10 frasi killer da non pronunciare davanti al tuo capo – 2

frasi da non dire al capo

Leggi anche la parte 1.

5. “Non mi piace lavorare con Letizia”

Nulla infastidisce il tuo capo più di ascoltare (grandi o piccole, poco importa) beghe personali tra i membri del suo team.

Non può risolvere ogni piccolo conflitto che si presenta sul posto di lavoro,
quindi non rendere il suo lavoro più difficile con lamentele sui colleghi.

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Un suggerimento:
anche se hai ragione sul conto di quella persona,
lo sforzo per lavorare bene accanto a lui/lei,
sarà più proficuo delle (continue) lamentele con il tuo capo.

6. “Non è il mio lavoro”

Una delle classiche frasi da non dire al capo.
Ecco una frase tossica che ti dipinge come una persona inflessibile e non cooperativa.

Se il tuo capo ti chiede di farlo,
probabilmente vede questa richiesta come parte del tuo lavoro.

Se senti veramente che ti è stato chiesto qualcosa d’ingiusto,
chiedi al tuo capo di discutere di questa nuova incombenza,
ma non dire mai (se ti è chiesto di fare qualcosa) che non fa parte del tuo lavoro!

7. “Non posso farlo ora, ho altre priorità”

Questa frase ti farà apparire come qualcuno che non vuole imparare e crescere.
E poi…
stai bloccando la comunicazione!

Molto meglio dire: “Ho una serie di mansioni in scadenza.
A tuo parere, a quali daresti la priorità
?”

 


 

8. “Non mi avevi detto di fare così”

“Tutti cercano qualcuno a cui dare la colpa.”
Tom Waits

Può darsi che tu abbia (davvero) ragione e ti abbia dato un’indicazione sbagliata,
ma il tuo capo non si chiederà se hai ragione o no,
noterà solo che tu stai sfidando la sua autorità.

Meglio dire “Ora ho capito che cosa vuoi, lo faccio subito”.
Così metti l’accento sul fatto che c’è stato un errore di comunicazione,
non stai negando il problema e stai (comunque) cercando la soluzione.

È importante, fare una verifica di comprensione, ripetendo ad alta voce la richiesta,
per evitare ulteriori problemi.

In questo modo,
invece dimostrerai di essere attento e disponibile.

9. “Il vecchio capo non faceva così”

Oppure “Prima le cose erano gestite meglio qui”

Non vorresti essere confrontato con un ex collaboratore, vero?
Per il tuo capo è lo stesso!

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

Anche il tuo capo può pensare che tu sei bloccato,
poco duttile e disponibile,
che non ti sei adattato bene al cambiamento e che non sei flessibile.

Questo potrebbe tagliarti fuori da nuovi progetti o assegnazioni,
perché (sembra) che tu non sia capace di gestire al meglio il cambiamento.

10. Qualsiasi domanda a cui si possa rispondere facilmente

La tecnologia oggi mette il mondo a portata di mano,
e ti dà la risposta alla maggior parte delle domande.

Evita di preoccupare il tuo capo con richieste generali,
che si possono facilmente risolvere con un minimo d’iniziativa e una semplice connessione a Google.

Attento ai social!

“Che palle!”.
“Non ne posso più oggi”
“Ho un’allergia, sto a malapena in piedi, ma devo tirare fino alle 6”.
“Non ho mai avuto un boss più intelligente di me”.

Quando pubblichi qualcosa, ricorda che (forse) anche il tuo capo potrebbe leggerlo.
Equivale quasi a dirlo direttamente in faccia.

Banale?
No, banalissimo.
Ma sono in tanti a cascarci!

Frasi da non dire al capo? La prudenza non è mai troppa

Se pensi che l’onestà paghi sempre e che dire quello che pensi sia comunque la strada più efficace …
ricorda che sul posto di lavoro possono verificarsi situazioni in cui è preferibile maggior cautela,
per non compromettere o rovinare del tutto le tue possibilità di carriera.

A volte è consigliabile un eccesso di prudenza,
così da formulare un dialogo costruttivo e professionale,
piuttosto che farfugliare la prima cosa che viene in mente e rimpiangerla subito dopo.

Infatti,
dire qualcosa nel modo sbagliato è un attimo,
ma l’impressione negativa (che ne scaturisce) può diventare duratura e controproducente.

10 frasi killer da non pronunciare davanti al tuo capo – 1

frasi da non dire al capo

Se chiedi al tuo capo qual è l’aspetto più importante nel mondo del lavoro di oggi,
(probabilmente) ti dirà la comunicazione.
E ha ragione.

Infatti, quando parliamo,
(anche se quello che diciamo conta solo il 7-8% della nostra comunicazione),
dobbiamo stare ben attenti a non usare espressioni che ci fanno apparire offensivi,
incompetenti o poco corretti nei confronti del nostro capo/a.

Ecco 10 frasi da non dire al capo:

Occhio a tutte quelle espressioni, piccole frasi (che sembrano innocue) che possono,
anche a livello inconscio, essere interpretate negativamente e sabotare il tuo rapporto professionale.
E poi sono …
dolori!

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Poco importa quanto il tuo capo/a sia aperto di vedute,
ci sono ancora alcuni punti di discussione che sono tabù.

Ecco 10 frasi frasi da non dire al capo e che non dovresti mai lasciarti sfuggire:

1. “È un problema”

La scelta delle parole la dice lunga su di te.
E su chi-sei.

Un problema rappresenta un ostacolo,
una barriera o un blocco insormontabile.

Se “etichetti” tutto come un problema,
rischi di essere visto come “negativo e porta sfiga”.

I problemi sul posto di lavoro si presentano ogni giorno.
E ogni giorno vengono risolti!
Non devi farne una “ragione di stato” tutte le volte che ti trovi davanti una difficoltà.

Se c’è un problema,
prova a offrire al tuo capo una possibile soluzione.
Te ne sarà grato!

Leggi il mio post su come migliorare il tuo rapporto con il capo.

2. “Non posso”

Ecco una delle frasi da non dire al capo.. in compagnia dei suoi fratellastri “È impossibile” o “Non si può fare”.

Nessuno si aspetta che tu sia in grado di fare tutto,
ma il tuo capo vuole sentire cosa puoi fare e cosa è possibile,
non quello che non puoi fare o quello che per te è impossibile.

 


 

Così, invece di dire,
“Non riesco a finire per domani, è impossibile”,
offri al tuo capo una scadenza realistica.

Se ritieni che ti sia stato chiesto l’impossibile,
spiega esattamente quello di cui hai bisogno “Posso terminarlo per domani,
se avrò il supporto di Roberto e Camilla”.
Così. Positivo!

Evita lamentele e frasi di uno
che non si vuole mettere alla prova.

3. “Sono stanco morto, sai nel weekend… ”

Questo potrebbe sembrare ovvio,
ma succede, potrebbe scapparti,
anche accidentalmente.

Potresti aver chiuso il locale sabato sera e qualcuno ti ha accompagnato a riprendere l’auto perché non ti ricordavi dove l’avevi parcheggiata.
E allora?

Anche se hai un rapporto amichevole con il tuo capo,
le tue questioni personali dovrebbero essere lasciate fuori dal contesto lavorativo,
perché potrebbero condizionare il tuo rapporto.

Se continui a vantare notti di follia in città e allo stesso tempo ti presenti in ritardo,
il tuo capo ti richiamerà al concetto del lavoro-è-lavoro,
alle tue responsabilità sul lavoro e gli obiettivi della società.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

4. “Ho bisogno di un aumento”

Il punto non è chiedere un aumento.
Un adeguamento.
Un ritocco.

Non ha assolutamente niente a che fare con il merito del tuo lavoro,
non ha assolutamente niente a che vedere con la qualità di ciò che stai facendo.

I salari e le promozioni si basano sul tuo contributo all’azienda,
i tuoi punti di forza e le tue realizzazioni,
piuttosto che sui tuoi bisogni.

Il tuo capo vuole sapere perché ti meriti l’aumento,
non perché ne hai bisogno
(la necessità di solito implica un problema finanziario personale).

Se vuoi negoziare uno stipendio più elevato,
è necessario chiederlo in un modo più efficace,
dimostrando i tuoi successi e mantenendo fuori le tue esigenze personali.

Nessun capo terrà mai un impiegato che ha sempre ragione.
Arthur Bloch

Continua a leggere la parte 2.

8 spunti per aumentare l’autorevolezza della tua voce (così tutti ascolteranno)

autorevolezza della voce

“Oggi il segreto della leadership di successo è l’autorevolezza,
non l’autorità.”

Ken Blanchard

Autorevolezza al lavoro: la voce conta più di quanto pensi.

Apparire più autorevoli al lavoro non significa fare il bullo o il dittatore.

Se inizi a impartire ordini ai tuoi amici,
ti ritroverai presto… da solo.

Detto questo,
se qualcuno — un collaboratore, un collega, perfino un amico —
non rispetta i tuoi confini,

hai tutto il diritto di usare un tono deciso
per dirgli di fermarsi
e di considerare i tuoi limiti.

Alza di una tacca l’autorevolezza della voce

Se la tua voce suona autorevole,
gli altri ascoltano più facilmente ciò che hai da dire.

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza” (nuova edizione 2025),
le ricerche mostrano una forte correlazione tra potere e tono di voce.

Le persone in posizioni di alto livello parlano diversamente.
E l’autorevolezza si percepisce anche solo dal suono della voce.

Attenzione però:

la voce che senti nella tua testa
può essere molto diversa da quella che sentono gli altri.

Prova a registrarti durante una conversazione…
e non sorprenderti se la mascella ti cade a terra.

Sì.
Quella voce monotona e scontata…
potrebbe essere proprio la tua!

8 spunti per rendere la tua voce più autorevole
(così, sì: adesso ti ascoltano)

1. Rilassati, se vuoi autorevolezza nella voce

Inizia dalla postura.

Per migliorare la voce devi ridurre la tensione nel corpo:
spalle, collo, mascella, viso.

Rilassati.
Lascia che tutto il corpo partecipi.

Distribuisci il peso in modo uniforme sui piedi
e senti il contatto con il suolo.

Il tono della tua voce è il primo passo per costruire fiducia.

2. Usa più risonanza toracica

Per “suonare” sicuro devi respirare meglio.

Molte persone parlano in modo esitante
non per un problema linguistico,
ma perché respirano male.

Respiri corti = frasi spezzate = insicurezza.

La risonanza toracica produce una voce:
profonda, stabile, adulta.

La voce autorevole parla con il diaframma.

3. Abbassa il tono alla fine delle frasi

La fine della frase è cruciale.

Se il tono sale,
sembra che tu stia facendo una domanda.

Risultato?
Credibilità minata.

Peggio ancora se stai dando indicazioni:
sembri incerto, in cerca di approvazione.

Regola semplice:
il tono che scende con decisione
è quello delle affermazioni e dei comandi.

4. Alzati in piedi quando parli al telefono

La voce è corpo.

In piedi hai più energia
che seduto, afflosciato sulla sedia.

I polmoni si espandono meglio.
L’aria circola.
La voce si potenzia.

Sì, può sembrare esagerato.
Ma per una telefonata importante funziona.

5. Parla più lentamente. E un po’ più forte.

Parliamo tutti troppo velocemente.

Crediamo che così manterremo l’attenzione.
Non è vero.

Scandisci le parole.
Prenditi tempo.

E probabilmente…
non stai parlando abbastanza forte.

Se nessuno ti chiede mai
“Scusa, cosa?”
allora sei sulla strada giusta.

6. Non affrettarti a rispondere

Quando vieni chiamato a parlare all’improvviso,
l’ansia gioca brutti scherzi.

Prenditi qualche secondo.
Una persona sicura di sé non ha paura del silenzio.

Pensa alla frase completa.
Respira.
Poi parla.

Non correre.
Hai più tempo di quanto credi.

E sì:
apparirai più autorevole.


Essere ascoltati non dipende solo da cosa dici,
ma da come lo dici.

Scopri il percorso mirato
Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive
e rafforza la tua leadership comunicativa.

7. Usa le pause

Le pause sono potere.

Usale alla fine,
ma anche dentro le frasi.

Dici qualcosa.
Ti fermi.

Aspetti.

Così dai alle parole il tempo di colpire.

Senza pause,
l’effetto si dissolve nel rumore della conversazione.

8. Parla con passione (non con rabbia)

Le voci piatte annoiano.
Sottolinea le parole importanti.

Usa espressioni facciali.
Coinvolgi il corpo.

Se ti appassiona ciò che dici,
anche chi ascolta lo percepirà.

Attenzione però:
passione non è rabbia.

Non alzare troppo il volume.
Aggiungi forza, non rumore.

Se non controlli te stesso,
le persone non ti rispettano.

In finale

L’autorevolezza non si impone.
Si sente.

E spesso,
arriva prima dal tono della tua voce
che dalle tue parole.

8 insicurezze al lavoro che tutti temono (anche il tuo capo)

insicurezze al lavoro

Foto di BarbaraAlane

Non sono pochi i professionisti che mi contattano per fare coaching
perché si sentono insicuri sul lavoro.

Dubbi sulle proprie qualità.
Perplessità sulle proprie competenze.
La sensazione di non essere abbastanza.

Desiderano lavorare bene.
Essere apprezzati.
Fare la differenza.

Eppure, attraversano momenti di incertezza

Momenti che, se ignorati, rischiano di trasformarsi in capitomboli professionali.

Se hai paura che le tue insicurezze emergano sul lavoro, ricordati una cosa.

Anche le persone che sembrano più sicure di sé — incluso il tuo capo — hanno:

  • dubbi
  • paure
  • incertezze.

La differenza è che hanno imparato a gestirle.

Ecco 8 insicurezze molto comuni sul lavoro
(anche tra i professionisti più esperti).

1. Sentirsi invisibili

Molte persone hanno paura di non essere viste o ascoltate.

Nessuno critica il tuo lavoro.
Ma nessuno lo apprezza nemmeno.

Invii una mail…
silenzio radio.

Hai chiesto un follow-up?

Nessuna risposta.
Non sei criticato.
Non sei elogiato.

Sei semplicemente… ignorato.

Complimenti: hai sviluppato il superpotere dell’invisibilità.

Ed è frustrante.

Perché sai che il tuo lavoro è utile.
Sai che ciò che fai ha valore.

Se solo qualcuno lo notasse!

2. Dire qualcosa di ridicolo

“Le persone non sono ridicole se non quando vogliono parere ciò che non sono.”

— Giacomo Leopardi

Molti temono di dire qualcosa che li faccia apparire:

  • poco professionali
  • inesperti
  • fuori luogo.

Nessuno vuole essere visto come il principiante della situazione.

Il problema è che non esiste il tasto rewind per le parole.

A volte la soluzione è più semplice di quanto credi:

  • scusarsi
  • chiarire
  • oppure usare un po’ di autoironia.

Una piccola gaffe non distruggerà la tua carriera.

3. Non avere nulla da dire

Sta per iniziare l’ennesima riunione.

E tu inizi a sudare freddo.
Sai perché.

Temi di non avere nulla di utile da dire.

In molte riunioni succede sempre la stessa cosa:
alcune persone dominano la conversazione
mentre altri restano in silenzio.

E restare seduti lì, senza contribuire, può essere una sensazione terribile.

Nessuno vuole essere la persona che “non aggiunge mai valore”.

4. Non capire

Sei seduto in riunione.

E mentre scorrono:

  • tecnicismi
  • acronimi
  • concetti complessi

pensi:

“Di cosa diavolo stanno parlando?”

Non capire è una delle insicurezze più diffuse.

In teoria la soluzione è semplice:
chiedere.

In pratica, molti fanno altro.

Annuiscono.
Fingono di capire.

Sperando che nessuno faccia loro una domanda.

5. Non consegnare il lavoro in tempo

Essere in ritardo nella consegna di un lavoro è una delle cose meno tollerate.

Comunica una cosa molto precisa:
inaffidabilità.

Le scadenze raccontano molto di te:

  • del tuo metodo di lavoro
  • della tua organizzazione
  • del tuo senso di responsabilità.

Rispettarle è una delle regole più importanti.

6. Non essere riconosciuti

“Posso vivere due mesi grazie a un bel complimento.”

— Mark Twain

Anche nel lavoro abbiamo bisogno di riconoscimento.

Non vogliamo solo timbrare il cartellino e aspettare lo stipendio.

Vogliamo sapere che il nostro lavoro:

  • è utile
  • apprezzato
  • visto.

Quando un progetto su cui hai lavorato duramente passa inosservato…
è difficile non sentirsi scoraggiati.

Ancora peggio quando il merito viene attribuito a qualcun altro.

7. Sentirsi inadeguati

Molti professionisti hanno una sensazione costante:
non essere all’altezza del ruolo.

Ogni nuovo incarico sembra enorme.
Ogni incontro con il capo genera tensione.

“E se si accorgessero che non sono così competente?”

Ma c’è una verità semplice.

Se non fossi qualificato per il tuo ruolo…
probabilmente non lo avresti!

Se vuoi approfondire l’inadeguatezza della sindrome dell’impostore ho dedicato un capitolo nel mio libro “Prima vola Leader”.

8. Pensare di non avere talento

Confrontarsi con gli altri è inevitabile.

E spesso sembra che qualcuno sia:

  • più veloce
  • più brillante
  • più talentuoso.

Questo confronto può generare:

  • gelosia
  • frustrazione
  • insicurezza.

Ma ecco una cosa importante.
Il talento, da solo, non basta.

Servono anche costanza, duro lavoro e
determinazione.

Tra una persona talentuosa ma poco determinata
e una meno talentuosa ma tenace…
personalmente scommetto sempre sulla seconda!

Se senti di non essere abbastanza incisivo nelle decisioni o nelle relazioni con il team, potrebbe essere il momento di lavorare sulla tua presenza da leader.

Scopri il percorso di coaching mirato:
Problemi di leadership? Ritrova autorevolezza nel tuo ruolo”.

Una riflessione finale

Le insicurezze sul lavoro sono normali.

A volte possono spingerti a migliorare.
Altre volte rischiano di bloccarti.

Anche i professionisti più sicuri hanno dubbi.

La differenza è che non permettono alle insicurezze di fermarli.

Le ascoltano.
Imparano da loro.

E poi… continuano ad andare avanti.

8 frasi tossiche da evitare quando chiedi un aumento di stipendio


Chiedere un aumento: 8 frasi da evitare (se vuoi davvero ottenerlo)

In un mondo del lavoro ideale, la soluzione sarebbe semplice:
vuoi più soldi? Li chiedi.

Fine.

Nel mondo reale, invece, tutto si complica.
Ti blocchi.
Rimandi.
Ci giri intorno.

Perché?

Perché chiedere un aumento non è solo una questione economica.
È una questione (anche) emotiva.

La vera paura non è il “no”

Temiamo il rifiuto.

Non tanto per quello che comporta…
ma per quello che ci fa sentire.

Rifiutati.
Non abbastanza.
Sostituibili.

E così evitiamo.

Oppure arriviamo alla trattativa già indeboliti.

Eppure c’è una cosa da chiarire subito:

una negoziazione spesso inizia con un “no”.

Se fosse tutto facile e lineare, non si chiamerebbe trattativa.

Il punto, quindi, non è evitare il rifiuto.
È non sabotarsi prima ancora di iniziare.

Ecco 8 frasi da evitare quando chiedi un aumento:

1. “So che non è il momento giusto…”

Se lo pensi davvero, perché lo stai chiedendo?

Il timing conta.

Conta molto.

Se l’azienda cresce, fattura, investe…
hai un terreno favorevole.

Se invece si parla solo di tagli, riduzioni e contenimento costi,
stai entrando in salita.

Chiedere nel momento sbagliato non è coraggioso.
È poco strategico.

2. “Non ho un aumento da…”

Capisco la frustrazione.

Anni senza riconoscimenti.
Impegno dato per scontato.

Succede.

Ma attenzione: questo argomento parla di te.
Dei tuoi bisogni.

L’azienda ragiona in modo diverso.

Vuole capire il tuo valore.
Non il tuo malcontento.

3. “Sto facendo il lavoro di tre persone”

Forse è vero.

Ma probabilmente non sei l’unico.

Molti team lavorano sotto pressione.
Molti colleghi sono nella stessa situazione.

Se porti questo argomento come lamentela, perdi forza.

Se invece mostri risultati concreti, cambia tutto.

4. “Sono qui da un anno e …”

La permanenza non è un merito.

È una base.

Rimanere non significa crescere.

Non significa creare valore.

Non significa meritare automaticamente di più.

Il tempo da solo non giustifica un aumento.

5. “Ho fatto tutto quello che dovevo fare”

Appunto.

Quello che dovevi.

Un aumento non premia il minimo richiesto.

Premia ciò che va oltre.

Iniziativa.
Impatto.
Risultati.

Se non riesci a dimostrare questo,
la richiesta si indebolisce.

6. “Ho bisogno di più soldi per…”

Mutuo.
Famiglia.
Spese personali.

Sono motivazioni reali.
Legittime.

Ma non sono criteri aziendali.

L’azienda investe su ciò che produci,
non su ciò che ti serve.

È una distinzione dura, ma necessaria.

Se vuoi lavorare in modo concreto sulla tua crescita professionale, sulla negoziazione e sul tuo posizionamento:

Scopri il coaching “Vuoi cambiare lavoro! Esplora, valuta, decidi”.

7. “Ho scoperto che Filippo guadagna più di me”

Il confronto è una trappola.

Non conosci tutti i dati.
Non conosci le condizioni.
Neanche conosci la storia.

Filippo potrebbe avere:

  • più esperienza
  • più risultati
  • una negoziazione iniziale diversa

Portare questo argomento ti indebolisce.

La tua richiesta riguarda te.
Solo te.

8. “Se non mi date un aumento, me ne vado”

È una leva.

Può funzionare.

Ma è rischiosa.

Funziona solo se:

  • sei davvero disposto ad andartene
  • hai alternative concrete
  • hai un valore riconosciuto

Se bluffi… si vede.

E perdi credibilità.

Come impostare davvero la richiesta

Chiedere un aumento non è un atto impulsivo.

È una costruzione.

Serve preparazione.
Serve chiarezza.
Posizionamento.

Parti da qui:

  • Quali risultati hai ottenuto?
  • Che impatto hanno avuto?
  • In cosa sei diventato più efficace?
  • Dove stai creando valore concreto?

Parla di fatti.

Numeri.
Progetti.
Risultati.

Esplicita con chiarezza.

Senza giustificarti.
Scusarti.
Attaccare.

Hai ricevuto una nuova offerta di lavoro ma non sai se accettare o restare dove sei?

Scopri il percorso di coaching mirato “Nuova offerta di lavoro: accettare o restare?
per valutare con lucidità pro e contro e prendere una decisione davvero consapevole.

Chiedere un aumento oggi non è semplice

Serve lucidità.
Serve coraggio.
Preparazione.

“Valutati di più: ci penseranno gli altri ad abbassare il prezzo.”
Anton Čechov

Non è il “no” a fermarti.

È il modo in cui ti presenti prima ancora di chiedere.

E quello… puoi cambiarlo.