La paura del futuro: 12 verità da accettare se vuoi sentirti meno ansioso – 2

paura del futuroFoto di Patrice Audet da Pixabay

6. Accetta che sono molto le cose su cui non hai controllo

La vita è incredibilmente imprevedibile,
una sorpresa continua.

Ti rendi conto che la stra-grande maggioranza delle cose sono totalmente fuori dal tuo controllo?

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Non sprecare il tuo tempo,
le energie e le tue capacità nel regolare cose che sono di là del tuo controllo.
È il modo migliore per attrarre frustrazione e delusione.

Più cerchi controllo, più costruisci ansia e paura.
Non avrai mai il controllo su quello che accade.
È come voler fermare il mare con le mani …

Non credere che se tutto andrà come hai pianificato,
se tutti faranno quel che pensi, allora sarai felice.

Meglio concentrarsi sulle cose che puoi cambiare,
accettare (avere la consapevolezza) di ciò che va oltre il tuo controllo.

Lasciare andare è un atto di fede perché permette alla vita di svelarsi. Di non avere paura del futuro.
Lasciar andare libera, purifica, migliora.
Lasciare andare è leggerezza!

7. Accetta che ad alcune persone non piaci… e non piacerai mai!

Alcune persone sono naturalmente negative e difficili da accontentare.
Giudicano e criticano. Lo fanno per sentirsi meglio.
Fa parte della condizione umana.

È un modo per aumentare temporaneamente la loro autostima.

Non puoi farci nulla.
Quando cammini, le persone ti noteranno e ti giudicheranno in base a ciò che indossi.

È impossibile accontentare tutti.
Qualunque cosa tu faccia/dica, è probabile che qualcuno si sentirà disturbato.

Volere essere approvati e amati è naturale.
Avere paura della disapprovazione può rendere la vita difficile.
Non accontentare tutti però può essere liberatorio.

Quando cerchi di accontentare tutti, ogni volta che cerchi l’approvazione di qualcun altro,
un piccolo frammento di TE muore.

Più cerchi l’approvazione … meno attrai le persone.
Le persone non sono affascinate da chi si sforza di piacere e alla fine non riesci a compiacere l’unica persona che conta di più … te stesso!
 

8. L’importante non è cadere .. ma rialzarsi

“Non giudicatemi per i miei successi ma per tutte quelle volte che sono caduto
e sono riuscito a rialzarmi.”
Nelson Mandela

La vita è tutt’altro che semplice! Dicevo all’inizio del post …

Hai vissuto, come tutti, delusioni, fallimenti e dispiaceri. Progetti e desideri che si sono sgretolati all’improvviso, sogni che si sono frantumati e desideri che si sono rilevati irrealizzabili.

E accadrà ancora…

Accettarlo, ti permette di vivere le gioie della vita,
apprezzare in pieno tutte le sue sfaccettature, dolori compresi. Avere meno paura del futuro.

Ogni fallimento è una tappa verso il successo.
Sapersi rialzare, scrollarsi la polvere di dosso, è fondamentale per la tua crescita personale e professionale.

9. Accetta il fatto che non potrai essere SEMPRE felice

Quando sei triste,
pensi che tutte le altre persone siano felici, vivano meglio e sorridano sempre.

In realtà la felicità non è né continua né immutabile.
Non esiste la contentezza perpetua.
Anche quando sei felice, guardi solo il lato positivo della vita,
accadrà qualcosa che ti scuote e ti procurerà dispiacere.

Accetta di provare (anche) le emozioni negative. Accetta di avere paura del futuro.
È nel “ciclo naturale delle cose”. Nulla è permanente, né tristezza né felicità.
Ogni situazione è neutra fino a quando non le diamo un significato con le nostre emozioni.

La felicità arriva sempre dopo essere “sopravvissuto” alle emozioni negative.
A volte, si presenterà per farti sapere che sei un umano,
che stai sperimentando la vita attraverso le emozioni.
 

10. Accetta che la comodità ha il suo prezzo

Diciamolo … ti sei accontentato!
Hai deciso di vivere al di sotto le tue capacità.
Anche se hai preparazione. Competenza.
Esperienza.

Potresti meritare di più. Lo sai …
Hai soffocato la voce dentro di te … che ti invita a osare, lanciarti.
Che ti dice “Beh…tutto qui quello che sai fare!”

Hai smesso ancor prima di cominciare. Hai preferito restare nella tua zona di comfort.
“Non essere disturbato”. E così diventi prevedibile. Scontato.
Soporifero.

Se quando vai a dormire la sera ti senti insoddisfatto e frustrato accetta che la comodità del tuo letto ha il suo prezzo. Eh, sì… il fuoco si è spento!
Se lo accetti … avrai abbassato il tasso di delusione e stress.

11. Accetta che spesso sei tu il tuo peggior nemico

La crescita personale di ognuno di noi inizia con la consapevolezza che il problema (se di problema si tratta) non è “esterno”.

Prima di voler gestire gli altri devi saper gestire te stesso.
Devi avere coscienza di essere al centro di tutte le tue complicazioni, frustrazioni e fallimenti.

Spesso sei TU la persona più rigida, testarda, esigente, permalosa.
Il tuo peggior critico. Quello che non ti concede il minimo errore.
Non perdona il più piccolo sbaglio.

Quello più inflessibile.
Quello che non vuole cambiare, ma il cambiamento lo esige, lo pretende,
lo reclama negli altri.

Sei sempre TU quello non conosce i suoi punti di debolezza, che non sa gestire le attese e le frustrazioni.
Non conosce cosa-funziona e cosa-non-funziona per sé stesso.
È qui che devi concentrare i tuoi sforzi.

12. Accetta l’imprevisto

Mettilo in agenda.
Organizza la tua giornata e pianifica con metodo ma non lo farlo in modo maniacale e dettagliato!
Lascio uno spazio per l’imprevisto, anche se non sai cosa!
C’è sempre la possibilità che l’imprevisto ti attenda dietro l’angolo.

Adoriamo la certezza ma viviamo in un mondo dove di certo e sicuro c’è ben poco.
Non ti sembra assurdo?

La vita non è certa.
La certezza non esiste, il mondo è incerto per sua natura.

Che piaccia o no … accade l’imprevisto. L’inaspettato.
Spesso, le cose migliori sono quelle impreviste perché prive di aspettative.
Le strade più panoramiche e spettacolari sono le deviazioni che non volevi prendere.

L’unica certezza è … l’incertezza,
accettarlo rende la tua mente più flessibile e diventi più forte a livello emotivo.
Avrai meno paura del futuro.

La paura del futuro: 12 verità da accettare se vuoi sentirti meno ansioso – 1

la paura del futuro

Foto di Patrice Audet da Pixabay

Questo periodo di pandemia Coronavirus,
incertezza economica e leadership incompetente sta provocando una profonda agitazione nella nostra mente. Abbiamo più tempo per fermarci e riflettere.

Nessuno uscirà immutato da questa esperienza.
Gli eventi del 2020 segnano una transizione che continuerà ad avere un impatto su di noi per i decenni a venire. È facile perdersi dell’incertezza. La paura del futuro.

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Ora però non è il momento di immobilizzarsi, è ora di svegliarsi.
Devi confrontarti con verità scomode che preferiresti ignorare.

In questo periodo strano,
in questo momento di confusione, in cui nulla sembra essere sicuro …
la riflessione può essere una buona cosa!

Ci sono 12 verità scomode che sarebbe meglio accettare per sentirti meno ansioso:

1. La paura del futuro? Accetta che la vita non è giusta

Spesso la realtà ci ricorda che la vita non è giusta.
La giustizia è solo un’invenzione umana.
Abbiamo creato il concetto che la vita dovrebbe essere giusta.

Ci risulta difficile accettare la realtà,
perché desideriamo illuderci che tutto debba seguire regole ben stabilite.
Se fai il cattivo sarai punito, se fai il bravo e segui le regole sarai ricompensato.

Questa logica ci trasmette una sensazione di sicurezza, così sappiamo a quali conseguenze andremo incontro con nostri comportamenti.
Ci fa sentire più sicuri e fiduciosi ma quando constatiamo che non si applica sempre,
ci sentiamo molto delusi e frustrati.

Quando vedi persone attorno a te ricevere la promozione con meno competenze e meno esperienza di te, come fai a non chiederti “Perché loro sì e io no?”.
E questo introduce la prossima verità scomoda …
 

2. Accetta che spesso non hai la risposta.. è meglio così!

A volte non avrai mai le risposte …
Hai sempre pensato che ci fosse una ragione di fondo.
Devi imparare a lasciare andare alcune cose, senza trovare una ragione. Un PERCHÉ.

A volte hai vinto … senza averne merito.
Altre volte hai perso… senza averne colpa.

Altre volte ti è arrivata una randellata tra capo-e-collo che ti ha lasciato frastornato.
Disorientato.
Pensavi di aver le risorse per rialzarti, di avere tutte le risposte e invece … eccoti ancora al punto di partenza!

Perché capitano tutte a me?
Perché non ci riesco?
Non ce la faccio?

A tutte queste domande si tende a rispondere con argomentazioni d’impulso che non trovano riscontri concreti nella realtà. Magari rispondi “Perché non sono capace” oppure “Perché non sono una persona valida” e così via…

Risposte non reali dettate dallo sconforto e dal momento di difficoltà.

3. Accetta che se non hai talento devi pedalare .. e pure tanto!

Non so se l’hai capito …
Se (come me) non hai capacità eccelse, intelligenza superiore, bellezza, talento
ce non sei baciato-dalla-fortuna, devi lavoro tanto.
Lavorare duro.

Attaccare giorno dopo giorno …
Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada. Grinta, perseveranza e passione per raggiungere obiettivi a lungo termine.

Devi saper resistere a distrazioni momentanee e tentazioni,
al fine di raggiungere il tuo traguardo.

Fondamentale è la capacità di resistenza,
perseguire gli obiettivi nonostante i continui “no”,
ristrutturare le sconfitte e i fallimenti che per tua natura normalmente attirerai (come canta Battiato nella canzona “La cura”).
 

4. Accetta di non poter cambiare nessuno..solo te stesso!

“Tutti pensano a cambiare il mondo,
ma nessuno pensa a cambiar sé stesso.”
Lev Tolstoj

Come coach lo so perfettamente…
il cambiamento si può solo stimolare. Incoraggiare.

Puoi indicarlo, influenzarlo ma non puoi cambiare le altre persone: i genitori pensano di cambiare i figli, il partner pensa di cambiare il compagno, ecc…

È impossibile cambiare gli altri.
Oltremodo è irrispettoso.
Ti piacerebbe se qualcuno provasse a cambiarti contro la tua volontà?

Le persone cambiano solo quando sono loro a volerlo.
Cambiare è un processo impegnativo e faticoso. Non si fa mai per far piacere ad un altro… ma solo quando se ne sente il bisogno pressante.

5. La paura del futuro? Accetta il fatto che il futuro è imprevedibile!

Accetta la situazione in cui ti trovi.
Non sei altrove, se non qui. Il presente è l’unica realtà che esiste.
Il passato è nella tua memoria e il futuro nella tua immaginazione.

Non serve chiedersi cosa può succedere. Avere la paura del futuro.
Le domande sul futuro non ti portano da nessuna parte. Creano solo preoccupazioni e ansia per il futuro.
Non esiste se non nella tua immaginazione e nei tuoi desideri.

È bello avere un desiderio e vivere per un obiettivo. Ma è più bello …
godere del presente perché è l’unico momento che esiste.

Non ci sarà la paura del futuro, pensieri ansiosi se vivessi qui-e-ora invece che da qualche altra parte.
Vivere nel presente è l’unica cosa che è possibile.
Quindi, l’imprevedibilità del futuro.

Il futuro è imponderabile e non dovresti preoccuparti.
Dovresti trovare la bellezza vivendo il momento presente.

Cosa dire a qualcuno che sta attraversando un momento difficile

momento difficile

Foto di Engin Akyurt da Pixabay


La vita durante la pandemia COVID-19 non è facile.
Per nessuno.

Ci sono buone probabilità che anche tu abbia un collega, un amico o un conoscente che sta attraversando un momento ancora più difficoltoso.
Perdita di lavoro, solitudine, problemi economici, rapporti in crisi, malattia o morte di una persona cara.

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Di fronte a qualcuno che sta attraversando un momento difficile,
il primo istinto potrebbe essere quello di sentirsi a disagio e non dire nulla.
Per paura di dire qualcosa di sbagliato.
Infatti, in queste situazioni, consigli, aneddoti e frasi fatte possono fare più male che bene.

Però quando qualcuno sta attraversando un momento difficile,
dire qualcosa è decisamente preferibile che non dire niente.
Dire la cosa errata, con buone intenzioni, è sempre meglio che tacere.

In un momento difficile il proposito è più importante delle parole

Proprio come il nostro istinto rileva la falsità,
possiamo anche notare la gentilezza.

La tua intenzione, la tua empatia e la tua genuinità contano molto di più delle tue parole.
Le tue parole saranno dimenticate, ma la gentilezza e il calore saranno ricordate.
Apprezzate.

Un semplice “Mi dispiace tanto ” può essere il miglior sentimento che puoi offrire.
Esprime empatia e genuino interesse, che spesso è ciò di cui la persona ha più bisogno.
È immensamente importante e spesso di grande conforto.

Quando qualcuno sta attraversando un momento difficile, concentriamoci meno sul dire la cosa giusta. Piuttosto riconosciamo empaticamente la difficoltà della situazione.
Gli amici non sono solo quelli con cui condividiamo momenti divertenti.

Chiedi il permesso

  • “Preferisci stare da solo in questo momento o vuoi un po’ di compagnia?”
  • “Vuoi parlarne?”

Magari la persona si rende conto che non vuole parlarne, o lo farà in un momento successivo,
per ora preferisce restare da sola oppure concentrarsi sulla difficoltà.

Chiedi cosa preferisce e fai esattamente quello che dice.
 

Offri il tuo supporto in questo momento difficile

Non sempre saprai cosa dire a qualcuno che sta attraversando un momento difficile.
Non è qualcosa che facciamo spesso.

  • “Se hai bisogno di un riferimento, aiuto o qualcosa d’altro, fammelo sapere. Sarò felice di aiutare!”

Un collega potrebbe attraversare un momento difficile perché (per esempio) è stato licenziato inaspettatamente. Ci sono buone possibilità che tu possa aiutarlo fungendo da riferimento o presentando il CV del tuo collega a persone che conosci di altre aziende.

Offrire aiuti pratici farà sentire molto meglio la persona.
Chiedi e ascolta con attenzione:

  • “Come posso supportarti al meglio in questo momento?”
  • “Vuoi dirmi di più su cosa sta succedendo?”
  • “Mi dispiace davvero sentire che ti senti così in questo momento”
  • “Se vuoi dirmi di più, sono qui per ascoltare”

Sii specifico

  • “Fammi sapere cosa posso fare per aiutarti?”

È l’affermazione più comune quando qualcuno sta attraversando un momento difficile. Il proposito è senza dubbio positivo ma offrire un aiuto specifico può essere ancora più prezioso.

Ecco alcuni semplici esempi:

  • “Sono al supermercato. Cosa posso portarti? “
  • “Stasera dopo il lavoro passo in farmacia per prendere delle pastiglie per mio padre. Hai bisogno di qualcosa? “
  • “Ho del tempo libero questa settimana. Se vuoi, posso venire da te lunedì o venerdì pomeriggio? “

Queste proposte tolgono la persona dall’imbarazzo e dall’onere di dover chiedere un piacere.
Deve semplicemente accettare la tua gentilezza.
 

È un momento difficile: Non parlare – ascolta

È fondamentale ascoltare in modo attivo.
Significa ascoltare  in modo totale, non ascoltare per rispondere.

Non è che condividere i tuoi pensieri non sia utile … solo che è così facile dominare la conversazione senza nemmeno rendersene conto. Evita:

  • “Le cose andranno meglio”
  • “Non dovresti sentirti così male”
  • “Stai reagendo in modo eccessivo”
  • “Non è così male come pensi”

Resisti all’impulso di dire “Capisco” o di condividere la tua versione di un’esperienza che sembra simile.
Non prendere spunto dall’altro per raccontare di te:

  • “So bene cosa provi. Anche a me è successo che …” ….
  • “E io cosa dovrei dire che … “.

Sei partito bene, con una buona intenzione. Purtroppo, adesso sei partito per la tua tangente. Stai parlando al posto dell’altro, hai preso spunto dalle sue parole e delle sue opinioni per parlare di te e dei tuoi problemi.

  • “Sono così esausto in questi giorni”
    “Anche io. Ultimamente non ho dormito affatto bene. Infatti, anche io stanotte …”

Non far deragliare la conversazione parlando della tua esperienza.

Non offrire consigli non richiesti

Non provare a risolvere il problema. Non suggerire soluzioni.
Almeno non ancora.
Ciò di cui quella persona potrebbe avere bisogno è solo sentire la tua presenza e disponibilità.

  • “Vuoi i miei pensieri/consigli su questo? Vuoi parlarne/sfogarti? Sono qui per te in ogni caso.”

Questa è una buona opzione se la persona non ti sta dicendo di cosa ha bisogno in questo momento, o se tendi a dare consigli.

Prova semplicemente ad ascoltare.
Non cercare di far cambiare idea.
 

Non interrompere

Non interrompere e non “andare sopra”. Ascolta attentamente. A nessuno piace essere interrotto nel mezzo di un discorso. Inizia a parlare solo quando l’altro ha completato la sua frase.

Evita di trarre subito le tue conclusioni.
Non interrompere con le tue conclusioni o deduzioni. Presume di aver compreso e anticipa continuamente le tue idee e concetti.

Non c’è niente di più frustrante (e irritante) essere interrotti.
Vedere la nostra problematica poco ascoltata o fraintesa.

Non fare troppe domande in un momento difficile

Fare troppe domande chiarificatrici può effettivamente intralciare la condivisione.

  • “…e poi cosa è successo?”
  • “…ma quando ti hanno detto X tu cosa hai fatto esattamente?”
  • “…e tu cosa gli hai risposto?”

Chiarire cosa-è successo potrebbe essere importante nel lungo termine,
ma di solito non hai bisogno di conoscere i fatti specifici per confortare qualcuno.

Questa conversazione riguarda come si sente la persona,
non i dettagli di ciò che è accaduto.

Invia un SMS o un WhatsApp

Spesso pensiamo di essere troppo invadenti.

Se non sei sicuro di come esprimere il tuo sostegno,
ricorda che un messaggio o una chiamata sarà sempre apprezzata.

Non aspettarti una risposta.
Almeno non nel breve periodo.
 

Nel caso di una persona che hai poca confidenza

  • “So che non posso fare molto. Cosa hai bisogno da me? Cosa posso fare?”
  • “Ti spiego come ci occuperemo del tuo lavoro mentre sei via. Non ti preoccupare”

Non importa quanto bene conosci qualcuno,
potrebbe essere un collega che sta attraversando un momento difficile, alle prese con una malattia o con una sfida personale, che potrebbe essere costretto a “staccare” dal lavoro per un periodo di tempo.

Il tuo collega potrebbe preoccupassi e chiedersi chi si occuperà del suo lavoro.
Puoi coordinandoti con i colleghi e mostrarli come avete suddiviso le sue responsabilità, sino al suo ritorno.
Rassicurarlo che tutto è sotto controllo.

Oltremodo, una persona che conosci sta vivendo l’esperienza di vita molto simile alla tua (potrebbe essere una malattia o un licenziamento inatteso) ha senso contattarla per chiederle se vuole condividere questa esperienza di vita difficile:

  • “So che non ci conosciamo molto bene, ma ho vissuto un’esperienza molto simile e, se mai avessi bisogno, avrei molto da condividere”.

Ogni situazione, come ogni persona, è unica

Alcune persone non sono a loro agio nel chiedere supporto o un aiuto,
quindi fare/dire qualcosa di gentile e premuroso spesso è la cosa migliore.

Potrebbe trattarsi semplicemente di portare la spesa
Accompagnare i figli a scuola.

Le stesse parole di sostegno possono essere apprezzate un giorno e detestate un altro.
Non esiste una soluzione valida per tutti per cosa dire/non dire.
Può dipendere da molte cose.

In caso di dubbio, l’approccio più gentile ed empatico è semplicemente chiedere cosa è necessario.
Un semplice “Vorresti parlarne o dovremmo discutere di qualcos’altro” può fare molto per mostrare partecipazione e interesse.

7 blocchi che frenano la tua crescita professionale

la crescita professionaleFoto di giselaatje da Pixabay

Non importa che lavoro fai o in quale ambito operi,
crescere professionalmente vuol dire possedere qualità morali e valori etici.
Fare ciò in cui credi veramente o ritieni giusto, anche se è impopolare, faticoso o scomodo.

Vuol dire coerenza tra azioni, valori, metodi, principi e risultati.
La crescita professionale viene da chi sei, non solo da quello che dici o fai.

Vuol dire fare-la-cosa-giusta a prescindere le circostanze.
È più che essere onesti.

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Si tratta di uno stile di vita impostato verso l’eccellenza professionale e morale.
Se sei fiducioso hai fede nelle tue capacità e nelle tue conoscenze. Non hai bisogno di spingere gli altri verso il basso per emergere. Guadagna la fiducia della gente con la tua forza interiore.

Ecco 7 blocchi che cementano la crescita professionale. Mostrano che prima di essere leader devi ancora crescere come individuo:

1. Il bisogno di essere amati e riconosciuti

Come la maggior parte delle persone,
anche tu desideri essere tenuto nella giusta considerazione.

Per questo ti offendi facilmente,
reagisci in modo sproporzionato a una parola o un gesto.
A mente fredda, poi ti rendi conto di aver amplificato le tue sensazioni

Le nostre ferite e le nostre mancanze ci danno la percezione che gli altri vogliano ferirci, umiliarci o sminuirci. Questa certezza ci costringe in un costante stato di suscettibilità che si ripercuote sulle nostre relazioni. Nessuno ci offende, siamo noi che decidiamo di sentirci offesi.

Non abbiamo il controllo sulle parole o sul comportamento altrui, l’unica scelta che possiamo controllare è decidere come reagire. Per questo motivo, dobbiamo abituarci a non reagire in modo sproporzionato, a lavorare su noi stessi, scegliendo di non sentirci offesi.

Se pensi che qualcuno ti abbia ferito o umiliato … non fare supposizioni. Non dare per scontate cattive intenzioni che in realtà (forse) non esistono. Chiedi. Mostra più flessibilità.

Se vuoi eviterà conflitti interpersonali, non soppesare con pignoleria le parole e i gesti delle persone con cui interagisci.
 

2. Parlare sempre di se stessi

Sei diventato così bravo che riesci a cogliere ogni occasione per parlare di te, delle cose che ti sono successe, i viaggi che hai fatto, sport e hobby praticati, le conoscenze importanti che hai…
solo per apparire più interessante o attraente agli occhi di colleghi o collaboratori.

Pensi davvero che, così facendo, riuscirai a impressionare gli altri e sembrare più interessante o intrigante?
Una cosa è certa, alla lunga diventi scontato, pesante e spingi gli altri a evitarti.

Non sminuire gli altri per metterti in luce,
per apparire migliori di quello che sei.

Imposta la tua carriera sul talento, la volontà e la competenza!
Anziché parlare sempre di te, cerca di dimostrare sul campo il tuo valore e porta pazienza.
Vedrai che la tua costanza sarà premiata.

3. Essere gelosi di quelli che “riescono”

Hai paura del talento degli altri. Sei geloso di “quello bravo”.
Non sopporti che qualcuno “riesca” perché dimostra di valere più di te.
Hai paura di essere sminuito.

Non alimentare le tue paure con pensieri ossessivi.
Se nutri la mente di “pensieri-negativi” entri in un circolo vizioso che porta ad immaginare sempre il peggio.
Un po’ alla volta, inizierai a crederci… e succederà davvero!

Non dare peso alle malelingue. Non controllare i tuoi colleghi o collaboratori. Una relazione sana si basa sulla fiducia, senza sicuramente fallirà.
Non credere di poter tenere a distanza tutte le minacce o tutti gli “avversari”.

Ci sarà sempre qualcuno migliore di te… su varie scale di valori.

4. Non dire mai “Ho sbagliato” non favorisce la crescita professionale

Le tue idee sono sempre le migliori.
Sono sempre gli altri a non-capire. Valuti o giudichi ancora prima di conoscere-i-fatti. Le tue frasi iniziano sempre con “No, Ma, Non è giusto…”. Se fai di tutto per avere ragione…sei arrogante.
Non puoi accettare di sbagliare!

Fai di tutto per avere ragione.
Ritieni che il tuo contributo sia il più importante.
E se qualcuno non è d’accordo, lo vedi come mancanza di rispetto.
Un attacco personale.

Se tu fossi una persona -davvero- sicura di te non avresti paura di ascoltare.
Discutere e confrontare le opinioni di chi la pensa diverso da te.
 

5. Non accettare feedback blocca la crescita professionale

Walter (operations manager di una ditta farmaceutica) quando dà un feedback ai suoi collaboratori si definisce … geniale, premuroso e potenziante. Quando li riceve (dal suo capo diretto), li bolla subito come irrilevanti e inutili.

La persona sicura accetta critiche costruttive. Sa che può sempre migliorare.
Non deve sempre dimostrare di avere ragione. È flessibile e non sente il bisogno che le cose vengano sempre fatte a modo suo.

La persona arrogante, invece, ha difficoltà ad accettare feedback.

Non adottare l’approccio “tutto deve essere fatto a modo mio”.
Guardati allo specchio. Vediti per quello che sei veramente.
Se vuoi potenziare la crescita professionale … fai un passo indietro e rivaluta la tua predisposizione al feedback.

6. Non sapere ridere di se stessi

L’umorismo “fa sangue” e fa vivere meglio.
L’autoironia è potente. Ridere di noi stessi aiuta a sbollire la rabbia,
favorisce in modo significativo tutto il nostro benessere psicologico.

Le persone autoironiche hanno una buona autostima, non sono inclini alla depressione.
Vivi con più leggerezza, libero dai giudizi degli altri.

Accettati per quello che sei veramente.
È il modo migliore per volerti bene. Impara a ridere di te stesso.
Aiuta la crescita professionale!

7. Lamentarsi costantemente frena la crescita professionale

Il lamento non cambia la realtà ma dà una gratificazione immediata.
Quando un nostro bisogno è frustrato, quando le cose non vanno come vorremmo, proviamo malessere.
Lamentarsi è un modo per diminuire tale disagio. Allevia la frustrazione. Ci fa stare un po’ meglio.
Almeno nel breve tempo.

Se utilizzi costantemente il lamento per anestetizzate le situazioni frustranti, rinforzi i pensieri negativi, diventa sempre più un comportamento automatico, fuori dal tuo controllo.
E poi … la situazione di cui ti lamenti rimane invariata.

Lamentarsi crea dipendenza ed assuefazione.
Più ti lamenti, più tenderai a lamentarti.

Se ti limiti a lamentarti senza passare all’azione (non modificando la realtà) otterrai solo un calo di energia e una moltitudine di emozioni negative.

Equilibrio lavoro-vita privata: 14 semplici spunti da applicare subito – 3

lavoro-vita privata

Foto di Wesley Carvalho da Pexels

10. Imposta e rispetta i confini per te stesso nel lavoro-vita privata

Definisci confini molto chiari tra lavoro e vita privata.
Non lasciare che interferiscano a vicenda.

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Tratta la tua casa come un santuario, un luogo “inviolabile”.
Il tuo tempo libero come uno spazio rigenerante per raccogliere energia per il tuo prossimo giorno lavorativo.

Fai conoscere ai tuoi familiari i confini che hai fissato per salvaguardare la tua vita privata.
Spiegali come intendi trovare il tempo per loro, quanto sia importante anche la loro disponibilità e la loro comprensione. Sarai sorpreso quanto saranno di supporto.

11. Non cadere nella trappola della perfezione

Quando siamo perfezionisti, sentiamo l’urgenza che tutto debba essere fatto a “modo nostro”.

Alcuni dettagli su una diapositiva di PowerPoint possono monopolizzare ore del tuo tempo invece di rimanere sintonizzato sulle cose che contano davvero. Quando siamo super-concentrati sui dettagli che consumiamo -inesorabilmente- il nostro tempo più prezioso.

Spesso, manchiamo il quadro generale perché siamo troppo concentrati su ogni singolo dettaglio, sulle piccole cose. Nella maggior parte dei casi, ciò che fai deve essere fatto nel modo buono, non perfetto.

Concentrati sulle piccole cose durante il tuo lavoro, lasciale alla fine. A fine di giornata, puoi sempre tornare indietro e completare questi dettagli.

Abbandona la perfezione (esagerata) se vuoi essere produttivo sul lavoro.
È meglio per la tua salute e il tuo benessere.

12. Imposta scadenze realistiche

Uno dei maggiori fattori principali per il tuo equilibrio lavoro-vita privata richiede una chiara comprensione di quanto lavoro riesci effettivamente a svolgere in un determinato periodo di tempo.
 


 
Concordiamo di portare a termine un progetto entro il weekend prossimo, ma presto ci rendiamo conto che dovremo lavorare fino a mezzanotte per completarlo in tempo.

Imposta tempistiche realistiche per i tuoi progetti.
Il monitoraggio del tempo ti aiuterà a capire quanto tempo impiegherai a svolgere determinati compiti. Potrai pianificare il tuo programma in modo più efficace.

13. Pianifica il tempo libero come una riunione di lavoro

Hai fissato un incontro con il tuo capo e sono sicuro che ti presenterai in tempo, cercando di dare il tuo meglio, sentendoti mentalmente forte. Dovresti fare lo stesso nella tua vita privata.

Dai alla conversazione con il tuo/tua partner, la recita di tua figlia, la stessa attenzione che daresti ad una riunione di progetto.

Sii “presente” (mentalmente intendo) al compleanno di tuo figlio proprio come faresti per la presentazione del tuo nuovo progetto.

Assicurarti di massimizzare il tuo tempo libero,
se vuoi ritrovare l’equilibrio lavoro-vita privata.

14. I classici per l’equilibrio lavoro-vita privata: fare esercizio fisico, mangiare e dormire meglio

L’esercizio fisico è un ottimo modo per migliorare l’equilibrio tra lavoro e vita privata e può essere un ottimo modo per decomprimersi dal lavoro una volta tornati a casa. L’esercizio fisico rilascia endorfine e abbassa i livelli di cortisolo, che contribuiscono ad abbassare l’ansia e ti aiuta a dormire meglio.

Siamo ciò che mangiamo.
Una dieta equilibrata e sana è fondamentale per una vita bilanciata e sana.

Quando sei nel bel mezzo di un intenso progetto di lavoro e sei in ritardo in ufficio, è facile ordinare piatti da asporto o fast food, convincendoti che sei troppo occupato per mangiare in modo più responsabile.
 

 
Se non riesci a dormire durante la notte … probabilmente (almeno a me capita così) è facile essere irritabile, spossato, con grandi difficoltà a gestire le attività quotidiane.

Il primo passo per risolvere il problema di concentrazione è trovare il modo di dormire ogni notte almeno 7-8 ore (ognuno ha il suo personale “fabbisogno”).

La sera meglio prendere una pausa da TV, smartphone, Internet e compagnia … e “scollegarsi” almeno 1 ora prima di andare a letto.

Un gruppo di ricerca multidisciplinare ha scoperto che tenere lo smartphone sul comodino può regalarci notti agitate perché la luce emessa all’arrivo di mail e messaggi sopprime il rilascio di melatonina, un ormone che favorisce il sonno.

Come tutto nella vita, cambiare richiede sforzi.
Non basta sedersi lì ad aspettare l’arrivo dell’equilibrio lavoro-vita privata.
Non diventi più produttivo al lavoro da un giorno all’altro.

È importante imparare di più sul nostro corpo. Trovare modi per ottimizzare la nostra energia,
per vivere una vita professionale più equilibrata e di successo.

Equilibrio lavoro-vita privata: 14 semplici spunti da applicare subito – 2

equilibrio lavoro-vita

Foto di Wesley Carvalho da Pexels

4. Impara a dire NO

È così facile dire SI a tutte le opportunità che si presentano.
Soprattutto quando sono invitanti e stimolanti.

SI a quel nuovo impegno, SI a più responsabilità, SI a quel progetto anche se ti farà tornare a casa alle 10 di sera.

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Dicendo NO,
stai rispettando e valorizzando il tuo tempo e il tuo spazio.
Dire NO è una tua prerogativa.

5. Equilibrio lavoro-vita privata? Spegni il telefono fuori dagli orari lavorativi

Cerca sempre di ritagliare tempo per te stesso.
Anche solo 15-20 minuti ogni giorno, vanno benissimo. Riduci il tempo sullo smartphone, spesso eccessivo e inutile.

A lungo andare, la continua connessione ha un impatto negativo sulla tua freschezza mentale e la tua creatività.

Spegni completamente il telefono/tablet/PC per un determinato periodo di tempo,
per un intero fine settimana o anche solo quando sei fuori a cena con gli amici.

Fa una grande differenza.
È una sorta di “disintossicazione digitale”.

Controllare di continuo la posta elettronica vuol dire distogliere assiduamente l’attenzione e sprecare,
di conseguenza, un sacco di energia.
 

 
Troppo spesso pensiamo che non avere il tempo di riposare sia un distintivo d’onore (da mostrare con orgoglio) invece…
trovare il giusto equilibrio lavoro-vita privata, gestire bene il tempo significa massimizzare il rendimento giornaliero sulla base dell’energia e dello sforzo mentale che mettiamo in campo.

6. Concentrati sulle attività che hanno il maggiore impatto

Focalizzati sui compiti che portano i maggiori risultati,
e non su quelli che ti fanno sentire produttivo solo perché stai “facendo qualcosa”.

Con questo approccio, avrai sempre qualcosa da fare, poi un’altra cosa, e un’altra ancora…

Puoi effettivamente aumentare la tua efficienza lavorando meno,
liberando più tempo per il tuo privato.

7. Pensa a gestire la tua energia, non il tuo tempo

Spesso pensiamo alla “gestione del tempo” come alla capacità di fare il più possibile in un determinato lasso di tempo. Ma non tutte le ore del giorno sono “energeticamente” favorevoli.

Io per esempio sono molto produttivo e “carico” la mattina, mentre nel pomeriggio tendo lentamente a “spegnermi” per poi “risalire” (con un ultimo colpo di coda energetico) tra le 18.00-20.00.

Sapere quali sono i momenti migliori della giornata, può fare la differenza,
tra stare al lavoro fino a notte o concludere il tuo to-do già a mezzogiorno.

8. Delega le attività in ufficio se vuoi recuperare l’equilibrio lavoro-vita privata

Quante volte ho pensato: “Se voglio farlo bene, devo farlo da solo“.

È vero! Può essere esaltante fare tutto da solo…
oppure credere che chiedere aiuto sia un segnale di debolezza, o anche scegliere di non voler disturbare le altre persone, ma ci sono pochi vantaggi nel voler essere Superman.
 


 
Alla fine,
il pericolo di fallire è molto alto. Quando ti ritrovi con troppe cose da fare, alcune probabilmente non verranno eseguite, o lo saranno in modo sbagliato.

Devi tracciare una linea tra il tuo lavoro e quello che puoi delegare per evitare di essere sopraffatto.
Renditi conto che anche senza la tua partecipazione… il progetto andrà avanti lo stesso.

Delegare alcune responsabilità ti permetterà di guadagnare più tempo, ti darà maggiore chiarezza ed efficacia, recuperare equilibrio lavoro-vita privata.

Ti darà più tempo per concentrarti sui compiti davvero più importanti.
Iniziare così a essere (davvero) più produttivo al lavoro.

9. Limita il tempo di “parlare di lavoro” a casa

Probabilmente condividi con il tuo partner le preoccupazioni per tutto quello che riguarda la tua vita professionale. Se ti piace discutere e confrontarti a casa per scaricare la tensione …
datti un tempo per le preoccupazioni.

Se non hai un limite, tenderai a usare tutto il tempo che hai a disposizione.
Se non hai una scadenza, tenderai a rimuginare per tutto il tempo.

Prova a dare un appuntamento quotidiano alle preoccupazioni,
ma solo per 30 minuti (magari prima di cena). In questo modo porrai un limite alle tue preoccupazioni e al di fuori di questi intervalli potrai avere la mente libera.

Per esempio, potresti fissare la “regola” che non si parla più di lavoro dopo cena.

Equilibrio lavoro-privato: 14 semplici spunti da applicare subito – 1

equilibrio lavoro-privato

Foto di Wesley Carvalho da Pexels

Se ti senti sopraffatto e ti rendi conto che stai vivendo solo per lavorare probabilmente hai un problema di equilibrio lavoro-privato.

Le innovazioni tecnologiche hanno offuscato le linee tra la nostra vita lavorativa e quella personale. Prima eravamo soliti lasciare il lavoro in ufficio, ora lo portiamo in tasca ovunque andiamo.

Rende più difficile uscire dalla “modalità di lavoro” quando siamo in vacanza ma anche quando andiamo fuori a cena con gli amici.

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Il lavoro sta dominando la tua vita privata?
Non stacchi mai?
Trascuri la tua famiglia? Ti sembra di non avere mai tempo per te stesso?

Una condizione simile porta a livelli elevati di stress.
Nervosismo e malessere crescente.
Quando la mancanza di equilibrio tra lavoro e privato diventa troppo grande può influire negativamente sulle tue relazioni personali e quelle professionali.

Come puoi ripristinare l’equilibrio lavoro-privato?

È fondamentale amare te stesso. Ritrovare le persone e le cose, senza sentirsi troppo in colpa per non avere tempo per tutto e tutti.
Ognuno ha vincoli e impegni, ma annullarsi nei “doveri” alla lunga non è affatto sano.

Cosa è l’equilibrio lavoro-privato?

Il lavoro non deve “strangolare” la vita privata. Nondimeno, il privato non deve intralciare il lavoro.
Per un buon equilibrio occorre trovare la giusta dose di distacco e coinvolgimento. Un eccessivo investimento emotivo nel lavoro rischia di darti mancanza di lucidità nella gestione della tua carriera professionale.

Non si vive di solo lavoro. Alla lunga, si rischia di scoppiare.
È opportuno valorizzare la tua vita privata, che spesso è il vero catalizzatore di una carriera soddisfacente e duratura.

1. Definisci cosa significa per te equilibrio lavoro-privato

L’equilibrio è un concetto estremamente personale.
Prima di poter lavorare sul tuo equilibrio lavoro-privato,
è necessario definire cosa significa “equilibrio” per te.
 


 
Ognuno di noi ha un equilibrio tutto suo. Non esiste una regola valida per tutti.
Ogni tanto è opportuno porsi delle domande, chiedersi il senso di quello che fai dal punto di vista professionale e personale.

Che cosa desideri? Maggiore connessione con la famiglia?
Andare con continuità in palestra?
Il tuo lavoro è appassionante ma anche totalizzante?

Spesso abbiamo chiari gli obiettivi professionali ma siamo molto limacciosi su ciò che vogliamo fare con le nostre vite nel privato. È fondamentale …
sapere COSA hai bisogno e QUANDO ne hai bisogno.

Cerca di vivere secondo tua vera inclinazione. Snaturarsi non è mai una buona idea. Valuta con cautela i consigli degli esperti, le raccomandazioni dei tuoi VIP preferiti, le persone che ammiri di più.
Cosa funziona per loro, potrebbe non funzionare per te.

Non permettere che i modelli del passato (per esempio quello dei tuoi genitori) condizionino le tue scelte.

2. Prima di fare scelte …ricorda l’impatto che hai sugli altri

Le tue azioni influenzano le persone intorno a te.
Il tuo partner, la famiglia, i familiari e anche gli amici stretti.
Considera l’impatto delle tue scelte sulle tue relazioni.

Lasciare il lavoro, accettare un trasferimento, ridurre le ore di lavoro retribuite con conseguente “taglio” dei tuoi introiti finanziari avranno un impatto sulle persone vicino a te.

Un taglio salariale deve essere ben consapevolizzato, altrimenti son dolori dover saltare la vacanza estiva o cancellare le ripetizioni di chimica di tuo figlio.

Evita i “sacrifici indispensabili” perché le privazioni di oggi rischiano di trasformarsi nei rimpianti di domani.
 

3. Accetta che a volte sarai sbilanciato

Un grande progetto o una richiesta particolare potrebbero rendere necessario lavorare fino a notte fonda o durante il weekend.
Ma poi, ti assicuri di prenderti del tempo per te e la tua famiglia?
È un’eccezione, o sarà la regola?

Il work life bilance può diventare un obiettivo ossessivo.
Che può creare un forte impatto sulla tua vita e sul tuo lavoro.
Alcuni grandi leader ci invitano a uscire dall’ossessione.

Meglio fare ciò che ami o stare con chi ami?
Non entrare in questa dicotomia.
Ricerca l’equilibrio più sottile. Accettala.

Smetti di combattere. La lotta ti logorerà!
Non è possibile scalare –contemporaneamente– entrambe le montagne.

Come ci può essere equilibrio lavoro-privato quando adori il tuo lavoro, sei ambizioso, motivato e … affamato? (riprendendo un aggettivo così caro a Steve Jobs)

8 segnali che sei arrogante e presuntuoso sul lavoro – e forse non lo sai neppure – 2

arrogante al lavoro

Foto di Vitabello da Pixabay

4. Quando sei un “rullo compressore”..sei  arrogante sul lavoro!

Non lasci mai che altre persone intervengano,
sei un “trattore della conversazione”, ritieni che ciò che hai da dire sia più importante.

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Non c’è davvero niente di più avvilente per le persone.
Fai uno sforzo consapevole per ascoltare.
Tanto quanto parli.

Non dovresti sentire il bisogno di dover sottolineare -tutte le volte- quanto tu sia fantastico.
Sfruttare ogni occasione per metterti in buona luce.
Sminuire una persona davanti al capo o ai colleghi.

Quando interrompi significa che hai poca considerazione per l’opinione altrui.
Spesso questa necessità deriva dal bisogno di sentirsi ascoltati.
Trovare convalida per i propri pensieri.

Le persone sicure lasciano parlare gli altri.
Sono rispettose.

5. Non accetti i feedback

La persona sicura accetta critiche costruttive.
Sa che può sempre migliorare.
Non deve sempre dimostrare di avere ragione. È flessibile e non sente il bisogno di chiedere che le cose vengano fatte a modo suo.

La persona arrogante sul lavoro, invece, ha difficoltà ad accettare feedback.
Adotta l’approccio “tutto deve essere fatto a modo mio”.
Ha difficoltà a riflettere se stesso. A guardarsi allo specchio.
Vedersi per quello che è veramente.

Se ti ci ritrovi, fai un passo indietro e rivaluta la tua risposta al feedback.
 


 

6. Se fai di tutto per avere ragione..sei arrogante sul lavoro

Non puoi accettare di sbagliare!
Fai di tutto per avere ragione. E poi te ne vanti!

Ritieni che il tuo contributo sia il più importante.
E se qualcuno non è d’accordo, lo vedi come mancanza di rispetto.
Un attacco personale.

Se tu fossi una persona -davvero- sicura di te non avresti paura di ascoltare.
Discutere opinioni diverse.

7. Hai problemi a costruire relazioni

E come potrebbe essere altrimenti?
… la superbia e l’arroganza allontanano le persone.
Il tuo approccio sta “uccidendo” le relazioni nel nome del successo e l’auto-gratificazione.

Pensa alle persone che non ti piacciono sul lavoro. Li consideri una minaccia per il tuo mondo perfetto?

Non puoi tollerare le persone che mostrano segni di fallibilità.
Se qualcuno non si assumere la responsabilità di una situazione, ti risenti e disprezzi tale persona.

8. Proteggi la tua inferiorità con un complesso di superiorità

La persona sicura si comporta in modo caloroso e amichevole con gli altri.
Non richiede una costante convalida da parte degli altri.
Non si preoccupa eccessivamente di come sarà giudicato.

La persona arrogante sul lavoro ha sempre un tallone d’Achille.
Non vuole essere scoperta.
Indossa spesso la “maschera” dell’invincibilità, per proteggere la sua vulnerabilità.
 

 
Fai attenzione … il falso carisma è facilmente riconosciuto.
Non puoi sostenerlo per così tanto tempo.

In conclusione,
lavorando sul tuo approccio puoi valorizzare e sfruttare veramente le tue potenzialità.
Puoi lavorare meglio con i colleghi o con il team.
Evitando inutili conflitti.

Per sopravvivere nella giungla dei rapporti personali sul lavoro, la cosa migliore è mantenere un atteggiamento professionale. Un comportamento equilibrato con tutti.

8 segnali che sei arrogante e presuntuoso al lavoro – e forse non lo sai neppure – 1

arrogante al lavoro

Foto di Vitabello da Pixabay

Ci abbiamo a che fare già dal mattino presto …. siamo in coda in auto e ci tagliano la strada insultandoci … la sera quando prendiamo i mezzi pubblici, ci strattonano e scavalcano.
A chi piace relazionarsi con le persone arroganti?
Nonostante gli arroganti non piacciano proprio a nessuno, il mondo ne è pieno. Ci abbiamo a che fare tutti i (santi) giorni.

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Ci sono varie sfaccettature dell’arroganza.
Alcune sono sottili e poco eclatanti. Poco visibili.
Ogni tanto è facile scivolare in atteggiamenti arroganti e spocchiosi.
Prenditi un minuto per pensare .. non è che, anche tu, ti stai comportando in modo prepotente e altezzoso?

Ecco 8 segnali che sei arrogante e presuntuoso al lavoro … e forse non ti rendi nemmeno conto che lo stai facendo:

 

1. Ti concentri solo-e-sempre su te stesso

Ti comporti in modo arrogante al lavoro quando ignori completamente gli altri.
Fingi “di non vederli”. Non dai peso alle loro parole.

Se hai una scadenza imminente,
riversi sull’altro lo stress e l’ansia di portare a termine (il prima possibile) l’incarico.
“Voglio …”, “Ho bisogno …” “Devo avere …”
sono i tuoi verbi preferiti.

Se c’è una discussione o una riunione, vuoi che la discussione riguardi te.
L’attenzione di tutti deve essere su di te.
Tutti devono -ovviamente- essere d’accordo con la tua opinione.
Non hai considerazione per il lavoro degli altri.

Alla domanda “Puoi farlo?” Dici sempre SI.
Credi di essere migliore.
Per l’apparenza, l’intelligenza o per la tua posizione.

Se fossi davvero una persona sicura invece … non esiteresti a lodare e dare credito agli altri.
Non ti sentiresti sminuito quando riconosci i risultati altrui.

2. Sei il maestro dei complimenti “al rovescio”

“Bella presentazione! Molto meglio di quella della settimana scorsa.”
“Che belle unghie? Non sembrano neanche finte!”

Potresti pensare di lodare gli altri.
Tuttavia, vale la pena di riflettere per essere sicuro di non fare troppi complimenti “al rovescio”.

Hai le intenzioni di offrire un apprezzamento … ma stai sbagliando tutto!

Quando fai un complimento, rimani concentrato solo sugli aspetti positivi…
altrimenti sembrerai un cretino, uno snob.
Oppure lo sai … e sei solo un po’ stronzo?

3. Essere arrogante al lavoro: ascolti .. ma poi prendi lo spunto per parlare di te

“Strano! Non mi è mai successo ma ricordo che…”
“So bene cosa provi. Anche a me è successo che …”
“E io? Cosa dovrei dire? Settimana scorsa stavo …“

Sei partito bene, con la buona intenzione di ascoltare la frustrazione o il problema del tuo collega,
ma purtroppo adesso sei partito per la tua tangente,
stai parlando al posto dell’altro.

Hai preso spunto dalle sue parole per parlare di te.
Ancora e sempre di te …

Al tuo collega (che ha appena ricevuto un feeback-cazzotto dal tuo capo) probabilmente non sarà di alcun conforto sapere che la lavanderia ti ha rovinato il tuo pullover di cachemire preferito.

Una cosa è dimostrare empatia,
un’altra è equiparare le tue esperienze, in particolare quando non sono affatto rilevanti per l’altra persona.
Concentrati invece sull’ascolto attivo.
Questo è davvero tutto ciò di cui la persona ha bisogno.

16 chiavi per farsi rispettare dai colleghi più giovani

farsi rispettare dai colleghi più giovani

Foto di Keith Johnston da Pixabay

“Rispetta i più anziani” è una frase che ci sentiamo ripetere sin da piccoli.

Il vero rispetto -però- deve essere guadagnato.
Farsi rispettare dai colleghi più giovani non è molto diverso dal guadagnare il rispetto di un adulto.

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I giovani di oggi non vogliono rispettare solo per questione di anagrafe. Sono riluttanti a mostrare stima se non vengono ricambiati.
Se viene detto loro cosa fare, senza spiegazioni. Se non sono inclusi in conversazioni importanti.

I giovani spesso rispecchiano il nostro comportamento.
Se qualcuno non ti rispetta, guarda anche il tuo atteggiamento.
Ricordiamoci che il rispetto reciproco è un elemento fondamentale per qualsiasi rapporto.
Le persone tendono a rispettare chi riconosce il loro valore.

Ecco alcuni suggerimenti per farsi rispettare dai colleghi più giovani:

1. Il rispetto dei più giovani non si pretende solo per l’anagrafe e i capelli sale-e-pepe. Va guadagnato.

2. Dare rispetto è uno dei segreti per guadagnare il rispetto dei più giovani.

3. Ascolta più di quanto parli. I giovani hanno idee ed esperienze che desiderano condividere.

4. Non lasciare che la differenza di età diventi un ostacolo. Trattali come colleghi, ascolta cosa hanno da dire, dai feedback in modo utile e costruttivo.

5. Non essere sprezzante o intollerante solo perché sono “diversi” dal tuo stile.

6. Poni domande. Fare domande mostra il tuo interesse per ciò che il giovane pensa e crede.

7. Non essere prepotente. Chiedi, piuttosto che sentenziare o esigere.

8. Accetta e riconosci le differenze di opinione. Non negare l’opinione di un giovane pensando che è ingenuo e tra 20 anni la penserà diversamente.

9. Evita frasi tipo “Io avrei fatto …”, “Io avrei detto…”, “Quando ero giovane io…

10. Evita le prediche, oltre a colpevolizzare la persona sono perfettamente inutili.

11. Non fare il finto-giovane tipo “Bella zio”. Non sei divertente. Diventi patetico.

12. Vai aldilà delle loro felpe e tatuaggi, scava più in profondità e cerca il valore aggiunto che i collaboratori più giovani possono dare.

13. Non agire come se fossero bambini e tu l’adulto che dice cosa-fare. Li farà risentire e.. avranno ragione!

14. Sii aperto con consigli, guidando i tuoi colleghi più giovani. Dai suggerimenti e offri feedback. Fai  sapere loro che puoi offrire il tuo aiuto se necessario.

15. Accetta i loro consigli e pareri. Anche se hai esperienza non significa che hai tutte le risposte.

16. Non giudicare. Non confrontare i giovani di oggi a quando avevi tu 20 anni.

Se avverti un fastidio nel rapporto con un/una collega di differente età, chiedi un incontro privato, parlane con tatto e con rispetto.

Potresti essere sorpreso nello scoprire che anche lui/lei ha gli stessi problemi riguardo la differenza d’età.
La questione si risolverà in maniera soddisfacente per entrambi.

Mancanza di rispetto sul lavoro? Cosa è reale e cosa è una tua paranoia -2

mancanza di rispetto al lavoro

Foto di Quim Muns da Pixabay

“Mi guardano tutti strano” – Paranoia

“Non so, certe volte mi pare di vivere in un mondo parallelo… è una cosa logica che certa gente ti fissa senza un motivo? Mi guardano tutti strano al lavoro!
Com’è possibile?”.

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Una mente sospettosa cerca continuamente significati nascosti.

Il tuo comportamento diffidente rischia di ingigantire cose di poca importanza.
La tua mente rischia di essere in uno stato di costante nervosismo.
Perdi energie mentali che potresti impiegare in maniere più produttive.

Senza contare che i tuoi colleghi possono trovare irritante avere a che fare con una persona sempre guardinga e sospettosa. A volte anche scorbutica e ostile.

“Mi hanno assunto per fare X ma faccio Y” – Reale.. fai attenzione!

È il momento di porti alcune domande che probabilmente non vorresti farti:
Stai esagerando?
Stai contribuendo anche tu, anche in parte, a questa situazione?
Hai peccato di superficialità?
È solo un errore di comunicazione che può essere sistemato?
Il nuovo lavoro ti ha talmente inebriato da non capire che era tutto un fake?

Se le cose non stanno andando affatto come avevi immaginato. Questo non è sicuramente il ruolo per cui hai superato (e vinto) le selezioni!
E adesso?
Il nuovo lavoro è un flop. Lasciare o resistere?
 


 
Che fare?
Mollare? E se poi non trovi niente-di-buono?
Restare? Con rischio di un’ulcera e una vita privata destabilizzata?

Leggi il post per approfondire.

“Tutti trovano sempre il modo di evitarmi” – Paranoia

Immaginare che tutti (ma proprio tutti?) i tuoi colleghi siano impegnati allo “slalom speciale” per sottrarsi alla tua presenza è … al quanto irrealistico.

Qualunque cosa succeda,
evita di lamentarti e di spettegolare con i tuoi nuovi colleghi per creare un legame.

È facile cadere nella trappola di gossippare per fare i simpaticoni o sembrare uno “della banda”,
ma alla fine danneggerai la tua reputazione.

“Non sono mai ascoltato” – Reale.. fai attenzione è mancanza di rispetto sul lavoro

Non sei mai ascoltato? Attento a cosa dici!
Le persone ti valutano sulla base di “quello che esce dalla tua bocca”.

Forse parli troppo e sei dispersivo.
Rimbalzi da un punto all’altro.
Non arrivi mai al punto.

Più ripeti, più diventi dispersivo e annoi chi ti ascolta.
Smettila con il tuo ronzio e taglia i discorsi prolissi.
 

 
Se porti chi-ti-ascolta fuori strada,
molto probabilmente resterà dove lo stai portando.
Fuori strada.

Se il tuo contributo è di poco di valore,
non otterrai (giustamente) il tempo e l’attenzione degli altri.

“Non rispettano il mio tempo” – Reale.. fai attenzione è mancanza di rispetto

Quando rispetti qualcuno, consideri il suo tempo prezioso.
Non fai domande a cui puoi rispondere.
Non pianifichi incontri di cui non hai bisogno.

Vale anche il contrario …
quando non rispetti qualcuno, non vedi il suo tempo prezioso.

Il collega che continua a interrompere il flusso del tuo lavoro,
e con la scusa di “rubarti qualche secondo” tenta di scaricarti il suo lavoro non solo è ottuso.
È irrispettoso di te. Del tuo tempo.

Se senti mancanza di rispetto sul lavoro, non limitarti.
Affronta la questione. Valuta onestamente …
Il tuo approccio fa danni?
Sei troppo sensibile?
Stai esagerando?
È sempre così? Oppure il tutto si riduce a singoli episodi?

Per approfondire scopri il coaching per autostima sul tuo luogo di lavoro.

La forza mentale. 12 domande per capire quanto sei forte – 2

la forza mentale.

6. Incolpi gli altri per la tua mancanza di affermazione?

Incolpare gli altri è sicuramente una debolezza.

Accusare gli altri è più facile perché ci sentiamo meno responsabili.
Proteggiamo il nostro ego e la nostra autostima.
Dare la colpa agli altri è una comoda stampella utile per deviare la colpa da noi stessi.

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Alcune persone sentono che la loro carriera non è mai decollata.
Si guardano indietro e vedono fallimenti causati da circostanze esterne (il capo menefreghista, il collega falso, l’azienda traditrice, il Mercato fluttuante, ecc.).

Ritengono che manager e azienda abbiano approfittato di loro.
Della loro sensibilità e disponibilità.
Nessuna assunzione di responsabilità delle proprie azioni.

In verità,
tu sei l’unico che può portare il successo nella tua vita.
Devi essere forte mentalmente per accettare la responsabilità per le circostanze della tua vita.

7. Le tue azioni seguono le tue parole? Fai quanto dici? Valuta onestamente la forza mentale.

Sembravi promettere bene quando avevi detto, anzi proclamato,
che da lunedì avresti ricominciato ad andare in palestra almeno 3 volte la settimana
(approfittando del turno pomeridiano).

Poi ti hanno visto in quel bar del centro fino alle 02.00.
E non ti hanno visto in palestra.
Peccato!

Le parole hanno un grande potere.
Prima di parlare, verifica le tue intenzioni.
La tua volontà. La tua tenacia.

Siamo in tanti (troppi) a non mantenere le promesse.
Siamo troppo “avvolti” da noi stessi.
Perché ci rendiamo conto che è (semplicemente) troppo dannatamente difficile.
 

8. Hai paura del confronto con gli altri?

Vedi tutti più bravi e più capaci di te?
Tendi a perfezionarti in continuazione?
Continui ad allenarti fino al momento in cui ti sentirai finalmente pronto?

Tutti facciamo paragoni e confronti perché temiamo di non essere “abbastanza”.
Il confronto però è sempre eccessivo (e demotivante).
Ognuno è meglio e peggio di altri su un numero illimitato di scale di valori.

Confrontarsi con gli altri può essere molto frustrante.
È il biglietto per il malcontento.
Il metodo infallibile per annegare nel rancore (anche se fuori splende il sole).

Se pensi che tutti intorno a te siano in qualche modo migliori. Hai ragione.
In effetti qualcuno lo è!

La verità è che siamo profondamente focalizzati sui nostri limiti e fallimenti,
raramente vediamo quelli degli altri.

9. Riesci ad accettare la realtà?

Quando le cose non vanno come ti aspetti ti chiudi in un guscio? Senza agire, senza reagire?
Adattandoti a vivere la vita che non ti piace?
Senza muovere un dito per cambiarla?
Quando si nega la realtà e non la si accetta,
il cambiamento non avviene.

Avvertiamo emozioni negative e ci arrendiamo,
credendo di non poter migliorare la nostra vita.
E tutto diventa … grigiore, dolore e tristezza.

Accettare la realtà, per quanto dolorosa possa essere al momento, è l’unico modo per consentire il cambiamento.
Accettare la realtà è dimostrazione di forza mentale.

10. Sei terrorizzato di fallire (un’altra volta)?

Le persone di successo (quelle che più ammiri) hanno sperimentato che non importa quante volte si cade,
ma quante volte ci si rialza.
Più forti di prima.

Il fallimento è un’opportunità per crescere.
Imparare, fare un progresso e correggere la direzione.

Gli errori ci insegnano cosa non ha funzionato. Cosa dovremo fare di diverso la prossima volta.
Se non fallisci non puoi imparare, evolvere e crescere.
Se non fallisci non puoi superare la tua mancanza di forza mentale.

Quando hai così tanta paura di fallire, difficilmente le tue azioni diventeranno incisive.

11. Valuta la forza mentale. Ti fai corrodere dai dubbi?

Il dubbio è il killer numero uno di una mentalità fiduciosa.
Quando dilaga incontrollato, danneggia la mentalità e sgretola le prestazioni.
Troppo spesso tendiamo ad aggrapparci ai dubbi.

Iniziamo a dubitare ancor prima di iniziare qualcosa.
Qualsiasi cosa.

È fondamentale diventare consapevole dell’influenza negativa che il dubbio può avere su di te.
Contrastare i dubbi con pensieri positivi (o per lo meno realistici).

12. Getti la spugna (troppo) facilmente?

È facile smettere.
Gettare la spugna.
Ogni giorno hai la possibilità di cedere alla tentazione di mollare.

Questo è senza dubbio uno dei tratti più evidenti della mancanza di forza mentale.
Una persona forte (invece) non rinuncia mai.
Almeno non così troppo facilmente.
Tutti desiderano la pillolina magica.
Invece nulla di speciale, niente di straordinario avviene in una notte.

Devi lavorare sodo per vedere aumentare la forza mentale.

Quelle poche persone che lo fanno (quelle di successo) non si aspettano risultati immediati.
Non pensano che il successo arriverà “rapido”,
“facile”, in una notte.
Sanno che occorrono tempo e fatica.
Indipendentemente da quanto difficile possa essere,
devi sempre lottare per i tuoi obiettivi.

Allenati con piccole vittorie.
Decidi di completare qualcosa, al meglio delle tue capacità.
Non importa se sei stanco, sfiduciato, avvilito o debole.
Se dentro di te hai deciso che non mollerai.
Non lo farai!

La forza mentale: 12 domande per capire quanto sei forte – 1

la forza mentale

Foto di Scott Webb da Pixabay

Alcune persone raggiungono i loro obiettivi,
sono volitive e determinate.

Altre si lamentano costantemente e trovano sempre scuse per non alzare un dito.
Preferiscono piangersi addosso.
Sentirsi vittima.

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La forza mentale è essenziale per affrontare una situazione difficoltosa, un momento complesso,
un collega o un capo ostico, un lavoro che non ci piace o una relazione che ci ruba solo energia.
Raggiungere gli obiettivi, rompere gli schemi, prendere una nuova direzione non è facile.
Ci vuole tempo.
Fatica. Costanza.

Qualunque sia la sfida, dobbiamo tirare fuori grinta, carattere e determinazione.
Anche al tuo livello (grande o piccolo che sia, davvero poco importa).
Ecco 12 domande per capire quanto devi ancora lavorare sulla tua forza mentale:

1. La routine ti dà un senso di sicurezza e di protezione?

Difficilmente fai un passo fuori dal conosciuto? Dalla certezza?
Dalla tua zona di comfort?
Il lavoro attuale non è così stimolante ma almeno, conosci già tutto-e-tutti e non è così stressante?
E se poi non vai d’accordo con il nuovo capo o i nuovi colleghi?
Perché lasciare la tua confortevole routine familiare?
Sai che casini! Ma chi te lo fa fare …

Le persone che hanno sviluppato la forza mentale non hanno paura del cambiamento.

Sono flessibili e mantengono sempre una mente aperta, accogliendo tutto.
Compreso il cambiamento.
Quello che conta (veramente) è il modo in cui lo affronti.

La persona mentalmente forte ha consapevolizzato che il cambiamento è inevitabile.
L’indugio e la pigrizia sono segni certi di mancanza di forza mentale.
Tutti noi abbiamo momenti dove non vogliamo fare nulla.
E’ normale, ma quando quest’indole diventa svogliatezza, indolenza, pigrizia allora bisogna intervenire.

Le persone di successo non permetteranno (mai) all’indolenza di prendere il controllo delle loro vite.
Irrobustisci il tuo pensiero.
Impara a superare le debolezze.

2. Tendi spesso “a fare la vittima”?

Cerchi di convincere gli altri che porti il peso del mondo sulle spalle?
Che la vita con te è stata (particolarmente) spietata e crudele?

Vedi dovunque segnali (anche divini), che ti stanno dicendo di smetterla,
che sei ancora in tempo per fermarti.
Tutto attorno sembra ideato per sabotare e distruggere sul nascere i tuoi sforzi?

Devi lavorare ancora sodo sulla tua forza mentale

Così è facile.
È la scusa giusta per non iniziare alcun progetto.
È la tecnica perfetta per non raggiungere mai alcun traguardo.
Il metodo sicuro per non fare mai errori.

Un evento sfortunato non è la fine del mondo. Si può superare.
Serve a poco … mugolare e diffondere negatività intorno.

Le persone forti emotivamente sanno che la vita è un’alternanza di cose positive e negative.
Incontrano (anche loro come tutti) problemi nella vita.
Si assumono la responsabilità delle proprie azioni.

Si impegnano al massimo nella ricerca di soluzioni.
Raramente li sentirai lamentarsi e compiangersi.

3. Ti avveleni una bella giornata di sole per una critica o una battuta?

Metti il broncio alla minima osservazione?
Hai difficoltà a sorridere dei tuoi difetti?
Ti manca spirito di autocritica?

Se ti avveleni la giornata per un nonnulla, ti prendi sempre troppo sul serio,
ti innervosisce non appena ricevi una critica e metti il muso al primo dissenso (e lo tiene anche dei giorni)… devi lavorare sulla tua forza mentale.

Non riesci ad affrontare nulla e basta una piccola cosa per sprofondare.
Ci vuole tempo per riprenderti, ma non ti riprendi mai perché i rapporti nel frattempo sono “lievitati” e peggiorati.
È difficile,
quando sei così suscettibile a continui sbalzi emotivi.
È necessario lavorare sul controllo delle tue emozioni.

4. Valuta la tua forza mentale. Quanta fatica fai a dire NO?

Dire NO non è facile e mai piacevole.
Dire SI (senza essere convinto) è anche molto,
ma molto peggio.

Se cerchi di evitare i conflitti, spesso non fai altro che gonfiarli e peggiorarli.
Evita di dire “SI” per amicizia, timore o per mantenere pace e tranquillità,
rischi di perdere la fiducia degli altri.

Metti dei paletti o dei limiti da rispettare.
Le persone capiranno che possono facilmente approfittare della tua disponibilità
(e lo faranno).

A lungo andare diventa frustrante, castrante,
perdi autostima e motivazione.

Saper dire “NO” è un’abilità fondamentale se vuoi avere il pieno controllo della tua vita.

5. Ti accontenti anche se non sei contento? Quanto lotti per migliorarti?

Ti accontenti di stare con qualcuno solo per non stare da solo?
Il lavoro non è quello che vuoi ma quanto è dura cambiare?

Vorresti di meglio ma (oramai) hai familiarizzato con la mediocrità.
Sei entrato in intimità con la mediocrità.
Ti sei fatto amica la limitatezza.
La coccoli, la assecondi.

La forza mentale: ti accontenti di una vita “mediocre”?

Anche se hai capacità.
Competenza. E puoi meritare di più.
Non lotti.
Non lotti abbastanza.
Vai a letto tranquillo. Comodo. In comfort.

Almeno non lamentarti.
Come puoi lamentarti di scelte che in fondo sono tue?

Delusione professionale? Non rinunciare ai tuoi sogni.. mettili in stand by

delusione professionale

Foto di Pexels da Pixabay

Delusione professionale? Capita. Anche spesso …
Lanci il tuo progetto… finalmente! Ti è costato impegno, sacrificio…
Investimento di energie, tempo e …soldi. Tanti.
Poi capita qualcosa di inaspettato.

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Imprevedibile …che spazza tutto in un attimo…si squagli come neve-al-sole.
E ti lascia basito…inebetito. “Trombato” dalla vita.
Lasciandoti briciole di desideri e frammenti di grandi visioni.
Capita.

Se ti è successo sai cosa intendo!

Continuare a sperare quando l’obiettivo si allontana,
sognare nonostante le speranze disattese è tutt’altro che facile.
Ansia e delusione prendono il sopravvento.
Tutte le certezze crollano.

Spesso non arriviamo ai nostri traguardi seguendo un percorso uniforme.
La strada non è lineare.

Spesso,
per arrivare all’obiettivo siamo costretti ad allungare la via.
Ciascuno di noi prende traiettorie professionali differenti

“Ognuno col suo viaggio
Ognuno diverso.
E ognuno in fondo perso
Dentro i fatti suoi”

per dirla alla Vasco!

Non c’è un modo giusto e uno sbagliato!

Ognuno arriva con il suo “passo”.
Ci sono forze esterne che spesso interferiscono con la nostra ideale traiettoria lineare.

Infatti,
spesso incappiamo in cambiamenti di carriera.
Battute d’arresto e momenti d’involuzione che ci mandano al tappeto.
Ci fanno a pezzi, demolendo la nostra autostima.
Le nostre certezze.

L’importa è COME affronti gli ostacoli.
Come superi la delusione professionale.

Sulla tua strada troverai ostacoli inaspettati e improvvisi, alcuni facilmente superabili e altri che ti porteranno lacrime (e bruciori di stomaco).

Di volta in volta scoprirai che, ciò che conta non è la natura degli ostacoli, ma piuttosto come ti approcci,
come reagisci e cosa impari.

Gli ostacoli, gli errori ti aiutano a “correggere il tiro”. Insegnano cosa non funziona.
Cosa fare di diverso la prossima volta.
Se hai sbagliato, se hai fallito, aspetta …

non mollare, provaci ancora!

Prenditi una pausa, ricarica le pile e continua. Riprova ancora!
Più provi a fare qualcosa, prima arriverai “a farlo bene”.

I fallimenti sono (davvero) i gradini per avere successo professionale.
Non essere paralizzato dai tuoi tracolli.
La vita è imprevedibile.


Pensa che anche Google è incappato in diversi progetti falliti.
Nel corso della sua attività Google ha avviato e chiuso ben 44 servizi.
Non pochi vero?

Qualcuno li ha riuniti in una pagina (puoi anche leggere le motivazioni legate alla chiusura di ogni singolo progetto)

Se capita anche al “grande” Google, figuriamoci a noi!

Quello che è importante è sviluppare un atteggiamento che abbracci il cambiamento.
Trasformando il fallimento in opportunità di apprendimento.
La delusione professionale in un processo di crescita.
Dai! Riprendi il tuo cammino!

“Tu mi vedi così ..ma non sono la donna forte che pensi” – parte 2

la donna forte

Foto di Matteo Venturella da Pixabay

Dire NO è indispensabile per affermarsi

“Le due parole più brevi e più antiche, SI e NO,
sono quelle che richiedono maggior riflessione.”

Pitagora

Siamo sinceri … dire “NO” non è facile. Mai piacevole.
Ma dire “SI”, senza essere convinta è depotenziante.

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Se eviti di dire “NO” per amicizia, timore o per mantenere la pace, perdi la fiducia e la stima delle persone,
dai un’immagine di te influenzabile.
Accondiscendente.

Se non metti dei paletti o dei limiti da rispettare, le persone capiranno che possono facilmente metterti i piedi in testa. Approfittare della tua disponibilità.
E credimi, lo faranno …

A lungo andare diventa frustrante e bloccante.
Perdi autostima.

Inizia a dire NO più spesso.
Comincia già da oggi, allenati a dire “NO”.
In un primo momento, sarai molto ansiosa, ma alla fine ti sentirai bene.
Libera.

Comunica in modo semplice e diretto

Quando stai affermando te stessa, meno parole dirai, più semplice sarà.

Non c’è bisogno di spiegazioni elaborate o serpeggianti.
Cerca di evitare risposte ambigue o poco chiare.

Non ti perdere in chiacchiere, dando mille spiegazioni del perché vuoi/non vuoi una determinata cosa.
Ferma e diretta.
Così… brava!

Non scusarti, non provare vergogna, non sentirti in colpa per aver espresso un bisogno, desiderio o diritto.
 


 
Diventa la donna forte che desideri essere.
Affermarsi, non ha nulla a che vedere con l’essere educata o ferire i sentimenti dell’altra persona.

Non sei responsabile dei problemi degli altri e (tanto meno) delle loro reazioni.
Non c’è bisogno di giustificare la tua opinione o scelta.
È il tuo bisogno di piacere che ti spinge ad assicurarsi che tutti “siano d’accordo” con le tue scelte.

Sentirti obbligata a dare una giustificazione per ogni tua opinione o scelta,
è come chiedere agli altri il permesso di “vivere” la tua vita.

Impara a essere perseverante

Se l’altra persona reagisce male, se qualcuno è in disaccordo rispetto la tua scelta, parere o richiesta, non arrabbiarti e non metterti sulla difensiva.

Mantieni il sangue freddo.
Rimani fredda, calmati e non mollare.

Devi essere persistente.
Mantieni la tua posizione anche quando le persone ti invitano a rifiutare o ritrattare ciò che hai detto.

Ad esempio, se chiami il servizio clienti della banca e non ti risolvono il problema,
anziché dire: “Oh, non c’è niente che io possa fare. Almeno ci ho provato “,
chiedi se è possibile parlare con il manager. Non mollare subito.
Insisti.

La paura di fallire ti impedirà di avanzare.
Se ti angosci di ciò che può andare storto, non progredisci.
 

Diventa la donna forte che desideri essere. Investi tempo ed energia

Sii entusiasta di una nuova sfida. Sii coraggiosa.
Almeno un po’.

Prenditi qualche rischio.
Decidi di essere più visibile al lavoro. Diventa la donna forte che desideri essere.

Preparati domande durante le riunioni. Sii più audace nella tua rete sociale.
Usa i tuoi punti di forza.
In ogni situazione.
Sempre.

Ricorda che … parlare dei tuoi successi e realizzazioni, non è vanagloria.
Arroganza o presunzione.
Quando si parla di un risultato, è un dato di fatto!

Non aver paura di affermarti.
Non aver vergogna di descriverti come una professionista informata, disponibile e competente.
Spiegare come hai risolto un problema, hai ultimato quel progetto, imparato una nuova abilità … non è arroganza!

Prenditi il merito di quello che sai fare bene.
Faccio il tifo per te!

“Tu mi vedi così ..ma non sono la donna forte che pensi” – parte 1

donna forte

Foto di Matteo Venturella da Pixabay

Una dichiarazione.
Una sorta di “coming out”.
Un liberarsi… un “uscire allo scoperto” …

Durante il percorso di coaching,
molte donne professioniste (anche se molto competenti, intelligenti, smart, belle, ecc.…) “dichiarano” la loro mancanza di fiducia. Non “sentirsi” una donna forte.

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Asseriscono che spesso si “trattengono” (invase dal dubbio) e non osano (per mancanza di fiducia).
Hanno paura. Di prendersi il merito.
Di proporsi.

Odiano promuoversi, dover parlare di sé stesse, perché lo vedono come “vantarsi”.
Lodarsi.
Confondono l’affermazione di sé stesse, con “l’arrampicata sociale” fatte di gomitate e colpi bassi.

Spesso le donne perdono opportunità, che non riescono a cogliere

Non sono felici.
E come potrebbero?
Si sentono bloccate, frustrate e insoddisfatte.

C’è chi si sente troppo buona, in dovere di dire sempre SI,
chi non osa chiedere la promozione come team leader, si sente troppo giovane e inesperta,
chi superata (a 42 anni?), chi non ancora pronta (lo sarà mai?),
sull’orlo di una crisi di nervi … un vulcano pronto a esplodere.

E adesso?
Non pensi sia arrivato il momento di lavorare su te stessa?
 

Non aspettare che qualcuno si affermi o risolva i problemi al posto tuo

Se c’è qualcosa che deve cambiare nella tua vita,
devi prendere provvedimenti.

Se non sei felice,
tu sei responsabile per le conseguenze delle tue azioni.
Solo tu.

Affermarsi vuol dire (anche) assumersi le responsabilità delle conseguenze,
qualunque cosa accada.

Affrontare le conseguenze però è molto meglio che vivere una vita a metà,
compiacente o arrendevole.

Affermare sé stessi, essere una donna forte, richiede tempo

Non pensare che lo diventerai magicamente, semplicemente leggendo quest’articolo.
Un libro. Frequentando un corso.
Oppure dopo 2 sessioni di personal coaching.

Ti serve tempo e pratica.

Avrai giorni buoni e giorni cattivi (dove ti sembrerà che le cose anziché migliorare, peggiorano).
Basta essere determinati … e i risultati arriveranno.
 


 
Comincia in “piccolo”.
Con le situazioni più semplici, a basso rischio.

La ragazza che (con aria innocente) ti scavalca alla cassa del supermarket, il venditore furbetto che ti vuole intortare, l’amica che ti chiama solo quando le fa comodo.

Inizia con un “primo” NO, una precisazione su qualcosa che non ti piace. Un rifiuto gentile.
Piccoli passi verso il cambiamento.

Una volta che ti sentirai a tuo agio in queste situazioni a basso rischio,
potrai iniziare ad alzare l’asticella. Un po’ alla volta.

Non pretendere che le persone leggano nella tua mente

Non pretendere che siano gli altri a riconoscere i tuoi bisogni e desideri,
senza dover dire una parola.

La lettura del pensiero non è ancora possibile.

Se vuoi qualcosa, chiedilo.
Qualcosa ti dà fastidio? Dillo.
Se qualcuno non si comporta benechiedi spiegazioni.

Mai dare per scontato che gli altri conoscano ogni tuo bisogno o necessità.
Mai dare per scontato che gli altri intuiscano,
intendano, percepiscano.

Non dare mai nulla per scontato.

Non sentirti responsabile di come gli altri si sentono o si comportano

Se solo immaginassi quanto stress e ansia ti lasceresti alle spalle …

Evita di crogiolarti in logorante attesa per capire se qualcuno è contento della tua scelta o opinione.
Se il tuo desiderio è in linea con la volontà degli altri.

Non devi assicurarti che gli altri siano felici, anche se questo significa essere tu infelice.
Non è compito tuo controllare o preoccuparti del comportamento altrui.
Sei unicamente responsabile di come ti comporti e ti senti tu.

Essere una donna forte non vuol dire essere una stronza egoista.
Oppure non prendere in considerazione i sentimenti degli altri.

Significa solo smettere di essere così eccessivamente premurose,
non calpestare i tuoi valori per timore di turbare o offendere qualcuno.

Lascia agli altri la libertà di decidere di essere felici, sconvolti o offesi.
Questa è la loro responsabilità, non la tua.

5 pensieri irrazionali che ti assalgono quando il tuo collega diventa il tuo capo

collega che diventa capo

Foto di adamova1210 da Pixabay

Cambiamenti e ristrutturazioni portano variazioni nei rapporti professionali.
Possono suscitare molti sentimenti ed emozioni irrazionali.

Ecco 5 pensieri depotenzianti che potrebbero inghiottirti se il tuo collega diventa capo:

1. “Perché non io?”

Tutti pretendiamo che le promozioni premino solo le persone più talentuose, laboriose e meritevoli,
ma l’esperienza ci dice che non sempre così.
Anzi.

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Il collega che diventa capo … ha fatto un passo avanti. E tu?
Un passo indietro!
Il successo di qualcun altro, non equivale al tuo fallimento.

La tua prima reazione potrebbe essere quella di rispolverare il CV e pianificare di lasciare l’azienda (traditrice) appena possibile.

Non lasciare che questa battuta d’arresto faccia saltare tutto!
Questa non è stata l’occasione giusta per te.
Verrà il tuo momento.

2. “Non mi tengono mai in considerazione”

La maggior parte delle persone ha paura di non essere vista, notata,
ascoltata.

Quando il tuo collega diventa il tuo capo, un pezzo di mondo può … crollare!

Ti vengono -improvvisamente- in mente tutte le mancanze di considerazione che hai subito in azienda:
– il follow-up che non hai mai ricevuto
– il collega che non ha risposto alla tua mail
– il capo che non ha dato seguito alla tua richiesta
– ecc …
 

 
Questo è frustrante, scoraggiante.

Sei sicuro che il tuo lavoro è prezioso.
Sai che quello che stai facendo è utile, se solo qualcuno lo notasse.
Eppure, niente … tutto tace!

La mania fa galoppare la fantasia (in negativo ovviamente).
Porta a vedere fantasmi ovunque.

Non sono pochi i professionisti che da questi segnali (complice anche lo stress) si lasciano inghiottire e lentamente consumare … nel fisico e nell’anima!

3. “Per me non c’è speranza”

È tutto finito.
Quanto valgo poco!

In questi momenti sembra che la promozione del tuo collega sia … l’ultima promozione possibile sulla faccia della Terra.

Non trasformare la bocciatura in un’esperienza devastante.
Non massacrare la tua autostima.

Il tuo critico interiore sarà pazzo di gioia… ti dirà che non sei capace, che sei appagato, poco determinato.
Non ci sarà mai più un’altra opportunità di avanzamento per te!

Piuttosto che considerare questa esperienza catastrofica,
riconoscila per quello che è … una (grande) delusione.
Inquadrala come un’opportunità per imparare e crescere.

Prova a vedere la bocciatura da una diversa angolazione.
Forse c’erano -davvero- buone ragioni per cui non hai ottenuto la promozione.
 

4. “L’amicizia è finita con il collega che diventa capo”

Che fantastica amicizia … terminata.
Che peccato!

Ora che lui/lei è salita in alto,
sei convinto che la tua amicizia sia arrivata alla fine.

In effetti…il rapporto cambierà.
È inevitabile. Almeno un po’.
Questo è prevedibile.

Puoi assolutamente essere amichevole con quella persona -che ora è il tuo superiore- purché tu rimanga professionale e rispettoso.

Quando il collega diventa capo,
si instaurano nuove dinamiche, differenti obiettivi, diversa responsabilità.

Il tuo (oramai ex) collega avrà nuove pressioni.
Potrebbe prendere decisioni che potrebbero non piacerti.

Anche se qualche tempo prima, avevate condiviso lo stesso malcontento sul modo di lavorare …
adesso è meglio trattenersi con le lamentele.

Se ti fa domande sull’ambiente di lavoro,
parlane onestamente ma fallo in modo professionale e costruttivo.

5. “Wooo!! Il lavoro diventerà molto più semplice”

Ora che condividi un legame stretto con qualcuno dei piani-alti,
è facile pensare di avere bonus per l’incolumità.

Potrai finalmente uscire 20 min. prima per andare a prendere tua figlia a scuola?
Lo capirà sicuramente!
Potrai chiedere al tuo amico-capo di non lavorare su quel progetto così noioso. Ne hai parlato per mesi!
Potrai chiedere …stop!
Non potresti essere più lontano dalla verità.

Solo perché il collega che diventa capo è salito gerarchicamente,
questo non ti dà il permesso di rilassarti, non rispettare le scadenze e le aspettative.

Il tuo amico (come tutti i superiori) apprezzerà i collaboratori che rispettano le scadenze,
sono puntuali e lavorano in modo efficace.

E allora? Cosa fare? Con il collega che diventa capo?

Può anche accadere che questo cambiamento crei un’energia negativa all’interno del team.
Il tuo capo-collega potrebbe essere costretto a tagliare del tutto i rapporti sociali.
Chi può dirlo?

Non cambiare immediatamente il tuo atteggiamento.

Lascia a lui/lei determinare il nuovo rapporto,
stabilire le nuove dinamiche e il nuovo approccio.

Probabile che prenderà del tempo per decidere come comunicare e come gestire il nuovo ruolo.

Anche se potrebbe essere un po’ imbarazzante,
discuterne e ricercare soluzioni costruttive è la miglior cosa!

Oppure, pur continuando ad essere amichevole, il neo-capo farà un passo indietro. Non socializzerà più come prima con te e con il team.

Cerca di non prenderla a male e non biasimarlo, se succede.
Ci sta.

Autostima al lavoro: il lato oscuro dell’eccessiva fiducia in sé

autostima al lavoro:

Foto di Vitabello da Pixabay

Non sono poche le persone che si sentono le più capaci e competenti,
che sono convinte che la loro personalità sia superiore e che le loro intuizioni siano più brillanti di quelle degli altri.

Sono (in effetti) intelligenti e smart, capaci e competenti, ma molto spesso hanno già tutte le risposte,
non ascoltano e non ammettono mai di aver sbagliato.

Basta chiedere e ti illuminano con la “luce del sapere”.

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La sicurezza in se stessi è una qualità necessaria.
Una buona dose di autostima è fondamentale per affrontare le sfide, far carriera, superare gli ostacoli ed emergere in questo Mercato sempre più competitivo.

Tuttavia,
c’è il lato oscuro dell’eccessiva fiducia in sé.

Troppa fiducia può accrescere esageratamente l’ego e può diventare boria.
Presunzione, supponenza.
Spacconeria.

Autostima al lavoro: consapevolizza i tuoi limiti

Quando sei intelligente e capace è facile pensare di essere “al centro del mondo” e che gli altri siano solo un supporto o una scocciatura.

Invece la realtà è che i rapporti professionali contano, eccome!
Le persone con cui lavori (i colleghi o il team) sono la chiave del tuo successo.

“Ammettere” i tuoi limiti è accettare di non essere perfetto, di non avere tutte le competenze.
È il primo passo verso il tuo successo.

Ecco 14 chiavi dell’autostima al lavoro:

1. Essere intelligenti e capaci non sempre significa avere una carriera appagante!

2. Autostima al lavoro: l’eccesso di ego è il motivo principale del fallimento dei leader.

3. Essere troppo pessimisti è limitante. Essere troppo fiduciosi è pericoloso.

4. Ascolta chi ti circonda. L’umiltà è la caratteristica più sottovalutata nella leadership.

 


 

5. Più fai previsioni corrette, più diventi fiducioso. Non scordare ..che in molti casi sei stato solo fortunato

6. Non essere così sicuro di te stesso da non pensare alla possibilità di fallimento.

7. Gli errori forniscono importanti opportunità di apprendimento. Ignorandoli, non otterrai beneficio.

8. Un eccesso di fiducia può renderti cieco-e-sordo. Può portarti a ignorare i consigli, i feedback e le critiche

9. Riconosci il ruolo della fortuna. Il duro lavoro è importante, ma il fato gioca un ruolo importante.

10.In tempi di crisi, abbiamo bisogno di leader che sono umili e disposti ad ascoltare” Michael Hyatt

11. Non puoi evitare i rischi se vuoi crescere, ma l’eccesso di fiducia può convincerti a prenderne troppi.

12. Se credi di non avere più nulla da scoprire e di aver finito di imparare .. hai ragione, hai finito!

 

 

13. Sono caduti in tanti. Sono caduti (anche) i migliori. Perché non dovrebbe accadere anche a te? O a me?

14. “A me non succederà mai!” .. disse il giovane leader prima di prendere il palo!

Non sono poche le persone brillanti e capaci che mi contattano perché lamentano una carriera poco soddisfacente a causa di comportamenti sproporzionati che hanno pregiudicato il rapporto con il capo, il team e i colleghi.

Oppure che non si sono più riprese da “trombate” che hanno creato dubbi e perplessità sulle proprie (reali) capacità.

Il mio proposito di coach è aiutarti a potenziare le tue doti e la tua leadership in modo da permetterti di entrare nel tuo ufficio ogni giorno più carico e fiducioso che mai.
Ce la farai!