Colloquio di lavoro telefonico: come essere autorevole solo con la voce

colloquio di lavoro telefonico

Il colloquio di lavoro telefonico viene spesso utilizzato come primo passaggio della selezione.

Permette all’azienda di verificare rapidamente la disponibilità del candidato, approfondire alcuni aspetti del curriculum e decidere chi invitare alla fase successiva.

Proprio perché può sembrare una semplice telefonata, rischi di sottovalutarlo.

“Devo solo parlare.”
“Durerà pochi minuti.”
“Non è ancora il vero colloquio.”

Eppure proprio quella telefonata può decidere se il processo continuerà oppure si fermerà lì.

Durante un colloquio telefonico non puoi contare sul tuo abbigliamento, sul sorriso o sul linguaggio del corpo visibile all’interlocutore.

Hai soprattutto uno strumento:
la tua voce.

Attraverso il tono, il ritmo e il modo in cui ascolti dovrai trasmettere preparazione, interesse e sicurezza.

La preparazione è già autorevolezza

Parlare al telefono sembra facile.
Non sempre lo è.

L’ansia può farti accelerare, rispondere in modo confuso oppure dimenticare informazioni che conosci perfettamente.

Per questo è utile prepararti come faresti per un colloquio in presenza.

Prima della telefonata assicurati di conoscere:

  • il nome dell’azienda;
  • la posizione per cui ti sei candidato;
  • i principali requisiti dell’annuncio;
  • il nome e il ruolo della persona che ti contatterà, se disponibili;
  • gli aspetti del tuo percorso più coerenti con la posizione.

Non devi imparare risposte a memoria.

Devi sapere quali esperienze e competenze vuoi far emergere.

Registra la tua voce

Una simulazione può aiutarti molto.

Chiedi a una persona di fiducia di farti alcune domande e registra la telefonata.

Riascoltandoti potresti accorgerti che:

  • parli troppo velocemente;
  • abbassi eccessivamente la voce;
  • dai risposte troppo lunghe;
  • utilizzi spesso intercalari;
  • sembri meno coinvolto di quanto pensassi;
  • interrompi prima che la domanda sia conclusa.

La tua voce registrata può sembrarti strana.

È normale.

Il punto non è giudicarla, ma capire come utilizzarla meglio.

Scegli un luogo tranquillo

Durante il colloquio di lavoro telefonico devi poter ascoltare e rispondere senza distrazioni.

Scegli uno spazio silenzioso e riservato.

Evita bar, mezzi pubblici, luoghi affollati o ambienti in cui qualcuno potrebbe interromperti.

Controlla che il telefono sia carico e che la connessione sia stabile.

Disattiva notifiche e altre chiamate, quando possibile.

Non fare altro mentre parli.

Niente mail.
Niente messaggi.
Niente attività domestiche.

Anche se il selezionatore non può vederti, percepirà facilmente quando la tua attenzione non è completamente nella conversazione.

Tieni tutto a portata di mano

Durante la telefonata evita di cercare freneticamente documenti o informazioni.

Prepara prima:

  • il curriculum;
  • l’annuncio di lavoro;
  • qualche informazione sull’azienda;
  • una penna e un foglio per gli appunti;
  • le domande che desideri porre;
  • un bicchiere d’acqua.

Puoi anche annotare alcune parole chiave sulle esperienze che vuoi raccontare.

Non scrivere risposte complete.

Se leggi, il tono rischia di diventare artificiale.

Le note devono aiutarti a ricordare.
Non sostituire la conversazione.

Se la telefonata arriva all’improvviso

Può capitare che il selezionatore chiami senza appuntamento.

Se sei in macchina, in un luogo rumoroso o impegnato in qualcosa che non puoi interrompere, non sentirti obbligato a sostenere subito il colloquio.

Puoi dire:

  • “La ringrazio per la chiamata. In questo momento non mi trovo nelle condizioni migliori per parlare. Possiamo fissare un orario nei prossimi giorni?”

Chiedere di spostare la telefonata non è poco professionale.

Lo è affrontarla distrattamente, con rumori intorno e senza sapere nemmeno quale azienda ti stia contattando.

Se invece non è possibile rimandare, spostati nel luogo più tranquillo disponibile e concentrati sull’essenziale.

L’autorevolezza comincia dal primo “Pronto”

Quando rispondi a un numero che non conosci, evita formule distratte o troppo informali.

Un semplice:

“Pronto, Michele Ferrarelli.”

permette all’interlocutore di capire subito di aver contattato la persona giusta.

Mantieni un tono cordiale e professionale.
Non essere freddo.

Ma non parlare nemmeno come se avessi davanti un amico, anche se il selezionatore utilizza un tono molto informale.

Cura la postura

Anche se nessuno può vederti, il corpo influenza il modo in cui parli.

Se sei sdraiato sul divano o accasciato sulla sedia, la voce può risultare più debole e meno energica.

Siediti dritto oppure resta in piedi, se questa posizione ti aiuta a respirare meglio e a sentirti più presente.

Rilassa le spalle.
Non irrigidirti.

Puoi anche sorridere mentre saluti o rispondi.

Un sorriso naturale modifica il tono della voce e la rende più aperta e disponibile.


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Parla con chiarezza

Non cercare di sembrare autorevole alzando troppo il volume o utilizzando parole complicate.

L’autorevolezza passa soprattutto dalla chiarezza.

Parla con un ritmo tranquillo.
Pronuncia bene le parole.
Evita risposte interminabili.

Quando racconti un’esperienza, cerca di seguire una struttura semplice:

  • quale situazione hai affrontato;
  • quale responsabilità avevi;
  • che cosa hai fatto;
  • quale risultato hai ottenuto.

Non serve dire tutto.
Serve far arrivare il punto.

Ascolta fino in fondo

Durante un colloquio di lavoro telefonico è ancora più facile interrompere.

Non puoi vedere il volto dell’altra persona e potresti non capire immediatamente se abbia concluso la domanda.

Aspetta un istante prima di rispondere.
Ascolta fino in fondo.

Se qualcosa non è chiaro, chiedi:

  • “Può ripetere l’ultima parte della domanda?”

oppure:

  • “Quando parla di esperienza commerciale, si riferisce soprattutto alla gestione dei clienti oppure anche allo sviluppo delle vendite?”

Chiedere un chiarimento non ti rende meno preparato.

Dimostra che vuoi rispondere in modo pertinente.

Non avere paura delle pause

Quando sei nervoso, pochi secondi di silenzio sembrano interminabili.

In realtà puoi prenderti il tempo necessario per organizzare la risposta.

Puoi dire:

  • “Mi lasci un momento per riflettere.”

oppure fare semplicemente una breve pausa.

Affrettarti può portarti a rispondere prima di aver compreso davvero la domanda.

Una pausa breve, invece, comunica che stai pensando.

Essere autorevole non significa rispondere subito. Significa rispondere con senso.

Riduci gli intercalari

“Ehm.”
“Diciamo.”
“Praticamente.”
“Nel senso.”

Qualche intercalare è naturale.

Il problema nasce quando riempie ogni pausa e indebolisce il messaggio.

Non cercare di sostituirlo con un’altra parola riempitiva.

Impara piuttosto a lasciare qualche secondo di silenzio.

La pausa è più efficace di un suono utilizzato soltanto per evitare il vuoto.

Utilizza le pause per dare forza alle parole

Una pausa breve prima di un concetto importante prepara l’ascoltatore.
Una pausa dopo permette al messaggio di arrivare.

Non devi trasformare ogni frase in una performance.

Ma quando vuoi evidenziare un risultato o una competenza, rallenta leggermente.

Per esempio:

  • “Nel mio ultimo ruolo ho riorganizzato il processo di gestione degli ordini.”

Pausa.

  • “Questo ha ridotto i tempi di risposta ai clienti.”

Non aggiungere immediatamente:

“Giusto?”
“Vero?”
“Capisce?”

Ricorda l’obiettivo della telefonata

Durante il primo colloquio non devi raccontare tutta la tua carriera.

E nemmeno ottenere immediatamente il posto.

Il tuo primo obiettivo è far emergere una corrispondenza sufficiente tra il tuo profilo e ciò che l’azienda sta cercando.

Vuoi arrivare alla fase successiva.

Per questo ascolta con attenzione, rispondi in modo mirato e non perderti in dettagli poco utili.

Fai anche tu qualche domanda

Il colloquio non è un interrogatorio.

È un primo confronto.

Quando è il momento, puoi chiedere:

  • quali sono le principali responsabilità del ruolo;
  • quali competenze considerate più importanti;
  • come proseguirà il processo di selezione;
  • quando prevedono di concludere questa prima fase;
  • chi sarà il referente per i prossimi passaggi.

Se il selezionatore lavora per un’agenzia o per conto dell’azienda, potrebbe non conoscere ancora tutti i dettagli.

Non è necessariamente un segnale negativo.

Potrai approfondire in una fase successiva.

Chiudi la telefonata con chiarezza

Alla fine ringrazia il selezionatore per il tempo dedicato.

Ribadisci brevemente il tuo interesse, senza esagerare:

  • “La ringrazio per il confronto. La posizione mi interessa e ritengo che la mia esperienza nella gestione dei clienti possa essere coerente con ciò che state cercando.”

Poi verifica i passaggi successivi:

  • “Come proseguirà ora la selezione?”
  • “Sarete voi a ricontattarmi?”
  • “Entro quale periodo prevedete un aggiornamento?”

Non chiudere la telefonata senza aver capito cosa accadrà dopo.

In conclusione

Un colloquio di lavoro telefonico non è un colloquio minore.

È spesso il passaggio che decide se potrai arrivare a quello successivo.

Preparati.
Scegli un ambiente adatto.
Ascolta.
Parla con chiarezza.
Prenditi il tempo per pensare.

Non cercare di impressionare attraverso una voce costruita o un entusiasmo forzato.

Essere autorevole al telefono significa far percepire, soltanto attraverso la voce, che sei preparato, presente e consapevole del valore che puoi portare.

Scopri il coaching mirato per il colloquio di lavoro.

Gestire il team: come comunicare senza aumentare la preoccupazione

gestire il team

Foto di Pexels da Pixabay

Che tu sia manager di una multinazionale, piccolo imprenditore o responsabile di un settore, poco importa che il tuo team sia composto da due o duecento persone.

Nei periodi difficili, non puoi occuparti soltanto di obiettivi, scadenze e attività.

Devi confrontarti anche con le preoccupazioni delle persone che lavorano con te.

Le domande aumentano.
Le certezze diminuiscono.

Qualcuno teme per il proprio ruolo, il futuro dell’azienda o le conseguenze di un cambiamento. Altri diventano più fragili, irritabili o bisognosi di rassicurazioni.

Non devi trasformarti in uno psicologo.

Ma non puoi nemmeno comportarti come se tutto questo non riguardasse la tua leadership.

Non ignorare le preoccupazioni del team

Quando l’ansia cresce, il primo impulso può essere quello di ridimensionarla.

“Andrà tutto bene.”
“Non c’è motivo di preoccuparsi.”
“Vedrai che si sistemerà.”

Sono frasi dette spesso con buone intenzioni.

Ma se la persona percepisce un problema reale, una rassicurazione generica non la tranquillizza. Può farla sentire poco compresa o persino ignorata.

Il tuo compito non è eliminare ogni preoccupazione.

È riconoscerla, riportarla sui fatti e aiutare le persone a capire che cosa si sa, che cosa ancora non si sa e quali passi verranno compiuti.

Le persone non hanno bisogno che tu neghi la tempesta. Hanno bisogno di vedere che sei ancora sul ponte.

1. Conta la qualità dell’ascolto, non la durata

Non devi ascoltare per un’ora.

A volte bastano pochi minuti, se sono minuti di vera attenzione.

Interrompi ciò che stai facendo.
Guarda la persona.
Ascolta senza cercare immediatamente una risposta o una soluzione.

La qualità dell’ascolto si percepisce molto in fretta.

Così come si percepisce quando sei presente soltanto con il corpo, mentre la mente è altrove.

2. Se non hai tempo, dichiaralo

Può capitare che un collaboratore desideri parlarti proprio quando sei sotto pressione, devi concludere un’attività o non hai la lucidità necessaria per ascoltarlo.

Non fingere disponibilità.

Puoi dire:

  • “In questo momento ho soltanto cinque minuti. Preferisco però dedicarti l’attenzione necessaria. Possiamo parlarne alle 16?”

Rimandare con chiarezza è meglio che ascoltare distrattamente.

A una condizione: rispetta l’impegno.

Se continui a rimandare, il messaggio diventa evidente:

  • “Quello che ti preoccupa non è abbastanza importante.”

3. Gestire il team? Parla in modo chiaro e diretto

L’incertezza lascia spazio alle interpretazioni.

Quando la comunicazione è vaga, le persone riempiono i vuoti con supposizioni, timori e voci di corridoio.

Per questo evita spiegazioni confuse, promesse indefinite e lunghi giri di parole.

Distingui chiaramente:

  • ciò che è già stato deciso;
  • ciò che è ancora in discussione;
  • ciò che non sai;
  • quando potrai fornire un nuovo aggiornamento;
  • che cosa deve fare il team nel frattempo.

Non devi dire tutto immediatamente.

Devi però fare in modo che ciò che dici sia comprensibile.

La chiarezza non elimina l’incertezza, ma impedisce che venga riempita dall’immaginazione.

4. Trasmetti fiducia senza diventare spavaldo

Parlare con sicurezza non significa fingere di avere il controllo su tutto.

E nemmeno mostrare un ottimismo artificiale.

Puoi essere fiducioso e ammettere che la situazione è complessa.

Puoi dire:

  • “Non abbiamo ancora tutte le risposte. Stiamo raccogliendo le informazioni necessarie e vi aggiornerò entro venerdì.”

Oppure:

  • “Capisco la preoccupazione. Al momento sappiamo questo. Sugli altri aspetti non voglio darvi risposte che non posso confermare.”

La fiducia nasce dalla credibilità.
Non dalla sicurezza ostentata.

5. Interrompi ciò che stai facendo

“Parla pure, ti ascolto.”

Intanto continui a scrivere una mail, controllare il telefono o guardare il monitor.

Probabilmente senti le parole.
Ma ascoltare è un’altra cosa.

Se hai deciso di dedicare quel momento alla persona, sospendi ciò che stai facendo.

Non servono gesti teatrali.

Basta mostrare che, per quei pochi minuti, la conversazione è diventata la tua priorità.

Se non puoi farlo, torna al punto precedente: dichiaralo e fissa un altro momento.

6. Non interrompere

Quando sei sotto pressione per gestire il team, potresti credere di aver già capito ciò che il collaboratore vuole dire.

Così completi la frase al posto suo, anticipi la conclusione oppure offri subito una risposta.

Ma ogni interruzione rischia di comunicare:

  • “Ho già capito.”
  • “La tua spiegazione non serve.”
  • “La mia risposta è più importante di ciò che stai dicendo.”

Ascoltare con empatia significa provare a comprendere il messaggio nel suo contesto.

Puoi dire:

  • “Ti ringrazio per aver sollevato la questione. Vorrei capire meglio che cosa ti preoccupa maggiormente.”

Prima comprendi.
Poi, quando serve, rispondi.

7. Non fingere di ascoltare

Le persone capiscono quando hai fretta.

Percepiscono la risposta automatica, il cenno del capo distratto e lo sguardo che continua a spostarsi altrove.

Essere fisicamente presenti non significa esserlo davvero.

La fretta può trasmettere disinteresse anche quando non è questa la tua intenzione.

Per questo prova a rallentare.
Non necessariamente per molto tempo.

Quanto basta per far sentire alla persona che ciò che sta dicendo è stato accolto e compreso.

8. Non lasciare le persone sospese nei “forse”

Il problema non è utilizzare la parola “forse”.

Ci sono situazioni in cui una risposta definitiva non è ancora possibile.

Il problema è lasciare una persona in sospeso senza indicarle quando riceverà una decisione.

“Vedremo.”
“Forse.”
“Può darsi.”
“Ne riparleremo.”

Sono risposte che mantengono aperte tutte le possibilità, ma non permettono di orientarsi.

Se non puoi decidere subito, indica almeno un tempo:

“Oggi non posso ancora darti una risposta. Verifico e ne riparliamo domani entro le 15.”

L’incertezza diventa più gestibile quando possiede un confine.


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“Prima volta Leader” è pensato se hai assunto da poco un ruolo di leader.

9. Fai attenzione ai “ma”

La parola “ma” non è vietata.

Può però indebolire quanto hai appena detto.

  • “Hai fatto un ottimo lavoro, ma c’è ancora molto da fare.”

La persona rischia di ricordare soltanto la seconda parte.

Puoi separare i due messaggi:

  • “Hai fatto un ottimo lavoro. Ora dobbiamo concentrarci su ciò che resta da completare.”

Oppure sostituire il “ma” con una connessione più coerente:

  • “Hai fatto un ottimo lavoro e adesso possiamo lavorare sugli ultimi aspetti.”

Non è una semplice questione linguistica.
È il modo in cui riconoscimento e richiesta vengono percepiti.

10. Puoi dire “Non lo so”

Ammettere di non conoscere una risposta non significa essere incompetente.

A volte è la risposta più onesta e autorevole che puoi dare.

Il problema nasce quando “Non lo so” diventa una chiusura.

“Non lo so.”

Fine.

La persona rimane con la stessa domanda e senza alcuna indicazione.

Meglio completare:

  • “Non lo so ancora. Verifico e ti aggiorno entro domani.”

Oppure:

  • “Non ho questa informazione. So però chi può aiutarci a recuperarla.”

Non devi conoscere tutte le risposte.

Devi dimostrare che sai come cercarle e che non lascerai cadere la domanda.

Leggi il post per approfondire.

11. Evita le frasi fatte

“Capisco perfettamente.”
“So come ti senti.”
“Sono sicuro che andrà tutto bene.”

Usate automaticamente, queste frasi possono creare distanza invece di vicinanza.

Soprattutto se non hai vissuto le conseguenze che sta affrontando l’altra persona.

Potrebbe pensare:

  • “No, non puoi sapere come mi sento.”

Non devi dimostrare di comprendere tutto.

Puoi semplicemente riconoscere ciò che vedi:

  • “Mi sembra che questa situazione ti stia preoccupando molto.”
  • “Immagino che non sia facile lavorare senza sapere che cosa succederà.”
  • “Non posso sapere esattamente come ti senti, ma voglio capire che cosa posso fare nel mio ruolo.”

Sono parole meno rassicuranti.
Ma più credibili.

Gestire l’ansia del team non significa assorbirla

Essere disponibili non significa farsi travolgere dalle preoccupazioni di tutti.

Non puoi promettere che ogni problema sarà risolto.
Non devi assumerti la responsabilità delle emozioni di ogni collaboratore.

Il tuo compito è offrire:

  • ascolto;
  • informazioni attendibili;
  • chiarezza sulle priorità;
  • aggiornamenti regolari;
  • coerenza tra ciò che dici e ciò che fai.

Puoi comprendere la paura senza alimentarla.

Riconoscere l’incertezza senza amplificarla.

Mostrare vicinanza senza perdere il tuo ruolo.

Se i cambiamenti in azienda creano confusione o timore, puoi trasformare l’incertezza in una direzione chiara.

Scopri il percorso mirato “Cambiamenti in azienda? Gestire l’incertezza sul futuro” per capire cosa vuoi davvero e prendere decisioni più solide.

Gestire il team: in conclusione

Nei periodi ansiogeni le persone osservano attentamente il proprio leader.

Non cercano necessariamente qualcuno che abbia tutte le risposte.
Cercano una persona presente, credibile e capace di non nascondersi.

Qualcuno che dica la verità senza aumentare il panico.
Che ascolti senza promettere ciò che non può garantire.

Che ammetta ciò che non sa e si impegni a cercare risposte.

Gestire un team ansioso non significa eliminare l’incertezza.

Significa evitare che il silenzio, la confusione o le false rassicurazioni la rendano ancora più difficile da sostenere.

La forza che ci permette di resistere e non arrenderci in questi tempi duri

non arrendersi

Foto di Scott Webb da Pixabay

“Vedi, tre anni fa tu eri soprannaturale,
eri un duro e avevi grinta e avevi una mascella di ferro.
Poi è capitata la cosa peggiore che possa capitare a qualsiasi pugile: ti sei civilizzato!”

MICKEY parlando con Rocky in “Rocky III”

È una chiave misteriosa e potente.
È dentro di noi e solo noi possiamo accedervi.
Qualcosa di profondo.
È capacità di resistenza. Perseguire gli obiettivi nonostante i continui “NO”.

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È l’abilità di non arrendersi.
Ristrutturare i fallimenti e le sconfitte.
La capacità di rialzarsi per l’ennesima volta.

È la disposizione a perseguire gli obiettivi a lungo termine. Con passione e tenacia.
È la capacità di resistere a distrazioni e tentazioni.
Perseverare nonostante gli ostacoli che incontriamo sulla nostra strada.

Il talento, la competenza, l’intelligenza, la bellezza … non basta…occorre grinta!

La grinta ci aiuta a non non arrendersi. A non mollare

Senti cosa ci ricordava Marco Pantani:

“Non c’è supermarket dove si compra la grinta: o ce l’hai, o non ce l’hai.
Puoi avere il tecnico migliore, lo stipendio più alto e tutti gli stimoli di questo mondo,
ma quando sei al limite della fatica sono solo le tue doti ad aiutarti.”

E cosa dice Vincenzo Montella del “collega” Pippo Inzaghi:

“Ancora oggi non riesco a spiegarmi come facesse a segnare tanti gol. Se scomponi il centravanti Inzaghi trovi ben poco di interessante. Non aveva dribbling, non aveva tiro da fuori. Era più scarso rispetto a tanti bomber che hanno avuto la metà del suo successo.
Però lui nel suo lavoro ci ha messo tenacia, convinzione, rabbia.
La grinta ha pagato più del talento. “


Non credere che solo i più bravi, belli e intelligenti saranno premiati.
Non è così.
Semmai … è (anche) così.

Nel suo intervento TED Angela Duckworth (psicologa americana che ha studiato la grinta) ha definito la risolutezza come:
“… perseveranza e passione per raggiunger obiettivi a lungo termine.
Grinta è avere resistenza. È “attaccare” il futuro, giorno dopo giorno.
Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni”.

“Quello che so è che il talento non ti rende grintoso” afferma la Duckworth.
“I nostri dati mostrano molto chiaramente che ci sono molte persone di talento che non raggiungono i propri obiettivi.
La grinta è, spesso, persino inversamente proporzionale al talento.”

Cosa ci insegnano gli studi della Duckworth?

Se anche tu, come me,
ti sei reso conto che non puoi contare (o almeno non più) su talento, bellezza, fortuna spero possa essere da stimolo sapere che la grinta è il fattore X del successo a lungo termine.

Tra una persona talentuosa e un’altra tenace,
sarà probabilmente quest’ultima a ottenere i risultati migliori.

Questa consapevolezza ci incoraggia a non fermarci, a persistere,
a non arrendersi. A non mollare!

Nonostante i progressi nel campo delle neuroscienze e delle biotecnologie, la Grinta è straordinariamente difficile da individuare.

Devi sperimentare (e superare) grandi avversità?
È questione di genetica “c’è-l’hai-o-non-c’è-l’hai”?

Penso che non esista una formula per sviluppare o coltivare la Grinta, perché è intensamente personale e soggettiva.
Se non c’è l’hai, devi trovarla.
Se ne hai, tienila stretta e non sprecarla su qualcosa di stupido!

“Grinta è vivere la vita come se fosse una maratona, non uno sprint”

…insiste la psicologa americana.

Prova il test della grinta (in inglese) di Angela Duckworth per vedere quanto sei appassionato e perseverante.
Rispondi onestamente. Non ci sono risposte giuste o sbagliate.

Formazione a distanza. Funziona il coaching via skype o telefono?

coaching via skype
Hotel, biblioteche, uffici, sale riunioni, aree di servizio, bar affollati, il mio studio, casa del cliente.

Negli anni ho svolto sessioni di coaching praticamente ovunque.

E poi c’è il telefono.

Se mi chiedi dove preferisco lavorare, ti rispondo senza esitazione: in un luogo tranquillo, dove possiamo parlare senza interruzioni.

Se invece mi chiedi quale modalità ritengo più efficace, la risposta potrebbe sorprenderti.

Molto spesso è proprio il coaching al telefono.

Il coaching online funziona?

È una delle domande che ricevo più spesso.

La risposta è semplice: sì, funziona.

A una condizione.

Che funzioni il coach.

La qualità del percorso non dipende tanto dallo strumento utilizzato, quanto dalla capacità del professionista di ascoltare, fare le domande giuste, creare fiducia e aiutarti a trovare nuove prospettive.

Una buona sessione online può essere profonda quanto un incontro in presenza.

Videochiamata o telefono?

Utilizzo entrambe le modalità.

Nelle prime sessioni preferisco la videochiamata. Aiuta a conoscerci, dare un volto alla voce e creare un primo contatto.

Successivamente molte persone scelgono il telefono.

Anch’io lo trovo estremamente efficace.

Camminare mentre parlo mi permette di concentrarmi completamente sulla conversazione, eliminando gran parte delle distrazioni visive.

E lo stesso accade spesso anche al cliente.

Perché il telefono può essere così efficace?

Quando viene meno il contatto visivo, tutta l’attenzione si sposta sulla comunicazione.

Ascolti di più.

Presti maggiore attenzione alle pause, al tono della voce, alle esitazioni, alle parole che scegli.

In altre parole, ascolti davvero.

Per questo motivo molte persone mi raccontano di sentirsi addirittura più libere di affrontare temi delicati durante una sessione telefonica.

Quando il coaching online è la scelta migliore?

Naturalmente quando la distanza rende difficile incontrarsi.

Lavoro con persone che vivono in Svizzera, in Italia e all’estero.

In questi casi il coaching online permette di costruire un percorso senza perdere tempo in spostamenti.

Ma non è solo una questione di distanza.

Molti clienti scelgono questa modalità perché è più semplice inserirla nella giornata lavorativa.

C’è chi si collega da casa, dall’ufficio o da una sala riunioni riservata.

L’importante è trovare un ambiente tranquillo e privo di distrazioni.

I principali vantaggi del coaching online

  • Puoi collegarti ovunque ti trovi;
  • elimini tempi e costi di spostamento;
  • hai maggiore flessibilità nella programmazione degli incontri;
  • lavori in un ambiente familiare e spesso più rilassante;
  • puoi mantenere continuità nel percorso anche se viaggi o cambi città.

Cosa serve davvero?

Molto meno di quanto immagini.

Una connessione stabile (oppure una buona linea telefonica), un luogo tranquillo e la disponibilità a dedicare quel tempo esclusivamente a te stesso.

Il resto lo costruiremo insieme.

Una curiosità

Non sono poche le persone che, dopo aver provato entrambe le modalità, continuano a preferire il telefono.

La motivazione è quasi sempre la stessa:

  • “Riesco a concentrarmi meglio e mi sento più libero di parlare.”

In fondo il coaching nasce soprattutto da una buona conversazione.

E quando quella conversazione è autentica, il luogo da cui avviene passa decisamente in secondo piano.

Paura del futuro al tempo di CV19: la domanda che ti assilla non è quella giusta!

paura del futuro

Foto di Engin_Akyurt da Pixabay

“Le notti insonni generano grandi idee o grandi mostri.”
Filippo Alosi

Paura del futuro.
A certe domande non puoi rispondere con slogan e frasi fatte.

Soprattutto quando accade qualcosa di inaspettato – assolutamente impensato – che ha un impatto sul lavoro, la carriera.
Sulla nostra vita.

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“Che cosa succede adesso? Come sarà il futuro?”

Un bagno di sangue.
È un mix (ansiogeno) di emozioni.
Incertezza, tristezza e rimpianto.
Frustrazione.
Rabbia.

Emozioni che scatenano ancor più paure, dubbi e insicurezze.
Ancor più paura del futuro.

Non so cosa fare!
Perché è successo?
Ce la farò? Sono davvero bravo?
Sono tenace? Persistente? Costante?
Arriverò mai da qualche parte?
Avrò mai un’altra chance?

È il momento di un faccia-a-faccia con l’unica persona che può rispondere a questa domanda…
tu!

Preparati per un “lungo viaggio”

Ci vorrà tempo.
Un “viaggio” stimolante e affascinate ma anche scomodo e pauroso.

Le cosiddette “crisi della vita” per capirlo.
Fatica e determinazione per portarlo a termine.
 


 

Preparati a lasciare la tua zona di comfort se vuoi superare la paura del futuro

Allarga i tuoi orizzonti.
Inizia a escludere.

Decidi nuove azioni.
Ti ritroverai a prendere nuove decisioni.
La vita cambia costantemente.
Dovrai riconsiderare più volte la “direzione” del tuo viaggio.

Rimanere dove sei, è una garanzia per rimanere marginale.

Se non ti spingi al di là della tua “zona di comfort”, se non chiedi di più a te stesso,
hai scarse probabilità di successo.

Non rotolarti nel dilemma “Che cosa succede adesso?” non è la domanda giusta

L’unica cosa che conta è … il tuo atteggiamento!

Se decidi di lavorare nel sociale,
aprire un agriturismo nella cascina che hai ereditato oppure se rimani senza lavoro (speriamo di no!) … quello che più conta è il tuo approccio e le tue convinzioni.

Come vedi te stesso e cosa vuoi ottenere.
Una volta che sai come affronterai la situazione…
“Che cosa faccio adesso?” avrà la sua risposta!

La domanda non è “Cosa succede?” ma piuttosto “COME affronto quello che succede?”

Quale sarà la tua prossima mossa?
Come affronti gli ostacoli?
Sei disposto a cadere e rialzarti? Sempre ogni volta?
Sai gestire le attese? Le frustrazioni?
Ridiscutere le tue credenze e le tue certezze?
Come puoi trovare la forza per andare avanti?

Devi trovare dentro di te la forza.
E andare avanti.
La perseveranza è la dote che ti permette di andare oltre la fatica e le circostanze.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

Ti sei già chiesto quanto riesci a perseverare di fronte gli ostacoli?

Non ti arrendere al primo ostacolo o difficoltà.

Se le cose ti sono sempre arrivate con poco sforzo o una botta di culo,
potresti non aver mai allenato i “muscoli interiori”,
necessari quando la strada si fa in salita.

Non ritenere l’ostacolo insormontabile.
Metti energia e tempo per superare difficoltà e impedimenti.

La perseveranza fa la differenza tra successo e fallimento

Devi imparare da quelle persone che hanno sempre dovuto lavorare sodo.
Hanno sviluppato determinazione, costanza e forza di volontà per padroneggiare una nuova abilità o superare un ostacolo.

Non se ne esce fuori, senza un impegno straordinario.

All’inizio – se non sei abituato – troverai difficoltà.
Dopo varie volte – tale sforzo – diventerà naturale e istintivo.

Quando la salita si fa dura, quando (sembra) che non c’è alcuna ragione di continuare,
quando tutto intorno a te invita a mollare, arrendersi, rinunciare, a non continuare …
proprio a quel punto che se vuoi ottenere qualcosa dalla vita,
devi perseverare.

Uno sforzo affannoso o occasionale sarà di poco valore

Per ottenere risultati, devi applicarti tutti i giorni, fino a quando diventerà un’abitudine.
Perseveranza vuol dire “attaccare” giorno dopo giorno.

Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada.

Davanti alla paura del futuro non paralizzarti … pazienza e perseveranza.
Riprova. Credimi.
Ce la farai!
Ce la faremo!

8 strategie per ricostruire la fiducia che stiamo perdendo – in questi tempi difficili

costruire la fiducia

Foto di Mark Sebastien

 

“Vivere non significa attendere che passi la tempesta,
ma imparare a danzare nella pioggia.”

Gandhi

Il mondo non è mai stato così caotico e ansiogeno.
Non è più solo una questione di conoscenza, capacità e abilità.
È una questione di resistenza.
Di forza mentale.

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Sentirci non abbastanza è sufficiente per farci girare la testa. Diventare esitanti e incerti.
Perdere la fede nelle nostre capacità.
Smarrire l’autostima.

È importante costruire giorno-per-giorno una sicurezza reale, tangibile, concreta.
Inattaccabile.

Ecco 10 potenti strategie per costruire la fiducia in te stesso:

1. Pensa alla fiducia come un muscolo

Un errore che puoi fare è pensare che la fiducia sia qualcosa di innato.
Se non nasci sicuro, vuol dire che non lo sarai mai.
Sbagliato!

In realtà,
la fiducia è un “muscolo” che, proprio come i muscoli del nostro corpo,
può crescere e rafforzarsi attraverso “l’allenamento”.

Affronta i cambiamenti e le turbolenze della vita come un’opportunità di crescita.
Non come minacce da evitare a tutti i costi.

Transizioni e preoccupazioni fanno parte della nostra crescita personale.
Sono il prezzo (a volte salato) che paghiamo per il nostro sviluppo.

2. “Abbraccia” l’incertezza

È inutile … non puoi avere tutte le risposte!

Prendi le distanze dalle cose che non puoi controllare.
Non farlo, ti porterà solo ansia e frustrazione.
Vedi che stiamo vivendo in tempi così incerti?

Non sprecare la tua energia per controllare situazioni che non dipendono da te.

Diventa più flessibile.
Organizza e pianifica con metodo ma lascia uno spazio per “accogliere” l’imprevisto.
 


 

3. Esplora il “grigio”

Per chi è “bianco o nero” non esistono compromessi, vie-di-mezzo, accordi…
rappresentati dal “grigio”.

Viviamo in una società che ci insegna a scegliere, a schierarci tra giusto o sbagliato, amico o nemico,
amore o odio, bianco o nero.

La comprensione -invece- si sviluppa nel grigio, dove bianco e nero si “mescolano”.
Evolviamo esplorando le differenze.

Domani potresti ritenere sbagliato quello che oggi consideri giusto.
Una persona che giudichi male in questo momento potrebbe col tempo sorprenderti positivamente.

Mantieni sempre una grande apertura mentale.
Evita scelte fisse e rigide.
La vita ci sorprende.
Tutte le volte.

4. Fai attenzione a come parli a te stesso

“Sono sicuro che non riesco”
“Non troverò mai più un lavoro”
“Sono un incompetente. Non farò mai nulla di buono”
Cosa diresti a un caro amico che ti confidasse frasi del genere?

Il tuo monologo interiore,
i tuoi pensieri influenzano notevolmente il modo in cui ti senti e ti comporti.

Se sei convinto di sbagliare o pensi di fallire, per il solo fatto di crederlo ti comporti in modo tale che …
la tua aspettativa si avvera.

Sostituisci i pensieri eccessivamente negativi con pensieri più realistici.

5. Sii positivo

Concentrati sugli aspetti positivi di una situazione e sulle tue buone qualità.
Parla a te stesso in modo più gentile e positivo.
Come se stessi parlando a un caro amico.

Non colpevolizzarti quando non sai. Impegnati a scoprire.
Non aspettare soluzioni magiche.

Prova.
Riprova …
ancora una volta!

6. Punta al miglior risultato possibile

Tutte le volte in cui vuoi essere perfetto, efficiente e “all’altezza” ti metti sulle spalle carichi emotivi molto pesanti.
Rischi di ottenere l’effetto esattamente opposto.

Anneghi in ansia da prestazione. In fantasie che gli altri ti stiano giudicando male.
Altro che… costruire la fiducia!

Non devi puntare alla perfezione ma al migliore risultato possibile.
Rifiuta il perfezionismo.

7. “Abbraccia” i tuoi limiti

Viviamo in una cultura lavorativa condizionata dalla paura di sbagliare,
di fallire, peggiorata (in questi tempi di crisi) dal timore di perdere il posto di lavoro.

Tuttavia,
gli errori sono preziosi perché mostrano i limiti.
Fanno luce sulle debolezze (ma anche sui punti di forza).

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Gli errori ti rendono “resistente”.
Un errore potrebbe essere il tuo insegnamento più prezioso.

8. Non farti corrodere dai dubbi

Il dubbio è il killer numero uno di una mentalità fiduciosa.
Quando dilaga incontrollato, danneggia la mentalità e sgretola le prestazioni.

Troppo spesso tendiamo ad aggrapparci ai dubbi.
Iniziamo a dubitare ancor prima di iniziare qualcosa.
Qualsiasi cosa.

È fondamentale riconoscere il dubbio.
Diventare consapevole di questo pensiero e dell’influenza negativa che può avere su di te.
Contrastare i dubbi con pensieri positivi (o per lo meno realistici) porterà risultati migliori.

Non c’è un momento ideale per iniziare a costruire la fiducia

Devi fare il primo passo adesso,
perché non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a costruire la fiducia.
Il tempo giusto per l’azione è “oggi”.

Sforzati di fare il primo passo, poi segui il flusso.

Piccole ma continue “vittorie fiduciose” portano a migliori decisioni e opportunità.
Diventa un ciclo virtuoso che si auto-alimenta.

Ti aiuterà ad alleviare l’ansia e la preoccupazione.
Superare gli ostacoli che si presenteranno lungo la strada.