Collaboratore sensibile: 11 spunti per approcciarlo con successo

collaboratore sensibile

Foto di Artur Skoniecki da Pexels

Uno degli errori gestionali che puoi commettere come team leader è sottovalutare le persone sensibili che lavoravano con te.

Una persona estroversa, più loquace, sicura di sé e socievole, potrebbe mal sopportare i comportamenti di collaboratori e colleghi più timidi, più tranquilli o meno socievoli.

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Gli estroversi vogliono parlarne.
Gli introversi pensare.
Osservare.

Parlare poco non è sinonimo di debolezza, indifferenza, superficialità

Anzi.
Non dare mai per scontato che tranquillità sia sinonimo di debolezza oppure consenso.
Spesso sono persone tenaci, forti e disciplinate.

Fai del tuo meglio -come team leader- per mettere le persone a proprio agio,
adattati (per quanto possibile) al loro stile comunicativo,
ma non pensare di aver fatto qualcosa di sbagliato se non funziona.

Ecco alcuni modi per relazionarti con un collaboratore sensibile e introverso:

1. Non prendere la sua “tranquillità” sul personale

Ti sarà senza dubbio capitato di rapportarti con una persona introversa e di provare fastidio o disagio perché erano riservate oppure poco comunicative.

Non prenderla sul personale se all’inizio non sembrano cordiali.
È la loro natura.
È il nervosismo che li rende così tesi.

Sono solo un po’ ingessati (all’inizio). Hanno bisogno di un po’ di tempo per “scaldarsi”.
Non farne un dramma!

2. Non fare battute

Evita di etichettare la loro “calma” in modo accusatorio e conflittuale.
Non pensare di scuoterli pungendoli con ironia,
spesso le persone si sentono più imbarazzate e incomprese.
 


 

Non commentare la timidezza.
Non tirare fuori “Ah. Ma quanto sei timido!” come se fosse un problema.

Piuttosto, onora i punti di forza.
Se vuoi fare una battuta, non dire niente di troppo tagliente e chiarisci (per esempio sorridendo) che sei comunque amichevole e affettuoso.

Non essere cinico o sarcastico.
Spesso le persone sensibili sono molto competenti e concrete.

3. Non pressare un collaboratore sensibile

Il modo più naturale per “motivare” una persona all’azione suona più o meno così “Coraggio! Fallo e basta! Se va male, la prossima volta andrà meglio!

In realtà, le esortazioni non aiutano i timidi a diventare coraggiosi.
Anzi.

Ci sono persone che amano pensare … prima di passare all’azione!

L’importante è lasciare ai tuoi collaboratori più introversi il tempo per pensare e raccogliere i pensieri.
Otterrai, in cambio, idee e soluzioni!

Se desideri approfondire il coaching sulla gestione efficace del tuo team.

4. Prendi l’iniziativa nella conversazione, ma non esagerare

Quando una persona riservata deve parlare, spesso si sente ansiosa.
Ha poco senso pressarla ad intervenire. A dire la sua.

È molto più facile che si metta sulla difensiva, contribuendo poco alla discussione.
 


 

Concedile qualche minuto per “scaldare il motore”.
Dopo pochi minuti l’ansia tende a diminuire e iniziano ad aprirsi.

A volte tutto ciò che devi fare è … aspettare un po’.

5. Ascolta attivamente il collaboratore sensibile

Il primo incoraggiamento che puoi dare a una persona sensibile e introversa è quello di essere “presente”,
ascoltare con la massima attenzione.

Pianifica incontri periodici uno a uno per costruire una relazione più stretta.

Grazie al clima di fiducia,
il tuo collaboratore si sentirà a suo agio e incoraggiato ad aprirsi. Spronalo a esprimere i suoi punti di forza, il lavoro che più li piace e le aree in cui vorrebbe migliorare.

6. Dai il tempo di rispondere

Non riempire i silenzi.

Appena smetti di parlare,
l’altra persona non ti risponderà immediatamente.
Non partire a parlare nuovamente. Reggi il silenzio.

Ti avrebbe risposto, se solo le avessi dato il tempo di mettere insieme i pensieri.
Le persone introverse apprezzeranno che tu li dia un po’ di respiro.
 


 

Tuttavia, potrebbero sentirsi preoccupate e imbarazzate quando non possono risponderti subito.
Goditi il silenzio. Dai loro spazio chiudendo la bocca.
Poni domande, dopo aver concesso loro il tempo di riflettere.

Non farti prendere dal fastidio se c’è uno “strano” silenzio tra voi.

7. Porgi feedback positivi ma senza esagerare

Non essere falso e non esagerare nei tuoi riconoscimenti.
Le persone più sensibili hanno un fiuto eccezionale nel riconoscere le persone meschine e ruffiane.

Cerca di comunicare quanto sei amichevole e interessato.

Porgi complimenti sinceri quando è il caso ma non ingigantirli (le persone sensibili spesso credono di essere incapaci e noiose).

8. Non aspettarti conversazioni wowww

Se li capita di inciampare nelle sue stesse parole o sembra “bloccato” mentre cerca di rispondere a una domanda, mettilo a suo agio.

Fai attenzione ai dettagli.

I dettagli (che a te appaiono insignificanti) possono essere molto importanti.

L’attenzione ai dettagli ti permetterà di essere maggiormente empatico,
di mostrarti comprensivo ed aiutarlo a farlo sentire meglio.

9. Rispetta i confini del tuo collaboratore sensibile

Le persone tranquille tendono ad avere confini più forti e rigorosi.

Non si sentono a loro agio di fronte a persone che non conoscono o gruppi numerosi, fare telefonate difficili o comunicare cattive notizie con un cliente o un capo.

Quando sono spinte, a oltrepassare la linea della loro zona di comfort (senza essere pronti), è facile che diventino emotive, agitate e turbate.
 


 

Quando questo accade, è meglio fare un passo indietro e rispettare “i confini” piuttosto che spingere e rischiare di perdere un valido collaboratore.

10. Chiedi “Come posso aiutarti”?

A volte, il collaboratore introverso è talmente assorbito da un compito, così concentrato su dettagli e rifiniture da rendere la mansione più complicata di quel che è.

È importante rompere quel blocco mentale, aiutarlo a passare dal pensiero all’azione, identificare quello che è più utile, piuttosto che concentrarsi su “quello che manca”.

Chiedi di cosa ha bisogno per andare avanti ed essere più efficiente.

  • “Cosa ti serve?”
  • “Più tempo? Più spazio?”
  • “Un corso specifico per una determinata competenza?”
  • “Come può essere più facile/semplice questo lavoro/progetto?”
  • “Quanto sarebbe utile il supporto di un altro collaboratore?”

11. Comunica con efficacia

I collaboratori sensibili  introversi preferiscono tutte le forme di comunicazione che permettono di lavorare con calma e di evitare la “pressione”.

Porgi feedback uno a uno piuttosto che in gruppo.
Usa la mail.
Lasciali lavorare da soli. Smetti di esigere il lavoro di gruppo.

Crea ambienti silenziosi.
Le persone tranquille amano i luoghi tranquilli.

Come pensi che reagisca il tuo collaboratore sensibile se li fai una domanda inaspettata o una richiesta a bruciapelo?
Ferma!
Non è incapace. Serve solo un po’ di tempo.

Non pensare che questa idea del “dare il tempo” non permetta al tuo collaboratore di lavorare in un ambiente più frenetico e convulso.

Il collaboratore sensibile sa adattarsi, anche bene.
Deve solo prendere le “misure”.

In conclusione,
ricorda che cosa dici, come lo dici e quando lo dici sono tutte variabili che influiranno sul tipo di relazione che vuoi “costruire” con il tuo collaboratore sensibile.

Partecipare a una riunione: come rovinare la tua immagine professionale

partecipare a una riunione

Foto di BROTE studio da Pexels

Se le sai padroneggiare,
le riunioni sono lo strumento più potente che hai per potenziare il tuo personal branding.

Sai cosa è il personal branding?

Significa gestire in maniera strategica la tua immagine professionale: quello che gli altri percepiscono di te e che farà scegliere te al posto di qualcun altro. Puoi consolidare il tuo posizionamento, differenziarti dagli altri e renderti più riconoscibile e memorabile. Ti farà notare!

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Le riunioni costituiscono anche gran parte del tempo che trascorri al lavoro,
quindi è importante non sprecare quel prezioso bene.

Sono anche il luogo in cui le persone che devi “colpire” (i capi, i colleghi, i collaboratori) si ritrovano.

Partecipare a una riunione vuol dire costruire la tua immagine professionale ed aumentare il tuo carisma

Fai attenzioni ad atteggiamenti, frasi, espressioni e formalismi riempitivi che minano la tua fiducia e indeboliscono la tua comunicazione (anche se possono essere innocui nel contesto corretto).

Tipiche manifestazioni di uso comune che oramai non ci accorgiamo neanche più quando e perché le diciamo.

Ecco 14 manifestazioni che asfaltano la tua immagine professionale quando devi partecipare a una riunione:

1. Interrompere

Conosci qualcosa di più irritante di qualcuno che ti “va sopra” quando stai per spiegare la tua idea in una riunione?

Ecco perché è fondamentale non interrompere e non riempire i silenzi.
Lascia il tempo all’altra persona di pensare e di esporre il suo concetto.

Attendi che la persona finisca di parlare,
prima di contribuire.

2. Essere in ritardo

Potresti pensare che arrivare per ultimo ti dia un touch di carisma.
Far aspettare le persone per il tuo “grande ingresso”.
Ma non è così.

In realtà, sembra che tu non sia in grado di gestire il tuo programma o, peggio,
che questa riunione non sia così importante per te.
 


 

Arriva puntuale.
Arriva in tempo … pronto a lasciare il segno!

3. Essere impreparato

“Ah! Si, no, ehm … mi sa che non ho letto la mail.”

Non sai cosa si tratta in questo incontro?
Sei troppo occupato? Beh. Lo siamo tutti!
Basta prendere 5 minuti per familiarizzare con le trattande della riunione.

Quando ti presenti costantemente alle riunioni senza esserti preparato,
l’etichetta di “mediocre” non te la toglie (giustamente) più nessuno!

Per prepararti a un incontro in modo efficiente, poniti queste domande:

  • Qual è il messaggio chiave che voglio comunicare?
  • Chi partecipa e cosa voglio che pensino, provino o facciano?
  • Qual è il contributo più prezioso che posso dare?
  • Chi dovrei riconoscere o supportare?

4. Utilizzare il cellulare

Alcune team leader consentono ai membri del team di usare lo smartphone durante le riunioni.

A mio avviso, è meglio lasciarlo in tasca o nella borsa,
o meglio ancora, lascialo nel tuo ufficio.

Non puoi essere impegnato mentalmente nella riunione,
se sei occupato con il tuo smartphone.

Ricorda …
le persone possono vederti lo stesso anche se lo usi sotto il tavolo-riunione!

5. Non prendere appunti

Non essere quello che si siede senza portare un blocco note per prendere appunti, un laptop … niente!
 


 

Partecipare a una riunione e mostrare leadership?
Un piano di lavoro liscio-liscio dimostra che non sei davvero interessato agli altri.

Ancora peggio,
non prendere appunti affermando di avere una buona memoria .

6. Non ripetere i concetti degli altri

Il tempo è stretto. Fai il tuo punto.
Poi prosegui.

Evita di ripetere quello che hanno detto gli altri.
Solo per dire-qualcosa. Cercare di fare colpo.

Se vuoi riconoscere i concetti degli altri puoi dire qualcosa tipo “Come suggerisce Piercarlo, sono d’accordo sul fatto che dobbiamo concentrarci prima su …”.

7. Prendere gloria per i contributi di altri

Ti prende il merito se va bene, incolpi gli altri se va male?

Mossa infantile e meschina.

Non ripetere continuamente la parola “io” perché hai bisogno della gratificazione per nascondere la sua bassa autostima.
“Voglio…”, “Ho bisogno…”, “Devo avere…” sono le sue espressioni preferite?

8. Fare il paraculo

Smettila di annuire a ogni singola frase che senti dire dal tuo capo.
Non sottolineare con il capo ogni intervento del CEO.

È irritante.

9. Essere negativo

Le espressioni negative e dubbiose hanno il potere di condizionare negativamente chi ti ascolta.

Assicurati di essere assolutamente certo di quello che dici o esponi, anche (e soprattutto) quando devi esprimere difficoltà o perplessità.

Non essere quello che si focalizza sempre-e-solo su cosa-non-funziona.

10. Contestazioni di carattere personali

Le riunioni influenzano l’esecuzione della tua attività, del tuo team o del tuo dipartimento.
 


 

I meeting con il team non sono il momento giusto per tirare fuori le tue rimostranze sulla promozione a supervisor di Fausta.

Se hai un problema personale con Fausta (anche legittimo) la riunione di team non è il posto per le tue polemiche personali.

11. Espressioni facciali di stupore o di disaccordo

Evita di scuotere la testa o rotolare gli occhi.
Agitarti in modo inquieto o nervoso.
Guardare in modo intimidatorio. Sussurrare (come un cospiratore) con un’altra persona.

Sbadigliando invii il messaggio che sei irrispettoso e che ti annoi facilmente.
Mostra alle persone che sei coinvolto e interessato.

Una postura equilibrata darà un’impressione di fiducia e autorevolezza.

12. Uscire/entrare dalla stanza non vuol dire partecipare a una riunione

Non appena l’argomento cambia, fai notare in modo palese che non sei più interessato.
Inizi a parlare con un collega.

Utilizzi il tuo laptop,
lavorando chiaramente su qualcosa di estraneo alla riunione.

Questi atteggiamenti mostrano il tuo disinteresse verso gli altri. Non sei interessato a ciò che gli altri hanno da dire.
Presti attenzione solo quando l’argomento è di tuo interesse.

Impegnati per l’intera durata della riunione.

13. Frasi che minano la tua immagine professionale

“So che dovrei saperlo, ma …”
“Scusate. Posso fare una domanda?”
“Potrebbe essere una domanda stupida, ma ...”

Quando precedi la tua domanda con queste introduzioni,
stai mostrando alle persone quanto tu sia incerto e poco sicuro della tua competenza.

Se vuoi partecipare a una riunione, poni la tua domanda direttamente,
senza scuse.

14. Parlare solo per farsi notare

Nessuno vuole trascorrere tempo inutile (oltre il necessario) in una riunione.

Non aggiungere parole-inutili solo per farti notare. Ci sono modalità più efficaci.

Quando rendi produttiva una riunione,
diventi istantaneamente autorevole e fiducioso agli occhi dei tuoi colleghi o del tuo team.

Quando elimini tutti questi comportamenti,
sarai in grado di lasciare un segno e partecipare a una riunione per rafforzare il tuo marchio personale.

Come essere un leader: le domande sono frecce potenti al tuo arco

come essere un leader

Foto di Kampus Production da Pexels/

“È una bella domanda.”.
Gli occhi si spostano verso l’alto. La persona si ferma a pensare.

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Dovresti essere contento quando qualcuno ti rivolge questa frase.
Hai appena fatto una domanda potente. Non la “solita” domanda.
La domanda giusta al momento giusto.

Come essere un leader: le domande fanno riflettere

Forniscono spunti interessanti sulla vita, priorità, valori, ecc.,
Non si soffermano in superficie. Scavano in profondità. Approfondiscono argomenti.
A volte ci vuole coraggio per affrontare il disagio di rispondere.

Se una domanda ti sorprende, ti fa pensare, può portarti a intuizioni profonde.
Uniche.

Le domande potenti non le senti spesso.
“Come va?” non è una domanda potente.
Invece lo è “Qual è stato il tuo momento più proficuo oggi?”.

Una domanda potente ti aiuta a superare le divergenze, rafforza le relazioni.
Trasforma la confusione in chiarezza,
la rabbia e la frustrazione in accordo e soddisfazione.

Prima di pretendere di essere capito cerca di farti capire

Come essere un leader: ascolta. Indaga. Cerca chiarezza.
Fare domande è un modo per acquisire queste informazioni.

Ricoprire una posizione di responsabilità non significa dire sempre la cosa giusta al momento giusto.

In realtà i leader più efficaci non sono  necessariamente quelli che dicono sempre la cosa giusta,
ma piuttosto quelli che sanno fare le domande più appropriate.

Riconosci l’efficacia delle domande.

Non concentrarti su-cosa-dire.
Concentrati su-cosa-chiedere.

Quando hai rilevato un errore puoi chiedere: “Cosa è successo?” o “Di chi è stata la colpa?”.
Chiedendo invece: “Qual è la causa principale?” oppure “Come possiamo prevenire l’errore in futuro?” puoi incoraggiare il problem solving.

Ci sono cose che ho imparato nel corso degli anni attraverso la mia attività di coaching e che puoi utilizzare anche tu nel corso dell’incontro uno-a-uno.
 


 
Ecco alcune domande che puoi utilizzare in diverse situazioni.
Possono diventare il tuo strumento per influenzare le persone e produrre risultati.

Quando la discussione tende a divagare e vuoi riportarla sui binari

  • Qual è lo scopo di questo incontro?
  • Che cosa posso fare per esserti d’aiuto?
  • Qual è il nostro obiettivo?
  • Che cosa stiamo cercando di realizzare?

Quando vuoi far emergere e risolvere un problema

  • Puoi condividere alcuni dettagli del problema specifico? (Chi è coinvolto? Dove? Quando? Per quanto tempo?)
  • Cosa credi l’abbia causato?
  • Qual è la tua difficoltà più urgente/importante in questo momento?
  • Cosa hai provato a fare -finora- per risolverlo?
  • Possiamo prendere qualche spunto sulla base dei successi passati?
  • Cosa non hai ancora provato a fare/dire?

Quando vuoi rimuovere ostacoli

  • Chi altro deve essere coinvolto? Come ti può aiutare?
  • Come capirai che hai raggiunto il tuo obiettivo?
  • Cosa ti trattiene?
  • Quali potrebbero essere le conseguenze indesiderate? Cosa ti preoccupa di più? Quali sono le tue opzioni? Cos’altro puoi provare?
  • Qual è il tuo piano B?

Quando vuoi approfondire un progetto

  • Quale aspetto di questo progetto ti è sembrato particolarmente interessante?
  • Cosa ti frustra/preoccupa di più del progetto?
  • Cosa posso fare per rendere le cose più gestibili?
  • C’è qualcosa che dovrei sapere sul progetto che non so?

Per verificare com’è stato accolto un cambiamento/nuova mansione

  • Hai qualche preoccupazione riguardo il cambiamento che ti riguarda?
  • Come sta andando con la nuova situazione/sviluppo/mansione?
  • In che modo la nuova situazione/mansione sta influenzando il tuo modo di lavorare?
  • Cosa potrebbe ostacolare la tua efficacia?
  • Che tipo di progressi hai fatto rispetto i passaggi che abbiamo approfondito la volta scorsa?
  • Nel nostro ultimo colloquio hai accennato che ti piacerebbe crescere come …  Come sta andando?
  • Su quali aree di sviluppo lavorerai nelle prossime settimane?

 


 

Quando ti trovi a corto di parole, fai una domanda

Questo tipo di domande sono utili per guadagnare tempo e pensare ad una risposta appropriata.

  • Come vorresti che io reagissi?
  • Potresti per favore ripetere quanto hai detto?
  • Come pensi che mi senta dopo quello che mi hai detto?

Quando ti senti attaccato

  • Perché pensi che la mia idea non possa funzionare?
  • Che cosa ho detto per farti sentire in quel modo?
  • Che cosa potrebbe convincerti del contrario?

Quando un rapporto professionale è in pericolo, fai una domanda

  • Che cosa possiamo fare per risolvere questo problema?
  • Come pensi che potremmo fare, in futuro, per lavorare meglio insieme?
  • A che cosa ci porta tutto questo?
  • Cosa vorresti che cambiasse nei nostri colloqui/dialoghi? Come potremmo renderli più utili per te?
  • Sto cercando di migliorare i nostri colloqui e apprezzerei molto avere un tuo feedback in merito. Cosa ti è piaciuto e cosa posso migliorare?
  • C’è qualcosa che dovrei smettere, iniziare o continuare per migliorare il valore dei nostri dialoghi?

Quando vuoi stabilire un rapporto con i tuoi collaboratori

  • Dimmi qualcosa che non so di te?
  • Che cosa consigli di fare per … ?
  • Qual è il tuo punto di vista?
  • Ti sembra che abbia trascurato qualcosa?
  • Cosa fai dopo il lavoro? Quali sono i tuoi hobby?
  • Cosa suggerisci per rafforzare il nostro team?
  • Cosa hai fatto di recente che ti ha reso orgoglioso?

Come essere un leader: una domanda potente può trasformare il tuo modo di lavorare.
È un’arte che fa la differenza tra mediocrità e grandezza.

8 segnali che qualcuno al lavoro è segretamente invidioso di te

Foto di Parking Thought da Pexels

Se hai ottenuto il riconoscimento per un risultato ambito o hai raggiunto un traguardo significativo,
probabilmente sarai rimasto spiazzato e deluso dalla reazione poco entusiasta e contenuta di qualcuno.

Mentre tutti si complimentano o si congratulano con te,
improvvisamente il volto del tuo collega o amico è apparso inespressivo o infastidito.

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Lo pensavi vicino … che avrebbe apprezzato e condiviso la tua felicità.

Oppure, pur essendo una persona modesta,
che non ostenta beni materiali, tanto meno status symbol non ti aspettavi di doverti proteggere da “attacchi” e critiche.

Quando possiedi carisma, creatività, talento (o altre caratteristiche invidiabili)
che attirano l’attenzione, il semplice fatto di “essere te stesso” è sufficiente per far risentire alcune persone.

L’invidia è un’emozione comune. Universale.
È una sensazione frustrante che proviamo quando qualcuno (a noi vicino) viene congratulato,
ottiene un riconoscimento o una promozione.

La gelosia può guidare comportamenti tossici

Fa litigare le persone, anche gli amici più cari.

Le manifestazioni più comuni di gelosia sono la paura, l’insicurezza riguardo al proprio valore,
l’invidia.

Molte relazioni “ospitano” questi sentimenti negativi sotto la superficie,
come uno scorpione che si nasconde sotto la sabbia,
aspettano con impazienza l’errore del bersaglio, per cogliere ogni opportunità per criticare e condannare.

La persona potrebbe non mostrare in modo evidente la gelosia,
ma non perderà l’occasione di svalutarti e sabotarti.
 


 

Molto spesso le persone cercano di nasconderlo o mascherarlo mostrando un bel sorriso di circostanza. Ecco perché a volte è difficile dire se qualcuno sia geloso.
A volte sono le persone che ci “amano” di più, altre volte inaspettatamente, possono farlo persone che ci conoscono a malapena.

Per aiutarti a scoprire cosa si nasconde sotto la superficie, ecco 8 segnali che qualcuno è segretamente geloso di te.

1. Il collega invidioso è costantemente in competizione

C’è qualcuno che gareggia costantemente con te?
Cerca sempre di superarti?
È alla costante ricerca di dimostrare il suo valore? Sia a te che a sé stesso?

Gli amici dovrebbero sostenersi a vicenda,
ma la gelosia rende le persone più competitive.

Il tuo amico o collega potrebbe essere ansioso di competere perché ha un forte bisogno di dimostrare la sua superiorità.

Potrebbe essere invidioso della tua intelligenza, della tua ambizione o del tuo talento, diventando eccessivamente competitivo.

2. Svaluta il tuo successo

Quando realizzi qualcosa di positivo, come reagisce il tuo collega/amico?
Celebra il tuo successo?
È veramente felice per te?
 


 

Una persona gelosa cercherà sempre di sottovalutare il tuo lavoro.
Svalutare i tuoi risultati.
Minimizzare il tuo successo.

Ogni volta che dici al tuo collega qualcosa di speciale che hai fatto, invece di congratularsi con te potrebbe dire, per esempio, che non hai fatto niente di speciale!
Chiunque avrebbe potuto farlo.

La verità è che il tuo amico potrebbe nascondere sentimenti di invidia.
Se fosse successo a lui avrebbe fatto l’impossibile per sfoggiare il suo successo.
Il suo valore.

3. La persona invidiosa celebra sempre il fallimento. In particolare, il tuo.

Anche se non te lo dirà mai …
è felice quando non raggiungi i tuoi obiettivi.

Non ti farà mai sapere quale gioia maliziosa ha sentito quando hai raccontato della tua battuta d’arresto.

Si rallegrerà segretamente del fatto che (anche tu) hai fallito.
Desidera che tu fallisca e non ti alzi dalla massa, che non emergi, che resti (anche tu) bravo-bravino al tuo posticino … come lui!

Tutto ciò che conta per il tuo collega invidioso che tu non sia migliore di lui.
Non superi il suo stesso livello.

Chiunque prova piacere nel vederti fallire non è una brava persona. È infelice.
Faresti meglio a prendere le distanze immediatamente.
E non condividere più niente.

4. Farà gossip su di te

Il collega geloso sfrutta ogni opportunità per denigrarti.

Quando esci dalla stanza,
coglie al volo l’opportunità facendo  (anche in maniera sottile) commenti negativi o diffondendo false voci su di te.

Vuole sembrare premuroso e compassionevole
affermando di essere “preoccupato per te e per il tuo benessere”.
In verità vuole sentirsi superiore. È solo interessato a sé stesso.

Un collega invidioso se non riesce a trovare difetti legittimi tenterà di sminuirti, con qualsiasi critica.
 


 

5. Il collega invidioso farà falsi complimenti

“Belle le tue unghie, non sembrano neanche finte”
“Ho sentito. Sono DAVVERO felice per te”
“Ho sentito. Che fortuna!”

Una persona gelosa tende a dirti qualcosa di carino ma poi sparlerà alle tue spalle.
Ha una doppia faccia.
Il campanello di allarme sono i complimenti pomposi.
Eccessivi.

Ogni volta si complimenterà, in modo eccessivo, forzato, strano o immotivato per lavarsi la coscienza.

In questi casi il complimento è spesso associato a una smorfia del viso,
una contrazione delle labbra o un momento di silenzio.

6. Ti porta brutte notizie con il pretesto di farti un favore

Supponiamo che tu abbia deciso di proporre un nuovo progetto al tuo capo.
Sei positivo ed entusiasta.

Ma dopo aver condiviso i tuoi piani con il tuo collega, ti dice immediatamente che non hai speranze.
In azienda si è sempre fatto così.
È impossibile ottenere un extra budget per il tuo progetto.

Non è che lo sappia per certo,
è solo che la prima cosa a cui pensa è metterti i bastoni tra le ruote.

Spegnere il tuo entusiasmo. Rovinare i tuoi piani.
Farti concentrare sulla negatività.

7. Il collega invidioso potrebbe copiare i tuoi gusti e le tue decisioni

Anche se potrebbe sembrarti strano,
il comportamento imitatore è un segno di adulazione.

Le persone gelose spesso sono dei grandi imitatori.
Copiano o imitano proprio le cose che criticano di te.

Anche se all’inizio potresti prenderlo come un complimento, prima o poi inizierà a disturbarti perché, col tempo, le persone diventano sempre più risentite e velenose.

Non lasciare che queste persone gelose ti influenzino troppo profondamente.

8. Il collega roso dall’invidia non capisce cosa ci sia di notevole nei tuoi risultati

È convinto che il tuo successo (grande o piccolo poco importa) sia frutto di fortuna o di poco sforzo.

Se sei preso di mira dal collega invidioso,
probabilmente ti sarai chiesto perché quella persona trascorra più tempo a sminuirti che ad affrontare la sua bassa autostima.

Di solito chi si vergogna di ciò che è, guarda con invidia gli altri.

Non sembra tenere conto del coraggio, la disciplina e il sacrificio che sono stati necessari per realizzare i tuoi sogni. Immagina che la tua vita sia priva di ostacoli.
Presume di meritare più successo di te.

La cosa migliore che puoi fare è … non farti influenzare troppo e non prestargli attenzione!