Leadership femminile: 9 spunti per guadagnare rispetto sul lavoro

leadership femminile

Foto di RAEng_Publications da Pixabay

Se vuoi che i tuoi collaboratori o colleghi ti trattino come una professionista,
devi comportanti come tale.

Trova l’equilibrio tra business e femminilità.
Soprattutto lascia che, non solo i tuoi vestiti e il tuo trucco, la tua personalità ed etica del lavoro parlino per te.

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Ecco 9 suggerimenti per le donne (e non solo) su come guadagnare il rispetto sul posto di lavoro:

1. Non “scusarti” così tanto

Come ho scritto nel capitolo 2 del mio libro “Autorevolezza” – ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025 – , molte persone utilizzano come riempitivo inconsciamente parole tipo “Mi dispiace” oppure “Scusa”.

  • “Mi dispiace, vorrei semplicemente aggiungere qualcosa?”
  • “Mi scusi, vorrei parlare del punto iniziale”
  • “Scusa ma … non avevo ancora finito”.

Sei veramente dispiaciuta?
Hai fatto qualcosa di sbagliato?
Nella maggior parte dei casi, no, non l’hai fatto.

C’è bisogno di chiedere così tanto scusa per condividere i tuoi pensieri?

Le persone forti e fiduciose,
sono disposte ad ammettere l’errore ma dire sempre “scusa” è fuori luogo.

Non è necessario continuare a scusarsi.
Costantemente. Tutto il giorno.
Per tante piccole cose che non hai fatto.

2. Non cadere nella trappola del perfezionismo

L’errore più grande che commettono molte donne è cercare di … essere perfetta come collega e team leader (ma anche come … moglie, madre, amante).

Si abbandona al confronto e alla “disperazione” quando si compara con altre donne.
L’asticella è sempre più alta.
Si sentono sfiduciate e fallite per non aver raggiunto l’obiettivo.
Irrealistico e inarrivabile.
 


 

Non restare bloccata nel tentativo di voler fare tutto.
Perfettamente.

Non fare tutto da sola.
Non cadere nella trappola di pensare che gli altri (colleghi, collaboratori, partner, figli, ecc..) non fanno mai le cose come le faresti tu.

Decidi cosa è “necessario”. Accontentati di “buono” e “abbastanza”.
Non annegare nella perfezione.

Leggi il post.

3. Leadership femminile? Evita i pettegolezzi

Per quanto possa essere divertente, a volte anche “distensivo”,
sparlare dei tuoi colleghi di lavoro ti darà un’immagine di persona poco affidabile.

Invece di spettegolare,
tieni gli occhi e le orecchie aperti su ciò che sta accadendo intorno a te.

Quando gli altri cercano di coinvolgerti, cambia argomento così i tuoi colleghi e collaboratori si renderanno conto che non sei interessata.

4. Sii professionale … sempre

Semplice. Lineare. Ovvio.

Il modo migliore per ottenere leadership femminile e rispetto sul posto di lavoro è fare il tuo lavoro.
E farlo bene!

Quando vuoi ottenere guadagnare rispetto e influenza,
devi dimostrare di essere degna e capace di tali responsabilità.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua leadership al femminile
 

Una professionista di successo rispetta sé stessa e rispetta il tempo degli altri.

Quando scrivi una mail,
ricorda che potrebbe essere inoltrato a qualsiasi persona nel tuo ufficio.
Evita mail frivole.

Ogni e-mail, dovrebbe includere un saluto e una firma appropriata.
Quanto più formale sei,
tanto più seriamente (e chiunque stia potenzialmente leggendo le tue e-mail) ti stimerà.

Non essere una dilettante.
Se vuoi diventare leader, sii professionale. Sempre.

5. Osa un po’ di più

Durante le sessioni coaching,
molte delle mie clienti-donne (anche se molto competenti) “spiccano” per la loro mancanza di fiducia.

Dichiarano che si “trattengono” (invase dal dubbio e dalla poca fiducia).
Perdono le opportunità che invece i loro colleghi-maschi, anche se non hanno idea di cosa stanno facendo, riescono a cogliere.

La paura di fallire ti impedirà di avanzare.
Se ti angosci di ciò che può andare storto, non progredisci.

Vale la pena investire tempo ed energia.
Sii entusiasta di una nuova sfida. Sii coraggiosa.
Almeno un po’.

Prenditi qualche rischio.
Decidi di essere più visibile al lavoro.
Preparati domande durante le riunioni. Sii più audace nella tua rete pianificata e parla con le persone che sanno come andare avanti.

Usa i tuoi punti di forza.
In ogni situazione.
Sempre.

6. Trasmetti fiducia attraverso il tuo linguaggio del corpo

Se vuoi guadagnare leadership femminile, essere percepita come credibile e sicura di sé,
devi essere consapevole dei segnali (soprattutto quelli non verbali) che stai inviando.

Spesso le donne al lavoro sono inconsapevoli dei loro messaggi non-verbali che riducono la loro autorità.
Esprimono vulnerabilità, soggezione o asservimento.

Il tuo atteggiamento, i tuoi occhi, la tua voce devono trasmettere forza e sicurezza.
Parla con fermezza, chiarezza e sicurezza nelle tue opinioni.
 


 
Leggi il post.

7. Non avere paura di prenditi il merito

Troppe donne odiano dover parlare di sé stesse, perché si vedono “vantarsi”.
Arroganti.

Ma finiscono con auto sabotarsi.
Ricorda che … parlare dei tuoi successi e realizzazioni, non è boria.
Arroganza o presunzione.

Quando si parla di un risultato, è un dato di fatto!

Non aver paura di affermare che … sei la persona di riferimento perché sei ben informata, disponibile e amichevole.
Hai risolto un problema, hai imparato una nuova abilità o hai collaborato con il team.

Concentrati sull’obiettivo del progetto e prenditi il merito di quello che fai bene
ecco la leadership femminile!

8. Non farti schiacciare dalle emozioni

Al lavoro,
devi lasciare i tuoi problemi personali fuori dalla porta.

Se coinvolgi gli altri sfogandoti della tua vita amorosa, se trascini le persone nelle tue diatribe familiari, perderai il rispetto di colleghi e collaboratori.

Diventare emotiva ti farà sembrare instabile e inaffidabile.
Non essere lamentevole e piagnucolosa.
Soprattutto sul tuo luogo di lavoro.

9. Impara a dire di no

Molte donne hanno l’idea sbagliata che per ottenere rispetto sul posto di lavoro devono essere educate e fare tutto ciò che le viene chiesto.
Per paura di dire NO, dicono SI.

SI a quel nuovo impegno, SI a più lavoro, SI a quel progetto che le farà tornare a casa alle 9.00 di sera.
Dire sempre SI dimostrerà la tua gratitudine e il tuo valore per la tua azienda, ma non ti farà sentire apprezzata o rispettata.

  • Hai difficoltà dire no?
  • Cerchi sempre di essere gentile con gli altri?
  • I colleghi se ne approfittano?
  • I collaboratori l’hanno capito e sanno come prenderti?

Spesso ci sentiamo in dovere di acconsentire a tutte le richieste, per paura di sembrare poco collaborativi.

Dicendo no,
stai rispettando e valorizzando il tuo tempo e il tuo spazio.
Dire no è una tua prerogativa.

Se vuoi approfondire scopri il mio servizio di coaching per la team leadership

Interpretare il movimento degli occhi durante una conversazione

movimento degli occhi

Foto di Anna Shvets da Pexels

“Gli occhi non mentono mai”
“Basta uno sguardo per capire”
“Gli occhi sono lo specchio dell’anima”

Nel lavoro — riunioni, colloqui, negoziazioni —
il movimento degli occhi ha un significato profondo.

Uno sguardo può essere denso di informazioni.

E spesso ci fidiamo più della vista che di qualsiasi altra parola.

Siamo convinti che il linguaggio verbale possa ingannare.
Gli occhi, invece, no.

Ma è davvero così?

E soprattutto: come leggere il movimento degli occhi
in un contesto professionale?

Questo post non ha la pretesa di essere esaustivo
su un tema complesso come la comunicazione non verbale.

L’obiettivo è offrire spunti pratici
per interpretare il movimento degli occhi
nelle interazioni lavorative.

Contatto diretto

Uno sguardo diretto, rilassato e stabile durante l’ascolto comunica:
attenzione, onestà, presenza.

È generalmente un segnale positivo.
Indica interesse verso ciò che stai dicendo.

Al contrario, evitare sistematicamente il contatto visivo
può indicare vergogna, senso di colpa o disagio.

Guardare in alto

Spesso guardiamo in alto quando stiamo elaborando informazioni,
collegando il discorso a un’esperienza o a un’emozione.

In alcuni contesti può anche segnalare frustrazione
o una forma di rassegnazione.

Fissare negli occhi

Uno sguardo fisso e prolungato, senza pause,
può essere percepito come una sfida o un tentativo di intimidazione.

Se invece non è accompagnato da tensione,
può indicare interesse autentico e considerazione.

Il contesto fa la differenza.

Socchiudere gli occhi

Socchiudere gli occhi equivale a creare una barriera.

Se accompagnato da un’espressione dura,
è un segnale di ostilità mascherata.

Un avvertimento silenzioso.



Guardare in basso

Nel contesto professionale è un segnale generalmente negativo.

Può indicare:
colpa, imbarazzo, paura,
o il tentativo di sottrarsi alla situazione.

Guardare di lato

Guardare di lato è spesso collegato al recupero di un pensiero
o alla valutazione di ciò che l’altro sta dicendo.

Distogliendo brevemente lo sguardo,
si raccolgono informazioni e si chiariscono le idee.

Se però lo sguardo scivola di lato ripetutamente,
può indicare ansia, impazienza o desiderio di intervenire.

Distogliere lo sguardo

Uno sguardo sfuggente può indicare evasività
o il tentativo di nascondere qualcosa.

L’assenza totale di contatto visivo può essere letta come:
disprezzo, insicurezza o scarsa fiducia in sé.

In situazioni di forte tensione,
distogliere lo sguardo può anche avere una funzione distensiva.

Occhi che vagano

Uno sguardo che vaga comunica insicurezza e smarrimento.

È tipico di chi:
non ha compreso del tutto un concetto,
è sotto pressione,
fatica a mantenere un dialogo lucido e strutturato.



Guardare lontano

Chi guarda oltre, verso l’orizzonte,
sta prendendo distanza dalla situazione.

È un tentativo di non farsi “imbrigliare” dal discorso
o di uscire mentalmente dall’interazione

Sfregarsi gli occhi o un occhio

Può indicare:
stupore, incredulità, turbamento,
ma anche noia o rifiuto di vedere qualcosa di sgradito.

Se avviene subito dopo aver parlato,
può segnalare una menzogna.

Sbattere le ciglia

Indica agitazione o eccitazione.

Chi sbatte spesso le palpebre
sta cercando di “vederci chiaro”.

Movimenti rapidi degli occhi,
accompagnati da attenzione,
sono tipici di persone sveglie, reattive, “smart”.

Sgranare gli occhi

Occhi spalancati indicano:
interesse, sorpresa, coinvolgimento.

È uno dei segnali più chiari di attenzione positiva.

Nel lavoro non serve “indovinare” le persone.
Serve osservarle meglio.

E spesso, la risposta
è già scritta negli occhi.

I miei servizi

Scopri i miei brevi percorsi di coaching mirato. Per far crescere la tua carriera e leadership:

Team e gestione collaboratori → scopri

Autorevolezza e leadership → scopri

Carriera e cambi di lavoro → scopri

I miei libri

La NUOVA edizione 2025 del mio libro “Autorevolezza” ti aiuta a rafforzare impatto, carisma e comunicazione.

“Prima volta Leader” è il libro pratico perfetto se muovi i primi passi nella gestione di un team.

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Dare un feedback: 7 volte quando è meglio tacere e sorvolare

dare un feedback

Dare un feedback (positivo e costruttivo) ai tuoi collaboratori è fondamentale per essere un manager eccellente.

Ricorda che come e quando è tanto importante quanto il feedback stesso.
Alcuni feedback sono più produttivi in una conversazione one to uno, altri effettuati davanti il team,
e altri ancora è molto meglio … non parlarne affatto.

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Dare un feedback: a volte è meglio glissare e dimenticare

Voglio precisare che sorvolare non vuol dire “lasciar andare” ovvero non fare/dire e aspettare che il problema si risolva da solo o che la situazione difficile passi.

Nascondere la testa sotto la sabbia non è mai una buona soluzione.
I problemi non gestiti portano a un calo di produttività e di motivazione.

Ecco 7 occasioni quando è meglio tacere e sorvolare. Nel mio libro “Autorevolezza” ho riservato un intero capitolo al modo più efficace di ricevere/dare un feedback:

1. Quando le emozioni sono ancora forti

Riesci a mettere da parte l’emozione e riflettere?
Oppure, usi l’emozione per giustificare e biasimare?

È umano,
ma non è costruttivo e implica un inutile spreco di energie.

Non peggiorare la situazione arrabbiandoti,
rispondendo in modo sproporzionato, aggressivo, lanciando la “bomba” scappando via.

Prenditi almeno una mezzora per “riconquistare” logica e prospettiva.
Calma.

2. Quando non sei preparato o non sei pronto

È raro che scaturisca una conversazione straordinaria quando nessuno (tu in primis) non sa cosa dire.

È inutile non sei pronto.
Non programmare incontro uno a uno…solo perché devi farlo.
Oppure sei stressato e un’urgenza ti sta riempendo la giornata e (soprattutto) la … mente.
 


 
È facile essere distratto, pensieroso, essere in “un altro luogo”.
Meglio rimandare.
Non annullare.

3. Dare un feedback? Sorvola quando è solo negativo

Se sei deluso o infastidito da qualcosa che è stato fatto/detto,
ma non hai (almeno per il momento) alcun suggerimento positivo su come si possa migliorare in futuro,
è meglio tacere.

Formula il tuo feedback solo quando è effettivamente utile e positivo.
Costruttivo.

4. Se il feedback è davanti ad altre persone (colleghi, collaboratori, clienti ecc.)

Non c’è niente di sbagliato nel complimentarsi con i propri dipendenti di fronte a tutto il team.

Ma se ritieni che una critica fatta alla presenza di altri collaboratori sia utile per incoraggiare (in modo indiretto) tutto lo staff a ottenere prestazioni migliori,
questa non è la tattica migliore per motivare la singola persona.

Il feedback più costruttivo è individuale.
Di fronte a un gruppo, la persona può sentirsi in difficoltà.
Ridicolizzato.

In privato, è più probabile che la persona ascolti davvero,
faccia domande e alla fine metta in pratica ciò che stai dicendo.

5. Quando la persona sta affrontando un momento di difficoltà (stress, malattia ecc.)

Le performance scarse non sono sempre ciò che sembrano. Spesso c’è una ragione per cui qualcuno commette errori frequenti o sembra non impegnarsi più come prima.

Scava a fondo per capire quale sia la radice del problema.
Sta affrontando un carico di lavoro eccessivo
oppure fatica a dare le giuste priorità?

Certo, le persone possono anche trovarsi ad affrontare problemi personali che influenzano la loro capacità di concentrazione. Se riesci a scoprire la causa del problema, sarai facilitato nell’affrontarlo.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua leadership
 

Fai un passo indietro per assicurarti di non criticare la performance quando la persona sta attraversando un momento di difficoltà (malattia, problemi familiari, economici, ecc.).

In questo caso sarai più efficace se diventi un supporto per la persona.

6. Quando nonostante un grande impegno i risultati non sono quelli auspicati

Non appena comprendi il reale potere delle parole,
cominci a prestare sempre maggiore attenzione al loro peso.

Poche parole ben indirizzate possono dare speranza.
Alcune parole maldestre possono rovinare un traguardo appena raggiunto.

Se dici “Avresti potuto fare di più” dopo che la persona ha dato il massimo,
si è data completamente alla causa, togli forza e causi scoramento.

Non puoi dare energia con parole negative.

Non puoi raggiungere il massimo potenziale se parli solo di debolezze.

Riserva le tue osservazioni, critiche, suggerimenti (riguardo le cause e gli errori commessi) in un secondo momento.

Al momento riconosci solo l’impegno e il lavoro fatto.

7. Quando viene commesso un errore (saltuario)

Ogni errore dovrebbe essere affrontato e “studiato”, anche se si tratta di uno sbaglio stupido,
per trovare il rimedio e non ripeterlo.

Se si tratta di un errore saltuario, se è davvero successo una volta (e non è qualcosa di tremendo e irreparabile) non hai bisogno di tirarlo fuori.

Farai solo sentire male la persona che si sentirà attaccata e criticata al primo passo falso commesso.

In conclusione, ti servirà molta attenzione. Dare un feedback mal indirizzato può avere tanto “peso” emotivo, motivo per cui è fondamentale pensare pima di porgerlo.
Il come è più importante del cosa.

Riunioni con il capo, direzione, CEO: un estratto dal mio libro “Autorevolezza”

libro michele ferrarelli

  • Vorresti essere più carismatico e meno impacciato?
  • Emanare più rigore e autorevolezza?
  • Hai bisogno di raccogliere più credito e considerazione con i capi, il board, il CEO?
  • I feedback e le riunioni ti agitano il sonno?
  • Mostri buone maniere e toni pacati ma anche nessun contraddittorio?
  • Ti senti continuamente sotto esame?

L’autorevolezza non è solo una questione pratica

È quella particolare abilità che motiva e coinvolge gli altri a “fare alcune cose” perché lo vogliono e non perché si sentono obbligate.

Autorevolezza come riconoscimento della tua influenza e del ruolo di guida, di leader; chiedere piuttosto che ordinare, senza dover dire “Si fa così e basta!”.

Trasporre il tuo pensiero in parola con la massima chiarezza ed equilibrio, con una comunicazione chiara e diretta, sia quando ti rapporti faccia a faccia con una singola persona sia quando si tratta di parlare davanti a un “pubblico” (anche se di poche persone: i capi, il team, i clienti, i colleghi ecc.).
 


 

Un estratto del capitolo 5 del mio libro (riunioni con il capo, direzione, CEO – e uscirne bene):

“Capita a molti di vivere con forte disagio la presenza di una o più figure autorevoli (e spesso anche autoritarie) che vengono considerate “superiori”.

Questa soggezione ci toglie spontaneità, ci limita nell’esprimere le nostre idee e capacità.

Ci boicotta proprio quando dovremmo rendere al meglio. Infatti, nell’occasione di presenziare e conoscere la “gente che conta” della sua azienda,
Agnese si sta sempre più focalizzando sugli aspetti negativi e ansiogeni (l’AD è descritto come uno sempre serio, che parla poco e guarda dritto negli occhi) perdendo di vista opportunità e vantaggi di una chance (imperdibile) che le si sta presentando. Ha paura di sbagliare completamente la prima impressione.

E fa bene… come ci ricorda Oscar Wilde:

“Non c’è una seconda occasione
per fare una buona prima impressione.”

Siamo esseri umani sociali, influenziamo e siamo influenzati. Quando interagiamo, reagiamo anche al successo, allo status o al potere dell’altra persona.

Infatti, molti dipendenti sono intimiditi dai loro manager, gli studenti dai loro professori.

Qualcuno si sente a disagio nei confronti di buttafuori, poliziotti e soldati in divisa oppure professionisti come medici e avvocati, autorità politiche e religiose ma anche al superiore, il datore di lavoro, tutte le persone molto sicure di sé che si esprimono con toni decisi.

Anche quando siamo confrontati a individui ritenuti intelligenti e competenti o VIP possiamo sentirci timorosi e impacciati. Siamo preoccupati di fare/dire qualcosa di stupido. Non essere all’altezza.

Per di più ci sono persone insicure e arroganti che usano deliberatamente la loro personalità, posizione, fisicità o potere per intimidire e approfittare degli altri. Fanno i prepotenti per sostenere il loro (fragile) ego. Ne abbiamo già parlato in merito all’essere autoritari, nel Capitolo 1.

In primo luogo, Agnese deve comprendere che non sta scegliendo questo comportamento in modo consapevole.

Le sue esperienze passate (prima di ogni cosa l’imprinting familiare) la stanno facendo reagire con timore.
Il primo passo è riconoscere consapevolmente quanto sta accadendo.

È perfettamente normale provare una fitta d’ansia all’idea di interagire con persone importanti.
Immagino anche che la prima volta potrai sentirti un po’ intimorito ma dopo venti volte, gran parte della paura sarà svanita.

Il timore che senti non ha nulla a che fare con gli altri: riguarda te.

Continuando a osservare e dare importanza agli altri, la tua vita perde consistenza e i tuoi gesti assumono meno forza e meno valore.

Non sono gli altri a pensare che tu non sia abbastanza bravo, la verità è che sei tu a credere di non essere abbastanza “capace”.

La maggioranza delle persone sperimenta qualche insicurezza quando affronta nuove sfide. Agnese non è in grado di interiorizzare e accettare il suo successo, accusando un vero e proprio sentimento di paura e di inadeguatezza. Ha difficoltà a credere di esserne degna, attribuendo il successo alla fortuna piuttosto che alla sua capacità.

Teme che, prima o poi, il capo e i colleghi smascherino la sua incapacità, il suo inganno (ecco perché questa particolare condizione psicologica è denominata “sindrome dell’impostore”).”

Il libro Michele Ferrarelli è in versione cartacea e digitale

Una buona parte di ciò che leggerai sono riflessioni e considerazioni sulla base delle esperienze dei percorsi di coaching che ho vissuto con i miei clienti.

Il libro contiene strumenti, strategie pratiche e concrete che ti permetteranno di “costruire” la tua reputazione, evitare di “nasconderti” dietro atteggiamenti arroganti e posture autoritarie, potenziare i tuoi talenti, il tuo carisma, le tue abilità comunicative per creare forti relazioni con le persone che ti circondano.

Diventa il punto di riferimento carismatico del tuo team.
Buona lettura!