Demotivazione sul lavoro: come affrontare un collaboratore stanco e scoraggiato

demotivazione sul lavoro

A volte,
succede che un collaboratore attraversi un periodo delicato o di fragilità. Di demotivazione sul lavoro.

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Quando il periodo si fa lungo, il rapporto diventa sempre più faticoso e stressante per tutti.
Si crea un’atmosfera pesante e influenza negativamente anche il resto del team.

La situazione rischia di diventare ingestibile e sfiancante.
Che peccato!

Anche perché il collaboratore o dipendente in questione (magari) ha sempre lavorato bene e con profitto.
I suoi risultati, fino a poco tempo prima, apprezzabili adesso sono imbarazzanti.

Il suo rendimento si è bloccato.
Fa il “compitino”. Si limita a esaudire le richieste. “Tira la chiusura”.
Questa percezione influenza il suo atteggiamento e la produttività.

Vediamo i punti chiave per approcciare la demotivazione sul lavoro:

1. Se vuoi “salvare” il rapporto devi consapevolizzare che ti prenderà tempo e (soprattutto) energie.

2. L’emotività è cattiva consigliera. Se, al momento, non sei in grado di gestire e controllare la tua reattività, prendi tempo.

3. Utilizza feedback negativi lontano da occhi indiscreti. In privato e a quattr’occhi.

4. Se ti senti teso e nervoso ricorda che il tuo collaboratore lo sarà ancora di più (sapendo il motivo della tua convocazione).

5. Evita di partire con un’osservazione positiva sulla persona, tanto per “addolcire la pillola”. Susciteresti immediatamente ancor più chiusura. Vai dritto al punto!

 

 

6. Meglio evitare tutte le esortazioni all’ottimismo, il classico consiglio di “tirarsi su” o slogan motivazionali presi in prestito dal web.

7. Parla poco ed evita prediche.Certe prediche mi fanno venir voglia di commettere i peccati che condannano.” Scrive Roberto Gervaso

8. Ricorda … dire a un demotivato di “tirarsi su” è come dire a una persona con una gamba rotta di alzarsi e di camminare.

9. Evita l’atteggiamento tipo “Io avrei fatto …”, “Io avrei detto…”, “Se …ma…”.

10. Permetti alla persona di spiegarsi. Ascolta senza giudicare e interrompere. Anche se non ti piace quello che dice.

11. Focus sulle azioni non sulla persona. Concentrati solo sulla prestazione. Evita attacchi personali o commenti sulla persona.

 


 

13 Commenta un comportamento specifico. Evita parole generiche tipo OGNI VOLTA, SEMPRE, MAI.

14. Devi essere chiaro su cosa/dove/quando. Spiega le azioni fatte, i comportamenti avuti o le cose dette.

15. Non mortificare la persona. Può avere (forse) un effetto immediato ma perde velocemente la sua efficacia.

16. Riafferma la fiducia nella persona e nelle sue capacità. Poi chiudi la questione. Non ripeterti, perdi incisività.

17. Evita approcci via e-mail. Il feedback motivazionale si fa guardandosi negli occhi.

Non nutrire rancore verso la persona.
Rischi di infilarti in un tunnel di rinfacci reciproci.

Il tuo obiettivo è “recuperare” il più velocemente possibile un collaboratore produttivo

Quando si tratta di demotivazione sul lavoro non stabilire un vincitore e un vinto.
Se “l’operazione di recupero” non avviene, avete perso qualcosa entrambi!

Che tu sia manager, piccolo imprenditore o responsabile di un piccolo team, di questi tempi,
una delle sfide più grandi per chi, come te, si trova a gestire un gruppo di collaboratori è tenere alto il morale della “truppa”.

Le persone oggi possono determinare il successo o l’insuccesso della tua attività!

Ricorda che …
se impari a muovere a critiche costruttive bilanciando garbo e autorità,
aumenterai il tuo rispetto. La tua credibilità e la produttività delle persone che ti circondano.

Autorevole al colloquio di lavoro: entrare nella stanza come un leader – 2

autorevole al colloquio

Foto di Alem Sánchez da Pexels


Caricarsi prima di entrare come un leader

“Scusi dove è il bagno?”

Prima di entrare nella stanza del colloquio, prenditi pochi minuti per caricarti positivamente.

Assumi una posizione di potere.
Gambe divaricate. Braccia tese sopra la testa, allungati fino a dove puoi arrivare.
“Spingi verso l’alto”.
Espanditi.
Per almeno 2 minuti.

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Sarai piacevolmente sorpreso (almeno per me funziona!) dalla sensazione di maggiore potenza che questa postura ti darà.

In uno studio che ha condotto,
la psicologa americana Amy Cuddy ha scoperto che stando semplicemente in piedi in posizione dominante, dopo appena due minuti i partecipanti hanno registrato un aumento di testosterone e diminuzione di cortisolo (un ormone naturale che il corpo rilascia in risposta allo stress).

A meno che non desideri attirare l’attenzione divertita di qualcuno, meglio trovare un luogo riservato (“Scusi dove è il bagno?”).

Entrare nella stanza del colloquio

Le prime impressioni iniziano “non appena entri nel radar visivo delle persone”.

Non pensare (sbagliando) che le prime impressioni su di te si faranno solo quando inizierai a parlare.
L’invio di messaggi non verbali inizia ….
non appena metti il piede nella stanza del colloquio.

Infatti, anche se non dici niente, il linguaggio del tuo corpo potrebbe rivelare i tuoi “reali” sentimenti.
Le tue vere intenzioni.

Una volta che inizi la conversazione, la prima impressione è stata già “registrata”.
E non si torna indietro.
Per quello che riguarda la prima impressione … tutto “si gioca” in questi pochi secondi.

Muoviti come se fossi in slow motion

Pensa a una pantera o un ghepardo quando sono a caccia.
Consapevoli della loro forza, astuzia e audacia.
Si muovono senza fretta.
Senza paura.

Lenti, eleganti.
Passi regolari, felpati, sicuri.
 


 
Segui il loro esempio … mentre percorri gli ultimi metri verso la stanza del colloquio.

Appena fai il tuo ingresso, tieni la testa diritta.

Tante ore davanti al computer rendono le spalle curve.
La postura influenza le percezioni e le prime impressioni.
Per apparire sicuro di te e autorevole al colloquio di lavoro … raddrizzati!

Non stai chiedendo l’elemosina.

Raddrizza la tua postura se vuoi essere autorevole al colloquio di lavoro

Tira indietro le scapole e ”apri” il petto.
Solleva il mento leggermente, mentre cammini.
Non inclinare la testa di lato.

Cerca subito il contatto visivo con la persona/e.

La persona che cerca e “regge” il contatto visivo è giudicata più autorevole al colloquio di lavoro.

Quando guardi le persone negli occhi, stai creando un rapporto.
Stai mostrando interesse e rispetto.

Un contatto visivo prolungato può significare tutta la differenza.
Stai “attirando” il tuo interlocutore dalla tua parte.
Vuol dire essere leader.

Se hai difficoltà a guardare negli occhi o mantenere il contatto visivo, fissa il tuo sguardo tra gli occhi dell’altra persona. Proprio lì … tra le due sopracciglia.
Nessuno sarà in grado di dire dove effettivamente stai guardando.
 

 

Utilizza una stretta di mano ferma ma delicata (quando e se si potrà ancora dare)

“Ferrarelli…piacere di conoscerla”

Siamo tutti molto attenti al modo in cui qualcuno ci stringe la mano.
Una stretta di mano molliccia ti farà perdere istantaneamente punti.
Stabilisci un contatto visivo quando stringi la mano di qualcuno.
È un buon modo per apparire più sicuro di te!
Se non lo fai, la persona può pensare che non abbia rispetto o hai qualcosa da nascondere.

Mentre stringi la mano, guardala negli occhi abbastanza a lungo da memorizzarne il colore.
Non fissare, sorridi.

Sorridere è uno dei più potenti segnali non verbali.
Sorridere è la cosa migliore che puoi fare.

Se fai veramente fatica a sorridere rischi di apparire teso e stressato.
Le persone sicure di sé sorridono perché sono felici.
Non hanno paura di mostrarlo.

Sorridere (in modo genuino) invia l’idea “Che bello conoscerti‘”.
Trasmette “Si, sono sicuro di me”.

Non afflosciarti sulla sedia se vuoi essere autorevole al colloquio di lavoro

Non accasciarti sulla prima sedia che trovi.
Mantieni una postura dritta.
Equilibra il peso.

Non “sdraiarti” ma nemmeno rannicchiarti. Stai fermo ma non rigido.
Rilassato ma non “sbragato”.

Adesso sei pronto.
Preparato per il colloquio di lavoro … per il prossimo passo.
Presumibilmente dovrai rispondere alla domanda “Mi parli di lei” …
ma questa è tutt’altra storia.

In bocca al lupo!

Autorevole al colloquio di lavoro: entrare nella stanza come un leader – 1

autorevole al colloquio

Foto di Alem Sánchez da Pexels

 

Un’entrata impacciata, imbarazzata e contratta nella stanza del colloquio di lavoro
ti farà perdere punti in carisma e leadership.

La posta in gioco è alta.
Un errore e pluff … addio buona prima impressione!
Bisogna correre per rimediare!

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Fare un ingresso in una stanza con fiducia, entrare come un leader … essere autorevole al colloquio di lavoro …
inizia molto prima di attraversare la soglia della porta.

Adottare la giusta mentalità, prima di varcare la soglia della stanza ti permetterà di partire con il piede migliore. Qui è in gioco la tua immagine professionale!

Ecco come essere autorevole al colloquio di lavoro, entrare nella stanza come un leader,
gestendo la tua immagine professionale (e senza diventarne schiavo):

Preparazione è leadership. Significa essere autorevole nel colloquio.

Più sarai preparato, più sarai confortevole e rilassato.

Sarebbe un pessimo inizio, arrivare trafilato e sudato (perché non hai trovato parcheggio),
o in largo anticipo (diventando un ospite da gestire).

Indossare la t-shirt solo per scoprire che tutti sono in giacca e cravatta,
non conoscere l’argomento dell’incontro, equivocare la mansione, confondere il nome delle persone, ecc.

Assicurati di conoscere tutti i dettagli
ora, posizione precisa, codice di abbigliamento, le opzioni di parcheggio, le indicazioni per arrivarci, ecc.

Poi lo scivolone, il lapsus, il colpo di sfiga, l’incomprensione può capitare …
ma non devi tollerare da te stesso (io almeno faccio così) errori di mancata preparazione.
 

Vestiti come un leader

Vuoi essere notato per la tua intelligenza, le tue capacità e il tuo talento.
Non certo per le maniche troppo lunghe della giacca,
i calzini bianchi da-palestra, la cravatta sotto la cintura,
le scarpe consumate o la scarsa igiene personale.

Senza entrare nei particolari di un argomento così vasto,
anche il tuo aspetto personale ha bisogno di dimostrare che oltre a prenderti sul serio,
sei anche al passo (senza esserne ossessionato) con le più recenti tendenze moda.

Non devi necessariamente vestirti per impressionare gli altri (potrebbe non essere appropriato al contesto in cui ti trovi).

Scegli la moderazione. È meglio essere sobrio ma non ingessato, elegante ma anonimo.
Cerca di non essere solamente ciò che stai indossando.

Minimizza il nervosismo se vuoi essere autorevole al colloquio

Niente funziona meglio quando ti senti nervoso,
come riportare alla mente un momento specifico, in cui hai ottenuto apprezzamenti e riscontri positivi.

Un giudizio lodevole da parte del capo, l’acquisizione di un cliente importante,
il giorno della tesi di laurea, la vittoria al torneo di calcetto,
una conquista sentimentale che tutti ti hanno invidiato, ecc.

In questi pochi istanti,
ricordare le esperienze di successo genera fiducia e positività.

Oppure occupare la mente con qualcosa che dia distrazione emotiva,
tipo chattare con l’amico con un buon senso dell’umorismo.
 

 
Cantare in macchina, guardare qualche video divertente su Youtube
(lo sketch della Subaru baracca di Aldo, Giovanni e Giacomo mi mette il buon umore tutte le volte … che ci posso fare … mi fa sempre ridere, anche se oramai lo conosco a memoria).

Mantenere quella sensazione positiva nella tua mente ti permetterà di “entrare in scena” con un’areola di fiducia e di positività.
Essere autorevole al colloquio di lavoro!

Arriva in tempo

Essere in ritardo, per qualsiasi motivo, è imperdonabile.
Non c’è scusa che esista.
L’unica scusa per il ritardo a un colloquio di lavoro è una calamità naturale.
Lo sciopero selvaggio dei trasporti urbani.

Essere in orario per un colloquio di lavoro è la regola n.1.
Non importa se si seguono tutte le altre.
Se sei in ritardo, sei fuori al 95%!

Se la puntualità è sempre apprezzata, un eccessivo anticipo può costituire un elemento negativo.
Esprime ansia e impazienza.
Disturba la normale programmazione dell’attività lavorativa dell’azienda.
Sei un ospite da dover gestire (non sanno dove metterti in attesa).

Se arrivi molto prima sul luogo dell’appuntamento del colloquio di lavoro … fatti due passi rilassanti.
Vai in un bar a leggere un giornale e presentati 10 – 15 minuti prima.
Bastano.

Farsi rispettare dai colleghi più giovani: 16 spunti da applicare

farsi rispettare dai colleghi più giovani

Foto di Keith Johnston da Pixabay

“Rispetta i più anziani” è una frase che ci sentiamo ripetere sin da piccoli.

Il vero rispetto -però- deve essere guadagnato.
Farsi rispettare dai colleghi più giovani non è molto diverso dal guadagnare il rispetto di un adulto.

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I giovani di oggi non vogliono rispettare solo per questione di anagrafe. Sono riluttanti a mostrare stima se non vengono ricambiati.
Se viene detto loro cosa fare, senza spiegazioni. Se non sono inclusi in conversazioni importanti.

I giovani spesso rispecchiano il nostro comportamento.
Se qualcuno non ti rispetta, guarda anche il tuo atteggiamento.
Ricordiamoci che il rispetto reciproco è un elemento fondamentale per qualsiasi rapporto.
Le persone tendono a rispettare chi riconosce il loro valore.

Ecco alcuni suggerimenti per farsi rispettare dai colleghi più giovani:

1. Il rispetto dei più giovani non si pretende solo per l’anagrafe e i capelli sale-e-pepe. Va guadagnato.

2. Dare rispetto è uno dei segreti per guadagnare il rispetto dei più giovani.

3. Ascolta più di quanto parli. I giovani hanno idee ed esperienze che desiderano condividere.

4. Non lasciare che la differenza di età diventi un ostacolo. Trattali come colleghi, ascolta cosa hanno da dire, dai feedback in modo utile e costruttivo.

5. Non essere sprezzante o intollerante solo perché sono “diversi” dal tuo stile.

6. Poni domande. Fare domande mostra il tuo interesse per ciò che il giovane pensa e crede.

7. Non essere prepotente. Chiedi, piuttosto che sentenziare o esigere.

 


 

8. Accetta e riconosci le differenze di opinione. Non negare l’opinione di un giovane pensando che è ingenuo e tra 20 anni la penserà diversamente.

9. Evita frasi tipo “Io avrei fatto …”, “Io avrei detto…”, “Quando ero giovane io…

10. Evita le prediche, oltre a colpevolizzare la persona sono perfettamente inutili.

11. Non fare il finto-giovane tipo “Bella zio”. Non sei divertente. Diventi patetico.

12. Vai aldilà delle loro felpe e tatuaggi, scava più in profondità e cerca il valore aggiunto che i collaboratori più giovani possono dare.

13. Non agire come se fossero bambini e tu l’adulto che dice cosa-fare. Li farà risentire e.. avranno ragione!

14. Sii aperto con consigli, guidando i tuoi colleghi più giovani. Dai suggerimenti e offri feedback. Fai  sapere 

loro che puoi offrire il tuo aiuto se necessario.15. Accetta i loro consigli e pareri. La tua esperienza non significa che hai tutte le risposte.

16. Non giudicare. Non confrontare i giovani di oggi a quando avevi tu 20 anni.

Se avverti un fastidio nel rapporto con un/una collega di differente età, chiedi un incontro privato, parlane con tatto e con rispetto.

Potresti essere sorpreso nello scoprire che anche lui/lei ha gli stessi problemi riguardo la differenza d’età.
La questione si risolverà in maniera soddisfacente per entrambi.

10 riflessioni per gestire l’ansia il tuo primo giorno di lavoro

ansia primo giorno di lavoro

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

Ansia primo giorno di lavoro? Come il primo giorno di scuola.

Cominciare un nuovo lavoro è come il primo giorno di scuola.

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Di tempo ne è passato ma, anche se ora sei adulto e le apprensioni sembrano diverse,
se ci pensi bene … in fondo in fondo le domande che ti poni sono le stesse.

“Piacerò?”
“I miei colleghi saranno disponibili o arroganti?”
“Mi accetteranno o mangerò da solo come un reietto?”
“Mi troverò bene?”
“Sarò capace? Competente?”
“E se non riesco?”

La notte riaffiorano timori e preoccupazioni di qualcosa d’indefinito e pauroso …
in particolare quando ci sentiamo inadeguati, bloccati dalla paura di non essere all’altezza.
La preoccupazione di essere accettati dai nuovi colleghi di lavoro.

Ecco 10 consapevolezze per calmare l’ansia primo giorno di lavoro:

1. Il nuovo può spaventare. Il problema è pensare che la paura e l’ansia siano il problema. Non lo sono. È perfettamente normale!

2. Non evitare, rifiutare o soffocare l’ansia. Usala per aiutarti a vincere. Usa le emozioni. Non lasciare che ti usino.

3. La fiducia non è assenza di ansia. La fiducia è la capacità di “entrare” nell’ansia e farsela “amica”.

4. Chiediti cosa ti aspetti da questa nuova esperienza. Darti una risposta e avere un obiettivo ti darà motivazione e grinta.

 


 

5. Se senti ansia per le tue capacità, ricorda che … i datori di lavoro non “fanno regali”. Non ti hanno assunto per filantropia.

6. La domanda “Merito davvero questo lavoro?” può monopolizzare tutti i tuoi pensieri. Ti hanno “passato ai raggi X”. Ti hanno assunto. Credono in te.
Non farli cambiare opinione!

7. Non sai mai cosa aspettarti il primo giorno di un nuovo lavoro. Quello che sai è che devi creare un’ottima prima impressione. Subito!

8. Parte della paura di un nuovo lavoro è confrontarsi con gli altri. Se pensi che tutti intorno a te siano in qualche modo migliori. Hai ragione. In effetti qualcuno lo sarà..

9. Il successo richiede audacia. L’ansia aumenta la tua energia. Dà maggiore coraggio. Piccole dosi di paura ti fanno fare cose che altrimenti non faresti.

10. La senti la vocina della paura? Ti dice che non conosci nessuno, non sai come andranno le cose, non sai chi sarà amichevole oppure ostile.
Non sai nemmeno dove è la toilette …

Il tuo capo diretto ha dato le dimissioni. Preoccupazione o opportunità?

capo ha dato le dimissioni

Foto di 李磊瑜伽 da Pixabay

“Il mio capo ha dato le dimissioni. Un preavviso di 1 mese, parte per una posizione che -dice- lo aiuterà a crescere professionalmente.

Così all’improvviso… senza dirmi niente! Non me lo aspettavo…
Abbiamo lavorato così bene insieme.

E adesso?
Chi arriverà?
Sarà trasparente e flessibile con me?
Interessato anche lui al mio sviluppo professionale?
Cosa farò se non lavoriamo insieme bene?

Sembrava che tutto andasse liscio… adesso mi sento spiazzato… tradito … avevo dei progetti con lui… mi ero proposto come coordinatore del mio department…
sto ricominciando anche a dormire male la notte!

Marco P. – Finance Manager – Lugano

Mi spiace Marco,
il Mondo dal lavoro oggi è complesso e imprevedibile.

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Da qui la necessità di essere sempre molto flessibile e adattabile.
Resiliente ai cambiamenti.
Flessibilità – che come già discusso altre volte- devi sviluppare.
Allenare.

La qualità di un lavoro dipende molto dalla qualità del manager.

Un buon capo può trasformare un lavoro noioso in uno progetto entusiasmante. Ti senti apprezzato. Sei stimolato per la tua crescita professionale.

Un cattivo capo può trasformare un lavoro affascinante in ore di fatica e alienazione mentale,
bruciore di stomaco.

La prima cosa da fare è …

Il capo ha dato le dimissioni? Non farti prendere dal panico

Quando il tuo capo annuncia le dimissioni e l’immanente partenza, affiorano paure e preoccupazioni.
Cominci a pensare che qualcosa non va in azienda.

È solo l’inizio di altri problemi?
Il lavoro è a rischio? I benefici saranno tagliati?
Il nuovo capo sarà trasparente e flessibile?
La reputazione dell’azienda sta peggiorando?

 

 

Anche se tali pensieri sono naturali,
non lasciare che l’ansia e l’affanno prendano il sopravvento su di te.

Il timore per ciò che non sai o non puoi controllare, non ti aiuterà a gestire al meglio la situazione.
È fondamentale -in questa fase- mantenere morale e concentrazione.

Non è detto.
I cambiamenti possono essere anche positivi.

Non prenderla sul personale per le dimissioni del tuo capo

Nel corso degli anni potresti aver costruito con il tuo capo/a un ottimo rapporto di lavoro.
Adesso ti senti -comprensibilmente- deluso e amareggiato dalla sua partenza.

È del tutto normale.
Non prenderla come uno sgarbo personale o un tradimento.

Ricorda che …
ogni decisione di cambiare un lavoro è complicata. Raramente è presa alla leggera.
Il tuo oramai ex capo ha fatto ciò che era meglio.
Ha colto l’opportunità per perseguire la sua carriera.
lagnoso
 


 

Condividi il tuo supporto con lui/lei. Suggerisci di tenerti in contatto.
Mantieni un’ultima impressione positiva.
Mostra il tuo apprezzamento per la sua leadership . Metti le basi per una relazione continua lungo la strada, ovunque entrambi andiate.

Indaga ma con discrezione

La tua posizione potrebbe essere influenzata in modo positivo o negativo dopo le dimissioni del tuo capo.

Prima di aggiornare il tuo CV, iniziare la ricerca di lavoro, riempire lo scatolone (tipo dipendenti di Lehman Brothers) devi cercare di sapere cosa succederà.

Quando possibile,
vai direttamente alla fonte per informazioni. Se non lo fosse, dovrai fare un po’ di indagine.

Chiedi in ufficio.
Cerca però di limitare le tue domande a persone fidate.
Fallo con discrezione.

Anche se non c’è garanzia da queste informazioni di seconda mano,
la versione dei tuoi colleghi potrebbe darti uno spunto o un suggerimento su possibili problemi e possibilità.

Fai un passo avanti

Anche se perdere un capo può essere una sfida, professionale ed emotiva,
è anche un’opportunità per la tua crescita professionale.

Puoi sfruttare questa opportunità per mostrare ai vertici quanto ti piacerebbe metterti in gioco in un posto di responsabilità.

Non aver paura di condividere le tue idee. Offrire suggerimenti su come vorresti contribuire all’azienda in futuro.

Anche il tuo capo potrebbe trasferire alcune delle sue responsabilità su di te.
Suggerire la tua candidatura. Proporti come suo sostituto.

Il capo si è dimesso? Resta professionale e flessibili durante il periodo di transizione

Appena annunciate le dimissioni del tuo attuale capo,
pettegolezzi e voci potrebbero diffondersi in ufficio.

Resta professionale.
Se non vedevi l’ora della sua partenza … tienilo per te!
Stai lontano dal gossip.
Concentrati sul lavoro. Non lasciare che questa partenza influisca sulle tue prestazioni.

Durante questo periodo di transizione,
aspettati che ti potrebbero assegnare alcune delle attività del tuo capo. Le pianificazioni cambiare e accumulare ore extra.
Fatti trovare pronto!

Incontra il tuo nuovo capo e dimostra la tua abilità

Dopo che il tuo capo ha lasciato,
la società potrebbe già avere un sostituto o promuovere qualcuno che gestisca la posizione durante questo periodo intermedio.

Evita i confronti e concentrati per costruire una relazione più forte con il tuo nuovo capo.

Assicurati di fargli conoscere le tue responsabilità. I progetti su cui stai lavorando e cosa puoi offrire. Il nuovo manager vorrà conoscere il valore che porti nel team.

Scopri e comprendi le sue aspettative su di te.

Ti invito a prendere questi suggerimenti per gestire la dimissione del tuo capo non come una guida da seguire alla lettera ma solo come spunti di riflessione e di valutazione.

I rapporti professionali (come quelli personali) sono troppo complessi perché sottostiano a regole e procedure standard.Vanno contestualizzati e personalizzati all’azienda, alla situazione, alla tua personalità di capo/leader/responsabile e a quella del tuo collaboratore o dipendente.

Mancanza di rispetto sul lavoro? Cosa è reale e cosa è una tua paranoia -2

mancanza di rispetto al lavoro

Foto di Quim Muns da Pixabay

“Mi guardano tutti strano” – Paranoia

“Non so, certe volte mi pare di vivere in un mondo parallelo… è una cosa logica che certa gente ti fissa senza un motivo? Mi guardano tutti strano al lavoro!
Com’è possibile?”.

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Una mente sospettosa cerca continuamente significati nascosti.

Il tuo comportamento diffidente rischia di ingigantire cose di poca importanza.
La tua mente rischia di essere in uno stato di costante nervosismo.
Perdi energie mentali che potresti impiegare in maniere più produttive.

Senza contare che i tuoi colleghi possono trovare irritante avere a che fare con una persona sempre guardinga e sospettosa. A volte anche scorbutica e ostile.

“Mi hanno assunto per fare X ma faccio Y” – Reale.. fai attenzione!

È il momento di porti alcune domande che probabilmente non vorresti farti:
Stai esagerando?
Stai contribuendo anche tu, anche in parte, a questa situazione?
Hai peccato di superficialità?
È solo un errore di comunicazione che può essere sistemato?
Il nuovo lavoro ti ha talmente inebriato da non capire che era tutto un fake?

Se le cose non stanno andando affatto come avevi immaginato. Questo non è sicuramente il ruolo per cui hai superato (e vinto) le selezioni!
E adesso?
Il nuovo lavoro è un flop. Lasciare o resistere?
 


 
Che fare?
Mollare? E se poi non trovi niente-di-buono?
Restare? Con rischio di un’ulcera e una vita privata destabilizzata?

Leggi il post per approfondire.

“Tutti trovano sempre il modo di evitarmi” – Paranoia

Immaginare che tutti (ma proprio tutti?) i tuoi colleghi siano impegnati allo “slalom speciale” per sottrarsi alla tua presenza è … al quanto irrealistico.

Qualunque cosa succeda,
evita di lamentarti e di spettegolare con i tuoi nuovi colleghi per creare un legame.

È facile cadere nella trappola di gossippare per fare i simpaticoni o sembrare uno “della banda”,
ma alla fine danneggerai la tua reputazione.

“Non sono mai ascoltato” – Reale.. fai attenzione è mancanza di rispetto sul lavoro

Non sei mai ascoltato? Attento a cosa dici!
Le persone ti valutano sulla base di “quello che esce dalla tua bocca”.

Forse parli troppo e sei dispersivo.
Rimbalzi da un punto all’altro.
Non arrivi mai al punto.

Più ripeti, più diventi dispersivo e annoi chi ti ascolta.
Smettila con il tuo ronzio e taglia i discorsi prolissi.
 

 
Se porti chi-ti-ascolta fuori strada,
molto probabilmente resterà dove lo stai portando.
Fuori strada.

Se il tuo contributo è di poco di valore,
non otterrai (giustamente) il tempo e l’attenzione degli altri.

“Non rispettano il mio tempo” – Reale.. fai attenzione è mancanza di rispetto

Quando rispetti qualcuno, consideri il suo tempo prezioso.
Non fai domande a cui puoi rispondere.
Non pianifichi incontri di cui non hai bisogno.

Vale anche il contrario …
quando non rispetti qualcuno, non vedi il suo tempo prezioso.

Il collega che continua a interrompere il flusso del tuo lavoro,
e con la scusa di “rubarti qualche secondo” tenta di scaricarti il suo lavoro non solo è ottuso.
È irrispettoso di te. Del tuo tempo.

Se senti mancanza di rispetto sul lavoro, non limitarti.
Affronta la questione. Valuta onestamente …
Il tuo approccio fa danni?
Sei troppo sensibile?
Stai esagerando?
È sempre così? Oppure il tutto si riduce a singoli episodi?

Per approfondire scopri il coaching per autostima sul tuo luogo di lavoro.

Mancanza di rispetto al lavoro? Cosa è reale e cosa è solo una tua paranoia -1

mancanza di rispetto al lavoro

Foto di Quim Muns da Pixabay

Poca attenzione, risposte di circostanza, risatine o occhi al cielo (come dire “Che palle!”).
Segnali tutti piuttosto negativi.

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Non sono poche le persone che avvertono la mancanza di rispetto sul luogo di lavoro.

Se qualcuno al lavoro ti mette a disagio,
puoi comunque affrontarlo, minimizzando le possibilità di ritorsioni.

L’importante è non interiorizzare i maltrattamenti e gli sgarbi ricevuti.

Se i tuoi colleghi ti mancano di rispetto,
dovrai prima di tutto riconoscerlo … come vero. Reale.
Identificate anche cos’è il prodotto della tua mente (un po’ tesa e intimorita) che sta ingigantendo il tutto:

“Tutti mi parlano alle spalle” – Paranoia

Il pettegolezzo fa parte praticamente di ogni luogo di lavoro.

Di volta in volta, tutti vengono spettegolati.
Anche se capisco che vorresti evitare di essere l’argomento-pop di ogni pausa-caffè.

Se pensi di essere costantemente sulla “bocca di tutti” (ma proprio tutti-tutti?) presumibilmente stai esagerando la situazione.
Penso proprio di SI.

Se fosse vero che i tuoi colleghi sparlano spesso di te, dovresti stare più attento.
Probabilmente hai fatto/stai facendo qualcosa sul lavoro (o nella tua vita personale) che ha dato il via al treno infinito dei pettegolezzi.

“Nessuno mi considera” – Paranoia

Ti senti come se fossi invisibile?
Nessuno ascolta le tue proposte durante le riunioni?
Non ricevi risposte alle tue e-mail?

Prova a capire se è vero che … non “aggiungi mai valore” alla conversazione.
È possibile che rendi tutte le conversazioni imbarazzanti, scomode o deprimenti?
Non penso proprio.
Sento puzza-di-paranoia qui…
Le generalizzazioni non funzionano… TUTTI – NESSUNO – MAI.

Davvero nessuno ti considera?
Tutti ti evitano?
Qual è il tuo approccio?
Chiuso? Schivo? Sdegnoso?

“I colleghi mi criticano di continuo” – Reale ..fai attenzione è una mancanza di rispetto

Questo tipo di intrusione minerà la tua credibilità, diminuirà la tua sicurezza.

Se commetti un errore… è giusto che il tuo capo ti dia un feedback negativo.
Ma se ricevi continuamente critiche da parte di colleghi o pari-grado …
prendi atto che qualcuno non ti sta prendono sul serio.
Sei stato preso di mira.

Non lasciare che la tua autorità personale venga messa in discussione.

L’opzione migliore è quella di cercare un incontro privato con la persona in questione.
Non puoi accettare questo comportamento sminuente.

“Non sono incluso in conversazioni, aperitivi e meeting?” – Paranoia ma potrebbe essere reale – fai attenzione!

Se sei stato tagliato fuori da una o due e-mail, non farne una tragedia.
Capita.
Probabilmente è solo una svista.

Ma se ti accorgi di essere costantemente escluso da discussioni ed eventi importanti in seno all’azienda …
è un problema!
Probabilmente non apprezzano la tua partecipazione.
Azz..mica facile adesso!

“Mi rubano sempre le idee” – Reale – fai attenzione!

Non c’è niente di più frustrante di avere un collega che si prende il merito del tuo lavoro.
Ruba la tua grande idea.

A volte,
in un ambiente di lavoro frenetico, può accadere (anche se non dovrebbe) senza particolari motivi.
Tuttavia, se diventa un modello-ripetitivo è un segnale evidente di mancanza di rispetto.

Devi difendere te stesso.
Combattere questa mancanza di rispetto al lavoro.

“Faccio il lavoro di tutti” – Reale – fai attenzione è una mancanza di rispetto

Hai difficoltà a dire NO?
Cerchi sempre di essere gentile con gli altri, a scapito di te stesso?
I colleghi se ne approfittano?
L’hanno capito e sanno come prenderti?

“NO”, è una parola potente.

Spesso ci sentiamo in dovere di acconsentire a tutte le richieste, per paura di sembrare poco collaborativi.
SI a quel nuovo impegno, SI a quel progetto che ti farà tornare a casa alle nove di sera.

Imparare a rifiutare è utile nel lungo periodo.

Spesso, è necessario declinare l’invito e dire NO.
No, perché sei troppo occupato, NO perché non vuoi lavorare fino a tardi.
No perché (semplicemente) non ti interessa.

Un percorso di coaching individuale: 8 motivi perché ancora non ti decidi – 2

un percorso di coaching individuale

5. “Coaching? Ci sto pensando ..” (in pratica hai paura di sentirti rispondere “Costo? Durata? Mah! Boh! Dipende!”)

Molte persone sono spaventate da alcune strategie di marketing che ruotano intorno al mondo del coaching.

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Hanno (giustamente) timore di iniziare un percorso di coaching … interminabile …
Trovandosi impegolate per mesi con una persona che si attacca peggio di una zecca.
Con il costo che lieviterà (verso l’alto ovviamente) sessione dopo sessione.

È nell’interesse del buon coach concordare un piano d’azione insieme al cliente.

Per quel che mi riguarda, sul tema costi e durata sono molto trasparente (li trovi sul mio sito). Non avvio un percorso di coaching individuale senza aver delineato (con il mio cliente) i tempi, i costi, le attività e l’impegno che sarà necessario per ottenere risultati in un tempo ben preciso.

6. “Coaching? Naaaaa, grazie …Tutta colpa del capo, collega, team, sfortuna, ecc. … “

Alcune persone sentono che la loro carriera non è mai decollata.
Si guardano indietro e vedono fallimenti causati da circostanze al di fuori del loro controllo.

Lamentano di non essere mai stati apprezzati.
Sono vittime delle circostanze.
Ritengono che manager e azienda abbiano approfittato di loro.
Della loro sensibilità e disponibilità.

La colpa è all’esterno (il capo menefreghista, il collega falso, l’azienda traditrice, la sfiga, il Mercato fluttuante, ecc.). Nessuna assunzione di responsabilità delle proprie azioni.
 

 
A questo punto del loro percorso professionale,
il coaching è visto come inutile. Superfluo o tardivo.
Non serve a “riparare il torto”.
Non riesce ad “assolvere” il fallimento.

Tuttavia,
solo chi sa imparare da quelle esperienze, le sa gestire e “ricostruire”.
È in grado di andare avanti e superare questo stallo.

7. “Un percorso di coaching individuale? Mhhh …” (in verità hai poca fiducia nel coaching)

Quando si cerca un coach, ti ritrovi spesso in un vero e proprio “Selvaggio West” del coaching.

Mental coaching, coaching motivazionale, coaching per la performance, coaching per lo sport,
coaching per business, coaching per tutto e per tutti … e chiunque fa coaching!
Evviva il coaching!

Questo perché non esiste una vera e propria normativa che disciplina questa professione.

Intorno a questa fumosa situazione non ti stupire se operano, a fianco di professionisti seri e competenti, sedicenti coach e scuole di coaching “fake”.
Rilasciano attestati con nessun valore a seguito di corsi della durata di alcune giornate.

Se queste sono le tue preoccupazioni,
prendi contatto con me ed esponimi i tuoi dubbi e perplessità.
 


 
Sono a disposizione per un incontro informativo via Skype o cellulare (breve, gratuito e non vincolante).
Puoi chiedermi liberamente di illustrare le mie esperienze, le mie competenze.
Da quando tempo lavoro come coach e presso quale aziende/istituzioni.

Le mie effettive conoscenze su di un certo argomento.
Domande sul mio approccio e il mio modo di intendere il coaching.

Non aver paura di fare “domande scomode”.

8. “E il costo?” (inteso come resistenza)

Nella mia esperienza (almeno prima del Coronavirus), il costo non rientra nelle “resistenze”,
Le persone lo vedono come un investimento per la loro professionalità.

Generalmente, chi è determinato, chi desidera dare una svolta, chi è stufo dei soliti risultati,
chi vuole lavorare su sé stesso non ha bisogno di “spinte” all’acquisto.

Infatti, se c’è una cosa che non faccio mai con un potenziale cliente che desidera iniziare un percorso di coaching individuale è … vendere, trattare, promuovere, scontare.

Se “funziona” … le persone sono ben contente di acquistare.
Inoltre è a disposizione pagamento dilazionato e una garanzia di rimborso in caso di insoddisfazione. In pratica: se dopo la 1a sessione di coaching (in pratica è la seconda perchè la prima è di pre-coaching) il cliente ha la possibilità di interrompere il percorso ottenendo il pieno rimborso.

Come superare queste resistenze per un percorso di coaching individuale?

Il primo passo è riconoscere il coaching per quello che è:
una fantastica opportunità per la crescita, lo sviluppo, l’auto-comprensione e l’avanzamento di carriera.

Grazie al coaching,
potresti sviluppare il tuo potenziale ancora inespresso.

Potresti colmare una particolare lacuna nel tuo approccio.
Risolvere problemi di prestazioni.
In tutti questi casi un percorso di coaching individuale è un investimento.

Allora … sei pronto per il coaching?
La verità è che non sarai mai pronto.
Muoviti ora! Potresti non partire mai…

Un percorso di coaching individuale: 8 motivi perché ancora non ti decidi – 1

I grandi manager, politici e atleti hanno un allenatore.
Tutti abbiamo bisogno di un coach.

Il professionista di fiducia che ti “allena”.
Ti prepara mentalmente ad affrontare con più fiducia e determinazione i cambiamenti improvvisi e i problemi quotidiani. La competitività sempre più aggressiva.

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Ho notato diversi motivi ricorrenti per cui alcune persone (pur essendo molto interessate alla loro crescita professionale e affascinate dal coaching) esitano e “resistono” a intraprendere un percorso di coaching.

Ecco 8 motivi che causano “resistenza” nell’approcciare il coaching:

1. “Mi piacerebbe tantissimo … ma non ho tempo”

Preso da un turbinio di azioni.
Sempre di corsa.
Indaffarato.

Veramente non hai tempo?
Perché le nostre giornate sembrano più corte rispetto a quelle di altre persone?
Spesso il non-avere-tempo diventa una scusa per riempire la tua giornata.

Spesso il non avere tempo è solo una scusa per non agire (e non iniziare coaching).
Quante ore passi su cose poco importanti?
Quanto tempo dedichi al tuo miglioramento e al tuo progresso?

Forse hai paura di affrontare una certa situazione.
Timore di lanciarti e metterti in gioco.

Se dai priorità alle cose veramente importanti,
scopri di avere tantissimo tempo (anche perché le cose realmente importanti sono poche!).
 

2. “Coaching? Figo! Sì … un giorno lo farò”

“In questo periodo sono stressato”.
“Quando sarà passato questo periodo, lo faccio”
“Non sono ancora pronto”
“Non è il momento giusto.”
“E’ un periodo pesante.”
“Dal 1° gennaio comincio.”
“Dopo le vacanze comincio.”

Non lasciarti immobilizzare dalla sindrome di “domani”.
Il tempo giusto per l’azione è “oggi”.
Iniziare “da domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo”, ecc. … non ti farà cominciare mai.

Devi fare il primo passo adesso.
Non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.

È più rassicurante fare corsi, frequentare workshop, comprare libri, video tutorial …
parlare, teorizzare, disquisire, dissertare …
che passare all’azione.

Conosci tutta la teoria,
ma non “scendi” nella pratica restando sempre al punto di partenza.

Puoi leggere e informarti per giorni o per anni, ma non saprai mai tutto quello che c’è da sapere.

Tieni presente che …
se fai quello che hai sempre fatto, otterrai sempre gli stessi risultati.

Se non usci allo scoperto, non succederà mai niente di stimolante,
di vitale o di esaltante.

3. “Coaching? A me? Ma io non ne ho bisogno ..”

Non sono pochi quelli che vedono nel coaching … una “bocciatura” delle proprie competenze.

Coaching non è un atto d’accusa verso la tua competenza.
L’indicazione della tua non-capacità di raggiungere gli obiettivi.

Iniziare un percorso di coaching non vuol dire essere impreparati.
Incompetenti
Incapaci.
 

 
Significa semplicemente che grazie al supporto di un coach professionista puoi potenziare la performance e raggiungere gli obiettivi.
In meno tempo e meno dispendio di energie.

“Ammettere” di aver bisogno di un coach è accettare di non essere perfetti.
È il primo passo verso il tuo successo.

Nessuna azienda (ma neanche Usain Bolt, Leo Messi, Roger Federer, Federica Pellegrini, ecc.) investirebbe in un percorso di coaching se credesse che i propri collaboratori non siano in grado di migliorare le loro prestazioni.

4. “Coaching? Ci sto pensando ..” (in pratica hai paura di non riuscire)

Se desideri migliorare devi prendere qualche rischio.
Accettare che non ci riusciremo ogni volta che ci provi.

Per vincere, devi imparare a perdere.
Se non stai facendo errori, allora vuol dire che non stai facendo nulla.
Sei ai blocchi di partenza!

Per proteggere la tua autostima, sviluppi meccanismi (soprattutto inconsci) di auto-protezione e di evitamento che “stroncano” sul nascere ogni tua velleità di carriera.
“Tanto non riesco”.
Non pensi di meritare la possibilità di avere un’altra chance?
Lo sai anche tu che …
le persone che raggiungono più successo nella vita sono quelle che non mollano mai.
Anche se inciampano nei loro errori, si rialzano e proseguono.

Come essere autorevole durante il colloquio di lavoro: 17 spunti

autorevole durante il colloquio di lavoro

 “Le aziende, oggi, non sono interessate a sapere dove, come e cosa avete studiato.
Vogliono sapere cosa avete imparato.”
Beppe Severgnini

Essere autorevole durante il colloquio di lavoro?
Non avrai mai una seconda possibilità di fare un’ottima prima impressione.
Prepararsi per un colloquio di lavoro è di vitale importanza  se vuoi aumentare le tue chance di successo.

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È importante migliorare il tuo stile, il tuo approccio, proiettare un atteggiamento fiducioso.
Padroneggiare comportamenti che “traspirano” fiducia, rendendo più efficace la tua comunicazione verbale e non verbale.

Ecco 17 spunti per essere autorevole durante il colloquio di lavoro:

1. Evita “ingressi” a sguardo basso e il-cappello-in-mano. Stai trattando un posto di lavoro non elemosina. Raddrizza le spalle!

2. Passo deciso ma non affrettato. Assicurati di salutare tutti con un sorriso.

3. Rispetta i tempi della conversazione. Non avere paura delle pause e dei silenzi.

4. Imposta bene la voce. Sii sintetico. Non bisbigliare. Alza il tono della tua voce.

 

 

5. Quando cambi argomento o spieghi un punto importante, riposizionati sulla sedia per enfatizzare il momento.

6. Quando spieghi un punto importante fai una pausa prima/dopo..crea un senso di anticipazione e sottolinea il concetto (approfondisci).

7. Evita di costruire risposte ad hoc per compiacere il selezionatore e ottenere la sua approvazione. Se ne accorgerà subito!

8. Usare spesso parole come “Immagino“, “Credo” e “Forse” vuol dire restare nel-mezzo. Sospeso nel nulla. Insipido. Banale.

9. Se sei introverso …alza i toni di una tacca. Se sei effervescente.. scala-una-marcia. In entrambi i casi, non tirare fuori la scusa “Cosa ci posso fare. Sono fatto così“!

10. La tua espressione facciale è il tuo “marchio di fabbrica”. Un sorriso va lontano. Trasmette fiducia, autorità e … calore.

11. Tieni il mento alto quando parli.

12. Ricorda che …le persone che mantengono il contatto visivo sono giudicate più autorevoli e fiduciose (approfondisci).

13. Prenditi il tempo di rispondere. Non si tratta di un “botta e risposta” in velocità. Mantieni il controllo.

 


 

14. “Entra” nei dettagli, spiegando la loro importanza e sviluppi. Ti farà sembrare più SMART. Conoscere i fatti e i dettagli sarà impressionante.

15. Se vuoi essere autorevole durante il colloquio di lavoro, non limitarti a rispondere alle domande o peggio lasciarle tutte alla fine. La precisazione di un argomento già trattato prima, apparirà fuori luogo.

16. Cerca di instaurare un vero e proprio dialogo con il tuo interlocutore. Lui/lei sta valutando te. Tu stai valutando l’azienda.

17. Saper comunicare, essere autorevole vuol dire (innanzitutto) avere qualcosa d’interessante da dire. Se così non fosse .. meglio tacere!

Nella vita una buona dose di fiducia è auspicabile.
Quando si tratta della tua vita professionale, ci sono alcune linee sottili che devono essere tratteggiate,
confini che non possono e non devono essere superati.

Autorevole durante il colloquio di lavoro: attenzione a non cadere nell’arroganza

Devi essere ambizioso senza essere impaziente, disponibile senza essere timoroso,
flessibile senza essere sfruttato.

Essere sicuro di te, confidente e ambizioso,
senza alzare troppi i toni fino a diventare eccentrico e pomposo.

Desideri lavorare sulla preparazione dei colloqui di lavoro faccia-a-faccia, via skype o cellulare?
Aumentare la tua autorevolezza “lavorando” sulla tua postura, espressioni, gesti, ecc.?

Scopri il mio servizio di coaching  per il colloquio di lavoro!

La motivazione del personale parte inevitabilmente .. dal team leader!

motivazione del personale

Foto di Angelo Esslinger da Pixabay

Motivazione del personale ? Se anche tu hai avuto, come tutti,
problemi di motivazione sai perfettamente che una pacca sulla spalla al tuo collaboratore,
accompagnata da frasi di circostanza prese-a-prestito-dal-web
… non sarà di grande aiuto!

Finto entusiasmo e sorrisi di circostanza raramente creano “brividi” motivazionali.

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E se anche funzionasse … quanto durerebbe?
Pochi giorni (forse) e ti ritrovi al punto di partenza.
L’ambiente torna passivo. Lentamente si perdono di vista gli obiettivi.

Allora ti chiedo …
come motivare le persone che lavorano con te in tempi così complessi?
Credi davvero che semplici frasi serviranno a scuotere le persone?
Scatenare una motivazione del personale senza fine?

Il Mercato del Lavoro sta cambiando

… anche in conseguenza della crisi che ci ha investito.
Deve cambiare anche il modo di approcciare il tuo lavoro e il tuo team.
Non puoi restare legato a comportamenti oramai sorpassati “Tu fai quello e tu fai quest’altro”.
È necessario coinvolgere le persone che lavorano con te.
Non concentrarti solo sui compiti da eseguire. Sui progetti da gestire.

Il tuo team è la chiave del tuo successo.
Infatti, quando i collaboratori sono demotivati o “molli” a farne le spese è il raggiungimento di un obiettivo,
l’esito di un progetto, il business o la (tua) carriera.
In pratica il conto lo paghi tu!
È tempo di diventare leader del tuo team!
E motivare i tuoi collaboratori.

La motivazione del personale passa inevitabilmente da te

La motivazione non “sgorga naturalmente”.
Non la puoi nemmeno delegare a un corso, un formatore o a un coach (pur bravo che sia!).
È a carico tuo!

Sei tu quello che per primo deve motivarsi, entusiasmarsi, ispirarsi, “allenarsi”.
Dopo, solo dopo, la puoi chiedere, anzi pretendere, dai tuoi collaboratori.
La motivazione del team parte da te.

Se avessi, come coach, l’obiettivo di motivare il tuo team mi concentrerei –subito e principalmente- su di te!

La titolare di tre centri estetici ben avviati che mi ha contattato per la motivazione del suo staff
dopo le prime “resistenze” e riluttanze, ha riconosciuto che in tema di motivazione è stata piuttosto passiva.

“Spettatrice” a volte anche indolente (tanto da ammettere che durante un mio corso in uno dei suoi centri estetici -pur essendo presente – non ascoltava, pensando che il tema motivazione del personale fosse di solo appannaggio del suo staff).

Ha anche riconosciuto di non avere alcuna idea sul come motivare i suoi dipendenti,
E di essersi (fino a quel momento) affidata solo a riconoscimenti economici.

Anche lei (come te, forse) si aspettava una trovata geniale, una formula magica, una scorciatoia.
Invece si è sentita dire che la prima che doveva darsi una mossa … era lei!

Mi spiace. Niente formule magiche!
E ti spiego perché …
Motivare il team è impegnativo.

La motivazione del personale è un impegno quotidiano

È un paziente “costruire” giorno per giorno.
Necessita di tutta la tua attenzione. Il tuo coinvolgimento.
Il tutto “condito” da un reale interesse verso le persone che lavorano con te.

Se pensi di spronare, coinvolgere e motivare con lo stesso impegno ed entusiasmo con cui vai alle riunioni condominiali serali … sprecheresti solo tempo ed energie preziose!

Motivare vuol dire disponibilità, dedizione e tempo da dedicare al tuo team

Se non hai tempo, sei stressato, sei stanco, hai altro cui pensare o in fondo non ti interessa …
la tua “capacità motivazionale” è pari a zero!
Se trovi difficile e faticoso tutto questo, hai ragione!

Siamo onesti. Non hai tempo. Scadenze imminenti.
Grane da risolvere. Il target da raggiungere.
Chi più ne ha più ne metta.


Devi però riconoscere che …
saper motivare è una competenza fondamentale per ogni persona responsabile di un team
(grande o piccolo che sia, poco importa).

Concentrati sulla motivazione del personale. La crescita motivazionale del tuo staff.
Crea uno spirito di squadra attraverso l’apprezzamento e il riconoscimento.
Un leader eccellente riesce a trovare anche (e soprattutto) il tempo per motivare.
Non solo per criticare.

Fai in modo che ogni tuo collaboratore sappia che lo consideri la chiave del tuo successo.

Valuta la tua “capacità” di motivazione del personale

Fermati un secondo e rispondi con onestà:
“Ti senti un modello per il tuo team?”
“Sai creare entusiasmo nel tuo staff?”
“Sei sempre motivante nel comportamento e nelle parole?”
“Parti con un bel “Buongiorno!” radioso e positivo già da prima mattina?”
“In altre parole, hai una personalità dinamica che coinvolge chi ti sta intorno?”

Solitamente quando chiedo se la persona si ritiene motivante nel comportamento e nelle parole …
con aria stupita (di chi sente per la prima volta questo tipo di domanda) mi risponde
“In che senso?” (hai in mente la faccia di Verdone).

È venuto il momento di risvegliare la tua motivazione.
La forza interna che stimola, regola e sostiene tutte le tue azioni.

Parti da te stesso .. se vuoi motivare il team

Frequentare un corso motivazionale (a prescindere dalla bravura e la competenza del coach),
non ti basterà a diventare un bravo motivatore.
Se non prendi prima coscienza che devi “scendere in campo” in prima persona.
Ci devi “mettere del tuo”.
Carica la tua energia.
Motivati al massimo … e con quell’energia trasmetti fiducia ed entusiasmo attorno a te.

Tutti se ne accorgeranno ben presto … qualcosa si sta muovendo … qualcosa di nuovo sta crescendo
il primo mattone è stato posato!
Se ti impegni in questo, farai grandi cose.
Credimi!

Come essere autorevole: la comunicazione non verbale per il successo – 2

come essere autorevole

6. “Prenditi lo spazio” … ecco come essere autorevole

“In tutte le specie animali,
la postura espansiva, aperta che occupa più spazio, è associata con potere e dominio”.
dice la psicologa americana Amy Cuddy.

Una buona postura crea una presenza dinamica.
Invia “attorno a te” un messaggio di sicurezza di sé, autorità ed energia.
Atteggiamento autorevole.

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Al contrario,
posture non pertinenti (chiuso su te stesso, spostare la testa e lo sguardo di lato,
postura molle o eccessivamente rilassata, ecc.) indicano scarsa fiducia e bassa autostima.

Sia in piedi, sia seduto, immagina una corda che ti sta tirando delicatamente la testa e la colonna vertebrale verso il soffitto.

Mantieni il peso uniformemente equilibrato. I piedi saldamente a terra.
Le braccia non incrociate. Le mani visibili e rilassate.

Quando hai una chiamata importante alzati dalla sedia.

Rende il suono della tua voce più autorevole.
Quando sei in piedi, respiri più pienamente. Stai “spingendo” più energia rispetto a quando sei seduto, rilassato in poltrona.

La voce è strettamente legata al corpo e alla fisicità.

7. Mostra il tuo “lato” piacevole

“Puoi mantenere un sorriso autentico solo per un po’,
dopodiché è solo denti.”
Chuck Palahniuk

Sorridere è uno dei più potenti segnali non verbali.
Toglie dal tuo viso quell’espressione crucciata e nervosa, che rende il tuo volto infastidito o arrabbiato.

Forse non rispecchia la realtà,
ma probabilmente non parleresti a una persona con quel tipo di espressione sul viso.
Assicurati che il tuo viso sia rilassato.

Questo non significa avere il sorriso stampato in viso tutto il tempo,
fare il “piacione” o ancora peggio mostrare un sorriso di circostanza.
Esibire un leggero sorriso sul viso per incoraggiare le persone a interagire con te.

Le persone sicure di sé sorridono perché sono felici.
Non hanno paura di mostrarlo.
Regala alle persone che incontri un sorriso sincero.


“Aggancia” gli occhi dell’altra persona, nota il colore dei suoi occhi e poi sorridi.
Attendi che sorrida di nuovo e poi “trattieni” il tuo sorriso per due secondi in più di lui/lei.

Sarai stupito dal legame che si crea.
Le persone non potranno non notare qualcosa di “diverso”.
Si ricorderanno sicuramente di te.

Sorridere è un segnale potente.
Sorridere (in modo genuino) invia l’idea “Che bello conoscerti‘”.
Trasmette “Si, sono sicuro di me”.

8. Utilizza una stretta di mano ferma ma delicata (??)

Siamo tutti molto attenti al modo in cui qualcuno ci stringe la mano.
Una stretta di mano molliccia farà perdere istantaneamente punti.

Se una persona ti sta dando la mano a “pesce morto”,
non premere troppo forte… STOP!

Stringere la mano è di fatto il saluto negli affari internazionali, nella politica e nella società.
Le sue origini risalgono a millenni.
Nel mezzo di una crisi globale della salute pubblica in cui centinaia di milioni di persone stanno evitando il contatto fisico per fermare la diffusione di Covid-19 la stretta di mano potrebbe scomparire.
E cosa potrebbe sostituirla?

Gli esperti concordano sul fatto che non è tanto la stretta di mano, ma piuttosto il messaggio di cooperazione e connessione che trasmette.
Nei primi giorni della pandemia, le persone si salutavano inchinandosi, toccandosi i piedi o il gomito.
Forse i saluti alternativi definiranno una nuova normalità per l’interazione sociale.
Vedremo … sta-di-fatto che la stretta di mano per il momento va in stand-by.

9. Come essere autorevole? Stabilisci un contatto visivo

Le persone hanno l’abitudine di distogliere lo sguardo, non appena incontrano gli occhi di una persona.
Mantieni il contatto visivo!


Guardare negli occhi gli altri comunica sicurezza, leadership, forza e intelligenza.
Soprattutto quando si parla di punti difficili o importanti.

Se qualcuno regge il tuo sguardo, sorridi.
Fai sentire alle persone la tua influenza positiva.

Non è necessario fissare continuamente e intensamente.
Ma tornare regolarmente con lo sguardo sulla persona.

Se hai difficoltà a guardare negli occhi o mantenere il contatto visivo, fissa il tuo sguardo tra gli occhi dell’altra persona (proprio esatto lì, tra le due sopracciglia).
Nessuno sarà in grado di dire dove effettivamente stai guardando.

Ricorda di sorridere quando mantieni il contatto visivo …
guardare in modo impassibile può essere molto inquietante.

I tuoi occhi dicono tutto.
La gente sente la fiducia in te, quando hai un buon contatto visivo.
Ecco come essere autorevole.

Come essere autorevoli: la comunicazione non verbale per il successo – 1

come essere autorevoli

Come essere autorevoli? Gli specialisti del settore dicono che niente come la postura può essere utile per fare una buona prima impressione.

Una postura dritta, un passo deciso e una schietta stretta di mano (quando si potrà!) accompagnata da un bel sorriso sincero …fanno miracoli!

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Al contrario,
posture non pertinenti (chiuso in te stesso, con la testa e lo sguardo di lato, postura molle o eccessivamente rilassata, ecc..) indicano scarsa fiducia e bassa autostima.

Una buona postura crea una presenza dinamica.
Un atteggiamento di leadership.
Autorevolezza ed energia.

Come essere autorevoli? Ti serve po’ di autocontrollo e un pizzico di strategia

La cosiddetta comunicazione non verbale viene curata di rado,
eppure ha una grandissima importanza sull’efficacia della nostra comunicazione,
anche quando non parliamo.
Ci sono gesti,  posizioni e atteggiamenti che possono dire molto sulla nostra personalità,
così come delle nostre intenzioni e dei nostri giudizi.

Ecco 9 linguaggi del corpo che le persone di successo “usano” spesso,
e che dovresti adottare subito (anche tu) se vuoi apparire una persona sicura di te:

Usa un linguaggio del corpo adeguato

Il linguaggio del corpo è universale.
Ogni persona di qualsiasi nazionalità o cultura lo può capire.

È scientificamente dimostrato che un determinato linguaggio del corpo può aumentare il livello di fiducia.
E la fiducia è un elemento di enorme carisma.

Le persone ammirano la fiducia.
La maggior parte di noi lotta quotidianamente per “acquistarne” un po’.
Il tuo corpo segue la tua mente.
La mente può influenzare le tue espressioni facciali e il tuo linguaggio del corpo.

1. Stai diritto…

Per apparire più sicuro di te, raddrizzati.
Subito!

Tieni i piedi larghi all’altezza dei fianchi,
“stirati” verso l’alto il più possibile, immagina di essere tirato all’insù da una cordicella.
Conserva la “sensazione di altezza” ma rilassa le spalle, tirandole leggermente indietro.

Tira indietro le scapole e ”apri” il petto.
Tieni le spalle dritte, ma rilassate il più possibile, anche quando sei seduto.

Non appoggiarti (a una parete, alla porta, la scrivania, ecc.) perché significa passività e insicurezza.

2. … tieni dritta anche la testa

Tante ore davanti al computer rendono le spalle curve.
La postura influenza le percezioni e le prime impressioni.

Per apparire più sicuro di te, raddrizzati.
Tieni dritta l testa.
Non inclinarla di lato.

Alza il mento leggermente. Guarda dritto.
Smettila di guardare in basso, mentre cammini.

3. Usa le mani mentre parli

“Parla” anche con le mani.
Con movimenti lenti usa le mani per sottolineare i punti più importanti.
Per aggiungere passione.

Usa gesti espansivi, utilizzando tutta la lunghezza delle tue braccia.
Rendi la tua presenza molto più dinamica.
Professionale.

4. Come essere autorevoli? “Fronteggia” le persone

Se posizioni i piedi molto vicini (o incrociati) trasmetti generalmente incertezza,
mentre una posizione più ampia, indica sicurezza.

Adotta la tua posizione.
Tieni i piedi leggermente più larghi dei tuoi fianchi.

Quando parli con qualcuno, “apri” la tua posizione.
Evita le braccia conserte sul petto che “creano” una barriera tra te e le persone.
Trasmettono un atteggiamento negativo, difensivo o di chiusura.
Posiziona il tuo corpo in modo da essere aperto e “vulnerabile”.
Significa fiducia e incitamento.

“Punta” il tuo corpo verso la persona con cui stai parlando.
Se sei di lato, puoi trasmettere l’impressione di fuga, paura e sfiducia.
Di essere solo parzialmente coinvolto nella conversazione.

È un cambiamento sottile,
ma “rivolgere” il tuo corpo verso il tuo interlocutore farà la differenza.

Assumerai la posizione di potere.
Ti farà apparire più sicuro di te!

5. Rallenta

Quando siamo ansiosi,
o abbiamo un momento di disagio, può essere efficace parlare e muoversi più lentamente.

Anche se potrebbe sembrarti troppo lento, va bene così.
È solo questione d’abitudine.
Controlla la lunghezza dei tuoi passi.
Passi regolari e cadenzati,
piuttosto che passi veloci, frettolosi o frenetici. Ecco come essere autorevoli.

Non aver fretta. Ricordati di mantenere la postura del corpo allineato.

Questo incedere lento,
questa serie ordinata e lineare di movimenti ti farà apparire subito più sicuro e fiducioso.

La forza mentale. 12 domande per capire quanto sei forte – 2

la forza mentale.

6. Incolpi gli altri per la tua mancanza di affermazione?

Incolpare gli altri è sicuramente una debolezza.

Accusare gli altri è più facile perché ci sentiamo meno responsabili.
Proteggiamo il nostro ego e la nostra autostima.
Dare la colpa agli altri è una comoda stampella utile per deviare la colpa da noi stessi.

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Alcune persone sentono che la loro carriera non è mai decollata.
Si guardano indietro e vedono fallimenti causati da circostanze esterne (il capo menefreghista, il collega falso, l’azienda traditrice, il Mercato fluttuante, ecc.).

Ritengono che manager e azienda abbiano approfittato di loro.
Della loro sensibilità e disponibilità.
Nessuna assunzione di responsabilità delle proprie azioni.

In verità,
tu sei l’unico che può portare il successo nella tua vita.
Devi essere forte mentalmente per accettare la responsabilità per le circostanze della tua vita.

7. Le tue azioni seguono le tue parole? Fai quanto dici? Valuta onestamente la forza mentale.

Sembravi promettere bene quando avevi detto, anzi proclamato,
che da lunedì avresti ricominciato ad andare in palestra almeno 3 volte la settimana
(approfittando del turno pomeridiano).

Poi ti hanno visto in quel bar del centro fino alle 02.00.
E non ti hanno visto in palestra.
Peccato!

Le parole hanno un grande potere.
Prima di parlare, verifica le tue intenzioni.
La tua volontà. La tua tenacia.

Siamo in tanti (troppi) a non mantenere le promesse.
Siamo troppo “avvolti” da noi stessi.
Perché ci rendiamo conto che è (semplicemente) troppo dannatamente difficile.
 

8. Hai paura del confronto con gli altri?

Vedi tutti più bravi e più capaci di te?
Tendi a perfezionarti in continuazione?
Continui ad allenarti fino al momento in cui ti sentirai finalmente pronto?

Tutti facciamo paragoni e confronti perché temiamo di non essere “abbastanza”.
Il confronto però è sempre eccessivo (e demotivante).
Ognuno è meglio e peggio di altri su un numero illimitato di scale di valori.

Confrontarsi con gli altri può essere molto frustrante.
È il biglietto per il malcontento.
Il metodo infallibile per annegare nel rancore (anche se fuori splende il sole).

Se pensi che tutti intorno a te siano in qualche modo migliori. Hai ragione.
In effetti qualcuno lo è!

La verità è che siamo profondamente focalizzati sui nostri limiti e fallimenti,
raramente vediamo quelli degli altri.

9. Riesci ad accettare la realtà?

Quando le cose non vanno come ti aspetti ti chiudi in un guscio? Senza agire, senza reagire?
Adattandoti a vivere la vita che non ti piace?
Senza muovere un dito per cambiarla?
Quando si nega la realtà e non la si accetta,
il cambiamento non avviene.

Avvertiamo emozioni negative e ci arrendiamo,
credendo di non poter migliorare la nostra vita.
E tutto diventa … grigiore, dolore e tristezza.

Accettare la realtà, per quanto dolorosa possa essere al momento, è l’unico modo per consentire il cambiamento.
Accettare la realtà è dimostrazione di forza mentale.

10. Sei terrorizzato di fallire (un’altra volta)?

Le persone di successo (quelle che più ammiri) hanno sperimentato che non importa quante volte si cade,
ma quante volte ci si rialza.
Più forti di prima.

Il fallimento è un’opportunità per crescere.
Imparare, fare un progresso e correggere la direzione.

Gli errori ci insegnano cosa non ha funzionato. Cosa dovremo fare di diverso la prossima volta.
Se non fallisci non puoi imparare, evolvere e crescere.
Se non fallisci non puoi superare la tua mancanza di forza mentale.

Quando hai così tanta paura di fallire, difficilmente le tue azioni diventeranno incisive.

11. Valuta la forza mentale. Ti fai corrodere dai dubbi?

Il dubbio è il killer numero uno di una mentalità fiduciosa.
Quando dilaga incontrollato, danneggia la mentalità e sgretola le prestazioni.
Troppo spesso tendiamo ad aggrapparci ai dubbi.

Iniziamo a dubitare ancor prima di iniziare qualcosa.
Qualsiasi cosa.

È fondamentale diventare consapevole dell’influenza negativa che il dubbio può avere su di te.
Contrastare i dubbi con pensieri positivi (o per lo meno realistici).

12. Getti la spugna (troppo) facilmente?

È facile smettere.
Gettare la spugna.
Ogni giorno hai la possibilità di cedere alla tentazione di mollare.

Questo è senza dubbio uno dei tratti più evidenti della mancanza di forza mentale.
Una persona forte (invece) non rinuncia mai.
Almeno non così troppo facilmente.
Tutti desiderano la pillolina magica.
Invece nulla di speciale, niente di straordinario avviene in una notte.

Devi lavorare sodo per vedere aumentare la forza mentale.

Quelle poche persone che lo fanno (quelle di successo) non si aspettano risultati immediati.
Non pensano che il successo arriverà “rapido”,
“facile”, in una notte.
Sanno che occorrono tempo e fatica.
Indipendentemente da quanto difficile possa essere,
devi sempre lottare per i tuoi obiettivi.

Allenati con piccole vittorie.
Decidi di completare qualcosa, al meglio delle tue capacità.
Non importa se sei stanco, sfiduciato, avvilito o debole.
Se dentro di te hai deciso che non mollerai.
Non lo farai!

La forza mentale: 12 domande per capire quanto sei forte – 1

la forza mentale

Foto di Scott Webb da Pixabay

Alcune persone raggiungono i loro obiettivi,
sono volitive e determinate.

Altre si lamentano costantemente e trovano sempre scuse per non alzare un dito.
Preferiscono piangersi addosso.
Sentirsi vittima.

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La forza mentale è essenziale per affrontare una situazione difficoltosa, un momento complesso,
un collega o un capo ostico, un lavoro che non ci piace o una relazione che ci ruba solo energia.
Raggiungere gli obiettivi, rompere gli schemi, prendere una nuova direzione non è facile.
Ci vuole tempo.
Fatica. Costanza.

Qualunque sia la sfida, dobbiamo tirare fuori grinta, carattere e determinazione.
Anche al tuo livello (grande o piccolo che sia, davvero poco importa).
Ecco 12 domande per capire quanto devi ancora lavorare sulla tua forza mentale:

1. La routine ti dà un senso di sicurezza e di protezione?

Difficilmente fai un passo fuori dal conosciuto? Dalla certezza?
Dalla tua zona di comfort?
Il lavoro attuale non è così stimolante ma almeno, conosci già tutto-e-tutti e non è così stressante?
E se poi non vai d’accordo con il nuovo capo o i nuovi colleghi?
Perché lasciare la tua confortevole routine familiare?
Sai che casini! Ma chi te lo fa fare …

Le persone che hanno sviluppato la forza mentale non hanno paura del cambiamento.

Sono flessibili e mantengono sempre una mente aperta, accogliendo tutto.
Compreso il cambiamento.
Quello che conta (veramente) è il modo in cui lo affronti.

La persona mentalmente forte ha consapevolizzato che il cambiamento è inevitabile.
L’indugio e la pigrizia sono segni certi di mancanza di forza mentale.
Tutti noi abbiamo momenti dove non vogliamo fare nulla.
E’ normale, ma quando quest’indole diventa svogliatezza, indolenza, pigrizia allora bisogna intervenire.

Le persone di successo non permetteranno (mai) all’indolenza di prendere il controllo delle loro vite.
Irrobustisci il tuo pensiero.
Impara a superare le debolezze.

2. Tendi spesso “a fare la vittima”?

Cerchi di convincere gli altri che porti il peso del mondo sulle spalle?
Che la vita con te è stata (particolarmente) spietata e crudele?

Vedi dovunque segnali (anche divini), che ti stanno dicendo di smetterla,
che sei ancora in tempo per fermarti.
Tutto attorno sembra ideato per sabotare e distruggere sul nascere i tuoi sforzi?

Devi lavorare ancora sodo sulla tua forza mentale

Così è facile.
È la scusa giusta per non iniziare alcun progetto.
È la tecnica perfetta per non raggiungere mai alcun traguardo.
Il metodo sicuro per non fare mai errori.

Un evento sfortunato non è la fine del mondo. Si può superare.
Serve a poco … mugolare e diffondere negatività intorno.

Le persone forti emotivamente sanno che la vita è un’alternanza di cose positive e negative.
Incontrano (anche loro come tutti) problemi nella vita.
Si assumono la responsabilità delle proprie azioni.

Si impegnano al massimo nella ricerca di soluzioni.
Raramente li sentirai lamentarsi e compiangersi.

3. Ti avveleni una bella giornata di sole per una critica o una battuta?

Metti il broncio alla minima osservazione?
Hai difficoltà a sorridere dei tuoi difetti?
Ti manca spirito di autocritica?

Se ti avveleni la giornata per un nonnulla, ti prendi sempre troppo sul serio,
ti innervosisce non appena ricevi una critica e metti il muso al primo dissenso (e lo tiene anche dei giorni)… devi lavorare sulla tua forza mentale.

Non riesci ad affrontare nulla e basta una piccola cosa per sprofondare.
Ci vuole tempo per riprenderti, ma non ti riprendi mai perché i rapporti nel frattempo sono “lievitati” e peggiorati.
È difficile,
quando sei così suscettibile a continui sbalzi emotivi.
È necessario lavorare sul controllo delle tue emozioni.

4. Valuta la tua forza mentale. Quanta fatica fai a dire NO?

Dire NO non è facile e mai piacevole.
Dire SI (senza essere convinto) è anche molto,
ma molto peggio.

Se cerchi di evitare i conflitti, spesso non fai altro che gonfiarli e peggiorarli.
Evita di dire “SI” per amicizia, timore o per mantenere pace e tranquillità,
rischi di perdere la fiducia degli altri.

Metti dei paletti o dei limiti da rispettare.
Le persone capiranno che possono facilmente approfittare della tua disponibilità
(e lo faranno).

A lungo andare diventa frustrante, castrante,
perdi autostima e motivazione.

Saper dire “NO” è un’abilità fondamentale se vuoi avere il pieno controllo della tua vita.

5. Ti accontenti anche se non sei contento? Quanto lotti per migliorarti?

Ti accontenti di stare con qualcuno solo per non stare da solo?
Il lavoro non è quello che vuoi ma quanto è dura cambiare?

Vorresti di meglio ma (oramai) hai familiarizzato con la mediocrità.
Sei entrato in intimità con la mediocrità.
Ti sei fatto amica la limitatezza.
La coccoli, la assecondi.

La forza mentale: ti accontenti di una vita “mediocre”?

Anche se hai capacità.
Competenza. E puoi meritare di più.
Non lotti.
Non lotti abbastanza.
Vai a letto tranquillo. Comodo. In comfort.

Almeno non lamentarti.
Come puoi lamentarti di scelte che in fondo sono tue?

Come gestire il pessimista sul lavoro .. in tempi già difficili

pessimista

Foto di Pexels da Pixabay

Negativo. Lamentoso.
Disfattista.
Catastrofico.

Prospettagli un progetto straordinario e insisterà che il Mercato non è pronto
e i finanziamenti non arriveranno mai.
Trova difetti e lamentele anche in una bella giornata di primavera,
in una festa di compleanno.

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Puoi immaginare in questo periodo di emergenza (o post emergenza) da Covid19?

Il pessimista cronico non è consapevole del suo comportamento.
Crede di essere realistico ma in realtà non lo è.

Non riesce guardare il problema da diverse angolazioni.
Non vede il fallimento come un’opportunità di apprendimento.
Annega appena si alza la pressione.

Il pessimista-catastrofico poi ha un potere unico: anche se lo ignori, ha la capacità di opprimere (anche in buona fede) tutto l’ambiente.
Riesce lo stesso a innervosirti solo con la sua presenza, anche a metri di distanza.
Se non è potere questo!

Devi evitare di diventare “l’obiettivo” del pessimista

Evitare di spendere la tua energia nel contenere i suoi pensieri negativi.
Il pessimista è il lato oscuro.
Può farti sentire pieno di risentimento quanto un ottimista illuminerà il tuo umore.

Cosa fare con una persona negativa?
Se è uno che conosci appena, un collega di un altro dipartimento puoi sempre tacere, evitare, snobbare, scansare …
ma se la persona in questione è il collega di scrivania?
Il tuo collaboratore? Il tuo capo? Il cliente importante?
La tua più cara amica?
Il tuo partner?

Potresti cercare di farle capire che la loro vita non è affatto male.
Che sono “padroni” di come percepiscono le cose.
Aiutarli a uscire dal loro guscio di “vittima”.
Basterà? Uhm...
 

 

Un certo grado di pessimismo può essere una buona cosa

Ti aiuta a vedere le aree di potenziale pericolo. Rischio.
E quando puoi vedere il pericolo, puoi prendere provvedimenti per affrontarlo.

Ad un certo grado la persona pessimista può (se efficacemente “indirizzata e gestita”) diventare efficace per la tua causa in quanto fonte inesauribile di “avviso di pericolo”.

Piuttosto che farti venire il bruciore di stomaco o scendere al suo livello, usa queste frasi come linee-guida per “neutralizzare e reindirizzare” il suo pensiero pessimista:

“Hai bisogno di un consiglio?”
“Hai bisogno di sfogarti?”
“Sembri sconvolto. È quello che stavi cercando di trasmettere?”

 

“Cosa ti ha portato a questa conclusione?”
“Puoi mostrarmi la tua prova?”
“Puoi riformularlo in modo positivo?”
“Forse è così, ma ecco la buona / alternativa che vedo.”

 

“Posso spiegare perché non sono d’accordo con te?”
“Hai considerato …?”
“Ti ringrazio. Preferisco concentrarmi su …”
“Hai fatto un buon punto, ma se noi x, allora y.”

 


 

“Quale obiettivo vuoi raggiungere?”
“Hai identificato un problema valido. Facciamo un brainstorming su come risolverlo.”
“Quando continui a sottolineare il negativo, perdiamo l’entusiasmo di cui abbiamo bisogno per essere veramente creativi e produttivi. Mi hai mostrato X … credo che tu possa Y.”

 

“Ti sarei grato se potessi darmi delle alternative.”
“Cosa ci serve per risolverlo/andare avanti?”
“Mi aiuterebbe molto se tu …”
“Come posso aiutarti ad andare oltre x?”

 

“Grazie per aver condiviso i tuoi pensieri. Ora andiamo …”
“Possiamo avere una seconda opinione al riguardo da Marco/ufficio vendita?”
“Cosa faresti invece?”
“Posso capire perché lo pensi/provi così. Qual è il tuo prossimo passo?”
“Cosa ha funzionato in passato per questo tipo di problema?”

 

“Cerchiamo una soluzione insieme.”
“Possiamo affrontarlo da una prospettiva diversa?”
“Come possiamo migliorare insieme questo?”

 

Chiedi al pessimista di spiegarsi

Riposiziona le sue affermazioni negative. Falle seguire da un “MA” per ruotarle verso il positivo.

Cerca di concentrarti sulla tua autostima. Non farti influenzare.
Più credi in te stesso, più sei ottimista.

Delusione professionale? Non rinunciare ai tuoi sogni.. mettili in stand by

delusione professionale

Foto di Pexels da Pixabay

Delusione professionale? Capita. Anche spesso …
Lanci il tuo progetto… finalmente! Ti è costato impegno, sacrificio…
Investimento di energie, tempo e …soldi. Tanti.
Poi capita qualcosa di inaspettato.

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Imprevedibile …che spazza tutto in un attimo…si squagli come neve-al-sole.
E ti lascia basito…inebetito. “Trombato” dalla vita.
Lasciandoti briciole di desideri e frammenti di grandi visioni.
Capita.

Se ti è successo sai cosa intendo!

Continuare a sperare quando l’obiettivo si allontana,
sognare nonostante le speranze disattese è tutt’altro che facile.
Ansia e delusione prendono il sopravvento.
Tutte le certezze crollano.

Spesso non arriviamo ai nostri traguardi seguendo un percorso uniforme.
La strada non è lineare.

Spesso,
per arrivare all’obiettivo siamo costretti ad allungare la via.
Ciascuno di noi prende traiettorie professionali differenti

“Ognuno col suo viaggio
Ognuno diverso.
E ognuno in fondo perso
Dentro i fatti suoi”

per dirla alla Vasco!

Non c’è un modo giusto e uno sbagliato!

Ognuno arriva con il suo “passo”.
Ci sono forze esterne che spesso interferiscono con la nostra ideale traiettoria lineare.

Infatti,
spesso incappiamo in cambiamenti di carriera.
Battute d’arresto e momenti d’involuzione che ci mandano al tappeto.
Ci fanno a pezzi, demolendo la nostra autostima.
Le nostre certezze.

L’importa è COME affronti gli ostacoli.
Come superi la delusione professionale.

Sulla tua strada troverai ostacoli inaspettati e improvvisi, alcuni facilmente superabili e altri che ti porteranno lacrime (e bruciori di stomaco).

Di volta in volta scoprirai che, ciò che conta non è la natura degli ostacoli, ma piuttosto come ti approcci,
come reagisci e cosa impari.

Gli ostacoli, gli errori ti aiutano a “correggere il tiro”. Insegnano cosa non funziona.
Cosa fare di diverso la prossima volta.
Se hai sbagliato, se hai fallito, aspetta …

non mollare, provaci ancora!

Prenditi una pausa, ricarica le pile e continua. Riprova ancora!
Più provi a fare qualcosa, prima arriverai “a farlo bene”.

I fallimenti sono (davvero) i gradini per avere successo professionale.
Non essere paralizzato dai tuoi tracolli.
La vita è imprevedibile.


Pensa che anche Google è incappato in diversi progetti falliti.
Nel corso della sua attività Google ha avviato e chiuso ben 44 servizi.
Non pochi vero?

Qualcuno li ha riuniti in una pagina (puoi anche leggere le motivazioni legate alla chiusura di ogni singolo progetto)

Se capita anche al “grande” Google, figuriamoci a noi!

Quello che è importante è sviluppare un atteggiamento che abbracci il cambiamento.
Trasformando il fallimento in opportunità di apprendimento.
La delusione professionale in un processo di crescita.
Dai! Riprendi il tuo cammino!