9 credenze da sfatare se vuoi lanciarti come un libero professionista – parte 2

il libero professionista

5. Posso fare quello che voglio

Il freelance consente un programma flessibile.
È un lusso.
Ad esempio, potresti decidere di lavorare quattro giorni alla settimana tra le sette del mattino e le cinque del pomeriggio.

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Potresti prendere appuntamenti che come impiegato non potresti permettere.
Ciò non significa che potrai uscire ogni volta che vorrai.
Allo stesso tempo, sei anche in balia dei tuoi clienti.
Dovrai lavorare di conseguenza in modo da poter rispettare le scadenza.

Tutto si riduce a imparare a stabilire le priorità.
In realtà, però, se non si lavora, non si pagano le bollette.

Alcuni clienti potrebbero richiedere di lavorare in determinati modi.
Ciò significa ascoltarli. Dedicarli tempo.
Ore che si sovrappongono ad altre ore.

Tuttavia, se un cliente ha aspettative che non funzionano per te,
puoi scegliere di non lavorare con lui (oppure negoziare un compromesso).

Per la maggior parte,
il tuo business dipende dalla tua dedizione.
Troppe assenze o ritardi possono venire ritorcersi contro di te.

Inoltre, secondo una legge non-scritta tutto accade all’ultimo momento.
Quando ti serve … il computer si impalla, il gatto deve essere portato urgentemente dal veterinario, ecc.

Comunque,
come libero professionista, se decidi di prenderti un mese di ferie, puoi farlo.

Dovrai solo lavorare per anticipare i tempi. Trovare qualcuno che ti copra in tua assenza (nel caso offri servizi).
Ma non dovrai chiedere il permesso a nessuno.

6. Lavoro solo sui progetti interessanti

Forse basterebbe aggiungere la parolina anche su progetti interessanti.

Ciò significa che a volte dovrai accettare lavori a cui non sei interessato.
Solo per costruire il tuo portfolio e la tua esperienza.
 


 
Inoltre, essendo tu il CEO, il contabile, il venditore e il project manager, ci saranno dei progetti su cui dovrai lavorare che esulano dai tuoi talenti e dal tuo interesse.

Questa è solo una parte del tuo lavoro.
A volte dovrai fare cose che non ti piacciono.
Semplicemente.

In particolare, quando inizi, potresti dover accettare tutti i progetti che puoi ottenere.

Un modo per attirare i progetti che ti piacciono è assicurarti che il tuo portfolio rifletta i tipi di progetti che ti piacciono. Scegliere come target il tuo portfolio è un metodo collaudato per attirare i tipi di clienti con cui ti senti più entusiasta di lavorare.

Un portfolio di tutto rispetto è il frutto del tuo talento ma anche del duro lavoroBravura e talento non basta! Occorre duro lavoro e tenacia. Grinta. che hai fatto per raggiungere il tuo livello.

7. Non ci sono colleghi scocciatori…

È un grande vantaggio se sei un solitario o un introverso,
poter restare da soli tutto il giorno, non dover parlare con nessuno.

Tutti vogliono il tuo tempo, la tua attenzione.

Essere il capo di te stesso è fantastico,
ma significa anche non avere una spalla dove consolarsi,
e nessuno con cui lamentarsi.

8. …neanche il capo tiranno

Tu sei il capo,
in teoria lavori quando vuoi, con chi vuoi.

In qualità di capo, dovrai assumerti la responsabilità di portare a termine il tuo lavoro quando è necessario. Dovrai anche gestire il tuo tempo in modo efficace.
Assicurarti che le attività amministrative come la contabilità e il marketing vengano svolte regolarmente.
 


 

Ma devi anche rispondere ai tuoi clienti.
Dato che ti stanno pagando, dovrai essere disponibile, comunicativo, rispettare le scadenze.
Seguire le loro linee guida.

Dovrai gestire le loro aspettative in modo efficace.
Rispettare i tempi e la modalità concordata.
Se il tuo cliente non fosse soddisfatto del lavoro concluso, potrebbe oltre a non dare seguito ad altri lavori,
potrebbe anche bloccare il pagamento.
Farti cattiva pubblicità.

Se lavori con 12 clienti, in realtà hai 12 capi.
Magari capricciosi. Indecisi.
Tutti con idee specifiche su come vorrebbero vedere realizzati i loro progetti.

Non tutti i clienti saranno gli stessi e dovrai essere flessibile.
Mettere da parte il tuo ego e ascoltare quello che dicono.
Potresti rimpiangere il tuo vecchio-capo.

Il lato positivo della medaglia,
è che, come libero professionista, potresti “mollare” il cliente dispotico o arrogante,
con cui non riesci a superare divergenze e incomprensioni.

9. Avrò una migliore life-balance come un libero professionista

Se hai un lavoro “tradizionale” (per quanto odiato) almeno puoi “spegnere” il cervello un istante dopo la fine del tuo lavoro.

Ora che lavori per te stesso, però, potresti ritrovarti a lavorare più ore che mai.
Quando la tua attività inizia a crescere, e parte di esso deriva dal fatto che è difficile conciliare lavoro e privato quando non c’è distinzione fisica tra i due.

Se hai un progetto che ha bisogno di essere finito, può essere sin troppo facile fare un passo dal tuo salotto e accendere il laptop. Dopo cena o durante i fine settimana.

Il libero professionista è sempre in contatto e sempre pronto.
Improvvisamente un cliente appare …. non si può perdere questa occasione!

Il lavoro è sempre lavoro, ovunque e comunque lo si fa.

Essere un libero professionista non è per tutti.
Come ogni percorso di carriera, è importante valutare i pro e i contro rispetto a ciò che è importante per te.

Gestire il tempo, il carico di lavoro, i contratti, le dichiarazioni dei redditi e le finanze non è facile.

Avrai bisogno di essere disciplinato,
fissare obiettivi.
Raggiungerli.

Quando prendi la decisione di lanciarti nel mercato del Lavoro, presta attenzione alla tua indole.
Alla tua autodisciplina, al livello di necessità (di sicurezza) di avere un reddito stabile.

Molti professionisti iniziano a combinare la libera professione con un lavoro “principale”,
che offre maggiore stabilità e sicurezza, dopo aver imparato sul “campo di battaglia”,
hanno iniziato a muoversi (anche con successo) da soli.

9 credenze da sfatare se vuoi lanciarti come libero professionista – parte 1

libero professionista

Nella mia professione di coach che svolgo presso SAG, di volta in volta, incontro giovani (e non solo) che mi annunciano il loro desiderio di lanciarsi nel mercato del Lavoro come libero professionista.
Coach, consulente, grafico, videomaker, fotografo, digital marketer, ecc.

È una bella cosa.
L’intraprendenza è sempre ammirevole.

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Purtroppo, per la stragrande maggioranza (per non dire tutti) il termine “lanciarsi” nel mercato sembra essere il più indicato.
Lanciarsi, infatti, dà l’idea di catapultatasi, buttarsi, lanciarsi appunto con poche consapevolezze e senza il … paracadute.

Malauguratamente, l’ideale regna incontrastato.
L’astratto domina.

Mi permetto di riportarti alla realtà…
non per placcare sul nascere le tue velleità,
sono sempre ammirato dal coraggio di chi desidera intraprendere una carriera da indipendente.

Però lascia che ti ricordi …

Libero professionista? Non sarà semplice. Non sarà facile.

Vuoi che ti dica il contrario?
Che avrai sicuramente una carriera grandiosa, più soldi, più riconoscimento e una vita appagante?

Ti dico che ci sono percorsi più facili da intraprendere.
Se stai cercando una strada facile, forse la libera professione non fa per te.

Non fraintendermi,
Chiedi a chi effettivamente lo fa,
ti dirà che essere imprenditore di se stesso può essere la scelta più incredibile e gratificante che abbia mai fatto.

Ma lo devi fare bene.
E per fare bene voglio dire lavorare bene.
Dedizione. Passione. Disciplina.

Certo, l’idea di lavorare in pigiama, e non avere il capo rompiballe che ti fiata sul collo ogni secondo può essere invitante.
Ma questo non significa che sia semplice.

Il prestigio ha un prezzo

La maggior parte dei liberi professionisti piuttosto che persone celebrate sono (spesso) più eroi solitari che combattono dure battaglie,
dormono sonni agitati e vengono scaricati dai clienti non appena il loro rendimento cala.
 


 
Non pensare che il successo sia semplicemente un riconoscimento per anni di lavoro 24/7 o un singolo progetto portato a termine brillantemente.

È il momento di guardarti allo specchio e avere una conversazione spietatamente onesta con te stesso.

Ecco alcune credenze “pericolose” che dovresti ristrutturare il prima possibile se desideri entrare nel mercato del Lavoro come libero professionista.

1. Non è un “vero” lavoro

La libera professione è un business “reale”, come qualsiasi altro.

Hai le stesse responsabilità di qualsiasi altro imprenditore.
Come qualsiasi altra attività, necessita di solide basi.

Dovrai combinare da solo un “ufficio intero”: il dipartimento pubblicitario, quello della contabilità, del marketing, cercare i clienti…
sempre e solo tu!

È necessario crescere costantemente, sviluppare, applicare nuove competenze,
espandere i legami professionali per rimanere a galla.

È vero! Puoi commentare sui social o recuperare la lavanderia quando vuoi.

Ti puoi prendere una pausa, andare a prenderti un aperitivo veloce senza dover chiedere il permesso a nessuno. È anche vero che rischi di “pagare” quello spritz (nel bel mezzo del pomeriggio) facendo la nottata sul progetto da ultimare.

Ti serve auto disciplina.
Perché ci saranno clienti insoddisfatti che ti chiederanno perché i progetti non sono finiti in tempo.
Dovrai essere molto bravo a resistere alle tentazioni.

Dovrai gestire il budget, la contabilità, il marketing, la promozione, tutti i “sistemi” che consentono alla tua attività di funzionare senza problemi.

2. Basta una “vagonata” di follower

Follower sembra la parola magica … non lo è.

L’idea (sbagliata) del guadagno facile e la gratificazione di avere migliaia di persone che seguono la tua vita.
 


 
I social diventa uno strumento “mordi e fuggi”, in cui monetizzare rapidamente e con scarso impegno senza però una concretezza dei risultati. Proprio questa mancanza, prima o poi farà scoppiare la “bolla”.

Essere influencer non significa (secondo me) essere visibili e riconoscibili, ma essere un riferimento concreto.

Se chiunque (o quasi) lo può fare … chiediti perché!
Fatti qualche domanda.

3. Come libero professionista posso lavorare anche solo un paio d’ore al giorno

Ad un certo punto, forse.
Di sicuro, non appena iniziato.

Se non vuoi che i clienti ti fiatino sul collo e non vuoi farli arrabbiare,
allora devi darti da fare.

Ciò significa programmare orari specifici in cui lavori, eliminando le distrazioni, e non perdere tempo in attività che non sono produttive.

Mantieni orari regolari.
Stabilisci un programma e rispettalo.

Come libero professionista puoi permetterti di dormire un’ora in più la mattina.
Oppure “staccare” per una siesta nel pomeriggio.

Ricorda solo che il lavoro deve essere fatto!
Poco importa se al mattino, al pomeriggio, alla sera.
La notte …

4. Tutti i liberi professionisti fanno un sacco di soldi

Pensi di guadagnare di più rispetto a un lavoro tradizionale? E in meno tempo?
Certo! È fattibile.

Ma ci vuole tempo.
Dovrai guadagnarti questa reputazione!

Non è un segreto che i migliori liberi professionisti si facciano addebitare tariffe più elevate.

All’inizio, la libera professione può essere più stressante dal punto di vista finanziario,
rispetto a quando hai un lavoro a tempo pieno (comunque sai che alla fine di ogni mese sul tuo conto bancario ti sarà accreditata una certa somma di denaro).

Ricorda … più che follower estasiati è importante concentrarsi sui clienti reali (che pagano le fatture).

9 segnali che il colloquio di lavoro è andato bene

il colloquio di lavoro

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

Se c’è una cosa che fa ammattire le persone dopo un colloquio di lavoro,
è il tempo di risposta.

Se ricevi un feedback negativo.
Bene! (comunque)
Ti permette di chiudere mentalmente subito la questione.

Se ricevi un feedback positivo.
Woowww!
È tempo di festeggiare.

Qualche volta gli intervistatori sono così chiari da dirti direttamente che hai / non hai le capacità e l’esperienza che stanno cercando.

Spesso, però, non è così.
“Le faremo sapere”
è la peggiore delle risposte.

Non chiude.
Ti lascia in sospeso.

A volte la risposta arriva dopo giorni

Altre volte, non arriva proprio.

I giorni successivi al colloquio possono essere esasperanti.
Soprattutto se hai urgenza di cambiare o trovare lavoro.

Il tempo si dilata.
L’attesa si carica di nervosismo.

L’ottimismo iniziale lascia spazio al dubbio.
E il dubbio… scava.

Ripensi a tutto.
Ogni risposta.
Ogni espressione.

“È andata bene?”
“No, aspetta…”
“Ha detto ci sentiamo o ci sentiremo?”

È il gioco della mente.
Lo facciamo (più o meno) tutti.

E no:
non puoi entrare nella testa del selezionatore.

A questo proposito leggi mio post “Esito colloquio di lavoro: come gestire l’ansia dell’attesa“.

Segnali che indicano che hai fatto una buona intervista

Anche se non puoi sapere con certezza come andrà a finire.

Quindi, la prossima volta che senti salire l’ansia,
respira
e guarda se riconosci questi 9 rilevatori positivi.

Nota importante:
non esistono segnali infallibili.

Segnali positivi ≠ garanzia di assunzione.
Segnali assenti ≠ colloquio disastroso.

Lo vedo spesso nel mio lavoro di career coach:
“Strano…mi sembrava il colloquio fosse andata bene”.

Succede.

1. Il colloquio è durato più del previsto

Se l’incontro supera il tempo programmato,
è probabile che l’intervistatore sia interessato.

Quando un profilo non convince,
di solito si chiude in fretta.

Il tempo è poco.
Se ne “ruba” un po’ per te,
vuole conoscerti meglio.

Sta investendo.

2. Il linguaggio del corpo è stato positivo

La comunicazione non verbale dice molto.

Nota se il selezionatore:

  • mantiene il contatto visivo
  • sorride
  • annuisce
  • prende appunti
  • è reattivo

In un colloquio di gruppo, osserva chi-decide.
Se è coinvolto, è un buon segnale.

3. Anche la comunicazione verbale è stata positiva

Di solito i selezionatori parlano in modo neutro:
“La persona in questo ruolo…”

Ma se scappano frasi come:

  • “Quando inizierai…”
  • “Quando ci rivedremo…”
  • “Hai chiaramente le qualifiche”

“Ci sentiremo presto”
è molto diverso da
“Le faremo sapere”.

4. La conversazione è diventata informale

Meno interrogatorio.
Più dialogo.

Quando il clima si scioglie,
l’intervistatore è a suo agio con te.

Tuttavia, alcune aziende conducono interviste molto strutturate,
quindi non scoraggiarti se sembrano attenersi al “copione”
e l’intervista è formale.

5. Incontri altri membri del team

Se, prima di andare via, ti presentano:

  • colleghi non previsti
  • team leader
  • decisori

sei sulla buona strada.

Se chiamano il capo, il titolare, il CEO…
puoi essere moderatamente ottimista.

6. Ti parlano di vantaggi

A un certo punto, il colloquio cambia direzione.
L’azienda comincia a vendere se stessa.

Benefit.
Crescita.
Opportunità.

Sta cercando di rendere l’offerta attraente.
Vuole chiudere con te.

7. Ti spiegano i prossimi passi (con tempi)

Se ti illustrano cosa succede ora,
è un buon segnale.

Se entrano nei dettagli,
ancora meglio.

Altri indicatori forti:

  • fissano subito un altro colloquio
  • chiedono quando potresti iniziare
  • domandano se hai altre trattative aperte

Temono di perderti.

8. Risposta rapida alla mail di follow-up

Hai inviato una mail di ringraziamento.
Personalizzata.
Educata.

Ricevi risposta lo stesso giorno (o il giorno dopo).
Ottimo segnale.

Se ti chiamano o scrivono personalmente,
sei in pole position.

9. Altri segnali forti

  • Ti fanno visitare l’azienda
  • Dicono: “Qui lavorerai”
  • Ti invitano a pranzo o per un caffè
  • Ti accompagnano all’uscita continuando a parlare

Sono tutti indizi che contano.

E ora?

Hai fatto la tua intervista.
Hai contato i segnali.

Festeggia.
Un po’.

Poi:

  • invia (se non l’hai fatto) la mail di ringraziamento
  • annota ciò che è emerso
  • resta ottimista, ma con i piedi per terra

Ogni buon colloquio è un passo avanti.

In conclusione

L’attesa non è sotto il tuo controllo.

La preparazione sì.

Ed è lì che si gioca la vera differenza.

Preparazione efficace per colloqui di lavoro faccia-a-faccia o online.
Scopri il coaching per il colloquio vincente.