Farsi rispettare dai colleghi più giovani: 16 spunti da applicare

farsi rispettare dai colleghi più giovani

Foto di Keith Johnston da Pixabay

“Rispetta i più anziani” è una frase che ci sentiamo ripetere sin da piccoli.

Il vero rispetto -però- deve essere guadagnato.
Farsi rispettare dai colleghi più giovani non è molto diverso dal guadagnare il rispetto di un adulto.

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I giovani di oggi non vogliono rispettare solo per questione di anagrafe. Sono riluttanti a mostrare stima se non vengono ricambiati.
Se viene detto loro cosa fare, senza spiegazioni. Se non sono inclusi in conversazioni importanti.

I giovani spesso rispecchiano il nostro comportamento.
Se qualcuno non ti rispetta, guarda anche il tuo atteggiamento.
Ricordiamoci che il rispetto reciproco è un elemento fondamentale per qualsiasi rapporto.
Le persone tendono a rispettare chi riconosce il loro valore.

Ecco alcuni suggerimenti per farsi rispettare dai colleghi più giovani:

1. Il rispetto dei più giovani non si pretende solo per l’anagrafe e i capelli sale-e-pepe. Va guadagnato.

2. Dare rispetto è uno dei segreti per guadagnare il rispetto dei più giovani.

3. Ascolta più di quanto parli. I giovani hanno idee ed esperienze che desiderano condividere.

4. Non lasciare che la differenza di età diventi un ostacolo. Trattali come colleghi, ascolta cosa hanno da dire, dai feedback in modo utile e costruttivo.

5. Non essere sprezzante o intollerante solo perché sono “diversi” dal tuo stile.

6. Poni domande. Fare domande mostra il tuo interesse per ciò che il giovane pensa e crede.

7. Non essere prepotente. Chiedi, piuttosto che sentenziare o esigere.

 


 

8. Accetta e riconosci le differenze di opinione. Non negare l’opinione di un giovane pensando che è ingenuo e tra 20 anni la penserà diversamente.

9. Evita frasi tipo “Io avrei fatto …”, “Io avrei detto…”, “Quando ero giovane io…

10. Evita le prediche, oltre a colpevolizzare la persona sono perfettamente inutili.

11. Non fare il finto-giovane tipo “Bella zio”. Non sei divertente. Diventi patetico.

12. Vai aldilà delle loro felpe e tatuaggi, scava più in profondità e cerca il valore aggiunto che i collaboratori più giovani possono dare.

13. Non agire come se fossero bambini e tu l’adulto che dice cosa-fare. Li farà risentire e.. avranno ragione!

14. Sii aperto con consigli, guidando i tuoi colleghi più giovani. Dai suggerimenti e offri feedback. Fai  sapere 

loro che puoi offrire il tuo aiuto se necessario.15. Accetta i loro consigli e pareri. La tua esperienza non significa che hai tutte le risposte.

16. Non giudicare. Non confrontare i giovani di oggi a quando avevi tu 20 anni.

Se avverti un fastidio nel rapporto con un/una collega di differente età, chiedi un incontro privato, parlane con tatto e con rispetto.

Potresti essere sorpreso nello scoprire che anche lui/lei ha gli stessi problemi riguardo la differenza d’età.
La questione si risolverà in maniera soddisfacente per entrambi.

Mancanza di rispetto sul lavoro? Cosa è reale e cosa è una tua paranoia -2

mancanza di rispetto al lavoro

Foto di Quim Muns da Pixabay

“Mi guardano tutti strano” – Paranoia

“Non so, certe volte mi pare di vivere in un mondo parallelo… è una cosa logica che certa gente ti fissa senza un motivo? Mi guardano tutti strano al lavoro!
Com’è possibile?”.

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Una mente sospettosa cerca continuamente significati nascosti.

Il tuo comportamento diffidente rischia di ingigantire cose di poca importanza.
La tua mente rischia di essere in uno stato di costante nervosismo.
Perdi energie mentali che potresti impiegare in maniere più produttive.

Senza contare che i tuoi colleghi possono trovare irritante avere a che fare con una persona sempre guardinga e sospettosa. A volte anche scorbutica e ostile.

“Mi hanno assunto per fare X ma faccio Y” – Reale.. fai attenzione!

È il momento di porti alcune domande che probabilmente non vorresti farti:
Stai esagerando?
Stai contribuendo anche tu, anche in parte, a questa situazione?
Hai peccato di superficialità?
È solo un errore di comunicazione che può essere sistemato?
Il nuovo lavoro ti ha talmente inebriato da non capire che era tutto un fake?

Se le cose non stanno andando affatto come avevi immaginato. Questo non è sicuramente il ruolo per cui hai superato (e vinto) le selezioni!
E adesso?
Il nuovo lavoro è un flop. Lasciare o resistere?
 


 
Che fare?
Mollare? E se poi non trovi niente-di-buono?
Restare? Con rischio di un’ulcera e una vita privata destabilizzata?

Leggi il post per approfondire.

“Tutti trovano sempre il modo di evitarmi” – Paranoia

Immaginare che tutti (ma proprio tutti?) i tuoi colleghi siano impegnati allo “slalom speciale” per sottrarsi alla tua presenza è … al quanto irrealistico.

Qualunque cosa succeda,
evita di lamentarti e di spettegolare con i tuoi nuovi colleghi per creare un legame.

È facile cadere nella trappola di gossippare per fare i simpaticoni o sembrare uno “della banda”,
ma alla fine danneggerai la tua reputazione.

“Non sono mai ascoltato” – Reale.. fai attenzione è mancanza di rispetto sul lavoro

Non sei mai ascoltato? Attento a cosa dici!
Le persone ti valutano sulla base di “quello che esce dalla tua bocca”.

Forse parli troppo e sei dispersivo.
Rimbalzi da un punto all’altro.
Non arrivi mai al punto.

Più ripeti, più diventi dispersivo e annoi chi ti ascolta.
Smettila con il tuo ronzio e taglia i discorsi prolissi.
 

 
Se porti chi-ti-ascolta fuori strada,
molto probabilmente resterà dove lo stai portando.
Fuori strada.

Se il tuo contributo è di poco di valore,
non otterrai (giustamente) il tempo e l’attenzione degli altri.

“Non rispettano il mio tempo” – Reale.. fai attenzione è mancanza di rispetto

Quando rispetti qualcuno, consideri il suo tempo prezioso.
Non fai domande a cui puoi rispondere.
Non pianifichi incontri di cui non hai bisogno.

Vale anche il contrario …
quando non rispetti qualcuno, non vedi il suo tempo prezioso.

Il collega che continua a interrompere il flusso del tuo lavoro,
e con la scusa di “rubarti qualche secondo” tenta di scaricarti il suo lavoro non solo è ottuso.
È irrispettoso di te. Del tuo tempo.

Se senti mancanza di rispetto sul lavoro, non limitarti.
Affronta la questione. Valuta onestamente …
Il tuo approccio fa danni?
Sei troppo sensibile?
Stai esagerando?
È sempre così? Oppure il tutto si riduce a singoli episodi?

Per approfondire scopri il coaching per autostima sul tuo luogo di lavoro.

La forza mentale. 12 domande per capire quanto sei forte – 2

la forza mentale.

6. Incolpi gli altri per la tua mancanza di affermazione?

Incolpare gli altri è sicuramente una debolezza.

Accusare gli altri è più facile perché ci sentiamo meno responsabili.
Proteggiamo il nostro ego e la nostra autostima.
Dare la colpa agli altri è una comoda stampella utile per deviare la colpa da noi stessi.

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Alcune persone sentono che la loro carriera non è mai decollata.
Si guardano indietro e vedono fallimenti causati da circostanze esterne (il capo menefreghista, il collega falso, l’azienda traditrice, il Mercato fluttuante, ecc.).

Ritengono che manager e azienda abbiano approfittato di loro.
Della loro sensibilità e disponibilità.
Nessuna assunzione di responsabilità delle proprie azioni.

In verità,
tu sei l’unico che può portare il successo nella tua vita.
Devi essere forte mentalmente per accettare la responsabilità per le circostanze della tua vita.

7. Le tue azioni seguono le tue parole? Fai quanto dici? Valuta onestamente la forza mentale.

Sembravi promettere bene quando avevi detto, anzi proclamato,
che da lunedì avresti ricominciato ad andare in palestra almeno 3 volte la settimana
(approfittando del turno pomeridiano).

Poi ti hanno visto in quel bar del centro fino alle 02.00.
E non ti hanno visto in palestra.
Peccato!

Le parole hanno un grande potere.
Prima di parlare, verifica le tue intenzioni.
La tua volontà. La tua tenacia.

Siamo in tanti (troppi) a non mantenere le promesse.
Siamo troppo “avvolti” da noi stessi.
Perché ci rendiamo conto che è (semplicemente) troppo dannatamente difficile.
 

8. Hai paura del confronto con gli altri?

Vedi tutti più bravi e più capaci di te?
Tendi a perfezionarti in continuazione?
Continui ad allenarti fino al momento in cui ti sentirai finalmente pronto?

Tutti facciamo paragoni e confronti perché temiamo di non essere “abbastanza”.
Il confronto però è sempre eccessivo (e demotivante).
Ognuno è meglio e peggio di altri su un numero illimitato di scale di valori.

Confrontarsi con gli altri può essere molto frustrante.
È il biglietto per il malcontento.
Il metodo infallibile per annegare nel rancore (anche se fuori splende il sole).

Se pensi che tutti intorno a te siano in qualche modo migliori. Hai ragione.
In effetti qualcuno lo è!

La verità è che siamo profondamente focalizzati sui nostri limiti e fallimenti,
raramente vediamo quelli degli altri.

9. Riesci ad accettare la realtà?

Quando le cose non vanno come ti aspetti ti chiudi in un guscio? Senza agire, senza reagire?
Adattandoti a vivere la vita che non ti piace?
Senza muovere un dito per cambiarla?
Quando si nega la realtà e non la si accetta,
il cambiamento non avviene.

Avvertiamo emozioni negative e ci arrendiamo,
credendo di non poter migliorare la nostra vita.
E tutto diventa … grigiore, dolore e tristezza.

Accettare la realtà, per quanto dolorosa possa essere al momento, è l’unico modo per consentire il cambiamento.
Accettare la realtà è dimostrazione di forza mentale.

10. Sei terrorizzato di fallire (un’altra volta)?

Le persone di successo (quelle che più ammiri) hanno sperimentato che non importa quante volte si cade,
ma quante volte ci si rialza.
Più forti di prima.

Il fallimento è un’opportunità per crescere.
Imparare, fare un progresso e correggere la direzione.

Gli errori ci insegnano cosa non ha funzionato. Cosa dovremo fare di diverso la prossima volta.
Se non fallisci non puoi imparare, evolvere e crescere.
Se non fallisci non puoi superare la tua mancanza di forza mentale.

Quando hai così tanta paura di fallire, difficilmente le tue azioni diventeranno incisive.

11. Valuta la forza mentale. Ti fai corrodere dai dubbi?

Il dubbio è il killer numero uno di una mentalità fiduciosa.
Quando dilaga incontrollato, danneggia la mentalità e sgretola le prestazioni.
Troppo spesso tendiamo ad aggrapparci ai dubbi.

Iniziamo a dubitare ancor prima di iniziare qualcosa.
Qualsiasi cosa.

È fondamentale diventare consapevole dell’influenza negativa che il dubbio può avere su di te.
Contrastare i dubbi con pensieri positivi (o per lo meno realistici).

12. Getti la spugna (troppo) facilmente?

È facile smettere.
Gettare la spugna.
Ogni giorno hai la possibilità di cedere alla tentazione di mollare.

Questo è senza dubbio uno dei tratti più evidenti della mancanza di forza mentale.
Una persona forte (invece) non rinuncia mai.
Almeno non così troppo facilmente.
Tutti desiderano la pillolina magica.
Invece nulla di speciale, niente di straordinario avviene in una notte.

Devi lavorare sodo per vedere aumentare la forza mentale.

Quelle poche persone che lo fanno (quelle di successo) non si aspettano risultati immediati.
Non pensano che il successo arriverà “rapido”,
“facile”, in una notte.
Sanno che occorrono tempo e fatica.
Indipendentemente da quanto difficile possa essere,
devi sempre lottare per i tuoi obiettivi.

Allenati con piccole vittorie.
Decidi di completare qualcosa, al meglio delle tue capacità.
Non importa se sei stanco, sfiduciato, avvilito o debole.
Se dentro di te hai deciso che non mollerai.
Non lo farai!

La forza mentale: 12 domande per capire quanto sei forte – 1

la forza mentale

Foto di Scott Webb da Pixabay

Alcune persone raggiungono i loro obiettivi,
sono volitive e determinate.

Altre si lamentano costantemente e trovano sempre scuse per non alzare un dito.
Preferiscono piangersi addosso.
Sentirsi vittima.

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La forza mentale è essenziale per affrontare una situazione difficoltosa, un momento complesso,
un collega o un capo ostico, un lavoro che non ci piace o una relazione che ci ruba solo energia.
Raggiungere gli obiettivi, rompere gli schemi, prendere una nuova direzione non è facile.
Ci vuole tempo.
Fatica. Costanza.

Qualunque sia la sfida, dobbiamo tirare fuori grinta, carattere e determinazione.
Anche al tuo livello (grande o piccolo che sia, davvero poco importa).
Ecco 12 domande per capire quanto devi ancora lavorare sulla tua forza mentale:

1. La routine ti dà un senso di sicurezza e di protezione?

Difficilmente fai un passo fuori dal conosciuto? Dalla certezza?
Dalla tua zona di comfort?
Il lavoro attuale non è così stimolante ma almeno, conosci già tutto-e-tutti e non è così stressante?
E se poi non vai d’accordo con il nuovo capo o i nuovi colleghi?
Perché lasciare la tua confortevole routine familiare?
Sai che casini! Ma chi te lo fa fare …

Le persone che hanno sviluppato la forza mentale non hanno paura del cambiamento.

Sono flessibili e mantengono sempre una mente aperta, accogliendo tutto.
Compreso il cambiamento.
Quello che conta (veramente) è il modo in cui lo affronti.

La persona mentalmente forte ha consapevolizzato che il cambiamento è inevitabile.
L’indugio e la pigrizia sono segni certi di mancanza di forza mentale.
Tutti noi abbiamo momenti dove non vogliamo fare nulla.
E’ normale, ma quando quest’indole diventa svogliatezza, indolenza, pigrizia allora bisogna intervenire.

Le persone di successo non permetteranno (mai) all’indolenza di prendere il controllo delle loro vite.
Irrobustisci il tuo pensiero.
Impara a superare le debolezze.

2. Tendi spesso “a fare la vittima”?

Cerchi di convincere gli altri che porti il peso del mondo sulle spalle?
Che la vita con te è stata (particolarmente) spietata e crudele?

Vedi dovunque segnali (anche divini), che ti stanno dicendo di smetterla,
che sei ancora in tempo per fermarti.
Tutto attorno sembra ideato per sabotare e distruggere sul nascere i tuoi sforzi?

Devi lavorare ancora sodo sulla tua forza mentale

Così è facile.
È la scusa giusta per non iniziare alcun progetto.
È la tecnica perfetta per non raggiungere mai alcun traguardo.
Il metodo sicuro per non fare mai errori.

Un evento sfortunato non è la fine del mondo. Si può superare.
Serve a poco … mugolare e diffondere negatività intorno.

Le persone forti emotivamente sanno che la vita è un’alternanza di cose positive e negative.
Incontrano (anche loro come tutti) problemi nella vita.
Si assumono la responsabilità delle proprie azioni.

Si impegnano al massimo nella ricerca di soluzioni.
Raramente li sentirai lamentarsi e compiangersi.

3. Ti avveleni una bella giornata di sole per una critica o una battuta?

Metti il broncio alla minima osservazione?
Hai difficoltà a sorridere dei tuoi difetti?
Ti manca spirito di autocritica?

Se ti avveleni la giornata per un nonnulla, ti prendi sempre troppo sul serio,
ti innervosisce non appena ricevi una critica e metti il muso al primo dissenso (e lo tiene anche dei giorni)… devi lavorare sulla tua forza mentale.

Non riesci ad affrontare nulla e basta una piccola cosa per sprofondare.
Ci vuole tempo per riprenderti, ma non ti riprendi mai perché i rapporti nel frattempo sono “lievitati” e peggiorati.
È difficile,
quando sei così suscettibile a continui sbalzi emotivi.
È necessario lavorare sul controllo delle tue emozioni.

4. Valuta la tua forza mentale. Quanta fatica fai a dire NO?

Dire NO non è facile e mai piacevole.
Dire SI (senza essere convinto) è anche molto,
ma molto peggio.

Se cerchi di evitare i conflitti, spesso non fai altro che gonfiarli e peggiorarli.
Evita di dire “SI” per amicizia, timore o per mantenere pace e tranquillità,
rischi di perdere la fiducia degli altri.

Metti dei paletti o dei limiti da rispettare.
Le persone capiranno che possono facilmente approfittare della tua disponibilità
(e lo faranno).

A lungo andare diventa frustrante, castrante,
perdi autostima e motivazione.

Saper dire “NO” è un’abilità fondamentale se vuoi avere il pieno controllo della tua vita.

5. Ti accontenti anche se non sei contento? Quanto lotti per migliorarti?

Ti accontenti di stare con qualcuno solo per non stare da solo?
Il lavoro non è quello che vuoi ma quanto è dura cambiare?

Vorresti di meglio ma (oramai) hai familiarizzato con la mediocrità.
Sei entrato in intimità con la mediocrità.
Ti sei fatto amica la limitatezza.
La coccoli, la assecondi.

La forza mentale: ti accontenti di una vita “mediocre”?

Anche se hai capacità.
Competenza. E puoi meritare di più.
Non lotti.
Non lotti abbastanza.
Vai a letto tranquillo. Comodo. In comfort.

Almeno non lamentarti.
Come puoi lamentarti di scelte che in fondo sono tue?

Delusione professionale? Non rinunciare ai tuoi sogni.. mettili in stand by

delusione professionale

Foto di Pexels da Pixabay

Delusione professionale? Capita. Anche spesso …
Lanci il tuo progetto… finalmente! Ti è costato impegno, sacrificio…
Investimento di energie, tempo e …soldi. Tanti.
Poi capita qualcosa di inaspettato.

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Imprevedibile …che spazza tutto in un attimo…si squagli come neve-al-sole.
E ti lascia basito…inebetito. “Trombato” dalla vita.
Lasciandoti briciole di desideri e frammenti di grandi visioni.
Capita.

Se ti è successo sai cosa intendo!

Continuare a sperare quando l’obiettivo si allontana,
sognare nonostante le speranze disattese è tutt’altro che facile.
Ansia e delusione prendono il sopravvento.
Tutte le certezze crollano.

Spesso non arriviamo ai nostri traguardi seguendo un percorso uniforme.
La strada non è lineare.

Spesso,
per arrivare all’obiettivo siamo costretti ad allungare la via.
Ciascuno di noi prende traiettorie professionali differenti

“Ognuno col suo viaggio
Ognuno diverso.
E ognuno in fondo perso
Dentro i fatti suoi”

per dirla alla Vasco!

Non c’è un modo giusto e uno sbagliato!

Ognuno arriva con il suo “passo”.
Ci sono forze esterne che spesso interferiscono con la nostra ideale traiettoria lineare.

Infatti,
spesso incappiamo in cambiamenti di carriera.
Battute d’arresto e momenti d’involuzione che ci mandano al tappeto.
Ci fanno a pezzi, demolendo la nostra autostima.
Le nostre certezze.

L’importa è COME affronti gli ostacoli.
Come superi la delusione professionale.

Sulla tua strada troverai ostacoli inaspettati e improvvisi, alcuni facilmente superabili e altri che ti porteranno lacrime (e bruciori di stomaco).

Di volta in volta scoprirai che, ciò che conta non è la natura degli ostacoli, ma piuttosto come ti approcci,
come reagisci e cosa impari.

Gli ostacoli, gli errori ti aiutano a “correggere il tiro”. Insegnano cosa non funziona.
Cosa fare di diverso la prossima volta.
Se hai sbagliato, se hai fallito, aspetta …

non mollare, provaci ancora!

Prenditi una pausa, ricarica le pile e continua. Riprova ancora!
Più provi a fare qualcosa, prima arriverai “a farlo bene”.

I fallimenti sono (davvero) i gradini per avere successo professionale.
Non essere paralizzato dai tuoi tracolli.
La vita è imprevedibile.


Pensa che anche Google è incappato in diversi progetti falliti.
Nel corso della sua attività Google ha avviato e chiuso ben 44 servizi.
Non pochi vero?

Qualcuno li ha riuniti in una pagina (puoi anche leggere le motivazioni legate alla chiusura di ogni singolo progetto)

Se capita anche al “grande” Google, figuriamoci a noi!

Quello che è importante è sviluppare un atteggiamento che abbracci il cambiamento.
Trasformando il fallimento in opportunità di apprendimento.
La delusione professionale in un processo di crescita.
Dai! Riprendi il tuo cammino!

“Tu mi vedi così ..ma non sono la donna forte che pensi” – parte 2

la donna forte

Foto di Matteo Venturella da Pixabay

Dire NO è indispensabile per affermarsi

“Le due parole più brevi e più antiche, SI e NO,
sono quelle che richiedono maggior riflessione.”

Pitagora

Siamo sinceri … dire “NO” non è facile. Mai piacevole.
Ma dire “SI”, senza essere convinta è depotenziante.

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Se eviti di dire “NO” per amicizia, timore o per mantenere la pace, perdi la fiducia e la stima delle persone,
dai un’immagine di te influenzabile.
Accondiscendente.

Se non metti dei paletti o dei limiti da rispettare, le persone capiranno che possono facilmente metterti i piedi in testa. Approfittare della tua disponibilità.
E credimi, lo faranno …

A lungo andare diventa frustrante e bloccante.
Perdi autostima.

Inizia a dire NO più spesso.
Comincia già da oggi, allenati a dire “NO”.
In un primo momento, sarai molto ansiosa, ma alla fine ti sentirai bene.
Libera.

Comunica in modo semplice e diretto

Quando stai affermando te stessa, meno parole dirai, più semplice sarà.

Non c’è bisogno di spiegazioni elaborate o serpeggianti.
Cerca di evitare risposte ambigue o poco chiare.

Non ti perdere in chiacchiere, dando mille spiegazioni del perché vuoi/non vuoi una determinata cosa.
Ferma e diretta.
Così… brava!

Non scusarti, non provare vergogna, non sentirti in colpa per aver espresso un bisogno, desiderio o diritto.
 


 
Diventa la donna forte che desideri essere.
Affermarsi, non ha nulla a che vedere con l’essere educata o ferire i sentimenti dell’altra persona.

Non sei responsabile dei problemi degli altri e (tanto meno) delle loro reazioni.
Non c’è bisogno di giustificare la tua opinione o scelta.
È il tuo bisogno di piacere che ti spinge ad assicurarsi che tutti “siano d’accordo” con le tue scelte.

Sentirti obbligata a dare una giustificazione per ogni tua opinione o scelta,
è come chiedere agli altri il permesso di “vivere” la tua vita.

Impara a essere perseverante

Se l’altra persona reagisce male, se qualcuno è in disaccordo rispetto la tua scelta, parere o richiesta, non arrabbiarti e non metterti sulla difensiva.

Mantieni il sangue freddo.
Rimani fredda, calmati e non mollare.

Devi essere persistente.
Mantieni la tua posizione anche quando le persone ti invitano a rifiutare o ritrattare ciò che hai detto.

Ad esempio, se chiami il servizio clienti della banca e non ti risolvono il problema,
anziché dire: “Oh, non c’è niente che io possa fare. Almeno ci ho provato “,
chiedi se è possibile parlare con il manager. Non mollare subito.
Insisti.

La paura di fallire ti impedirà di avanzare.
Se ti angosci di ciò che può andare storto, non progredisci.
 

Diventa la donna forte che desideri essere. Investi tempo ed energia

Sii entusiasta di una nuova sfida. Sii coraggiosa.
Almeno un po’.

Prenditi qualche rischio.
Decidi di essere più visibile al lavoro. Diventa la donna forte che desideri essere.

Preparati domande durante le riunioni. Sii più audace nella tua rete sociale.
Usa i tuoi punti di forza.
In ogni situazione.
Sempre.

Ricorda che … parlare dei tuoi successi e realizzazioni, non è vanagloria.
Arroganza o presunzione.
Quando si parla di un risultato, è un dato di fatto!

Non aver paura di affermarti.
Non aver vergogna di descriverti come una professionista informata, disponibile e competente.
Spiegare come hai risolto un problema, hai ultimato quel progetto, imparato una nuova abilità … non è arroganza!

Prenditi il merito di quello che sai fare bene.
Faccio il tifo per te!

“Tu mi vedi così ..ma non sono la donna forte che pensi” – parte 1

donna forte

Foto di Matteo Venturella da Pixabay

Una dichiarazione.
Una sorta di “coming out”.
Un liberarsi… un “uscire allo scoperto” …

Durante il percorso di coaching,
molte donne professioniste (anche se molto competenti, intelligenti, smart, belle, ecc.…) “dichiarano” la loro mancanza di fiducia. Non “sentirsi” una donna forte.

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Asseriscono che spesso si “trattengono” (invase dal dubbio) e non osano (per mancanza di fiducia).
Hanno paura. Di prendersi il merito.
Di proporsi.

Odiano promuoversi, dover parlare di sé stesse, perché lo vedono come “vantarsi”.
Lodarsi.
Confondono l’affermazione di sé stesse, con “l’arrampicata sociale” fatte di gomitate e colpi bassi.

Spesso le donne perdono opportunità, che non riescono a cogliere

Non sono felici.
E come potrebbero?
Si sentono bloccate, frustrate e insoddisfatte.

C’è chi si sente troppo buona, in dovere di dire sempre SI,
chi non osa chiedere la promozione come team leader, si sente troppo giovane e inesperta,
chi superata (a 42 anni?), chi non ancora pronta (lo sarà mai?),
sull’orlo di una crisi di nervi … un vulcano pronto a esplodere.

E adesso?
Non pensi sia arrivato il momento di lavorare su te stessa?
 

Non aspettare che qualcuno si affermi o risolva i problemi al posto tuo

Se c’è qualcosa che deve cambiare nella tua vita,
devi prendere provvedimenti.

Se non sei felice,
tu sei responsabile per le conseguenze delle tue azioni.
Solo tu.

Affermarsi vuol dire (anche) assumersi le responsabilità delle conseguenze,
qualunque cosa accada.

Affrontare le conseguenze però è molto meglio che vivere una vita a metà,
compiacente o arrendevole.

Affermare sé stessi, essere una donna forte, richiede tempo

Non pensare che lo diventerai magicamente, semplicemente leggendo quest’articolo.
Un libro. Frequentando un corso.
Oppure dopo 2 sessioni di personal coaching.

Ti serve tempo e pratica.

Avrai giorni buoni e giorni cattivi (dove ti sembrerà che le cose anziché migliorare, peggiorano).
Basta essere determinati … e i risultati arriveranno.
 


 
Comincia in “piccolo”.
Con le situazioni più semplici, a basso rischio.

La ragazza che (con aria innocente) ti scavalca alla cassa del supermarket, il venditore furbetto che ti vuole intortare, l’amica che ti chiama solo quando le fa comodo.

Inizia con un “primo” NO, una precisazione su qualcosa che non ti piace. Un rifiuto gentile.
Piccoli passi verso il cambiamento.

Una volta che ti sentirai a tuo agio in queste situazioni a basso rischio,
potrai iniziare ad alzare l’asticella. Un po’ alla volta.

Non pretendere che le persone leggano nella tua mente

Non pretendere che siano gli altri a riconoscere i tuoi bisogni e desideri,
senza dover dire una parola.

La lettura del pensiero non è ancora possibile.

Se vuoi qualcosa, chiedilo.
Qualcosa ti dà fastidio? Dillo.
Se qualcuno non si comporta benechiedi spiegazioni.

Mai dare per scontato che gli altri conoscano ogni tuo bisogno o necessità.
Mai dare per scontato che gli altri intuiscano,
intendano, percepiscano.

Non dare mai nulla per scontato.

Non sentirti responsabile di come gli altri si sentono o si comportano

Se solo immaginassi quanto stress e ansia ti lasceresti alle spalle …

Evita di crogiolarti in logorante attesa per capire se qualcuno è contento della tua scelta o opinione.
Se il tuo desiderio è in linea con la volontà degli altri.

Non devi assicurarti che gli altri siano felici, anche se questo significa essere tu infelice.
Non è compito tuo controllare o preoccuparti del comportamento altrui.
Sei unicamente responsabile di come ti comporti e ti senti tu.

Essere una donna forte non vuol dire essere una stronza egoista.
Oppure non prendere in considerazione i sentimenti degli altri.

Significa solo smettere di essere così eccessivamente premurose,
non calpestare i tuoi valori per timore di turbare o offendere qualcuno.

Lascia agli altri la libertà di decidere di essere felici, sconvolti o offesi.
Questa è la loro responsabilità, non la tua.

5 pensieri irrazionali che ti assalgono quando il tuo collega diventa il tuo capo

collega che diventa capo

Foto di adamova1210 da Pixabay

Cambiamenti e ristrutturazioni portano variazioni nei rapporti professionali.
Possono suscitare molti sentimenti ed emozioni irrazionali.

Ecco 5 pensieri depotenzianti che potrebbero inghiottirti se il tuo collega diventa capo:

1. “Perché non io?”

Tutti pretendiamo che le promozioni premino solo le persone più talentuose, laboriose e meritevoli,
ma l’esperienza ci dice che non sempre così.
Anzi.

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Il collega che diventa capo … ha fatto un passo avanti. E tu?
Un passo indietro!
Il successo di qualcun altro, non equivale al tuo fallimento.

La tua prima reazione potrebbe essere quella di rispolverare il CV e pianificare di lasciare l’azienda (traditrice) appena possibile.

Non lasciare che questa battuta d’arresto faccia saltare tutto!
Questa non è stata l’occasione giusta per te.
Verrà il tuo momento.

2. “Non mi tengono mai in considerazione”

La maggior parte delle persone ha paura di non essere vista, notata,
ascoltata.

Quando il tuo collega diventa il tuo capo, un pezzo di mondo può … crollare!

Ti vengono -improvvisamente- in mente tutte le mancanze di considerazione che hai subito in azienda:
– il follow-up che non hai mai ricevuto
– il collega che non ha risposto alla tua mail
– il capo che non ha dato seguito alla tua richiesta
– ecc …
 

 
Questo è frustrante, scoraggiante.

Sei sicuro che il tuo lavoro è prezioso.
Sai che quello che stai facendo è utile, se solo qualcuno lo notasse.
Eppure, niente … tutto tace!

La mania fa galoppare la fantasia (in negativo ovviamente).
Porta a vedere fantasmi ovunque.

Non sono pochi i professionisti che da questi segnali (complice anche lo stress) si lasciano inghiottire e lentamente consumare … nel fisico e nell’anima!

3. “Per me non c’è speranza”

È tutto finito.
Quanto valgo poco!

In questi momenti sembra che la promozione del tuo collega sia … l’ultima promozione possibile sulla faccia della Terra.

Non trasformare la bocciatura in un’esperienza devastante.
Non massacrare la tua autostima.

Il tuo critico interiore sarà pazzo di gioia… ti dirà che non sei capace, che sei appagato, poco determinato.
Non ci sarà mai più un’altra opportunità di avanzamento per te!

Piuttosto che considerare questa esperienza catastrofica,
riconoscila per quello che è … una (grande) delusione.
Inquadrala come un’opportunità per imparare e crescere.

Prova a vedere la bocciatura da una diversa angolazione.
Forse c’erano -davvero- buone ragioni per cui non hai ottenuto la promozione.
 

4. “L’amicizia è finita con il collega che diventa capo”

Che fantastica amicizia … terminata.
Che peccato!

Ora che lui/lei è salita in alto,
sei convinto che la tua amicizia sia arrivata alla fine.

In effetti…il rapporto cambierà.
È inevitabile. Almeno un po’.
Questo è prevedibile.

Puoi assolutamente essere amichevole con quella persona -che ora è il tuo superiore- purché tu rimanga professionale e rispettoso.

Quando il collega diventa capo,
si instaurano nuove dinamiche, differenti obiettivi, diversa responsabilità.

Il tuo (oramai ex) collega avrà nuove pressioni.
Potrebbe prendere decisioni che potrebbero non piacerti.

Anche se qualche tempo prima, avevate condiviso lo stesso malcontento sul modo di lavorare …
adesso è meglio trattenersi con le lamentele.

Se ti fa domande sull’ambiente di lavoro,
parlane onestamente ma fallo in modo professionale e costruttivo.

5. “Wooo!! Il lavoro diventerà molto più semplice”

Ora che condividi un legame stretto con qualcuno dei piani-alti,
è facile pensare di avere bonus per l’incolumità.

Potrai finalmente uscire 20 min. prima per andare a prendere tua figlia a scuola?
Lo capirà sicuramente!
Potrai chiedere al tuo amico-capo di non lavorare su quel progetto così noioso. Ne hai parlato per mesi!
Potrai chiedere …stop!
Non potresti essere più lontano dalla verità.

Solo perché il collega che diventa capo è salito gerarchicamente,
questo non ti dà il permesso di rilassarti, non rispettare le scadenze e le aspettative.

Il tuo amico (come tutti i superiori) apprezzerà i collaboratori che rispettano le scadenze,
sono puntuali e lavorano in modo efficace.

E allora? Cosa fare? Con il collega che diventa capo?

Può anche accadere che questo cambiamento crei un’energia negativa all’interno del team.
Il tuo capo-collega potrebbe essere costretto a tagliare del tutto i rapporti sociali.
Chi può dirlo?

Non cambiare immediatamente il tuo atteggiamento.

Lascia a lui/lei determinare il nuovo rapporto,
stabilire le nuove dinamiche e il nuovo approccio.

Probabile che prenderà del tempo per decidere come comunicare e come gestire il nuovo ruolo.

Anche se potrebbe essere un po’ imbarazzante,
discuterne e ricercare soluzioni costruttive è la miglior cosa!

Oppure, pur continuando ad essere amichevole, il neo-capo farà un passo indietro. Non socializzerà più come prima con te e con il team.

Cerca di non prenderla a male e non biasimarlo, se succede.
Ci sta.

Autostima al lavoro: il lato oscuro dell’eccessiva fiducia in sé

autostima al lavoro:

Foto di Vitabello da Pixabay

Non sono poche le persone che si sentono le più capaci e competenti,
che sono convinte che la loro personalità sia superiore e che le loro intuizioni siano più brillanti di quelle degli altri.

Sono (in effetti) intelligenti e smart, capaci e competenti, ma molto spesso hanno già tutte le risposte,
non ascoltano e non ammettono mai di aver sbagliato.

Basta chiedere e ti illuminano con la “luce del sapere”.

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La sicurezza in se stessi è una qualità necessaria.
Una buona dose di autostima è fondamentale per affrontare le sfide, far carriera, superare gli ostacoli ed emergere in questo Mercato sempre più competitivo.

Tuttavia,
c’è il lato oscuro dell’eccessiva fiducia in sé.

Troppa fiducia può accrescere esageratamente l’ego e può diventare boria.
Presunzione, supponenza.
Spacconeria.

Autostima al lavoro: consapevolizza i tuoi limiti

Quando sei intelligente e capace è facile pensare di essere “al centro del mondo” e che gli altri siano solo un supporto o una scocciatura.

Invece la realtà è che i rapporti professionali contano, eccome!
Le persone con cui lavori (i colleghi o il team) sono la chiave del tuo successo.

“Ammettere” i tuoi limiti è accettare di non essere perfetto, di non avere tutte le competenze.
È il primo passo verso il tuo successo.

Ecco 14 chiavi dell’autostima al lavoro:

1. Essere intelligenti e capaci non sempre significa avere una carriera appagante!

2. Autostima al lavoro: l’eccesso di ego è il motivo principale del fallimento dei leader.

3. Essere troppo pessimisti è limitante. Essere troppo fiduciosi è pericoloso.

4. Ascolta chi ti circonda. L’umiltà è la caratteristica più sottovalutata nella leadership.

 


 

5. Più fai previsioni corrette, più diventi fiducioso. Non scordare ..che in molti casi sei stato solo fortunato

6. Non essere così sicuro di te stesso da non pensare alla possibilità di fallimento.

7. Gli errori forniscono importanti opportunità di apprendimento. Ignorandoli, non otterrai beneficio.

8. Un eccesso di fiducia può renderti cieco-e-sordo. Può portarti a ignorare i consigli, i feedback e le critiche

9. Riconosci il ruolo della fortuna. Il duro lavoro è importante, ma il fato gioca un ruolo importante.

10.In tempi di crisi, abbiamo bisogno di leader che sono umili e disposti ad ascoltare” Michael Hyatt

11. Non puoi evitare i rischi se vuoi crescere, ma l’eccesso di fiducia può convincerti a prenderne troppi.

12. Se credi di non avere più nulla da scoprire e di aver finito di imparare .. hai ragione, hai finito!

 

 

13. Sono caduti in tanti. Sono caduti (anche) i migliori. Perché non dovrebbe accadere anche a te? O a me?

14. “A me non succederà mai!” .. disse il giovane leader prima di prendere il palo!

Non sono poche le persone brillanti e capaci che mi contattano perché lamentano una carriera poco soddisfacente a causa di comportamenti sproporzionati che hanno pregiudicato il rapporto con il capo, il team e i colleghi.

Oppure che non si sono più riprese da “trombate” che hanno creato dubbi e perplessità sulle proprie (reali) capacità.

Il mio proposito di coach è aiutarti a potenziare le tue doti e la tua leadership in modo da permetterti di entrare nel tuo ufficio ogni giorno più carico e fiducioso che mai.
Ce la farai!

18 spunti per aumentare la tua presenza carismatica al lavoro

la presenza carismatica

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Rispondendo a “Che cosa invidiava a Magic Johnson?” Larry Bird rispose:
“Il carisma.
Gli bastava entrare in una stanza, sorridere a tutti,
e li aveva tutti nel palmo della mano.”

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Alcune persone illuminano la stanza con il solo passaggio.
Nascono (beate loro) con la presenza carismatica.
Con il dono della bellezza, del talento.

La maggior parte delle persone è convinta (sbagliando in maniera clamorosa) che avere carisma sia solo legato al successo, alla bellezza, all’immagine vincente, al parlare con disinvoltura ed espressività, al vestito trendy.

La presenza carismatica si può “allenare”

Riguarda l’essere veramente coinvolti con gli altri. Mostrare all’altra persona la tua completa attenzione.

Il segreto del carisma non è strombazzare le tue buone qualità, ma far sentire  importante la persona con la quale interagisci.

Ecco 18 modi efficaci per aumentare la presenza carismatica:

1. L’attenzione degli altri non si pretende, si guadagna.

2. Ricorda che le persone non si preoccupano degli altri, tranne se non hanno qualcosa da “guadagnare” (in termini di autostima, piacere, importanza, ecc.…)

3. Sii te stesso. L’autenticità paga.

 


 

4. Sorridi senza forzatura e senza esagerazione. Solo per comunicare la tua sicurezza.

5. La presenza carismatica inizia nella tua mente. Se senti che la tua mente è da qualche altra parte, riportala al qui-e-ora.

6. Non parlare di te. A meno che non ti venga richiesto esplicitamente.

7. Non hai niente da dimostrare .. quindi nessun motivo per sentirti a disagio.

8. Semplice e conciso. Non usare tante parole se ne bastano poche.

9. Offri la tua piena attenzione. Solo grazie a questo dono, gli altri ti cercheranno e ti ricorderanno.

10. Tutti vogliono essere ascoltati, aiuta a sentirsi apprezzati e valorizzati. Il silenzio è carisma.

11. Trova il tuo stile, la cura del dettaglio e la voglia di non assomigliare alla massa. Non serve il “marchio” ma personalità.

12. Rilassati. Niente stress. Non camminare troppo frettolosamente, non mangiare rapidamente, non parlare velocemente.

13. Non parlare di problemi. Tranne in casi di grande confidenza.

14. Se non hai niente da dire… se non sai cosa-dire o come-dirlo… non parlare.

15. Il silenzio è forza, saggezza … magia. Più ascolti, più diventi carismatico.

16. Una persona carismatica non è un clone. Per questo ha le sue opinioni, la sua visione del mondo, la sua risposta a “domande importanti”.

17. Imposta il cellulare in modalità silenziosa e nascondilo. Riduce la tentazione di controllarlo. Invia un messaggio forte alla persona: avrà la tua completa attenzione.

18. Non pensare a cosa rispondere.. mentre la persona sta ancora parlando.

Mancanza di rispetto: 7 segnali evidenti che i colleghi non ti considerano – 2

mancanza di rispetto

Foto di Pexels da Pixabay

4. Sei invisibile

Ti senti come se fossi invisibile.
No, non hai il super-potere di uno dei fantastici 4.

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Se nessuno risponde alle tue chiamate o alle tue e-mail,
se ricevi ripetutamente la scusa “Sono occupato” o dicono che la tua e-mail si è “persa nello spam”,
il problema è che non piaci.

Nessuno ascolta le tue proposte durante le riunioni.
Ti senti come se non “aggiungessi mai valore alla conversazione”.

Non prenderti in giro.
Le persone che non ti ascoltano… non ti prendono sul serio!

5. Sei sempre out

Non sei incluso in mail, riunioni e conversazioni.
Ma anche per aperitivi e meeting.

Se non sei incluso in una o due e-mail, non farne un dramma!
Probabilmente è solo una svista.

Ma se senti di essere regolarmente escluso,
allora può essere un problema di mancanza di rispetto.

6. Le tue idee vengono regolarmente rubate

Non c’è niente di più frustrante di un collega che si prende il merito del tuo lavoro.
Oppure ruba con un escamotage la tua grande idea.

A volte accade in un ambiente di lavoro frenetico.
Tuttavia, se succede spesso,
è un segnale evidente di mancanza di rispetto nei tuoi confronti.

7. Il tuo tempo non è considerato

Quando rispetti qualcuno, consideri il suo tempo prezioso.

Il collega che continua a interrompere il flusso del tuo lavoro,
e con la scusa di “rubarti qualche secondo” tenta di scaricarti il suo lavoro non solo è ottuso.
È irrispettoso del tuo tempo.

Se senti mancanza di rispetto sul lavoro, non limitarti.  Affronta la questione.

Valuta onestamente …
Sei troppo sensibile?
Stai esagerando?
Il tutto si riduce a singoli episodi?

La mancanza di rispetto può frenare la tua carriera

Essere fiducioso sul lavoro influenzerà il tuo percorso professionale e il modo in cui comunichi con i colleghi.

Nella maggior parte dei casi,
se rileviamo la mancanza di rispetto, reagiamo a un comportamento che giudichiamo irrispettoso,
pensando che l’altra persona l’abbia fatto apposta per darci fastidio e crearci disagio.

A volte questo senso d’insoddisfazione è esternato,
altre volte ci si chiude nel mutismo e ci trasformiamo lentamente in persone piene di rancore e di malinconia.
 


 
Raramente si affronta la questione in maniera aperta e positiva,
cercando di spiegare alle persone le nostre motivazioni,
invitandole a evitare di ripetere le stesse situazioni in futuro.

Un percorso di coaching può esserti molto utile per potenziare al massimo la tua autostima, il tuo approccio, il modo di comunicare con gli altri.
Superare la difficoltà a dire NO, a confrontarsi e affermarsi.

Imparare a comunicare in modo chiaro e diretto per superare la mancanza di rispetto.

Mancanza di rispetto: 7 segnali evidenti che i colleghi non ti considerano – 1

mancanza di rispetto

Foto di Pexels da Pixabay

A volte senti solo freddezza.
Altre volte mancanza di disponibilità e senso di calore.
Altre volte ancora vere e proprie mancanza di considerazione.

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Non sono poche le persone che avvertono la mancanza di rispetto sul luogo di lavoro.
Si accontentano, accettano una retribuzione inferiore, si mordono la lingua perché pensano di essere già fortunate ad avere un lavoro.
E spesso è tristemente così.

Non dovremmo mai tollerare la mancanza di rispetto sul luogo di lavoro

Una volta attraversata la linea, è il momento di fare/dire qualcosa.

Se qualcuno al lavoro ti mette a disagio,
puoi comunque affrontarlo, minimizzando le possibilità di ritorsioni.

Se non ti senti a tuo agio nel dire qualcosa, va bene lo stesso.
L’importante è non interiorizzare i maltrattamenti e gli sgarbi ricevuti.

Se i tuoi colleghi ti mancano di rispetto,
dovrai prima di tutto riconoscerlo … e poi prendere le adeguate contromisure.

Ecco 7 segnali evidenti che non stai ottenendo il rispetto che meriti sul posto di lavoro:

1. Colleghi -non autorizzati- criticano le tue scelte e le tue azioni

Quando commetti un errore,
dovresti prepararti alla “lavata di testa” del tuo capo.

Ti chiamerà nel suo ufficio per darti un feedback negativo… niente di strano.
Ci sta.
 


 
Ma se la critica la muove qualcuno gerarchicamente al-di-sotto-di-te o di un reparto completamente diverso… è diverso. Questo tipo di intrusione se reiterata minerà la tua credibilità e diminuirà la tua sicurezza sul lavoro.

Non lasciare che la tua autorità venga costantemente messa in discussione.
Prendi atto che è un segnale che il collega non ti sta prendono sul serio.
Sei stato preso di mira.

L’opzione migliore è quella di cercare un incontro privato con la persona in questione.
Ricorda … il comportamento sminuente non è mai accettabile.

2. Atteggiamento poco/per nulla rispettoso

Non sei ascoltato,
sei costantemente interrotto, la persona è distratta, non c’è contatto visivo,
risatine o frasi come “Certo!” o “Fantastico!” con rotolamento degli occhi (come dire “Che palle¨).

I tuoi colleghi vorrebbero che la conversazione terminasse il più presto possibile.

Sono tutti segni piuttosto negativi e poco rispettosi.
È una mancanza di rispetto.
C’è poco da aggiungere!

3. Sei il soggetto principale del gossip

Il gossip fa parte della “vita” di ogni ufficio.

A rotazione tutti vengono regolarmente spettegolati,
ma essere costantemente l’attore protagonista del chiacchiericcio da ufficio non è certo una bella cosa.

Se i tuoi colleghi parlano spesso alle tue spalle, probabilmente anche tu ci “hai messo del tuo”,
hai fatto qualcosa sul lavoro (o forse nella tua vita personale) che ha dato il via ai pettegolezzi.

Se i tuoi colleghi sparlano costantemente della tua vita personale o professionale è un segno che non stai ottenendo il rispetto che meriti.
 

Come ispirare fiducia a una persona che non ti conosce -in pochi secondi-

ispirare fiducia

Claudio mi ha chiesto:
“ … ho un colloquio a metà settembre.
Dammi un suggerimento…come faccio a ispirare fiducia a una persona che non mi conosce?”
.

Anche Sarah chiede spunti su …
“ … come poter ispirare subito fiducia alle persone. Lavoro per un’Assicurazione. Una grande”.

Che sia per un colloquio di lavoro,
la vendita di un servizio o di un prodotto,
una proposta di collaborazione, di partnership,
poco importa …

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La fiducia è una cosa seria.

È alla base dell’amicizia, del lavoro, dell’amore, della stima: si può guadagnare,
non si può imporre.

È difficile da conquistare,
facile da perdere.
Impossibile da riconquistare quando è stata tradita.

È possibile creare ispirare fiducia grazie a una tecnica?

È pensabile creare fiducia tramite una sequenza stabilita di movimenti?
Un susseguirsi di posture convincenti?
Frasi persuasive?

Seguendo con precisione uno schema stabilito (fai prima questo … poi dici quello … ecco così bravo!) e incorniciando il tutto in un bel sorriso di circostanza?

La fiducia è empatia.
Interesse reale.
È un tasto emotivo molto sensibile per ognuno di noi.

Così come non si costruisce un rapporto d’amore in pochi minuti.
Così non è possibile creare un clima di fiducia in pochi secondi.

Allora .. come conquistare la fiducia di chi non ci conosce?

La fiducia non si acquista per mezzo della forza.
Neppure si ottiene con le sole dichiarazioni.
La fiducia bisogna meritarla con gesti e fatti concreti.”
Karol Wojtyla

È fondamentale …
essere sinceri, appassionati del lavoro che facciamo.

Ascoltare con attenzione le persone, essere attenti ai loro bisogni,
cercare di aiutare e non pensare (solo) a vendere/venderci …

A quel punto, tutte le astuzie, tecniche e tattiche non serviranno più!

Inoltre tieni presente che …

Le persone non sono attratte da chi si sforza di conquistare la fiducia

Nella maggior parte dei casi non siamo attratti da persone che fanno di tutto per piacere. Impressionare.
Conquistare la nostra fiducia.

Di solito le persone che si sforzano di piacere sono in qualche modo deboli o poco sicure di sé.
Hanno il bisogno di piacere e di “conquistare” l’affetto.
L’approvazione degli altri. Leggi il post per approfondire.

Nel caso della vendita …

 

Metti i tuoi clienti al centro del processo di vendita.
Aiutali – con una consulenza o servizio competente– a risolvere i loro problemi e soddisfare i loro desideri.

Con una comunicazione semplice, trasparente e onesta, offri sempre la massima chiarezza su prezzo, garanzia, reso, qualità, supplementi, firme, contratto, postille ecc …

Diventa per loro, un punto di riferimento concreto e fidato.
Ti ripagheranno con la loro fedeltà e tutta la loro fiducia.

“La banca ha fiducia in te,
però ti chiedono i documenti per accettare i tuoi soldi e ti prestano una biro legata a una catenella”.

Beppe Grillo

Nel caso di un colloquio di lavoro …

Semplicità è la parola d’ordine.
Tieni pronte risposte, spiegazioni e soluzioni.
Non mentire, non esagerare, sii te stesso.
Instaura un dialogo chiaro.

Risolvi tutti gli – eventuali – dubbi del potenziale datore di lavoro.
Non sorvolare o nascondere argomenti delicati e spinosi,
per esempio il classico “buco” nel CV.

Per ispirare fiducia ti serve coraggio e umiltà.
Palle.

“Che cosa fare della mia vita?” Domanda, invocazione o insoddisfazione – parte 2

che cosa fare della mia vita

Foto di engin akyurt da Pixabay

“Se tu fallissi, potresti essere deluso, ma sarai dannato se non provi.”

Questa frase di Beverly Sills ci invita a provare, altrimenti non possiamo crescere e avere successo.
E sarai tormentato dai rimorsi e rimpianti.

Nessuno – ripeto nessuno – ha raggiunto ricchezza, fama e successo senza cadute, spesso gravi, ma anche errori ingenui ed evitabili.
Errori che riportano (amaramente) al punto di partenza.

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Ma quando torni indietro, hai però un vantaggio … provarci di nuovo perché conosci già la strada.
Puoi tornare al punto (dove ti sei bloccato) più velocemente e spingerti oltre l’ostacolo con rinnovata energia.

Che cosa fare della mia vita?
Cosa ti blocca?
Cosa ti tiene a terra?
Paura?
Paura di sbagliare … di fallire?
Di esser deriso? Criticato?
Di aver deluso le aspettative?

Ricorda che …
rinunciare per paura di fallire è il fallimento più amaro!

Fai il primo passo, anche se hai paura di fallire

Hai un’idea …
ma cominci a ritardare, aspettare, pensare, perfezionare e modificare, fino a quando ti rendi conto che … qualcun altro è già partito e ti ha superato da un pezzo.
E butti la spugna.

Se rinunci quando fallisci, non imparerai mai nulla.

 


 
Se guardi al fallimento come un’opportunità, come l’inizio di un nuovo viaggio …
scoprirai che l’esperienza ti aiuterà e la prossima volta che farai la stessa cosa, la farai molto meglio.

Ma se non provi, non lo saprai mai.
Demordere a prescindere … è il fallimento peggiore!

Le circostanze sfavorevoli … plasmano il tuo carattere

Sono tantissime le persone che incolpano le loro carriere miserevoli per le circostanze difficili in cui si dibattono.
“Ho avuto un’infanzia difficile … nessuno ha creduto in me …
ecco perché non ce lo fatta.”

Eppure non sono poche le persone di successo che rivelano …
“Ho avuto un’infanzia difficile … nessuno ha creduto in me …
ecco perché ce lo fatta!”

Le circostanze che hai vissuto rivelano chi-sei, le tue convinzioni e il tuo atteggiamento,
cosa otterrai (o no) dalla vita.

Non rotolarti nel dilemma “Che cosa fare della mia vita?” … conta solo il tuo atteggiamento!

Poco importa se decidi di lavorare nel sociale, lanciarti come influencer o aprire un agriturismo nella cascina che hai ereditato dal nonno …
quello che più conta è il tuo atteggiamento e le tue convinzioni.

Come vedi te stesso e cosa vuoi ottenere.

Una volta che hai deciso dove vuoi andare, chi vuoi essere e cosa vuoi fare …
sarà impossibile fermarti.

“Che cosa fare della mia vita”  avrà la sua risposta!

Piuttosto chiediti … quanto riesci a perseverare di fronte gli ostacoli?

La maggior parte delle persone getta via sogni e obiettivi, perché si arrende al primo ostacolo o difficoltà.

Se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo o una botta di culo, potresti non aver mai allenato i “muscoli” della perseveranza, necessari quando la strada si fa in salita.

Invece di mettere energia e tempo per superare difficoltà e impedimenti … potresti prendere l’ostacolo come un segnale che non sei “capace”, che non sei “tagliato” e …
mollare di schianto.

La perseveranza è la differenza tra successo e fallimento

Devi imparare da quelle persone che hanno sempre dovuto lavorare sodo.
Hanno sviluppato determinazione, costanza e forza di volontà per padroneggiare una nuova abilità o superare un ostacolo.

Non si raggiunge il traguardo senza fatica, senza un impegno straordinario.
 


 
All’inizio – se non sei abituato – troverai difficoltà.
Dopo varie volte – tale sforzo – diventa naturale e istintivo.

Quando la salita si fa dura, quando (sembra) che non c’è alcuna ragione di continuare,
quando tutto intorno a te invita a mollare, arrendersi, rinunciare, a non continuare …
proprio a quel punto che se vuoi ottenere qualcosa dalla vita,
devi perseverare.

La chiave non è che COSA fare della tua vita ma piuttosto COME affrontare la tua vita

Sei disposto a lavorare intensamente?
A non cedere alle difficoltà?
Sei disposto a cadere e rialzarti? Sempre ogni volta?
Dove trovare la forza per andare avanti?
Mettere in discussione le tue credenze e le tue certezze?

Devi trovare la forza di percorrere ancora qualche altro metro.
E andare avanti.

La perseveranza è quella dote che ti permette di andare oltre la fatica e le circostanze.
Ti permette di superare un fallimento, un ribaltamento, un passo falso, un colpo di sfiga,
recuperare da un infortunio, se sei uno sportivo.

Con la perseveranza, verrà il risultato

Una forte motivazione aiuta a vincere molte difficoltà.
Uno sforzo affannoso o occasionale non sarà di nessun valore.

Per ottenere risultati devi applicarti tutti i giorni, fino a quando diventerà un’abitudine.
Perseveranza vuol dire “attaccare” giorno dopo giorno.

Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada.

Non puntare solo sulla competenza e gli studi

Anche il solo talento non è sufficiente.
Occorre duro lavoro e tenacia.
Perseveranza.
Grinta.

“Arrivare da qualche parte nella vita” non è solo questione di talento, intelligenza, bellezza.
Tra una persona talentuosa senza tenacia e un’altra perseverante ma senza talento, probabilmente sarà quest’ultima a ottenere i risultati migliori. Leggi post.

E adesso che lo sai anche tu … che cosa fare della mia vita?
Davanti al prossimo ostacolo non paralizzarti … pazienza e perseveranza.
Riprova.
Credimi.
Ce la farai!

“Cosa fare della mia vita?” Domanda, invocazione o insoddisfazione – parte 1

che cosa fare della mia vita

Foto di engin akyurt da Pixabay

“Cosa fare della mia vita?
“Tranquillo, un giorno lo capirai “
” Fidati della vita. Sei esattamente, dove dovresti essere”
“Vedo in te grandi potenzialità, se ci credi, ce la fai”
“Yes, you can!”

Potrei continuare con le frasi a effetto.
Ma mi fermo qui.

Mah! Non so che dire …

A certe domande non puoi rispondere con slogan e frasi fatte

La domanda “cosa fare della mia vita” lascia un retrogusto acidulo.

Questa sensazione – poi – diventa particolarmente acuta quando accade qualcosa di inaspettato – un licenziamento a sorpresa, una promozione negata, ecc – che ha un impatto sul lavoro, sulla carriera.
Sulla vita.

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Se stai leggendo questo articolo, c’è qualcosa dentro di te che non è soddisfatta.
Senti un ovo-sodo in gola che non va né su né giù.

Si potrebbe chiamarla “insoddisfazione”.
Che ti lascia così.
A-metà, spiazzato, tramortito.
Incompiuto.

Se non capisci cosa intendo significa che non hai mai provato la sensazione

Non recepisci cosa voglio intendere.
Puoi chiudere qua la lettura … e passare a un altro post di ferrarelli-coaching.

Ma se continui … basta guardarti in giro.
Per farti male.
Tanto.

“C’è quel 25enne che sta decollando con la sua start up tecnologica”
“E quell’altro che ha appena conseguito un master e ha scritto un libro di successo”
“Quel CEO quanti anni ha? … Ma dai! Così giovane!”

E come se non bastasse c’è sempre …
l’amico-quello-bravo che ha sta ottenendo grandi promozioni.
Conteso dalle migliori aziende.

Guardi la carriera degli altri e pensi “Cosa fare della mia vita?”

Un bagno di sangue.

È un mix di emozioni.
Gelosia e ammirazione, anche tristezza e rimpianto.
Delusione.
C’è anche frustrazione.
Rabbia.

Queste emozioni scatenano ancor più paure, dubbi e insicurezze.

Sai che non stai sfruttando appieno il tuo potenziale.
Non sai neanche più se hai ancora un potenziale!

Al tuo giudice interiore – ebbro di piacere – non sembra vero di poter infierire, così comodamente.
Lama infuocata nel burro.

Ho perso tempo!
Ho fatto scelte giuste?
Perché mi sento così indietro? Sono al palo!
Sono davvero bravo?
Arriverò mai, dove voglio?
Cosa ho fatto di sbagliato?
Non ho raggiunto i miei traguardi!
Avrò mai una seconda chance?

“Houston, abbiamo un problema” … Cosa fare della mia vita?

Si dice che chi-cerca-trova.
Google è perfetto per darti le risposte che cercavi.
E infatti ne trovi tante.
Tantissime.
 


 
Purtroppo … le conosci già.
Chissà quante volte le hai lette.
Anche “l’oracolo” Google qui è in difficoltà.

A differenza di tante altre domande, questa è tosta-tosta.
Lascia stare Google.
Rimboccati le maniche.
È il momento di un faccia-a-faccia con … te stesso.

Preparati per un “lungo viaggio”

“Prima di partire per un lungo viaggio,
Devi portare con te la voglia di non tornare più”

“Prima di partire per un lungo viaggio,
Porta con te la voglia di adattarti.”

La canzone di Irene Grandi è ideale per introdurre il concetto che “sapere cosa fare nella vita” è per la maggior parte delle persone come un viaggio.

Un viaggio stimolante, affascinate ma anche scomodo e pauroso.
Spesso incompiuto.

Ci vorrà tempo.
Le cosiddette “crisi della vita” per capirlo.
Fatica e determinazione per portarlo a termine.

Non cadere nel grande equivoco

La risposta a “Cosa fare della mia vita?” difficilmente sarà in un fremito improvviso,
un istante magico.

Un sussulto inatteso di estrema chiarezza, dove tutto “s’incastra”.
Miracolosamente.
E avrai pianificato di colpo tutta la tua vita.

Non dico che non esiste un momento topico,
ma sarà molto più facile che ti ritroverai – sorpreso- a prendere nuove decisioni.
Decidere nuove azioni.

In realtà,
la vita cambia costantemente e dovrai riconsiderare più volte la “direzione” del tuo viaggio.

Preparati a lasciare la tua zona di comfort

Prova cose nuove.
Qualcosa che hai sempre desiderato, qualcosa che ti spaventa.
Allarga i tuoi orizzonti.
Inizia a escludere.

 


 
Prova … qualcosa di molto diverso (senza lanciarti senza paracadute) da quello che fai normalmente.
Potresti essere sorpreso quanto ti piacerà qualcosa, che non avresti mai immaginato.

Rimanere dove sei, è una garanzia per rimanere marginale.
Se non ti spingi al di là della tua “zona di comfort”, se non chiedi più a te stesso, stai scegliendo un’esistenza vuota.
Ti neghi questo “viaggio” straordinario.

Ricorda … non sarai mai pronto

Non continuare a usare il condizionale “Farei” o “Vorrei”.
Non parlare di ciò che farai.
Un giorno.

Non vivendo il presente e temendo che si possa ripetere un’esperienza spiacevole, continui a rimandare.

Devi fare il primo passo adesso.
Non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.
Non lasciarti immobilizzare dalla sindrome di “domani”.

Il tempo giusto per l’azione è “oggi”.
Iniziare “da domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo”, ecc … non ti farà cominciare mai.

Quando un’opportunità si presenta, nessuno si sente mai pronto al 100%.

Fai il primo passo, poi segui il flusso.

La chiave per non prendere le critiche come offese personali

critiche

Foto di I-Martin da Pixabay

A un certo punto, accadrà.
Sarai criticato.
Anche se non ti va.
Anche se non ti piacerà.

Non puoi aspettarti una vita senza critiche.

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Guarda tutte le persone di successo: ricevono amore e apprezzamento.
Ma anche critiche.
Perfino odio.

Quando ho scritto e pubblicato il mio primo articolo del blog (marzo 2013) avevo paura.
Di scrivere banalità, cose scontate,
poco incisive.

Avevo paura di non piacere e di essere criticato

Volevo piacere alle persone.
Beh … chi non lo vorrebbe!

Volevo che le persone commentassero quanto gli piacesse ciò che avevo scritto.
Quanto fossi bravo.
Fantastico.
Wowwwww!

Pensavo di meritarlo (su quale base poi … non avevo mai scritto e non ho il talento dello scrittore).
Forse perché sono onesto, coraggioso?
Pensavo di meritare di essere trattato con gentilezza.
Scrivere senza il timore di essere criticato.

Ovviamente, è l’opposto della realtà.

Ho ricevuto messaggi poco incoraggianti.
Inviti a smettere.
Inviti a cambiare “sport”.

“Ferrarelli? Chi … scusi?
Coaching? Cosa …???”

Ecco alcuni validi motivi per non prendere le critiche – almeno un po’ – sul personale:

Prendere le critiche personalmente è estenuante

Se avessi preso tutto – troppo – personalmente,
mi sarei sentito male, inutile, fallito …
e avrai smesso di scrivere (… comunque il mondo sarebbe sopravvissuto lo stesso!).

Oltremodo, sarebbe stato estenuante. Insostenibile.
Incontrollabile.

L’autostima scivola e perdi fiducia

Le critiche ti spingono in basso.
L’autostima se ne va e sopraggiunge … il dubbio.

Inizi a pensare di essere una persona inadeguata.
Inizi a credere che in qualche modo non sei “abbastanza”.

Le critiche ti risucchiano.
Hai bisogno di un elogio per sentirti bene.

Diventi così elogio-dipendente.
È come una droga …
Riesci a vedere quanto potrebbe essere pericoloso?
 

 

Metti al primo posto l’opinione degli altri

Le critiche potrebbero essere valide.
Potrebbe essere una possibilità per crescere e migliorarsi.

Ma che cosa succede se fai affidamento solo sull’opinione di altre persone?

Arriva una critica?
Ti senti triste, frustrato e senza speranza.
Una lode?
Ti senti felice, soddisfatto, “abbastanza”.

È un gioco pericoloso.
Incontrollabile.

Prenderla sul personale vuol dire regalare il tuo potere

Quando permetti ad altre persone di farti arrabbiare,
le stai concedendo il lusso di dettare come ti senti.

Stai regalando il tuo potere.

Non farlo!
Ripeti a te stesso che non darai a nessuno il potere di renderti infelice.

Riprendi il tuo potere.
Il controllo di come-ti-senti.
Scegli una diversa linea di pensiero.

Prendere le cose personalmente ti rende una facile preda

Se prendi la critica troppo sul personale,
le persone possono – anche solo con una piccola opinione contraria – prenderti “all’amo” e versare tutto il loro veleno.

Ti rovinano così – in pochi attimi – una bella giornata di sole.

Prendendo la critica troppo sul personale, perdi la possibilità di migliorare.
Di crescere.

La critica non è più l’occhio obiettivo di cui hai bisogno per crescere.
Sprechi “la lezione” perché sei troppo concentrato su di te.
È più importante sentirti a tuo agio che migliorare.

Se prendi le critiche sul personale, ti prepari a soffrire per niente

Il mondo intero può criticarti ma tu … sei immune.
Assapori una grande libertà quando non prendi nulla sul personale.

Prendere le cose personalmente ha un impatto sulla tua felicità.
Sulla tua tranquillità.

Altrimenti … preparati a soffrire per niente.
 


 

La chiave per prendere le critiche meno sul personale

“Incominciai anche a capire che i dolori, le delusioni e la malinconia non sono fatti per renderci scontenti e toglierci valore e dignità, ma per maturarci.“
Hermann Hess

Proprio come non possiamo pretendere il piacere senza provare il dolore.
Anche la critica e la lode sono facce della stessa medaglia.

Vogliamo il piacere dell’elogio ma non siamo in grado di accettare la sofferenza della critica.
Non possiamo godere solo del piacere.
Come vorrebbe il nostro ego.
È impossibile.

La crescita personale avviene con la consapevolezza che dobbiamo accettare la polarità.
Se accettiamo la lode, dobbiamo accogliere anche la critica,
anche se -ovviamente- non ci piace.

Imparare a godere del piacere e ad accettare la sofferenza.
La risposta migliore è l’accettazione.
Accettare ciò che fa stare male, fare del tuo meglio per gestirne la “presenza”.
Ecco la crescita!

Se il commento e la critica ha il solo intento gratuito di screditarti e diffamarti (senza costrutto) e intende solo colpirti come persona…
non vale la pena spendere nemmeno un secondo a pensarci.
Passa oltre!

17 spunti per riuscire a dire quello che pensi veramente

dire quello che pensi

C’è chi dice NO canta Vasco Rossi.

Invece c’è chi dice SI.
Sempre.

È addirittura entusiasta delle idee altrui.
Pur di non creare conflitto.
Pur di mantenere la pace.

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Altri invece la prendono così alla lontana da non arrivare mai al punto.
Altri ancora restano in silenzio, confidando che l’interlocutore intuisca il suo disaccordo.
Magicamente.

In tutti i casi, senti la – grande – frustrazione di non riuscire a dire quello che pensi veramente.
Perché hai timore del giudizio degli altri.
Paura di non essere accettato.
Di non essere amato.

Ecco 17 spunti per dire quello che pensi – veramente –

1. Rilassati. Siediti. Respira profondamente. Parla lentamente.

2. Smettila di indossare maschere per piacere agli altri, per essere alla moda, per non essere tagliato fuori dal gruppo. Così ti tagli da solo ..

3. Basta pensare che gli altri possano leggere i tuoi pensieri. Non dedurre. Chiedi. Parla.

4. Scegli il momento giusto per parlare. Presta attenzione. Il momento giusto è quando il tuo interlocutore è più ricettivo.

5. Non complicare la situazione con giri di parole. Inizia dal nocciolo della questione. Esprimilo chiaramente.

6. “Potrei sbagliarmi” è meglio di “Ti sbagli”. Non far seguire “Potrei sbagliarmi” con ” ma ..”.

7. Il messaggio TU (“E’ colpa tua”, “Sei egoista”, “Non mi ascolti mai”) offende e sminuisce. La conseguenza è chiusura e difesa.

8. Poni domande prima di fare dichiarazioni. Non sei furbo quanto credi. Gli altri non sono stupidi come sembrano.

 


 

9. Non invidiare troppo quelli “senza peli sulla lingua”. Spesso sono persone impulsive, senza filtri e limiti. Rigide e bloccate sulle loro posizioni.

10. Chiediti “In che modo le mie idee/parole avranno un impatto su altre persone/lavoro/team?” (È così che pensano i leader)

11. Non dire “Tu”. Concentrati sulle questioni, non sulle persone. Le conversazioni diventano personali quando attacchi.

12. Pianifica risposte semplici a possibili obiezioni. La spontaneità è una strategia pericolosa quando sei sotto stress.

13. Costruisci relazioni. Una relazione forte include il diritto di non essere d’accordo.

14. Ascolta in modo attivo. Ascolta per capire, non per controbattere.

15. A volte le cose che ti danno fastidio riguardano te, non gli altri.

16. Mostra rispetto e gentilezza alle persone perché sei-fatto-così, non perché se lo meritano!

17. Ricorda che le persone vogliono “qualcosa” per se stesse.

15 suggerimenti per farsi prendere sul serio al lavoro .. e tutti ascolteranno – 2

farsi prendere sul serio al lavoro

Foto di StockSnap da Pixabay

9. Nessuno ti prenderà sul serio se non sai di cosa stai parlando

Se non conosci-i-fatti, meglio stare zitti.
Non valutare o giudicare prima di aver capito (bene) come sono andate le cose.

Se parli prima di sapere,
rischi di dover fare imbarazzanti dietro-front o di reagire in modo eccessivo per poi andare a scusarti.

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È meglio stare in silenzio su un argomento che non conosci.
Piuttosto che blaterare idiozie.
Meglio tacere.

10. Ascolta di più

Evita incessanti monologhi.
Sermoni continui che disturbano solo i tuoi ascoltatori.

Libera colleghi e amici dal tuo vaniloquio, del cicaleccio inconsistente, del brusio permanente.
Te ne saranno grati!

La regola per farsi prendere sul serio al lavoro:
una parola è poco..due parole sono troppe!

11. Il 55% della comunicazione non è verbale: cosa dice la tua postura?

La comunicazione non verbale è curata di rado,
eppure ha una grandissima importanza sulla nostra comunicazione,
anche quando non parliamo.

Gesti, posture e atteggiamenti possono dire molto sulla nostra personalità.
Sulle nostre intenzioni e sui nostri giudizi.

Ecco 9 linguaggi del corpo che le persone di successo “usano” spesso,
e che dovresti adottare subito (anche tu) se vuoi apparire una persona piacevole e sicura di te.

12. Voler far ridere la gente non è ideale per farsi prendere sul serio al lavoro

Essere una persona brillante, ironica e divertente è apprezzabile nel mondo del Lavoro – stressante e competitivo- di oggi.

Un po’ meno è guadagnarsi la reputazione di “clown” e “buffone” dell’ufficio.

Voler “disperatamente” suscitare l’attenzione e il riso dei colleghi ti appiccica addosso un’etichetta poco edificante.

13. Non esagerare e non mentire

“La riunione di ieri è stata l’esperienza più straordinariamente appagante della mia vita.”
“Oh mio Dio, sono letteralmente esplosa quando ho visto la mail”
“Ho lavorato tutto il week end. Notte e giorno… ininterrottamente …”

Smettila di enfatizzare e di esagerare.
Fa sembrare stupido tutto ciò che dici.
E le persone non ti prenderanno mai sul serio.

Lo stesso vale per la fandonia.
Se hai la reputazione di bugiardo, le persone non si fideranno mai di te.

14. Non essere (eccessivamente) emotivo

Metti il broncio alla minima osservazione?
Hai difficoltà a sorridere dei tuoi difetti?
Ti manca autoironia e spirito di autocritica?

Se la tua giornata è rovinata da un parere discordante o una battuta,
se metti il muso al primo dissenso (e lo tiene anche dei giorni) dimostri arrendevolezza e scarsa forza mentale.

Le persone si rapporteranno con te come se tu fossi un giovane tirocinante.
Difficile farsi prendere sul serio al lavoro.
 


 

15. Fai quello che dici che farai

Fai sempre quello che dici che farai.

Se prometti il mondo ma non lo porti mai,
le persone smetteranno di ascoltarti e prenderanno le tue parole con diffidenza.

Se qualcuno ti chiede di fare qualcosa di impossibile, sii onesto.
È molto meglio essere sinceri, piuttosto che non mantenere una promessa.

Solo un attimo della tua attenzione …

Farsi prendere sul serio al lavoro è importante.
Fondamentale.

Ma non concentrarti troppo su questo.
Non diventare un “fondamentalista” della serietà.
Mascella rigida, sguardo neutro, postura ingessata.

Ironia, umorismo, autoironia, leggerezza sono altrettanto utili.
Servono a “dissacrare” momenti di tensione e di stress.
Dissolvono tensione e apprensione in un mondo del Lavoro sempre più opprimente e cupo.

“Se non riesci a ridere di te,
è giusto che lo facciano gli altri.”
Mirko Badiale