La paura del futuro: 12 verità da accettare se vuoi sentirti meno ansioso – 2

paura del futuroFoto di Patrice Audet da Pixabay

6. Accetta che sono molto le cose su cui non hai controllo

La vita è incredibilmente imprevedibile,
una sorpresa continua.

Ti rendi conto che la stra-grande maggioranza delle cose sono totalmente fuori dal tuo controllo?

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Non sprecare il tuo tempo,
le energie e le tue capacità nel regolare cose che sono di là del tuo controllo.
È il modo migliore per attrarre frustrazione e delusione.

Più cerchi controllo, più costruisci ansia e paura.
Non avrai mai il controllo su quello che accade.
È come voler fermare il mare con le mani …

Non credere che se tutto andrà come hai pianificato,
se tutti faranno quel che pensi, allora sarai felice.

Meglio concentrarsi sulle cose che puoi cambiare,
accettare (avere la consapevolezza) di ciò che va oltre il tuo controllo.

Lasciare andare è un atto di fede perché permette alla vita di svelarsi. Di non avere paura del futuro.
Lasciar andare libera, purifica, migliora.
Lasciare andare è leggerezza!

7. Accetta che ad alcune persone non piaci… e non piacerai mai!

Alcune persone sono naturalmente negative e difficili da accontentare.
Giudicano e criticano. Lo fanno per sentirsi meglio.
Fa parte della condizione umana.

È un modo per aumentare temporaneamente la loro autostima.

Non puoi farci nulla.
Quando cammini, le persone ti noteranno e ti giudicheranno in base a ciò che indossi.

È impossibile accontentare tutti.
Qualunque cosa tu faccia/dica, è probabile che qualcuno si sentirà disturbato.

Volere essere approvati e amati è naturale.
Avere paura della disapprovazione può rendere la vita difficile.
Non accontentare tutti però può essere liberatorio.

Quando cerchi di accontentare tutti, ogni volta che cerchi l’approvazione di qualcun altro,
un piccolo frammento di TE muore.

Più cerchi l’approvazione … meno attrai le persone.
Le persone non sono affascinate da chi si sforza di piacere e alla fine non riesci a compiacere l’unica persona che conta di più … te stesso!
 

8. L’importante non è cadere .. ma rialzarsi

“Non giudicatemi per i miei successi ma per tutte quelle volte che sono caduto
e sono riuscito a rialzarmi.”
Nelson Mandela

La vita è tutt’altro che semplice! Dicevo all’inizio del post …

Hai vissuto, come tutti, delusioni, fallimenti e dispiaceri. Progetti e desideri che si sono sgretolati all’improvviso, sogni che si sono frantumati e desideri che si sono rilevati irrealizzabili.

E accadrà ancora…

Accettarlo, ti permette di vivere le gioie della vita,
apprezzare in pieno tutte le sue sfaccettature, dolori compresi. Avere meno paura del futuro.

Ogni fallimento è una tappa verso il successo.
Sapersi rialzare, scrollarsi la polvere di dosso, è fondamentale per la tua crescita personale e professionale.

9. Accetta il fatto che non potrai essere SEMPRE felice

Quando sei triste,
pensi che tutte le altre persone siano felici, vivano meglio e sorridano sempre.

In realtà la felicità non è né continua né immutabile.
Non esiste la contentezza perpetua.
Anche quando sei felice, guardi solo il lato positivo della vita,
accadrà qualcosa che ti scuote e ti procurerà dispiacere.

Accetta di provare (anche) le emozioni negative. Accetta di avere paura del futuro.
È nel “ciclo naturale delle cose”. Nulla è permanente, né tristezza né felicità.
Ogni situazione è neutra fino a quando non le diamo un significato con le nostre emozioni.

La felicità arriva sempre dopo essere “sopravvissuto” alle emozioni negative.
A volte, si presenterà per farti sapere che sei un umano,
che stai sperimentando la vita attraverso le emozioni.
 

10. Accetta che la comodità ha il suo prezzo

Diciamolo … ti sei accontentato!
Hai deciso di vivere al di sotto le tue capacità.
Anche se hai preparazione. Competenza.
Esperienza.

Potresti meritare di più. Lo sai …
Hai soffocato la voce dentro di te … che ti invita a osare, lanciarti.
Che ti dice “Beh…tutto qui quello che sai fare!”

Hai smesso ancor prima di cominciare. Hai preferito restare nella tua zona di comfort.
“Non essere disturbato”. E così diventi prevedibile. Scontato.
Soporifero.

Se quando vai a dormire la sera ti senti insoddisfatto e frustrato accetta che la comodità del tuo letto ha il suo prezzo. Eh, sì… il fuoco si è spento!
Se lo accetti … avrai abbassato il tasso di delusione e stress.

11. Accetta che spesso sei tu il tuo peggior nemico

La crescita personale di ognuno di noi inizia con la consapevolezza che il problema (se di problema si tratta) non è “esterno”.

Prima di voler gestire gli altri devi saper gestire te stesso.
Devi avere coscienza di essere al centro di tutte le tue complicazioni, frustrazioni e fallimenti.

Spesso sei TU la persona più rigida, testarda, esigente, permalosa.
Il tuo peggior critico. Quello che non ti concede il minimo errore.
Non perdona il più piccolo sbaglio.

Quello più inflessibile.
Quello che non vuole cambiare, ma il cambiamento lo esige, lo pretende,
lo reclama negli altri.

Sei sempre TU quello non conosce i suoi punti di debolezza, che non sa gestire le attese e le frustrazioni.
Non conosce cosa-funziona e cosa-non-funziona per sé stesso.
È qui che devi concentrare i tuoi sforzi.

12. Accetta l’imprevisto

Mettilo in agenda.
Organizza la tua giornata e pianifica con metodo ma non lo farlo in modo maniacale e dettagliato!
Lascio uno spazio per l’imprevisto, anche se non sai cosa!
C’è sempre la possibilità che l’imprevisto ti attenda dietro l’angolo.

Adoriamo la certezza ma viviamo in un mondo dove di certo e sicuro c’è ben poco.
Non ti sembra assurdo?

La vita non è certa.
La certezza non esiste, il mondo è incerto per sua natura.

Che piaccia o no … accade l’imprevisto. L’inaspettato.
Spesso, le cose migliori sono quelle impreviste perché prive di aspettative.
Le strade più panoramiche e spettacolari sono le deviazioni che non volevi prendere.

L’unica certezza è … l’incertezza,
accettarlo rende la tua mente più flessibile e diventi più forte a livello emotivo.
Avrai meno paura del futuro.

La paura del futuro: 12 verità da accettare se vuoi sentirti meno ansioso – 1

la paura del futuro

Foto di Patrice Audet da Pixabay

Questo periodo di pandemia Coronavirus,
incertezza economica e leadership incompetente sta provocando una profonda agitazione nella nostra mente. Abbiamo più tempo per fermarci e riflettere.

Nessuno uscirà immutato da questa esperienza.
Gli eventi del 2020 segnano una transizione che continuerà ad avere un impatto su di noi per i decenni a venire. È facile perdersi dell’incertezza. La paura del futuro.

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Ora però non è il momento di immobilizzarsi, è ora di svegliarsi.
Devi confrontarti con verità scomode che preferiresti ignorare.

In questo periodo strano,
in questo momento di confusione, in cui nulla sembra essere sicuro …
la riflessione può essere una buona cosa!

Ci sono 12 verità scomode che sarebbe meglio accettare per sentirti meno ansioso:

1. La paura del futuro? Accetta che la vita non è giusta

Spesso la realtà ci ricorda che la vita non è giusta.
La giustizia è solo un’invenzione umana.
Abbiamo creato il concetto che la vita dovrebbe essere giusta.

Ci risulta difficile accettare la realtà,
perché desideriamo illuderci che tutto debba seguire regole ben stabilite.
Se fai il cattivo sarai punito, se fai il bravo e segui le regole sarai ricompensato.

Questa logica ci trasmette una sensazione di sicurezza, così sappiamo a quali conseguenze andremo incontro con nostri comportamenti.
Ci fa sentire più sicuri e fiduciosi ma quando constatiamo che non si applica sempre,
ci sentiamo molto delusi e frustrati.

Quando vedi persone attorno a te ricevere la promozione con meno competenze e meno esperienza di te, come fai a non chiederti “Perché loro sì e io no?”.
E questo introduce la prossima verità scomoda …
 

2. Accetta che spesso non hai la risposta.. è meglio così!

A volte non avrai mai le risposte …
Hai sempre pensato che ci fosse una ragione di fondo.
Devi imparare a lasciare andare alcune cose, senza trovare una ragione. Un PERCHÉ.

A volte hai vinto … senza averne merito.
Altre volte hai perso… senza averne colpa.

Altre volte ti è arrivata una randellata tra capo-e-collo che ti ha lasciato frastornato.
Disorientato.
Pensavi di aver le risorse per rialzarti, di avere tutte le risposte e invece … eccoti ancora al punto di partenza!

Perché capitano tutte a me?
Perché non ci riesco?
Non ce la faccio?

A tutte queste domande si tende a rispondere con argomentazioni d’impulso che non trovano riscontri concreti nella realtà. Magari rispondi “Perché non sono capace” oppure “Perché non sono una persona valida” e così via…

Risposte non reali dettate dallo sconforto e dal momento di difficoltà.

3. Accetta che se non hai talento devi pedalare .. e pure tanto!

Non so se l’hai capito …
Se (come me) non hai capacità eccelse, intelligenza superiore, bellezza, talento
ce non sei baciato-dalla-fortuna, devi lavoro tanto.
Lavorare duro.

Attaccare giorno dopo giorno …
Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada. Grinta, perseveranza e passione per raggiungere obiettivi a lungo termine.

Devi saper resistere a distrazioni momentanee e tentazioni,
al fine di raggiungere il tuo traguardo.

Fondamentale è la capacità di resistenza,
perseguire gli obiettivi nonostante i continui “no”,
ristrutturare le sconfitte e i fallimenti che per tua natura normalmente attirerai (come canta Battiato nella canzona “La cura”).
 

4. Accetta di non poter cambiare nessuno..solo te stesso!

“Tutti pensano a cambiare il mondo,
ma nessuno pensa a cambiar sé stesso.”
Lev Tolstoj

Come coach lo so perfettamente…
il cambiamento si può solo stimolare. Incoraggiare.

Puoi indicarlo, influenzarlo ma non puoi cambiare le altre persone: i genitori pensano di cambiare i figli, il partner pensa di cambiare il compagno, ecc…

È impossibile cambiare gli altri.
Oltremodo è irrispettoso.
Ti piacerebbe se qualcuno provasse a cambiarti contro la tua volontà?

Le persone cambiano solo quando sono loro a volerlo.
Cambiare è un processo impegnativo e faticoso. Non si fa mai per far piacere ad un altro… ma solo quando se ne sente il bisogno pressante.

5. La paura del futuro? Accetta il fatto che il futuro è imprevedibile!

Accetta la situazione in cui ti trovi.
Non sei altrove, se non qui. Il presente è l’unica realtà che esiste.
Il passato è nella tua memoria e il futuro nella tua immaginazione.

Non serve chiedersi cosa può succedere. Avere la paura del futuro.
Le domande sul futuro non ti portano da nessuna parte. Creano solo preoccupazioni e ansia per il futuro.
Non esiste se non nella tua immaginazione e nei tuoi desideri.

È bello avere un desiderio e vivere per un obiettivo. Ma è più bello …
godere del presente perché è l’unico momento che esiste.

Non ci sarà la paura del futuro, pensieri ansiosi se vivessi qui-e-ora invece che da qualche altra parte.
Vivere nel presente è l’unica cosa che è possibile.
Quindi, l’imprevedibilità del futuro.

Il futuro è imponderabile e non dovresti preoccuparti.
Dovresti trovare la bellezza vivendo il momento presente.

Cosa dire a qualcuno che sta attraversando un momento difficile

momento difficile

Foto di Engin Akyurt da Pixabay


La vita durante la pandemia COVID-19 non è facile.
Per nessuno.

Ci sono buone probabilità che anche tu abbia un collega, un amico o un conoscente che sta attraversando un momento ancora più difficoltoso.
Perdita di lavoro, solitudine, problemi economici, rapporti in crisi, malattia o morte di una persona cara.

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Di fronte a qualcuno che sta attraversando un momento difficile,
il primo istinto potrebbe essere quello di sentirsi a disagio e non dire nulla.
Per paura di dire qualcosa di sbagliato.
Infatti, in queste situazioni, consigli, aneddoti e frasi fatte possono fare più male che bene.

Però quando qualcuno sta attraversando un momento difficile,
dire qualcosa è decisamente preferibile che non dire niente.
Dire la cosa errata, con buone intenzioni, è sempre meglio che tacere.

In un momento difficile il proposito è più importante delle parole

Proprio come il nostro istinto rileva la falsità,
possiamo anche notare la gentilezza.

La tua intenzione, la tua empatia e la tua genuinità contano molto di più delle tue parole.
Le tue parole saranno dimenticate, ma la gentilezza e il calore saranno ricordate.
Apprezzate.

Un semplice “Mi dispiace tanto ” può essere il miglior sentimento che puoi offrire.
Esprime empatia e genuino interesse, che spesso è ciò di cui la persona ha più bisogno.
È immensamente importante e spesso di grande conforto.

Quando qualcuno sta attraversando un momento difficile, concentriamoci meno sul dire la cosa giusta. Piuttosto riconosciamo empaticamente la difficoltà della situazione.
Gli amici non sono solo quelli con cui condividiamo momenti divertenti.

Chiedi il permesso

  • “Preferisci stare da solo in questo momento o vuoi un po’ di compagnia?”
  • “Vuoi parlarne?”

Magari la persona si rende conto che non vuole parlarne, o lo farà in un momento successivo,
per ora preferisce restare da sola oppure concentrarsi sulla difficoltà.

Chiedi cosa preferisce e fai esattamente quello che dice.
 

Offri il tuo supporto in questo momento difficile

Non sempre saprai cosa dire a qualcuno che sta attraversando un momento difficile.
Non è qualcosa che facciamo spesso.

  • “Se hai bisogno di un riferimento, aiuto o qualcosa d’altro, fammelo sapere. Sarò felice di aiutare!”

Un collega potrebbe attraversare un momento difficile perché (per esempio) è stato licenziato inaspettatamente. Ci sono buone possibilità che tu possa aiutarlo fungendo da riferimento o presentando il CV del tuo collega a persone che conosci di altre aziende.

Offrire aiuti pratici farà sentire molto meglio la persona.
Chiedi e ascolta con attenzione:

  • “Come posso supportarti al meglio in questo momento?”
  • “Vuoi dirmi di più su cosa sta succedendo?”
  • “Mi dispiace davvero sentire che ti senti così in questo momento”
  • “Se vuoi dirmi di più, sono qui per ascoltare”

Sii specifico

  • “Fammi sapere cosa posso fare per aiutarti?”

È l’affermazione più comune quando qualcuno sta attraversando un momento difficile. Il proposito è senza dubbio positivo ma offrire un aiuto specifico può essere ancora più prezioso.

Ecco alcuni semplici esempi:

  • “Sono al supermercato. Cosa posso portarti? “
  • “Stasera dopo il lavoro passo in farmacia per prendere delle pastiglie per mio padre. Hai bisogno di qualcosa? “
  • “Ho del tempo libero questa settimana. Se vuoi, posso venire da te lunedì o venerdì pomeriggio? “

Queste proposte tolgono la persona dall’imbarazzo e dall’onere di dover chiedere un piacere.
Deve semplicemente accettare la tua gentilezza.
 

È un momento difficile: Non parlare – ascolta

È fondamentale ascoltare in modo attivo.
Significa ascoltare  in modo totale, non ascoltare per rispondere.

Non è che condividere i tuoi pensieri non sia utile … solo che è così facile dominare la conversazione senza nemmeno rendersene conto. Evita:

  • “Le cose andranno meglio”
  • “Non dovresti sentirti così male”
  • “Stai reagendo in modo eccessivo”
  • “Non è così male come pensi”

Resisti all’impulso di dire “Capisco” o di condividere la tua versione di un’esperienza che sembra simile.
Non prendere spunto dall’altro per raccontare di te:

  • “So bene cosa provi. Anche a me è successo che …” ….
  • “E io cosa dovrei dire che … “.

Sei partito bene, con una buona intenzione. Purtroppo, adesso sei partito per la tua tangente. Stai parlando al posto dell’altro, hai preso spunto dalle sue parole e delle sue opinioni per parlare di te e dei tuoi problemi.

  • “Sono così esausto in questi giorni”
    “Anche io. Ultimamente non ho dormito affatto bene. Infatti, anche io stanotte …”

Non far deragliare la conversazione parlando della tua esperienza.

Non offrire consigli non richiesti

Non provare a risolvere il problema. Non suggerire soluzioni.
Almeno non ancora.
Ciò di cui quella persona potrebbe avere bisogno è solo sentire la tua presenza e disponibilità.

  • “Vuoi i miei pensieri/consigli su questo? Vuoi parlarne/sfogarti? Sono qui per te in ogni caso.”

Questa è una buona opzione se la persona non ti sta dicendo di cosa ha bisogno in questo momento, o se tendi a dare consigli.

Prova semplicemente ad ascoltare.
Non cercare di far cambiare idea.
 

Non interrompere

Non interrompere e non “andare sopra”. Ascolta attentamente. A nessuno piace essere interrotto nel mezzo di un discorso. Inizia a parlare solo quando l’altro ha completato la sua frase.

Evita di trarre subito le tue conclusioni.
Non interrompere con le tue conclusioni o deduzioni. Presume di aver compreso e anticipa continuamente le tue idee e concetti.

Non c’è niente di più frustrante (e irritante) essere interrotti.
Vedere la nostra problematica poco ascoltata o fraintesa.

Non fare troppe domande in un momento difficile

Fare troppe domande chiarificatrici può effettivamente intralciare la condivisione.

  • “…e poi cosa è successo?”
  • “…ma quando ti hanno detto X tu cosa hai fatto esattamente?”
  • “…e tu cosa gli hai risposto?”

Chiarire cosa-è successo potrebbe essere importante nel lungo termine,
ma di solito non hai bisogno di conoscere i fatti specifici per confortare qualcuno.

Questa conversazione riguarda come si sente la persona,
non i dettagli di ciò che è accaduto.

Invia un SMS o un WhatsApp

Spesso pensiamo di essere troppo invadenti.

Se non sei sicuro di come esprimere il tuo sostegno,
ricorda che un messaggio o una chiamata sarà sempre apprezzata.

Non aspettarti una risposta.
Almeno non nel breve periodo.
 

Nel caso di una persona che hai poca confidenza

  • “So che non posso fare molto. Cosa hai bisogno da me? Cosa posso fare?”
  • “Ti spiego come ci occuperemo del tuo lavoro mentre sei via. Non ti preoccupare”

Non importa quanto bene conosci qualcuno,
potrebbe essere un collega che sta attraversando un momento difficile, alle prese con una malattia o con una sfida personale, che potrebbe essere costretto a “staccare” dal lavoro per un periodo di tempo.

Il tuo collega potrebbe preoccupassi e chiedersi chi si occuperà del suo lavoro.
Puoi coordinandoti con i colleghi e mostrarli come avete suddiviso le sue responsabilità, sino al suo ritorno.
Rassicurarlo che tutto è sotto controllo.

Oltremodo, una persona che conosci sta vivendo l’esperienza di vita molto simile alla tua (potrebbe essere una malattia o un licenziamento inatteso) ha senso contattarla per chiederle se vuole condividere questa esperienza di vita difficile:

  • “So che non ci conosciamo molto bene, ma ho vissuto un’esperienza molto simile e, se mai avessi bisogno, avrei molto da condividere”.

Ogni situazione, come ogni persona, è unica

Alcune persone non sono a loro agio nel chiedere supporto o un aiuto,
quindi fare/dire qualcosa di gentile e premuroso spesso è la cosa migliore.

Potrebbe trattarsi semplicemente di portare la spesa
Accompagnare i figli a scuola.

Le stesse parole di sostegno possono essere apprezzate un giorno e detestate un altro.
Non esiste una soluzione valida per tutti per cosa dire/non dire.
Può dipendere da molte cose.

In caso di dubbio, l’approccio più gentile ed empatico è semplicemente chiedere cosa è necessario.
Un semplice “Vorresti parlarne o dovremmo discutere di qualcos’altro” può fare molto per mostrare partecipazione e interesse.

7 caratteristiche che indicano una personalità forte

personalità forte

Foto di Fifaliana Joy da Pixabay

In un mondo dominato da insicurezze e paura, pochi si distinguono dalla massa.
È una caratteristica rara che non è facile possedere.

La personalità forte non è legata al voler essere o apparire.
Non vuole vincere, almeno non necessariamente.
Non vuole essere condizionata o sfruttata.

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Quando le persone incontrano una forte personalità, non capiscono subito con chi hanno a che fare.
Alcune persone rimangono turbate. Altre pensano che voglia dominare. Altre ancora pensano che sia scortese. Troppo diretto. Ma non è la verità.

A volte la persona forte potrebbe sembrare intimidatoria…
ma è solo a causa della manifestazione esteriore della sua fiducia interiore. Il non-ricercare convalide all’esterno.

Sei una persona forte? 7 caratteristiche che indicano una forte personalità:

1. La personalità forte non sopporta le scuse

Le cose nella vita non vanno sempre come vorremmo. La personalità forte non tollera le scuse. Le giustificazioni fanno perdere tempo, sono ostacoli, rallentano propositi e obiettivi.
La persona forte è concreta. Agisce, con umiltà ma anche con determinazione.

Lavora sodo ogni giorno, quando qualcuno presenta una scusa, sa ascoltare ma non è disposta ad assistere persone che perdono tempo a lamentarsi e procrastinare. Preferisce concentrarti su ciò che può fare per risolvere una situazione,  su come superare gli ostacoli.

Una forte personalità, respinge l’idea di perdere tempo prezioso piagnucolando o lamentandoti “Perché io?” o “Sono così sfortunato”.

È orientata all’azione. Preferisci concentrarsi sulle cose-da-fare.

2. Non tollera le chiacchiere banali

“Chiacchiere, pettegolezzi e spazzatura è ciò che la gente vuole,
non l’azione…”
Soren Kierkegaard

La personalità forte non ama la conversazione banale. Odia le chiacchiere. Le chiacchiere permettono a due persone di avere conversazione senza realmente conoscersi.
L’emozione è scoraggiata. L’autenticità scompare.

È uno scambio vuoto e prevedibile, con risultati scontati.
 


 
La persona forte si sente a disagio, non ama le mezze verità né le mezze bugie.
Tantomeno le conversazioni negative e superficiali.

Se hai una forte personalità, è probabile che sei più interessato alla profondità e al significato. Non vuoi perdere tempo a parlare di cose che non ti importano più di tanto, quando la tua energia potrebbe essere spesa in modo più efficace.

Potresti sembrare serioso e bacchettone. Ma non è vero!
Sei semplicemente a disagio con convenevoli senza senso. C’è sempre tempo per una conversazione semplice e divertente che alleggerisca l’umore.

3. Dice quello che pensa

“Nel tempo dell’inganno universale
dire la verità è un atto rivoluzionario.”
George Orwell – “La fattoria degli animali”

Viviamo in un mondo fatto di apparenza, di inganni e di rapporti umani di circostanza dove è difficile dire quello che si pensa.
Perché dire la verità serve audacia e si viene etichettati come persone non conformi?
Perché quello che dovrebbe essere un pregio, in realtà diventa “scomodo”?

Dire quello che si pensa è spesso considerato poco opportuno soprattutto se non coincide con il “pensare comune”.
Dire quello che si pensa richiede coraggio. Pretende onestà intellettuale.
La personalità forte disprezza i bugiardi (sempre con il rispetto dell’altra persona).

Dire sempre la verità al di sopra dei nostri pensieri, dei nostri giudizi e delle nostre opinioni… non è per tutti!

Dire la verità a volte può fare male. Causare dispiacere, ma può aiutare a far crescere la persona che abbiamo davanti. Le permette di adottare una nuova prospettiva. Le consente di maturare e migliorarsi.

La persona forte non ha paura del confronto quando ci sono problemi da risolvere o se qualcuno è stato offeso. Non ha mai paura di esprimere la sua opinione.

4. Prende l’insicurezza come un’opportunità

“La fortuna non esiste:
esiste il momento in cui il talento incontra l’opportunità.”
Lucio Anneo Seneca

L’insicurezza (a volte) è un’opportunità.

La personalità forte ha imparato dalle avversità.
È capace di superare questo limite per raggiungere i suoi obiettivi.
 

 
Ha imparato dall’insicurezza. Trova opportunità dove gli altri non ne vedono.
Riesce a superare le avversità e il dolore, imparando dalle esperienze negative del passato.

Le difficoltà diventano così opportunità per crescere. Imparare in modo da poter andare avanti invece di impantanarti nella negatività. Sopravvivere (e crescere) quando i tempi si fanno difficili.

Le lezione della vita ci danno strumenti per avanzare senza timore ma sapendo bene “ciò che non si è disposti ad accettare”.

5. La personalità forte non ha bisogno di piacere a tutti

Per ottenere l’accettazione altrui, alcune persone sono disposte a falsificarsi, sviare il loro cammino o assumere atteggiamenti accondiscendenti. Questo non accade a una personalità forte!

La personalità forte non ha bisogno di attenzione.
Non perde tempo a chiedere di essere notata. Sa che l’attenzione è superficiale e fugace.

La persona forte sa che poche cose generano tanta frustrazione e sofferenza come voler compiacere tutti, come cercare di essere accettato da tutti. Ha la massima fiducia in se stesso e non sente mai il bisogno di fare di tutto per compiacere o impressionare gli altri.

Lascia parlare il suo lavoro e le sue azioni. Mostra il suo vero valore.
Non ha tempo o energie da sprecare per le persone che vogliono solo che siano sempre d’accordo con loro.

Tratta le persone intorno a se con rispetto ma non asseconda il suo ego.
Le personalità forti non sono amate da tutti perché spesso non vengono comprese.
Dietro la determinazione esiste una parte sensibile che ha imparato dalla vita ciò che vuole.

6. Non sopporta l’idiozia e la superficialità

“Non perdere tempo a discutere con gli sciocchi e i chiacchieroni:
la parola ce l’hanno tutti, il buonsenso solo pochi.”
Catone il Censore

Una personalità forte è attenta, premurosa e ben informata.
Si irrita profondamente quando le persone fanno commenti o esprimono giudizi repentini, delle quali non comprendono nulla se non a un livello superficiale.
 

 
La persona dal profilo forte e resistente non tollera la superficialità, l’egoismo.
Dà valore alle cose importanti, quelle che non le fanno perdere tempo e che le apportano benessere.

Utilizza la sua conoscenza per influenzare le persone. Le incoraggia a pensare e considerare attentamente quello che dicono, prima che esca dalla loro bocca.

7. La personalità forte è realista e decisa

Ha un senso della realtà molto solido.
A volte è un po’ troppo diretta, si pone degli obiettivi molto chiari ma ha senz’altro ha i piedi ben piantati a terra.

Una personalità forte non si lascia ammaliare dalle sirene della fantasia.
È riflessiva. Coglie l’essenziale di una situazione o di una persona e le traduce in azioni. Da questa fondamento agisce senza perdersi troppo nei dettagli. Più che pensare come potrebbero-essere le cose, si preoccupa di vedere come-sono.

Non ama i giri di parole e le mezze misure. Preferisce testarle nei fatti piuttosto che farlo mediante proiezioni mentali. Preferisce valutare la validità dei suoi progetti sul campo. Non col pensiero.

È capace di cambiare direzione quando la realtà mostra che sta percorrendo la strada sbagliata. Non si attacca troppo al modo ma piuttosto all’obiettivo che si è proposto di raggiungere.

7 blocchi che frenano la tua crescita professionale

la crescita professionaleFoto di giselaatje da Pixabay

Non importa che lavoro fai o in quale ambito operi,
crescere professionalmente vuol dire possedere qualità morali e valori etici.
Fare ciò in cui credi veramente o ritieni giusto, anche se è impopolare, faticoso o scomodo.

Vuol dire coerenza tra azioni, valori, metodi, principi e risultati.
La crescita professionale viene da chi sei, non solo da quello che dici o fai.

Vuol dire fare-la-cosa-giusta a prescindere le circostanze.
È più che essere onesti.

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Si tratta di uno stile di vita impostato verso l’eccellenza professionale e morale.
Se sei fiducioso hai fede nelle tue capacità e nelle tue conoscenze. Non hai bisogno di spingere gli altri verso il basso per emergere. Guadagna la fiducia della gente con la tua forza interiore.

Ecco 7 blocchi che cementano la crescita professionale. Mostrano che prima di essere leader devi ancora crescere come individuo:

1. Il bisogno di essere amati e riconosciuti

Come la maggior parte delle persone,
anche tu desideri essere tenuto nella giusta considerazione.

Per questo ti offendi facilmente,
reagisci in modo sproporzionato a una parola o un gesto.
A mente fredda, poi ti rendi conto di aver amplificato le tue sensazioni

Le nostre ferite e le nostre mancanze ci danno la percezione che gli altri vogliano ferirci, umiliarci o sminuirci. Questa certezza ci costringe in un costante stato di suscettibilità che si ripercuote sulle nostre relazioni. Nessuno ci offende, siamo noi che decidiamo di sentirci offesi.

Non abbiamo il controllo sulle parole o sul comportamento altrui, l’unica scelta che possiamo controllare è decidere come reagire. Per questo motivo, dobbiamo abituarci a non reagire in modo sproporzionato, a lavorare su noi stessi, scegliendo di non sentirci offesi.

Se pensi che qualcuno ti abbia ferito o umiliato … non fare supposizioni. Non dare per scontate cattive intenzioni che in realtà (forse) non esistono. Chiedi. Mostra più flessibilità.

Se vuoi eviterà conflitti interpersonali, non soppesare con pignoleria le parole e i gesti delle persone con cui interagisci.
 

2. Parlare sempre di se stessi

Sei diventato così bravo che riesci a cogliere ogni occasione per parlare di te, delle cose che ti sono successe, i viaggi che hai fatto, sport e hobby praticati, le conoscenze importanti che hai…
solo per apparire più interessante o attraente agli occhi di colleghi o collaboratori.

Pensi davvero che, così facendo, riuscirai a impressionare gli altri e sembrare più interessante o intrigante?
Una cosa è certa, alla lunga diventi scontato, pesante e spingi gli altri a evitarti.

Non sminuire gli altri per metterti in luce,
per apparire migliori di quello che sei.

Imposta la tua carriera sul talento, la volontà e la competenza!
Anziché parlare sempre di te, cerca di dimostrare sul campo il tuo valore e porta pazienza.
Vedrai che la tua costanza sarà premiata.

3. Essere gelosi di quelli che “riescono”

Hai paura del talento degli altri. Sei geloso di “quello bravo”.
Non sopporti che qualcuno “riesca” perché dimostra di valere più di te.
Hai paura di essere sminuito.

Non alimentare le tue paure con pensieri ossessivi.
Se nutri la mente di “pensieri-negativi” entri in un circolo vizioso che porta ad immaginare sempre il peggio.
Un po’ alla volta, inizierai a crederci… e succederà davvero!

Non dare peso alle malelingue. Non controllare i tuoi colleghi o collaboratori. Una relazione sana si basa sulla fiducia, senza sicuramente fallirà.
Non credere di poter tenere a distanza tutte le minacce o tutti gli “avversari”.

Ci sarà sempre qualcuno migliore di te… su varie scale di valori.

4. Non dire mai “Ho sbagliato” non favorisce la crescita professionale

Le tue idee sono sempre le migliori.
Sono sempre gli altri a non-capire. Valuti o giudichi ancora prima di conoscere-i-fatti. Le tue frasi iniziano sempre con “No, Ma, Non è giusto…”. Se fai di tutto per avere ragione…sei arrogante.
Non puoi accettare di sbagliare!

Fai di tutto per avere ragione.
Ritieni che il tuo contributo sia il più importante.
E se qualcuno non è d’accordo, lo vedi come mancanza di rispetto.
Un attacco personale.

Se tu fossi una persona -davvero- sicura di te non avresti paura di ascoltare.
Discutere e confrontare le opinioni di chi la pensa diverso da te.
 

5. Non accettare feedback blocca la crescita professionale

Walter (operations manager di una ditta farmaceutica) quando dà un feedback ai suoi collaboratori si definisce … geniale, premuroso e potenziante. Quando li riceve (dal suo capo diretto), li bolla subito come irrilevanti e inutili.

La persona sicura accetta critiche costruttive. Sa che può sempre migliorare.
Non deve sempre dimostrare di avere ragione. È flessibile e non sente il bisogno che le cose vengano sempre fatte a modo suo.

La persona arrogante, invece, ha difficoltà ad accettare feedback.

Non adottare l’approccio “tutto deve essere fatto a modo mio”.
Guardati allo specchio. Vediti per quello che sei veramente.
Se vuoi potenziare la crescita professionale … fai un passo indietro e rivaluta la tua predisposizione al feedback.

6. Non sapere ridere di se stessi

L’umorismo “fa sangue” e fa vivere meglio.
L’autoironia è potente. Ridere di noi stessi aiuta a sbollire la rabbia,
favorisce in modo significativo tutto il nostro benessere psicologico.

Le persone autoironiche hanno una buona autostima, non sono inclini alla depressione.
Vivi con più leggerezza, libero dai giudizi degli altri.

Accettati per quello che sei veramente.
È il modo migliore per volerti bene. Impara a ridere di te stesso.
Aiuta la crescita professionale!

7. Lamentarsi costantemente frena la crescita professionale

Il lamento non cambia la realtà ma dà una gratificazione immediata.
Quando un nostro bisogno è frustrato, quando le cose non vanno come vorremmo, proviamo malessere.
Lamentarsi è un modo per diminuire tale disagio. Allevia la frustrazione. Ci fa stare un po’ meglio.
Almeno nel breve tempo.

Se utilizzi costantemente il lamento per anestetizzate le situazioni frustranti, rinforzi i pensieri negativi, diventa sempre più un comportamento automatico, fuori dal tuo controllo.
E poi … la situazione di cui ti lamenti rimane invariata.

Lamentarsi crea dipendenza ed assuefazione.
Più ti lamenti, più tenderai a lamentarti.

Se ti limiti a lamentarti senza passare all’azione (non modificando la realtà) otterrai solo un calo di energia e una moltitudine di emozioni negative.

Il collaboratore difficile: meglio grintosi o diplomatici?

il collaboratore difficile

Come ti comporti con quella collaboratrice talmente sensibile (o forse sarebbe meglio dire suscettibile?) che tutte le volte che gli muovi una critica, pur con delicatezza, va in tilt o mette il broncio per una settimana?

E quell’altra che arriva sempre in ritardo, spesso è svogliata, distratta, e si “imbosca” appena può.
All’inizio, hai sperato che capisse da sola, poi gliel’hai fatto notare, in modo gentile

poi ancora, sei stato più deciso e diretto … si scusa, si giustifica, promette che cambierà, ma poi torna tutto come prima!

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Niente è cambiato! Così ora, che cosa fai?
Sei il leader del tuo team.

Devi trasmettere fiducia e importanza a ogni singolo membro del tuo team ma anche autorevolezza e disciplina.
Allora che fai? … affronti la questione o fai finta di niente?

Meglio agire subito o aspettare il momento opportuno?

L’ideale è saper equilibrare, a seconda le circostanze, grinta e combattività con diplomazia e affabilità. I dissidi e le divergenze sul luogo di lavoro sono naturali e inevitabili! Non puoi controllare il comportamento del tuo collaboratore difficile ma ci sono tecniche e abilità che puoi apprendere per trasformare contrasti distruttivi in accordi costruttivi.

A volte, vogliamo gestire un rapporto difficile senza implicarci troppo, senza “scendere in campo”, desiderando di controllare le conseguenze delle nostre azioni o sperando che il tempo sistemi, magicamente, le cose.

A volte funziona, spesso purtroppo no.

Ricorda i tuoi obiettivi

È così facile essere inghiottiti nella negatività. È facile rispondere negativamente alla negatività. Mantieni tutti i membri del tuo team (anche la persona in questione) in grande considerazione.

Concentrati sulle cose positive e celebra pubblicamente i successi di tutto lo staff, anche se onora il collaboratore scorretto.

La persona potrebbe scoprire di sentirsi parte della squadra e iniziare a spostare la sua prospettiva. Non focalizzarti troppo su di lui/lei a danno dello sviluppo del tuo prodotto, servizio o clienti.

Non farti risucchiare tutto il tuo tempo. Rimani concentrato sui tuoi obiettivi, e su tutte le cose buone che il resto del tuo team sta facendo.
Ecco la leadership!

Coaching per gestire il collaboratore difficile

Nelle sessioni di personal coaching, per prima cosa ti invito a fare un passo indietro per guardare alla situazione con il massimo dell’obiettività:
Ti stai focalizzando troppo sul problema?
Sei stanco e stressato e stai (forse) amplificando fatti, conseguenze e ripercussioni?

Che cosa facciamo durante le sessioni di personal coaching?
Non applichiamo teorie generali ma insieme cerchiamo di analizzare il tuo caso nel modo più specifico possibile.

Il mio compito di coach non è quello di fornirti soluzioni preconfezionate (fai-questo-mi raccomando-non-fare-quello) ma fungere da cassa di risonanza e da supporto, in modo da permetterti una chiara visione d’insieme e fornirti gli strumenti necessari per creare la tua risposta strategica di successo.

Non possiamo seguire una regola standard, dobbiamo scoprire insieme l’approccio migliore che ti aiuti a gestire in modo propositivo, positivo e costruttivo il tuo rapporto con quel determinato collaboratore difficile.

Quanto dura il percorso di coaching?

Dipende dal tuo obiettivo.
Il numero delle sessioni di coaching le definiamo insieme sulla base delle tue necessità e dalla complessità dell’obiettivo che hai prefissato.

Qual è la tua esigenza?
Una “dritta” veloce, un supporto concreto di qualche ora o un percorso formativo personalizzato ed efficace?

Mediamente, un percorso di personal coaching varia da 1-2 sessioni per un tema specifico (coaching mirato) a 3-6 sessioni per un obiettivo più complesso (personal coaching).
Una volta deciso, partiamo. Vedrai i risultati!

Gestione del personale: 9 tipologie di collaboratori difficili – 2

collaboratori difficili

6. Collaboratore non professionale

Gli esempi per i collaboratori difficili non mancano…
si va dal ritardo abituale alle assenze continuate, dal molestare, criticare, mettere zizzania con altri dipendenti, a “gossippare in modo compulsivo” o portare i problemi personali al lavoro, a un abbigliamento trascurato, un look trasandato, scarsa igiene personale, una comunicazione poco consona, informazioni false, furto …

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Documenta i comportamenti non professionali.
È importante documentare con precisione (data e ora, descrizione dell’accaduto, persone coinvolte, ecc.) e tutti i comportamenti errati avuti dal dipendente. Non deve avere la possibilità di eludere, contraddire e destreggiarsi perché le informazioni sono vaghe, astratte o imprecise.

Dopo aver informato il tuo collaboratore della natura inaccettabile del suo atteggiamento, è il momento di chiedere uno sforzo concertato e concreto per cambiare ed eliminare tale comportamento.

Meglio essere precisi nelle descrizioni di quali comportamenti e azioni devono cambiare.

Fai una richiesta perentoria.
Definisci chiaramente che dopo un adeguato periodo, lo incontrerai nuovamente e se l’atteggiamento non è cambiato o migliorato prenderai seri provvedimenti … fino al licenziamento!

Fai del tuo meglio per aiutare il collaboratore poco professionale a “rientrare in team”. A volte ha bisogno di una guida per raggiungere il suo pieno potenziale ma alla fine devi fare delle scelte (anche rilevanti e poco piacevoli) per il bene del tuo team e della tua organizzazione.

7. Collaboratore arrogante

Non è un tipetto facile.
Dimostra poca sensibilità. Usa spesso un linguaggio scurrile. Manca di tatto. Cerca di dominare e controllare gli altri colleghi (soprattutto quando tu non ci sei).
Molti arroganti credono di essere affascinanti ma in realtà non lo sono.

Dietro la sua arroganza spesso si nasconde una grande vulnerabilità. Ha un disperato bisogno di apparire e di essere considerato indispensabile.

Una cosa è certa. Trattare con un collaboratore arrogante richiede tanta pazienza e una grande quantità di autocontrollo.
 


 
Non serve dire “Hai un atteggiamento arrogante” oppure “Hai sbagliato”.
La critica deve essere riferita a qualcosa di specifico e non a qualcosa di generico.
Devi essere chiaro su cosa/dove/quando. Spiega le azioni fatte, i comportamenti avuti o le cose dette.

Se riesci,
evita frasi tipo “La tua arroganza ancora una volta …” oppure evita parole sensibili come “arrogante, egoista, presuntuoso” e tutte le varie variazioni.

Metti in chiaro che l’atteggiamento e il comportamento sono diventati un problema e interferiscono con il resto del personale. Esponi il problema in modo oggettivo e senza pregiudizi. Focus sulle azioni, non sulla persona. Concentrati solo sui comportamenti.

Evita attacchi personali o commenti sulla persona quando interagisci con i collaboratori difficili.

8. Dipendente a-due-facce è il più pericoloso di tutti i collaboratori difficili

Persone false nell’ambiente di lavoro non mancano, tendono a dare sistematicamente ragione a tutti e ad abbracciare qualsiasi idea gli altri esprimano.

È piuttosto popolare tra i colleghi. È amichevole e affabile. Buon ascoltatore, sempre pronto a ricevere reclami. Sempre predisposto ad ascoltare le lamentele. E poi mette i colleghi l’uno contro l’altro. Crea conflitti sul posto di lavoro.

Questo lo rende il più pericoloso per quanto riguarda i collaboratori difficili.
È il più difficile da individuare. Può “disperdere” abilmente negatività nell’ambiente lavorativo senza farsi notare, perché molto raramente svela le sue reali intenzioni.

Se scopri che un dipendente ha influenzato negativamente altri dipendenti o ha creato conflitti ripetutamente, l’unico modo per gestire questo tipo di dipendente è accompagnarlo alla porta.
 

9. Collaboratore invisibile

“Scusa, oggi non ci sarò, sono di nuovo malato!”
“Arrivo subito” … e passa un’ora!

Trova sempre un modo per evitare il lavoro. Il suo assenteismo è quasi una forma d’arte. È felice di lasciare agli altri responsabilità e grattacapi. Ha pochissima (o nessuna) spinta e motivazione.
Tende anche a prosciugare l’energia e l’entusiasmo di tutti gli altri.

Raramente si offrirà per completare nuovi progetti o attività. Farà solo ciò di cui ha bisogno per mantenere il suo lavoro. Nient’altro.

Una discussione franca e onesta si rivela spesso la scelta più efficace.

Prova a parlare onestamente del suo ruolo. Chiedi se c’è qualcos’altro che preferirebbero fare per dare il suo contributo al team.
Ogni volta che hai dubbi sull’effettiva capacità di svolgere il proprio lavoro, chiedi il certificato medico!

Gestione del personale: 9 tipologie di collaboratori difficili – parte 1

collaboratori difficili

Hai mai avuto a che fare con collaboratori difficili?
Un dipendente tossico? La cui presenza sembra demotivare la produttività di tutti?

Gestire un collaboratore difficile non è mai cosa facile.
È un’abilità che richiede impegno. Un approccio assertivo… e rapido. Un cooperatore problematico deve essere gestito il prima possibile, per ridurre al minimo il suo impatto negativo sul resto del team.

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A volte, il collaboratore difficile ha solo bisogno di più attenzione.
Il suo comportamento “tossico” a volte può essere risolto con il giusto approccio.
Altre volte devi solo ridurre i danni e allontanarlo.

Ma prima che ciò accada,
devi individuarlo, provare a realizzare le sue potenzialità in un modo che possa aiutarti sulla strada verso il successo. Ecco le diverse tipologie di collaboratori difficili che possono crearti mal di testa e grattacapi:

1. Collaboratore irrispettoso e saputello

Sovente lo sentirai commentare “sottobanco” le tue disposizioni. Nelle riunioni si comporta con sufficienza. Dà poca importanza. Usa sarcasmo e ironia per deridere o prendere in giro.

Spesso sfocia nella mancanza di rispetto. Fa osservazioni “spiritose” anche ai suoi colleghi.
È intelligente e lo sa. Muore dalla voglia di farlo sapere anche a tutti gli altri.
Fai in modo che la sua intelligenza influisca positivamente sul team.

Fissa un colloquio in privato e a quattr’occhi.
Spiega quali comportamenti hai osservato… e chiedi di cambiarli.
Concentrati sul comportamento, una situazione o un problema particolare,
e non sulla persona.

Non giudicare.
Non dire “Sei irrispettoso” “Sei sarcastico”.
Evita un tono autoritario con i collaboratori difficili.
Il più delle volte la differenza la fa il COME e non il COSA.

L’atteggiamento, il tono, la mimica facciale, ecc. …. possono davvero fare la differenza tra un approccio costruttivo, condiscendente e uno conflittuale.

Fai del tuo meglio per aiutarlo a diventare un giocatore della tua squadra ma alla fine devi fare ciò che è meglio per te, il tuo team e la tua organizzazione.
 

2. Collaboratore solista

Lavora da solo. Raramente chiede maggiori informazioni. Tende ad evitare il lavoro di squadra.
Spesso ignora consigli e indicazioni.

Crede di essere unico.
Di avere un talento al di sopra di chiunque altro. A volte è vero!
Di solito non riconosce il lavoro di altre persone, a meno che non ci sia un qualche tornaconto.
È l’opposto dei giocatori di squadra. Pensa solo a sé stesso. Al suo ego.

Trova il modo più efficace per avvicinarlo.
È molto motivato al successo. “Sfrutta” il suo orientamento all’obiettivo per farlo concentrare su sé stesso quando lavora in team. È un modo per evitare di influire negativamente sul resto della squadra.

3. Collaboratore negativo

Sempre di cattivo umore. Rifiuta le buone idee. Mette in circolo quelle cattive.
Non è soddisfatto delle varie politiche e protocolli aziendali. Non ne parliamo del condizionatore troppo freddo in inverno e troppo caldo in estate.

Si lamenta costantemente del lavoro, di un collega o di ogni iniziativa… e del suo capo!
È contrario al cambiamento. Resiste a nuove politiche e processi.

Sfrutta la sua negatività, al fine di cercare risultati positivi. Se lo sai gestire può essere importante per le dinamiche di squadra. Tuttavia, non dare a questi collaboratori difficili incarichi di leadership.

Un avvocato del diavolo nel team, spesso fa veramente comodo!

4. Collaboratore poco produttivo

Disorganizzato. Pasticcione.
Resistente al cambiamento o all’iniziativa (anche la più insignificante).
Sempre alla ricerca di qualche collega che lo aiuti a rimediare ad un errore. Si perde nel “flusso” del lavoro e il suo carico di lavoro finisce su altri.
 


 
Può chattare, scorrere Instagram o semplicemente scomparire per ore.
Si può definire come “anello debole della catena”.
Parla costantemente (di qualsiasi cosa ma non di lavoro) distraendo gli altri dai loro compiti.

Di solito è abile nel coprire la loro mancanza di produttività…
Fino a quando non viene scoperto!

Reindirizza il dipendente inoperoso verso compiti appropriati. Assicurati di controllare regolarmente i suoi progressi. Una volta che si è accorto che la sua “qualità” è stata svelata,
di solito diventa più incline a non tirarsi indietro.

5. Collaboratore stakanovista

È l’opposto del precedente.
Sembra il sogno di ogni datore di lavoro. Ma non è affatto così. Vuol fare tutto da solo. Non fa le pause. Sacrifica la sua vita personale sull’altare del lavoro. Vuole che tutti gli altri sappiano quanto sta sacrificando per il lavoro.

Lavora duro. Durissimo. Un martire.
Viene a lavorare anche quando è malato per mostrare la sua dedizione. Quando non ha più energia comincia a “grattare il fondo del barile” e alla fine “scoppia”.
La sua efficienza crolla e ti ritrovi con un non-collaboratore da gestire.

Promuovi la collaborazione e l’efficienza sul lavoro.
Incoraggialo a prendersi del tempo libero, a non sacrificare la sua vita personale. Spiega i vantaggi delle pause e delle vacanze.
Assicura a questi collaboratori difficili che non accadrà nulla di negativo se non saranno sempre sul posto di lavoro.

Un capo tirannico esige il rispetto del team – il leader autorevole lo guadagna

il leader autorevole

“Ho imparato a rispettare le idee altrui, a capire prima di discutere,
a discutere prima di condannare.”

Norberto Bobbio

Un capo immaturo esige il rispetto del suo team semplicemente perché “ha studiato”, è stato assunto per “fare il capo” oppure ha l’ufficio più grande.

Si circonda di fedelissimi e per mantenerli tali, li rende partecipe a “onori e cariche”. Conosce solo i suoi stretti collaboratori e spesso nemmeno quelli. Un capo insicuro ha paura di “quelli bravi”.

Coinvolge nelle attività sempre e solo le stesse persone.

Per il resto del team … briciole di attenzione e poca considerazione. Tuttavia, avere una posizione, un titolo, non significa necessariamente essere leader.

Tieni in mente che dare rispetto è uno dei segreti per guadagnare rispetto.
Se hai bisogno di essere amato difficilmente sarai anche rispettato. Il capo deve essere meritevole. Di rispetto e lealtà.
 


 
Concentrati su come ottenere la fiducia e il rispetto del tuo team: crea relazioni positive, mantieni le promesse, offri competenza e buon senso. In cambio riceverai stima e apprezzamento. Non boicottare il talento. Non ostacolare la capacità, anzi guidala e diventane il più leale alleato.

Scegli persone competenti, accettando la loro autonomia. Mentre un capo vede intorno a sé solo dei sottoposti salariati, tu riconosci delle persone… con i loro problemi, le loro gioie e i loro pensieri (senza diventare un confessore o lo psicologo).

Il leader autorevole sa che è normale, sentire maggiore feeling e simpatia per alcune collaboratori rispetto ad altri, ma cerca di evitare di manifestare preferenze in maniera evidente.

Ci sono collaboratori che devono essere più coinvolti rispetto ad altri ma è necessario appassionare ogni singolo membro del tuo team. La vera leadership viene da chi sei, non solo da quello che dici o fai.
È necessario tornare a guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle mansioni da gestire.

Il leader autorevole sa che creare fiducia nel team vuol dire andare oltre i compiti di leader. “Mettere insieme” bravi professionisti non necessariamente genera buoni risultati. In effetti, non basta assegnare incarichi e assicurarti che ognuno faccia il suo lavoro.

In passato funzionava ..oggi non più!

Equilibrio lavoro-vita privata: 14 semplici spunti da applicare subito – 3

lavoro-vita privata

Foto di Wesley Carvalho da Pexels

10. Imposta e rispetta i confini per te stesso nel lavoro-vita privata

Definisci confini molto chiari tra lavoro e vita privata.
Non lasciare che interferiscano a vicenda.

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Tratta la tua casa come un santuario, un luogo “inviolabile”.
Il tuo tempo libero come uno spazio rigenerante per raccogliere energia per il tuo prossimo giorno lavorativo.

Fai conoscere ai tuoi familiari i confini che hai fissato per salvaguardare la tua vita privata.
Spiegali come intendi trovare il tempo per loro, quanto sia importante anche la loro disponibilità e la loro comprensione. Sarai sorpreso quanto saranno di supporto.

11. Non cadere nella trappola della perfezione

Quando siamo perfezionisti, sentiamo l’urgenza che tutto debba essere fatto a “modo nostro”.

Alcuni dettagli su una diapositiva di PowerPoint possono monopolizzare ore del tuo tempo invece di rimanere sintonizzato sulle cose che contano davvero. Quando siamo super-concentrati sui dettagli che consumiamo -inesorabilmente- il nostro tempo più prezioso.

Spesso, manchiamo il quadro generale perché siamo troppo concentrati su ogni singolo dettaglio, sulle piccole cose. Nella maggior parte dei casi, ciò che fai deve essere fatto nel modo buono, non perfetto.

Concentrati sulle piccole cose durante il tuo lavoro, lasciale alla fine. A fine di giornata, puoi sempre tornare indietro e completare questi dettagli.

Abbandona la perfezione (esagerata) se vuoi essere produttivo sul lavoro.
È meglio per la tua salute e il tuo benessere.

12. Imposta scadenze realistiche

Uno dei maggiori fattori principali per il tuo equilibrio lavoro-vita privata richiede una chiara comprensione di quanto lavoro riesci effettivamente a svolgere in un determinato periodo di tempo.
 


 
Concordiamo di portare a termine un progetto entro il weekend prossimo, ma presto ci rendiamo conto che dovremo lavorare fino a mezzanotte per completarlo in tempo.

Imposta tempistiche realistiche per i tuoi progetti.
Il monitoraggio del tempo ti aiuterà a capire quanto tempo impiegherai a svolgere determinati compiti. Potrai pianificare il tuo programma in modo più efficace.

13. Pianifica il tempo libero come una riunione di lavoro

Hai fissato un incontro con il tuo capo e sono sicuro che ti presenterai in tempo, cercando di dare il tuo meglio, sentendoti mentalmente forte. Dovresti fare lo stesso nella tua vita privata.

Dai alla conversazione con il tuo/tua partner, la recita di tua figlia, la stessa attenzione che daresti ad una riunione di progetto.

Sii “presente” (mentalmente intendo) al compleanno di tuo figlio proprio come faresti per la presentazione del tuo nuovo progetto.

Assicurarti di massimizzare il tuo tempo libero,
se vuoi ritrovare l’equilibrio lavoro-vita privata.

14. I classici per l’equilibrio lavoro-vita privata: fare esercizio fisico, mangiare e dormire meglio

L’esercizio fisico è un ottimo modo per migliorare l’equilibrio tra lavoro e vita privata e può essere un ottimo modo per decomprimersi dal lavoro una volta tornati a casa. L’esercizio fisico rilascia endorfine e abbassa i livelli di cortisolo, che contribuiscono ad abbassare l’ansia e ti aiuta a dormire meglio.

Siamo ciò che mangiamo.
Una dieta equilibrata e sana è fondamentale per una vita bilanciata e sana.

Quando sei nel bel mezzo di un intenso progetto di lavoro e sei in ritardo in ufficio, è facile ordinare piatti da asporto o fast food, convincendoti che sei troppo occupato per mangiare in modo più responsabile.
 

 
Se non riesci a dormire durante la notte … probabilmente (almeno a me capita così) è facile essere irritabile, spossato, con grandi difficoltà a gestire le attività quotidiane.

Il primo passo per risolvere il problema di concentrazione è trovare il modo di dormire ogni notte almeno 7-8 ore (ognuno ha il suo personale “fabbisogno”).

La sera meglio prendere una pausa da TV, smartphone, Internet e compagnia … e “scollegarsi” almeno 1 ora prima di andare a letto.

Un gruppo di ricerca multidisciplinare ha scoperto che tenere lo smartphone sul comodino può regalarci notti agitate perché la luce emessa all’arrivo di mail e messaggi sopprime il rilascio di melatonina, un ormone che favorisce il sonno.

Come tutto nella vita, cambiare richiede sforzi.
Non basta sedersi lì ad aspettare l’arrivo dell’equilibrio lavoro-vita privata.
Non diventi più produttivo al lavoro da un giorno all’altro.

È importante imparare di più sul nostro corpo. Trovare modi per ottimizzare la nostra energia,
per vivere una vita professionale più equilibrata e di successo.

Equilibrio lavoro-vita privata: 14 semplici spunti da applicare subito – 2

equilibrio lavoro-vita

Foto di Wesley Carvalho da Pexels

4. Impara a dire NO

È così facile dire SI a tutte le opportunità che si presentano.
Soprattutto quando sono invitanti e stimolanti.

SI a quel nuovo impegno, SI a più responsabilità, SI a quel progetto anche se ti farà tornare a casa alle 10 di sera.

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Dicendo NO,
stai rispettando e valorizzando il tuo tempo e il tuo spazio.
Dire NO è una tua prerogativa.

5. Equilibrio lavoro-vita privata? Spegni il telefono fuori dagli orari lavorativi

Cerca sempre di ritagliare tempo per te stesso.
Anche solo 15-20 minuti ogni giorno, vanno benissimo. Riduci il tempo sullo smartphone, spesso eccessivo e inutile.

A lungo andare, la continua connessione ha un impatto negativo sulla tua freschezza mentale e la tua creatività.

Spegni completamente il telefono/tablet/PC per un determinato periodo di tempo,
per un intero fine settimana o anche solo quando sei fuori a cena con gli amici.

Fa una grande differenza.
È una sorta di “disintossicazione digitale”.

Controllare di continuo la posta elettronica vuol dire distogliere assiduamente l’attenzione e sprecare,
di conseguenza, un sacco di energia.
 

 
Troppo spesso pensiamo che non avere il tempo di riposare sia un distintivo d’onore (da mostrare con orgoglio) invece…
trovare il giusto equilibrio lavoro-vita privata, gestire bene il tempo significa massimizzare il rendimento giornaliero sulla base dell’energia e dello sforzo mentale che mettiamo in campo.

6. Concentrati sulle attività che hanno il maggiore impatto

Focalizzati sui compiti che portano i maggiori risultati,
e non su quelli che ti fanno sentire produttivo solo perché stai “facendo qualcosa”.

Con questo approccio, avrai sempre qualcosa da fare, poi un’altra cosa, e un’altra ancora…

Puoi effettivamente aumentare la tua efficienza lavorando meno,
liberando più tempo per il tuo privato.

7. Pensa a gestire la tua energia, non il tuo tempo

Spesso pensiamo alla “gestione del tempo” come alla capacità di fare il più possibile in un determinato lasso di tempo. Ma non tutte le ore del giorno sono “energeticamente” favorevoli.

Io per esempio sono molto produttivo e “carico” la mattina, mentre nel pomeriggio tendo lentamente a “spegnermi” per poi “risalire” (con un ultimo colpo di coda energetico) tra le 18.00-20.00.

Sapere quali sono i momenti migliori della giornata, può fare la differenza,
tra stare al lavoro fino a notte o concludere il tuo to-do già a mezzogiorno.

8. Delega le attività in ufficio se vuoi recuperare l’equilibrio lavoro-vita privata

Quante volte ho pensato: “Se voglio farlo bene, devo farlo da solo“.

È vero! Può essere esaltante fare tutto da solo…
oppure credere che chiedere aiuto sia un segnale di debolezza, o anche scegliere di non voler disturbare le altre persone, ma ci sono pochi vantaggi nel voler essere Superman.
 


 
Alla fine,
il pericolo di fallire è molto alto. Quando ti ritrovi con troppe cose da fare, alcune probabilmente non verranno eseguite, o lo saranno in modo sbagliato.

Devi tracciare una linea tra il tuo lavoro e quello che puoi delegare per evitare di essere sopraffatto.
Renditi conto che anche senza la tua partecipazione… il progetto andrà avanti lo stesso.

Delegare alcune responsabilità ti permetterà di guadagnare più tempo, ti darà maggiore chiarezza ed efficacia, recuperare equilibrio lavoro-vita privata.

Ti darà più tempo per concentrarti sui compiti davvero più importanti.
Iniziare così a essere (davvero) più produttivo al lavoro.

9. Limita il tempo di “parlare di lavoro” a casa

Probabilmente condividi con il tuo partner le preoccupazioni per tutto quello che riguarda la tua vita professionale. Se ti piace discutere e confrontarti a casa per scaricare la tensione …
datti un tempo per le preoccupazioni.

Se non hai un limite, tenderai a usare tutto il tempo che hai a disposizione.
Se non hai una scadenza, tenderai a rimuginare per tutto il tempo.

Prova a dare un appuntamento quotidiano alle preoccupazioni,
ma solo per 30 minuti (magari prima di cena). In questo modo porrai un limite alle tue preoccupazioni e al di fuori di questi intervalli potrai avere la mente libera.

Per esempio, potresti fissare la “regola” che non si parla più di lavoro dopo cena.

Buone notizie per gli indecisi: non esiste la decisione giusta – 2

la decisione giusta

Foto di Norbert Kundrak da Pexels

Non focalizzarti solo sulla decisione giusta/sbagliata.. è molto più importante la motivazione. Un forte stimolo aiuterà a vincere molte difficoltà.

Uno sforzo affannoso o occasionale non sarà di nessun valore. Per ottenere risultati devi applicarti tutti i giorni, fino a quando diventerà un’abitudine.

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La perseveranza è quella dote che ti permette di andare oltre la fatica e le circostanze.
Ti permette di superare un passo falso, una battuta d’arresto, recuperare da un infortunio (se sei uno sportivo).

La decisione giusta? Con la perseveranza, verrà il successo..

Se nessuna scelta sembra migliore dell’altra…
se ogni decisione ti attira più o meno allo stesso modo e (nonostante altre ricerche) non riesci a ridurre l’incertezza, capisci perché tante persone si “perdono” o restano bloccate in vortici di dubbi e pantani d’indecisione.

Hai paura di prendere la decisione sbagliata, quindi rimandi, trovando modi sempre più creativi per posticipare la scelta. Pensare troppo (spesso) può far male.

Cominci a renderti conto che -almeno in alcuni casi- esageri.
L’indecisione, l’eccessivo rimuginare o la ricerca della scelta “perfetta” rasenta il grottesco.

Una volta che hai deciso …muovi il primo passo, un altro ancora, ancora uno …

“La pazienza e la perseveranza hanno un effetto magico davanti al quale le difficoltà scompaiono e gli ostacoli svaniscono.”
JOHN QUINCY ADAMS

Devi imparare da quelle persone che hanno sempre dovuto lavorare sodo, che hanno sviluppato determinazione, costanza e forza di volontà per padroneggiare una nuova abilità o superare un ostacolo.

Non raggiungi il successo professionale senza fatica, senza un impegno straordinario.
All’inizio – chi non è abituato – trova difficoltà. Dopo varie volte tale sforzo diventa naturale e istintivo.

Quando la salita si fa dura, quando (sembra) che non c’è alcuna ragione di continuare, quando tutto intorno a te invita a mollare, arrendersi, rinunciare, a non continuare …proprio a quel punto che … se vuoi realizzare il tuo sogno… devi perseverare.

Devi trovare la forza per andare avanti!
Mettere in discussione le tue credenze limitanti.

Devi trovare la forza di percorrere ancora qualche altro metro e andare avanti.

Non rotolarti nel dilemma “Quale sarà la decisione giusta?” non è la domanda giusta. L’unica cosa che conta è … il tuo atteggiamento! Se decidi di metterti in proprio, aprire un airbnb oppure se rimani senza lavoro (speriamo di no!) … quello che più conta è il tuo approccio e le tue convinzioni. Come vedi te stesso e cosa vuoi ottenere.

Una volta che sai come affronterai la situazione… “Quale è la decisione giusta?” avrà la sua risposta!

La domanda giusta non è “Vado a destra o a sinistra?” ma piuttosto “COME affronto la strada dopo che scelgo destra o sinistra?
Quale sarà la tua prossima mossa?
Come affronti gli ostacoli?
Sei disposto a cadere e rialzarti? Sempre ogni volta?
Sai gestire le attese? Le frustrazioni?
Ridiscutere le tue credenze e le tue certezze?
Come puoi trovare la forza per andare avanti?

La decisione giusta? Devi trovare dentro di te la forza. E andare avanti…

La perseveranza è la dote che ti permette di andare oltre la fatica e le circostanze.
Perseveranza vuol dire “attaccare” giorno dopo giorno.
Non solo per una settimana, non solo per un mese ma per anni … nonostante gli ostacoli che incontri sulla tua strada. Davanti alla paura del futuro non paralizzarti.

La competenza, la bravura, il talento non è tutto, non è sufficiente, occorrono duro lavoro e tenacia.
Perseveranza. Grinta.

Il successo professionale non è la conseguenza della “decisione giusta” ma è legata alla tua …forza mentale.
Non mollare! Ce la farai!

Buone notizie per gli indecisi: non esiste la decisione giusta – 1

decisione giusta

Foto di Norbert Kundrak da Pexels


Ricercando sulla Rete la foto da inserire per questo articolo riguardo la “decisione giusta”,
ho notato che “la scelta” è spesso raffigurata da un bivio in fondo ad un sentiero boscoso oscuro, senza cartelli. E così che immaginiamo una scelta,vero?

Vado a sinistra … e se sarà piena di insidie e finirò per rimpiangere quella scelta? Forse dovrei andare a destra … ma se non è quello che penso?

Forse dovrei semplicemente sedermi a questo bivio. Non decidere, finché non saprò con certezza quale sarà la scelta perfetta. Anche non-scegliere è (in fondo) una scelta.

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Gran parte dello stress e delle difficoltà della vita dipendono dal prendere decisioni. Grandi e piccole.
Prendiamo decine di decisioni ogni (santo) giorno.

Quale sarà la decisione giusta?

Lanciare (finalmente) la tua attività indipendente di consulenza?
Proporti per la posizione di team leader …e se poi non vai d’accordo con il team?
Riparare l’auto o aspettare gli incentivi di settembre e prenderne una nuova?
Che colore scelgo lo smalto semipermanente sulle unghie?
Mi taglio i capelli a-zero? Mi faccio crescere la barba?

I risultati di queste scelte non cambieranno il mondo. Neanche il “tuo” mondo. Tuttavia, alcune scelte ci danno la sensazione inconfondibile che se sbagliamo …ci facciamo male!
E quanto devi essere sicuro prima di scegliere?
Lanci la monetina? Analizzi con cura oppure ti butti senza pensarci troppo?
Fai la conta dei pro-contro?

La scelta di lanciare la tua attività indipendente ti darà più tempo per la famiglia (pro), ma anche più tensione con il tuo partner (contro), uno stipendio fluttuante (contro) e chissà che altro… oddio cosa faccio?

Se sapessimo già cosa accadrà, non dovremo decidere.
Contrariamente a quanto ci è stato insegnato, non dobbiamo scegliere tra giusto o sbagliato Ci sono solo scelte, ognuna con i propri potenziali vantaggi e sfavori.

Prendi la decisione migliore possibile in questo preciso momento. Semplicemente, perché …

..non esiste la decisione “giusta”

Ma ovviamente ce ne sono anche di migliori e peggiori.

È incredibile come questa verità fondamentale, possa essere così facilmente dimenticata. Ancora una volta, non c’è scelta giusta o sbagliata. La vita va avanti, comunque. Se è quella giusta, fantastico! Se era quella sbagliata, potrai sempre trarre vantaggio da questa esperienza.
 


 
Il futuro è sempre incerto. Non sai mai cosa succederà, né cosa accadrà in seguito. Possiamo solo decidere e fare una scelta. Ma l’idea che ce ne sia una “giusta” è una favola che continuiamo a raccontarci.
Ci possono essere scelte migliori o peggiori, risultati positivi o negativi ma non esiste una linea d’azione da seguire che ci porta alla decisione giusta.

Eppure, ci avviciniamo ai nostri dilemmi come se ci fosse, da qualche parte là fuori, una giusta linea di condotta. Abbiamo un disperato bisogno di identificarla. Forse scopriremo nel modo più doloroso che non esiste. Anche quando vivrai le conseguenze, non saprai mai quale sia stata la scelta giusta.

Rinuncia all’idea di decisione giusta può essere liberatorio! Può essere un enorme sollievo riconoscere che è un obiettivo impossibile.

C’è una grande differenza tra fare scelte ponderate e fare scelte giuste

Non voglio essere equivocato.
Prima di decidere è fortemente consigliabile controllare tutti i dati, ricercare tutte le informazioni e confrontare (eventuali) esperienze del passato. Ciò non toglie che … il futuro è complesso. Rimane incerto.
Una probabilità vantaggiosa non ridurrà l’incertezza che provi!

Ulteriori dati potrebbero essere utili, ma non sono sufficienti. Anche se raccogli più informazioni non rivelerà mai la scelta giusta.

Ogni azione provoca diverse conseguenze, una cascata di effetti che sono spesso sia benefici che dannosi, programmati o inaspettati.

Non concentrati sulla decisione “giusta”.

Ci rivediamo a settembre!

La pubblicazione degli articoli riprenderà mercoledì 9 settembre.

Una buona estate a tutti!

 

 

Imparare ad ascoltare è il primo passo verso il tuo successo di leader

successo di leader

Foto di Med Ahabchane da Pixabay

Forse non sei così consapevole del fatto che ogni tuo collaboratore o dipendente desidera essere ascoltato. Con attenzione.
Vuole sentire la tua partecipazione e la tua empatia (anche se per pochi secondi).

Più percepisce il tuo reale interesse nei suoi confronti.
Più aumenta il suo desiderio di comunicare e di interagire con te (e più aumenterà la sua produttività).

Ascolta i tuoi collaboratori senza condizionamenti.

Ascolta i loro bisogni, le loro perplessità,
i loro dubbi, senti cosa vorrebbero cambiare, come possono aiutarti e …
poi agisci di conseguenza, sempre mantenendo la tua autonomia di pensiero e d’azione (guai a perderla!).

1. Se pensi che ascoltare sia facile, non ne conosci il vero significato.

2. Il 97% delle persone crede di essere un buon ascoltatore. In realtà sono solo “sentitori”.

3. Ascoltare in modo attivo è una skill fondamentale del leader di successo.

4. Il nostro ascolto è spesso distratto e prevenuto. Pronto a consigliare, giudicare, criticare, condannare .. ancor prima che le parole ci giungano all’orecchio.

 


 

5. Ricorda che … lo sciocco parla. Il saggio ascolta.

6. Meno parli, meno probabilità avrai di dire qualcosa di stupido.

7. Se sai ascoltare vuol dire che sei una persona sicura di te. Non ritieni di aver la soluzione per tutto e tutti. Non hai paura del confronto.

8. Hai notato? Desideriamo che gli altri ci ascoltino con attenzione ma non sappiamo, non riusciamo o non vogliamo fare altrettanto.

9. Ascoltare esprime interesse. Mostra rispetto. Riconosce il valore. Crea fiducia. Rafforza la connessione. Aumenta l’efficacia e l’efficienza.

10. Guadagni rispetto ascoltando (tanto). Lo perdi parlando (tanto).

11. Ascoltare è difficile quando ti senti dannatamente intelligente. Quando non hai tempo da perdere. Hai cose importanti da fare. Hai fretta.

 

 

12. Ricorda che alle persone piace essere ascoltate e comprese. Tanto quanto piace a te!

13. Ascoltare significa che sei disposto a scoprire che forse stai sbagliando o non stai andando nella giusta direzione.

14. Se sei disposto a metterti in discussione e cerchi costantemente evoluzione e crescita vuol dire che sei … un vero leader.

15. La differenza tra ascoltare e sentire è enorme. Il vero ascolto è la volontà di lasciare che l’altra persona ti cambi.” Alan Alda

16.La maggior parte delle persone non ascolta con l’intento di capire; ascoltano con l’intento di rispondere.” Stephen R. Covey

Successo di leader: impara a prestare vero ascolto a quello che dicono i collaboratori o colleghi.
Diventerai il loro punto di riferimento.
Importante e irrinunciabile.

8 segnali che sei arrogante e presuntuoso sul lavoro – e forse non lo sai neppure – 2

arrogante al lavoro

Foto di Vitabello da Pixabay

4. Quando sei un “rullo compressore”..sei  arrogante sul lavoro!

Non lasci mai che altre persone intervengano,
sei un “trattore della conversazione”, ritieni che ciò che hai da dire sia più importante.

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Non c’è davvero niente di più avvilente per le persone.
Fai uno sforzo consapevole per ascoltare.
Tanto quanto parli.

Non dovresti sentire il bisogno di dover sottolineare -tutte le volte- quanto tu sia fantastico.
Sfruttare ogni occasione per metterti in buona luce.
Sminuire una persona davanti al capo o ai colleghi.

Quando interrompi significa che hai poca considerazione per l’opinione altrui.
Spesso questa necessità deriva dal bisogno di sentirsi ascoltati.
Trovare convalida per i propri pensieri.

Le persone sicure lasciano parlare gli altri.
Sono rispettose.

5. Non accetti i feedback

La persona sicura accetta critiche costruttive.
Sa che può sempre migliorare.
Non deve sempre dimostrare di avere ragione. È flessibile e non sente il bisogno di chiedere che le cose vengano fatte a modo suo.

La persona arrogante sul lavoro, invece, ha difficoltà ad accettare feedback.
Adotta l’approccio “tutto deve essere fatto a modo mio”.
Ha difficoltà a riflettere se stesso. A guardarsi allo specchio.
Vedersi per quello che è veramente.

Se ti ci ritrovi, fai un passo indietro e rivaluta la tua risposta al feedback.
 


 

6. Se fai di tutto per avere ragione..sei arrogante sul lavoro

Non puoi accettare di sbagliare!
Fai di tutto per avere ragione. E poi te ne vanti!

Ritieni che il tuo contributo sia il più importante.
E se qualcuno non è d’accordo, lo vedi come mancanza di rispetto.
Un attacco personale.

Se tu fossi una persona -davvero- sicura di te non avresti paura di ascoltare.
Discutere opinioni diverse.

7. Hai problemi a costruire relazioni

E come potrebbe essere altrimenti?
… la superbia e l’arroganza allontanano le persone.
Il tuo approccio sta “uccidendo” le relazioni nel nome del successo e l’auto-gratificazione.

Pensa alle persone che non ti piacciono sul lavoro. Li consideri una minaccia per il tuo mondo perfetto?

Non puoi tollerare le persone che mostrano segni di fallibilità.
Se qualcuno non si assumere la responsabilità di una situazione, ti risenti e disprezzi tale persona.

8. Proteggi la tua inferiorità con un complesso di superiorità

La persona sicura si comporta in modo caloroso e amichevole con gli altri.
Non richiede una costante convalida da parte degli altri.
Non si preoccupa eccessivamente di come sarà giudicato.

La persona arrogante sul lavoro ha sempre un tallone d’Achille.
Non vuole essere scoperta.
Indossa spesso la “maschera” dell’invincibilità, per proteggere la sua vulnerabilità.
 

 
Fai attenzione … il falso carisma è facilmente riconosciuto.
Non puoi sostenerlo per così tanto tempo.

In conclusione,
lavorando sul tuo approccio puoi valorizzare e sfruttare veramente le tue potenzialità.
Puoi lavorare meglio con i colleghi o con il team.
Evitando inutili conflitti.

Per sopravvivere nella giungla dei rapporti personali sul lavoro, la cosa migliore è mantenere un atteggiamento professionale. Un comportamento equilibrato con tutti.

8 segnali che sei arrogante e presuntuoso al lavoro – e forse non lo sai neppure – 1

arrogante al lavoro

Foto di Vitabello da Pixabay

Ci abbiamo a che fare già dal mattino presto …. siamo in coda in auto e ci tagliano la strada insultandoci … la sera quando prendiamo i mezzi pubblici, ci strattonano e scavalcano.
A chi piace relazionarsi con le persone arroganti?
Nonostante gli arroganti non piacciano proprio a nessuno, il mondo ne è pieno. Ci abbiamo a che fare tutti i (santi) giorni.

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Ci sono varie sfaccettature dell’arroganza.
Alcune sono sottili e poco eclatanti. Poco visibili.
Ogni tanto è facile scivolare in atteggiamenti arroganti e spocchiosi.
Prenditi un minuto per pensare .. non è che, anche tu, ti stai comportando in modo prepotente e altezzoso?

Ecco 8 segnali che sei arrogante e presuntuoso al lavoro … e forse non ti rendi nemmeno conto che lo stai facendo:

 

1. Ti concentri solo-e-sempre su te stesso

Ti comporti in modo arrogante al lavoro quando ignori completamente gli altri.
Fingi “di non vederli”. Non dai peso alle loro parole.

Se hai una scadenza imminente,
riversi sull’altro lo stress e l’ansia di portare a termine (il prima possibile) l’incarico.
“Voglio …”, “Ho bisogno …” “Devo avere …”
sono i tuoi verbi preferiti.

Se c’è una discussione o una riunione, vuoi che la discussione riguardi te.
L’attenzione di tutti deve essere su di te.
Tutti devono -ovviamente- essere d’accordo con la tua opinione.
Non hai considerazione per il lavoro degli altri.

Alla domanda “Puoi farlo?” Dici sempre SI.
Credi di essere migliore.
Per l’apparenza, l’intelligenza o per la tua posizione.

Se fossi davvero una persona sicura invece … non esiteresti a lodare e dare credito agli altri.
Non ti sentiresti sminuito quando riconosci i risultati altrui.

2. Sei il maestro dei complimenti “al rovescio”

“Bella presentazione! Molto meglio di quella della settimana scorsa.”
“Che belle unghie? Non sembrano neanche finte!”

Potresti pensare di lodare gli altri.
Tuttavia, vale la pena di riflettere per essere sicuro di non fare troppi complimenti “al rovescio”.

Hai le intenzioni di offrire un apprezzamento … ma stai sbagliando tutto!

Quando fai un complimento, rimani concentrato solo sugli aspetti positivi…
altrimenti sembrerai un cretino, uno snob.
Oppure lo sai … e sei solo un po’ stronzo?

3. Essere arrogante al lavoro: ascolti .. ma poi prendi lo spunto per parlare di te

“Strano! Non mi è mai successo ma ricordo che…”
“So bene cosa provi. Anche a me è successo che …”
“E io? Cosa dovrei dire? Settimana scorsa stavo …“

Sei partito bene, con la buona intenzione di ascoltare la frustrazione o il problema del tuo collega,
ma purtroppo adesso sei partito per la tua tangente,
stai parlando al posto dell’altro.

Hai preso spunto dalle sue parole per parlare di te.
Ancora e sempre di te …

Al tuo collega (che ha appena ricevuto un feeback-cazzotto dal tuo capo) probabilmente non sarà di alcun conforto sapere che la lavanderia ti ha rovinato il tuo pullover di cachemire preferito.

Una cosa è dimostrare empatia,
un’altra è equiparare le tue esperienze, in particolare quando non sono affatto rilevanti per l’altra persona.
Concentrati invece sull’ascolto attivo.
Questo è davvero tutto ciò di cui la persona ha bisogno.

Demotivazione sul lavoro: come affrontare un collaboratore stanco e scoraggiato

demotivazione sul lavoro

A volte,
succede che un collaboratore attraversi un periodo delicato o di fragilità. Di demotivazione sul lavoro.

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Quando il periodo si fa lungo, il rapporto diventa sempre più faticoso e stressante per tutti.
Si crea un’atmosfera pesante e influenza negativamente anche il resto del team.

La situazione rischia di diventare ingestibile e sfiancante.
Che peccato!

Anche perché il collaboratore o dipendente in questione (magari) ha sempre lavorato bene e con profitto.
I suoi risultati, fino a poco tempo prima, apprezzabili adesso sono imbarazzanti.

Il suo rendimento si è bloccato.
Fa il “compitino”. Si limita a esaudire le richieste. “Tira la chiusura”.
Questa percezione influenza il suo atteggiamento e la produttività.

Vediamo i punti chiave per approcciare la demotivazione sul lavoro:

1. Se vuoi “salvare” il rapporto devi consapevolizzare che ti prenderà tempo e (soprattutto) energie.

2. L’emotività è cattiva consigliera. Se, al momento, non sei in grado di gestire e controllare la tua reattività, prendi tempo.

3. Utilizza feedback negativi lontano da occhi indiscreti. In privato e a quattr’occhi.

4. Se ti senti teso e nervoso ricorda che il tuo collaboratore lo sarà ancora di più (sapendo il motivo della convocazione).

5. Evita di partire con un’osservazione positiva sulla persona, tanto per “addolcire la pillola”. Susciteresti immediatamente ancor più chiusura. Vai dritto al punto!

 

 

6. Meglio evitare tutte le esortazioni all’ottimismo, il classico consiglio di “tirarsi su” o slogan motivazionali presi in prestito dal web.

7. Parla poco ed evita prediche.Certe prediche mi fanno venir voglia di commettere i peccati che condannano.” Scrive Roberto Gervaso

8. Ricorda … dire a un demotivato di “tirarsi su” è come dire a una persona con una gamba rotta di alzarsi e di camminare.

9. Evita l’atteggiamento tipo “Io avrei fatto …”, “Io avrei detto…”, “Se …ma…”.

10. Permetti alla persona di spiegarsi. Ascolta senza giudicare e interrompere. Anche se non ti piace quello che dice.

11. Focus sulle azioni non sulla persona. Concentrati solo sulla prestazione. Evita attacchi personali o commenti sulla persona.

 


 

13. Commenta un comportamento specifico. Evita parole generiche tipo OGNI VOLTA, SEMPRE, MAI.

14. Devi essere chiaro su cosa/dove/quando. Spiega le azioni fatte, i comportamenti avuti o le cose dette.

15. Non mortificare la persona. Può avere (forse) un effetto immediato ma perde velocemente la sua efficacia.

16. Riafferma la fiducia nella persona e nelle sue capacità. Poi chiudi la questione. Non ripeterti, perdi incisività.

17. Evita approcci via e-mail. Il feedback motivazionale si fa guardandosi negli occhi.

Non nutrire rancore verso la persona.
Rischi di infilarti in un tunnel di rinfacci reciproci.

Il tuo obiettivo è “recuperare” il più velocemente possibile un collaboratore produttivo

Quando si tratta di demotivazione sul lavoro non stabilire un vincitore e un vinto.
Se “l’operazione di recupero” non avviene, avete perso qualcosa entrambi!

Che tu sia manager, piccolo imprenditore o responsabile di un piccolo team, di questi tempi,
una delle sfide più grandi per chi, come te, si trova a gestire un gruppo di collaboratori è tenere alto il morale della “truppa”.

Le persone oggi possono determinare il successo o l’insuccesso della tua attività!

Ricorda che …
se impari a muovere a critiche costruttive bilanciando garbo e autorità,
aumenterai il tuo rispetto. La tua credibilità e la produttività delle persone che ti circondano.