Il mio libro “Autorevolezza”: da settembre su Amazon

libro di ferrarelli

Strategie e tecniche per diventare il riferimento carismatico dei tuoi collaboratori e colleghi.

 

A settembre su Amazon (cartaceo e digitale)

 

Che tu sia manager di una multinazionale, il piccolo imprenditore della tua zona,
un professionista con il suo studio ben avviato,
lo store manager del centro, un quadro aziendale,
il coordinatore con il suo piccolo team,

che il tuo team sia di 2 o 20 collaboratori, poco importa …
trasmettere forza, autorevolezza, utilizzare una comunicazione efficace, è una sfida che può risultare ostica e faticosa.

Da cui rischiamo di uscirne perdenti!

Il mio proposito di coach è allenare i tuoi “muscoli caratteriali”: la fiducia, l’intraprendenza e la determinazione.

Questo libro è un valido spunto per darti tutti gli strumenti che servono per potenziare le tue doti personali, migliorare la tua comunicazione,
i tuoi rapporti interpersonali, il tuo carisma,
il rispetto dei tuoi collaboratori e dei tuoi colleghi.

Spesso, chi gestisce (oppure ha intenzione di farlo) un team non ha completa coscienza delle difficoltà. Pochi si pongono domande su come ottimizzare e gestire al meglio i propri collaboratori.

È a queste domande che cercherò di darti soluzioni pratiche.

Buone vacanze


 

I servizi di coaching sono sospesi per la pausa estiva.
Riprenderanno lunedì 6 settembre.

BUONE VACANZE A TUTTI!

Michele

 

 

 

Come essere leader in tempi difficili: 8 spunti da mettere in pratica

come essere leader

Foto di Florin Radu da Pixabay

Siamo tutti impreparati ad affrontare questa nuova situazione socio-economica.

Ignoriamo o sottovalutiamo il cambiamento.
oppure reagiamo male di fronte alle difficoltà che incontriamo.

A volte con eccessivo entusiasmo e smisurata fiducia, oppure al contrario…
troppa benevolenza e scarsa intraprendenza.

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Come essere leader?
È necessario guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle mansioni da gestire.

Devi andare oltre a distribuire incarichi,
inviare messaggi di posta elettronica e assicurarti che ognuno faccia il suo lavoro.

La vera leadership viene da chi sei,
non solo da quello che dici o fai.

Ecco come essere leader in questo momento così particolare:

1. Dai speranza

L’ignoto crea disagio.
Nei momenti difficili, di cambiamenti organizzativi o di gestione,
mostrare speranza è fondamentale.

I tuoi collaboratori vogliono sapere che c’è un futuro.

Non si tratta semplicemente di copiare “le mosse” di un concorrente o creare nuovi processi aziendali rispetto al passato,
ma avere una “visione” che va oltre.

Le persone vogliono esser certe che c’è una meta.
Vogliono sapere dove-si-deve-andare.
Devi mostrare una visione, motivare e ispirare le persone a seguirti.

Un gruppo con un leader indeciso non ha direzione.
Un team senza direzione,
è sopraffatto da incertezza e paralisi.

2. Resta calmo e freddo anche sotto pressione

In questi tempi così caotici,
può essere difficile trasmettere stabilità e sicurezza.
 


 
Il tuo team ha bisogno di rassicurazioni, vuole sapere che hai una presa salda sul timone, anche nel bel mezzo di una tempesta.

3. “Tira” fuori il meglio dalle persone

Non parlare sempre di quello che i tuoi collaboratori non riescono a fare.

Concentrati piuttosto sui loro punti di forza,
aiuta (davvero) i tuoi collaboratori ad avere successo.

Porta pazienza,
e sfrutta ogni opportunità per aiutare il tuo team a crescere e svilupparsi.

Anche quando sbagliano, dai tempo,
concedi altri tentativi. Dagli errori arrivano i miglioramenti.

Chiediti spesso:

  • “Sto facendo il meglio per il mio team?”
  • “Come posso aggiungere valore?”

4. Ascolta con attenzione

In tempi di cambiamento, potresti sentirti spinto in molte direzioni, più del solito.

Ascolta le persone che ti circondano.
Meno sei isolato come leader, meglio è.

Fai un check ogni giorno, anche se non l’hai fatto prima.
Assicurati di chiedere al tuo team: ‘Cosa posso fare per supportarti?’
Ascolta le risposte.
 


 
È importante che le persone che stanno attraversando il cambiamento si sentano come se avessero voce in capitolo.

Dovresti dedicare tanto tempo all’ascolto dei dipendenti,
quanto agli aggiornamenti.

5. Interessati (davvero) alle persone

Occupati del tuo team come fossero … persone!

Questo non significa che devi coccolarle o adularle ma semplicemente “entrare in contatto” (anche) a livello personale.
I grandi leader si preoccupano della “loro gente”.

I tuoi collaboratori devono sapere di poter contare su di te nel momento del bisogno.

Mostrati come qualcuno che ha (veramente) a cuore le persone,
che vuole costruire un impatto positivo nella vita degli altri.

6. Dimostra integrità …

Dimostra correttezza e onestà.
In tutto quello che fai.

Devi comportarti in maniera coerente e affidabile, essere trasparente quando si tratta di etica e valori.

Non devi desiderare di “avere ragione”,
ma piuttosto di “fare la cosa giusta”.

… fiducia …

La fiducia è uno dei pilastri fondamentali della leadership.
Le persone non tollerano la disonestà.

Quando la fiducia è persa, non può più essere recuperata.
Fiducia, comunicazione, sostegno e rispetto sono alla base di tutte le relazioni solide e ben funzionanti (anche personali).
 


 
La capacità di fidarsi è essenziale e non puoi permetterti di darla per scontata.
La fiducia è influenzata più dalle azioni che dalle parole.

Solo se le tue azioni saranno coerenti con le tue parole,
le persone avranno fiducia in te.
Nella tua leadership.

La costruzione richiede tempo, la distruzione pochi secondi.

… credibilità e autenticità.

La credibilità è un attributo di leadership importante in qualsiasi situazione, ma in un periodo di cambiamenti diventa ancora più critica.

La trasparenza è essenziale.
Se manca, cresce l’immaginazione, le voci si agitano, si riduce la produttività e il morale.

Assicurati che le persone siano informate su ciò che è importante fare/non fare,
su-cosa è necessario spostare l’attenzione.

7. Come essere leader: bilancia forza e umiltà

Leadership è un delicato equilibrio di vera fiducia e genuina umiltà.

Un grande leader non dimentica mai da dove è venuto.
Non si prende troppo sul serio.

Non considerare il tuo successo come il risultato di uno sforzo solitario ma riconosci il contributo di tutta la tua squadra.

8. Focus sul risultato

Resta concentrato –con tutte le tue energie– sul risultato.
Non farti fregare dalla tentazione di essere dispersivo, allentando così la presa dall’obiettivo.

Inquadra il bersaglio.
Resta determinato, fai i sacrifici necessari per raggiungere lo scopo.

Come essere leader: non ti scoraggiare, trova soluzioni ai problemi

Mantieni un atteggiamento vincente,
supera le difficoltà e prosegui nel cammino per la realizzazione dei tuoi obiettivi.

Come essere leader: titoli e competenze non bastano.

Requisiti e preparazioni sono importanti,
ma non darli per scontati.

Se essere un leader è una delle tue aspirazioni, inizia a chiederti, in totale onestà:
“Perché le persone dovrebbero seguirmi?”.
Te lo sei mai chiesto?

Raggiungere gli obiettivi ha il suo prezzo: 13 citazioni lo ricordano

raggiungere gli obiettivi

Foto di Marcus Aurelius da Pexels

Sono poche le persone disposte ad accettare il disagio (e il sacrificio) necessario per raggiungere i loro obiettivi.

Desiderare il successo professionale non basta,
soprattutto se non sei disposto a fare i sacrifici necessari.

Non ti sorprendere.
Non c’è niente di nuovo, è vecchio quanto il mondo.

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Il successo non è in vendita e … il pagamento è anticipato

Se vuoi diventare un atleta professionista devi pagarne il prezzo. Potrai guadagnare milioni ma dovrai allenarti per anni più duramente di quanto faccia la maggior parte delle persone.

Se vuoi diventare un avvocato di grido devi pagarne il prezzo. Passerai anni con il naso sui libri (per non parlare dei fine settimana quando la maggior parte dei tuoi amici è impegnata a organizza i weekend al mare)

Se vuoi diventare un fotografo top nel settore della moda devi pagarne il prezzo. Non è per tutti.
Ma vuoi mettere la gratificazione di guadagnare da vivere (e più) con la tua passione!

Qualunque sia l’obiettivo che scegli di perseguire,
(al tuo livello, piccolo o grande non importa)

… devi pagarne il prezzo.

Non è garantito che realizzerai tutti i tuoi desideri,
se sei coraggioso e persegui i tuoi sogni,
e supererai i momenti di delusione … potresti farcela,
piuttosto che conformarti a una vita di cui (alla fine) potresti rammaricarti.

Se vuoi raggiungere i tuoi obiettivi dovrai fare delle scelte che non saranno necessariamente gratificanti,
soprattutto all’inizio.

Ecco 13 frasi celebri per ricordarti che il “successo” ha sempre un prezzo da pagare.

“Se non c’è un prezzo da pagare,

allora non ha valore.”

Albert Einstein

“Non cadere nell’errore di abbandonare un’idea solo perché incontra delle resistenze iniziali.”

Seth Godin

“Ogni volta che il mondo vede una persona di successo, nota solo la gloria pubblica, e mai i sacrifici fatti in privato per raggiungerla”

Vaibhav Shah


 

 

“Non ho altro da offrire che sangue, fatica,

lacrime e sudore.”

Winston Churchill

“Il successo è come qualsiasi altra cosa di valore: ha un prezzo. Devi pagare quel prezzo per vincere, lo devi pagare per raggiungere il punto in cui il successo diventa possibile. Ma soprattutto devi pagare quel prezzo per restare una persona di successo.”

Vince Lombardi

“È importante lavorare assaporando il gusto di ciò che fai. Il sacrificio passa inosservato se fai le cose con slancio ed entusiasmo.”

Alex Zanardi

“Impegnarsi vuol dire soprattutto rischiare.

Non solo la vita, ma la propria serenità.”

Roberto Saviano

“Quando ho pregato per il successo, mi sono dimenticato di chiedere anche un buon sonno e una buona digestione.

Mason Cooley

“Le tue idee non ti renderanno ricco e famoso.

Saranno il duro lavoro e le tue abilità che lo faranno.”

Elon Musk


 

 

“Il successo è la somma di piccoli sforzi,

ripetuti giorno dopo giorno.”

Robert Collier

“Raggiungere un obiettivo ha un prezzo:

il rischio di fallire.”

Diego Agostini

“Il dizionario è l’unico posto dove successo viene prima di sudore.”

Vince Lombardi

“Alcune persone sognano il successo…

mentre altre si svegliano e lavorano sodo.”

Anonimo

11 credenze sul percorso di personal coaching da sfatare. Subito.

Ci sono molte idee preconcette sul coaching.
Alcuni di queste sono infondate. Veri e propri miti.

Sono tante le convinzioni la cui credibilità si basa non su chi, ma su quanti ne parlano.
Queste opinioni si sono diffuse fino a radicarsi.

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Ecco le principali credenze sul percorso di personal coaching che andrebbero sfatate. Subito.

1. “Non ho problemi. Sto lavorando bene. davvero. Non ho bisogno di un coach.”

Benissimo. Sono contento per te!

Anche se stai lavorando bene, il coaching non si concentra sui problemi e le difficoltà ma piuttosto sullo sviluppo delle potenzialità.

Il coaching è una formazione individuale all’avanguardia ideale se desideri qualcosa di più (più responsabilità, un livello più alto di efficacia come team leader o responsabile, un migliore equilibrio lavoro-privato ecc.).

Lavorare con un coach professionista (riservato e non giudicante) al di fuori della tua organizzazione può aiutarti a raggiungere i tuoi obiettivi in meno tempo e meno dispendio di risorse.

2. “Ho delle domande e il coach mi dà le risposte.”

Esattamente il contrario.

Come coach ti pongo domande per aiutarti a scoprire e trovare le risposte “dentro di te”.
Una domanda ben ponderata può essere un valore immenso.

Il coaching non è consulenza.
Sei tu che devi rispondere alle domande.

Piuttosto che dirti cosa fare utilizzo vari approcci per tirare fuori le soluzioni dal “tuo interno”.

3. “Ho delle domande e il coach mi dà dei consigli”

Il coaching non comporta il dare consigli.
 


 
Piuttosto, si basa sul presupposto che le persone siano naturalmente creative,
e siano in grado di ottenere risultati migliori.

4. “Voglio risposte, voglio sapere cosa-fare e non sentirmi rivolgere domande.”

Le risposte sono dappertutto.
Non avrai problemi a recuperarle. Ti basta digitare.

E infatti ne trovi tante. Tantissime.
Purtroppo … le conosci già.

Le risposte che trovi sono generiche e tutt’altro che significative.
Il problema che (spesso) sono risposte standard e poco personalizzate.
Generiche e poco incisive.

Ecco perché è necessario un approccio individuale personalizzato sulle basi delle tue necessità.
Il percorso di personal coaching. Appunto.

5. “Posso semplicemente parlare con il mio migliore amico.”

A volte, un caro amico è la persona migliore per aiutarti a scavallare una situazione delicata.

Ma sarà difficile per lui/lei essere imparziale.
Non ti farà le domande difficili che “devono essere fatte”.

Il coach riuscirà a far emergere l’efficace prospettiva di un professionista,
non coinvolto e non giudicante,
e per questo più efficiente.

6. “Il coaching per essere efficace necessita di molto tempo”

La realtà è esattamente l’opposto.
 


 
Se parliamo di obiettivi specifici il coaching è molto efficace in “dosi” brevi e mirate.

Ovviamente è irragionevole proporre miglioramenti importanti in un paio sessioni di coaching!

Per un obiettivo ampio e complesso (come potenziare la leadership e la comunicazione) è necessario discutere insieme la durata e la pianificazione.

7. “Il personal coaching è costoso. È solo per grandi manager, atleti e professionisti famosi.”

Potrebbe essere vero per alcuni coach altamente specializzati o molto famosi,
ma certamente non per tutti.

Nella mia esperienza, il costo non rientra nelle “resistenze”, perché le persone lo vedono come un investimento su loro stesse.

Il focus è sulla crescita e lo sviluppo degli obiettivi personali.

8. Personal coaching è una specie di terapia

Questo è causa dei molti malintesi e danni d’immagine che ha subito il coaching nel corso degli anni.

È importante essere chiari …
l’analisi dei traumi passati esula dall’attività di coaching, che si basa prevalentemente sul presente e ciò che sarà il futuro.

Personalmente non propongo terapie, non curo disturbi o problemi psicologici.

Nel mio lavoro, se e quando è il caso, mi avvalgo della collaborazione e del supporto di colleghi professionisti (psicologo, psicoterapeuta, ecc..)

9. Il coaching non produce risultati

Il coaching è ottenere risultati!

Il percorso di personal coaching comporta la definizione e la pianificazione (di tutti i passi intermedi utili al raggiungimento) degli obiettivi.

Non si può parlare di coaching senza parlare di risultati.

8 segnali evidenti che il colloquio di lavoro è andato male

colloquio di lavoro è andato male

Foto di Alena Darmel da Pexels

Hai la sensazione che il colloquio di lavoro è andato male?
Almeno non come speravi?
Hai notato qualche segnale “strano” ma non sai come interpretarlo?

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Tieni presente che avrai la certezza solo quando riceverai la risposta.
Magari hai già chiuso (mentalmente) la questione e poi ricevi la mail che ti invita al secondo colloquio.

Vediamo insieme 8 segnali che potrebbero (sottolineo potrebbero) indicare che il colloquio di lavoro è andato male.

1. Non devi dedurre: te l’hanno detto esplicitamente

Non capita spesso. È raro ma può accadere.
Gli intervistatori ti ha detto apertamente che hanno dubbi sulla tua esperienza o sulle risposte che hai dato.

Non farti prendere dal panico. Non è così terribile come pensi. Anzi.
Il 95% delle volte non te lo dicono e ti scartano. Senza appello.

In questo caso,
per lo meno ti stanno dando la possibilità di spiegare o fornire maggiori informazioni.

Se l’intervista è terminata senza che tu abbia dato le “spiegazioni” del caso è probabile che la tua carriera in quell’azienda non decollerà mai.

2. Continuano a “battere” sugli stessi punti

Gli intervistatori hanno dei dubbi.
Hanno esaminato più volte il tuo curriculum o ti hanno chiesto (prendendo ogni volta angolature diverse) del tuo “buco” nel CV o del motivo per cui hai lasciato il lavoro precedente.

Di solito è un segnale che il colloquio è “ballerino” e non li hai tranquillizzati,
almeno non ancora.

Come detto prima,
se hai la possibilità di spiegarlo in dettaglio è una buona cosa.

Non essere evasivo e vago. Questo tipo di risposte devono essere chiarificatrici e specifiche.
Non pensare di metterli via con una battuta e un sorriso di circostanza.

3. Non ti hanno prestato attenzione

Se un intervistatore è entusiasta di quello che stai dicendo,
deduco che sorriderà (almeno un po’), annuirà con la testa e mostrerà interesse per le risposte che stai dando.
 


 
Al contrario, se invece, ti accorgi che è presente fisicamente (ma è da qualche altra parte mentalmente),
non sorride, mostra una bassa energia, sembra essere disinteressato alla tua conversazione,
potrebbe essere un chiaro segnale di disinteresse verso la tua candidatura.

4. L’intervista che si conclude presto è un segnale che il colloquio di lavoro è andato male

Il colloquio è durato poco?
Ti sono sembrati frettolosi?

Se è vero che un colloquio “va lungo” è un buon segnale,
è altrettanto vero che un colloquio che si conclude prima del previsto non lo è.

Ma come tutti questi indicatori, possono esserci delle eccezioni.

Forse i selezionatori erano in forte ritardo sulla tabella di marcia,
oppure avevano già deciso che il tuo profilo era così interessante e non avevano il bisogno di trascinare inutilmente la prima intervista.

5. Non ti hanno parlato dei passaggi successivi

Alla fine dell’intervista non ti hanno fornito alcuna informazione su come si svilupperà il processo di selezione. Quando prenderanno una decisione di assunzione o cosa puoi aspettarti una volta che la conversazione sarà terminata.

Questo segnale è da prendere con cautela.
Potrebbe significare che ti hanno “bocciato”, non hanno bisogno di entrare nei dettagli, si siano semplicemente dimenticati o non lo sappiano ancora (il che non depone a favore della professionalità dell’azienda).

6. Non hai avuto l’opportunità di fare domande

Se un intervistatore interrompe l’intervista senza darti l’opportunità di rispondere alle tue domande,
potrebbe aver già deciso di continuare la ricerca.
 


 
Le interviste sono a “doppio senso”. Consentono a entrambe le parti di saperne di più dell’altra.

Può anche accadere che ti hanno dato la possibilità di porre domande ma il tuo intervistatore abbia risposto in modo vago, anche questo non depone a favore della tua candidatura.

7. Non hanno fatto molti sforzi per “venderti” la posizione o l’azienda

Hanno parlato delle tue prospettive future in azienda?
Hanno condiviso informazioni sull’organizzazione o sulla posizione?

Di solito, se un colloquio sta andando bene, i selezionatori cercheranno di “venderti” l’azienda e la posizione.

Vogliono attrarti … proprio come stai cercando di fare tu nei loro confronti.

Desiderano parlarti del futuro, renderti entusiasta e condividere le opportunità che avresti se ti unissi a loro.

8. Non hanno chiesto la tua disponibilità

Hanno chiesto quando potevi iniziare?
Hanno domandato se stai facendo colloqui con altre aziende?
Quando potresti lasciare la tua attuale azienda?
No. Ahi!

Tieni presente che non ti verrà sempre chiesto al primo colloquio,
quindi non farti prendere dal batticuore se non lo hanno fatto.

E se lo hanno fatto, è un bel segnale che il colloquio è andato bene!
 


 
Ecco i segnali che potrebbero indicare come l’intervista di lavoro non è andata come speravi.

Prenditi un minuto per sentirti deluso. È del tutto normale.

Non essere troppo duro con te stesso, e c’è ancora la possibilità che la tua intervista sia andata meglio di quanto speravi.

Invia una e-mail di ringraziamento, a prescindere da come pensi sia andato il colloquio.

Rifletti sulle risposte che hai dato. Scrivi alcune note su cosa potresti fare in modo diverso nelle eventuali interviste future.

Ogni intervista è un’opportunità di miglioramento.
Sii sempre pronto a sfruttare al massimo qualsiasi opportunità ti si presenterà.
Nuovamente.

Grande comunicatore: come ascoltare ciò che non viene detto

grande comunicatore

La comunicazione si può dividere (sommariamente) in due parti.
Ciò che si dice e ciò che non “viene detto”.

Peter F. Drucker ha detto: “Gli ascoltatori empatici possono udire persino ciò che viene detto in silenzio. La cosa più importante nella comunicazione è ascoltare ciò che non viene detto“.

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Come essere un grande comunicatore?
Come puoi sentire ciò che non viene detto?

Più entri nel “mondo” dell’altro, più lasci “fuori” la tua storia.
Troppo spesso commetti l’errore di riempire “ciò che non viene detto” con la tua esperienza.

Per essere sicuro di “sentire bene”, dovresti osservare con attenzione,
non concentrarti solo sulle parole ma ascoltare anche (e soprattutto) “ciò che non viene detto”,

Diventare un grande comunicatore, un bravo “lettore”, richiede tempo ed esperienza.

Concentrati sulla persona

Parla poco.
Non pensare alla tua risposta.
Non cercare di immaginare come risponderai.

Evita di interrompere o finire le frasi.
Dai alla persona tutta la tua attenzione.

Lascia che parli al suo ritmo,
che faccia delle pause, e pensi.

Usa tutti i tuoi sensi per “ascoltare”

Immagina di chiudere gli occhi e “sentire” la persona mentre parla.

Controlla il linguaggio del suo corpo quando condivide ciò che le sta accadendo.

Immagina cosa sta succedendo “dentro di lei”.

Evita le distrazioni

Ascolta la persona per mostrare che davvero vuoi sentire quello che ha da dire.
 


 
Spegni il telefono.
Non scarabocchiare.
Non guardare fuori dalla finestra.

Evita i pregiudizi personali

Siamo traboccanti di pregiudizi, opinioni, impressioni, giudizi.
Non possiamo evitarlo.

L’unico modo per evitare i pregiudizi personali è esserne consapevoli.

Il grande comunicatore cerca di essere il più possibile imparziale.
“Svuota” la mente.

Ascolta

Non limitarti a sentire le parole.

Osserva il linguaggio del corpo della persona e nota eventuali incongruenze tra ciò che dice e i suoi messaggi non verbali.

Nell’esempio del post precedente il nuovo leader ha notato che le espressioni facciali erano più di antipatia che di soddisfazione.

“Ascolta” le emozioni.

Prova a immaginare quale valore e quale emozione “c’è sotto”.

Comprendere le emozioni e i valori della persona ti aiuterà a capire meglio “ciò che non viene detto”.

“Ascolta” il livello di energia.

Le parole sono concilianti ma il suo viso dice altro?
Parla velocemente?
Potrebbe essere ansiosa o arrabbiata?
 


 
Senti entusiasmo? Ci sono molte esitazioni?
Qual è il suo livello di energia? È autentica?
C’è troppo vigore?

“Ascolta” il volume e il tono.

Le parole potrebbero non trasmettere il reale messaggio,
il volume e il tono possono darti indizi importanti su ciò che la persona è riluttante a condividere.

Il tono è arrabbiato, tranquillo, seduttivo o sarcastico?

Fai domande per comprendere al meglio

Fai domande per assicurarti di aver capito il messaggio.

Le domande dovrebbero essere neutre e senza giudizio.

“Ma cosa hai fatto?” non è certo un buon modo per mantenere aperta la conversazione.
“Dimmi di più su …” è molto più efficace. È un invito a rivelare di più.

Se ti interroghi sulla veridicità di un’affermazione, chiedi alla persona di dirti di più o di spiegare la parte che ti sembra confusa/poco chiara.

  • “Qualcosa non mi torna (affermazione, risposta, gesto, ecc.). Quando …  (fai notare ciò che ti sembra dissonante) mi hai confuso”.
  • “Cosa non mi stai dicendo?” o “Sento che mi manca un pezzo del puzzle. Cosa potrebbe essere?”
  • “Sento che qualcosa ti preoccupa. Sono disponibile ad ascoltare ciò che hai da dirmi”.
  • “Non voglio fraintendere. Ho notato che ti intristivi mentre mi raccontavi quello che ti è successo. Lo hai descritto come una cosa piacevole. Di cosa si tratta?”
  • “Voglio essere sicuro di aver sentito quello che hai appena detto … (parafrasare quello che hai sentito).”
  • “Ho capito che …. È corretto?”
  • “Ecco cosa mi ha colpito di più…”

Mettiti nei suoi panni

Cerca di capire la situazione dal punto di vista dell’altra persona.
 


 
Quali sono le sue preoccupazioni, paure ed esperienze?
Come può il suo passato influire sulla discussione di oggi?

Non saltare alle tue conclusioni.

Sii curioso.
Invece di avere un’aspettativa su come andrà la discussione.
Sii aperto a ciò che l’altra persona desidera condividere.

Lasciati guidare dall’intuito se vuoi essere un grande comunicatore

Durante o dopo la conversazione, hai una strana sensazione allo stomaco?

La mente intuitiva è un dono sacro ma oggi veneriamo la razionalità, diceva Einstein.

L’istinto è la base. È la Voce della Natura. Seguire l’istinto significa mettere da parte non solo il parere degli altri, ma soprattutto il nostro.

L’intuito nasce prima che si formano le nostre idee, convinzioni e presupposti. È proprio questo che lo rende indispensabile.

Ascolta i suggerimenti che ti “sgorgano” nella testa quando stai per fare una scelta, è  il momento ideale per mettere da parte la razionalità e affidarsi all’istinto che ti suggerisce un’altra strada.

In conclusione …
essere un grande comunicatore, ascoltare ciò che non viene detto, vuol dire essere consapevole che la “fetta più grande” del messaggio passa attraverso il linguaggio corporeo.

Ciò che non diciamo è più importante di quello che diciamo.
La mimica facciale, gesti, posture e il tono della voce, possono cambiare di molto la tua percezione e la tua comunicazione.

Comunicazione efficace: ecco il segreto dei grandi leader

comunicazione efficace

Il nuovo team leader si è insediato da qualche settimana.
Desidera instaurare un clima di fiducia con i membri del suo team.

Ha indetto un’altra riunione per creare il tanto ricercato (e osannato) spirito di squadra.

Il team leader si è preparato. Si impegna. Ci crede.
Anche i collaboratori ci credono.
A parole.

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Se osservi con attenzione i segnali non verbali delle persone.
imparerai tanto dal linguaggio del corpo quanto dalle parole che sentirai.

Le persone ti “dicono” quanto siano interessate e disponibili,
anche se non dicono nulla.

Infatti … nonostante le frasi gentili e ben articolate,
inneggianti all’unità di squadra,
a lavorare come un’unità anziché come individui,
il non-verbale (se lo sai “leggere”) è stato abbastanza eloquente.

Un cenno occasionale. Una risatina. Gli occhi guardano fuori dalla finestra. Le unghie che rullano sullo schermo di uno smartphone. Un telefono fa vibrare il tavolo. Lo sguardo -impaziente- all’orologio sulla parete, braccia conserte, postura svogliata o sopracciglia alzate …

Tradotto? Nervosismo, disinteresse, disapprovazione, sospetto.

I messaggi non verbali il più delle volte non sono intenzionali e questo li rende autentici. Preziosi.

Alcune persone li inviano in modo sottile,
altre sono più facili “da leggere”.

Infatti in questa riunione, la più “anziana” ha parlato (a nome di tutto lo staff) di collaborazione e di partecipazione. Le parole erano rivolte al nuovo team leader … peccato che il corpo era rivolta verso qualcun altro. Nessun contatto visivo  esplicito.

Alcune persone sono abili a parlare.
Sembrano aperte quando in realtà sono poco disponibili.
Usano toni tranquilli. Spesso lusingano.
 


 
Tuttavia, dietro tante parole, se attendi che il fumo si dirada per vedere “l’arrosto”,
vedrai che spesso le persone stanno proteggendo il loro territorio,
pronti a tirarsi fuori o incolpare gli altri.

Il team leader dovrebbe imparare il segreto dei grandi leader

Ascoltare ciò che non viene detto!

Il linguaggio del corpo può mostrare l’incongruenza con le parole.
I segnali non sono in sintonia con ciò che si sta dicendo.

Se dici che sei felice ma i tuoi occhi sono freddi,
anche se la tua bocca sorride,
noi crediamo ai tuoi occhi.

Se scuoti la testa quando dici di sì,
noi crediamo alla tua testa,
non di certo alle belle e suadenti parole che hai usato.

Se dici: “Questo mese è stato terribile” se ascoltiamo solo le parole saremo dispiaciuti con te o per te.

Ma se dici: ” Questo mese è stato terribile” ma immediatamente sorridi e fai l’occhiolino supponiamo che sia stato un mese di vendite fantastico.

Come supervisore saper leggere i segnali non verbali è un’abilità fondamentale

La cosa più importante nella comunicazione è …
ascoltare ciò che non viene detto.

Ecco il segreto della comunicazione efficace … lo sanno bene gli uomini d’affari, manager, imprenditori.
I grandi leader.

Il non verbale è la forma di comunicazione più potente.
I migliori comunicatori sono sensibili al potere delle emozioni e dei pensieri espressi senza l’uso della parola.
 


 
Se sei occupato a pensare ciò che dirai,
non sarai mai in grado di ascoltare completamente ciò che l’altra persona sta dicendo, il tuo team, un cliente, ecc.

Ascoltare in modo attivo coinvolge non solo le orecchie,
ma anche gli occhi, la postura, tutto ciò che “ingloba” la persona.

I segnali non verbali sono la più potente forma di comunicazione efficace

Mettiamo molta attenzione alle parole che pronunciamo,
ma uno sguardo o un gesto possono dire molto di più.

Le espressioni facciali, il contatto con gli occhi, i gesti,
la postura e il tono della nostra voce trasmettono il nostro interesse,
la sincerità e la fiducia.

I grandi leader sanno che la capacità di comunicare è fondamentale. Il rapporto e la fiducia si costruiscono o si perdono proprio comunicando.

La comunicazione efficace non è solo parlare e ascoltare.
Osserva attentamente, diventerai un comunicatore migliore.

La prossima settimana potrai leggere come “ascoltare ciò che non viene detto”.

“Non ascolto gli altri perché sono smart e intelligente”… la trappola del leader

la trappola del leader

Foto di Vitabello da Pixabay

Lo stereotipo del leader efficace è facile da individuare …
avere tutte le risposte e sapere sempre esattamente cosa fare!

“Non lo so” è una delle frasi più difficili da dire.
Queste tre parole ci fanno sentire spesso inadeguati.

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È vero! Ma è anche pericoloso assumersi la responsabilità di tutte le risposte. È una vera e propria trappola del leader!

Non è necessario conoscere tutte le risposte,
basta saper porre le domande giuste.

La trappola del leader è pensare di disporre di tutte le risposte

Avere tutte le risposte a qualsiasi domanda,
problema o sfida.

Nessuna persona può sapere tutto o possiede tutte le risposte. Nessuno.
Se sei convinto che, come leader, è necessario conoscere tutte le risposte,
sei sulla rampa di lancio del fallimento.

Dovresti ascoltare gli altri.

Il leader di successo riconosce l’importanza dell’ascolto. Sa perfettamente che ascoltare può portargli importanti vantaggi competitivi.

Non sono pochi gli imprenditori di successo che dichiarano come ascoltare con attenzione i feedback negativi è stata una parte fondamentale della loro strategia.

Probabilmente non sarebbero arrivati dove sono senza il costante perfezionamento,
anche attraverso i feedback negativi che hanno ricevuto (e spesso ricercato).

L’ascolto è una parte fondamentale della comunicazione

Saper ascoltare ti consentirà anche di differenziarti,
dimostrare interesse ed empatia verso i tuoi collaboratori.

Costruire relazioni più solide e durature.

È importante (per i tuoi collaboratori) soddisfare il bisogno fondamentale di sentirsi valorizzati, contribuire con le loro idee,
sentire un senso di appartenenza e di responsabilità personale per quello che stanno facendo.

Naturalmente,
ci sono alcune circostanze (situazioni delicate, spettro del fallimento ecc..) in cui è necessario dare risposte immediate e indicare una visione.
Decidere un’azione decisiva. Univoca.

Dovresti ascoltare i tuoi collaboratori

Presta attenzione a quanto hanno da dirti,
non rimanere fermo sulle tue posizioni.

Guarda la differenza di approccio prima di iniziare una riunione: “entrare con la risposta già pronta” contrapposto a “entrare con l’intento di trovare la risposta (insieme).”

Dovresti essere un leader genuino e schietto, che valorizza i membri della tua squadra,
rispetta le idee e competenze del tuo team,
ascolta i suggerimenti prima di decidere su una nuova direzione o azione.

Non devi conoscere tutte le risposte.
È necessario imparare a porre le domande giuste. Evitare la trappola del leader saccente e so-tutto-io.i

Ecco 14 motivi perché non vuoi ascoltare (sbagliando) suggerimenti e consigli degli altri.

Non ascolto perché mi piace dare risposte alle persone.

Mi fa sentire importante.

Non ascolto perché la conoscenza è potere.

Se ho le risposte elevo il mio status.

Non ascolto perché non ho bisogno di sprecare il mio tempo prezioso. 


 

 

Non ascolto perché sono il capo e non ho bisogno di suggerimenti.

Non ascolto perché non ho bisogno di aiuto.

Posso fare tutto da solo.

Non ascolto perché tutto quello che ho davvero bisogno è che facciate quello che vi dico.

Non ascolto perché sono competente.

Molto competente.


 

 

Non ascolto chi ha meno esperienza della mia.

Non ascolto perché non mi piace né il messaggio né il messaggero.

Non ascolto chi non ha il quadro completo.

Non può capire!

Non ascolto chi non condivide le stesse mie responsabilità. Non può comprendere!

Non ascolto chi so che sicuramente non mi capirà. 


 

 

Non ascolto chi ha fallito.

Non ascolto perché sono l’esperto.

Un esperto non chiede. Mai.

Collaboratore sensibile: 11 spunti per approcciarlo con successo

collaboratore sensibile

Foto di Artur Skoniecki da Pexels

Uno degli errori gestionali che puoi commettere come team leader è sottovalutare le persone sensibili che lavoravano con te.

Una persona estroversa, più loquace, sicura di sé e socievole, potrebbe mal sopportare i comportamenti di collaboratori e colleghi più timidi, più tranquilli o meno socievoli.

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Gli estroversi vogliono parlarne.
Gli introversi pensare.
Osservare.

Parlare poco non è sinonimo di debolezza, indifferenza, superficialità

Anzi.
Non dare mai per scontato che tranquillità sia sinonimo di debolezza oppure consenso.
Spesso sono persone tenaci, forti e disciplinate.

Fai del tuo meglio -come team leader- per mettere le persone a proprio agio,
adattati (per quanto possibile) al loro stile comunicativo,
ma non pensare di aver fatto qualcosa di sbagliato se non funziona.

Ecco alcuni modi per relazionarti con un collaboratore sensibile e introverso:

1. Non prendere la sua “tranquillità” sul personale

Ti sarà senza dubbio capitato di rapportarti con una persona introversa e di provare fastidio o disagio perché erano riservate oppure poco comunicative.

Non prenderla sul personale se all’inizio non sembrano cordiali.
È la loro natura.
È il nervosismo che li rende così tesi.

Sono solo un po’ ingessati (all’inizio). Hanno bisogno di un po’ di tempo per “scaldarsi”.
Non farne un dramma!

2. Non fare battute

Evita di etichettare la loro “calma” in modo accusatorio e conflittuale.
Non pensare di scuoterli pungendoli con ironia,
spesso le persone si sentono più imbarazzate e incomprese.
 


 

Non commentare la timidezza.
Non tirare fuori “Ah. Ma quanto sei timido!” come se fosse un problema.

Piuttosto, onora i punti di forza.
Se vuoi fare una battuta, non dire niente di troppo tagliente e chiarisci (per esempio sorridendo) che sei comunque amichevole e affettuoso.

Non essere cinico o sarcastico.
Spesso le persone sensibili sono molto competenti e concrete.

3. Non pressare un collaboratore sensibile

Il modo più naturale per “motivare” una persona all’azione suona più o meno così “Coraggio! Fallo e basta! Se va male, la prossima volta andrà meglio!

In realtà, le esortazioni non aiutano i timidi a diventare coraggiosi.
Anzi.

Ci sono persone che amano pensare … prima di passare all’azione!

L’importante è lasciare ai tuoi collaboratori più introversi il tempo per pensare e raccogliere i pensieri.
Otterrai, in cambio, idee e soluzioni!

Se desideri approfondire il coaching sulla gestione efficace del tuo team.

4. Prendi l’iniziativa nella conversazione, ma non esagerare

Quando una persona riservata deve parlare, spesso si sente ansiosa.
Ha poco senso pressarla ad intervenire. A dire la sua.

È molto più facile che si metta sulla difensiva, contribuendo poco alla discussione.
 


 

Concedile qualche minuto per “scaldare il motore”.
Dopo pochi minuti l’ansia tende a diminuire e iniziano ad aprirsi.

A volte tutto ciò che devi fare è … aspettare un po’.

5. Ascolta attivamente il collaboratore sensibile

Il primo incoraggiamento che puoi dare a una persona sensibile e introversa è quello di essere “presente”,
ascoltare con la massima attenzione.

Pianifica incontri periodici uno a uno per costruire una relazione più stretta.

Grazie al clima di fiducia,
il tuo collaboratore si sentirà a suo agio e incoraggiato ad aprirsi. Spronalo a esprimere i suoi punti di forza, il lavoro che più li piace e le aree in cui vorrebbe migliorare.

6. Dai il tempo di rispondere

Non riempire i silenzi.

Appena smetti di parlare,
l’altra persona non ti risponderà immediatamente.
Non partire a parlare nuovamente. Reggi il silenzio.

Ti avrebbe risposto, se solo le avessi dato il tempo di mettere insieme i pensieri.
Le persone introverse apprezzeranno che tu li dia un po’ di respiro.
 


 

Tuttavia, potrebbero sentirsi preoccupate e imbarazzate quando non possono risponderti subito.
Goditi il silenzio. Dai loro spazio chiudendo la bocca.
Poni domande, dopo aver concesso loro il tempo di riflettere.

Non farti prendere dal fastidio se c’è uno “strano” silenzio tra voi.

7. Porgi feedback positivi ma senza esagerare

Non essere falso e non esagerare nei tuoi riconoscimenti.
Le persone più sensibili hanno un fiuto eccezionale nel riconoscere le persone meschine e ruffiane.

Cerca di comunicare quanto sei amichevole e interessato.

Porgi complimenti sinceri quando è il caso ma non ingigantirli (le persone sensibili spesso credono di essere incapaci e noiose).

8. Non aspettarti conversazioni wowww

Se li capita di inciampare nelle sue stesse parole o sembra “bloccato” mentre cerca di rispondere a una domanda, mettilo a suo agio.

Fai attenzione ai dettagli.

I dettagli (che a te appaiono insignificanti) possono essere molto importanti.

L’attenzione ai dettagli ti permetterà di essere maggiormente empatico,
di mostrarti comprensivo ed aiutarlo a farlo sentire meglio.

9. Rispetta i confini del tuo collaboratore sensibile

Le persone tranquille tendono ad avere confini più forti e rigorosi.

Non si sentono a loro agio di fronte a persone che non conoscono o gruppi numerosi, fare telefonate difficili o comunicare cattive notizie con un cliente o un capo.

Quando sono spinte, a oltrepassare la linea della loro zona di comfort (senza essere pronti), è facile che diventino emotive, agitate e turbate.
 


 

Quando questo accade, è meglio fare un passo indietro e rispettare “i confini” piuttosto che spingere e rischiare di perdere un valido collaboratore.

10. Chiedi “Come posso aiutarti”?

A volte, il collaboratore introverso è talmente assorbito da un compito, così concentrato su dettagli e rifiniture da rendere la mansione più complicata di quel che è.

È importante rompere quel blocco mentale, aiutarlo a passare dal pensiero all’azione, identificare quello che è più utile, piuttosto che concentrarsi su “quello che manca”.

Chiedi di cosa ha bisogno per andare avanti ed essere più efficiente.

  • “Cosa ti serve?”
  • “Più tempo? Più spazio?”
  • “Un corso specifico per una determinata competenza?”
  • “Come può essere più facile/semplice questo lavoro/progetto?”
  • “Quanto sarebbe utile il supporto di un altro collaboratore?”

11. Comunica con efficacia

I collaboratori sensibili  introversi preferiscono tutte le forme di comunicazione che permettono di lavorare con calma e di evitare la “pressione”.

Porgi feedback uno a uno piuttosto che in gruppo.
Usa la mail.
Lasciali lavorare da soli. Smetti di esigere il lavoro di gruppo.

Crea ambienti silenziosi.
Le persone tranquille amano i luoghi tranquilli.

Come pensi che reagisca il tuo collaboratore sensibile se li fai una domanda inaspettata o una richiesta a bruciapelo?
Ferma!
Non è incapace. Serve solo un po’ di tempo.

Non pensare che questa idea del “dare il tempo” non permetta al tuo collaboratore di lavorare in un ambiente più frenetico e convulso.

Il collaboratore sensibile sa adattarsi, anche bene.
Deve solo prendere le “misure”.

In conclusione,
ricorda che cosa dici, come lo dici e quando lo dici sono tutte variabili che influiranno sul tipo di relazione che vuoi “costruire” con il tuo collaboratore sensibile.

Partecipare a una riunione: come rovinare la tua immagine professionale

partecipare a una riunione

Foto di BROTE studio da Pexels

Se le sai padroneggiare,
le riunioni sono lo strumento più potente che hai per potenziare il tuo personal branding.

Sai cosa è il personal branding?

Significa gestire in maniera strategica la tua immagine professionale: quello che gli altri percepiscono di te e che farà scegliere te al posto di qualcun altro. Puoi consolidare il tuo posizionamento, differenziarti dagli altri e renderti più riconoscibile e memorabile. Ti farà notare!

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Le riunioni costituiscono anche gran parte del tempo che trascorri al lavoro,
quindi è importante non sprecare quel prezioso bene.

Sono anche il luogo in cui le persone che devi “colpire” (i capi, i colleghi, i collaboratori) si ritrovano.

Partecipare a una riunione vuol dire costruire la tua immagine professionale ed aumentare il tuo carisma

Fai attenzioni ad atteggiamenti, frasi, espressioni e formalismi riempitivi che minano la tua fiducia e indeboliscono la tua comunicazione (anche se possono essere innocui nel contesto corretto).

Tipiche manifestazioni di uso comune che oramai non ci accorgiamo neanche più quando e perché le diciamo.

Ecco 14 manifestazioni che asfaltano la tua immagine professionale quando devi partecipare a una riunione:

1. Interrompere

Conosci qualcosa di più irritante di qualcuno che ti “va sopra” quando stai per spiegare la tua idea in una riunione?

Ecco perché è fondamentale non interrompere e non riempire i silenzi.
Lascia il tempo all’altra persona di pensare e di esporre il suo concetto.

Attendi che la persona finisca di parlare,
prima di contribuire.

2. Essere in ritardo

Potresti pensare che arrivare per ultimo ti dia un touch di carisma.
Far aspettare le persone per il tuo “grande ingresso”.
Ma non è così.

In realtà, sembra che tu non sia in grado di gestire il tuo programma o, peggio,
che questa riunione non sia così importante per te.
 


 

Arriva puntuale.
Arriva in tempo … pronto a lasciare il segno!

3. Essere impreparato

“Ah! Si, no, ehm … mi sa che non ho letto la mail.”

Non sai cosa si tratta in questo incontro?
Sei troppo occupato? Beh. Lo siamo tutti!
Basta prendere 5 minuti per familiarizzare con le trattande della riunione.

Quando ti presenti costantemente alle riunioni senza esserti preparato,
l’etichetta di “mediocre” non te la toglie (giustamente) più nessuno!

Per prepararti a un incontro in modo efficiente, poniti queste domande:

  • Qual è il messaggio chiave che voglio comunicare?
  • Chi partecipa e cosa voglio che pensino, provino o facciano?
  • Qual è il contributo più prezioso che posso dare?
  • Chi dovrei riconoscere o supportare?

4. Utilizzare il cellulare

Alcune team leader consentono ai membri del team di usare lo smartphone durante le riunioni.

A mio avviso, è meglio lasciarlo in tasca o nella borsa,
o meglio ancora, lascialo nel tuo ufficio.

Non puoi essere impegnato mentalmente nella riunione,
se sei occupato con il tuo smartphone.

Ricorda …
le persone possono vederti lo stesso anche se lo usi sotto il tavolo-riunione!

5. Non prendere appunti

Non essere quello che si siede senza portare un blocco note per prendere appunti, un laptop … niente!
 


 

Partecipare a una riunione e mostrare leadership?
Un piano di lavoro liscio-liscio dimostra che non sei davvero interessato agli altri.

Ancora peggio,
non prendere appunti affermando di avere una buona memoria .

6. Non ripetere i concetti degli altri

Il tempo è stretto. Fai il tuo punto.
Poi prosegui.

Evita di ripetere quello che hanno detto gli altri.
Solo per dire-qualcosa. Cercare di fare colpo.

Se vuoi riconoscere i concetti degli altri puoi dire qualcosa tipo “Come suggerisce Piercarlo, sono d’accordo sul fatto che dobbiamo concentrarci prima su …”.

7. Prendere gloria per i contributi di altri

Ti prende il merito se va bene, incolpi gli altri se va male?

Mossa infantile e meschina.

Non ripetere continuamente la parola “io” perché hai bisogno della gratificazione per nascondere la sua bassa autostima.
“Voglio…”, “Ho bisogno…”, “Devo avere…” sono le sue espressioni preferite?

8. Fare il paraculo

Smettila di annuire a ogni singola frase che senti dire dal tuo capo.
Non sottolineare con il capo ogni intervento del CEO.

È irritante.

9. Essere negativo

Le espressioni negative e dubbiose hanno il potere di condizionare negativamente chi ti ascolta.

Assicurati di essere assolutamente certo di quello che dici o esponi, anche (e soprattutto) quando devi esprimere difficoltà o perplessità.

Non essere quello che si focalizza sempre-e-solo su cosa-non-funziona.

10. Contestazioni di carattere personali

Le riunioni influenzano l’esecuzione della tua attività, del tuo team o del tuo dipartimento.
 


 

I meeting con il team non sono il momento giusto per tirare fuori le tue rimostranze sulla promozione a supervisor di Fausta.

Se hai un problema personale con Fausta (anche legittimo) la riunione di team non è il posto per le tue polemiche personali.

11. Espressioni facciali di stupore o di disaccordo

Evita di scuotere la testa o rotolare gli occhi.
Agitarti in modo inquieto o nervoso.
Guardare in modo intimidatorio. Sussurrare (come un cospiratore) con un’altra persona.

Sbadigliando invii il messaggio che sei irrispettoso e che ti annoi facilmente.
Mostra alle persone che sei coinvolto e interessato.

Una postura equilibrata darà un’impressione di fiducia e autorevolezza.

12. Uscire/entrare dalla stanza non vuol dire partecipare a una riunione

Non appena l’argomento cambia, fai notare in modo palese che non sei più interessato.
Inizi a parlare con un collega.

Utilizzi il tuo laptop,
lavorando chiaramente su qualcosa di estraneo alla riunione.

Questi atteggiamenti mostrano il tuo disinteresse verso gli altri. Non sei interessato a ciò che gli altri hanno da dire.
Presti attenzione solo quando l’argomento è di tuo interesse.

Impegnati per l’intera durata della riunione.

13. Frasi che minano la tua immagine professionale

“So che dovrei saperlo, ma …”
“Scusate. Posso fare una domanda?”
“Potrebbe essere una domanda stupida, ma ...”

Quando precedi la tua domanda con queste introduzioni,
stai mostrando alle persone quanto tu sia incerto e poco sicuro della tua competenza.

Se vuoi partecipare a una riunione, poni la tua domanda direttamente,
senza scuse.

14. Parlare solo per farsi notare

Nessuno vuole trascorrere tempo inutile (oltre il necessario) in una riunione.

Non aggiungere parole-inutili solo per farti notare. Ci sono modalità più efficaci.

Quando rendi produttiva una riunione,
diventi istantaneamente autorevole e fiducioso agli occhi dei tuoi colleghi o del tuo team.

Quando elimini tutti questi comportamenti,
sarai in grado di lasciare un segno e partecipare a una riunione per rafforzare il tuo marchio personale.

Come essere un leader: le domande sono frecce potenti al tuo arco

come essere un leader

Foto di Kampus Production da Pexels/

“È una bella domanda.”.
Gli occhi si spostano verso l’alto. La persona si ferma a pensare.

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Dovresti essere contento quando qualcuno ti rivolge questa frase.
Hai appena fatto una domanda potente. Non la “solita” domanda.
La domanda giusta al momento giusto.

Come essere un leader: le domande fanno riflettere

Forniscono spunti interessanti sulla vita, priorità, valori, ecc.,
Non si soffermano in superficie. Scavano in profondità. Approfondiscono argomenti.
A volte ci vuole coraggio per affrontare il disagio di rispondere.

Se una domanda ti sorprende, ti fa pensare, può portarti a intuizioni profonde.
Uniche.

Le domande potenti non le senti spesso.
“Come va?” non è una domanda potente.
Invece lo è “Qual è stato il tuo momento più proficuo oggi?”.

Una domanda potente ti aiuta a superare le divergenze, rafforza le relazioni.
Trasforma la confusione in chiarezza,
la rabbia e la frustrazione in accordo e soddisfazione.

Prima di pretendere di essere capito cerca di farti capire

Come essere un leader: ascolta. Indaga. Cerca chiarezza.
Fare domande è un modo per acquisire queste informazioni.

Ricoprire una posizione di responsabilità non significa dire sempre la cosa giusta al momento giusto.

In realtà i leader più efficaci non sono  necessariamente quelli che dicono sempre la cosa giusta,
ma piuttosto quelli che sanno fare le domande più appropriate.

Riconosci l’efficacia delle domande.

Non concentrarti su-cosa-dire.
Concentrati su-cosa-chiedere.

Quando hai rilevato un errore puoi chiedere: “Cosa è successo?” o “Di chi è stata la colpa?”.
Chiedendo invece: “Qual è la causa principale?” oppure “Come possiamo prevenire l’errore in futuro?” puoi incoraggiare il problem solving.

Ci sono cose che ho imparato nel corso degli anni attraverso la mia attività di coaching e che puoi utilizzare anche tu nel corso dell’incontro uno-a-uno.
 


 
Ecco alcune domande che puoi utilizzare in diverse situazioni.
Possono diventare il tuo strumento per influenzare le persone e produrre risultati.

Quando la discussione tende a divagare e vuoi riportarla sui binari

  • Qual è lo scopo di questo incontro?
  • Che cosa posso fare per esserti d’aiuto?
  • Qual è il nostro obiettivo?
  • Che cosa stiamo cercando di realizzare?

Quando vuoi far emergere e risolvere un problema

  • Puoi condividere alcuni dettagli del problema specifico? (Chi è coinvolto? Dove? Quando? Per quanto tempo?)
  • Cosa credi l’abbia causato?
  • Qual è la tua difficoltà più urgente/importante in questo momento?
  • Cosa hai provato a fare -finora- per risolverlo?
  • Possiamo prendere qualche spunto sulla base dei successi passati?
  • Cosa non hai ancora provato a fare/dire?

Quando vuoi rimuovere ostacoli

  • Chi altro deve essere coinvolto? Come ti può aiutare?
  • Come capirai che hai raggiunto il tuo obiettivo?
  • Cosa ti trattiene?
  • Quali potrebbero essere le conseguenze indesiderate? Cosa ti preoccupa di più? Quali sono le tue opzioni? Cos’altro puoi provare?
  • Qual è il tuo piano B?

Quando vuoi approfondire un progetto

  • Quale aspetto di questo progetto ti è sembrato particolarmente interessante?
  • Cosa ti frustra/preoccupa di più del progetto?
  • Cosa posso fare per rendere le cose più gestibili?
  • C’è qualcosa che dovrei sapere sul progetto che non so?

Per verificare com’è stato accolto un cambiamento/nuova mansione

  • Hai qualche preoccupazione riguardo il cambiamento che ti riguarda?
  • Come sta andando con la nuova situazione/sviluppo/mansione?
  • In che modo la nuova situazione/mansione sta influenzando il tuo modo di lavorare?
  • Cosa potrebbe ostacolare la tua efficacia?
  • Che tipo di progressi hai fatto rispetto i passaggi che abbiamo approfondito la volta scorsa?
  • Nel nostro ultimo colloquio hai accennato che ti piacerebbe crescere come …  Come sta andando?
  • Su quali aree di sviluppo lavorerai nelle prossime settimane?

 


 

Quando ti trovi a corto di parole, fai una domanda

Questo tipo di domande sono utili per guadagnare tempo e pensare ad una risposta appropriata.

  • Come vorresti che io reagissi?
  • Potresti per favore ripetere quanto hai detto?
  • Come pensi che mi senta dopo quello che mi hai detto?

Quando ti senti attaccato

  • Perché pensi che la mia idea non possa funzionare?
  • Che cosa ho detto per farti sentire in quel modo?
  • Che cosa potrebbe convincerti del contrario?

Quando un rapporto professionale è in pericolo, fai una domanda

  • Che cosa possiamo fare per risolvere questo problema?
  • Come pensi che potremmo fare, in futuro, per lavorare meglio insieme?
  • A che cosa ci porta tutto questo?
  • Cosa vorresti che cambiasse nei nostri colloqui/dialoghi? Come potremmo renderli più utili per te?
  • Sto cercando di migliorare i nostri colloqui e apprezzerei molto avere un tuo feedback in merito. Cosa ti è piaciuto e cosa posso migliorare?
  • C’è qualcosa che dovrei smettere, iniziare o continuare per migliorare il valore dei nostri dialoghi?

Quando vuoi stabilire un rapporto con i tuoi collaboratori

  • Dimmi qualcosa che non so di te?
  • Che cosa consigli di fare per … ?
  • Qual è il tuo punto di vista?
  • Ti sembra che abbia trascurato qualcosa?
  • Cosa fai dopo il lavoro? Quali sono i tuoi hobby?
  • Cosa suggerisci per rafforzare il nostro team?
  • Cosa hai fatto di recente che ti ha reso orgoglioso?

Come essere un leader: una domanda potente può trasformare il tuo modo di lavorare.
È un’arte che fa la differenza tra mediocrità e grandezza.

8 segnali che qualcuno al lavoro è segretamente invidioso di te

Foto di Parking Thought da Pexels

Se hai ottenuto il riconoscimento per un risultato ambito o hai raggiunto un traguardo significativo,
probabilmente sarai rimasto spiazzato e deluso dalla reazione poco entusiasta e contenuta di qualcuno.

Mentre tutti si complimentano o si congratulano con te,
improvvisamente il volto del tuo collega o amico è apparso inespressivo o infastidito.

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Lo pensavi vicino … che avrebbe apprezzato e condiviso la tua felicità.

Oppure, pur essendo una persona modesta,
che non ostenta beni materiali, tanto meno status symbol non ti aspettavi di doverti proteggere da “attacchi” e critiche.

Quando possiedi carisma, creatività, talento (o altre caratteristiche invidiabili)
che attirano l’attenzione, il semplice fatto di “essere te stesso” è sufficiente per far risentire alcune persone.

L’invidia è un’emozione comune. Universale.
È una sensazione frustrante che proviamo quando qualcuno (a noi vicino) viene congratulato,
ottiene un riconoscimento o una promozione.

La gelosia può guidare comportamenti tossici

Fa litigare le persone, anche gli amici più cari.

Le manifestazioni più comuni di gelosia sono la paura, l’insicurezza riguardo al proprio valore,
l’invidia.

Molte relazioni “ospitano” questi sentimenti negativi sotto la superficie,
come uno scorpione che si nasconde sotto la sabbia,
aspettano con impazienza l’errore del bersaglio, per cogliere ogni opportunità per criticare e condannare.

La persona potrebbe non mostrare in modo evidente la gelosia,
ma non perderà l’occasione di svalutarti e sabotarti.
 


 

Molto spesso le persone cercano di nasconderlo o mascherarlo mostrando un bel sorriso di circostanza. Ecco perché a volte è difficile dire se qualcuno sia geloso.
A volte sono le persone che ci “amano” di più, altre volte inaspettatamente, possono farlo persone che ci conoscono a malapena.

Per aiutarti a scoprire cosa si nasconde sotto la superficie, ecco 8 segnali che qualcuno è segretamente geloso di te.

1. Il collega invidioso è costantemente in competizione

C’è qualcuno che gareggia costantemente con te?
Cerca sempre di superarti?
È alla costante ricerca di dimostrare il suo valore? Sia a te che a sé stesso?

Gli amici dovrebbero sostenersi a vicenda,
ma la gelosia rende le persone più competitive.

Il tuo amico o collega potrebbe essere ansioso di competere perché ha un forte bisogno di dimostrare la sua superiorità.

Potrebbe essere invidioso della tua intelligenza, della tua ambizione o del tuo talento, diventando eccessivamente competitivo.

2. Svaluta il tuo successo

Quando realizzi qualcosa di positivo, come reagisce il tuo collega/amico?
Celebra il tuo successo?
È veramente felice per te?
 


 

Una persona gelosa cercherà sempre di sottovalutare il tuo lavoro.
Svalutare i tuoi risultati.
Minimizzare il tuo successo.

Ogni volta che dici al tuo collega qualcosa di speciale che hai fatto, invece di congratularsi con te potrebbe dire, per esempio, che non hai fatto niente di speciale!
Chiunque avrebbe potuto farlo.

La verità è che il tuo amico potrebbe nascondere sentimenti di invidia.
Se fosse successo a lui avrebbe fatto l’impossibile per sfoggiare il suo successo.
Il suo valore.

3. La persona invidiosa celebra sempre il fallimento. In particolare, il tuo.

Anche se non te lo dirà mai …
è felice quando non raggiungi i tuoi obiettivi.

Non ti farà mai sapere quale gioia maliziosa ha sentito quando hai raccontato della tua battuta d’arresto.

Si rallegrerà segretamente del fatto che (anche tu) hai fallito.
Desidera che tu fallisca e non ti alzi dalla massa, che non emergi, che resti (anche tu) bravo-bravino al tuo posticino … come lui!

Tutto ciò che conta per il tuo collega invidioso che tu non sia migliore di lui.
Non superi il suo stesso livello.

Chiunque prova piacere nel vederti fallire non è una brava persona. È infelice.
Faresti meglio a prendere le distanze immediatamente.
E non condividere più niente.

4. Farà gossip su di te

Il collega geloso sfrutta ogni opportunità per denigrarti.

Quando esci dalla stanza,
coglie al volo l’opportunità facendo  (anche in maniera sottile) commenti negativi o diffondendo false voci su di te.

Vuole sembrare premuroso e compassionevole
affermando di essere “preoccupato per te e per il tuo benessere”.
In verità vuole sentirsi superiore. È solo interessato a sé stesso.

Un collega invidioso se non riesce a trovare difetti legittimi tenterà di sminuirti, con qualsiasi critica.
 


 

5. Il collega invidioso farà falsi complimenti

“Belle le tue unghie, non sembrano neanche finte”
“Ho sentito. Sono DAVVERO felice per te”
“Ho sentito. Che fortuna!”

Una persona gelosa tende a dirti qualcosa di carino ma poi sparlerà alle tue spalle.
Ha una doppia faccia.
Il campanello di allarme sono i complimenti pomposi.
Eccessivi.

Ogni volta si complimenterà, in modo eccessivo, forzato, strano o immotivato per lavarsi la coscienza.

In questi casi il complimento è spesso associato a una smorfia del viso,
una contrazione delle labbra o un momento di silenzio.

6. Ti porta brutte notizie con il pretesto di farti un favore

Supponiamo che tu abbia deciso di proporre un nuovo progetto al tuo capo.
Sei positivo ed entusiasta.

Ma dopo aver condiviso i tuoi piani con il tuo collega, ti dice immediatamente che non hai speranze.
In azienda si è sempre fatto così.
È impossibile ottenere un extra budget per il tuo progetto.

Non è che lo sappia per certo,
è solo che la prima cosa a cui pensa è metterti i bastoni tra le ruote.

Spegnere il tuo entusiasmo. Rovinare i tuoi piani.
Farti concentrare sulla negatività.

7. Il collega invidioso potrebbe copiare i tuoi gusti e le tue decisioni

Anche se potrebbe sembrarti strano,
il comportamento imitatore è un segno di adulazione.

Le persone gelose spesso sono dei grandi imitatori.
Copiano o imitano proprio le cose che criticano di te.

Anche se all’inizio potresti prenderlo come un complimento, prima o poi inizierà a disturbarti perché, col tempo, le persone diventano sempre più risentite e velenose.

Non lasciare che queste persone gelose ti influenzino troppo profondamente.

8. Il collega roso dall’invidia non capisce cosa ci sia di notevole nei tuoi risultati

È convinto che il tuo successo (grande o piccolo poco importa) sia frutto di fortuna o di poco sforzo.

Se sei preso di mira dal collega invidioso,
probabilmente ti sarai chiesto perché quella persona trascorra più tempo a sminuirti che ad affrontare la sua bassa autostima.

Di solito chi si vergogna di ciò che è, guarda con invidia gli altri.

Non sembra tenere conto del coraggio, la disciplina e il sacrificio che sono stati necessari per realizzare i tuoi sogni. Immagina che la tua vita sia priva di ostacoli.
Presume di meritare più successo di te.

La cosa migliore che puoi fare è … non farti influenzare troppo e non prestargli attenzione!

9 credenze da sfatare se vuoi lanciarti come un libero professionista – parte 2

il libero professionista

5. Posso fare quello che voglio

Il freelance consente un programma flessibile.
È un lusso.
Ad esempio, potresti decidere di lavorare quattro giorni alla settimana tra le sette del mattino e le cinque del pomeriggio.

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Potresti prendere appuntamenti che come impiegato non potresti permettere.
Ciò non significa che potrai uscire ogni volta che vorrai.
Allo stesso tempo, sei anche in balia dei tuoi clienti.
Dovrai lavorare di conseguenza in modo da poter rispettare le scadenza.

Tutto si riduce a imparare a stabilire le priorità.
In realtà, però, se non si lavora, non si pagano le bollette.

Alcuni clienti potrebbero richiedere di lavorare in determinati modi.
Ciò significa ascoltarli. Dedicarli tempo.
Ore che si sovrappongono ad altre ore.

Tuttavia, se un cliente ha aspettative che non funzionano per te,
puoi scegliere di non lavorare con lui (oppure negoziare un compromesso).

Per la maggior parte,
il tuo business dipende dalla tua dedizione.
Troppe assenze o ritardi possono venire ritorcersi contro di te.

Inoltre, secondo una legge non-scritta tutto accade all’ultimo momento.
Quando ti serve … il computer si impalla, il gatto deve essere  portato urgentemente dal veterinario, ecc.

Comunque,
come libero professionista, se decidi di prenderti un mese di ferie, puoi farlo.

Dovrai solo lavorare per anticipare i tempi. Trovare qualcuno che ti copra in tua assenza (nel caso offri servizi).
Ma non dovrai chiedere il permesso a nessuno.

6. Lavoro solo sui progetti interessanti

Forse basterebbe aggiungere la parolina anche su progetti interessanti.

Ciò significa che a volte dovrai accettare lavori a cui non sei interessato.
Solo per costruire il tuo portfolio e la tua esperienza.
 


 
Inoltre, essendo tu il CEO, il contabile, il venditore e il project manager, ci saranno dei progetti su cui dovrai lavorare che esulano dai tuoi talenti e dal tuo interesse.

Questa è solo una parte del tuo lavoro.
A volte dovrai fare cose che non ti piacciono.
Semplicemente.

In particolare, quando inizi, potresti dover accettare tutti i progetti che puoi ottenere.

Un modo per attirare i progetti che ti piacciono è assicurarti che il tuo portfolio rifletta i tipi di progetti che ti piacciono. Scegliere come target il tuo portfolio è un metodo collaudato per attirare i tipi di clienti con cui ti senti più entusiasta di lavorare.

Un portfolio di tutto rispetto è il frutto del tuo talento ma anche del duro lavoroBravura e talento non basta! Occorre duro lavoro e tenacia. Grinta. che hai fatto per raggiungere il tuo livello.

7. Non ci sono colleghi scocciatori…

È un grande vantaggio se sei un solitario o un introverso,
poter restare da soli tutto il giorno, non dover parlare con nessuno.

Tutti vogliono il tuo tempo, la tua attenzione.

Essere il capo di te stesso è fantastico,
ma significa anche non avere una spalla dove consolarsi,
e nessuno con cui lamentarsi.

8. …neanche il capo tiranno

Tu sei il capo,
in teoria lavori quando vuoi, con chi vuoi.

In qualità di capo, dovrai assumerti la responsabilità di portare a termine il tuo lavoro quando è necessario. Dovrai anche gestire il tuo tempo in modo efficace.
Assicurarti che le attività amministrative come la contabilità e il marketing vengano svolte regolarmente.
 


 
Ma devi anche rispondere ai tuoi clienti.
Dato che ti stanno pagando, dovrai essere disponibile, comunicativo, rispettare le scadenze.
Seguire le loro linee guida.

Dovrai gestire le loro aspettative in modo efficace.
Rispettare i tempi e la modalità concordata.
Se il tuo cliente non fosse soddisfatto del lavoro concluso, potrebbe oltre a non dare seguito ad altri lavori,
potrebbe anche bloccare il pagamento.
Farti cattiva pubblicità.

Se lavori con 12 clienti, in realtà hai 12 capi.
Magari capricciosi. Indecisi.
Tutti con idee specifiche su come vorrebbero vedere realizzati i loro progetti.

Non tutti i clienti saranno gli stessi e dovrai essere flessibile.
Mettere da parte il tuo ego e ascoltare quello che dicono.
Potresti rimpiangere il tuo vecchio-capo.

Il lato positivo della medaglia,
è che, come libero professionista, potresti “mollare” il cliente dispotico o arrogante,
con cui non riesci a superare divergenze e incomprensioni.

9. Avrò una migliore life-balance come un libero professionista

Se hai un lavoro “tradizionale” (per quanto odiato) almeno puoi “spegnere” il cervello un istante dopo la fine del tuo lavoro.

Ora che lavori per te stesso, però, potresti ritrovarti a lavorare più ore che mai.
Quando la tua attività inizia a crescere, e parte di esso deriva dal fatto che è difficile conciliare lavoro e privato quando non c’è distinzione fisica tra i due.

Se hai un progetto che ha bisogno di essere finito, può essere sin troppo facile fare un passo dal tuo salotto e accendere il laptop. Dopo cena o durante i fine settimana.

Il libero professionista è sempre in contatto e sempre pronto.
Improvvisamente un cliente appare …. non si può perdere questa occasione!

Il lavoro è sempre lavoro, ovunque e comunque lo si fa.

Essere un libero professionista non è per tutti.
Come ogni percorso di carriera, è importante valutare i pro e i contro rispetto a ciò che è importante per te.

Gestire il tempo, il carico di lavoro, i contratti, le dichiarazioni dei redditi e le finanze non è facile.
 


 
Avrai bisogno di essere disciplinato,
fissare obiettivi.
Raggiungerli.

Quando prendi la decisione di lanciarti nel mercato del Lavoro, presta attenzione alla tua indole.
Alla tua autodisciplina, al livello di necessità (di sicurezza) di avere un reddito stabile.

Molti professionisti iniziano a combinare la libera professione con un lavoro “principale”,
che offre maggiore stabilità e sicurezza, dopo aver imparato sul “campo di battaglia”,
hanno iniziato a muoversi (anche con successo) da soli.

9 credenze da sfatare se vuoi lanciarti come libero professionista – parte 1

libero professionista

Nella mia professione di coach che svolgo presso SAG, di volta in volta, incontro giovani (e non solo) che mi annunciano il loro desiderio di lanciarsi nel mercato del Lavoro come libero professionista.
Coach, consulente, grafico, videomaker, fotografo, digital marketer, ecc.

È una bella cosa.
L’intraprendenza è sempre ammirevole.

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Purtroppo, per la stragrande maggioranza (per non dire tutti) il termine “lanciarsi” nel mercato sembra essere il più indicato.
Lanciarsi, infatti, dà l’idea di catapultatasi, buttarsi, lanciarsi appunto con poche consapevolezze e senza il … paracadute.

Malauguratamente, l’ideale regna incontrastato.
L’astratto domina.

Mi permetto di riportarti alla realtà…
non per placcare sul nascere le tue velleità,
sono sempre ammirato dal coraggio di chi desidera intraprendere una carriera da indipendente.

Però lascia che ti ricordi …

Libero professionista? Non sarà semplice. Non sarà facile.

Vuoi che ti dica il contrario?
Che avrai sicuramente una carriera grandiosa, più soldi, più riconoscimento e una vita appagante?

Ti dico che ci sono percorsi più facili da intraprendere.
Se stai cercando una strada facile, forse la libera professione non fa per te.

Non fraintendermi,
Chiedi a chi effettivamente lo fa,
ti dirà che essere imprenditore di se stesso può essere la scelta più incredibile e gratificante che abbia mai fatto.

Ma lo devi fare bene.
E per fare bene voglio dire lavorare bene.
Dedizione. Passione. Disciplina.

Certo, l’idea di lavorare in pigiama, e non avere il capo rompiballe che ti fiata sul collo ogni secondo può essere invitante.
Ma questo non significa che sia semplice.

Il prestigio ha un prezzo

La maggior parte dei liberi professionisti piuttosto che persone celebrate sono (spesso) più eroi solitari che combattono dure battaglie,
dormono sonni agitati e vengono scaricati dai clienti non appena il loro rendimento cala.
 


 
Non pensare che il successo sia semplicemente un riconoscimento per anni di lavoro 24/7 o un singolo progetto portato a termine brillantemente.

È il momento di guardarti allo specchio e avere una conversazione spietatamente onesta con te stesso.

Ecco alcune credenze “pericolose” che dovresti ristrutturare il prima possibile se desideri entrare nel mercato del Lavoro come libero professionista.

1. Non è un “vero” lavoro

La libera professione è un business “reale”, come qualsiasi altro.

Hai le stesse responsabilità di qualsiasi altro imprenditore.
Come qualsiasi altra attività, necessita di solide basi.

Dovrai combinare da solo un “ufficio intero”: il dipartimento pubblicitario, quello della contabilità, del marketing, cercare i clienti…
sempre e solo tu!

È necessario crescere costantemente, sviluppare, applicare nuove competenze,
espandere i legami professionali per rimanere a galla.

È vero! Puoi commentare sui social o recuperare la lavanderia quando vuoi.

Ti puoi prendere una pausa, andare a prenderti un aperitivo veloce senza dover chiedere il permesso a nessuno. È anche vero che rischi di “pagare” quello spritz (nel bel mezzo del pomeriggio) facendo la nottata sul progetto da ultimare.

Ti serve auto disciplina.
Perché ci saranno clienti insoddisfatti che ti chiederanno perché i progetti non sono finiti in tempo.
Dovrai essere molto bravo a resistere alle tentazioni.

Dovrai gestire il budget, la contabilità, il marketing, la promozione, tutti i “sistemi” che consentono alla tua attività di funzionare senza problemi.

2. Basta una “vagonata” di follower

Follower sembra la parola magica … non lo è.

L’idea (sbagliata) del guadagno facile e la gratificazione di avere migliaia di persone che seguono la tua vita.
 


 
I social diventa uno strumento “mordi e fuggi”, in cui monetizzare rapidamente e con scarso impegno senza però una concretezza dei risultati. Proprio questa mancanza,  prima o poi farà scoppiare la “bolla”.

Essere influencer non significa (secondo me) essere visibili e riconoscibili, ma essere un riferimento concreto.

Se chiunque (o quasi) lo può fare … chiediti perché!
Fatti qualche domanda.

3. Come libero professionista posso lavorare anche solo un paio d’ore al giorno

Ad un certo punto, forse.
Di sicuro, non appena iniziato.

Se non vuoi che i clienti ti fiatino sul collo e non vuoi farli arrabbiare,
allora devi darti da fare.

Ciò significa programmare orari specifici in cui lavori, eliminando le distrazioni, e non perdere tempo in attività che non sono produttive.

Mantieni orari regolari.
Stabilisci un programma e rispettalo.

Come libero professionista puoi permetterti di dormire un’ora in più la mattina.
Oppure “staccare” per una siesta nel pomeriggio.

Ricorda solo che il lavoro deve essere fatto!
Poco importa se al mattino, al pomeriggio, alla sera.
La notte …

4. Tutti i liberi professionisti fanno un sacco di soldi

Pensi di guadagnare di più rispetto a un lavoro tradizionale? E in meno tempo?
Certo! È fattibile.

Ma ci vuole tempo.
Dovrai guadagnarti questa reputazione!

Non è un segreto che i migliori liberi professionisti si facciano addebitare tariffe più elevate.

All’inizio, la libera professione può essere più stressante dal punto di vista finanziario,
rispetto a quando hai un lavoro a tempo pieno (comunque sai che alla fine di ogni mese sul tuo conto bancario ti sarà accreditata una certa somma di denaro).

Ricorda … più che follower estasiati è importante concentrarsi sui clienti reali (che pagano le fatture).

9 segnali che il colloquio di lavoro è andato bene – parte 2

del colloquio di lavoro

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

5. Incontri altri membri del team

Se ti viene chiesto di incontrare, prima che te ne vada,
altri membri del team (che non erano programmati) o il team leader,
sei sulla buona strada!

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L’intervistatore pensa che tu sia la persona giusta,
vuole assicurarsi che il processo venga accelerato.

Desidera che anche gli altri responsabili siano coinvolti (il capo, un capo reparto o un altro decisore) nel prendere in considerazione la decisione di assumerti.

Quando alcuni membri del team si presentano volontariamente o partecipa una persona di un’altra divisione,
dovresti essere ottimista.

Dovresti esserlo ancora di più,
se durante il colloquio chiamano specificamente il grande-capo, il titolare, il CEO.

6. Ti parlano di vantaggi

È facile dimenticare come i colloqui di lavoro siano valutativi in entrambe le direzioni.
Tu valuti l’azienda e l’azienda valuta te.

Tu mostri il meglio di te e l’azienda fa altrettanto … quando capisce che sei il candidato giusto!

Se il tuo intervistatore comincia a “vendere” attivamente la sua offerta di lavoro, promuovendo benefit (opportunità di crescita, vantaggi, riconoscimenti e altro) è un chiaro segnale che vuole renderti entusiasta della posizione.

Vuole chiudere con te!
 


 
Ha deciso di puntare su di te …
ha cambiato completamente approccio e cerca di rendere attrattiva il ruolo e l’azienda, in modo che,
nel caso tu avessi altre trattative aperte, sceglierai la sua offerta.

7. Il tuo intervistatore ti ha fornito una sequenza temporale per i passaggi successivi del colloquio di lavoro

Se alla fine del colloquio ti spiegano i prossimi passi nel processo di assunzione,
dovresti ritenerlo un buon segno.

Se te lo spiegano in dettaglio e con entusiasmo, ancora meglio!

Infatti, se il tuo intervistatore entra nei dettagli della tempistica di assunzione significa che è molto interessato.
Desidera che tu sia al corrente di ciò che accadrà.

Oltre ad essere un buon segno,
è una bella dimostrazione di trasparenza da parte dell’azienda.

Altri segnali positivi del colloquio di lavoro sono:
• Pianificazione immediata di un altro colloquio. Se è programmato entro una settimana, meglio ancora!
• Ti chiedono quali informazioni hai bisogno per prendere una decisione positiva.
• Domandano quando saresti disponibile ad iniziare a lavorare.
• Chiedono se hai attualmente altre trattative professionali aperte.

Dimostra che sono preoccupati di perderti.
Potrebbero accelerare il processo decisionale e valutare la competitività dell’offerta da sottoporti.

8. La tua mail di follow-up ha ricevuto una risposta rapida

Hai seguito il consiglio di inviare una nota di ringraziamento dopo il colloquio.
Hai scritto una mail amichevole e personalizzata.
Bene!

Quasi immediatamente hai ricevuto una risposta per ringraziarti del tuo tempo e per dirti che ti contatteranno presto.
 


 
Ogni volta che ricevi un follow-up positivo immediatamente (lo stesso giorno o il giorno successivo),
dovresti prenderlo come un indicatore positivo.

Se il responsabile delle assunzioni ti invia una nota personale o ti chiama,
dovresti essere ancora più ottimista.

Una risposta rapida è la conferma che sei tenuto in forte considerazione.
Sei in pole position!

9. Altri indicatori positivi del colloquio di lavoro

Ti offrono di fare un “giro” in azienda.
Uno dei segnali positivi più forti è quando ti offrono in modo proattivo una visita guidata dell’azienda o degli spazi della struttura.

Se mai ti dovessero dire “Qui è dove lavorerai”, è fatta quasi al 100%.

Ti chiedono di restare a pranzo.
Oppure, a prendere un caffè.

Il responsabile delle assunzioni ti accompagna fuori.
Dopo i saluti finali, continua a parlarti.
Qualora il responsabile ti accompagnasse fisicamente all’ingresso o all’auto,
dovresti prenderlo come un ulteriore segno positivo.

Hai fatto la tua intervista di lavoro, e adesso?

Hai fatto la conta dei segnali positivi?
Sei (quasi) sicuro che puoi aspettarti “un avanzamento” nel processo di selezione.

Prenditi un minuto per festeggiare: te lo sei guadagnato!
Invia una e-mail di ringraziamento (se non l’hai già fatto).

Annota le informazioni importanti, i punti principali che hai menzionato del colloquio di lavoro.
Se prosegui nel processo di selezione,
è bene conservare tutti i dettagli.

Evita di pensare che-sia-fatta finché non ottieni la conferma.
È bello essere ottimisti,
ma l’euforia va mantenuta a un livello realistico.

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9 segnali che il colloquio di lavoro è andato bene – parte 1

il colloquio di lavoro

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

Se c’è una cosa che fa ammattire le persone dopo il colloquio di lavoro, è il tempo di risposta.

Se ricevi un feedback negativo. Bene! (comunque)
Ti permette di “chiudere mentalmente” subito la questione.

Se ricevi un feedback positivo. Woowww!
È tempo di festeggiare.

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Qualche volta, gli intervistatori sono così chiari da dirti direttamente che hai/non hai le capacità e l’esperienza che stanno cercando.

Spesso non è così. “Le faremo sapere” è la peggiore delle risposte.
Non chiude. Ti lascia in sospeso.

A volte la risposta si lascia attendere per giorni.
Altre, non arriva neanche.

I giorni dopo il colloquio di lavoro possono essere esasperanti

Specialmente se hai necessità di cambiare o trovare un lavoro con urgenza.
Il tempo si dilata, l’attesa si carica di nervosismo.

Ora che hai un po’ di tempo per riflettere sulla conversazione,
l’ottimismo iniziale lascia il posto al dubbio, che comincia a scavare dentro di te.
Analizzi ogni risposta alla ricerca di indizi. Soppesi ogni commento ed espressione facciale che ricordi.

È andata bene? Si.
No, aspetta! A quella domanda non ho risposto.
Mi ha detto “Ci sentiamo!” o forse “Ci sentiamo?” o forse “Magari ci sentiamo”.

È il “gioco” della mente.
Lo facciamo (più o meno) tutti.
E non puoi entrare nella testa del tuo intervistatore.

Ci sono alcuni segnali che indicano che hai comunque effettuato una buona intervista,
anche se probabilmente non sarai in grado di dire (alla fine) da che parte si orienterà il reclutatore.

Quindi la prossima volta che tendi ad angosciarti, prendi un respiro e rifletti semplicemente sulla presenza di questi nove rilevatori positivi. Probabilmente sei a un passo dall’ottenimento del lavoro.

Prima di continuare a leggere, è importante che ti dica che non esistono segnali infallibili.

Sebbene alcuni segnali o reazioni possano essere catalogati come segnali positivi,
non è comunque una garanzia di successo.
 


 
Allo stesso modo,
se non dovessi rilevare tali segnali non significa (necessariamente) che sia stato un disastro.
Ci sono sempre eccezioni.

Mi è successo diverse volte (nel mio lavoro di career coach) di aver sentito la delusione di una bocciatura accompagnata da “Strano! Il colloquio di lavoro mi sembrava fosse andato bene”.

1. Il colloquio di lavoro è durato più del previsto

Se il colloquio di lavoro supera il tempo programmato è probabile che il tuo intervistatore sia interessato e coinvolto.

Solitamente un reclutatore, non appena stabilisce che il tuo profilo non è adatto, non tende a sprecare il tempo.

Tra un colloquio e l’altro c’è sempre poco spazio temporale.
Se per parlarti ne “ruba” un po’, potrebbe essere un segno che saresti adatto per il ruolo.

Vuole conoscerti meglio.
È disposto a investire più tempo per valutarti.

Se così non fosse, concluderebbe l’intervista all’orario programmato.
Semplicemente.

2. Il linguaggio del corpo del tuo intervistatore è stato positivo …

La comunicazione non verbale, in particolare il linguaggio del corpo, è molto significativa.

Questi tipi di segnali sono difficili da cogliere ma ci sono alcune cose a cui puoi prestare attenzione. Come fai a capire che il reclutatore sembra interessato a quello che stai dicendo?

Nota se … è particolarmente entusiasta, mantiene un contatto visivo continuo, sorride, è reattivo durante l’intera intervista, annuisce spesso con la testa in segno di approvazione o prende appunti sorridendo.

In caso di intervista di gruppo, concentrati sul responsabile delle assunzioni.
Se è particolarmente positivo ed entusiasta, è un buon segnale.

3. … anche la comunicazione verbale è stata positiva

I selezionatori (generalmente) cercano di non far comprendere le loro intenzioni ai candidati,
quindi ti parleranno in termini generalisti,
tipo “La persona in questa posizione si occuperebbe di …”
 


 
Ma se credono che tu sia la persona giusta,
potrebbero involontariamente farsi scappare frasi come “Quando ci vedremo di nuovo…” o “Dopo che inizierai…”, “Hai chiaramente le qualifiche” o “Sei il professionista che stavamo cercando” oppure affermano di essere soddisfatti delle tue capacità, qualifiche o background.

“Ci sentiremo presto” è un segnale decisamente più positivo di “Le faremo sapere”.

4. La conversazione è stata informale e amichevole

Quando la conversazione diventa fluida,
più naturale e meno interrogatorio,
è senza dubbio un segnale positivo.

Dimostra che l’intervistatore ha un genuino interesse nel conoscerti meglio.
Uno scambio amichevole indica che l’intervistatore non solo è interessato a te,
ma si sente anche a suo agio nell’interagire con te.

Nel caso contrario, lo scambio rimarrà formale per tutto il tempo.

Tuttavia, alcune aziende conducono interviste molto strutturate,
con domande poste in un certo ordine per soddisfare i criteri o le politiche aziendali,
quindi non scoraggiarti se il tuo intervistatore sembra attenersi al “copione” e l’intervista si svolge in modo molto formale.

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Personal coaching: ecco 12 cose che non ti direi mai

personal coaching

1. “Fai questo e non fare quello”

Se c’è una cosa che (come coach) evito accuratamente nelle sessioni di coaching è …
dirti cosa-fare, cosa-scegliere, dove-andare.

La responsabilità è tua.
Non è mia la responsabilità di risolvere i tuoi problemi oppure raggiungere i tuoi obiettivi per te.

Il mio obiettivo è sostenerti, sfidarti, ascoltarti, stimolarti, incoraggiarti,
condividere feedback e offrirti qualsiasi altra cosa nel mio kit-di-strumenti per aiutarti a raggiungere gli obiettivi che sono importanti per te.

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Serve il tuo impegno. Mettersi in gioco.
Almeno un po’!

2. “Fidati di me, sarai leader in un paio di sessioni

Potenziare l’approccio, aumentare la leadership, rafforzare la tua sicurezza, riflettere personalità e stile … non è cosa da poco!

Non scherziamo.
È irragionevole proporti miglioramenti così importanti in un paio sessioni di coaching!

Per un obiettivo così ampio e complesso è necessario discuterne insieme la durata e la pianificazione.

Mediamente, dopo il primo step di base costituito da 5-6 sessioni di personal coaching, decidi se proseguire, incontrarci mensilmente (per essere sicuro di mantenere la direzione) oppure  continuare il tuo potenziamento con percorsi di coaching sempre più avanzati.

Oltremodo, non mi piace proclamare la mia correttezza.

L’onestà e la correttezza non si dichiarano a parole,
ma solo attraverso fatti concreti

Ho fiducia che la mia professionalità parli attraverso i miei gesti, le mie parole, i fatti o la mia consulenza. Se proprio devo dimostrarla, porto esempi concreti di situazioni realmente accadute che mostrino in che modo mi sono comportato o come ho reagito.

Essendo sicuro della mia proposta formativa, l’ultima cosa che penso è proclamare,
annunciare e “mettere sul piatto” la mia correttezza e la mia professionalità.

3. “Fai come se fossi un amico

Chi ha un amico ha trovato un tesoro.
Inestimabile, aggiungo io.

Coaching non è amicizia.

Un caro amico/a (pur con la buona volontà e la buona fede) non ti farà le domande difficili che devono essere fatte,
non sarà imparziale e non riuscirà a portare l’efficace prospettiva di un professionista.

Non coinvolto e non giudicante.
E per questo più efficiente.

3. “Sarà una passeggiata

Mi spiace … nessuna  pillolina magica.

Non esiste.
Almeno secondo me.

Altro che passeggiata! Quelle si fanno nei boschi.
 


 
Se trovi difficile e faticoso tutto questo, hai perfettamente ragione!
Ecco perché, nonostante la grande offerta di corsi, seminari, libri e blog imbattersi in persone che “trasudano” vera leadership è una rarità.

4. Frasi motivazionali

Nessuno slogan motivazionale,
frasi a effetto o teorie sulla motivazione, lanciate qua e là per creare effetto.

Nelle sessioni di coaching non sentirai frasi da pseudo-guru per “pompare” la tua motivazione.

Nessuna sessione di coaching improntata solo su slogan motivazionale,
facili frasi a effetto o teorie sulla motivazione.

Come perchè?
Se anche tu hai avuto, come tutti,
problemi di motivazione, sai perfettamente che se qualcuno ti dà una pacca sulla spalla e ti dice: “Dai, forza motivati!non ti sarà di grande aiuto.

4. “Vuoi sapere chi sono i miei clienti?”

La riservatezza è un elemento estremamente importante nella relazione di coaching, perché costituisce la base per l’indispensabile rapporto di fiducia e di trasparenza.

Il contenuto delle conversazioni di coaching, come pure i tuoi dati e quelli dell’azienda per la quale lavori, sono quindi strettamente confidenziali e riservati.

Non dirò nomi di persone, aziende, nel mio sito non c’è la sezione “I miei clienti” (anche se mi farebbe davvero comodo).

Così sei sicuro che non dirò neanche il tuo.

5. “Che ne dici di una sessione di prova?”

Il coaching non si prova.
O lo fai o non lo fai.

Provare vuol dire tentare, sperimentare, testare.
Essendo una prova c’è meno coinvolgimento, in compenso molta più razionalità ed eccessiva attenzione sul risultato (“funziona o non funziona sto’ coccing?”).

No, così non funziona.


Preferisco iniziare il personal coaching e se poi ti accorgi che non è quello che ti aspettavi o non è l’approccio giusto per te, ti rimborso tutto il pacchetto, compresa la sessione che hai fatto.
Se continuiamo (senza efficacia) ci perdiamo entrambi.

6. “Io non lavoro come il coach Taldeitali”

Piuttosto che fare una scala di meriti di altri formatori e coach, desidero valorizzare i miei servizi e far percepire il reale valore aggiunto che posso offrire.

Ho fiducia che si parli di me attraverso i miei servizi, il mio blog o la mia consulenza.

Anche se  ricevo mail che mi chiedono un consiglio sulla scuola, il corso migliore o un parere personale su un determinata persona l’ultima cosa che mi interessa è gossippare sulla preparazione e competenza degli altri formatori e coach.

7. Insistere, pressare o convincere all’acquisto di un percorso di personal coaching

Se c’è una cosa che non faccio durante il primo contatto (ma in definitiva sempre) con un potenziale cliente che desidera iniziare è … vendere il coaching.

Chi è determinato, chi desidera dare una svolta, chi è stufo dei soliti risultati, chi vuole lavorare su se stesso non ha bisogno di “spinte” all’acquisto.

Vuole iniziare il coaching e basta!
Non chiede troppo, non si dilunga su particolari e dettagli, scalpita, ha solo voglia di iniziare.

Per tutti gli altri (chi vuol prendere ancora altre informazioni, chi non è ancora pronto, chi sta semplicemente perdendo tempo, ecc.) cerco di dare il maggior numero di info e spiegazioni ma senza mai forzare o cercare di convincere all’eventuale acquisto.

Anzi.
Indecisione ed esitazione sono i segnali che la persona non è ancora pronta.
Preferisco io stesso consigliare di aspettare.

La relazione di coaching non può essere imposta, né venduta, tanto meno mercanteggiata … deve essere “consapevolmente volontaria”!

8. “Ci vediamo sui social”

Non posso. Non riesco.
Anche volendo.
 


 
Come te, ho il tempo contro.
Esattamente come te, ho i miei impegni e le mie incombenze.

Ecco perchè la mia attività social è pari-allo-zero.
Non riuscirei a rispondere (personalmente) a eventuali commenti, twittare qualche spunto interessante o postare un articolo su fb.

Potrei risolvere il tutto delegando tutto questo (come mi hanno proposto) a qualche agenzia di web marketing ma … non mi interessa.
Non vorrei aggiungere altro blah-blah inutile e standardizzato a quello già esistente in Rete.

9. “Ecco le risposte che cercavi

Personal coaching non è consulenza.

A differenza di un consulente, che è assunto per fornire le risposte,
non è nel ruolo del coach conoscere tutte le risposte e risolvere i problemi del cliente.

Il mio obiettivo di coach non è darti le risposte ma aiutarti a “scoprire le tue risposte”.
Sei tu che devi rispondere alle domande.
Non io.

Sei tu che devi dare le risposte a domande che sembrano facili, ma (in realtà) non lo sono, per niente.
C’è un mondo dentro.
Il tuo.
 


 
Provaci, dai, eccone alcune:
Dimmi chi vuoi diventare?”
“Cosa ti aspetti da te stesso?”

“Che cosa stai aspettando?”
“Dimmi, dove stai andando?”
“Che cosa posso fare (veramente) per te?”

10. “Sarò breve

Non mi dilungo in lunghe e fumose teorie. Anzi di teoria c’è né molto poca.
Quasi niente.

La teoria è controproducente in questi casi.
Cercheresti di approcciare tutti i problemi in modo meccanico tentando di applicare quello che hai sentito.

I problemi che incontri nel lavoro non hanno niente a che fare con quello che hai studiato.
Te ne sei accorto, vero?

11. “Scaviamo nel tuo passato così capisco meglio

Coaching non è terapia.

Non si concentra sul passato, guarigione di profonde ferite emotive o risolvere i sintomi quali ansia o depressione,
ad appannaggio di specialisti del settore.

Il personal coaching si basa prevalentemente sul presente e ciò che sarà il futuro.

12. “Ecco il contrattino da firmare!

Come cliente privato acquisti semplicemente una sessione o un pacchetto di sessioni di personal coaching.

Una volta esaurita, decidi se acquistare altre sessioni di personal.
Come cliente privato non devi firmare nessun contratto o vincolo.

Vuoi iniziare il personal coaching? Ecco le 12 cose che non ti direi mai

Se c’è qualcosa che deve cambiare nel tuo “modo” di lavorare, prendi provvedimenti.
Investi su te stesso.
Passa all’azione.
“Fai” coaching.

Se invece hai solo sentito “parlare di coaching” ma non hai mai fatto il primo passo,
lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno,
scopri la mia guida di benvenuto gratuita facendo click qui.