13 motivi perchè la gente non ascolta quello che hai da dire

non essere ascoltato

Dovremmo parlare molto meno.

Parlare troppo — e parlare male — è forse l’errore più comune che facciamo.

Quando vogliamo spiegare, convincere, impressionare
finisce che diciamo più del necessario
o usiamo espressioni e atteggiamenti che ci fanno apparire
offensivi, incompetenti o poco corretti.

Desideriamo entrare in contatto con persone degne del nostro tempo.

Ascoltare persone capaci di tenerci attenti, vivi, coinvolti.

Non vieni ascoltato? Attenzione a ciò che dici

Come scrivo nel mio libro “Prima volta Leader”,
le persone ti valutano in base a ciò che esce dalla tua bocca.

Se il tuo contributo ha poco valore,
non otterrai — giustamente — tempo né attenzione.

Ecco 13 motivi per cui le persone non ti ascoltano.

1. Parli troppo e sei dispersivo

Salti da un punto all’altro.
Apri parentesi su parentesi.
Non arrivi mai al punto.

Poco focus, molta dispersione.

Ripetere non rafforza un concetto:
lo indebolisce.

Più ripeti, più annoi.
Più spieghi, più perdi chi ti ascolta.

Se porti le persone fuori strada,
spesso resteranno lì.
Fuori strada.

2. Ti lamenti e non porti soluzioni

C’è qualcosa di più irritante
di chi si lamenta sempre
e non costruisce mai nulla?

Se parli solo di problemi, scuse e giustificazioni
verrai etichettato come negativo e lamentoso.

Quando dalle tue parole non nasce nulla di concreto,
le persone smettono di ascoltare.

Recriminare è facile.
Agire molto meno.

3. Interrompi o “vai sopra”

Interrompere non è solo scortese.
È offensivo.

Tagliare le frasi degli altri,
anticipare conclusioni,
presumere di aver capito prima che l’altro finisca
genera frustrazione immediata.

Nessuno ascolta chi non sa ascoltare.

4. Usi cliché e frasi fatte

Superficiale.
Scontato.
Irrilevante.

Un cliché ogni tanto è umano.

Una conversazione fatta solo di luoghi comuni la dimentichi.
E poi ti chiedi perché non ti ascoltano.

5. Dici sempre le stesse cose

Stessi esempi.
Stesse battute.
Stesso copione.

Diventi prevedibile.

E la prevedibilità spegne l’attenzione.
Anche (anzi, soprattutto) l’ironia, se riciclata, diventa pesante.

6. Non sai davvero di cosa parli

Se non sai, taci.
Se sai, parla con misura.

Essere competenti non significa dimostrarlo sempre.
Vuol dire anche sapere quando imparare dagli altri.

7. Parli sempre di te

Trovi ogni appiglio per riportare il discorso su di te:
i tuoi successi, i tuoi viaggi, la tua esperienza.

All’inizio incuriosisce.
Alla lunga stanca.

Niente di male, per carità,
ma pensi davvero che riuscirai a impressionare,
sembrare più interessante e intrigante?

L’egocentrismo non crea interesse.
Crea distanza.

8. Sei ambiguo

Persone insicure comunicano in modo ambiguo.
Leader ambigui creano organizzazioni confuse.

Se non sei chiaro,
non aspettarti entusiasmo (e seguito) alle tue parole.

9. Non prendi gli altri sul serio

Sorrisi ironici.
Testa che scuote.
Espressioni di sufficienza.

Puoi non essere d’accordo,
ma se umili l’altro
stai toccando punti molto sensibili.

Vuoi rispetto?
Dai rispetto.

Comincia da qui.

10. Non mantieni la parola

La gente ascolta solo chi è affidabile.

Se prometti e non mantieni,
perdi credito.

Per sempre.


La comunicazione è il cuore dell’autorevolezza:

La nuova edizione 2025 di “Autorevolezza

e “Prima volta Leader
sono libri pratici per lavorarci in profondità.

11. Fai il saputello

Sai tutto tu.
Correggi tutti.

Non ammetti errori.

Fai impazzire con la tua analisi e la tua esperienza,
sul modo in cui si dovrebbe fare/non-fare una certa cosa.

Dietro il “so tutto io”
c’è quasi sempre insicurezza.

E nessuno ascolta chi ha bisogno di dimostrare continuamente il proprio valore.

12. Non trasmetti empatia né passione

Se non ti interessa davvero ciò di cui parli,
perché dovrebbe interessare agli altri?

Siamo già abbastanza distratti.
Cinici.

Se non ti curi della gente cui stai parlando,
perché loro dovrebbero interessarsi a te?

Senza empatia,
le parole cadono nel vuoto.

13. Vuoi essere ascoltato, ma non ascolti

La comunicazione è reciproca.
Non è un monologo.

Fai dell’ascolto la tua prima priorità.

Paradossalmente,
è così che ti verrà chiesto di parlare.

Essere ascoltati non dipende solo da cosa dici,
ma da come lo dici.

Il percorso di coaching mirato
Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive
lavora proprio su questo.

Conclusione

Se desideri essere ascoltato — davvero —
servono attenzione, interesse sincero e presenza.

Fallo
e diventerai un punto di riferimento al lavoro di colleghi, collaboratori e capi.

9 ragioni perchè le persone seguono un leader

seguire il leader

Chissà quante volte hai sentito di qualcuno pronto a lasciare il suo lavoro perché non si sentiva apprezzato,
riconosciuto o ascoltato dal capo o dal titolare?
E viceversa, un team al completo pronto seguire il suo leader anche in sfide difficili o in situazioni molto problematiche?

Perché le persone seguono il loro leader?

Che cosa si deve dare-dire-fare con la propria squadra, se si vuol essere seguiti?
Come si fa a incidereincoraggiare-ispirare le persone?

Ecco 9 ragioni perché le persone seguono il leader e sono pronte a seguirlo (anche) incondizionatamente:

1. Si interessano (davvero) alle persone

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Le persone seguono Chi si occupa di loro come … persone.

Questo non significa che dobbiamo “coccolare” o adulare ma semplicemente “entrare in contatto” (anche) a livello personale.

I grandi leader si preoccupano della “loro gente”.

La ricerca ha mostrato che i migliori leader sono quelli i cui collaboratori sanno di poter contare nel momento del bisogno o di sostegno.

2. Hanno una visione e una direzione

Le persone vogliono sapere che c’è un futuro e una direzione.
Le persone seguono Chi indica la meta.
Chi indica la direzione.
Chi indica dove-si-deve-andare.

I grandi leader sono in grado di indicare una visione, motivare e ispirare le persone a seguirli. I dipendenti più impegnati sono quelli che hanno fede nella visione dei loro capi, generando così ottimismo e una maggiore produttività.

Un gruppo senza leader non ha direzione.
Un gruppo senza una direzione, può essere sopraffatto da incertezza e paralisi.

3. “Tirano” fuori il meglio dagli altri

Molti team leader si lamentano sempre di quello che i loro collaboratori non riescono a fare.

I migliori team leader si concentrano sui punti di forza delle persone. Vogliono aiutare (davvero) gli altri ad avere successo.
 


 

Hanno pazienza, comprensione e sfruttano ogni opportunità per aiutare il loro team a crescere e svilupparsi. Anche quando sbagliano, sanno che ci vuole tempo, altri tentativi e altri errori prima di migliorare.

Chiediti spesso: “Sto facendo il meglio per il mio team?“, “Come posso aggiungere valore?“.

4. “Costruiscono” un ambiente fondato sulla fiducia

La fiducia è uno dei pilastri fondamentali della leadership.

Le persone non tollerano la disonestà.
Quando la fiducia del “popolo” è persa, non può più essere recuperata.

Fiducia, comunicazione, sostegno e rispetto sono alla base di tutte le relazioni solide e ben funzionanti. La capacità di fidarsi è essenziale e i leader di successo sanno che non possono permettersi di darla per scontata.

La fiducia è influenzata più dalle azioni che dalle parole.
Solo se le tue azioni saranno coerenti con le tue parole, le persone avranno fiducia nella tua leadership.

La costruzione richiede tempo, la distruzione pochi secondi.

5. Dimostrano alto valore d’integrità

Le persone seguono Chi dimostra integrità, onestà e valori.

In tutto quello che fa.

I leader devono comportarsi in maniera coerente e affidabile, essere trasparenti quando si tratta di etica e valori.

Non devi desiderare di “avere ragione” ma piuttosto di “fare la cosa giusta“.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

6. Sanno dare speranza

Speranza.
Desiderio.
Sogno.

Il grande leader non solo dà stabilità e fiducia ma offre anche la motivazione che permette alle persone di affrontare le situazioni più impegnative e guardare al futuro con ottimismo e convinzione.

Ricorda che nei momenti difficili, di cambiamenti organizzativi, nuova gestione o nuovi dipendenti … mostrare speranza è fondamentale.

7. Sanno bilanciare forza e umiltà

Leadership è un delicato equilibrio di vera fiducia e genuina umiltà.

I grandi leader non dimenticano mai da dove sono venuti o non si prendono troppo sul serio. Considerano il loro successo non un risultato di uno sforzo solitario ma riconoscono il contributo di tutta la loro squadra.

8. Rimangono calmi e freddi anche sotto pressione

Sicurezza.
Forza.
Sostegno.

L’ignoto crea disagio.
In questi tempi così caotici, può essere difficile per il capo, il leader trasmettere stabilità e sicurezza.

La gente ha bisogno di rassicurazioni, vuole sapere che il suo leader ha una presa salda sul timone, anche nel bel mezzo di una tempesta.

9. Producono risultati e successo

Sono vincenti!

Anche se sono “arrivati”, capiscono che il loro impegno va di là del ruolo e del successo. Preferiscono essere identificati come qualcuno che ha (veramente) a cuore le persone e ha costruito un impatto positivo nella vita degli altri.

Seguire il leader? Titoli e competenze non bastano

Un cliente mi ha detto “Sono il direttore, ho il mio ruolo, le competenze … non vedo perché il mio team non dovrebbe fidarsi e seguirmi.
Titoli e le competenze sono importanti, ma non diamole per scontate.

A questo punto la domanda è … perché la gente dovrebbe seguirti?
Perché i collaboratori dovrebbero seguire il leader?
Te lo sei mai chiesto?

Se diventare un leader migliore è una delle tue aspirazioni inizia a chiederti…
… in totale onestà.
“Perché le persone seguire il leader?”.
“Perché le persone dovrebbero seguirmi?”.

Come tirare fuori il meglio dal collaboratore timido o introverso

collaboratore timido

Quando ero adolescente (timido e introverso), avevo smesso di “dichiarare” ai miei amici il mio interesse verso qualche ragazza per la paura di dover essere “pressato all’azione”.

Quando mi scappava un complimento, gli inviti e le spinte degli amici di “attaccare” avevano solo il potere di paralizzarmi ancor di più. “Ma dai!”, “Forza, al limite ti dice di no”, “ Adesso o mai più”, “Se perdi quest’occasione, non la vedrai più”, queste frasi (anziché spronarmi) m’inchiodavano sempre più alla sedia.

L’insicurezza è imbarazzante, paralizzante e invalidante.

Lo sapevo bene.

Tutto quello che chiedevo, è … di non essere pressato e di avere il tempo di “prepararmi” prima di “buttarmi”.

Così diventa facile capire qual è la prima regola per tirare fuori il meglio dai collaboratori timidi o insicuri:

1. Non pressare un collaboratore timido

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Il modo più naturale per “motivare” una persona all’azione suona più o meno così “Coraggio! Fallo e basta! Se va male, la prossima volta andrà meglio!

In realtà, le esortazioni non aiutano i timidi a diventare coraggiosi.
Anzi.
Ci sono persone che amano guardare … prima di saltare!

È importante lasciare ai tuoi collaboratori timidi il tempo per pensare e raccogliere i pensieri.
Otterrai, in cambio, idee e soluzioni.

2. Rispettare i confini

Le persone tranquille tendono ad avere confini più forti e rigorosi.

Non si sentono a loro agio di fronte a persone che non conoscono o gruppi numerosi, non fare telefonate difficili o comunicare cattive notizie con un cliente o un capo.

Quando sono spinte, a oltrepassare la linea della loro zona di comfort (senza essere pronti), è facile che diventino emotivi, agitati e turbati.

Quando questo accade, è meglio fare un passo indietro e rispettare “i confini” piuttosto che spingere e rischiare di perdere un valido collaboratore.

3. Ascoltare attivamente

La maggior parte delle persone introverse non sono brave ad auto-promoversi. Preferiscono che sia il lavoro a parlare per loro. E spesso lo fanno anche molto bene.

Il primo incoraggiamento che possiamo dare alle persone timide è quello di essere “presenti”, fare una domanda, smettere di parlare e … ascoltare con la massima attenzione.
 


 

Pianificare incontri periodici uno a uno che permetteranno di costruire una relazione più stretta. Grazie al clima di fiducia, il collaboratore si sentirà a suo agio e incoraggiato ad aprirsi. Spronalo a esprimere i suoi punti di forza, il lavoro che più li piace e le aree in cui vorrebbe migliorare.

4. Chiedere “Come posso aiutarti”?

Un collaboratore insicuro può bruciare un sacco di tempo ed energia “girando in tondo” chiedendo cosa-fare e come-fare. A volte, è talmente assorbito da un compito, così concentrato su dettagli e rifiniture da rendere la mansione più complicata di quel che è.

È importante rompere quel blocco mentale, aiutarlo a passare dal pensiero all’azione, identificare quello che è più utile, piuttosto che concentrarsi su “quello che manca”.

Chiedi di cosa ha bisogno per andare avanti ed essere più efficiente.

“Cosa ti serve?”
“Più tempo? Più spazio?”
“Il supporto di un altro collaboratore?”
“Un corso specifico per una determinata competenza?”
“Come può essere più facile/semplice questo lavoro/progetto?”

5. Collaboratori timidi preferiscono email

E tutte le forme di comunicazione che permettano loro di lavorare con calma e di evitare la “pressione”.

Come pensi che reagisca il tuo collaboratore timido se li fai una domanda inaspettata o una richiesta a bruciapelo?

Ferma.
Non è incapace. Serve solo un po’ di tempo.

Non pensare che questa idea del “dare il tempo” non permette al collaboratore timido di lavorare in un ambiente frenetico e convulso.
Sa adattarsi, anche bene.
Deve solo prendere le “misure”.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

6. Credere nelle persone

Se non credi nelle persone, limiti il loro potenziale.

Uccidi la speranza.

Il tuo collaboratore timido deve sapere che sei dalla sua parte
.
Celebra lo sforzo, riconosci il progresso, trasmetti fiducia.

Diminuendo la paura di sbagliare, favorisci la crescita

I leader che ispirano speranza “fanno volare” i loro team.
Senza cuore invece, “costruisci” ambienti indifferenti.

È importante sottolineare che questi suggerimenti per la gestione di persone timide non sono una forma di “coccole”.

Questi sono semplicemente accorgimenti che i datori di lavoro e i manager possono utilizzare per gestire al meglio alcuni collaboratori, i cui talenti e punti di forza possono portare grandi vantaggi a tutto il team e alla tua attività o azienda. Se desideri approfondire, ecco il personal coaching per la gestione del tuo team.

Non sai (ancora) cosa è esattamente il coaching?
Lascia che ti spieghi cos’è (per me) e come lavoro ogni giorno,
scopri la mia guida di benvenuto facendo click qui.

Perché fare errori è indispensabile per la tua crescita

fare errori

“Una vita spesa a commettere errori, non solo è più onorevole, ma è molto più utile di una vita consumata a non far niente.”
George Bernard Shaw

Non commettere errori potrebbe essere l’errore peggiore.
Un errore ci insegna molto di più di quanto faccia il successo.

Proprio quando siamo messi alla prova, solo quando non riusciamo, possiamo vedere dove abbiamo sbagliato, scopriamo di più su noi stessi, sui nostri punti di forza e di debolezza, sulle cose che vogliamo o non vogliamo fare.

Ecco 5 motivi per cui non fare errori potrebbe essere il più grande errore della tua vita:

1. Gli errori ci aiutano a crescere

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Se non ti metti in gioco, non puoi farti domande importanti.
Se le cose ti sono sempre arrivate “facili”, grazie alla fortuna o con poco sforzo, potresti non aver allenato i “muscoli” della perseveranza.

Quanto sei abituato a perseverare di fronte all’ostacolo?
Continui a provare, non ti fermi fino a quando non trovi il modo di superarlo?

Non è realistico credere che non farai mai sbagli, però è fondamentale esercitare la tua capacità di recuperare dall’errore (e rialzarti) il prima possibile quando la salita si fa dura o finisci muso-a-terra.

Pensi davvero che commettere errori, sbagliare, perdere … renda perdenti?

2. Gli errori sono bagni di umiltà

Siamo onesti, tutti noi pensiamo di essere (davvero) speciali.
Gli errori ci permettono di vedere che siamo, né più né meno, come gli altri.

Ahinoi. Non siamo speciali.

Ma va bene lo stesso.
Molto probabilmente (anzi sicuramente) siamo speciali per certe persone e … speciali sono stati alcuni momenti nella nostra vita.

Partiamo da qui. Dallo speciale-zero.
 


 

Sbagliare ci insegna a essere più comprensivi verso noi stessi e anche verso gli altri.
Ci dà più empatia.
Solo quando ci permettiamo di non essere perfetti, di sbagliare, di provare e riprovare possiamo evolvere e migliorare.

3. Gli errori sono un avvertimento

Hai cancellato alcuni file e hai perso 2 ore per rifare il lavoro?
Guidato con la febbre e hai preso il marciapiede all’incrocio?
Hai fatto tardi la sera e alla riunione eri lento e impacciato?

Certo, errori rimediabili e non drammatici.
Spesso, però gli errori sono un monito.
Un avvertimento.
È un segnale che ci grida, “fai più attenzione”.

Ascolta questi avvertimenti.
Errori differenti … possono significare guai!

Hai cancellato per errore dei file e hai perso 2 mesi per rifare il lavoro,
con un grande danno economico e d’immagine per la tua azienda?
Guidato con la febbre e hai investito una passante all’incrocio?
Hai fatto tardi e alla riunione si vedeva che eri lento e impacciato (e il titolare te ne ha subito chiesto conto, mettendoti con le spalle al muro)?

4. Fare errori è essenziale per vivere una vita senza rimorsi

Come puoi scoprire cosa-ti-piace o cosa-non-ti-piace, se non ci provi?
Come fai a saperlo se non commetti errori?

Hai sempre desiderato quel lavoro all’Istituto per giovani disadattati per poi accorgerti che è stata la peggiore esperienza della tua vita, che non sei “tagliato” o sei troppo “sensibile”?
Hai sprecato davvero il tuo tempo?
È stato davvero un errore di prendere quel lavoro?

Se non avessi mai lavorato nel Sociale, avresti passato tutta la vita a pensare che saresti potuto diventare un grande educatore, un Salvatore e … invece ti ritrovi triste e rancoroso … e non avresti mai potuto sapere quanto (invece) effettivamente l’avresti odiato.

Sbagliare significa vivere una vita senza rimpianti.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

5. Gli errori portano al successo

“Gli errori sono necessari, utili come il pane e spesso anche belli:
per esempio, la torre di Pisa”

Gianni Rodari

Gli errori aiutano a “correggere il tiro”.
Rettificare la direzione per restare sull’obiettivo.
Più errori facciamo, più ci avviamo velocemente alla meta.

Facendo sempre le stesse cose, otterremo sempre gli stessi risultati. Gli errori ci insegnano cosa non funziona, cosa fare di diverso la prossima volta.

Fare errori, ci aiuta a chiudere le vecchie porte (quelle del comportamento, scelte o strategie che ci hanno portato a sbagliare) e aprirne delle nuove. La maggior parte delle invenzioni sono state realizzate attraverso tentativi ed errori.

Fare errori porta al miglioramento

Anch’io ho fatto tanti errori, che però mi hanno anche dato prospettive diverse.
Non sarei la persona che sono oggi.
Nel bene e nel male.

Spesso, per arrivare al nostro obiettivo siamo costretti ad allungare la via.
Ognuno di noi prende traiettorie differenti e strani percorsi.

Se hai sbagliato. Se hai fallito.
Continua.
Prova ancora.
Prenditi una pausa e … fallo di nuovo!

Più provi a fare qualcosa di nuovo, prima arriverai “a farlo bene”.
Gli errori sono (davvero) i gradini per il successo.

9 motivi perchè come giovane leader non farai molta strada

giovane leader

Una cosa è essere un membro del team.
Un’altra è condurre e guidare i membri del team.

Molti sono sicuri di poter raccogliere la sfida.
Bene!
Bello vedere coraggio e intraprendenza!

Quando arriva il momento di agire, però, questa sfida si rileva più difficile del previsto. I giovani team leader sono spesso impreparati ad affrontare la gestione di un gruppo, davanti ai problemi che sorgono o li ignorano o reagiscono male.

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Nel mio libro “Prima volta Leader – Se non nasci leader, lo puoi diventare” ho evidenziato come, secondo un recente studio sulla leadership, quasi il 40 per cento dei nuovi leader e responsabili fallisce entro i primi 18 mesi.

Inoltre, molti di loro scoprono che non è quello che si aspettavano, che desideravano oppure comprendono di non avere le competenze per fare bene.

Vediamo insieme 9 motivi perché come giovane leader farai poca strada:

1. “La vuoi facile e subito”

La parola “gavetta” ti fa sorridere?
Bene, rido insieme a te!

Le persone di successo non si aspettano risultati immediati. Non pensano che arriveranno “rapidi” e “facili”.

Sorridono (questa volta a ragione) nel vedere altre persone cadere nelle illusioni “Leader in 1 giorno”, “Arricchirsi rapidamente”, “Fare un blog di successo in 1 mese”, “Diventare leader in 4 mosse”.

2. Smetti di crescere e di ascoltare

Perché hai smesso di crescere e imparare?
Ti stanno andando bene le cose e pensi che non ti serva più?
Sei giovane, preparato e credi di essere esperto-di-tutto?

Se hai smesso di ascoltare, crescere, non ammetti di non sapere tutto è un cattivo segnale. Perché?

Sotto molti aspetti … il successo è più difficile da gestire che un fallimento … soprattutto quando smetti di crescere come persona.

3. Pensi di avere tutte le risposte

I giovani team leader tendono a pensare che devono agire come se avessero tutte le risposte … e se non le hanno … dovrebbero agire come se l’avessero!

 


 

E se non funziona?
Hai pensato alle conseguenze?
È come guidare la notte con le luci di posizione.

4. Non conosci te stesso

Sei consapevole dei tuoi punti di forza e di debolezza?
Conosci lo scopo, i tuoi valori e la tua visione?
Sai gestire i tuoi comportamenti? Le tue reazioni? E quelle degli altri?
Conosci quello che-funziona e che-non-funziona per te?

Troppe domande?
Forse è meglio che trovi subito le risposte.

È qui che devi concentrare i tuoi sforzi.
Se non vuoi diventare una percentuale nella statistica dei fallimenti da leadership.

5. Non sei consapevole del prezzo da pagare

+ sali + pressione.

Più sali e più devi vivere sotto la (spietata) luce dei riflettori.
Riconoscimenti e approvazioni ma anche antipatia e invidia.

Anche al tuo (piccolo o grande, poco importa) livello.
Non devi essere un VIP, uno sportivo famoso o un grande imprenditore per risvegliare le gelosie e le avversioni delle persone (anche – e soprattutto – di quelle che ti circondano).

Sorpreso?
Non dovresti. Non c’è niente di nuovo, è vecchio quanto il mondo.

 
POTENZIA LA TUA LEADERSHIP > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

6. Sei arrogante e presuntuoso

Se tendi a pensare che chi si comporta così ha un carattere forte, ti invito a pensare che spesso questo comportamento è tipico delle persone deboli e insicure.

È in genere un tentativo, peraltro vano, di nascondere insicurezza e incompetenza.

Arroganza e prepotenza sono mondi-a-parte rispetto a grinta e carattere.

7. Pensi che basta titolo e competenze

Leadership non è (solo) avere un titolo, un ufficio più grande o “saper fare molto bene il proprio lavoro”.
Non basta.
Non basta concentrarsi sui compiti.

I leader migliori sanno che il loro successo o fallimento dipende dalla capacità di ispirare e guidare il proprio team. Hanno imparato che le persone sono la chiave del loro successo.

La leadership è basata sulle relazioni, sulla fiducia e sulla costruzione di spirito di squadra.

8. Ignori l’importanza delle relazioni personale

Perché quella faccia sorpresa (e un po’ scocciata) nel vedere la tua collaboratrice “scappare subito a casa” perché il suo bimbo è malato. Davvero non sai che i bambini si ammalano così spesso?

Ah! Non ne hai.

Per molti dei tuoi collaboratori l’equilibrio lavoro-privato è una sfida sfiancante. Non farai molta strada se pensi che gli altri siano solo un supporto o (peggio) una scocciatura.

Esprimi il tuo lato più umano e sarai apprezzato anche sul lato personale.
A volte, basta solo un po’ più di comprensione e un pizzico di simpatia.

 


 

9. Sei convinto che “A te non succederà mai

“Mai” è un avverbio che dovremmo togliere tutti dal vocabolario.

Eccessiva fiducia. Troppa convinzione.
Poca prudenza.
Sono caduti in tanti.
Sono caduti (anche) i migliori.
Perché non dovrebbe accadere anche a te? O a me?

Continua a imparare e non dare niente per scontato.
Ogni storia di fallimento deve essere un monito.
Un avvertimento.

Dura la vita del giovane leader?

Troppe aziende non sono impostate per sostenere i loro leader.
Soprattutto un giovane leader.
Troppo spesso, l’unica cosa che si sentono dire è … che hanno fallito.

Per padroneggiare la leadership ti servono ottime competenze ma anche un efficace allenamento dei tuoi “muscoli caratteriali” e delle tue risorse interne.

Dura la vita del giovane leader. Vero?
Il passaggio sul tappeto rosso te lo devi proprio meritare.

Hai sentito “parlare di coaching” ma non hai ancora deciso di fare il primo passo?
Lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno. Contattami.

10 cose che le persone di successo non fanno

persone di successo

Se vuoi raggiungere i tuoi obiettivi (grandi o piccoli, poco importa) nella vita è senz’altro utile comprendere cosa-fanno le persone di successo.
Altrettanto importante è conoscere anche cosa-non-fanno.

Ecco 10 cose che le persone che più ammiri non-fanno:

1. Non si aspettano risultati immediati

Iscriviti alla mia newsletter.

Compilando il modulo riceverai news e aggiornamenti sulla formazione e il coaching.

Le persone che ammiri non si aspettano risultati immediati.

Non pensano che il successo arriverà “rapido” o “facile”. Sanno che occorre tempo e fatica. Ognuno si evolve al suo ritmo, nessuno sa quanto tempo ci vorrà per ottenere progressi rilevanti.

Sorridono guardando le persone che si lasciano intrappolare da sogni facili tipo “Perdere fino 5 kg di peso in 1 settimana”, “Arricchirsi rapidamente”, “Fare un blog di successo in 1 mese”, “Diventare un grande leader in 4 passaggi”.

2. Non aspettano il “momento perfetto” per agire

Le persone di successo non aspettano il momento giusto per agire perché sanno che il momento perfetto potrebbe non arrivare mai.

Anche loro (come tutti noi) hanno timore di fallire e di non fare la scelta giusta, ma accettano che nella vita non ci sono certezze e non esistono garanzie di successo.

Cercano di vincere la paura e la pigrizia.

Vuoi una garanzia di successo prima di fare qualcosa? Mi spiace, non esiste ma se non provi (se non ti butti) è garantito che fallirai.

3. Non si lasciano condizionare da persone negative

Ignorano gli scettici e i pessimisti.

Ma anche … quelli che si lamentano, quelli che rimandano, quelli che succhiano l’energia, quelli che trovano scuse per tutto, quelli negativi, quelli drammatici.
 


 

Le persone che ammiri sanno che l’energia è contagiosa.

Hanno imparato che ascoltando continuamente problemi, lamentele, pessimismo si sentiranno a loro volta stanche e logore.

Invece, chi ha successo frequenta regolarmente solo persone con un atteggiamento mentale positivo, che danno una spinta o una prospettiva nuova.

4. Non lasciano “lievitare” i problemi

Le persone che più ammiri non ignorano le preoccupazioni.
Affrontano i problemi appena possibile.

Sono tentate (come tutti noi) di trascurare le cose più difficili, ma hanno capito che invece devono affrontarle subito. Hanno compreso che rimandare o (peggio) ignorare un problema vuol dire trasformarlo in “qualcosa” di sempre più grande, magari ingestibile.

Se rimandiamo, per esempio, di telefonare a una persona/cliente/collega/capo perché proviamo disagio, quando poi saremo costretti a farlo proveremo ancora più malessere e saremo ancor più logorati dallo stillicidio di attesa, ansia e stress.

5. Non si fermano di fronte gli ostacoli

La vita non sempre ci riserva quello che desideriamo.
È una verità.

Le persone che raggiungono il successo sono disposte a fare sacrifici.
Non indietreggiano davanti alle avversità.

Sono consapevoli che non otterranno sempre quello che desiderano.

Trovano costantemente il modo di migliorare se stessi. Credono che il successo sia una scelta … per questo scelgono di concentrare il loro tempo e le loro energie solo sulle cose che li condurrà a quel traguardo.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

6. Non sprecano energia su cose che non possono controllare

Prendono le distanze dalle cose che non possono controllare. Hanno appreso (dalla vita) che non farlo, porterà solo ansia e delusione!

Non sprecano energia e capacità su cose e fatti che non dipendono da loro. Hanno sperimentato (sulla loro pelle) che non possono controllare gli altri ma solo gestire la propria reazione, il proprio atteggiamento. Cercano di non lamentarsi o non demoralizzarsi, si concentrano sulle prossime azioni e su ciò che possono controllare nella loro vita.

7. Non si preoccupano di piacere a tutti

Le persone che più ammiri riconoscono che non hanno bisogno di accontentare tutti, in ogni momento.

Non hanno paura di dire di “no” o “perché”, quando è necessario.

Si sforzano di essere gentili e leali, sanno anche che è impossibile compiacere tutti e non sono sconvolte se non piacciono o non sono accettate dagli altri.

8. Non mollano dopo un fallimento

Le persone di successo non rinunciano dopo un fallimento.
Invece, usano il fallimento come un’opportunità per crescere, imparare, fare un progresso e correggere la direzione.

Gli errori ci insegnano cosa non ha funzionato, cosa dovremo fare di diverso la prossima volta. Gli errori sono i gradini che ci portano al successo.
Le persone che ammiri hanno sperimentato che non importa quante volte si cade, ma quante volte ti rialzi (più forti di prima).

Cadi sette volte, rialzati otto.
Proverbio giapponese

9. Le persone di successo non cercano scuse

Le persone di successo si assumono la responsabilità dei loro errori.

Se le cose non vanno come previsto o qualcosa va storto, si prendono l’onere di risolvere il problema.
Non cercano scuse.

Le scuse sono a uso esclusivo di indecisi e incompetenti.

10. Non percepiscono le difficoltà come ostacoli

Quando le persone di successo si trovano di fronte a una difficoltà, non fanno drammi, non si disperano o rassegnano. Vedono questo impedimento semplicemente come un problema da risolvere … un ostacolo da superare … proprio come hanno fatto con tutti gli ostacoli che hanno oltrepassato in passato.

Sanno che quest’esperienza li renderà ancora più intelligenti e più forti.
Sono determinate a ottenere i loro obiettivi -non importa quanto grande- ogni giorno.

Raggiungere il successo non è facile

Se vuoi raggiungere i tuoi obiettivi può essere d’ispirazione sapere cosa-non-fanno le persone di successo.

Avere successo nella vita non è facile.
Ci vuole tempo.
Fatica.
Dedizione, coraggio, costanza.
Anche al tuo livello (grande o piccolo che sia, non importa).