Quando il tuo team smette di ascoltarti… ma continua ad annuire

team non ascolta
C’è un momento, nella team leadership, di cui pochi parlano.

Non quando il team ti sfida apertamente.
Non quando qualcuno ti contraddice.
Nemmeno quando emergono conflitti.

È quando tutti annuiscono. Ma niente cambia

Le riunioni scorrono lisce.
Nessuna opposizione.
Nessuna tensione visibile.

Eppure, niente cambia. Le cose restano esattamente come prima.

Le decisioni non vengono applicate davvero.
Le indicazioni restano sulla carta.
L’energia è statica.

E lì, se sei onesto con te stesso, inizi a percepire qualcosa. Di più sottile, ma pericoloso per la tua leadership:

la disconnessione con il team.

Annuire può essere una forma di distanza, non di accordo

I leader acerbi interpretano l’assenza di conflitto come un segnale positivo.

Pensano:
“Il team è allineato.”
“Bene! Mi rispettano.”

Ma spesso non è così.

L’annuire è solo una forma educata di protezione.

Le persone annuiscono quando non si sentono davvero coinvolte.
Quando non credono che esprimersi cambierà qualcosa.

Quando percepiscono che la decisione è già stata presa, indipendentemente da ciò che diranno.

O, più semplicemente, quando smettono di investire emotivamente.

È una delle forme più silenziose di disimpegno.

Nessuna opposizione.
Ma nessun seguito.

Il team non ascolta? La leadership diventa una forma senza più sostanza

Da fuori, tutto sembra funzionare.

Le riunioni si tengono.
Le decisioni vengono comunicate.
Le persone sono educate,
rispettose.

Ma “dentro” la relazione
qualcosa si è svuotato.

La tua autorità è rimasta intatta.
La tua influenza, no.

Hai ancora il tuo ruolo di leader,
che però non genera più adesione.
Consenso.

Le persone fanno il minimo necessario.
Non per opposizione.
Ma per distanza.

La domanda scomoda non è:

“Perché il team non ascolta?”

Ma piuttosto:

Quando parlano con me, si sentono liberi di essere sinceri?

Oppure stanno solo gestendo – il meglio possibile – la relazione?

Le persone sono estremamente sensibili al contesto emotivo.

Percepiscono rapidamente se c’è spazio per il confronto reale …
o se è solo formale.

Avvertono se il leader è davvero aperto…
o se ha già deciso.

Percepiscono se il dissenso è tollerato…
o solo teoricamente accettato.

E si adattano di conseguenza.

Questo accade spesso senza che il leader se ne accorga

Non nasce da cattive intenzioni.

Nasce, spesso, da micro-segnali ripetuti nel tempo.

Decisioni prese senza interpellare.
Reazioni difensive, anche sottili.
Impazienza verso punti di vista divergenti.

Episodi per nulla drammatici, se presi singolarmente.

Ma complessivamente, nel tempo, il messaggio che passa è implicito:

“Annuire è più sicuro che esporsi!”

Da quel momento, la verità, il raffronto,
il confronto scompare.

Il team non ascolta? Il punto non è ottenere più consenso

Ma piuttosto recuperare autenticità nella relazione.

E questo richiede una disponibilità vera. Rara.

Il tuo impegno a tollerare il disagio di:

  • non essere sempre approvati
  • sentire opinioni diverse
  • scoprire che alcune persone non sono realmente allineate.

Ma è proprio qui che la tua leadership torna ad essere sostanza.

Poniti alcune domande, con onestà

  • Quando è stata l’ultima volta che qualcuno ti ha contraddetto apertamente?
  • Ha espresso un dubbio reale, non filtrato?
  • Quando è stata l’ultima volta che hai cambiato idea grazie a qualcuno del tuo team?

Se fai fatica a ricordarlo, non è necessariamente un segnale di forza.

Potrebbe essere un segnale di distanza.

La vera autorevolezza non elimina il dissenso

Lo rende possibile.

Perché quando le persone si sentono libere di essere sincere, la relazione diventa viva.

E una relazione viva può sostenere decisioni difficili.
Cambiamenti complessi.
Momenti di tensione reale.

Ti senti in difficoltà nel guidare il tuo team o nel farti ascoltare?

Scopri il percorso di coaching per ritrovare la tua autorevolezza e leadership naturale.
Problemi di leadership? Ritrova autorevolezza nel tuo ruolo”.

Come dire, senza dirlo, “Il capo sono io!”

il capo sono io
Non si tratta di alzare la voce.
Non serve sventolare il titolo gerarchico.

E non è nemmeno una questione di quante parole — per quanto ricercate — riesci a mettere in fila.

È il modo in cui prendi la parola.
Come fai le domande.
Come orienti le risposte.

È lì che succede qualcosa.

Gli altri iniziano a seguirti

È un modo, quasi invisibile,
di far capire chi tiene il timone.
Chi sta guidando la conversazione.

Senza che nessuno lo dica apertamente,
diventa chiaro a tutti.

Quindi…
come si fa a dire, senza dirlo:
Il capo sono io”?

Autorità dichiarata vs autorevolezza percepita

C’è una differenza enorme tra dire
“Sono io che comando”
e trasmettere autorevolezza senza doverlo dichiarare.

La prima funziona solo se gli altri sono costretti ad accettarla.
La seconda nasce da segnali sottili
che gli altri colgono e rispettano spontaneamente.

È qui che si gioca la leadership vera:
non nel titolo sul biglietto da visita,
ma nella percezione che gli altri hanno di te.

Da qui una riflessione scomoda:

  • Quante volte cerchi di convincere gli altri che sei leader,
    invece di farti riconoscere con il tuo comportamento?

I segnali concreti sono spesso più potenti delle parole.

Come ascolti

Non interrompi.
Non riempi i silenzi.

Dai spazio e poi sintetizzi.
Se sai ascoltare, stai già guidando.

Come decidi

Anche le piccole decisioni,
prese senza troppi giri di parole,
comunicano sicurezza.

Come gestisci il tempo

Non ti perdi nei dettagli inutili.
Porti la conversazione avanti.

Come resti calmo

Mentre altri si agitano o alzano la voce,
tu resti stabile.

È un messaggio chiarissimo:
so cosa fare.

La vera autorevolezza si costruisce così.
Con gesti che parlano al posto tuo.

Approfondisci con questo post.

Quando ti sforzi troppo di dimostrare “il capo sono io”

La tentazione — soprattutto se sei alla prima esperienza
(come evidenzio nel mio libro “Prima volta Leader”) —
è voler dimostrare a tutti i costi di avere lo scettro del potere.

Il controllo.

E allora parli troppo.
Spieghi tutto.
Giustifichi ogni scelta.
Ribadisci il tuo ruolo.

Il risultato?

Invece di sembrare leader,
sembri insicuro.

Ti chiedo:

  • Ti è mai successo di parlare di più
    per paura che, se taci, nessuno ti consideri autorevole?

Per esempio:

presenti un progetto e, invece di andare dritto al punto,
ti perdi in una lunga premessa.

Spieghi ogni passaggio, quasi a giustificarti.

Oppure intervieni su ogni dettaglio,
anche quelli che non ti competono direttamente.

Così non sembri una guida sicura.
Trasmetti solo una cosa:
che non ti fidi né del tuo lavoro né degli altri.

E alla fine, i colleghi non ricordano le tue parole,
ma la tua ansia di dimostrare di aver fatto tutto “per bene”.

Non è una questione di voce alta.

O di titoli sul biglietto da visita.

È una questione di presenza.
Di come ti posizioni.

Dire senza dire: pratiche quotidiane

Alcune mosse semplici,
ma potenti:

Entra nella stanza come se fosse il tuo ufficio

Non è arroganza.

È presenza:
postura dritta,
sguardo diretto,
calma.

Sintetizza

Dopo una discussione confusa, riassumi in due frasi i punti chiave.

Le persone si affidano a chi semplifica.

Usa il silenzio

Riempire ogni spazio con parole trasmette insicurezza.

Una pausa, invece, cattura attenzione.

Difendi il team

Se qualcuno viene interrotto, ridagli la parola.
Se la tensione sale, riporta calma.

Chi protegge diventa riferimento.

Ripetuti nel tempo,
questi gesti costruiscono la tua reputazione.

La domanda resta

Come dirlo, senza dirlo:
“Il capo sono io”?

Non è una strategia di comunicazione.
È una questione di identità.

Se tu per primo non credi di saper gestire le persone,
nessun gesto sarà mai abbastanza.

La vera domanda è:

  • Cosa ti impedisce di vederti leader
    ancora prima che gli altri ti riconoscano come tale?

Forse aspetti un titolo.
Forse pensi di non avere abbastanza esperienza.
Temi che gli altri non ti seguiranno.

La leadership inizia quando ti prendi lo spazio,
invece di aspettare che ti venga dato.

Sempre con rispetto.
Senza l’arroganza del bullo.

In conclusione

Essere il capo non significa alzare la voce
o ricordare agli altri che sei il capo.

Significa creare fiducia.
Dare direzione.
Ascoltare di più.
Parlare meno.

La prossima volta che sei in riunione,
in una presentazione,
o in un evento, chiediti:

  • Come posso far capire che sono il leader, senza dichiararlo?
  • Quale piccolo gesto oggi può trasmettere la mia sicurezza?
  • Cosa cambierebbe se iniziassi semplicemente a comportarmi da leader?

Perché spesso
non serve dire “il capo sono io”.
Basta esserlo.

L’autorevolezza non si impone.
Si percepisce.

E quando smetti di dimostrarla,
inizia finalmente a funzionare.

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Voce, presenza, attitudine: comunica autorevolezza da Executive”

Il libro Autorevolezza: ecco la NUOVA edizione aggiornata 2025

il libro autorevolezza

Quando ho pubblicato la prima edizione di Autorevolezza, il mio obiettivo era semplice: offrire strumenti pratici per essere ascoltati, rispettati e seguiti senza alzare la voce, senza forzare l’autorità, ma conquistando credibilità giorno dopo giorno.

Il riscontro è stato molto lusinghiero: recensioni positive, messaggi di lettori che mi raccontavano di cambiamenti concreti sul lavoro, testimonianze di team più coesi e leader più sicuri di sé.

Negli ultimi anni, il contesto è cambiato.

Sono cambiate le dinamiche nei luoghi di lavoro, è arrivata la Generazione Z nelle aziende, lo smart working ha modificato i rapporti.

La leadership si esercita sempre più in modalità ibrida, in un equilibrio tra presenza fisica e lavoro da remoto. In questo nuovo scenario, il concetto di autorevolezza è diventato ancora più centrale.

Oggi più che mai, sapersi guadagnare il rispetto, la fiducia e l’ammirazione dei propri collaboratori è la chiave per guidare con efficacia.

Non è una semplice ristampa

Ho mantenuto il titolo e il formato, così chi ancora non conosce il libro possa beneficiare anche delle recensioni e testimonianze della prima edizione.

Ho rivisto e alleggerito alcuni contenuti (gestione delle videoconferenze -che sono diventati parte della quotidianità), ne ho eliminati altri ormai superati (pandemia).

La novità?

Un capitolo completamente nuovo (36 pagine): “Essere autorevole con la Generazione Z”, per capire e gestire al meglio la generazione destinata a diventare la componente più numerosa della forza lavoro.

Non si tratta solo di un cambio generazionale, ma di un vero cambiamento culturale, con aspettative, valori e dinamiche relazionali molto diverse rispetto al passato.

 

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Dal sommario:

Leader autorevole vs. capo autoritario – La tua comunicazione autorevole – Parole che minano la tua autorevolezza – Non scusarti – Alza di una tacca il tono della tua voce – Errori da evitare nella comunicazione non verbale – I pilastri dell’autorevolezza – Gestire una riunione con l’autorevolezza di un executive – Riunioni con il capo, titolare, direzione, CEO – Esprimere il disaccordo (senza fare danni) – Dare feedback in modo efficace e autorevole – Come porre riconoscimenti potenzianti – Gestire un collaboratore difficile con autorevolezza – Il coaching

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Buone vacanze!


Buone vacanze!

I servizi di coaching sono sospesi, riprenderanno a settembre.

Buone vacanze a tutti!

Michele

Silenzio strategico: 15 volte in cui un leader deve tacere – parte 5

il silenzio del leaderFoto di ZuluZulu su Pixabay

LEGGI ANCHE LA > parte 4.

13. Taci, non dare consigli o pareri (quando non richiesti)

  • “Sai perché sei in questa situazione? Perché …”
  • “Non dovresti fare così!”
  • “Stai sprecando la tua vita …”.

Metti da parte il tuo ego. I tuoi bisogni personali come quello di parlare, di avere ragione, di fare il salvatore-di-anime, il guru. Farti valere a tutti i costi.

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Farai impazzire con la tua analisi e la tua esperienza, sul modo in cui si dovrebbe fare/non fare.
Che palle!

Togliti quel sorrisino ironico dalla faccia mentre qualcuno sta parlando.
Smettila di scuotere la testa beffardamente quando qualcuno sta spiegando il suo punto di vista.

Prendi gli altri seriamente se ti aspetti che gli altri prendano sul serio te.

È importante che tu sappia distinguere quando parli per renderti utile e quando parli solo per renderti “visibile”.

Evita con cura le frasi fatte.

Presta attenzione all’impatto di alcune frasi ostentate con troppa leggerezza. Non cedere al finto entusiasmo e sorrisi di circostanza per mascherare disagio e dispiacere.

  • “Capisco quanto sia difficile questo cambiamento”
  • “So quanto sia faticoso, avete lavorato tanto e come deve essere deludente…”
  • “Sono sicuro che andrà tutto bene”
  • “So quanto sia triste per te”

Potresti sentirti dire: “No, mi spiace… non lo sai”.
Soprattutto se non sei stato mai coinvolto dalle conseguenze negative (esempio, un licenziamento).

Quando non riesci a immaginare l’effetto delle tue parole, quando rischi di sembrare insensibile, vittima, ingrato, permaloso, esagerato, inadeguato. È meglio mordersi le labbra. Stare zitti!

Tira fuori la borsa dei consigli o pareri solo quando ti sono esplicitamente richiesti.

 


 

14. Taci, quando (nonostante il grande impegno) i risultati non sono quelli auspicati

Non appena comprendi il reale potere delle parole, cominci a prestare sempre maggiore attenzione al loro peso.

Poche parole ben indirizzate possono dare speranza, dopo una sconfitta.
Alcune parole maldestre possono rovinare una vittoria, un traguardo appena raggiunto.

Se dici “Avresti potuto fare di più” dopo che la persona ha dato il massimo, si è data completamente alla causa, togli forza. Causi scoramento.

Non puoi dare energia con parole negative.

Non puoi raggiungere il massimo potenziale, se parli di debolezze.

Riserva le tue osservazioni, critiche, suggerimenti (riguardo le cause e gli errori commessi) in un secondo momento.

Prima di confrontarti, prima di avanzare le tue opinioni o suggerimenti devi capire se è il momento giusto per confrontarti, parlare o piuttosto aspettare un momento migliore.

Se la persona è già stressata e demoralizzata di suo, condividere la tua opinione in quel momento può non essere una buona idea.

Al momento, riconosci solo l’impegno e il lavoro fatto.

 


 

15. Taci, quando viene commesso un errore (saltuario)

Ogni errore sul lavoro dovrebbe essere affrontato e “studiato”,
per trovare il rimedio e non ripeterlo.

Ma se si tratta di un errore saltuario, se è successo una prima volta (e non è qualcosa di tremendo e irreparabile) non hai bisogno di tirarlo fuori.

Farai solo sentire male la persona che si sentirà attaccata e criticata,
al primo passo falso commesso.

È importante sapere quando è il momento di tacere. Lasciare che un errore saltuario passi senza troppo clamore.

Quando un collaboratore (generalmente affidabile) commette una svista occasionale, rimarcare l’errore potrebbe minare la fiducia e creare un ambiente di lavoro stressante.

 
LA TUA AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro “Autorevolezza”.
 

È più costruttivo focalizzarsi sui successi.

Dimostrare fiducia nelle sue capacità.

La leadership efficace non consiste nel sottolineare ogni errore,
ma piuttosto nel riconoscere quando è opportuno (strategicamente) tacere.

La tua capacità di saper distinguere tra errori occasionali e problemi ricorrenti è una qualità essenziale per costruire una cultura aziendale basata sulla fiducia, il rispetto reciproco.

Un ambiente di lavoro positivo e produttivo.

In conclusione

In un mondo dove la comunicazione è spesso vista come sinonimo di parlare,
il silenzio strategico emerge come una potente abilità di leadership.

Tacere nei momenti giusti non solo favorisce l’ascolto attivo e il rispetto reciproco,
ti permetterà anche di prendere decisioni più ponderate e valorizzare le opinioni del tuo team.

Se saprai tacere in alcuni momenti cruciali dimostrerai saggezza, empatia e umiltà.

I tuoi collaboratori si sentono veramente ascoltati e apprezzati.

Questo approccio non solo migliorerà la qualità delle tue interazioni, ma contribuirà anche a costruire relazioni di fiducia. Un clima di lavoro più armonioso e produttivo.

La prossima volta che ti trovi di fronte a una decisione, una critica o una conversazione difficile, ricorda che a volte, il potere di un grande leader risiede nel tacere.

In conclusione, il silenzio del leader, non è mancanza di comunicazione, ma una forma di trasmissione raffinata e intenzionale che può portare più valore alla tua leadership.

Diventerai un leader ancora più attento, rispettoso e influente.

Silenzio strategico: 15 volte in cui un leader deve tacere – parte 2

silenzio strategicoFoto di ZuluZulu su Pixabay

LEGGI ANCHE LA > la parte 1.

3. Taci, se rischi di dire banalità

Se la tua intera conversazione è basata su luoghi comuni e frasi fatte allora è comprensibile che le persone siano poco interessate alle tue parole.

Esistono parole adeguate ad ogni situazione. Non utilizzare sempre le stesse, riciclandole ad ogni occorrenza. Non aprire continuamente parentesi perché creano dispersione e confondono chi ascolta.

La chiarezza è la chiave.

Smettila con il tuo ronzio. Taglia i discorsi prolissi. Non aspettarti entusiasmo e passione se la tua comunicazione è ambigua.

Non fare premesse infinite.

Vai dritto al punto! Vai subito al dunque, non ti perdere in rivoli e fronzoli. I tuoi colleghi o collaboratori devono capire fin da subito, cosa dici e cosa vuoi da loro. Si aspettano da te esattamente questo: una direzione chiara e precisa!

4. Taci, quando non conosci l’argomento o i fatti

“Meglio tacere e dare l’impressione di essere stupidi,
piuttosto che parlare e togliere ogni dubbio!”

Oscar Wilde

Non valutare o giudicare prima di aver capito (bene) come sono andate le cose, prima di conoscere-i-fatti.

Se parli prima di sapere, rischi di dover fare imbarazzanti dietro-front. Reagire in modo eccessivo per poi andare a scusarti e “ricucire” rapporti incrinati.

È imbarazzante.

E sicuramente è meglio stare in silenzio su un argomento che non conosci. Piuttosto che blaterare idiozie. Meglio tacere.

Quando hai in testa un’idea vaga, un pensiero che non è stato ancora formulato con precisione, anche il tuo linguaggio risulta poco accurato.

È necessario conoscere bene il concetto che vuoi esprimere. Il silenzio può essere imbarazzante; tuttavia, è meglio stare in silenzio su un argomento che non conosci, piuttosto che blaterare idiozie.

5. Taci, se vuoi fare il brillante (e non lo sei)

“OH! Questo è facile.”
Ciò che è facile per te potrebbe essere difficile per un altro.

La stupidaggine che hai detto “suona” intelligente. Solo nella tua testa.

Fare il brillante (quando non lo sei) ti fa correre il serio rischio di essere l’unico a ridere alle tue battute. Raccontare freddure che nessuno capisce. Risultare patetico e ridicolo.

E poi ti lamenti di non essere ascoltato.

Meglio mordersi la lingua, non parlare, se non hai effettivamente qualcosa di sostanziale da dire.
Lo apprezzeranno tutti.

Nel tentativo di rendere i tuoi discorsi più autorevoli e competenti, aggiungi parole ed espressioni per dare più enfasi e (ironicamente) produci esattamente l’effetto opposto: indebolisci la tua comunicazione.

Non minare la fiducia di chi ti ascolta.

Conoscerai anche tu quella persona che sembra apprezzare solo il suono della sua voce.

Quando inizia a parlare a sproposito… tutti alzano gli occhi al cielo. Attraverso un lessico troppo semplificato riduce un’idea complessa, avvilendone il concetto,
banalizzandolo o dandone una raffigurazione indefinita.

Viceversa, divagare nel tentativo di dimostrare quanto tu sia brillante e competente.

Rimbalzare da un punto all’altro. Usare cliché, luoghi comuni, frasi fatte. Non arrivare mai al punto.

Poco focus, tanta dispersione.

Un leader autentico sa quando è il momento di far parlare gli esperti.

Tentando di fare il brillante in un campo in cui non hai competenza, puoi minare la tua credibilità.

Saper tacere, dare spazio a chi ha le giuste competenze è un segnale di grande saggezza e umiltà.

Delegare la parola agli esperti non diminuisce il tuo valore di leader, anzi, rafforza la fiducia del team nelle tue capacità decisionali e nella tua trasparenza.

Come leader non hai bisogno di sapere tutto, ma devi sapere a chi rivolgersi per ottenere le migliori risposte.

Tacere al momento giusto. Valorizzare le competenze degli altri sono qualità essenziali per una leadership efficace e rispettata.

CONTINUA A LEGGERE > la parte 3.

Silenzio strategico: 15 volte in cui un leader deve tacere – parte 1

silenzio strategicoFoto di ZuluZulu su Pixabay

“Prima di parlare domandati se ciò che dirai corrisponde a verità,
se non provoca male a qualcuno, se è utile,
ed infine se vale la pena turbare il silenzio per ciò che vuoi dire.”
Il Budda

Dovremmo parlare molto meno. Tutti.
(Spesso) parliamo troppo, male, oppure più del dovuto.

Anche non volendo, quando parliamo, diventiamo offensivi, incompetenti o poco corretti … insomma facciamo danni!

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Oggigiorno siamo travolti e soffocati dalle parole. Dalle chiacchiere.
Da un cicaleccio continuo. Le parole perdono di senso, di valore. Significato.
Di vitalità.

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza” , – ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025 – la verità è che siamo distratti, poco interessati agli altri, concentrati su noi stessi, prevenuti, sempre pronti a giudicare. Criticare.

Non trasmettiamo empatia.

Siamo poco consapevoli della potenza delle parole.

Eppure, ti basterebbe pensare, come a volte, un semplice lapsus, una svista, una parola di troppo o fuori posto può distruggere … un intero progetto, un colloquio di lavoro, un rapporto con un cliente importante, con il collega o il capo, la tua immagine di leader!

I leader parlano per stimolare le persone ma i grandi leader usano anche la strategia opposta.
Stare in silenzio.

A volte, la cosa più intelligente da dire è … non dire niente!
C’è un tempo per parlare e un tempo per tacere.
E ascoltare.



Spesso stare zitti vuol dire essere più forti.

Non c’è bisogno di parlare solo perché l’altra persona sta chiedendo,
si aspetta una risposta o una reazione da parte tua.

Il silenzio è una parte “normale” della comunicazione.

Silenzio strategico: è un comportamento (non verbale) che, se usato correttamente può portare un significativo effetto positivo sul tuo modo di comunicare.

Chi riesce a stare in silenzio e ascoltare possiede carisma. Ha relazioni più forti e durature.
Infatti, la leadership sta (spesso) nel tacere.

Dare disposizioni, porgere feedback ai tuoi collaboratori è fondamentale per un manager eccellente. Ricorda che come-e-quando è tanto importante quanto il feedback stesso.

Il silenzio “parla”.

In un clima di rabbia o insicurezza, dare troppe spiegazioni è solo tempo perso.

Nell’amarezza, le persone potrebbero beneficiare più della tua presenza silente piuttosto che delle tue commiserazioni di circostanza.

Se non sei sicuro su come/cosa dire, fermati un attimo,
prendi il tempo di pensare prima di parlare.

Magari sei stressato o hai un’urgenza che ti sta “riempendo” la mente,
è facile essere distratto, pensieroso, essere in “un altro luogo”.

Se (ancora) non riesci a pesare, selezionare, scegliere al meglio le tue parole. Se rischi di sembrare insensibile, vittima, ingrato, permaloso, esagerato, inadeguato … meglio tacere!

Silenzio strategico? Spesso è meglio tacere

Se non riesci a immaginare l’effetto delle tue parole.
È meglio il silenzio.

La tua immagine professionale include anche ciò che (non) dici.
C’è il rischio di parlare troppo. Monopolizzare la conversazione.

Quando apri la bocca … offri contributi di valore!

Ecco 15 volte quando (come leader) dovresti scegliere il silenzio strategico:

1. Taci, quando qualcuno parla, non interrompere

Devi saper ascoltare, se vuoi praticare l’ascolto attivo.

Ascolta attentamente. Non interrompere, se vuoi comprendere meglio le preoccupazioni, idee e feedback dei tuoi collaboratori.

Questo approccio dimostra rispetto e valorizzazione delle loro opinioni.
Permetti alle persone di esprimere pienamente i propri sentimenti e sentirsi ascoltati.

Durante una discussione con il team dovresti tacere, in modo da permettere a tutti di partecipare equamente.

Questo incoraggia una maggiore condivisione di idee e una partecipazione attiva da parte di tutti i membri del tuo team, promuovendo un ambiente collaborativo.


Vuoi che le tue parole abbiano più impatto e credibilità?

Lavora sulla tua presenza con il percorso di coaching mirato “Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive” — per comunicare da vero leader.

2. Taci, se non hai qualcosa di significativo da aggiungere

Saper comunicare vuol dire (innanzitutto) avere qualcosa da dire.
Se non hai nulla d’interessante da dire … meglio tacere!

Anche i contributi più interessanti possono perdere di efficacia se si dilungano eccessivamente,
portano a una perdita di attenzione e di interesse da parte degli ascoltatori.

Questo approccio non solo dimostra rispetto per il tempo e l’attenzione degli altri,
ma permette anche di valorizzare maggiormente i tuoi interventi.

La vera leadership non consiste nel dire sempre qualcosa,
ma dire le cose giuste al momento giusto.

CONTINUA A LEGGERE > la parte 2.

Parlare al team: 9 suggerimenti per la tua comunicazione efficace

parlare al team

Foto di Pavel Danilyuk

Nel tuo ruolo di manager, imprenditore o team leader
— anche di un piccolo gruppo di collaboratori —

è normale essere chiamati a parlare davanti ad altre persone
(team, capo, clienti…)
anche solo per pochi minuti.

I motivi sono tanti:
una nuova procedura,
una presentazione,
una riunione,
un report,
un aggiornamento.

Parlare davanti agli altri non è facile

Soprattutto se:
sei nuovo,
sei introverso,
lavori con persone di forte personalità.

Se provi timore o imbarazzo,
se ti senti ansioso, nervoso, “non abbastanza” …

sei in ottima compagnia!

Sono in tanti a sentirsi così,
a “annegare” in dubbi e fantasie di giudizi poco lusinghieri.

Se ti riconosci,
sai perfettamente di cosa sto parlando.

La tua voce.
Il tuo sguardo.
La tua presenza.

Dicono molto di più delle parole.

9 suggerimenti per superare il disagio di parlare davanti al team:

1. Non essere troppo severo con te stesso

Siamo i nostri peggiori critici.
Perfezionisti, severi, implacabili.

Le tue valutazioni su di te
sono spesso molto più dure
di quelle degli altri.

Stai affrontando qualcosa di difficile
e stai dando il meglio che puoi.

Non chiederti più di quanto puoi (realisticamente) dare.

Sii te stesso.
È così che risulti davvero efficace.

E ricorda:
Churchill, J.F. Kennedy e Margaret Thatcher
ammettevano di temere il parlare in pubblico.

2. Non cercare la perfezione

Dire:
“Ho perso il filo, dove ero rimasto?”
non è un fallimento.

Qualcuno te lo ricorderà con naturalezza.

Un po’ di autoironia crea simpatia.
Quando ridi di te stesso,
le persone non ridono di te,
ma con te.

Nessuno si ricorderà delle tue piccole gaffe.
Rilassati.
Segui il flusso.

3. Preparati una scaletta

Anche per interventi brevi.

Pochi punti chiave.
Un filo logico.

Non imparare il discorso a memoria.
Se dimentichi una frase… vai in tilt.

Meglio concentrarsi su uno o due messaggi centrali.

Se c’è un punto importante o “scottante”,
affrontalo subito.

4. Cura il linguaggio del corpo

Come scrivo nel mio libro “Autorevolezza
— NUOVA edizione aggiornata 2025 —
il volto e lo sguardo parlano più delle parole.

Rilassa corpo e viso.
Evita segnali involontari di chiusura.

  • Sorridi
  • Mantieni il contatto visivo
  • Annuisci per mostrare ascolto
  • Evita braccia incrociate e sguardi vaganti

APPROFONDISCI CON > il post dedicato

5. Usa un linguaggio semplice

Non devi impressionare nessuno.

Parla in modo:
semplice,
diretto,
chiaro.

Se ti perdi in discorsi lunghi e complessi,
il messaggio si perde.

Calibra le parole.
Meno è spesso di più.

6. Non si tratta di te (ma del contenuto)

Non prenderla sul personale.

Le persone ascoltano cosa dici,
non chi sei.

Salvo casi rari,
non sono lì per giudicarti.

Dai loro ciò che cercano:
chiarezza,
senso,
utilità.

7. Impara a esprimere il disaccordo

Affrontare temi delicati davanti ad altri
può creare tensione.

Ma a volte è necessario.

Meglio usare domande, non accuse.

Ad esempio:

  • “Vorrei condividere un’osservazione”
  • “Sono curioso, puoi spiegarmi meglio?”
  • “Aiutami a capire come sei arrivato a questa conclusione”

Questo approccio apre il dialogo
e porta a soluzioni, non scontri.

8. Mostra apprezzamento

Il riconoscimento crea fiducia.

Ringrazia chi contribuisce.
Valorizza idee, impegno, ascolto.

Se le persone si sentono ignorate,
smettono di partecipare.

Dai spazio anche a chi parla meno.
Non tutti entrano in conversazione con la stessa facilità.

9. “Investi” in supporti visivi

Se non ami essere al centro dell’attenzione,
usa slide o materiali visivi.

L’attenzione si sposta dal tuo volto
al contenuto.

Meno pressione per te.
Più chiarezza per il team.

La tua passione è la tua alleata

Se parli davanti a qualcuno
— anche solo due persone —

è perché hai qualcosa di importante da condividere.

Lascia che passione e competenza guidino il messaggio.

Ogni pubblico è un privilegio.
Alla fine, sarà sempre gratificante.

In definitiva

Parlare al team i non è questione di talento naturale.

È una competenza allenabile.

Non serve diventare qualcun altro.

Serve imparare a stare nel ruolo,
con più presenza,
meno giudizio su di sé,
maggiore fiducia nel proprio messaggio.

Ed è lì che l’autorevolezza comincia a farsi sentire.

Comunicare in modo efficace: il potere del silenzio strategico

comunicare in modo efficace

Foto di Barbara Olsen

Se desideri comunicare in modo efficace, vedere in azione il potere del silenzio, la prossima riunione prova a porre una domanda aperta, aspetta in silenzio e comincia mentalmente a contare … 1-2-3-4 …

Un silenzio di circa 10 secondi diventerà già incredibilmente scomodo.
A questo punto ci sarà sicuramente qualcuno che interverrà per rompere il disagio del silenzio.

Una pausa imbarazzante può sembrare duri minuti,
anche se in realtà è di pochi secondi.

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Anche se può essere scomodo, se impari ad accogliere il silenzio puoi prendere una posizione di “potere”. Ti aiuterà a ottenere quello che vuoi.

Purtroppo, anche molti leader non si sentono a proprio agio con il silenzio finché non sono costretti, dalle circostanze, a esserlo.

Tuttavia, quando impari a sentirti a proprio agio, il silenzio diventa una delle più potenti capacità comunicative che puoi utilizzare.

Il silenzio crea fiducia

Se vuoi sviluppare relazioni efficaci, devi creare fiducia.
Per creare fiducia, devi ascoltare.

Quando vuoi stabilire una relazione, parla poco.
Fai domande e ascolta!

Impara a conoscere l’altra persona.
Quando la persona si rende conto che la stai ascoltando, a sua volta, ti ascolterà.

 
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Comunicare in modo efficace? Il silenzio potenzia le persone

I team leader, davanti una richiesta di un collaboratore, spesso fanno l’errore di ricercare subito una soluzione da offrire. Tuttavia, la migliore strategia, è lasciare che la scoprono da soli. Leggi il post.

In alcuni casi, sono i collaboratori stessi che si rendono conto come la situazione non è così male come l’avevano prevista.

I grandi leader, con il loro silenzio, danno potere ai loro collaboratori.
Raramente dicono alle persone cosa-fare.

I leader danno agli altri l’opportunità di “guidarsi”, aiutandoli a guadagnare rispetto,
e aumentando il proprio carisma.

Enfatizza la tua comunicazione

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza” – ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025 –, il silenzio può essere l’elemento più importante della conversazione. Quando smetti di parlare, più sarai silenzioso, più attenzione attirerai.

Il silenzio dà la possibilità alle persone di elaborare quello che hai detto,
aiuterà a ricordare meglio.

Se usi troppe parole, il punto focale (quello che vuoi sottolineare) potrebbe andare perso.
Il silenzio eleva l’ascolto. Ti permette di essere ascoltato il momento “giusto”.

Durante i meeting, non “entrare” in tutte le domande o le questioni.
Le tue parole saranno più memorabili se rispondi solo a una o due, rispetto a chi interviene in ogni occasione possibile.

 
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Comunicare in modo efficace: il silenzio può sbloccare una trattativa

Quando siamo coinvolti in una trattativa, il silenzio (il conforto o il disagio che ne deriva) può avere un impatto sul risultato della trattativa.

Quando le posizioni restano bloccate e la risoluzione sembra essere in stallo,
il silenzio può essere uno strumento efficace per “sbloccare” la conversazione.

Il silenzio è imbarazzante per la maggior parte delle persone,
che hanno la tendenza a “riempire” questo spazio vuoto.

Il silenzio può darti un vantaggio strategico in quanto suggerisce che l’altra parte “sente” il bisogno di un accordo molto più di te.

Il silenzio ti aiuta a negoziare

Fare silenzio durante la negoziazione (per esempio un aumento o un preventivo), può essere snervante per chi non lo sa gestire.

Se una persona tace, l’altra si chiede cosa potrebbe pensare.
Non girare le carte in tavola.
Lascia che si chieda cosa stai pensando.

Se, per esempio, l’altra parte menziona l’offerta: non rispondere immediatamente “Ok” o “No”.
Fai una pausa.

Il disagio del silenzio farà sì che sarà l’altra persona a riempire il vuoto iniziando a parlare, (e magari) rivelando le informazioni che ti aiutano ad avere il “sopravvento” nella conversazione.

 


 

Il silenzio “placa” un’arrabbiatura

La rabbia aumenta significativamente la probabilità che dirai qualcosa di offensivo, che (magari) rimpiangerai una volta che la situazione si sarà calmata. Lo stesso vale per la comunicazione scritta.

Prima di premere il pulsante di invio della mail, dormici sopra!

È sempre possibile farlo il giorno successivo, ma è probabile che avrai cambiato il testo. Spesso, il tempo di riflessione cambia il punto di vista.

Il silenzio (compreso quello digitale) ti permette di raccogliere i pensieri e metterti a tuo agio su come rispondere. Quando desideri saperne di più (su un dipendente o un collaboratore) il modo migliore per acquisire informazioni è quello di ascoltare.

Ascoltare in modo attivo farà sentire la persona interessata. Sarà più predisposta (probabilmente) a condividere più informazioni rispetto a una conversazione normale fatta di interruzioni, commenti e riepiloghi.

Sovente il silenzio “parla” più forte delle parole

Il silenzio può essere la soluzione a molti problemi.

Viviamo in un’epoca di richiesta di attenzione: gridiamo sempre più forte sperando di essere ascoltati.
Più gridiamo, meno ci sentiamo.

Se parli meno, pensi di più.
Una volta che pensi, sarai meno tentato di reagire istantaneamente.
La prima reazione, spesso, non è la migliore.

Usa il silenzio. È lo strumento più potente per la tua comunicazione! Scopri il coaching.

12 cose da ricordare prima di una videochiamata importante

videochiamata

Utilizziamo spesso la videochiamata sul nostro posto di lavoro.
La maggioranza delle volte è normale routine: delucidazioni, aggiornamenti, contattare clienti ecc.

Altre volte però l’asticella si alza.
La videochiamata si rivela importante: un confronto con il capo diretto o il CEO, il reclamo di un cliente importante o un richiamo a un collaboratore oppure una riunione con il team, il colloquio di lavoro, la presentazione di un servizio/prodotto davanti a possibili clienti ecc.

Le parole diventano rilevanti.
Il tuo approccio fondamentale.

È necessario trasmettere un giusto mix di garbo e determinazione.
Affrontare la situazione con obiettività, calma e sicurezza.
Leadership.

Come puoi trovare nel mio libro sull’autorevolezza l’errore più grande che puoi fare riferendoti alle videochiamate è aspettarsi che sia esattamente come in presenza, solo con la persona collegata attraverso un supporto digitale.

Ecco 12 cose da ricordare prima di una videochiamata importante:

 

La videochiamata richiede preparazione.
La pratica ti rende fiducioso.
Efficace.

La videochiamata non è così facile come sembra.
Sottovalutarlo è un errore che si paga caro.

La sfida più grande degli incontri virtuali è mantenere le persone coinvolte e interessate.

Ricorda che dovrai trasmettere competenza e autorevolezza solo attraverso un’immagine piatta su uno schermo.

 
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Aggiungi valore, non parole.

Imposta videochiamate brevi.
Immagina che le persone ti dicano:
“Okay. Dimmi cosa vuoi… veloce, però!”

Vestiti e agisci come se fossi nel tuo spazio professionale.
Perché lo sei!

Prima di cominciare voltati.
È quello che gli altri vedranno.


PIÙ AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO
Trovi spunti interessanti nei miei libri:
“Autorevolezza” , ora nella NUOVA edizione aggiornata2025, è perfetto se vuoi rafforzare la tua presenza autorevole.
“Prima volta Leader” è pensato se hai assunto da poco un ruolo di leader.

Se la videochiamata è breve, efficace e produttiva
risulti autorevole.

L’obbiettivo di una fotocamera può essere il più grande critico che tu abbia mai incontrato.
Guardalo direttamente “in faccia”.

Non parlare troppo presto.
Interrompendo il flusso della conversazione sembrerai agitato e ansioso.

 
CARRIERA DI SUCCESSO > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

Evita tutto ciò che è banale.

Quando non hai qualcosa di significativo da aggiungere, TACI.

 

PER APPROFONDIRE L’ARGOMENTO >
Riunione online: 8 spunti per essere efficaci e autorevoli
La presenza executive al telefono

Parlare da leader: come essere migliore dei tuoi colleghi

parlare da leader

Foto di Henri Mathieu-Saint-Laurent da Pexels

Con una comunicazione adeguata crei una visione nel futuro,
spieghi con efficacia situazioni delicate e complesse, mostri soluzioni (che altri non vedono).

Susciti ispirazione.

Questo non accadrà … se la tua comunicazione è blanda, casuale o vaga.

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Pensa attentamente alle parole che scegli.
Devi essere specifico, concreto ed evocativo.

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezzaora nella NUOVA edizione aggiornata 2025 – il linguaggio della leadership, per sua stessa natura, deve essere semplice ma audace.

Prima di parlare da leader (in modo formale o informale) chiediti: “Cosa sta succedendo?” e “Cosa voglio?”

Se non sai cosa vuoi (o peggio, vuoi perseguire obiettivi egocentrici), dovresti rimanere in silenzio finché non sei pronto ad articolare una visione più ampia.

L’importante non è quello che dici ma COME lo dici

Probabilmente investi più tempo a sviluppare abilità e competenze.
Meno a sviluppare le tue abilità personali.

Il modo in cui parli, ti presenti, comunichi, è più importante del tuo talento.
La tua voce è il “veicolo” che spinge le persone ad ascoltarti.
A prendere sul serio te e le tue parole.

Gli studi hanno dimostrato che l’87% delle opinioni che le persone si formano quando parlano, per esempio, al telefono, si basano sul tono della voce.

Solo il 13% si fonda sulle parole che realmente utilizziamo.
Non è ciò che diciamo. Ma piuttosto come lo diciamo.

La correttezza non si proclama

  • “Fidati”
  • “Credimi”

Sono frasi fatte, con le quali pensi di colpire favorevolmente, di solleticare la fiducia della persona, rivestendoti con un’area di sincerità e di onestà.

Alla fine, ottieni l’effetto contrario,
l’interlocutore è portato a pensare che queste frasi confezionate le tiri fuori proprio nei momenti di difficoltà o per “spingere” la tua richiesta.

Queste affermazioni sono degradanti per la tua professionalità.

Quando sei sicuri della tua proposta, servizio o offerta, l’ultima cosa che pensi è di mercanteggiare o “mettere sul piatto” la tua serietà e professionalità.


La NUOVA edizione aggiornata 2025 del mio libro “Autorevolezza” ti aiuta a rafforzare impatto, carisma e comunicazione.
“Prima volta Leader” è il libro pratico perfetto se muovi i primi passi nella gestione di un team.

Due libri complementari per sviluppare la tua assertività, leadership e relazioni efficaci sul lavoro.

Se vuoi parlare da leader non dichiarare la tua competenza

Non proclamare la tua correttezza, lascia che parli di te attraverso i tuoi gesti,
le tue parole o la tua presenza.

Se proprio devi dimostrarla, porta esempi concreti di situazioni realmente accadute che mostrino in che modo ti sei comportato o come hai reagito.

Questo vuol dire parlare da leader.

Non usare negazioni

Evita di presentare le tue idee usando negazioni tipo:

  • “Non so se questo funzionerà … “
  • “Spero che i risultati non saranno …”
  • “Ho ragione, vero?”
  • “Mi capisci?”.

Invece di dare un motivo a chi ti ascolta di dubitare di quello che stai dicendo,
presenta i tuoi pensieri senza alcun giudizio. Lascia agli altri la libertà di decidere quello che vogliono.

Anche questo vuol dire parlare da leader.

Sarai sorpreso di quanto gli altri si fidano di te, se tu ti fidi di te stesso.

 
PIÙ LEADER DEL TUO TEAM > scopri il tuo percorso di coaching ideale
 

Parlare da leader: evita parole dispersive, troppi intercalari e superlativi

  • “Quindi … quindi …”
  • “Giusto?”
  • “Vero?”
  • “Ehm. Ehm …”
  • “Incredibile”,
  • “Sorprendente”
  • “Fantastico”

Non utilizzare queste parole in continuazione durante la conversazione.

Se le dici spesso, morditi la lingua perché tutte queste espressioni nascondono indecisione e ti fanno perdere credibilità.

I superlativi esagerati cancellano il vero significato. Quando dichiari regolarmente che tutto è fantastico,
in realtà non lo è.

Evita dichiarazioni banali ed enfatizzate,
piuttosto spiega l’azione e la reazione in un linguaggio semplice.

Piuttosto che utilizzare paroloni spiega i fatti in modo chiaro, avvincente, con i dati giusti.
Non lodare gli altri con parole generiche e scontate.

Non sforzarti di piacere

Evita di “addolcire” il tuo messaggio.

Il bisogno di essere carini o di ingentilire il messaggio ti induce a utilizzare parole dispersive,
che tolgono energia e incisività al tuo messaggio.

 


 

Non siamo attratti da chi fa di tutto per piacere, “colpire”, impressionare, per conquistare.

Se ti sforzi di piacere agli altri, sei in qualche modo poco sicure di te. Hai bisogno di “conquistare” l’affetto e l’approvazione degli altri.

Piacere alle persone non dovrebbe essere un tentativo, uno sforzo, un calcolo, un risultato, un processo, non dovrebbe essere qualcosa che noi facciamo, ma soltanto qualcosa che … succede.
Punto.

Non utilizzare di continuo intercalari

  • “Giustappunto; In definitiva …”
  • “Dico bene? Vi pare? Non è vero?”
  • “Essenzialmente, Naturalmente, Sicuramente, Sostanzialmente”

Gli intercalari, ovvero inserire una parola o una breve frase che in realtà non c’entrano proprio nulla,
sono molto diffusi nel parlare quotidiano.

Il fenomeno aumenta quando non si sa che dire, si è costretti a farfugliare qualcosa a proposito (o sproposito),
senza pensare al collegamento con la frase in cui è inserito.

Vuoi parlare da leader? Non ripeterti

Pensi che più ripeti un concetto più convinci chi ti ascolta?

Se tendi a ripetere i concetti,
sembra che “non ti fidi” di quel che dici. Più lo ripeti più diventi dispersivo. Annoi chi ti ascolta.

Ripetere continuamente crea dispersione. Porta a non arrivare mai al dunque.

Frasi ricche di dettagli portano il discorso lontano dalla meta. Ti fanno perdere incisività e autorevolezza.

 


 

Parla “chiaro”

Quando l’argomento diventa importante o difficile, a volte, siamo portati a evitare di fare il punto perché “parlare chiaro” vuol dire dichiarare il pieno impegno (e coraggio) personale.

I leader a volte “si tirano indietro” esprimendosi in modo generico: “Dipende dalla squadra” o “Questa è una situazione piuttosto difficile”.

Non utilizzare questo linguaggio fiacco. Usare un linguaggio chiaro aumenterà il tuo coraggio collegandoti più pienamente a ciò di cui hai bisogno e vuoi dire.

Usa deliberatamente un linguaggio concreto e accurato,
ne seguirà chiarezza.

Cogli l’attimo, perché sta a te usare il miglior linguaggio di leadership possibile.
Parla “bene”.

Se desideri un supporto personalizzato, essere autorevole, parlare da leader scopri il mio servizio di personal coaching. Il coaching può fare la differenza nel tuo sviluppo professionale, anche se sei un/una giovane imprenditore, manager o quadro.

Feedback sul lavoro: il giusto approccio (un estratto dal mio libro)

feedback sul lavoro

Foto di JESHOOTS.com da Pexels

Un feedback sul lavoro può essere valutativo o potenziante.

Dovrebbe essere specifico e costruttivo.
Focalizzato sul problema e basarsi su osservazioni oggettive, almeno nelle intenzioni.

L’elogio e la critica sono giudizi personali (uno benevolo e l’altro sfavorevole) su un comportamento o un risultato. Spesso sono vaghi e depotenzianti, incentrati sulla persona e basati su convincimenti, interpretazioni o sentimenti.

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Lo scopo di un feedback sul lavoro (se è negativo) non dovrebbe essere quello di incolpare o accusare la persona, ma creare piuttosto la giusta consapevolezza che può condurre alla correzione o al miglioramento delle sue prestazioni o atteggiamento.

Le persone che lavorano con te meritano un feedback da parte tua.
Hanno il diritto di sapere cosa-sbagliano e il dovere di provare a sistemare le cose che sbagliano.
Non possono farlo se non sanno cosa o come fare.

Ecco un estratto del capitolo 5 del mio libro “Autorevolezza – strategie e tecniche per diventare il riferimento carismatico dei tuoi collaboratori e colleghi”, ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025.

Feedback valutativo

Il feedback valutativo (spesso è sotto forma di revisione semestrale o annuale delle prestazioni) è ciò a cui pensa la maggior parte delle persone quando sente la parola “feedback”.

Implica una valutazione, può essere emotivamente carico perché pieno di sorprese o disaccordi.

Spesso è legato alla retribuzione.
Le persone rimangono deluse o turbate oppure sollevate ed euforiche.
Consente confronti su dati e target.

L’obiettivo principale del feedback valutativo è assicurarsi che la persona comprenda chiaramente (senza essere necessariamente d’accordo) quale sia la valutazione ricevuta.

 

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Feedback potenziante

È empowerment. Crescita. Sviluppo. Il piano di crescita.
È centrato sul migliorare e creare un’immagine solida per il futuro.

Dà potere perché aiuta le persone a identificare e rimuovere gli ostacoli che devono affrontare.

  • Cosa possiamo fare di meglio per soddisfare/migliorare il tuo piano d’azione?
  • Come possiamo aumentare/potenziare/sistemare…?

Queste domande potenzianti possono essere poste ogni giorno, attorno al tavolo riunione o in un corridoio per la pausa caffè. Tale approccio evolutivo toglie agitazione, irritazione e soprattutto… la sorpresa.

Sia il feedback valutativo sia quello potenziante sono essenziali per lo sviluppo della persona.

Sono collegati ma diversi, per contenuti e per “carico emotivo”, ed è importante separarli. Tuttavia, se una persona è aperta, la sessione di feedback valutativo può terminare con un ponte verso lo sviluppo. E viceversa.

La maggior parte delle persone apprezza l’opportunità di una migliore percezione del proprio comportamento, a patto che il tono del discorso non sia ostile o giudicante.

 

CARRIERA DI SUCCESSO > scopri il percorso di coaching ideale per te

 

Il giusto approccio dei feedback sul lavoro

Porgere feedback sul lavoro è una questione delicata.
Non utilizzarli con superficialità e leggerezza.

Anche se sono amichevoli e accoglienti, creano pressione. Possono risultare intimidatori e compromettere le relazioni professionali.

Non presentarti con una lunga lista di aspettative, soprattutto se irrealistiche, perché portano delusione e frustrazione.

Sii consapevole dell’ansia o delle preoccupazioni che provochi nella persona.
Giusto o sbagliato, buono o cattivo, qualunque cosa una persona stia facendo o provando, è la sua realtà.

È troppo facile concentrarsi su ciò che non va. Potresti essere ingiusto quando non lo consideri.
Avvicina le persone attraverso i loro punti di forza ed esperienza.

 

“Quando dai un feedback,
l’approccio che userai farà tutta la differenza.”
Michele Ferrarelli

 

Non dovresti mai essere titubante, ma comprensivo e disponibile.
Come team leader è necessario assumerti la responsabilità di costruire una base solida di fiducia. Oltremodo è tua responsabilità “riparare” tali dinamiche interpersonali se si incrinano.

Ne hai la facoltà. Sei tu a determinare il contenuto e la modalità dei tuoi dialoghi. Lavoraci da subito, sin dalle prime conversazioni.

Il tuo collaboratore deve sapere che riconosci i suoi talenti e che credi in lui. Spiega che conosci e apprezzi il suo percorso professionale.
Sai quanto lui stia lavorando sodo.

Condividi il tuo obiettivo: massimizzare il suo potenziale.
E mostra quanto sei felice di questa opportunità!

Quando emergono cattive prestazioni e dinamiche, non eludere il tuo ruolo in questa vicenda.

Prova a chiederti:

  • Cosa mi sto perdendo?
  • Cosa non capisco di questa persona?
  • La mia percezione è stata influenzata da un recente evento negativo?
  • Cosa ho fatto di sbagliato?

 

Feedback sul lavoro? La pratica è fondamentale per affinare il tuo stile

Puoi esercitarti davanti allo specchio, con il tuo partner o un amico. Provare quello che dirai, ad alta voce, ti permetterà di sentire il tuo tono.
Potresti anche registrare le tue parole per capire come “suoni”.

È anche importante pensare al tuo linguaggio del corpo, che può parlare più forte delle tue parole. Spesso siamo inconsapevoli di inviare messaggi negativi.

Prova a sintetizzare il tuo intervento, anche se breve, in punti chiave.
Se non ti senti ancora pronto, scrivi cosa devi dire.

Cerca di formulare frasi brevi. Qual è il messaggio che vuoi far passare.
Chiediti:

  • Qual è il punto?
  • Quale concetto deve passare assolutamente?
  • Che cosa posso evitare?
  • Come preferisce la persona ricevere il feedback?

Modifica il tuo approccio di conseguenza.
Inizia più “leggero” (parlando del più e del meno) se sai che hai davanti una persona che va in confusione con una comunicazione estremamente diretta.

Preparati a una reazione emotiva di rabbia, rifiuto o forse anche lacrime.
Resta comunque sempre calmo e professionale.

Parlare come un leader: l’approccio che fa tutta la differenza

parlare come un leader

Foto di Moose Photos da Pexels

Parlare come un leader.
La mentalità conta. Fa la differenza.

Le parole sono importanti.

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza” – ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025 – le parole possono attrarre, ispirare e convincere ma anche allontanare, disorientare o annoiare. Rendere il lavoro difficile o piacevole. Elevare il tuo status o danneggiare la tua reputazione.

Dipende da ciò che dici. Da come lo dici.
Spesso, le parole che utilizzi o che non utilizzi la dicono lunga su di te. Leggi il post.

A meno che tu non sia un comunicatore particolarmente brillante,
limita la quantità delle tue parole.

Potresti non essere così interessante come pensi

Non appena comprendi il reale potere delle parole, cominci a prestare sempre maggiore attenzione al loro peso.

Poche parole ben indirizzate possono dare speranza dopo una sconfitta.
Alcune parole maldestre possono rovinare una vittoria.

Se dici “Avresti potuto fare di più” dopo che la persona ha dato il massimo, togli forza e causi scoramento.
Non puoi dare energia con parole negative.
Non puoi raggiungere il massimo potenziale se parli di debolezza.

La comunicazione efficace (parlare come un leader) è il primo passo verso il tuo successo:
 

“È difficile”

“È un’opportunità”

“Come hai potuto farlo!”

“Come possiamo farlo meglio?”

“Ignoralo!”

“Affrontiamolo!”

“È difficile, non raggiungeremo mai questo obiettivo”

“È un’opportunità stimolante, chi è con me?”

 
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“Non lo so”

“Chi lo sa?”

“Non hai ancora finito il progetto?”

“A che punto siamo con il progetto?”

“Hai un problema?”

“Come posso aiutarti?”

“Perché hai fatto quell’errore?”

“Parlami di quell’errore?”

 
PIÙ AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO
Trovi spunti interessanti nei miei libri:
“Autorevolezza” , ora nella NUOVA edizione aggiornata2025, è perfetto se vuoi rafforzare la tua presenza autorevole.
“Prima volta Leader” è pensato se hai assunto da poco un ruolo di leader.
 

“Perché non hai fatto …?”

“Quali altri approcci potresti prendere la prossima volta?”

“Perché sei sempre così oberato di lavoro?”

“Cosa puoi delegare ai tuoi colleghi?”

“Non possiamo, perché …”

“Che cosa possiamo fare?”

“Abbiamo sempre fatto in questo modo”

“Come possiamo semplificare?”

 
CARRIERA DI SUCCESSO > scopri il percorso di coaching ideale per te
 

“Non ha importanza!”

“Quanto è importante?”

“Abbiamo sempre fatto in questo modo”

“Possiamo affrontarlo da una prospettiva diversa?”

“Mettiamolo nel cassetto”

“I tempi non sono ancora maturi. Mettiamolo in agenda tra un trimestre”

“È contro la nostra politica aziendale.”

“È contro la nostra politica aziendale. Puoi riformularlo in modo diverso?”

 


 

“È inutile. Ci abbiamo già provato”

“Ci abbiamo già provato. Come potremo riuscirci questa volta?”

“Non posso farlo”

“Penso che la soluzione migliore sia …”

” Non ti preoccupare” – “Stai tranquillo”

“Ti spiego perché non devi preoccuparti …” (esponendo fatti concreti)

 


 

“Non lo so”

“Dammi il tempo di controllare/verificare e ti ricontatto”

“(tu) Non lo hai spiegato bene”

“Faccio fatica (io) a comprendere completamente l’idea che stai condividendo”

“Capisci anche tu, adesso …”

“Mi sono spiegato bene?”

Come diventare un leader: la presenza executive al telefono – 2

come diventare un leader

Foto di Barbara Olsen da Pexels

LEGGI ANCHE > la parte 1.

Come essere un leader: concentrati sulla telefonata

Metti in modalità “silenziosa” il cellulare se utilizzi il telefono fisso.

“Silenzia” il telefono fisso se utilizzi il cellulare. Oppure spostati in un’altra stanza.

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Resisti alla tentazione di rispondere a SMS, WhatsApp e-mail, controllare Facebook, e così via…
Concentrati solo sulla persona all’altro capo della linea.

Non utilizzare il vivavoce.
Rende la tua voce più distante. Sgradevole. Inoltre, trasmettere al tuo interlocutore l’idea che sei impegnato in altro. La telefonata non è così importante da attirare la tua piena attenzione.

Usa piuttosto un buon microfono con un auricolare.

Forse sarai sorpreso per (l’apparente) ovvietà di queste affermazioni.

Dalla mia esperienza di anni di coaching a distanza (skype o cellulare) posso dirti che ho assistito a diverse situazioni curiose e divertenti ma anche poco edificanti per la persona (altro che autorevolezza!).

Il vivavoce amplifica i rumori di fondo. Un semplice gesto, tipo girare il cucchiaino nella tazzina di caffè, può diventare un rumore irritante per chi lo ascolta.

“Mostra” che stai ascoltando

Mai sottovalutare l’importanza di ascoltare anche (e soprattutto) al telefono.

Per segnalare che stai ascoltando, usa di tanto in tanto parole come “sicuro” e “sì” per far sapere che sei d’accordo. In modo che non percepiscano questi segnali come interruzioni,
ma piuttosto come affermazioni.

Non interrompere.
Ascolta attentamente l’intervistatore.
Non “andare sopra”.

A nessuno piace essere interrotto nel mezzo di una frase.
Inizia a parlare solo quando il tuo interlocutore ha completato la sua.

Se ritieni di avere qualcosa da dire che potresti dimenticare,
tieni pronto un blocco note e una penna.

 
COACHING> scopri il percorso per potenziare la tua team leadership
 

Come essere un leader: parla con voce coinvolgente

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza” – ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025 – , il suono della voce può trasmettere molti stati d’animo.
Professionalità ed esaltazione ma anche irritazione e nervosismo.

Molti di noi sono abbastanza bravi a nascondere le proprie emozioni. Altri perdono il controllo, soprattutto al telefono.

Sii sintetico. Non bisbigliare. Alza il tono della tua voce.
Pronuncia le tue parole in modo chiaro e conciso.

Cerca di non parlare velocemente. Potresti perdere i punti chiave.
Sembra che tu abbia fretta.
Il tuo interlocutore potrebbe interpretare il tuo tono come impaziente.

Nessuno vuole parlare con una persona impaziente.
Neanche a te piacerebbe!

Quando dici qualcosa di particolarmente importante,
rallenta la cadenza, punteggia le parole o frasi particolari per dare più enfasi.

Varia il ritmo del tuo discorso.
Aiuterà gli altri a capire quando condividi i punti chiave che vuoi che ricordino.

Varia il tono mentre parli, in modo da non usarne solo uno (mono-tono).

Vuoi trasmettere carisma e non monotonia.
Fai un respiro profondo prima di parlare, darai più potenza alla tua voce.

 
COACHING> scopri il percorso per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

“Prendere” il tempo di rispondere è autorevole

Se sei apprensivo,
il tempo si dilata e pochi secondi sembrano minuti.

Concediti qualche secondo per elaborare quello che è stato appena detto.
Se ti viene posta una domanda delicata, prenditi del tempo per pensare.

Puoi sempre dire qualcosa del tipo “Mi dia un attimo di tempo per riflettere “.
Prenditi il tempo di rispondere.

Non si tratta di un “botta e risposta” in velocità.
Mantieni il controllo.

Una persona sicura di sé non ha paura di raccogliere i suoi pensieri.
Affrettarsi a rispondere ti fa apparire ansioso.

Prendi il tempo per pensare a una frase completa prima di pronunciare la tua prima parola.
Hai più tempo di quanto pensi!

E apparirai più sicuro e autorevole se te lo prendi.
Tutto.

 


 

Come essere un leader: elimina “Ehmmmm” e “Ahhh”

Se utilizzi spesso “Ehmmmm” e “Ahhh..” non sei autorevole.
Sembri incerto e insicuro.

Se oramai è diventata per te un’abitudine,
non sarà facile non utilizzare “Ehmmm” mentre cerchi di raccogliere i tuoi pensieri.

Sostituisci piuttosto “Ehmmmm” e “Ahhh” con parole di riempimento più forti tipo “Ora… vedi… comunque… “.

Per esempio: “Ehmmmm” … stavo pensando …” sarà molto più potente se la adatti leggermente
“Vedi… stavo pensando… “.

Sembra intenzionale e infonde fiducia.

Utilizzare le pause in modo efficace dà potere

I migliori oratori conoscono il potere del silenzio. E delle pause.
Il silenzio intenzionale è visto come autorevole.

Carismatico.
Utilizza le pause.

Non solo alla fine ma anche nel mezzo delle frasi.
Facendo una pausa, dai il tempo alle tue parole di fare effetto!

Ecco …l’autorevolezza della voce!

Se non fai una pausa, l’incisività del tuo messaggio si perde nel flusso della conversazione.

Devi esprimere un pensiero fondamentale per trasmettere la tua competenza?
Bene. Fai una pausa. Prima.

La pausa attira l’attenzione del tuo ascoltatore … e lo prepara a ciò che verrà dopo …
ecco aspetta ancora un attimo … così bene…
sta aspettando curiosamente quello che hai da dire.

 
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Hai appena espresso un concetto/una proposta fondamentale? Ottimo! Fai un’altra pausa.

Non c’è bisogno di lanciarsi immediatamente a parlare d’altro tipo “Giusto? … Vero? Sai …”.

Se fai silenzio, darai all’ascoltatore il tempo di elaborare ciò che hai appena detto.

Darai la possibilità di capire veramente il significato.
Quel piccolo intervallo di silenzio dimostrerà la forza del tuo pensiero,
e la tua autorevolezza.

Come essere un leader: segui questi suggerimenti ed eccellerai nelle conversazioni telefoniche.

Svilupperai la tua leadership al telefono,
rafforzerai i tuoi rapporti di lavoro e le persone che ti circondano ti vedranno come un leader fiducioso.

Come diventare un leader: la presenza executive al telefono – 1

come diventare un leader

Foto di Barbara Olsen da Pexels

Riceviamo e facciamo decine di telefonate ogni giorno sul nostro posto di lavoro.

La maggioranza è normale routine: chiedere delucidazioni e aggiornamenti, rispondere a richieste, contattare clienti ecc.
Rispondiamo in modo automatico, senza prestare troppa attenzione alle parole.

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Altre volte però l’asticella si alza.

La telefonata si rivela importante: il capo diretto, il CEO, un reclamo di un cliente importante, il colloquio di lavoro, un richiamo a un collaboratore ecc.

Le parole diventano rilevanti. La modalità fondamentale.

Come diventare un leader? Devi trasmettere un giusto mix di garbo e determinazione.
Affrontare la situazione con obiettività, calma e sicurezza.
Leadership.

Durante la telefonata, la tua voce è l’unico strumento che hai a disposizione.
Non puoi mostrare il tuo abito elegante, il tuo taglio di capelli così trendy.

Il linguaggio del corpo non entra in gioco, non puoi ricambiare uno sguardo, non hai una mano da stringere, né un sorriso da mostrare.

Dovrai trasmettere competenza e autorevolezza “solo” attraverso la tua voce.

La consapevolezza della tua voce (a volte troppo incerta, altre aggressiva, altre ancora monocorde) è l’elemento determinante per il “successo” della telefonata.

Ecco la sfida!

È fondamentale essere preparati

Ecco alcune tecniche che hanno funzionato per i miei clienti che volevano potenziare la loro autorevolezza e la capacità di connettersi con collaboratori, colleghi e clienti.

Grazie a queste strategie migliorerai la tua presenza autorevole al telefono.

Le persone si chiederanno come fai a essere (in tutte le tue telefonate) così equilibrato,
a tuo agio e sicuro di te stesso.

 
MORE > scopri il coaching per potenziare la tua team leadership
 

Come diventare un leader: l’importante non è quello che dici ma come lo dici

La tua voce è il “veicolo” che spinge le persone ad ascoltare.
A prendere sul serio te e le tue parole.

Gli studi hanno dimostrato che l’87% delle opinioni che le persone si formano quando parlano al telefono,
si basano sul tono della voce.

Solo il 13% si fonda sulle parole che realmente utilizziamo.

Ecco la prima verità: la parte fondamentale non è ciò che dici ma piuttosto come lo dici.

Registra la tua voce

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza” – ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025 – … la pratica rende perfetti.

Autorevoli.

Registra la conversazione in modo da poter verificare come “suoni” al telefono.

È incredibile quanto puoi apprendere dalla tua voce registrata.
Sarai in grado di identificare e prevenire errori che potrebbero compromettere il tuo “grado” di autorevolezza telefonico.

Per esempio renderti conto che parli troppo piano o troppo velocemente.

Oppure ascoltare i tuoi “Ehmmmm” e “Vero?” o i continui intercalari “effettivamente … sicuramente … decisivamente … teoricamente …”.

 
MORE > scopri il coaching per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

“Riscalda” la tua voce

Al telefono, come detto, la voce è il tuo unico “strumento”.

Se ti aspetta una telefonata importante (il capo, il CEO, un cliente importante, il colloquio di lavoro ecc.) “riscaldati” la voce facendo esercizi vocali. Leggi il post per approfondire.

Bevi qualche sorso d’acqua per evitare che la gola “suoni” graffiante.
Evita di mangiare subito prima della telefonata.

Sorridi prima di iniziare la chiamata

I muscoli facciali si rilassano.
La tua voce suonerà più chiara e rilassata, piuttosto che acuta o soffocata.

Sorridendo, la comunicazione diventerà più piacevole e rilassata.
Trasmette disponibilità e positività.

Un sorriso sincero è percepito anche al telefono. Sorridere proietta un’immagine positiva.
Influenza anche come ti senti riguardo a te stesso.

Una voce che “suona” rilassata è più comunicativa di una voce tesa e nervosa.

 


 

Proietta fiducia con il tuo linguaggio del corpo

Come diventare un leader? Alzati in piedi se vuoi essere autorevole al telefono.

Se ti alzi, hai automaticamente una postura migliore.
I polmoni possono espandersi liberamente.
È più facile respirare.

Stai “pompando” energia, aumentando il potere della tua voce.
Sembri più sveglio ed energico.

Non essere troppo rilassato.

Anche se la persona non può vederti, durante la telefonata, non accasciarti sulla sedia, non sdraiarti sul divano e non tenere le braccia incrociate.

Se non vuoi stare in piedi, come minimo siediti dritto.
Se tiri le spalle indietro ti sentirai più fiducioso e autorevole. Porterai quella stessa fiducia nel tuo tono di conversazione.

Come diventare un leader … l’autorevolezza comincia con “Pronto”

Proprio per questo motivo meglio evitare il poco-professionale “Siiii” (soprattutto se ricevi una telefonata inaspettata da un numero “nuovo”, a te sconosciuto).

Il classico “Pronto” oppure il mix spiazzante “Siiiii…pronto” che lascia chi chiama nel dubbio di aver composto il numero giusto e lo costringe a chiedere conferma.

Rispondi con il tuo nome (con un tono di voce vivace),
in modo che l’interlocutore sappia di aver raggiunto la persona giusta.

CONTINUA A LEGGERE > la parte 2.

10 modi in cui bravi manager dicono cose giuste nel modo sbagliato – 2

diventar leader

Foto di Skyler Ewing da Pexels

Leggi anche la parte 1.

Dire cose giuste ma alle persone “sbagliate”

Non siamo più abituati a dire quello che pensiamo.

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Il mondo del Lavoro è fatto di apparenza e di rapporti di circostanza, in cui esprimersi è considerato inopportuno. Soprattutto se la tua opinione non coincide con chi ti sta di fronte.

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza – ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025 – , come si comporta il tuo capo, il titolare o il big boss di fronte a un dissenso?

Lo accetta, si confronta oppure appena vede un’espressione accigliata,
si irrigidisce e si innervosisce.

Sono pochi i capi che accettano come le persone intorno esprimano il disaccordo.
Non desiderano essere messi in discussione.
Non ambiscono il confronto, tantomeno il contraddittorio.

Una parola sbagliata, una correzione inappropriata, un gesto di troppo e di colpo …
il rapporto professionale sparisce nel nulla!

Se il tuo capo diretto non desidera vedere la verità,
non vuole vedere un problema evidente che deve essere affrontato, il cosiddetto “elefante nella stanza”,
sappi che parlare ti comporterà delle conseguenze.

Ti basta un po’ di strategia e un pizzico di diplomazia in più.

 
More: scopri il coaching per diventar leader del tuo team
 

Dire cose giuste con approccio troppo molle

Per esempio, quando ti vedi costretto a dire no ad un collaboratore,
non dilungarti in scuse o scusanti.

Così dai l’impressione di sentirti in colpa o di essere insicuro.
Dai una spiegazione breve e concisa.
Evita giri di parole e vai direttamente al punto.

La ragione del tuo rifiuto può anche essere importante ma al tuo collaboratore interessa poco.
Vuole solo sapere se la sua richiesta è accettata o no.

Se parli troppo, potresti anche finire, alla lunga, col dire di sì …
facendo autogol!

Dire cose vere ma essere troppo duro

Per esempio, quando devi dare un feedback al tuo collaboratore che non ha raggiungimento il target,
non affondare il coltello nella piaga, cerca di proporre la verità in modo gentile (che non vuol dire essere molli).

Cerca di parlare con garbo,
prova a dire la verità in modo neutro, soprattutto se la persona la conosce già,
quando è un dato di fatto.

Per diventar leader non dovresti essere insolente e provocatorio, ma comprensivo e disponibile.
Parlare lentamente con calma.

 


 

Sei tu a determinare il contenuto e la modalità dei tuoi dialoghi.
Non parlare a tuo vantaggio, parla a beneficio della persona.

Condividi il tuo obiettivo: massimizzare il potenziale del tuo collaboratore …
e mostra quanto sei felice di questa opportunità!

Il tuo collaboratore deve sapere che riconosci i suoi talenti,
che credi in lui!

Dire cose giuste con tono e intensità sbagliata

Dici cose giuste, non usi nemmeno parole sbagliate, ma le persone le prendono comunque in modo negativo.

La ragione di tale fraintendimento è il tono, diventi “rumoroso”, oppure mono-tono,
usi frasi (magari motivazionali) con stanchezza e distacco.

Frasi con volume basso pronunciate con la stessa intonazione, senza variazione, risultano come una cantilena.

Oppure un volume alto, quasi forzato, può comunicare aggressività.

Ancora una volta la differenza la fa il COME e non il COSA.
Il volume, il tono, la mimica facciale, ecc. possono davvero fare la differenza tra un approccio costruttivo, accondiscendente e uno conflittuale.

Dire cose giuste al momento sbagliato

Poche parole ben indirizzate possono dare speranza dopo una sconfitta.

Alcune parole maldestre possono rovinare una vittoria.

Per esempio, se dici a un tuo collaboratore “Avresti potuto fare di più!” (anche con ragione) dopo che la persona ha dato il massimo, togli forza e causi scoramento.

Non puoi dare energia con parole negative.
Non puoi raggiungere il massimo potenziale se parli di debolezza.

Prima di confrontarti, prima di avanzare le tue opinioni o suggerimenti devi capire se è il momento giusto per confrontarti, dare il tuo suggerimento o piuttosto aspettare un momento migliore.

Se la persona è già stressata e demoralizzata di suo,
condividere la tua opinione in quel momento può non essere una buona idea.

Se vuoi diventar leader è importante capire se è il momento giusto per parlare e confrontarsi.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per la tua carriera di successo
 

Dire cose giuste davanti le persone

Non importa quanto le tue intenzioni siano nobili,
non è mai una buona idea criticare o correggere qualcuno di fronte a un “pubblico” (anche se piccolo: team, clienti, titolari, ecc.…).

Oltre a essere imbarazzante, dai anche un motivo all’altra persona di pensare che il tuo scopo sia tutt’altro che onesto e dignitoso.

Meglio sempre scegliere il faccia-a-faccia privato, dando alla persona la possibilità di salvare la faccia, rafforzerai il tuo rapporto di lavoro, invece di demolirlo.

È indispensabile correggere qualcuno pubblicamente solo se l’errore porterà a gravi conseguenze o farà risparmiare tempo e fatica a tutti.

Per esempio, se in una riunione si sta partendo con l’ordine del giorno sbagliato, intervenendo, potrai far risparmiare tempo ed energie a tutti i presenti.

In conclusione, se vuoi diventar leader, non essere più frainteso o equivocato,
non lavorare solo sui contenuti ma anche sul come e sul quando.

10 modi in cui bravi manager dicono cose giuste nel modo sbagliato – 1

comunicare da leader

Foto di Skyler Ewing da Pexels

“Non è importante cosa si dice, ma come lo si dice”.
Chissà quante volte avrai sentito questa frase.

Non è tanto quello che dici, le parole che utilizzi,
ma piuttosto il modo in cui lo dici che lascia un’impressione (positiva o negativa) sulle persone.

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Fa più effetto un argomento “debole” spiegato in maniera convincente,
rispetto a un altro basato su una logica “forte” ma presentato in modo poco attraente.

Come puoi trovare nel mio libro “Autorevolezza” – ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025 – , prova a pensare, ad esempio, a una canzone rap o hip hop cantata nello slang di strada (di una grande metropoli americana).

Anche quando non comprendiamo le parole ci “arrivano” emozioni quali rabbia e frustrazione,
volontà di rivalsa da ghetto.

Allo stesso modo, chi non conosce la lingua italiana si emoziona fino alle lacrime ascoltando un passaggio epico di un’opera lirica (pur non comprendendone il significato).

Comunicare da leader? Il suono e la fisiologia devono corrispondere al contenuto

Questo è l’unico modo efficace per essere un comunicatore credibile.

Se ondeggi i pugni in alto in segno di “vittoria” ma la tua voce è bassa, monocorde e soporifera, nessuno verrà entusiasmato dal messaggio che mandano le tue braccia.

Sono sicuro che molte volte dici cose giuste e sensate,
verità e suggerimenti appropriati, deduzioni logiche e verità incontestabili,
ma, a volte, il messaggio “non passa”,
la persona la prende negativamente oppure fraintende le tue parole.

La ragione di questo malinteso è il tuo modo di comunicare

I tuoi consigli e opinioni sono adeguati ma (forse) vengono recepiti come un giudizio,
un rimprovero, una valutazione.

Stai dicendo tutto perfettamente ma il modo in cui lo dici può risultare negativo o arrogante,
caotico o offensivo.

Non devi arrabbiarti, se gli altri fraintendono, non capiscono o non apprezzano le tue opinioni e consigli.

Se vuoi comunicare da leader dovresti comprendere che il motivo dell’incomprensione non è quello che dici,
ma il vero problema è il come.

 


 

Ecco 10 modi in cui bravi manager dicono cose giuste nel modo e nel momento sbagliato:

1. Dire cose giuste ma con parole sbagliate

Le parole possono fare magie.

Con quelle giuste puoi ispirare le persone.
Con quelle sbagliate, puoi rovinare tutto.

“È un’idea pessima!”
“Ritengo non sia una buona idea.”

“Non sono d’accordo con te!”
“Non condivido la tua proposta.”

“Questa è la peggiore idea!”
“Non sono sicuro sia l’idea migliore.”

“Così non funziona!”
“È possibile prevedere qualche difficoltà con questa soluzione?”

Per esempio, quando rilevi un errore, è più costruttivo aprire una discussione.
“Sto guardando il report X e ci sono degli errori a pagina 3. È meglio che tu riveda quella parte.”

Invece di:

“Sto guardando il report X e c’è qualcosa che non mi torna a pagina 3. Possiamo dare un’occhiata insieme a quella parte? “.

2. Dire cose giuste ma con linguaggio del corpo sbagliato

Presta attenzione al tuo non-verbale ogni volta che vuoi esprimere la tua opinione o suggerimento.

Evita che il linguaggio del tuo corpo diventi aggressivo,
cerca di essere calmo e composto, parlare piano.

Meglio evitare frasi brevi e scattanti, espressioni sibilline,
un linguaggio del corpo inadeguato (incrociare le braccia sul petto, fronte corrucciata, ecc.).

Per esempio, quando esprimi il tuo disaccordo in una riunione, evita espressioni facciali di stupore o disaccordo, non scuotere la testa, roteare gli occhi,
non agitarti in modo irrequieto o nervoso quando qualcuno sta parlando.

 
More: scopri il coaching per potenziare la tua comunicazione sul lavoro
 

3. Dire cose giuste ma risultare aggressivi

Dici cose giuste, cerchi di essere gentile ma tendi a monopolizzare la conversazione.
Interrompi spesso, non dai spazio, senza troppi riguardi.
Lo sguardo (pur non volendo) è fisso e inquisitore.

Punti il dito, fai sentire gli altri sotto analisi o, peggio ancora,
sotto accusa.

L’espressione del tuo viso è accigliata, guardi di traverso con aria critica,
oppure fai roteare gli occhi in segno di disapprovazione.

Se risulti aggressivo le altre persone sicuramente si mettono immediatamente sulla difensiva.

Sii gentile.
Il manager autorevole ricerca una scelta corretta delle parole.
Esprime la sua opinione con calma e gentilezza.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

4. Dire cose giuste ma risultare saccente

Affermi concetti giusti ma li fai seguire da un susseguirsi irritante di gioielli di buonsenso, consigli giudicanti, perle di saggezza …
il più delle volte, non richieste!

  • “Fossi in te…”,
  • “Al tuo posto …”
  • “Lo dico per il tuo bene …”
  • “Devi capire che … “.

Questo non è comunicare da leader.

Essere eccessivamente autoritario quando sottolinei una correzione,
servirà solo a farti sembrare pretenzioso e arrogante.
Altezzoso.

Continua a leggere la parte 2.

Come diventare leader: mostrare la presenza di un executive, anche se non lo sei

come diventare leader

Foto di The Lazy Artist Gallery da Pexels

Viviamo in un mondo del Lavoro non-stop.
È difficilissimo prendere un momento per raccogliere i pensieri, dare risposte adeguate.
Migliorando la tua presenza e la tua fiducia.

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Abbiamo bisogno tutti di rallentare.

Se vuoi trasmettere autorevolezza, dovresti imparare a portare calma e serenità nella tua vita quotidiana. Non solo in quella lavorativa.

La calma è il fondamento della presenza da executive,
un compito arduo se sei molto (troppo) impegnato.

Come diventare leader: calma e ancora calma

Una persona calma ha raggiunto uno standard di vita più elevato.

Una concezione più alta e più nobile delle situazioni di umana natura. Ha imparato a governare sé stessa.
Sa come adattarsi agli altri.

È amata dalla gente perché ha un comportamento fortemente equilibrato.
Le persone “sentono” che possono imparare e fidarsi di lei.

Non c’è alcuna dimostrazione statistica, ma è facile immaginare come “rallentare” il modo in cui cammini, parli e pensi possa aiutarti a comportarti meglio come leader. In questo mondo frenetico le persone hanno bisogno di rallentare, migliorando così la loro presenza autorevole e la loro fiducia.

Calma vuol dire parlare con più autorevolezza.
Questo è potere.

Se lasci che passioni incontrollate, attese logoranti, sballottamenti dati dall’ansietà e incertezze create dal dubbio abbiano la meglio, stai riconoscendo la tua inferiorità.

Accetti il loro dominio su di te.
La fretta è dunque sintomo di perdita o mancanza di controllo.

Più calmo diventi, più grande sarà il tuo successo, la tua influenza, il tuo potere (che non significa popolarità o tirannia).

Il potere della calma viene da dentro, dalle profondità della nostra natura.

 


 

Come diventare leader: padroneggia il tuo corpo

Come ho scritto nel mio libro “Autorevolezza” – ora nella NUOVA edizione aggiornata 2025 – il linguaggio del corpo può avere un impatto sostanziale sulla presenza da executive.

Fai attenzione alla tua postura.
Se hai l’abitudine di tenere le braccia conserte, il tuo linguaggio del corpo impedisce alle persone di connettersi con te. Diventa una barriera.

Assicurarti di essere rilassato, a tuo agio, mantieni una postura eretta, tieni le braccia lungo i fianchi,
usa le mani e le braccia per gesticolare, cerca di non esagerare.

Mostra i palmi delle mani per comunicare che non hai nulla da nascondere.

Controlla la lunghezza dei tuoi passi. Passi regolari e cadenzati, piuttosto che passi veloci, frettolosi o frenetici. Non aver fretta.

Ricordati di mantenere il corpo in una postura allineata.
Questo incedere lento, questa serie ordinata e lineare di movimenti ti farà apparire subito più sicuro e fiducioso (anche un po’ ingessato ma in quel momento poco importa).

Evita movimenti rapidi e scatti.
Movimenti irrequieti come giocherellare con le mani, mosse goffe o gesti nervosi che trasmettono sfiducia e ansia.

Pensa a una pantera o a un ghepardo mentre si apprestano alla caccia. Si muovono senza fretta. Senza paura.

Consapevoli della loro forza, astuzia e audacia. Passi lenti, eleganti, regolari, felpati. Sicuri.
Segui il loro esempio.

Stabilisci un contatto visivo

Guardare negli occhi gli altri comunica fiducia, leadership, forza e intelligenza.
Stabilire un contatto visivo è un’altra parte di una presenza di leader.

Il contatto visivo può aiutarti a sembrare sicuro di te stesso, trasmette alle persone che le stai ascoltando attivamente.

Al contrario, un contatto visivo troppo scarso può farti sembrare disinteressato, distratto o addirittura poco trasparente.

More: scopri il mio servizio di coaching per la tua leadership

Soprattutto quando stai parlando di punti difficili o importanti.
Guardando verso il basso mentre parli, ti fa sembrare insicuro,
e le tue parole perdono effetto.
Forza.

Quando eviti il contatto visivo sembra che tu abbia qualcosa da nascondere.
Susciti sospetti.

Attenzione però al contatto con gli occhi quando è troppo intenso e prolungato perché può essere percepito come aggressivo o dominante.

Fai attenzione alle tue espressioni facciali

Lo stress, la pressione, il target da raggiungere, gli imprevisti e previsioni che saltano prosciugano (ogni giorno) le nostre energie.

Ansia e preoccupazioni “scavano” sui nostri visi espressioni gravi e imbronciate.
Infelici.

Anche se non ti senti così, invii messaggi che sei arrabbiato, teso e poco incline al contatto.

Un’espressione corrucciata allontana le persone.
Sorridere, invece, suggerisce che sei aperto, affidabile, sicuro di sé e amichevole.
Autorevole.

Comunicare le tue emozioni mostra alle persone che “sei umano” e rende più facile l’interazione.

I leader con presenza autorevole hanno un atteggiamento calmo e trasmettono emozioni attraverso espressioni facciali come sorridere, ridere e accigliarsi.

Pochi (e giusti) espressioni mentre parli aggiungono passione, espressività, entusiasmo al tuo messaggio.

Espressioni troppo zelanti o esagerate possono indicare che sei caotico o che stai cercando di “drammatizzare” quello che stai dicendo.
Può sembrare forzato o ipocrita.

Come diventare leader: inizia da te stesso

La presenza da leadership non riguarda solo il modo in cui gli altri ti percepiscono.
Inizia da come percepisci te stesso.

Se non credi in te stesso e nelle tue capacità oppure non ti senti a tuo agio per sederti al tavolo,
risulterai incerto indipendentemente dal titolo che hai e dai vestiti che indossi.

 


 

Il tuo dialogo interno ha lo stesso impatto (se non di più) sul tuo modo di lavorare.

Puoi ricalibrare i tuoi pensieri e comportamenti per rafforzare la tua presenza di executive.

Dovresti imparare a usare il respiro come un misuratore della tua ansia. Accelerare e rallentare intenzionalmente, senza essere brusco o impulsivo, senza influire in modo negativo sulla tua chiarezza d’insieme. Anche sotto stress.

Come diventare leader? La presenza di un executive non ha nulla a che fare con il diventare qualcuno che non sei.
Richiede una mentalità di miglioramento continuo.
Tirare fuori il “meglio” di te stesso.
Semplicemente.

Se ti stimola l’argomento (presenza da executive) puoi leggere il mio libro sull’autorevolezza oppure scopri come posso aiutarti per potenziare il tuo carisma con i tuoi collaboratori e i tuoi colleghi.