È più facile criticare gli altri che “lavorare” su noi stessi

sviluppo personale

Sei sempre pronto a giudicare e incolpare chi ti sta accanto?
Attacchi con le tue convinzioni, replichi immediatamente e sei spesso sulla difensiva?

Quando incolpi gli altri scarichi, le tue responsabilità, non hai bisogno di fare niente, è sufficiente lamentarti e aspettare.

Trovi un pretesto per non affrontare i problemi e giustificare quello che ti accade.

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Se è sempre tutta colpa degli altri, allora significa che non hai le redini della situazione,
né il potere di cambiare qualcosa. Un segnale evidente di debolezza.

Se hai a cuore il tuo sviluppo personale devi metterti in discussione

Incolpare sempre gli altri non ti rende una persona forte e vincente.
Anzi.

Se stai ancora cercando di cambiare gli altri e la realtà esterna che ti sta dando fastidio, vuol dire che …
non hai ancora incrociato lo sguardo (nello specchio) con la persona più difficile che tu abbia mai incontrato.

Quanto sei cosciente di essere TU al centro di tutte le tue complicazioni, le tue frustrazioni e i tuoi fallimenti?
 


 
Il tuo sviluppo personale inizia con la consapevolezza che il problema non sono gli altri … sei tu!
Il nemico è facile da identificare.

“Il nemico l’hai in casa”

Sei TU la persona più rigida, testarda, esigente, permalosa. Il tuo peggior critico.
QUELLO che non ti concede il minimo sbaglio.

Quella più inflessibile.
Che non vuole cambiare, ma il cambiamento lo esige, lo pretende.
Lo reclama negli altri.

Sviluppa la capacità di “rispondere” alla vita.
Pensa più a cambiare te stesso e meno a incolpare gli altri.

Non puoi gestire gli altri se non sai gestire te stesso

Imparare a gestire bene te stesso è una delle cose più importanti che devi fare se vuoi avere successo professionale.

La prima persona che devi esaminare (e imparare a gestire) sei tu.
Se riesci a cambiare te stesso, gli altri cominceranno a cambiare a loro volta.

È più facile cambiare i nostri comportamenti che cambiare quello di altre persone.
Ricorda, sei tu, la persona difficile da gestire … non gli altri!

Questa consapevolezza è una buona base di partenza per il tuo sviluppo personale.

Partecipazione a “Il portafoglio” di Radio Agenti.it – “Pensieri e azione” –

intervista

Come passare all’azione, cioè come possiamo tramutare i pensieri in azioni?
Quali sono le azioni che ci rendono più attivi?

Ospite del programma “Il Portafoglio” ho parlato delle 4S:
– Superare la procrastinazione
– Scollegarsi
– Svegliarsi presto
– Supporto di un coach

Clicca qui e ascolta l’intervista

Essere leader non è facile. Chi non è leader, non lo sa. Fantastica.

la leadership

Foto di rawpixel from Pixabay.

La leadership non è facile

Che tu sia un manager di una multinazionale o il responsabile di settore con i suoi 3 fidi-collaboratori … poco cambia. Non è semplice.

Non importa se hai studiato tanto, poco conta se dirigi 2 o 200 collaboratori.
Essere leader non è (e non sarà mai) comodo. La leadership riguarda più il tuo modo di essere che le parole sul tuo biglietto da visita.

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La leadership non è semplice

Vuoi che ti dica il contrario?
Che avrai sicuramente una carriera grandiosa, un team che ti adorerà, più soldi, più riconoscimento e una vita appagante? Ti dico che ci sono percorsi più facili da intraprendere.

Se stai cercando una strada facile, forse la leadership non fa per te.

Il prestigio ha un prezzo e, onestamente, la maggior parte dei leader piuttosto che persone celebrate nei libri di economia sono più eroi solitari che combattono dure battaglie, dormono sonni agitati e vengono scaricati dall’azienda non appena il loro rendimento scende dello 0,5%.

Non pensare che la leadership sia semplicemente un riconoscimento per anni di lavoro 24/7 o un progetto portato a termine brillantemente.

Se stai aspettando di essere un leader finché non hai il titolo che desideri, è il momento di guardarti allo specchio e avere una conversazione spietatamente onesta con te stesso.

Chiediti … Perché vuoi essere leader?

Hai il titolo ma stai ancora “aspettando” di essere un vero leader?
Stai aspettando che le cose siano più facili?
Che cosa sei disposto a rinunciare?
Sei disposto a partire per questa avventura senza certezza di prestigio o successo?

La leadership non è per tutti

Ci vuole tempo. Ci vuole abnegazione.
Necessita di un grande sforzo.
Leadership è dedizione, coraggio, rischio.

 


 

Essere leader non è facile. Chi non è leader, non lo sa.
Fantastica.

Non ti senti abbastanza leader?

Se ti accetti per quello che sei, non significa sentirsi perfetto.

Se ti accetti per quello che sei, significa arrendersi alla realtà e cominciare a essere sempre più “in pace” con se stessi. Vuol dire essere meno critici e severi, perdonarsi i propri errori e accettare i propri limiti.

Accettare il fatto di non essere una persona così coraggiosa, carismatica, efficace, forte … è una conquista che richiede un grande sforzo e un lungo lavoro su se stessi.
Questa conquista spingerà per il cambiamento. Per la leadership.

Accettarsi è cambiamento.
Accettarsi per quello che si è … il primo passo verso il tuo successo (grande o piccolo che sia, poco importa).

“A me non succederà mai” .. disse il leader prima di prendere il palo

il giovane leader

Foto di StockSnap from Pixabay.

Roberto pensava di essere molto brillante e competente (probabilmente lo è anche).
Si sorprendeva quando non vedeva riconosciute le sue grandi capacità, convinto che le sue intuizioni fossero più brillanti di quelle di altri.
E ripeto … verosimilmente lo sono anche!

Pensava di essere più intelligente e capace … del suo capo.
Roberto ha già tutte le risposte, non ascolta e non ammette mai di aver sbagliato. Basta chiedere e ti illumina con la “luce del suo sapere”.

Avere tanta fiducia in sé non è del tutto un male.
La sicurezza in se stessi è una qualità necessaria per il giovane leader.

La fiducia in se stessi è necessaria per emergere ma ..

Una buona dose di autostima è fondamentale per affrontare le sfide, far carriera, superare gli ostacoli ed emergere in questo mondo sempre più competitivo.


Roberto è focalizzato sui punti di forza, un po’ meno sulle sue debolezze.

In teoria è un team leader ma in pratica è solo un leader (senza team).
Perché per lui – semplicemente – il team non esiste perché è completamente ego-centrato.

Quando gli ho chiesto come si rapportava con il suo (oramai ex) staff o se era stato motivante nel comportamento e nelle parole …
con aria stupita (stile-Verdone) mi ha risposto “ … In che senso?”.

Quando sei intelligente e capace, è facile pensare di essere “al centro del mondo” e che gli altri siano solo un supporto o, peggio, una scocciatura. Leggi il post per approfondire.

Con una faccia tra l’assente e il tramortito conclude “Sai … pensavo che a ME non sarebbe MAI successo”.

Troppa fiducia + poca prudenza = il giovane leader prende il palo!

“Mai” è una parola che dovremmo togliere tutti dal vocabolario (non solo da quello di Roberto).
Eccessiva fiducia. Troppa convinzione. Poca prudenza.
Poi prendi il palo.

Sono caduti in tanti. Sono caduti (anche) i migliori. Perché non dovrebbe accadere anche a te? O a me?
Continua a imparare e non dare niente per scontato.
Ogni storia di fallimento deve essere un monito.
Un avvertimento.

Dura la vita del giovane leader?
Sì, maledettamente … il passaggio sul tappeto rosso se lo deve proprio meritare!

Troppe aziende non sono impostate per sostenere i loro leader

Soprattutto quando è un giovane.


Troppo spesso, l’unica cosa che il giovane leader si sente dire è … che ha fallito!
E rimane così … tramortito, inebetito, incapace di reagire.

Per padroneggiare la leadership servono ottime competenze ma anche un efficace allenamento dei tuoi “muscoli caratteriali” e delle tue risorse interne.

Per diventare un modello agli occhi del tuo team è necessario “cambiare passo”, trasmettere fiducia e competenza grazie ad una “presenza” e un linguaggio più incisivo e motivante.

Il mio proposito di coach è aiutarti a potenziare le tue doti e la tua leadership in modo da permetterti di entrare nel tuo ufficio ogni giorno più carico e fiducioso che mai.
Ce la farai!

Cambiare lavoro? Non c’è un momento perfetto. È una questione di “credo”.

cambiare lavoro

Stai pensando di cambiare lavoro?
Lasciare il tuo attuale impiego?
L’ambiente è sempre pesante, le aspettative di performance sempre più irragionevoli, il capo che ti mette il fiato sul collo (anche per cose futili).

Lasciare la sicurezza di un lavoro – anche se è stressante e con poche soddisfazioni – significa (di questi tempi) prendersi un grosso rischio.
Significa fare un cambiamento.

Il cambiamento spesso può davvero spaventare

Che fare?
Non fare nulla e mantenersi il (mal di stomaco) e l’attuale lavoro. Oppure …
mantenere il lavoro, cambiare approccio per renderlo più “digeribile” e soddisfacente. O anche …
lasciare il lavoro non appena ne trovi uno migliore.

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Così, prepari il tuo CV e inizi la ricerca di un nuovo impiego.
Tutto risolto?
Ni.

Non ti ci vuole poi molto per renderti conto che la realtà non è come te l’aspettavi.

Il tempo passa e non succede niente

Qualche risposta di routine.
Belle parole ma niente di più.

Quando sei alla ricerca di un nuovo lavoro (già da un po’) è totalmente comprensibile che tu ti senta bloccato, frustrato e scoraggiato. Confuso. È normale.
Naturale.

Chiunque ci sia passato,
sa cosa intendo e cosa vuol dire convivere con sentimenti di frustrazione, delusione e rassegnazione per una ricerca che sembra vana.

A volte è solo sfortuna, troppa concorrenza, crisi del settore, altre volte si tratta di un problema di approccio, di mentalità, di pensieri negativi e credenze depotenzianti che compromettono (pesantemente) la tua ricerca di lavoro.

Una di questa credenza è che oggi il Mercato del lavoro è talmente complesso da diventare schizofrenico. Imprevedibile.
Come un mantra ribadisci complessità e difficoltà, ripeti senza fine quanto “È difficile”.
Diventi negativo e pessimista.
Sfiduciato.

Per rivoltare questa negatività ti dico che …

Non è difficile.
È molto difficile.
È tosta tosta. Tostissima!
Ma scusa, cosa ti aspettavi? Un tappeto rosso?
La coda che si “apre” quando arrivi, stile invitato VIP, davanti ad un locale all’01.00 di notte?

Basta leggere un giornale o sentire le news, per vedere quanto sia difficile “là fuori” e quanto sei già fortunato solo ad avere un lavoro (bello o brutto che sia).
Se c’è un momento sbagliato per essere nuovamente sul mercato del lavoro … è questo, non c’è dubbio!

Quindi per favore, non discutiamo neppure di quanto sia dura e difficile cambiare lavoro.
Perché lo è!

Parlarne di continuo – in questi termini – ci porta solo ansia e perdiamo energie preziose.

Alcuni settori sono più duri di altri ma è così da sempre

Sarà sempre così.

Ogni grande crisi porta con sé la mancanza di speranza eppure ne siamo sempre usciti, fin dai tempi della rivoluzione industriale.

 


 

Spesso sono contattato da persone che vogliono “trovare un lavoro“.
Purtroppo fanno l’errore di avere obiettivi vaghi, poco specifichi, l’unico focus è di accedere al libro-paga di qualcuno. Bussano tutte le porte pur di trovare un qualunque lavoro.

Se la tua ricerca di lavoro è troppo indefinita, non comunica abbastanza valore specifico.

La concorrenza – già alta e qualificata – ti porta a competere con persone che (trasmettono entusiasmo e passione), e sanno esattamente quello che vogliono.
Battaglia persa. In partenza.

È come andare in vacanza senza decidere dove andare.

Non ci sarà mai un momento perfetto

Nessuno può dire se questo è il momento giusto per cambiare lavoro.
Non ci sono garanzie (nella vita) e nel mondo di lavoro di oggi.

È una questione di “credo”.
Di “fede”. Speranza.

Se credi che non ci sia alcuna possibilità “là fuori”, ogni porta si chiude e l’unica possibilità che hai è quella di stare fermo e sentirti in trappola nel tuo attuale lavoro.

Ma, se credi che avere una possibilità “là fuori”, puoi prepararti, lanciarti, lavorare sodo per riuscirci.
Per tirarti fuori da un lavoro che non piace!

Se insisti, alla fine ce la fai.

Diventare un leader: gestire invidie e gelosie degli ex colleghi

diventare un leader

Foto di LeoNeoBoy on Pixabay.

Hai ottenuto la promozione che desideravi?

Bene.
Te la sei guadagnata.

Hai le competenze giuste, hai colpito chi doveva scegliere…
ed eccoti lì: nuovo ruolo, nuove responsabilità.

Ma c’è una domanda scomoda:

I tuoi colleghi la pensano allo stesso modo?

Uhm…

Benvenuto: arrivano invidie e gelosie

Non tutti saranno felici per te.

Qualcuno è:

  • deluso
  • arrabbiato
  • frustrato

Magari ambiva a quella posizione.
E invece… hanno scelto te.

Diventare leader significa anche questo.

Non essere arrogante

Sei orgoglioso?
Giusto.

Hai lavorato per questo.
Ma attenzione:
l’arroganza accende gli haters.

Evita:

  • mail tipo “A star is born…”
  • battute del tipo “adesso comando io…”
  • frecciatine a vecchie rivalità

Non è leadership.
È benzina sul fuoco.

…ma nemmeno finto umile

Non devi nemmeno sminuirti.

Non aiutano frasi tipo:

  • “Non me lo aspettavo…”
  • “Non so perché hanno scelto me…”

Chi non è stato scelto non vuole sentirlo.

Accetta il risultato con equilibrio.
Senza esagerare.

Offri supporto (se vuoi davvero essere un leader)

Mentre tu sali… qualcuno resta fermo.

Non farlo sentire escluso.

  • riconosci il contributo degli altri
  • valorizza i loro sforzi
  • offri suggerimenti (se ne hai davvero)

Alcuni diventeranno alleati.

Non tutti.

E all’inizio… servirà tempo.

Non puoi controllare i giudizi

Accettalo.

Non puoi controllare:

  • cosa pensano
  • cosa dicono
  • come reagiscono

Puoi essere:

  • corretto
  • disponibile
  • professionale

… e comunque qualcuno ti criticherà.

Cercare di controllare tutto = frustrazione.

Lascia andare.

Costruisci alleanze (quelle giuste)

Non tutti devono essere dalla tua parte.
Ma alcuni sì.

Cerca:

  • persone affidabili
  • influenti
  • coerenti

Saranno loro a sostenerti quando serve.
E ad aprirti porte.

Non dimenticare chi ti ha scelto

Non tutti celebreranno la tua promozione.

Ma c’è qualcuno che lo ha fatto:
chi-decide.

Hai ottenuto il ruolo perché ha visto valore in te.

Adesso:

  • confermalo
  • rafforzalo
  • non farlo pentire

Attenzione: l’invidia può diventare azione

A volte non resta solo emozione.

Può diventare:

  • pettegolezzo
  • esclusione
  • sabotaggio (anche sottile)

Succede.

Fa parte del gioco.

Se serve, affronta la situazione (bene)

Evita approcci aggressivi tipo:
“Qual è il tuo problema?”

Chiudono il dialogo.

Meglio:

  • “Ho notato una certa distanza tra noi…”

Apri, non attaccare.

  • spiega il tuo ruolo
  • chiarisci le tue intenzioni
  • mostra interesse reale

E, se serve:
fai capire che certi comportamenti danneggiano il team.

Con calma.
Con fermezza.

Mantieni lucidità

Non tutto si risolverà.
Non tutti cambieranno.

E va bene così.

In alcuni casi:

  • relazione cordiale
  • distanza professionale

è la scelta più sana.

Quando certi comportamenti ti spiazzano…
ricorda la massima di Marty Rubin:

“Il cane chiuso nel recinto abbaia a quello che scorrazza liberamente.”

Diventare leader non è solo una promozione.

È un cambio di equilibrio.

Tra risultati,
relazioni,
percezioni.

E richiede lucidità.
Sempre.

Anche se non tutti applaudiranno la tua crescita.

Il tuo compito non è piacere a tutti.

È diventare un leader credibile, solido e coerente.
Il resto… verrà da sé.

12 volte in cui è meglio stare zitti (per non fare danni sul lavoro)

meglio stare zitti

Ci sono momenti in cui devi parlare.
E altri in cui è molto più saggio stare zitti.

Spesso, le parole più potenti
sono le parole del silenzio.

Shakespeare lo disse chiaramente:

“È meglio essere il re del tuo silenzio
che schiavo delle tue parole.”

Per quanto le parole siano importanti,
ci sono situazioni in cui è meglio tenere le labbra serrate.

Stare zitti.
Mordersi la lingua.

Come scrivo anche nel mio libro “Autorevolezza” – ora nella nuova edizione aggiornata 2025,
ecco 10 (più 2) situazioni in cui tacere è una scelta intelligente,
se non vuoi fare danni sul lavoro.

1. Quando non hai nulla di produttivo da offrire

Conosci anche tu chi ama solo il suono della propria voce.

Divaga. Si espone. Si compiace.

Non porta valore.
Solo rumore.

Se non hai qualcosa di sostanziale da dire
(meglio ancora: utile),
taci.

Lo apprezzeranno tutti.

2. Quando non “palleggi” l’argomento

“Meglio tacere e sembrare stupidi
che parlare e togliere ogni dubbio.”

Oscar Wilde

Se non conosci i fatti,
non giudicare.

Parlare prima di capire
porta solo a figuracce, dietrofront e scuse inutili.

Il silenzio può essere imbarazzante.

Ma è sempre meglio
che dire sciocchezze.

3. Quando la decisione del tuo capo è definitiva

Hai proposto.
Hai argomentato.
Insistito.

La risposta è ancora NO.

Stop.

Continuare non ti rende determinato,
ma irrispettoso.

Che ti piaccia o no,
la decisione va rispettata.

4. Quando vuoi correggere qualcuno davanti agli altri

Correggere in pubblico umilia.
Anche se le intenzioni sono buone.

Meglio sempre il faccia a faccia.
Lascia all’altro la possibilità di salvare la faccia.

Correggi l’errore,
non la persona.

Eccezione?
Solo se l’errore crea gravi conseguenze
o fa risparmiare tempo a tutti.

5. Quando le emozioni sono ancora “calde”

Mail aggressive.
Telefonate tese.
Discussioni cariche.

Rispondere subito
è quasi sempre un errore.

Prendi tempo.
Respira.
Raffredda.

Parlare mentre sei emotivamente surriscaldato
porta quasi sempre a pentimenti.

6. Quando non riesci a prevedere l’effetto delle tue parole

Se rischi di sembrare:

  • insensibile
  • permaloso
  • ingrato
  • vittimista
  • eccessivo

meglio stare zitti!

Il silenzio, a volte,
è protezione.

7. Quando muori dalla voglia di dare consigli

  • “Dovresti fare così…”
  • “Sei in questa situazione perché…”

Spesso l’altro non vuole un consiglio.
Vuole solo essere ascoltato.

Metti da parte l’ego.
Il bisogno di avere ragione.
Il ruolo del salvatore.

Dai consigli solo se richiesti.

8. Quando ti aggrappi alle scuse dopo un errore

Fotocopiatrice rotta.
Corriere in ritardo.
Malinteso.

Non importa.

Ammetti l’errore.
Assumiti la responsabilità.

Le scuse ripetute
erodono la fiducia.

Ricorda:
una spiegazione non è una scusa.

9. Quando la conversazione diventa maldicenza

Pettegolezzo d’ufficio?

Commenti “innocenti”?

Retroscena succulenti?

Taci.
Esci dalla conversazione.

Il gossip torna sempre indietro.
Con gli interessi.

10. Quando vuoi dimostrare quanto sei un capo brillante

Se vuoi far crescere il team:
non intervenire subito.

Lascia che sbaglino.
Che provino.
Che imparino.

Fare un passo indietro
è leadership.

Sulla comunicazione autorevole trovi spunti concreti nei miei libri:

– “Autorevolezza” – NUOVA edizione 2025

– “Prima volta Leader

11. Quando stai per dire SÌ (ma vorresti dire NO)

Dire sì per senso di colpa
genera solo frustrazione.

Se sei in difficoltà,
prendi tempo:

  • “Ci penso e ti faccio sapere.”

Tacere, in quel momento,
è rispetto verso te stesso.

12. Quando stai per dire SÌ (sapendo che poi dirai NO)

Accettare per paura
e ritrattare dopo
ti rende incoerente.

Meglio tacere
che promettere ciò che sai già di non mantenere.

Nel dubbio…
meglio stare zitti!

In finale

Il silenzio non è debolezza.
È una competenza.

Saper quando parlare
e quando stare zitti …

è una delle forme più sottili
e potenti —
di autorevolezza.

9 modi per sviluppare la fiducia di un collaboratore insicuro – 2

sviluppare fiducia

Leggi anche la parte 1.

4. Usa “La prossima volta …”

Quando vedi un collaboratore sfiduciato bloccato (un’altra volta) davanti all’ostacolo … chiedi: “Che cosa farai diversamente la prossima volta?
Che domanda magica!

Errori ripetuti insegnano che ci sono altri modi possibili per fare bene le cose.
Superare un ostacolo rognoso aiuta a sviluppare fiducia.

5. “Trasformalo” in coach

Prendi nota delle sue migliori capacità e condividi le sue competenze con gli altri componenti del team.

Se è bravo in qualcosa di specifico, sarà più incline a parlarne e a mettersi in gioco. Attribuiscili il ruolo di coach e il compito di supportare (in quel campo o settore specifico) un collega di team.
Uno-a-uno.

Poi aumenta gradualmente la difficoltà.

LA TUA COMUNICAZIONE AUTOREVOLE CON IL TUO TEAM > trovi spunti interessanti nei miei libri Autorevolezza e Prima volta Leader.

6. Aiuta il collaboratore insicuro a non mollare

Rivedi le strategie, l’approccio, gli strumenti, competenze e … fallo andare avanti. Non accontentarti di alcuni tentativi, insisti con lui/lei fino alla fine.

Anche dopo ripetuti fallimenti, non perdere la fiducia in lui/lei.
Mai.
Ricorda che il talento è utile ma la tenacia è il fattore fondamentale del successo a lungo termine.

Se non c’è l’ha (la tenacia), aiuta il collaboratore a trovarla. Se ne ha, sostienilo a non sprecarla e a indirizzarla su qualcosa di valido!

7. Cancella la percezione di fallimento

Non associare l’errore alla persona.

Anche inconsciamente, come se fossimo ancora a scuola, diamo sempre un voto, una valutazione, un giudizio, una sentenza inappellabile e spietata: se “ha fallito”, vorrà dire che “è un fallito”.

 


 

Aiuta il collaboratore dubbioso a ristrutturare le sue convinzioni e smussare gli angoli della sua autocritica più tagliente e imparare a pensare: “Io non sono un errore” ma “Ho commesso un errore”.

La differenza è lampante!

8. Trasforma il fallimento in un momento di crescita

Quando una persona è in debito di fiducia personale, anche l’errore più piccolo confermerà i suoi sentimenti di inadeguatezzaEcco … lo sapevo che non riuscivo. Come sempre.

Aiuta il tuo collaboratore esitante a capire che il fallimento è davvero un passo verso il successo.
Insegnagli a “fallire positivamente”, guardando sempre in avanti, sfruttando al massimo i suoi errori.

Trasforma il fallimento in uno strumento di apprendimento e crescita.
Diminuendo la paura di sbagliare, favorisci la crescita del tuo team.

Se riuscirai a ispirare speranza, farai “volare” il tuo team.

9. Celebra il miglioramento per sviluppare fiducia

Quando raggiungi un obiettivo con il tuo collaboratore, festeggia con lui/lei. Il successo genera successo e la fiducia acquisita procura una maggiore sicurezza.

Racconta la sua storia di successo ad altri dirigenti, in tutta l’azienda. Mostra alla tua squadra quanto ne sei orgoglioso!

Se ti concentri sugli errori, invece, “costruisci” ambienti distaccati e menefreghisti.

 


 

Sviluppare fiducia richiede tempo ed energia

Ma ne vale la pena.
Crea un impatto a lungo termine per il dipendente, per il team e per la tua azienda.

La fiducia è sempre dare.
Anche quando ti aspetti che qualcuno guadagni la tua fiducia, inizia comunque col darla.

Dai fiducia.
Accetta i limiti negli altri.

È importante sottolineare che questi suggerimenti non sono una forma di “coccole” per la gestione di persone insicure, ma piuttosto un potenziamento di collaboratori con un potenziale inespresso.

Se vuoi approfondire … ecco il coaching per gestire il team!