che aumentano la chiusura.

La pazienza non deve mai mancare.

3. Evita complimenti eccessivi

La persona diffidente vive il complimento come una possibile manipolazione.

Meglio sobrietà.
Concretezza.
Rispetto.

4.Sii chiaro. Trasparente. Diretto.

  • Usa argomentazioni complete.
  • Fai domande aperte.
  • Non eludere temi delicati.
  • Non nascondere informazioni.

Ripeti i concetti, se serve.
Ma con parole diverse.

Evita frasi vuote come:
“Non ti preoccupare.”
“Lo garantisco io.”
“Stai tranquillo.”

Non bastano.

La persona diffidente vuole fatti.
Precisione.
Garanzie concrete.

E attenzione a non cambiare versione.
Suona ambiguo.

Manipolatorio.

5. Non entrare in scontri ideologici

Se tocca una sua convinzione radicata
(i senior non capiscono la tecnologia, i giovani sono tutti svogliati, fanno carriera solo i raccomandati ecc.) …

difficilmente lo convincerai.

Meglio smorzare.
Non alimentare il conflitto.
Non associarti alle critiche.

Dai tempo

Non saranno le tue parole a convincerlo.
Saranno le tue azioni.

Con calma.
Con coerenza.
Continuità.

Tieni pronte risposte.
Spiegazioni.
Soluzioni.

Risolvi ogni dubbio.

Se la persona diffidente è il tuo capo o un cliente importante, devi prevedere le sue domande.
I suoi timori.
I dettagli che vuole conoscere.

Non è semplice.
Ma è possibile.

E se il problema fossi tu?

Se hai la sensazione che le tue idee vengano ignorate,
forse non è solo diffidenza.

Forse è una questione di autorevolezza.

LA TUA COMUNICAZIONE AUTOREVOLE → trovi spunti concreti nei miei libri:

Davanti l’ostacolo non paralizzarti .. pazienza e perseveranza.. ce la farai!

perseveranza

“La pazienza e la perseveranza hanno un effetto magico davanti al quale le difficoltà scompaiono e gli ostacoli svaniscono.”
JOHN QUINCY ADAMS

Quanto sei abituato a perseverare di fronte gli ostacoli?
La maggior parte delle persone getta via sogni e obiettivi, si arrende al primo ostacolo o difficoltà.

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Come ho spiegato nel mio libro “prima volta Leader”, se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo, potresti non aver allenato i “muscoli” della perseveranza, necessari quando la strada si fa in salita.

Invece di mettere energia e tempo per superare difficoltà e impedimenti … potresti prendere il primo ostacolo o fallimento come un segnale che non sei “capace”, che non sei “tagliato” e …
mollare di schianto.

La perseveranza è la differenza tra successo e fallimento

Devi imparare da quelle persone che hanno sempre dovuto lavorare sodo, che hanno sviluppato determinazione, costanza e forza di volontà per padroneggiare una nuova abilità o superare un ostacolo.

Non si raggiunge il successo professionale senza fatica, senza un impegno straordinario.
All’inizio – chi non è abituato – trova difficoltà. Dopo varie volte – tale sforzo – diventa naturale e istintivo.

 


 

Quando la salita si fa dura, quando (sembra) che non c’è alcuna ragione di continuare, quando tutto intorno a te invita a mollare, arrendersi, rinunciare, a non continuare …proprio a quel punto che … – se vuoi realizzare il tuo sogno – devi perseverare.

Devi trovare la forza per andare avanti!

Sei disposto ad allenarti intensamente?

A non cedere alle difficoltà?
Sei disposta a cadere e rialzarti sempre ogni volta?
Mettere in discussione le tue credenze e le tue certezze?

Devi trovare la forza di percorrere ancora qualche altro metro e andare avanti.
La perseveranza è quella dote che ti permette di andare oltre la fatica e le circostanze.

Ti permette di superare un passo falso, un colpo di sfiga, recuperare da un infortunio.
Con la perseveranza, verrà il successo.

Una forte motivazione aiuta a vincere molte difficoltà.

Uno sforzo affannoso o occasionale non sarà di nessun valore.
Per ottenere risultati devi applicarti tutti i giorni, fino a quando diventerà un’abitudine.


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Perseveranza vuol dire “attaccare” giorno dopo giorno

Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada.

La competenza, la bravura, il talento non è tutto, non è sufficiente, occorrono duro lavoro e tenacia.
Perseveranza.
Grinta.

Il successo professionale non è solo questione di talento, intelligenza, bellezza.
Tra una persona talentuosa senza tenacia e un’altra perseverante ma senza talento, probabilmente sarà quest’ultima a ottenere i risultati migliori. Leggi post.

E adesso che lo sai anche tu …
Davanti al prossimo ostacolo non paralizzarti … pazienza e perseveranza.
Riprova. Credimi.
Ce la farai!

9 azioni divora-energia che succhiano forza vitale al tuo lavoro -2

efficacia sul lavoro

Leggi anche la parte 1.

5. Controllare l’incontrollabile distrugge l’efficacia sul lavoro

Adoriamo la certezza ma viviamo in un mondo del lavoro, dove di certo e sicuro c’è ben poco.
La vita non è certa.

La certezza non esiste, il mondo è incerto per natura.
Un giorno puoi avere qualcosa, e il giorno dopo perderla o, al contrario, non avere niente oggi e avere la fortuna dalla tua domani.

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Ti potrebbe essere richiesto di trasferirti (proprio adesso che hai chiesto il mutuo).
Potresti cambiare di colpo … lavoro, città, nazione!

Non sprecare un sacco di energia cercando di controllare le persone e le situazioni che semplicemente non puoi controllare. Quando lasci andare le cose, scopri che hai più energia da spendere per quelle situazioni dove hai potere di cambiare.

Probabilmente non sarai in grado di “lasciar andare” in una notte. Comincia a capire perché hai bisogno di così tanto controllo e inizia a lavorare su te stesso.

6. Tenere a mente le cose-da-fare

Spesso, ti ritrovi esausto perché stai cercando di ricordare tante (troppe) cose e inevitabilmente dimentichi qualcosa.

Questo provoca stress e spreca tanta energia mentale, perché devi “rovistare” nei meandri della mente per ricordare ogni compito, incombenza o evento.

Scrivere salva energia, è efficacia sul lavoro!
Quando prendo un momento per scrivere, la mia mente può rilassarsi perché sa che non dimenticherà nulla di importante.

 


 

7. Controllare l’email più volte il giorno

La maggior parte di noi controlla la posta elettronica e i vari account social in modo non organizzato (quando ne ha voglia o desidera distrarsi).

Controllare di continuo la posta elettronica vuol dire interrompere costantemente il flusso di lavoro, distogliere assiduamente l’attenzione e sprecare – di conseguenza – un sacco di energia.

Fai un patto con te stesso per controllare la posta e i tuoi account social una o due volte al giorno invece di farti succhiare del tempo prezioso.

Personalmente ho preso l’abitudine di controllare la posta elettronica 3 volte il giorno; a orari (circa) prestabiliti durante la giornata.

La maggior parte dei messaggi non è urgente.
È veramente raro che un cliente o un problema non possa aspettare un paio d’ore.

8. Lavorare tanto/troppo

Lavorare di più non ti rende più produttivo.
Più ore lavori, più il rendimento tende a diminuire in modo significativo.

Quando lavori tanto, stai sprecando le tue energie.

Quell’energia sarebbe meglio spendere per riposare – in modo da tornare al tuo compito più tardi – e tornare a livelli ottimali di produttività.

Anche se non riesci a riposare quanto vorresti, una breve pausa ti aiuterà a concentrarti di nuovo, senza spendere così tanta energia.


Stop alle azioni che prosciugano energia > Fai coaching sulla leadership.

9. Essere perfezionista

I perfezionisti tendono a essere esausti.

Impiegano un sacco di tempo ed energie per ogni dettaglio. Tendono a rinunciare al riposo, hanno il bisogno che tutto sia fatto a modo “loro”.

Sono super-concentrati sui dettagli che consumeranno – inesorabilmente – il loro tempo prezioso.

Aspettano il momento perfetto.
Spesso, mancano il quadro generale perché sono troppo concentrati su piccole cose.

È bello voler fare un buon lavoro, ma è impossibile essere sempre perfetti.

Non esaminare ogni singolo dettaglio, cerca di concentrarti sul quadro generale

Invece di concentrarti sulle piccole cose durante il tuo lavoro, lasciale alla fine.
A fine di giornata, puoi sempre tornare indietro e completare questi dettagli.

Abbandona la perfezione (esagerata) se vuoi ottenere efficacia sul lavoro.
È meglio per la tua salute e il tuo benessere.

9 azioni divora-energia che succhiano forza vitale al tuo lavoro -1

efficacia al lavoro

La chiave del successo non è lavorare tanto ma … lavorare meglio.

C’è una notevole distinzione tra essere occupati ed essere produttivi.
Lavorare tanto non è sempre la strada giusta. Non ci si rende conto che ci si chiude in una scatola quando si è troppo concentrati su qualcosa.

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Concentrarsi eccessivamente, raramente è salutare o produttivo.
Spesso, lavorare meno può effettivamente produrre risultati migliori.

Il tempo è un bene limitato.
Dobbiamo imparare a spendere la minor quantità di energia per ottenere maggiore efficacia al lavoro.

Ecco 9 azioni che succhiano una quantità enorme di energia al tuo lavoro e alla tua carriera:

1. Piacere agli altri

Cambiare i tuoi piani in un attimo, accollarsi sempre più lavoro, dire sempre di sì, non dire mai di no, essere sempre d’accordo, non riuscire a essere il vero TE … richiede energia.

Piacere agli altri, “conquistare” l’affetto e l’approvazione di tutti richiede attenzione e un notevole esborso di vitalità.

Peccato che tutte queste energie servono a poco perché … le persone non sono attratte da chi si sforza di piacere!

Nella maggior parte dei casi non siamo attratti da chi fa di tutto per piacere,
impressionare, conquistare.

Leggi il post se vuoi approfondire.

2. Fantasie negative quando aspetti troppo tempo la risposta

“Il buio e l’attesa hanno lo stesso colore.”
Giorgio Faletti

Ogni volta che un collega, il capo o un cliente impiega tanto/troppo tempo a rispondere a una tua richiesta, la mente inizia a correre, fantasticare, divagare, vaneggiare.
E presumere il peggio.

 


 

La mania fa galoppare la fantasia.
Porta a vedere fantasmi ovunque. Sentimenti di inadeguatezza e di manchevolezza emergono,
malgrado noi.

Nel mio libro “Prima volta Leader” ho parlato di Jonathan che da questi segnali (complice anche lo stress al lavoro) si lascia inghiottire e lentamente consumare … nel fisico e nell’anima!
Altro che efficacia al lavoro!

3. Dire sempre di SI toglie efficacia al lavoro

Quando diciamo “sì” a tutti, uccidiamo la nostra produttività.

Dovremmo smettere di dire “sì” a compiti che portano a risultati bassi o quasi nulli.
Avremo così tempo per concentrarci su mansioni più importanti.

È sempre meglio svolgere poche attività molto bene,
piuttosto che tante con uno scarso risultato.

Non puoi sempre dire NO al tuo capo o ai tuoi colleghi,
ma puoi scegliere la maggior parte delle azioni che farai durante l’intera giornata lavorativa.


Riduci lo stress, aumenta l’efficacia > Scopri il coaching.

4. Controllare gli altri

Controllare è un meccanismo di difesa.
Controllare gli altri (perché si adattino al nostro modus operandi) crea dinamiche tossiche.

Di fronte all’incapacità di controllare dirigiamo tutta l’energia attorno a noi, consumando enormi quantitativi di vitalità.

Devi prendere coscienza che controllare e dominare le persone non migliorerà la situazione ed è improduttivo.
Al contrario, è utile imparare a controllare se stessi.

Continua a leggere la parte 2.