9 ragioni per preferire incontri faccia faccia con i collaboratori

faccia faccia

Mail, messaggi, chat e videoconferenze hanno reso la comunicazione sul lavoro più veloce e flessibile.

Ed è un vantaggio.

Non avrebbe senso organizzare un incontro per ogni informazione che puoi comunicare efficacemente in poche righe.

Ci sono però conversazioni nelle quali il canale che scegli fa parte del messaggio.

Un feedback delicato.
Un’incomprensione.
Un cambiamento importante.
Una difficoltà personale.
Una decisione che potrebbe suscitare domande o preoccupazioni.

In questi casi, una conversazione diretta — in presenza quando possibile, oppure in video se lavorate a distanza — può essere molto più utile di uno scambio di messaggi.

Ecco 9 ragioni per preferire un incontro faccia a faccia con un collaboratore quando la situazione lo richiede.

1. Crei un contatto più diretto

Quando incontri una persona, la comunicazione non passa soltanto attraverso le parole.

Conta il tono.
Conta il ritmo.
Conta la possibilità di fermarti.
Fare una domanda.
Accorgerti che qualcosa non è chiaro.
Lasciare spazio a una reazione.

Non significa che una conversazione diretta sia automaticamente migliore di una mail.

Significa che, quando il contenuto è importante, avere la persona davanti ti permette di costruire la conversazione insieme a lei.

Quando una conversazione è delicata, parlarne direttamente può fare la differenza.

2. Dimostri che quella conversazione merita tempo

I tuoi collaboratori sanno che hai impegni, scadenze e responsabilità.

Proprio per questo, quando scegli di dedicare tempo a un confronto individuale, stai comunicando qualcosa.

  • “Questa questione merita attenzione.”
  • “Voglio capire anche il tuo punto di vista.”
  • “Non voglio liquidare tutto con una mail.”

Non servono necessariamente incontri lunghi.

A volte bastano quindici minuti di attenzione vera.

Il valore non sta nella durata dell’incontro, ma nella qualità della presenza che offri.

3. Eviti di affidare tutto alla mail

La mail è utilissima.

Permette di lasciare traccia, condividere informazioni, riepilogare decisioni e comunicare rapidamente.

Il problema nasce quando usi la mail anche quando sarebbe meglio parlarsi.

Una tensione con un collaboratore.
Un feedback difficile.
Un comportamento che vuoi correggere.
Una situazione che rischia di essere fraintesa.

Scrivere può sembrare più semplice perché ti permette di scegliere con calma le parole.

Ma proprio quando una situazione è delicata, il testo può non bastare.

A volte devi poter spiegare.
Ascoltare.
Chiarire.

E magari correggere immediatamente un’interpretazione che non avevi previsto.

4. Puoi osservare meglio come viene ricevuto il messaggio

Durante un incontro diretto puoi accorgerti che una persona sembra sorpresa, confusa, infastidita oppure semplicemente pensierosa.

Puoi accorgerti che qualcosa merita di essere approfondito.

E chiedere.

  • “Mi sembra che questo punto ti abbia lasciato qualche dubbio. È così?”
  • “Come la vedi?”
  • “C’è qualcosa che non ti torna?”

Il vantaggio del faccia a faccia non è poter “leggere” l’altro.

È avere più possibilità di verificare se ciò che hai comunicato è stato compreso nel modo che immaginavi.

5. Costruisci la relazione nel tempo

La relazione con un collaboratore non si costruisce soltanto nelle grandi conversazioni.

Si costruisce attraverso tanti piccoli contatti.

Un confronto.
Una domanda.
Un momento nel quale ascolti.
Un riconoscimento.
Una difficoltà affrontata insieme.

Gli incontri individuali ti aiutano a conoscere meglio i tuoi collaboratori.

La fiducia si costruisce nel tempo, anche attraverso questi piccoli momenti di confronto.

6. Spieghi meglio cambiamenti e decisioni

Alcune informazioni possono essere comunicate tranquillamente per iscritto.

Altre hanno bisogno di contesto.

Spesso vogliono capire anche:

  • perché è stata presa quella decisione;
  • che cosa cambierà concretamente per loro;
  • che cosa rimarrà invariato;
  • che cosa ti aspetti;
  • che cosa ancora non sai.

Un incontro diretto permette alle persone di fare domande e a te di capire dove stanno nascendo dubbi o interpretazioni diverse.

Non elimina automaticamente malintesi e voci di corridoio.

Ma ti offre maggiori possibilità di affrontarli.

7. Puoi affrontare prima un’incomprensione

Quando una relazione comincia a diventare tesa, continuare a comunicare soltanto attraverso messaggi può peggiorare la situazione.

Una frase viene interpretata male.
Arriva una risposta più fredda.
Tu reagisci al tono.
L’altro reagisce alla tua reazione.

E il problema iniziale rischia di perdersi.

In questi casi può essere molto più utile fermare lo scambio e dire:

  • “Credo che per mail rischiamo di complicare la questione. Parliamone direttamente.”

Non sempre il confronto risolverà il problema.
Ma parlarne direttamente può evitare malintesi.

Se vuoi approfondire il valore delle pause e dell’ascolto nelle conversazioni professionali, puoi leggere anche “15 momenti in cui tacere è meglio che parlare”.

8. Gestisci meglio un feedback delicato

Ci sono feedback che possono essere comunicati velocemente.

Altri richiedono attenzione.

Se devi affrontare un problema di prestazione, un comportamento che si ripete o una situazione particolarmente delicata, il collaboratore deve poter capire che cosa gli stai dicendo e avere la possibilità di rispondere.

Può chiedere chiarimenti.
Portare elementi che non conoscevi.
Essere in disaccordo.

Oppure farti capire che il problema è diverso da come lo avevi interpretato.

Un feedback delicato non è un messaggio da consegnare.
È una conversazione da gestire.

Dare feedback in momenti delicati non è semplice: basta una parola sbagliata per creare tensione.

Scopri il percorso di coaching mirato “Dare feedback costruttivi in situazioni critiche”, che ti aiuta a gestire queste conversazioni con equilibrio e autorevolezza.

Scopri il servizio dedicato.

9. Affronti con maggiore cura questioni personali o sensibili

Non tutto dovrebbe viaggiare attraverso una mail.

Ci sono informazioni personali, difficoltà individuali o questioni riservate che richiedono maggiore attenzione.

Anche qui non esiste una regola valida per ogni situazione.

Ma prima di scrivere qualcosa di delicato, chiediti:

questa persona ha bisogno soltanto dell’informazione oppure ha bisogno di poterne parlare con me?

La risposta può aiutarti a scegliere il canale più adatto.


Vuoi potenziare la tua comunicazione?

Trovi spunti interessanti nel mio libro “Autorevolezza” , ora nella NUOVA edizione aggiornata, è perfetto se vuoi rafforzare la tua presenza autorevole.

Non tutto richiede un incontro

Preferire il faccia a faccia quando serve non significa trasformare ogni questione in una riunione.

Una mail può essere perfetta.
Un messaggio può bastare.
Una telefonata può essere la soluzione più semplice.
Una videochiamata può sostituire bene la presenza quando la distanza non permette di incontrarsi.

La domanda utile è un’altra:

quanto è importante, complessa o delicata la conversazione?

Più aumenta il rischio di incomprensione, più hai bisogno di ascoltare la reazione dell’altra persona e più quella conversazione riguarda la relazione, meno conviene affidarsi soltanto allo scritto.

Le conversazioni più delicate è meglio affrontarle direttamente.

17 differenze tra fare il capo ed essere leader

essere leader

Il mondo del Lavoro è pieno di capi.

Mancano i (grandi) leader.
Mancano i leader.

La scelta spetta interamente a te.
Pensaci prima di fare il prossimo passo. Ecco 17 differenze tra fare il capo ed essere leader.

Fare il capo o essere leader?

 

Un capo insicuro gioca sulla paura
Il Leader traspira fiducia ed entusiasmo

Un capo megalomane dice “IO”
Il Leader dice “NOI”

Un capo “vecchia maniera” si focalizza solo sugli errori e nel trovare il colpevole
Il Leader aiuta i collaboratori a trovare le soluzioni ai loro errori

Un capo insicuro ha paura di “quelli bravi”
Il Leader non boicotta il talento, anzi lo guida e ne diventa il più leale alleato

Un capo old style non festeggia perché centrare il target “fa parte del lavoro”
Il Leader sa che celebrare e festeggiare significa creare coesione e alleanza

Un capo altezzoso decide tutto da solo
Il Leader promuove un lavoro di squadra e coinvolge tutti nel processo decisionale

Un capo cocciuto si concentra su “avere ragione”
Il leader sul “fare la cosa giusta“

Un capo meschino si prende il merito se va bene, incolpa gli altri se va male
Il Leader sa che onestà e integrità sono assolutamente essenziali per il successo

Un capo incerto controlla tutto
Il Leader dà fiducia ai collaboratori e lascia libera iniziativa

Un capo SA come si fa
Il Leader MOSTRA come si fa

Un capo dice “cosa fare”
Il Leader è più interessato a chiedere e ascoltare

Un capo nasconde la sua insicurezza con spavalderia, superiorità e arroganza
Il leader conosce la linea sottile tra essere fiducioso ed essere arrogante

Un capo non fa complimenti perché ha paura che i collaboratori si “montano la testa”
Il Leader sa che il riconoscimento spinge le persone a dare il massimo

Un capo debole non ammette mai l’errore (pensa sia debolezza)
Il Leader ammette i propri passi falsi (sa che è “vera forza”)

Un capo miserabile tratta i collaboratori come sudditi
Il leader prende a cuore i problemi del suo staff e aiuta a bilanciare lavoro/privato

Un capo meschino usa i suoi collaboratori
Il Leader sa che i suoi collaboratori sono la chiave del suo successo

Un capo superato dice “VAI”
Il Leader dice “ANDIAMO”

La vera leadership viene da chi sei, non solo da quello che dici o fai.

È necessario tornare a guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle mansioni da gestire. Essere un leader del tuo team è indispensabile!

Mancano i leader.
Sei pronto a scegliere?

6 cose da fare quando non ti senti abbastanza leader

leader
Alcuni giorni sono semplicemente peggio di altri.

Hai gestito male una riunione.
Un collaboratore ti ha messo in difficoltà.
Hai reagito male a una critica.
Hai preso una decisione.. sbagliata.

Oppure non è successo niente di particolare.

È semplicemente una di quelle giornate in cui non ti senti abbastanza leader.

Ti senti meno sicuro.
Ti vengono dubbi che prima non avevi.
Guardi gli altri e sembrano tutti più capaci di te.

Se hai responsabilità di un team, probabilmente sai di cosa sto parlando.

Mi è capitato di incontrare responsabili molto preparati che, dopo un episodio andato male, cominciavano improvvisamente a mettere in discussione tutto.

Non soltanto quello che era successo.
Proprio loro stessi come leader.

Ecco 6 cose che puoi fare quando succede anche a te.

1. Non usare gli altri per misurare quanto vali

Confrontarti con gli altri può essere utile.

Puoi osservare un responsabile più esperto e imparare qualcosa. Puoi vedere un modo diverso di gestire una situazione e chiederti se potrebbe funzionare anche per te.

Il problema nasce quando sei già in difficoltà e cominci a guardare soltanto ciò che gli altri fanno meglio.

Il collega che parla con grande sicurezza.
Il capo che sembra sapere sempre cosa dire.
Quel responsabile che riesce a farsi seguire senza apparente fatica.

Tu vedi quel momento.

Non vedi tutte le volte in cui anche quella persona ha avuto dubbi, ha sbagliato tono, ha preso una decisione infelice. È tornata a casa chiedendosi se avesse gestito bene una situazione.

Quando non ti senti abbastanza, il confronto rischia di essere truccato in partenza: confronti le tue difficoltà con quello che gli altri mostrano meglio.

E naturalmente perdi.

2. Smetti di pretendere di essere il leader perfetto

Perché tutto questo bisogno di perfezione?

Quando diventi responsabile può insinuarsi un’idea pericolosa: adesso dovresti sapere come comportarti.

Dovresti essere sicuro.
Dovresti trovare le parole giuste.
Sapere quando intervenire, quando tacere.

Dovresti essere autorevole senza essere autoritario, disponibile senza essere troppo disponibile, vicino alle persone senza perdere il ruolo.

Non funziona sempre così.

A volte sbaglierai tono.
A volte parlerai troppo.
Altre volte ti accorgerai che avresti dovuto dire qualcosa e invece sei rimasto zitto.

Fa parte del lavoro.

Essere leader non significa sapere sempre qual è la cosa giusta da fare.

Significa anche accorgerti quando qualcosa non ha funzionato e provare a capire perché.

3. Non continuare a processarti per un errore

Ripensare a un errore serve.

Continuare a rigirarlo per giorni nella testa molto meno.

C’è una differenza tra chiederti:

  • “Che cosa non ha funzionato?”
  • “Che cosa potevo fare diversamente?”
  • “Che cosa farò la prossima volta?”

e continuare a ripeterti:

  • “Ho fatto una figuraccia.”
  • “Non sono capace.”
  • “Un vero leader non avrebbe reagito così.”

Nel primo caso stai cercando di capire.

Nel secondo stai usando un episodio per dare un giudizio su di te.

Lavorando con responsabili e team leader, questa differenza la vedo spesso.

Si parte da una riunione andata male, da un collaboratore che ha reagito male a un feedback, da una decisione contestata.

E nel giro di pochi minuti la domanda non è più:

  • “Ho gestito bene questa situazione?”

Diventa:

  • “Sono davvero capace di fare il leader?”

Sono due domande molto diverse.

4. Ricordati che guidare persone è difficile

Chi ha detto che la leadership è semplice?

Da fuori alcune cose sembrano facili.

Devi dare un feedback? Diglielo.
Un collaboratore non rispetta una regola? Intervieni.
Il team è demotivato? Motivarlo fa parte del tuo lavoro.

Poi ci sei dentro.

E scopri che quel collaboratore ha una storia, un carattere, delle ragioni che non avevi considerato.

Che il feedback che sulla carta sembrava chiarissimo viene accolto male.

Che una decisione corretta può comunque scontentare qualcuno.

Che devi scegliere anche quando non hai tutti gli elementi che vorresti avere.

Guidare persone significa lavorare in situazioni che raramente sono pulite come sembrano sulla carta.

Questa non è una giustificazione per fare male il tuo lavoro.

È semplicemente il lavoro.

5. Accetta che alcune cose non ti riescano ancora bene

Accettarti come leader non significa dirti che vai bene così e non devi cambiare niente.

Significa riuscire a guardarti senza trasformare ogni limite in una condanna.

Magari fai fatica a gestire i conflitti.
Magari rimandi troppo i feedback difficili.
Cerchi troppo l’approvazione del team.
Davanti a una persona molto sicura perdi sicurezza.

Oppure sei molto bravo a decidere ma meno bravo ad ascoltare.

Puoi riconoscere un limite senza concludere che non sei adatto a fare il leader.

Anzi, è proprio quando riesci a guardare con un po’ di lucidità ciò che non ti riesce che puoi cominciare a lavorarci.

6. Concediti il diritto di sentirti giù

Un momento di sconforto non è un segno di debolezza.

Ci sono giornate in cui qualcosa ti colpisce più del previsto.

Una critica.
Una discussione.
Un errore.

La sensazione di non essere riuscito a farti ascoltare.

In quei momenti arrivano facilmente anche i consigli.

  • “Ma dai, che cosa vuoi che sia…”
  • “Non pensarci.”
  • “Devi reagire.”
  • “Fregatene.”

Magari sono detti con le migliori intenzioni.

Ma non devi stare meglio immediatamente.

Non devi fingere serenità.
Non devi diventare iperattivo per non pensarci.

E non devi nemmeno raccontarlo a dieci persone sperando che qualcuno trovi la frase capace di rimettere tutto a posto.

Datti un po’ di tempo.

Poi, quando il rumore si abbassa, torna alla situazione.

  • Che cosa è successo davvero?
  • Che cosa ti ha colpito così tanto?
  • C’è qualcosa che devi correggere?

Oppure stai chiedendo a te stesso molto più di quanto chiederesti a un altro leader nella stessa situazione?

Una giornata storta non dice quanto vali come leader.
Dice soltanto che oggi qualcosa è andato storto.


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“Prima volta Leader” è pensato se hai assunto da poco un ruolo di leader.

Non devi sentirti sempre un leader per esserlo

Ci saranno momenti in cui ti sentirai sicuro del tuo ruolo.

Altri in cui molto meno.

Con il tempo alcune situazioni diventeranno più facili. Altre continueranno a metterti alla prova.

Il punto non è arrivare al momento in cui non avrai più dubbi.

È imparare a non trasformare ogni dubbio in una sentenza su di te.

Se oggi non ti senti abbastanza leader, prima di concludere che non lo sei, prova a capire che cosa è successo.

Forse hai qualcosa da correggere.
Forse devi imparare qualcosa.
Forse hai bisogno di confrontarti con qualcuno.

O forse hai semplicemente avuto una brutta giornata.

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Come smettere di pensare al lavoro quando sei di libero

preoccupazione
Ansia, stress, inquietudine, pensieri.

Nomi diversi.
Il punto, però, non cambia.

La preoccupazione è un seme.
Germoglia e cresce anche senza la nostra volontà.

È un killer silenzioso.
Spesso la minimizziamo.
A volte, addirittura, la neghiamo.

Vediamo 11 spunti concreti per smettere di pensare al lavoro anche quando sei libero.

1. Ricorda ciò che è davvero importante

La vita non si ferma quando stacchi dal lavoro.

Anzi.

Tenere a mente le vere priorità – famiglia, salute, relazioni – rende più facile “staccare” quando sei fuori dall’ufficio.

2. Comprendi il valore reale di una pausa

Sei più creativo e lucido quando sei riposato.

Lo sai già.

Prendere una pausa non significa:

  • dormire
  • ascoltare musica
  • distrarsi con uno schermo
  • andare sui social

Significa interrompere.
Anche solo pochi minuti.

Stare fermi.
Fare nulla.

Sembra facile.
Non lo è.

3. Non parlare di lavoro a casa

Arrivare a casa e raccontare tutte le “magagne” lavorative è allettante.

Ma è una trappola.

Parlarne non scarica l’ansia.
La riattiva.

Rimasticare un problema ti riporta emotivamente nel momento in cui l’hai vissuto.
Con tutto il carico emotivo annesso.

4. Non portarti il lavoro a casa

Meglio finire in ufficio, anche un’ora in più, se serve.

Se porti il lavoro a casa, riponilo una volta terminato.

Un portatile aperto sul divano rovina la cena, la presenza e il riposo.

5. Accetta che non puoi controllare tutto

Come scrivo in “Prima volta Leader”, viviamo in tempi complessi e incerti.

Puoi pianificare quanto vuoi.
Gli imprevisti arriveranno comunque.

Non sprecare energia su ciò che non dipende da te.
Produce solo ansia e frustrazione.

Accetta.
Adattati.
Focalizzati sulle prossime azioni.

Lascia spazio all’imprevisto. Tanto, arriverà lo stesso.

La gestione dell’imprevisto per alcuni può essere spiazzante.
Ne parlo meglio in questo articolo.

6. Non annegare in paure vaghe

La mente ansiosa ama gli scenari catastrofici.

Chiediti:
Qual è la cosa peggiore che potrebbe accadere?

Quando la chiarisci davvero, spesso scopri che:

  • non è così terribile
  • è anche improbabile

Bastano pochi minuti di lucidità per risparmiare ore di preoccupazione.

7. Distingui tra “analizzare” e “rimuginare”

Analizzare significa:

  • capire cosa è successo
  • imparare
  • ripartire

Rimuginare significa:

  • pensare e ripensare
  • colpevolizzarsi
  • non imparare nulla

L’analisi chiude.
Il rimuginare tiene aperta la ferita.

8. Capisci che rimuginare non risolve nulla

Rimuginando hai l’illusione di controllare l’ansia.
In realtà la stai alimentando.

Non trovi soluzioni. Rafforzi il problema.

Chi rimugina non arriva mai alla risposta.

9. Frequenta persone emotivamente sane

L’energia è contagiosa.

Stare con persone lucide, equilibrate, positive ridimensiona i problemi.

Una conversazione intelligente,
anche con chi è fuori dal tuo settore,
può cambiare prospettiva.


La comunicazione è il cuore dell’autorevolezza.

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Trovi spunti nei miei libri:

– “Autorevolezza” – NUOVA edizione 2025, per rafforzare la tua presenza autorevole

– “Prima volta Leader”, se hai da poco assunto un ruolo di guida.

10. Fissa un “appuntamento” con la preoccupazione

Non pensare ai problemi tutto il giorno.

Raccogli solo i dati necessari.
Stabilisci un momento preciso per pensarci.

Mezz’ora al mattino basta.
Evita la sera.

Pensare prima di dormire garantisce solo una notte agitata!

11. Riduci l’uso del digitale

A volte lavorare la sera è necessario.
Ma non farlo per curiosità.

Se non è urgente, resisti.
Lascia smartphone e PC fuori dal tuo tempo libero.

Il benessere non è fortuna.
È una scelta.
E richiede anche uno sforzo consapevole.

In definitiva

Pensare meno al lavoro non significa essere meno responsabili.

Significa essere più lucidi.

E tu hai il diritto di “chiudere” la mente, ogni tanto.