9 segnali che il colloquio di lavoro è andato bene – parte 2

del colloquio di lavoro

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

5. Incontri altri membri del team

Se ti viene chiesto di incontrare, prima che te ne vada,
altri membri del team (che non erano programmati) o il team leader,
sei sulla buona strada!

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L’intervistatore pensa che tu sia la persona giusta,
vuole assicurarsi che il processo venga accelerato.

Desidera che anche gli altri responsabili siano coinvolti (il capo, un capo reparto o un altro decisore) nel prendere in considerazione la decisione di assumerti.

Quando alcuni membri del team si presentano volontariamente o partecipa una persona di un’altra divisione,
dovresti essere ottimista.

Dovresti esserlo ancora di più,
se durante il colloquio chiamano specificamente il grande-capo, il titolare, il CEO.

6. Ti parlano di vantaggi

È facile dimenticare come i colloqui di lavoro siano valutativi in entrambe le direzioni.
Tu valuti l’azienda e l’azienda valuta te.

Tu mostri il meglio di te e l’azienda fa altrettanto … quando capisce che sei il candidato giusto!

Se il tuo intervistatore comincia a “vendere” attivamente la sua offerta di lavoro, promuovendo benefit (opportunità di crescita, vantaggi, riconoscimenti e altro) è un chiaro segnale che vuole renderti entusiasta della posizione.

Vuole chiudere con te!
 


 
Ha deciso di puntare su di te …
ha cambiato completamente approccio e cerca di rendere attrattiva il ruolo e l’azienda, in modo che,
nel caso tu avessi altre trattative aperte, sceglierai la sua offerta.

7. Il tuo intervistatore ti ha fornito una sequenza temporale per i passaggi successivi del colloquio di lavoro

Se alla fine del colloquio ti spiegano i prossimi passi nel processo di assunzione,
dovresti ritenerlo un buon segno.

Se te lo spiegano in dettaglio e con entusiasmo, ancora meglio!

Infatti, se il tuo intervistatore entra nei dettagli della tempistica di assunzione significa che è molto interessato.
Desidera che tu sia al corrente di ciò che accadrà.

Oltre ad essere un buon segno,
è una bella dimostrazione di trasparenza da parte dell’azienda.

Altri segnali positivi del colloquio di lavoro sono:
• Pianificazione immediata di un altro colloquio. Se è programmato entro una settimana, meglio ancora!
• Ti chiedono quali informazioni hai bisogno per prendere una decisione positiva.
• Domandano quando saresti disponibile ad iniziare a lavorare.
• Chiedono se hai attualmente altre trattative professionali aperte.

Dimostra che sono preoccupati di perderti.
Potrebbero accelerare il processo decisionale e valutare la competitività dell’offerta da sottoporti.

8. La tua mail di follow-up ha ricevuto una risposta rapida

Hai seguito il consiglio di inviare una nota di ringraziamento dopo il colloquio.
Hai scritto una mail amichevole e personalizzata.
Bene!

Quasi immediatamente hai ricevuto una risposta per ringraziarti del tuo tempo e per dirti che ti contatteranno presto.
 


 
Ogni volta che ricevi un follow-up positivo immediatamente (lo stesso giorno o il giorno successivo),
dovresti prenderlo come un indicatore positivo.

Se il responsabile delle assunzioni ti invia una nota personale o ti chiama,
dovresti essere ancora più ottimista.

Una risposta rapida è la conferma che sei tenuto in forte considerazione.
Sei in pole position!

9. Altri indicatori positivi del colloquio di lavoro

Ti offrono di fare un “giro” in azienda.
Uno dei segnali positivi più forti è quando ti offrono in modo proattivo una visita guidata dell’azienda o degli spazi della struttura.

Se mai ti dovessero dire “Qui è dove lavorerai”, è fatta quasi al 100%.

Ti chiedono di restare a pranzo.
Oppure, a prendere un caffè.

Il responsabile delle assunzioni ti accompagna fuori.
Dopo i saluti finali, continua a parlarti.
Qualora il responsabile ti accompagnasse fisicamente all’ingresso o all’auto,
dovresti prenderlo come un ulteriore segno positivo.

Hai fatto la tua intervista di lavoro, e adesso?

Hai fatto la conta dei segnali positivi?
Sei (quasi) sicuro che puoi aspettarti “un avanzamento” nel processo di selezione.

Prenditi un minuto per festeggiare: te lo sei guadagnato!
Invia una e-mail di ringraziamento (se non l’hai già fatto).

Annota le informazioni importanti, i punti principali che hai menzionato del colloquio di lavoro.
Se prosegui nel processo di selezione,
è bene conservare tutti i dettagli.

Evita di pensare che-sia-fatta finché non ottieni la conferma.
È bello essere ottimisti,
ma l’euforia va mantenuta a un livello realistico.

9 segnali che il colloquio di lavoro è andato bene – parte 1

il colloquio di lavoro

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

Se c’è una cosa che fa ammattire le persone dopo il colloquio di lavoro, è il tempo di risposta.

Se ricevi un feedback negativo. Bene! (comunque)
Ti permette di “chiudere mentalmente” subito la questione.

Se ricevi un feedback positivo. Woowww!
È tempo di festeggiare.

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Qualche volta, gli intervistatori sono così chiari da dirti direttamente che hai/non hai le capacità e l’esperienza che stanno cercando.

Spesso non è così. “Le faremo sapere” è la peggiore delle risposte.
Non chiude. Ti lascia in sospeso.

A volte la risposta si lascia attendere per giorni.
Altre, non arriva neanche.

I giorni dopo il colloquio di lavoro possono essere esasperanti

Specialmente se hai necessità di cambiare o trovare un lavoro con urgenza.
Il tempo si dilata, l’attesa si carica di nervosismo.

Ora che hai un po’ di tempo per riflettere sulla conversazione,
l’ottimismo iniziale lascia il posto al dubbio, che comincia a scavare dentro di te.
Analizzi ogni risposta alla ricerca di indizi. Soppesi ogni commento ed espressione facciale che ricordi.

È andata bene? Si.
No, aspetta! A quella domanda non ho risposto.
Mi ha detto “Ci sentiamo!” o forse “Ci sentiamo?” o forse “Magari ci sentiamo”.

È il “gioco” della mente.
Lo facciamo (più o meno) tutti.
E non puoi entrare nella testa del tuo intervistatore.

Ci sono alcuni segnali che indicano che hai comunque effettuato una buona intervista,
anche se probabilmente non sarai in grado di dire (alla fine) da che parte si orienterà il reclutatore.

Quindi la prossima volta che tendi ad angosciarti, prendi un respiro e rifletti semplicemente sulla presenza di questi nove rilevatori positivi. Probabilmente sei a un passo dall’ottenimento del lavoro.

Prima di continuare a leggere, è importante che ti dica che non esistono segnali infallibili.

Sebbene alcuni segnali o reazioni possano essere catalogati come segnali positivi,
non è comunque una garanzia di successo.
 


 
Allo stesso modo,
se non dovessi rilevare tali segnali non significa (necessariamente) che sia stato un disastro.
Ci sono sempre eccezioni.

Mi è successo diverse volte (nel mio lavoro di career coach) di aver sentito la delusione di una bocciatura accompagnata da “Strano! Il colloquio di lavoro mi sembrava fosse andato bene”.

1. Il colloquio di lavoro è durato più del previsto

Se il colloquio di lavoro supera il tempo programmato è probabile che il tuo intervistatore sia interessato e coinvolto.

Solitamente un reclutatore, non appena stabilisce che il tuo profilo non è adatto, non tende a sprecare il tempo.

Tra un colloquio e l’altro c’è sempre poco spazio temporale.
Se per parlarti ne “ruba” un po’, potrebbe essere un segno che saresti adatto per il ruolo.

Vuole conoscerti meglio.
È disposto a investire più tempo per valutarti.

Se così non fosse, concluderebbe l’intervista all’orario programmato.
Semplicemente.

2. Il linguaggio del corpo del tuo intervistatore è stato positivo …

La comunicazione non verbale, in particolare il linguaggio del corpo, è molto significativa.

Questi tipi di segnali sono difficili da cogliere ma ci sono alcune cose a cui puoi prestare attenzione. Come fai a capire che il reclutatore sembra interessato a quello che stai dicendo?

Nota se … è particolarmente entusiasta, mantiene un contatto visivo continuo, sorride, è reattivo durante l’intera intervista, annuisce spesso con la testa in segno di approvazione o prende appunti sorridendo.

In caso di intervista di gruppo, concentrati sul responsabile delle assunzioni.
Se è particolarmente positivo ed entusiasta, è un buon segnale.

3. … anche la comunicazione verbale è stata positiva

I selezionatori (generalmente) cercano di non far comprendere le loro intenzioni ai candidati,
quindi ti parleranno in termini generalisti,
tipo “La persona in questa posizione si occuperebbe di …”
 


 
Ma se credono che tu sia la persona giusta,
potrebbero involontariamente farsi scappare frasi come “Quando ci vedremo di nuovo…” o “Dopo che inizierai…”, “Hai chiaramente le qualifiche” o “Sei il professionista che stavamo cercando” oppure affermano di essere soddisfatti delle tue capacità, qualifiche o background.

“Ci sentiremo presto” è un segnale decisamente più positivo di “Le faremo sapere”.

4. La conversazione è stata informale e amichevole

Quando la conversazione diventa fluida,
più naturale e meno interrogatorio,
è senza dubbio un segnale positivo.

Dimostra che l’intervistatore ha un genuino interesse nel conoscerti meglio.
Uno scambio amichevole indica che l’intervistatore non solo è interessato a te,
ma si sente anche a suo agio nell’interagire con te.

Nel caso contrario, lo scambio rimarrà formale per tutto il tempo.

Tuttavia, alcune aziende conducono interviste molto strutturate,
con domande poste in un certo ordine per soddisfare i criteri o le politiche aziendali,
quindi non scoraggiarti se il tuo intervistatore sembra attenersi al “copione” e l’intervista si svolge in modo molto formale.

Colloqui di lavoro: l’attenzione del selezionatore non si pretende, si guadagna

colloqui di lavoro

Foto di Aksel Lian da Pixabay

Il selezionatore ti sta accompagnando in una saletta per il colloquio di lavoro
Il momento è arrivato.

Sei concentrato. Bene!
Rilassati ancora un po’.

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Fino a ieri ti sei concesso il lusso di perderti in qualche fantasticherie … come spenderai il tuo primo stipendio nel tuo nuovo posto di lavoro.

Ma questo non è ancora il momento di discutere di salario e date di inizio.

Piuttosto, molto più umilmente, concentrati sull’obiettivo del primo colloquio …
ottenere il secondo colloquio.

L’autorevolezza comincia con un “ingresso” autorevole

Dal primo istante d’incontro, stai “inviando” messaggi non verbali.
Anche se non dici niente, il linguaggio del tuo corpo rivela i tuoi sentimenti e le tue vere intenzioni.

Appena farai il tuo ingresso nella stanza del colloquio … è fatta!
Una volta che inizi la conversazione, la prima impressione è stata già “registrata”.
E difficilmente si torna indietro…

Evita “ingressi” esitanti, goffi o al contrario pomposi e arroganti.
Passo deciso ma non affrettato. Assicurati di salutare tutti con un sorriso.

Evita anche lo sguardo basso. Raddrizza le spalle!
Stai trattando un posto di lavoro non elemosina.

Per approfondire leggi il post: Come entrare con autorevolezza nella stanza del colloquio

Riconosci la tua ansia invece di reprimerla

Se il pensiero di un’intervista di lavoro ti fa venire il mal di pancia,
non sei l’unico.

Invece di nascondere il tuo nervosismo dietro un sorriso di circostanza,
dovresti semplicemente riconoscere i tuoi sentimenti ansiosi.
E farci pace.
 

 
Accettare (accogliendo) la tua ansia invece di cercare di soffocarla.

  • “Mi sento ansioso per l’intervista di lavoro”. Va bene!
    Avrò comunque fiducia e successo.”

Per approfondire leggi il post: Come nascondere il nervosismo.

Gestisci l’irrequietezza.
Presta attenzione al tuo linguaggio del corpo.

Non camminare frettolosamente, non rispondere rapidamente,
non parlare velocemente.

Durante i colloqui di lavoro, cerca di rilassati.
Assicurati di non tamburellare con le dita, mostrare la gamba o il piede “ballerino”.

Le persone che mantengono -nei colloqui di lavoro- il contatto visivo sono giudicate più autorevoli e fiduciose

Non c’è niente di più importante del contatto visivo quando si tratta di mostrare la tua fiducia.

Se guardi in basso, ti guardi intorno o semplicemente non guardi l’intervistatore negli occhi,
dimostri di essere ansioso o sembra che tu debba nascondere qualcosa.

Se ti senti imbarazzato a fissare qualcuno negli occhi,
concentrati sul punto centrale tra le due sopracciglia.

Per approfondire l’importanza del contatto visivo leggi qui.

L’attenzione degli altri non si pretende, si guadagna

Ricorda che le persone non si preoccupano degli altri,
tranne se non hanno qualcosa da “guadagnare” (anche in termine di autostima, piacere, importanza, ecc.…).

Non cercare di compiacere il selezionatore, non ti porterà più attenzione.
Le tue risposte fluiranno molto più agevolmente, se non cercherai di soddisfare tutte le aspettative dell’intervistatore.
 


 
Non essere un fanfarone (tante chiacchiere e niente fatti).
Sii semplice e conciso.
Non usare tante parole, se ne bastano poche.

Tieni la testa alta, siediti dritto e guarda l’altra persona quando parli.
Non nascondere la tua personalità dietro il tuo CV, sii solo te stesso.

Una persona carismatica non è un “doppione”.
Ha le sue opinioni, la sua visione del mondo, la “sua risposta” a domande importanti.

Sii te stesso. L’autenticità paga

È importante avere un atteggiamento positivo.
Sorridere senza forzatura e senza esagerazione.
Solo per comunicare la tua sicurezza.

Ai datori di lavoro piacciono le persone che hanno una prospettiva positiva,
un atteggiamento ottimista, appassionato, preparato e fiducioso.

Ricordati che meriti di essere lì.
Se non fossi degno dell’intervista, non saresti mai stato invitato!

Prova a stabilire una connessione con il tuo intervistatore

Durante i colloqui di lavoro, invece di cercare solo di impressionare,
prova a stabilire una connessione autentica con lui/lei.

Non devi stringere un legame profondo con il tuo intervistatore, non è un tuo amico,
ma assicurati di dimostrare le tue capacità.

Per connetterti con il tuo intervistatore, parti parlando del più e del meno,
anche solo per riempire il silenzio e sciogliere l’imbarazzo.

È l’anticamera del colloquio.
Una breve conversazione su un argomento (apparentemente) di scarsa importanza.
Poni domande sull’azienda, menziona qualcosa sul lavoro o fai semplicemente un’osservazione briosa.
 

 
Mostrare la tua parte amichevole e disponibile,
in un momento in cui sarai costantemente giudicato,
è un ottimo modo per dimostrare al tuo selezionatore quanto tu sia fiducioso.

Usa le pause per mostrare autorevolezza nei colloqui di lavoro

Quando cambi argomento o spieghi un punto importante,
riposizionati sulla sedia per enfatizzare il momento.

Quando spieghi un punto importante fai una pausa prima e dopo … in modo di creare un senso di anticipazione e sottolineare il concetto.

Evita di costruire risposte ad hoc per compiacere il selezionatore e ottenere la sua approvazione.
Se ne accorgerà subito!

Non usare spesso parole come “Immagino”, “Credo” e “Forse” perché vuol dire restare nel-mezzo.
Sospeso nel nulla. Insipido.

Non affrettare le tue risposte durante i colloqui di lavoro

Quando ti senti nervoso è facile sparlare senza meta.
Con poca convinzione.

Un buon modo per evitarlo è parlare più lentamente.
Rispetta i tempi della conversazione. Concediti il tempo di pensare alla risposta.

Non si tratta di un “botta e risposta” in velocità.
Mantieni il controllo.
Assicurarti di rispondere pienamente alla domanda.
I silenzi possono essere scomodi, specialmente quando vorresti colpire qualcuno.

Non avere paura delle pause e dei silenzi.

Imposta bene la voce. Sii sintetico. Non bisbigliare.
Alza il tono della tua voce.

Non limitarti a rispondere

Nei colloqui di lavoro cerca di instaurare un vero e proprio dialogo con il tuo interlocutore.
Lui/lei sta valutando te.
Tu stai valutando l’azienda.

È facile cadere nella trappola di rispondere semplicemente alle domande.
È importante (piuttosto) avere un dialogo bilaterale.

Poni domande all’intervistatore quando è il momento giusto.
Non tenerle per la fine. Precisare un argomento già trattato prima,
ti farà apparirà inesperto.
 


 
“Entra” nei dettagli, spiegando la loro importanza e sviluppi.
Ti farà sembrare più Smart. Conoscere i fatti e i dettagli sarà impressionante.

Saper comunicare, essere autorevole, vuol dire (innanzitutto) avere qualcosa d’interessante da dire.
Se così non fosse … meglio tacere!

Non pensare a come risponderai, mentre la persona sta ancora parlando.

La trappola: non essere arrogante

Nella vita una buona dose di fiducia è auspicabile.

Quando si tratta di colloqui di lavoro, ci sono alcune linee sottili che devono essere tratteggiate,
confini che non possono e non devono essere superati.

Devi essere ambizioso senza essere impaziente, disponibile senza essere timoroso,
flessibile senza essere sfruttato.

Essere sicuro di te, confidente e desideroso,
senza alzare troppi i toni fino a diventare eccentrico e pomposo.

In bocca al lupo!

Autorevole al colloquio di lavoro: entrare nella stanza come un leader – 2

autorevole al colloquio

Foto di Alem Sánchez da Pexels


Caricarsi prima di entrare come un leader

“Scusi dove è il bagno?”

Prima di entrare nella stanza del colloquio, prenditi pochi minuti per caricarti positivamente.

Assumi una posizione di potere.
Gambe divaricate. Braccia tese sopra la testa, allungati fino a dove puoi arrivare.
“Spingi verso l’alto”.
Espanditi.
Per almeno 2 minuti.

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Sarai piacevolmente sorpreso (almeno per me funziona!) dalla sensazione di maggiore potenza che questa postura ti darà.

In uno studio che ha condotto,
la psicologa americana Amy Cuddy ha scoperto che stando semplicemente in piedi in posizione dominante, dopo appena due minuti i partecipanti hanno registrato un aumento di testosterone e diminuzione di cortisolo (un ormone naturale che il corpo rilascia in risposta allo stress).

A meno che non desideri attirare l’attenzione divertita di qualcuno, meglio trovare un luogo riservato (“Scusi dove è il bagno?”).

Entrare nella stanza del colloquio

Le prime impressioni iniziano “non appena entri nel radar visivo delle persone”.

Non pensare (sbagliando) che le prime impressioni su di te si faranno solo quando inizierai a parlare.
L’invio di messaggi non verbali inizia ….
non appena metti il piede nella stanza del colloquio.

Infatti, anche se non dici niente, il linguaggio del tuo corpo potrebbe rivelare i tuoi “reali” sentimenti.
Le tue vere intenzioni.

Una volta che inizi la conversazione, la prima impressione è stata già “registrata”.
E non si torna indietro.
Per quello che riguarda la prima impressione … tutto “si gioca” in questi pochi secondi.

Muoviti come se fossi in slow motion

Pensa a una pantera o un ghepardo quando sono a caccia.
Consapevoli della loro forza, astuzia e audacia.
Si muovono senza fretta.
Senza paura.

Lenti, eleganti.
Passi regolari, felpati, sicuri.
 


 

Segui il loro esempio … mentre percorri gli ultimi metri verso la stanza del colloquio.

Appena fai il tuo ingresso, tieni la testa diritta.

Tante ore davanti al computer rendono le spalle curve.
La postura influenza le percezioni e le prime impressioni.
Per apparire sicuro di te e autorevole al colloquio di lavoro … raddrizzati!

Non stai chiedendo l’elemosina.

Raddrizza la tua postura se vuoi essere autorevole al colloquio di lavoro

Tira indietro le scapole e ”apri” il petto.
Solleva il mento leggermente, mentre cammini.
Non inclinare la testa di lato.

Cerca subito il contatto visivo con la persona/e.

La persona che cerca e “regge” il contatto visivo è giudicata più autorevole al colloquio di lavoro.

Quando guardi le persone negli occhi, stai creando un rapporto.
Stai mostrando interesse e rispetto.

Un contatto visivo prolungato può significare tutta la differenza.
Stai “attirando” il tuo interlocutore dalla tua parte.
Vuol dire essere leader.

Se hai difficoltà a guardare negli occhi o mantenere il contatto visivo, fissa il tuo sguardo tra gli occhi dell’altra persona. Proprio lì … tra le due sopracciglia.
Nessuno sarà in grado di dire dove effettivamente stai guardando.
 

 

Utilizza una stretta di mano ferma ma delicata (quando e se si potrà ancora dare)

“Ferrarelli…piacere di conoscerla”

Siamo tutti molto attenti al modo in cui qualcuno ci stringe la mano.
Una stretta di mano molliccia ti farà perdere istantaneamente punti.
Stabilisci un contatto visivo quando stringi la mano di qualcuno.
È un buon modo per apparire più sicuro di te!
Se non lo fai, la persona può pensare che non abbia rispetto o hai qualcosa da nascondere.

Mentre stringi la mano, guardala negli occhi abbastanza a lungo da memorizzarne il colore.
Non fissare, sorridi.

Sorridere è uno dei più potenti segnali non verbali.
Sorridere è la cosa migliore che puoi fare.

Se fai veramente fatica a sorridere rischi di apparire teso e stressato.
Le persone sicure di sé sorridono perché sono felici.
Non hanno paura di mostrarlo.

Sorridere (in modo genuino) invia l’idea “Che bello conoscerti‘”.
Trasmette “Si, sono sicuro di me”.

Non afflosciarti sulla sedia se vuoi essere autorevole al colloquio di lavoro

Non accasciarti sulla prima sedia che trovi.
Mantieni una postura dritta.
Equilibra il peso.

Non “sdraiarti” ma nemmeno rannicchiarti. Stai fermo ma non rigido.
Rilassato ma non “sbragato”.

Adesso sei pronto.
Preparato per il colloquio di lavoro … per il prossimo passo.
Presumibilmente dovrai rispondere alla domanda “Mi parli di lei” …
ma questa è tutt’altra storia.

In bocca al lupo!

Autorevole al colloquio di lavoro: entrare nella stanza come un leader – 1

autorevole al colloquio

Foto di Alem Sánchez da Pexels

 

Un’entrata impacciata, imbarazzata e contratta nella stanza del colloquio di lavoro
ti farà perdere punti in carisma e leadership.

La posta in gioco è alta.
Un errore e pluff … addio buona prima impressione!
Bisogna correre per rimediare!

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Fare un ingresso in una stanza con fiducia, entrare come un leader … essere autorevole al colloquio di lavoro …
inizia molto prima di attraversare la soglia della porta.

Adottare la giusta mentalità, prima di varcare la soglia della stanza ti permetterà di partire con il piede migliore. Qui è in gioco la tua immagine professionale!

Ecco come essere autorevole al colloquio di lavoro, entrare nella stanza come un leader,
gestendo la tua immagine professionale (e senza diventarne schiavo):

Preparazione è leadership. Significa essere autorevole nel colloquio.

Più sarai preparato, più sarai confortevole e rilassato.

Sarebbe un pessimo inizio, arrivare trafilato e sudato (perché non hai trovato parcheggio),
o in largo anticipo (diventando un ospite da gestire).

Indossare la t-shirt solo per scoprire che tutti sono in giacca e cravatta,
non conoscere l’argomento dell’incontro, equivocare la mansione, confondere il nome delle persone, ecc.

Assicurati di conoscere tutti i dettagli
ora, posizione precisa, codice di abbigliamento, le opzioni di parcheggio, le indicazioni per arrivarci, ecc.

Poi lo scivolone, il lapsus, il colpo di sfiga, l’incomprensione può capitare …
ma non devi tollerare da te stesso (io almeno faccio così) errori di mancata preparazione.
 


 

Vestiti come un leader

Vuoi essere notato per la tua intelligenza, le tue capacità e il tuo talento.
Non certo per le maniche troppo lunghe della giacca,
i calzini bianchi da-palestra, la cravatta sotto la cintura,
le scarpe consumate o la scarsa igiene personale.

Senza entrare nei particolari di un argomento così vasto,
anche il tuo aspetto personale ha bisogno di dimostrare che oltre a prenderti sul serio,
sei anche al passo (senza esserne ossessionato) con le più recenti tendenze moda.

Non devi necessariamente vestirti per impressionare gli altri (potrebbe non essere appropriato al contesto in cui ti trovi).

Scegli la moderazione. È meglio essere sobrio ma non ingessato, elegante ma anonimo.
Cerca di non essere solamente ciò che stai indossando.

Minimizza il nervosismo se vuoi essere autorevole al colloquio

Niente funziona meglio quando ti senti nervoso,
come riportare alla mente un momento specifico, in cui hai ottenuto apprezzamenti e riscontri positivi.

Un giudizio lodevole da parte del capo, l’acquisizione di un cliente importante,
il giorno della tesi di laurea, la vittoria al torneo di calcetto,
una conquista sentimentale che tutti ti hanno invidiato, ecc.

In questi pochi istanti,
ricordare le esperienze di successo genera fiducia e positività.

Oppure occupare la mente con qualcosa che dia distrazione emotiva,
tipo chattare con l’amico con un buon senso dell’umorismo.
 


 

Cantare in macchina, guardare qualche video divertente su Youtube
(lo sketch della Subaru baracca di Aldo, Giovanni e Giacomo mi mette il buon umore tutte le volte … che ci posso fare … mi fa sempre ridere, anche se oramai lo conosco a memoria).

Mantenere quella sensazione positiva nella tua mente ti permetterà di “entrare in scena” con un’areola di fiducia e di positività.
Essere autorevole al colloquio di lavoro!

Arriva in tempo

Essere in ritardo, per qualsiasi motivo, è imperdonabile.
Non c’è scusa che esista.
L’unica scusa per il ritardo a un colloquio di lavoro è una calamità naturale.
Lo sciopero selvaggio dei trasporti urbani.

Essere in orario per un colloquio di lavoro è la regola n.1.
Non importa se si seguono tutte le altre.
Se sei in ritardo, sei fuori al 95%!

Se la puntualità è sempre apprezzata, un eccessivo anticipo può costituire un elemento negativo.
Esprime ansia e impazienza.
Disturba la normale programmazione dell’attività lavorativa dell’azienda.
Sei un ospite da dover gestire (non sanno dove metterti in attesa).

Se arrivi molto prima sul luogo dell’appuntamento del colloquio di lavoro … fatti due passi rilassanti.
Vai in un bar a leggere un giornale e presentati 10 – 15 minuti prima.
Bastano.

Come essere autorevole durante il colloquio di lavoro: 17 spunti

autorevole durante il colloquio di lavoro

 “Le aziende, oggi, non sono interessate a sapere dove, come e cosa avete studiato.
Vogliono sapere cosa avete imparato.”
Beppe Severgnini

Essere autorevole durante il colloquio di lavoro?
Non avrai mai una seconda possibilità di fare un’ottima prima impressione.
Prepararsi per un colloquio di lavoro è di vitale importanza  se vuoi aumentare le tue chance di successo.

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È importante migliorare il tuo stile, il tuo approccio, proiettare un atteggiamento fiducioso.
Padroneggiare comportamenti che “traspirano” fiducia, rendendo più efficace la tua comunicazione verbale e non verbale.

Ecco 17 spunti per essere autorevole durante il colloquio di lavoro:

1. Evita “ingressi” a sguardo basso e il-cappello-in-mano. Stai trattando un posto di lavoro non elemosina. Raddrizza le spalle!

2. Passo deciso ma non affrettato. Assicurati di salutare tutti con un sorriso.

3. Rispetta i tempi della conversazione. Non avere paura delle pause e dei silenzi.

4. Imposta bene la voce. Sii sintetico. Non bisbigliare. Alza il tono della tua voce.

 


 

5. Quando cambi argomento o spieghi un punto importante, riposizionati sulla sedia per enfatizzare il momento.

6. Quando spieghi un punto importante fai una pausa prima/dopo..crea un senso di anticipazione e sottolinea il concetto (approfondisci).

7. Evita di costruire risposte ad hoc per compiacere il selezionatore e ottenere la sua approvazione. Se ne accorgerà subito!

8. Usare spesso parole come “Immagino“, “Credo” e “Forse” vuol dire restare nel-mezzo. Sospeso nel nulla. Insipido. Banale.

9. Se sei introverso …alza i toni di una tacca. Se sei effervescente.. scala-una-marcia. In entrambi i casi, non tirare fuori la scusa “Cosa ci posso fare. Sono fatto così“!

10. La tua espressione facciale è il tuo “marchio di fabbrica”. Un sorriso va lontano. Trasmette fiducia, autorità e … calore.

11. Tieni il mento alto quando parli.

12. Ricorda che …le persone che mantengono il contatto visivo sono giudicate più autorevoli e fiduciose (approfondisci).

13. Prenditi il tempo di rispondere. Non si tratta di un “botta e risposta” in velocità. Mantieni il controllo.

 

 

14. “Entra” nei dettagli, spiegando la loro importanza e sviluppi. Ti farà sembrare più SMART. Conoscere i fatti e i dettagli sarà impressionante.

15. Se vuoi essere autorevole durante il colloquio di lavoro, non limitarti a rispondere alle domande o peggio lasciarle tutte alla fine. La precisazione di un argomento già trattato prima, apparirà fuori luogo.

16. Cerca di instaurare un vero e proprio dialogo con il tuo interlocutore. Lui/lei sta valutando te. Tu stai valutando l’azienda.

17. Saper comunicare, essere autorevole vuol dire (innanzitutto) avere qualcosa d’interessante da dire. Se così non fosse .. meglio tacere!

Nella vita una buona dose di fiducia è auspicabile.
Quando si tratta della tua vita professionale, ci sono alcune linee sottili che devono essere tratteggiate,
confini che non possono e non devono essere superati.

Autorevole durante il colloquio di lavoro: attenzione a non cadere nell’arroganza

Devi essere ambizioso senza essere impaziente, disponibile senza essere timoroso,
flessibile senza essere sfruttato.

Essere sicuro di te, confidente e ambizioso,
senza alzare troppi i toni fino a diventare eccentrico e pomposo.

Desideri lavorare sulla preparazione dei colloqui di lavoro faccia-a-faccia, via skype o cellulare?
Aumentare la tua autorevolezza “lavorando” sulla tua postura, espressioni, gesti, ecc.?

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Colloquio di lavoro telefonico: come essere autorevole solo con la voce – 2

colloquio di lavoro al telefono

L’autorevolezza comincia con “Pronto”

Proprio per questo motivo se ricevi una telefonata da un numero “nuovo” a te sconosciuto…
meglio evitare il poco-professionale “Siii…”.

Il classico “Pronto” oppure il mix spiazzante “Siii…Pronto” che lascia chi chiama nel dubbio di aver composto il numero giusto e lo costringe a chiedere conferma.

Rispondi con il tuo nome (con un tono di voce vivace), in modo che l’intervistatore sappia di aver raggiunto la persona giusta.

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Energico ed entusiasta, ma sempre educato.
Non essere troppo familiare. Non iniziare a parlare come se stessi parlando con un amico (anche e -soprattutto- se percepisci che la persona è giovane).

Indicazioni scontate?
No, per niente.
Le accortezze di una buona “partenza” telefonica sono molto semplici … talmente semplici… che le applichiamo con superficialità o nessun riguardo rendendole (appunto per questo)
…banali e scontate.

Alzati in piedi se vuoi “suonare” autorevole

Se ti alzi,
hai automaticamente una postura migliore.

I polmoni possano espandersi liberamente. È più facile respirare.
Stai “pompando” energia, aumentando il potere della tua voce.
Sembri più sveglio ed energico.

Non sdraiarti sul divano durante il colloquio di lavoro al telefono. Non essere troppo rilassato.
Come minimo siediti dritto.
Ti aiuterà a sentirti più fiducioso e vigile.

Sorridi

Un sorriso sincero è percepito anche al telefono.
Sorridere proietta un’immagine positiva.
Cambia il tono della tua voce.

Sorridendo, la comunicazione diventerà più piacevole e rilassata.
Trasmette disponibilità e positività.

Anche se non hai voglia di sorridere, prova almeno a rilassare i muscoli facciali.
Una voce che “suona” rilassata è più comunicativa di una voce tesa e nervosa.

colloquio di lavoro al telefono

Il colloquio di lavoro al telefono

“Imposta” bene la voce

Il suono della voce può trasmettere molti stati d’animo.
Professionalità ed esaltazione ma anche irritazione e nervosismo.

Molti di noi sono abbastanza bravi a nascondere le proprie emozioni. Altri perdono il controllo, soprattutto al telefono.

Sii sintetico. Non bisbigliare.
Alza il tono della tua voce.
Pronuncia le tue parole in modo chiaro e conciso.

Cerca di non parlare velocemente. Sembra che tu abbia fretta.
L’intervistatore potrebbe interpretare il tuo tono come impaziente.

Nessuno vuole parlare con una persona impaziente durante il colloquio di lavoro al telefono. Neanche a te piacerebbe!
Parla senza fretta. Lentamente … che non vuol dire mosciamente!

Ascoltare in modo attivo ti porta autorevolezza

L’ascolto attivo,
richiede, da parte tua, uno sforzo d’interesse, di concentrazione e d’attenzione per mostrare realmente la tua disponibilità verso il tuo interlocutore.

Ascoltare significa fare silenzio interiormente. Vuol dire calmare il tuo parlottio interno.
Prestare la più totale attenzione a quello che l’altro sta dicendo.

Fai un respiro profondo, prima di rispondere.
Mostra un sincero interesse ponendo domande sull’argomento.
Dai cenni di assenso “Capisco” o “Comprendo” per far capire che “ci sei”. Sei presente.

Per quanto possa essere difficile, non “interferire” con il flusso della conversazione.

 


 

Non interrompere se vuoi carisma

Ascolta attentamente l’intervistatore.
Non interrompere e non “andare sopra”.
A nessuno piace essere interrotto nel mezzo di una frase.

Inizia a parlare solo quando l’intervistatore ha completato la sua domanda.

Se ritieni di avere qualcosa da dire che potresti dimenticare,
tieni pronto un blocco note e una penna (Eh sì… I suggerimenti old-school funzionano ancora molto bene. Anche in questi tempi ultra tecnologici.)

“Prendere” il tempo di rispondere è autorevolezza

Se sei apprensivo,
il tempo si dilata e pochi secondi sembrano minuti.
Concediti qualche secondo per elaborare quello che è stato appena detto.

Se ti viene posta una domanda delicata, prenditi del tempo per pensare.
Puoi sempre dire qualcosa del tipo “Mi dia un attimo di tempo per riflettere “.

Prenditi il tempo di rispondere.
Non si tratta di un “botta e risposta” in velocità.
Mantieni il controllo.

Una persona sicura di sé non ha paura di raccogliere i suoi pensieri.
Affrettarsi a rispondere ti fa apparire ansioso.

Prendi il tempo per pensare a una frase completa prima di pronunciare la tua prima parola.
Hai più tempo di quanto pensi!
E apparirai più sicuro e autorevole se te lo prendi.
Tutto.

 


 

Eliminare “Ehmmmm” e “Ahhh”

Se utilizzi spessoEhmmmm” e “Ahhh..” non sembri autorevole.
Sembri incerto e insicuro.

Se oramai è diventata per te un’abitudine,
non sarà facile non utilizzare “Ehmmm” mentre cerchi di raccogliere i tuoi pensieri.

Sostituisci piuttosto “Ehmmmm” e “Ahhh” con parole di riempimento più forti tipo “Ora… vedi… comunque… “.

Per esempio: ” Ehmmmm” … stavo pensando …” suona molto più potente se la adatti leggermente “Vedi… stavo pensando…“.
Sembra intenzionale e infonde fiducia.

Utilizzare le pause in modo efficace dà potere

I migliori oratori conoscono il potere del silenzio.
E delle pause.
Il silenzio intenzionale è visto come autorevole.
Carismatico.

Utilizza le pause.
Non solo alla fine ma anche nel mezzo delle frasi.
Facendo una pausa, dai il tempo alle tue parole di fare effetto!
Ecco …l’autorevolezza della voce!

Se non fai una pausa,
l’incisività del tuo messaggio si perde nel flusso della conversazione.

Pausa prima di una parola/frase/concetto importante

Devi esprimere un pensiero fondamentale per trasmettere la tua competenza?
Bene. Fai una pausa. Prima.

La pausa attira l’attenzione del tuo ascoltatore … e lo prepara a ciò che verrà dopo …
ecco aspetta ancora un attimo … così bene…
sta aspettando curiosamente quello che hai da dire.

Pausa dopo una parola/frase/concetto importante

Hai appena espresso un concetto/una proposta fondamentale?
Fai una pausa.
Non c’è bisogno di lanciarsi immediatamente a parlare d’altro tipo “Giusto? … Vero? Sai …”.

Se fai silenzio, darai all’ascoltatore il tempo di elaborare ciò che hai appena detto.
Darai la possibilità di capire – veramente – il significato.

Quel piccolo intervallo di silenzio dimostrerà la forza del tuo pensiero,
e la tua autorevolezza.
Che potenza!

Ricorda sempre il tuo obiettivo

Non distrarti. Deconcentrarti.
Non perderti in fantasticherie di come spenderai il tuo primo stipendio nel tuo nuovo posto di lavoro.
Ancora non è il momento di discutere di soldi e date di inizio.

Piuttosto molto più umilmente … concentrati sul primo obiettivo: “arrivare” al colloquio faccia-a-faccia.

Alla fine del colloquio di lavoro al telefono, dopo aver ringraziato l’intervistatore, chiedi la possibilità di un colloquio di persona. Non finire la telefonata senza sapere i dati di contatto.

Quali sono i prossimi passaggi di selezione.
Chi deve fare la telefonata, se tu o il recruiter.

Potresti scoprire che il selezionatore sta lavorando per conto di un datore di lavoro.
Sono ancora in fase iniziale di selezione dei candidati.

Non può rispondere –al momento– a domande dettagliate sul lavoro e sull’azienda.

Se passi alla fase successiva, avrai la possibilità di valutare l’azienda in modo più approfondito.

Che altro dire?
In bocca al lupo per il tuo colloquio di lavoro al telefono!

Colloquio di lavoro telefonico: come essere autorevole solo con la voce – 1

colloquio di lavoro telefonico

Photo by Andrea Piacquadio from Pexels

Tempi strani. Questi del CV19.
Complessi.

Riapertura, digitalizzazione, distanza sociale, …
In questa “nuova dimensione” il telefono può diventare ancor più strumento di selezione del personale.

Le aziende usano l’intervista telefonica per fare una rapida selezione tra i candidati.
Restringendo così la rosa dei papabili.
Risparmiando tempo e risorse.
L’obiettivo è avere un elenco di pochi nominativi a cui proporre un colloquio di persona.

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Dal canto tuo,
se sottovaluti il colloquio telefonico perché “Devi solo parlare”, “Puoi farlo in mutande” o “Tanto non è un vero colloquio di lavoro” … puoi finirla qui!
Puoi interrompere la lettura.

Ma se continui ricorda che … stiamo parlando di autorevolezza!
Competenza. Capacità.
Preparazione.

Dovrai utilizzare solo la voce.
Dovrai trasmettere competenza e autorevolezza “solo” attraverso la tua voce.
Non potrai mostrare né il tuo abito, né il tuo taglio di capelli così trendy ma anche cosi elegante.
Non potrai ricambiare uno sguardo, non hai una mano da stringere, né un sorriso da mostrare.

Ricorda che …
non sono pochi i professionisti (di ogni età e settore) che, nonostante indubbia preparazione e capacità, davanti un colloquio di lavoro telefonico riescono (complice l’ansia e la tensione) a “incartarsi” da soli,
apparendo impreparati e incompetenti.
Non-esperti.

Finiscono con auto sabotarsi. Perdendo in efficacia.
Pagando in autorevolezza.
Perdendo l’occasione.
Che peccato!

È fondamentale essere preparati.
Pianificare il colloquio di lavoro telefonico.

 


 

L’importante non è quello che dici ma come lo dici

La tua voce è il “veicolo” che spinge le persone ad ascoltare.
A prendere sul serio te e le tue parole.

Gli studi hanno dimostrato che l’87% delle opinioni che le persone si formano quando parlano al telefono,
si basano sul tono della voce.
Solo il 13% si fonda sulle parole che realmente utilizziamo.

Non è ciò che diciamo.
Ma piuttosto come lo diciamo.

Autorevolezza è anche preparazione. Organizzati con metodo.

 

Registra la tua voce

 
La pratica rende perfetti.
E autorevoli.

Parlare al telefono non è così facile come sembra.
Non sottovalutare … è un errore che si paga caro!

Chiedi a un amico o un familiare di condurre un’intervista telefonica simulata.
Registra la conversazione in modo da poter verificare come “suoni” al telefono.

È il momento di venire a patti con il tuo ego.
La prima volta potrebbe essere scioccante!
Eh, sì … quella voce mono-tono e anestetizzante potrebbe essere proprio la tua!

È incredibile quanto puoi apprendere dalla tua voce registrata.

Sarai in grado di identificare e prevenire errori che potrebbero compromettere il colloquio di lavoro telefonico.

Tipo renderti conto che parli troppo piano o troppo velocemente.
Oppure ascoltare i tuoi “Ehmmmm” e “Vero?” o i continui intercalari “effettivamente … sicuramente … decisivamente … teoricamente …”.
 
colloquio di lavoro telefonico

Scegli uno spazio tranquillo, comodo e riservato.
Senza distrazioni.

 
Così potrai concentrarti sul tuo colloquio di lavoro telefonico.

Vestiti formalmente.
Più ti “senti” professionale, maggiore probabilità hai di “trasmettere” autorevolezza.
Anche al telefono.

Quando arriva il momento della telefonata, assicurati che il tuo cellulare sia carico e acceso.
Di essere in una “zona” con un buon segnale di ricezione.

Se la chiamata arrivasse in un momento inaspettato o imbarazzante,
puoi chiedere al tuo intervistatore di attendere, mentre ti sposti in un posto più tranquillo.

Se qualcosa va storto,
perdi la chiamata o il recruiter non chiama in tempo, non farti prendere dal panico.
Puoi sempre richiamare e riprogrammare l’intervista.

Tutto a portata di mano

 
Durante l’intervista telefonica evita di cercare un documento, una nota o un file.
Tutto deve essere a portata di mano.

Tieni ben visibile il tuo curriculum.
I dettagli dell’offerta di lavoro, una penna e un foglio per prendere appunti.

Metti tutto in un buon ordine,
in modo da poter facilmente raggiungere tutte le informazioni.

…anche una bottiglietta d’acqua

 
Non c’è niente di peggio che avere solletico in gola o tossire quando devi parlare al telefono.

Se la gola si secca, sembrerai rauco o stanco.

Tieni pronto un bicchiere d’acqua.
Oltremodo non fumare, masticare gomme o mangiare.
 


 

Utilizza la tecnologia idonea

 
Possono verificarsi problemi causa mancanza o scarsa qualità di connessione.
Una pessima qualità del suono può distruggere la tua immagine professionale.

Assicurati che tutto sia collegato.
Controlla la qualità del suono effettuando chiamate di prova.

Se hai problemi di linea utilizza un telefono fisso, al posto del cellulare.
Eliminerai la possibilità di ricezioni scadenti o chiamate perse.

Utilizza le cuffiette per il colloquio di lavoro telefonico

 
Usato correttamente,
un microfono con cuffiette rende più semplice l’ascolto, anche se parli a volume normale.
Esegui alcune chiamate di prova, in modo da sentirti a tuo agio.

Il viva-voce raccoglie tutto il rumore di fondo nella stanza.
Renderà più difficile l’ascolto.
Usalo solo se sei sicuro che non ci saranno interruzioni e ti senti a tuo agio con questa modalità.

Concentrati SOLO sulla telefonata

 
Metti in modalità “silenziosa” il cellulare se utilizzi il telefono fisso. “Spegni” il telefono fisso se utilizzi il cellulare …
Oppure spostati in un’altra stanza.

Evita di rispondere a SMS, WhatsApp, ecc…
Resisti alla tentazione di rispondere ad e-mail, controllare Facebook, preparare il pranzo e così via…

Concentrati solo sulla persona all’altro capo della linea.

Forse sarai sorpreso per (l’apparente) ovvietà di queste affermazioni.
Dalla mia esperienza di anni di formazione e coaching a distanza (skype o cellulare) posso dirti che ho assistito a diverse situazioni curiose e divertenti ma anche poco edificanti per la persona (altro che autorevolezza al colloquio telefonico).

Inoltre, ricorda che il telefono amplifica i rumori di fondo.
Ti posso assicurare che un semplice gesto, tipo girare il cucchiaino nella tazzina di caffè, può diventare un rumore irritante per chi lo ascolta.

Leggi per approfondire.

La telefonata

 

Telefonata improvvisa? Non sei pronto? Rimanda

 
Può capitare (anzi spesso è così) che la telefonata arrivi in un momento scomodo … sei occupato o il momento è inopportuno.

Di solito l’intervistatore non dovrebbe avere problemi a fissare un nuovo contatto successivo.
Segnati la data e l’ora del prossimo appuntamento. E il nome della persona.

Se rispondi al telefono senza sapere chi ti sta chiamando, farai una pessima figura.
Quando sentirai la persona la seconda volta, ricordati di ringraziare per la disponibilità nel richiamarti.

Telefonata improvvisa? Non sei pronto? Rimanda.
Non si può. Ti tocca!

 
Dal tono del selezionatore capisci che non ci possono essere proroghe … l’occasione va colta subito.
Non hai nulla da perdere. Spostati in un luogo il più possibile tranquillo (oppure accosta se sei in auto) egiocatela meglio che puoi!

A questo punto il colloquio di lavoro telefonico è iniziato.

7 ragioni perché farai molta fatica a trovare lavoro – anche con un buon CV – 1

trovare un lavoro

Se sei alla ricerca di un lavoro (magari già da un po’) è totalmente comprensibile che tu ti senta bloccato, frustrato e scoraggiato.
Confuso.

È normale.
Naturale.
Chiunque ci sia passato, sa cosa intendo e cosa vuol dire convivere con sentimenti di delusione e rassegnazione per una ricerca che sembra vana.

Trovare un lavoro? A volte è solo questione di approccio

A volte è solo sfortuna,
troppa concorrenza, crisi del settore,
altre volte si tratta di un problema di approccio, di mentalità,
di pensieri negativi e credenze depotenzianti che minano (anche indirettamente) la tua ricerca di lavoro.

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Ecco 6 ragioni perché penso farai molta fatica a trovare un lavoro,
anche se hai ottime competenze e una rispettabile esperienza lavorativa:

1. Sei troppo negativo e pessimista

Se ti convinci di non essere “abbastanza” per quella posizione o pensi che nessuno ti chiamerà mai …
probabilmente sarà davvero così.

Il cinismo, l’amarezza e il pessimismo si trasmettono nei colloqui di lavoro
e per quanto ti possa sembrare strano anche nelle lettere e nelle email – e questi atteggiamenti negativi possono affondare le tue (residue) possibilità di trovare un lavoro.

Invece di lamentarti,
pensa a come puoi mostrare il tuo valore durante la ricerca di lavoro.

Rivolgi le tue frustrazioni personali a un caro amico o a un familiare.
Circondati il più possibile di persone positive e la tua energia automaticamente comincerà ad attrarre piuttosto che allontanare.

2. I tuoi obiettivi sono vaghi

“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.”
Lucio Seneca

Spesso sono contattato da persone che vogliono “trovare un lavoro“.

Non vogliono limitare le loro opzioni,
desiderano ampliare gli orizzonti e sono aperti a qualsiasi tipo di opportunità di lavoro.

Purtroppo fanno l’errore di avere obiettivi vaghi,
poco specifichi, il solo focus sembra nient’altro che accedere al libro paga di qualcuno.

Se la tua ricerca di lavoro è troppo indefinita,
non comunica abbastanza valore specifico.

 


 

La concorrenza è alta e devi competere con persone che conoscono esattamente quello che vogliono e sono appassionate.
Una battaglia persa in partenza.

È come andare in vacanza senza decidere dove vuoi andare.
Se non conosci la tua destinazione,
come puoi mappare un percorso?

3. Sei troppo celebrale – poco concreto

“Sì, ma … non è quello che cercavo”
“Sì, ma … è un‘azienda leader, se la tirano”
“Sì, ma … qualcuno ha detto che pagano poco”
“Sì, ma … è una start up, poche garanzie di continuità”
“Sì, ma … è part time … full time … troppo lontano di casa … come faccio per dare a mangiare al mio cane”

Si, ma … (adesso lo dico io) così facendo stai lucidando l’argenteria mentre la casa sta bruciando.
Ovvero,
ti stai perdendo in ghirigori mentali invece di “saltare” sul primo lavoro che trovi,
usare questo salvagente per prendere un po’ di respiro,
e cominciare da lì.

Mi spiego meglio, per non essere frainteso.

Faccio della strategia il mio lavoro di coach,
analizzare, valutare, scomporre e soppesare fa parte del coaching
ma ci sono momenti (nella ricerca di lavoro come nella vita in genere) in cui tutto questo deve essere messo da parte e bisogna buttarsisenza pensarci troppo.
 

 

Se non trovi lavoro da un po’, se il tempo sta passando inesorabilmente,
le risorse economiche cominciano a scarseggiare,
il “buco” nel CV diventa sempre più difficile da giustificare,
il settore è già in forte crisi,
soppesare troppo (e non muoversi) è sintomo di “grande ignoranza nella gestione di se stessi.”

La vedo dura!

Ecco dove tenere e non tenere le mani durante il colloquio di lavoro

mani durante il colloquio di lavoro

“Le mani sono dei simboli e talvolta delle rivelazioni.”
Eve Belisle

Quando rispondi alle domande durante il colloquio di lavoro,
il linguaggio del tuo corpo dice molto su di te.

Anche se le tue risposte sono perfette,
la tua postura, la tua mimica facciale, i tuoi occhi possono influenzare l’esito finale.

Ci sono diversi modi per apparire più sicuri utilizzando il linguaggio del corpo:
mantenere la schiena dritta e conservare una buona postura, tenere il contatto visivo,
non scuotere le gambe o aprirle scomodamente.
La maggior parte di questi “linguaggi” sono abbastanza esplicativi.

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Con la pratica,
la maggior parte di questi atteggiamenti possono essere tenuti “sotto controllo”.
E le mani?

Dove dovresti mettere le tue mani?

C’è chi incrocia le braccia sul petto, in un gesto d’insicurezza o di difesa,
chi le nasconde sotto il tavolo oppure le lascia mollemente vicino al corpo,
chi invece le “lancia” dappertutto, creando ghirigori nell’aria e serie distrazioni in chi ascolta.

È importante usare le mani per comunicare durante il colloquio di lavoro.
Questa parte del tuo corpo può mostrare sincerità e fiducia,
ma anche desiderio di dominare, segretezza o impazienza.

Le tue mani possono dire molto su di te.
Se le palme delle mani sono aperte e rivolte verso l’alto, trasmetti una certa onestà e volontà.
Vuol dire che stai ascoltando,
stai invitando alla fiducia.

Le palme delle mani rivolte verso il basso (nascoste alla vista) possono trasmettere desiderio di controllo e poca chiarezza (sembra che vuoi nascondere qualcosa).
Ricorda di tenere le spalle rilassate.

Ecco dove non tenere le mani durante il colloquio di lavoro:

 

Non mettere le mani sotto le gambe
Non incrociare le braccia sul petto
Non gesticolare troppo
Non tenerle in tasca
Non lasciarle cascanti lungo il corpo
Non nasconderle alla vista
Non toccarti spesso il viso, i capelli, il vestito
Non tamburellare le dita sul tavolo
Non scrocchiarsi le dita
Non incrociare le mani dietro la nuca
Non mangiucchiarsi le unghie
Non stringere le dita come un pugno
Non “pulire” la scrivania con il palmo della mano

La maggioranza dei reclutatori ritiene che le mani dovrebbero essere ferme per la maggior parte dell’intervista salvo che … l’intervistatore non sia il tipo di persona che parla,
a sua volta, con le mani.
 


 

Ecco dove mettere le mani durante il colloquio di lavoro:

Tenere le mani sul tavolo
Mostrare i palmi delle mani
Muovile con naturalezza (non superare altezza spalle)
Mantenere le dita aperte (non racchiuse in un pugno)
Chiudere le mani e unire con dolcezza appoggiando i polpastrelli delle dita (foto)

hands

Se ti senti particolarmente nervoso durante l’intervista di lavoro,
chiedi all’intervistatore se puoi prendere alcuni appunti.
Il foglio e la penna ti serviranno solo per poche parole;
è un artificio per darti qualcosa da tenere,
in modo che le tue mani siano “centrate” su qualche cosa.

Il foglio e la penna sono espedienti usati come “difesa, barriera e limite” tra te e l’intervistatore.

Il miglior modo di “allenarsi” è fare pratica davanti uno specchio

Il miglior modo per sembrare sicuri di sé in un colloquio di lavoro è fare pratica davanti a uno specchio.
Esercitati (in posizione seduta) a rispondere alle domande a voce alta,
includendo le gesta delle mani.

Utilizza un dito quando elenchi le tue caratteristiche e le funzioni passate.
Appoggiati in avanti e allunga leggermente la mano per dare più forza ed enfasi alle tue parole.

Puoi appoggiare la tua mano sotto il mento per mostrare introspezione,
prima di rispondere a qualche domanda importante.

Può sembrare incredibile quanto possano svolgere un ruolo così importante le mani durante il colloquio di lavoro eppure …
dobbiamo tenere conto che l’utilizzo sbagliato delle mani può conferirci un’aria goffa,
impacciata e insicura.
 

13 errori che rendono ancor più dura la tua ricerca di lavoro – 2

cercare il lavoro

7. Ascolti (troppo) le persone

Nonostante le migliori intenzioni,
amici e familiari offrono input che possono farti sentire sopraffatto e mettere in discussione il tuo percorso di ricerca lavoro.

I loro consigli sono basati sui loro valori e sulle loro esperienze e possono non conoscere i tuoi (reali) obiettivi e aspirazioni.

Con i loro buoni propositi,
possono confonderti e farti deviare, ostacolarti,
anziché aiutarti.
Ascolta, ma mantieni la tua libertà di pensiero.

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In questo caso,
l’ideale è un coach.
Non coinvolto e non giudicante.

8. Non sei preparato per il colloquio

“- Cosa diresti se assumessi un uomo che si presenta ad un colloquio di lavoro senza neanche una camicia?
– Chris: Che forse aveva dei bei pantaloni.

La ricerca della felicità

Niente uccide le possibilità di successo più velocemente che andare a un colloquio e non sapere nulla sul lavoro o sulla società.

Se non ti prepari per un colloquio fai affidamento su un solo elemento di successo:
la fortuna.

Ti senti fortunato?
Ah no. Allora ti devi preparare bene.
Molto bene,
anzi benissimo!

9. Getti la spugna troppo presto

Cercare il lavoro può essere uno sforzo lungo e prosciugante.
Cercare il lavoro può essere sfibrante e logorante.

Piuttosto che scoraggiarti e deprimerti,
continua a provare e rimanere positivo.
Lo so, non è facile!
C’è un grande lavoro là fuori che ti aspetta e … lo troverai!
 


 

Ci vuole costanza e disciplina per continuare a scrivere una lettera di motivazione,
aggiornare il curriculum e inviarlo a qualche azienda con la speranza di essere contattati.

Quando sei disoccupato,
è davvero facile demoralizzarti ogni volta che non senti nient’altro che rifiuti e ringraziamenti.

Mantieni la prospettiva: è una situazione solo temporanea.
La tua determinazione porterà a un’opportunità.
Ci devi credere.

Lo so, non è facile.
Ci sono passato.

10. Ricerchi posizioni solo a tempo pieno e indeterminato

Il Mondo del Lavoro di oggi ha bisogno di mobilità più che mai.
Gli studi dimostrano che un numero crescente di datori di lavoro sta facendo sempre più uso di lavoratori contingenti.

Sono tantissime le persone in cerca di lavoro che considerano solo le opportunità per il tempo pieno e/o indeterminato.

È efficace essere aperti al part time, a lavori temporanei, al lavoro freelance,
da liberi professionisti, a contratto, ecc.
per massimizzare le possibilità di successo nel cercare il lavoro.

11. Non personalizzi i dossier di candidatura

I datori di lavoro non assumono qualcuno che vuole un qualsiasi lavoro,
desiderano impegnarsi con CHI vuole davvero quel lavoro,
vogliono candidati appassionati, impegnati, dotati,
desiderabili.
 


 

Ecco perché la tua candidatura dovrebbe essere coinvolgente,
interessante, singolare e avvincente.

Invece,
anziché personalizzare la tua candidatura (per ogni singola azienda cui ti proponi)
cambi semplicemente il destinatario e con un abile colpo sul tasto “invio” …
chiudi la pratica!

Facile, rapido, comodo.
Efficace, no.

Comunque …
se non lo fai tu,
qualcun altro lo farà,
al posto tuo!

Leggi il mio post per approfondire.

12. Ti “accontenti” delle tue conclusioni

“Non sto ricevendo offerte perché …
sono troppo vecchio,
troppo giovane,
senza esperienza, troppo esperto,
troppo inesperto,
insomma troppo in qualsiasi altra cosa … “

Ecco … è un vero e proprio auto-sabotaggio delle tue possibilità e della tua autostima!

La tua mente diventerà così condizionata da questi pensieri limitanti che
(di conseguenza) agirai con meno sicurezza e decisione,
ottenendo risultati inferiori!

Pensare di essere “troppo” sarà vero solo fino a quando sarai tu a crederci.

Se ritieni “di non essere esperto” allora non sarai mai abbastanza.
Questa scusa per non agire avrà preso il sopravvento.
E cercare il lavoro sarà ancora più difficile.

13. Un unico obiettivo .. cercare il lavoro perfetto

Un lavoro minore sarà d’ostacolo alla tua carriera?
Uhm, dipende.
Un lungo periodo di inattività potrebbe fare ancora più danni al tuo curriculum e al tuo conto in banca.

Spesso (soprattutto se è da un po’ di tempo che sei alla ricerca),
la cosa migliore da fare e non vedere il colore del tuo salvagente.

Afferra il primo lavoro che trovi a portata di mano (fallo con energia e professionalità) e tirati fuori da questa situazione di stallo.

Nel mondo del lavoro di oggi la competizione è molto alta.
Se vuoi avere più possibilità di superare la concorrenza è importante non commettere passi falsi!

13 errori che rendono ancor più dura la tua ricerca di lavoro – 1

cercare un lavoro

Cercare un lavoro può essere molto impegnativo,
infatti si dice che la ricerca di lavoro è a sua volta
un lavoro!

La maggior parte delle persone pensa che trovare un lavoro oggi sia (oltre una questione di fortuna) difficilissimo per via della troppa competizione e della crisi economica.

Cercare un lavoro potrebbe richiedere diversi mesi (o forse più) e mettere a dura prova la tua determinazione prima e la tua autostima poi.
I sentimenti d’insicurezza e di ansia (con il passare del tempo) prendono il sopravvento.

Oltre alla difficoltà intrinseca del processo,
spesso facciamo errori che ostacolano ulteriormente la ricerca di un lavoro.

Ecco 13 errori che ogni persona alla ricerca di un lavoro dovrebbe evitare:

1. Focus solo su di te

Quando si è alla ricerca di un lavoro (magari già da un po’ di tempo) è totalmente comprensibile sentirsi bloccati, frustrati e scoraggiati.

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Si pensa al futuro, si è preoccupati,
si è concentrati su se stessi e sulla propria condizione.

Ricorda però che
i datori di lavoro assumono in base alle loro esigenze (aumentare i profitti,
bilanciare il carico di lavoro di un team, espandere un reparto, ecc.)
e non seguono i tuoi bisogni.

Delle tue necessità o urgenze si interessano ben poco.

È di fondamentale importanza rimanere concentrati sulla soddisfazione dei bisogni dei potenziali datori di lavoro…
e non proiettare su di loro i tuoi desideri, aspettative,
risentimenti e amarezza.

2. Sei negativo e pessimista

Se ti convinci di non essere “abbastanza” per quella posizione o pensi che nessuno ti chiamerà mai,
perdi un sacco di opportunità.

Il cinismo, l’amarezza e il pessimismo si trasmettono nei colloqui di lavoro –
anche se ti sembrerà strano, succede anche nelle lettere e nelle email –
e questi atteggiamenti negativi possono affondare le tue possibilità.

Invece di lamentarti,
pensa a come puoi mostrare il tuo valore durante la ricerca di lavoro.
 


 

Riserva le tue frustrazioni personali per un amico o un familiare.
Circondati il più possibile di persone positive,
che lavorano (anche disoccupate ma positive)
e la tua energia automaticamente comincerà ad attrarre piuttosto che allontanare.

3. Sei troppo indolente – cercare un lavoro diventa ancora più difficile

“Mi spezzo ma non m’impiego.”
Achille Campanile

Purtroppo il cellulare non squilla da solo.
Nessuno viene a bussare alla porta di casa tua.
Non accade nulla se non fai nulla,
è talmente logico da essere banale.

Invece,
insegui attivamente le opportunità.
Otterrai risultati migliori essendo proattivo.

È importante la dedizione e la disciplina.

Crea un piano e una routine di ogni giorno,
sviluppa un programma,
fissa degli obiettivi,
e cerca di essere il più possibile attivo e produttivo.

A quel punto sarai anche …
attrattivo!

4. Punti alla quantità piuttosto che alla qualità

Quando sei alla ricerca affannosa di un lavoro,
è facile dimenticarsi dei buoni propositi ed enfatizzare la quantità rispetto alla qualità.

Invece di pensare quanto sei bravo perché sei riuscito a inviare 10 CV in una sola serata con il più classico dei copia-incolla,
concentrati sulla presentazione di materiali di prima qualità per ruoli cui sei veramente interessato.

Vince la personalizzazione!

Per approfondire leggi il mio post 5 scuse comode comode per non personalizzare la tua candidatura
 


 

5. Ti candidi per posizioni sbagliate

Quando il panico comincia a fare capolino (perché il tempo passa e il lavoro stenta ad arrivare),
può capitare di pensare che abbassando le pretese,
le richieste, la posizione e lo stipendio si possa risollevare l’interesse verso la nostra candidatura.

Spesso si sollevano solo le sopracciglia di chi legge il tuo CV.

Il responsabile delle assunzioni può presumere che stai facendo esattamente quello che stai facendo:
arrampicarti sugli specchi.

Un mio cliente (area manager del settore lusso) viste le risposte negative nella sua posizione si era incaponito (inutilmente) nell’inviare candidature come addetto alla vendita,
pensando di suscitare chissà quali clamori.

Spesso scendere è più difficile che salire.

Non c’è niente di male nell’accettare una posizione meno qualificata.
Non sprecare il tuo tempo e i tuoi dossier di candidatura per ruoli che sarebbero stati palesemente interessanti dieci anni fa.

6. Non sai ottimizzare il tempo

La ricerca di un lavoro non dovrebbe essere un lavoro a tempo pieno!

Cercare un lavoro è un impegno faticoso,
prosciugante a livello energetico perché tocca tasti a noi sensibili,
su una base di ansia ed emotività.

Se ti arrovelli in queste emozioni tutto il santo giorno (in breve tempo)
la tua energia andrà persa e rischierai di entrare in un loop negativo e pericoloso.

Ti consiglio di passare 4 ore filate al giorno (scegli le ore quando ti senti al tuo massimo energetico) concentrati e impegnati nelle ricerche,
scrivi lettere di candidatura e allenati nelle interviste di lavoro.

Le altre ore dedicale alla cura di te stesso (palestra, corsa, hobby, ecc...),
staccati il più possibile per ricaricare la tua “batteria” energetica.
Ti servirà.

13 linguaggi del corpo che come donna dovresti evitare per non perdere credibilità – 2

donna al lavoro

leggi anche la parte 1 small ...

7. Tono della voce ascendente

Le voci delle donne,
spesso lievitano verso l’alto alla fine delle frasi (come se fosse una domanda o quando si chiede approvazione).

Così facendo, si mette in discussione il proprio modo di comunicare e si dà l’impressione che non si abbia fiducia in quello che si dice.
Così, è difficile essere autorevoli.

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Se stai dando una disposizione o una direttiva a un tuo collaboratore,
il tono della tua voce deve scendere verso il basso alla fine di ogni frase.

8. Aspettare il proprio turno per parlare

Nei negoziati e nelle discussioni,
gli uomini parlano più delle donne e interrompono più frequentemente.

Se vuoi essere ascoltata,
parla.

Se qualcun altro sta parlando e vuoi prendere la parola,
non aver paura di interrompere,
con garbo ma con fermezza.

Essere troppo cortesi,
aspettare pazientemente il proprio turno per parlare ed esprimere il proprio parere,
(specialmente in una organizzazione piena di forti personalità)
può trasformarti in una statua di cera.
Muta.

9. Essere eccessivamente espressiva

Quando vuoi aggiungere passione e significato al tuo messaggio,
una certa quantità di gesti e di espressività può senza dubbio aiutare.

Le donne che esprimono l’intero spettro di emozioni e danno sfogo alla loro espressività possono
essere considerate i clown dell’ufficio.

Quindi,
se vuoi massimizzare il tuo carisma e la tua autorità,
riduci al minimo i movimenti.

10. Stretta di mano troppo delicata

Poco importa se sia giusto o sbagliato,
molte persone ti giudicheranno immediatamente dalla tua stretta di mano.

Una stretta di mano ferma e decisa crea subito un’impressione positiva,
mentre una molle ti “dipinge” all’istante come passiva e priva di fiducia.
 


 

La donna al lavoro che stringe la mano con fermezza trasmette un’impressione più positiva e ha maggiori probabilità di essere giudicata sicura e assertiva.

11. Flirtare

Come donna perdi il vantaggio competitivo quando inizi – anche in modo inconscio – a flirtare (utilizzando i comportamenti non verbali come sorridere molto, ammiccando, sporgendosi in avanti, giocherellando con i capelli, ecc).

Anche se fatto in modo sottile,
civettare e stuzzicare può smorzare le persone a interagire con te.
Si perde in autorevolezza.

12. Guardare le persone in modo ambiguo

Immagina un triangolo sulla faccia del tuo interlocutore (gli occhi sono la base e il centro della fronte il vertice).
Ecco dove dovresti guardare quando stai interloquendo con qualcuno sul posto di lavoro.
La gente capirebbe che fai sul serio.

Ora,
rovescia il triangolo (gli occhi sono ancora la base ma stavolta il vertice è la bocca).
Ecco dove le persone guardano in un ambiente sociale,
quando flirtano.

Ecco perché in un ambiente aziendale, uno sguardo sociale può essere interpretato come civettuolo,
ambiguo, seducente,
poco serio e poco autorevole.

13. Look non adeguato

L’abito è una forte dichiarazione visiva di come si vede una donna al lavoro.

Un look appropriato può davvero rilevarsi un vantaggio e un forte impatto per il successo.

Così una donna di buon senso cambierà il suo look in base alle situazioni aziendali specifiche. Non viene richiesto tanto di far girare la testa ai passanti quanto di sentirsi in ordine e a proprio agio,
soprattutto sul luogo di lavoro.
 


 

Una donna dovrebbe evitare (come il fuoco):
uno stile non appropriato per l’età o troppo sexy, poca cura personale,
capelli perennemente sporchi e legati, ricrescita di settimane,
smalto sbeccato da giorni e altre sciatterie,
profumo troppo forte, make up eccessivo, gioielli vistosi e rumorosi, ecc.

La donna al lavoro sicura di se è anche arrogante e sfrontata?

Sbagliato.
Purtroppo, questo è un timore di molte donne.

Si può mostrare fiducia e sicurezza di sé ma anche comprensione e femminilità, pur avendo una posizione lavorativa di responsabilità, gestendo team e budget anche importanti.

Anche la donna può essere assertiva senza aver paura della propria femminilità: essere sexy e femminile non è l’antitesi dell’essere una donna indipendente,
libera e di potere.

“Date alle donne occasioni adeguate ed esse possono fare tutto.”
Oscar Wilde

13 linguaggi del corpo che come donna dovresti evitare per non perdere credibilità – 1

donne al lavoro

“La questione non è chi mi darà il permesso,
ma chi mi fermerà”

Ayn Rand

Tutti i leader sono giudicati (anche) dal loro linguaggio del corpo.
Tutti i leader-donna sono giudicate (soprattutto) dal loro linguaggio del corpo…
ma anche tutte le donne al lavoro sono giudicate dal loro linguaggio non-verbale.

Se una donna vuole essere percepita come potente,
credibile e sicura di sé,
deve essere consapevole dei segnali del corpo (quelli non verbali) che sta inviando.

Donne al lavoro? Il linguaggio non verbale è -quasi- tutto

Una team leader mi raccontava di avere problemi a gestire i suoi colleghi maschi:
“Mi rendo conto che non mi hanno mai preso sul serio.
È come se pensassero che stia sempre flirtando con loro.
Ma ti assicuro che non lo sto facendo!”.

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Il punto era che…
la team leader durante le interazioni legate al lavoro (in un ambiente prettamente maschile) utilizzava uno “sguardo sociale”;
spostando lo sguardo (inconsciamente) e la sua attenzione nella zona tra gli occhi e la bocca.

E uno sguardo sociale può essere interpretato come provocante,
anche in un ambiente aziendale.

Spesso le donne al lavoro sono inconsapevoli dei loro messaggi non-verbali che riducono la loro autorità ed esprimono vulnerabilità,
soggezione o asservimento.

Ecco 13 errori del linguaggio del corpo a cui le donne leader (e non solo) dovrebbero prestare attenzione e che dovrebbero accuratamente evitare:

1. Testa troppo inclinata

Quando stai ascoltando qualcuno che parla, non è raro inclinare la testa da una parte.
È un segnale positivo,
vuol dire che sei in ascolto e sei coinvolta.

È un gesto particolarmente femminile che (tuttavia) è meglio usare con parsimonia in ufficio perché inconsciamente è elaborato come segnale di asservimento e sottomissione.

Se desideri proiettare potere e autorità dovresti tenere la testa verso l’alto in una posizione più neutrale.

2. Presenza fisica “ristretta”

Le donne al lavoro che si sentono meno sicure tendono a “ritirarsi” nei loro corpi e ridurre al minimo le loro dimensioni (i gomiti stretti ai fianchi, gambe incrociate e mani molto vicine al corpo) in contrapposizione ai “maschi dominanti che si espandono e occupano più spazio”.

 


 

Così in ambiente professionale,
questa “contrazione” può essere facilmente interpretata come un segno che non senti o non meriti alcun potere (altrimenti perché non occupare più spazio,visto che puoi).

“Restringere” il tuo corpo può far sembrare che tu stia chiedendo di essere ignorata e non essere notata.

3. Gesti adolescenziali

Strofinarsi le mani, attorcigliare i capelli, giocare con gioielli e mordicchiarsi un dito non sono gesti visti molto positivamente sul posto di lavoro,
soprattutto se ci si aspetta di proiettare un’immagine di potere e autorità.

Le donne quando si comportano da adolescenti sono percepite come molto meno potenti.

4. Parlare con tono troppo basso

Non c’è niente di sbagliato nel parlare a bassa voce.
In molti luoghi di lavoro, però, è necessario parlare con un tono più alto se si desidera che le persone prestino davvero attenzione.

Esercita la tua voce,
lavorando su volume e chiarezza.

5. Essere eccessivamente sorridente

Lo so, lo so…
Anch’io su molti post ho scritto di sorridere spesso perché la gente ama il sorriso e che è un potente spunto non-verbale.
Beh! È ancora un buon consiglio,
ma fai attenzione al contesto.

Quando eccessivo o inappropriato,
il sorriso può essere anche fonte di confusione e di perdita di credibilità.

 


 

In particolar modo se si sorride mentre si discute di un argomento serio,
si esprime rabbia o si stanno dando risposte o feedback negativi.

Quando si parla di qualcosa di serio, lo sguardo deve essere serio.
Quando si parla con un cliente arrabbiato,
sorridere farà sembrare che tu non stia prendendo sul serio il suo problema o reclamo.

6. Annuire costantemente

Quando una persona annuisce,
vuol dire che è d’accordo, sta ascoltando,
sta empatizzando o incoraggiando l’interlocutore a continuare a parlare.

Annuire in modo eccessivo può portare però a qualche problema di comunicazione,
che si rivelerà particolarmente fastidioso durante le interazioni sul posto di lavoro.

Annuire costantemente può esprimere incoraggiamento e ascolto,
ma non autorità e potere.
leggi anche la parte 2 small ...

Ricerca di lavoro? 8 emozioni che devi imparare a gestire

ricerca di lavoro

La ricerca di lavoro può evocare tutta una serie di emozioni.

È una cavalcata emozionante (nel senso che le emozioni possono salire, abbassarsi,
risorgere di nuovo e ripresentarsi – all’improvviso – con impeto sempre maggiore).

Un mare agitato di pensieri tempestosi,
suggestioni contrastanti e turbamenti passeggeri.

Se non ti è mai successo …
non puoi capire.

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Saper gestire le emozioni durante la ricerca di lavoro significa essere in grado di condizionare i propri pensieri ed evitare che apprensioni e timori gestiscano completamente la tua mente. Ecco le 8 emozioni che devi imparare a gestire:

1. Incertezza

Quando il tempo passa …
cresce l’insicurezza di non sapere quando la ricerca di lavoro si concluderà.
Quando ne verrai fuori.
Quando troverai (finalmente) un nuovo lavoro.

Ti senti perso,
non sai dove sbattere la testa.
Domande, incognite, ipotesi affollano la tua mente sulle possibili azioni da intraprendere,
i pensieri vanno in tilt e per quanto ti sforzi,
sembra difficile trovare una soluzione praticabile.

Inizi a immaginare potenziali scenari sempre più negativi …
ti chiedi se vale la pena fare tanta fatica per niente e hai la tentazione di mollare tutto
beh, non farlo!

2. Frustrazione

Sensazione d’insignificanza che deriva (spesso) dalla mancanza di risposte alle numerose candidature.

Nel mio lavoro di coach a contatto con persone alla presa col reinserimento professionale,
osservo che quando le aziende rispondono (anche se negativamente) le persone avvertono – per lo meno – la sensazione di esistere.

La frustrazione è massima invece quando non succede niente.
Non una misera mail, una breve telefonata, uno straccio di lettera …
Niente di niente …

Il nulla assoluto che ti spinge a …
controllare la connessione internet del tuo PC e il postino (che forse) sta imbucando da un’altra parte la tua corrispondenza.

Se non ti è mai successo,
non puoi capire …

3. Rabbia

Man mano che realizzi quanto sta accadendo,
monta la tua rabbia verso con il capo, i titolari,
l’azienda, i colleghi traditori, la globalizzazione, le multinazionali,
il “Trump” di turno che ha generato tutto questo.
 


 

Se hai la possibilità di “buttare fuori”, puoi scaricarti e sfogarti,
altrimenti la rabbia continuerà a ribollire dentro di te.
Contro gli altri,
e contro te stesso.
Perché non sei capace di reagire.
Di tirarti-fuori.
Non sei stato capace.

La soluzione è canalizzare questa rabbia (che è pura energia – forza) verso le azioni necessarie per scuotere-e-risolvere la questione.

4. Gestione del rifiuto

Come coach posso affermare (senza possibilità di smentita) che se vuoi “allenare” la tua resilienza nella gestione dell’insuccesso, non devi fare altro … che essere disoccupato.

I continui rifiuti richiamano immediatamente l’idea di un giudizio negativo,
di una disapprovazione inappellabile nei nostri confronti, non essere all’altezza,
non piacere agli altri, avere qualcosa che non va.

Per quanto doloroso e sgradevole sia,
il rifiuto è parte integrante della vita.

Vale per me, per te, per tutti …
anche (e soprattutto) per le persone di maggior successo che hanno ricevuto tantissimi rifiuti e porte in faccia.

5. Tristezza

Vedere gli altri andare in vacanza,
invidiare amici e parenti che sono al mare a godersi la vita mentre tu stai continuando una ricerca che sembra senza fine.

In questo difficile percorso emotivo puoi provare momenti di abbattimento quando pensi a ciò che hai perso, alle aspettative svanite e agli errori commessi.
 

 

Questa sensazione di malinconia può portarti a perdere energia e voglia di fare,
ma anche a riflettere su te stesso,
sul tuo passato e sul tuo presente,
su quelli che sono i veri valori,
ciò che conta davvero nella tua vita (potrebbe essere un momento “magico” e irripetibile sotto diversi aspetti).

6. Imbarazzo

Se hai perso il lavoro,
e sei alla (disperata) ricerca ti sarà certamente successo di aver incrociato qualcuno che non vedevi da un po’ e di aver pensato “Azz! Proprio adesso …”.

La banalità della nostra epoca non ti fa sconti:
se incontri qualcuno che non vedi da un po’,
la domanda che ti farà sarà sempre la stessa “Cosa fai adesso?”

Imbarazzo.
Tanto imbarazzo.
Si va da una risposta finto-brillante, alla pura-menzogna o una mesta ammissione con un finale malinconico tipo “Così è la vita”.

Se ci sei passato e incontri qualcuno che non vedi da un po’ …
fa la cosa giusta … non chiedere niente!
Resta nel vago.
Altrimenti il suo imbarazzo diventerà il tuo imbarazzo.

7. Senso di ingiustizia

Man mano che realizzi quanto sta accadendo,
monta il tuo rancore verso il sistema.
Il mondo.

Ti senti defraudato, ingannato,
deluso, senti che non è giusto.
Ingiusto.

Purtroppo,
il senso di giustizia non è altro che un’idea astratta.
Un concetto assolutamente irreale che ha il potere di influenzare il tuo stato d’animo.

Non puoi basarti sulla presenza o meno di giustizia che vedi intorno a te.
Cerca di avere una visione più obiettiva e reale del mondo.

8. Gioia per la fine della ricerca di lavoro

Quando,
dopo una lunga attesa, finalmente arriva la chiamata,
il colloquio e l’assunzione … allora esplode la gioia!
Sì, ci hai creduto e ce l’hai fatta!
E’ stata dura ma ci sei riuscito!

Adesso che sei arrivato alla meta puoi guardare indietro e avvertirne il senso.
Il disagio di dover fare qualcosa che non ti è mai stato insegnato a scuola o semplicemente cui non eri preparato.

Non è stato affatto semplice la ricerca di lavoro, sei caduto e ti sei rialzato,
la tua frustrazione è stata messa a dura prova.
Le prove che ti hanno fatto così tanto patire ti hanno reso più forte.

Adesso,
puoi guardare avanti con fiducia e consapevolezza.

“Questa parte della mia vita,
questa piccola parte della mia vita si può chiamare Felicità!”

Chris Gardner – (Will Smith) – La ricerca della felicità

10 errori da evitare quando ti chiedono “Mi parli di lei?” – 2

parli di lei

Leggi anche i primi 4 punti.

5. Elencare semplicemente una lista delle tue qualità

Se utilizzi la presentazione per decantare le tue lodi e magnificare le tue qualità d’impiegato o manager rischi di annoiare il tuo interlocutore.

Evita di trasformare questa presentazione in una lista (semplicista e scontata) delle tue qualità.
“Sono puntuale, flessibile, organizzato, competente, professionale …”
Ah si? Bravo, ma chi non lo è?

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Non esagerare, ma non sottovalutarti nemmeno;
sii specifico e concreto,
quanto più possibile,
è il modo migliore per centrare l’obiettivo!

Inoltre,
non cercare di “venderti” durante la presentazione,
(è troppo presto)
perché così facendo sarai percepito come una persona che mira esclusivamente al posto di lavoro ed è più concentrata sui propri bisogni piuttosto che su quelli dell’azienda.

6. Essere “troppo” modesto

Non sono pochi i professionisti (di ogni età e settore) che, nonostante indubbie preparazioni e capacità, odiano dover parlare di loro stessi, sono umili e vaghi,
non sono a loro agio nel “vendersi” e non riescono a comunicare chiaramente la loro preparazione.

Così sembrano essere le persone meno competenti del mondo.
E non lo sono.
Che peccato!

Se ti prepari,
puoi trovare un modo per presentarti al meglio pur rimanendo fedele alla tua personalità.

Ricordiamoci che parlare di te stesso, dei tuoi successi e delle tue realizzazioni, non è boria,
arroganza o presunzione.

Quando parli di un risultato, parli di un dato di fatto.
Quando parli di come hai risolto un problema, hai imparato una nuova abilità
o collaborato con il team, stai parlando di fatti concreti.

Non aver paura di parlare dei risultati che hai raggiunto.

7. Mentire quando ti chiedono Mi parli di lei

A molte persone piace – in un colloquio di lavoro – mentire, esagerare o gonfiare quel che raccontano mentre descrivono le proprie abilità e competenze.
 

 

È un grosso rischio.
Se il datore di lavoro scoprirà che hai mentito,
le conseguenze saranno inevitabili!

8. “Bene, che cosa vuol sapere?”

O peggio
“Vuol sapere della mia esperienza di lavoro, della mia formazione, che tipo d’informazione stai cercando?”
Complimenti. Sei partito malissimo!

Perché una risposta come questa dice a un intervistatore che sei impreparato per una domanda non strutturata.

Mi parli di lei … può essere interpretato in molti modi diversi;
tuttavia,chiedere troppi chiarimenti ti fa solo apparire esitante e confuso.

9. Lamentarsi dell’ex capo o datore di lavoro

“Lingua lunga – carriera corta”.
Žarko Petan

Non vedi l’ora di sfogarti contro il tuo ex capo o datore di lavoro con sorrisini e frasi sarcastiche?

Le esperienze negative, i torti, le ingiustizie, le sopraffazioni del passato ti possono rendere rancoroso e suscettibile.
È normale e anche comprensibile.

In fase di colloquio di lavoro, essere astioso e pieno di risentimento verso il tuo precedente datore di lavoro non piace alla persona che ti sta intervistando,
poiché denota insofferenza e potenziale insubordinazione.

In generale, ogni tipo di lamentela (per quanto giustificata possa essere) va accuratamente evitata.
 


 

Meglio armarsi di sorriso,
positività e convinzione e abbandonare ogni traccia di rancore, risentimento o diffidenza.

Se vuoi approfondire leggi il mio post Parlare male del ex datore di lavoro è da rosso diretto

10. Parlare di stipendio e mutuo da pagare

Fai attenzione a cosa dici (quando rispondi a mi parli di lei) riguardo queste categorie.
Se sei interessato al lavoro solo per motivi di soldi o perché è vicino a casa – e lo ammetti senza problemi –
darai l’impressione di non voler aiutare l’azienda ad avere successo.

Sappiamo bene tutti che non si vive di sola aria.
Stipendio, vacanze, orario flessibile o altri benefici sono importanti.
Altro che.

Parlare di vil-denaro però il più delle volte può trasmettere un messaggio sbagliato (soprattutto in fase di introduzione) perché denota un maggiore interesse per la retribuzione rispetto al compito e alla mansione.

Ecco 10 errori da evitare quando ti chiedono “Mi parli di lei?”.
Come comportarsi allora in modo efficace? Approfondisci cliccando qui.

10 errori da evitare quando ti chiedono “Mi parli di lei?” – 1

parli di lei

“Ho letto il suo CV, potrebbe dirmi qualcosa di più su di lei?”
“Come la descrivono i suoi amici?”

“Mi parli di lei”
La più semplice delle domande.

È una delle domande più comuni;
è (quasi) garantito che la sentirai,
indipendentemente dal settore,
tipo di lavoro e livello di esperienza.

“Mi parli di lei” … la domanda più facile?

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Parlare di te dovrebbe essere la cosa più facile da fare, vero?
Eppure siamo in tanti ad arrivare impreparati, impacciati,
non all’altezza.

Per l’intervistatore (invece) è il modo più semplice per rompere il ghiaccio e iniziare la conversazione,
mettere alla prova la tua “preparazione” mentale, costringerti a uscire dalla zona di comfort
e farti sentire (un po’) a disagio.

Grazie a questa domanda non strutturata l’intervistatore può iniziare a misurare la tua capacità di affrontare situazioni strane e inaspettate.
Non male per una domanda così innocua (all’apparenza)!

Ecco 10 errori da evitare quando ti chiedono “Mi parli di lei?”:

1. Non andare oltre le 2-3 frasi

Pur sapendo che questa è una domanda comune,
molti intervistati rimangono spiazzati e non riescono ad andare oltre a poche frasi di rito e per di più scontate e prevedibili.
Banalissime.

Il tuo nome, le scuole in cui hai studiato, la professione che hai svolto,
il tutto intercalato da “Uhm … uhm …” che indicano una scomoda verità …
sulla tua preparazione.

2. Raccontare della famiglia, invece di te stesso

“Mio padre è …, mia madre è …, ho una sorella che studia a Parigi …. Amo le passeggiate in montagna. Mi piace dipingere con l’acquarello …“.

Anche se potrebbe essere il modo più semplice per rispondere a questa domanda.
l’errore più comune che puoi fare è parlare troppo della tua famiglia,
della tua vita personale e dei tuoi hobby.

Non è un tuo primo appuntamento.
Il tuo intervistatore non vuole sapere se ti piace l’Aperol spritz,
il parapendio o camminare a piedi nudi sulla spiaggia.
 


 

In un colloquio di lavoro,
devi concentrarti su chi sei come professionista (a meno che un fatto personale non sia in qualche modo correlato con il posto di lavoro a cui ambisci).

3. Ripetere paro-paro il CV

Molti candidati (senza accorgersene) rispondono a questa domanda partendo con uno scontato “Come si vede dal mio curriculum …” e continuano con una monotona recita passo-passo del loro CV.

Mi parli di leinon è un invito a elencare semplicemente le tue esperienze passate che sono già elencate nel tuo dossier.
Chi ti sta selezionando le ha già viste,
annotate ed evidenziate.
Non serve ripeterle.

4. Esitare, divagare o andare troppo indietro negli anni

Se esiti durante il colloquio comunichi al tuo intervistatore di essere impreparato.
Una risposta prolissa, troppo lunga,
può dare (invece) l’impressione che tu sia insicuro e poco concentrato e rischia di danneggiare le probabilità di ottenere il lavoro.

Non lanciarti nella recita del tuo curriculum partendo dall’inizio … della tua vita!
È noioso, potrai confondere il tuo intervistatore con un sovraccarico d’informazioni, e, quando arrivi finalmente al punto,
il tuo intervistatore potrebbe pensare al suo pranzo.

Piuttosto, sii breve.
Conciso.
Massimo (ma proprio massimo) 2 minuti.
 

Leggi anche gli altri 6 punti.

5 scuse comode comode per non personalizzare la tua candidatura

non personalizzare la candidatura

“Oggi per i giovani ci sono tante occasioni, e quindi anche tanta concorrenza.
Quasi nessuno, però, fa lo sforzo di essere originale e diverso dagli altri.”

EDOARDO VIANELLO

Probabilmente ogni volta che leggi che sarebbe più incisivo ed efficace personalizzare ogni tuo singolo dossier di candidatura,
alzi gli occhi al cielo e pensi “Lo so, lo so, ma, boh, che palle …”!

Sai che è un buon consiglio,
ma sai che richiede un po’ di lavoro in più.
 

 
E così comincia il gioco del rimando,
della procrastinazione,
del “Lo farò domani”, “Lunedì”, ecc…

Perchè personalizzare la candidatura? Cambi il destinatario e il gioco è fatto!

E quando vedi un annuncio di lavoro interessante,
anziché prendere “ago e filo” e cominciare il tuo lavoro su-misura,
cambi semplicemente il destinatario e con un (abile) colpo sul tasto “invio” …
chiudi la pratica!

Facile, rapido, comodo.
Efficace, no.

Comunque …
se non lo fai tu,
qualcun altro lo farà, al posto tuo!

Ecco 5 scuse che (probabilmente) stai utilizzando per non personalizzare la candidatura:

1. “Devo sbrigarmi altrimenti arrivano prima i concorrenti

“Non ho tempo per personalizzare,
devo inviare il tutto prima che lo faccia qualcun altro.
Prima l’invio, meglio è.
Sarò il primo
”.

Sì, a finire nel cestino.

Tutto quello che vuoi, è inviare al più presto la tua candidatura,
in modo da anticipare gli altri.

Probabilmente il tuo dossier sarà visto prima di altri,
ma potrebbe non essere un gran vantaggio, se non piace a chi la esamina.
 


 

Infatti, molti selezionatori dicono che i primi dossier, che arrivano nella loro casella di posta, sono i peggiori,
perché precipitosi e (spesso) incompleti.

Altri selezionatori diffidano (e cestinano senza guardare) una candidatura ricevuta poche ore dopo l’uscita dell’annuncio.
Motivo?
Ritengono che non ci sia stato il tempo materiale di personalizzare la candidatura, studiare l’azienda, la posizione, ecc…

Le offerte di lavoro non appaiono e scompaiono in una notte.
Ciò significa che hai tutto il tempo di personalizzarle!

E poi … in riferimento all’urgenza di inviare, ricorda che:
ci sarà sempre concorrenza,
non importa quanto velocemente invierai il tuo dossier.
La concorrenza è dappertutto.

2. “Copy paste? Sì, tanto non se ne accorge nessuno

Ah, si, credi davvero!

Un selezionatore esperto si accorge in pochi secondi se ha davanti un candidato che ha personalizzato la sua presentazione oppure
se sta leggendo una candidatura generica,
standard,
inviata in massa con il più classico dei copia-incolla.

3. “È un lavoro noioso che prende tempo

Ci vuole un po’ di lavoro (ma neanche tantissimo – non ne farai una tragedia) per personalizzare curriculum e lettere di presentazione per ogni singola offerta a cui intendi candidarti.

Ma questo sforzo vale ogni minuto del tuo tempo.

Anche se sei la persona più qualificata, sarai messa (giustamente) in secondo piano nel processo di selezione,
rispetto a chi ha investito del tempo per informarsi e personalizzarla.
 


 

Quindi rimboccati le maniche,
e inizia il tuo lavoro di sartoria “su misura”.

Per personalizzare la candidatura, non è necessario ri-scriverla ogni volta,
basta variarne un 25-30%, tutte le volte,
in funzione dell’offerta alla quale stai rispondendo.

4. “Non so come pormi alla società” oppure “Non so dove prendere le informazioni

… e siccome non lo so,
invio il materiale che ho già pronto!

Personalizzare la candidatura vuol dire (anche) “lavorare” sulle singole parole,
il modo di porsi, di presentarsi, di comunicare,
con il potenziale datore di lavoro.

Se c’è una cosa che si dovrebbe sempre fare,
indipendentemente dall’azienda,
è visitare il sito web per cercare di intuirne il “tono” e le tipicità.

Quale immagine trasmette l’azienda? Trendy, classica o “alla mano”?
Il linguaggio usato nel sito è informale, tecnico o “pomposo”?
Ci sono molti termini tecnici o in inglese?
Nella sezione “Chi siamo” ci sono foto o ritratti di ogni singolo componente del team? Cosa vedi”?
Persone seriose in giacca-e-cravatta o sono tutti sorridenti, scialli e giovanili.

Anche se potrebbe non essere una scienza esatta,
sarai d’accordo con me, che si dovrebbe cambiare il modo di presentarsi se l’azienda è una multinazionale o una piccola realtà a conduzione familiare?

Se vuoi approfondire come trovare info sull’azienda a cui ti candidi leggi il mio post.

5. “Tanto nessuno la leggerà comunque

Non poteva mancare.
Un classico.

Non nascondiamoci:
più della metà dei selezionatori non leggono i dossier di candidature.
E questo potrebbe bastare per non preoccuparsi di fare qualcosa di speciale con la tua candidatura.

Ma non dimentichiamoci di quelli che la leggono.
Che sono tanti,
comunque.

Se poi dovessero leggere il tuo dossier e trovarsi davanti a una
copia scialba, incolore, standardizzata,
prodotta in serie.
Come la prenderanno?
Anche tu vuoi essere trattato come unico e speciale?

Dietro un’azienda ci sono persone.
Chi legge la tua candidatura è una persona.
Né più né meno come me e te.
Non puoi creare una singola candidatura e inviarla a tante aziende pensando di risparmiare tempo e fatica.

Ogni annuncio di lavoro è diverso …
anche la risposta all’annuncio deve essere unica e personalizzata.