Il collaboratore difficile: meglio grintosi o diplomatici?

il collaboratore difficile

Come ti comporti con quella collaboratrice talmente sensibile (o forse sarebbe meglio dire suscettibile?) che tutte le volte che gli muovi una critica, pur con delicatezza, va in tilt o mette il broncio per una settimana?

E quell’altra che arriva sempre in ritardo, spesso è svogliata, distratta, e si “imbosca” appena può.
All’inizio, hai sperato che capisse da sola, poi gliel’hai fatto notare, in modo gentile

poi ancora, sei stato più deciso e diretto … si scusa, si giustifica, promette che cambierà, ma poi torna tutto come prima!

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"


Niente è cambiato! Così ora, che cosa fai?
Sei il leader del tuo team.

Devi trasmettere fiducia e importanza a ogni singolo membro del tuo team ma anche autorevolezza e disciplina.
Allora che fai? … affronti la questione o fai finta di niente?

Meglio agire subito o aspettare il momento opportuno?

L’ideale è saper equilibrare, a seconda le circostanze, grinta e combattività con diplomazia e affabilità. I dissidi e le divergenze sul luogo di lavoro sono naturali e inevitabili! Non puoi controllare il comportamento del tuo collaboratore difficile ma ci sono tecniche e abilità che puoi apprendere per trasformare contrasti distruttivi in accordi costruttivi.

A volte, vogliamo gestire un rapporto difficile senza implicarci troppo, senza “scendere in campo”, desiderando di controllare le conseguenze delle nostre azioni o sperando che il tempo sistemi, magicamente, le cose.

A volte funziona, spesso purtroppo no.

Ricorda i tuoi obiettivi

È così facile essere inghiottiti nella negatività. È facile rispondere negativamente alla negatività. Mantieni tutti i membri del tuo team (anche la persona in questione) in grande considerazione.

Concentrati sulle cose positive e celebra pubblicamente i successi di tutto lo staff, anche se onora il collaboratore scorretto.

La persona potrebbe scoprire di sentirsi parte della squadra e iniziare a spostare la sua prospettiva. Non focalizzarti troppo su di lui/lei a danno dello sviluppo del tuo prodotto, servizio o clienti.

Non farti risucchiare tutto il tuo tempo. Rimani concentrato sui tuoi obiettivi, e su tutte le cose buone che il resto del tuo team sta facendo.
Ecco la leadership!
 


 

Coaching per gestire il collaboratore difficile

Nelle sessioni di personal coaching, per prima cosa ti invito a fare un passo indietro per guardare alla situazione con il massimo dell’obiettività:
Ti stai focalizzando troppo sul problema?
Sei stanco e stressato e stai (forse) amplificando fatti, conseguenze e ripercussioni?

Che cosa facciamo durante le sessioni di personal coaching?
Non applichiamo teorie generali ma insieme cerchiamo di analizzare il tuo caso nel modo più specifico possibile.

Il mio compito di coach non è quello di fornirti soluzioni preconfezionate (fai-questo-mi raccomando-non-fare-quello) ma fungere da cassa di risonanza e da supporto, in modo da permetterti una chiara visione d’insieme e fornirti gli strumenti necessari per creare la tua risposta strategica di successo.

Non possiamo seguire una regola standard, dobbiamo scoprire insieme l’approccio migliore che ti aiuti a gestire in modo propositivo, positivo e costruttivo il tuo rapporto con quel determinato collaboratore difficile.

Quanto dura il percorso di coaching?

Dipende dal tuo obiettivo.
Il numero delle sessioni di coaching le definiamo insieme sulla base delle tue necessità e dalla complessità dell’obiettivo che hai prefissato.

Qual è la tua esigenza?
Una “dritta” veloce, un supporto concreto di qualche ora o un percorso formativo personalizzato ed efficace?

Mediamente, un percorso di personal coaching varia da 1-2 sessioni per un tema specifico (coaching mirato) a 3-6 sessioni per un obiettivo più complesso (personal coaching).
Una volta deciso, partiamo. Vedrai i risultati!
 

Gestione del personale: 9 tipologie di collaboratori difficili – 2

collaboratori difficili

6. Collaboratore non professionale

Gli esempi per i collaboratori difficili non mancano…
si va dal ritardo abituale alle assenze continuate, dal molestare, criticare, mettere zizzania con altri dipendenti, a “gossippare in modo compulsivo” o portare i problemi personali al lavoro, a un abbigliamento trascurato, un look trasandato, scarsa igiene personale, una comunicazione poco consona, informazioni false, furto …

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"


Documenta i comportamenti non professionali.
È importante documentare con precisione (data e ora, descrizione dell’accaduto, persone coinvolte, ecc.) e tutti i comportamenti errati avuti dal dipendente. Non deve avere la possibilità di eludere, contraddire e destreggiarsi perché le informazioni sono vaghe, astratte o imprecise.

Dopo aver informato il tuo collaboratore della natura inaccettabile del suo atteggiamento, è il momento di chiedere uno sforzo concertato e concreto per cambiare ed eliminare tale comportamento.

Meglio essere precisi nelle descrizioni di quali comportamenti e azioni devono cambiare.

Fai una richiesta perentoria.
Definisci chiaramente che dopo un adeguato periodo, lo incontrerai nuovamente e se l’atteggiamento non è cambiato o migliorato prenderai seri provvedimenti … fino al licenziamento!

Fai del tuo meglio per aiutare il collaboratore poco professionale a “rientrare in team”. A volte ha bisogno di una guida per raggiungere il suo pieno potenziale ma alla fine devi fare delle scelte (anche rilevanti e poco piacevoli) per il bene del tuo team e della tua organizzazione.

7. Collaboratore arrogante

Non è un tipetto facile.
Dimostra poca sensibilità. Usa spesso un linguaggio scurrile. Manca di tatto. Cerca di dominare e controllare gli altri colleghi (soprattutto quando tu non ci sei).
Molti arroganti credono di essere affascinanti ma in realtà non lo sono.

Dietro la sua arroganza spesso si nasconde una grande vulnerabilità. Ha un disperato bisogno di apparire e di essere considerato indispensabile.

Una cosa è certa. Trattare con un collaboratore arrogante richiede tanta pazienza e una grande quantità di autocontrollo.
 


 

Non serve dire “Hai un atteggiamento arrogante” oppure “Hai sbagliato”.
La critica deve essere riferita a qualcosa di specifico e non a qualcosa di generico.
Devi essere chiaro su cosa/dove/quando. Spiega le azioni fatte, i comportamenti avuti o le cose dette.

Se riesci,
evita frasi tipo “La tua arroganza ancora una volta …” oppure evita parole sensibili come “arrogante, egoista, presuntuoso” e tutte le varie variazioni.

Metti in chiaro che l’atteggiamento e il comportamento sono diventati un problema e interferiscono con il resto del personale. Esponi il problema in modo oggettivo e senza pregiudizi. Focus sulle azioni, non sulla persona. Concentrati solo sui comportamenti.

Evita attacchi personali o commenti sulla persona quando interagisci con i collaboratori difficili.

8. Dipendente a-due-facce è il più pericoloso di tutti i collaboratori difficili

Persone false nell’ambiente di lavoro non mancano, tendono a dare sistematicamente ragione a tutti e ad abbracciare qualsiasi idea gli altri esprimano.

È piuttosto popolare tra i colleghi. È amichevole e affabile. Buon ascoltatore, sempre pronto a ricevere reclami. Sempre predisposto ad ascoltare le lamentele. E poi mette i colleghi l’uno contro l’altro. Crea conflitti sul posto di lavoro.

Questo lo rende il più pericoloso per quanto riguarda i collaboratori difficili.
È il più difficile da individuare. Può “disperdere” abilmente negatività nell’ambiente lavorativo senza farsi notare, perché molto raramente svela le sue reali intenzioni.

Se scopri che un dipendente ha influenzato negativamente altri dipendenti o ha creato conflitti ripetutamente, l’unico modo per gestire questo tipo di dipendente è accompagnarlo alla porta.
 


 

9. Collaboratore invisibile

“Scusa, oggi non ci sarò, sono di nuovo malato!”
“Arrivo subito” … e passa un’ora!

Trova sempre un modo per evitare il lavoro. Il suo assenteismo è quasi una forma d’arte. È felice di lasciare agli altri responsabilità e grattacapi. Ha pochissima (o nessuna) spinta e motivazione.
Tende anche a prosciugare l’energia e l’entusiasmo di tutti gli altri.

Raramente si offrirà per completare nuovi progetti o attività. Farà solo ciò di cui ha bisogno per mantenere il suo lavoro. Nient’altro.

Una discussione franca e onesta si rivela spesso la scelta più efficace.

Prova a parlare onestamente del suo ruolo. Chiedi se c’è qualcos’altro che preferirebbero fare per dare il suo contributo al team.
Ogni volta che hai dubbi sull’effettiva capacità di svolgere il proprio lavoro, chiedi il certificato medico!

Gestione del personale: 9 tipologie di collaboratori difficili – parte 1

collaboratori difficili

Hai mai avuto a che fare con collaboratori difficili?
Un dipendente tossico? La cui presenza sembra demotivare la produttività di tutti?

Gestire un collaboratore difficile non è mai cosa facile.
È un’abilità che richiede impegno. Un approccio assertivo… e rapido. Un cooperatore problematico deve essere gestito il prima possibile, per ridurre al minimo il suo impatto negativo sul resto del team.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"


A volte, il collaboratore difficile ha solo bisogno di più attenzione.
Il suo comportamento “tossico” a volte può essere risolto con il giusto approccio.
Altre volte devi solo ridurre i danni e allontanarlo.

Ma prima che ciò accada,
devi individuarlo, provare a realizzare le sue potenzialità in un modo che possa aiutarti sulla strada verso il successo. Ecco le diverse tipologie di collaboratori difficili che possono crearti mal di testa e grattacapi:

1. Collaboratore irrispettoso e saputello

Sovente lo sentirai commentare “sottobanco” le tue disposizioni. Nelle riunioni si comporta con sufficienza. Dà poca importanza. Usa sarcasmo e ironia per deridere o prendere in giro.

Spesso sfocia nella mancanza di rispetto. Fa osservazioni “spiritose” anche ai suoi colleghi.
È intelligente e lo sa. Muore dalla voglia di farlo sapere anche a tutti gli altri.
Fai in modo che la sua intelligenza influisca positivamente sul team.

Fissa un colloquio in privato e a quattr’occhi.
Spiega quali comportamenti hai osservato… e chiedi di cambiarli.
Concentrati sul comportamento, una situazione o un problema particolare,
e non sulla persona.

Non giudicare.
Non dire “Sei irrispettoso” “Sei sarcastico”.
Evita un tono autoritario con i collaboratori difficili.
Il più delle volte la differenza la fa il COME e non il COSA.

L’atteggiamento, il tono, la mimica facciale, ecc. …. possono davvero fare la differenza tra un approccio costruttivo, condiscendente e uno conflittuale.

Fai del tuo meglio per aiutarlo a diventare un giocatore della tua squadra ma alla fine devi fare ciò che è meglio per te, il tuo team e la tua organizzazione.
 


 

2. Collaboratore solista

Lavora da solo. Raramente chiede maggiori informazioni. Tende ad evitare il lavoro di squadra.
Spesso ignora consigli e indicazioni.

Crede di essere unico.
Di avere un talento al di sopra di chiunque altro. A volte è vero!
Di solito non riconosce il lavoro di altre persone, a meno che non ci sia un qualche tornaconto.
È l’opposto dei giocatori di squadra. Pensa solo a sé stesso. Al suo ego.

Trova il modo più efficace per avvicinarlo.
È molto motivato al successo. “Sfrutta” il suo orientamento all’obiettivo per farlo concentrare su sé stesso quando lavora in team. È un modo per evitare di influire negativamente sul resto della squadra.

3. Collaboratore negativo

Sempre di cattivo umore. Rifiuta le buone idee. Mette in circolo quelle cattive.
Non è soddisfatto delle varie politiche e protocolli aziendali. Non ne parliamo del condizionatore troppo freddo in inverno e troppo caldo in estate.

Si lamenta costantemente del lavoro, di un collega o di ogni iniziativa… e del suo capo!
È contrario al cambiamento. Resiste a nuove politiche e processi.

Sfrutta la sua negatività, al fine di cercare risultati positivi. Se lo sai gestire può essere importante per le dinamiche di squadra. Tuttavia, non dare a questi collaboratori difficili incarichi di leadership.

Un avvocato del diavolo nel team, spesso fa veramente comodo!

4. Collaboratore poco produttivo

Disorganizzato. Pasticcione.
Resistente al cambiamento o all’iniziativa (anche la più insignificante).
Sempre alla ricerca di qualche collega che lo aiuti a rimediare ad un errore. Si perde nel “flusso” del lavoro e il suo carico di lavoro finisce su altri.
 


 

Può chattare, scorrere Instagram o semplicemente scomparire per ore.
Si può definire come “anello debole della catena”.
Parla costantemente (di qualsiasi cosa ma non di lavoro) distraendo gli altri dai loro compiti.

Di solito è abile nel coprire la loro mancanza di produttività…
Fino a quando non viene scoperto!

Reindirizza il dipendente inoperoso verso compiti appropriati. Assicurati di controllare regolarmente i suoi progressi. Una volta che si è accorto che la sua “qualità” è stata svelata,
di solito diventa più incline a non tirarsi indietro.

5. Collaboratore stakanovista

È l’opposto del precedente.
Sembra il sogno di ogni datore di lavoro. Ma non è affatto così. Vuol fare tutto da solo. Non fa le pause. Sacrifica la sua vita personale sull’altare del lavoro. Vuole che tutti gli altri sappiano quanto sta sacrificando per il lavoro.

Lavora duro. Durissimo. Un martire.
Viene a lavorare anche quando è malato per mostrare la sua dedizione. Quando non ha più energia comincia a “grattare il fondo del barile” e alla fine “scoppia”.
La sua efficienza crolla e ti ritrovi con un non-collaboratore da gestire.

Promuovi la collaborazione e l’efficienza sul lavoro.
Incoraggialo a prendersi del tempo libero, a non sacrificare la sua vita personale. Spiega i vantaggi delle pause e delle vacanze.
Assicura a questi collaboratori difficili che non accadrà nulla di negativo se non saranno sempre sul posto di lavoro.

Imparare ad ascoltare è il primo passo verso il tuo successo di leader

successo di leader

Foto di Med Ahabchane da Pixabay

Forse non sei così consapevole del fatto che ogni tuo collaboratore o dipendente desidera essere ascoltato. Con attenzione.
Vuole sentire la tua partecipazione e la tua empatia (anche se per pochi secondi).

Più percepisce il tuo reale interesse nei suoi confronti.
Più aumenta il suo desiderio di comunicare e di interagire con te (e più aumenterà la sua produttività).

Ascolta i tuoi collaboratori senza condizionamenti.

Ascolta i loro bisogni, le loro perplessità,
i loro dubbi, senti cosa vorrebbero cambiare, come possono aiutarti e …
poi agisci di conseguenza, sempre mantenendo la tua autonomia di pensiero e d’azione (guai a perderla!).

1. Se pensi che ascoltare sia facile, non ne conosci il vero significato.

2. Il 97% delle persone crede di essere un buon ascoltatore. In realtà sono solo “sentitori”.

3. Ascoltare in modo attivo è una skill fondamentale del leader di successo.

4. Il nostro ascolto è spesso distratto e prevenuto. Pronto a consigliare, giudicare, criticare, condannare .. ancor prima che le parole ci giungano all’orecchio.

 


 

5. Ricorda che … lo sciocco parla. Il saggio ascolta.

6. Meno parli, meno probabilità avrai di dire qualcosa di stupido.

7. Se sai ascoltare vuol dire che sei una persona sicura di te. Non ritieni di aver la soluzione per tutto e tutti. Non hai paura del confronto.

8. Hai notato? Desideriamo che gli altri ci ascoltino con attenzione ma non sappiamo, non riusciamo o non vogliamo fare altrettanto.

9. Ascoltare esprime interesse. Mostra rispetto. Riconosce il valore. Crea fiducia. Rafforza la connessione. Aumenta l’efficacia e l’efficienza.

10. Guadagni rispetto ascoltando (tanto). Lo perdi parlando (tanto).

11. Ascoltare è difficile quando ti senti dannatamente intelligente. Quando non hai tempo da perdere. Hai cose importanti da fare. Hai fretta.

 


 

12. Ricorda che alle persone piace essere ascoltate e comprese. Tanto quanto piace a te!

13. Ascoltare significa che sei disposto a scoprire che forse stai sbagliando o non stai andando nella giusta direzione.

14. Se sei disposto a metterti in discussione e cerchi costantemente evoluzione e crescita vuol dire che sei … un vero leader.

15. La differenza tra ascoltare e sentire è enorme. Il vero ascolto è la volontà di lasciare che l’altra persona ti cambi.” Alan Alda

16.La maggior parte delle persone non ascolta con l’intento di capire; ascoltano con l’intento di rispondere.” Stephen R. Covey

Successo di leader: impara a prestare vero ascolto a quello che dicono i collaboratori o colleghi.
Diventerai il loro punto di riferimento.
Importante e irrinunciabile.

Demotivazione sul lavoro: come affrontare un collaboratore stanco e scoraggiato

demotivazione sul lavoro

A volte,
succede che un collaboratore attraversi un periodo delicato o di fragilità. Di demotivazione sul lavoro.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Quando il periodo si fa lungo, il rapporto diventa sempre più faticoso e stressante per tutti.
Si crea un’atmosfera pesante e influenza negativamente anche il resto del team.

La situazione rischia di diventare ingestibile e sfiancante.
Che peccato!

Anche perché il collaboratore o dipendente in questione (magari) ha sempre lavorato bene e con profitto.
I suoi risultati, fino a poco tempo prima, apprezzabili adesso sono imbarazzanti.

Il suo rendimento si è bloccato.
Fa il “compitino”. Si limita a esaudire le richieste. “Tira la chiusura”.
Questa percezione influenza il suo atteggiamento e la produttività.

Vediamo i punti chiave per approcciare la demotivazione sul lavoro:

1. Se vuoi “salvare” il rapporto devi consapevolizzare che ti prenderà tempo e (soprattutto) energie.

2. L’emotività è cattiva consigliera. Se, al momento, non sei in grado di gestire e controllare la tua reattività, prendi tempo.

3. Utilizza feedback negativi lontano da occhi indiscreti. In privato e a quattr’occhi.

4. Se ti senti teso e nervoso ricorda che il tuo collaboratore lo sarà ancora di più (sapendo il motivo della convocazione).

5. Evita di partire con un’osservazione positiva sulla persona, tanto per “addolcire la pillola”. Susciteresti immediatamente ancor più chiusura. Vai dritto al punto!

 


 

6. Meglio evitare tutte le esortazioni all’ottimismo, il classico consiglio di “tirarsi su” o slogan motivazionali presi in prestito dal web.

7. Parla poco ed evita prediche.Certe prediche mi fanno venir voglia di commettere i peccati che condannano.” Scrive Roberto Gervaso

8. Ricorda … dire a un demotivato di “tirarsi su” è come dire a una persona con una gamba rotta di alzarsi e di camminare.

9. Evita l’atteggiamento tipo “Io avrei fatto …”, “Io avrei detto…”, “Se …ma…”.

10. Permetti alla persona di spiegarsi. Ascolta senza giudicare e interrompere. Anche se non ti piace quello che dice.

11. Focus sulle azioni non sulla persona. Concentrati solo sulla prestazione. Evita attacchi personali o commenti sulla persona.

 


 

13. Commenta un comportamento specifico. Evita parole generiche tipo OGNI VOLTA, SEMPRE, MAI.

14. Devi essere chiaro su cosa/dove/quando. Spiega le azioni fatte, i comportamenti avuti o le cose dette.

15. Non mortificare la persona. Può avere (forse) un effetto immediato ma perde velocemente la sua efficacia.

16. Riafferma la fiducia nella persona e nelle sue capacità. Poi chiudi la questione. Non ripeterti, perdi incisività.

17. Evita approcci via e-mail. Il feedback motivazionale si fa guardandosi negli occhi.

Non nutrire rancore verso la persona.
Rischi di infilarti in un tunnel di rinfacci reciproci.

Il tuo obiettivo è “recuperare” il più velocemente possibile un collaboratore produttivo

Quando si tratta di demotivazione sul lavoro non stabilire un vincitore e un vinto.
Se “l’operazione di recupero” non avviene, avete perso qualcosa entrambi!

Che tu sia manager, piccolo imprenditore o responsabile di un piccolo team, di questi tempi,
una delle sfide più grandi per chi, come te, si trova a gestire un gruppo di collaboratori è tenere alto il morale della “truppa”.

Le persone oggi possono determinare il successo o l’insuccesso della tua attività!

Ricorda che …
se impari a muovere a critiche costruttive bilanciando garbo e autorità,
aumenterai il tuo rispetto. La tua credibilità e la produttività delle persone che ti circondano.

La motivazione del personale parte inevitabilmente .. dal team leader!

motivazione del personale

Foto di Angelo Esslinger da Pixabay

Motivazione del personale ? Se anche tu hai avuto, come tutti,
problemi di motivazione sai perfettamente che una pacca sulla spalla al tuo collaboratore,
accompagnata da frasi di circostanza prese-a-prestito-dal-web
… non sarà di grande aiuto!

Finto entusiasmo e sorrisi di circostanza raramente creano “brividi” motivazionali.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

E se anche funzionasse … quanto durerebbe?
Pochi giorni (forse) e ti ritrovi al punto di partenza.
L’ambiente torna passivo. Lentamente si perdono di vista gli obiettivi.

Allora ti chiedo …
come motivare le persone che lavorano con te in tempi così complessi?
Credi davvero che semplici frasi serviranno a scuotere le persone?
Scatenare una motivazione del personale senza fine?

Il Mercato del Lavoro sta cambiando

… anche in conseguenza della crisi che ci ha investito.
Deve cambiare anche il modo di approcciare il tuo lavoro e il tuo team.
Non puoi restare legato a comportamenti oramai sorpassati “Tu fai quello e tu fai quest’altro”.
È necessario coinvolgere le persone che lavorano con te.
Non concentrarti solo sui compiti da eseguire. Sui progetti da gestire.

Il tuo team è la chiave del tuo successo.
Infatti, quando i collaboratori sono demotivati o “molli” a farne le spese è il raggiungimento di un obiettivo,
l’esito di un progetto, il business o la (tua) carriera.
In pratica il conto lo paghi tu!
È tempo di diventare leader del tuo team!
E motivare i tuoi collaboratori.

La motivazione del personale passa inevitabilmente da te

La motivazione non “sgorga naturalmente”.
Non la puoi nemmeno delegare a un corso, un formatore o a un coach (pur bravo che sia!).
È a carico tuo!

Sei tu quello che per primo deve motivarsi, entusiasmarsi, ispirarsi, “allenarsi”.
Dopo, solo dopo, la puoi chiedere, anzi pretendere, dai tuoi collaboratori.
La motivazione del team parte da te.

Se avessi, come coach, l’obiettivo di motivare il tuo team mi concentrerei –subito e principalmente- su di te!

 


 

La titolare di tre centri estetici ben avviati che mi ha contattato per la motivazione del suo staff
dopo le prime “resistenze” e riluttanze, ha riconosciuto che in tema di motivazione è stata piuttosto passiva.

“Spettatrice” a volte anche indolente (tanto da ammettere che durante un mio corso in uno dei suoi centri estetici -pur essendo presente – non ascoltava, pensando che il tema motivazione del personale fosse di solo appannaggio del suo staff).

Ha anche riconosciuto di non avere alcuna idea sul come motivare i suoi dipendenti,
E di essersi (fino a quel momento) affidata solo a riconoscimenti economici.

Anche lei (come te, forse) si aspettava una trovata geniale, una formula magica, una scorciatoia.
Invece si è sentita dire che la prima che doveva darsi una mossa … era lei!

Mi spiace. Niente formule magiche!
E ti spiego perché …
Motivare il team è impegnativo.

La motivazione del personale è un impegno quotidiano

È un paziente “costruire” giorno per giorno.
Necessita di tutta la tua attenzione. Il tuo coinvolgimento.
Il tutto “condito” da un reale interesse verso le persone che lavorano con te.

Se pensi di spronare, coinvolgere e motivare con lo stesso impegno ed entusiasmo con cui vai alle riunioni condominiali serali … sprecheresti solo tempo ed energie preziose!

Motivare vuol dire disponibilità, dedizione e tempo da dedicare al tuo team

Se non hai tempo, sei stressato, sei stanco, hai altro cui pensare o in fondo non ti interessa …
la tua “capacità motivazionale” è pari a zero!
Se trovi difficile e faticoso tutto questo, hai ragione!

Siamo onesti. Non hai tempo. Scadenze imminenti.
Grane da risolvere. Il target da raggiungere.
Chi più ne ha più ne metta.

 


 

Devi però riconoscere che …
saper motivare è una competenza fondamentale per ogni persona responsabile di un team
(grande o piccolo che sia, poco importa).

Concentrati sulla motivazione del personale. La crescita motivazionale del tuo staff.
Crea uno spirito di squadra attraverso l’apprezzamento e il riconoscimento.
Un leader eccellente riesce a trovare anche (e soprattutto) il tempo per motivare.
Non solo per criticare.

Fai in modo che ogni tuo collaboratore sappia che lo consideri la chiave del tuo successo.

Valuta la tua “capacità” di motivazione del personale

Fermati un secondo e rispondi con onestà:
“Ti senti un modello per il tuo team?”
“Sai creare entusiasmo nel tuo staff?”
“Sei sempre motivante nel comportamento e nelle parole?”
“Parti con un bel “Buongiorno!” radioso e positivo già da prima mattina?”
“In altre parole, hai una personalità dinamica che coinvolge chi ti sta intorno?”

Solitamente quando chiedo se la persona si ritiene motivante nel comportamento e nelle parole …
con aria stupita (di chi sente per la prima volta questo tipo di domanda) mi risponde
“In che senso?” (hai in mente la faccia di Verdone).

È venuto il momento di risvegliare la tua motivazione.
La forza interna che stimola, regola e sostiene tutte le tue azioni.

Parti da te stesso .. se vuoi motivare il team

Frequentare un corso motivazionale (a prescindere dalla bravura e la competenza del coach),
non ti basterà a diventare un bravo motivatore.
Se non prendi prima coscienza che devi “scendere in campo” in prima persona.
Ci devi “mettere del tuo”.
Carica la tua energia.
Motivati al massimo … e con quell’energia trasmetti fiducia ed entusiasmo attorno a te.

Tutti se ne accorgeranno ben presto … qualcosa si sta muovendo … qualcosa di nuovo sta crescendo
il primo mattone è stato posato!
Se ti impegni in questo, farai grandi cose.
Credimi!

Come gestire il pessimista sul lavoro .. in tempi già difficili

pessimista

Foto di Pexels da Pixabay

Negativo. Lamentoso.
Disfattista.
Catastrofico.

Prospettagli un progetto straordinario e insisterà che il Mercato non è pronto
e i finanziamenti non arriveranno mai.
Trova difetti e lamentele anche in una bella giornata di primavera,
in una festa di compleanno.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Puoi immaginare in questo periodo di emergenza (o post emergenza) da Covid19?

Il pessimista cronico non è consapevole del suo comportamento.
Crede di essere realistico ma in realtà non lo è.

Non riesce guardare il problema da diverse angolazioni.
Non vede il fallimento come un’opportunità di apprendimento.
Annega appena si alza la pressione.

Il pessimista-catastrofico poi ha un potere unico: anche se lo ignori, ha la capacità di opprimere (anche in buona fede) tutto l’ambiente.
Riesce lo stesso a innervosirti solo con la sua presenza, anche a metri di distanza.
Se non è potere questo!

Devi evitare di diventare “l’obiettivo” del pessimista

Evitare di spendere la tua energia nel contenere i suoi pensieri negativi.
Il pessimista è il lato oscuro.
Può farti sentire pieno di risentimento quanto un ottimista illuminerà il tuo umore.

Cosa fare con una persona negativa?
Se è uno che conosci appena, un collega di un altro dipartimento puoi sempre tacere, evitare, snobbare, scansare …
ma se la persona in questione è il collega di scrivania?
Il tuo collaboratore? Il tuo capo? Il cliente importante?
La tua più cara amica?
Il tuo partner?

Potresti cercare di farle capire che la loro vita non è affatto male.
Che sono “padroni” di come percepiscono le cose.
Aiutarli a uscire dal loro guscio di “vittima”.
Basterà? Uhm...
 


 

Un certo grado di pessimismo può essere una buona cosa

Ti aiuta a vedere le aree di potenziale pericolo. Rischio.
E quando puoi vedere il pericolo, puoi prendere provvedimenti per affrontarlo.

Ad un certo grado la persona pessimista può (se efficacemente “indirizzata e gestita”) diventare efficace per la tua causa in quanto fonte inesauribile di “avviso di pericolo”.

Piuttosto che farti venire il bruciore di stomaco o scendere al suo livello, usa queste frasi come linee-guida per “neutralizzare e reindirizzare” il suo pensiero pessimista:

“Hai bisogno di un consiglio?”
“Hai bisogno di sfogarti?”
“Sembri sconvolto. È quello che stavi cercando di trasmettere?”

 

“Cosa ti ha portato a questa conclusione?”
“Puoi mostrarmi la tua prova?”
“Puoi riformularlo in modo positivo?”
“Forse è così, ma ecco la buona / alternativa che vedo.”

 

“Posso spiegare perché non sono d’accordo con te?”
“Hai considerato …?”
“Ti ringrazio. Preferisco concentrarmi su …”
“Hai fatto un buon punto, ma se noi x, allora y.”

 


 

“Quale obiettivo vuoi raggiungere?”
“Hai identificato un problema valido. Facciamo un brainstorming su come risolverlo.”
“Quando continui a sottolineare il negativo, perdiamo l’entusiasmo di cui abbiamo bisogno per essere veramente creativi e produttivi. Mi hai mostrato X … credo che tu possa Y.”

 

“Ti sarei grato se potessi darmi delle alternative.”
“Cosa ci serve per risolverlo/andare avanti?”
“Mi aiuterebbe molto se tu …”
“Come posso aiutarti ad andare oltre x?”

 

“Grazie per aver condiviso i tuoi pensieri. Ora andiamo …”
“Possiamo avere una seconda opinione al riguardo da Marco/ufficio vendita?”
“Cosa faresti invece?”
“Posso capire perché lo pensi/provi così. Qual è il tuo prossimo passo?”
“Cosa ha funzionato in passato per questo tipo di problema?”

 

“Cerchiamo una soluzione insieme.”
“Possiamo affrontarlo da una prospettiva diversa?”
“Come possiamo migliorare insieme questo?”

 

Chiedi al pessimista di spiegarsi

Riposiziona le sue affermazioni negative. Falle seguire da un “MA” per ruotarle verso il positivo.

Cerca di concentrarti sulla tua autostima. Non farti influenzare.
Più credi in te stesso, più sei ottimista.

Gestire il team: come parlare con persone ansiose in tempi ansiogeni – 2

gestire team

Foto di Pexels da Pixabay

6. Non interrompere

Ogni volta che interrompi, stai uccidendo la comunicazione… e l’empatia.

L’empatia si “prende cura” delle persone.
Se interrompi l’altro, rompi questo “incantesimo”.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

La capacità di entrare in empatia ti permette di capire il messaggio nel suo giusto contesto,
dimostrando sincero interesse per gli altri.

Ascolta con empatia

“Ti ringrazio per aver sollevato la questione.
So che sei preoccupato… e anch’io.”

Alla persona ansiosa piace sapere (o credere) che capisci (o condividi) il suo stato d’animo.
Quello che sta vivendo.

Fai sentire il tuo coinvolgimento personale.
Le persone vogliono che le loro paure e preoccupazioni siano ascoltate.
Riconosciute.

Ascoltare significa fare silenzio interiormente.
Vuol dire calmare il tuo borbottio interno.
Prestare la più totale attenzione a quello che l’altro sta dicendo.

Ascoltare significa …prima capire, poi offrire un consiglio o una soluzione.

7. Non fingere di ascoltare

È tempo di empatia e di ascolto attivo.

Che succede quando un tuo collaboratore desidera parlare con te (per una spiegazione, un chiarimento, un consiglio, una richiesta) e tu hai fretta, devi terminare qualcosa,
non hai tempo o non ne hai semplicemente voglia?

Ascolti con attenzione,
fai finta di ascoltare oppure rimandi costantemente?

La calma comunica interesse per gli altri e … per il loro messaggio.

D’altra parte,
la fretta trasmette (anche in buona fede) che non ti interessa e che non sei importante.
Sei lì fisicamente ma non con la mente e col cuore.

È il tipo di ascolto “Ci sono/non ci sono”.
Chi parla ha la netta (e spiacevole) sensazione di non essere realmente ascoltato.
 


 

8. Gestire team: evita i “FORSE”…

FORSE mantiene aperte tutte le opzioni, è confusione e stagnazione.

Se sei tentato di dire FORSE, meglio dire NO.
Se hai bisogno di un po’ di tempo, fai sapere che deciderai più tardi – per esempio – a fine della giornata.

Non puoi pianificare e andare avanti con i FORSE.
FORSE è pericoloso. Blocca.
Porta all’inazione e alla confusione.

9. … i “MA”

Ogni volta che usi MA, cancelli inevitabilmente quanto hai detto prima!

“Andrà tutto bene MA …”.
Come ti suona? Che cosa senti?
Che non intendo quello che ho detto.

Il “MA” cancella, limita, diminuisce, giustifica
Sostituisci il “MA” con “E”.

Oppure puoi anche solo interrompere la frase e sostituire il MA con un punto.
“Hai fatto un ottimo lavoro MA c’è ancora tanto da fare”.
“Hai fatto un ottimo lavoro. C’è ancora tanto da fare”.

10. … i “Non lo so”

Affermare di non conoscere la risposta non è un segno di incompetenza e insicurezza.
Anzi, può essere una dimostrazione di forza.

Usare spesso -nel gestire team-  “Non lo so” ti costa credibilità e influenza.

Ogni volta che te-ne-esci con un arrendevole “Non lo so “, spingi le persone ad andare da altri …
a non venire da te!

Piuttosto di “Non lo so” predefinito, preparati risposte più potenti. Leggi post.
 


 

11. … e le frasi fatte.

Presta attenzione all’impatto di alcune frasi ostentate con troppa leggerezza.
Non cedere al finto entusiasmo e sorrisi di circostanza per mascherare disagio e dispiacere.

“Capisco quanto sia difficile questo cambiamento”
“So quanto sia faticoso, avete lavorato tanto e come deve essere deludente …”
“Sono sicuro che andrà tutto bene”
“So quanto sia triste per te”

Potresti sentirti dire “No, mi spiace… non lo sai”.
Soprattutto quando non hai partecipato.
Non sei stato coinvolto dalle conseguenze negative.

Quando non riesci a immaginare l’effetto delle tue parole.
Quando rischi di sembrare insensibile, vittima, ingrato, permaloso, esagerato, inadeguato.

È meglio mordersi le labbra. Altro che gestire team …
È meglio stare zitti!

Gestire il team: come parlare con persone ansiose in tempi ansiogeni – 1

gestire il team

Foto di Pexels da Pixabay

Che tu sia manager di una multinazionale, un piccolo imprenditore,
un professionista o un responsabile di settore,
che il tuo staff sia di 2 o 200 persone poco importa …
devi “prenderti a carico” (anche) le preoccupazioni dei tuoi collaboratori.

Stai comunicando con persone.
Guardale negli occhi, “senti” la loro delusione.
La loro preoccupazione.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Sei il leader.
Dai il tuo appoggio. Sostieni e incoraggia la “tua gente”. Costantemente.
Fai sentire che ci sei.

Fai sentire che sei un capo attento. Presente.
Soprattutto in questi momenti difficili.

Gestire il team: non evitare, rifiutare o soffocare le preoccupazioni del personale

Usa le emozioni.
Non lasciare che usino te.

Se ti concentri sulla paura, aumenti ancora di più l’ansia.
Se lotti l’agitazione, crei ancor più preoccupazione.

Infondi fiducia negli altri.
Condividi le esperienze, spiega le azioni.
Dai la possibilità di esplorare nuove opportunità.

La disponibilità verso una persona ansiosa del tuo team ti rende un leader. Maturo.
Esprime il tuo lato migliore.
 


 

Se ignori le preoccupazioni, il team penserà che non te ne importa o non sei capace

Non nasconderti.
Fatti trovare.
Il meglio che puoi fare è “rispondere” all’ansia.

Condividi la visione:
“Siamo solo all’inizio.
Potremmo navigare in mari tempestosi.
Sono fiducioso che ci usciremo insieme. “

Quando i mari sono agitati, il capitano cammina sul ponte.

1. È una questione di qualità

Non devi ascoltare per un’ora oppure trascinarti in una seduta terapeutica…
con finale a singhiozzi!

L’ascolto attivo non è una questione di quantità. È qualità.
Qualche minuto può bastare, se ti impegni ad ascoltare.
In modo attivo.

2. Non hai tempo? Benissimo ..dillo!

“Scusa, ho solo 5 minuti“.
Quando sei molto occupato, sei stressato, sei stanco, è meglio scusarsi … dichiaralo apertamente.

Accordati per un altro momento, in cui potrai essere più attento e partecipe.

Non c’è nulla di male nel dire: “Adesso non posso,
ne possiamo parlare alle 16.00/domani mattina/martedi prossimo?”.

Mantieni l’impegno preso.
Anche questo vuol dire gestire il team!
 


 

3. Parla in modo chiaro e diretto

Parole dispersive e slegate creano solo confusione mentale.
Non te lo puoi proprio permettere.
Almeno non adesso.

Le persone hanno bisogno di rispetto.
Non nascondere, raddolcire o minimizzare i fatti.

Troppo spesso,
nel gestire il team, la comunicazione è preceduta da troppe (o troppe poche) spiegazioni e informazioni.
Un linguaggio (forzatamente) rassicurante che tenta di diminuire l’impatto.

L’evasività fa perdere l’immediatezza del messaggio.
Le persone non capiscono, sono confuse.
Possono ingarbugliare ed esagerare il reale peso della situazione.

La comunicazione deve essere breve, chiara e diretta.
La persona ansiosa vuole risposte dirette, non giochi di parole.

4. Parla con fiducia, non spavalderia

Non ridimensionare.
E non confortare la persona ansiosa sdrammatizzando le sue preoccupazioni.
Evita di negare l’evidenza con banali frasi di circostanza.

Se minimizzi, quello che è importante per la persona ansiosa, diventi all’istante inaffidabile ai suoi occhi.

Piuttosto, resta aperto e disponibile:
“Per favore, inviami una mail se vuoi condividere altri pensieri/preoccupazioni”
“Puoi contare su di me, mentre proviamo a recuperare maggiore informazioni”
“Grazie per i tuoi suggerimenti.”
“Mi piacerebbe essere più specifico. Desidero risponderti con informazioni adeguate e veritiere. “

5. Interrompi qualsiasi attività

Interrompere qualsiasi attività vuol dire sospendere totalmente ogni azione.

“Parla pure ti ascolto”.
E intanto smanetti-come-un-forsennato sulla tastiera del cellulare o del PC.
Oppure annuisci con la testa solo per dare una minima parvenza d’ascolto.

Non dubito che tu stia sentendo.
Ascoltare è però tutt’altra cosa.

È una totale mancanza di rispetto, attenzione e anche d’educazione.

Pensaci … la prossima volta che un collaboratore o un collega ti sta parlando
(ma vale anche – e soprattutto – per partner, figli e amici).

17 chiavi per creare fiducia e collaborazione con il tuo team

creare fiducia

Foto di Sarah Richter da Pixabay

La comunicazione onesta,
propositiva e rispettosa è una delle capacità di leadership più efficaci.

Se un dipendente non si fida del proprio manager, l’azienda soffre.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Se vuoi essere un leader efficace,
devi saper motivare la tua squadra e creare il giusto ambiente produttivo.

È necessario guidare e coinvolgere le persone.
Non concentrarti solo sui compiti da eseguire e sulle mansioni da gestire.

Ecco 17 chiavi per creare fiducia con i tuoi collaboratori:

1. Creare fiducia nel team vuol dire “andare oltre” i tuoi compiti di leader. Non basta assegnare incarichi e assicurarti che ognuno faccia il suo lavoro.

2. Non essere accondiscendente. Tutti vogliono essere apprezzati ma non puoi piacere a tutti, per tutto il tempo.

3. Ricorda che nella comunicazione con il tuo team ascoltare è importante quanto parlare. Anche di più.

4. È fondamentale dare feedback (positivi o negativi) onesti, diretti, chiari e propositivi. Sempre in modo rispettoso.

 


 

5. Chiedi scusa quando commetti un errore. Le scuse “dicono” che non sei perfetto ma sei degno di fiducia.

6. Esamina le tue responsabilità prima di puntare-il-dito.

7. Il tuo compito è prestare attenzione a ciò che dicono i tuoi collaboratori. In particolare a chi pensa che la sua opinione non sia importante.

8. Mostra che stai ascoltando. Fai cenni di assenso. Non interrompere.

9. Guadagna la fiducia dei collaboratori riconoscendo il merito. Se sbagliano, concentrati sui problemi e comportamenti, non sulle persone.

10. Riconoscendo le tue aree di crescita, incoraggi gli altri a fare lo stesso.

11. Non trattare le persone come bambini. Sii trasparente con le responsabilità. Tutti devono conoscere le responsabilità di tutti.

 


 

12. Non intimidire i tuoi collaboratori. Falli sentire a loro agio e liberi di parlare. Assicurati -però- di essere “pronto a sentire la verità”.

13. Comunica con onestà, chiarezza, scopo e rispetto se vuoi aumentare credibilità, ispirazione e coinvolgimento.

14. Aprendo la porta del tuo ufficio stai comunicando la tua disponibilità. Stai rimuovendo più barriere mentali che architettoniche.

15. Accetta gli errori dei tuoi collaboratori. Tuttavia, tolleranza-zero per errori dettati da incompetenza, superficialità o negligenza.

16. Appena puoi esci. “Fai due passi” nei tuoi spazi aziendali. Bastano pochi minuti. Non giudicare, lasciati guidare dall’istinto. “Ascolta”.

17. Saper ascoltare è il segreto per avere una comunicazione davvero efficace con il tuo team. Ascoltare è la chiave del tuo successo.

12 errori che il team leader commette con il nuovo assunto

nuovo assunto

Foto di Oliver Yxmark da Pixabay

Spesso accade così:
il nuovo assunto si presenta il primo giorno di lavoro,
riempie la documentazione di rito e (forse) si unisce al team per la pausa pranzo.

Prima di essere lasciato (ho meglio abbandonato) in qualche saletta con procedure, processi e powerpoint.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Potrebbe sentirsi isolato, incerto su ciò che ci si aspetta da lui/lei.
Mentre la sua immaginazione vaga. Pericolosamente.
Si chiede se ha preso la decisione giusta.

Accogliere il nuovo assunto: eccitazione o scocciatura?

L’inserimento di un nuovo assunto dovrebbe essere un momento di scoperta,
eccitazione e potenziamento.
Da entrambe le parti… anche per te.

Spesso, sono noiosi ma dannatamente depotenzianti per il nuovo assunto.

Con queste semplici premesse,
non sorprende che, secondo Harvard Business Review, il 33% dei nuovi assunti sta già inviando il CV nei primi 6 mesi di lavoro.

Ecco 12 errori che come leader dovresti evitare quando entra un nuovo assunto nel tuo team:

1. Fornire una postazione di lavoro non funzionante. Le prime impressioni sono durature.

2. Concentrare 20 ore di informazioni in sole 4 ore (di fatica e noia). Non lasciare il nuovo assunto in una saletta a compilare documenti. Solo. Tutto il giorno.

3. Evita frasi tipo “Vedi Filiberto. Filiberto è bravo. Fai come Filiberto.” A nessuno piace iniziare all’ombra di Filiberto.

4. “Cosa devi fare? Semplice! Leggi questi Powerpoint e documenti”. Semplice no ..

5. Il modo in cui i dipendenti sono trattati all’inizio rimarrà per tutta la loro carriera.

6. Prepara il tuo team all’arrivo del nuovo collaboratore. “Scusa .. e tu chi sei?” non è da manuale di accoglienza.

 


 

7. Evita di sorprendere più tardi il nuovo assunto con qualcosa tipo “Questo avresti dovuto impararlo”. A nessuno piace essere sorpreso.

8. Non aspettarti che i nuovi assunti imparino tutto nella prima settimana.

9. Lascia stare l’approccio del battesimo-del-fuoco. Anneghi o nuota. Nessuno vuole sentirsi steso ad asciugare il primo giorno.

10. Non ricordare o pronunciare maldestramente il nome del nuovo collaboratore.
Non è solo questione di educazione. È una forma di rispetto. Leadership.

11. Non chiarire ciò che ti aspetti da lui/lei. Come sarà misurato il suo successo.

12. Non riconoscere e pianificare l’apprendimento. Se formuli ipotesi, fallisci.

Ecco le tue responsabilità di team leader.
Trascurarli comporterà il fallimento per il nuovo dipendente o per te come suo capo.

E pensa a quanto sarebbe appagante aiutare il nuovo dipendente a diventare una star  del tuo team.
Tutto grazie a te!

14 cose che il tuo team sta cercando disperatamente di dirti – 2

un team demotivato

7. “Siamo sovraccarichi di lavoro”

“Alcuni di noi si lamentano.
E lo faranno sempre-e-comunque.
Ti diranno che il loro carico di lavoro è diventato troppo da gestire.

Altri – la maggioranza che non si lamenta e lavora – non ti diranno niente, ma si bruceranno lungo la strada.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Quando c’è “troppa roba”, bisogna dare le priorità.
Qualcosa deve “essere lasciato andare”.

Devi intervenire per capire quanto sia realistico il carico di lavoro del tuo staff.

Cerca i modi per distribuirlo più uniformemente.
Lavora sulla definizione delle priorità.

8. “Non riconosci mai il lavoro fatto. E ti ritrovi con un team demotivato”

“Ognuno di noi non vuole essere considerato solo un numero senza volto.
Desidera essere riconosciuta come una persona.

Vuole essere apprezzataascoltata e compresa.
È semplice per te concludere … ho un team demotivato!

È importante riconoscere i successi che abbiamo ottenuto.
Onorare il nostro lavoro. Celebrare i risultati.
Offrire opportunità di crescita.

9. “Comunichi in modo ambiguo e controverso.. non capiamo cosa vuoi dirci”

“La chiarezza è la chiave.

Evita di nascondere il feedback nell’ironia.
Nel giro di parole.
Ci lasciano solo dubbi, ansia e resistenza.
Paura.

 


 

Affronta efficacemente il problema,
che si tratti di una riorganizzazione o della partenza di collaboratore.

Condividi le informazioni e lo “scenario possibile”.

10. “Vorremmo che la smettessi di prendere continuamente credito per il nostro lavoro.”

“Che mossa infantile e meschina!
E lo fai costantemente … senza ritegno.
Siamo offesi!

Dacci il giusto credito per quello che facciamo.
Ci sentiremo più apprezzati.

Il tuo successo … dipenda anche da noi.

11. “Stai nascondendo un segreto di Pulcinella”

“Non sottovalutare la nostra “intelligenza”.

Siamo già ben consapevoli dei problemi che stai cercando di nascondere.
Desideriamo però conoscere la motivazione.

Non trincerarti dietro un “… tanto non capirebbero”.

Se pensi che non possiamo comprendere,
perché non lo spieghi?

Un dialogo più impegnato e intellettualmente onesto può portare a nuove – e inaspettate – soluzioni.
Anche per te”.

12. “Dimmi la verità”

“Siamo più propensi ad accettare cambiamenti se capiamo cosa sta succedendo.

Apprezziamo la comunicazione chiara e trasparente.
Così sappiamo esattamente cosa ti aspetti da noi.

Non mentire.
Soprattutto per quanto riguarda le informazioni riservate o sensibili.

Ricorda che … se veniamo a sapere che hai mentito o non hai mantenuto la riservatezza, perderai la nostra fiducia.
Per sempre.

È meglio tacere o dare risposte tipo “Al momento, non posso dire niente” o “Non posso rispondere interamente in questo momento.”

Non promettere vantaggi e benefit per risultati poco probabili.
Causi il nostro risentimento e … un team demotivato!

13. “Vorrei che tu ce ne avessi parlato prima.”

Perché razioni le informazioni?
Perché le centellini come acqua nel deserto?
Non chiedi mai pareri e feedback?

Tutto quello che stai ottenendo sono pettegolezzi e paura.
Poi non lamentarti se la produttività cala … e ti ritrovi un team demotivato.

Se condividi le informazioni è un grande atto di fiducia e un riconoscimento molto potente per noi.
Desideriamo fare un buon lavoro, condividere con te le responsabilità, i compiti e il raggiungimento dei risultati.

 


 

Quando distribuisci le responsabilità,
è un attestato di fiducia nei nostri confronti … è come dire a ciascuno di noi “Io mi fido di te”.

14. “Sei teso tutto il tempo. Metti ansia”

“Probabilmente non te ne accorgi neppure.
Quando sei sotto pressione o sei stressato inizi a girovagare come una trottola.

Muovendoti tutto il tempo (come un tarantolato) crei attorno a te un clima di nervosismo che può influenzare e condizionare negativamente i tuoi collaboratori.

Quando non ci sei, tiriamo tutti un sospiro di sollievo.

Pensaci la prossima volta che cominci a girare come una trottola.”

14 cose che il tuo team sta cercando disperatamente di dirti – parte 1

team demotivato

Team demotivato?
Il tuo successo di team leader dipende dalla tua capacità di essere di supporto al tuo staff.

Devi dimostrare al tuo team che sei lì per aiutarli.
Favorire il loro lavoro.

Team demotivato? Ascoltare è fondamentale

Ascoltare è la chiave per scoprire cosa rende “sensibili” i tuoi dipendenti.
Cosa li entusiasma.
Cosa li spinge ad andarsene.

L’ascolto attento rivela la verità.
Svela i significati più profondi.
Il “non detto”.
Va aldilà dei “Tutto bene, grazie” e dei sorrisi di circostanza.

Non bloccarti nel “Se il mio collaboratore ha un problema, dovrebbe venire a dirmelo direttamente“.
Spesso non è così.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Ci sono alcune cose che i tuoi collaboratori – comprensibilmente – potrebbero non sentirsi a loro agio a condividere con te.

Per salvaguardare il loro lavoro e il loro valore,
preferiranno nasconderle.
Non condividerle.

Ecco 14 cose che il tuo team demotivato sta cercando di dirti.
Disperatamente.

Attento…apri bene le orecchie!
È in gioco il tuo ruolo e il tuo successo professionale:


1. “Vorremmo sentirci a nostro agio nel chiederti supporto”

“È già difficile ammettere di aver bisogno di aiuto.
Per di più … sei poco disponibile se abbiamo domande o dubbi.
Non ce la sentiamo di chiedere il tuo supporto.

Così seguiamo il flusso.
Sperando che le nostre debolezze spariscano.
Passino inosservate.
Magicamente.

 


 

Lo sai …
imparare per tentativi ed errori è frustrante.

Vorremmo sentirci meno a disagio nel chiederti supporto.
Perché non ritagli un po’ di tempo per coaching uno-a-uno?

Aiutaci a raggiungere gli obiettivi.
Che sostanzialmente sono anche i tuoi!”

2. “Sei professionale ma anche gelido e indisponente”

“Sei una fredda macchina che distribuisce ordini, mansioni e scadenze.

Fai solo finta di essere interessato, si vede, si sente,
quando ti parliamo, abbiamo la netta sensazione di non essere ascoltati… siamo un team demotivato!

Non c’è niente di più frustrante e irritante vedere come la nostra richiesta o problematica sia stata poco ascoltata.
Addirittura fraintesa.”

3. “Toglici il fiato dal collo e lasciaci lavorare”

“Pretendi di controllare tutta la corrispondenza, le e-mail e i preventivi, di bloccare tutto finché non dai la tua benedizione.

Il tuo OK.

Sei riluttante a delegare, ti concentri anche su piccoli dettagli e non lasci libera iniziativa,
anche sulle decisioni più banali.

Così facendo mostri una completa mancanza di fiducia.
Ci fai sentire demotivati, inutili … improduttivi.
Bambocci.

Lasciaci fare – in pace– il nostro lavoro!”

4. “Un’altra riunione? Noooo”

“Ancora una riunione.
L’ennesima. Dove si parla, parla, parla, senza costrutto.
Ma basta!

La maggior parte delle riunioni ci ruba solo ore di lavoro produttive.
Spesso ci lasciano la sensazione di nullità e di confusione.

Se non sono realmente necessarie dovresti evitarle.
Per favore … “

5. “Manifesti apertamente simpatie e preferenze personali”

“Forse non te ne accorgi neppure …
ma coinvolgi sempre e solo il solito gruppetto di fedelissimi.

È naturale sentire maggiore feeling e simpatia per alcune persone rispetto ad altre,
ma devi cercare di coinvolgere ogni membro del tuo team.

Ma se poi inizi a sorvolare o non dire niente per amicizia e simpatia …
stai perdendo la faccia e la nostra stima.

Dai un’immagine di leader debole e influenzabile.”

6. “Sei inavvicinabile”

Reagisci negativamente a domande e preoccupazioni.
Sei sempre troppo occupato.
Poco disponibile.
Introvabile.
Assente.

Non essere così sicuro che …
se non ti diciamo niente … tutto sta andando bene!
Se c’è un problema … sarai sicuramente informato.

 


 

Così facendo,
sei out dalle questioni che affrontiamo quotidianamente.

Sai cosa c’è?
Pensiamo che tu non sia in grado di risolvere i problemi.
Non vuoi essere disturbato.

Non essere così inaccessibile.
Rispondi alle nostre domande e alle mail. Appena ti è possibile.

Pianifica riunioni di gruppo e incontri individuali. A intervalli regolari.
Tieni aperta la porta del tuo ufficio. Anche solo per farci capire che ci sei … “

Collaboratore negativo: come gestirlo con successo in 11 passi – 2

il collaboratore negativo

Foto di Christian Supik (Fotografie) + Manuela Pleier (Design) da Pixabay

6. Evita di diventare troppo difensivo con il collaboratore negativo

In una situazione stressante abbiamo la tendenza a diventare difensivi.

A nessuno piace un feedback negativo, anche se utilizzi l’approccio migliore.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Non prendere sul personale le parole o l’atteggiamento negativo del dipendente.
Non sono diretti a te.
Per qualche motivo non è soddisfatto del suo lavoro.
Della sua vita.

7. Invia un feedback specifico

Porta esempi specifici.
Evita “Stai facendo questo. Non farlo più”.

Descrivi la situazione, le azioni e comportamenti avuti.
Spiega in che modo le sue azioni hanno influenzato te stesso e il team.

Sottolinea come un monologo su cosa-non-funziona, incolpando gli altri, negando le idee senza offrire soluzioni,
abbassi l’umore e l’ottimismo di tutto lo staff.

Invita il collaboratore negativo a concentrarsi sul positivo , offrire risposte più costruttive, fornire feedback produttivi, porre domande, ecc…

Fai una richiesta esplicita, di cosa vorresti vedere cambiato in futuro.
Incoraggia ottimismo e lungimiranza.

Se vuoi approfondire leggi i feedback produttivi.

8. Chiedere al dipendente se sta accadendo qualcosa di negativo nella sua vita o nel lavoro

Non sei un terapeuta.
Ma puoi immaginare come un divorzio o un problema di salute di un familiare – per esempio – possa influire su ogni aspetto della vita.
 


 

Alcune preoccupazioni possono essere legittime.

Mostra il tuo lato umano.
Mostra che sei interessato e preoccupato per lui/lei come persona.

A volte le persone annegano in sentimenti negativi perché non si sentono davvero ascoltate.
Assicurati di ascoltare attivamente.

In ogni caso – pur mostrando empatia – chiedi al tuo collaboratore di evitare che problemi personali influiscano sulle prestazioni sul posto di lavoro.

9. Concentrati sulle soluzioni

Non concentrarti su tutto ciò che è sbagliato e negativo.

Concentrati – piuttosto – sugli aspetti positivi della sua performance.
Parla di ciò che ha fatto bene, di ciò che i suoi colleghi e tu stesso apprezzi delle sue prestazioni.

In futuro,
ogni volta che senti il collaboratore negativo portare un contributo positivo, rinforza quest’atteggiamento.
Fortifica, per quanto possibile, le interazioni positive con gli altri colleghi.

Se la persona non è disposta a collaborare in questa discussione,
termina il confronto.

10. Effettua un controllo regolarmente

Pianifica regolarmente incontri one-to-one.

Incoraggia.
Dai feedback positivi.

Chiedi costantemente:
“Come posso aiutarti?”
“Di cosa hai bisogno per avere successo?”

 


 

11. Sapere quando è abbastanza

Può essere davvero facile per il collaboratore negativo ricadere nelle vecchie abitudini.

Se dopo aver fornito un ragionevole periodo … la negatività persiste e non ci sono progressi è necessario prendere atto e separarsi dal collaboratore negativo.

Hai avuto il giusto approccio,
sei stato diretto e hai dato l’opportunità di correggere il comportamento.
Hai la coscienza pulita.

In definitiva,
è un beneficio per tutti.

Ti farà guadagnare più credibilità come leader, l’ambiente di lavoro sarà più positivo.

Il resto della squadra saprà esattamente perché l’hai fatto.
E te ne sarà grato.

Dopotutto,
anche per la persona stessa un nuovo inizio (con un’altra azienda) non potrà che fare bene.

Collaboratore negativo: come gestirlo con successo in 11 passi – 1

il collaboratore negativo

Foto di Christian Supik (Fotografie) + Manuela Pleier (Design) da Pixabay

È successo.
Ancora.

Uno dei tuoi collaboratori è improvvisamente (ma forse non così all’improvviso),
diventato un problema.

Sempre di cattivo umore.
Rifiuta le buone idee. Mette in circolo quelle cattive.
Si lamenta costantemente del lavoro, di un collega o di ogni iniziativa.

Il collaboratore negativo vede solo nero

Mai positivo.
Solo negativo.

Questo atteggiamento dirompente e distruttivo (per qualsiasi dinamica di gruppo),
sta influenzando i tuoi collaboratori a restare concentrati e motivati sul lavoro.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Un collaboratore negativo può intossicare un gruppo di lavoro più velocemente di quanto tu possa immaginare
Gestire il comportamento di un dipendente negativo può essere incredibilmente esasperante.
Potresti avere l’impulso di lasciarlo fare, sperare che la persona si dimetta oppure …

Sperare che la situazione si risolva da sola. Non succederà!

Spesso,
gli altri membri del team – non essendo a loro agio nella gestione di negatività o conflitti – si rivolgono a te (il manager/leader/capo) per risolvere la questione.

Se stai pensando di evitare e sviare questo compito,
sappi che il resto del team resterà deluso dal fatto che accetti questa situazione improduttiva.

Il tuo approccio migliore è quello di evitare che la negatività si “espandi” a tutto il tuo luogo di lavoro.

Ecco 11 passaggi che puoi adottare per gestire il collaboratore negativo:

1. Comportamento negativo. È un periodo storto o la sua vera natura?

Di tanto in tanto tutti passiamo un periodo sfavorevole.

 


 

Se un tuo collaboratore sta attraversando un momento difficile,
la strategia migliore è quella di essere di supporto.

Ma se i giorni difficili sono tanti, non aspettare che la crisi si “allarghi” a tutto il team.
Un atteggiamento negativo può diffondersi e continuerà a farlo.
A meno che tu non lo fermi.

È tempo di una conversazione seria!

2. Chiediti: i dipendenti negativi sono un’eccezione?

Se non fosse così, forse il problema è più grande.
Un modello di negatività può “guidare” la tua organizzazione.

Gli atteggiamenti sono contagiosi.
È tempo di parlare con le persone-chiave e assicurarti che stiano dando l’esempio giusto.

Potrebbero inavvertitamente inviare messaggi sbagliati.
Controversi.
Negativi.

3. Verifica i tuoi pregiudizi

Prima di formulare qualsiasi tipo di ipotesi,
prenditi un po’ di tempo per riflettere su chi sia questa persona.
Veramente.

Controlla i tuoi pregiudizi.

Chiediti:
È negativo quello che sta dicendo oppure il modo in cui lo espone?
È davvero un dipendente distruttivo?
Potrebbe essere solo un problema di comunicazione?
Forse agisce in questo modo perché nessuno ha detto che non può?

 


 

4. Non ingigantire il problema

Come team leader,
sei responsabile di non aumentare l’atmosfera negativa.

Certo,
il tuo dipendente può essere davvero frustrante e provocarti bruciori di stomaco, ma non devi abbassarti al suo livello.

Evita di puntare il dito, diventare a tua volta negativo o sparlare male con il team ” … ma è davvero una persona distruttiva! ”

Gli altri membri del team si chiederanno se pensi e dici le stesse cose anche di loro.
Questo è un modo rapido per perdere la fiducia di tutta la squadra.

5. Iniziare la conversazione

Ora,
la parte difficile. La leadership non è facile!

Sedersi per parlare del comportamento e dare feedback.

Come la maggioranza dei dirigenti – anche tu – non hai avuto molta formazione e pratica nel trattare con persone difficili, quindi la situazione è scomoda.
Per entrambe le parti.

Valuta il livello di soddisfazione professionale del tuo collaboratore.

Poni semplici domande a risposta aperta:
Come ti senti a lavorare qui?
Le tue aspettative sono state soddisfatte?
In quali circostanze ti senti felice al lavoro?
Quali aspetti del tuo lavoro trovi più frustrante / più eccitante in questo momento?”
Dimmi di più …

Devi essere diretto ma non conflittuale.
Esprimi chiaramente le tue preoccupazioni in modo che non ci sia ambiguità.

Feedback costruttivo: 9 espressioni da evitare per essere efficaci

feedback costruttivo

Quando diamo un feedback costruttivo, dobbiamo stare ben attenti a non usare espressioni che ci fanno apparire offensivi, incompetenti o poco corretti.

Frasi o parole che possono, a livello inconscio, essere interpretate negativamente dalla persona che lo riceve.

Infatti il feedback costruttivo dovrebbe avere come unico scopo essere positivo e produttivo.

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Il tuo proposito dovrebbe essere quello di correggere un comportamento, senza mostrarti aggressivo o condiscendente, evitando lacrime o conflitti. Aiutare la persona a diventare più concreta ed efficace nel suo lavoro.

Stai lontano da tutte quelle frasi patetiche e di circostanza, diventerai così un punto di riferimento piuttosto che uno sputa-sentenze compiaciuto e altezzoso.

Evita queste 9 espressioni,
e sicuramente non vedrai le altre persone  mettersi immediatamente sulla difensiva o roteare gli occhi come dire “Che palle!”…

1. “A essere onesto …”

Se con questa espressione pensi di essere rassicurante, trasmettere integrità,
ti stai sbagliando di grosso perché, in realtà al contrario, aumenti dubbi e perplessità sulla tua correttezza.

Perché?
Queste frasi suonano totalmente poco sincere.

Dietro un onestamente o una dichiarazione di sincerità si nasconde spesso una bugia altrimenti non avresti il bisogno di “addolcire” il tuo discorso con queste parole.

Un feedback che inizia con “A essere onesto …” mette immediatamente la persona sulla difensiva pronta a ricevere qualcosa … di negativo!

2. “Mai / Sempre”

SEMPRE O MAI si insinuano di continuo in tutti i tipi di feedback.

Purtroppo, parlare in modo assoluto indebolisce il tuo punto di vista. È raro che qualcuno faccia o non-faccia qualcosa SEMPRE o MAI, quindi il tuo feedback verrà immediatamente respinto perché poco credibile.

Usa piuttosto “ripetutamente” o “di frequente” indicando uno spazio temporale “nell’ultima settimana, nel mese di marzo, ecc.”

 


 

3. “Fai come Piercarlo”

Evita di confrontare persone o membri del team,
condividi – piuttosto – esempi concreti di comportamenti.

Le persone non lavorano allo stesso modo,  ma raggiungono risultati in modi diversi.

Il che significa che se Piercarlo fa qualcosa-bene,
non dimostra necessariamente che il modo in cui opera l’altra persona sia sbagliata o necessita di una correzione.

4. “Senza offesa …”

Se inizi il tuo feedback con questa espressione,
probabilmente hai già oltrepassato la linea immaginaria che divide il feedback dalla critica.

Fermati.
Ripensa un modo più costruttivo di “aprire” il tuo feedback.

5. “Tutti hanno notato che …” – “Tutti pensano …”

Evita le voci “di gruppo”,
potrebbe essere molto imbarazzante.

A tutti noi piace pensare che stiamo facendo un buon lavoro e siamo apprezzati dal team,
sentirsi dire diversamente può rilevarsi scoraggiante.

Inoltre, rischi di perdere credibilità o trascinare altre persone in una conversazione che non hanno scelto.

L’ultima cosa che dovresti fare è accumulare i commenti negativi e pettegolezzi per far sì che la persona si senta attaccata o spettegolata.

Alla fine, non dovrebbe importare quante persone hanno notato/assistito a un comportamento scorretto.
Ciò che conta che la persona sia consapevole del fatto che deve modificare il suo atteggiamento.

6. “Dovresti …” – “Se fossi in te …”

Se non ti viene chiesto direttamente un parere,
evita questa frase.
 


 
Non fare impazzire con la tua capacità di analisi e la tua esperienza,
spiegando a tutti il modo in cui si dovrebbe fare-o-non-fare una certa cosa.

È molto più potente per qualcuno arrivare alla conclusione da solo.
Aiuta la persona a capire le ripercussioni delle sue azioni piuttosto che istruirla su come procedere.

7. “Quello che devi capire è …”?

C’è qualcosa di più frustrante e irritante sentirsi dire “Quello che devi capire è …?”

Stai suggerendo che … tra qualche secondo farai il favore di illuminarci-con-la-luce-del-sapere.

Questa frase ha un certo retro-gusto paternalistico,
che probabilmente ispirerà le persone solo a non-sentire il resto del feedback.

In caso di dubbio,
salta semplicemente i giudizi personali.

8. “Questo è un problema da diversi mesi ..”.

Il feedback costruttivo dovrebbe essere dato in modo tempestivo.

Se c’è stato un problema per mesi, e non hai detto/fatto niente,
l’errore è tuo!

Condividi il feedback non appena puoi,
in modo che per il destinatario sia più facile (a mente “fresca”) regolare i suoi comportamenti.

9. “Ma …” cancella l’energia di un feedback costruttivo

Evita i MA per mantenere la conversazione positiva.
MA è una spugnetta.

Ogni volta che usiamo MA, cancelliamo inesorabilmente quanto detto prima! Usarla durante una conversazione di feedback può significare che il destinatario respinge le informazioni importanti che si stanno condividendo.

“Il modo in cui hai gestito il reclamo è stato eccellente MA devi dimostrare di aver compreso le nostre procedure e la nostra filosofia”.
Il “MA” cancella, limita, diminuisce, giustifica.

Leggi il mio post.

Non cadere nella trappola di fare lodi o critiche sulle prestazioni dei tuoi collaboratori o dipendenti.
Evita di dare riconoscimento esclusivamente per i risultati ottenuti.

Riconosci invece i comportamenti che hanno portato a quei risultati.

9 modi per sviluppare la fiducia di un collaboratore insicuro – 2

sviluppare fiducia

4. Usa “La prossima volta …”

Quando vedi un collaboratore sfiduciato bloccato (un’altra volta) davanti all’ostacolo … chiedi: “Che cosa farai diversamente la prossima volta?
Che domanda magica!

Errori ripetuti insegnano che ci sono altri modi possibili per fare bene le cose.
Superare un ostacolo rognoso aiuta a sviluppare fiducia.

5. “Trasformalo” in coach

Prendi nota delle sue migliori capacità e condividi le sue competenze con gli altri componenti del team.

Se è bravo in qualcosa di specifico, sarà più incline a parlarne e a mettersi in gioco. Attribuiscili il ruolo di coach e il compito di supportare (in quel campo o settore specifico) un collega di team.
Uno-a-uno.

Poi aumenta gradualmente la difficoltà.

6. Aiuta il collaboratore insicuro a non mollare

Rivedi le strategie, l’approccio, gli strumenti, competenze e … fallo andare avanti. Non accontentarti di alcuni tentativi, insisti con lui/lei fino alla fine.

Anche dopo ripetuti fallimenti, non perdere la fiducia in lui/lei.
Mai.
Ricorda che il talento è utile ma la tenacia è il fattore fondamentale del successo a lungo termine.

Se non c’è l’ha (la tenacia), aiuta il collaboratore a trovarla. Se ne ha, sostienilo a non sprecarla e a indirizzarla su qualcosa di valido!

7. Cancella la percezione di fallimento

Non associare l’errore alla persona.

Anche inconsciamente, come se fossimo ancora a scuola, diamo sempre un voto, una valutazione, un giudizio, una sentenza inappellabile e spietata: se “ha fallito”, vorrà dire che “è un fallito”.

 


 

Aiuta il collaboratore dubbioso a ristrutturare le sue convinzioni e smussare gli angoli della sua autocritica più tagliente e imparare a pensare: “Io non sono un errore” ma “Ho commesso un errore”.

La differenza è lampante!

8. Trasforma il fallimento in un momento di crescita

Quando una persona è in debito di fiducia personale, anche l’errore più piccolo confermerà i suoi sentimenti di inadeguatezzaEcco … lo sapevo che non riuscivo. Come sempre.

Aiuta il tuo collaboratore esitante a capire che il fallimento è davvero un passo verso il successo.
Insegnagli a “fallire positivamente”, guardando sempre in avanti, sfruttando al massimo i suoi errori.

Trasforma il fallimento in uno strumento di apprendimento e crescita.
Diminuendo la paura di sbagliare, favorisci la crescita del tuo team.

Se riuscirai a ispirare speranza, farai “volare” il tuo team.

9. Celebra il miglioramento per sviluppare fiducia

Quando raggiungi un obiettivo con il tuo collaboratore, festeggia con lui/lei. Il successo genera successo e la fiducia acquisita procura una maggiore sicurezza.

Racconta la sua storia di successo ad altri dirigenti, in tutta l’azienda. Mostra alla tua squadra quanto ne sei orgoglioso!

Se ti concentri sugli errori, invece, “costruisci” ambienti distaccati e menefreghisti.

 


 

Sviluppare fiducia richiede tempo ed energia

Ma ne vale la pena.
Crea un impatto a lungo termine per il dipendente, per il team e per la tua azienda.

La fiducia è sempre dare.
Anche quando ti aspetti che qualcuno guadagni la tua fiducia, inizia comunque col darla.

Dai fiducia.
Accetta i limiti negli altri.

È importante sottolineare che questi suggerimenti non sono una forma di “coccole” per la gestione di persone insicure,
ma piuttosto un potenziamento di collaboratori con un potenziale inespresso.

Se vuoi approfondire … ecco il coaching per gestire il team!

9 modi per sviluppare la fiducia di un collaboratore insicuro – 1

sviluppare la fiducia

Non importa quanto sia intelligente, competente e qualificato il tuo collaboratore, se si sente dubbioso delle sue qualità, non ha la certezza di poter fare la differenza
non mostrerà il suo pieno potenziale.

Alcuni collaboratori,
non sono a loro agio nel parlare davanti alle persone, spingere una vendita, fare telefonate difficili con un cliente. Danno il meglio di sé in altri approcci … magari ascoltare, analizzare, pacificare, ecc…

Iscriviti alla Newsletter e ricevi GRATIS la guida sul coaching "Investi su Te Stesso"

Se come team leader,
hai intenzione di sviluppare la fiducia di un collaboratore insicuro spesso, nonostante le buone intenzioni, con le tue parole e il tuo comportamento, rischi di accentuare dubbi e paure.

Infatti, quando il collaboratore esitante è spinto, pressato a oltrepassare la sua zona di comfort (senza essere pronto) è facile che diventi ancor più emotivo, agitato e turbato.
Insicuro e incerto.

Creare fiducia in un collaboratore indeciso non è cosa-facile, non avviene in una notte,
richiede il tuo impegno, una “vera” conversazione, “da-coach”,
non riconoscimenti superficiali o slogan motivazionali presi in prestito.

Ecco 9 modi per infondere fiducia e sviluppare la fiducia di un collaboratore insicuro o sfiduciato:

1. Non pressare

Il modo più naturale per motivare una persona insicura suona più o meno così:
“Coraggio! Se va male, la prossima volta andrà meglio!”

In realtà, le esortazioni non aiutano l’insicuro a diventare coraggioso.
Anzi.

 


 

Ci sono persone che amano guardare … prima di buttarsi!
L’attesa dell’azione inoltre aumenta la paura.
È importante lasciare ai tuoi collaboratori insicuri il tempo per pensare e raccogliere i pensieri.

È meglio fare un passo indietro e rispettare “i confini” piuttosto che spingere e rischiare di perdere un valido collaboratore.

2. Fai sentire la persona importante se vuoi sviluppare la fiducia

La persona che crede di essere importante agisce come se fosse importante.
Quando aiuti qualcuno a credere che sia importante, espandi il suo potenziale (e il tuo).

Aiuta il tuo collaboratore a credere di più in se stesso.

Nessuno ama sentirsi un “progetto”, una risorsa.
Se tratti il tuo collaboratore come incapace (un bamboccio cui dispensare ordini), si comporterà da perdente.

Connettiti con lui/lei personalmente, trattalo da adulto, osserva i segnali verbali che esprime la mancanza di fiducia.

Parla delle verità difficili.
Non nascondere la realtà e le scarse prestazioni con la compassione e frasi di incitamento prese dal web.
La commiserazione raramente solleva il potenziale.

3. Sii specifico quando dai riconoscimenti

Se dici “Però … hai un potenziale!” non riuscirai a incedere sulla motivazione e sulla potenzialità della persona.

Devi essere il più specifico possibile con esempi quando elogi.
“Stamattina, con il cliente A. … Quando hai detto X, hai cambiato la conversazione? Ottimo, stai facendo la differenza!”

Il collaboratore insicuro deve essere convinto e rassicurato dalle tue parole.
Espressioni generiche “Stai andando alla grande”, “ Sei forte” non bastano.
Leggi questo post per approfondire!

 


 

Angela – che sta facendo coaching per migliorare la “gestione” del suo capo diretto – spiega benissimo il concetto:
“Il mio manager mi dice sempre che sono brava, ma non mi dà mai dettagli.
Non ne sono poi così sicura.
Se davvero pensasse che fossi così brava, avrebbe ampliato il mio ruoloInvece … francamente, sto iniziando a interrogarmi sul mio futuro qui. “