13 errori da evitare come nuovo leader del team – 2

nuovo leader

Leggi la parte 1.

4. Gestire ma non essere di supporto

Pensi che essere team leader significa solo gestire e valutare le persone che lavorano con te?

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Sei il leader del tuo team, diventa un supporto attivo e concreto per ognuno dei tuoi collaboratori.
Fai sentire che ci sei, fornisci appoggio e aiuto a chi ti circonda.

Chiedi di cosa hanno bisogno per raggiungere i loro obiettivi … un aiuto, un suggerimento, un’indicazione.

Aiutali a creare un piccolo piano d’azione, a eliminare i possibili ostacoli che possono trovare sul cammino verso i loro obiettivi (che poi, non dimenticare, sono anche i tuoi).

5. Non definire le aspettative di nuovo leader

Metti sul tavolo le tue aspettative.
Cosa ti aspetti dal tuo nuovo team.

Senza aspettative chiaramente definite, il lavoro dei tuoi collaboratori sarà meno efficiente e i loro risultati subiranno tale conseguenza.

Ricorda che un’aspettativa frustrata produce delusione e rancore (sentimenti molto pericolosi sul luogo di lavoro).

6. Lamentarsi

Non si fa.
Punto.

7. Gossippare

Non si fa!

Se qualcuno fa una battuta, un’allusione, non raccogliere.
Accenna solo un mezzo-sorriso di circostanza.

8. Essere eccessivamente difensivo

Non ti senti ancora del tutto sicuro della tua autorità?
Ti senti minacciato dalle opinioni in disaccordo?
 


 

Potresti riconoscere la limitatezza della tua conoscenza, cercare di attingere alla competenza delle persone con le quali interagisci e ammettere che le idee dei tuoi collaboratori sono (a volte) meglio delle tue.
Semplicemente.

9. Essere eccessivamente amichevole

“L’amicizia è rara perché è scomoda.”
Roberto Gervaso

Se vuoi essere amico delle persone che gestisci, sappi che prima o poi sarai costretto a dare feedback spiacevoli, prendere decisioni difficili, compiere scelte migliori per il progetto o allinearti con gli obiettivi aziendali.

Come capo, devi avere una distanza professionale.
Sei intrinsecamente in una di situazione di disparità.

10. Essere eccessivamente autocratico

A volte è fin troppo facile per i nuovi team leader abusare del loro potere.

Se sei disponibile al dialogo e al confronto, se sviluppi le relazioni con ciascuno dei tuoi membri del team, probabilmente riuscirai a convincere le persone a seguirti e svolgere il lavoro in modo più rapido ed efficace.

11. Non esprimere feedback negativi

Spesso i nuovi manager hanno un approccio troppo indiretto con i loro collaboratori.
Purtroppo si lasciano condizionare dal desiderio di “essere amati” e tralasciano gli obblighi fondamentali come manager.

Quando non sei ancora sicuro della tua autorità e cerchi di essere amato … ironicamente col tempo succede il contrario: i problemi vanno risolti, i collaboratori sono frustrati e si lamentano con tanti saluti … all’amore verso il loro leader.

 
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12. Non esprimere feedback positivi

Tanta voglia di fare.
Tanto focus sui risultati.
Focus sui problemi di prestazione.
Focus sui punti deboli dei collaboratori.

Non ricordarti dei tuoi collaboratori solo quando ci sono problemi, per valutare o criticare.

13. Non confrontarsi

Per definire obiettivi di cambiamento e adottare nuovi comportamenti è utile confrontarsi con un amico esperto, un coach o un mentore fidato che ti fornisce quei feedback potenzianti e non giudicanti necessari per darti più fiducia e intraprendenza.

La leadership è un viaggio, non una destinazione.
Un viaggio che ti richiede continuamente di costruire e perfezionare una serie di competenze che ti consentono di guidare, ispirare, e lavorare con gli altri.

Essere il nuovo leader del tuo team può essere una sfida difficile e complessa ma anche accattivante e coinvolgente.
Goditela tutta, senza paura.

Se desideri approfondire l’argomento, scopri il coaching per la team leadership.

Se sei un giovane leader e desideri un supporto personalizzato clicca qui.

Hai sentito “parlare di coaching” ma non ti sei ancora lanciato?
Lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno,
scopri la mia guida di benvenuto facendo click qui.

13 errori da evitare come nuovo leader del team – 1

nuovo leader
Stai iniziando nel tuo nuovo ruolo.
Nuovo leader per il tuo nuovo team.

Sei eccitato, un po’ apprensivo, smani dalla voglia d’iniziare …
Hey! Come festeggerai con gli amici?

Tutto bene ma questo non significa necessariamente che sarà facile.

Riuscire ad ottenere l’incarico è solo il primo passo. Essere un buon capo e mantenersi il posto di lavoro, è un’altra cosa e … se parti male … “riaggiustare la rotta” non sarà così facile.

Nuovo leader? I primi 3 mesi sono fondamentali

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Nel mio libro “Prima volta Leader” ho evidenziato la vicenda (e le difficoltà) di Jonathan e di come “si entra” in un nuovo team o organizzazione, è difficile capire “come” fare le cose (non importa quanto sei competente, bravo, esperto o alla prima esperienza) … ci sono nuove regole da assimilare, nuove persone da conoscere e una nuova cultura da comprendere.

Il malinteso è sempre in agguato, un approccio sbagliato diventa un autogol, un atteggiamento frainteso, una trappola.

La cosa importante da capire è che oltre “cosa-fare” è altrettanto importante “come-fare“.

Quindi qualunque cosa tu faccia, resisti alla tentazione di immergerti a capofitto per avere un impatto “col botto”. Hai bisogno di conoscere prima la cultura del tuo nuovo posto di lavoro; se si salta in troppo in fretta, si rischia di fare l’effetto sbagliato … e il botto lo fai tu!

Vediamo i 13 errori da evitare quando sei il nuovo leader del tuo team:

1. Arrivare con “le risposte” e spazzare via sistemi o politiche esistenti

Non pensare di essere al centro dell’universo.
Pensi che questo sia il modo migliore per proporsi al team, mettersi in mostra e dimostrare il tuo valore?

Prima di partire come un missile ricorda che … questo ti si può ritorcere contro, creare nemici, minare la tua credibilità e causare errori costosi per l’azienda.

Che cosa fare allora?
Calma. Ragiona.
È importante capire il contesto più ampio in cui il tuo lavoro si svolge.
Devi studiare (bene) il tuo nuovo ambiente lavorativo.

 


 

Come sono prese le decisioni?
Quali saranno gli impatti operativi e finanziari?
Come la prenderanno le persone coinvolte?
Saranno contente del cambiamento?

Se ti poni queste domande molto probabilmente riuscirai ad evitare trappole e resistenze che accompagnano ogni cambiamento (piccolo o grande che sia).

2. Pretendere che il team abbia le tue stesse caratteristiche e personalità

Hai mai provato a “metterti nei panni” dei tuoi collaboratori?
Ti sei mai chiesto se il tuo approccio è apprezzato da tutti?
Hai mai pensato se anche gli altri avrebbero reagito allo stesso modo?

È importante rendersi conto che ognuno è diverso (da te e dagli altri membri del team) e ha bisogno di essere gestito di conseguenza.

Non pretendere che anche gli altri abbiano le tue stesse peculiarità e particolarità.
La grandezza di un leader si misura anche da questo.

 
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3. Indugiare e tentennare a contattare il capo

Hai paura di non avere ancora nulla d’importante da dire al tuo capo o titolare?
Di fare domande ovvie o stupide?
Stai aspettando a comunicare “per non disturbare”?
Aspetti che sia lui/lei a farlo perché sa meglio di te quando il momento giusto?

Stai attento a non indugiare troppo, a farti anticipare.
O peggio dimenticare.

Se aspetti il giorno di “saperne di più” o “avere qualcosa di importante da segnalare” non avrai accesso alle informazioni critiche necessarie nei primi tuoi 90 giorni.

Comunicare il tuo piano e il tuo sviluppo al tuo capo ti darà un “po’ di respiro” mentre sei ancora in fase di apprendimento. La comunicazione porta chiarezza e (eventuali) azioni giuste per una “correzione di rotta”.

CONTINUA A LEGGERE > la parte 2.

Vuoi far crescere il tuo team? Non aiutarlo

crescere il team

Immagina una bimba di 4-5 anni impegnata a cercare di legarsi le scarpette da sola.
In questa fase dello sviluppo manuale e mentale, vuole essere in grado di vestirsi da solo, completamente.

È un buon segno.
Imparare a legarsi da sola le scarpette però non è così facile, non riesce, si agita, è insoddisfatta.
Frustrata.

Qual è il tuo istinto?
Vuoi aiutarla?

Se è testarda, dirà “No, lo faccio da sola” ma poi se non ci riesce e la sua frustrazione diventa troppo alta, a quel punto … la bimba accetta l’aiuto della mamma.

Vuoi far crescere il team? Non aiutarlo

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Spesso il modo migliore per aiutare è non aiutare (almeno non troppo presto).

I leader si sentono in dovere di risolvere i problemi.
Tendono a essere per il team un comodo sgabello anziché una stampella.
I leader possono far crescere il team, aiutare i collaboratori a raggiungere standard più elevati “non-aiutando”.

Aiutare troppo o troppo presto crea “dipendenza”

Quando un tuo collaboratore o dipendente chiede il tuo aiuto o il tuo intervento, spesso quello che desidera (consciamente o inconsciamente) è “scaricare” a te il suo problema.

Nel momento in cui il problema “passa di mano”, non ha più bisogno del tuo aiuto.
Non ha più il problema.
Adesso l’hai tu.

Se sei troppo ansioso “di aiutare”, sarai oberato e sopraffatto di lavoro perché sei “sempre troppo dannatamente utile”.

Se dai sempre la soluzione “pronta e subito” … si formerà la fila alla porta del tuo ufficio!

Non aiutare chi può aiutare se stesso

Se vuoi far crescere le persone, se desideri che veramente imparino,
lasciali risolvere il problema da soli.

Non-aiutare, vuol dire permettere alla persona di costruirsi la capacità, la competenza e la fiducia in se stesso. Le persone di solito possono superare maggior parte dei problemi quando hanno fiducia in se stessi.

Quando vedi che la persona sta progredendo, sta crescendo è il momento di fare un passo indietro e lasciarla fare i prossimi passi per conto proprio.
Proprio come un bambino.

Aiutare troppo può riflettere un tuo bisogno malsano

 


 

Bisogno di sentirti importante.
Bisogno di sentirti ricercato.
Di sentirti indispensabile. Utile.
Bisogno di sentirti “quello che sa”.

Ego.
Solo ego.

Riesci a resistere all’impulso di aiutare-troppo o troppo-presto?
Spesso non-aiutare è più utile di aiutare.

Aiutare troppo indebolisce il team

La sconfitta brucia.
Però apre il cuore e la mente.

Anche la frustrazione brucia.
Però rafforza e crea energia.

Non arrivare subito con le soluzioni.
Soprattutto quelle facili.
Lascia i tuoi collaboratori “a bagnomaria” per un po’ con le loro complicazioni e le loro frustrazioni.

L’importante è monitorare la frustrazione.
Livelli accettabili di frustrazione sviluppano l’attenzione e motivano al cambiamento.

Troppa frustrazione genera conflitto e paralisi.
A questo punto, intervieni.

 
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Non aiutare vuol dire aiutare di più

“Una mano, anche vuota, a volte è di grande aiuto.”
Jean Ethier-Blais

Spesso aiutiamo troppo presto.
Altre volte aiutiamo troppo, diamo soluzioni pronte.
L’intento è nobile ma il metodo è inefficace.

Non aiutare non ti rende distante, distaccato o indifferente.
Anzi.
Restare “dietro le quinte” … aspettare … esprime rispetto.
Vuol dire “mi fido di te”.
Mi fido nelle tue possibilità.

Non aiutare non è una scusa per non dare supporto

Non aiutare non vuol dire fregarsene.
Liberarsi delle responsabilità.
Lasciare i collaboratori soli, non offrire sostegno.

L’obiettivo deve essere sempre lo sviluppo dei tuoi collaboratori.
Far crescere il team.

Sei il leader del tuo team.
Fai sentire che ci sei, dai appoggio e aiuto.
Sostieni e incoraggia costantemente, fai sentire che sei un capo attento.
Discreto, rispettoso e vigile.

crescere il team

6 fattori da ricordare quando ti senti inadeguato nel nuovo lavoro – parte 2

inadeguato

Foto di Stocksnap.

LEGGI ANCHE > la parte 1

3. Sentendoti inadeguato inizi a sabotarti

Che cosa faccio? E se si accorgono?
Devo dirlo a qualcuno?
Alzo bandiera bianca e mollo tutto?

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Così cominci a impantanarti in pensieri negativi e irrazionali.
Passare notti insonnie, consumandoti in scenari fallimentari e finali rovinosi.

Le valutazioni del datore di lavoro sono molto più obiettive.
L’unico ostacolo è la nostra fiducia.
Noi siamo i nostri peggiori critici.

Ma se lasci che questi pensieri si consumano da soli, probabilmente resta l’unica cosa che si dovrebbe fare: abbracciare la sfida, accettare e superare le tue debolezze, lavorare sodo e iniziare a concentrarsi solo su ciò che si deve fare.

4. Non importa quello che pensi “tu” ma quello che pensano “loro”

In termini di valutazione delle prestazioni, non importante quello che pensi tu, ma quello che considera chi-ti-ha-assunto.
A quanto pare, pensa bene.

Ripeto, noi siamo i nostri peggiori critici.
Spesso, siamo molto perfezionisti, severi e petulanti.
Le nostre valutazioni sono molto lontane dalle valutazioni di chi assume.

Nel mondo del Lavoro, sono tante le persone che sopravvalutano le loro competenze (e pensano di essere competenti, brillanti e meritevoli) e altrettante persone che sono valutate valide ma che si reputano poco competenti.

Tu molto probabilmente ti stai sottovalutando.

Meglio smettere di valutare se stessi e concentrarsi (solo) su come migliorare te stessi.


Hai vissuto un momento che ha scosso la tua sicurezza? È il momento di rimettere al centro te stesso.

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5. Il disagio può diventare il tuo più grande alleato

La sensazione di disagio nel sentirti inadeguato può davvero pressarti a fare molto di più di quanto immagini.

La paura di essere poco preparato ti può spingere a crescere e ti dà la propulsione necessaria.
Vuol dire “ecco cosa devo fare e lo devo imparare subito (non importa come)”.

Invece di impantanarti nel dubbio ed essere paralizzato dalla tensione, lascia che questa sensazione (anche se poco gradevole) ti porti fuori della tua zona di comfort e ti spinga a imparare il più possibile.

Trova un mentore, un coach, segui corsi e … prenditi dei rischi.
Fai tutto il possibile per essere all’altezza della sfida.

La paura di essere inadeguato può diventare (davvero) il tuo più grande alleato.
Forse riuscirai a “tenere il posto” proprio grazie a questa sensazione di disagio.

6. I datori di lavoro non sono enti di beneficenza

I datori di lavoro sono benefattori?
Caritatevoli? Filantropi?
(nel senso di pagare stipendio e contributi ad una persona che reputano non competente o non idonea).



Se dicono che sono felici del tuo lavoro, è perché lo sono.

Hanno visto in te del potenziale, la volontà di imparare, la voglia di dimostrare.
Il datore di lavoro che ti ha assunto (l’ha già fatto molte altre volte e probabilmente sa quello che vuole) pensa che tu sia la persona giusta.

È bene che tu sia consapevole dei tuoi limiti e continui a fare quello che stai facendo e non avrai problemi. Meglio essere onesti durante le interviste di lavoro, continua lavorare sodo e … ad imparare.

A questo punto, non c’è alcun motivo di dubitare di te stesso.
Sei adeguato a quel lavoro.

I miei libri

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6 fattori da ricordare quando ti senti inadeguato nel nuovo lavoro – parte 1

inadeguato nel lavoro

Foto di Stocksnap.

Prima l’agonia per la ricerca lavoro, poi i salti di gioia … e infine la doccia fredda: sentirsi completamente inadeguato nel lavoro o ruolo!

I primi giorni di lavoro possono lasciarti completamente sopraffatto.

Hai una sola certezza (perlopiù auto sabotante) …
… da qualche parte (nel processo di assunzione o di organizzazione) qualcuno ha fatto un errore assumendo la persona sbagliata per quel lavoro.

Quella persona sei tu.

Perchè ti senti inadeguato nel lavoro?

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Nel mio libro sull’autorevolezza la tematica del team leader che si sente inadeguato nel lavoro emerge più volte.

C’è così tanto da sapere, tante competenze da mettere sul tavolo, ogni nuovo incarico sembra un compito impossibile, ogni incontro con il capo o il titolare può essere quello in cui si viene a scoprire che non sei all’altezza.

Responsabilità scoraggianti. Disagio nel ruolo.
Poche idee. Anzi idee-zero.
Non sapere cosa fare … o a chi chiedere. Chiedere aiuto per quasi ogni compito assegnato.

Anche se (almeno fino adesso) l’azienda e il team sono soddisfatti della tua prestazione, senti di non essere qualificato, dubiti di te stessi e cominci a “martellare” costantemente la tua fiducia.

Dove mi sono cacciato?

Suona familiare?
È facile cadere in questo tipo di pensiero.

Potrei dirti “Non preoccuparti. Basta avere solo un po’ di fiducia!
So che però serve a poco, è più facile a dirsi-che-a-farsi.
Sono solo parole che non ti aiutano a buttare giù il groppone che senti in gola.

Che cosa fare?
Puoi tentare di camminare sulle uova, semplicemente rinunciare oppure aspettare fino a quando qualcuno ti silura per la tua (presunta) incompetenza.

Ecco 6 fattori che devi ricordare quando ti senti troppo inadeguato nel lavoro:



1. Sei stato assunto per un motivo

Durante il colloquio sei stata una brava attrice?
Hai mentito palesemente sul tuo CV?
Hai uno charme davvero irresistibile?

Se la risposta è no … vuol dire che chi-ti-ha-assunto ha “visto qualcosa” in te, una competenza, una potenzialità e crede che tu possa fare bene quel lavoro.
Oggigiorno, i processi di assunzione sono lunghi e spesso includono interviste telefoniche, test di personalità e/o attitudinali, e diversi colloqui, ti “passano” più volte sotto i loro raggi X.

Chi-ti-ha-assunto ha un sacco di opportunità per valutarti e assicurarsi che sei la persona che stava cercando.
E guarda un po’ … ha scelto te!

Ecco la semplice verità.


Ti senti in difficoltà nel guidare il tuo team o nel farti ascoltare?

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Scopri “Problemi di leadership? Ritrova autorevolezza nel tuo ruolo”.

2. In prima fase non si aspettano che tu sia esperto

Forse non hai (ancora) le competenze necessarie per fare il lavoro perfettamente. Probabilmente stai facendo (esattamente) quello che si aspettano che tu faccia, fino a questo momento.

Chi-ti-ha-assunto sa che hai voglia d’imparare, vuoi dimostrare il tuo valore e la tua abilità e … sa anche che le tue mancanze possono essere un buon investimento (le tue aspettative di stipendio non saranno così elevate).

Questo è (probabilmente anche) uno dei motivi per cui sei stato assunto.
Dai… non fare quella faccia lì. Nel Mercato del lavoro di oggi lo devi mettere in conto.

CONTINUA A LEGGERE > la parte 2.

25 tratti che identificano una persona mentalmente forte

persona mentalmente forte

La persona mentalmente forte si distingue dalla folla.

Non sai spiegare perché…
ma senti che ha qualcosa in più.

È affascinante.
Intrigante.

Dove molti vedono barriere e limiti invalicabili,
lei vede sfide.
Opportunità.

La forza mentale – insieme a quella emotiva e spirituale –
è ciò che ti permette di reggere …

una situazione difficile,
un capo o collega difficile,
un lavoro che non ami,
una relazione che ti prosciuga energia.

Raggiungere obiettivi, rompere schemi, cambiare direzione
non è semplice.

Serve tempo.
Fatica.
Coraggio.
Costanza.

A qualunque livello.
Grande o piccolo che sia.

Ecco 25 tratti che identificano una persona mentalmente forte.

1. Non perde il controllo

Sa che i risultati migliori nascono da una mente lucida.

Anche sotto pressione, sceglie la calma.

Sa che alzare la voce significa abbassarsi.
Perdere il controllo, subire la sconfitta.

2. Bilancia emozioni e logica

Non nega le emozioni.

Le governa.

Unisce passione e riflessione, impulso e ponderazione.

3. Accetta i feedback (anche negativi)

Non ha paura delle opinioni altrui.

Ascolta.
Impara.
Cresce.

È aperta all’apprendimento.

4. Pensa positivo… e anche negativo

Il pensiero positivo è importante ma lo è altrettanto quello negativo.

Essere ottimista, fiducioso, speranzoso ma anche previdente, accorto, prudente.

Essere flessibile.
Positivo e negativo.

Scopri i miei brevi percorsi di coaching mirato. Per far crescere la tua carriera e leadership:

Team e gestione collaboratori → scopri

Autorevolezza e leadership → scopri

Carriera e cambi di lavoro → scopri

5. Sa chiedere scusa

Non teme di “perdere la faccia”.

Ammettere un errore è una dimostrazione di forza.

Sul leader che chiede scusa trovi spunti nel mio libro
Prima volta Leader”.

6. Rinuncia alle aspettative sugli altri

Sa che il mondo non gli deve nulla.

Non si sente in diritto di pretendere.

Lavora sodo.
Anzi, è grato per quello che ha.

7. Sa gestire l’incertezza

Stare in sospeso.

A metà fra le situazioni definite e quelle in divenire.
In attesa.

Ha sperimentato che più resta sospeso tanto più aumenterà la sua resistenza,
a stress e pressione.

Agisce anche con informazioni incomplete.
Sviluppa intuito e flessibilità.

“L’incertezza è la condizione perfetta per scoprire le proprie possibilità.”

— Erich Fromm

8. Conosce il valore della non-azione

Agisce quando serve.
Sa fermarsi quando è il momento.

Azione per amore dell’azione o per amore e basta.

Non si strugge per i risultati.
Non si aspetta solo risultati.

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9. Sa gestire il fallimento

Non crede che talento e capacità siano “stabiliti” alla nascita.

Nel destino.
Nelle stelle.

Il fallimento può essere un trampolino.
La resilienza può essere appresa e praticata.

10. Non giudica

“Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla.
Sii gentile.
Sempre.”

Platone

Sa che ognuno combatte battaglie invisibili.
E sceglie la gentilezza.

11. Non si esalta, non si abbatte

Almeno non così facilmente.

Lo sforzo maggiore non è quello iniziale,
ma quello che affrontiamo in seguito,
per resistere a dubbi e perplessità.

Un successo non la ubriaca.
Un fallimento non la definisce.

Sa che la vita è (anche) questa.

12. Non è gelosa del successo altrui

Si confronta per migliorare,
non per sminuirsi.

Celebra chi riesce.

13. Sa impostare confini

Insegna agli altri come trattarla.

Con educazione.
Ma con fermezza.



14. Non ha paura di chiedere aiuto

Non è prigioniera dell’ego.

Conosce i propri limiti.
E li gestisce.

La comunicazione è il cuore dell’autorevolezza.

15. Conosce sé stessa

Lavora sulle debolezze.
Non le nasconde.

Non cerca di coprirle,
o non cerca scuse per i suoi errori.

Non cerca approvazione: evolve.

16. Sa stare con la paura

La persona mentalmente forte non ha bisogno di combattere con le sue paure per dimostrare che è forte.

Non lotta con la paura.
La guarda in faccia.

L’ascolta.
L’accetta.
Così l’attraversa.

17. Sa che non ogni scontro risolve

Se l’obiettivo è la soluzione,
sa mettere da parte orgoglio e rancore.

Non sempre vincere significa scontrarsi.

18. Evita la procrastinazione

La procrastinazione spesso è allettante.

La persona mentalmente forte fa ciò che va fatto.

Anche quando non ha voglia.
Sa che rimandare è il modo più sicuro per restare fermi.

19. Sa che la costanza paga

Insiste.
Si adatta.
Riprova.

Il fallimento non è un motivo per mollare.

Al contrario “utilizza” il fallimento come un’opportunità per diventare ancora più forte.

20. Impara dagli errori

Cadere non rende perdenti.

Tu quanto sei abituato a perseverare dopo un errore o un fallimento?

Se sei una persona forte, sai che commettere errori, sbagliare, perdere …
non rende perdenti.

Rende più maturi.
Più resilienti.

21. Vede le avversità come opportunità

Problema o possibilità?
Immobilismo o crescita?

La differenza è nello sguardo.

22. La sua autostima non dipende da ciò che ha

Lavoro.
Successo.
Conto in banca.

Ma da ciò che è.

Si sente comunque sempre bene con sé stessa, sia che vinca o che perda.

Sa che la vita è una maratona, non uno sprint.



23. Vive secondo i propri valori

Decide con chiarezza.
Agisce con coerenza.

Vive una vita autentica.
La persona mentalmente forte è fedele a sé stessa.

Parole e comportamenti sono allineati.

24. Non cerca la perfezione

Cerca il miglior risultato possibile.
Con le risorse disponibili.

Senza annegare in ansia da prestazione,
fantasie che ci stanno giudicando male.

25. Parla meno, ascolta di più

Ascoltare significa che sei disposto a scoprire che (forse) stai sbagliando,
o che non stai andando nella giusta direzione.

Ascoltare significa essere disposti a mettersi in discussione.

Se cerchi costantemente evoluzione e crescita vuol dire che sei forte.

Un vero leader.

In finale

La forza mentale non fa rumore.
Non si impone.

Si riconosce.

Ed è ciò che, nei momenti decisivi,
fa davvero la differenza.

I miei servizi

Percorsi di coaching mirati, brevi e concreti su un tema specifico: autorevolezza, team leadership, carriera.

Un esempio:
Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive”.
Impara a gestire voce, postura e linguaggio del corpo per lasciare il segno come leader.

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