16 chiavi per farsi rispettare dai colleghi più giovani

farsi rispettare dai colleghi più giovani

Foto di Keith Johnston da Pixabay

“Rispetta i più anziani.”

È una frase che ci sentiamo ripetere fin da piccoli.

Il rispetto, però,
quello vero,
non arriva per diritto anagrafico.

Il rispetto va costruito

Farsi rispettare dai colleghi più giovani
non è molto diverso dal guadagnare il rispetto di un adulto.

I giovani di oggi non danno rispetto solo per l’età

Sono poco inclini a mostrare stima
se non si sentono ricambiati.

Se viene detto loro cosa fare
senza spiegare perché.

Se non vengono inclusi nelle conversazioni che contano.
Quando percepiscono distanza,
superiorità,
chiusura.

Spesso i giovani rispecchiano il nostro comportamento.

Se qualcuno non ti rispetta,
prima di giudicare,
osserva anche il tuo atteggiamento.

Ecco alcune chiavi per farsi rispettare dai colleghi più giovani:


Il rispetto dei più giovani non si pretende solo per l’anagrafe e capelli sale-e-pepe.
Va guadagnato!

Dare rispetto è uno dei segreti per guadagnare il rispetto dei più giovani.

Ascolta più di quanto parli.
I giovani hanno idee ed esperienze che desiderano condividere.

Non lasciare che la differenza di età diventi un ostacolo.
Trattali come colleghi, ascolta dicono, dai feedback costruttivi.

Non essere sprezzante o intollerante solo perché sono “diversi” dal tuo stile.

Poni domande.
Fare domande mostra il tuo interesse per ciò che il giovane pensa-e-crede.

Non essere prepotente.
Chiedi, piuttosto che sentenziare o esigere.

Accetta e riconosci le differenze di opinione.
Non negare l’opinione di un giovane pensando che è ingenuo e tra 20 anni la penserà diversamente.

Evita frasi tipo “Io avrei fatto …”, “Io avrei detto…”, “Quando ero giovane io…”.

Evita le prediche, oltre a colpevolizzare la persona sono perfettamente inutili.

Non fare il finto-giovane tipo “Bella zio”.
Non sei divertente. Facile diventare patetico.

Vai aldilà delle loro felpe e tatuaggi, scava più in profondità.
Cerca il valore aggiunto che i collaboratori più giovani possono dare.


La comunicazione è il cuore dell’autorevolezza:

con la nuova edizione aggiornata 2025 del mio libro “Autorevolezza”

e il volume complementare “Prima volta Leader” hai due strumenti pratici per migliorare il tuo impatto, carisma e leadership.

Non agire come se fossero bambini e tu l’adulto che dice cosa-fare.
Li farà risentire e.. avranno ragione!

Sii aperto con consigli, guidando i tuoi colleghi più giovani.
Dai suggerimenti e offri feedback.
Fagli sapere che puoi offrire il tuo aiuto se necessario.

Accetta i loro consigli e pareri.
Anche se hai esperienza, non significa che hai tutte le risposte.

Non giudicare.
Non confrontare i giovani di oggi a quando avevi tu 20 anni.


Il rispetto reciproco è alla base di ogni relazione professionale

Le persone tendono a rispettare
chi riconosce il loro valore
e comunica con chiarezza, non con arroganza.

Ecco perché, nel lavoro con leader e manager,
emerge spesso una sorpresa:

  • anche il collega più giovane
    vive la differenza d’età come un problema.

Si sente in difetto.
O sotto esame.
Non visto.

Quando questo viene portato alla luce,
la relazione può cambiare — in meglio — per entrambi.

In finale

Comprendere non significa giustificare tutto.
E ascoltare non vuol dire subire.

Puoi essere aperto, curioso, rispettoso…
senza tollerare atteggiamenti spocchiosi o irriverenti.

La vera leadership sta qui:
nel tenere insieme empatia e confini,
dialogo e assertività.

Se senti che la tua leadership sta perdendo impatto,
puoi intervenire subito
con un lavoro di coaching mirato e concreto.

10 riflessioni per gestire l’ansia il tuo primo giorno di lavoro

ansia primo giorno di lavoro

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

Ansia primo giorno di lavoro? Come il primo giorno di scuola.

Cominciare un nuovo lavoro è come il primo giorno di scuola.

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Di tempo ne è passato ma, anche se ora sei adulto e le apprensioni sembrano diverse,
se ci pensi bene … in fondo in fondo le domande che ti poni sono le stesse.

“Piacerò?”
“I miei colleghi saranno disponibili o arroganti?”
“Mi accetteranno o mangerò da solo come un reietto?”
“Mi troverò bene?”
“Sarò capace? Competente?”
“E se non riesco?”

La notte riaffiorano timori e preoccupazioni di qualcosa d’indefinito e pauroso …
in particolare quando ci sentiamo inadeguati, bloccati dalla paura di non essere all’altezza.
La preoccupazione di essere accettati dai nuovi colleghi di lavoro.

Ecco 10 consapevolezze per calmare l’ansia primo giorno di lavoro:

 

1.

Il nuovo può spaventare. Il problema è pensare che la paura e l’ansia siano il problema. Non lo sono.
È perfettamente normale!

2.

Non evitare, rifiutare o soffocare l’ansia. Usala per aiutarti a vincere. Usa le emozioni.
Non lasciare che ti usino.

3.

La fiducia non è assenza di ansia. La fiducia è la capacità di “entrare” nell’ansia e farsela “amica”.

 


 

4.

Chiediti cosa ti aspetti da questa nuova esperienza.
Darti una risposta e avere un obiettivo ti darà motivazione e grinta.

5.

Se senti ansia per le tue capacità, ricorda che i datori di lavoro non “fanno regali”.
Non ti hanno assunto per filantropia.

6.

La domanda “Merito davvero questo lavoro?” può monopolizzare tutti i tuoi pensieri.
Ti hanno “passato ai raggi X”. Ti hanno assunto. Credono in te. Non farli cambiare opinione!

 


 

7.

Non sai mai cosa aspettarti il primo giorno di un nuovo lavoro.
Quello che sai è che devi creare un’ottima prima impressione. Subito!

8.

Parte della paura di un nuovo lavoro è confrontarsi con gli altri.
Se pensi che tutti intorno a te siano in qualche modo migliori.
Hai ragione. In effetti qualcuno lo sarà!

9.

Il successo richiede audacia. L’ansia aumenta la tua energia. Dà maggiore coraggio.
Piccole dosi di paura ti fanno fare cose che altrimenti non faresti.

10.

La senti la vocina della paura? Ti dice che non conosci nessuno, non sai come andranno le cose, non sai chi sarà amichevole oppure ostile. Non sai nemmeno dove è la toilette!

 
Tutti provano insicurezza all’inizio, ma la vera differenza sta in come la gestisci. Vuoi partire con il piede giusto? Parliamone: scrivimi e scopri come posso aiutarti.

Il tuo capo diretto ha dato le dimissioni. Preoccupazione o opportunità?

capo ha dato le dimissioni

Foto di 李磊瑜伽 da Pixabay

“Il mio capo ha dato le dimissioni.

Un preavviso di 1 mese.
Parte per una posizione che – dice –
lo aiuterà a crescere professionalmente.

Così, all’improvviso.
Senza dirmi niente.

Non me lo aspettavo.
Abbiamo lavorato così bene insieme.

E adesso?

Chi arriverà?
Sarà trasparente e flessibile con me?

Sarà interessato anche lui al mio sviluppo professionale?
Cosa farò se non lavoreremo bene insieme?

Sembrava che tutto andasse liscio.
Ora mi sento spiazzato.
Tradito.

Avevo dei progetti con lui.
Mi ero proposto come coordinatore del mio department.

E sto ricominciando anche a dormire male la notte.”

Marco P. – Finance Manager – Lugano

Il mondo del lavoro oggi è complesso e imprevedibile

 

Da qui la necessità di essere sempre molto flessibili e adattabili.
Resilienti ai cambiamenti.

La flessibilità – come già discusso altre volte – va sviluppata.
Allenata.

La qualità di un lavoro dipende molto dalla qualità del manager.

Un buon capo può trasformare un lavoro noioso
in un progetto entusiasmante.

Ti senti apprezzato,
stimolato,
in crescita.

Un cattivo capo può trasformare un lavoro affascinante
in ore di fatica e alienazione mentale.

Bruciore di stomaco incluso.

Il tuo capo ha dato le dimissioni?

Non farti prendere dal panico

Quando il tuo capo annuncia l’imminente partenza,
è normale che emergano paure e preoccupazioni.

  • È solo l’inizio di altri problemi?
  • Il lavoro è a rischio?
  • I benefici saranno tagliati?
  • Il nuovo capo sarà trasparente e flessibile?
  • La reputazione dell’azienda sta peggiorando?

Pensieri naturali.
Ma non lasciare che ansia e affanno prendano il sopravvento.

Il timore per ciò che non puoi controllare
non ti aiuterà a gestire bene la situazione.

È fondamentale
– in questa fase –
mantenere morale
e concentrazione.

E non è detto che il cambiamento sia negativo.
A volte apre possibilità inattese.

Il capo ha dato le dimissioni? Non prenderla sul personale

Con il tuo capo potresti aver costruito
un ottimo rapporto professionale.

Ora ti senti deluso.
Amareggiato.
Ansioso.

È normale.

Ma non leggerlo come uno sgarbo personale o un tradimento.

Ricorda:
ogni decisione di cambiare lavoro è complessa
e raramente presa alla leggera.

Il tuo (ormai ex) capo ha fatto ciò che riteneva meglio
per il proprio percorso.

Condividi il tuo supporto

Suggerisci di restare in contatto.

Mantieni un’ultima impressione positiva.
Mostra apprezzamento per la sua leadership.

La relazione professionale potrebbe continuare
anche altrove.

Indaga, ma con discrezione

La tua posizione potrebbe cambiare
in meglio o in peggio.

Prima di aggiornare il CV,
iniziare la ricerca di lavoro
o preparare lo scatolone stile Lehman Brothers,
cerca di capire cosa succederà.

Quando puoi, vai alla fonte.
Altrimenti chiedi in ufficio,
limitandoti a persone fidate.

Con discrezione.

Anche se non sono certezze,
le informazioni informali possono offrirti spunti utili.

Fai un passo avanti

Perdere un capo è una sfida.
Professionale ed emotiva.

Ma può diventare un’opportunità di crescita.

Puoi mostrare ai vertici
la tua disponibilità a metterti in gioco.

Condividi idee.
Proponi soluzioni.
Offri il tuo contributo.

Alcune responsabilità potrebbero essere temporaneamente delegate.
Fatti trovare pronto.

Anche proponendoti come possibile sostituto.
Perché no?.

Durante la transizione: resta professionale

Con le dimissioni arrivano voci e pettegolezzi.

Stanne fuori!

Se aspettavi la sua partenza…
tienilo per te.

Concentrati sul lavoro.
Non abbassare le prestazioni.

Potrebbero chiederti
più flessibilità,
più ore,
più responsabilità.

È il momento di dimostrare solidità.

Se il tuo capo ha dato le dimissioni,
la tua leadership può emergere.

Incontra il nuovo capo

Quando arriva il nuovo manager:

  • evita confronti
  • chiarisci le tue responsabilità
  • racconta i progetti su cui lavori
  • mostra il valore che porti al team

Comprendi le sue aspettative.
Costruisci la relazione,
non la competizione.

Prendi questi spunti non come regole rigide,
ma come chiavi di lettura.

I rapporti professionali vanno sempre contestualizzati:
all’azienda, alla situazione,
alla tua personalità e a quella di chi ti sta di fronte.

In definitiva

Capire cosa sta succedendo non significa subire.

Significa scegliere come-muoverti:
con lucidità,
rispetto
e assertività.

Perché adattarsi non vuol dire annullarsi.

Se anche tu hai un rapporto complesso con il tuo capo
e non sai più come muoverti?

Mancanza di rispetto al lavoro? Cosa è reale e cosa è solo una tua paranoia

mancanza di rispetto al lavoro

Foto di Quim Muns da Pixabay

Poca attenzione.
Risposte di circostanza.
Risatine.
Occhi al cielo (traduzione: “che palle”).

Segnali tutt’altro che positivi.

Non sono poche le persone che avvertono mancanza di rispetto sul luogo di lavoro.

Se qualcuno ti mette a disagio,
il primo passo è:
non interiorizzare gli sgarbi ricevuti.

Se i colleghi ti mancano di rispetto, devi prima riconoscerlo come vero. Reale.

Poi distinguere ciò che è oggettivo da ciò che è il prodotto di una mente tesa e intimorita.

“Tutti parlano alle mie spalle” – Paranoia

Il pettegolezzo esiste in quasi ogni luogo di lavoro.

Prima o poi, tutti finiscono sotto i riflettori della pausa-caffè.

Se pensi di essere costantemente sulla bocca di tutti (tutti-tutti?)
probabilmente stai esagerando.

Se invece fosse vero, fermati un attimo:
forse hai fatto — o stai facendo — qualcosa (al lavoro o nella vita privata)
che ha acceso il treno infinito dei gossip.

“Nessuno mi considera” – Paranoia

Ti senti invisibile?
Nessuno ascolta le tue proposte?
Le tue e-mail restano senza risposta?
Avverti mancanza di rispetto al lavoro?

Chiediti onestamente:

  • aggiungi valore alle conversazioni?
  • sei chiaro o rendi tutto imbarazzante e pesante?

Le generalizzazioni non funzionano:
TUTTI – NESSUNO – MAI.

Davvero nessuno ti considera?
O il tuo approccio è chiuso, schivo, sdegnoso?

Qui sento odore di paranoia.

“I colleghi mi criticano di continuo” – Reale. Fai attenzione

Se commetti un errore, è giusto ricevere un feedback dal capo.
Ma critiche continue da colleghi o pari grado sono un’altra cosa.

Minano la tua credibilità.
Intaccano la sicurezza.
Mettono in discussione la tua autorità.

Se succede, non ignorarlo.
Chiedi un incontro privato.
Quel comportamento è sminuente e non va accettato.

“Non sono incluso in conversazioni, meeting, aperitivi”

Paranoia… ma potrebbe essere reale

Una e-mail mancata può essere una svista.
Capita.

Ma se l’esclusione è costante e riguarda decisioni importanti,
allora sì: è un problema.

“Mi rubano sempre le idee” – Reale. Fai attenzione

Succede.
In ambienti frenetici può capitare.

Ma se diventa uno schema ripetitivo,
è una chiara mancanza di rispetto.

Qui devi difenderti.
Non farlo significa legittimare il comportamento.

“Faccio il lavoro di tutti” – Reale

Hai difficoltà a dire NO?
Cerchi sempre di essere gentile?

I colleghi se ne approfittano perché hanno capito come prenderti?

NO è una parola potente.
Dire sempre sì ti logora nel lungo periodo.

Impara a dire NO.

No perché sei già carico.
No perché non vuoi lavorare fino a sera.
Perché non ti interessa.
Semplicemente.

“Mi guardano tutti strano” – Paranoia

Una mente sospettosa cerca significati nascosti ovunque.

Così sprechi energie mentali
e diventi guardingo, nervoso, talvolta ostile.

E questo, paradossalmente, allontana gli altri.

“Mi hanno assunto per fare X ma faccio Y” – Reale

È il momento delle domande scomode:

  • Stai esagerando?
  • È solo un problema di comunicazione?
  • Hai sottovalutato il ruolo?
  • Era tutto un fake ben confezionato?

Se il lavoro non è quello promesso,
ora la domanda è una sola:

Lasciare o resistere?

Mollare con il rischio di non trovare nulla?
Restare con l’ulcera in agguato?

Leggi il post dedicato per approfondire.

“Tutti trovano sempre il modo di evitarmi” – Paranoia

Immaginare che tutti facciano lo slalom per evitarti
è poco realistico.

Attenzione a non creare legami attraverso il gossip:
ti danneggerà, sempre.

“Non sono mai ascoltato” – Reale. Fai attenzione

Le persone ti valutano su ciò che dici.

Forse parli troppo.
Sei dispersivo.
Non arrivi mai al punto.

Più prolunghi, più perdi attenzione.
Taglia. Sintetizza.
Arriva al nocciolo.

“Non rispettano il mio tempo” – Reale

Chi ti rispetta, rispetta il tuo tempo.

Chi interrompe continuamente
o tenta di scaricarti il suo lavoro “per pochi secondi”
è semplicemente irrispettoso.

In conclusione

Se senti mancanza di rispetto sul lavoro, non minimizzare.

Ma nemmeno reagire d’istinto.

Valuta con lucidità:

  • stai esagerando?
  • è un episodio isolato?
  • il tuo approccio contribuisce al problema?

Il rispetto non si pretende.

Si costruisce, si protegge,
e quando serve…
si difende
.

Trovi spunti sul tema rispetto e autorevolezza nei miei libri:

Due strumenti complementari per sviluppare la tua assertività e leadership
sul lavoro.

Un percorso di coaching individuale: 8 motivi perché ancora non ti decidi – 2

un percorso di coaching individuale

Leggi anche la parte 1.

5. “Coaching? Ci sto pensando ..” (in pratica hai paura di sentirti rispondere “Costo? Durata? Mah! Boh! Dipende!”)

Molte persone sono spaventate da alcune strategie di marketing che ruotano intorno al mondo del coaching.

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Hanno (giustamente) timore di iniziare un percorso di coaching … interminabile …
Trovandosi impegolate per mesi con una persona che si attacca peggio di una zecca.
Con il costo che lieviterà (verso l’alto ovviamente) sessione dopo sessione.

È nell’interesse del buon coach concordare un piano d’azione insieme al cliente.

Per quel che mi riguarda, sul tema costi e durata sono molto trasparente (li trovi sul mio sito). Non avvio un percorso di coaching individuale senza aver delineato (con il mio cliente) i tempi, i costi, le attività e l’impegno che sarà necessario per ottenere risultati in un tempo ben preciso.

6. “Coaching? Naaaaa, grazie …Tutta colpa del capo, collega, team, sfortuna, ecc. … “

Alcune persone sentono che la loro carriera non è mai decollata.
Si guardano indietro e vedono fallimenti causati da circostanze al di fuori del loro controllo.

Lamentano di non essere mai stati apprezzati.
Sono vittime delle circostanze.
Ritengono che manager e azienda abbiano approfittato di loro.
Della loro sensibilità e disponibilità.

La colpa è all’esterno (il capo menefreghista, il collega falso, l’azienda traditrice, la sfiga, il Mercato fluttuante, ecc.). Nessuna assunzione di responsabilità delle proprie azioni.
 


 

A questo punto del loro percorso professionale,
il coaching è visto come inutile. Superfluo o tardivo.
Non serve a “riparare il torto”.
Non riesce ad “assolvere” il fallimento.

Tuttavia,
solo chi sa imparare da quelle esperienze, le sa gestire e “ricostruire”.
È in grado di andare avanti e superare questo stallo.

7. “Un percorso di coaching individuale? Mhhh …” (in verità hai poca fiducia nel coaching)

Quando si cerca un coach, ti ritrovi spesso in un vero e proprio “Selvaggio West” del coaching.

Mental coaching, coaching motivazionale, coaching per la performance, coaching per lo sport,
coaching per business, coaching per tutto e per tutti … e chiunque fa coaching!
Evviva il coaching!

Questo perché non esiste una vera e propria normativa che disciplina questa professione.

Intorno a questa fumosa situazione non ti stupire se operano, a fianco di professionisti seri e competenti, sedicenti coach e scuole di coaching “fake”.
Rilasciano attestati con nessun valore a seguito di corsi della durata di alcune giornate.

Se queste sono le tue preoccupazioni,
prendi contatto con me ed esponimi i tuoi dubbi e perplessità.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Sono a disposizione per un incontro informativo via Skype o cellulare (breve, gratuito e non vincolante).
Puoi chiedermi liberamente di illustrare le mie esperienze, le mie competenze.
Da quando tempo lavoro come coach e presso quale aziende/istituzioni.

Le mie effettive conoscenze su di un certo argomento.
Domande sul mio approccio e il mio modo di intendere il coaching.

Non aver paura di fare “domande scomode”.

8. “E il costo?” (inteso come resistenza)

Nella mia esperienza (almeno prima del Coronavirus), il costo non rientra nelle “resistenze”,
Le persone lo vedono come un investimento per la loro professionalità.

Generalmente, chi è determinato, chi desidera dare una svolta, chi è stufo dei soliti risultati,
chi vuole lavorare su sé stesso non ha bisogno di “spinte” all’acquisto.

Infatti, se c’è una cosa che non faccio mai con un potenziale cliente che desidera iniziare un percorso di coaching individuale è … vendere, trattare, promuovere, scontare.

Se “funziona” … le persone sono ben contente di acquistare.
Inoltre è a disposizione pagamento dilazionato e una garanzia di rimborso in caso di insoddisfazione. In pratica: se dopo la 1a sessione di coaching (in pratica è la seconda perchè la prima è di pre-coaching) il cliente ha la possibilità di interrompere il percorso ottenendo il pieno rimborso.

Come superare queste resistenze per un percorso di coaching individuale?

Il primo passo è riconoscere il coaching per quello che è:
una fantastica opportunità per la crescita, lo sviluppo, l’auto-comprensione e l’avanzamento di carriera.

Grazie al coaching,
potresti sviluppare il tuo potenziale ancora inespresso.

Potresti colmare una particolare lacuna nel tuo approccio.
Risolvere problemi di prestazioni.
In tutti questi casi un percorso di coaching individuale è un investimento.

Allora … sei pronto per il coaching?
La verità è che non sarai mai pronto.
Muoviti ora! Potresti non partire mai…

Un percorso di coaching individuale: 8 motivi perché ancora non ti decidi – 1

I grandi manager, politici e atleti hanno un allenatore.
Tutti abbiamo bisogno di un coach.

Il professionista di fiducia che ti “allena”.
Ti prepara mentalmente ad affrontare con più fiducia e determinazione i cambiamenti improvvisi e i problemi quotidiani. La competitività sempre più aggressiva.

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Ho notato diversi motivi ricorrenti per cui alcune persone (pur essendo molto interessate alla loro crescita professionale e affascinate dal coaching) esitano e “resistono” a intraprendere un percorso di coaching.

Ecco 8 motivi che causano “resistenza” nell’approcciare il coaching:

1. “Mi piacerebbe tantissimo … ma non ho tempo”

Preso da un turbinio di azioni.
Sempre di corsa.
Indaffarato.

Veramente non hai tempo?
Perché le nostre giornate sembrano più corte rispetto a quelle di altre persone?
Spesso il non-avere-tempo diventa una scusa per riempire la tua giornata.

Spesso il non avere tempo è solo una scusa per non agire (e non iniziare coaching).
Quante ore passi su cose poco importanti?
Quanto tempo dedichi al tuo miglioramento e al tuo progresso?

Forse hai paura di affrontare una certa situazione.
Timore di lanciarti e metterti in gioco.

Se dai priorità alle cose veramente importanti,
scopri di avere tantissimo tempo (anche perché le cose realmente importanti sono poche!).
 


 

2. “Coaching? Figo! Sì … un giorno lo farò”

“In questo periodo sono stressato”.
“Quando sarà passato questo periodo, lo faccio”
“Non sono ancora pronto”
“Non è il momento giusto.”
“E’ un periodo pesante.”
“Dal 1° gennaio comincio.”
“Dopo le vacanze comincio.”

Non lasciarti immobilizzare dalla sindrome di “domani”.
Il tempo giusto per l’azione è “oggi”.
Iniziare “da domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo”, ecc. … non ti farà cominciare mai.

Devi fare il primo passo adesso.
Non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.

È più rassicurante fare corsi, frequentare workshop, comprare libri, video tutorial …
parlare, teorizzare, disquisire, dissertare …
che passare all’azione.

Conosci tutta la teoria,
ma non “scendi” nella pratica restando sempre al punto di partenza.

Puoi leggere e informarti per giorni o per anni, ma non saprai mai tutto quello che c’è da sapere.

Tieni presente che …
se fai quello che hai sempre fatto, otterrai sempre gli stessi risultati.

Se non usci allo scoperto, non succederà mai niente di stimolante,
di vitale o di esaltante.

3. “Coaching? A me? Ma io non ne ho bisogno ..”

Non sono pochi quelli che vedono nel coaching … una “bocciatura” delle proprie competenze.

Coaching non è un atto d’accusa verso la tua competenza.
L’indicazione della tua non-capacità di raggiungere gli obiettivi.

Iniziare un percorso di coaching non vuol dire essere impreparati.
Incompetenti
Incapaci.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Significa semplicemente che grazie al supporto di un coach professionista puoi potenziare la performance e raggiungere gli obiettivi.
In meno tempo e meno dispendio di energie.

“Ammettere” di aver bisogno di un coach è accettare di non essere perfetti.
È il primo passo verso il tuo successo.

Nessuna azienda (ma neanche Usain Bolt, Leo Messi, Roger Federer, Federica Pellegrini, ecc.) investirebbe in un percorso di coaching se credesse che i propri collaboratori non siano in grado di migliorare le loro prestazioni.

4. “Coaching? Ci sto pensando ..” (in pratica hai paura di non riuscire)

Se desideri migliorare devi prendere qualche rischio.
Accettare che non ci riusciremo ogni volta che ci provi.

Per vincere, devi imparare a perdere.
Se non stai facendo errori, allora vuol dire che non stai facendo nulla.
Sei ai blocchi di partenza!

Per proteggere la tua autostima, sviluppi meccanismi (soprattutto inconsci) di auto-protezione e di evitamento che “stroncano” sul nascere ogni tua velleità di carriera.
“Tanto non riesco”.
Non pensi di meritare la possibilità di avere un’altra chance?
Lo sai anche tu che …
le persone che raggiungono più successo nella vita sono quelle che non mollano mai.
Anche se inciampano nei loro errori, si rialzano e proseguono.

Continua a leggere la parte 2.