Come farsi notare al lavoro (se nessuno si accorge quanto sei bravo)

farsi notare sul lavoro

Foto: Nadine_Em

Sei accurato.
Puntuale.
Professionale.
Concentrato.

Uno che, nel team, ci sta bene.

Sei ambizioso.
Stai crescendo.
Ti senti gratificato dai risultati e dai feedback positivi che ricevi.

I successi ti stanno solleticando.
Retribuzione più alta.
Più prestigio.
Maggiore influenza.

In fondo, te lo meriti.
Ti stai facendo il culo da anni.

Come farsi notare al lavoro?

Se desideri avere maggiori responsabilità, un nuovo progetto o livello oppure un ruolo di leadership (con 2 o 20 collaboratori, poco importa)…

devi farti notare!

E convincere il tuo capo, i piani alti o il titolare che sei pronto al lancio.

Ecco 10 spunti concreti per farsi notare al lavoro e ottenere il salto di qualità che desideri.

1. Dai il massimo in tutto quello che fai

“Come raggiungere un traguardo?
Senza fretta ma senza sosta.”

Johann Wolfgang von Goethe

Nel mio libro “Prima volta Leader” scrivo che la vita è un susseguirsi di vittorie e sconfitte.

A volte riusciamo.
Altre falliamo.

I risultati non sono sempre sotto il tuo controllo.
Il tuo impegno, sì.

Alla fine della giornata,
chi lavora con costanza, dedizione e passione,
è quello che ha più probabilità di crescere.

Dare il massimo è un impegno prima di tutto con te stesso.

Significa:
fare tutto il possibile per esprimere il meglio delle tue capacità,
anche nei compiti meno “glamour”.

Dimostra al tuo capo che:

  • sei affidabile
  • hai senso di responsabilità
  • ricerchi l’eccellenza, non la scorciatoia

Così metti le basi per essere visto come una persona smart,
su cui vale la pena investire.

2. Focus sui risultati (non solo sulle buone intenzioni)

Le promozioni arrivano per i risultati,
ma anche per la continuità (dei risultati).

Impressiona chi decide con:

  • ciò che ottieni
  • come ci arrivi

Quando emerge un problema:
non limitarti a segnalarlo.

Porta almeno una o due soluzioni concrete.

Meno parole.
Più fatti.

Niente parla più forte delle azioni.

3. Agisci come un vero giocatore di squadra

Sempre.

Sii disponibile con tutti,
non solo con chi è sopra di te gerarchicamente.

Ascolta.
Coinvolgi.
Collabora.

Le relazioni contano moltissimo, soprattutto se aspiri a un ruolo di leadership.

Un esempio semplice (ma potente) per farsi notare al lavoro:
aiutare spontaneamente un collega in difficoltà su una scadenza urgente.

Questo comunica:

  • affidabilità
  • spirito di iniziativa
  • capacità di gestione delle persone

Spesso i migliori dipendenti vengono visti come leader prima dai colleghi,
e solo dopo dai capi.

4. Prendi iniziativa (ogni giorno)

Mostra un atteggiamento positivo e proattivo.

Chiedi al tuo capo se c’è qualcosa di prioritario.

Proponiti per attività complesse o poco ambite
(spiegando perché pensi di poterle gestire bene).

Essere disponibili quando serve — anche oltre l’orario, se necessario — fa la differenza per farsi notare al lavoro.

Non per eroismo.
Per affidabilità.

5. Evita il gossip d’ufficio

Un po’ di leggerezza è normale.
Aiuta in momenti di stress.

Ma quando il gossip diventa:

  • sfogo cronico
  • lamento continuo
  • alleanza contro qualcuno

diventa pericoloso.

Evita di essere associato a persone maldicenti o costantemente negative.
Anche fuori dall’ufficio.

La reputazione si costruisce (e si rovina) più in fretta di quanto pensi.

6. Mostra interesse autentico per l’azienda

Uno dei primi modi per farsi notare da chi conta è dimostrare un interesse reale per l’azienda.

Conosci:

  • la sua storia
  • le persone chiave
  • le dinamiche interne

Se puoi, chiedi di assistere a riunioni o presentazioni.

Investi su di te:
corsi, conferenze, certificazioni.

E, se serve, affidati a un coach professionista.

7. Costruisci una rete professionale fuori dall’ufficio

Il grande salto si prepara anche fuori dall’azienda.

Crea relazioni con persone che occupano il ruolo a cui aspiri.

Possono offrirti:

  • consigli
  • orientamento
  • punti di vista preziosi

Usa il networking in modo strategico:
LinkedIn, gruppi professionali, community di settore.

8. Prima di chiedere la promozione, studia il tuo ambiente

Fermati e osserva.

Chiediti:

  • in questa realtà la crescita è davvero possibile?
  • esistono precedenti concreti?
  • chi decide davvero?

Capire il contesto ti evita di investire energie in una struttura già “ingessata” in partenza.

ESEMPIO REALE:
Mara quando ha chiesto di crescere, ha ricevuto solo rinvii:

  • “Non è il momento.”
  • “Più avanti.”

Ha insistito, investendo sempre più energie.

Poi ha osservato il contesto:
stessi ruoli,
stesse persone,
nessuna vera mobilità.

Ha capito che il problema non era lei.
Era una struttura rigida,
già “ingessata”.

Smettere di spingere non l’ha resa meno ambiziosa.
L’ha resa più lucida.

9. Comunica chiaramente il tuo desiderio di crescita

Le ambizioni non dichiarate non esistono.

Se vuoi crescere,
devi dirlo.

Preparati.
Sii chiaro.
Spiega perché sei pronto per più responsabilità.

I risultati vanno portati.
Ma vanno anche mostrati alle persone giuste.

Conosci l’organigramma.
Capisci chi-decide.

10. Impegnati ogni (santo) giorno

“Circa la metà di ciò che separa chi ha successo da chi non ce l’ha
è la perseveranza.”

Steve Jobs

Il segreto è semplice (non facile):
piccoli passi.

Ogni giorno.

La differenza la fanno:
determinazione e costanza.

Non scoraggiarti se la risposta è no.
Se non chiedi, sarà sempre no.

Chiedi feedback.
Capisci cosa migliorare.
Usa ogni rifiuto come apprendimento.

In chiusura

Prendi questi punti come spunti, non come formule magiche.

Le dinamiche di crescita sono complesse.
Ci sono favoritismi.

Ci sono resistenze.
A volte, anche paure altrui.

Per questo ogni strategia va adattata a te e al contesto in cui lavori.

Crescere non è solo farsi notare.
È capire dove, quando
e a quale prezzo vale la pena farlo.

Ricorda

La carriera non premia chi corre di più.

Piuttosto chi sa dove sta andando e costruisce, passo dopo passo, le condizioni per arrivarci.

Basta signor Gentilezza: 6 chiavi per ottenere più rispetto al lavoro

rispetto al lavoro

Sei una brava persona.
Vuoi trattare bene gli altri.
Vuoi essere gradito e apprezzato sul lavoro.

Sei generoso, flessibile, educato.
Non dici mai di NO.

Un virtuoso.

Poi, poco alla volta, inizi a notare qualcosa che non torna.
Le persone intorno a te non rispondono bene alla tua filosofia da “bravo ragazzo”.

Sei educato, ma anche esitante.
Titubante.
Indiretto.
A tratti passivo-aggressivo.
(Eh sì, capita anche a te!)

E lo capisci:
il problema sei tu.

Non sei onesto — prima di tutto con te stesso.

Non è piacevole essere sempre gentile e disponibile

Come scrivo nel capitolo sul carisma del mio libro “Autorevolezza” – ora nella NUOVA edizione ampliata 2025 quando permetti agli altri di sovrastarti, dominarti, camminarti sopra:

diventi pieno di risentimento,
di rancore,
e ti senti sfruttato.

Perché, in effetti, lo sei.

Hai difficoltà a chiedere.
A dire NO.
Anche alle richieste più ingiustificate.

Quando hai bisogno di qualcosa, non chiedi.
Per non creare disagi agli altri.

E in compenso… li crei a te stesso.

Sprechi un’enorme quantità di energia per capire come dire NO.
E alla fine dici SÌ.

Un’altra volta!

La verità (scomoda) è questa:

nessuno apprezza davvero chi asseconda sempre gli altri.

Soprattutto se sei un team leader.

Educazione e gentilezza non sono il problema.

Diventare uno zerbino, sì.

Come smettere di essere “troppo carino” (e iniziare a essere rispettato sul lavoro)?

Non servono scatti d’ira.
Né svolte estreme.

Serve un cambio di atteggiamento.

1. Rispetta prima te stesso

“Chi rispetta sé stesso è al sicuro da tutti.”

Henry Wadsworth Longfellow

Se vuoi rispetto, chiarisci prima cosa significa per te rispettarti.

Crea più equilibrio tra lavoro e vita privata.
Inizia a essere gentile con te stesso.

2. Assumiti la responsabilità di cambiare

Non aspettare che qualcuno lo faccia al posto tuo.

Se qualcosa non funziona, è tua responsabilità agire.

Dire NO o dare un feedback non è una colpa.

3. Definisci i tuoi confini

Se non stabilisci limiti, gli altri li supereranno.
Sempre.

E questo, col tempo, diventa frustrante, castrante, corrosivo.
Perdi autostima.
Motivazione.

Chiarisci i tuoi valori.
E impegnati a difenderli.

4. Impara a dire NO

Dire NO è scomodo.
Dire SÌ controvoglia è peggio.

Ogni SÌ forzato mina la tua credibilità.
E la tua autorevolezza.

Inizia da cose semplici.
Allenati.
Scoprirai che gli altri reggono molto meglio di quanto credi.

Se vuoi approfondire leggi il mio post:
Come dire No sul lavoro senza offendere (e farsi rispettare)

5. Smetti di giustificarti

Non devi chiedere il permesso per tutto.
Né di avere bisogni.

Non sei responsabile delle reazioni degli altri.
Il senso di colpa iniziale è normale.

Con il tempo … passa.

6. Dimostra assertività (non aggressività)

Meno parole.
Più chiarezza.

Risposte semplici.
Dirette.
Gentili ma ferme.

Non servono potere, ruolo o controllo per essere rispettati.

Grintoso o diplomatico?

Né stronzo né aggressivo.

Il vero equilibrio sta nel saper dosare grinta e diplomazia,
a seconda delle situazioni.

Essere rispettati non significa piacere a tutti.
Significa non tradire te stesso per essere accettato.

E quello, sul lavoro come nella vita,
è il primo vero atto di autorevolezza.

Nel percorso di coaching mirato:
Sviluppare assertività senza perdere empatia

costruisci uno stile comunicativo diretto, autentico e rispettoso.

11 spunti per nascondere il nervosismo -e apparire più calmo e sicuro

nascondere il nervosismo

Foto di Ryan MacGuire

Che tu ci creda o no, anche le persone che sembrano più sicure possono essere nervose prima di un colloquio, una presentazione, una riunione o il primo giorno di lavoro.

Il cuore accelera.
Il respiro cambia.
Il corpo si irrigidisce.
I pensieri corrono.

La differenza è che alcune persone hanno imparato a gestire meglio i segnali del nervosismo, evitando che prendano il controllo della situazione.

Essere nervosi non significa necessariamente sembrarlo

Quando non ti senti a tuo agio davanti agli altri, può partire una spirale poco piacevole.

Ti senti osservato.
Pensi di non essere abbastanza sicuro.
Ti chiedi che cosa penseranno di te.
E più cerchi di controllarti, più rischi di apparire rigido e impacciato.

Non puoi ordinare al nervosismo di sparire.

Puoi però imparare a ridurne gli effetti sulla tua comunicazione.

L’obiettivo non è fingere sicurezza.
È evitare che il nervosismo parli al posto tuo.

Ecco 11 accorgimenti pratici.

1. Respira

Quando sei nervoso, il respiro tende a diventare più rapido e superficiale.

Prima di parlare, rallenta. Fai qualche respiro profondo e cerca di ritrovare un ritmo regolare.

Non serve fare esercizi complicati proprio nel momento in cui sei sotto pressione. Ti serve soprattutto evitare che il respiro segua l’agitazione.

Allenarti quando sei tranquillo renderà più facile farlo quando ne avrai bisogno.

2. Non dichiarare subito che sei nervoso

“Scusate, sono molto nervoso.”

Perché dirlo?

Magari nessuno se n’era accorto.

Dichiarandolo, porti l’attenzione proprio su fatto che vorresti nascondere il nervosismo. È come indicare agli altri quella piccola macchia sulla giacca che probabilmente non avrebbero mai notato.

Se riesci a continuare, continua.

Non devi necessariamente raccontare agli altri tutto quello che sta succedendo dentro di te.

3. Parla più lentamente

Il nervosismo accelera.

Accelera i pensieri, il respiro e molto spesso anche le parole.

Quando senti che stai partendo a raffica ..

rallenta deliberatamente.
Fai una piccola pausa tra una frase e l’altra.
Scandisci bene le parole.

A te potrà sembrare di parlare troppo lentamente.

Probabilmente agli altri sembrerai semplicemente più chiaro e sicuro.

Quando sei nervoso, rallentare è quasi sempre meglio che accelerare.

4. Controlla i piccoli gesti nervosi

Toccarsi continuamente i capelli.
Muovere la gamba.
Giocare con una penna.
Controllare il cellulare.
Toccarsi il viso.

Sono piccoli movimenti che possono rendere visibile la tua agitazione.

Non devi trasformarti in una statua. Cerca piuttosto di ridurre i movimenti inutili e ripetitivi per nascondere il nervosismo.

Rilassa le spalle, appoggia bene i piedi e lascia che i gesti accompagnino naturalmente ciò che stai dicendo.

5. Mantieni il contatto visivo

Se mentre parli continui a guardare il tavolo, il soffitto o qualsiasi cosa pur di non incontrare lo sguardo degli altri, il tuo disagio diventa più evidente.

Il contatto visivo comunica presenza.

Non significa fissare qualcuno negli occhi senza mai distogliere lo sguardo. Significa restare in relazione con chi hai davanti, anziché cercare continuamente una via di fuga.

6. Preparati bene

Una parte del nervosismo nasce semplicemente dal sentirsi poco preparati.

Prima di una riunione, un colloquio o una presentazione, verifica ciò che puoi controllare:

  • argomenti e punti principali;
  • persone presenti;
  • luogo e orario;
  • materiale necessario;
  • eventuali domande prevedibili.

Più riduci gli imprevisti evitabili, più energie avrai per gestire quelli inevitabili.

Prepararsi non elimina il nervosismo. Ma evita di aggiungere ansia inutile e nascondere il nervosismo.

7. Fai una domanda

Se senti che stai perdendo il filo, non devi necessariamente continuare a parlare.

Fai una domanda pertinente.

Sposti momentaneamente l’attenzione sull’interlocutore e ti concedi qualche secondo per respirare, ascoltare e riordinare i pensieri.

Una buona domanda non è una scappatoia.

È parte della conversazione.

8. Prova a leggere il nervosismo in modo diverso

Cuore che batte.
Energia.
Attivazione.
Attesa.

Le sensazioni fisiche del nervosismo possono assomigliare a quelle che proviamo quando siamo eccitati per qualcosa di importante.

Invece di ripeterti “Sono nervoso, andrà male”, prova a dirti:

“Sono eccitato perché questa situazione per me conta.”

Non è una formula magica.

Ma può aiutarti a non interpretare automaticamente ogni sensazione come il segnale che qualcosa sta andando storto.

9. Sorridi, senza forzare

Un leggero sorriso può rendere il volto più disteso e facilitare il contatto con gli altri.

Non significa avere il sorriso stampato in faccia o cercare di apparire simpatico a tutti i costi.

Significa evitare che la tensione trasformi il tuo viso in una maschera rigida e preoccupata.

Su questo tema puoi leggere anche “5 spunti per sembrare subito più sicuri agli occhi degli altri”.

10. Non combattere continuamente il nervosismo

Questo punto sembra contraddire il titolo dell’articolo, ma è probabilmente uno dei più importanti.

Più ti ripeti:

“Non devo essere nervoso.”
“Non devono accorgersene.”
“Devo calmarmi.”

più rischi di concentrarti proprio sul nervosismo.

Accettare che in quel momento sei agitato non significa rassegnarti.

Significa smettere di spendere tutte le tue energie nel tentativo di cancellare una sensazione e utilizzarle, invece, per gestire la situazione.

Puoi essere nervoso e, nello stesso tempo, comunicare bene.

11. Metti in discussione quello che ti stai raccontando

Spesso non è soltanto la situazione a metterci in difficoltà.

È ciò che immaginiamo possa succedere.

“Farò una figuraccia.”
“Si accorgeranno che sono insicuro.”
“Penseranno che non sono all’altezza.”

Quando parte questo monologo, prova a fermarti e chiederti:

  • È davvero così probabile che accada?
  • Sto guardando i fatti o sto immaginando il peggio?
  • Se qualcosa andasse storto, sarei davvero incapace di gestirlo?
  • Che cosa direi a un amico nella mia stessa situazione?

Non devi convincerti che andrà tutto magnificamente per nascondere il nervosismo.

Devi semplicemente riportare i tuoi pensieri a una dimensione più realistica.

Non devi eliminare il nervosismo per apparire sicuro

Puoi prepararti bene, respirare, parlare lentamente, controllare i movimenti, guardare negli occhi e continuare a sentire un po’ di agitazione.

Va bene così.

La vera differenza non la fa l’assenza di nervosismo.

La fa quando permetti al nervosismo di condizionare la tua voce, il tuo corpo e ciò che vuoi dire.

La sicurezza non è non essere nervosi.
È riuscire a restare presenti anche quando lo siamo.

Vuoi che la tua comunicazione rifletta davvero il tuo ruolo e il tuo valore?

Con il percorso di coaching mirato “Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive” impari a gestire voce, postura e linguaggio del corpo per lasciare il segno.

10 frasi che ti fanno apparire subito insicuro al lavoro – anche se non lo sei

frasi apparire insicuro
Come ho sottolineato più volte nel mio libro “Autorevolezza”, quando comunichiamo non conta soltanto ciò che vogliamo dire.

Conta anche come lo facciamo arrivare agli altri.

Soprattutto quando siamo sotto pressione, emozionati o nervosi, alcune espressioni possono farci apparire più esitanti, dipendenti dall’approvazione o poco convinti di ciò che stiamo dicendo.

Non perché siano parole “vietate”.

Il problema nasce quando diventano un’abitudine che indebolisce continuamente il messaggio.

Non devi eliminare ogni esitazione dal tuo linguaggio.
Devi evitare di trasformare ogni frase in una richiesta di rassicurazione.

Ecco 10 esempi che ti fanno apparire insicuro al lavoro.

1. “Non lo so”

Non sapere qualcosa non significa essere incompetenti.

Anzi, inventare una risposta per non ammetterlo è molto peggio.

Il problema è fermarsi lì:

“Non lo so.”

Meglio:

“Non ho ancora questa informazione. Verifico e ti aggiorno entro oggi.”

Oppure:

“Non ne sono sicuro. Prima di risponderti preferisco controllare.”

Non devi conoscere tutto. Devi sapere che cosa fare quando non conosci la risposta.

Su questo puoi leggere anche il mio post “Cosa rispondono i leader quando non conoscono la risposta”.

2. “Devo chiedere al capo”

Può essere assolutamente vero.
Tutti abbiamo limiti decisionali.

Ma ripetere continuamente che qualcun altro deve autorizzarti può farti apparire privo di autonomia.

Meglio:

“Verifico internamente e ti do una risposta domani.”

Stessa realtà.

Meno enfasi sulla tua mancanza di potere decisionale.

3. “Credo che…” – “Penso che…”

Non c’è niente di sbagliato nel dire “penso” quando stai realmente esprimendo un’opinione.

Diventa debole quando lo utilizzi per attenuare anche ciò di cui sei ragionevolmente sicuro.

“Credo che possiamo consegnare venerdì.”

Se lo sai:

“Possiamo consegnare venerdì.”

Se invece esistono dubbi, esplicitali:

“Possiamo consegnare venerdì, se riceviamo i dati entro mercoledì.”

La sicurezza non consiste nel fingere certezze. Consiste nel dire chiaramente quanto sei certo e da cosa dipende.

4. “Vero?” – “Ho ragione?” – “È OK?”

Chiedere un parere è utile.
Cercare continuamente conferma, meno.

“È una buona idea, vero?”
“Ho fatto bene?”
“Sei d’accordo, no?”

Se le utilizzi spesso, rischiano di sembrare richieste di approvazione.

Esprimi prima il tuo punto di vista.

Poi, se serve davvero:

“Tu come la vedi?”

Così cerchi confronto, non rassicurazione.

5. “Incredibilmente” – “Assolutamente” – “Estremamente”

Non tutte le frasi hanno bisogno di essere potenziate.

“Sono estremamente felice.”
“È assolutamente incredibile.”
“Sono davvero, davvero entusiasta.”

A volte più cerchiamo di enfatizzare, meno risultiamo credibili.

Le parole semplici spesso trasmettono più sicurezza delle esagerazioni.

6. “Sono disponibile a qualsiasi ora”

Essere flessibile va bene.

Cancellare completamente la tua agenda per dimostrarlo, meno.

Meglio:

“Martedì e giovedì pomeriggio sono libero. Se necessario posso cercare un’altra soluzione.”

Comunichi disponibilità senza trasmettere l’idea che il tuo tempo non abbia valore.

7. “Mi dispiace disturbarti…”

Se stai davvero interrompendo qualcuno in un momento poco opportuno, una forma di cortesia è normale.

Ma se devi continuamente scusarti prima ancora di parlare:

“Scusa il disturbo…”
“Mi dispiace chiedertelo…”

rischi di presentare la tua richiesta come qualcosa di cui dovresti quasi vergognarti.

Meglio:

“Quando hai qualche minuto vorrei confrontarmi con te su…”

Cortesia sì. Sottomissione preventiva no.

8. “Scusa…”

Chiedere scusa quando hai sbagliato è segno di responsabilità.

Chiedere scusa per avere un’opinione, fare una domanda o proporre un’idea è un’altra cosa.

“Scusa, era solo un’idea…”
“Scusa, forse dico una sciocchezza…”
“Scusa se non sono d’accordo…”

Perché scusarti?

Non devi chiedere permesso per avere qualcosa di utile da dire.

Se hai sbagliato, chiedi scusa.
Altrimenti parla.

9. “Cercherò di farlo” – “Spero di riuscire”

Qualche volta è la risposta più sincera.

Ma se sai già quali sono le condizioni necessarie, è meglio esplicitarle.

Invece di:

“Spero di riuscire a finirlo entro venerdì.”

puoi dire:

“Posso chiuderlo entro venerdì se ricevo i dati entro mercoledì.”

Così trasformi l’incertezza in condizioni concrete.

E se davvero non sai se riuscirai?

Dillo.

Sicurezza non significa promettere ciò che non puoi garantire.

10. “Posso avere un minuto del tuo tempo?”

Se ti serve davvero un minuto, va benissimo.

Ma spesso utilizziamo questa frase per introdurre conversazioni che richiederanno venti minuti.

Questo crea fretta ancora prima di cominciare.

Meglio:

“Vorrei confrontarmi con te su questo tema. Quando avresti una quindicina di minuti?”

Dai al tuo argomento il tempo che merita.

Non devi parlare come un robot per non sembrare insicuro al lavoro

Eliminare automaticamente “credo”, “scusa”, “non lo so” e qualsiasi espressione di dubbio non ti renderebbe più autorevole.

Ti renderebbe artificiale.

La differenza sta nella frequenza e soprattutto nel motivo per cui utilizzi quelle parole.

Stai davvero esprimendo un dubbio?
Stai chiedendo un parere?
Hai commesso un errore?

Oppure stai soltanto cercando di attenuare tutto ciò che dici per paura della reazione degli altri?

Parlare con sicurezza non significa sembrare certo di tutto.
Significa non indebolire inutilmente ciò che hai da dire.

Vuoi che la tua comunicazione rifletta davvero il tuo ruolo e il tuo valore?

Ti senti insicuro al lavoro?

Con il percorso di coaching mirato “Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive” impari a gestire voce, postura e linguaggio del corpo per lasciare il segno.

13 errori che rendono ancor più dura la tua ricerca di lavoro – 2

cercare il lavoro

Leggi anche la parte 1.

7. Ascolti (troppo) le persone

Nonostante le migliori intenzioni,
amici e familiari offrono input che possono farti sentire sopraffatto e mettere in discussione il tuo percorso di ricerca lavoro.

I loro consigli sono basati sui loro valori e sulle loro esperienze e possono non conoscere i tuoi (reali) obiettivi e aspirazioni.

Con i loro buoni propositi,
possono confonderti e farti deviare, ostacolarti,
anziché aiutarti.
Ascolta, ma mantieni la tua libertà di pensiero.

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Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

In questo caso,
l’ideale è un coach.
Non coinvolto e non giudicante.

8. Non sei preparato per il colloquio

“- Cosa diresti se assumessi un uomo che si presenta ad un colloquio di lavoro senza neanche una camicia?
– Chris: Che forse aveva dei bei pantaloni.

La ricerca della felicità

Niente uccide le possibilità di successo più velocemente che andare a un colloquio e non sapere nulla sul lavoro o sulla società.

Se non ti prepari per un colloquio fai affidamento su un solo elemento di successo:
la fortuna.

Ti senti fortunato?
Ah no. Allora ti devi preparare bene.
Molto bene,
anzi benissimo!

9. Getti la spugna troppo presto

Cercare il lavoro può essere uno sforzo lungo e prosciugante.
Cercare il lavoro può essere sfibrante e logorante.

Piuttosto che scoraggiarti e deprimerti,
continua a provare e rimanere positivo.
Lo so, non è facile!
C’è un grande lavoro là fuori che ti aspetta e … lo troverai!
 


 

Ci vuole costanza e disciplina per continuare a scrivere una lettera di motivazione,
aggiornare il curriculum e inviarlo a qualche azienda con la speranza di essere contattati.

Quando sei disoccupato,
è davvero facile demoralizzarti ogni volta che non senti nient’altro che rifiuti e ringraziamenti.

Mantieni la prospettiva: è una situazione solo temporanea.
La tua determinazione porterà a un’opportunità.
Ci devi credere.

Lo so, non è facile.
Ci sono passato.

10. Ricerchi posizioni solo a tempo pieno e indeterminato

Il Mondo del Lavoro di oggi ha bisogno di mobilità più che mai.
Gli studi dimostrano che un numero crescente di datori di lavoro sta facendo sempre più uso di lavoratori contingenti.

Sono tantissime le persone in cerca di lavoro che considerano solo le opportunità per il tempo pieno e/o indeterminato.

È efficace essere aperti al part time, a lavori temporanei, al lavoro freelance,
da liberi professionisti, a contratto, ecc.
per massimizzare le possibilità di successo nel cercare il lavoro.

11. Non personalizzi i dossier di candidatura

I datori di lavoro non assumono qualcuno che vuole un qualsiasi lavoro,
desiderano impegnarsi con CHI vuole davvero quel lavoro,
vogliono candidati appassionati, impegnati, dotati,
desiderabili.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per il tuo colloquio vincente.
 

Ecco perché la tua candidatura dovrebbe essere coinvolgente,
interessante, singolare e avvincente.

Invece,
anziché personalizzare la tua candidatura (per ogni singola azienda cui ti proponi)
cambi semplicemente il destinatario e con un abile colpo sul tasto “invio” …
chiudi la pratica!

Facile, rapido, comodo.
Efficace, no.

Comunque …
se non lo fai tu,
qualcun altro lo farà,
al posto tuo!

Leggi il mio post per approfondire.

12. Ti “accontenti” delle tue conclusioni

“Non sto ricevendo offerte perché …
sono troppo vecchio,
troppo giovane,
senza esperienza, troppo esperto,
troppo inesperto,
insomma troppo in qualsiasi altra cosa … “

Ecco … è un vero e proprio auto-sabotaggio delle tue possibilità e della tua autostima!

La tua mente diventerà così condizionata da questi pensieri limitanti che
(di conseguenza) agirai con meno sicurezza e decisione,
ottenendo risultati inferiori!

Pensare di essere “troppo” sarà vero solo fino a quando sarai tu a crederci.

Se ritieni “di non essere esperto” allora non sarai mai abbastanza.
Questa scusa per non agire avrà preso il sopravvento.
E cercare il lavoro sarà ancora più difficile.

13. Un unico obiettivo .. cercare il lavoro perfetto

Un lavoro minore sarà d’ostacolo alla tua carriera?
Uhm, dipende.
Un lungo periodo di inattività potrebbe fare ancora più danni al tuo curriculum e al tuo conto in banca.

Spesso (soprattutto se è da un po’ di tempo che sei alla ricerca),
la cosa migliore da fare e non vedere il colore del tuo salvagente.

Afferra il primo lavoro che trovi a portata di mano (fallo con energia e professionalità) e tirati fuori da questa situazione di stallo.

Nel mondo del lavoro di oggi la competizione è molto alta.
Se vuoi avere più possibilità di superare la concorrenza è importante non commettere passi falsi!

13 errori che rendono ancor più dura la tua ricerca di lavoro – 1

cercare un lavoro

Cercare un lavoro può essere molto impegnativo,
infatti si dice che la ricerca di lavoro è a sua volta
un lavoro!

La maggior parte delle persone pensa che trovare un lavoro oggi sia (oltre una questione di fortuna) difficilissimo per via della troppa competizione e della crisi economica.

Cercare un lavoro potrebbe richiedere diversi mesi (o forse più) e mettere a dura prova la tua determinazione prima e la tua autostima poi.
I sentimenti d’insicurezza e di ansia (con il passare del tempo) prendono il sopravvento.

Oltre alla difficoltà intrinseca del processo,
spesso facciamo errori che ostacolano ulteriormente la ricerca di un lavoro.

Ecco 13 errori che ogni persona alla ricerca di un lavoro dovrebbe evitare:

1. Focus solo su di te

Quando si è alla ricerca di un lavoro (magari già da un po’ di tempo) è totalmente comprensibile sentirsi bloccati, frustrati e scoraggiati.

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Si pensa al futuro, si è preoccupati,
si è concentrati su se stessi e sulla propria condizione.

Ricorda però che
i datori di lavoro assumono in base alle loro esigenze (aumentare i profitti,
bilanciare il carico di lavoro di un team, espandere un reparto, ecc.)
e non seguono i tuoi bisogni.

Delle tue necessità o urgenze si interessano ben poco.

È di fondamentale importanza rimanere concentrati sulla soddisfazione dei bisogni dei potenziali datori di lavoro…
e non proiettare su di loro i tuoi desideri, aspettative,
risentimenti e amarezza.

2. Sei negativo e pessimista

Se ti convinci di non essere “abbastanza” per quella posizione o pensi che nessuno ti chiamerà mai,
perdi un sacco di opportunità.

Il cinismo, l’amarezza e il pessimismo si trasmettono nei colloqui di lavoro –
anche se ti sembrerà strano, succede anche nelle lettere e nelle email –
e questi atteggiamenti negativi possono affondare le tue possibilità.

Invece di lamentarti,
pensa a come puoi mostrare il tuo valore durante la ricerca di lavoro.

 


 

Riserva le tue frustrazioni personali per un amico o un familiare.
Circondati il più possibile di persone positive,
che lavorano (anche disoccupate ma positive)
e la tua energia automaticamente comincerà ad attrarre piuttosto che allontanare.

3. Sei troppo indolente – cercare un lavoro diventa ancora più difficile

“Mi spezzo ma non m’impiego.”
Achille Campanile

Purtroppo il cellulare non squilla da solo.
Nessuno viene a bussare alla porta di casa tua.
Non accade nulla se non fai nulla,
è talmente logico da essere banale.

Invece,
insegui attivamente le opportunità.
Otterrai risultati migliori essendo proattivo.

È importante la dedizione e la disciplina.

Crea un piano e una routine di ogni giorno,
sviluppa un programma,
fissa degli obiettivi,
e cerca di essere il più possibile attivo e produttivo.

A quel punto sarai anche …
attrattivo!

4. Punti alla quantità piuttosto che alla qualità

Quando sei alla ricerca affannosa di un lavoro,
è facile dimenticarsi dei buoni propositi ed enfatizzare la quantità rispetto alla qualità.

Invece di pensare quanto sei bravo perché sei riuscito a inviare 10 CV in una sola serata con il più classico dei copia-incolla,
concentrati sulla presentazione di materiali di prima qualità per ruoli cui sei veramente interessato.

Vince la personalizzazione!

Per approfondire leggi il mio post 5 scuse comode comode per non personalizzare la tua candidatura

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per il tuo colloquio vincente.
 

5. Ti candidi per posizioni sbagliate

Quando il panico comincia a fare capolino (perché il tempo passa e il lavoro stenta ad arrivare),
può capitare di pensare che abbassando le pretese,
le richieste, la posizione e lo stipendio si possa risollevare l’interesse verso la nostra candidatura.

Spesso si sollevano solo le sopracciglia di chi legge il tuo CV.

Il responsabile delle assunzioni può presumere che stai facendo esattamente quello che stai facendo:
arrampicarti sugli specchi.

Un mio cliente (area manager del settore lusso) viste le risposte negative nella sua posizione si era incaponito (inutilmente) nell’inviare candidature come addetto alla vendita,
pensando di suscitare chissà quali clamori.

Spesso scendere è più difficile che salire.

Non c’è niente di male nell’accettare una posizione meno qualificata.
Non sprecare il tuo tempo e i tuoi dossier di candidatura per ruoli che sarebbero stati palesemente interessanti dieci anni fa.

6. Non sai ottimizzare il tempo

La ricerca di un lavoro non dovrebbe essere un lavoro a tempo pieno!

Cercare un lavoro è un impegno faticoso,
prosciugante a livello energetico perché tocca tasti a noi sensibili,
su una base di ansia ed emotività.

Se ti arrovelli in queste emozioni tutto il santo giorno (in breve tempo)
la tua energia andrà persa e rischierai di entrare in un loop negativo e pericoloso.

Ti consiglio di passare 4 ore filate al giorno (scegli le ore quando ti senti al tuo massimo energetico) concentrati e impegnati nelle ricerche,
scrivi lettere di candidatura e allenati nelle interviste di lavoro.

Le altre ore dedicale alla cura di te stesso (palestra, corsa, hobby, ecc...),
staccati il più possibile per ricaricare la tua “batteria” energetica.
Ti servirà.

Continua a leggere la parte 2.