10 spunti per porgere complimenti potenzianti ai tuoi collaboratori

complimentare i collaboratori

Apriamo senza troppi preamboli… dritti al punto.

Un responsabile non può occuparsi soltanto di numeri, budget e risultati. Deve anche saper riconoscere il lavoro delle persone.

Soprattutto quando, tra tanti pali e pochi goal, un risultato è stato conquistato con fatica.

Eppure, quando si parla di complimenti ai collaboratori, salta fuori sempre la stessa obiezione: «Non ho tempo per queste cose».

Curioso.

Non ho incontrato un solo responsabile o manager che mi abbia detto di avere tempo per queste cose.
Ma poi il tempo di rimproverare e criticare lo trova sempre!

E allora, ecco 10 spunti per riconoscere il lavoro dei tuoi collaboratori senza trasformare un semplice complimento in una cerimonia.

1. Sii sincero

Un complimento falso o esagerato si riconosce. E spesso produce l’effetto contrario a quello che desideri.

Se il tuo collaboratore ha fatto davvero male il suo lavoro, non lodarlo soltanto per tirargli su il morale, per non mortificarlo oppure perché, poverino-con-tutto-l’impegno-che-ci-ha-messo, ti dispiace dirgli come stanno le cose.

Anche se fatto a fin di bene, un apprezzamento poco sincero rischia di mettere ancora più in evidenza l’errore.

Complimentati quando hai qualcosa che merita davvero di essere riconosciuto.

Non esagerare. Non magnificare.

2. Sii specifico

Dire «Ottimo lavoro, ben fatto» è già una bella cosa. E nel mondo del lavoro, purtroppo, neanche così frequente.

Ma puoi fare di meglio.

Per esempio:

«Il modo in cui hai gestito il reclamo è stato ottimo. Hai avuto un approccio gentile e comprensivo e, allo stesso tempo, deciso ed efficace.»

Oppure:

«Il modo in cui hai risposto alle domande del cliente è stato eccellente. Hai dimostrato di aver compreso le nostre procedure e la nostra filosofia.»

La differenza?

Nel secondo caso dimostri di aver effettivamente notato il contributo del tuo collaboratore. Non stai distribuendo un «bravo» tanto per dire qualcosa.

3. Vai dritto al punto

Un buon complimento deve essere breve, chiaro e diretto.

Se cominci a girarci intorno, aggiungi spiegazioni, premesse e precisazioni, rischi di diluire il messaggio.

Hai apprezzato qualcosa? Dillo.

Non occorre preparare un discorso.

4. Riconosci lo sforzo

Se hai apprezzato il lavoro del tuo collaboratore, probabilmente hai notato il risultato ottenuto.

Bene. Ma guarda anche quello che c’è stato dietro.

Le difficoltà affrontate, il tempo dedicato, l’impegno e la fatica.

Puoi dire:

«Ottimo lavoro. So quanto tempo ci hai dedicato e quante difficoltà hai dovuto superare.»

Naturalmente, senza inventarti uno sforzo che non c’è stato.

Riconoscere il risultato è importante. Riconoscere anche come ci si è arrivati può esserlo altrettanto.

5. Valorizza le qualità della persona

A volte il complimento può riguardare una qualità che hai visto emergere nel lavoro.

La creatività con cui ha trovato una soluzione. La pazienza dimostrata con un cliente difficile. La capacità di mantenere la calma quando le cose si sono complicate.

Non limitarti a dire che cosa ha fatto bene.

Puoi riconoscere anche quale qualità ha messo in gioco.

Ma resta su quello che hai effettivamente osservato. Non c’è bisogno di trasformare un buon lavoro in una dichiarazione sulla personalità del collaboratore.

6. Evita i complimenti ambigui

Ci sono complimenti che partono bene e finiscono male.

  • «Bravo… chi ti ha aiutato?»
  • «Finalmente! Era ora!»
  • «Ottimo lavoro, meglio dell’ultima volta.»

Magari volevi essere spiritoso. Oppure pensavi di fare un apprezzamento sincero.

Ma quel finalmente, quel chi ti ha aiutato, possono rovinare tutto.

Se vuoi fare un complimento, fallo.

Le osservazioni critiche, quando servono, meritano un altro momento.

7. Scegli il momento giusto

Un complimento fatto nel momento sbagliato rischia di andare perso.

Il collaboratore è di corsa, sta risolvendo un problema, è nervoso oppure ha la testa da un’altra parte.

Tu arrivi, gli dici due parole e te ne vai.

Così lo butti via.
È sprecato.

Non significa che devi organizzare un incontro ufficiale. A volte bastano trenta secondi, purché ci sia la possibilità di ascoltarsi.

8. Usa il silenzio

Hai fatto il complimento?

Bene, così!

Aspetta ancora un attimo…

Non precipitarti a riempire il silenzio con altre parole. Non cambiare subito argomento.

Lascia che il tuo messaggio arrivi.

Sembra una piccola cosa. Ma quante volte, per imbarazzo o fretta, continuiamo a parlare anche quando abbiamo già detto tutto?

9. Non aspettarti nulla in cambio

Un complimento non è una moneta di scambio.

Non lo fai per ottenere un favore, convincere qualcuno ad accettare un incarico o preparare il terreno a una richiesta.

E nemmeno per sentirti rispondere «Grazie, capo!».

Un complimento è un regalo meritato.

Se diventa uno strumento per ottenere qualcosa, prima o poi il tuo collaboratore se ne accorge.

10. A voce o per iscritto? In pubblico o in privato?

Dipende.

Un apprezzamento detto a voce può essere immediato, spontaneo, personale. Uno scritto può rimanere e avere un significato particolare.

Anche tra pubblico e privato non esiste una regola buona per tutti.

C’è chi apprezza essere riconosciuto davanti ai colleghi. E chi, nella stessa situazione, vorrebbe sprofondare sotto il pavimento.

Conosci la persona che hai davanti.

Non scegliere il modo che piace a te. Considera quello che può essere più adatto a lei.

Non complicarti la vita

Non devi diventare un esperto di complimenti, né seguire dieci regole ogni volta che vuoi riconoscere il lavoro di qualcuno.

A volte bastano uno sguardo, una stretta di mano, un «Grazie» detto come si deve.

E non serve aspettare il risultato straordinario, la vendita dell’anno o il collaboratore che ha fatto gli straordinari per tre settimane.

Guarda anche il lavoro quotidiano. Quello che, quando viene fatto bene, finisce quasi per diventare invisibile.

Se invece ti trovi a dover affrontare situazioni delicate, dove riconoscimenti e osservazioni critiche si intrecciano, puoi approfondire il mio percorso di coaching mirato “Dare feedback costruttivi in situazioni critiche“.

Di riconoscimento, autorevolezza e gestione dei collaboratori parlo anche nei miei libri Autorevolezza e Prima volta Leader.

Non aspettare il momento perfetto per riconoscere un lavoro fatto bene.

Quando lo noti, fallo sapere.

Cliente soddisfatto = cliente fedele? Anche no. Come accettare l’infedeltà del cliente

cliente soddisfatto

La proprietaria di un Salone estetico ben avviato del centro mi ha confidato

“Conosco quella mia cliente da oltre 4 anni. Abbiamo anche instaurato un rapporto di amicizia e confidenza, visto che la sua frequentazione è quasi settimanale. Sono rimasta molto male quando l’ho vista, casualmente settimana scorsa, uscire da un altro salone di estetica. Appena rientrata in Salone mi sono precipitata a controllare l’agenda degli appuntamenti.

Infatti, negli ultimi mesi, la sua frequenza si è abbassata notevolmente rispetto al passato … eppure sembrava così contenta del mio centro!

Mi sono sentita delusa, tradita… . anche se capisco che ognuno è libero di scegliere e cambiare, se vuole …

Quando l’ho rivista ancora in Salone, mi sono accorta di non essere riuscita a essere naturale e nascondere il mio disappunto e la mia delusione. La sua frequentazione è tornata più o meno normale ma il risentimento di quel “tradimento” mi rendeva, insolitamente, silenziosa. Anche perché io sono una che parla tanto!

Penso che anche lei si sia accorta di questa mia freddezza.
E adesso ho anche l’ansia … c’è qualcosa che non va più nel mio centro? I clienti stanno scappando?” … quando non vedo più una cliente per un po’, mi sale l’agitazione …”

Essere cortesi, professionali e competenti è una condizione sicuramente necessaria ma non è tuttavia sufficiente per fidelizzare definitivamente un cliente.

Perché? I motivi sono tanti.

Le persone hanno comportamenti sempre più individuali e imprevedibili. Cambiano spesso e velocemente atteggiamento ed esigenze. Le previsioni d’acquisto sfuggono alle anticipazioni di marketing perché i consumatori pianificano meno e con maggiore prudenza.

Oggi, l’offerta di servizi e prodotti è diventata molto ampia e diversificata

Sono aumentate le aziende, i centri, gli store che offrono (più o meno) lo stesso tipo di articolo, prodotto e servizio, a prezzi sempre più concorrenziali.

Nella stessa via c’è quasi sempre qualcun altro che vende o offre la stessa cosa ed è quindi facile per il cliente di oggi, cedere alla tentazione, alle lusinghe e i richiami di promozioni, sconti e offerte irrinunciabili.

 


 

Tutti sono impegnati quotidianamente a proporre nuove offerte, lanci speciali, promozioni imperdibili e novità dell’ultima moda … e questo è assolutamente normale!

E allora?

Accetta l’infedeltà del cliente soddisfatto

Devi accettare (non rassegnarti) che il tuo cliente affezionato (anche se è un cliente soddisfatto) decida di cambiare, definitivamente o per qualche tempo.

Prendi le distanze dalle cose che non puoi controllare. Non farlo, ti porterà solo ansia e frustrazione!

Viviamo in un Mercato complesso e incerti. Non sprecare la tua energia e le tue capacità su cose e fatti che non dipendono da te. Non puoi controllare il tuo cliente, puoi solo gestire il tuo atteggiamento, non lamentarti o demoralizzarti, accettare la realtà e focalizzarti solo sulle prossime azioni da compiere.

Quando accetti l’imprevedibilità dei clienti, non significa che sei diventato incosciente, rassegnato o irresponsabile. Vuol dire che, semplicemente, prendi coscienza di un dato di fatto.

Non “accusare” la tua professionalità

Non “mettere sul piatto” la tua autostima o tartassare la tua professionalità incolpandola della fuga dei clienti.

Aspetta e verifica.

Può darsi che il cliente abbia semplicemente risposto a un imput momentaneo (una promozione, sconti speciali di un concorrente) o abbia semplicemente voglia di cambiare per qualche tempo “mano”, trattamento o servizio.

Ci sta.

Non facciamone un dramma.

Prendi spunto per una sana autocritica

Se vedi che c’è una perdita di clientela prima di andare in panico meglio porsi poche ma fondamentali domande su come migliorare, accogliere e approcciare i clienti di oggi.

Hai preso coscienza dei cambiamenti del mercato e dei clienti?
Ti sei adattato a questi cambiamenti?
Qual è il valore aggiunto del tuo servizio?

Non c`è dubbio che il Mercato sta cambiando, anche in conseguenza della crisi che ci ha investito negli ultimi anni. Se il mercato sta cambiando, sta cambiando anche il cliente … allora deve cambiare anche il tuo modo di vendere e proporre. Non ti sembra?

Ricorda che i clienti sono più suscettibili

Purtroppo oggi è così.

Una parola sbagliata, una distrazione, un gesto di troppo e … il cliente soddisfatto sparisce nel nulla. Se ha subito un torto o di aver ricevuto un’accoglienza poco soddisfacente … non torna più, cambia, va da altri anche se è stato un cliente soddisfatto perché nel raggio di 1 kilometro ci sono almeno altri 2 store o centri che possono offrire, più o meno, lo stesso prodotto o lo stesso servizio.

E se il cliente “infedele” ritorna …

Se il cliente “infedele” ritorna nel tuo centro o store non accoglierlo con mal celato risentimento ma piuttosto come un amico che non vedi da un po’.

Evita d’indagare subito dove è stato tutto questo tempo perché potresti metterlo in imbarazzo. Con il tempo, intavola un dialogo e prendi informazioni che potrebbero essere molto utili per conoscere le sue scelte, le sue motivazioni o per capire alcuni (eventuali) errori nelle tue strategie o sul tuo comportamento.

Da collega a capo. Mica facile? Benvenuto nel management!

da collega a capo

Nel mio libro Prima volta Leader – Se non nasci leader, lo puoi diventare ho raccontato la storia di Thomas.

Fino a ieri rideva e scherzava a crepapelle con tutti.
Era uno di loro, amico di tutto il team.
Poi è arrivata la promozione a supervisore.

E qualcosa è cambiato.

Adesso si sente guardato con sospetto. O peggio, con ostilità.

Quando era nel gruppo, sentiva spesso parlar male del capo. E adesso che dall’altra parte c’è lui…

Cosa gli fa pensare che con lui sarà diverso?

La difficile transizione da collega a capo

Hai lavorato duramente per arrivare fin qui. Te lo meriti.

Ma non tutti sembrano aver accettato il tuo nuovo ruolo.

Qualcuno continua a trattarti come prima, qualcun altro pensa di poterla fare franca e magari hai già dovuto richiamare un collega che consideravi un amico.

“Ma non hanno ancora capito che adesso il capo sono io?”

Dì la verità, non pensavi che sarebbe stato così complicato, vero?

Benvenuto nel management!

Prima condividevi malumori e difficoltà del gruppo. Adesso devi rispondere della produttività, dei risultati e prendere decisioni che potrebbero non piacere ai tuoi ex colleghi.

Gruppo, empatia, produttività, risultati… uhm! Mica facile!

Ecco undici spunti per affrontare questa transizione.

1. Accetta che il rapporto cambierà

Da adesso cambiano le responsabilità, gli obiettivi e probabilmente anche la pressione.

Fino a ieri potevi lamentarti insieme ai colleghi di una decisione del responsabile. Oggi potresti essere tu a prendere quella stessa decisione.

Non sei più un loro pari. Sei la persona che assegna il lavoro, valuta i risultati e, quando serve, prende decisioni impopolari.

Non significa rinnegare i rapporti costruiti negli anni. Ma accettare che dovranno trovare un nuovo equilibrio.

2. Ridefinisci i confini

Alcune confidenze non saranno più appropriate. Ci sono argomenti che prima discutevi liberamente e che adesso richiedono riservatezza.

Aspettati anche che qualcuno diventi più guardingo.

Magari prima ti raccontava tutto. Adesso, quando arrivi alla macchinetta del caffè, la conversazione cambia improvvisamente argomento.

Non prenderla male, se succede. Ci sta.

Anche i tuoi ex colleghi devono abituarsi alla nuova situazione.

3. Incontra individualmente ogni collaboratore

Prenditi del tempo per parlare con ciascun membro del team.

Metti sul tavolo le aspettative reciproche:
cosa ti aspetti tu da lui
e cosa si aspetta lui da te,
adesso che sei il suo responsabile?

Parlate anche delle possibili difficoltà.

Un’aspettativa frustrata può produrre delusione e rancore. E il rancore, sul luogo di lavoro, è una brutta compagnia.

Non dare per scontato che tutti abbiano compreso il tuo nuovo ruolo. E non aspettarti che ti parlino subito con assoluta schiettezza.

4. Rimani aperto al dialogo

Il nuovo ruolo non ti obbliga a diventare improvvisamente freddo o inavvicinabile.

Continua ad ascoltare e confrontarti. Se avverti tensioni legate alla precedente confidenza, affrontale con tatto, possibilmente in privato.

Potresti scoprire che anche l’altra persona vive un certo disagio.

Prima di interpretare ogni distanza come una sfida alla tua autorità, prova a capire che cosa sta succedendo.

5. Evita di spettegolare

Fino a qualche tempo fa, forse, spettegolavi anche tu con i colleghi più stretti.

Una battuta sul capo, uno sfogo davanti al caffè, qualche commento su ciò che non funzionava.

Lo scherzo distende gli animi, ma adesso devi prestare più attenzione.

Se partecipi ai pettegolezzi su un collaboratore, come potrà fidarsi di te quando avrà un problema?

Non devi stare alla larga dalla macchinetta del caffè come se fosse una zona contaminata. Devi soltanto capire quando una chiacchierata sta diventando qualcosa di diverso.

6. Dovrai gestire invidie e gelosie

Hai ottenuto la promozione perché chi ha deciso ha visto in te le competenze giuste.

Ma i tuoi colleghi la pensano allo stesso modo?

Magari qualcuno ambiva a quella posizione.
Era convinto di meritarla più di te.
E deve accettare che abbiano scelto un altro.

Non per tutti sarà facile mettere da parte l’ego e venire a congratularsi con te.

Prova ad avere un po’ di comprensione ed empatia. Il passaggio da collega a collaboratore può essere difficile anche per lui.

7. Non manifestare simpatie e preferenze

È naturale avere maggiore feeling con alcune persone. Magari con un collega hai condiviso anni di lavoro, difficoltà e soddisfazioni.

Ma adesso devi prestare attenzione a come queste simpatie possono influenzare le tue decisioni.

Anche se ti consideri equo al cento per cento, gli altri potrebbero interpretare diversamente certe scelte.

Perché hai assegnato proprio a lui quel progetto?
Perché con il tuo vecchio amico sei più indulgente?

Le preferenze, vere o presunte, rischiano di creare sfiducia e demotivazione.

Ne ho parlato anche nell’articolo Preferenze e simpatie: ecco come perdi punti con il tuo team.

8. Non cercare l’approvazione dei tuoi ex colleghi

Essere apprezzato fa piacere a tutti.

Il problema nasce quando, pur di non perdere la vecchia complicità, eviti le decisioni scomode.

Non richiami chi sbaglia, chiudi un occhio su un comportamento scorretto, rimandi un confronto per paura di offendere qualcuno.

Se devi soddisfare continuamente le aspettative dei tuoi precedenti compagni di lavoro, rischi di diventare un burattino sotto il loro comando.

Non puoi conquistare tutti. Concentrati sul lavoro da fare, tratta le persone con rispetto e cerca di essere coerente.

9. Sfrutta la conoscenza delle persone

Conosci il team dall’interno. Sai come funziona il lavoro, quali sono le difficoltà quotidiane e chi sono quelli che tirano il carretto.

Conosci anche qualche pecca, le abitudini meno produttive e i problemi che dall’ufficio del responsabile magari non si vedono.

È un vantaggio.
Usalo.

Ma non dare per scontato di conoscere già tutto delle persone. Qualcuno potrebbe sorprenderti, in meglio oppure in peggio.

Hai perso sicurezza nel tuo ruolo di guida?

Nel percorso di coaching mirato Problemi di leadership? Ritrova autorevolezza nel tuo ruolo possiamo confrontarci sulle difficoltà che stai affrontando e capire dove intervenire.

10. Dai fiducia a tutti i membri del team

Non fingere di avere tutte le risposte.

Chiedi suggerimenti, ascolta le idee e riconosci il contributo delle persone. E soprattutto, concedi loro la giusta autonomia.

Ti ricordi quando il tuo capo non ti dava lo spazio di lavoro che volevi?

Ecco l’occasione per cambiare!

Non stare continuamente con il fiato sul collo ai collaboratori. Lascia loro lo spazio per lavorare e fai sapere che ci sei quando hanno bisogno di te.

11. Da collega a capo? Rimani te stesso!

Adesso il tuo ruolo è diverso, ma tu sei sempre lo stesso.

Non hai bisogno di trasformarti in un’altra persona per dimostrare che sei diventato il capo.

Puoi continuare a essere cordiale, sorridere e scherzare. Naturalmente, ci saranno momenti in cui dovrai essere fermo e magari deludere qualcuno.

Fa parte del ruolo.

Se affronti questa transizione con troppa leggerezza, rischi di sottovalutarne le difficoltà. Se invece la vivi come una continua battaglia per dimostrare chi comanda, rischi di complicarti la vita da solo.

Non devi dimostrare ogni giorno di essere il capo. Devi imparare a esserlo.

Da collega a capo: un’occasione per lavorare su te stesso

Passare da collega a responsabile dei tuoi ex colleghi è una sfida, ma anche un’opportunità di crescita.

Dovrai imparare quando ascoltare, quando intervenire, quando mantenere una certa distanza e quando avvicinarti.

E soprattutto, ricordarti come ci si sente dall’altra parte della scrivania.

Se stai affrontando le prime responsabilità di gestione, trovi altri spunti nei miei libri Autorevolezza e Prima volta Leader.

La promozione ti ha dato un nuovo ruolo. Adesso viene il lavoro più impegnativo: imparare a interpretarlo, senza perdere te stesso per strada.