Il tuo CV spaventa? Al colloquio senza nascondere il tuo valore

CV troppo qualificato
Che tu sia
un impiegato amministrativo con anni di esperienza,
un venditore che ha sempre superato i target,
o un manager che ha gestito team e budget importanti…

potresti imbatterti in un paradosso sottile e frustrante:
l’overqualifica.

Ovvero?
Hai un CV che “spaventa”.

Un bel titolo in cima.
Competenze solide.
Esperienza in contesti multinazionali.
Ruoli di responsabilità
(ex CEO, Direttore Generale).

Sei convinto — giustamente — che tutto questo dovrebbe aprirti più porte.
E invece, spesso,
succede l’opposto.

Quando il CV è troppo forte

I colloqui arrivano con il contagocce.
E quando arrivano, qualcosa si inceppa.

Ti ascoltano.
Annuiscono.
Fanno i complimenti.

Poi arriva la frase:

  • “Siamo rimasti colpiti dal suo profilo, ma forse è troppo qualificato per questo ruolo.”
  • “La sua candidatura è di grande valore, ma cerchiamo un profilo più allineato.”

Troppo qualificato?
Troppo esperto?
Too much … cosa?

Ti è mai capitato?

E così accade il paradosso:
più valore porti,
più diventi scomodo per chi dovrebbe sceglierti.

Cosa pensa (davvero) un selezionatore

Spesso non viene detto apertamente.
Ma può essere pensato.

“Questo ci mangia.”
“Vuole il mio posto.”

Se mostri più esperienza del tuo futuro capo, puoi diventare una minaccia.

“Non durerà.”
“È solo un ripiego.”

Temono che ti annoierai, che non accetterai le regole,
che tu sia lì “in attesa di meglio”.

“Non accetterà il nostro modo di lavorare.”
“Non accetterà ordini.”

Troppa seniority viene letta come rigidità.
Come voglia di imporre il proprio metodo.

“Pretenderà uno stipendio alto.”

Traduzione:
aspettative salariali,
autonomia,
status che l’azienda teme di non sostenere.

Come rispondere a queste paure (senza sminuirti):

Anticipa il timore.

Non aspettare che te lo dicano.

Puoi usare frasi come:

  • “So che il mio background è ampio, ma proprio per questo sono molto chiaro su cosa cerco oggi e perché questo ruolo mi interessa davvero.”
  • “Ho avuto ruoli ampi, è vero. Oggi però voglio portare valore in modo operativo, concreto.”
  • “Non cerco status. Cerco senso.”

Chiarisci le tue motivazioni.

Se pensano che “ti stai accontentando”,
e non è così… dillo!

  • “Ho scelto di cambiare passo perché cerco un progetto in cui credere davvero.”
  • “Dopo anni ad alta pressione, oggi cerco un contesto sostenibile dove lavorare con qualità e continuità.”

Mostra autorevolezza, non autorità.

Il tono fa la differenza.

Se dimostri di non aver bisogno di comandare,
abbatti molte resistenze.

Mostra curiosità,
non superiorità.
Fai domande.
Ascolta.

Frase utile:

  • “Mi interessa entrare in un contesto dove posso imparare e portare valore, anche in ruoli più operativi.”

Rendi il CV più accessibile (non più povero)

Nel CV o nella lettera puoi usare formule come:

  • “Manager esperto, oggi focalizzato su progetti collaborativi e ad alto impatto.”
  • “Project Leader orientato ai risultati, pronto a supportare la crescita delle PMI.”
  • “Cerco un contesto concreto dove mettere l’esperienza al servizio di un progetto reale.”
  • “Leadership discreta, adattabile, orientata alle persone.”
  • “Esperienza manageriale al servizio di contesti meno strutturati ma ad alto impatto.”

Smussa i titoli (senza mentire)

Meno “ingessamento”, meno autocelebrazione.

  • CEO → Direzione generale e supervisione operativa
  • Area Sales Director → Attività commerciale consulenziale sul territorio
  • Senior Accounting Expert → Referente contabile con visione d’insieme

CV troppo qualificato? Taglia il superfluo

Rimuovi esperienze troppo datate o non rilevanti.
Non devi nasconderti.

Devi aiutare l’altro a fidarsi.

Chi seleziona non cerca solo competenze.
Cerca adattabilità.
Sicurezza.
Trasparenza.

In finale

Ti sei riconosciuto?
Hai la sensazione che il tuo valore venga frainteso — o peggio, vissuto come un problema?

Posso aiutarti a riposizionare il tuo profilo con intelligenza e strategia.

Se vuoi:

  • tradurre autorevolezza in accessibilità
  • posizionarti senza svenderti
  • preparare anche la presentazione per il colloquio

Scrivimi.
Lavoriamo sul tuo CV e sulla strategia di colloquio in modo mirato.

Come mostrare la passione in un colloquio di lavoro

mostrare la passione nel colloquio
Cosa cercano i reclutatori nei candidati?

Una delle cose più comuni è senza dubbio la passione.

Sembra facile dimostrarla.
In realtà non lo è.

Non basta dirlo.
Devi farla vedere.

E devi trovare un equilibrio: entusiasmo sì, ansia no.

Il colloquio è già stressante di suo

Se sei timido o introverso, lo è ancora di più.

Strette di mano.
Presentazioni.
Parlare di te.
“Venderti”.

Molti vivono tutto questo come un’esibizione.

Tuttavia, parlare dei propri risultati non è arroganza.
È riportare fatti.

Se racconti come hai risolto un problema, imparato qualcosa o collaborato con un team, stai semplicemente mostrando il tuo valore.

Parlane come faresti con una persona di fiducia.

Mostrare la passione nel colloquio? Prepara storie, non elenchi

Prima del colloquio, studia l’azienda.

Sito, mission, prodotti, mercato.
Capisci dove si colloca e come si muove.

Arrivare preparato cambia tutto: dimostra interesse reale.

E ti evita risposte generiche alla classica domanda:

  • “Perché vuole lavorare qui?”

LA TUA AUTOREVOLEZZA ANCHE AL COLLOQUIO: > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro “Autorevolezza”.

“Mi parli di lei?” → vai oltre l’elenco

Non rispondere con una lista di esperienze.

Funziona, ma fino a un certo punto.

Quello che fa la differenza è il perché.

Perché hai fatto certe scelte?
Cosa ti ha motivato?
Che impatto hanno avuto?

Non limitarti a dire cosa hai fatto.
Spiega cosa ti ha mosso.

Non parlare solo di ciò che conviene a te

“È una grande opportunità per la mia carriera.”
“Avete un’ottima reputazione.”

Tutto vero.
Ma non basta.

Se vuoi trasmettere passione, collega il tuo interesse ai valori, alla missione, all’impatto dell’azienda.

Mostra cosa ti coinvolge davvero del lavoro.

Non avere paura di dire che ami quello che fai.
Sii concreto su cosa, esattamente, ti appassiona.

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Racconta da dove nasce il tuo interesse

Se ha senso per il ruolo, condividi una parte della tua storia.

  • “Sono cresciuto in un contesto in cui…”
  • “Mi sono appassionato quando…”

Non serve esagerare.
Serve autenticità.

Una storia vera resta.
Una costruita si sente.

Attenzione a non strafare

Nel tentativo di sembrare preparato, potresti sembrare arrogante.

Evita frasi assolute:

  • “So tutto su…”
  • “Sono un esperto di…”

Rischiose, soprattutto se davanti hai qualcuno davvero esperto.

Meglio restare sui fatti.
E su ciò che ti stimola davvero del ruolo.

La passione non ha bisogno di essere gonfiata.

Dove spendi il tuo tempo (dice molto di te)

Mostra cosa fai oltre il minimo richiesto.

Progetti personali.
Attività extra.
Interessi coltivati nel tempo.

Non serve impressionare.
Serve far capire cosa-ti-spinge.

Hobby sì, ma con senso

App, contenuti, volontariato, blog, progetti.

Se c’è coerenza con il ruolo, portali.

La passione vera non si ferma all’orario di lavoro.

Vuoi mostrare la passione nel colloquio? Fai domande che contano

Il momento finale del colloquio è spesso sottovalutato.

Preparati.

Domande intelligenti dimostrano attenzione e curiosità.

Evita di partire subito da stipendio e orari.
Concentrati su scelte aziendali, strategie, direzione.

Le tue domande parlano di te.

Sii autentico

La passione finta si percepisce.

Quella vera anche.

Non serve costruire un personaggio.
Serve essere coerente.

Mostra interesse.
Ma resta credibile.

Dimostra, non dichiarare

Porta esempi concreti.

Esperienze.
Risultati.
Progetti.

Se puoi, usa un portfolio.

Un racconto è forte.
Una prova lo rende credibile.

In definitiva

Non limitarti a dire cosa hai fatto.

Spiega perché lo hai fatto.

È lì che si vede la passione.

Nei motivi.
Nelle scelte.
Nella coerenza.

La differenza non la fa chi parla di più.
La fa chi riesce a farsi capire davvero.

15 frasi da non dire al colloquio di lavoro

frasi da non dire al colloquio

Foto di Skyler Ewing da Pexels

Durante il colloquio di lavoro è importante sapere cosa dire.

Ma è altrettanto importante sapere cosa non dire.

A volte basta una frase sbagliata, detta con leggerezza o nervosismo, per compromettere l’impressione che stai costruendo.

Ecco alcune frasi da non dire al colloquio.

“Scusate il ritardo”

Arrivare tardi e partire subito con lunghe giustificazioni ti mette immediatamente in difficoltà.

Nemmeno arrivare troppo in anticipo è ideale.

Costringi l’intervistatore a interrompere quello che sta facendo per “gestirti” prima del previsto.

“Sto cercando un lavoro meno stressante”

Dire che vuoi un lavoro più tranquillo rischia di farti apparire scarico o poco motivato.

Molto meglio parlare di:

crescita professionale,
nuove responsabilità,
voglia di imparare.

“Vorrei aprire una mia attività”

Anche se vuoi trasmettere intraprendenza, attenzione.

Nessuna azienda vuole sentirsi una soluzione temporanea.

Se dai l’impressione di essere lì “in attesa di altro”, il selezionatore inizierà a dubitare della tua motivazione reale.

“Farei qualsiasi cosa pur di lavorare qui”

Può sembrare entusiasmo.

Spesso comunica il contrario.

È una tipica delle frasi da non dire al colloquio. Rischi di svalutarti.

Le aziende cercano persone interessate a un ruolo preciso, non qualcuno disposto ad accettare qualunque cosa.

“Non ho mai avuto fallimenti”

Questa frase suona poco credibile.

E anche un po’ arrogante.

Tutti hanno commesso errori,
vissuto battute d’arresto o affrontato momenti difficili.

La differenza sta nel modo in cui li racconti.

Con lucidità.
Concretezza.
Capacità di analisi.

Parlare male del vecchio capo o dell’azienda precedente

Anche se hai vissuto un’esperienza terribile, evita sfoghi e rancore.

L’intervistatore potrebbe pensare:

“Un giorno parlerà così anche di noi.”

Mantieni un tono professionale.

Concentrati su ciò che hai imparato e su quello che cerchi oggi.

“Non lo so”

Può capitare una domanda difficile o inaspettata.

Ma liquidarla con un semplice “non lo so” raramente ti aiuta.

Meglio prendere un secondo per riflettere.
Oppure chiedere qualche chiarimento.

Dimostri presenza mentale e capacità di ragionamento.

Parlare subito di ferie, benefit e stipendio

Attenzione ai tempi.

Se inizi il colloquio chiedendo ferie, orari o straordinari, rischi di sembrare focalizzato solo su quello.

L’azienda, all’inizio, vuole capire soprattutto una cosa:

che valore puoi portare.

Ci sarà il momento giusto anche per parlare di retribuzione.

“È scritto nel curriculum”

Se il selezionatore ti fa una domanda su qualcosa presente nel CV, non limitarti a rimandarlo lì.

Vuole capire come racconti le tue esperienze.

Come comunichi.
Come colleghi il tuo percorso alla posizione proposta.

“Sto attraversando un periodo difficile”

Molte persone saranno comprensive.

Ecco una delle frasi da non dire al colloquio. L’intervista di lavoro non è il luogo giusto per entrare troppo nei problemi personali.

Mantieni il focus sulla tua dimensione professionale.

“Non ho domande”

Una delle peggiori chiusure possibili.

Fare domande dimostra interesse, curiosità e coinvolgimento.

Un colloquio dovrebbe diventare una conversazione.

Non un interrogatorio.

Fare domande banali sull’azienda

Prima del colloquio informati.

Sito web.
Mission.
Settore.
Prodotti.

Presentarti senza sapere quasi nulla dell’azienda trasmette superficialità.

“So di avere poca esperienza”

Non sottolineare continuamente ciò che ti manca.

Il CV lo hanno già letto.

Piuttosto valorizza:

le tue competenze,
la voglia di imparare,
le capacità organizzative e relazionali.

“Devo chiedere al mio partner”

Se hai bisogno di tempo per decidere, chiedilo.

Ma evita di dare l’impressione che la scelta dipenda completamente da qualcun altro.

Può trasmettere insicurezza.

“Per che ora finiremo?”

Mai dare l’impressione di avere fretta.

Il selezionatore potrebbe leggerlo come disinteresse o scarsa disponibilità.

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“Il mio difetto? Sono troppo perfezionista”

È una risposta ormai abusata.

Un cliché.

E soprattutto non dice davvero nulla della tua personalità o del tuo modo di lavorare.

In conclusione

Durante un colloquio non parlano solo le competenze.

Contano anche:

tono,
atteggiamento,
presenza,
scelta delle parole.

A volte non è la frase brillante a fare la differenza.

È evitare quella sbagliata.

Frasi divertenti sul colloquio di lavoro

un colloquio di lavoro
Quando aspetti una risposta dopo un colloquio
non c’è dubbio..

il tempo si dilata.
Sembra scorrere più lentamente.

Ti dicono:
“Le faremo sapere tra una settimana.”

Per te diventa un’attesa snervante.
Una sospensione continua.
Quasi un logorio.

Per l’azienda, invece, è solo una scadenza.
Un momento decisionale da comunicare… tra una settimana.

Il colloquio di lavoro mette alla prova

Per molti, è una situazione stressante.

Devi essere ambizioso
senza risultare impaziente.

Disponibile
senza sembrare timoroso.

Flessibile
senza farti sfruttare.

Sicuro di te, determinato, credibile…
senza alzare troppo i toni.

Il confine è sottile.

Basta poco per sembrare eccentrico.
O, al contrario, poco incisivo.

Un modo per alleggerire

Per questo ho raccolto alcune frasi divertenti
(che ho trovato sul web e in particolare su aforisticamente).

Un modo per sdrammatizzare
un momento che, spesso, di divertente ha ben poco.

Prima dei 30 anni, troppo giovane, senza esperienza.
Dopo i 50 anni, troppo vecchio, troppo caro.
Per molti la speranza di lavoro è di 20 anni
contro una speranza di vita di 100 anni.

Bernard Pivot

 

L’Italia è una Repubblica fondata sui colloqui di lavoro.

Graziella Natale

È facile passare un colloquio di lavoro, basta essere per 20 minuti tutto il contrario di quello che sei veramente.

p_episcopo, Twitter

“Nel suo curriculum lei ha specificato che parla una lingua straniera. L’inglese?”.
E il candidato: “Oui”.
“Ma questo è francese!”.
“Allora corregga: parlo due lingue straniere”.

Anonimo

“I suoi punti di forza?”
“Sono ottimista.”
“Mi farebbe un esempio?”
“Quando comincio?”

Anonimo

Sogno di andare ad un colloquio di lavoro e spiazzare tutti esordendo con un “Vi farò sapere”,
andandomene.

unFabbioAcaso, Twitter

Ti offrono uno stage gratis.
Pensi: “È solo l’inizio, farò carriera”.
Un anno dopo sei dirigente gratis.

IdeeXscrittori, Twitter

Negli annunci di lavoro sono tutte “aziende leader nel settore”. Mai che uno scriva “piccola azienda col padrone stronzo”.

FranAltomare, Twitter

PIÙ AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > Il mio libro “Autorevolezza” (NUOVA edizione aggiornata 2025) ti guida se vuoi consolidare il tuo impatto e carisma.

“Buongiorno, sono venuto per il colloquio di lavoro.”
“Ha esperienza?”
“Sì, questo è il mio 75esimo colloquio!”

Anonimo

“Ha degli hobby?”.
“Ho una collezione di 150 figure di merda”.
“Le sembrano cose da dire ad un colloquio di lavoro?”.
“151”.

Anonimo

“E il colloquio di lavoro?”
“L’ho superato.”
“Davvero? Grande!”
“Intendevo il trauma. L’ho superato.”

IdeeXscrittori, Twitter

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“Lei come si definirebbe?”
“Come la nebbia del mare.”
“Capisco. Perché lei è un tipo misterioso?”
“No, perché prima delle dieci e mezzo, undici non mi alzo mai.”

Luca Klobas

La parte più difficile di un colloquio di lavoro è ricordare tutti i talenti che ti sei inventato.

BarbyeTurica, Twitter

Fare il ministro del lavoro in un paese dove il lavoro non c’è, è come fare il bidello di una scuola a Ferragosto!

Maurizio Crozza

Esito colloquio di lavoro: come gestire l’ansia dell’attesa

esito colloquio di lavoro

Foto di cottonbro da Pexels

L’intervista di lavoro è finita.
Non è la prima.

Sai che siete rimasti in tre.
Ormai siamo al rush finale.
Alla decisione finale.

Il colloquio si è concluso con il prevedibile:
“Le faremo sapere.”

Tempi d’attesa?
1 settimana…
Uhm.
7 giorni.
168 ore d’attesa.

Uno stillicidio.

“Il buio e l’attesa hanno lo stesso colore.”

Giorgio Faletti

A quel punto inizia
(l’ossessiva) ricerca di indizi
per scoprire “come andrà a finire”.

Questo screening è spesso accompagnato
da tensione e ruminazione.

E non ti dico poi se,
oltre a questa risposta,
ne attendi anche un’altra precedente.

Che fare?
Cosa scegliere?

Se stai pensando di aver parlato troppo,
o di non aver parlato abbastanza,
o che alla domanda “dove ti vedi tra 5 anni” hai balbettato…

Ricorda: non vale la pena stressarti.

Non puoi tornare indietro nel tempo per cambiare.
Quindi perché preoccuparsi?

Macché.

Aspettare con trepidazione la telefonata,
controllare “se c’è linea”,
è estremamente logorante.

Finisci per perdere concentrazione
e sprecare tempo prezioso
che potresti investire in altre opportunità di lavoro.

Indirizza la tua energia nell’e-mail di follow-up.
E reinvesti quel vigore nella tua ricerca.

Continua la ricerca di lavoro

Perché?
Non è meglio aspettare che rispondano prima?

No.

Non dimenticare l’obiettivo finale:
trovare un lavoro.

Mandi una candidatura.
Aspetti la risposta.
Ti chiamano per il colloquio.
Pensi che sia andata bene.
Aspetti ancora.

Poi scopri che la scelta è andata su un altro candidato.
Peccato.

Peccato sì, perché
da quando hai mandato la prima mail
alla risposta
sono passati quasi due mesi.

E tu, nel frattempo?
Hai solo aspettato.

Non aspettare che finisca l’intero iter
di una sola selezione.

Apri più canali.
Più alternative.
Più sbocchi.

Porta avanti più selezioni alla volta

Non fermarti.
Rilancia.

Non aspettare.
Non sperare.

Continuare la ricerca di lavoro
ti aiuta a distogliere la mente dall’esito del colloquio
e a usare meglio il tuo tempo.

Resta concentrato.
Produttivo.

E, sì:
il tempo passerà anche più velocemente.

Il tempo non scorre allo stesso modo per tutti

Quando aspetti una risposta importante,
il tempo si dilata.
Sembra rallentare.

“Le faremo sapere tra una settimana”,
per te che aspetti
diventa un logorio continuo.

Per l’altra parte, invece,
è solo una decisione da comunicare…
tra una settimana.

Non credere che HR,
il datore di lavoro
o il manager che deve firmare il contratto
stia pensando:

“Meglio sbrigarsi, il candidato è in fervida attesa.”

Né che facciano apposta
a tenere i candidati sui carboni ardenti.

Le priorità sono diverse.

E spesso cambiano all’improvviso.

Ricordarlo aiuta a fare un respiro profondo
e a concedere il tempo necessario.

Non saltare alle conclusioni

Se cerchi di decifrare messaggi nascosti
durante il colloquio,
rischi solo di farti del male.

Dire che ci sono altri candidati
non significa che non siano stati colpiti da te.

Nella maggior parte dei casi,
le osservazioni fatte durante l’intervista
servono solo a tenerti informato.

Non leggere tra le righe.
Non costruire storie.

Evita conclusioni affrettate.

Ti risparmierai delusioni inutili
e manterrai aperte più opzioni possibili.

Esito colloquio di lavoro? Non vedere solo i lati negativi

Valutare il colloquio è utile.
Farlo diventare un’ossessione, no.

Se ti fissi solo su ciò che forse hai sbagliato,
minerai la fiducia per i colloqui futuri.

E sprecherai un’occasione di crescita.

Impara dai tuoi errori.
Sii costruttivo nella tua autocritica.

Non analizzare troppo.
Probabilmente non è andata così male
come pensi.

E se la risposta ritarda…

Quando passa “troppo tempo”,
la mente inizia a correre.

Fantastica.
Divaga.
Vaneggia.

E presume il peggio.

Più o meno così:

Non mi rispondono →
c’è un problema →
il problema sono io →
non sono piaciuto →
non prenderò il lavoro →
la mia carriera è finita.

Sic. Sic. Che sfigato.

Esagerazioni?

Eppure, molti professionisti e manager
si lasciano risucchiare da questo vortice
— complice l’ansia —
fino a consumarsi
nel fisico e nella testa.

L’attesa fa galoppare la fantasia.
E vedere fantasmi ovunque.

Chiediti:

  • Riesci davvero a sentire queste emozioni negative?
  • Stai giudicando le intenzioni degli altri attraverso il filtro dell’ansia?
  • Non stai forse esagerando?

Quando aspetti l’esito di un colloquio
è fondamentale fare un passo indietro,
fare un bel respiro profondo

Rimettere ordine nei pensieri.

A volte nemmeno il datore di lavoro ha tutte le idee chiare

Se non ti hanno spiegato i prossimi passi
non significa che l’esito sia negativo.

Spesso l’intervistatore
non conosce davvero gli step successivi.

Le aziende sono concentrate su costi,
scenari di mercato,
decisioni ancora in evoluzione.

Non far galoppare la fantasia

È spesso forviante e ansiogena.

Per quanto riguarda l’esito di un colloquio di lavoro,
ricorda:
la calma è (davvero) il potere dei forti.

Un buon curriculum ti apre la porta.

Ma è il colloquio
— e come lo gestisci prima e dopo —
a farti ottenere il lavoro.

Mi auguro che questi suggerimenti
per gestire l’ansia da esito del colloquio
ti siano stati utili.

L’attesa non è passività.
È disciplina.

8 segnali evidenti che il colloquio di lavoro è andato male

colloquio di lavoro è andato male

Foto di Alena Darmel da Pexels

Hai la sensazione che il colloquio di lavoro sia andato male?
O almeno… non come speravi?

Hai colto qualche segnale “strano”, ma non sai bene come interpretarlo?

Prima di tutto, una cosa importante:
ne avrai certezza solo quando riceverai una risposta.

Capita spesso di chiudere mentalmente la questione…
e poi ricevere l’invito al secondo colloquio.

Detto questo, vediamo 8 segnali che potrebbero (sottolineo: potrebbero) indicare che il colloquio non è andato come speravi.

1. Te l’hanno detto apertamente

Succede raramente, ma può capitare.

Gli intervistatori ti hanno detto chiaramente di avere dubbi sulla tua esperienza o su alcune risposte.

Non farti prendere dal panico.
Anzi: è meglio di quanto pensi.

Nel 95% dei casi non dicono nulla e scartano.
Qui, invece, ti stanno dando la possibilità di spiegarti o chiarire.

Se però il colloquio si chiude senza darti spazio per farlo, è improbabile che il percorso prosegua.

2. Tornano più volte sugli stessi punti

Stesse domande, viste da angolazioni diverse.

Il “buco” nel CV.
Il motivo per cui hai lasciato il lavoro precedente.

È un segnale di dubbio, non ancora risolto.

Se hai modo di approfondire, è un buon segno.
Ma evita risposte vaghe o evasive.

Qui servono chiarezza e precisione, non battute di circostanza.

3. Scarsa attenzione

Un intervistatore coinvolto:

  • sorride
  • annuisce
  • segue quello che dici

Se invece lo percepisci presente solo fisicamente,
poco reattivo, con energia bassa e sguardo altrove…

potrebbe essere un segnale di disinteresse.

4. Il colloquio finisce troppo presto

Un colloquio lungo è spesso un buon segnale.
Uno che termina prima del previsto, meno.

Attenzione però alle eccezioni:
ritardi, agenda piena o decisione già presa (in positivo).

Non è una sentenza, ma è un campanello.

5. Nessuna indicazione sui prossimi passi

Non ti hanno detto:

  • come prosegue la selezione
  • quando arriverà una risposta
  • cosa aspettarti dopo

Può significare molte cose:
bocciatura, dimenticanza o scarsa organizzazione interna (che comunque non è un buon segnale).

6. Non ti hanno dato spazio per fare domande

Il colloquio è uno scambio, non un interrogatorio.

Se l’intervista si chiude senza lasciarti fare domande,
oppure ricevi risposte vaghe e frettolose ..

potrebbero aver già deciso di guardare altrove.

Essere un segnale che il colloquio di lavoro è andato male.

7. Non “vendono” l’azienda o il ruolo

Quando un colloquio va bene, i selezionatori parlano del futuro:

  • opportunità
  • crescita
  • contesto
  • ruolo

Se non cercano minimamente di renderti entusiasta,
potrebbe essere un segnale di scarso interesse.

8. Non hanno chiesto la tua disponibilità

Domande come:

  • Quando potresti iniziare?
  • Stai facendo altri colloqui?
  • Quando potresti lasciare l’attuale azienda?

Se arrivano, è spesso un ottimo segnale.
Se non arrivano, non è una condanna… ma resta un indicatore.

In conclusione

Questi sono segnali, non certezze.

Concediti un momento di delusione: è normale.
Poi riprendi lucidità.

Invia sempre una mail di ringraziamento.

Rifletti su cosa potresti migliorare.
Ogni colloquio è “allenamento”.

Vuoi potenziare il tuo approccio ai colloqui di lavoro?

Con le sessioni di coaching personalizzate puoi:

  • rispondere in modo più efficace
  • evitare di diventare accondiscendente
  • verificare CV e strategia di risposta
  • preparare le domande più delicate
  • gestire l’ansia da colloquio

Perché il colloquio non si “subisce”.
Si guida.

9 segnali che il colloquio di lavoro è andato bene

il colloquio di lavoro

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

Se c’è una cosa che fa ammattire le persone dopo un colloquio di lavoro,
è il tempo di risposta.

Se ricevi un feedback negativo.
Bene! (comunque)
Ti permette di chiudere mentalmente subito la questione.

Se ricevi un feedback positivo.
Woowww!
È tempo di festeggiare.

Qualche volta gli intervistatori sono così chiari da dirti direttamente che hai / non hai le capacità e l’esperienza che stanno cercando.

Spesso, però, non è così.
“Le faremo sapere”
è la peggiore delle risposte.

Non chiude.
Ti lascia in sospeso.

A volte la risposta arriva dopo giorni

Altre volte, non arriva proprio.

I giorni successivi al colloquio possono essere esasperanti.
Soprattutto se hai urgenza di cambiare o trovare lavoro.

Il tempo si dilata.
L’attesa si carica di nervosismo.

L’ottimismo iniziale lascia spazio al dubbio.
E il dubbio… scava.

Ripensi a tutto.
Ogni risposta.
Ogni espressione.

“È andata bene?”
“No, aspetta…”
“Ha detto ci sentiamo o ci sentiremo?”

È il gioco della mente.
Lo facciamo (più o meno) tutti.

E no:
non puoi entrare nella testa del selezionatore.

A questo proposito leggi mio post “Esito colloquio di lavoro: come gestire l’ansia dell’attesa“.

Segnali che indicano che hai fatto una buona intervista

Anche se non puoi sapere con certezza come andrà a finire.

Quindi, la prossima volta che senti salire l’ansia,
respira
e guarda se riconosci questi 9 rilevatori positivi.

Nota importante:
non esistono segnali infallibili.

Segnali positivi ≠ garanzia di assunzione.
Segnali assenti ≠ colloquio disastroso.

Lo vedo spesso nel mio lavoro di career coach:
“Strano…mi sembrava il colloquio fosse andata bene”.

Succede.

1. Il colloquio è durato più del previsto

Se l’incontro supera il tempo programmato,
è probabile che l’intervistatore sia interessato.

Quando un profilo non convince,
di solito si chiude in fretta.

Il tempo è poco.
Se ne “ruba” un po’ per te,
vuole conoscerti meglio.

Sta investendo.

2. Il linguaggio del corpo è stato positivo

La comunicazione non verbale dice molto.

Nota se il selezionatore:

  • mantiene il contatto visivo
  • sorride
  • annuisce
  • prende appunti
  • è reattivo

In un colloquio di gruppo, osserva chi-decide.
Se è coinvolto, è un buon segnale.

3. Anche la comunicazione verbale è stata positiva

Di solito i selezionatori parlano in modo neutro:
“La persona in questo ruolo…”

Ma se scappano frasi come:

  • “Quando inizierai…”
  • “Quando ci rivedremo…”
  • “Hai chiaramente le qualifiche”

“Ci sentiremo presto”
è molto diverso da
“Le faremo sapere”.

4. La conversazione è diventata informale

Meno interrogatorio.
Più dialogo.

Quando il clima si scioglie,
l’intervistatore è a suo agio con te.

Tuttavia, alcune aziende conducono interviste molto strutturate,
quindi non scoraggiarti se sembrano attenersi al “copione”
e l’intervista è formale.

5. Incontri altri membri del team

Se, prima di andare via, ti presentano:

  • colleghi non previsti
  • team leader
  • decisori

sei sulla buona strada.

Se chiamano il capo, il titolare, il CEO…
puoi essere moderatamente ottimista.

6. Ti parlano di vantaggi

A un certo punto, il colloquio cambia direzione.
L’azienda comincia a vendere se stessa.

Benefit.
Crescita.
Opportunità.

Sta cercando di rendere l’offerta attraente.
Vuole chiudere con te.

7. Ti spiegano i prossimi passi (con tempi)

Se ti illustrano cosa succede ora,
è un buon segnale.

Se entrano nei dettagli,
ancora meglio.

Altri indicatori forti:

  • fissano subito un altro colloquio
  • chiedono quando potresti iniziare
  • domandano se hai altre trattative aperte

Temono di perderti.

8. Risposta rapida alla mail di follow-up

Hai inviato una mail di ringraziamento.
Personalizzata.
Educata.

Ricevi risposta lo stesso giorno (o il giorno dopo).
Ottimo segnale.

Se ti chiamano o scrivono personalmente,
sei in pole position.

9. Altri segnali forti

  • Ti fanno visitare l’azienda
  • Dicono: “Qui lavorerai”
  • Ti invitano a pranzo o per un caffè
  • Ti accompagnano all’uscita continuando a parlare

Sono tutti indizi che contano.

E ora?

Hai fatto la tua intervista.
Hai contato i segnali.

Festeggia.
Un po’.

Poi:

  • invia (se non l’hai fatto) la mail di ringraziamento
  • annota ciò che è emerso
  • resta ottimista, ma con i piedi per terra

Ogni buon colloquio è un passo avanti.

In conclusione

L’attesa non è sotto il tuo controllo.

La preparazione sì.

Ed è lì che si gioca la vera differenza.

Preparazione efficace per colloqui di lavoro faccia-a-faccia o online.
Scopri il coaching per il colloquio vincente.

Colloqui di lavoro: l’attenzione del selezionatore non si pretende, si guadagna

colloqui di lavoro

Foto di Aksel Lian da Pixabay

Il selezionatore ti sta accompagnando in una saletta per il colloquio di lavoro
Il momento è arrivato.

Sei concentrato. Bene!
Rilassati ancora un po’.

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Fino a ieri ti sei concesso il lusso di perderti in qualche fantasticherie … come spenderai il tuo primo stipendio nel tuo nuovo posto di lavoro.

Ma questo non è ancora il momento di discutere di salario e date di inizio.

Piuttosto, molto più umilmente, concentrati sull’obiettivo del primo colloquio …
ottenere il secondo colloquio.

L’autorevolezza comincia con un “ingresso” autorevole

Dal primo istante d’incontro, stai “inviando” messaggi non verbali.
Anche se non dici niente, il linguaggio del tuo corpo rivela i tuoi sentimenti e le tue vere intenzioni.

Appena farai il tuo ingresso nella stanza del colloquio … è fatta!
Una volta che inizi la conversazione, la prima impressione è stata già “registrata”.
E difficilmente si torna indietro…

Evita “ingressi” esitanti, goffi o al contrario pomposi e arroganti.
Passo deciso ma non affrettato. Assicurati di salutare tutti con un sorriso.

Evita anche lo sguardo basso. Raddrizza le spalle!
Stai trattando un posto di lavoro non elemosina.

Per approfondire leggi il post: Come entrare con autorevolezza nella stanza del colloquio

Riconosci la tua ansia invece di reprimerla

Se il pensiero di un’intervista di lavoro ti fa venire il mal di pancia,
non sei l’unico.

Invece di nascondere il tuo nervosismo dietro un sorriso di circostanza,
dovresti semplicemente riconoscere i tuoi sentimenti ansiosi.
E farci pace.
 

 
Accettare (accogliendo) la tua ansia invece di cercare di soffocarla.

  • “Mi sento ansioso per l’intervista di lavoro”. Va bene!
    Avrò comunque fiducia e successo.”

Per approfondire leggi il post: Come nascondere il nervosismo.

Gestisci l’irrequietezza.
Presta attenzione al tuo linguaggio del corpo.

Non camminare frettolosamente, non rispondere rapidamente,
non parlare velocemente.

Durante i colloqui di lavoro, cerca di rilassati.
Assicurati di non tamburellare con le dita, mostrare la gamba o il piede “ballerino”.

Le persone che mantengono -nei colloqui di lavoro- il contatto visivo sono giudicate più autorevoli e fiduciose

Non c’è niente di più importante del contatto visivo quando si tratta di mostrare la tua fiducia.

Se guardi in basso, ti guardi intorno o semplicemente non guardi l’intervistatore negli occhi,
dimostri di essere ansioso o sembra che tu debba nascondere qualcosa.

Se ti senti imbarazzato a fissare qualcuno negli occhi,
concentrati sul punto centrale tra le due sopracciglia.

Per approfondire l’importanza del contatto visivo leggi qui.

L’attenzione degli altri non si pretende, si guadagna

Ricorda che le persone non si preoccupano degli altri,
tranne se non hanno qualcosa da “guadagnare” (anche in termine di autostima, piacere, importanza, ecc.…).

Non cercare di compiacere il selezionatore, non ti porterà più attenzione.
Le tue risposte fluiranno molto più agevolmente, se non cercherai di soddisfare tutte le aspettative dell’intervistatore.
 


 
Non essere un fanfarone (tante chiacchiere e niente fatti).
Sii semplice e conciso.
Non usare tante parole, se ne bastano poche.

Tieni la testa alta, siediti dritto e guarda l’altra persona quando parli.
Non nascondere la tua personalità dietro il tuo CV, sii solo te stesso.

Una persona carismatica non è un “doppione”.
Ha le sue opinioni, la sua visione del mondo, la “sua risposta” a domande importanti.

Sii te stesso. L’autenticità paga

È importante avere un atteggiamento positivo.
Sorridere senza forzatura e senza esagerazione.
Solo per comunicare la tua sicurezza.

Ai datori di lavoro piacciono le persone che hanno una prospettiva positiva,
un atteggiamento ottimista, appassionato, preparato e fiducioso.

Ricordati che meriti di essere lì.
Se non fossi degno dell’intervista, non saresti mai stato invitato!

Prova a stabilire una connessione con il tuo intervistatore

Durante i colloqui di lavoro, invece di cercare solo di impressionare,
prova a stabilire una connessione autentica con lui/lei.

Non devi stringere un legame profondo con il tuo intervistatore, non è un tuo amico,
ma assicurati di dimostrare le tue capacità.

Per connetterti con il tuo intervistatore, parti parlando del più e del meno,
anche solo per riempire il silenzio e sciogliere l’imbarazzo.

È l’anticamera del colloquio.
Una breve conversazione su un argomento (apparentemente) di scarsa importanza.
Poni domande sull’azienda, menziona qualcosa sul lavoro o fai semplicemente un’osservazione briosa.
 

 
Mostrare la tua parte amichevole e disponibile,
in un momento in cui sarai costantemente giudicato,
è un ottimo modo per dimostrare al tuo selezionatore quanto tu sia fiducioso.

Usa le pause per mostrare autorevolezza nei colloqui di lavoro

Quando cambi argomento o spieghi un punto importante,
riposizionati sulla sedia per enfatizzare il momento.

Quando spieghi un punto importante fai una pausa prima e dopo … in modo di creare un senso di anticipazione e sottolineare il concetto.

Evita di costruire risposte ad hoc per compiacere il selezionatore e ottenere la sua approvazione.
Se ne accorgerà subito!

Non usare spesso parole come “Immagino”, “Credo” e “Forse” perché vuol dire restare nel-mezzo.
Sospeso nel nulla. Insipido.

Non affrettare le tue risposte durante i colloqui di lavoro

Quando ti senti nervoso è facile sparlare senza meta.
Con poca convinzione.

Un buon modo per evitarlo è parlare più lentamente.
Rispetta i tempi della conversazione. Concediti il tempo di pensare alla risposta.

Non si tratta di un “botta e risposta” in velocità.
Mantieni il controllo.
Assicurarti di rispondere pienamente alla domanda.
I silenzi possono essere scomodi, specialmente quando vorresti colpire qualcuno.

Non avere paura delle pause e dei silenzi.

Imposta bene la voce. Sii sintetico. Non bisbigliare.
Alza il tono della tua voce.

Non limitarti a rispondere

Nei colloqui di lavoro cerca di instaurare un vero e proprio dialogo con il tuo interlocutore.
Lui/lei sta valutando te.
Tu stai valutando l’azienda.

È facile cadere nella trappola di rispondere semplicemente alle domande.
È importante (piuttosto) avere un dialogo bilaterale.

Poni domande all’intervistatore quando è il momento giusto.
Non tenerle per la fine. Precisare un argomento già trattato prima,
ti farà apparirà inesperto.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per il tuo colloquio vincente.
 

“Entra” nei dettagli, spiegando la loro importanza e sviluppi.
Ti farà sembrare più Smart. Conoscere i fatti e i dettagli sarà impressionante.

Saper comunicare, essere autorevole, vuol dire (innanzitutto) avere qualcosa d’interessante da dire.
Se così non fosse … meglio tacere!

Non pensare a come risponderai, mentre la persona sta ancora parlando.

La trappola: non essere arrogante

Nella vita una buona dose di fiducia è auspicabile.

Quando si tratta di colloqui di lavoro, ci sono alcune linee sottili che devono essere tratteggiate,
confini che non possono e non devono essere superati.

Devi essere ambizioso senza essere impaziente, disponibile senza essere timoroso,
flessibile senza essere sfruttato.

Essere sicuro di te, confidente e desideroso,
senza alzare troppi i toni fino a diventare eccentrico e pomposo.

In bocca al lupo!

Autorevole al colloquio di lavoro: entrare nella stanza come un leader – 2

autorevole al colloquio

Leggi anche la parte 1.

Caricarsi prima di entrare come un leader

“Scusi dove è il bagno?”

Prima di entrare nella stanza del colloquio, prenditi pochi minuti per caricarti positivamente.

Assumi una posizione di potere.
Gambe divaricate. Braccia tese sopra la testa, allungati fino a dove puoi arrivare.
“Spingi verso l’alto”.
Espanditi.
Per almeno 2 minuti.

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Sarai piacevolmente sorpreso (almeno per me funziona!) dalla sensazione di maggiore potenza che questa postura ti darà.

In uno studio che ha condotto,
la psicologa americana Amy Cuddy ha scoperto che stando semplicemente in piedi in posizione dominante, dopo appena due minuti i partecipanti hanno registrato un aumento di testosterone e diminuzione di cortisolo (un ormone naturale che il corpo rilascia in risposta allo stress).

A meno che non desideri attirare l’attenzione divertita di qualcuno, meglio trovare un luogo riservato (“Scusi dove è il bagno?”).

Entrare nella stanza del colloquio

Le prime impressioni iniziano “non appena entri nel radar visivo delle persone”.

Non pensare (sbagliando) che le prime impressioni su di te si faranno solo quando inizierai a parlare.
L’invio di messaggi non verbali inizia ….
non appena metti il piede nella stanza del colloquio.

Infatti, anche se non dici niente, il linguaggio del tuo corpo potrebbe rivelare i tuoi “reali” sentimenti.
Le tue vere intenzioni.

Una volta che inizi la conversazione, la prima impressione è stata già “registrata”.
E non si torna indietro.
Per quello che riguarda la prima impressione … tutto “si gioca” in questi pochi secondi.

Muoviti come se fossi in slow motion

Pensa a una pantera o un ghepardo quando sono a caccia.
Consapevoli della loro forza, astuzia e audacia.
Si muovono senza fretta.
Senza paura.

Lenti, eleganti.
Passi regolari, felpati, sicuri.
 


 

Segui il loro esempio … mentre percorri gli ultimi metri verso la stanza del colloquio.

Appena fai il tuo ingresso, tieni la testa diritta.

Tante ore davanti al computer rendono le spalle curve.
La postura influenza le percezioni e le prime impressioni.
Per apparire sicuro di te e autorevole al colloquio di lavoro … raddrizzati!

Non stai chiedendo l’elemosina.

Raddrizza la tua postura se vuoi essere autorevole al colloquio di lavoro

Tira indietro le scapole e ”apri” il petto.
Solleva il mento leggermente, mentre cammini.
Non inclinare la testa di lato.

Cerca subito il contatto visivo con la persona/e.

La persona che cerca e “regge” il contatto visivo è giudicata più autorevole al colloquio di lavoro.

Quando guardi le persone negli occhi, stai creando un rapporto.
Stai mostrando interesse e rispetto.

Un contatto visivo prolungato può significare tutta la differenza.
Stai “attirando” il tuo interlocutore dalla tua parte.
Vuol dire essere leader.

Se hai difficoltà a guardare negli occhi o mantenere il contatto visivo, fissa il tuo sguardo tra gli occhi dell’altra persona. Proprio lì … tra le due sopracciglia.
Nessuno sarà in grado di dire dove effettivamente stai guardando.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per il tuo colloquio vincente.
 

Utilizza una stretta di mano ferma ma delicata (quando e se si potrà ancora dare)

“Ferrarelli…piacere di conoscerla”

Siamo tutti molto attenti al modo in cui qualcuno ci stringe la mano.
Una stretta di mano molliccia ti farà perdere istantaneamente punti.
Stabilisci un contatto visivo quando stringi la mano di qualcuno.
È un buon modo per apparire più sicuro di te!
Se non lo fai, la persona può pensare che non abbia rispetto o hai qualcosa da nascondere.

Mentre stringi la mano, guardala negli occhi abbastanza a lungo da memorizzarne il colore.
Non fissare, sorridi.

Sorridere è uno dei più potenti segnali non verbali.
Sorridere è la cosa migliore che puoi fare.

Se fai veramente fatica a sorridere rischi di apparire teso e stressato.
Le persone sicure di sé sorridono perché sono felici.
Non hanno paura di mostrarlo.

Sorridere (in modo genuino) invia l’idea “Che bello conoscerti‘”.
Trasmette “Si, sono sicuro di me”.

Non afflosciarti sulla sedia se vuoi essere autorevole al colloquio di lavoro

Non accasciarti sulla prima sedia che trovi.
Mantieni una postura dritta.
Equilibra il peso.

Non “sdraiarti” ma nemmeno rannicchiarti. Stai fermo ma non rigido.
Rilassato ma non “sbragato”.

Adesso sei pronto.
Preparato per il colloquio di lavoro … per il prossimo passo.
Presumibilmente dovrai rispondere alla domanda “Mi parli di lei” …
ma questa è tutt’altra storia.

In bocca al lupo!

Autorevole al colloquio di lavoro: entrare nella stanza come un leader – 1

autorevole al colloquio

 

Un’entrata impacciata, imbarazzata e contratta nella stanza del colloquio di lavoro
ti farà perdere punti in carisma e leadership.

La posta in gioco è alta.
Un errore e pluff … addio buona prima impressione!
Bisogna correre per rimediare!

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Fare un ingresso in una stanza con fiducia, entrare come un leader … essere autorevole al colloquio di lavoro …
inizia molto prima di attraversare la soglia della porta.

Adottare la giusta mentalità, prima di varcare la soglia della stanza ti permetterà di partire con il piede migliore. Qui è in gioco la tua immagine professionale!

Ecco come essere autorevole al colloquio di lavoro, entrare nella stanza come un leader,
gestendo la tua immagine professionale (e senza diventarne schiavo):

Preparazione è leadership. Significa essere autorevole nel colloquio.

Più sarai preparato, più sarai confortevole e rilassato.

Sarebbe un pessimo inizio, arrivare trafilato e sudato (perché non hai trovato parcheggio),
o in largo anticipo (diventando un ospite da gestire).

Indossare la t-shirt solo per scoprire che tutti sono in giacca e cravatta,
non conoscere l’argomento dell’incontro, equivocare la mansione, confondere il nome delle persone, ecc.

Assicurati di conoscere tutti i dettagli
ora, posizione precisa, codice di abbigliamento, le opzioni di parcheggio, le indicazioni per arrivarci, ecc.

Poi lo scivolone, il lapsus, il colpo di sfiga, l’incomprensione può capitare …
ma non devi tollerare da te stesso (io almeno faccio così) errori di mancata preparazione.
 


 

Vestiti come un leader

Vuoi essere notato per la tua intelligenza, le tue capacità e il tuo talento.
Non certo per le maniche troppo lunghe della giacca,
i calzini bianchi da-palestra, la cravatta sotto la cintura,
le scarpe consumate o la scarsa igiene personale.

Senza entrare nei particolari di un argomento così vasto,
anche il tuo aspetto personale ha bisogno di dimostrare che oltre a prenderti sul serio,
sei anche al passo (senza esserne ossessionato) con le più recenti tendenze moda.

Non devi necessariamente vestirti per impressionare gli altri (potrebbe non essere appropriato al contesto in cui ti trovi).

Scegli la moderazione. È meglio essere sobrio ma non ingessato, elegante ma anonimo.
Cerca di non essere solamente ciò che stai indossando.

Minimizza il nervosismo se vuoi essere autorevole al colloquio

Niente funziona meglio quando ti senti nervoso,
come riportare alla mente un momento specifico, in cui hai ottenuto apprezzamenti e riscontri positivi.

Un giudizio lodevole da parte del capo, l’acquisizione di un cliente importante,
il giorno della tesi di laurea, la vittoria al torneo di calcetto,
una conquista sentimentale che tutti ti hanno invidiato, ecc.

In questi pochi istanti,
ricordare le esperienze di successo genera fiducia e positività.

Oppure occupare la mente con qualcosa che dia distrazione emotiva,
tipo chattare con l’amico con un buon senso dell’umorismo.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per il tuo colloquio vincente.
 

Cantare in macchina, guardare qualche video divertente su Youtube
(lo sketch della Subaru baracca di Aldo, Giovanni e Giacomo mi mette il buon umore tutte le volte … che ci posso fare … mi fa sempre ridere, anche se oramai lo conosco a memoria).

Mantenere quella sensazione positiva nella tua mente ti permetterà di “entrare in scena” con un’areola di fiducia e di positività.
Essere autorevole al colloquio di lavoro!

Arriva in tempo

Essere in ritardo, per qualsiasi motivo, è imperdonabile.
Non c’è scusa che esista.
L’unica scusa per il ritardo a un colloquio di lavoro è una calamità naturale.
Lo sciopero selvaggio dei trasporti urbani.

Essere in orario per un colloquio di lavoro è la regola n.1.
Non importa se si seguono tutte le altre.
Se sei in ritardo, sei fuori al 95%!

Se la puntualità è sempre apprezzata, un eccessivo anticipo può costituire un elemento negativo.
Esprime ansia e impazienza.
Disturba la normale programmazione dell’attività lavorativa dell’azienda.
Sei un ospite da dover gestire (non sanno dove metterti in attesa).

Se arrivi molto prima sul luogo dell’appuntamento del colloquio di lavoro … fatti due passi rilassanti.
Vai in un bar a leggere un giornale e presentati 10 – 15 minuti prima.
Bastano.

Continua a leggere la parte 2.

Come essere autorevole durante il colloquio di lavoro: 17 spunti

autorevole durante il colloquio di lavoro

“Le aziende, oggi, non sono interessate a sapere dove, come e cosa avete studiato.
Vogliono sapere cosa avete imparato.”
Beppe Severgnini

Essere autorevole durante il colloquio di lavoro?
Non avrai mai una seconda possibilità di fare un’ottima prima impressione.
Prepararsi per un colloquio di lavoro è di vitale importanza se vuoi aumentare le tue chance di successo.

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È importante migliorare il tuo stile, il tuo approccio, proiettare un atteggiamento fiducioso.
Padroneggiare comportamenti che “traspirano” fiducia, rendendo più efficace la tua comunicazione verbale e non verbale.

Ecco 17 spunti per essere autorevole durante il colloquio di lavoro:

1. Evita “ingressi” a sguardo basso e il-cappello-in-mano. Stai trattando un posto di lavoro non elemosina. Raddrizza le spalle!

2. Passo deciso ma non affrettato. Assicurati di salutare tutti con un sorriso.

3. Rispetta i tempi della conversazione. Non avere paura delle pause e dei silenzi.

4. Imposta bene la voce. Sii sintetico. Non bisbigliare. Alza il tono della tua voce.

 


 

5. Quando cambi argomento o spieghi un punto importante, riposizionati sulla sedia per enfatizzare il momento.

6. Quando spieghi un punto importante fai una pausa prima/dopo..crea un senso di anticipazione e sottolinea il concetto (approfondisci).

7. Evita di costruire risposte ad hoc per compiacere il selezionatore e ottenere la sua approvazione. Se ne accorgerà subito!

8. Usare spesso parole come “Immagino“, “Credo” e “Forse” vuol dire restare nel-mezzo. Sospeso nel nulla. Insipido. Banale.

9. Se sei introverso …alza i toni di una tacca. Se sei effervescente.. scala-una-marcia. In entrambi i casi, non tirare fuori la scusa “Cosa ci posso fare. Sono fatto così“!

10. La tua espressione facciale è il tuo “marchio di fabbrica”. Un sorriso va lontano. Trasmette fiducia, autorità e … calore.

11. Tieni il mento alto quando parli.

12. Ricorda che …le persone che mantengono il contatto visivo sono giudicate più autorevoli e fiduciose (approfondisci).

13. Prenditi il tempo di rispondere. Non si tratta di un “botta e risposta” in velocità. Mantieni il controllo.

 

 

14. “Entra” nei dettagli, spiegando la loro importanza e sviluppi. Ti farà sembrare più SMART. Conoscere i fatti e i dettagli sarà impressionante.

15. Se vuoi essere autorevole durante il colloquio di lavoro, non limitarti a rispondere alle domande o peggio lasciarle tutte alla fine. La precisazione di un argomento già trattato prima, apparirà fuori luogo.

16. Cerca di instaurare un vero e proprio dialogo con il tuo interlocutore. Lui/lei sta valutando te. Tu stai valutando l’azienda.

17. Saper comunicare, essere autorevole vuol dire (innanzitutto) avere qualcosa d’interessante da dire. Se così non fosse .. meglio tacere!

Nella vita una buona dose di fiducia è auspicabile.
Quando si tratta della tua vita professionale, ci sono alcune linee sottili che devono essere tratteggiate,
confini che non possono e non devono essere superati.

Autorevole durante il colloquio di lavoro: attenzione a non cadere nell’arroganza

Devi essere ambizioso senza essere impaziente, disponibile senza essere timoroso,
flessibile senza essere sfruttato.

Essere sicuro di te, confidente e ambizioso,
senza alzare troppi i toni fino a diventare eccentrico e pomposo.

Desideri lavorare sulla preparazione dei colloqui di lavoro faccia-a-faccia, via skype o cellulare?
Aumentare la tua autorevolezza “lavorando” sulla tua postura, espressioni, gesti, ecc.?

Scopri il mio servizio di coaching per il colloquio di lavoro!

Colloquio di lavoro telefonico: come essere autorevole solo con la voce – 2

colloquio di lavoro al telefono

Leggi anche la parte 1.

L’autorevolezza comincia con “Pronto”

Proprio per questo motivo se ricevi una telefonata da un numero “nuovo” a te sconosciuto…
meglio evitare il poco-professionale “Siii…”.

Il classico “Pronto” oppure il mix spiazzante “Siii…Pronto” che lascia chi chiama nel dubbio di aver composto il numero giusto e lo costringe a chiedere conferma.

Rispondi con il tuo nome (con un tono di voce vivace), in modo che l’intervistatore sappia di aver raggiunto la persona giusta.

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Energico ed entusiasta, ma sempre educato.
Non essere troppo familiare. Non iniziare a parlare come se stessi parlando con un amico (anche e -soprattutto- se percepisci che la persona è giovane).

Indicazioni scontate?
No, per niente.
Le accortezze di una buona “partenza” telefonica sono molto semplici … talmente semplici… che le applichiamo con superficialità o nessun riguardo rendendole (appunto per questo)
…banali e scontate.

Alzati in piedi se vuoi “suonare” autorevole

Se ti alzi,
hai automaticamente una postura migliore.

I polmoni possano espandersi liberamente. È più facile respirare.
Stai “pompando” energia, aumentando il potere della tua voce.
Sembri più sveglio ed energico.

Non sdraiarti sul divano durante il colloquio di lavoro al telefono. Non essere troppo rilassato.
Come minimo siediti dritto.
Ti aiuterà a sentirti più fiducioso e vigile.

Sorridi

Un sorriso sincero è percepito anche al telefono.
Sorridere proietta un’immagine positiva.
Cambia il tono della tua voce.

Sorridendo, la comunicazione diventerà più piacevole e rilassata.
Trasmette disponibilità e positività.

Anche se non hai voglia di sorridere, prova almeno a rilassare i muscoli facciali.
Una voce che “suona” rilassata è più comunicativa di una voce tesa e nervosa.

colloquio di lavoro al telefono

Il colloquio di lavoro al telefono

“Imposta” bene la voce

Il suono della voce può trasmettere molti stati d’animo.
Professionalità ed esaltazione ma anche irritazione e nervosismo.

Molti di noi sono abbastanza bravi a nascondere le proprie emozioni. Altri perdono il controllo, soprattutto al telefono.

Sii sintetico. Non bisbigliare.
Alza il tono della tua voce.
Pronuncia le tue parole in modo chiaro e conciso.

Cerca di non parlare velocemente. Sembra che tu abbia fretta.
L’intervistatore potrebbe interpretare il tuo tono come impaziente.

Nessuno vuole parlare con una persona impaziente durante il colloquio di lavoro al telefono. Neanche a te piacerebbe!
Parla senza fretta. Lentamente … che non vuol dire mosciamente!

Ascoltare in modo attivo ti porta autorevolezza

L’ascolto attivo,
richiede, da parte tua, uno sforzo d’interesse, di concentrazione e d’attenzione per mostrare realmente la tua disponibilità verso il tuo interlocutore.

Ascoltare significa fare silenzio interiormente. Vuol dire calmare il tuo parlottio interno.
Prestare la più totale attenzione a quello che l’altro sta dicendo.

Fai un respiro profondo, prima di rispondere.
Mostra un sincero interesse ponendo domande sull’argomento.
Dai cenni di assenso “Capisco” o “Comprendo” per far capire che “ci sei”. Sei presente.

Per quanto possa essere difficile, non “interferire” con il flusso della conversazione.

 


 

Non interrompere se vuoi carisma

Ascolta attentamente l’intervistatore.
Non interrompere e non “andare sopra”.
A nessuno piace essere interrotto nel mezzo di una frase.

Inizia a parlare solo quando l’intervistatore ha completato la sua domanda.

Se ritieni di avere qualcosa da dire che potresti dimenticare,
tieni pronto un blocco note e una penna (Eh sì… I suggerimenti old-school funzionano ancora molto bene. Anche in questi tempi ultra tecnologici.)

“Prendere” il tempo di rispondere è autorevolezza

Se sei apprensivo,
il tempo si dilata e pochi secondi sembrano minuti.
Concediti qualche secondo per elaborare quello che è stato appena detto.

Se ti viene posta una domanda delicata, prenditi del tempo per pensare.
Puoi sempre dire qualcosa del tipo “Mi dia un attimo di tempo per riflettere “.

Prenditi il tempo di rispondere.
Non si tratta di un “botta e risposta” in velocità.
Mantieni il controllo.

Una persona sicura di sé non ha paura di raccogliere i suoi pensieri.
Affrettarsi a rispondere ti fa apparire ansioso.

Prendi il tempo per pensare a una frase completa prima di pronunciare la tua prima parola.
Hai più tempo di quanto pensi!
E apparirai più sicuro e autorevole se te lo prendi.
Tutto.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per il tuo colloquio vincente.
 

Eliminare “Ehmmmm” e “Ahhh”

Se utilizzi spessoEhmmmm” e “Ahhh..” non sembri autorevole.
Sembri incerto e insicuro.

Se oramai è diventata per te un’abitudine,
non sarà facile non utilizzare “Ehmmm” mentre cerchi di raccogliere i tuoi pensieri.

Sostituisci piuttosto “Ehmmmm” e “Ahhh” con parole di riempimento più forti tipo “Ora… vedi… comunque… “.

Per esempio: ” Ehmmmm” … stavo pensando …” suona molto più potente se la adatti leggermente “Vedi… stavo pensando…“.
Sembra intenzionale e infonde fiducia.

Utilizzare le pause in modo efficace dà potere

I migliori oratori conoscono il potere del silenzio.
E delle pause.
Il silenzio intenzionale è visto come autorevole.
Carismatico.

Utilizza le pause.
Non solo alla fine ma anche nel mezzo delle frasi.
Facendo una pausa, dai il tempo alle tue parole di fare effetto!
Ecco …l’autorevolezza della voce!

Se non fai una pausa,
l’incisività del tuo messaggio si perde nel flusso della conversazione.

Pausa prima di una parola/frase/concetto importante

Devi esprimere un pensiero fondamentale per trasmettere la tua competenza?
Bene. Fai una pausa. Prima.

La pausa attira l’attenzione del tuo ascoltatore … e lo prepara a ciò che verrà dopo …
ecco aspetta ancora un attimo … così bene…
sta aspettando curiosamente quello che hai da dire.

Pausa dopo una parola/frase/concetto importante

Hai appena espresso un concetto/una proposta fondamentale?
Fai una pausa.
Non c’è bisogno di lanciarsi immediatamente a parlare d’altro tipo “Giusto? … Vero? Sai …”.

Se fai silenzio, darai all’ascoltatore il tempo di elaborare ciò che hai appena detto.
Darai la possibilità di capire – veramente – il significato.

Quel piccolo intervallo di silenzio dimostrerà la forza del tuo pensiero,
e la tua autorevolezza.
Che potenza!

Ricorda sempre il tuo obiettivo

Non distrarti. Deconcentrarti.
Non perderti in fantasticherie di come spenderai il tuo primo stipendio nel tuo nuovo posto di lavoro.
Ancora non è il momento di discutere di soldi e date di inizio.

Piuttosto molto più umilmente … concentrati sul primo obiettivo: “arrivare” al colloquio faccia-a-faccia.

Alla fine del colloquio di lavoro al telefono, dopo aver ringraziato l’intervistatore, chiedi la possibilità di un colloquio di persona. Non finire la telefonata senza sapere i dati di contatto.

Quali sono i prossimi passaggi di selezione.
Chi deve fare la telefonata, se tu o il recruiter.

Potresti scoprire che il selezionatore sta lavorando per conto di un datore di lavoro.
Sono ancora in fase iniziale di selezione dei candidati.

Non può rispondere –al momento– a domande dettagliate sul lavoro e sull’azienda.

Se passi alla fase successiva, avrai la possibilità di valutare l’azienda in modo più approfondito.

Che altro dire?
In bocca al lupo per il tuo colloquio di lavoro al telefono!

Colloquio di lavoro telefonico: come essere autorevole solo con la voce – 1

colloquio di lavoro telefonico

Tempi strani. Questi del CV19.
Complessi.

Riapertura, digitalizzazione, distanza sociale, …
In questa “nuova dimensione” il telefono può diventare ancor più strumento di selezione del personale.

Le aziende usano l’intervista telefonica per fare una rapida selezione tra i candidati.
Restringendo così la rosa dei papabili.
Risparmiando tempo e risorse.
L’obiettivo è avere un elenco di pochi nominativi a cui proporre un colloquio di persona.

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Dal canto tuo,
se sottovaluti il colloquio telefonico perché “Devi solo parlare”, “Puoi farlo in mutande” o “Tanto non è un vero colloquio di lavoro” … puoi finirla qui!
Puoi interrompere la lettura.

Ma se continui ricorda che … stiamo parlando di autorevolezza!
Competenza. Capacità.
Preparazione.

Dovrai utilizzare solo la voce.
Dovrai trasmettere competenza e autorevolezza “solo” attraverso la tua voce.
Non potrai mostrare né il tuo abito, né il tuo taglio di capelli così trendy ma anche cosi elegante.
Non potrai ricambiare uno sguardo, non hai una mano da stringere, né un sorriso da mostrare.

Ricorda che …
non sono pochi i professionisti (di ogni età e settore) che, nonostante indubbia preparazione e capacità, davanti un colloquio di lavoro telefonico riescono (complice l’ansia e la tensione) a “incartarsi” da soli,
apparendo impreparati e incompetenti.
Non-esperti.

Finiscono con auto sabotarsi. Perdendo in efficacia.
Pagando in autorevolezza.
Perdendo l’occasione.
Che peccato!

È fondamentale essere preparati.
Pianificare il colloquio di lavoro telefonico.

 


 

L’importante non è quello che dici ma come lo dici

La tua voce è il “veicolo” che spinge le persone ad ascoltare.
A prendere sul serio te e le tue parole.

Gli studi hanno dimostrato che l’87% delle opinioni che le persone si formano quando parlano al telefono,
si basano sul tono della voce.
Solo il 13% si fonda sulle parole che realmente utilizziamo.

Non è ciò che diciamo.
Ma piuttosto come lo diciamo.

Autorevolezza è anche preparazione. Organizzati con metodo.

 

Registra la tua voce

 
La pratica rende perfetti.
E autorevoli.

Parlare al telefono non è così facile come sembra.
Non sottovalutare … è un errore che si paga caro!

Chiedi a un amico o un familiare di condurre un’intervista telefonica simulata.
Registra la conversazione in modo da poter verificare come “suoni” al telefono.

È il momento di venire a patti con il tuo ego.
La prima volta potrebbe essere scioccante!
Eh, sì … quella voce mono-tono e anestetizzante potrebbe essere proprio la tua!

È incredibile quanto puoi apprendere dalla tua voce registrata.

Sarai in grado di identificare e prevenire errori che potrebbero compromettere il colloquio di lavoro telefonico.

Tipo renderti conto che parli troppo piano o troppo velocemente.
Oppure ascoltare i tuoi “Ehmmmm” e “Vero?” o i continui intercalari “effettivamente … sicuramente … decisivamente … teoricamente …”.
 
colloquio di lavoro telefonico

Scegli uno spazio tranquillo, comodo e riservato.
Senza distrazioni.

 
Così potrai concentrarti sul tuo colloquio di lavoro telefonico.

Vestiti formalmente.
Più ti “senti” professionale, maggiore probabilità hai di “trasmettere” autorevolezza.
Anche al telefono.

Quando arriva il momento della telefonata, assicurati che il tuo cellulare sia carico e acceso.
Di essere in una “zona” con un buon segnale di ricezione.

Se la chiamata arrivasse in un momento inaspettato o imbarazzante,
puoi chiedere al tuo intervistatore di attendere, mentre ti sposti in un posto più tranquillo.

Se qualcosa va storto,
perdi la chiamata o il recruiter non chiama in tempo, non farti prendere dal panico.
Puoi sempre richiamare e riprogrammare l’intervista.

Tutto a portata di mano

 
Durante l’intervista telefonica evita di cercare un documento, una nota o un file.
Tutto deve essere a portata di mano.

Tieni ben visibile il tuo curriculum.
I dettagli dell’offerta di lavoro, una penna e un foglio per prendere appunti.

Metti tutto in un buon ordine,
in modo da poter facilmente raggiungere tutte le informazioni.

…anche una bottiglietta d’acqua

 
Non c’è niente di peggio che avere solletico in gola o tossire quando devi parlare al telefono.

Se la gola si secca, sembrerai rauco o stanco.

Tieni pronto un bicchiere d’acqua.
Oltremodo non fumare, masticare gomme o mangiare.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per il tuo colloquio vincente.
 

Utilizza la tecnologia idonea

 
Possono verificarsi problemi causa mancanza o scarsa qualità di connessione.
Una pessima qualità del suono può distruggere la tua immagine professionale.

Assicurati che tutto sia collegato.
Controlla la qualità del suono effettuando chiamate di prova.

Se hai problemi di linea utilizza un telefono fisso, al posto del cellulare.
Eliminerai la possibilità di ricezioni scadenti o chiamate perse.

Utilizza le cuffiette per il colloquio di lavoro telefonico

 
Usato correttamente,
un microfono con cuffiette rende più semplice l’ascolto, anche se parli a volume normale.
Esegui alcune chiamate di prova, in modo da sentirti a tuo agio.

Il viva-voce raccoglie tutto il rumore di fondo nella stanza.
Renderà più difficile l’ascolto.
Usalo solo se sei sicuro che non ci saranno interruzioni e ti senti a tuo agio con questa modalità.

Concentrati SOLO sulla telefonata

Metti in modalità “silenziosa” il cellulare se utilizzi il telefono fisso. “Spegni” il telefono fisso se utilizzi il cellulare …
Oppure spostati in un’altra stanza.

Evita di rispondere a SMS, WhatsApp, ecc…
Resisti alla tentazione di rispondere ad e-mail, controllare Facebook, preparare il pranzo e così via…

Concentrati solo sulla persona all’altro capo della linea.

Forse sarai sorpreso per (l’apparente) ovvietà di queste affermazioni.
Dalla mia esperienza di anni di formazione e coaching a distanza (skype o cellulare) posso dirti che ho assistito a diverse situazioni curiose e divertenti ma anche poco edificanti per la persona (altro che autorevolezza al colloquio telefonico).

Inoltre, ricorda che il telefono amplifica i rumori di fondo.
Ti posso assicurare che un semplice gesto, tipo girare il cucchiaino nella tazzina di caffè, può diventare un rumore irritante per chi lo ascolta.

Leggi per approfondire.

La telefonata

 

Telefonata improvvisa? Non sei pronto? Rimanda

Può capitare (anzi spesso è così) che la telefonata arrivi in un momento scomodo … sei occupato o il momento è inopportuno.

Di solito l’intervistatore non dovrebbe avere problemi a fissare un nuovo contatto successivo.
Segnati la data e l’ora del prossimo appuntamento. E il nome della persona.

Se rispondi al telefono senza sapere chi ti sta chiamando, farai una pessima figura.
Quando sentirai la persona la seconda volta, ricordati di ringraziare per la disponibilità nel richiamarti.

Telefonata improvvisa? Non sei pronto? Rimanda. Non si può. Ti tocca!

Dal tono del selezionatore capisci che non ci possono essere proroghe … l’occasione va colta subito.
Non hai nulla da perdere. Spostati in un luogo il più possibile tranquillo (oppure accosta se sei in auto) egiocatela meglio che puoi!

A questo punto il colloquio di lavoro telefonico è iniziato.

Continua a leggere la parte 2.

7 ragioni perché farai molta fatica a trovare lavoro – anche con un buon CV – parte 1

trovare un lavoro

Se sei alla ricerca di un lavoro (magari già da un po’) è totalmente comprensibile che tu ti senta bloccato, frustrato e scoraggiato.
Confuso.

È normale.
Naturale.
Chiunque ci sia passato, sa cosa intendo e cosa vuol dire convivere con sentimenti di delusione e rassegnazione per una ricerca che sembra vana.

Trovare un lavoro? A volte è solo questione di approccio

A volte è solo sfortuna,
troppa concorrenza, crisi del settore,
altre volte si tratta di un problema di approccio, di mentalità,
di pensieri negativi e credenze depotenzianti che minano (anche indirettamente) la tua ricerca di lavoro.

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Ecco 6 ragioni perché penso farai molta fatica a trovare un lavoro,
anche se hai ottime competenze e una rispettabile esperienza lavorativa:

1. Sei troppo negativo e pessimista

Se ti convinci di non essere “abbastanza” per quella posizione o pensi che nessuno ti chiamerà mai …
probabilmente sarà davvero così.

Il cinismo, l’amarezza e il pessimismo si trasmettono nei colloqui di lavoro
e per quanto ti possa sembrare strano anche nelle lettere e nelle email – e questi atteggiamenti negativi possono affondare le tue (residue) possibilità di trovare un lavoro.

Invece di lamentarti,
pensa a come puoi mostrare il tuo valore durante la ricerca di lavoro.

Rivolgi le tue frustrazioni personali a un caro amico o a un familiare.
Circondati il più possibile di persone positive e la tua energia automaticamente comincerà ad attrarre piuttosto che allontanare.

2. I tuoi obiettivi sono vaghi

“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.”
Lucio Seneca

Spesso sono contattato da persone che vogliono “trovare un lavoro“.

Non vogliono limitare le loro opzioni,
desiderano ampliare gli orizzonti e sono aperti a qualsiasi tipo di opportunità di lavoro.

Purtroppo fanno l’errore di avere obiettivi vaghi,
poco specifichi, il solo focus sembra nient’altro che accedere al libro paga di qualcuno.

Se la tua ricerca di lavoro è troppo indefinita,
non comunica abbastanza valore specifico.

 


 

La concorrenza è alta e devi competere con persone che conoscono esattamente quello che vogliono e sono appassionate.
Una battaglia persa in partenza.

È come andare in vacanza senza decidere dove vuoi andare.
Se non conosci la tua destinazione,
come puoi mappare un percorso?

3. Sei troppo celebrale – poco concreto

“Sì, ma … non è quello che cercavo”
“Sì, ma … è un‘azienda leader, se la tirano”
“Sì, ma … qualcuno ha detto che pagano poco”
“Sì, ma … è una start up, poche garanzie di continuità”
“Sì, ma … è part time … full time … troppo lontano di casa … come faccio per dare a mangiare al mio cane”

Si, ma … (adesso lo dico io) così facendo stai lucidando l’argenteria mentre la casa sta bruciando.
Ovvero,
ti stai perdendo in ghirigori mentali invece di “saltare” sul primo lavoro che trovi,
usare questo salvagente per prendere un po’ di respiro,
e cominciare da lì.

Mi spiego meglio, per non essere frainteso.

Faccio della strategia il mio lavoro di coach,
analizzare, valutare, scomporre e soppesare fa parte del coaching
ma ci sono momenti (nella ricerca di lavoro come nella vita in genere) in cui tutto questo deve essere messo da parte e bisogna buttarsisenza pensarci troppo.

 
CARRIERA DI SUCCESSO > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

Se non trovi lavoro da un po’, se il tempo sta passando inesorabilmente,
le risorse economiche cominciano a scarseggiare,
il “buco” nel CV diventa sempre più difficile da giustificare,
il settore è già in forte crisi,
soppesare troppo (e non muoversi) è sintomo di “grande ignoranza nella gestione di se stessi.”

La vedo dura!

CONTINUA A LEGGERE > la parte 2.

Ecco dove tenere e non tenere le mani durante il colloquio di lavoro

mani durante il colloquio di lavoro

“Le mani sono dei simboli e talvolta delle rivelazioni.”
Eve Belisle

Quando rispondi alle domande durante un colloquio di lavoro,
non parlano solo le parole.

Parla il tuo corpo.
E spesso arriva prima.

Puoi avere risposte perfette,
ma postura, sguardo e gestualità possono cambiare completamente la percezione.

Basta poco per trasmettere sicurezza.
Schiena dritta.
Contatto visivo.
Movimenti controllati.

Questi elementi, con un po’ di pratica, diventano naturali.

Poi c’è un dettaglio che molti sottovalutano.

Le mani.

Le mani parlano prima di te

La gestualità è uno dei segnali più potenti durante un colloquio.

Può comunicare apertura, sicurezza, coinvolgimento.
Oppure chiusura, tensione, insicurezza.

C’è chi incrocia le braccia,
chi nasconde le mani sotto il tavolo,
chi le lascia immobili lungo il corpo.

All’estremo opposto, chi gesticola troppo e distrae.

Il punto non è bloccarle.
Il punto è usarle.

Le mani devono accompagnare il messaggio, non sovrastarlo.

Cosa comunicano le tue mani

Palmi aperti, visibili, rivolti verso l’alto:
trasmettono trasparenza.
Invitano alla fiducia.

Palmi rivolti verso il basso o nascosti:
possono dare un senso di controllo e chiusura.
A volte sembrano trattenere qualcosa.

Anche le spalle contano.
Se sono rigide, la tensione si vede.
Se sono rilassate, tutto il corpo comunica più sicurezza.

Dove NON mettere le mani durante un colloquio

Alcuni gesti parlano più forte delle parole.
E non nel modo giusto.

Evita di:

  • tenerle sotto le gambe
  • incrociare le braccia sul petto
  • metterle in tasca
  • lasciarle cadere lungo il corpo senza energia
  • nasconderle alla vista
  • toccarti continuamente viso, capelli o vestiti
  • tamburellare le dita
  • scrocchiare le nocche
  • stringerle a pugno
  • portarle dietro la nuca
  • rosicchiarti le unghie

Sono segnali che comunicano nervosismo, chiusura o insicurezza.

Dove mettere le mani durante il colloquio di lavoro

Non serve complicare.

Serve presenza.

Puoi:

  • tenerle appoggiate sul tavolo
  • mostrare i palmi quando parli
  • muoverle con naturalezza (senza superare l’altezza delle spalle)
  • mantenere le dita rilassate, non rigide
  • unire leggermente i polpastrelli per dare enfasi

hands

La regola è semplice:
meno è meglio, ma quel poco deve essere coerente.

Un piccolo trucco se sei nervoso

Capita.

Le mani tremano.
Non sai dove metterle.

In questi casi puoi usare un supporto semplice.

Chiedi se puoi prendere appunti.

Carta e penna diventano un punto di appoggio.
Ti aiutano a “centrare” le mani.

Non servono pagine di scrittura.
Bastano poche parole.

È un modo per gestire la tensione senza bloccare la comunicazione.

Allenarsi fa la differenza.

Il modo migliore per migliorare le mani durante il colloquio di lavoro?

Provare.

Seduto, davanti a uno specchio.
A voce alta.

Rispondi alle domande come se fossi davvero in colloquio.
Osserva le mani.

Sono rigide?
Sono eccessive?
Assenti?

Puoi usare un dito per elencare punti.
Puoi accompagnare una frase con un piccolo gesto in avanti.
Fermarti un attimo, mano sotto il mento, prima di rispondere.

Piccoli dettagli.
Grande impatto.

Nel mio lavoro lo vedo spesso.

La differenza tra una persona preparata e una persona percepita come sicura
non è nei contenuti.

È in come li porta.

Nel libro “Autorevolezza” trovi strumenti concreti per lavorare proprio su questo: presenza, comunicazione, impatto.

Le parole spiegano.
Le mani convincono.

13 errori che rendono ancor più dura la tua ricerca di lavoro – 2

cercare il lavoro

Leggi anche la parte 1.

7. Ascolti (troppo) le persone

Nonostante le migliori intenzioni,
amici e familiari offrono input che possono farti sentire sopraffatto e mettere in discussione il tuo percorso di ricerca lavoro.

I loro consigli sono basati sui loro valori e sulle loro esperienze e possono non conoscere i tuoi (reali) obiettivi e aspirazioni.

Con i loro buoni propositi,
possono confonderti e farti deviare, ostacolarti,
anziché aiutarti.
Ascolta, ma mantieni la tua libertà di pensiero.

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In questo caso,
l’ideale è un coach.
Non coinvolto e non giudicante.

8. Non sei preparato per il colloquio

“- Cosa diresti se assumessi un uomo che si presenta ad un colloquio di lavoro senza neanche una camicia?
– Chris: Che forse aveva dei bei pantaloni.

La ricerca della felicità

Niente uccide le possibilità di successo più velocemente che andare a un colloquio e non sapere nulla sul lavoro o sulla società.

Se non ti prepari per un colloquio fai affidamento su un solo elemento di successo:
la fortuna.

Ti senti fortunato?
Ah no. Allora ti devi preparare bene.
Molto bene,
anzi benissimo!

9. Getti la spugna troppo presto

Cercare il lavoro può essere uno sforzo lungo e prosciugante.
Cercare il lavoro può essere sfibrante e logorante.

Piuttosto che scoraggiarti e deprimerti,
continua a provare e rimanere positivo.
Lo so, non è facile!
C’è un grande lavoro là fuori che ti aspetta e … lo troverai!
 


 

Ci vuole costanza e disciplina per continuare a scrivere una lettera di motivazione,
aggiornare il curriculum e inviarlo a qualche azienda con la speranza di essere contattati.

Quando sei disoccupato,
è davvero facile demoralizzarti ogni volta che non senti nient’altro che rifiuti e ringraziamenti.

Mantieni la prospettiva: è una situazione solo temporanea.
La tua determinazione porterà a un’opportunità.
Ci devi credere.

Lo so, non è facile.
Ci sono passato.

10. Ricerchi posizioni solo a tempo pieno e indeterminato

Il Mondo del Lavoro di oggi ha bisogno di mobilità più che mai.
Gli studi dimostrano che un numero crescente di datori di lavoro sta facendo sempre più uso di lavoratori contingenti.

Sono tantissime le persone in cerca di lavoro che considerano solo le opportunità per il tempo pieno e/o indeterminato.

È efficace essere aperti al part time, a lavori temporanei, al lavoro freelance,
da liberi professionisti, a contratto, ecc.
per massimizzare le possibilità di successo nel cercare il lavoro.

11. Non personalizzi i dossier di candidatura

I datori di lavoro non assumono qualcuno che vuole un qualsiasi lavoro,
desiderano impegnarsi con CHI vuole davvero quel lavoro,
vogliono candidati appassionati, impegnati, dotati,
desiderabili.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per il tuo colloquio vincente.
 

Ecco perché la tua candidatura dovrebbe essere coinvolgente,
interessante, singolare e avvincente.

Invece,
anziché personalizzare la tua candidatura (per ogni singola azienda cui ti proponi)
cambi semplicemente il destinatario e con un abile colpo sul tasto “invio” …
chiudi la pratica!

Facile, rapido, comodo.
Efficace, no.

Comunque …
se non lo fai tu,
qualcun altro lo farà,
al posto tuo!

Leggi il mio post per approfondire.

12. Ti “accontenti” delle tue conclusioni

“Non sto ricevendo offerte perché …
sono troppo vecchio,
troppo giovane,
senza esperienza, troppo esperto,
troppo inesperto,
insomma troppo in qualsiasi altra cosa … “

Ecco … è un vero e proprio auto-sabotaggio delle tue possibilità e della tua autostima!

La tua mente diventerà così condizionata da questi pensieri limitanti che
(di conseguenza) agirai con meno sicurezza e decisione,
ottenendo risultati inferiori!

Pensare di essere “troppo” sarà vero solo fino a quando sarai tu a crederci.

Se ritieni “di non essere esperto” allora non sarai mai abbastanza.
Questa scusa per non agire avrà preso il sopravvento.
E cercare il lavoro sarà ancora più difficile.

13. Un unico obiettivo .. cercare il lavoro perfetto

Un lavoro minore sarà d’ostacolo alla tua carriera?
Uhm, dipende.
Un lungo periodo di inattività potrebbe fare ancora più danni al tuo curriculum e al tuo conto in banca.

Spesso (soprattutto se è da un po’ di tempo che sei alla ricerca),
la cosa migliore da fare e non vedere il colore del tuo salvagente.

Afferra il primo lavoro che trovi a portata di mano (fallo con energia e professionalità) e tirati fuori da questa situazione di stallo.

Nel mondo del lavoro di oggi la competizione è molto alta.
Se vuoi avere più possibilità di superare la concorrenza è importante non commettere passi falsi!

13 errori che rendono ancor più dura la tua ricerca di lavoro – 1

cercare un lavoro

Cercare un lavoro può essere molto impegnativo,
infatti si dice che la ricerca di lavoro è a sua volta
un lavoro!

La maggior parte delle persone pensa che trovare un lavoro oggi sia (oltre una questione di fortuna) difficilissimo per via della troppa competizione e della crisi economica.

Cercare un lavoro potrebbe richiedere diversi mesi (o forse più) e mettere a dura prova la tua determinazione prima e la tua autostima poi.
I sentimenti d’insicurezza e di ansia (con il passare del tempo) prendono il sopravvento.

Oltre alla difficoltà intrinseca del processo,
spesso facciamo errori che ostacolano ulteriormente la ricerca di un lavoro.

Ecco 13 errori che ogni persona alla ricerca di un lavoro dovrebbe evitare:

1. Focus solo su di te

Quando si è alla ricerca di un lavoro (magari già da un po’ di tempo) è totalmente comprensibile sentirsi bloccati, frustrati e scoraggiati.

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Si pensa al futuro, si è preoccupati,
si è concentrati su se stessi e sulla propria condizione.

Ricorda però che
i datori di lavoro assumono in base alle loro esigenze (aumentare i profitti,
bilanciare il carico di lavoro di un team, espandere un reparto, ecc.)
e non seguono i tuoi bisogni.

Delle tue necessità o urgenze si interessano ben poco.

È di fondamentale importanza rimanere concentrati sulla soddisfazione dei bisogni dei potenziali datori di lavoro…
e non proiettare su di loro i tuoi desideri, aspettative,
risentimenti e amarezza.

2. Sei negativo e pessimista

Se ti convinci di non essere “abbastanza” per quella posizione o pensi che nessuno ti chiamerà mai,
perdi un sacco di opportunità.

Il cinismo, l’amarezza e il pessimismo si trasmettono nei colloqui di lavoro –
anche se ti sembrerà strano, succede anche nelle lettere e nelle email –
e questi atteggiamenti negativi possono affondare le tue possibilità.

Invece di lamentarti,
pensa a come puoi mostrare il tuo valore durante la ricerca di lavoro.

 


 

Riserva le tue frustrazioni personali per un amico o un familiare.
Circondati il più possibile di persone positive,
che lavorano (anche disoccupate ma positive)
e la tua energia automaticamente comincerà ad attrarre piuttosto che allontanare.

3. Sei troppo indolente – cercare un lavoro diventa ancora più difficile

“Mi spezzo ma non m’impiego.”
Achille Campanile

Purtroppo il cellulare non squilla da solo.
Nessuno viene a bussare alla porta di casa tua.
Non accade nulla se non fai nulla,
è talmente logico da essere banale.

Invece,
insegui attivamente le opportunità.
Otterrai risultati migliori essendo proattivo.

È importante la dedizione e la disciplina.

Crea un piano e una routine di ogni giorno,
sviluppa un programma,
fissa degli obiettivi,
e cerca di essere il più possibile attivo e produttivo.

A quel punto sarai anche …
attrattivo!

4. Punti alla quantità piuttosto che alla qualità

Quando sei alla ricerca affannosa di un lavoro,
è facile dimenticarsi dei buoni propositi ed enfatizzare la quantità rispetto alla qualità.

Invece di pensare quanto sei bravo perché sei riuscito a inviare 10 CV in una sola serata con il più classico dei copia-incolla,
concentrati sulla presentazione di materiali di prima qualità per ruoli cui sei veramente interessato.

Vince la personalizzazione!

Per approfondire leggi il mio post 5 scuse comode comode per non personalizzare la tua candidatura

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per il tuo colloquio vincente.
 

5. Ti candidi per posizioni sbagliate

Quando il panico comincia a fare capolino (perché il tempo passa e il lavoro stenta ad arrivare),
può capitare di pensare che abbassando le pretese,
le richieste, la posizione e lo stipendio si possa risollevare l’interesse verso la nostra candidatura.

Spesso si sollevano solo le sopracciglia di chi legge il tuo CV.

Il responsabile delle assunzioni può presumere che stai facendo esattamente quello che stai facendo:
arrampicarti sugli specchi.

Un mio cliente (area manager del settore lusso) viste le risposte negative nella sua posizione si era incaponito (inutilmente) nell’inviare candidature come addetto alla vendita,
pensando di suscitare chissà quali clamori.

Spesso scendere è più difficile che salire.

Non c’è niente di male nell’accettare una posizione meno qualificata.
Non sprecare il tuo tempo e i tuoi dossier di candidatura per ruoli che sarebbero stati palesemente interessanti dieci anni fa.

6. Non sai ottimizzare il tempo

La ricerca di un lavoro non dovrebbe essere un lavoro a tempo pieno!

Cercare un lavoro è un impegno faticoso,
prosciugante a livello energetico perché tocca tasti a noi sensibili,
su una base di ansia ed emotività.

Se ti arrovelli in queste emozioni tutto il santo giorno (in breve tempo)
la tua energia andrà persa e rischierai di entrare in un loop negativo e pericoloso.

Ti consiglio di passare 4 ore filate al giorno (scegli le ore quando ti senti al tuo massimo energetico) concentrati e impegnati nelle ricerche,
scrivi lettere di candidatura e allenati nelle interviste di lavoro.

Le altre ore dedicale alla cura di te stesso (palestra, corsa, hobby, ecc...),
staccati il più possibile per ricaricare la tua “batteria” energetica.
Ti servirà.

Continua a leggere la parte 2.

13 linguaggi del corpo che come donna dovresti evitare per non perdere credibilità

donne al lavoro

“La questione non è chi mi darà il permesso,
ma chi mi fermerà”

Ayn Rand

Tutti i leader sono giudicati (anche) dal loro linguaggio del corpo.

Tutte le leader donne sono giudicate soprattutto dal loro linguaggio del corpo.

E, più in generale, tutte le donne al lavoro vengono valutate anche — e spesso inconsciamente — per ciò che comunicano senza parole.

Se vuoi essere percepita come autorevole, credibile e sicura di te, devi essere consapevole dei segnali non-verbali che stai inviando.
Sempre.

Donne al lavoro: il linguaggio non-verbale è (quasi) tutto

Nel mio libro “Autorevolezza” racconto la storia di una team leader che non riusciva a gestire i suoi colleghi maschi.

Mi spiegava:

“Mi rendo conto che non mi hanno mai preso sul serio.
È come se pensassero che stessi flirtando con loro.
Ma ti assicuro che non lo sto facendo.”

Il problema non era ciò che diceva.
Era come lo comunicava senza rendersene conto.

Durante le interazioni manteneva uno “sguardo sociale”:
lo sguardo si muoveva inconsciamente tra occhi e bocca.

In un contesto professionale, questo può essere interpretato come ambiguità.
Non come autorevolezza.

Molte donne, senza volerlo, inviano segnali non verbali che riducono la loro autorità e aumentano la percezione di vulnerabilità o insicurezza.

13 errori di linguaggio del corpo che riducono l’autorevolezza:

1. Testa troppo inclinata

Inclinare la testa segnala ascolto e apertura.

Ma se diventa abituale, viene inconsciamente interpretato come segnale di sottomissione.

Mantieni una posizione neutra.
È il modo più semplice per comunicare stabilità e sicurezza.

2. Presenza fisica “ristretta”

Spalle chiuse.
Gomiti stretti.
Corpo contratto.

Ridurre il proprio spazio comunica una cosa sola: ritiro.
(altrimenti perché non occupare più spazio).

Il corpo deve sostenere il tuo ruolo, non nasconderlo.

3. Gesti adolescenziali

Giocare con i capelli.
Toccare continuamente gioielli.
Strofinarsi le mani.

Questi gesti comunicano nervosismo e riducono immediatamente la percezione di maturità e leadership.

4. Parlare con tono troppo basso

Non è una questione di volume.
È una questione di presenza.

Se la tua voce non arriva, il tuo messaggio non esiste.

Allenare voce e chiarezza è un passo decisivo per essere ascoltata davvero.

5. Sorridere in modo eccessivo o fuori contesto

Lo so, lo so…

Ho più volte scritto di sorridere spesso perché la gente ama il sorriso e che è un potente spunto non-verbale.

Infatti …
il sorriso è potente.

Ma fai attenzione al contesto.

Se usato nel momento sbagliato, distrugge la tua credibilità.

Sorridere mentre dai un feedback critico o affronti un problema serio genera incoerenza.

La coerenza crea autorevolezza. Non il sorriso continuo.

6. Annuire costantemente

Annuire comunica ascolto.

Ma se eccessivo, comunica bisogno di approvazione.

Un leader ascolta.
Non chiede inconsciamente conferma.

7. Tono ascendente alla fine delle frasi

Quando il tono sale, sembra una domanda.

Anche quando non lo è.

Questo indebolisce la percezione di certezza.

Le affermazioni autorevoli terminano con un tono discendente.

Per approfondire, leggi il mio post sull’autorevolezza della voce.

8. Aspettare sempre il proprio turno

Essere rispettosa è importante.

Ma essere invisibile è pericoloso
(specialmente in una organizzazione piena di forti personalità).

Se vuoi essere ascoltata, devi occupare lo spazio comunicativo.
Con calma. Ma con decisione.

9. Eccessiva espressività

Troppi gesti.
Troppa mimica.
Troppa intensità.

Il risultato è dispersione.

Se esprimi l’intero spettro di emozioni e dai sfogo alla loro espressività potresti
essere considerata la clown dell’ufficio.

La presenza autorevole è essenziale.
Non teatrale.

10. Stretta di mano debole

Molte persone ti giudicheranno immediatamente dalla tua stretta di mano.

La stretta di mano è il primo messaggio.

Una stretta ferma comunica immediatamente sicurezza e stabilità.

Una debole ti “dipinge” all’istante come passiva e priva di fiducia.

11. Flirtare inconsciamente

Sorrisi eccessivi.
Sguardi ambigui.
Gesti civettuoli involontari.

Questi comportamenti riducono immediatamente la percezione di leadership.

L’autorevolezza richiede chiarezza.

12. Sguardo ambiguo

Lo sguardo professionale si concentra tra occhi e fronte.

Lo sguardo sociale si sposta verso la bocca.

Questo tipo di sguardo può essere interpretato come civettuolo,
ambiguo, seducente.

Poco serio,
ancor meno autorevole.

Lo sguardo guida l’interpretazione.

13. Look non adeguato al contesto

Il tuo aspetto comunica prima ancora che tu parli.

Non si tratta di essere perfetta.
Si tratta di essere coerente con il tuo ruolo.

Ordine, cura e coerenza rafforzano la tua presenza.

Donne al lavoro? Evita come il fuoco:
uno stile non appropriato per l’età o troppo sexy,
poca cura personale,
capelli perennemente sporchi e legati,
ricrescita di settimane,
smalto sbeccato da giorni e altre sciatterie,
profumo troppo forte,
make-up eccessivo,
gioielli vistosi e rumorosi, ecc.

Vuoi rafforzare la tua presenza e comunicare con autorevolezza reale?

Il coaching mirato
Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive
ti aiuta a rendere voce, postura e linguaggio del corpo strumenti di leadership concreti.

Autorevolezza non significa rinunciare alla femminilità

Molte donne temono che essere autorevoli significhi essere fredde o aggressive.

Non è così!

Puoi essere:

  • autorevole e empatica
  • ferma e rispettosa
  • sicura e autentica

L’autorevolezza non è rigidità.
È coerenza.

È allineamento
tra ciò che sei,
ciò che dici e
ciò che il tuo corpo comunica.