Colloqui di lavoro: l’attenzione del selezionatore non si pretende, si guadagna

colloqui di lavoro

Foto di Aksel Lian da Pixabay

Il selezionatore ti sta accompagnando in una saletta per il colloquio di lavoro
Il momento è arrivato.

Sei concentrato. Bene!
Rilassati ancora un po’.

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Fino a ieri ti sei concesso il lusso di perderti in qualche fantasticherie … come spenderai il tuo primo stipendio nel tuo nuovo posto di lavoro.

Ma questo non è ancora il momento di discutere di salario e date di inizio.

Piuttosto, molto più umilmente, concentrati sull’obiettivo del primo colloquio …
ottenere il secondo colloquio.

L’autorevolezza comincia con un “ingresso” autorevole

Dal primo istante d’incontro, stai “inviando” messaggi non verbali.
Anche se non dici niente, il linguaggio del tuo corpo rivela i tuoi sentimenti e le tue vere intenzioni.

Appena farai il tuo ingresso nella stanza del colloquio … è fatta!
Una volta che inizi la conversazione, la prima impressione è stata già “registrata”.
E difficilmente si torna indietro…

Evita “ingressi” esitanti, goffi o al contrario pomposi e arroganti.
Passo deciso ma non affrettato. Assicurati di salutare tutti con un sorriso.

Evita anche lo sguardo basso. Raddrizza le spalle!
Stai trattando un posto di lavoro non elemosina.

Per approfondire leggi il post: Come entrare con autorevolezza nella stanza del colloquio

Riconosci la tua ansia invece di reprimerla

Se il pensiero di un’intervista di lavoro ti fa venire il mal di pancia,
non sei l’unico.

Invece di nascondere il tuo nervosismo dietro un sorriso di circostanza,
dovresti semplicemente riconoscere i tuoi sentimenti ansiosi.
E farci pace.

Accettare (accogliendo) la tua ansia invece di cercare di soffocarla.

  • “Mi sento ansioso per l’intervista di lavoro”. Va bene!
    Avrò comunque fiducia e successo.”

Per approfondire leggi il post: Come nascondere il nervosismo.

Gestisci l’irrequietezza.
Presta attenzione al tuo linguaggio del corpo.

Non camminare frettolosamente, non rispondere rapidamente,
non parlare velocemente.

Durante i colloqui di lavoro, cerca di rilassati.
Assicurati di non tamburellare con le dita, mostrare la gamba o il piede “ballerino”.

Le persone che mantengono -nei colloqui di lavoro- il contatto visivo sono giudicate più autorevoli e fiduciose

Non c’è niente di più importante del contatto visivo quando si tratta di mostrare la tua fiducia.

Se guardi in basso, ti guardi intorno o semplicemente non guardi l’intervistatore negli occhi,
dimostri di essere ansioso o sembra che tu debba nascondere qualcosa.

Se ti senti imbarazzato a fissare qualcuno negli occhi,
concentrati sul punto centrale tra le due sopracciglia.

Per approfondire l’importanza del contatto visivo leggi qui.

L’attenzione degli altri non si pretende, si guadagna

Ricorda che le persone non si preoccupano degli altri,
tranne se non hanno qualcosa da “guadagnare” (anche in termine di autostima, piacere, importanza, ecc.…).

Non cercare di compiacere il selezionatore, non ti porterà più attenzione.
Le tue risposte fluiranno molto più agevolmente, se non cercherai di soddisfare tutte le aspettative dell’intervistatore.


Non essere un fanfarone (tante chiacchiere e niente fatti).
Sii semplice e conciso.
Non usare tante parole, se ne bastano poche.

Tieni la testa alta, siediti dritto e guarda l’altra persona quando parli.
Non nascondere la tua personalità dietro il tuo CV, sii solo te stesso.

Una persona carismatica non è un “doppione”.
Ha le sue opinioni, la sua visione del mondo, la “sua risposta” a domande importanti.

Sii te stesso. L’autenticità paga

È importante avere un atteggiamento positivo.
Sorridere senza forzatura e senza esagerazione.
Solo per comunicare la tua sicurezza.

Ai datori di lavoro piacciono le persone che hanno una prospettiva positiva,
un atteggiamento ottimista, appassionato, preparato e fiducioso.

Ricordati che meriti di essere lì.
Se non fossi degno dell’intervista, non saresti mai stato invitato!

Prova a stabilire una connessione con il tuo intervistatore

Durante i colloqui di lavoro, invece di cercare solo di impressionare,
prova a stabilire una connessione autentica con lui/lei.

Non devi stringere un legame profondo con il tuo intervistatore, non è un tuo amico,
ma assicurati di dimostrare le tue capacità.

Per connetterti con il tuo intervistatore, parti parlando del più e del meno,
anche solo per riempire il silenzio e sciogliere l’imbarazzo.

È l’anticamera del colloquio.
Una breve conversazione su un argomento (apparentemente) di scarsa importanza.
Poni domande sull’azienda, menziona qualcosa sul lavoro o fai semplicemente un’osservazione briosa.


Mostrare la tua parte amichevole e disponibile,
in un momento in cui sarai costantemente giudicato,
è un ottimo modo per dimostrare al tuo selezionatore quanto tu sia fiducioso.

Usa le pause per mostrare autorevolezza nei colloqui di lavoro

Quando cambi argomento o spieghi un punto importante,
riposizionati sulla sedia per enfatizzare il momento.

Quando spieghi un punto importante fai una pausa prima e dopo … in modo di creare un senso di anticipazione e sottolineare il concetto.

Evita di costruire risposte ad hoc per compiacere il selezionatore e ottenere la sua approvazione.
Se ne accorgerà subito!

Non usare spesso parole come “Immagino”, “Credo” e “Forse” perché vuol dire restare nel-mezzo.
Sospeso nel nulla. Insipido.

Non affrettare le tue risposte durante i colloqui di lavoro

Quando ti senti nervoso è facile sparlare senza meta.
Con poca convinzione.

Un buon modo per evitarlo è parlare più lentamente.
Rispetta i tempi della conversazione. Concediti il tempo di pensare alla risposta.

Non si tratta di un “botta e risposta” in velocità.
Mantieni il controllo.
Assicurarti di rispondere pienamente alla domanda.
I silenzi possono essere scomodi, specialmente quando vorresti colpire qualcuno.

Non avere paura delle pause e dei silenzi.

Imposta bene la voce. Sii sintetico. Non bisbigliare.
Alza il tono della tua voce.

Non limitarti a rispondere

Nei colloqui di lavoro cerca di instaurare un vero e proprio dialogo con il tuo interlocutore.
Lui/lei sta valutando te.
Tu stai valutando l’azienda.

È facile cadere nella trappola di rispondere semplicemente alle domande.
È importante (piuttosto) avere un dialogo bilaterale.

Poni domande all’intervistatore quando è il momento giusto.
Non tenerle per la fine. Precisare un argomento già trattato prima,
ti farà apparirà inesperto.


“Entra” nei dettagli, spiegando la loro importanza e sviluppi.
Ti farà sembrare più Smart. Conoscere i fatti e i dettagli sarà impressionante.

Saper comunicare, essere autorevole, vuol dire (innanzitutto) avere qualcosa d’interessante da dire.
Se così non fosse … meglio tacere!

Non pensare a come risponderai, mentre la persona sta ancora parlando.

La trappola: non essere arrogante

Nella vita una buona dose di fiducia è auspicabile.

Quando si tratta di colloqui di lavoro, ci sono alcune linee sottili che devono essere tratteggiate,
confini che non possono e non devono essere superati.

Devi essere ambizioso senza essere impaziente, disponibile senza essere timoroso,
flessibile senza essere sfruttato.

Essere sicuro di te, confidente e desideroso,
senza alzare troppi i toni fino a diventare eccentrico e pomposo.

In bocca al lupo!

Email di lavoro: come risolvere conflitti con autorevolezza

email di lavoro

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

Ogni giorno, appena sveglio, ti piaccia o no, sai che dovrai comunicare.
Il modo in cui poi sceglierai di farlo, consapevolmente o no, influenzerà le tue giornate.
Intensificherà le tue emozioni.

Ti sarai sicuramente accorto come le email di lavoro possono diventare un modo terribile di comunicare.
E ti credo!

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Usando solo il testo, perdi oltre il 90% dell’efficacia della comunicazione … e con queste premesse, è facile che i toni si scaldano, nascano attriti, si creino incomprensioni ed equivoci, aumentando tensione e conflitto.

Le email di lavoro aumentano in modo esponenziale e con esse le occasioni per creare frizioni.
Spesso si esaspera la tensione a tale punto che diventa un enorme spreco di tempo,
tanto inefficace quanto inefficiente.

Troppe ore ad elaborare lunghe riflessioni e numerose revisioni su cosa/come rispondere,
coinvolgendo colleghi e partner nei tuoi “drammi digitali”.

È necessario interrompere questo circolo vizioso (e infinito) fatto di scambi digitali al veleno.
Risolvere la questione in modo autorevole è più facile a dirsi che a farsi.

Un conflitto gestito per mail genera ancora più conflitto

Quando sorge un conflitto, siamo spesso tentati di usare istintivamente la posta elettronica nel tentativo di risolvere velocemente il problema.

Purtroppo, una frase, anche se ben intenzionata o un feedback costruttivo, può diventare aspra e irritante quando è interpretata in modo errato.

Attribuiamo una (nostra personale) tonalità e significato, trasformando quello che potrebbe essere un semplice commento in qualcosa di completamente diverso.
Ovviamente di negativo.

Non utilizzare mai le mail per risolvere i conflitti.
Rispondere con animosità ad una email di lavoro non è quasi mai il modo più efficace per risolvere la questione.

Prima di rispondere fai un respiro, meglio due

La velocità delle comunicazioni elettroniche raramente ti lascia il tempo di fermarti. Considerare la situazione in modo obiettivo.

Se il tuo collega, capo o cliente si sono lasciati sopraffare dalle emozioni, non ripetere lo stesso errore.
Prendi tempo. Ti aiuterà a evitare una reazione istintiva.

Lascia un po’ sbollire e potrai rispondere in modo professionale.
Nel caso che urge risposta, senti troppa tensione oppure l’altro è in attesa, di sicuro avrai almeno 5 minuti disponibili.
 


 
Alzati, raffredda la mente, fai due passi fuori dall’ufficio, prendi un bicchiere di acqua.
Resisti alla tentazione di saltare subito alle conclusioni.

Rileggi. Assicurati di aver compreso davvero bene il concetto prima di fornire la tua risposta.

Ammetti i tuoi (eventuali) errori

A volte sei sicuro di essere nella ragione.
Altre invece scopri che la causa del problema o chi ha aggravato la situazione, sei proprio tu.

Riconosci l’errore … e porgi le tue scuse a tutte le persone coinvolte.
Non permettere che un errore, una svista o un fraintendimento rovini la tua immagine professionale. Mandi in fumo anni di buone relazioni professionali.

Dovresti fare quello che è giusto.

Concedi una “possibilità” alla persona

Dando alla persona il beneficio del dubbio aumenterai la probabilità di una sana risoluzione.
Non è facile, sono d’accordo!

Soprattutto se la persona non ti piace o sei sicuro che si è comportata in modo scorretto,
ti incoraggio a provarlo comunque!

Anche se non ti senti a tuo agio,
avvicina la persona con domande chiarificatrici invece di dichiarazioni accusatorie.

Nelle email di lavoro distingui tra i fatti e la tua “visione”

In un conflitto professionale,
dovresti distinguere due elementi: cosa è successo (ovvero i fatti reali) e la tua interpretazione (ovvero la tua spiegazione dei fatti).

La tua “storia” potrebbe darti un’attribuzione più negativa.
Ci sono sempre diverse motivi (più o meno validi) per cui qualcuno ha-fatto-o-non-fatto-qualcosa.
 


 
Hai solo un modo per comprovare o sconfessare la tua ipotesi …
chiedere direttamente alla persona.

  • “Ho notato che le riunioni del Dipartimento adesso sono pianificate per le 16:00. Questo è in conflitto con … …. Puoi aiutarmi a capire perché hai scelto questo orario? Mi piacerebbe parlarne con te per risolvere il contrasto nella pianificazione. “

La vera domanda è … desideri davvero risolvere il conflitto?

Desideri arrivare a soluzioni reali?

Se il tuo obiettivo finale è quello di trovare una soluzione (poco importa se hai torto o ragione, se il tono del mittente è sarcastico, ecc.) la cosa migliore è organizzare un incontro faccia a faccia o via telefono/Skype.

Se sei arrabbiato, frustrato o ferito da qualcosa,
invece di scrivere un’e-mail vai direttamente dalla persona (o chiedi un incontro in videoconferenza) con cui hai una divergenza.

Non ti entusiasma l’idea?
Ti aspettavi una soluzione efficace senza il tuo coinvolgimento?

Ricorda … è facile scagliare missili-digitali nella sicurezza del tuo ufficio senza il rischio di un incontro dal vivo. Per un confronto faccia a faccia o per telefono ci vuole coraggio e autocontrollo.
Attributi. Non farti sfuggire l’occasione per dimostrare la tua forza e il tuo carattere.

La tua autorevolezza.

Chiedi un incontro esplicativo

Se uno dei tuoi colleghi (ma anche il capo o un collaboratore) ti invia una email di lavoro ostile o aggressiva, chiedili un incontro chiarificatore.
Potresti dire:

  • “Penso che potremmo risolvere il problema rapidamente trovandoci di persona. Prendiamoci un caffè. In alternativa posso passare nel tuo ufficio. “
  • “Discutiamone … ti chiamo domani mattina. “
  • “Sembra una questione importante. Perché non la aggiungiamo all’ordine del giorno della nostra prossima riunione? “

Quando valuti un contrasto con l’intento di ottenere chiarezza, vedrai che, il più delle volte, la persona non immaginava di creare intenzionalmente un dissidio.
Oppure aveva buone intenzioni.
 


 
Scoprirai come le persone risultano meno “effervescenti” e aggressive di persona, quando non si nascondono dietro il loro computer.

Ascoltare in modo attivo ti aiuterà a comprendere meglio cosa è accaduto. Spesso la tua (fervida) interpretazione non ha nulla a che fare con l’attuale conflitto o con la persona specifica.

Una volta che guardi negli occhi la persona, vedi il suo linguaggio del corpo e senti l’energia, sarai in grado di risolvere il problema in modo da rafforzare il tuo rapporto professionale. Anziché danneggiarlo!

Ecco come essere autorevoli!

Le conversazioni difficili sono più efficaci faccia a faccia rispetto alle email di lavoro

Scegli gli incontri faccia a faccia per risolvere i tuoi conflitti sul lavoro.
Se non è possibile, opta per una videochiamata o una conversazione telefonica.

È necessario incanalare queste emozioni in modo produttivo.
In più, con la richiesta di un incontro, hai il tempo di mettere da parte (almeno un po’) il tuo orgoglio e le tue emozioni.

Parla dal tuo punto di vista

Quando vorresti chiedere chiarimenti, ma ti senti a disagio perché non sei d’accordo con la persona,
usa frasi che iniziano con io piuttosto che tu.

  • “Non ti sei spiegato molto bene”
  • “Faccio fatica a comprendere completamente quanto stai condividendo”

Puoi dire esattamente la stessa cosa con due toni di voce completamente diversi.
Ogni intonazione trasmetterà messaggi molto diversi.
Immagina la frase “Non sono sicuro di essere d’accordo con quello che hai detto” con un tono aggressivo o con un tono curioso.

Chiedi chiarimenti in modo più costruttivo.
Non incolpare l’altra persona.
Prova (sinceramente) di capire il punto di vista dell’altra persona.

Non essere percepito come accusatorio. Minaccioso.

Quando le persone si sentono attaccate, si mettono sulla difensiva. Parlando dalla tua prospettiva, il tuo ascoltatore sarà più aperto alla discussione.
 


 
Capirà che stai semplicemente cercando di ottenere il chiarimento di cui hai bisogno. Sarà più disposto a interagire con te.

Un ottimo modo è porre domande aperte, lasciando così lo spazio alla prospettiva dell’altra persona. Le domande chiuse invece portano sempre alla risposta o no, limitando la raccolta di informazioni.

Ecco alcuni esempi che potresti utilizzare per chiedere chiarimenti:

  • “Se ho inteso bene, pensi che il fattore più importante in questa situazione sia …”
  • “Penso di aver bisogno di più informazioni. Non capisco del tutto quella parte del progetto ……?
    Potresti dirmi qualcosa di più?”
  • “Penso di capire che  X sarebbe la soluzione migliore? Potresti spiegarmi perché hai bocciato la mia proposta Y?”
  • “Potresti darmi un esempio concreto per  capire come ciò potrebbe influenzare il progetto?”
  • “Ho notato che quando condividiamo un approfondimento o sembra che tu debba sempre contestare o aggiungere qualcosa. Provo una mancanza di fiducia, non mi sento responsabilizzata. Che ne dici di parlarne davanti un caffè?”

Fino a quando avrai a che fare con le persone (e per fortuna che è così) sarai sempre esposto al rischio di essere deluso, frustrato e di reagire con rancore … succede a casa, al lavoro e in innumerevoli altre situazioni.

Queste strategie (applicate alle email di lavoro) mi hanno aiutato ad “allenare” l’autocontrollo, il coraggio e a risolvere situazioni incresciose in maniera più efficiente e dignitose che in passato.
Prova anche tu!

Non vuol dire aver sempre ragione ma confrontarsi, discutere e chiarire discussioni che possono trascinarsi per tanto tempo, dissipando energie preziose.

A volte possono bastare 10 minuti!

Molte volte ci manca il coraggio di parlare, di chiarire, perché abbiamo paura della reazione o perché non vogliamo che la persona si offenda.

Altre volte ci sono contesti e situazioni dove è “meglio tacere”, per evitare contraddittori scomodi che non portano a nulla, se non a spaccature e antipatie.

Quando “senti” che qualcosa sta fermentando, se la vocina nella tua testa ti dice che qualcosa non va, non ignorarla. Segui il tuo istinto.
Chiama o vai a trovare la persona.

Più a lungo aspetti,
maggiori sono le possibilità che l’incomprensione si evolva in freddezza e distacco.
Conflitto.

Essere autorevole: 9 errori killer che uccidono la tua capacità di ascolto

capacità di ascolto

Foto di Sound On da Pexels

“Ma certo che ti ascolto!”
Quante volte reagisci in questo modo per mostrare brillantezza nella capacità di ascolto.
È importante essere consapevoli delle trappole che sabotano la tua comunicazione e, di conseguenza, le tue relazioni e i tuoi risultati.

Spesso ascolti con supposizione, paura e giudizio.
Il messaggio viene distorto, si crea attrito e sfiducia.
“Passa” solo ciò che hai bisogno di sentire.

È importante essere consapevoli dei passi falsi che impediscono un ascolto puro, non filtrato e concentrato.

Ci sono molte cose che ostacolano l’ascolto.
Se vuoi ascoltare, essere autorevole, dovresti essere consapevole di queste barriere, molte delle quali sono solo cattive abitudini.

Ecco 9 errori che limitano la tua capacità di ascolto:

Interrompi e vai sopra

A nessuno piace essere troncato nel bel mezzo di un discorso.
Non c’è niente di più frustrante e irritante essere interrotti. Non credere di aver compreso anticipatamente idee e concetti.
Inizia a parlare solo quando l’altro ha completato la sua frase.
Evita di trarre subito le tue conclusioni.

Sei prevenuto

Se non vedi l’ora di dire come la pensi, come puoi ascoltare?
Se stai pensando a cosa rispondere, non stai ascoltando completamente ciò che l’altra persona sta dicendo.
Il tuo chiacchiericcio interno non vede l’ora di manifestarsi …
non appena c’è un’apertura nel discorso!

Ti fai influenzare 

Non essere prevenuto o influenzato dalla razza, sesso, età, religione del tuo interlocutore.
Lo trovi attraente? Oppure al contrario non ti piace?
Evita un pre-giudizio sulla base a ciò che vedi/sai sulla persona, la sua età, il suo status, livello di successo percepito, il suo abbigliamento, la sua professione, ecc..


 

 

Non sei interessato 

Non ti concentri. Ti distrai facilmente.
Guardi fuori dalla finestra oppure il cellulare.
Quando pensi ad altro, non ascolti ciò che viene detto. Sei troppo occupato con i tuoi pensieri.
Se vuoi essere autorevole devi focalizzarti “sull’altro”.

Pensi a qualcos’altro 

Quando parli con qualcuno, stai pensando …
alla prossima riunione, alla tua agenda personale, a come sarai percepito, a quanto frutterà la vendita, alla paura di non fare la vendita,
a cosa farai al termine della conversazione, ecc…

Non provi empatia

La maggior parte di noi ha un dialogo interno.
Passiamo molto tempo ad ascoltare i nostri pensieri e sentimenti.
Un ascolto efficace implica il tentativo di provare empatia,  metterti nella posizione dell’altra persona.
È diverso dalla “simpatia”, ovvero provare dispiacere per le esperienze di un altro.

Hai pregiudizi

L’ascolto include la mentalità aperta alle idee e alle opinioni degli altri, anche se significa non essere d’accordo.
Dovresti ascoltare e cercare di capire.
Quando stereotipi una persona diventi meno obiettivo e meno propenso ad ascoltare in modo efficace.
Una persona non è molto brillante quindi non ha sensoascoltare quello che ha da dire.

Adotti posture inappropriate

Non appoggiarti allo schienale o ciondolare su una sedia, sporgendosi in avanti/indietro in costante cambiamento.
Le persone che prestano attenzione tendono a inclinarsi leggermente verso l’oratore.
Non distrarti. Evita di agitarti, scarabocchiare, guardare il monitor, sbadigliare.

Evitare espressioni inadeguate

Spesso quando un ascoltatore è impegnato nell’ascolto, è un modo quasi inconscio di incoraggiare e mostrare attenzione.
La mancanza di un cenno del capo può significare il contrario: scarsa capacità di ascolto.
Gli ascoltatori attenti usano i sorrisi e i cenni del capo come meccanismi di feedback e per mostrare attenzione.

Mancanza di tempo: 8 errori che prosciugano la tua produttività

mancanza di tempo

Foto di Victor Miyata da Pexels

Lavoro (come career coach) nel reinserimento professionale a Lugano.
Lavoro (come personal coach) quale libero professionista.
Ho la mia attività correlata al sito ferrarelli-coaching, un blog,
due genitori anziani in tempo di coronavirus …
e poi la mia vita personale, fisica (palestra, correre, ecc..) e relazionale…

ce la posso fare? … anche no!

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Quando ho lanciato il mio blog (nell’oramai lontano marzo 2013), ricordo l’ansia di “non starci dentro”,
di essere travolto dalle troppe cose da fare e di ritrovarmi in breve tempo a convivere con notti insonni,
sveglie all’alba, pranzi saltati per non finire come 99,9% dei blog…
arenarmi solo dopo pochi mesi di vita!

Troppe volte ho lasciato che le mie paure prendessero decisioni al posto mio,
in modo da poter rimanere bello tranquillo nella mia “zona di comfort”.

Ma un giorno ho detto basta, mi sono detto, qualunque cosa accada…andrò avanti.
Non mi sono mai più voltato indietro!

Ho fatto il primo passo,
poi ho seguito il flusso.

Sono ancora qui… e anche il blog (che nel solo mese di gennaio 2021 ha registrato un afflusso di circa 12’000 visitatori).

Alcune paure ci impediscono di fare la carriera che desideriamo.

Una di queste è la paura di non avere abbastanza tempo.
Di non farcela.

Combattere la paura della mancanza di tempo non è la risposta perché …non andrà via.

Come accade con tutte le emozioni negative, più ci pensi, più ti ci concentri e più diventa forte…
almeno a me succedeva così!
L’unica cosa che dovrai fare è cambiare il tuo atteggiamento nei confronti del tempo.

Ridurre l’ansia della mancanza di tempo inizia con consapevolizzare alcune verità.

Mancanza di tempo? Il tempo esiste. Non puoi cambiarlo.

Il tempo andrà avanti comunque … con lui anche noi.

Accettare queste verità, invece di lottare contro di esse è una parte importante per reprimere l’ansia della mancanza di tempo. Quando l’accetti, puoi andare avanti.


Tante volte il non-avere-tempo è solo una scusa per non fare qualcosa e riempire, in qualche modo, la giornata. Oppure perché hai paura di affrontare una certa situazione o di lanciarti in una nuova impresa.

Una cliente che lamentava la mancanza di tempo per il coaching (in effetti fissare le era diventato un melodramma con continui rimandi) è rimasta spiazzata quando le ho presentato nero-su-bianco la sua giornata tipo. Ha realizzato le innumerevoli azioni banali che potevano essere evitate.

Spesso fai fatica a dire no, sei sempre di corsa.
Indaffarato. Preso da un turbinio di azioni,
Non ti fermi a domandarti se quello che stai facendo risponde davvero a ciò di cui hai bisogno.

Se dai priorità alle cose veramente importanti, scopri di avere tantissimo tempo (anche perché le attività realmente importanti sono poche!).

Hai mai fatto caso a quante cose “poco importanti” fai ogni giorno?

Si tratta di mettere tutto nella giusta proporzione.

Se ogni serate sei davanti a Netfix, se i weekend li investi in agriturismi o baldorie con gli amici, hai già scelto da che parte stare. Hai già deciso quali siano le tue attività importanti.
Niente di male per carità. E non è una scelta sbagliata.
Anzi.

Semplicemente la scusa del “non avere tempo” difficilmente regge davvero alla realtà dei fatti.
Se sei (davvero) interessato a una cosa, se la reputi importante per la tua vita,
trovi il tempo di farla.
Tutto qui.

Ecco 8 azioni (che succhiano una quantità enorme di energia) che ho imparato a gestire:

1. Lavorare “tanto” piuttosto che lavorare “meglio”

C’è una notevole distinzione tra essere occupati ed essere produttivi.
Lavorare tanto non è sempre la strada giusta. Non te ne rendi conto che ti chiudi in una scatola quando sei troppo concentrato su qualcosa.


Concentrarsi eccessivamente, raramente è salutare o produttivo.
Spesso, lavorare meno può effettivamente produrre risultati migliori.

Il tempo è un bene limitato.
Dobbiamo imparare a spendere la minor quantità di energia per ottenere maggiori benefici.

2. Non dare le priorità

Dare la priorità a ciò che è importante e nell’imparare come essere il più efficienti possibile.
Il modo migliore per avere successo è imparare le tecniche di gestione del tempo.

Uno dei grandi strumenti di gestione del tempo è l’utilizzo di blocchi temporali.
Ciò significa impostare orari specifici in cui lavori, eliminando le distrazioni,
e non perdere tempo in attività che non sono produttive.

Dovresti imparare a stabilire le priorità.
Acquisire una mentalità che passa dalla raccolta infinita al perseguimento di quei momenti veramente preziosi.

3. Mancanza di tempo: evita di dire sempre di si

Quando dici si a tutti,
uccidi la tua produttività.

Dovresti smettere di dire si a compiti che portano a risultati bassi o quasi nulli.
Avrai così tempo per concentrarti su mansioni più importanti.

È sempre meglio svolgere poche attività molto bene,
piuttosto che tante con uno scarso risultato.


Non puoi sempre dire no (soprattutto al tuo capo o ai tuoi colleghi),
ma puoi scegliere la maggior parte delle azioni che farai durante l’intera giornata lavorativa.

4. Controllare tutto (anche l’incontrollabile)

È un meccanismo di difesa.
Controllare gli altri (perché si adattino al tuo modus operandi) crea dinamiche tossiche.

Di fronte all’incapacità di controllare dirigi tutta l’energia attorno a te,
consumando enormi quantitativi di vitalità.

Dovresti prendere coscienza che controllare e dominare le persone non migliorerà la situazione ed è improduttivo.
Al contrario, è utile imparare a controllare te stesso.

La maggior parte di noi adora la certezza ma viviamo in un mondo, dove di certo e sicuro c’è ben poco.
La vita non è certa.

La certezza non esiste, il mondo è incerto per natura.
Un giorno puoi avere qualcosa, e il giorno dopo perderla o, al contrario, non avere niente oggi e avere la fortuna dalla tua domani.

Non sprecare energia cercando di controllare le persone e le situazioni che semplicemente non puoi controllare. Quando lasci andare, scopri che hai più energia da spendere.

Probabilmente non sarai in grado di “lasciar andare” in una notte. Comincia a capire di cosa hai paura, perché hai bisogno di così tanto controllo.

Inizia a lavorare su te stesso.

5. Tenere a mente le cose-da-fare

Spesso, mi ritrovavo esausto perché cercavo di ricordare tante (troppe) cose e inevitabilmente dimenticavo qualcosa.

Questo mi provocava stress e sprecavo tanta energia mentale, perché devo “rovistare” nei meandri della mia mente per ricordare ogni compito, incombenza o evento.

Preparare delle liste delle cose-da-fare mi ha aiutato a salvare energia.
Mi danno una sensazione di “controllo” più che un beneficio in termini di produttività. La mia mente può rilassarsi perché sa che non dimenticherà nulla di importante… è tutto scritto!

Presta attenzione…
organizzare il tempo e scrivere liste complesse e infinite può diventare un’ossessione.
Uno spreco di energia.

6. Controllare la mail più volte il giorno

La maggior parte di noi controlla la posta elettronica e i vari account social in modo non organizzato (quando ne ha voglia o desidera distrarsi).


Controllare di continuo la posta elettronica vuol dire interrompere costantemente il flusso del tuo lavoro, distogliere assiduamente l’attenzione e sprecare (di conseguenza) un sacco di energia.

Fai un patto con te stesso, controlla la posta e i tuoi account social solo poche volte al giorno invece di farti succhiare del tempo prezioso.

Personalmente ho preso l’abitudine di controllare la posta elettronica 3-4 volte il giorno. Non di più.
A orari prestabiliti durante la giornata.

La maggior parte dei messaggi non è urgente.
È veramente raro che un cliente o un problema non possa aspettare un paio d’ore.

7. Essere sempre attivo sui social

Il tempo è una risorsa dannatamente scarsa.
Fai tutto il possibile per rendere il tuo tempo più interessante e stimolante.

Non cercare di presidiare tutti i social,
ma scegli quello più adatto al tuo modo di esprimerti e all’audience a cui vuoi parlare.

Per quello che mi riguarda,
credo che per la natura stessa del mio lavoro sia importante preservare la qualità, dando modo alle persone di confrontarsi come me unicamente sul mio sito web.

È anche una questione di riservatezza.
Sono convinto che concentrarmi sui risultati dei miei clienti sia molto più prezioso, per tutti, rispetto al gioco del “dico/non dico” che spesso avviene sui social.

8. Mancanza di tempo? Non essere perfezionista

Essere perfezionista tendeva a esaurirmi.

Quando sentivo il bisogno che tutto sia fatto a modo “mio”,
spendevo un sacco di tempo ed energie per ogni dettaglio.

I dettagli consumano (inesorabilmente) il mio tempo prezioso. Rischio di mancare il quadro generale perché sono troppo concentrato su piccole cose.

Non aspettare che tutto sia perfetto. Vorrei fare un buon lavoro, ma è impossibile essere sempre perfetti.
Invece di esaminare ogni singolo dettaglio, prova a concentrarti maggiormente sul quadro generale.

Invece di concentrarti sulle piccole cose durante il tuo lavoro, lasciale alla fine.
A fine di giornata, puoi sempre tornare indietro e completare questi dettagli.

Abbandona la perfezione (esagerata) se vuoi essere produttivo sul lavoro.
È meglio per la tua salute e il tuo benessere.

Come chiedere scusa al lavoro. Basta dire “Mi dispiace”?

come chiedere scusa al lavoro

“Scusarsi non significa sempre che tu hai sbagliato e l’altro ha ragione.
Significa semplicemente che tieni più a quella relazione del tuo orgoglio.”
Fabio Volo.

Gli errori accadono.
Dopotutto, tutti facciamo errori sul lavoro.

Se la tua (eventuale) negligenza e superficialità ha avuto conseguenze importanti o ha gettato un’ombra su qualcun altro, dovresti avere l’umiltà, non solo di “riparare”,
ma anche di scusarti per il tuo errore.

Come chiedere scusa al lavoro è una fase spesso trascurata.

La tua disponibilità ad ammettere, mascherare o scaricare gli errori …
la dice lunga su di te!

È tempo dei mea culpa.

Nonostante gli avvocati spesso avvertano i loro clienti di evitare scuse, temendo che siano l’equivalente di un’ammissione di colpevolezza (in certe situazioni, ammettere la colpa può significare licenziamento),
gli studi dimostrano che quando le persone ricevono delle scuse,
è più probabile che le ripercussioni siano più contenute.

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È tempo di fare mea culpa, dicevo …
oppure potresti seguire il consiglio “Non scusarti mai, non spiegare mai”.
Dipende da te se vuoi essere così arrogante, ma, se lo fai, non aspettarti di essere visto come una persona giudiziosa o disponibile.

Porgere le proprie scuse non è cosa facile,
è molto di più che scrollare le spalle e dire “Mi dispiace”.

A volte le giustificazioni non bastano,
chi ha subito le conseguenze può non essere interessato a dimenticare oppure l’errore è ritenuto imperdonabile.

In generale,
la maggior parte delle scuse ha lo scopo di aprire un dialogo con le persone coinvolte,
può servire a ristabilire la fiducia o riparare i rapporti. È anche un modo per dimostrare il tuo senso di responsabilità. Mostrare integrità, coraggio ed empatia.

Il più delle volte, le scuse vengono date in modo frettoloso e sbagliato.
Cadendo nel vuoto!

La chiave è creare una base collaborativa e non conflittuale tra le parti coinvolte,
e trovare una soluzione produttiva che possa (nel limite del possibile) portare benefici a tutte le parti.

1. Come chiedere scusa al lavoro? Primo, non farti travolgere dalle emozioni

Se ti stai preparando per una conversazione che puoi definire “difficile”,
probabilmente ti sentirai nervoso e ansioso.
Le tue emozioni influiranno sulla tua professionalità.

Scusarsi in pieno “scisma emotivo” è raramente produttivo.

Lo stress emotivo limita la soluzione creativa,
hai più probabilità di dire qualcosa di cui ti pentirai più tardi,
e rischi di trasformare la questione in una faccenda personale.
 


 
Quanto più tranquillo e centrato sarai,
tanto meglio riuscirai a gestire questo tipo di situazioni.

Meglio prendere un po’ di tempo,
allontanarsi dalla situazione e guardarla oggettivamente.
Sarà più facile, in un secondo periodo, affrontare nuovamente la questione con la testa più “libera”.

2. Se il tuo capo/collega/cliente vuole sfogare, ascolta.

Non importa ciò che la persona dice o come lo dice,
Non interrompere. Evita di difendere le tue azioni.
Almeno non adesso.

Dai alla persona la possibilità di dirti quanto sei stato superficiale, insensibile, maleducato,
spiegarti quanto sia arrabbiato, ferito o deluso.

È la parte più difficile del “come chiedere scusa al lavoro”. Fai un bel respiro profondo,
Ascolta.

3. Sii sincero

Non ha senso scusarsi se non lo senti.
Questo è un principio fondamentale delle scuse.

Le persone notano istantaneamente le scuse non oneste,
quindi devi sinceramente pentirti di ciò che hai fatto e dirlo inequivocabilmente.

Una scusa-non scusa non solo è inutile … è irrispettosa.

Se non ti senti di porgere scuse sincere e genuine,
lascia perdere.

4. Abbraccia l’imbarazzo

È la parte che alcune persone saltano, ma dimostra coraggio e sicurezza.
 


 
Per me, questa è la parte più difficile. Il mio istinto mi porta sulla difensiva.
A chi piace proclamare le proprie scuse per un errore?
Magari banale, frutto di incompetenza e superficialità?

Ammettiamolo: scusarsi può essere molto imbarazzante.
Non c’è davvero modo di evitarlo.

A volte la mettiamo sull’ironia per alleggerire la tensione:

  • “Sai che sono un rompiscatole vero?”
  • “Non sono Einstein, i numeri non sono il mio forte”

ma non funziona molto.

  • “È imbarazzante, ma sento il bisogno di scusarmi.”

È più sincero e può aiutare a sgonfiare parte della tensione.

Prenditi la responsabilità.

5. Quando chiedi “scusa” non parlare di te

La maggior parte delle persone quando porge le scuse tende a focalizzarsi su sé stessa,
sulle proprie intenzioni:

  • “Non volevo…”
  • “Stavo cercando di …”
  • “Non avevo capito …”
  • “Ho avuto una buona ragione …”

Chi ha subito il torto non vuole sentire parlare di te.
 


 
Metti al centro delle tue scuse l’altra persona, come si sente. Molto meglio dire:

  • “Capisco la tua delusione per l’errore”
  • “Comprendo che ti ho messo in difficoltà”

Non spostare la colpa su qualcuno o qualcosa nel tentativo di ridurre la tua responsabilità.

  • “Mi dispiace se me la sono presa con te quando sei venuto nel mio ufficio ieri, avevo molto da fare e il capo mi ha chiesto un rapporto prima del previsto.”

Stai giustificando il tuo comportamento a causa dello stress, e stai scaricando la colpa sull’altra persona, colpevole di averti infastidito in una giornata impegnativa.

Meglio dire:

  • “Mi dispiace se me la sono presa con te ieri.”

È breve e sentito. Non offre scuse per il comportamento.

E ricorda sempre che le scuse non sono per te, per il tuo rendiconto,
una vera scusa è per l’altra persona, quindi …

6. Mettiti davvero nei panni dell’altra persona

Spesso dimentichiamo cosa vuol dire essere dall’altra parte.
Come si sente la persona … tradita? Frustrata? Arrabbiata?
Imbarazzata?
Comprendere le emozioni scatenate renderà il come chiedere scusa al lavoro molto più facile.

Cosa vorresti sentirti dire se la situazione fosse invertita?

Riconosci i sentimenti,
fai sapere all’altra persona che i tuoi sentimenti sono motivati.

Comunica che capisci in che modo le tue azioni hanno influenzato la situazione.
Farai molta strada nella riparazione del danno.
 


 
Fai sapere all’altra persona che capisci come si sente e che vuoi fare ammenda:

  • “Immagino come ti abbia fatto sentire escluso dai progetti del team”
  • “Non volevo minare la tua professionalità”
  • “Dovevo essere più rispettoso della tua privacy”

7. Esprimi rincrescimento

Ogni scusa deve iniziare con “Mi dispiace” o “Mi scuso”.
Questo è essenziale, perché queste parole esprimono rimorso per le tue azioni.

  • “Mi dispiace di averti criticato così duramente, provo imbarazzo per il modo poco sensibile in cui l’ho fatto”.

Sii onesto con te stesso e con l’altra persona sul motivo per cui vuoi scusarti.
Non scusarti per secondi fini.
Chiedi scusa appena ti rendi conto di aver fatto un torto a qualcun altro.

8. Non scaricare la colpa su altri

  • “Non è colpa mia”
  • “Ero di libero”
  • “Non ne so niente”
  • “Boh! Non lo so, chiedete a Luigi …”

Riversare la colpa sugli altri è un atteggiamento frequente soprattutto quando ti senti insicuro o hai paura di assumerti le responsabilità.

Assumerti le responsabilità è un mezzo potente per creare rispetto e fiducia nei tuoi colleghi o collaboratori e, allo stesso tempo, incoraggi gli altri a fare lo stesso.

9. Come chiedere scusa al lavoro? Ammetti la tua responsabilità

Anche se sono valide e legittime.
Che si tratti di un malinteso, uno scatto di nervosismo, la fotocopiatrice inceppata,
un caso di omonimia oppure il corriere che ritarda la consegna di documenti molto importanti.

Poco importa. Non rifugiarti nelle scuse.
Almeno non subito.
 


 
Tutto ciò che conta è quello che stai facendo per porre rimedio alla situazione.
Accampare scuse o giustificazioni (anche se valide) ti farà apparire come quello che sta cercando solo di evitare la colpa.

Quindi, ammetti la responsabilità delle tue azioni o comportamenti e riconosci quello che hai fatto.

Non fare supposizioni, cerca semplicemente di metterti nei panni di quella persona e immaginare come si sentiva.

  • “So che il mio commento ha ferito i tuoi sentimenti. Sono sicuro che ti sei sentito a disagio, specialmente perché erano presenti tutti i membri del team.”
  • “Sono dispiaciuto di non aver apprezzato i tuoi sforzi. Devi esserti sentita screditata, è l’ultima cosa che voglio!”

Attraverso l’empatia, la persona si sente compresa e apprezzata e la fiducia può essere ripristinata.

10. Fai ammenda

  • “Se c’è qualcosa che posso fare per riparare, basta chiedere.”
  • “Mi rendo conto di aver sbagliato a dubitare della tua capacità di presentare il nuovo prodotto di gamma. Vorrei che lo facessi tu la settimana prossima per dimostrare la tua competenza”.

Offri sempre una soluzione per un errore o suggerisci modi per evitare che ciò accada in futuro.
Poiché ti senti in colpa, potresti anche essere tentato di dare/dire più di ciò che è appropriato.
Non essere proporzionato in ciò che offri.

Se stai facendo promesse sul futuro, sii realistico. Pensaci attentamente.
Promesse vuote o irrealistiche faranno più male che bene.

Assicurati di essere equo con te stesso quando chiedi scusa … non esagerare con la mortificazione (sperando che non sia niente di irreparabile).

  • “Sono un disastro”
  • “Sono imperdonabile”

Una volta espresso il tuo rammarico…vai avanti.
Vedrai tutto si risolverà!

11. Prometti che non accadrà di nuovo

Il tuo ultimo passo “come chiedere scusa al lavoro” è spiegare che non ripeterai l’azione o il comportamento.

Questo passaggio è importante perché rassicuri l’altra persona che cambierai il tuo comportamento. Questo ti aiuta a ricostruire la fiducia e riparare la relazione.

Resta nel concreto.
Descrivi le azioni che adotterai per non ripetere l’errore o il comportamento.

  • “D’ora in poi, gestirò meglio il mio stress, non mi farò coinvolgere. Prima di parlare, mi prenderò qualche minuto. Se mi comporto ancora in modo arrogante, voglio che tu me lo dica.
  • “La prossima volta prima di inviare i dati definitivi farò dei controlli incrociati.”

Assicurati di onorare questo impegno.
Se prometti di cambiare le tue azioni e il tuo comportamento, ma non lo fai, metterai in dubbio la tua reputazione e la tua affidabilità.

Carriera sbagliata: il più grande fallimento è non crederci più!

carriera sbagliata

Se vogliamo crescere dobbiamo provare.
E quindi anche sbagliare. Qualche insuccesso ci sta.

Tutti abbiamo commesso errori,
e abbiamo esperienze professionali alle spalle che ci hanno deluso e demoralizzato.

Alcuni di noi sentono di aver scelto la carriera sbagliata oppure non è mai decollata.
Si guardano indietro e vedono fallimenti causati da circostanze al di fuori del loro controllo.

Hanno sempre fatto del loro meglio, ma lamentano di non essere mai stati apprezzati.
Sono stati vittima delle circostanze.

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Tuttavia,
solo chi sa imparare da quelle esperienze, le sa gestire e “ricostruire”,
è in grado di andare avanti e superare un momento di grande difficoltà.

È importante che ti concedi il tempo per elaborare quello che ti è capitato,
incominciando con piccoli passi per riprendere il controllo della tua vita.

Puoi risollevarti da un licenziamento inaspettato,
la chiusura di un‘attività, un cambiamento di carriera che non ha funzionato,
un totale disastro, un carriera sbagliata,
puoi accettare un lavoro meno prestigioso e meno retribuito che potrà traghettarti verso momenti migliori, tuttavia …

Carriera sbagliata: il più grande fallimento è non crederci più!

Non ti riprenderai mai dall’esserti “assopito” sulla tua sedia d’ufficio… o il tuo divano di casa.

A questo punto, ogni rivalsa è vista come inutile, superflua o tardiva,
perché non serve a “riparare il torto”, non riesce ad “assolvere” il retrogusto di delusione che proviamo.

Quando ti chiudi al mondo, e alle nuove possibilità,
non ti succede mai nulla di diverso.
Il lavoro è sempre lo stesso, ecco questo è veramente pericoloso.

Non esci dalla tua zona di comfort,
non hai problemi e non fai sforzi (il lavoro lo conosci a memoria oramai),
quello che manca sono gli stimoli e la stima in te stesso.

“Il comfort è la tua più grande trappola e uscire dalla zona di comfort è la tua più grande sfida.”
Manoj Arora


Essere comodi è qualcosa cui hai dedicato tempo, energia e speranza.
Hai sempre ricercato una vita felice, confortevole, senza nessuno che disturbi.
Liberi da preoccupazioni. Confortevoli.

Al lavoro, nei tuo ruolo di collega o di leader, non sperimenti più.
Ti adagi. Non osi più.

Sguazzi nella routine (anche se ti sta stretta ma almeno è conosciuta).
Sei comodo.

E adesso?

Il lavoro è ripetitivo, noioso, non è quello che volevi ma quanto è dura cambiare?
Ti piacerebbe proporti per la posizione di team leader ma poi … chissà quanti mal di testa?

Vorresti di meglio ma (oramai) hai familiarizzato con la comodità.
Non hai più la forza. Non ce la fai.

Spesso taci la voce dentro di te … che ti invita a osare, lanciarti.
Smetti prima ancora di cominciare.

“Te ne sei accorto, sì
Che parti per scalare le montagne
E poi ti fermi al primo ristorante
E non ci pensi più.”
Brunori Sas “La verità”

Non cullarti troppo in questo comfort,
speriamo non sia l’azienda a svegliarti (di contraccolpo) da questo oblio …

Quando non ci credi più, non combatti più.

A fine lavoro spegni il PC -forse scontento- ma tranquillo.

Almeno non lamentarti.
Noi stessi stiamo male in questa situazione,
per non parlare dei nostri poveri familiari a casa, dato che saremo insoddisfatti e intrattabili.

Credo hai uno scopo nella vita.
E credimi … non penso sia la comodità!

Il punto -non fraintendermi- non è godere o evitare le comodità che la vita ti offre.
Il pericolo è piuttosto rimanere intrappolati all’interno della tua zona di comfort.

Non sei fatto per essere bloccato dentro la scatola.
Hai bisogno di questa avventura.
Di “assaggiare” il gusto della vita.

Devi uscire dalla zona di comodità se vuoi crescere
che tu abbia 30, 40 o 50 anni, poco importa!

Rimanere dove sei, è una garanzia per rimanere marginale. Se non ti spingi al di là della tua “zona di comfort”, se non chiedi di più a te stesso, stai scegliendo un’esistenza vuota.
Ti neghi un viaggio straordinario.

Prendi dei rischi (senza lanciarti senza paracadute) e fai cose nuove.
È più facile a dirsi che a farsi (lo so) ma la ricompensa è una vita di evoluzione e di avventura.

Vorresti abolire ogni ostacolo dalla vita. Non hai più bisogno di faticare, di combattere.
Questo è il “pericolo di stare troppo bene”.

I fallimenti, gli errori, le perdite, fanno parte della vita

Fattene una ragione.

Devi accettare l’idea del fallimento, la carriera sbagliata,
senza negare emozioni, il dolore, la paura, lo sconforto,
smettere di giocare sulla difensiva se vuoi che la tua vita prenda la direzione professionale che desideri.

Non fare cioè l’errore di cercare di indorare la pillola.
Non saltare dei passaggi. Se oggi sei caduto, ti farà male e rialzarti non sarà facile.
Parti da qui.

Una certa dose di fallimento nella vita è inevitabile.

È impossibile non riuscire in qualcosa,
a meno che non vuoi vivere in modo così prudente da non vivere del tutto, in quel caso,
avrai fallito in partenza.

Chiedere un aumento di stipendio in periodi difficili. Roba da pazzi? -2

un aumento stipendio

Foto di Ryan McGuire da Pixabay


Chiediti:

  • Il tuo capo diretto è consapevole del tuo desiderio di ottenere un aumento?
  • Hai conversazioni con il tuo capo trasparenti e coerenti su aumenti e promozioni?
  • Qual è lo “stato di salute” della tua azienda in questo momento?
  • Ci sono stati nell’ultimo periodo licenziamenti/blocchi delle assunzioni/ristrutturazioni?

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  • Qual è stata la performance del tuo settore in questo periodo? Ci sono stati tagli?
  • Sono stati raggiunti i risultati? Assunto nuovi dipendenti?
  • Si parla di nuovi progetti? Di ripresa? Nuove aperture? Gli affari stanno riprendendo?
  • Meglio mettere in stand-by la tua richiesta fino a quando l’azienda non sarà più stabile?
  • Hai assunto ulteriori responsabilità a causa della pandemia?

L’osservazione oggettiva della performance e della cultura della tua azienda è fondamentale.

Quando si tratta di chiedere di più,
è importante individuare e sapere illustrare come hai aggiunto valore.
Come il tuo impatto sul lavoro è allineato con gli obiettivi aziendali.

Ad esempio, hai formato il tuo team su come utilizzare determinati strumenti digitali (aiutandolo a rimanere efficiente) nel passaggio al lavoro remoto?

Ecco altre domande che dovresti porti:

  • In che modo i tuoi risultati hanno contribuito al successo dell’azienda negli ultimi 6-12 mesi?
  • Hai assunto più responsabilità, hai sostituito un collega assente, hai ampliato il tuo ruolo durante la pandemia a causa di un ridimensionamento del team o del cambiamento delle strategie?
  • Hai superato le aspettative nonostante tutto lo stress della pandemia?
  • Sei diventato un leader all’interno del tuo team, hai aiutato i colleghi a rimanere motivati e produttivi in modo che tutti possano raggiungere i propri obiettivi?
  • Ti sei reso più visibile con il tuo lavoro ad altri leader all’interno dell’azienda o di un altro dipartimento?
  • Tutte queste persone potranno garantire concretamente la tua performance?
  • Hai ricevuto ultimamente feedback positivi sulle tue prestazioni da colleghi, clienti, dal tuo capo o da altri superiori?

 


 
Non hai bisogno che tutte le risposte siano SI.
Più ne avrai, ovviamente meglio sarà.
Se ti ritrovi con poche risposte positive potresti ancora non essere pronto per chiedere un aumento stipendio.

Ti consiglio di gestire in modo proattivo la tua carriera, monitorando e aggiornando regolarmente i tuoi progetti e le tue realizzazioni lavorative.

Condividi regolarmente le tue vittorie (senza boria e arroganza) con il tuo capo in modo che quando “arrivi con il tuo aumento” non sia colto di sorpresa.

C’è un momento giusto esatto per chiedere un aumento stipendio?

“So che il momento non è quello giusto ma vorrei …”
Se sai, che la tempistica non è quella giusta, perché lo chiedi?
C’è un periodo dell’anno in cui la tua azienda offre possibilità di promozioni e aumento stipendio?

Puoi chiedere al tuo capo, alle HR o un collega di fiducia come l’azienda affronta in genere tali richieste.
In alcune organizzazioni, ciò avviene durante i colloqui annuali o semestrali.

Il timing (in questi casi) è veramente tutto.

Se ogni giorno si discute come contenere i costi, dipendenti che se vanno e altri che vengono “accompagnati” alla porta, allora il momento è quello più sbagliato.
Anzi.
 


 
Potrebbe essere un boomerang, dritto sui tuoi denti!

È un buon momento per chiedere un aumento quando:

  • Puoi esprimere chiaramente il valore generato per la tua organizzazione.
    Hai superato le aspettative di rendimento, hai assunto più lavoro, hai lanciato un nuovo programma, hai preso il posto di uno del team, sei sempre stato una persona affidabile senza ottenere credito per quello sforzo extra, hai fatto degli straordinari andando oltre ciò che ti è richiesto.
  • L’azienda sta attraversando un periodo di “grassa”, i fatturati aumentano e un’espansione senza precedenti, è il momento giusto per chiedere un aumento. Il ferro va battuto quando è caldo!

Se ti rispondono NO…

Non è necessariamente una cosa negativa.

Dimostra che vuoi continuare ad aggiungere valore. Far crescere il tuo impatto nell’azienda e per questo…dovrebbero compensarti equamente.

Se ritieni che la tua azienda non stia andando particolarmente bene,
potresti pensare di negoziare cose diverse della retribuzione in denaro.

Il valore non deve essere necessariamente in salario,
soprattutto se il tuo lavoro non è qualcosa di facilmente quantificabile (come le vendite). Potrebbe trattarsi di qualcosa come orari di lavoro più flessibile, benefici non retributivi, lavoro da casa, ecc…

Se vuoi approfondire leggi “8 frasi tossiche da evitare se vuoi chiedere un aumento di stipendio“.

Chiedere un aumento di stipendio in periodi difficili. Roba da pazzi? -1

aumento di stipendio

Foto di Ryan McGuire da Pixabay

Essere sottopagati è meglio che non essere pagati del tutto?
È già un po’ che si discute del tuo aumento di stipendio ma con il virus si è bloccato tutto?

Hai assunto ulteriori responsabilità (che ritieni dovrebbero essere “risarcite”) ma nessuno parla di aumento?
È una leggenda che chiedere un aumento in un momento difficile si rischia di essere licenziati?

Chiedere un aumento può intimidire, anche nei momenti floridi…
figurati in questo momento che stiamo affrontando una pandemia globale, una recessione economica e una trasformazione del lavoro… e non basta……
licenziamenti, blocchi delle assunzioni e tassi di disoccupazione senza precedenti.

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È facile capire perché prima di “alzare la mano” sarebbe molto meglio riflettere.

Dovresti chiedere un aumento aumento di stipendio in questi tempi difficili?

Chiedere un aumento di stipendio? Paura di apparire avido, ingrato, presuntuoso

L’avidità (ci è stato insegnato da sempre) è un sentimento sbagliato ed è l’origine di tutti i mali.
Dentro di noi si crea un muro e il senso di colpa inizia a serpeggiare.

Abbiamo paura di essere visti dagli altri avidi e presuntuosi.
La modestia è un freno che potrebbe rivelarsi pericoloso.

Troppa modestia ci fa negare, per paura o per essere accettati in gruppo, le nostre capacità.
Ci fa negare di saper fare qualcosa. E così facendo perdiamo grandi occasioni.

Odiamo dover parlare di noi stessi, perché ci sembra di “vantarci”.
Invece, parlare di sé stessi, delle proprie realizzazioni non è boria.
Arroganza o presunzione.

Quando parliamo di un risultato, parliamo di un dato di fatto.
Quando parliamo di come abbiamo risolto un problema, di come abbiamo imparato una nuova abilità o collaborato con il team, stiamo parlando di fatti concreti.

È fondamentale essere pronti ad ammettere la propria bravura.
Proporsi quando è necessario.
 


 
Quando si tratta di negoziazione, le prime domande che devi porti sono:

  • Devo chiedere un aumento?
  • Quando dovrei farlo?
  • Come dovrei farlo?

Prima di lanciarti, poniti delle domande

  • Quanta trasparenza e predisposizione c’è nella tua azienda per quel che riguarda stipendi e bonus?
  • L’intero argomento è spinoso o un tabù?
  • Se ne parla bisbigliando?
  • Eri già in trattative con il tuo capo o le HR per ottenere una promozione o ottenere un aumento?

Alcune organizzazioni hanno creato (volutamente) una cultura che alimenta questa riluttanza a parlare apertamente di compensazione.

Se questo è il caso,
la soluzione migliore è quella di “presentarsi” armati con i fatti e mantenere un approccio focalizzato e diretto.

Le possibilità di successo sono maggiori se ci si prepara punti di discussione oggettivi e basati su dati concreti.

Dovresti chiedere un aumento di stipendio durante la pandemia?

Dipende.
Il timore è sentirsi rispondere …
“È già bello che hai un posto di lavoro”.

D’altro canto, se non chiedi, la risposta sarà sempre e comunque NO.
 


 
Spesso siamo in imbarazzo a parlare con i coordinatori, responsabili HR o direttori,
in particolare chiedere un aumento in tempi così complessi come quelli che stiamo attraversando.

Nonostante tutto anche in questi momenti di crisi …
le persone continuano a trovare nuovi posti di lavoro, ottenere aumenti e promozioni.

Se la crisi ha colpito in vari settori, ci sono però (non poche) nicchie felici e floridi aree in cui la parola “recessione” non si è minimamente sentita.
Anzi.

Ci sono, molte aziende che hanno resistito alla tempesta e stanno andando bene…
per alcune la performance è persino aumentata.

Oltre a ciò, se stai pensando di chiedere un aumento alla tua azienda in questo momento, sono sicuro (salvo che tu non sia un idiota… e non lo credo!)
che tu sia consapevole che una contrattazione sullo stipendio, in questo momento, sia assolutamente adeguata e rispettosa.

Sono certo che non stai pensando di chiedere un aumento di stipendio se la tua azienda ha una proceduta fallimentare in atto.
Ottenere un aumento durante una crisi economica non è cosa-impossibile.

BUONE FESTE A TUTTI

I servizi di coaching sono sospesi dal 23 dicembre al 3 gennaio 2021.
Tanti auguri di BUONE FESTE.

Michele

 

 

 

Primi giorni di lavoro: 6 atteggiamenti che possono crearti seri problemi

primi giorni di lavoro

Foto di cottonbro da Pexels

Nei primi giorni di lavoro,
ogni nostro atteggiamento che può essere considerato potenzialmente positivo,
se portato all’estremo, può trasformarsi in negativo.

Gli stessi tratti che rendono una persona forte, quando sono esasperati,
possono portare al fallimento.

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Infatti, c’è una linea molto sottile tra successo e tracollo.

La fiducia in sé stessi spinta all’estremo diventa EGO. Arroganza.
La determinazione esasperata diventa testardaggine. Cocciutaggine.
La precisione esagerata diventa perfezionismo irritante.

Ecco 6 atteggiamenti che, se esasperati, possono darti seri problemi i primi giorni di lavoro:

1. Mostrare proattività

Partire “a razzo”:

Spesso voler dimostrare di meritare il nuovo lavoro ti potrebbe far cadere nella trappola di voler impressionare (a tutti costi) capi e colleghi.

Mostrarsi proattivo è una bella cosa (soprattutto i primi giorni di lavoro),
arrivare prima in ufficio e andarsene per ultimo, ma bisogna prestare attenzione a non cedere alla troppa dedizione.

Lavorare troppo esaurirà rapidamente le tue energie.

Se poi, inizi ad arrivare più tardi dopo essere stato iper-presente all’inizio della prima settimana,
i colleghi penseranno subito “Eccolo qua … si sta già rilassando”.

Non mostrare le capacità:

D’altro canto, non puoi aver paura di mostrare tutte le tue abilità.
Nei primi giorni di lavoro, è giusto fare conoscere le tue capacità.

Evita di farti vedere esitante e mal disposto anche se potrebbe essere un tuo tratto caratteriale,
essere discreto e riservato.
 


 

Nei primi giorni di lavoro stai “plasmando” la tua immagine professionale.

2. Disponibilità verso gli altri

Pranzare da solo:

Uno dei più grandi errori che potresti fare i primi giorni di lavoro è quello di pranzare volontariamente da solo. Rischi di mostrare poca disponibilità verso i colleghi.

Prendi subito l’iniziativa di socializzare con i nuovi colleghi.

È un ottimo modo per conoscere informalmente le persone della tua azienda.
Capire meglio l’ambiente.

Essere troppo invadente nella pausa pranzo:

I primi giorni del nuovo lavoro può capitare di mangiare da soli.
Non c’è confidenza, familiarità, ognuno resta sulle sue.
Ci sta.

Non aspettare che siano gli altri a estendere l’invito.

Fai un respiro profondo,
mettiti in gioco chiedi di sederti con un gruppo di nuovi colleghi durante il pranzo.
Fare il primo passo ti farà apparire una persona – oltre che sicura – anche amichevole e disponibile.

Non essere indiscreto.
È giusto cercare di fare amicizia, ma senza esagerare e peccare d’invadenza.

Evita di presentarti al tavolo e sederti con loro senza prima chiedere se puoi unirti a loro.
Assicurati che siano disponibili prima di disturbarli.

3. Parlare di sé stessi

Parlare troppo di sé stessi:

È giusto cercare il dialogo e fare amicizia,
ma non bisogna raccontare subito tutti i dettagli della tua vita privata.
 


 
Non cogliere ogni occasione per agganciarti al discorso e iniziare a parlare di te, delle cose che hai fatto, di quello che ti successo e allora …
… avanti con viaggi, sport che hai praticato, hobby o conoscenze importanti,
solo per apparire più interessante o attraente agli occhi di colleghi o collaboratori.

Riuscirai a impressionare gli altri?
Sembrare più interessante o intrigante?

Non parlare di sé stessi:

I colleghi non ti conoscono e potrebbero farsi un’idea sbagliata.

Raccontare qualcosa di personale i primi giorni di lavoro è basilare per innescare nuove relazioni e farsi conoscere.

Non parlare mai di sé stessi potrebbe essere recepito dai tuoi nuovi colleghi intrigante i primi giorni di lavoro, spocchioso e arrogante dopo un certo lasso di tempo.

4. Look adeguato

Essere troppo elegante:

Non bisogna vestirsi come al colloquio di lavoro.
Ormai sei stato già assunto.

Essere troppo informale/fuori contesto:

Basta conformarsi allo stile aziendale.
Non indossare maglietta e jeans se i tuoi colleghi sono in pantalone e giacca (anche senza la cravatta)

Vestiti come ti piace, ma cerca di adattarti alla cultura aziendale della tua nuova organizzazione.

Sono certo che sul lavoro vuoi essere notato per la tua intelligenza, le tue capacità e il tuo talento,
non certo per il vestito di una taglia più grande, i calzini bianchi, la cravatta che arriva sotto la cintura,
le scarpe consumate o la scarsa igiene personale.
 


 

5. Parlare del tuo vecchio lavoro

Parlare troppo del tuo vecchio lavoro:

Una trappola in cui cadono molti nuovi dipendenti è quella di parlare sempre/troppo dei loro vecchi lavori di lavoro.

Proprio come in una relazione sentimentale,
è meglio non parlare troppo delle tue passate relazioni.

Lascia stare nomi, dati, clienti, gossip, scandali, dicerie, ecc.
Ti danno un’area poco professionale.

Non parlare affatto del vecchio lavoro:

D’altro canto, non puoi neanche nascondere o evitare sistematicamente qualsiasi riferimento del vecchio datore di lavoro.

Sembra che tu voglia nascondere qualcosa. Susciti sospetti.
Sii autentico. Vero nel tuo approccio.

Coinvolgi le persone con la tua onestà e trasparenza. A nessuno piace avere accanto un collega che compiace, finge, indossa una maschera solo per piacere.

6. Consapevolezza dei propri punti di forza

Credersi non adeguato:

Ci sono così tante competenze da mettere sul tavolo,
ogni nuovo incarico sembra un compito impossibile,
ogni incontro con il capo o il titolare può essere quello in cui si viene a scoprire che non sei all’altezza.

Responsabilità scoraggianti. Disagio nel ruolo.
Poche idee.
 


 

Non sapere cosa fare… o a chi chiedere.
Chiedere aiuto per quasi ogni compito assegnato.
Sentirsi inadeguato nel lavoro.

Sentirsi di non essere qualificato, dubiti di te stesso e cominci a “martellare” costantemente la tua fiducia.
I primi giorni di lavoro potresti cadere in questo tipo di pensiero.

Credersi il so-tutto-io:

Sei bravo e capace.
Giovane e rampante. Ma certo!

Attenzione a non essere egocentrico.

Non fare impazzire gli altri con le tue analisi,
e la tua esperienza sul modo in cui si dovrebbe fare-o-non-fare una certa cosa.

Ricorda che la maggior parte dei so-tutto-io sono molto insicuri,
e con tempo vengono scansati dai colleghi in quanto arroganti e fastidioso.

La chiave: segui “l’onda” i primi giorni di lavoro

Chi comincia un nuovo lavoro cerca sempre di essere impeccabile.

Se saprai resistere alla tentazione di impressionare in modo ossessivo, se riuscirai a osservare il tuo ambiente lavorativo, cercando di capire (veramente) come lavora l’azienda, mostrando il tuo genuino interesse per le persone …i risultati saranno potenti!

Meglio, almeno nelle prime settimane,
non esagerare ed evitare sbagli che possano compromettere la tua immagine professionale.

Non devi essere un supereroe.
Evita anche i giudizi affrettati, poiché ci vorrà del tempo prima di capire cosa ti piace/cosa non ti piace del nuovo lavoro.

Occorrono almeno 2-3 mesi per comprendere veramente le dinamiche della tua nuova azienda,
giudicare il lavoro sulla base di quello che accade nelle prime settimane è inutile,
di solito, finisci per ricrederti.

Se ti serve un supporto personalizzato scopri il coaching.

Il collaboratore difficile: meglio grintosi o diplomatici?

il collaboratore difficile

Come ti comporti con quella collaboratrice talmente sensibile (o forse sarebbe meglio dire suscettibile?) che tutte le volte che gli muovi una critica, pur con delicatezza, va in tilt o mette il broncio per una settimana?

E quell’altra che arriva sempre in ritardo, spesso è svogliata, distratta, e si “imbosca” appena può.
All’inizio, hai sperato che capisse da sola, poi gliel’hai fatto notare, in modo gentile

poi ancora, sei stato più deciso e diretto … si scusa, si giustifica, promette che cambierà, ma poi torna tutto come prima!

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Niente è cambiato! Così ora, che cosa fai?
Sei il leader del tuo team.

Devi trasmettere fiducia e importanza a ogni singolo membro del tuo team ma anche autorevolezza e disciplina.
Allora che fai? … affronti la questione o fai finta di niente?

Meglio agire subito o aspettare il momento opportuno?

L’ideale è saper equilibrare, a seconda le circostanze, grinta e combattività con diplomazia e affabilità. I dissidi e le divergenze sul luogo di lavoro sono naturali e inevitabili! Non puoi controllare il comportamento del tuo collaboratore difficile ma ci sono tecniche e abilità che puoi apprendere per trasformare contrasti distruttivi in accordi costruttivi.

A volte, vogliamo gestire un rapporto difficile senza implicarci troppo, senza “scendere in campo”, desiderando di controllare le conseguenze delle nostre azioni o sperando che il tempo sistemi, magicamente, le cose.

A volte funziona, spesso purtroppo no.

Ricorda i tuoi obiettivi

È così facile essere inghiottiti nella negatività. È facile rispondere negativamente alla negatività. Mantieni tutti i membri del tuo team (anche la persona in questione) in grande considerazione.

Concentrati sulle cose positive e celebra pubblicamente i successi di tutto lo staff, anche se onora il collaboratore scorretto.

La persona potrebbe scoprire di sentirsi parte della squadra e iniziare a spostare la sua prospettiva. Non focalizzarti troppo su di lui/lei a danno dello sviluppo del tuo prodotto, servizio o clienti.

Non farti risucchiare tutto il tuo tempo. Rimani concentrato sui tuoi obiettivi, e su tutte le cose buone che il resto del tuo team sta facendo.
Ecco la leadership!
 


 

Coaching per gestire il collaboratore difficile

Nelle sessioni di personal coaching, per prima cosa ti invito a fare un passo indietro per guardare alla situazione con il massimo dell’obiettività:
Ti stai focalizzando troppo sul problema?
Sei stanco e stressato e stai (forse) amplificando fatti, conseguenze e ripercussioni?

Che cosa facciamo durante le sessioni di personal coaching?
Non applichiamo teorie generali ma insieme cerchiamo di analizzare il tuo caso nel modo più specifico possibile.

Il mio compito di coach non è quello di fornirti soluzioni preconfezionate (fai-questo-mi raccomando-non-fare-quello) ma fungere da cassa di risonanza e da supporto, in modo da permetterti una chiara visione d’insieme e fornirti gli strumenti necessari per creare la tua risposta strategica di successo.

Non possiamo seguire una regola standard, dobbiamo scoprire insieme l’approccio migliore che ti aiuti a gestire in modo propositivo, positivo e costruttivo il tuo rapporto con quel determinato collaboratore difficile.

Quanto dura il percorso di coaching?

Dipende dal tuo obiettivo.
Il numero delle sessioni di coaching le definiamo insieme sulla base delle tue necessità e dalla complessità dell’obiettivo che hai prefissato.

Qual è la tua esigenza?
Una “dritta” veloce, un supporto concreto di qualche ora o un percorso formativo personalizzato ed efficace?

Mediamente, un percorso di personal coaching varia da 1-2 sessioni per un tema specifico (coaching mirato) a 3-6 sessioni per un obiettivo più complesso (personal coaching).
Una volta deciso, partiamo. Vedrai i risultati!
 

Ci rivediamo a settembre!

La pubblicazione degli articoli riprenderà mercoledì 9 settembre.

Una buona estate a tutti!

 

Colloquio di lavoro telefonico: come essere autorevole solo con la voce – 1

colloquio di lavoro telefonico

Photo by Andrea Piacquadio from Pexels

Tempi strani. Questi del CV19.
Complessi.

Riapertura, digitalizzazione, distanza sociale, …
In questa “nuova dimensione” il telefono può diventare ancor più strumento di selezione del personale.

Le aziende usano l’intervista telefonica per fare una rapida selezione tra i candidati.
Restringendo così la rosa dei papabili.
Risparmiando tempo e risorse.
L’obiettivo è avere un elenco di pochi nominativi a cui proporre un colloquio di persona.

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Dal canto tuo,
se sottovaluti il colloquio telefonico perché “Devi solo parlare”, “Puoi farlo in mutande” o “Tanto non è un vero colloquio di lavoro” … puoi finirla qui!
Puoi interrompere la lettura.

Ma se continui ricorda che … stiamo parlando di autorevolezza!
Competenza. Capacità.
Preparazione.

Dovrai utilizzare solo la voce.
Dovrai trasmettere competenza e autorevolezza “solo” attraverso la tua voce.
Non potrai mostrare né il tuo abito, né il tuo taglio di capelli così trendy ma anche cosi elegante.
Non potrai ricambiare uno sguardo, non hai una mano da stringere, né un sorriso da mostrare.

Ricorda che …
non sono pochi i professionisti (di ogni età e settore) che, nonostante indubbia preparazione e capacità, davanti un colloquio di lavoro telefonico riescono (complice l’ansia e la tensione) a “incartarsi” da soli,
apparendo impreparati e incompetenti.
Non-esperti.

Finiscono con auto sabotarsi. Perdendo in efficacia.
Pagando in autorevolezza.
Perdendo l’occasione.
Che peccato!

È fondamentale essere preparati.
Pianificare il colloquio di lavoro telefonico.

 


 

L’importante non è quello che dici ma come lo dici

La tua voce è il “veicolo” che spinge le persone ad ascoltare.
A prendere sul serio te e le tue parole.

Gli studi hanno dimostrato che l’87% delle opinioni che le persone si formano quando parlano al telefono,
si basano sul tono della voce.
Solo il 13% si fonda sulle parole che realmente utilizziamo.

Non è ciò che diciamo.
Ma piuttosto come lo diciamo.

Autorevolezza è anche preparazione. Organizzati con metodo.

 

Registra la tua voce

 
La pratica rende perfetti.
E autorevoli.

Parlare al telefono non è così facile come sembra.
Non sottovalutare … è un errore che si paga caro!

Chiedi a un amico o un familiare di condurre un’intervista telefonica simulata.
Registra la conversazione in modo da poter verificare come “suoni” al telefono.

È il momento di venire a patti con il tuo ego.
La prima volta potrebbe essere scioccante!
Eh, sì … quella voce mono-tono e anestetizzante potrebbe essere proprio la tua!

È incredibile quanto puoi apprendere dalla tua voce registrata.

Sarai in grado di identificare e prevenire errori che potrebbero compromettere il colloquio di lavoro telefonico.

Tipo renderti conto che parli troppo piano o troppo velocemente.
Oppure ascoltare i tuoi “Ehmmmm” e “Vero?” o i continui intercalari “effettivamente … sicuramente … decisivamente … teoricamente …”.
 
colloquio di lavoro telefonico

Scegli uno spazio tranquillo, comodo e riservato.
Senza distrazioni.

 
Così potrai concentrarti sul tuo colloquio di lavoro telefonico.

Vestiti formalmente.
Più ti “senti” professionale, maggiore probabilità hai di “trasmettere” autorevolezza.
Anche al telefono.

Quando arriva il momento della telefonata, assicurati che il tuo cellulare sia carico e acceso.
Di essere in una “zona” con un buon segnale di ricezione.

Se la chiamata arrivasse in un momento inaspettato o imbarazzante,
puoi chiedere al tuo intervistatore di attendere, mentre ti sposti in un posto più tranquillo.

Se qualcosa va storto,
perdi la chiamata o il recruiter non chiama in tempo, non farti prendere dal panico.
Puoi sempre richiamare e riprogrammare l’intervista.

Tutto a portata di mano

 
Durante l’intervista telefonica evita di cercare un documento, una nota o un file.
Tutto deve essere a portata di mano.

Tieni ben visibile il tuo curriculum.
I dettagli dell’offerta di lavoro, una penna e un foglio per prendere appunti.

Metti tutto in un buon ordine,
in modo da poter facilmente raggiungere tutte le informazioni.

…anche una bottiglietta d’acqua

 
Non c’è niente di peggio che avere solletico in gola o tossire quando devi parlare al telefono.

Se la gola si secca, sembrerai rauco o stanco.

Tieni pronto un bicchiere d’acqua.
Oltremodo non fumare, masticare gomme o mangiare.
 


 

Utilizza la tecnologia idonea

 
Possono verificarsi problemi causa mancanza o scarsa qualità di connessione.
Una pessima qualità del suono può distruggere la tua immagine professionale.

Assicurati che tutto sia collegato.
Controlla la qualità del suono effettuando chiamate di prova.

Se hai problemi di linea utilizza un telefono fisso, al posto del cellulare.
Eliminerai la possibilità di ricezioni scadenti o chiamate perse.

Utilizza le cuffiette per il colloquio di lavoro telefonico

 
Usato correttamente,
un microfono con cuffiette rende più semplice l’ascolto, anche se parli a volume normale.
Esegui alcune chiamate di prova, in modo da sentirti a tuo agio.

Il viva-voce raccoglie tutto il rumore di fondo nella stanza.
Renderà più difficile l’ascolto.
Usalo solo se sei sicuro che non ci saranno interruzioni e ti senti a tuo agio con questa modalità.

Concentrati SOLO sulla telefonata

 
Metti in modalità “silenziosa” il cellulare se utilizzi il telefono fisso. “Spegni” il telefono fisso se utilizzi il cellulare …
Oppure spostati in un’altra stanza.

Evita di rispondere a SMS, WhatsApp, ecc…
Resisti alla tentazione di rispondere ad e-mail, controllare Facebook, preparare il pranzo e così via…

Concentrati solo sulla persona all’altro capo della linea.

Forse sarai sorpreso per (l’apparente) ovvietà di queste affermazioni.
Dalla mia esperienza di anni di formazione e coaching a distanza (skype o cellulare) posso dirti che ho assistito a diverse situazioni curiose e divertenti ma anche poco edificanti per la persona (altro che autorevolezza al colloquio telefonico).

Inoltre, ricorda che il telefono amplifica i rumori di fondo.
Ti posso assicurare che un semplice gesto, tipo girare il cucchiaino nella tazzina di caffè, può diventare un rumore irritante per chi lo ascolta.

Leggi per approfondire.

La telefonata

 

Telefonata improvvisa? Non sei pronto? Rimanda

 
Può capitare (anzi spesso è così) che la telefonata arrivi in un momento scomodo … sei occupato o il momento è inopportuno.

Di solito l’intervistatore non dovrebbe avere problemi a fissare un nuovo contatto successivo.
Segnati la data e l’ora del prossimo appuntamento. E il nome della persona.

Se rispondi al telefono senza sapere chi ti sta chiamando, farai una pessima figura.
Quando sentirai la persona la seconda volta, ricordati di ringraziare per la disponibilità nel richiamarti.

Telefonata improvvisa? Non sei pronto? Rimanda.
Non si può. Ti tocca!

 
Dal tono del selezionatore capisci che non ci possono essere proroghe … l’occasione va colta subito.
Non hai nulla da perdere. Spostati in un luogo il più possibile tranquillo (oppure accosta se sei in auto) egiocatela meglio che puoi!

A questo punto il colloquio di lavoro telefonico è iniziato.

Autostima al lavoro: il lato oscuro dell’eccessiva fiducia in sé

autostima al lavoro:

Foto di Vitabello da Pixabay

Non sono poche le persone che si sentono le più capaci e competenti,
che sono convinte che la loro personalità sia superiore e che le loro intuizioni siano più brillanti di quelle degli altri.

Sono (in effetti) intelligenti e smart, capaci e competenti, ma molto spesso hanno già tutte le risposte,
non ascoltano e non ammettono mai di aver sbagliato.

Basta chiedere e ti illuminano con la “luce del sapere”.

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La sicurezza in se stessi è una qualità necessaria.
Una buona dose di autostima è fondamentale per affrontare le sfide, far carriera, superare gli ostacoli ed emergere in questo Mercato sempre più competitivo.

Tuttavia,
c’è il lato oscuro dell’eccessiva fiducia in sé.

Troppa fiducia può accrescere esageratamente l’ego e può diventare boria.
Presunzione, supponenza.
Spacconeria.

Autostima al lavoro: consapevolizza i tuoi limiti

Quando sei intelligente e capace è facile pensare di essere “al centro del mondo” e che gli altri siano solo un supporto o una scocciatura.

Invece la realtà è che i rapporti professionali contano, eccome!
Le persone con cui lavori (i colleghi o il team) sono la chiave del tuo successo.

“Ammettere” i tuoi limiti è accettare di non essere perfetto, di non avere tutte le competenze.
È il primo passo verso il tuo successo.

Ecco 14 chiavi dell’autostima al lavoro:

1. Essere intelligenti e capaci non sempre significa avere una carriera appagante!

2. Autostima al lavoro: l’eccesso di ego è il motivo principale del fallimento dei leader.

3. Essere troppo pessimisti è limitante. Essere troppo fiduciosi è pericoloso.

4. Ascolta chi ti circonda. L’umiltà è la caratteristica più sottovalutata nella leadership.

 


 

5. Più fai previsioni corrette, più diventi fiducioso. Non scordare ..che in molti casi sei stato solo fortunato

6. Non essere così sicuro di te stesso da non pensare alla possibilità di fallimento.

7. Gli errori forniscono importanti opportunità di apprendimento. Ignorandoli, non otterrai beneficio.

8. Un eccesso di fiducia può renderti cieco-e-sordo. Può portarti a ignorare i consigli, i feedback e le critiche

9. Riconosci il ruolo della fortuna. Il duro lavoro è importante, ma il fato gioca un ruolo importante.

10.In tempi di crisi, abbiamo bisogno di leader che sono umili e disposti ad ascoltare” Michael Hyatt

11. Non puoi evitare i rischi se vuoi crescere, ma l’eccesso di fiducia può convincerti a prenderne troppi.

12. Se credi di non avere più nulla da scoprire e di aver finito di imparare .. hai ragione, hai finito!

 


 

13. Sono caduti in tanti. Sono caduti (anche) i migliori. Perché non dovrebbe accadere anche a te? O a me?

14. “A me non succederà mai!” .. disse il giovane leader prima di prendere il palo!

Non sono poche le persone brillanti e capaci che mi contattano perché lamentano una carriera poco soddisfacente a causa di comportamenti sproporzionati che hanno pregiudicato il rapporto con il capo, il team e i colleghi.

Oppure che non si sono più riprese da “trombate” che hanno creato dubbi e perplessità sulle proprie (reali) capacità.

Il mio proposito di coach è aiutarti a potenziare le tue doti e la tua leadership in modo da permetterti di entrare nel tuo ufficio ogni giorno più carico e fiducioso che mai.
Ce la farai!

12 cattive abitudine nell’utilizzo di mail che ti rendono odioso e fastidioso – 2

mail aggressive

Foto di Ryan McGuire da Pixabay

8. Usare un oggetto vago o non includerlo del tutto

Una mail è molto efficace quando è chiara e concisa.
Dare al destinatario un indizio del contenuto, può incoraggiare la lettura e portare a rispondere più rapidamente.

Se non includi l’oggetto, può essere irritante per il destinatario aprire l’e-mail per capire di cosa si tratta.

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Prova a fornire nella frase dell’oggetto più dettagli possibili.

Quando riceve l’e-mail,
il destinatario dovrebbe capire di cosa tratta, semplicemente leggendo l’oggetto.

Non giocare agli indovinelli, sii esplicito e conciso.

9. Inviare mail aggressive

Le persone ricordano sempre una mail aggressive.

Rispondere con astio e animosità,
non è quasi mai il modo appropriato o più efficace per risolvere la questione.

Fino a quando abbiamo a che fare con le persone (e per fortuna è così), saremo sempre esposti al rischio di essere delusi, frustrati e di reagire con rancore … succede a casa, al lavoro e in innumerevoli altre situazioni.

Dobbiamo sapere incanalare queste emozioni in modo produttivo.

Piuttosto,
scrivi l’e-mail che desideri inviare (con tutta l’arrabbiatura e il veleno che senti di voler sputare fuori).
Salva le mail aggressive nella cartella “bozze” per 48 ore.

Rivedile apportando i tagli necessari.
Vedrai… la calma fa miracoli!
 


 

10. Inviare una mail.. e poi subito un’altra.. un’altra ancora

A volte la fretta e lo stress, ti fa scrivere una mail molto velocemente rischiando così di saltare/dimenticare qualche dettaglio o informazione necessaria.

Sarai costretto a inviare altre mail con ulteriori informazioni inerenti alla prima,
creando un pastrocchio organizzativo.

Un collage informativo che rischia di fare disperdere un pezzo importante del messaggio!

11. Andare “lunghi”

La maggior parte delle persone leggono le mail in pochi secondi.

I blocchi di testo di grandi dimensioni sono difficili da leggere, quindi è meglio suddividerle in brevi paragrafi. Grazie agli elenchi numerati sono ancora più facili da digerire.

Puoi anche usare il grassetto o il corsivo per evidenziare parti importanti del tuo messaggio,
ma dovresti farlo con parsimonia.

La brevità e la chiarezza sono essenziali, quanto la grammatica e l’ortografia.
Proprio come l’oggetto, anche il corpo della mail dovrebbe essere molto esplicito e conciso.
Vai dritto al punto. Non essere prolisse. La maggior parte delle persone non legge tutto.
 


 

Facilita il lavoro.
Descrivi in modo sintetico quali azioni dovrebbero essere prese.
Così facendo fai risparmiare a tutti del tempo. Te ne saranno grati!

12. Evita errori di battitura, punteggiatura fastidiosa, colore o caratteri non professionali, indirizzo mail ridicolo

Inviato da My Sansung“, non è una scusa per inviare e-mail poco professionali.

Qualche errore è accettabile,
ma se la mail è importante è fondamentale rileggerla e controllarla prima di inviarla.

Usa con parsimonia i punti esclamativi, possono farti apparire troppo emotivo o immaturo.

Utilizza caratteri, colori e dimensioni classici.

In genere,
è meglio utilizzare una dimensione di 11-12 punti e un carattere di facile lettura come Arial o Calibri.
Per quanto riguarda il colore, il nero è la scelta più sicura.

Se stai inviando una mail a titolo professionale, evita un account di posta elettronica non appropriato. Tutto ciò che è carino, sexy, volgare o insensato ti farà apparire immaturo e poco professionale.

Buone Feste e un fantastico 2020

I servizi di coaching riprenderanno martedi 7 gennaio.

A tutti i lettori e i clienti di ferrarelli-coaching auguro una felice festività e uno strepitoso 2020.
Un grande abbraccio.
Michele

16 lezioni che i grandi leader ci invitano a imparare il prima possibile – 2

i grandi leader

Foto di Sofía López Olalde da Pixabay

9. I grandi leader ti invitano ad accettare i fallimenti

I leader eccellenti desiderano che tu comprenda che …
per evitare i fallimenti, rischi di trascinare i progetti – che non funzionano – troppo a lungo.

Ti invitano a mantenere un atteggiamento determinato e positivo ma non cocciuto e -pericolosamente- ostinato.

Focalizzarsi troppo sul fallimento rischia un pericoloso stillicidio di energie e vitalità. Quanto ti costa “Non posso assolutamente fallire”?

I grandi manager “staccano la spina” esattamente al momento giusto per liberare energie e risorse per progetti migliori … e di successo!

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10. Ricompensare anche la creatività, non solo il compito

I grandi leader ci spiegano che hanno premiato i dipendenti (con soldi o riconoscimento) quando hanno terminato un progetto o un compito.

Tornando indietro,
dichiarano che avrebbero voluto premiarli anche per aver trovato soluzioni alternative.

Per aver pensato in modo creativo.
Per aver “lavorato fuori dagli schemi“.

11. Uscire dall’ufficio

I grandi leader ti avvertono che è un grande errore trascorrere molte – troppe – ore in ufficio.

Le mura del tuo ufficio rischiano di diventare un muro di gomma che – con il tempo – rischia di tagliarti fuori dalla quotidianità.

Uscendo,
vedrai cosa fanno realmente le persone.

Vedrai il loro impegno, i loro sforzi e i loro risultati in prima persona.
Sarai ancora più orgoglioso del tuo team.
 


 

12. Coltivare gli alleati al lavoro

La leadership è spesso vista come uno sforzo da solista.
Non lo è.

I migliori leader dichiarano di aver pagato la mentalità da lupo-solitario.
Ci avvertono di ricercare amici e alleati leali che forniscano consigli e feedback.
Sinceri e produttivi.

13. Non essere la persona “più intelligente” nella stanza

Essere un leader non significa conoscere più di chiunque altro.

È fondamentale riconoscere, incoraggiare e promuovere gli altri a “essere esperti”.
Dare loro la fiducia e l’autonomia per essere creativi e fare un lavoro eccellente.

14. Concentrarsi solo su alcune cose

I grandi leader ci invitano a concentrarci solo sulle “cose” che contano.
Davvero!
Su quelle dove puoi fare la differenza.

Ci sono centinaia di azioni, migliaia distrazioni e dispersioni del tuo tempo.

Solo poche decine di azioni – accuratamente scelte – forniscono i risultati di successo.
Focalizzati su queste.
 


 

15. Accettare il non-equilibrio lavoro/vita

Il work life bilance può diventare un obiettivo ossessivo.
Che può creare un forte impatto sulla tua vita e sul tuo lavoro.

Alcuni grandi leader ci invitano a uscire dall’ossessione.

Meglio fare ciò che ami o stare con chi ami?
Non entrare in questa dicotomia.
Ricerca l’equilibrio più sottile.
Accettala.
Smetti di combattere. La lotta ti logorerà!

Non è possibile scalare –contemporaneamente– entrambe le montagne.
Come ci può essere equilibrio lavoro/privato quando sei ambizioso, motivato e … affamato?

16. Prendere la decisione giusta

Leadership non è piacevole.

Leadership è il coraggio di prendere decisioni impopolari.
Perché sono le decisioni giuste.

È anche compito del leader ascoltare le preoccupazioni delle persone in modo da poter prendere una decisione più giusta.

I leader forti non evitano decisioni difficili.

Potrebbero non gradirle,
ma sanno che evitare o procrastinare, non fa che aggravare il problema.

14 cose che il tuo team sta cercando disperatamente di dirti – 2

un team demotivato

7. “Siamo sovraccarichi di lavoro”

“Alcuni di noi si lamentano.
E lo faranno sempre-e-comunque.
Ti diranno che il loro carico di lavoro è diventato troppo da gestire.

Altri – la maggioranza che non si lamenta e lavora – non ti diranno niente, ma si bruceranno lungo la strada.

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Quando c’è “troppa roba”, bisogna dare le priorità.
Qualcosa deve “essere lasciato andare”.

Devi intervenire per capire quanto sia realistico il carico di lavoro del tuo staff.

Cerca i modi per distribuirlo più uniformemente.
Lavora sulla definizione delle priorità.

8. “Non riconosci mai il lavoro fatto. E ti ritrovi con un team demotivato”

“Ognuno di noi non vuole essere considerato solo un numero senza volto.
Desidera essere riconosciuta come una persona.

Vuole essere apprezzataascoltata e compresa.
È semplice per te concludere … ho un team demotivato!

È importante riconoscere i successi che abbiamo ottenuto.
Onorare il nostro lavoro. Celebrare i risultati.
Offrire opportunità di crescita.

9. “Comunichi in modo ambiguo e controverso.. non capiamo cosa vuoi dirci”

“La chiarezza è la chiave.

Evita di nascondere il feedback nell’ironia.
Nel giro di parole.
Ci lasciano solo dubbi, ansia e resistenza.
Paura.

 


 

Affronta efficacemente il problema,
che si tratti di una riorganizzazione o della partenza di collaboratore.

Condividi le informazioni e lo “scenario possibile”.

10. “Vorremmo che la smettessi di prendere continuamente credito per il nostro lavoro.”

“Che mossa infantile e meschina!
E lo fai costantemente … senza ritegno.
Siamo offesi!

Dacci il giusto credito per quello che facciamo.
Ci sentiremo più apprezzati.

Il tuo successo … dipenda anche da noi.

11. “Stai nascondendo un segreto di Pulcinella”

“Non sottovalutare la nostra “intelligenza”.

Siamo già ben consapevoli dei problemi che stai cercando di nascondere.
Desideriamo però conoscere la motivazione.

Non trincerarti dietro un “… tanto non capirebbero”.

Se pensi che non possiamo comprendere,
perché non lo spieghi?

Un dialogo più impegnato e intellettualmente onesto può portare a nuove – e inaspettate – soluzioni.
Anche per te”.

12. “Dimmi la verità”

“Siamo più propensi ad accettare cambiamenti se capiamo cosa sta succedendo.

Apprezziamo la comunicazione chiara e trasparente.
Così sappiamo esattamente cosa ti aspetti da noi.

Non mentire.
Soprattutto per quanto riguarda le informazioni riservate o sensibili.

Ricorda che … se veniamo a sapere che hai mentito o non hai mantenuto la riservatezza, perderai la nostra fiducia.
Per sempre.

È meglio tacere o dare risposte tipo “Al momento, non posso dire niente” o “Non posso rispondere interamente in questo momento.”

Non promettere vantaggi e benefit per risultati poco probabili.
Causi il nostro risentimento e … un team demotivato!

13. “Vorrei che tu ce ne avessi parlato prima.”

Perché razioni le informazioni?
Perché le centellini come acqua nel deserto?
Non chiedi mai pareri e feedback?

Tutto quello che stai ottenendo sono pettegolezzi e paura.
Poi non lamentarti se la produttività cala … e ti ritrovi un team demotivato.

Se condividi le informazioni è un grande atto di fiducia e un riconoscimento molto potente per noi.
Desideriamo fare un buon lavoro, condividere con te le responsabilità, i compiti e il raggiungimento dei risultati.

 


 

Quando distribuisci le responsabilità,
è un attestato di fiducia nei nostri confronti … è come dire a ciascuno di noi “Io mi fido di te”.

14. “Sei teso tutto il tempo. Metti ansia”

“Probabilmente non te ne accorgi neppure.
Quando sei sotto pressione o sei stressato inizi a girovagare come una trottola.

Muovendoti tutto il tempo (come un tarantolato) crei attorno a te un clima di nervosismo che può influenzare e condizionare negativamente i tuoi collaboratori.

Quando non ci sei, tiriamo tutti un sospiro di sollievo.

Pensaci la prossima volta che cominci a girare come una trottola.”