Colloquio di lavoro telefonico: come essere autorevole solo con la voce – 1

colloquio di lavoro telefonico

Photo by Andrea Piacquadio from Pexels

Tempi strani. Questi del CV19.
Complessi.

Riapertura, digitalizzazione, distanza sociale, …
In questa “nuova dimensione” il telefono può diventare ancor più strumento di selezione del personale.

Le aziende usano l’intervista telefonica per fare una rapida selezione tra i candidati.
Restringendo così la rosa dei papabili.
Risparmiando tempo e risorse.
L’obiettivo è avere un elenco di pochi nominativi a cui proporre un colloquio di persona.

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Dal canto tuo,
se sottovaluti il colloquio telefonico perché “Devi solo parlare”, “Puoi farlo in mutande” o “Tanto non è un vero colloquio di lavoro” … puoi finirla qui!
Puoi interrompere la lettura.

Ma se continui ricorda che … stiamo parlando di autorevolezza!
Competenza. Capacità.
Preparazione.

Dovrai utilizzare solo la voce.
Dovrai trasmettere competenza e autorevolezza “solo” attraverso la tua voce.
Non potrai mostrare né il tuo abito, né il tuo taglio di capelli così trendy ma anche cosi elegante.
Non potrai ricambiare uno sguardo, non hai una mano da stringere, né un sorriso da mostrare.

Ricorda che …
non sono pochi i professionisti (di ogni età e settore) che, nonostante indubbia preparazione e capacità, davanti un colloquio di lavoro telefonico riescono (complice l’ansia e la tensione) a “incartarsi” da soli,
apparendo impreparati e incompetenti.
Non-esperti.

Finiscono con auto sabotarsi. Perdendo in efficacia.
Pagando in autorevolezza.
Perdendo l’occasione.
Che peccato!

È fondamentale essere preparati.
Pianificare il colloquio di lavoro telefonico.


 

L’importante non è quello che dici ma come lo dici

La tua voce è il “veicolo” che spinge le persone ad ascoltare.
A prendere sul serio te e le tue parole.

Gli studi hanno dimostrato che l’87% delle opinioni che le persone si formano quando parlano al telefono,
si basano sul tono della voce.
Solo il 13% si fonda sulle parole che realmente utilizziamo.

Non è ciò che diciamo.
Ma piuttosto come lo diciamo.

Autorevolezza è anche preparazione. Organizzati con metodo.

 

Registra la tua voce

 
La pratica rende perfetti.
E autorevoli.

Parlare al telefono non è così facile come sembra.
Non sottovalutare … è un errore che si paga caro!

Chiedi a un amico o un familiare di condurre un’intervista telefonica simulata.
Registra la conversazione in modo da poter verificare come “suoni” al telefono.

È il momento di venire a patti con il tuo ego.
La prima volta potrebbe essere scioccante!
Eh, sì … quella voce mono-tono e anestetizzante potrebbe essere proprio la tua!

È incredibile quanto puoi apprendere dalla tua voce registrata.

Sarai in grado di identificare e prevenire errori che potrebbero compromettere il colloquio di lavoro telefonico.

Tipo renderti conto che parli troppo piano o troppo velocemente.
Oppure ascoltare i tuoi “Ehmmmm” e “Vero?” o i continui intercalari “effettivamente … sicuramente … decisivamente … teoricamente …”.
 
colloquio di lavoro telefonico

Scegli uno spazio tranquillo, comodo e riservato.
Senza distrazioni.

 
Così potrai concentrarti sul tuo colloquio di lavoro telefonico.

Vestiti formalmente.
Più ti “senti” professionale, maggiore probabilità hai di “trasmettere” autorevolezza.
Anche al telefono.

Quando arriva il momento della telefonata, assicurati che il tuo cellulare sia carico e acceso.
Di essere in una “zona” con un buon segnale di ricezione.

Se la chiamata arrivasse in un momento inaspettato o imbarazzante,
puoi chiedere al tuo intervistatore di attendere, mentre ti sposti in un posto più tranquillo.

Se qualcosa va storto,
perdi la chiamata o il recruiter non chiama in tempo, non farti prendere dal panico.
Puoi sempre richiamare e riprogrammare l’intervista.

Tutto a portata di mano

 
Durante l’intervista telefonica evita di cercare un documento, una nota o un file.
Tutto deve essere a portata di mano.

Tieni ben visibile il tuo curriculum.
I dettagli dell’offerta di lavoro, una penna e un foglio per prendere appunti.

Metti tutto in un buon ordine,
in modo da poter facilmente raggiungere tutte le informazioni.

…anche una bottiglietta d’acqua

 
Non c’è niente di peggio che avere solletico in gola o tossire quando devi parlare al telefono.

Se la gola si secca, sembrerai rauco o stanco.

Tieni pronto un bicchiere d’acqua.
Oltremodo non fumare, masticare gomme o mangiare.
 
colloquio di lavoro telefonico

Utilizza la tecnologia idonea

 
Possono verificarsi problemi causa mancanza o scarsa qualità di connessione.
Una pessima qualità del suono può distruggere la tua immagine professionale.

Assicurati che tutto sia collegato.
Controlla la qualità del suono effettuando chiamate di prova.

Se hai problemi di linea utilizza un telefono fisso, al posto del cellulare.
Eliminerai la possibilità di ricezioni scadenti o chiamate perse.

Utilizza le cuffiette per il colloquio di lavoro telefonico

 
Usato correttamente,
un microfono con cuffiette rende più semplice l’ascolto, anche se parli a volume normale.
Esegui alcune chiamate di prova, in modo da sentirti a tuo agio.

Il viva-voce raccoglie tutto il rumore di fondo nella stanza.
Renderà più difficile l’ascolto.
Usalo solo se sei sicuro che non ci saranno interruzioni e ti senti a tuo agio con questa modalità.

Concentrati SOLO sulla telefonata

 
Metti in modalità “silenziosa” il cellulare se utilizzi il telefono fisso. “Spegni” il telefono fisso se utilizzi il cellulare …
Oppure spostati in un’altra stanza.

Evita di rispondere a SMS, WhatsApp, ecc…
Resisti alla tentazione di rispondere ad e-mail, controllare Facebook, preparare il pranzo e così via…

Concentrati solo sulla persona all’altro capo della linea.

Forse sarai sorpreso per (l’apparente) ovvietà di queste affermazioni.
Dalla mia esperienza di anni di formazione e coaching a distanza (skype o cellulare) posso dirti che ho assistito a diverse situazioni curiose e divertenti ma anche poco edificanti per la persona (altro che autorevolezza al colloquio telefonico).

Inoltre, ricorda che il telefono amplifica i rumori di fondo.
Ti posso assicurare che un semplice gesto, tipo girare il cucchiaino nella tazzina di caffè, può diventare un rumore irritante per chi lo ascolta.

Leggi per approfondire.

La telefonata

 

Telefonata improvvisa? Non sei pronto? Rimanda

 
Può capitare (anzi spesso è così) che la telefonata arrivi in un momento scomodo … sei occupato o il momento è inopportuno.

Di solito l’intervistatore non dovrebbe avere problemi a fissare un nuovo contatto successivo.
Segnati la data e l’ora del prossimo appuntamento. E il nome della persona.

Se rispondi al telefono senza sapere chi ti sta chiamando, farai una pessima figura.
Quando sentirai la persona la seconda volta, ricordati di ringraziare per la disponibilità nel richiamarti.

Telefonata improvvisa? Non sei pronto? Rimanda.
Non si può. Ti tocca!

 
Dal tono del selezionatore capisci che non ci possono essere proroghe … l’occasione va colta subito.
Non hai nulla da perdere. Spostati in un luogo il più possibile tranquillo (oppure accosta se sei in auto) egiocatela meglio che puoi!

A questo punto il colloquio di lavoro telefonico è iniziato.

Gestire il team: come parlare con persone ansiose in tempi ansiogeni – 2

gestire team

Foto di Pexels da Pixabay

6. Non interrompere

Ogni volta che interrompi, stai uccidendo la comunicazione… e l’empatia.

L’empatia si “prende cura” delle persone.
Se interrompi l’altro, rompi questo “incantesimo”.

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La capacità di entrare in empatia ti permette di capire il messaggio nel suo giusto contesto,
dimostrando sincero interesse per gli altri.

Ascolta con empatia

“Ti ringrazio per aver sollevato la questione.
So che sei preoccupato… e anch’io.”

Alla persona ansiosa piace sapere (o credere) che capisci (o condividi) il suo stato d’animo.
Quello che sta vivendo.

Fai sentire il tuo coinvolgimento personale.
Le persone vogliono che le loro paure e preoccupazioni siano ascoltate.
Riconosciute.

Ascoltare significa fare silenzio interiormente.
Vuol dire calmare il tuo borbottio interno.
Prestare la più totale attenzione a quello che l’altro sta dicendo.

Ascoltare significa …prima capire, poi offrire un consiglio o una soluzione.

7. Non fingere di ascoltare

È tempo di empatia e di ascolto attivo.

Che succede quando un tuo collaboratore desidera parlare con te (per una spiegazione, un chiarimento, un consiglio, una richiesta) e tu hai fretta, devi terminare qualcosa,
non hai tempo o non ne hai semplicemente voglia?

Ascolti con attenzione,
fai finta di ascoltare oppure rimandi costantemente?

La calma comunica interesse per gli altri e … per il loro messaggio.

D’altra parte,
la fretta trasmette (anche in buona fede) che non ti interessa e che non sei importante.
Sei lì fisicamente ma non con la mente e col cuore.

È il tipo di ascolto “Ci sono/non ci sono”.
Chi parla ha la netta (e spiacevole) sensazione di non essere realmente ascoltato.
 

8. Gestire team: evita i “FORSE”…

FORSE mantiene aperte tutte le opzioni, è confusione e stagnazione.

Se sei tentato di dire FORSE, meglio dire NO.
Se hai bisogno di un po’ di tempo, fai sapere che deciderai più tardi – per esempio – a fine della giornata.

Non puoi pianificare e andare avanti con i FORSE.
FORSE è pericoloso. Blocca.
Porta all’inazione e alla confusione.

9. … i “MA”

Ogni volta che usi MA, cancelli inevitabilmente quanto hai detto prima!

“Andrà tutto bene MA …”.
Come ti suona? Che cosa senti?
Che non intendo quello che ho detto.

Il “MA” cancella, limita, diminuisce, giustifica
Sostituisci il “MA” con “E”.

Oppure puoi anche solo interrompere la frase e sostituire il MA con un punto.
“Hai fatto un ottimo lavoro MA c’è ancora tanto da fare”.
“Hai fatto un ottimo lavoro. C’è ancora tanto da fare”.

10. … i “Non lo so”

Affermare di non conoscere la risposta non è un segno di incompetenza e insicurezza.
Anzi, può essere una dimostrazione di forza.

Usare spesso -nel gestire team-  “Non lo so” ti costa credibilità e influenza.

Ogni volta che te-ne-esci con un arrendevole “Non lo so “, spingi le persone ad andare da altri …
a non venire da te!

Piuttosto di “Non lo so” predefinito, preparati risposte più potenti. Leggi post.
 

11. … e le frasi fatte.

Presta attenzione all’impatto di alcune frasi ostentate con troppa leggerezza.
Non cedere al finto entusiasmo e sorrisi di circostanza per mascherare disagio e dispiacere.

“Capisco quanto sia difficile questo cambiamento”
“So quanto sia faticoso, avete lavorato tanto e come deve essere deludente …”
“Sono sicuro che andrà tutto bene”
“So quanto sia triste per te”

Potresti sentirti dire “No, mi spiace… non lo sai”.
Soprattutto quando non hai partecipato.
Non sei stato coinvolto dalle conseguenze negative.

Quando non riesci a immaginare l’effetto delle tue parole.
Quando rischi di sembrare insensibile, vittima, ingrato, permaloso, esagerato, inadeguato.

È meglio mordersi le labbra. Altro che gestire team …
È meglio stare zitti!

Gestire il team: come parlare con persone ansiose in tempi ansiogeni – 1

gestire il team

Foto di Pexels da Pixabay

Che tu sia manager di una multinazionale, un piccolo imprenditore,
un professionista o un responsabile di settore,
che il tuo staff sia di 2 o 200 persone poco importa …
devi “prenderti a carico” (anche) le preoccupazioni dei tuoi collaboratori.

Stai comunicando con persone.
Guardale negli occhi, “senti” la loro delusione.
La loro preoccupazione.

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Sei il leader.
Dai il tuo appoggio. Sostieni e incoraggia la “tua gente”. Costantemente.
Fai sentire che ci sei.

Fai sentire che sei un capo attento. Presente.
Soprattutto in questi momenti difficili.

Gestire il team: non evitare, rifiutare o soffocare le preoccupazioni del personale

Usa le emozioni.
Non lasciare che usino te.

Se ti concentri sulla paura, aumenti ancora di più l’ansia.
Se lotti l’agitazione, crei ancor più preoccupazione.

Infondi fiducia negli altri.
Condividi le esperienze, spiega le azioni.
Dai la possibilità di esplorare nuove opportunità.

La disponibilità verso una persona ansiosa del tuo team ti rende un leader. Maturo.
Esprime il tuo lato migliore.
 

Se ignori le preoccupazioni, il team penserà che non te ne importa o non sei capace

Non nasconderti.
Fatti trovare.
Il meglio che puoi fare è “rispondere” all’ansia.

Condividi la visione:
“Siamo solo all’inizio.
Potremmo navigare in mari tempestosi.
Sono fiducioso che ci usciremo insieme. “

Quando i mari sono agitati, il capitano cammina sul ponte.

1. È una questione di qualità

Non devi ascoltare per un’ora oppure trascinarti in una seduta terapeutica…
con finale a singhiozzi!

L’ascolto attivo non è una questione di quantità. È qualità.
Qualche minuto può bastare, se ti impegni ad ascoltare.
In modo attivo.

2. Non hai tempo? Benissimo ..dillo!

“Scusa, ho solo 5 minuti“.
Quando sei molto occupato, sei stressato, sei stanco, è meglio scusarsi … dichiaralo apertamente.

Accordati per un altro momento, in cui potrai essere più attento e partecipe.

Non c’è nulla di male nel dire: “Adesso non posso,
ne possiamo parlare alle 16.00/domani mattina/martedi prossimo?”.

Mantieni l’impegno preso.
Anche questo vuol dire gestire il team!
 

3. Parla in modo chiaro e diretto

Parole dispersive e slegate creano solo confusione mentale.
Non te lo puoi proprio permettere.
Almeno non adesso.

Le persone hanno bisogno di rispetto.
Non nascondere, raddolcire o minimizzare i fatti.

Troppo spesso,
nel gestire il team, la comunicazione è preceduta da troppe (o troppe poche) spiegazioni e informazioni.
Un linguaggio (forzatamente) rassicurante che tenta di diminuire l’impatto.

L’evasività fa perdere l’immediatezza del messaggio.
Le persone non capiscono, sono confuse.
Possono ingarbugliare ed esagerare il reale peso della situazione.

La comunicazione deve essere breve, chiara e diretta.
La persona ansiosa vuole risposte dirette, non giochi di parole.

4. Parla con fiducia, non spavalderia

Non ridimensionare.
E non confortare la persona ansiosa sdrammatizzando le sue preoccupazioni.
Evita di negare l’evidenza con banali frasi di circostanza.

Se minimizzi, quello che è importante per la persona ansiosa, diventi all’istante inaffidabile ai suoi occhi.

Piuttosto, resta aperto e disponibile:
“Per favore, inviami una mail se vuoi condividere altri pensieri/preoccupazioni”
“Puoi contare su di me, mentre proviamo a recuperare maggiore informazioni”
“Grazie per i tuoi suggerimenti.”
“Mi piacerebbe essere più specifico. Desidero risponderti con informazioni adeguate e veritiere. “

5. Interrompi qualsiasi attività

Interrompere qualsiasi attività vuol dire sospendere totalmente ogni azione.

“Parla pure ti ascolto”.
E intanto smanetti-come-un-forsennato sulla tastiera del cellulare o del PC.
Oppure annuisci con la testa solo per dare una minima parvenza d’ascolto.

Non dubito che tu stia sentendo.
Ascoltare è però tutt’altra cosa.

È una totale mancanza di rispetto, attenzione e anche d’educazione.

Pensaci … la prossima volta che un collaboratore o un collega ti sta parlando
(ma vale anche – e soprattutto – per partner, figli e amici).

La forza che ci permette di resistere e non arrenderci in questi tempi duri

non arrendersi

Foto di Scott Webb da Pixabay

“Vedi, tre anni fa tu eri soprannaturale,
eri un duro e avevi grinta e avevi una mascella di ferro.
Poi è capitata la cosa peggiore che possa capitare a qualsiasi pugile: ti sei civilizzato!”

MICKEY parlando con Rocky in “Rocky III”

È una chiave misteriosa e potente.
È dentro di noi e solo noi possiamo accedervi.
Qualcosa di profondo.
È capacità di resistenza. Perseguire gli obiettivi nonostante i continui “NO”.

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È l’abilità di non arrendersi.
Ristrutturare i fallimenti e le sconfitte.
La capacità di rialzarsi per l’ennesima volta.

È la disposizione a perseguire gli obiettivi a lungo termine. Con passione e tenacia.
È la capacità di resistere a distrazioni e tentazioni.
Perseverare nonostante gli ostacoli che incontriamo sulla nostra strada.

Il talento, la competenza, l’intelligenza, la bellezza … non basta…occorre grinta!

La grinta ci aiuta a non non arrendersi. A non  mollare

Senti cosa ci ricordava Marco Pantani:

“Non c’è supermarket dove si compra la grinta: o ce l’hai, o non ce l’hai.
Puoi avere il tecnico migliore, lo stipendio più alto e tutti gli stimoli di questo mondo,
ma quando sei al limite della fatica sono solo le tue doti ad aiutarti.”

E cosa dice Vincenzo Montella del “collega” Pippo Inzaghi:

“Ancora oggi non riesco a spiegarmi come facesse a segnare tanti gol. Se scomponi il centravanti Inzaghi trovi ben poco di interessante. Non aveva dribbling, non aveva tiro da fuori. Era più scarso rispetto a tanti bomber che hanno avuto la metà del suo successo.
Però lui nel suo lavoro ci ha messo tenacia, convinzione, rabbia.
La grinta ha pagato più del talento.

 


 
Non credere che solo i più bravi, belli e intelligenti saranno premiati.
Non è così.
Semmai … è (anche) così.

Nel suo intervento TED Angela Duckworth (psicologa americana che ha studiato la grinta) ha definito la risolutezza come:
“… perseveranza e passione per raggiunger obiettivi a lungo termine.
Grinta è avere resistenza. È “attaccare” il futuro, giorno dopo giorno.
Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni”.

Quello che so è che il talento non ti rende grintoso” afferma la Duckworth.
I nostri dati mostrano molto chiaramente che ci sono molte persone di talento che non raggiungono i propri obiettivi.
La grinta è, spesso, persino inversamente proporzionale al talento.”

Cosa ci insegnano gli studi della Duckworth?

Se anche tu, come me,
ti sei reso conto che non puoi contare (o almeno non più) su talento, bellezza, fortuna spero possa essere da stimolo sapere che la grinta è il fattore X del successo a lungo termine.

Tra una persona talentuosa e un’altra tenace,
sarà probabilmente quest’ultima a ottenere i risultati migliori.

Questa consapevolezza ci incoraggia a non fermarci, a persistere,
a non arrendersi. A non mollare!

Nonostante i progressi nel campo delle neuroscienze e delle biotecnologie, la Grinta è straordinariamente difficile da individuare.

Devi sperimentare (e superare) grandi avversità?
È questione di genetica “c’è-l’hai-o-non-c’è-l’hai”?

Penso che non esista una formula per sviluppare o coltivare la Grinta, perché è intensamente personale e soggettiva.
Se non c’è l’hai, devi trovarla.
Se ne hai, tienila stretta e non sprecarla su qualcosa di stupido!

“Grinta è vivere la vita come se fosse una maratona, non uno sprint”

…insiste la psicologa americana.

Prova il test della grinta (in inglese) di Angela Duckworth per vedere quanto sei appassionato e perseverante.
Rispondi onestamente. Non ci sono risposte giuste o sbagliate.

Formazione a distanza. Funziona il coaching via skype o telefono?

coaching via skype

La hall dell’hotel**** vicino la Stazione Centrale, la biblioteca dell’Università,
lo snack bar di fronte l’Università,
il locale trendy di Milano (all’ora dell’aperitivo),
i tavolini esterni del bar trendy (sempre all’ora dell’aperitivo),
la saletta interna del bar trendy (non all’ora dell’aperitivo – ma quanta gente c’è in giro a Milano!)…

il retro del salone di estetica, la saletta riunioni dello studio del professionista del centro,
l’area di servizio sull’autostrada Laghi (la Como-Milano) …
l’ufficio-figo della società di formazione, l’ufficio-finto-figo del cliente di turno …

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No.
Non sono posti dove ho fantasticato di “famolo strano” (come nel film di Verdone).
Sono le “location” dove ho “fatto coaching”.
Cui bisogna aggiungere ovviamente … lo studio di casa mia, l’ufficio di Lugano, … il cellulare e skype!

Personalmente non mi sono mai posto il problema.
Lascio sempre la scelta…. Mi adeguo.
“Dove preferisci. C’è gente… rumore … ma se va bene a te!”

Se mi chiedi come/dove preferisco “fare” coaching ti rispondo …

un luogo comodo e tranquillo, dove ho la possibilità di incontrare personalmente la persona,
stringere la mano, ottenere un buon contatto visivo,
“sentire” la presenza fisica, costruire un rapporto.

Ma se mi chiedi quale modalità ritengo più efficace, ti rispondo immediatamente …
il cellulare!

È la mia modalità più efficiente.
“Indossare le cuffiette…parlare al cellulare… gironzolando (in tuta) per casa”.

Camminare-senza-meta mentre parlo al telefono,
è un’azione automatica (e inconscia) che mi serve a “tagliare” fuori tutti gli altri stimoli sensoriali.

Permette di concentrarmi maggiormente sulla conversazione.
Per me funziona.
Ma soprattutto funziona per la persona!
 


 
Utilizzo una modalità mista …
coaching via skype o cellulare a seconda delle necessità.
Le prime sessioni utilizzo la video-chiamata anche per “dare un volto alla voce” …
nel proseguo del percorso di coaching preferisco il cellulare (lascio comunque la scelta alla persona) .

Il coaching via Skype funziona?

Anni fa -in effetti- era poco efficace.
C’erano problemi di connessione.
Spesso le parole arrivavano a-rate … l’immagine si bloccava… dovevi aspettare che si riconnetteva e spesso si “rompeva” il punto focale.

Oggi non ci sono più questi problemi.
La connessione generalmente è molto buona.
Una sessione Skype ben organizzata e pianificata è altrettanto efficace quanto quella faccia-a-faccia.

Nella mia esperienza (oramai di anni), il coaching via skype può essere profondo e trasformativo.
Ti aiuterà a raggiungere i tuoi obiettivi, come qualsiasi altra sessione di coaching.

A volte,
le sessioni di coaching tramite Skype possono rivelarsi ancora più efficaci,
poiché impari a concentrarti solo sulla “conversazione”.
Nulla interrompe la tua concentrazione.

Il coaching online funziona? Si .. se funziona il coach!

Skype, telefono, faccia-a-faccia?
Quello che più conta è… il coach.

È il professionista che deve essere capace. Competente.
Deve saper “tirar fuori il meglio”. Trasmettere fiducia.
Riservatezza.
 

 
Supportare lo sviluppo personale e professionale,
fornire feedback forti e stimolare l’azione.

La persona deve sentirsi “al sicuro”.

Quando conviene utilizzare skype o il cellulare?

A volte non ci sono proprio alternative.
La distanza è l’ostacolo chiave.

Ho contatti via skype in tutta Italia, in Svizzera e anche nel resto d’Europa.
In effetti basta una connessione Internet e … parlare italiano!

Coaching è innanzitutto ascolto sincero e completo

Ascoltare con una mente aperta e curiosa.
Trovo che questo sia davvero più facile al telefono.

Non ci sono distrazioni.
La voce rivela le emozioni tanto quanto il linguaggio del corpo … pause, tono, esitazione, scelta delle parole, ecc.

I vantaggi del coaching via skype o cellulare

 

Ti puoi connettere dalla comodità e dalla privacy della tua casa o del tuo ufficio

Non sprechiamo tempo prezioso (in traffico e spostamenti)

Abbiamo maggiore flessibilità nella programmazione delle sessioni

Eliminiamo le restrizioni geografiche

Si crea una zona di comfort emotivo (nessuna pressione dal contatto visivo diretto)

La comunicazione è più profonda e mirata (livello di attenzione più alto – meno distrazioni)

Le tariffe sono più vantaggiose rispetto gli incontri faccia-a-faccia

Permette di connetterti dove ti senti più comodo! (auto, treno, ufficio, casa, hotel, ecc.)

Sei più rilassato e confortevole nel tuo spazio

Possibilità di connetterti anche “fuori orario” (la sera, sabato mattina, ecc..)

Non richiede investimenti in accessori sofisticati

Goditi le sessioni comodamente da casa o in ufficio!

Possiamo lavorare insieme indipendentemente da dove ti trovi, purché tu abbia accesso a Internet o alla rete telefonica.

Una curiosità …
non sono poche le persone che preferiscono la modalità telefonica (rientrando a casa -in auto o in treno- dopo la giornata di lavoro). “Sono più rilassato/a” è la spiegazione.

Paura del futuro al tempo di CV19: la domanda che ti assilla non è quella giusta!

paura del futuro

Foto di Engin_Akyurt da Pixabay

“Le notti insonni generano grandi idee o grandi mostri.”
Filippo Alosi

Paura del futuro.
A certe domande non puoi rispondere con slogan e frasi fatte.

Soprattutto quando accade qualcosa di inaspettato – assolutamente impensato – che ha un impatto sul lavoro, la carriera.
Sulla nostra vita.

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“Che cosa succede adesso? Come sarà il futuro?”

Un bagno di sangue.
È un mix (ansiogeno) di emozioni.
Incertezza, tristezza e rimpianto.
Frustrazione.
Rabbia.

Emozioni che scatenano ancor più paure, dubbi e insicurezze.
Ancor più paura del futuro.

Non so cosa fare!
Perché è successo?
Ce la farò? Sono davvero bravo?
Sono tenace? Persistente? Costante?
Arriverò mai da qualche parte?
Avrò mai un’altra chance?

È il momento di un faccia-a-faccia con l’unica persona che può rispondere a questa domanda…
tu!

Preparati per un “lungo viaggio”

Ci vorrà tempo.
Un “viaggio” stimolante e affascinate ma anche scomodo e pauroso.

Le cosiddette “crisi della vita” per capirlo.
Fatica e determinazione per portarlo a termine.
 

Preparati a lasciare la tua zona di comfort se vuoi superare la paura del futuro

Allarga i tuoi orizzonti.
Inizia a escludere.

Decidi nuove azioni.
Ti ritroverai a prendere nuove decisioni.
La vita cambia costantemente.
Dovrai riconsiderare più volte la “direzione” del tuo viaggio.

Rimanere dove sei, è una garanzia per rimanere marginale.

Se non ti spingi al di là della tua “zona di comfort”, se non chiedi di più a te stesso,
hai scarse probabilità di successo.

Non rotolarti nel dilemma “Che cosa succede adesso?” non è la domanda giusta

L’unica cosa che conta è … il tuo atteggiamento!

Se decidi di lavorare nel sociale,
aprire un agriturismo nella cascina che hai ereditato oppure se rimani senza lavoro (speriamo di no!) … quello che più conta è il tuo approccio e le tue convinzioni.

Come vedi te stesso e cosa vuoi ottenere.
Una volta che sai come affronterai la situazione…
“Che cosa faccio adesso?” avrà la sua risposta!

La domanda non è “Cosa succede?” ma piuttosto “COME affronto quello che succede?”

Quale sarà la tua prossima mossa?
Come affronti gli ostacoli?
Sei disposto a cadere e rialzarti? Sempre ogni volta?
Sai gestire le attese? Le frustrazioni?
Ridiscutere le tue credenze e le tue certezze?
Come puoi trovare la forza per andare avanti?

Devi trovare dentro di te la forza.
E andare avanti.
La perseveranza è la dote che ti permette di andare oltre la fatica e le circostanze.
 

Ti sei già chiesto quanto riesci a perseverare di fronte gli ostacoli?

Non ti arrendere al primo ostacolo o difficoltà.

Se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo o una botta di culo,
potresti non aver mai allenato i “muscoli interiori”,
necessari quando la strada si fa in salita.

Non ritenere l’ostacolo insormontabile.
Metti energia e tempo per superare difficoltà e impedimenti.

La perseveranza fa la differenza tra successo e fallimento

Devi imparare da quelle persone che hanno sempre dovuto lavorare sodo.
Hanno sviluppato determinazione, costanza e forza di volontà per padroneggiare una nuova abilità o superare un ostacolo.

Non se ne esce fuori, senza un impegno straordinario.

All’inizio – se non sei abituato – troverai difficoltà.
Dopo varie volte – tale sforzo – diventerà naturale e istintivo.

Quando la salita si fa dura, quando (sembra) che non c’è alcuna ragione di continuare,
quando tutto intorno a te invita a mollare, arrendersi, rinunciare, a non continuare …
proprio a quel punto che se vuoi ottenere qualcosa dalla vita,
devi perseverare.

Uno sforzo affannoso o occasionale sarà di poco valore

Per ottenere risultati, devi applicarti tutti i giorni, fino a quando diventerà un’abitudine.
Perseveranza vuol dire “attaccare” giorno dopo giorno.

Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada.

Davanti alla paura del futuro non paralizzarti … pazienza e perseveranza.
Riprova. Credimi.
Ce la farai!
Ce la faremo!

Motivare le persone: in tempi incerti evita comunicazioni incerte

motivare le persone

Foto di Szilárd Szabó da Pixabay

La motivazione delle persone in tempi caotici non passa da indicazioni incerte.
Ambigue. Confuse.

Su certe cose -in certi momenti- devi essere diretto. Sicuro.
Chiaro. Trasparente.

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Parole dispersive e slegate creano solo confusione mentale.
Non te lo puoi proprio permettere.
Non ce lo possiamo permettere.
Almeno non adesso.

Se vuoi motivare le persone, non restare bloccato nella complessità.
A volte, quando non sappiamo cosa dire,
come affrontare qualcosa, abbiamo la tendenza a rinunciare del tutto.

E ci rifugiamo in un … farfugliante e tremolante “Non lo so!”.

In tempi incerti non puoi dire (spesso) “Non lo so”

Affermare di non conoscere la risposta non è un segno di incompetenza e insicurezza.
Anzi, può essere una dimostrazione di forza.
Usare spesso “Non lo so” però ti costa credibilità e influenza.

Ogni volta che te-ne-esci con un arrendevole “Non lo so “, spingi le persone ad andare da altri …
a non venire da te la prossima volta!

Una persona che sa cosa rispondere e parla con fiducia è percepita come più sicura.
Più competente.

Piuttosto di “Non lo so” predefinito, se vuoi motivare le persone … preparati risposte più potenti.

Ecco alcune opzioni che potrebbero sostituire il generico e arrendevole “Non lo so”:

“Sulla base di quello che conosco oggi, penso che …”

“Non ho ancora a portata di mano tutti i dati, li sto recuperando …”

“Al momento la mia migliore stima/previsione è la seguente …”

“Al momento non ho informazioni sufficienti per rispondere alla tua domanda.”

“Non posso rispondere che in parte. Vorrei considerare ulteriormente …”

“Permettetemi di essere sicuro di capire quali informazioni state cercando …”

“Ci sono diverse possibilità, ho bisogno di altri/maggiori informazioni/dati …”

“Non ho abbastanza famigliarità con X e non mi piace tentare di indovinare. Mi prendo X giorni per approfondire …

Grazie a queste risposte hai la possibilità di prendere tempo per gestire al meglio l’osservazione o la richiesta.

Metti l’accento su quello che hai, piuttosto che evidenziare quello che ti manca.
 

Evita i “FORSE” se vuoi motivare le persone

Non vuoi dire NO.
Allora ti esce un benevolo FORSE.

FORSE può essere il tuo modo di restare nel mezzo.
In stallo.

Se pensi che NO sia egoista, ricorda che FORSE lo è ancora di più,
perché indica che vuoi sentirti incluso e importante senza però rifiutare e metterci la faccia.

Se ti trovi bloccato nei FORSE,
individua esattamente quali informazioni sono necessarie per risolvere i FORSE.

Trova l’informazione mancante e chiudi la questione.
Se semplicemente non puoi decidere, dì NO e vai avanti.

“FORSE” è … una ruota del criceto

Ogni volta che dici FORSE, paralizzi gli altri.
FORSE mantiene aperte tutte le opzioni, si traduce in confusione e stagnazione.

SÌ o NO mantiene il movimento.
FORSE interrompe la progressione. Blocca.
Porta inazione e confusione.

Se sei tentato di dire FORSE, dì NO.
Se hai bisogno di un po’ di tempo,
fai sapere che deciderai più tardi – per esempio – a fine della giornata.

Le attività significative richiedono impegno, concentrazione ed energia.
Non puoi pianificare e andare avanti con i FORSE.

I leader di successo prendono decisioni.
Lo fanno rapidamente e non si voltano indietro.
 

Escludi anche i “MA”

MA è come una spugnetta.
Ogni volta che usi MA, cancelli inesorabilmente quanto detto prima!
“Avete fatto un ottimo lavoro MA c’è ancora tanto da fare”.

Come ti suona?
Hanno davvero fatto un buon lavoro?
Oppure si sta solo cercando di non deludere e di “motivare”?

Il “MA” cancella, limita, diminuisce, giustifica.
Sostituisci il “MA” con “E”.
Oppure interrompi la frase, sostituendo il MA con un punto.

“Hai fatto un ottimo lavoro MA c’è ancora tanto da fare”.
“Hai fatto un ottimo lavoro. C’è ancora tanto da fare”

“Concordo con i risultati MA la vedo in modo diverso.”
“Concordo con i risultati. La vedo in modo diverso”.

Che altro dire?
Ti auguro una vita senza FORSE e MA!

8 strategie per ricostruire la fiducia che stiamo perdendo – in questi tempi difficili

costruire la fiducia

Foto di Mark Sebastien

 

“Vivere non significa attendere che passi la tempesta,
ma imparare a danzare nella pioggia.”

Gandhi

Il mondo non è mai stato così caotico e ansiogeno.
Non è più solo una questione di conoscenza, capacità e abilità.
È una questione di resistenza.
Di forza mentale.

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Sentirci non abbastanza è sufficiente per farci girare la testa. Diventare esitanti e incerti.
Perdere la fede nelle nostre capacità.
Smarrire l’autostima.

È importante costruire giorno-per-giorno una sicurezza reale, tangibile, concreta.
Inattaccabile.

Ecco 10 potenti strategie per costruire la fiducia in te stesso:

1. Pensa alla fiducia come un muscolo

Un errore che puoi fare è pensare che la fiducia sia qualcosa di innato.
Se non nasci sicuro, vuol dire che non lo sarai mai.
Sbagliato!

In realtà,
la fiducia è un “muscolo” che, proprio come i muscoli del nostro corpo,
può crescere e rafforzarsi attraverso “l’allenamento”.

Affronta i cambiamenti e le turbolenze della vita come un’opportunità di crescita.
Non come minacce da evitare a tutti i costi.

Transizioni e preoccupazioni fanno parte della nostra crescita personale.
Sono il prezzo (a volte salato) che paghiamo per il nostro sviluppo.

2. “Abbraccia” l’incertezza

È inutile … non puoi avere tutte le risposte!

Prendi le distanze dalle cose che non puoi controllare.
Non farlo, ti porterà solo ansia e frustrazione.
Vedi che stiamo vivendo in tempi così incerti?

Non sprecare la tua energia per controllare situazioni che non dipendono da te.

Diventa più flessibile.
Organizza e pianifica con metodo ma lascia uno spazio per “accogliere” l’imprevisto.
 

3. Esplora il “grigio”

Per chi è “bianco o nero” non esistono compromessi, vie-di-mezzo, accordi…
rappresentati dal “grigio”.

Viviamo in una società che ci insegna a scegliere, a schierarci tra giusto o sbagliato, amico o nemico,
amore o odio, bianco o nero.

La comprensione -invece- si sviluppa nel grigio, dove bianco e nero si “mescolano”.
Evolviamo esplorando le differenze.

Domani potresti ritenere sbagliato quello che oggi consideri giusto.
Una persona che giudichi male in questo momento potrebbe col tempo sorprenderti positivamente.

Mantieni sempre una grande apertura mentale.
Evita scelte fisse e rigide.
La vita ci sorprende.
Tutte le volte.

4. Fai attenzione a come parli a te stesso

“Sono sicuro che non riesco”
“Non troverò mai più un lavoro”
“Sono un incompetente. Non farò mai nulla di buono”
Cosa diresti a un caro amico che ti confidasse frasi del genere?

Il tuo monologo interiore,
i tuoi pensieri influenzano notevolmente il modo in cui ti senti e ti comporti.

Se sei convinto di sbagliare o pensi di fallire, per il solo fatto di crederlo ti comporti in modo tale che …
la tua aspettativa si avvera.

Sostituisci i pensieri eccessivamente negativi con pensieri più realistici.

5. Sii positivo

Concentrati sugli aspetti positivi di una situazione e sulle tue buone qualità.
Parla a te stesso in modo più gentile e positivo.
Come se stessi parlando a un caro amico.

Non colpevolizzarti quando non sai. Impegnati a scoprire.
Non aspettare soluzioni magiche.

Prova.
Riprova …
ancora una volta!

6. Punta al miglior risultato possibile

Tutte le volte in cui vuoi essere perfetto, efficiente e “all’altezza” ti metti sulle spalle carichi emotivi molto pesanti.
Rischi di ottenere l’effetto esattamente opposto.

Anneghi in ansia da prestazione. In fantasie che gli altri ti stiano giudicando male.
Altro che… costruire la fiducia!

Non devi puntare alla perfezione ma al migliore risultato possibile.
Rifiuta il perfezionismo.

7. “Abbraccia” i tuoi limiti

Viviamo in una cultura lavorativa condizionata dalla paura di sbagliare,
di fallire, peggiorata (in questi tempi di crisi) dal timore di perdere il posto di lavoro.

Tuttavia,
gli errori sono preziosi perché mostrano i limiti.
Fanno luce sulle debolezze (ma anche sui punti di forza).
 

 

Gli errori ti rendono “resistente”.
Un errore potrebbe essere il tuo insegnamento più prezioso.

8. Non farti corrodere dai dubbi

Il dubbio è il killer numero uno di una mentalità fiduciosa.
Quando dilaga incontrollato, danneggia la mentalità e sgretola le prestazioni.

Troppo spesso tendiamo ad aggrapparci ai dubbi.
Iniziamo a dubitare ancor prima di iniziare qualcosa.
Qualsiasi cosa.

È fondamentale riconoscere il dubbio.
Diventare consapevole di questo pensiero e dell’influenza negativa che può avere su di te.
Contrastare i dubbi con pensieri positivi (o per lo meno realistici) porterà risultati migliori.

Non c’è un momento ideale per iniziare a costruire la fiducia

Devi fare il primo passo adesso,
perché non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a costruire la fiducia.
Il tempo giusto per l’azione è “oggi”.

Sforzati di fare il primo passo, poi segui il flusso.

Piccole ma continue “vittorie fiduciose” portano a migliori decisioni e opportunità.
Diventa un ciclo virtuoso che si auto-alimenta.

Ti aiuterà ad alleviare l’ansia e la preoccupazione.
Superare gli ostacoli che si presenteranno lungo la strada.