Lasciare l’attuale posto di lavoro? I dubbi di Manuel – parte 1

lasciare l'attuale posto di lavoro

La notte non riesci a dormire al pensiero di lavorare il giorno dopo?
Non fai altro che guardare l’orologio e aspettare il venerdì?
Il tuo lavoro attuale non c’entra niente con le tue abilità acquisite (studi e specializzazione)?

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Stai pensando di lasciare l’attuale posto di lavoro?

L’ambiente è sempre pesante, le aspettative di performance sempre più irragionevoli,
non ti senti sufficientemente apprezzato economicamente (e non solo),
il capo ti mette il fiato sul collo (anche per cose futili),
le possibilità di crescita sono zero e soprattutto …

non vuoi passare tutta la vita al palo!

Come nel caso di Manuel (un mio cliente 34enne che lavora nel settore IT di un’azienda lombarda da oltre 6 anni) che mi spiegava quanto si sentisse sempre meno riconosciuto all’interno del suo contesto di lavoro.

Manuel sta vivendo una sorta di abbattimento generale,
gli diventa difficile sforzarsi di agire o anche (solo) pensare di dover reagire.

Tende a non riconoscersi più nel suo ambito aziendale,
anche il senso di appartenenza sta venendo a mancare.

Sta scivolando in un atteggiamento apatico che gli impedisce di cogliere le opportunità e utilizzare le risorse che ha a disposizione.

 
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Manuel sente un senso di fallimento e di sconforto diffuso

Manuel inizia a vagliare alcune ipotesi, un lavoro diverso, lo stesso lavoro ma in un altro dipartimento o in un ambiente diverso, oppure quel sogno finito nel cassetto….

Il tempo passa senza che nulla cambi, Manuel si sente come una pentola a pressione che sta per esplodere, sente rabbia e se la prende con sé stesso.

La rabbia d’altro canto (se ben indirizzata) può dare l’energia necessaria per “aprire quella porta” e uscire allo scoperto!

Forse è il tempo di lasciare l’attuale posto di lavoro

Cosa ne dici Manuel?

E poi non sei l’unico, le ultime statistiche dicono che milioni di persone stanno pensando di lasciare il loro attuale posto di lavoro e centinaia di migliaia lo hanno già fatto negli ultimi mesi.

Tuttavia, lasciare un lavoro – anche se è stressante e con poche soddisfazioni – significa di questi tempi prendersi un rischio.

Significa affrontare un cambiamento.

 
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Il cambiamento può spaventare

Allora Manuel … che fare?
Non fare nulla e mantenersi (il mal di stomaco) e l’attuale lavoro?

O anche … mantenere il lavoro, cambiare approccio per renderlo più “digeribile”. Ricercando (e consapevolizzando) alcuni aspetti positivi che possono aiutarti a “mandare giù la pillola”.

Oppure …
creare un CV accattivante e lasciare il lavoro non appena ne trovi uno (non è detto che sia migliore).

Infine,
(in modo più radicale) creare un CV accattivante e lasciare il lavoro, anche senza un nuovo lavoro.
Quel che accade… accade!

Se in ogni possibilità non riesci a ridurre l’incertezza che senti, capisci perché tante persone si “perdono” professionalmente.

Restano bloccate in vortici di dubbi e pantani d’indecisione.

 
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Quando lasciare l’attuale posto di lavoro?

Difficilmente sarà in un fremito improvviso,
un istante magico.

Un sussulto inatteso di estrema chiarezza, dove tutto “s’incastra”.
Miracolosamente.
E avrai pianificato di colpo tutta la tua vita.

Non dico che non esiste un momento topico, ma sarà molto più facile che ti ritroverai a prendere (in modo naturale) nuove decisioni. Decidere nuove azioni.

In effetti, la vita cambia costantemente e dovrai riconsiderare più volte la direzione del tuo “nuovo” viaggio.

 


 

Il dubbio la fa da padrona

Manuel, hai paura di prendere la decisione sbagliata?
Capisco! Chi non avrebbe paura di farlo!

Tuttavia, evita ogni volta che pensi alla tua carriera ti farti assalire da dubbi tipo: “Bello! … Ma … Però …Forse… E se … Non posso…”?

Sei troppo concentrato su risultati incerti e catastrofici!

Come un mantra ribadisci complessità e difficoltà, ripeti senza fine quanto “È difficile”.
Diventi negativo e pessimista.
Sfiduciato.

Per rivoltare questa negatività ti dico che … hai ragione!

In effetti è difficile …

Ma scusa, cosa ti aspettavi? Il tappeto rosso?
La coda che si “apre” quando arrivi davanti ad un locale (stile invitato VIP)?

Se c’è un momento sbagliato per essere nuovamente sul mercato del lavoro … è questo, non c’è dubbio!
Qualcuno ti direbbe che sei già fortunato solo ad avere un lavoro (bello o brutto che sia).

Detto questo … per favore, non discutiamo più di quanto potrebbe essere dura e difficile cambiare lavoro.
Perché lo è!
Parlarne di continuo ci porta solo ansia e perdiamo energie preziose.

Evita di impantanarti nei dettagli

Sai come Manuel disperdeva energia preziosa?

Studiava … ricercava … indagava… investigava … e proprio quando aveva la sensazione di avere la soluzione, decideva che non era abbastanza.

Voleva essere ancora più sicuro … e riprendeva la ricerca!

Perdersi in un vortice di ricerca di lavoro infinita è un segnale evidente che stai pensando troppo.
È ora di agire!

Nulla cambia senza azione e il viaggio più lungo inizia con il primo passo.
Fai quel primo piccolo passo.

Se i sentimenti di incertezza ti spingono a pensare troppo,
impantanarsi nei dettagli è solo un altro modo per rimandare le grandi decisioni.

 
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È una forma di procrastinazione

Raccogliere più dati, focalizzarsi su ogni potenziale risultato,
potrebbe illuderti di avanzare verso un obiettivo.

In realtà, stai solo girando attorno al problema.
Semplicemente. Inutilmente.

Quando ti ritrovi a pensare troppo, prova a riportarti al momento presente attraverso respiri profondi e pensando a qualcosa di rilassante.

Non continuare a usare il condizionale

“Farei” o “Vorrei” non ti faranno partire mai.
Non parlare di ciò che farai. Un giorno.

Devi fare il primo passo adesso.
Non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.

Non lasciarti immobilizzare dalla sindrome del “domani”.
Il tempo giusto per l’azione è oggi.

Iniziare “da domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo”, ecc. non ti farà cominciare mai.

Quando un’opportunità si presenta,
nessuno si sente mai pronto al 100%.

Lasciare l’attuale posto di lavoro: nessuna scelta potrebbe essere quella ideale

La mente di Manuel giocava costantemente a “ricercare tutti gli scenari possibili” diventando chiassosa.
Così è difficile decidere in modo sensato.

Le alternative possono diventare contorte e confuse, causando la scelta sbagliata.

Se hai già accumulato tante informazioni, probabilmente è il momento di prendere una decisione.

Impegnati a ricercare 2-3 opzioni, una volta trovate è il momento di agire, invece di tornare indietro per ulteriori informazioni. Se ti mancano ancora informazioni, continua la ricerca!

Una volta che le hai acquisite, fermati.
E decidi!

CONTINUA A LEGGERE > la parte 2.

Cosa dire i primi giorni di lavoro per fare colpo sui nuovi colleghi

i primi giorni di lavoro
I primi giorni di lavoro.
(quello che non è scritto nel contratto ma conta moltissimo).

Nei primi giorni di lavoro c’è quasi sempre un divario
tra ciò che dovresti fare
e ciò che accade davvero.

Non dovresti trascurare alcun compito formale,
ma esistono aspettative implicite
che i colleghi danno per scontate.

Meglio intercettarle subito.

Sii disponibile (davvero)

All’inizio, le persone contano più delle attività.

Frasi semplici, potenti:

  • “Di cosa hai bisogno?”
  • “Posso aiutarti in qualche modo?”
  • “Vuoi una mano con questo?”

Aiutare è un ottimo modo per:

  • costruire relazioni
  • capire come funzionano davvero le cose
  • dare una prima impressione solida

Anche su progetti fuori dal tuo to-do.

Non puoi sapere se il tuo aiuto sarà apprezzato
o visto come un’imprudente intrusione,

ma se lo fai con rispetto, prudenza e senza prevaricazioni,
dimostri il tuo interesse della squadra.

Non rifiutare l’invito a pranzo

Se ti invitano: vai.

  • “Sì, volentieri. A che ora?”

È un segnale chiaro:
sono parte del team.

Se sei impegnato, rifiuta con eleganza
e proponi un’alternativa.

E se nessuno ti invita?
Succede.

Non c’è confidenza, familiarità,
ognuno resta sulle sue.

Non farne un dramma.
Respira.
Chiedi tu di sederti con qualcuno.

Fare il primo passo comunica sicurezza, apertura, maturità.


Vuoi migliorare il tuo modo di comunicare sin da subito?

La NUOVA edizione aggiornata 2025 di “Autorevolezza” offre strumenti immediati e concreti.

Se sei all’inizio, “Prima volta Leader” ti accompagna con chiarezza nei primi passi.

Mostra la tua personalità (restando professionale)

Non serve raccontare la tua vita.
Basta qualche aggancio.

Argomenti sicuri:

  • animali domestici
  • eventi (meglio se neutri)
  • hobby
  • città di provenienza o trasferimento

Piccoli dettagli creano connessione.

Non parlare male della vecchia azienda (mai)

Frasi da evitare:

  • “Nel mio vecchio lavoro era tutto un disastro”
  • “Il mio ex capo era incapace”

Non ti valorizzano.
Ti squalificano.

Concentrati sull’entusiasmo per il nuovo inizio.
Il passato… resta passato.


Vuoi comunicare con presenza e sicurezza,
lasciando davvero il segno in ogni riunione?

Scopri il percorso di coaching mirato “Come lasciare il segno in meeting e riunioni
e rendi ogni tuo intervento chiaro, incisivo e memorabile.

Non criticare la nuova azienda (almeno all’inizio)

Processi lenti?
Strumenti migliorabili?

Probabile.

Ma i primi giorni non sono il momento di criticare.

Chiedi ciò che ti serve con educazione.
Osserva.
Annota.

Capirai quando/come proporre miglioramenti.



Prepara una presentazione di te (sì, davvero)

Ti presenterai molte volte.

Meglio essere pronto!

Elementi chiave:

  • nome
  • ambito
  • Il tuo ruolo attuale: cosa fai e di cosa ti occupi davvero, per orientare chi ti ascolta.
  • Il tuo percorso precedente: da dove vieni, per creare connessioni e punti in comune.
  • Un dettaglio personale: un fatto o un cambiamento che aiuti gli altri a ricordarti.

Esempio:

“Ciao, sono Michele.
Sono entrato da poco nel team marketing.

Mi occupo principalmente di (ambito/attività chiave), lavorando su (breve focus concreto).

Arrivo da Milano, dove ho maturato la mia esperienza precedente,
e mi sono trasferito a Lugano per questa opportunità.

Sono contento di essere qui e di collaborare con voi.”

Presentazioni di gruppo

Se ti presentano a un team:

  • parla chiaro
  • sorridi
  • sii breve
  • guarda le persone

Chiudi con una frase positiva:

  • “Non vedo l’ora di lavorare con voi”
  • “Sono felice di iniziare questo progetto”

E prova a ricordare i nomi.
Farà la differenza.

Fai domande – parla poco – ascolta tanto

I primi giorni servono a capire:

  • i flussi
  • le regole non scritte
  • le persone

Quindi:

  • fai domande
  • ascolta
  • prendi appunti

E non interrompere chi è concentrato o in chiamata.

Un gesto, un sorriso, “a dopo”.

Metti il cellulare in silenzioso

(soprattutto) Nei primi giorni:
presenza totale!

Non serve aggiungere altro.



Non lamentarti

Anche se vedi inefficienze.

Un cliente appena-assunto mi raccontò di aver criticato (con ironia)
un software aziendale…
parlandone proprio con chi ne aveva sponsorizzato l’acquisto.

Errore classico.
Costoso.

Avrai tempo per proporre miglioramenti.
Non subito.

Chiedi consigli

Le persone amano sentirsi competenti.

  • “Hai qualche suggerimento per chi ha appena iniziato?”
  • “Posso chiederti un parere?”

Chiedere consigli:

  • costruisce relazioni
  • accelera l’apprendimento
  • ti fa apparire intelligente, non debole

Non spettegolare

  • “Ho sentito che il mio capo esce con la figlia del direttore finanziario. È vero?”
  • “Chi è la biondona alla reception?”

Evita:

  • gossip
  • battute sul capo
  • commenti sui colleghi

Non ti renderanno “uno del gruppo”.
Piuttosto inaffidabile.

SUGGERIMENTO

Se qualcuno prova a coinvolgerti nel gossip:
sorridi, ascolta,
non alimentare.

Capiranno.

Non fare il saputello

Questa è una buona regola da ricordare,
non solo i tuoi primi giorni di lavoro.

Il tuo primo istinto potrebbe essere di mostrare (in tutti i modi)
quanto sei brillante e capace.

Sei già stato assunto.
Non devi dimostrare nulla.

Resisti alla tentazione di impressionare a ogni costo.

Osserva.
Capisci.
Mostra rispetto.

L’umiltà nei primi giorni
vale più di qualsiasi brillantezza esibita.

SUGGERIMENTO
leggi il post con la storia di Edoardo (arrivato nel nuovo lavoro con tanta sicurezza ma poi ..)

Goditi il momento

Hai ottenuto questo lavoro.
Quindi, non dimenticare di … essere felice!

Sorridi.
Presentati.
Mostra gratitudine.

Le persone lo percepiscono.

Esprimi il piacere di far parte del team

Se sei felice di esserci, dillo.

Ricorda però:
per qualcuno il tuo arrivo
potrebbe sembrare una minaccia.

Per questo:

  • osserva
  • adattati
  • non forzare

In conclusione

I primi giorni non servono solo a brillare.
Servono a capire.

Il tuo approccio iniziale
influenzerà profondamente
il tuo successo (o fallimento) in azienda.

Non cercare di essere perfetto.
Cerca di essere lucido, presente, rispettoso.

L’autorevolezza non si impone il primo giorno.

Si costruisce, un gesto alla volta.

I miei servizi

Percorsi di coaching mirati, brevi e concreti su un tema specifico: autorevolezza, team leadership, carriera.

Un esempio:
Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive”.

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La NUOVA edizione 2025 del mio libro “Autorevolezza” ti aiuta a rafforzare impatto, carisma e comunicazione.

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