Il giorno in cui scopri che il titolo non basta

ruolo di leadership

Finalmente è arrivato quel giorno

Dopo anni di lavoro, impegno e risultati, ricevi la promozione. Da oggi hai il ruolo di leadership.

Prepari con cura il primo incontro.

Spieghi gli obiettivi,
la direzione,
le aspettative.

Alla fine tutti annuiscono ed esci dalla sala soddisfatto.

Poi passa una settimana.

Ti accorgi che, nonostante il bel discorso, quasi nulla è cambiato. Le persone sembrano averti ascoltato, ma non ti stanno ancora seguendo.

È in quel momento che molti nuovi leader scoprono una verità tanto semplice quanto scomoda.

La promozione non crea un leader

Molti credono che la leadership inizi il giorno della nomina. È un’idea comprensibile.

Dopotutto, da quel momento hai un ruolo diverso, maggiori responsabilità e l’autorità per prendere decisioni.

Ma c’è una differenza enorme tra avere autorità ed esercitare leadership.

La posizione ti permette di assegnare compiti, organizzare il lavoro e prendere decisioni. Non ti garantisce, però, che le persone si fidino di te.

Né che scelgano di seguirti.

La vera funzione di una promozione

La promozione non crea un leader.

Rivela il tipo di leader che sei già diventato.

È questo il punto.

Fino al giorno prima potevi nascondere alcune abitudini:

rimandare conversazioni difficili,
essere poco coerente,
ascoltare solo quando avevi tempo,
mantenere gli impegni a volte sì e a volte no.

Con la promozione tutto questo diventa improvvisamente più visibile.

Perché il ruolo di leadership amplifica ciò che sei. Non lo trasforma.

Le persone osservano prima di seguire

Quando inizi a guidare un team, le persone non valutano soltanto quello che dici.

Osservano come prendi decisioni,
come reagisci agli errori,
come gestisci la pressione,
come tratti chi non è d’accordo con te.

Se chiedi puntualità, guardano se sei puntuale.

Se chiedi responsabilità, osservano come ti assumi le tue.

Se chiedi collaborazione, notano quanto sei disposto a collaborare.

Le parole attirano l’attenzione.
I comportamenti costruiscono credibilità.

Ed è la credibilità che, con il tempo, genera leadership.

Quando inizi a interpretare il ruolo

Come scrivo nel mio libro “Prima volta Leader” molti neo-responsabili pensano di dover cambiare stile appena ricevono la promozione.

Diventano più rigidi, più controllanti, più distanti. Quasi dovessero dimostrare di meritare il nuovo ruolo.

Ma spesso ottengono l’effetto opposto.

Le persone percepiscono che stanno interpretando una parte. E quando qualcuno interpreta un ruolo, la fiducia fatica a nascere.

L’autorevolezza non cresce quando inizi a sembrare un leader.

Cresce quando il tuo comportamento conferma, ogni giorno, il leader che dici di voler essere.

Scopri il percorso di coaching per ritrovare la tua autorevolezza e leadership naturale. Il servizio “Problemi di leadership? Ritrova autorevolezza nel tuo ruolo”.

La leadership comincia molto prima della nomina

Se ascolti le persone quando non hai alcun ruolo di responsabilità, probabilmente continuerai a farlo anche dopo.

Se mantieni la parola data quando nessuno è obbligato a seguirti, continuerai a farlo anche da responsabile. Se affronti con rispetto i conflitti oggi, continuerai a farlo domani.

La leadership non nasce il giorno della promozione.

Quel giorno diventa semplicemente più visibile.

Per questo puoi iniziare a costruirla molto prima. Anzi, la stai già costruendo:

  • in ogni conversazione;
  • in ogni promessa mantenuta;
  • in ogni decisione difficile;
  • ogni volta che scegli la coerenza invece della convenienza.

Prima di essere un grande leader…

C’è un’idea che mi accompagna da molti anni:

“Prima di essere un grande leader devi essere un grande uomo.”

Io aggiungerei: o una grande donna.

Perché la leadership non è il risultato di un titolo.
È il riflesso del carattere che hai costruito nel tempo.

Il ruolo può offrirti maggiore visibilità.

Non può sostituire ciò che sei.

Se aspiri a un ruolo di leadership …

non aspettare la promozione per iniziare a comportarti da leader.

Alla prossima riunione, alla prossima conversazione difficile o alla prossima occasione in cui qualcuno avrà bisogno del tuo esempio, prova a chiederti:

Se oggi non avessi alcun titolo, le persone sceglierebbero comunque di fidarsi di me?

Perché la posizione non crea un leader.

Rende semplicemente visibile il leader che sei già diventato.

Prima volta Leader: il mio nuovo libro

prima volta leader il libro

Se non nasci leader, lo puoi diventare.
Riconosci le insidie. Supera gli ostacoli.
Costruisci la tua leadership forte.

 

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  • Sei stato appena promosso a una posizione di leadership?
  • Ti trovi di fronte a compiti che sembrano tanto entusiasmanti quanto spaventosi?
  • Quanto sei pronto a prendere decisioni difficili e gestire situazioni complesse?
  • Come puoi trasformare le tue insicurezze in punti di forza nella tua nuova posizione di leader?

Questo libro è una guida pratica pensata per chi si affaccia per la prima volta al mondo della leadership.

Ti fornirà gli strumenti necessari per anticipare e prevenire gli errori più frequenti che possono minare la tua autorevolezza e la fiducia del team.

Superare l’ansia e l’insicurezza che ogni nuovo leader affronta. Costruire la tua leadership forte, basata sul rispetto e fiducia. La capacità di ispirare il tuo team.

Non devi nascere leader per esserlo.

Le competenze di leadership si possono acquisire, affinare e far crescere. Questo libro ti aiuta a comprendere che la vera forza di un leader risiede nella capacità di adattarsi, apprendere e ispirare.

Sia che tu stia guidando un piccolo team o un’intera organizzazione, “Prima volta leader” ti guiderà passo dopo passo, mostrandoti come:

  • Riconoscere e superare le insidie che si presentano al tuo primo incarico da leader.
  • Affrontare e superare i timori legati alla gestione di persone e risorse.
  • Costruire una leadership autentica e forte, basata sulla fiducia, la comunicazione e il rispetto.

Esempi pratici, storie reali e consigli utili

Attraverso esempi concreti, storie reali, strategie e consigli pratici, scoprirai che la leadership non è un tratto innato riservato a pochi, ma una competenza che chiunque può sviluppare. come stabilire relazioni efficaci con il tuo team.

Comunicare in modo chiaro e motivante per ottenere il meglio dai tuoi collaboratori. Prendere decisioni con sicurezza. Gestire situazioni di conflitto.

Non importa la dimensione del tuo team o la tua esperienza precedente … questo libro ti guiderà passo dopo passo nell’affrontare con successo la transizione cruciale da membro del team a leader.
Diventa il leader che hai sempre desiderato essere!

Non si nasce leader, lo si diventa.
Scopri come.

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Un nuovo lavoro di team leader: 9 regole per iniziare al meglio

un nuovo lavoroFoto di fauxels da Pexels

Hai superato il colloquio.
Hai ottenuto il lavoro.

Adesso sei il nuovo team leader.

Come ho scritto nel mio libro “Prima volta Leader”, quando entri in un nuovo team o in una nuova azienda è difficile capire subito come funzionano davvero le cose.

Nuove regole.
Nuove persone.
Una cultura ancora da decifrare.

Il malinteso è sempre in agguato. Un approccio sbagliato può diventare un autogol, un atteggiamento può essere frainteso e una decisione apparentemente innocua trasformarsi in una trappola.

Ora che il grande giorno si avvicina, i dubbi sulla tua leadership e le perplessità sui possibili ostacoli potrebbero tenerti sveglio la notte.

È normale.

Ecco nove regole da fare tue per iniziare il nuovo lavoro con maggiore sicurezza, forza ed entusiasmo.

1. Il rispetto va conquistato

Non puoi ottenere il rispetto del team semplicemente perché sei il capo.

Non funziona così.

Il ruolo ti attribuisce un’autorità formale. Il rispetto, invece, dipende dal modo in cui ti comporti ogni giorno.

Devi dimostrare di essere affidabile, coerente e degno della fiducia delle persone.

Il tuo atteggiamento influenza tutto il team.

Se i collaboratori ti vedono manipolare numeri, informazioni o decisioni per il tuo vantaggio personale, smetteranno rapidamente di seguirti.

Il titolo apre la porta.

Sono i comportamenti a permetterti di restare nella stanza.

2. Senza il team non esiste successo

Le persone del tuo team rappresentano il tuo patrimonio professionale.

Possono determinare il successo o l’insuccesso del tuo lavoro, del progetto e, in alcuni casi, dell’intera attività.

Da solo non vai da nessuna parte.

Hai bisogno dei tuoi collaboratori più di quanto, forse, immagini. Le loro competenze, la loro esperienza e il loro impegno permettono anche a te di raggiungere i risultati.

Non trattarli come semplici esecutori.

Rendili parte del percorso.

3. Non pretendere dagli altri la motivazione che tu non mostri

La motivazione del team passa inevitabilmente anche da te.

Non puoi presentarti scarico, distratto o disinteressato e pretendere che gli altri lavorino con entusiasmo.

Essere il leader non significa sentirsi superiori.

Anzi, il bisogno continuo di dimostrare superiorità nasconde spesso insicurezza e paura.

Arroganza e sicurezza non sono la stessa cosa.

Mostrarsi strafottenti non significa avere fiducia in sé stessi. Molto più spesso significa non sapere come gestire le proprie fragilità.

4. Concentrati prima di tutto su te stesso

L’unica persona che puoi controllare davvero sei tu.

Il tuo comportamento.
Le tue reazioni.
Le tue decisioni.
Il modo in cui comunichi.

Non preoccuparti soltanto di ciò che fanno gli altri.

La persona più difficile da gestire potresti essere proprio tu. Leggi il post.

Lavora sul tuo approccio, sulle tue rigidità e sulle tue paure. Se non lo fai, rischi di diventare il centro delle complicazioni che attribuirai al team.

Prima di chiederti perché i collaboratori non funzionano, prova a domandarti:

  • Che cosa sto portando io dentro questa situazione?

5. Non lasciarti paralizzare dalla paura

Avrai paura di sbagliare.

Di non essere all’altezza.
Di non essere abbastanza preparato.
Di non riuscire a gestire il team.

Fa parte del percorso.

Il problema nasce quando la paura ti blocca, ti fa indietreggiare oppure ti impedisce di prendere decisioni.

Non aspettare di sentirti completamente sicuro.

Quel momento potrebbe non arrivare mai.

Le persone di successo non sono necessariamente quelle che possiedono più talento. Spesso sono quelle che, dopo una caduta, si rialzano e continuano.

6. Ricorda il monito di Wolf Rinke

“Dire a qualcuno di fare qualcosa non significa essere leader.”

Assegnare compiti non basta.
Dare ordini non basta.
Controllare il lavoro non basta.

Fai parlare i fatti.

Mostra come si lavora.
Mantieni gli impegni.
Assumiti le responsabilità.
Ascolta più di quanto parli.

La leadership si vede soprattutto quando le persone osservano ciò che fai, non soltanto ciò che dici.

7. Impara a conversare con le tue paure

Quando iniziano i dubbi sulla tua leadership, la mente può riempirsi rapidamente di scenari negativi.

  • “E se non mi rispettano?”
  • “E se sbaglio?”
  • “E se si accorgono che non sono pronto?”

Ferma le fantasie e torna ai fatti.

L’ansia che provi per il nuovo inizio è normale. Anche le persone del team potrebbero sentirsi insicure, perché devono conoscere te, il tuo stile e le tue intenzioni.

I grandi leader non eliminano la paura.

La guardano.
L’ascoltano.
La accettano.

Poi decidono comunque di andare avanti.

Quando il tuo ruolo di leader vacilla, servono strategie concrete per riallineare presenza, voce e direzione.

Ti aiuto a ritrovare fiducia e impatto.

Scopri il servizio dedicato.

8. Non farti inghiottire dalla perfezione

Ogni nuovo compito ti sembrerà una prova.

Ogni progetto dovrà apparire impeccabile.
Ogni decisione ineccepibile.
Ogni intervento perfetto.

Ma è realistico aspettarti la perfezione mentre stai ancora imparando?

No.

Non caricarti sulle spalle un peso inutile.

Migliorerai strada facendo. Imparerai dalle persone, dalle difficoltà e anche dagli errori.

Punta al miglior risultato possibile.

Non alla perfezione.

9. Sii gentile, non debole

Essere gentile non significa essere un avversario facile.

Essere educato non significa accettare tutto.

La gentilezza richiede spesso molto più carattere dell’arroganza, perché ti obbliga a governare l’ego invece di lasciarti governare.

Serve disciplina per mantenere la calma.
Serve forza per ascoltare senza reagire immediatamente.
Sicurezza per essere rispettosi anche quando devi essere fermo.

Sbraitare è facile.

Essere autorevole senza umiliare gli altri è molto più difficile.

Il nuovo ruolo comincia prima ancora del primo giorno

Non devi dimostrare subito di sapere tutto in un nuovo lavoro.

Devi osservare, ascoltare e comprendere.

Il tuo obiettivo iniziale non è stupire il team.

È costruire le condizioni perché le persone possano fidarsi di te.

La leadership non nasce nel momento in cui ricevi il titolo.

Comincia nel modo in cui scegli di entrare in quella stanza.

Inadeguato sul lavoro? 16 mantra per riprendere fiducia e sicurezza in te stesso

inadeguato sul lavoro

Foto di AlexLoban da Pixabay

Hai sempre la sensazione di essere meno efficace rispetto gli altri?

Paura di essere “quello lento”?
Ogni nuovo incarico sembra impossibile?
Non ti senti all’altezza del tuo nuovo lavoro?

Potrei dirti “Non preoccuparti. Basta avere solo un po’ di fiducia!”

Purtroppo,
sono solo parole che non ti aiutano a buttare giù il groppone che senti in gola.

Come ho scritto nel mio libro “Prima volta Leader – Se non nasci leader, lo puoi diventare” anche se (almeno fino ad ora) l’azienda sembra soddisfatta della tua prestazione,
senti di non essere competente, dubiti di te stesso e cominci a minare costantemente la tua fiducia.

La notte riaffiorano timori e preoccupazioni di qualcosa d’indefinito e pauroso
in particolare quando ci sentiamo inadeguati, bloccati dalla paura di non essere all’altezza.

Inadeguato sul lavoro: che cosa fare?

Rinunciare?

Aspettare fino a quando non ti silurino (per la tua presunta incompetenza)?

Oppure rimboccarti le maniche e “spingerti oltre”.

Comincia da questi 16 mantra per focalizzare al massimo i tuoi pensieri.
Il mantra è una formula sacra che viene ripetuta come una sorta di preghiera.

Il mantra .. una scialuppa di salvataggio in mezzo alle onde della nostra mente

Ci aiuta ad attraversare il mare (spesso agitato) della nostra mente.

Quando la mente vaga senza meta … il mantra la riporta sulla giusta strada.

Inizia da questi 16 mantra per ritrovare fede e forza.
Fermare la strisciante e fastidiosa sensazione di inadeguatezza al lavoro.

1. I processi di assunzione sono lunghi. Mi hanno “passato” ai raggi X. Se mi hanno assunto … vuol dire che credono in me.

2. Non devo impegnarmi per … farli cambiare opinione!

3. Non devo puntare alla perfezione ma mirare al miglior risultato possibile. La perfezione (sproporzionata) è un ostacolo, non qualcosa di cui essere orgogliosi.

4. Le valutazioni del datore di lavoro sono molto più obiettive delle mie. Se mi hanno scelto, è perché credono che avrò successo.

5. Sono il mio peggiore critico. Le mie valutazioni sono molto lontane dalla realtà.

6. La sensazione di essere inadeguato sul lavoro può davvero spingermi a fare molto di più. Dà propulsione, la forza necessaria per lavorare con più impegno, più attenzione.

7. I datori di lavoro non “fanno regali”. Non mi hanno assunto per filantropia.

8. Se sono convinto di sbagliare, se sono ossessionato di non essere all’altezza, sono destinato a fallire. Per il solo fatto di crederlo!

9. Devo lavorare su me stesso, sviluppare i mie punti di forza, accettare e superare le mie debolezze. Iniziare a convogliare le mie energie.

10. Domande tipo “Merito davvero questo lavoro?” “Sono capace? Competente?” possono monopolizzare tutto il mio essere. Metto a tacere la mia voce interiore negativa. Adesso!

11. Basta pensare che tutti gli altri siano migliori. Gli altri sbagliano proprio quanto me. E anche di più …

12. Smetto di credere che debba capire tutto.

13. Leggo di più. Seguo un corso. Vado ai seminari. “Prendo” un coach. Faccio domande. Non devo restare paralizzato!

14. Devo smetterla di angosciarmi che – prima o poi – sarò “scoperto”. Preoccuparmi mi farà girare in tondo, sprecare tanta energia nel tentativo di soddisfare gli altri.

15. La paura di essere inadeguato può diventare stimolo, spinta, azione…la mia più grande alleata!

16. Non devo temere, ce la farò!

Condividi le tue preoccupazioni di essere inadeguato sul lavoro.

Il supporto di un coach professionista, non giudicante, ti aiuta a potenziare il tuo approccio.

11 volte che non dovresti chiedere scusa al lavoro – parte 2

scusa sul lavoro

Foto di Khusen Rustamov da Pixabay

Leggi anche la parte 1.

6. Quando non sei davvero dispiaciuto

Tutti conosciamo le “scuse delle non-scuse”.
Hai detto di essere dispiaciuto ma in realtà non lo sei. Per niente.
Si “vede”.
Si “sente”.

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Quando la tua scusa sul lavoro lascia un retrogusto di sarcasmo, non trapela sincerità,
e la stai semplicemente dicendo perché pensi risolveranno il problema …
stai sprecando questa opportunità.

“Conservala” per quando sarai veramente dispiaciuto.
Non sprecare questo bonus.

7. Quando non hai assolutamente nulla di cui scusarti

Non usare “Mi dispiace” come frase di riempimento o per essere educato.
Pensa attentamente se quello che stai per dire, è qualcosa di cui dovresti – veramente – scusarti.

Quando non hai nulla a che fare con la causa di un problema.
Perché scusarsi?

Salva le tue scuse per quando assumerai la responsabilità di qualcosa che hai/non hai fatto.
Saranno molto più efficaci e potenti.

8. Se ti stai prendendo una pausa o sei in malattia non chiedere scusa sul lavoro

La vacanza fa parte del pacchetto-lavoro.
Una pausa rigenerante è indispensabile per la produttività.

La malattia “giunge inaspettatamente”.
Senza preavviso.
 


 

Non devi scusarti per non essere disponibile, perché hai l’influenza, oppure sei in vacanza.

In ogni modo,
informa in anticipo le persone della tua assenza per vacanze, in modo che non ti cerchino – disperatamente – mentre sei via.

9. Non scusarti per “Dire “No”

Trascorriamo gran parte della nostra vita adattandoci agli altri.
Non sei obbligato a fare tutto ciò che qualcuno ti chiede di fare.

Non scusarti per aver detto di no.
Soprattutto, quando non hai fatto niente di male.

Certo,
ci sono momenti in cui dire di no, potrebbe non essere nel tuo interesse.

È permesso dire di no.
parlare, esprimerti e trovare una soluzione alternativa.

10. Quando prendi una decisione che comporta il rispetto dei tuoi principi o valori fondamentali

“Scusa ma non posso mentire al cliente” non dovrebbe iniziare con delle scuse.

Non essere mai dispiaciuto di essere fedele alle tue convinzioni.
Ai tuoi valori.

Non dovresti scusarti quando mostri integrità.
Non scusarti mai per aver fatto/detto la cosa giusta.

11. Quando lasci il tuo lavoro

“Mi dispiace, ma ho ricevuto un’offerta di lavoro migliore.”

Sembra educato, da parte tua.
Sembra.


Potenzia la tua comunicazione con il tuo team > Fai coaching

Molto più probabilmente non ti dispiace per nulla.
Sei felicissimo di aver ha ricevuto un’offerta di lavoro migliore.
Vero?

Chiedendo scusa, potresti dare l’opportunità agli attuali datori di lavoro di rifarsi con un malizioso: “Beh, se ti dispiace davvero, potresti …'”

Smettila di scusarti così spesso

Come puoi vedere, ci sono così tante circostanze in cui le scuse non sono necessarie.
Detto questo, a volte dovrai scusarti.
Ci mancherebbe!

Nella vita, prenderai decisioni ogni giorno.
Ci sono momenti in cui altre persone non approveranno queste decisioni e le tue azioni.

Ciò non significa che dovresti essere – tutte le volte – dispiaciuto.
La prossima volta che pensi di chiedere scusa sul lavoro, rileggi questo post.

9 azioni divora-energia che succhiano forza vitale al tuo lavoro -2

efficacia sul lavoro

Leggi anche la parte 1.

5. Controllare l’incontrollabile distrugge l’efficacia sul lavoro

Adoriamo la certezza ma viviamo in un mondo del lavoro, dove di certo e sicuro c’è ben poco.
La vita non è certa.

La certezza non esiste, il mondo è incerto per natura.
Un giorno puoi avere qualcosa, e il giorno dopo perderla o, al contrario, non avere niente oggi e avere la fortuna dalla tua domani.

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Ti potrebbe essere richiesto di trasferirti (proprio adesso che hai chiesto il mutuo).
Potresti cambiare di colpo … lavoro, città, nazione!

Non sprecare un sacco di energia cercando di controllare le persone e le situazioni che semplicemente non puoi controllare. Quando lasci andare le cose, scopri che hai più energia da spendere per quelle situazioni dove hai potere di cambiare.

Probabilmente non sarai in grado di “lasciar andare” in una notte. Comincia a capire perché hai bisogno di così tanto controllo e inizia a lavorare su te stesso.

6. Tenere a mente le cose-da-fare

Spesso, ti ritrovi esausto perché stai cercando di ricordare tante (troppe) cose e inevitabilmente dimentichi qualcosa.

Questo provoca stress e spreca tanta energia mentale, perché devi “rovistare” nei meandri della mente per ricordare ogni compito, incombenza o evento.

Scrivere salva energia, è efficacia sul lavoro!
Quando prendo un momento per scrivere, la mia mente può rilassarsi perché sa che non dimenticherà nulla di importante.

 


 

7. Controllare l’email più volte il giorno

La maggior parte di noi controlla la posta elettronica e i vari account social in modo non organizzato (quando ne ha voglia o desidera distrarsi).

Controllare di continuo la posta elettronica vuol dire interrompere costantemente il flusso di lavoro, distogliere assiduamente l’attenzione e sprecare – di conseguenza – un sacco di energia.

Fai un patto con te stesso per controllare la posta e i tuoi account social una o due volte al giorno invece di farti succhiare del tempo prezioso.

Personalmente ho preso l’abitudine di controllare la posta elettronica 3 volte il giorno; a orari (circa) prestabiliti durante la giornata.

La maggior parte dei messaggi non è urgente.
È veramente raro che un cliente o un problema non possa aspettare un paio d’ore.

8. Lavorare tanto/troppo

Lavorare di più non ti rende più produttivo.
Più ore lavori, più il rendimento tende a diminuire in modo significativo.

Quando lavori tanto, stai sprecando le tue energie.

Quell’energia sarebbe meglio spendere per riposare – in modo da tornare al tuo compito più tardi – e tornare a livelli ottimali di produttività.

Anche se non riesci a riposare quanto vorresti, una breve pausa ti aiuterà a concentrarti di nuovo, senza spendere così tanta energia.


Stop alle azioni che prosciugano energia > Fai coaching sulla leadership.

9. Essere perfezionista

I perfezionisti tendono a essere esausti.

Impiegano un sacco di tempo ed energie per ogni dettaglio. Tendono a rinunciare al riposo, hanno il bisogno che tutto sia fatto a modo “loro”.

Sono super-concentrati sui dettagli che consumeranno – inesorabilmente – il loro tempo prezioso.

Aspettano il momento perfetto.
Spesso, mancano il quadro generale perché sono troppo concentrati su piccole cose.

È bello voler fare un buon lavoro, ma è impossibile essere sempre perfetti.

Non esaminare ogni singolo dettaglio, cerca di concentrarti sul quadro generale

Invece di concentrarti sulle piccole cose durante il tuo lavoro, lasciale alla fine.
A fine di giornata, puoi sempre tornare indietro e completare questi dettagli.

Abbandona la perfezione (esagerata) se vuoi ottenere efficacia sul lavoro.
È meglio per la tua salute e il tuo benessere.

9 azioni divora-energia che succhiano forza vitale al tuo lavoro -1

efficacia al lavoro

La chiave del successo non è lavorare tanto ma … lavorare meglio.

C’è una notevole distinzione tra essere occupati ed essere produttivi.
Lavorare tanto non è sempre la strada giusta. Non ci si rende conto che ci si chiude in una scatola quando si è troppo concentrati su qualcosa.

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Concentrarsi eccessivamente, raramente è salutare o produttivo.
Spesso, lavorare meno può effettivamente produrre risultati migliori.

Il tempo è un bene limitato.
Dobbiamo imparare a spendere la minor quantità di energia per ottenere maggiore efficacia al lavoro.

Ecco 9 azioni che succhiano una quantità enorme di energia al tuo lavoro e alla tua carriera:

1. Piacere agli altri

Cambiare i tuoi piani in un attimo, accollarsi sempre più lavoro, dire sempre di sì, non dire mai di no, essere sempre d’accordo, non riuscire a essere il vero TE … richiede energia.

Piacere agli altri, “conquistare” l’affetto e l’approvazione di tutti richiede attenzione e un notevole esborso di vitalità.

Peccato che tutte queste energie servono a poco perché … le persone non sono attratte da chi si sforza di piacere!

Nella maggior parte dei casi non siamo attratti da chi fa di tutto per piacere,
impressionare, conquistare.

Leggi il post se vuoi approfondire.

2. Fantasie negative quando aspetti troppo tempo la risposta

“Il buio e l’attesa hanno lo stesso colore.”
Giorgio Faletti

Ogni volta che un collega, il capo o un cliente impiega tanto/troppo tempo a rispondere a una tua richiesta, la mente inizia a correre, fantasticare, divagare, vaneggiare.
E presumere il peggio.

 


 

La mania fa galoppare la fantasia.
Porta a vedere fantasmi ovunque. Sentimenti di inadeguatezza e di manchevolezza emergono,
malgrado noi.

Nel mio libro “Prima volta Leader” ho parlato di Jonathan che da questi segnali (complice anche lo stress al lavoro) si lascia inghiottire e lentamente consumare … nel fisico e nell’anima!
Altro che efficacia al lavoro!

3. Dire sempre di SI toglie efficacia al lavoro

Quando diciamo “sì” a tutti, uccidiamo la nostra produttività.

Dovremmo smettere di dire “sì” a compiti che portano a risultati bassi o quasi nulli.
Avremo così tempo per concentrarci su mansioni più importanti.

È sempre meglio svolgere poche attività molto bene,
piuttosto che tante con uno scarso risultato.

Non puoi sempre dire NO al tuo capo o ai tuoi colleghi,
ma puoi scegliere la maggior parte delle azioni che farai durante l’intera giornata lavorativa.


Riduci lo stress, aumenta l’efficacia > Scopri il coaching.

4. Controllare gli altri

Controllare è un meccanismo di difesa.
Controllare gli altri (perché si adattino al nostro modus operandi) crea dinamiche tossiche.

Di fronte all’incapacità di controllare dirigiamo tutta l’energia attorno a noi, consumando enormi quantitativi di vitalità.

Devi prendere coscienza che controllare e dominare le persone non migliorerà la situazione ed è improduttivo.
Al contrario, è utile imparare a controllare se stessi.

Continua a leggere la parte 2.

Diventare un leader: gestire invidie e gelosie degli ex colleghi

diventare un leader

Foto di LeoNeoBoy on Pixabay.

Hai ottenuto la promozione che desideravi?

Bene.
Te la sei guadagnata.

Hai le competenze giuste, hai colpito chi doveva scegliere…
ed eccoti lì: nuovo ruolo, nuove responsabilità.

Ma c’è una domanda scomoda:

I tuoi colleghi la pensano allo stesso modo?

Uhm…

Benvenuto: arrivano invidie e gelosie

Non tutti saranno felici per te.

Qualcuno è:

  • deluso
  • arrabbiato
  • frustrato

Magari ambiva a quella posizione.
E invece… hanno scelto te.

Diventare leader significa anche questo.

Non essere arrogante

Sei orgoglioso?
Giusto.

Hai lavorato per questo.
Ma attenzione:
l’arroganza accende gli haters.

Evita:

  • mail tipo “A star is born…”
  • battute del tipo “adesso comando io…”
  • frecciatine a vecchie rivalità

Non è leadership.
È benzina sul fuoco.

…ma nemmeno finto umile

Non devi nemmeno sminuirti.

Non aiutano frasi tipo:

  • “Non me lo aspettavo…”
  • “Non so perché hanno scelto me…”

Chi non è stato scelto non vuole sentirlo.

Accetta il risultato con equilibrio.
Senza esagerare.

Offri supporto (se vuoi davvero essere un leader)

Mentre tu sali… qualcuno resta fermo.

Non farlo sentire escluso.

  • riconosci il contributo degli altri
  • valorizza i loro sforzi
  • offri suggerimenti (se ne hai davvero)

Alcuni diventeranno alleati.

Non tutti.

E all’inizio… servirà tempo.

Non puoi controllare i giudizi

Accettalo.

Non puoi controllare:

  • cosa pensano
  • cosa dicono
  • come reagiscono

Puoi essere:

  • corretto
  • disponibile
  • professionale

… e comunque qualcuno ti criticherà.

Cercare di controllare tutto = frustrazione.

Lascia andare.

Costruisci alleanze (quelle giuste)

Non tutti devono essere dalla tua parte.
Ma alcuni sì.

Cerca:

  • persone affidabili
  • influenti
  • coerenti

Saranno loro a sostenerti quando serve.
E ad aprirti porte.

Non dimenticare chi ti ha scelto

Non tutti celebreranno la tua promozione.

Ma c’è qualcuno che lo ha fatto:
chi-decide.

Hai ottenuto il ruolo perché ha visto valore in te.

Adesso:

  • confermalo
  • rafforzalo
  • non farlo pentire

Attenzione: l’invidia può diventare azione

A volte non resta solo emozione.

Può diventare:

  • pettegolezzo
  • esclusione
  • sabotaggio (anche sottile)

Succede.

Fa parte del gioco.

Se serve, affronta la situazione (bene)

Evita approcci aggressivi tipo:
“Qual è il tuo problema?”

Chiudono il dialogo.

Meglio:

  • “Ho notato una certa distanza tra noi…”

Apri, non attaccare.

  • spiega il tuo ruolo
  • chiarisci le tue intenzioni
  • mostra interesse reale

E, se serve:
fai capire che certi comportamenti danneggiano il team.

Con calma.
Con fermezza.

Mantieni lucidità

Non tutto si risolverà.
Non tutti cambieranno.

E va bene così.

In alcuni casi:

  • relazione cordiale
  • distanza professionale

è la scelta più sana.

Quando certi comportamenti ti spiazzano…
ricorda la massima di Marty Rubin:

“Il cane chiuso nel recinto abbaia a quello che scorrazza liberamente.”

Diventare leader non è solo una promozione.

È un cambio di equilibrio.

Tra risultati,
relazioni,
percezioni.

E richiede lucidità.
Sempre.

Anche se non tutti applaudiranno la tua crescita.

Il tuo compito non è piacere a tutti.

È diventare un leader credibile, solido e coerente.
Il resto… verrà da sé.

Gestire collaboratori più esperti come farebbe un grande leader

gestire collaboratori più esperti

“Oddio, non ce la farò mai!
Come faranno a rispettarmi questi?
”.

È stata una delle prime reazioni di Sacha quando ha scoperto che alcuni dei suoi collaboratori avevano alle spalle molti più anni di esperienza di lui.

Lui, giovane e ancora poco esperto nella gestione delle persone, stava per diventare il loro supervisore.

Il suo timore era semplice: prima o poi qualcuno gli avrebbe fatto una domanda alla quale non avrebbe saputo rispondere.

E a quel punto tutti si sarebbero accorti che non era all’altezza.

Esercitare la propria leadership quando alcuni collaboratori sono più esperti, più anziani o tecnicamente più preparati non è sempre facile.

Puoi sentirti intimidito.
Puoi temere di perdere credibilità o rispetto.

Ma il problema non è avere collaboratori che ne sanno più di te.

Il problema nasce quando senti di dover dimostrare continuamente di saperne più di loro.

1. Riconosci la differenza di competenze

Se alcuni collaboratori ne sanno più di te in determinati ambiti, riconoscilo.

Prima di tutto a te stesso.

Non devi conoscere ogni procedura, dettaglio tecnico o risposta per essere un buon leader. Quando conosci e accetti i tuoi limiti, diventi anche più disponibile ad ascoltare e utilizzare le competenze degli altri.

Riconoscere di non sapere tutto non indebolisce la tua leadership.
Fingere di sapere ciò che non sai, sì.

2. Non cercare continuamente di dimostrare chi è il capo

Quando ti senti insicuro nel gestire collaboratori più esperti, la tentazione è comprensibile: mostrare autorità.

Diventare più rigido.
Controllare tutto.
Correggere continuamente.
Mettere in chiaro ruoli e gerarchie.

Ma se senti continuamente la necessità di dimostrare che sei il leader, probabilmente stai ancora cercando di convincere soprattutto te stesso.

Metterla sulla competizione con collaboratori più esperti crea un clima pericoloso.

E alla fine rischi di perdere proprio ciò che stavi cercando di ottenere: autorevolezza.

3. Dimostra chi è il capo. Ma nel modo giusto

No, non è una contraddizione.

Non devi imporre continuamente la tua autorità, ma nemmeno rinunciare al tuo ruolo.

Ascolta pareri e consigli.
Chiedi feedback.
Mostra rispetto per l’esperienza dei tuoi collaboratori.

Poi mantieni la tua autonomia di pensiero e di decisione.

Essere aperti non significa diventare esitanti. Coinvolgere non significa delegare agli altri la responsabilità delle decisioni.

Il rispetto non si pretende attraverso il ruolo.
Si costruisce attraverso il modo in cui eserciti quel ruolo.

4. Delega, ma non diventare dipendente

Sacha aveva individuato nel team un collaboratore particolarmente competente.

Così aveva cominciato ad affidargli tutto ciò che non padroneggiava.

All’inizio sembrava funzionare benissimo.

Il rischio, però, era diventare progressivamente dipendente da quella persona.

Delegare è necessario. Delegare senza conoscere, verificare e mantenere una visione d’insieme è pericoloso.

E c’è un secondo rischio: trasformare il collaboratore più competente nell’unico punto di riferimento può far sentire gli altri sottovalutati.

Utilizza le competenze migliori del tuo team.

Ma non consegnare a una sola persona le chiavi del tuo ruolo.


Vuoi potenziare la tua assertività?

Trovi spunti interessanti nei miei libri:

“Autorevolezza” , ora nella NUOVA edizione aggiornata, è perfetto se vuoi rafforzare la tua presenza autorevole.

“Prima volta Leader” è pensato se hai assunto da poco un ruolo di leader.

5. Impara a gestire i “Non lo so”

Un collaboratore ti fa una domanda e non conosci la risposta.

Che fai?

Inventare, improvvisare o rispondere in modo approssimativo soltanto per sembrare competente può costarti molto più di un semplice:

“Non ho la risposta adesso. Verifico e ti faccio sapere.”

Un leader non deve avere tutte le risposte.

Deve però prendersi la responsabilità di cercarle, approfondire e tornare con una risposta.

Questa differenza è fondamentale nel gestire collaboratori più esperti.

Approfondisci con il post.

6. Sfrutta l’esperienza dei tuoi collaboratori

Se hai nel team persone con grande esperienza, perché dovresti temerle?

Usale come risorsa.

Chiedi:

  • “Tu come la vedi?”
  • “In passato come avete gestito questa situazione?”
  • “Secondo la tua esperienza, dove potremmo avere problemi?”

I collaboratori più esperti conoscono processi, errori già commessi, soluzioni che hanno funzionato e dinamiche che difficilmente troverai in una procedura.

Non utilizzare questa esperienza sarebbe una vera ingenuità gestionale.

Essere il leader non significa dover insegnare sempre qualcosa agli altri.

A volte significa avere l’intelligenza di imparare da loro.


Se ti senti meno incisivo nelle decisioni o nelle relazioni con il team, è il momento di lavorare sulla tua presenza da leader.

Scopri il coaching “Problemi di leadership? Ritrova autorevolezza nel tuo ruolo”.

7. Rispetta l’esperienza senza sentirti inferiore

Mostra ai tuoi collaboratori che apprezzi ciò che sanno fare.

Conoscili. Cerca di capire cosa li motiva, quali responsabilità desiderano assumersi, cosa vorrebbero migliorare e come preferiscono lavorare.

Non partire dal presupposto che il collaboratore più anziano o esperto voglia il tuo posto.

Sacha lo ha scoperto parlando individualmente con le persone che temeva di più.

Pensava che avrebbero messo continuamente alla prova la sua competenza. Ha scoperto invece che erano molto più interessate allo sviluppo tecnico e alle nuove tecnologie che a riunioni, budget, problemi disciplinari e responsabilità di supervisione.

Il confronto reale aveva ridimensionato buona parte delle sue paure.

Gestire collaboratori più esperti richiede sicurezza, non superiorità

La competenza tecnica conta.

Ma per guidare un team servono anche capacità di decisione, equilibrio, ascolto, integrità, responsabilità e rispetto.

Puoi guidare persone che sanno fare alcune cose molto meglio di te.

Anzi, un buon leader dovrebbe essere contento di avere nel proprio team persone estremamente competenti.

La sfida è non sentirsi minacciati dalla loro bravura e non diventare dipendenti dalla loro esperienza.

Sii curioso.
Ascolta.
Impara.

Poi assumiti la responsabilità di decidere e guidare.

Perché, alla fine:

La vera leadership non consiste nell’essere quello che ne sa più di tutti.
Consiste nel saper guidare anche chi, in alcune cose, ne sa più di te.

Gestire ex colleghi: 11 spunti di successo per la tua leadership

gestire ex colleghi
Diventare il capo è una transizione entusiasmante e appagante.

Ma può anche rivelarsi piuttosto stressante.

Soprattutto quando diventi il leader di persone che, fino a poco tempo prima, erano tuoi colleghi.

“La leadership è azione, non posizione.”

Donald H. McGannon

C’è l’ex collega che, dopo la tua promozione, comincia a guardarti con sospetto o gelosia.

Quello che continua a trattarti come uno del gruppo. E quello che ti considera ancora un amicone e non ha ancora realizzato che adesso il tuo ruolo è cambiato.

Fino a ieri anche tu parlavi del capo.
Adesso, dall’altra parte, ci sei tu.

E forse scopri che è un po’ più complicato di quanto immaginavi.

Dovrai costruire credibilità e autorevolezza senza comportarti come se la promozione ti avesse dato alla testa.

Perché adesso sei responsabile anche della produttività e dei risultati del team.

Ecco 11 spunti per gestire questa delicata transizione.

1. Accetta che i rapporti con gli ex colleghi cambieranno

Prima ne prendi consapevolezza, meglio è.

Cambiano le dinamiche, le responsabilità, gli obiettivi e la pressione. Potresti anche essere costretto a prendere decisioni impopolari.

Fino a ieri condividevi malcontento, confidenze e magari qualche critica. Oggi assegni il lavoro, valuti risultati e prestazioni, prendi decisioni che riguardano quelle stesse persone.

Il rapporto non può rimanere identico.

Non sei diventato un’altra persona.
È cambiato il tuo ruolo.

2. Stabilisci nuovi confini

Il rapporto con i tuoi ex colleghi deve essere rimodellato.

Alcuni confini devono essere ridefiniti. Alcuni argomenti che prima potevi affrontare liberamente, oggi richiedono maggiore attenzione.

Questo non significa diventare improvvisamente freddo, distante o indisponibile.

Significa capire che non puoi continuare a comportarti esattamente come prima.

Può capitare anche di sentirti un po’ più solo o escluso. Fa parte della transizione.

L’importante è non compensare questa sensazione cercando continuamente di tornare a essere uno del gruppo.

3. Rendi chiara la transizione

Normalmente è l’azienda ad annunciare formalmente una promozione.

Se non avviene, concorda con il tuo responsabile o con le Risorse Umane come comunicare il cambiamento.

L’importante è che ruolo e responsabilità siano chiari a tutti.

Evita però proclami o dimostrazioni di forza.

Non hai bisogno di ricordare continuamente agli altri che adesso sei tu il capo.

4. Non cambiare tutto appena arrivi

La tentazione può essere forte.

Finalmente puoi modificare quelle procedure che hai sempre criticato, sistemare ciò che secondo te non funzionava e dimostrare subito che hai idee.

Calma.

Cambiamenti troppo rapidi possono generare resistenza e, soprattutto, farti prendere decisioni senza avere ancora la prospettiva del nuovo ruolo.

Parti dalle questioni più semplici.

Per quelle importanti, osserva, raccogli informazioni, ascolta le persone e poi decidi.

La promozione non ti obbliga a dimostrare immediatamente che cambierai tutto.

5. Costruisci la tua autorità senza esibirla

Essere al comando non significa dare continue dimostrazioni di autorità.

Spiega piuttosto come intendi lavorare, quali sono le tue aspettative e quali obiettivi vuoi raggiungere con il gruppo.

Può essere utile incontrare il team insieme e poi, quando possibile, parlare individualmente con ogni collaboratore.

Chiarisci:

  • cosa ti aspetti;
  • quali saranno le priorità;
  • come intendi lavorare;
  • cosa possono aspettarsi da te.

E soprattutto ascolta.

Non devi convincere tutti che sarai un grande capo. Devi iniziare a comportarti come un buon leader.

6. Non aspettarti che tutti continuino a parlarti come prima

Quando passi da collega a responsabile, qualcosa inevitabilmente cambia.

Le persone possono diventare più guardinghe.
Alcune confidenze spariscono.
Potresti non essere più coinvolto in certe conversazioni.

Non prenderla necessariamente sul personale.

I tuoi collaboratori stanno ridefinendo il rapporto con te esattamente come tu lo stai ridefinendo con loro.

Lascia loro il tempo necessario.

7. Affronta il collega deluso dalla tua promozione

La situazione diventa più delicata se uno dei tuoi ex colleghi desiderava proprio il ruolo che hai ottenuto tu.

Potrebbe essere deluso, frustrato o arrabbiato.

Non ignorarlo.

Non devi scusarti per essere stato scelto, ma puoi riconoscere la situazione e mostrare rispetto per la persona.

Potresti dirgli:

  • “Capisco che tu possa essere deluso. Per me rimani una parte importante del team e vorrei continuare a valorizzare il tuo contributo.”

Poi saranno soprattutto i tuoi comportamenti nel tempo a rendere credibili queste parole.

8. Rimani disponibile al dialogo

La maggiore distanza professionale non deve trasformarsi in chiusura.

Continua a confrontarti, ascoltare idee e accogliere opinioni.

Se la precedente confidenza crea qualche imbarazzo o tensione, affronta la questione direttamente e con rispetto.

Potresti scoprire che anche il tuo ex collega non sa bene come comportarsi con te.

Un rapporto professionale diverso non deve necessariamente diventare un rapporto peggiore.

9. Esci dal circuito dei pettegolezzi

Fino a ieri magari partecipavi anche tu a qualche commento sul capo, sull’azienda o sui colleghi.

Adesso devi stare molto più attento.

Una battuta che prima sembrava innocua può assumere un peso completamente diverso se arriva dal responsabile.

Non significa diventare rigido o perdere il senso dell’umorismo.

Significa evitare pettegolezzi, schieramenti e confidenze che potrebbero compromettere la fiducia nel tuo ruolo.


Vuoi potenziare la tua assertività?

Al gestire ex colleghi ho dedicato un intero capitolo nel mio libro “Prima volta Leader”.

10. Tratta tutti con rispetto e imparzialità

Probabilmente hai costruito rapporti più stretti con alcuni colleghi.

È naturale.

Ma ora devi evitare che queste relazioni influenzino — o sembrino influenzare — assegnazioni, opportunità, valutazioni e decisioni.

Anche se sei convinto di essere imparziale, gli altri osservano i tuoi comportamenti.

Fai attenzione soprattutto a:

  • chi coinvolgi più spesso;
  • a chi concedi maggiore flessibilità;
  • chi ascolti maggiormente;
  • come distribuisci opportunità e responsabilità.

Non devi rinnegare le vecchie amicizie.
Devi impedire che diventino favoritismi.

11. Non cercare l’approvazione dei tuoi ex colleghi

Questa probabilmente è una delle trappole più insidiose.

Vuoi continuare a essere apprezzato. Non vuoi sembrare quello che, appena promosso, cambia atteggiamento.

Così rischi di diventare troppo accomodante, evitare decisioni difficili o concedere ciò che non concederesti ad altri.

Ma guidare un team non significa essere popolari.

Significa prendere decisioni, assumersi responsabilità, trattare le persone con rispetto e mantenere l’attenzione sugli obiettivi.

Se hai continuamente bisogno dell’approvazione dei tuoi ex colleghi, saranno loro a guidare te.


Ti senti in difficoltà nel guidare il tuo team o nel farti ascoltare?

Scopri il percorso di coaching per ritrovare la tua autorevolezza e leadership naturale.

Scopri il servizio “Problemi di leadership? Ritrova autorevolezza nel tuo ruolo”.

Gestire ex colleghi: sfrutta ciò che già conosci, senza pensare di sapere tutto

In questa transizione hai anche un vantaggio importante: conosci già le persone e il funzionamento del team.

Sai chi ha esperienza, chi è autonomo, chi ha bisogno di maggiore supporto. Conosci molti punti di forza, alcune difficoltà e diversi meccanismi di lavoro.

Usa questa conoscenza come punto di partenza, non come sentenza definitiva.

Il tuo nuovo ruolo potrebbe farti vedere persone e situazioni da una prospettiva diversa.

Dai fiducia.
Chiedi suggerimenti.
Rimani aperto alle idee.
Riconosci i contributi.
Sostieni la crescita delle persone.

Aumenta, quando necessario, la distanza professionale, ma rimani connesso al team.

Gestire ex colleghi?

Rimani te stesso, ma accetta che il tuo ruolo sia cambiato.

Gestire ex colleghi è allo stesso tempo una sfida e un’opportunità di crescita. Può diventare anche uno dei primi veri banchi di prova della tua leadership.

Vuoi diventare leader? 7 zavorre che devi mollare se vuoi salire in alto

diventare leader
Quando pensiamo alla crescita professionale, immaginiamo quasi sempre qualcosa da aggiungere.

Più competenze.
Più esperienza.
Più responsabilità.
Più capacità.

Ed è certamente vero.

Ma per diventare leader, a volte, è altrettanto importante togliere qualcosa.

Alleggerire.

Liberarsi di convinzioni, aspettative e pressioni che ci portiamo dietro e che finiscono per rallentarci.

Perché più sali, più alcune zavorre diventano pesanti.

Eccone 7 che vale la pena lasciare a terra.

1. Molla l’idea di dover avere sempre tutte le risposte

Pensi al leader come alla persona che deve sapere tutto?

Quella che risolve qualsiasi problema, risponde immediatamente e non mostra mai esitazioni?

Come sottolineo anche nei miei libri, un buon leader ha invece una discreta consapevolezza dei propri limiti.

Sa quando decidere.
Sa quando chiedere.
Sa quando ascoltare qualcuno che ne sa più di lui.

Il suo valore non dipende dall’avere sempre la risposta pronta.

Essere leader non significa sapere tutto.
Significa sapere anche dove cercare ciò che non sai.

Chi sente continuamente il bisogno di dimostrare competenza rischia di parlare troppo, ascoltare poco e utilizzare male proprio le competenze presenti nel team.

2. Liberati dall’obbligo di non sbagliare mai

Se prendi decisioni, prima o poi sbaglierai.

E più responsabilità hai, più i tuoi errori possono diventare visibili.

La differenza non sta nell’essere infallibili.

Sta nel modo in cui reagisci quando qualcosa non funziona.

Puoi:

  • negare;
  • giustificarti;
  • cercare un colpevole;

oppure riconoscere ciò che è successo, correggere e imparare.

Un errore riconosciuto può aumentare la tua credibilità molto più di un errore nascosto male.

Non devi cercare il fallimento.

Devi semplicemente accettare che, se vuoi sperimentare e decidere, non puoi eliminarne completamente la possibilità.

3. Abbandona l’idea di dover essere sempre brillante e carismatico

Non devi entrare in una stanza e catturare immediatamente tutti gli sguardi.

Non devi avere la battuta pronta.

Non devi essere quello che parla meglio o quello con la personalità più appariscente.

Il carisma può aiutare.

Ma leadership significa anche credibilità, affidabilità, capacità di decidere e influenza costruita nel tempo.

Ci sono persone molto estroverse che non riescono a guidare nessuno.

E persone più riservate che diventano punti di riferimento solidissimi.

Non devi impressionare le persone.
Devi darle buone ragioni per fidarsi di te.

4. Liberati dagli stereotipi su come “deve essere” un leader

Per molto tempo abbiamo costruito un’immagine abbastanza rigida della leadership.

Deciso.
Forte.
Competitivo.
Sempre sicuro.
Poco emotivo.

E spesso anche uomo.

Ma non esiste un unico modello per diventare leader.

Puoi essere autorevole in modi diversi.

Puoi essere riflessivo, diretto, empatico, riservato, energico.

La questione non è assomigliare all’immagine del leader che hai in testa.

È capire quali tuoi comportamenti aiutano realmente le persone a fidarsi, responsabilizzarsi e lavorare bene con te.

Non cercare di interpretare un personaggio.
Costruisci il tuo modo di guidare.

5. Molla l’aspettativa di essere amato da tutti

Essere apprezzati fa piacere.

Anche ai leader.

Il problema nasce quando il bisogno di approvazione comincia a influenzare le tue decisioni.

Eviti un confronto.
Non dici NO.
Tolleri comportamenti che dovresti affrontare.

Rimandi una decisione perché temi la reazione delle persone.

Se hai responsabilità, prima o poi prenderai decisioni che qualcuno non gradirà.

Non significa diventare insensibile.

Significa accettare che rispetto e popolarità non sono la stessa cosa.

Se vuoi essere sempre approvato, prima o poi smetterai di decidere.

6. Non farti abbagliare dalla posizione

Una promozione ti assegna un ruolo.

Non automaticamente leadership.

Puoi avere il titolo, l’ufficio, l’autorità formale e persone che eseguono le tue indicazioni.

Ma questo non dice ancora molto sulla qualità della tua leadership.

La domanda è un’altra:

Le persone ti seguono soltanto perché devono oppure perché riconoscono valore nel modo in cui le guidi?

La posizione può obbligare all’obbedienza.
Difficilmente può obbligare alla fiducia.

Il titolo ti assegna autorità.
L’autorevolezza devi costruirla.

7. Liberati dalla convinzione che leader si nasce

Alcune persone hanno caratteristiche che possono aiutarle.

Maggiore sicurezza.
Facilità nel parlare.
Capacità di prendere decisioni.
Presenza.

Ma questo non significa che la leadership sia una caratteristica che possiedi oppure non possiedi dalla nascita.

Molte competenze possono essere sviluppate:

  • ascolto;
  • comunicazione;
  • capacità di delegare;
  • gestione dei conflitti;
  • decisione;
  • consapevolezza del proprio comportamento.

Il problema della convinzione “leader si nasce” è che diventa una perfetta giustificazione per non provarci.

Se pensi che sia tutto già deciso, non hai motivo di lavorare su te stesso.

Ed è proprio lì che ti blocchi.

Se vuoi approfondire questi luoghi comuni, puoi leggere anche “9 miti sulla leadership da sfatare subito”.


Autorevolezza non significa autorità: è la capacità di guidare con chiarezza e rispetto. Ti aiuto a ritrovarla e mantenerla nel tempo.

Scopri il servizio dedicato.

Diventare leader significa anche alleggerirsi

Che tu gestisca una persona o cento cambia naturalmente la complessità.

Ma alcune questioni rimangono.

Non devi sapere tutto.
Non devi essere perfetto.
Neanche essere il più brillante nella stanza.

Non devi assomigliare a qualcun altro.
Non devi essere amato da tutti.
Non basta avere il titolo.

E soprattutto, non devi essere nato leader per diventarlo.

A volte la crescita non arriva aggiungendo un’altra tecnica.

Arriva quando finalmente lasci andare una convinzione che ti stava limitando.

Per salire più in alto, qualche volta non serve diventare più forte.
Serve smettere di portarsi dietro pesi inutili.