Lasciare l’attuale posto di lavoro? I dubbi di Manuel

lasciare l'attuale posto di lavoro
La notte non riesci a dormire al pensiero del lavoro del giorno dopo?

Continui a guardare l’orologio aspettando il venerdì?

Il tuo lavoro attuale non c’entra quasi nulla con le competenze che hai costruito negli anni?

Studi.
Esperienza.
Specializzazioni.

E intanto senti di essere fermo!

Stai pensando di lasciare l’attuale posto di lavoro?

L’ambiente è pesante.
Le aspettative diventano sempre più irragionevoli.

Non ti senti valorizzato — economicamente e non solo.

Il capo ti mette pressione anche per dettagli inutili.
Le possibilità di crescita sembrano inesistenti.

E soprattutto…

non vuoi passare tutta la vita al palo..

Come Manuel, un mio cliente di 34 anni che lavorava nel settore IT da oltre sei anni nella stessa azienda.

Mi raccontava quanto si sentisse sempre meno riconosciuto.

Con il tempo aveva iniziato a spegnersi.

Fare uno sforzo gli pesava.
Anche reagire.

Non si riconosceva più nell’azienda.
Perfino il senso di appartenenza stava scomparendo.

E quando succede, rischi di scivolare lentamente nell’apatia.

Manuel sentiva addosso un forte senso di fallimento

Così ha iniziato a valutare diverse possibilità:

  • un altro lavoro
  • lo stesso ruolo in un ambiente diverso
  • oppure quel progetto lasciato per anni nel cassetto

Il problema?

Il tempo passava.
E nulla cambiava davvero.

Manuel si sentiva come una pentola a pressione pronta a esplodere.

Provava rabbia.
Anche verso sé stesso.

Eppure la rabbia — se indirizzata bene — può diventare energia.

Può aiutarti ad aprire finalmente quella porta che continui a fissare da troppo tempo.

Forse è arrivato il momento di lasciare il tuo attuale lavoro

Ma lasciare un lavoro — anche quando ti svuota — resta una scelta difficile.

Perché significa affrontare il cambiamento.

E il cambiamento spaventa.

Così tante persone restano bloccate:

dubbi,
ripensamenti,
indecisione continua.

Pantani mentali.

Domande, tante domande

“Come affronti questo cambiamento?”

  • Come reagirai alle attese?
  • Alle porte chiuse?
  • Ai dubbi?

Perché il problema non è solo quello che accade quando vuoi lasciare l’attuale posto di lavoro.

Conta soprattutto il tuo atteggiamento.

Evita di impantanarti nei dettagli

Sai come Manuel disperdeva energie?

Ricercava.
Analizzava.
Confrontava.

E proprio quando sembrava vicino a decidere… ricominciava tutto da capo.

Voleva essere ancora più sicuro.

Questa ricerca infinita spesso non è prudenza.

È procrastinazione.

Quando pensi troppo, rischi di convincerti che stai avanzando.
In realtà stai solo girando attorno al problema.

Nulla cambia senza azione.

LA TUA AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro “Autorevolezza”.

Non continuare a vivere al condizionale

  • “Vorrei…”
  • “Farei…”
  • “Prima o poi…”

Così non parti mai.

Non esiste il momento perfetto.

Quando arriva un’opportunità, nessuno si sente pronto al 100%.

Mai.

Prima di cambiare tutto o restare per inerzia,
prenditi uno spazio per fare chiarezza,
senza pressioni.

Scopri il servizio dedicato “Ti senti bloccato nel tuo lavoro? Capire prima di decidere” a chi si sente bloccato nel proprio ruolo.

La perseveranza cambia tutto

Molte persone mollano al primo ostacolo.

Interpretano le difficoltà come la prova definitiva di non essere abbastanza.

La perseveranza fa il contrario.

Ti permette di andare oltre i “No grazie”.
Oltre i “Le faremo sapere”.
Oltre la fatica.

Davanti al prossimo ostacolo non paralizzarti.

Pazienza.
Perseveranza.

Riprova!

E Manuel?

Per mesi è rimasto fermo nel dubbio.

Poi, stanco della situazione di stallo, ha deciso di iniziare il percorso di coaching.

In realtà il problema non era il Mercato.

Era affrontare il cambiamento.

Dopo aver costruito il dossier di candidatura — CV e lettera di presentazione — ci siamo concentrati sulla direzione da seguire.

Ci sono stati colloqui andati male.
Momenti di scoraggiamento.
Dubbi.

Poi, dopo circa tre mesi, Manuel è stato assunto da un’altra azienda del settore.

A volte serve uno sguardo esterno

Quando resti bloccato nella paralisi dell’analisi, confrontarti con un professionista può aiutarti a vedere la situazione con più lucidità.

A volte basta un piccolo cambio di prospettiva per uscire dallo stallo.

E ripartire.

Cosa dire i primi giorni di lavoro per fare colpo sui nuovi colleghi

i primi giorni di lavoro
I primi giorni di lavoro.
(quello che non è scritto nel contratto ma conta moltissimo).

Nei primi giorni di lavoro c’è quasi sempre un divario
tra ciò che dovresti fare
e ciò che accade davvero.

Non dovresti trascurare alcun compito formale,
ma esistono aspettative implicite
che i colleghi danno per scontate.

Meglio intercettarle subito.

Sii disponibile (davvero)

All’inizio, le persone contano più delle attività.

Frasi semplici, potenti:

  • “Di cosa hai bisogno?”
  • “Posso aiutarti in qualche modo?”
  • “Vuoi una mano con questo?”

Aiutare è un ottimo modo per:

  • costruire relazioni
  • capire come funzionano davvero le cose
  • dare una prima impressione solida

Anche su progetti fuori dal tuo to-do.

Non puoi sapere se il tuo aiuto sarà apprezzato
o visto come un’imprudente intrusione,

ma se lo fai con rispetto, prudenza e senza prevaricazioni,
dimostri il tuo interesse della squadra.

Non rifiutare l’invito a pranzo

Se ti invitano: vai.

  • “Sì, volentieri. A che ora?”

È un segnale chiaro:
sono parte del team.

Se sei impegnato, rifiuta con eleganza
e proponi un’alternativa.

E se nessuno ti invita?
Succede.

Non c’è confidenza, familiarità,
ognuno resta sulle sue.

Non farne un dramma.
Respira.
Chiedi tu di sederti con qualcuno.

Fare il primo passo comunica sicurezza, apertura, maturità.

Mostra la tua personalità (restando professionale)

Non serve raccontare la tua vita.
Basta qualche aggancio.

Argomenti sicuri:

  • animali domestici
  • eventi (meglio se neutri)
  • hobby
  • città di provenienza o trasferimento

Piccoli dettagli creano connessione.

Non parlare male della vecchia azienda (mai)

Frasi da evitare:

  • “Nel mio vecchio lavoro era tutto un disastro”
  • “Il mio ex capo era incapace”

Non ti valorizzano.
Ti squalificano.

Concentrati sull’entusiasmo per il nuovo inizio.
Il passato… resta passato.

Non criticare la nuova azienda (almeno all’inizio)

Processi lenti?
Strumenti migliorabili?

Probabile.

Ma i primi giorni non sono il momento di criticare.

Chiedi ciò che ti serve con educazione.
Osserva.
Annota.

Capirai quando/come proporre miglioramenti.

Prepara una presentazione di te (sì, davvero)

Ti presenterai molte volte.

Meglio essere pronto!

Elementi chiave:

  • nome
  • ambito
  • Il tuo ruolo attuale: cosa fai e di cosa ti occupi davvero, per orientare chi ti ascolta.
  • Il tuo percorso precedente: da dove vieni, per creare connessioni e punti in comune.
  • Un dettaglio personale: un fatto o un cambiamento che aiuti gli altri a ricordarti.

Esempio:

“Ciao, sono Michele.
Sono entrato da poco nel team marketing.

Mi occupo principalmente di (ambito/attività chiave), lavorando su (breve focus concreto).

Arrivo da Milano, dove ho maturato la mia esperienza precedente,
e mi sono trasferito a Lugano per questa opportunità.

Sono contento di essere qui e di collaborare con voi.”

Presentazioni di gruppo

Se ti presentano a un team:

  • parla chiaro
  • sorridi
  • sii breve
  • guarda le persone

Chiudi con una frase positiva:

  • “Non vedo l’ora di lavorare con voi”
  • “Sono felice di iniziare questo progetto”

E prova a ricordare i nomi.
Farà la differenza.

Fai domande – parla poco – ascolta tanto

I primi giorni servono a capire:

  • i flussi
  • le regole non scritte
  • le persone

Quindi:

  • fai domande
  • ascolta
  • prendi appunti

E non interrompere chi è concentrato o in chiamata.

Un gesto, un sorriso, “a dopo”.

Metti il cellulare in silenzioso

(soprattutto) Nei primi giorni:
presenza totale!

Non serve aggiungere altro.

Non lamentarti

Anche se vedi inefficienze.

Un cliente appena-assunto mi raccontò di aver criticato (con ironia)
un software aziendale…
parlandone proprio con chi ne aveva sponsorizzato l’acquisto.

Errore classico.
Costoso.

Avrai tempo per proporre miglioramenti.
Non subito.

Chiedi consigli

Le persone amano sentirsi competenti.

  • “Hai qualche suggerimento per chi ha appena iniziato?”
  • “Posso chiederti un parere?”

Chiedere consigli:

  • costruisce relazioni
  • accelera l’apprendimento
  • ti fa apparire intelligente, non debole

Non spettegolare

  • “Ho sentito che il mio capo esce con la figlia del direttore finanziario. È vero?”
  • “Chi è la biondona alla reception?”

Evita:

  • gossip
  • battute sul capo
  • commenti sui colleghi

Non ti renderanno “uno del gruppo”.
Piuttosto inaffidabile.

SUGGERIMENTO

Se qualcuno prova a coinvolgerti nel gossip:
sorridi, ascolta,
non alimentare.

Capiranno.

Non fare il saputello

Questa è una buona regola da ricordare,
non solo i tuoi primi giorni di lavoro.

Il tuo primo istinto potrebbe essere di mostrare (in tutti i modi)
quanto sei brillante e capace.

Sei già stato assunto.
Non devi dimostrare nulla.

Resisti alla tentazione di impressionare a ogni costo.

Osserva.
Capisci.
Mostra rispetto.

L’umiltà nei primi giorni
vale più di qualsiasi brillantezza esibita.

SUGGERIMENTO
leggi il post con la storia di Edoardo (arrivato nel nuovo lavoro con tanta sicurezza ma poi ..)

Goditi il momento

Hai ottenuto questo lavoro.
Quindi, non dimenticare di … essere felice!

Sorridi.
Presentati.
Mostra gratitudine.

Le persone lo percepiscono.


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Se sei all’inizio, “Prima volta Leader” ti accompagna con chiarezza nei primi passi.

Esprimi il piacere di far parte del team

Se sei felice di esserci, dillo.

Ricorda però:
per qualcuno il tuo arrivo
potrebbe sembrare una minaccia.

Per questo:

  • osserva
  • adattati
  • non forzare

In conclusione

I primi giorni non servono solo a brillare.
Servono a capire.

Il tuo approccio iniziale
influenzerà profondamente
il tuo successo (o fallimento) in azienda.

Non cercare di essere perfetto.
Cerca di essere lucido, presente, rispettoso.

L’autorevolezza non si impone il primo giorno.

Si costruisce, un gesto alla volta.