Il tuo CV spaventa? Al colloquio senza nascondere il tuo valore

CV troppo qualificato
Che tu sia
un impiegato amministrativo con anni di esperienza,
un venditore che ha sempre superato i target,
o un manager che ha gestito team e budget importanti…

potresti imbatterti in un paradosso sottile e frustrante:
l’overqualifica.

Ovvero?
Hai un CV che “spaventa”.

Un bel titolo in cima.
Competenze solide.
Esperienza in contesti multinazionali.
Ruoli di responsabilità
(ex CEO, Direttore Generale).

Sei convinto — giustamente — che tutto questo dovrebbe aprirti più porte.
E invece, spesso,
succede l’opposto.

Quando il CV è troppo forte

I colloqui arrivano con il contagocce.
E quando arrivano, qualcosa si inceppa.

Ti ascoltano.
Annuiscono.
Fanno i complimenti.

Poi arriva la frase:

  • “Siamo rimasti colpiti dal suo profilo, ma forse è troppo qualificato per questo ruolo.”
  • “La sua candidatura è di grande valore, ma cerchiamo un profilo più allineato.”

Troppo qualificato?
Troppo esperto?
Too much … cosa?

Ti è mai capitato?

E così accade il paradosso:
più valore porti,
più diventi scomodo per chi dovrebbe sceglierti.

Cosa pensa (davvero) un selezionatore

Spesso non viene detto apertamente.
Ma può essere pensato.

“Questo ci mangia.”
“Vuole il mio posto.”

Se mostri più esperienza del tuo futuro capo, puoi diventare una minaccia.

“Non durerà.”
“È solo un ripiego.”

Temono che ti annoierai, che non accetterai le regole,
che tu sia lì “in attesa di meglio”.

“Non accetterà il nostro modo di lavorare.”
“Non accetterà ordini.”

Troppa seniority viene letta come rigidità.
Come voglia di imporre il proprio metodo.

“Pretenderà uno stipendio alto.”

Traduzione:
aspettative salariali,
autonomia,
status che l’azienda teme di non sostenere.

Come rispondere a queste paure (senza sminuirti):

Anticipa il timore.

Non aspettare che te lo dicano.

Puoi usare frasi come:

  • “So che il mio background è ampio, ma proprio per questo sono molto chiaro su cosa cerco oggi e perché questo ruolo mi interessa davvero.”
  • “Ho avuto ruoli ampi, è vero. Oggi però voglio portare valore in modo operativo, concreto.”
  • “Non cerco status. Cerco senso.”

Chiarisci le tue motivazioni.

Se pensano che “ti stai accontentando”,
e non è così… dillo!

  • “Ho scelto di cambiare passo perché cerco un progetto in cui credere davvero.”
  • “Dopo anni ad alta pressione, oggi cerco un contesto sostenibile dove lavorare con qualità e continuità.”

Mostra autorevolezza, non autorità.

Il tono fa la differenza.

Se dimostri di non aver bisogno di comandare,
abbatti molte resistenze.

Mostra curiosità,
non superiorità.
Fai domande.
Ascolta.

Frase utile:

  • “Mi interessa entrare in un contesto dove posso imparare e portare valore, anche in ruoli più operativi.”

Rendi il CV più accessibile (non più povero)

Nel CV o nella lettera puoi usare formule come:

  • “Manager esperto, oggi focalizzato su progetti collaborativi e ad alto impatto.”
  • “Project Leader orientato ai risultati, pronto a supportare la crescita delle PMI.”
  • “Cerco un contesto concreto dove mettere l’esperienza al servizio di un progetto reale.”
  • “Leadership discreta, adattabile, orientata alle persone.”
  • “Esperienza manageriale al servizio di contesti meno strutturati ma ad alto impatto.”

Smussa i titoli (senza mentire)

Meno “ingessamento”, meno autocelebrazione.

  • CEO → Direzione generale e supervisione operativa
  • Area Sales Director → Attività commerciale consulenziale sul territorio
  • Senior Accounting Expert → Referente contabile con visione d’insieme

CV troppo qualificato? Taglia il superfluo

Rimuovi esperienze troppo datate o non rilevanti.
Non devi nasconderti.

Devi aiutare l’altro a fidarsi.

Chi seleziona non cerca solo competenze.
Cerca adattabilità.
Sicurezza.
Trasparenza.

In finale

Ti sei riconosciuto?
Hai la sensazione che il tuo valore venga frainteso — o peggio, vissuto come un problema?

Posso aiutarti a riposizionare il tuo profilo con intelligenza e strategia.

Se vuoi:

  • tradurre autorevolezza in accessibilità
  • posizionarti senza svenderti
  • preparare anche la presentazione per il colloquio

Scrivimi.
Lavoriamo sul tuo CV e sulla strategia di colloquio in modo mirato.

Come mostrare la passione in un colloquio di lavoro

mostrare la passione nel colloquio
Cosa cercano i reclutatori nei candidati?

Una delle cose più comuni è senza dubbio la passione.

Sembra facile dimostrarla.
In realtà non lo è.

Non basta dirlo.
Devi farla vedere.

E devi trovare un equilibrio: entusiasmo sì, ansia no.

Il colloquio è già stressante di suo

Se sei timido o introverso, lo è ancora di più.

Strette di mano.
Presentazioni.
Parlare di te.
“Venderti”.

Molti vivono tutto questo come un’esibizione.

Tuttavia, parlare dei propri risultati non è arroganza.
È riportare fatti.

Se racconti come hai risolto un problema, imparato qualcosa o collaborato con un team, stai semplicemente mostrando il tuo valore.

Parlane come faresti con una persona di fiducia.

Mostrare la passione nel colloquio? Prepara storie, non elenchi

Prima del colloquio, studia l’azienda.

Sito, mission, prodotti, mercato.
Capisci dove si colloca e come si muove.

Arrivare preparato cambia tutto: dimostra interesse reale.

E ti evita risposte generiche alla classica domanda:

  • “Perché vuole lavorare qui?”

LA TUA AUTOREVOLEZZA ANCHE AL COLLOQUIO: > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro “Autorevolezza”.

“Mi parli di lei?” → vai oltre l’elenco

Non rispondere con una lista di esperienze.

Funziona, ma fino a un certo punto.

Quello che fa la differenza è il perché.

Perché hai fatto certe scelte?
Cosa ti ha motivato?
Che impatto hanno avuto?

Non limitarti a dire cosa hai fatto.
Spiega cosa ti ha mosso.

Non parlare solo di ciò che conviene a te

“È una grande opportunità per la mia carriera.”
“Avete un’ottima reputazione.”

Tutto vero.
Ma non basta.

Se vuoi trasmettere passione, collega il tuo interesse ai valori, alla missione, all’impatto dell’azienda.

Mostra cosa ti coinvolge davvero del lavoro.

Non avere paura di dire che ami quello che fai.
Sii concreto su cosa, esattamente, ti appassiona.

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Racconta da dove nasce il tuo interesse

Se ha senso per il ruolo, condividi una parte della tua storia.

  • “Sono cresciuto in un contesto in cui…”
  • “Mi sono appassionato quando…”

Non serve esagerare.
Serve autenticità.

Una storia vera resta.
Una costruita si sente.

Attenzione a non strafare

Nel tentativo di sembrare preparato, potresti sembrare arrogante.

Evita frasi assolute:

  • “So tutto su…”
  • “Sono un esperto di…”

Rischiose, soprattutto se davanti hai qualcuno davvero esperto.

Meglio restare sui fatti.
E su ciò che ti stimola davvero del ruolo.

La passione non ha bisogno di essere gonfiata.

Dove spendi il tuo tempo (dice molto di te)

Mostra cosa fai oltre il minimo richiesto.

Progetti personali.
Attività extra.
Interessi coltivati nel tempo.

Non serve impressionare.
Serve far capire cosa-ti-spinge.

Hobby sì, ma con senso

App, contenuti, volontariato, blog, progetti.

Se c’è coerenza con il ruolo, portali.

La passione vera non si ferma all’orario di lavoro.

Vuoi mostrare la passione nel colloquio? Fai domande che contano

Il momento finale del colloquio è spesso sottovalutato.

Preparati.

Domande intelligenti dimostrano attenzione e curiosità.

Evita di partire subito da stipendio e orari.
Concentrati su scelte aziendali, strategie, direzione.

Le tue domande parlano di te.

Sii autentico

La passione finta si percepisce.

Quella vera anche.

Non serve costruire un personaggio.
Serve essere coerente.

Mostra interesse.
Ma resta credibile.

Dimostra, non dichiarare

Porta esempi concreti.

Esperienze.
Risultati.
Progetti.

Se puoi, usa un portfolio.

Un racconto è forte.
Una prova lo rende credibile.

In definitiva

Non limitarti a dire cosa hai fatto.

Spiega perché lo hai fatto.

È lì che si vede la passione.

Nei motivi.
Nelle scelte.
Nella coerenza.

La differenza non la fa chi parla di più.
La fa chi riesce a farsi capire davvero.

15 frasi da non dire al colloquio di lavoro

frasi da non dire al colloquio

Foto di Skyler Ewing da Pexels

Durante il colloquio di lavoro è importante sapere cosa dire.

Ma è altrettanto importante sapere cosa non dire.

A volte basta una frase sbagliata, detta con leggerezza o nervosismo, per compromettere l’impressione che stai costruendo.

Ecco alcune frasi da non dire al colloquio.

“Scusate il ritardo”

Arrivare tardi e partire subito con lunghe giustificazioni ti mette immediatamente in difficoltà.

Nemmeno arrivare troppo in anticipo è ideale.

Costringi l’intervistatore a interrompere quello che sta facendo per “gestirti” prima del previsto.

“Sto cercando un lavoro meno stressante”

Dire che vuoi un lavoro più tranquillo rischia di farti apparire scarico o poco motivato.

Molto meglio parlare di:

crescita professionale,
nuove responsabilità,
voglia di imparare.

“Vorrei aprire una mia attività”

Anche se vuoi trasmettere intraprendenza, attenzione.

Nessuna azienda vuole sentirsi una soluzione temporanea.

Se dai l’impressione di essere lì “in attesa di altro”, il selezionatore inizierà a dubitare della tua motivazione reale.

“Farei qualsiasi cosa pur di lavorare qui”

Può sembrare entusiasmo.

Spesso comunica il contrario.

È una tipica delle frasi da non dire al colloquio. Rischi di svalutarti.

Le aziende cercano persone interessate a un ruolo preciso, non qualcuno disposto ad accettare qualunque cosa.

“Non ho mai avuto fallimenti”

Questa frase suona poco credibile.

E anche un po’ arrogante.

Tutti hanno commesso errori,
vissuto battute d’arresto o affrontato momenti difficili.

La differenza sta nel modo in cui li racconti.

Con lucidità.
Concretezza.
Capacità di analisi.

Parlare male del vecchio capo o dell’azienda precedente

Anche se hai vissuto un’esperienza terribile, evita sfoghi e rancore.

L’intervistatore potrebbe pensare:

“Un giorno parlerà così anche di noi.”

Mantieni un tono professionale.

Concentrati su ciò che hai imparato e su quello che cerchi oggi.

“Non lo so”

Può capitare una domanda difficile o inaspettata.

Ma liquidarla con un semplice “non lo so” raramente ti aiuta.

Meglio prendere un secondo per riflettere.
Oppure chiedere qualche chiarimento.

Dimostri presenza mentale e capacità di ragionamento.

Parlare subito di ferie, benefit e stipendio

Attenzione ai tempi.

Se inizi il colloquio chiedendo ferie, orari o straordinari, rischi di sembrare focalizzato solo su quello.

L’azienda, all’inizio, vuole capire soprattutto una cosa:

che valore puoi portare.

Ci sarà il momento giusto anche per parlare di retribuzione.

“È scritto nel curriculum”

Se il selezionatore ti fa una domanda su qualcosa presente nel CV, non limitarti a rimandarlo lì.

Vuole capire come racconti le tue esperienze.

Come comunichi.
Come colleghi il tuo percorso alla posizione proposta.

“Sto attraversando un periodo difficile”

Molte persone saranno comprensive.

Ecco una delle frasi da non dire al colloquio. L’intervista di lavoro non è il luogo giusto per entrare troppo nei problemi personali.

Mantieni il focus sulla tua dimensione professionale.

“Non ho domande”

Una delle peggiori chiusure possibili.

Fare domande dimostra interesse, curiosità e coinvolgimento.

Un colloquio dovrebbe diventare una conversazione.

Non un interrogatorio.

Fare domande banali sull’azienda

Prima del colloquio informati.

Sito web.
Mission.
Settore.
Prodotti.

Presentarti senza sapere quasi nulla dell’azienda trasmette superficialità.

“So di avere poca esperienza”

Non sottolineare continuamente ciò che ti manca.

Il CV lo hanno già letto.

Piuttosto valorizza:

le tue competenze,
la voglia di imparare,
le capacità organizzative e relazionali.

“Devo chiedere al mio partner”

Se hai bisogno di tempo per decidere, chiedilo.

Ma evita di dare l’impressione che la scelta dipenda completamente da qualcun altro.

Può trasmettere insicurezza.

“Per che ora finiremo?”

Mai dare l’impressione di avere fretta.

Il selezionatore potrebbe leggerlo come disinteresse o scarsa disponibilità.

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“Il mio difetto? Sono troppo perfezionista”

È una risposta ormai abusata.

Un cliché.

E soprattutto non dice davvero nulla della tua personalità o del tuo modo di lavorare.

In conclusione

Durante un colloquio non parlano solo le competenze.

Contano anche:

tono,
atteggiamento,
presenza,
scelta delle parole.

A volte non è la frase brillante a fare la differenza.

È evitare quella sbagliata.

Frasi divertenti sul colloquio di lavoro

un colloquio di lavoro
Quando aspetti una risposta dopo un colloquio
non c’è dubbio..

il tempo si dilata.
Sembra scorrere più lentamente.

Ti dicono:
“Le faremo sapere tra una settimana.”

Per te diventa un’attesa snervante.
Una sospensione continua.
Quasi un logorio.

Per l’azienda, invece, è solo una scadenza.
Un momento decisionale da comunicare… tra una settimana.

Il colloquio di lavoro mette alla prova

Per molti, è una situazione stressante.

Devi essere ambizioso
senza risultare impaziente.

Disponibile
senza sembrare timoroso.

Flessibile
senza farti sfruttare.

Sicuro di te, determinato, credibile…
senza alzare troppo i toni.

Il confine è sottile.

Basta poco per sembrare eccentrico.
O, al contrario, poco incisivo.

Un modo per alleggerire

Per questo ho raccolto alcune frasi divertenti
(che ho trovato sul web e in particolare su aforisticamente).

Un modo per sdrammatizzare
un momento che, spesso, di divertente ha ben poco.

Prima dei 30 anni, troppo giovane, senza esperienza.
Dopo i 50 anni, troppo vecchio, troppo caro.
Per molti la speranza di lavoro è di 20 anni
contro una speranza di vita di 100 anni.

Bernard Pivot

 

L’Italia è una Repubblica fondata sui colloqui di lavoro.

Graziella Natale

È facile passare un colloquio di lavoro, basta essere per 20 minuti tutto il contrario di quello che sei veramente.

p_episcopo, Twitter

“Nel suo curriculum lei ha specificato che parla una lingua straniera. L’inglese?”.
E il candidato: “Oui”.
“Ma questo è francese!”.
“Allora corregga: parlo due lingue straniere”.

Anonimo

“I suoi punti di forza?”
“Sono ottimista.”
“Mi farebbe un esempio?”
“Quando comincio?”

Anonimo

Sogno di andare ad un colloquio di lavoro e spiazzare tutti esordendo con un “Vi farò sapere”,
andandomene.

unFabbioAcaso, Twitter

Ti offrono uno stage gratis.
Pensi: “È solo l’inizio, farò carriera”.
Un anno dopo sei dirigente gratis.

IdeeXscrittori, Twitter

Negli annunci di lavoro sono tutte “aziende leader nel settore”. Mai che uno scriva “piccola azienda col padrone stronzo”.

FranAltomare, Twitter

PIÙ AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > Il mio libro “Autorevolezza” (NUOVA edizione aggiornata 2025) ti guida se vuoi consolidare il tuo impatto e carisma.

“Buongiorno, sono venuto per il colloquio di lavoro.”
“Ha esperienza?”
“Sì, questo è il mio 75esimo colloquio!”

Anonimo

“Ha degli hobby?”.
“Ho una collezione di 150 figure di merda”.
“Le sembrano cose da dire ad un colloquio di lavoro?”.
“151”.

Anonimo

“E il colloquio di lavoro?”
“L’ho superato.”
“Davvero? Grande!”
“Intendevo il trauma. L’ho superato.”

IdeeXscrittori, Twitter

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“Lei come si definirebbe?”
“Come la nebbia del mare.”
“Capisco. Perché lei è un tipo misterioso?”
“No, perché prima delle dieci e mezzo, undici non mi alzo mai.”

Luca Klobas

La parte più difficile di un colloquio di lavoro è ricordare tutti i talenti che ti sei inventato.

BarbyeTurica, Twitter

Fare il ministro del lavoro in un paese dove il lavoro non c’è, è come fare il bidello di una scuola a Ferragosto!

Maurizio Crozza

Esito colloquio di lavoro: come gestire l’ansia dell’attesa

esito colloquio di lavoro

Foto di cottonbro da Pexels

L’intervista di lavoro è finita.
Non è la prima.

Sai che siete rimasti in tre.
Ormai siamo al rush finale.
Alla decisione finale.

Il colloquio si è concluso con il prevedibile:
“Le faremo sapere.”

Tempi d’attesa?
1 settimana…
Uhm.
7 giorni.
168 ore d’attesa.

Uno stillicidio.

“Il buio e l’attesa hanno lo stesso colore.”

Giorgio Faletti

A quel punto inizia
(l’ossessiva) ricerca di indizi
per scoprire “come andrà a finire”.

Questo screening è spesso accompagnato
da tensione e ruminazione.

E non ti dico poi se,
oltre a questa risposta,
ne attendi anche un’altra precedente.

Che fare?
Cosa scegliere?

Se stai pensando di aver parlato troppo,
o di non aver parlato abbastanza,
o che alla domanda “dove ti vedi tra 5 anni” hai balbettato…

Ricorda: non vale la pena stressarti.

Non puoi tornare indietro nel tempo per cambiare.
Quindi perché preoccuparsi?

Macché.

Aspettare con trepidazione la telefonata,
controllare “se c’è linea”,
è estremamente logorante.

Finisci per perdere concentrazione
e sprecare tempo prezioso
che potresti investire in altre opportunità di lavoro.

Indirizza la tua energia nell’e-mail di follow-up.
E reinvesti quel vigore nella tua ricerca.

Continua la ricerca di lavoro

Perché?
Non è meglio aspettare che rispondano prima?

No.

Non dimenticare l’obiettivo finale:
trovare un lavoro.

Mandi una candidatura.
Aspetti la risposta.
Ti chiamano per il colloquio.
Pensi che sia andata bene.
Aspetti ancora.

Poi scopri che la scelta è andata su un altro candidato.
Peccato.

Peccato sì, perché
da quando hai mandato la prima mail
alla risposta
sono passati quasi due mesi.

E tu, nel frattempo?
Hai solo aspettato.

Non aspettare che finisca l’intero iter
di una sola selezione.

Apri più canali.
Più alternative.
Più sbocchi.

Porta avanti più selezioni alla volta

Non fermarti.
Rilancia.

Non aspettare.
Non sperare.

Continuare la ricerca di lavoro
ti aiuta a distogliere la mente dall’esito del colloquio
e a usare meglio il tuo tempo.

Resta concentrato.
Produttivo.

E, sì:
il tempo passerà anche più velocemente.

Il tempo non scorre allo stesso modo per tutti

Quando aspetti una risposta importante,
il tempo si dilata.
Sembra rallentare.

“Le faremo sapere tra una settimana”,
per te che aspetti
diventa un logorio continuo.

Per l’altra parte, invece,
è solo una decisione da comunicare…
tra una settimana.

Non credere che HR,
il datore di lavoro
o il manager che deve firmare il contratto
stia pensando:

“Meglio sbrigarsi, il candidato è in fervida attesa.”

Né che facciano apposta
a tenere i candidati sui carboni ardenti.

Le priorità sono diverse.

E spesso cambiano all’improvviso.

Ricordarlo aiuta a fare un respiro profondo
e a concedere il tempo necessario.

Non saltare alle conclusioni

Se cerchi di decifrare messaggi nascosti
durante il colloquio,
rischi solo di farti del male.

Dire che ci sono altri candidati
non significa che non siano stati colpiti da te.

Nella maggior parte dei casi,
le osservazioni fatte durante l’intervista
servono solo a tenerti informato.

Non leggere tra le righe.
Non costruire storie.

Evita conclusioni affrettate.

Ti risparmierai delusioni inutili
e manterrai aperte più opzioni possibili.

Esito colloquio di lavoro? Non vedere solo i lati negativi

Valutare il colloquio è utile.
Farlo diventare un’ossessione, no.

Se ti fissi solo su ciò che forse hai sbagliato,
minerai la fiducia per i colloqui futuri.

E sprecherai un’occasione di crescita.

Impara dai tuoi errori.
Sii costruttivo nella tua autocritica.

Non analizzare troppo.
Probabilmente non è andata così male
come pensi.

E se la risposta ritarda…

Quando passa “troppo tempo”,
la mente inizia a correre.

Fantastica.
Divaga.
Vaneggia.

E presume il peggio.

Più o meno così:

Non mi rispondono →
c’è un problema →
il problema sono io →
non sono piaciuto →
non prenderò il lavoro →
la mia carriera è finita.

Sic. Sic. Che sfigato.

Esagerazioni?

Eppure, molti professionisti e manager
si lasciano risucchiare da questo vortice
— complice l’ansia —
fino a consumarsi
nel fisico e nella testa.

L’attesa fa galoppare la fantasia.
E vedere fantasmi ovunque.

Chiediti:

  • Riesci davvero a sentire queste emozioni negative?
  • Stai giudicando le intenzioni degli altri attraverso il filtro dell’ansia?
  • Non stai forse esagerando?

Quando aspetti l’esito di un colloquio
è fondamentale fare un passo indietro,
fare un bel respiro profondo

Rimettere ordine nei pensieri.

A volte nemmeno il datore di lavoro ha tutte le idee chiare

Se non ti hanno spiegato i prossimi passi
non significa che l’esito sia negativo.

Spesso l’intervistatore
non conosce davvero gli step successivi.

Le aziende sono concentrate su costi,
scenari di mercato,
decisioni ancora in evoluzione.

Non far galoppare la fantasia

È spesso forviante e ansiogena.

Per quanto riguarda l’esito di un colloquio di lavoro,
ricorda:
la calma è (davvero) il potere dei forti.

Un buon curriculum ti apre la porta.

Ma è il colloquio
— e come lo gestisci prima e dopo —
a farti ottenere il lavoro.

Mi auguro che questi suggerimenti
per gestire l’ansia da esito del colloquio
ti siano stati utili.

L’attesa non è passività.
È disciplina.

8 segnali evidenti che il colloquio di lavoro è andato male

colloquio di lavoro è andato male

Foto di Alena Darmel da Pexels

Hai la sensazione che il colloquio di lavoro sia andato male?
O almeno… non come speravi?

Hai colto qualche segnale “strano”, ma non sai bene come interpretarlo?

Prima di tutto, una cosa importante:
ne avrai certezza solo quando riceverai una risposta.

Capita spesso di chiudere mentalmente la questione…
e poi ricevere l’invito al secondo colloquio.

Detto questo, vediamo 8 segnali che potrebbero (sottolineo: potrebbero) indicare che il colloquio non è andato come speravi.

1. Te l’hanno detto apertamente

Succede raramente, ma può capitare.

Gli intervistatori ti hanno detto chiaramente di avere dubbi sulla tua esperienza o su alcune risposte.

Non farti prendere dal panico.
Anzi: è meglio di quanto pensi.

Nel 95% dei casi non dicono nulla e scartano.
Qui, invece, ti stanno dando la possibilità di spiegarti o chiarire.

Se però il colloquio si chiude senza darti spazio per farlo, è improbabile che il percorso prosegua.

2. Tornano più volte sugli stessi punti

Stesse domande, viste da angolazioni diverse.

Il “buco” nel CV.
Il motivo per cui hai lasciato il lavoro precedente.

È un segnale di dubbio, non ancora risolto.

Se hai modo di approfondire, è un buon segno.
Ma evita risposte vaghe o evasive.

Qui servono chiarezza e precisione, non battute di circostanza.

3. Scarsa attenzione

Un intervistatore coinvolto:

  • sorride
  • annuisce
  • segue quello che dici

Se invece lo percepisci presente solo fisicamente,
poco reattivo, con energia bassa e sguardo altrove…

potrebbe essere un segnale di disinteresse.

4. Il colloquio finisce troppo presto

Un colloquio lungo è spesso un buon segnale.
Uno che termina prima del previsto, meno.

Attenzione però alle eccezioni:
ritardi, agenda piena o decisione già presa (in positivo).

Non è una sentenza, ma è un campanello.

5. Nessuna indicazione sui prossimi passi

Non ti hanno detto:

  • come prosegue la selezione
  • quando arriverà una risposta
  • cosa aspettarti dopo

Può significare molte cose:
bocciatura, dimenticanza o scarsa organizzazione interna (che comunque non è un buon segnale).

6. Non ti hanno dato spazio per fare domande

Il colloquio è uno scambio, non un interrogatorio.

Se l’intervista si chiude senza lasciarti fare domande,
oppure ricevi risposte vaghe e frettolose ..

potrebbero aver già deciso di guardare altrove.

Essere un segnale che il colloquio di lavoro è andato male.

7. Non “vendono” l’azienda o il ruolo

Quando un colloquio va bene, i selezionatori parlano del futuro:

  • opportunità
  • crescita
  • contesto
  • ruolo

Se non cercano minimamente di renderti entusiasta,
potrebbe essere un segnale di scarso interesse.

8. Non hanno chiesto la tua disponibilità

Domande come:

  • Quando potresti iniziare?
  • Stai facendo altri colloqui?
  • Quando potresti lasciare l’attuale azienda?

Se arrivano, è spesso un ottimo segnale.
Se non arrivano, non è una condanna… ma resta un indicatore.

In conclusione

Questi sono segnali, non certezze.

Concediti un momento di delusione: è normale.
Poi riprendi lucidità.

Invia sempre una mail di ringraziamento.

Rifletti su cosa potresti migliorare.
Ogni colloquio è “allenamento”.

Vuoi potenziare il tuo approccio ai colloqui di lavoro?

Con le sessioni di coaching personalizzate puoi:

  • rispondere in modo più efficace
  • evitare di diventare accondiscendente
  • verificare CV e strategia di risposta
  • preparare le domande più delicate
  • gestire l’ansia da colloquio

Perché il colloquio non si “subisce”.
Si guida.

9 segnali che il colloquio di lavoro è andato bene

il colloquio di lavoro

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

Se c’è una cosa che fa ammattire le persone dopo un colloquio di lavoro, è il tempo di risposta.

Se ricevi un feedback negativo.
Bene! (comunque)
Ti permette di chiudere mentalmente subito la questione.

Se ricevi un feedback positivo.
Woowww!
È tempo di festeggiare.

Qualche volta gli intervistatori sono così chiari da dirti direttamente che hai / non hai le capacità e l’esperienza che stanno cercando.

Spesso, però, non è così.
“Le faremo sapere” è la peggiore delle risposte.

Non chiude.
Ti lascia in sospeso.

A volte la risposta arriva dopo giorni

Altre volte, non arriva proprio.

I giorni successivi al colloquio possono essere esasperanti.
Soprattutto se hai urgenza di cambiare o trovare lavoro.

Il tempo si dilata.
L’attesa si carica di nervosismo.

L’ottimismo iniziale lascia spazio al dubbio.
E il dubbio… scava.

Ripensi a tutto.
Ogni risposta.
Ogni espressione.

“È andata bene?”
“No, aspetta…”
“Ha detto ci sentiamo o ci sentiremo?”

È il gioco della mente.
Lo facciamo (più o meno) tutti.

E no:
non puoi entrare nella testa del selezionatore.

A questo proposito leggi mio post “Esito colloquio di lavoro: come gestire l’ansia dell’attesa“.

Segnali che indicano che hai fatto una buona intervista

Anche se non puoi sapere con certezza come andrà a finire.

Quindi, la prossima volta che senti salire l’ansia, respira …
e guarda se riconosci questi 9 rilevatori positivi.

Nota importante:
non esistono segnali infallibili.

Segnali positivi ≠ garanzia di assunzione.
Segnali assenti ≠ colloquio disastroso.

Lo vedo spesso nel mio lavoro di career coach:
“Strano…mi sembrava il colloquio fosse andata bene”.

Succede.

1. Il colloquio è durato più del previsto

Se l’incontro supera il tempo programmato,
è probabile che l’intervistatore sia interessato.

Quando un profilo non convince,
di solito si chiude in fretta.

Il tempo è poco.
Se ne “ruba” un po’ per te, vuole conoscerti meglio.

Sta investendo.

2. Il linguaggio del corpo è stato positivo

La comunicazione non verbale dice molto.

Nota se il selezionatore:

  • mantiene il contatto visivo
  • sorride
  • annuisce
  • prende appunti
  • è reattivo

In un colloquio di gruppo, osserva chi-decide.
Se è coinvolto, è un buon segnale.

3. Anche la comunicazione verbale è stata positiva

Di solito i selezionatori parlano in modo neutro:
“La persona in questo ruolo…”

Ma se scappano frasi come:

  • “Quando inizierai…”
  • “Quando ci rivedremo…”
  • “Hai chiaramente le qualifiche”

“Ci sentiremo presto”
è molto diverso da
“Le faremo sapere”.

4. La conversazione è diventata informale

Meno interrogatorio.
Più dialogo.

Quando il clima si scioglie, l’intervistatore è a suo agio con te.

Tuttavia, alcune aziende conducono interviste molto strutturate,
quindi non scoraggiarti se sembrano attenersi al “copione”
e l’intervista è formale.

5. Incontri altri membri del team

Se, prima di andare via, ti presentano:

  • colleghi non previsti
  • team leader
  • decisori

sei sulla buona strada.

Se chiamano il capo, il titolare, il CEO… puoi essere moderatamente ottimista.

6. Ti parlano di vantaggi

A un certo punto, il colloquio cambia direzione.
L’azienda comincia a vendere se stessa.

Benefit.
Crescita.
Opportunità.

Sta cercando di rendere l’offerta attraente.
Vuole chiudere con te.

7. Ti spiegano i prossimi passi (con tempi)

Se ti illustrano cosa succede ora,
è un buon segnale.

Se entrano nei dettagli,
ancora meglio.

Altri indicatori forti:

  • fissano subito un altro colloquio
  • chiedono quando potresti iniziare
  • domandano se hai altre trattative aperte

Temono di perderti.

8. Risposta rapida alla mail di follow-up

Hai inviato una mail di ringraziamento.
Personalizzata.
Educata.

Ricevi risposta lo stesso giorno (o il giorno dopo).
Ottimo segnale.

Se ti chiamano o scrivono personalmente, sei in pole position.

9. Altri segnali forti

  • Ti fanno visitare l’azienda
  • Dicono: “Qui lavorerai”
  • Ti invitano a pranzo o per un caffè
  • Ti accompagnano all’uscita continuando a parlare

Sono tutti indizi che contano.

E ora?

Hai fatto la tua intervista.
Hai contato i segnali.

Festeggia.
Un po’.

Poi:

  • invia (se non l’hai fatto) la mail di ringraziamento
  • annota ciò che è emerso
  • resta ottimista, ma con i piedi per terra

Ogni buon colloquio è un passo avanti.

In conclusione

L’attesa non è sotto il tuo controllo.

La preparazione sì.

Ed è lì che si gioca la vera differenza.

Preparazione efficace per colloqui di lavoro faccia-a-faccia o online.
Scopri il coaching per il colloquio vincente.

Colloqui di lavoro: l’attenzione del selezionatore non si pretende, si guadagna

colloqui di lavoro

Foto di Aksel Lian da Pixabay

Il selezionatore ti sta accompagnando nella sala del colloquio.

Il momento è arrivato.
Sei concentrato.
Bene.

Adesso rilassati ancora un po’.

Fino a ieri ti sei forse concesso qualche fantasticheria: il nuovo lavoro, il primo stipendio, il momento in cui firmerai il contratto.

Ma non è ancora il momento di parlare di salario o data d’inizio.

Per ora concentrati su un obiettivo molto più concreto:

ottenere il secondo colloquio.

L’autorevolezza comincia dall’ingresso

Dal primo istante stai inviando messaggi non verbali.

Anche se non dici nulla, il tuo corpo comunica sicurezza, tensione e atteggiamento.

Quando entri nella stanza, la prima impressione è già in costruzione.

Evita un ingresso esitante, ma anche uno troppo sicuro o arrogante.

Cammina con passo deciso, senza fretta.

Saluta.
Sorridi.
Mantieni lo sguardo alto.
Raddrizza le spalle.

Stai proponendo il tuo valore professionale, non chiedendo un favore.

Per approfondire: Come entrare con autorevolezza nella stanza del colloquio.

Riconosci l’ansia invece di combatterla

Se il colloquio ti mette agitazione, è normale.

Non perdere energie cercando di nasconderla.
Riconoscila.

Puoi dirti:

  • “Sono agitato. Va bene così. Posso fare comunque un buon colloquio.”

Poi osserva il tuo linguaggio del corpo.

Evita di:

  • camminare troppo velocemente;
  • parlare a raffica;
  • interrompere;
  • tamburellare con le dita;
  • muovere continuamente gambe o piedi.

Rallentare è già un modo per trasmettere maggiore sicurezza.

Mantieni il contatto visivo

Il contatto visivo comunica fiducia e presenza.

Se abbassi continuamente lo sguardo o eviti gli occhi del selezionatore, potresti apparire insicuro.

Non serve fissarlo.

Mantieni uno sguardo naturale e torna regolarmente sul tuo interlocutore.

Se ti mette in difficoltà, concentra lo sguardo tra le sopracciglia.

L’effetto sarà molto simile.

L’attenzione del selezionatore non si pretende, si guadagna

Non cercare di compiacerlo.

Più provi a indovinare la risposta che desidera sentirsi dire, più rischi di apparire costruito.

Sii semplice.
Sii concreto.

Se bastano dieci parole, non usarne trenta.

Tieni la testa alta, siediti composto e guarda il selezionatore quando parli.

Non nascondere la tua personalità dietro il curriculum.

Sii te stesso. L’autenticità paga

Mantieni un atteggiamento positivo.

Sorridi senza forzature e mostra interesse per il ruolo.

Ai selezionatori piacciono persone preparate, autentiche e fiduciose.

Ricorda una cosa importante:

se sei stato invitato al colloquio, significa che il tuo profilo ha già suscitato interesse.

Adesso devono conoscere la persona.

Prova a stabilire una connessione

Durante il colloquio non limitarti a impressionare.

Prova a creare una connessione autentica.

Non serve diventare amici del selezionatore.
Basta instaurare un dialogo naturale.

Anche una breve conversazione iniziale può rompere il ghiaccio e creare un clima più sereno.

Essere cordiale, mentre vieni osservato e valutato, è già un segnale di sicurezza.

Usa le pause

Non avere paura delle pause.

Quando affronti un punto importante, concediti qualche secondo prima di rispondere.

Le pause trasmettono controllo e danno peso alle parole.

Evita invece di costruire risposte solo per ottenere l’approvazione del selezionatore.

Se ne accorgerà.

Limita anche espressioni come:

  • “Forse…”;
  • “Credo…”;
  • “Immagino…”.

Usate continuamente, rendono il messaggio meno deciso.

Non affrettare le risposte

Quando sei nervoso è facile parlare troppo.

Rallenta.

Ascolta la domanda fino alla fine e concediti il tempo di riflettere.

Un colloquio non è una gara di velocità.

Parla con calma, imposta bene la voce e non temere qualche breve silenzio.

Non limitarti a rispondere

Il colloquio è un dialogo.

Il selezionatore valuta te.
Ma anche tu stai valutando l’azienda.

Fai domande quando nasce l’occasione.

Quando racconti un’esperienza, entra nei dettagli che dimostrano il tuo contributo e i risultati ottenuti.

Soprattutto, ascolta fino in fondo la domanda prima di preparare la risposta.

MORE > scopri il percorso di coaching ideale per il tuo colloquio vincente.

La trappola: non essere arrogante

Una buona dose di fiducia è indispensabile.

L’arroganza, invece, ti allontana dal selezionatore.

Mostrati:

  • ambizioso, ma non impaziente;
  • disponibile, ma non timoroso;
  • sicuro di te, ma senza ostentazione.

La vera autorevolezza non ha bisogno di alzare la voce.

Si riconosce dalla calma, dalla preparazione e dal rispetto con cui affronti il colloquio.

L’attenzione del selezionatore non si pretende.

Si guadagna.
Una risposta alla volta.
In bocca al lupo!

Autorevole al colloquio di lavoro: entrare nella stanza come un leader

autorevole al colloquio

Un ingresso impacciato, frettoloso o troppo contratto può indebolire la prima impressione ancora prima che il colloquio inizi davvero.

Non significa che tutto si giochi nei primi secondi.
Ma quei primi momenti contano.

Essere autorevole al colloquio di lavoro comincia infatti molto prima di attraversare la porta. Parte dalla preparazione, dal modo in cui gestisci il nervosismo e dalla presenza che riesci a trasmettere quando incontri il tuo interlocutore.

Non devi entrare fingendo sicurezza per essere autorevole al colloquio.

Devi creare le condizioni per sentirti sufficientemente preparato da non doverla fingere.

Preparazione significa sicurezza

Più sei preparato, più sarà facile sentirti tranquillo e presente.

Arrivare trafelato perché non hai trovato parcheggio, scoprire all’ultimo momento di aver sbagliato sede o confondere il nome della persona che incontrerai sono errori evitabili.

Prima del colloquio verifica:

  • luogo e orario;
  • nome e ruolo delle persone che incontrerai;
  • posizione per cui ti candidi;
  • informazioni essenziali sull’azienda;
  • modalità per raggiungere la sede;
  • abbigliamento adeguato al contesto.

Un imprevisto può sempre capitare.
La mancata preparazione, invece, no.

La sicurezza non nasce dall’improvvisazione. Nasce anche dal sapere di aver fatto ciò che potevi fare prima di entrare.

Vestiti in modo coerente con il contesto

Vuoi essere ricordato per ciò che dici, per le tue competenze e per il modo in cui ti presenti.

Non per un abbigliamento trascurato o completamente fuori contesto.

Non serve vestirsi per impressionare.
Serve presentarsi con cura.

Scegli un abbigliamento professionale, sobrio e coerente con l’ambiente in cui stai entrando.

Meglio evitare sia l’eccessiva informalità sia l’effetto opposto: sentirti così “ingessato” da non riconoscerti più.

Il tuo abbigliamento dovrebbe sostenere la tua presenza.
Non diventare il protagonista.

Gestisci il nervosismo prima di entrare

Essere nervosi prima di un colloquio è normale.

Non devi eliminare completamente la tensione. Devi evitare che prenda il controllo.

Può aiutarti ricordare una situazione in cui ti sei sentito competente e apprezzato.

Un risultato importante.
Un problema che hai risolto.
Un feedback positivo.
Un momento in cui hai affrontato bene una situazione impegnativa.

Puoi anche utilizzare gli ultimi minuti per fare qualcosa che ti aiuti a staccare mentalmente: ascoltare musica, fare due passi, respirare con calma.

L’obiettivo è arrivare presente.

Non già esausto per il colloquio che hai vissuto nella tua testa prima ancora di cominciare.

Prima di entrare, rallenta

Gli ultimi minuti non servono per ripassare freneticamente tutto ciò che sai.

Servono per recuperare presenza.

Raddrizza la postura.
Respira.
Rilassa le spalle.

Evita di entrare camminando troppo velocemente, con lo sguardo basso e il corpo contratto.

Non devi assumere una posa artificiale.

Devi semplicemente evitare che la tensione riduca la tua presenza.

Rallentare leggermente comunica più sicurezza che precipitarsi nella stanza cercando di sembrare sicuro.

Entra nella stanza con presenza

La prima impressione non nasce soltanto dalle parole.

Prima ancora che inizi la conversazione, il tuo interlocutore vede come entri, come ti muovi, dove guardi e come reagisci all’incontro.

Tieni la testa dritta.
Cammina con un ritmo naturale.
Non trascinarti, ma nemmeno correre.
Apri leggermente le spalle ed evita di chiuderti su te stesso.

Non stai chiedendo un favore.

Sei lì perché l’azienda vuole capire se le tue competenze e il tuo modo di lavorare possono rispondere a un’esigenza.

E tu devi capire se quell’opportunità è adatta a te.

Questa consapevolezza cambia già il modo in cui entri nella stanza.

Autorevole al colloquio? Cerca il contatto visivo

Quando incontri il tuo interlocutore, cerca naturalmente il suo sguardo.

Il contatto visivo comunica attenzione, interesse e disponibilità al confronto.

Non significa fissare.
Significa evitare di parlare continuamente guardando il pavimento, la scrivania o altrove.

Se fai fatica a mantenere il contatto visivo, non trasformarlo in un esercizio meccanico.

Guarda la persona quando saluti, quando ascolti e nei momenti importanti della conversazione.

Poi lascia che lo sguardo si muova naturalmente.

Essere autorevole al colloquio non nasce dal fissare qualcuno negli occhi.
Nasce dal riuscire a restare presente nella relazione.

Saluta in modo semplice e sicuro

Quando entri, saluta con naturalezza.

Presentati chiaramente.
Sorridi.

Anche la stretta di mano falla in modo semplice e professionale, senza cercare di dimostrare sicurezza attraverso la forza della presa.

Non hai bisogno di costruire una performance.

Le persone sicure non cercano continuamente di dimostrare di esserlo.

Siediti con naturalezza

Aspetta che ti venga indicato dove accomodarti.

Poi siediti evitando i due estremi.

Non afflosciarti sulla sedia.
Ma non stare nemmeno rigido come se fossi sull’attenti.

Mantieni una postura aperta e comoda, con i piedi ben appoggiati e il corpo orientato verso l’interlocutore.

Anche qui vale la stessa regola:

presente, non impostato.

Una postura naturale ti permette anche di respirare meglio, ascoltare con maggiore attenzione e rispondere senza quella sensazione di dover controllare ogni gesto.

Essere autorevole non significa recitare il leader

È facile trasformare il colloquio in una performance.

La postura giusta.
Lo sguardo giusto.
La stretta di mano giusta.
La frase giusta.

Ma se pensi continuamente a come stai apparendo, rischi di smettere di ascoltare.

L’autorevolezza non nasce dalla perfezione dei gesti.

Nasce dalla combinazione di preparazione, presenza e consapevolezza del proprio valore.

Entra con rispetto.
Ma senza sentirti inferiore.

Ascolta. Parla con calma.

Non cercare di impressionare a ogni costo.

Se sei stato invitato a quel colloquio, qualcuno ha già visto qualcosa di interessante nel tuo profilo.

Adesso il tuo compito è permettere che quella persona incontri te, non una versione costruita per l’occasione.

Poi, probabilmente, arriverà la domanda:

“Mi parli di lei.”

Ma questa è un’altra storia.

Scopri il coaching per colloqui di successo!

Come essere autorevole durante il colloquio di lavoro: 17 spunti

autorevole durante il colloquio di lavoro

“Le aziende, oggi, non sono interessate a sapere dove, come e cosa avete studiato.
Vogliono sapere cosa avete imparato.”
Beppe Severgnini

Essere autorevole durante il colloquio di lavoro?

Non avrai mai una seconda possibilità di fare un’ottima prima impressione.

Prepararsi per un colloquio di lavoro è di vitale importanza se vuoi aumentare le tue chance di successo.

È importante migliorare il tuo stile, il tuo approccio, proiettare un atteggiamento fiducioso.

Padroneggiare comportamenti che “traspirano” fiducia, rendendo più efficace la tua comunicazione verbale e non verbale.

Ecco 17 spunti per essere autorevole durante il colloquio di lavoro:

1. Evita “ingressi” a sguardo basso e il-cappello-in-mano. Stai trattando un posto di lavoro non elemosina. Raddrizza le spalle!

2. Passo deciso ma non affrettato. Assicurati di salutare tutti con un sorriso.

3. Rispetta i tempi della conversazione. Non avere paura delle pause e dei silenzi.

4. Imposta bene la voce. Sii sintetico. Non bisbigliare. Alza il tono della tua voce.

5. Quando cambi argomento o spieghi un punto importante, riposizionati sulla sedia per enfatizzare il momento.

6. Quando spieghi un punto importante fai una pausa prima/dopo..crea un senso di anticipazione e sottolinea il concetto (approfondisci).

7. Evita di costruire risposte ad hoc per compiacere il selezionatore e ottenere la sua approvazione. Se ne accorgerà subito!

8. Usare spesso parole come “Immagino“, “Credo” e “Forse” vuol dire restare nel-mezzo. Sospeso nel nulla. Insipido. Banale.

9. Se sei introverso …alza i toni di una tacca. Se sei effervescente.. scala-una-marcia. In entrambi i casi, non tirare fuori la scusa “Cosa ci posso fare. Sono fatto così“!

10. La tua espressione facciale è il tuo “marchio di fabbrica”. Un sorriso va lontano. Trasmette fiducia, autorità e … calore.

11. Tieni il mento alto quando parli.

12. Ricorda che …le persone che mantengono il contatto visivo sono giudicate più autorevoli e fiduciose (approfondisci).

13. Prenditi il tempo di rispondere. Non si tratta di un “botta e risposta” in velocità. Mantieni il controllo.

14. “Entra” nei dettagli, spiegando la loro importanza e sviluppi. Ti farà sembrare più SMART. Conoscere i fatti e i dettagli sarà impressionante.

15. Se vuoi essere autorevole durante il colloquio di lavoro, non limitarti a rispondere alle domande o peggio lasciarle tutte alla fine. La precisazione di un argomento già trattato prima, apparirà fuori luogo.

16. Cerca di instaurare un vero e proprio dialogo con il tuo interlocutore. Lui/lei sta valutando te. Tu stai valutando l’azienda.

17. Saper comunicare, essere autorevole vuol dire (innanzitutto) avere qualcosa d’interessante da dire. Se così non fosse .. meglio tacere!

Nella vita una buona dose di fiducia è auspicabile.

Quando si tratta della tua vita professionale, ci sono alcune linee sottili che devono essere tratteggiate,
confini che non possono e non devono essere superati.

Autorevole durante il colloquio di lavoro: attenzione a non cadere nell’arroganza

Devi essere ambizioso senza essere impaziente.
Disponibile senza essere timoroso.
Flessibile senza essere sfruttato.

Essere sicuro di te, confidente e ambizioso,
senza alzare troppi i toni fino a diventare eccentrico e pomposo.

Desideri lavorare sulla preparazione dei colloqui di lavoro faccia-a-faccia, via skype o cellulare?

Aumentare la tua autorevolezza “lavorando” sulla tua postura, espressioni, gesti, ecc.?

Scopri il mio servizio di coaching per il colloquio di lavoro!

7 ragioni perché farai molta fatica a trovare lavoro – anche con un buon CV

trovare un lavoro
Se cerchi lavoro già da un po’, è comprensibile sentirti frustrato, scoraggiato e qualche volta anche confuso.

Mandi candidature.
Aspetti.
Ricevi poche risposte.
Arrivi a qualche colloquio,
ma poi non succede nulla.

Naturalmente non dipende tutto da te.

Il settore può essere in difficoltà, la concorrenza alta, le opportunità poche.

Ma ci sono anche modi di affrontare la ricerca che possono ridurre ulteriormente le tue possibilità, persino quando hai un buon CV, competenze ed esperienza.

Eccone 7.

1. Sei diventato troppo negativo

Dopo molti rifiuti è facile diventare pessimisti.

Il problema non è avere momenti di sconforto. È lasciare che frustrazione, amarezza e sfiducia entrino stabilmente nel modo in cui ti presenti.

Durante un colloquio si possono percepire nel tono, nelle risposte, nel modo in cui parli delle precedenti esperienze o dei datori di lavoro.

Non devi fingerti entusiasta quando non lo sei.

Devi però evitare che la tua delusione diventi il messaggio principale che trasmetti.

Puoi essere stanco della ricerca senza presentarti come qualcuno che ha smesso di credere nel proprio valore.

2. Non sai esattamente che cosa stai cercando

“Cerco un lavoro. Sono aperto a tutto.”

Lo sento spesso.

Può sembrare un modo per aumentare le possibilità. Qualche volta produce l’effetto contrario.

Se non sai verso quali ruoli, settori o aziende orientarti, diventa difficile capire quali competenze valorizzare, quali offerte selezionare e come presentarti.

Essere flessibili non significa essere senza direzione.

Puoi avere più possibilità aperte, ma dovresti riuscire a rispondere almeno a queste domande:

  • Quali lavori posso realisticamente svolgere?
  • Quali competenze posso offrire?
  • Dove possono avere maggior valore?
  • Su quali opportunità voglio concentrare maggiormente le mie energie?

Cambiare lavoro è una scelta importante — e va preparata bene.

Questo percorso di coaching ti guida a chiarire cosa vuoi davvero e come muoverti in modo realistico e strategico.

Scopri “Vuoi cambiare lavoro! Esplora, valuta, decidi”.

3. Valuti così tanto che finisci per non muoverti

“Sì, ma non è quello che cercavo.”
“Sì, ma è un po’ lontano.”
“Ok, ma è un contratto a termine.”
“Ma ho sentito dire che…”

Valutare un’opportunità è giusto.

Ma se sei senza lavoro da tempo, può essere necessario distinguere ciò che per te è davvero irrinunciabile da ciò che sarebbe semplicemente preferibile.

Questo non significa accettare qualsiasi lavoro.

Significa evitare di scartare troppo presto un’opportunità di rientrare nel mercato, acquisire esperienza, creare contatti o aprire una strada che oggi non riesci ancora a vedere.

Essere selettivi è utile.
Diventa un problema quando la selezione impedisce qualsiasi movimento.

4. Mandi una candidatura e poi aspetti

Invii il dossier.
Aspetti.
Arriva il colloquio.
Aspetti ancora.

Ti sembra sia andato bene e aspetti la decisione.

Nel frattempo possono passare settimane.

Una selezione promettente non non vuol dire che stai per trovare un lavoro.

Continua quindi a candidarti, coltivare contatti e cercare altre opportunità anche quando una possibilità sembra concreta.

Finché non hai una proposta definita, la ricerca continua.

5. Sei troppo passivo

Cercare lavoro non significa soltanto rispondere agli annunci.

Se utilizzi sempre lo stesso canale e aspetti che compaia l’offerta giusta, rischi di vedere soltanto una parte delle opportunità.

Serve continuità.

Candidature mirate, contatti, aziende da seguire, persone da ricontattare, annunci da monitorare, autocandidature quando hanno senso.

Non devi passare l’intera giornata a trovare un lavoro.

Devi però evitare che la ricerca dipenda dall’umore o dall’ispirazione del momento.

Una buona ricerca ha bisogno anche di metodo e regolarità.

6. Guardi soltanto ciò che vuoi tu e poco ciò che cerca il mercato

Tu hai esigenze legittime.

Vuoi un certo stipendio, determinate condizioni, magari un contratto stabile, una distanza ragionevole da casa.

Ma anche il datore di lavoro ha un problema da risolvere.

Ha bisogno di una competenza, di coprire una funzione, alleggerire un team, sostituire qualcuno, sviluppare un’attività.

Una candidatura diventa più convincente quando riesce a collegare le due cose:

“Ecco quello che so fare e perché potrebbe essere utile a voi.”

Questo non significa rinunciare alle tue esigenze.

Significa ricordare che trovare lavoro richiede un incontro tra ciò che cerchi tu e ciò per cui qualcuno è disposto ad assumerti.


Vuoi potenziare la tua assertività?

Trovi spunti interessanti nei miei libri:

“Autorevolezza” , ora nella NUOVA edizione aggiornata, è perfetto se vuoi rafforzare la tua presenza autorevole.

“Prima volta Leader” è pensato se hai assunto da poco un ruolo di leader.

7. Mandi la stessa candidatura a tutti

Personalizzare richiede tempo.

Per questo è forte la tentazione di preparare un buon CV e una buona lettera e utilizzarli per ogni candidatura.

Ma un dossier può essere ottimo in generale e poco efficace per quella specifica posizione.

Ogni offerta mette l’accento su esigenze diverse.

Se hai esperienza in dieci attività, non significa che tutte e dieci debbano avere lo stesso peso in ogni candidatura.

Personalizzare non significa reinventare ogni volta il tuo CV.
Significa far emergere ciò che è più pertinente per quella posizione.

Se su questo punto tendi a rimandare, puoi leggere anche “5 scuse comode comode per non personalizzare la candidatura”.

Un buon CV è importante. Ma non cerca lavoro al posto tuo

Puoi avere competenze, esperienza e un dossier ben costruito e continuare comunque a fare fatica.

Perché la ricerca non dipende soltanto dal documento che invii.

Conta dove cerchi, cosa cerchi, come ti presenti, quanto sei costante e come reagisci quando le risposte tardano ad arrivare.

Naturalmente puoi fare tutto bene e non trovare un lavoro. Ci sono fattori che non controlli.

Ma vale la pena intervenire su quelli che puoi controllare.

Il CV può aprirti una porta.
Il modo in cui conduci la ricerca aumenta le possibilità di trovarne una aperta.

Ecco dove tenere e non tenere le mani durante il colloquio di lavoro

mani durante il colloquio di lavoro

“Le mani sono dei simboli e talvolta delle rivelazioni.”
Eve Belisle

Quando rispondi alle domande durante un colloquio di lavoro,
non parlano solo le parole.

Parla il tuo corpo.
E spesso arriva prima.

Puoi avere risposte perfette,
ma postura, sguardo e gestualità possono cambiare completamente la percezione.

Basta poco per trasmettere sicurezza.
Schiena dritta.
Contatto visivo.
Movimenti controllati.

Questi elementi, con un po’ di pratica, diventano naturali.

Poi c’è un dettaglio che molti sottovalutano.

Le mani.

Le mani parlano prima di te

La gestualità è uno dei segnali più potenti durante un colloquio.

Può comunicare apertura, sicurezza, coinvolgimento.
Oppure chiusura, tensione, insicurezza.

C’è chi incrocia le braccia,
chi nasconde le mani sotto il tavolo,
chi le lascia immobili lungo il corpo.

All’estremo opposto, chi gesticola troppo e distrae.

Il punto non è bloccarle.
Il punto è usarle.

Le mani devono accompagnare il messaggio, non sovrastarlo.

Cosa comunicano le tue mani

Palmi aperti, visibili, rivolti verso l’alto:
trasmettono trasparenza.
Invitano alla fiducia.

Palmi rivolti verso il basso o nascosti:
possono dare un senso di controllo e chiusura.
A volte sembrano trattenere qualcosa.

Anche le spalle contano.
Se sono rigide, la tensione si vede.
Se sono rilassate, tutto il corpo comunica più sicurezza.

Dove NON mettere le mani durante un colloquio

Alcuni gesti parlano più forte delle parole.
E non nel modo giusto.

Evita di:

  • tenerle sotto le gambe
  • incrociare le braccia sul petto
  • metterle in tasca
  • lasciarle cadere lungo il corpo senza energia
  • nasconderle alla vista
  • toccarti continuamente viso, capelli o vestiti
  • tamburellare le dita
  • scrocchiare le nocche
  • stringerle a pugno
  • portarle dietro la nuca
  • rosicchiarti le unghie

Sono segnali che comunicano nervosismo, chiusura o insicurezza.

Dove mettere le mani durante il colloquio di lavoro

Non serve complicare.

Serve presenza.

Puoi:

  • tenerle appoggiate sul tavolo
  • mostrare i palmi quando parli
  • muoverle con naturalezza (senza superare l’altezza delle spalle)
  • mantenere le dita rilassate, non rigide
  • unire leggermente i polpastrelli per dare enfasi

hands

La regola è semplice:
meno è meglio, ma quel poco deve essere coerente.

Un piccolo trucco se sei nervoso

Capita.

Le mani tremano.
Non sai dove metterle.

In questi casi puoi usare un supporto semplice.

Chiedi se puoi prendere appunti.

Carta e penna diventano un punto di appoggio.
Ti aiutano a “centrare” le mani.

Non servono pagine di scrittura.
Bastano poche parole.

È un modo per gestire la tensione senza bloccare la comunicazione.

Allenarsi fa la differenza.

Il modo migliore per migliorare le mani durante il colloquio di lavoro?

Provare.

Seduto, davanti a uno specchio.
A voce alta.

Rispondi alle domande come se fossi davvero in colloquio.
Osserva le mani.

Sono rigide?
Sono eccessive?
Assenti?

Puoi usare un dito per elencare punti.
Puoi accompagnare una frase con un piccolo gesto in avanti.
Fermarti un attimo, mano sotto il mento, prima di rispondere.

Piccoli dettagli.
Grande impatto.

Nel mio lavoro lo vedo spesso.

La differenza tra una persona preparata e una persona percepita come sicura
non è nei contenuti.

È in come li porta.

Nel libro “Autorevolezza” trovi strumenti concreti per lavorare proprio su questo: presenza, comunicazione, impatto.

Le parole spiegano.
Le mani convincono.

13 errori che rendono ancor più dura la tua ricerca di lavoro – 2

cercare il lavoro

Leggi anche la parte 1.

7. Ascolti (troppo) le persone

Nonostante le migliori intenzioni,
amici e familiari offrono input che possono farti sentire sopraffatto e mettere in discussione il tuo percorso di ricerca lavoro.

I loro consigli sono basati sui loro valori e sulle loro esperienze e possono non conoscere i tuoi (reali) obiettivi e aspirazioni.

Con i loro buoni propositi,
possono confonderti e farti deviare, ostacolarti,
anziché aiutarti.
Ascolta, ma mantieni la tua libertà di pensiero.

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

In questo caso,
l’ideale è un coach.
Non coinvolto e non giudicante.

8. Non sei preparato per il colloquio

“- Cosa diresti se assumessi un uomo che si presenta ad un colloquio di lavoro senza neanche una camicia?
– Chris: Che forse aveva dei bei pantaloni.

La ricerca della felicità

Niente uccide le possibilità di successo più velocemente che andare a un colloquio e non sapere nulla sul lavoro o sulla società.

Se non ti prepari per un colloquio fai affidamento su un solo elemento di successo:
la fortuna.

Ti senti fortunato?
Ah no. Allora ti devi preparare bene.
Molto bene,
anzi benissimo!

9. Getti la spugna troppo presto

Cercare il lavoro può essere uno sforzo lungo e prosciugante.
Cercare il lavoro può essere sfibrante e logorante.

Piuttosto che scoraggiarti e deprimerti,
continua a provare e rimanere positivo.
Lo so, non è facile!
C’è un grande lavoro là fuori che ti aspetta e … lo troverai!
 


 

Ci vuole costanza e disciplina per continuare a scrivere una lettera di motivazione,
aggiornare il curriculum e inviarlo a qualche azienda con la speranza di essere contattati.

Quando sei disoccupato,
è davvero facile demoralizzarti ogni volta che non senti nient’altro che rifiuti e ringraziamenti.

Mantieni la prospettiva: è una situazione solo temporanea.
La tua determinazione porterà a un’opportunità.
Ci devi credere.

Lo so, non è facile.
Ci sono passato.

10. Ricerchi posizioni solo a tempo pieno e indeterminato

Il Mondo del Lavoro di oggi ha bisogno di mobilità più che mai.
Gli studi dimostrano che un numero crescente di datori di lavoro sta facendo sempre più uso di lavoratori contingenti.

Sono tantissime le persone in cerca di lavoro che considerano solo le opportunità per il tempo pieno e/o indeterminato.

È efficace essere aperti al part time, a lavori temporanei, al lavoro freelance,
da liberi professionisti, a contratto, ecc.
per massimizzare le possibilità di successo nel cercare il lavoro.

11. Non personalizzi i dossier di candidatura

I datori di lavoro non assumono qualcuno che vuole un qualsiasi lavoro,
desiderano impegnarsi con CHI vuole davvero quel lavoro,
vogliono candidati appassionati, impegnati, dotati,
desiderabili.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per il tuo colloquio vincente.
 

Ecco perché la tua candidatura dovrebbe essere coinvolgente,
interessante, singolare e avvincente.

Invece,
anziché personalizzare la tua candidatura (per ogni singola azienda cui ti proponi)
cambi semplicemente il destinatario e con un abile colpo sul tasto “invio” …
chiudi la pratica!

Facile, rapido, comodo.
Efficace, no.

Comunque …
se non lo fai tu,
qualcun altro lo farà,
al posto tuo!

Leggi il mio post per approfondire.

12. Ti “accontenti” delle tue conclusioni

“Non sto ricevendo offerte perché …
sono troppo vecchio,
troppo giovane,
senza esperienza, troppo esperto,
troppo inesperto,
insomma troppo in qualsiasi altra cosa … “

Ecco … è un vero e proprio auto-sabotaggio delle tue possibilità e della tua autostima!

La tua mente diventerà così condizionata da questi pensieri limitanti che
(di conseguenza) agirai con meno sicurezza e decisione,
ottenendo risultati inferiori!

Pensare di essere “troppo” sarà vero solo fino a quando sarai tu a crederci.

Se ritieni “di non essere esperto” allora non sarai mai abbastanza.
Questa scusa per non agire avrà preso il sopravvento.
E cercare il lavoro sarà ancora più difficile.

13. Un unico obiettivo .. cercare il lavoro perfetto

Un lavoro minore sarà d’ostacolo alla tua carriera?
Uhm, dipende.
Un lungo periodo di inattività potrebbe fare ancora più danni al tuo curriculum e al tuo conto in banca.

Spesso (soprattutto se è da un po’ di tempo che sei alla ricerca),
la cosa migliore da fare e non vedere il colore del tuo salvagente.

Afferra il primo lavoro che trovi a portata di mano (fallo con energia e professionalità) e tirati fuori da questa situazione di stallo.

Nel mondo del lavoro di oggi la competizione è molto alta.
Se vuoi avere più possibilità di superare la concorrenza è importante non commettere passi falsi!

13 errori che rendono ancor più dura la tua ricerca di lavoro – 1

cercare un lavoro

Cercare un lavoro può essere molto impegnativo,
infatti si dice che la ricerca di lavoro è a sua volta
un lavoro!

La maggior parte delle persone pensa che trovare un lavoro oggi sia (oltre una questione di fortuna) difficilissimo per via della troppa competizione e della crisi economica.

Cercare un lavoro potrebbe richiedere diversi mesi (o forse più) e mettere a dura prova la tua determinazione prima e la tua autostima poi.
I sentimenti d’insicurezza e di ansia (con il passare del tempo) prendono il sopravvento.

Oltre alla difficoltà intrinseca del processo,
spesso facciamo errori che ostacolano ulteriormente la ricerca di un lavoro.

Ecco 13 errori che ogni persona alla ricerca di un lavoro dovrebbe evitare:

1. Focus solo su di te

Quando si è alla ricerca di un lavoro (magari già da un po’ di tempo) è totalmente comprensibile sentirsi bloccati, frustrati e scoraggiati.

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Si pensa al futuro, si è preoccupati,
si è concentrati su se stessi e sulla propria condizione.

Ricorda però che
i datori di lavoro assumono in base alle loro esigenze (aumentare i profitti,
bilanciare il carico di lavoro di un team, espandere un reparto, ecc.)
e non seguono i tuoi bisogni.

Delle tue necessità o urgenze si interessano ben poco.

È di fondamentale importanza rimanere concentrati sulla soddisfazione dei bisogni dei potenziali datori di lavoro…
e non proiettare su di loro i tuoi desideri, aspettative,
risentimenti e amarezza.

2. Sei negativo e pessimista

Se ti convinci di non essere “abbastanza” per quella posizione o pensi che nessuno ti chiamerà mai,
perdi un sacco di opportunità.

Il cinismo, l’amarezza e il pessimismo si trasmettono nei colloqui di lavoro –
anche se ti sembrerà strano, succede anche nelle lettere e nelle email –
e questi atteggiamenti negativi possono affondare le tue possibilità.

Invece di lamentarti,
pensa a come puoi mostrare il tuo valore durante la ricerca di lavoro.

 


 

Riserva le tue frustrazioni personali per un amico o un familiare.
Circondati il più possibile di persone positive,
che lavorano (anche disoccupate ma positive)
e la tua energia automaticamente comincerà ad attrarre piuttosto che allontanare.

3. Sei troppo indolente – cercare un lavoro diventa ancora più difficile

“Mi spezzo ma non m’impiego.”
Achille Campanile

Purtroppo il cellulare non squilla da solo.
Nessuno viene a bussare alla porta di casa tua.
Non accade nulla se non fai nulla,
è talmente logico da essere banale.

Invece,
insegui attivamente le opportunità.
Otterrai risultati migliori essendo proattivo.

È importante la dedizione e la disciplina.

Crea un piano e una routine di ogni giorno,
sviluppa un programma,
fissa degli obiettivi,
e cerca di essere il più possibile attivo e produttivo.

A quel punto sarai anche …
attrattivo!

4. Punti alla quantità piuttosto che alla qualità

Quando sei alla ricerca affannosa di un lavoro,
è facile dimenticarsi dei buoni propositi ed enfatizzare la quantità rispetto alla qualità.

Invece di pensare quanto sei bravo perché sei riuscito a inviare 10 CV in una sola serata con il più classico dei copia-incolla,
concentrati sulla presentazione di materiali di prima qualità per ruoli cui sei veramente interessato.

Vince la personalizzazione!

Per approfondire leggi il mio post 5 scuse comode comode per non personalizzare la tua candidatura

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per il tuo colloquio vincente.
 

5. Ti candidi per posizioni sbagliate

Quando il panico comincia a fare capolino (perché il tempo passa e il lavoro stenta ad arrivare),
può capitare di pensare che abbassando le pretese,
le richieste, la posizione e lo stipendio si possa risollevare l’interesse verso la nostra candidatura.

Spesso si sollevano solo le sopracciglia di chi legge il tuo CV.

Il responsabile delle assunzioni può presumere che stai facendo esattamente quello che stai facendo:
arrampicarti sugli specchi.

Un mio cliente (area manager del settore lusso) viste le risposte negative nella sua posizione si era incaponito (inutilmente) nell’inviare candidature come addetto alla vendita,
pensando di suscitare chissà quali clamori.

Spesso scendere è più difficile che salire.

Non c’è niente di male nell’accettare una posizione meno qualificata.
Non sprecare il tuo tempo e i tuoi dossier di candidatura per ruoli che sarebbero stati palesemente interessanti dieci anni fa.

6. Non sai ottimizzare il tempo

La ricerca di un lavoro non dovrebbe essere un lavoro a tempo pieno!

Cercare un lavoro è un impegno faticoso,
prosciugante a livello energetico perché tocca tasti a noi sensibili,
su una base di ansia ed emotività.

Se ti arrovelli in queste emozioni tutto il santo giorno (in breve tempo)
la tua energia andrà persa e rischierai di entrare in un loop negativo e pericoloso.

Ti consiglio di passare 4 ore filate al giorno (scegli le ore quando ti senti al tuo massimo energetico) concentrati e impegnati nelle ricerche,
scrivi lettere di candidatura e allenati nelle interviste di lavoro.

Le altre ore dedicale alla cura di te stesso (palestra, corsa, hobby, ecc...),
staccati il più possibile per ricaricare la tua “batteria” energetica.
Ti servirà.

Continua a leggere la parte 2.

13 linguaggi del corpo che come donna dovresti evitare per non perdere credibilità

donne al lavoro

“La questione non è chi mi darà il permesso,
ma chi mi fermerà”

Ayn Rand

Tutti i leader sono giudicati (anche) dal loro linguaggio del corpo.

Tutte le leader donne sono giudicate soprattutto dal loro linguaggio del corpo.

E, più in generale, tutte le donne al lavoro vengono valutate anche — e spesso inconsciamente — per ciò che comunicano senza parole.

Se vuoi essere percepita come autorevole, credibile e sicura di te, devi essere consapevole dei segnali non-verbali che stai inviando.
Sempre.

Donne al lavoro: il linguaggio non-verbale è (quasi) tutto

Nel mio libro “Autorevolezza” racconto la storia di una team leader che non riusciva a gestire i suoi colleghi maschi.

Mi spiegava:

“Mi rendo conto che non mi hanno mai preso sul serio.
È come se pensassero che stessi flirtando con loro.
Ma ti assicuro che non lo sto facendo.”

Il problema non era ciò che diceva.
Era come lo comunicava senza rendersene conto.

Durante le interazioni manteneva uno “sguardo sociale”:
lo sguardo si muoveva inconsciamente tra occhi e bocca.

In un contesto professionale, questo può essere interpretato come ambiguità.
Non come autorevolezza.

Molte donne, senza volerlo, inviano segnali non verbali che riducono la loro autorità e aumentano la percezione di vulnerabilità o insicurezza.

13 errori di linguaggio del corpo che riducono l’autorevolezza:

1. Testa troppo inclinata

Inclinare la testa segnala ascolto e apertura.

Ma se diventa abituale, viene inconsciamente interpretato come segnale di sottomissione.

Mantieni una posizione neutra.
È il modo più semplice per comunicare stabilità e sicurezza.

2. Presenza fisica “ristretta”

Spalle chiuse.
Gomiti stretti.
Corpo contratto.

Ridurre il proprio spazio comunica una cosa sola: ritiro.
(altrimenti perché non occupare più spazio).

Il corpo deve sostenere il tuo ruolo, non nasconderlo.

3. Gesti adolescenziali

Giocare con i capelli.
Toccare continuamente gioielli.
Strofinarsi le mani.

Questi gesti comunicano nervosismo e riducono immediatamente la percezione di maturità e leadership.

4. Parlare con tono troppo basso

Non è una questione di volume.
È una questione di presenza.

Se la tua voce non arriva, il tuo messaggio non esiste.

Allenare voce e chiarezza è un passo decisivo per essere ascoltata davvero.

5. Sorridere in modo eccessivo o fuori contesto

Lo so, lo so…

Ho più volte scritto di sorridere spesso perché la gente ama il sorriso e che è un potente spunto non-verbale.

Infatti …
il sorriso è potente.

Ma fai attenzione al contesto.

Se usato nel momento sbagliato, distrugge la tua credibilità.

Sorridere mentre dai un feedback critico o affronti un problema serio genera incoerenza.

La coerenza crea autorevolezza. Non il sorriso continuo.

6. Annuire costantemente

Annuire comunica ascolto.

Ma se eccessivo, comunica bisogno di approvazione.

Un leader ascolta.
Non chiede inconsciamente conferma.

7. Tono ascendente alla fine delle frasi

Quando il tono sale, sembra una domanda.

Anche quando non lo è.

Questo indebolisce la percezione di certezza.

Le affermazioni autorevoli terminano con un tono discendente.

Per approfondire, leggi il mio post sull’autorevolezza della voce.

8. Aspettare sempre il proprio turno

Essere rispettosa è importante.

Ma essere invisibile è pericoloso
(specialmente in una organizzazione piena di forti personalità).

Se vuoi essere ascoltata, devi occupare lo spazio comunicativo.
Con calma. Ma con decisione.

9. Eccessiva espressività

Troppi gesti.
Troppa mimica.
Troppa intensità.

Il risultato è dispersione.

Se esprimi l’intero spettro di emozioni e dai sfogo alla loro espressività potresti
essere considerata la clown dell’ufficio.

La presenza autorevole è essenziale.
Non teatrale.

10. Stretta di mano debole

Molte persone ti giudicheranno immediatamente dalla tua stretta di mano.

La stretta di mano è il primo messaggio.

Una stretta ferma comunica immediatamente sicurezza e stabilità.

Una debole ti “dipinge” all’istante come passiva e priva di fiducia.

11. Flirtare inconsciamente

Sorrisi eccessivi.
Sguardi ambigui.
Gesti civettuoli involontari.

Questi comportamenti riducono immediatamente la percezione di leadership.

L’autorevolezza richiede chiarezza.

12. Sguardo ambiguo

Lo sguardo professionale si concentra tra occhi e fronte.

Lo sguardo sociale si sposta verso la bocca.

Questo tipo di sguardo può essere interpretato come civettuolo,
ambiguo, seducente.

Poco serio,
ancor meno autorevole.

Lo sguardo guida l’interpretazione.

13. Look non adeguato al contesto

Il tuo aspetto comunica prima ancora che tu parli.

Non si tratta di essere perfetta.
Si tratta di essere coerente con il tuo ruolo.

Ordine, cura e coerenza rafforzano la tua presenza.

Donne al lavoro? Evita come il fuoco:

  • uno stile non appropriato per l’età o troppo sexy,
  • poca cura personale,
  • capelli perennemente sporchi e legati,
  • ricrescita di settimane,
  • smalto sbeccato da giorni e altre sciatterie,
  • profumo troppo forte,
  • make-up eccessivo,
  • gioielli vistosi e rumorosi, ecc.

Vuoi rafforzare la tua presenza e comunicare con autorevolezza reale?

Il coaching mirato
Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive
ti aiuta a rendere voce, postura e linguaggio del corpo strumenti di leadership concreti.

Autorevolezza non significa rinunciare alla femminilità

Molte donne temono che essere autorevoli significhi essere fredde o aggressive.

Non è così!

Puoi essere:

  • autorevole e empatica
  • ferma e rispettosa
  • sicura e autentica

L’autorevolezza non è rigidità.
È coerenza.

È allineamento tra ciò che sei,
ciò che dici e ciò che il tuo corpo comunica.

Ricerca di lavoro? 8 emozioni che devi imparare a gestire

ricerca di lavoro

La ricerca di lavoro non è fatta soltanto di CV, candidature, colloqui e risposte agli annunci.

È anche un percorso emotivo.

Soprattutto quando dura più del previsto.

All’inizio puoi sentirti determinato e fiducioso. Poi arriva una risposta negativa. Mandi altre candidature e nessuno risponde.

Passano le settimane.

La fiducia sale, scende, ritorna e magari crolla nuovamente.

Se ci sei passato, sai di cosa parlo.

Cercare lavoro significa anche imparare a non lasciare che ciò che provi decida al posto tuo.

Ecco 8 emozioni che, prima o poi, potresti incontrare.

1. Incertezza

La domanda che pesa di più è spesso molto semplice:

“Quando finirà?”

Non sapere quando troverai un nuovo lavoro può diventare più difficile della ricerca stessa.

Cominci a fare ipotesi, immaginare scenari, cambiare continuamente strategia.

Sto cercando nel settore sbagliato?
Devo cambiare qualcosa nel CV?
Dovrei accettare qualsiasi cosa?
E se tra sei mesi fossi ancora qui?

Il rischio è voler eliminare un’incertezza che, almeno in parte, non puoi eliminare.

Puoi però concentrarti su ciò che dipende da te: qualità delle candidature, contatti, preparazione ai colloqui, ampliamento della ricerca.

Non sai quando arriverà il risultato.

Ma puoi decidere che cosa fare oggi.

2. Frustrazione

Una risposta negativa fa male.

Ma spesso è ancora più frustrante non ricevere alcuna risposta.

Invii candidature, aspetti, controlli la posta. Niente.

Con il passare del tempo può nascere una sensazione molto spiacevole: quella di essere diventato invisibile.

Nel mio lavoro con persone impegnate nel reinserimento professionale lo vedo spesso. Persino una risposta negativa, almeno, chiude qualcosa.

Il silenzio invece lascia tutto sospeso.

Non trasformarlo però automaticamente in un giudizio sul tuo valore professionale.

L’assenza di una risposta non è una risposta su di te.

3. Rabbia

Puoi essere arrabbiato con l’ex capo, l’azienda, il mercato del lavoro, chi ti ha licenziato o chi continua a non risponderti.

Puoi esserlo anche con te stesso.

Avrei dovuto capirlo prima.
Dovevo muovermi diversamente.
Perché non riesco a venirne fuori?

La rabbia non va necessariamente cancellata.

Può diventare energia da indirizzare verso qualcosa di utile.

Una telefonata.
Una candidatura fatta meglio.
Un contatto che continui a rimandare.
Una decisione che devi prendere.

Il problema non è provare rabbia.

È restarci dentro senza farne nulla.

4. Rifiuto

Nella ricerca di lavoro il rifiuto arriva spesso.

A volte esplicitamente:

“Abbiamo scelto un altro candidato.”

Altre volte attraverso il silenzio.

Ed è facile trasformare:

“Non hanno scelto me”

in:

“Non sono abbastanza bravo.”

Sono due cose molto diverse.

Un’azienda sta scegliendo una persona per quella posizione, in quel momento, sulla base delle proprie esigenze.

Il rifiuto può certamente aiutarti a capire se devi correggere qualcosa. Ma non deve diventare automaticamente una sentenza sul tuo valore.

Essere scartato per un lavoro non significa essere scartato come professionista.

5. Tristezza

Ci sono momenti in cui semplicemente ti senti giù.

Vedi gli altri lavorare, fare progetti, andare avanti. Tu invece hai la sensazione di essere fermo.

La ricerca prolungata può togliere energia e incidere sulla fiducia in te stesso.

Non devi fingere che vada tutto bene.

Ma fai attenzione a non permettere che la situazione professionale occupi tutta la tua vita.

Continua, per quanto possibile, a coltivare relazioni, interessi, attività fisica, routine e tutto ciò che ti ricorda che non sei soltanto una persona che sta cercando lavoro.

6. Imbarazzo

Incontri qualcuno che non vedevi da tempo.

E arriva la domanda:

“E tu, cosa fai adesso?”

Una domanda normalissima può diventare improvvisamente pesantissima.

Non hai però bisogno né di inventarti qualcosa né di raccontare tutta la tua situazione.

Puoi semplicemente dire:

“Sto cercando una nuova opportunità professionale e sto valutando alcune possibilità.”

Punto.

Essere temporaneamente senza lavoro non richiede una giustificazione.

7. Senso di ingiustizia

“Non è giusto.”

Hai esperienza.
Hai lavorato bene.
Ti sei impegnato.
Magari vedi persone che reputi meno preparate trovare opportunità prima di te.

È comprensibile provare amarezza.

Il problema nasce quando il senso di ingiustizia assorbe tutte le tue energie.

Perché puoi avere perfettamente ragione e, contemporaneamente, restare fermo.

Il mercato del lavoro non distribuisce necessariamente opportunità secondo ciò che consideriamo giusto o meritato.

Puoi contestarlo, arrabbiarti, trovarlo assurdo.

Poi però devi tornare alla domanda che ti serve davvero:

“Con la situazione che ho davanti, che cosa posso fare adesso?”

8. E poi, finalmente, la gioia

Dopo settimane o mesi arriva una telefonata.

Un colloquio.
Poi un altro.
E finalmente:

“Vorremmo proporti…”

La tensione si scioglie.

Solo allora, guardandoti indietro, ti rendi conto di quante volte hai pensato di non farcela.

“Questa parte della mia vita, questa piccola parte della mia vita si può chiamare Felicità.”
Chris Gardner, La ricerca della felicità

Forse la ricerca non ti ha reso automaticamente “più forte”.

Ma probabilmente ti ha fatto conoscere meglio il tuo modo di reagire all’incertezza, al rifiuto e alla difficoltà.

E questa consapevolezza può restare anche quando la ricerca è finita.

La ricerca di lavoro non è soltanto una questione di strategia

CV, LinkedIn, candidature e colloqui contano.

Ma quando la ricerca si prolunga, devi proteggere anche la lucidità con cui continui a muoverti.

Perché frustrazione, paura, rabbia o sfiducia possono portarti a candidarti male, rinunciare troppo presto oppure prendere decisioni soltanto per uscire rapidamente da una situazione che non sopporti più.

Se vuoi approfondire anche la parte più operativa, puoi leggere “7 ragioni perché farai molta fatica a trovare lavoro – anche con un buon CV”.

Se ti senti fermo, svuotato o senza una direzione professionale chiara, forse prima di decidere dove andare vale la pena capire che cosa vuoi davvero.

Scopri il percorso Ti senti bloccato nel tuo lavoro? Capire prima di decidere.

10 errori da evitare quando ti chiedono “Mi parli di lei?”

parli di lei

“Ho letto il suo CV. Potrebbe dirmi qualcosa di più su di lei?”

“Come si descriverebbe?”

“Mi parli di lei.”

Sembra la più semplice delle domande.

Eppure è una di quelle capaci di mettere in difficoltà anche candidati preparati e con una buona esperienza professionale.

Perché?

Perché parlare di sé non significa raccontare tutto. Significa scegliere cosa raccontare, in poco tempo, dando un senso al proprio percorso professionale.

“Mi parli di lei” è spesso anche un modo semplice per rompere il ghiaccio e iniziare la conversazione.

Ma proprio perché è una domanda così aperta, lascia a te la responsabilità di decidere da dove partire, cosa mettere in evidenza e quando fermarti.

“Mi parli di lei” non significa “mi racconti la sua vita”. Significa: “mi aiuti a capire chi è professionalmente”.

Ecco 10 errori da evitare.

1. Fermarti a due o tre frasi scontate

Sai che questa domanda potrebbe arrivare.

Eppure molti candidati rispondono con poche informazioni di rito:

  • “Mi chiamo…”
  • “Ho studiato…”
  • “Ho lavorato come…”

Poi silenzio.

Oppure arrivano gli “uhm… uhm…”.

Non serve preparare un discorso da recitare a memoria. Ma serve sapere quali sono i 3-4 elementi che vuoi assolutamente far emergere.

Esperienza, competenze, evoluzione professionale e ciò che stai cercando oggi possono essere un buon punto di partenza.

2. Parlare della famiglia invece che di te

“Mio padre fa…, mia madre…, ho una sorella che…, nel tempo libero adoro…”

Attenzione.

Non sei a un primo appuntamento.

In un colloquio di lavoro il focus dovrebbe rimanere prevalentemente professionale, a meno che un elemento personale sia pertinente o aiuti davvero a comprendere il tuo percorso.

Non serve raccontare tutto ciò che ti definisce come persona.

Devi aiutare chi hai davanti a capire chi sei rispetto al lavoro per cui ti stai candidando.

3. Ripetere il CV parola per parola

“Come può vedere dal mio curriculum…”

E parte la cronistoria.

2012…

2015…

2019…

2023…

2026…

Il selezionatore ha già il tuo CV.

“Mi parli di lei” non è un invito a leggerglielo ad alta voce.

Usa invece il curriculum come base per costruire un filo:

  • da dove arrivi;
  • quali esperienze ti hanno formato maggiormente;
  • cosa sai fare particolarmente bene;
  • perché oggi sei interessato proprio a quel ruolo.

Il CV contiene i dati.

Tu devi dare un significato a quei dati.

4. Partire troppo indietro e non arrivare più al punto

“Dunque… dopo le scuole medie…”

No.

Una risposta troppo lunga rischia di sommergere chi ascolta di informazioni poco utili e di far perdere proprio quelle importanti.

Non esiste un minutaggio perfetto valido per ogni colloquio, ma come riferimento una presentazione iniziale di circa uno-due minuti è generalmente più che sufficiente.

Una buona presentazione non racconta tutto.
Fa venire voglia di chiederti qualcosa in più.

Poi sarà l’intervistatore ad approfondire ciò che gli interessa.

Il tuo compito, all’inizio, è soprattutto dargli una direzione chiara da seguire.

5. Fare la lista delle tue qualità

“Sono puntuale, preciso, flessibile, organizzato, dinamico e professionale.”

Benissimo.
Ma sono parole.

Evita il catalogo delle qualità e porta qualche elemento concreto che permetta di riconoscerle.

Invece di dichiarare semplicemente:

“Sono molto organizzato.”

puoi spiegare brevemente quale tipo di attività, responsabilità o situazione ti ha richiesto quella capacità.

Non devi magnificare le tue qualità.
Devi renderle credibili.

6. Essere troppo modesto

Questo è l’errore opposto.

Professionisti competenti e con anni di esperienza che, quando devono parlare di sé, improvvisamente diventano vaghi.

  • “Mah… ho fatto un po’ di cose…”
  • “Niente di particolare…”
  • “Ho semplicemente fatto il mio lavoro…”

Parlare dei tuoi risultati non significa essere arrogante.

Se hai risolto un problema, raggiunto un risultato, sviluppato una competenza o assunto una responsabilità importante, puoi dirlo.

Sono fatti.
Il punto non è vantarti.

È non costringere l’intervistatore a indovinare il tuo valore.

7. Mentire o gonfiare ciò che hai fatto

Una cosa è presentare bene la propria esperienza.

Un’altra è inventarla.

Gonfiare responsabilità, competenze, conoscenze linguistiche o risultati può sembrare una scorciatoia efficace.

Fino alla domanda successiva.
O fino a quando qualcuno verifica.

Non hai bisogno di inventare una versione migliore di te. Hai bisogno di raccontare meglio quella reale.

8. Rispondere a parli di lei: “Che cosa vuole sapere?”

“Vuole sapere della mia esperienza, della formazione oppure…?”

Una piccola richiesta di chiarimento può naturalmente essere opportuna in alcuni contesti.

Ma davanti a una classica domanda aperta come “Mi parli di lei”, rimandare immediatamente la domanda al selezionatore può comunicare scarsa preparazione o difficoltà nel selezionare autonomamente le informazioni importanti.

Prendi tu l’iniziativa.
Hai davanti uno spazio aperto.
Usalo.

9. Parlare male dell’ex capo o dell’azienda

“Me ne sono andato perché il mio capo era impossibile.”

“L’ambiente era diventato invivibile.”

“L’azienda non sapeva valorizzare nessuno.”

Forse hai perfettamente ragione.

Ma questo non è il momento di regolare i conti con il passato.

Rancore, sarcasmo e accuse spostano l’attenzione da ciò che puoi offrire a ciò che ti è successo.

Puoi raccontare anche un’esperienza professionale difficile senza trasformarla in un processo all’ex datore di lavoro.

Se vuoi approfondire, leggi “Parlare male dell’ex datore di lavoro è da rosso diretto”.

10. Partire subito da stipendio, comodità e bisogni personali

Stipendio, orari, distanza da casa, flessibilità e condizioni di lavoro sono importanti.

Eccome.

Ma quando ti viene chiesto di parlare di te, partire da:

  • “Cerco qualcosa vicino a casa.”
  • “Vorrei guadagnare di più.”
  • “Ho bisogno di maggiore flessibilità.”

rischia di spostare immediatamente il focus su ciò che vuoi ricevere anziché su ciò che puoi portare.

Ci sarà il momento per parlare delle condizioni.

Nella presentazione iniziale fai emergere prima il tuo percorso, il tuo valore e il motivo professionale per cui quella posizione ti interessa.

Allora, cosa dovresti dire quando ti chiedono “Mi parli di lei?”

Non serve imparare una risposta perfetta.

Serve costruire una presentazione breve, concreta e coerente con il posto per cui ti stai candidando.

Prima del colloquio chiediti:

  • Quali sono le 2-3 esperienze più pertinenti?
  • Quali competenze voglio far emergere?
  • Quale filo collega ciò che ho fatto a ciò che sto cercando?
  • Perché questa posizione rappresenta un passo sensato per me?
  • Che cosa vorrei che l’intervistatore ricordasse di me dopo questi primi due minuti?

Preparala.
Provala ad alta voce.

Poi lascia che durante il colloquio rimanga abbastanza naturale da poter diventare una conversazione.

Prepararsi non significa imparare una parte.
Significa sapere cosa vuoi far capire di te.

E se durante questa preparazione ti accorgi che il problema non è soltanto come presentarti, ma che non hai ancora chiaro quale dovrebbe essere il tuo prossimo passo professionale, allora vale la pena fermarsi prima.

Stai pensando di cambiare lavoro ma non sai da dove partire?

In un percorso mirato ti aiuto a fare chiarezza, valutare le opzioni e definire il prossimo passo giusto per te.

Scopri il servizio Esplora, valuta, decidi.

5 scuse comode comode per non personalizzare la tua candidatura

non personalizzare la candidatura

Sai che personalizzare una candidatura è una buona idea.

Lo hai letto molte volte.

E probabilmente qualche volta hai pensato:

“Lo so, lo so… ma che lavoro.”

Perché quando trovi un annuncio interessante, la tentazione è forte: prendere il CV già pronto, recuperare la lettera utilizzata l’ultima volta, cambiare il destinatario e inviare.

Facile.
Veloce.
Ma non necessariamente efficace.

Personalizzare richiede un po’ più di tempo.

Soprattutto richiede di fermarsi e capire che cosa sta cercando quella specifica azienda e perché la tua esperienza potrebbe interessarle.

Ed è proprio qui che arrivano le scuse.

1. “Devo sbrigarmi, altrimenti arrivano prima gli altri”

  • “Non ho tempo per personalizzare.”
  • “Devo inviare subito.”
  • “Prima mando la candidatura, meglio è.”

La velocità può essere importante.

Ma arrivare prima con una candidatura generica non significa avere più possibilità.

Prima di inviare, prenditi il tempo necessario per leggere bene l’annuncio, individuare ciò che viene richiesto e verificare se il tuo dossier mette realmente in evidenza gli elementi più pertinenti.

Non devi impiegare una giornata.

Devi evitare che la fretta trasformi la candidatura in una risposta automatica.

Essere tra i primi a candidarsi conta poco se non dai un buon motivo per continuare a leggere.

2. “Copy-paste? Tanto non se ne accorge nessuno”

Una candidatura standard si riconosce.

Non necessariamente perché contiene qualche errore clamoroso.

Più semplicemente perché potrebbe essere inviata nello stesso modo a dieci aziende diverse.

Parla molto del candidato e poco della posizione.
Utilizza formule generiche.

Mette in evidenza esperienze e competenze che magari sono importanti, ma non per quel lavoro.

Personalizzare significa fare esattamente il contrario: selezionare ciò che è più pertinente per quella candidatura.

Non devi raccontare tutto.

Devi scegliere cosa vale la pena raccontare.

3. “È un lavoro noioso e prende troppo tempo”

Sì, personalizzare richiede più lavoro che premere Invia.

Ma non significa riscrivere ogni volta CV e lettera da zero.

Puoi avere una buona base e intervenire sui punti che contano:

  • profilo professionale
  • competenze da mettere maggiormente in evidenza
  • esperienze più pertinenti
  • motivazione per quella posizione
  • linguaggio utilizzato nella presentazione

Il principio è semplice.

Non cambiare per cambiare. Cambia ciò che serve per rendere evidente la corrispondenza tra te e quel posto.

4. “Non so abbastanza dell’azienda”

E allora cercalo.

Se vuoi personalizzare la candidatura, prova a capire dove stai mandando il tuo dossier.

Visita il sito dell’azienda.
Leggi con attenzione l’annuncio.

Guarda come presenta i propri servizi, le persone, i valori e il modo di lavorare.

Chiediti:

  • Che tipo di realtà è?
  • Che cosa sembra considerare importante?
  • Quali competenze cerca davvero?
  • Quali parole ricorrono nell’annuncio?
  • Quale parte della mia esperienza risponde meglio a queste esigenze?

Non devi diventare un esperto dell’azienda.

Devi raccogliere informazioni sufficienti per non presentarti come se stessi rispondendo a un annuncio qualsiasi.

Se vuoi approfondire questo passaggio, puoi leggere anche come raccogliere informazioni sull’azienda prima di un colloquio.

5. “Tanto magari non la leggeranno nemmeno”

Può succedere.

Puoi preparare con attenzione una candidatura e non ricevere risposta.

Puoi avere le competenze richieste e non essere convocato.

La ricerca di lavoro contiene una parte che non puoi controllare.

Ma questo non rende inutile lavorare bene sulla parte che puoi controllare.

Se qualcuno leggerà il tuo dossier, troverà una candidatura generica oppure una candidatura nella quale è evidente che hai compreso la posizione?

È questa la domanda.

Personalizzare una candidatura non garantisce un colloquio.
Aumenta però la coerenza tra ciò che l’azienda cerca e ciò che tu scegli di mostrare.

E questa parte dipende da te.

Non sai chi leggerà la candidatura e quale sarà la decisione finale. Puoi però decidere con quale cura presentarti.

Personalizzare non significa reinventarsi ogni volta

Significa scegliere.

Togliere ciò che in quel momento serve meno.

Mettere in evidenza ciò che serve di più.

Perché ogni annuncio pone una domanda professionale diversa.

La tua candidatura dovrebbe cercare di rispondere proprio a quella.

Se stai cercando lavoro e non riesci più a capire come presentarti, quali esperienze valorizzare o dove stia perdendo efficacia la tua candidatura, puoi contattarmi.

Partiamo dalla tua situazione concreta e vediamo insieme dove intervenire.

Prima però, quando stai per premere Invia, prova a farti un’ultima domanda:

“Questa candidatura potrebbe essere inviata identica anche a un’altra azienda?”

Se la risposta è sì, probabilmente non hai ancora finito.