Cosa dire quando qualcuno ti interrompe in un meeting

qualcuno ti interrompe
Immagina di essere nel pieno di un meeting.

È il tuo turno di parlare.
Hai un’idea brillante e non vedi l’ora di condividerla.

Appena inizi, però, qualcuno ti interrompe.
Devia la conversazione.
Il focus salta.

Un attimo di sorpresa.
Un altro per raccogliere i pensieri.
Poi provi a riprendere il filo.

Non sai cosa pesa di più:
tollerare l’interruzione
o affrontarla.

Spesso chi interrompe non se ne rende conto

Non si scusa.
Non ti restituisce la parola.

E prima che tu possa reagire, tra esitazioni e nuove intrusioni…
il meeting è finito!

Succede.
Più spesso di quanto pensi.

Se a interromperti è il capo, il CEO o il titolare,
(per quanto poco gradevole) l’episodio viene spesso tollerato.

Ma se l’interruzione è continua …

e arriva da un tuo pari grado o da un collaboratore,
l’impatto sulla tua leadership è reale.

Anche se dice più sull’altra persona che su di te,
essere interrotti fa sentire sminuiti.
Poco rispettati
.

Perché le persone interrompono

Quando qualcuno ti tronca, chiediti prima perché lo sta facendo.

Ecco i motivi più comuni:

  • Dimenticanza

Temono di perdere il loro pensiero e intervengono subito.

  • Entusiasmo

Sono coinvolti e vogliono partecipare.

  • Visibilità

Competono per riconoscimento e spazio.

  • Maleducazione

Dominano la conversazione e mostrano “chi conta”.

  • Inconsapevolezza

Sono nel loro loop mentale e non se ne accorgono.

  • Arroganza

Pensano che il ruolo o l’anzianità giustifichi l’interruzione
(ma non vogliono essere interrotti a loro volta).

La buona notizia?

Puoi gestire le interruzioni senza perdere credibilità.

Gestire un’interruzione rafforza la tua leadership

Essere interrotti crea disagio.
È normale.

Perdi il filo.
Ti senti esposto.
Hai voglia di lasciar perdere.

Invece:
fai un respiro.
ricentra il messaggio.
continua a parlare con calma e sicurezza.

Questo comunica una cosa chiara:
non hai finito.

Se l’interruzione continua, rispondi prima di arrivare al punto di ebollizione.
Non serve agitarsi.

Serve lucidità.

Non prenderla sul personale

Non esigere rispetto.
Se lo chiedi, spesso è già perso.

Il rispetto non deriva dal titolo.
Si conquista nel modo in cui comunichi.

Minacciare (“Lo dico al capo!”) ti rende lamentoso.
Come un bambino che chiama la maestra.

Evita.

Sii conciso

Più sei dispersivo,
più aumenti la probabilità di essere interrotto.

Un punto alla volta.
Poi spazio agli altri.

Se hai più punti, numerali:

  • “Ho due considerazioni. La prima è…”

Questo segnala chiaramente che non hai ancora finito.

Se il contenuto è denso, anticipa:

  • “Rispondo volentieri alle domande appena concludo.”


Anche nei meeting, la comunicazione è il cuore dell’autorevolezza.

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Quando qualcuno ti interrompe: ascolta e rispondi con decisione

Stabilisci contatto visivo e usa frasi come:

  • “Ottimo punto, Annamaria. Aggiungo solo un altro aspetto…”
  • “Finisco il mio ragionamento, poi torno volentieri su questo.”
  • “Vorrei condividere alcuni dati prima di aprire il confronto.”

Non stai invalidando l’altro.

Stai tenendo il tuo spazio.

Poi, quando hai finito:

  • “Annamaria, volevi aggiungere qualcosa?”

Tornare al punto interrotto

Usa frasi semplici e neutrali:

  • “Tornando a quello che stavo dicendo…”
  • “Come spiegavo poco fa…”
  • “Riprendo da dove ero rimasto…”

Attenzione al tono:
deve restare calmo e amichevole.

Quando l’interruzione è segno di interesse

A volte chi interrompe…
sta semplicemente seguendo.

Mostra connessione:

  • “Esatto!”
  • “Sono d’accordo, infatti…”
  • “Ecco perché lo trovo rilevante.”

Ignorare queste interruzioni significa perdere un’occasione.

Per approfondire il tema della comunicazione autorevole,
ti consiglio il mio post → “Come dire, senza dirlo, “Il capo sono io!

Frasi utili per “mettere in attesa” l’interruzione

  • “Ne parliamo tra un attimo, fammi solo finire.”
  • “Ottimo spunto, ci torniamo subito.”
  • “Mi interessa molto, ma prima chiudo questo punto.”

Comunichi ascolto senza perdere il filo.

E se l’interruzione continua…

Usa frasi più dirette (solo se necessario):

  • “Non ho ancora finito.”
  • “Ti chiedo di lasciarmi concludere.”
  • “Preferisco completare il mio pensiero.”

Conta come lo dici:
sguardo neutro,
tono fermo,
non irritato.

Se serve, chiarisci dopo il meeting, in privato:

  • “Quando mi interrompi spesso, mi sento poco ascoltato.
    Mi aiuterebbe se mi lasciassi finire.”

Quando a interromperti è il capo

Aspetta la fine della riunione.
Poi chiedi un confronto uno-a-uno:

  • Ho notato che sei intervenuto durante il meeting…”
  • “C’è qualcosa che avrei potuto fare diversamente?”
  • “Come posso presentare meglio i miei punti la prossima volta?”

In conclusione

Le interruzioni parlano più di chi interrompe che di te.

Tempismo e consapevolezza fanno la differenza.

Saper gestire quando parlare — e quando non farlo —
rafforza la tua leadership.

Da ricordare

Non serve alzare la voce per farsi ascoltare.
Serve tenere il punto.

Con calma, presenza e autorevolezza.

Lasciare il segno non significa parlare di più,
ma farsi ascoltare meglio.

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Come fare un’ottima ULTIMA impressione in 7 mosse

ultima impressioneFoto di Yan Krukau

In diversi miei post ho parlato dell’importanza della prima impressione in alcune situazioni sociali e professionali (colloquio di lavoro, meeting, presentazioni ecc.),

Come presentarsi nel migliore dei modi, partire con il piede giusto e stupire da subito i nostri interlocutori sia la via migliore per ottenere il successo.

Come professionisti e team leader ci concentriamo (comprensibilmente) sulla prima impressione,
tuttavia, alcuni studi dimostrano come le persone ricordino chiaramente l’inizio e la fine,
e quanto facciano fatica a fissarsi nella memoria la parte centrale dell’esposizione.

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Quindi …
non dovresti solo puntare a una buona PRIMA impressione, ma anche a un’ottima ULTIMA impressione (perché è la più “fresca” nella nostra memoria).

Iniziare bene è positivo, ma finire bene è (altrettanto) importante.

Cosa fai o dici per creare un’ultima buona impressione?

Innanzitutto, non lasciarla al caso.
Dovresti sapere cosa fare/cosa dire.

Tra la PRIMA e l’ULTIMA impressione possono verificarsi molte interazioni. Non le sto minimizzando (ci mancherebbe, i contenuti sono importanti) ma devono essere gestite bene.

L’ultima impressione dovrebbe essere quella che crea il “tuo marchio” finale e duraturo.
L’impressione che farà dire alle persone:

  • “Che persona affascinante!”
  • “Voglio fare di nuovo affari con lei/lui”.
  • “Vorrei che lavorasse nella nostra azienda”

Di seguito alcuni suggerimenti su come migliorare l’ULTIMA impressione. Sono abbastanza semplici sulla carta, tuttavia, spesso non siamo consapevoli delle nostre abitudini.

Piccoli cambiamenti possono fare una grande differenza!

 
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1. Tieni l’argomento più potente per ultimo

Fai come gli avvocati di grido, gli speaker e i politici internazionali,
che creano un’impressione finale molto potente e portano il pubblico ad applaudire,
magari persino una standing ovation.

Sono d’accordo con te, non è così semplice come potrebbe sembrare.

Devi davvero adottare un approccio strategico per lasciare quell’impressione duratura.

L’ultima impressione è il risultato del tuo aspetto, del tuo atteggiamento e della tua esposizione,
combinata con un sorriso genuino, una frase/risposta accattivante, una proposta seducente,
oppure un semplice “arrivederci” o “buona giornata” detto con sincerità.

 
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2. Stabilisci un “contatto”

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza” nella fase finale dell’interazione, stabilisci un contatto,
guarda l’altra persona negli occhi e sorridi.

Il contatto fisico favorisce il “legame” con la persona,
anche una stretta di mano può rendere il rapporto più affabile e memorabile.

In un colloquio di lavoro o in una riunione con un cliente, stringi la mano all’altra persona mentre ti alzi dal tavolo o dalla scrivania, e poi di nuovo mentre ti allontani dalla porta (quindi due volte).

Una stretta di mano calda e sicura (assicurati che le tue mani non siano sudaticce).

3. Ringrazia

Quando hai terminato, per esempio il colloquio di lavoro, cerca il contatto visivo e sorridi.

Alzandoti dalla sedia, non stare lì in piedi titubante, imbarazzato,
ringrazia per il tempo che la persona ti ha dedicato “Grazie per l’opportunità. Lo apprezzo molto.”

Poniti di fronte rispetto la persona, piuttosto che ad angolo, darai l’impressione di un professionista aperto, diretto e caloroso.

Poi, quando stai uscendo dalla porta, puoi un’altra volta: “Grazie ancora per il colloquio” oppure semplicemente: “Grazie!”.

Sii amichevole ma fermo nei tuoi saluti.

 
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4. Sii brillante e breve

Che tu stia presentando una riunione o facendo una call di aggiornamento con il tuo capo,
centra il punto con un linguaggio semplice e soluzioni semplici.

Se usi un linguaggio semplice e porti soluzioni chiare e brillanti, sarai ricordato!

Attenzione però!
C’è una linea sottile tra l’essere assertivi e l’essere arroganti.

Le persone sono attratte dalla fiducia, quando ti comporti in modo troppo sicuro, sfacciato, sembra che tu stia compensando una celata insicurezza.

Può anche essere antipatico, specialmente quando incontri qualcuno per la prima volta.
 


 

5. Ascolta con attenzione

Ciò che rende piacevole una conversazione è l’ascolto.
Piuttosto di concentrarti su te stesso partecipa all’interazione presumendo che tu abbia qualcosa da imparare.
Ascolta, “semplicemente”.

Dai la tua totale attenzione e presta interesse ai tuoi gesti non verbali.

Non lasciarti distrarre dalle attività che ti aspettano (o dal tuo smartphone!).
Ascolta attentamente e fai domande, sii sinceramente interessato a ciò che l’altra persona ha da dire.

Non solo la farai sentire rispettata,
ma le lascerai un’ottima impressione di te.

6. Fai una domanda significativa

Poni una domanda ponderata che dimostri il tuo genuino interesse a saperne di più sulla persona, sull’azienda oppure sulla professione.

È l’opportunità di dimostrare che sei un professionista appassionato e curioso degli argomenti che hai discusso.

7. Invia un messaggio di follow-up/nota di ringraziamento

Inviare un messaggio di ringraziamento o un biglietto di ringraziamento,
è davvero un bel tocco per consolidare la tua immagine professionale.

In conclusione

Quando esci dalla stanza, assicurati di prendere tutti i tuoi effetti personali.

Non puoi puntare ad un’ottima impressione finale, se poi devi (timidamente) rientrare nella stanza scusandoti per aver dimenticato il cellulare, la penna, il cappotto ecc.

Credo che sia davvero importante nei tuoi incontri professionali essere consapevole dell’importanza di ricercare l’ultima impressione straordinaria (ovvero non-ordinario).

L’ultima impressione è ugualmente rilevante

Quello che dici/fai per ultimo può essere ricordato ancora più di quello che hai detto/fatto all’inizio

La PRIMA impressione dà il tono a ciò che ci aspetta, stabilisce le aspettative.
L’ULTIMA impressione è ciò che ci resta, probabilmente è ciò che ricorderemo di più.

Ma non otterrai uno senza l’altro.
Ci sarà un’ottima ULTIMA impressione solo dopo una PRIMA buona impressione.

Adesso, sai cosa devi fare!

15 frasi da non dire al colloquio di lavoro

frasi da non dire al colloquio

Foto di Skyler Ewing da Pexels

Durante il colloquio di lavoro è sicuramente importante focalizzarsi su-cosa-dire.
Altrettanto fondamentale è sapere cosa-non-dire.

Ecco 15 frasi da non dire al colloquio di lavoro.

“Scusate il ritardo”

Eccessive giustificazioni ti mettono immediatamente in cattiva luce.

Non va bene neanche “Scusate l’anticipo.”

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L’intervistatore dovrà lasciare quello che sta facendo e occuparsi di te. Diventi un’ospite da “piazzare” da qualche parte prima del colloquio.

“Sono alla ricerca di un’occupazione meno stressante”

Dichiarare di essere interessato ad un’occupazione meno gravosa non ti farà apparire come una persona attiva.

Meglio focalizzarsi sulle opportunità di crescita professionale che la posizione offre.

“Vorrei avviare una mia attività il prima possibile”

Anche “Sto cercando un’occupazione temporanea” non funziona.

Un cliente mi spiegava che durante il colloquio di lavoro condivideva le sue ambizioni imprenditoriali per dare un’immagine di sé proattiva.

Uhm! Nessuna azienda vuole sentirsi la seconda scelta.

Se c’è il sospetto che tu sia interessato solo allo stipendio, fino a quando non sarai in grado di fare le tue scelte, probabilmente non otterrai il lavoro.

“Farei qualsiasi cosa pur di lavorare per la vostra azienda”

Anche se può sembrare accattivante proporsi per più ruoli, nessuna azienda vuole assumere un dipendente che tende a svalutare sé stesso e il proprio lavoro.

Il selezionatore è alla ricerca di persone appassionate del ruolo che stanno ricercando.
Indirizza la tua ricerca a un ruolo specifico.

 
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“Non ho mai avuto insuccessi nella mia carriera”

Questa affermazione denota arroganza e poco senso della realtà.

Nessuno è perfetto e, sicuramente, anche tu avrai commesso degli errori.

Subito insuccessi e battute d’arresto professionali.

Se ti viene chiesto, senza oscillare dall’esaltazione all’eccessiva umiltà, racconta le tue esperienze con capacità analitica e concretezza.

 
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Qualcosa di negativo sul precedente datore di lavoro

Tipo “Ho lasciato il lavoro precedente perché non andavo d’accordo con il mio capo”.

Non importa quanto sia stato mostruoso il tuo ultimo lavoro, non parlare male di un tuo ex datore di lavoro.

Anche se fosse vero, questa informazione non ti agevolerà e non ti aiuterà a fare una bella impressione.

Mantieni il tuo tono tra il neutro e il positivo, concentrandoti su ciò che hai imparato da questa esperienza e su ciò che speri di fare in futuro.

Così facendo puoi mostrare la tua capacità di rimanere professionale e positivo indipendentemente dalla situazione.

Con questo approccio, l’intervistatore avrà la certezza che non dirai nulla di negativo sull’azienda in futuro.

 
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“Non lo so”

Per quanto tu sia preparato potresti ricevere una domanda a cui non ti eri preparato, o che ti lascia perplesso.

Dire “Non lo so” raramente è l’approccio giusto.

Questa può essere una grande opportunità per dimostrare il tuo pensiero critico. Le tue capacità di problem solving.

Potresti chiedere ulteriori informazioni per mettere insieme una risposta accurata.
Oppure dire “Vorrei prendermi un minuto per pensarci.”

Discutere di benefit, ferie, pause, straordinari e stipendio

Evita di chiedere immediatamente informazioni su ferie e retribuzione, a meno che questi argomenti non vengano prima sollevati dall’intervistatore.

Sembri arrogante, poco attraente.

L’azienda vuole sapere (in primis) cosa puoi fare per loro.
Cosa puoi fare per migliorare i processi aziendali e far crescere le performance e l’organizzazione.

Se proprio vuoi, puoi menzionare questa conversazione verso la fine del colloquio in modo indiretto.

Tipo: “Non vedo l’ora di saperne di più sui benefit e sulla retribuzione durante la nostra prossima conversazione”.

 


 

“È sul mio curriculum”

Se il selezionatore ti domanda una cosa che potrebbe benissimo essere scritta sul tuo curriculum, dovresti sempre rispondere con parole tue e fornire maggiori dettagli.

È probabile che l’intervistatore ti stia chiedendo di un particolare lavoro o esperienza, vuole che tu dica di più (al di là di cosa hai scritto sul CV).

Sta semplicemente ricercando ulteriori informazioni e sta valutando le tue abilità comunicative.

Rispondi utilizzando esempi specifici che dimostrino come la tua qualifica, esperienza e abilità siano rilevanti per la posizione.

“Sto attraversando un momento difficile in questo momento.”

La maggioranza delle persone, probabilmente anche il tuo intervistatore, sarà comprensivo nei confronti di qualcuno che sta affrontando un momento difficile (salute, divorzio ecc.) della sua vita.

Ciò non toglie che, potrebbe anche chiedersi se la tua vita personale influenzerà sulle tue prestazioni sul lavoro.

Quindi, tieni i tuoi problemi nascosti.
Mantieni la conversazione del colloquio focalizzata sulla tua vita professionale.

“Non ho domande”

La maggior parte degli intervistatori, verso la fine del colloquio, chiederà se hai domande.

Una parte importante della preparazione di un colloquio è pensare a domande significative che mostreranno il tuo interesse per l’azienda o la posizione.

Non avere domande vuol dire non essere abbastanza interessato per saperne di più.

Poni domande.
Il tuo colloquio diventerà una conversazione piuttosto che un botta-e-risposta.

Chiedere informazioni scontate sull’azienda

Fai ricerche online sull’azienda.

Prendi contatto con un dipendente che lavora o ha lavorato in questa azienda.

Cerca di avere una chiara comprensione della mission e la vision dell’azienda, ciò ti consentirà di porre domande più dettagliate.

Non puoi presentarti a un colloquio senza sapere quasi nulla della posizione o dell’azienda.

“So di non avere molta esperienza”

Le tue (poche) esperienze le hai già raccontate nel curriculum vitae.

Quando ti scusi per l’esperienza che non hai, dimostri che non sei la persona giusta per quel ruolo, o addirittura che partiresti da zero.

Invece di attirare l’attenzione sulle tue debolezze, rimani positivo.

Cerca di concentrarti sui tuoi punti di forza e su come le tue competenze aggiungeranno valore all’azienda.

Parla delle tue abilità (di comunicazione, organizzazione, risoluzione dei problemi e gestione del tempo) e mostra entusiasmo per la posizione offerta.

“Prima di decidere devo consultare il mio partner”

Se realmente hai questa necessità, puoi chiedere al selezionatore di darti qualche giorno per decidere, senza menzionare che la scelta dipenderà anche da un’altra persona.

Far vedere che la scelta dipenda dal partner denota insicurezza e poca professionalità.

“Sa dirmi per che ora avremo finito?”

Ecco una delle frasi da non dire al colloquio,
non dovresti mai dare l’impressione di avere fretta.

Il selezionatore potrebbe percepire la tua domanda come una mancanza di interesse nei confronti dell’azienda e della posizione lavorativa; ma anche come una mancanza di rispetto e di disponibilità.

“Il perfezionismo è la mia più grande debolezza”

Il giochetto-risposta alla domanda “Qual è la sua più grande area di miglioramento?” dove celebri il tuo perfezionismo che portato all’eccesso diventa un difetto … non è molto originale!

È un cliché oramai abusato.

Inoltre, non offre una vera visione del tuo stile di lavoro e della tua personalità.

10 errori stupidi che fanno anche i manager intelligenti


Molti professionisti sono convinti che essere leader sia una “conseguenza logica” di una posizione o un titolo.

Tuttavia, la leadership riguarda più il comportamento che le abilità o le conoscenze specifiche.

Ha molte sfaccettature. È un’abilità che deve essere affinata ogni giorno. Il pericolo di commettere errori è sempre presente.

Anche i manager che si ritengono intelligenti-e-smart commettono errori. Alcuni degli errori “poco intelligenti” (tipo dare cattivo esempio “Fai come dico, non come faccio”) derivano da un senso di eccessiva sicurezza e potere.

Ecco 10 errori stupidi fatti da manager e leader considdetti intelligenti:

Proclamare la propria competenza

Non dichiarare la tua preparazione,
lascia che si parli di te attraverso i tuoi gesti, le tue parole o la tua presenza.

Se proprio devi dimostrarla, porta esempi concreti di situazioni realmente accadute che mostrino come ti sei comportato o hai reagito.

Pensare di sapere tutto

La cosa peggiore che puoi fare è smettere di essere curioso.

Rispondere sempre “Lo so!”.

Pensare di avere una comprensione della situazione e fare supposizioni senza un riscontro (oggettivo) della realtà.

Aspettarsi buone prestazioni dai nuovi arrivati e principianti

Un processo di inserimento ben strutturato permette alle persone di ambientarsi rapidamente e diventare produttiva quanto prima.

I collaboratori hanno bisogno di capire la cultura aziendale, come avere successo nel loro nuovo ruolo …

e devono ricevere feedback regolarmente.

Parlare in videoconferenza come in presenza

Nelle riunioni online dovrai trasmettere competenza e autorevolezza solo attraverso l’immagine piatta dello schermo.

Non potrai ricambiare uno sguardo, non avrai una mano da stringere, non potrai far sentire la tua “presenza”.

Adatta la tua prospettiva, le tue abitudini e il tuo atteggiamento.


Non specificare

Non dare per scontato che comunichi in modo chiaro.

Abbassa il volume del tuo chiacchiericcio interno e aumenta il tuo ascolto.

Poni domande chiarificatrici: “Cosa significa? Può essere più preciso? Come sei arrivato a questa conclusione?”.

Voler impressionare a tutti i costi

Non metterti sempre in mostra.

Foto condivise sui social con pseudo-celebrità, diplomi e certificati in bella mostra in ufficio, weekend meravigliosi ecc.

Niente è più patetico di un costante tentativo di impressionare gli altri.

 

Usare la mail per evitare una discussione difficile

È molto più autorevole risolvere un conflitto sul lavoro con un incontro faccia a faccia.

Sei il leader. Dai l’esempio. Non “nasconderti” dietro una email.

Parla dei fatti. Non fare supposizioni sul carattere della persona in base alle sue azioni.

Poni domande, mostra rispetto e raggiungi un accordo reciproco.

Delegare la motivazione del team a un formatore/coach

La motivazione non “sgorga naturalmente”.

Sei tu che per primo deve motivarsi, entusiasmarsi, ispirarsi.

Dopo (solo dopo) la puoi chiedere, anzi pretendere, dai tuoi collaboratori.

La motivazione del tuo team parte da te!

Mettere le persone sotto (troppa) pressione

Le cose ti vengono facile? Bene. Potresti tendere l’asticella troppo in alto, e se gli altri non riescono, presumere che sia dovuto a scarso impegno.

Quindi spingi ancora più forte.

Dovresti semplicemente capire quanto (duramente) queste persone hanno lavorato per realizzare quello che definisci il-minimo.

Lamentarsi del proprio team

Costruisci sui punti di forza dei tuoi collaboratori.

Non continuare a cercare (lamentandoti) qualità che non ci sono. Non sei un talent scout.

L’atteggiamento “vittimista” è un’indicazione di uno scarso livello di proattività e leadership.

10 cose da evitare se vuoi il successo professionale

il successo professionale
Foto Pixabay

Se vuoi raggiungere i tuoi obiettivi (grandi o piccoli, poco importa) è senz’altro utile comprendere cosa-fare per avere il successo professionale.

Altrettanto importante è conoscere anche cosa-non-fare.

Ecco 10 cose da evitare se vuoi ottenere il successo professionale:

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Non aspettare il “momento perfetto” per agire

Non aspettare il momento giusto per agire perché il momento perfetto potrebbe non arrivare mai.

Non avere timore di fallire e di sbagliare, nella vita non ci sono certezze e non esistono garanzie di successo.

Tuttavia, se non provi (e non ti butti) è garantito che fallirai.
.

Non lasciare “lievitare” i problemi

Affronta i problemi appena possibile.

Le cose più difficili vanno affrontate subito. Rimandare o (peggio) ignorare un problema vuol dire trasformarlo in “qualcosa” di sempre più grande, magari ingestibile.

Sarai ancora più logorato dallo stillicidio di attesa, ansia e stress.

Non aspettarti risultati immediati

Non pensare che il successo professionale arriverà “rapido” e “facile”.

Occorre tempo e fatica.

Ognuno si evolve al suo ritmo, nessuno sa quanto tempo ci vorrà per ottenere progressi rilevanti.

.

 
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Non percepire le difficoltà come ostacoli insormontabili

Quando sei di fronte a una difficoltà, non fare drammi, non disperarti o rassegnarti.

Vedi questo impedimento “semplicemente” come un problema da risolvere … un ostacolo da superare!

Questa esperienza ti renderà ancora più forte.

 


 

Non preoccuparti di piacere a tutti

Riconosci che non hai bisogno di accontentare tutti, in ogni momento.

Non aver paura di dire “no” o “perché”, quando è necessario.

Sforzati di essere gentile e leale. Non essere sconvolto se non piaci o non sei accettato da tutti.

Non sprecare energia per cose che non puoi controllare

Non sprecare energia e capacità su cose/fatti che non dipendono da te.

Non puoi controllare gli altri ma solo gestire la tua reazione, il tuo atteggiamento.

Concentrati sulle prossime azioni e solo su ciò che puoi controllare nella tua vita.

 
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Non rinunciare dopo un fallimento

Invece, usa il fallimento come un’opportunità per crescere, imparare, fare un progresso e correggere la direzione.

Gli errori ci insegnano cosa non ha funzionato, cosa dovremo fare di diverso la prossima volta.

Gli errori sono i gradini che ci portano al successo.

Non cercare scuse

Assumi la responsabilità dei tuoi errori.

Se le cose non vanno come previsto o qualcosa va storto, prenditi l’onere di risolvere il problema.

Non trovare giustificazioni. Le scuse sono a uso esclusivo di indecisi e incompetenti.

Non lasciarti condizionare da persone negative

Ignora gli scettici, i lamentosi e i pessimisti.

L’energia è contagiosa.

Ascoltando continuamente problemi, lamentele, pessimismo ti sentirai a tua volta stanco e logoro.

Non mollare. Mai!

Ottenere il successo professionale non è cosa-facile.

Ci vuole tempo. Fatica. Dedizione, coraggio, costanza.

Anche al tuo livello (grande o piccolo che sia, non importa).