9 credenze da sfatare se vuoi lanciarti come libero professionista

libero professionista
Nella mia attività di coach presso SAG incontro, di volta in volta, giovani e meno giovani che mi annunciano il desiderio di lanciarsi nel mercato del lavoro come liberi professionisti.

Coach.
Consulenti.
Grafici.
Videomaker.
Fotografi.
Digital marketer.

È una bella cosa.

L’intraprendenza è sempre ammirevole.

Purtroppo, per molti, il verbo lanciarsi è davvero quello più appropriato. Dà l’idea di buttarsi, catapultarsi nel mercato con grande entusiasmo, poche consapevolezze e, qualche volta, senza paracadute.

L’ideale domina.
La concretezza arriva dopo.

Mi permetto allora di riportarti alla realtà.

Non per spegnere sul nascere le tue aspirazioni. Sono sempre ammirato dal coraggio di chi desidera costruirsi una carriera da indipendente.

Ma lascia che ti ricordi una cosa.

Diventare libero professionista non sarà semplice

Vuoi sentirti dire il contrario?

Che avrai sicuramente più denaro, maggiore libertà, riconoscimento e una vita professionale appagante?

Potrebbe succedere.

Ma esistono percorsi più facili.

Se stai cercando una strada comoda, probabilmente la libera professione non fa per te.

Non fraintendermi.

Chiedi a chi lavora davvero come indipendente. Potrebbe dirti che è stata la scelta più gratificante della sua vita.

Ma devi farlo bene.

Lavoro.
Dedizione.
Passione.
Disciplina.

L’idea di lavorare in pigiama e non avere un capo che ti controlla può essere invitante. Non significa, però, che la vita sarà più semplice.

Il prestigio ha un prezzo

La maggior parte dei liberi professionisti non vive sotto i riflettori.

Sono spesso professionisti solitari che affrontano battaglie quotidiane, dormono sonni agitati e rischiano di essere scaricati dai clienti non appena il rendimento cala o le aspettative non vengono soddisfatte.

Non pensare che il successo arrivi automaticamente come ricompensa per anni di lavoro senza sosta o per un singolo progetto concluso brillantemente.

Prima di partire serve una conversazione spietatamente onesta con te stesso.

Ecco nove credenze da rivedere se desideri entrare nel mercato del lavoro come libero professionista.

1. “Non è un vero lavoro”

La libera professione è un’attività reale, come qualsiasi altra.

Hai responsabilità.
Costi.
Scadenze.
Clienti.
Obblighi amministrativi.

Dovrai riunire in una sola persona un intero ufficio:

  • produzione;
  • marketing;
  • vendita;
  • contabilità;
  • promozione;
  • assistenza ai clienti.

Sempre tu.

Per restare competitivo dovrai aggiornarti, acquisire nuove competenze, sviluppare contatti professionali e imparare a gestire ogni aspetto dell’attività.

Certo, potrai commentare sui social, recuperare il bucato oppure concederti un aperitivo senza chiedere il permesso a nessuno.

Potresti però pagare quello spritz pomeridiano lavorando fino a notte inoltrata per concludere il progetto.

Ti servirà autodisciplina.

I clienti non saranno particolarmente interessati alle tue distrazioni.
Vorranno sapere perché il lavoro non è stato consegnato nei tempi concordati.

2. “Basta avere una vagonata di follower”

Follower sembra essere diventata una parola magica.

Non lo è.

L’idea di ottenere guadagni facili grazie a migliaia di persone che seguono la tua vita può essere molto seducente. Il problema nasce quando la visibilità non si trasforma in risultati concreti.

I social sono uno strumento.
Non un modello di business.

Essere un riferimento non significa soltanto essere riconoscibili. Significa offrire qualcosa di concreto, utile e credibile.

Più che i follower entusiasti, servono clienti reali.

Quelli che acquistano.
Pagano le fatture.
Tornano.
Ti consigliano ad altri.

3. “Posso lavorare soltanto un paio d’ore al giorno”

Forse un giorno.

Difficilmente all’inizio.

Se non vuoi che i clienti ti inseguano o si lamentino, dovrai lavorare con metodo.

Significa:

  • programmare orari precisi;
  • eliminare le distrazioni;
  • rispettare le scadenze;
  • distinguere le attività utili da quelle che ti fanno soltanto sentire occupato.

Potrai dormire un’ora in più la mattina o concederti una pausa nel pomeriggio.

Il lavoro, però, dovrà essere concluso.

Poco importa se lo farai al mattino, alla sera oppure durante la notte.

4. “Tutti i liberi professionisti guadagnano moltissimo”

Puoi guadagnare più di quanto guadagneresti come dipendente.

È possibile.

Ma richiede tempo.

Prima dovrai costruire reputazione, competenze, fiducia e una clientela disposta a riconoscere economicamente il tuo valore.

I professionisti migliori possono applicare tariffe elevate proprio perché hanno costruito credibilità nel tempo.

All’inizio, invece, la libera professione può essere molto più stressante di un impiego tradizionale.

Da dipendente sai che, alla fine del mese, riceverai una determinata somma.

Da libero professionista no.

Gli incassi possono variare.
I pagamenti possono arrivare in ritardo.
Alcuni mesi saranno buoni, altri molto meno.

Ancora una volta: concentrati sui clienti reali, non soltanto sulla visibilità.

5. “Posso fare quello che voglio”

La libera professione permette una maggiore flessibilità.

È uno dei suoi vantaggi più importanti.

Puoi organizzare il lavoro in quattro giorni, fissare appuntamenti durante la settimana o decidere quando prenderti una pausa.

Questo non significa poter uscire ogni volta che vuoi.

Sei libero.

Ma sei anche responsabile.

Le scadenze restano.
I clienti aspettano.
Le fatture devono essere pagate.

Alcuni clienti potrebbero chiederti di lavorare secondo modalità precise. Dovrai ascoltarli, dedicare loro tempo e trovare il modo di conciliare esigenze diverse.

Se una collaborazione non funziona, puoi negoziare oppure scegliere di interromperla.

Ma il tuo business dipenderà soprattutto dalla tua affidabilità.

E, secondo una legge non scritta, gli imprevisti arriveranno sempre nel momento peggiore.

Il computer si blocca.
La connessione salta.
Il gatto deve essere portato urgentemente dal veterinario.

Puoi anche decidere di prenderti un mese di ferie.

Dovrai però organizzarti prima, anticipare il lavoro e, se necessario, trovare qualcuno che ti sostituisca.

Non dovrai chiedere il permesso.
Dovrai assumerti la responsabilità.

6. “Lavorerò soltanto su progetti interessanti”

Forse sarebbe più realistico dire:

“Lavorerò anche su progetti interessanti.”

Soprattutto all’inizio potresti dover accettare incarichi che non ti entusiasmano.

Serviranno per costruire esperienza, portfolio e reputazione.

Inoltre, essendo contemporaneamente amministratore, venditore, contabile e project manager, dovrai occuparti di molte attività lontane dai tuoi talenti e interessi.

Fa parte del lavoro.

Se vuoi attirare progetti più vicini alle tue preferenze, costruisci nel tempo un portfolio coerente con il tipo di incarichi che desideri ricevere.

Un portfolio solido nasce dal talento.

Ma anche dal lavoro duro.
Dalla costanza.
Dalla tenacia.

La bravura, da sola, non basta.

7. “Non avrò più colleghi fastidiosi”

Può essere un vantaggio se ami lavorare in solitudine.

Niente riunioni inutili.
Nessun collega invadente.
Nessuna pausa caffè obbligata.

Ma lavorare da solo ha anche un altro lato.

Non hai sempre qualcuno con cui confrontarti.

Nessuna spalla su cui appoggiarti.
Nessun collega con cui condividere un problema, una delusione o anche soltanto una giornata storta.

Essere il capo di te stesso può essere straordinario.

Può anche essere molto solitario.

8. “Non avrò più un capo tiranno”

In teoria, sei tu il capo.

Lavori quando vuoi e scegli con chi collaborare.

In pratica devi comunque rispondere ai clienti.

Dato che ti pagano, si aspettano che tu sia:

  • disponibile;
  • comunicativo;
  • puntuale;
  • rispettoso degli accordi;
  • capace di gestire le loro aspettative.

Se lavori con dodici clienti, potresti scoprire di avere dodici capi.

Alcuni saranno indecisi.
Esigenti.
Capricciosi.
Convinti di sapere esattamente come dovresti lavorare.

Dovrai essere flessibile, mettere da parte l’ego e ascoltare ciò che chiedono.

Potresti perfino rimpiangere il tuo vecchio capo.

Il vantaggio è che, da libero professionista, puoi interrompere una collaborazione con un cliente arrogante o incompatibile (io l’ho fatto) con il tuo modo di lavorare.

Non sempre potrai farlo immediatamente.

Ma avrai questa possibilità.

9. “Avrò finalmente un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata”

Da dipendente, per quanto il lavoro possa essere pesante, almeno puoi tentare di spegnere il cervello quando termina la giornata.

Quando lavori per te stesso, il confine diventa molto più sottile.

Il lavoro è sempre vicino.

Il laptop è nella stanza accanto.
La mail arriva durante la cena.
Il cliente scrive nel fine settimana.

E tu potresti pensare:

  • “Non posso perdere questa occasione.”

Quando l’attività cresce, può diventare ancora più difficile separare lavoro e vita privata, soprattutto se lavori da casa.

Essere libero professionista non significa automaticamente lavorare meno.

A volte significa lavorare più di prima.

Diventare libero professionista non è per tutti

Come ogni scelta professionale, richiede una valutazione realistica dei vantaggi e delle difficoltà.

Dovrai gestire:

  • tempo;
  • carico di lavoro;
  • clienti;
  • contratti;
  • amministrazione;
  • imposte;
  • entrate variabili.

Ti serviranno disciplina, obiettivi chiari e capacità di portarli avanti anche quando l’entusiasmo iniziale diminuirà.

Prima di lanciarti, considera la tua indole.

Chiediti:

  • Quanto riesco a organizzarmi senza un controllo esterno?
  • Quanto bisogno ho di un reddito stabile?
  • So convivere con l’incertezza?
  • Riesco a promuovermi e a cercare clienti?
  • Sono disposto a fare anche le parti meno gratificanti del lavoro?

Molti professionisti iniziano affiancando la libera professione a un’attività principale, che garantisce maggiore stabilità.

Poi imparano sul campo.

Costruiscono esperienza.
Clienti.
Reputazione.

E soltanto dopo decidono di muoversi completamente da soli.

Non è una partenza meno coraggiosa.

Spesso è semplicemente una partenza più consapevole.

9 segnali che il colloquio di lavoro è andato bene

il colloquio di lavoro

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

Se c’è una cosa che fa ammattire le persone dopo un colloquio di lavoro, è il tempo di risposta.

Se ricevi un feedback negativo.
Bene! (comunque)
Ti permette di chiudere mentalmente subito la questione.

Se ricevi un feedback positivo.
Woowww!
È tempo di festeggiare.

Qualche volta gli intervistatori sono così chiari da dirti direttamente che hai / non hai le capacità e l’esperienza che stanno cercando.

Spesso, però, non è così.
“Le faremo sapere” è la peggiore delle risposte.

Non chiude.
Ti lascia in sospeso.

A volte la risposta arriva dopo giorni

Altre volte, non arriva proprio.

I giorni successivi al colloquio possono essere esasperanti.
Soprattutto se hai urgenza di cambiare o trovare lavoro.

Il tempo si dilata.
L’attesa si carica di nervosismo.

L’ottimismo iniziale lascia spazio al dubbio.
E il dubbio… scava.

Ripensi a tutto.
Ogni risposta.
Ogni espressione.

“È andata bene?”
“No, aspetta…”
“Ha detto ci sentiamo o ci sentiremo?”

È il gioco della mente.
Lo facciamo (più o meno) tutti.

E no:
non puoi entrare nella testa del selezionatore.

A questo proposito leggi mio post “Esito colloquio di lavoro: come gestire l’ansia dell’attesa“.

Segnali che indicano che hai fatto una buona intervista

Anche se non puoi sapere con certezza come andrà a finire.

Quindi, la prossima volta che senti salire l’ansia, respira …
e guarda se riconosci questi 9 rilevatori positivi.

Nota importante:
non esistono segnali infallibili.

Segnali positivi ≠ garanzia di assunzione.
Segnali assenti ≠ colloquio disastroso.

Lo vedo spesso nel mio lavoro di career coach:
“Strano…mi sembrava il colloquio fosse andata bene”.

Succede.

1. Il colloquio è durato più del previsto

Se l’incontro supera il tempo programmato,
è probabile che l’intervistatore sia interessato.

Quando un profilo non convince,
di solito si chiude in fretta.

Il tempo è poco.
Se ne “ruba” un po’ per te, vuole conoscerti meglio.

Sta investendo.

2. Il linguaggio del corpo è stato positivo

La comunicazione non verbale dice molto.

Nota se il selezionatore:

  • mantiene il contatto visivo
  • sorride
  • annuisce
  • prende appunti
  • è reattivo

In un colloquio di gruppo, osserva chi-decide.
Se è coinvolto, è un buon segnale.

3. Anche la comunicazione verbale è stata positiva

Di solito i selezionatori parlano in modo neutro:
“La persona in questo ruolo…”

Ma se scappano frasi come:

  • “Quando inizierai…”
  • “Quando ci rivedremo…”
  • “Hai chiaramente le qualifiche”

“Ci sentiremo presto”
è molto diverso da
“Le faremo sapere”.

4. La conversazione è diventata informale

Meno interrogatorio.
Più dialogo.

Quando il clima si scioglie, l’intervistatore è a suo agio con te.

Tuttavia, alcune aziende conducono interviste molto strutturate,
quindi non scoraggiarti se sembrano attenersi al “copione”
e l’intervista è formale.

5. Incontri altri membri del team

Se, prima di andare via, ti presentano:

  • colleghi non previsti
  • team leader
  • decisori

sei sulla buona strada.

Se chiamano il capo, il titolare, il CEO… puoi essere moderatamente ottimista.

6. Ti parlano di vantaggi

A un certo punto, il colloquio cambia direzione.
L’azienda comincia a vendere se stessa.

Benefit.
Crescita.
Opportunità.

Sta cercando di rendere l’offerta attraente.
Vuole chiudere con te.

7. Ti spiegano i prossimi passi (con tempi)

Se ti illustrano cosa succede ora,
è un buon segnale.

Se entrano nei dettagli,
ancora meglio.

Altri indicatori forti:

  • fissano subito un altro colloquio
  • chiedono quando potresti iniziare
  • domandano se hai altre trattative aperte

Temono di perderti.

8. Risposta rapida alla mail di follow-up

Hai inviato una mail di ringraziamento.
Personalizzata.
Educata.

Ricevi risposta lo stesso giorno (o il giorno dopo).
Ottimo segnale.

Se ti chiamano o scrivono personalmente, sei in pole position.

9. Altri segnali forti

  • Ti fanno visitare l’azienda
  • Dicono: “Qui lavorerai”
  • Ti invitano a pranzo o per un caffè
  • Ti accompagnano all’uscita continuando a parlare

Sono tutti indizi che contano.

E ora?

Hai fatto la tua intervista.
Hai contato i segnali.

Festeggia.
Un po’.

Poi:

  • invia (se non l’hai fatto) la mail di ringraziamento
  • annota ciò che è emerso
  • resta ottimista, ma con i piedi per terra

Ogni buon colloquio è un passo avanti.

In conclusione

L’attesa non è sotto il tuo controllo.

La preparazione sì.

Ed è lì che si gioca la vera differenza.

Preparazione efficace per colloqui di lavoro faccia-a-faccia o online.
Scopri il coaching per il colloquio vincente.