16 chiavi per farsi rispettare dai colleghi più giovani

farsi rispettare dai colleghi più giovani

Foto di Keith Johnston da Pixabay

“Rispetta i più anziani.”

È una frase che ci sentiamo ripetere fin da piccoli.

Il rispetto, però,
quello vero,
non arriva per diritto anagrafico.

Il rispetto va costruito

Farsi rispettare dai colleghi più giovani
non è molto diverso dal guadagnare il rispetto di un adulto.

Se senti che la tua leadership sta perdendo impatto,
puoi intervenire subito
con un lavoro di coaching mirato e concreto.

I giovani di oggi non danno rispetto solo per l’età

Sono poco inclini a mostrare stima
se non si sentono ricambiati.

Se viene detto loro cosa fare
senza spiegare perché.

Se non vengono inclusi nelle conversazioni che contano.
Quando percepiscono distanza,
superiorità,
chiusura.

Spesso i giovani rispecchiano il nostro comportamento.

Se qualcuno non ti rispetta,
prima di giudicare,
osserva anche il tuo atteggiamento.

Ecco alcune chiavi per farsi rispettare dai colleghi più giovani:


Il rispetto dei più giovani non si pretende solo per l’anagrafe e capelli sale-e-pepe.
Va guadagnato!

Dare rispetto è uno dei segreti per guadagnare il rispetto dei più giovani.

Ascolta più di quanto parli.
I giovani hanno idee ed esperienze che desiderano condividere.

Non lasciare che la differenza di età diventi un ostacolo.
Trattali come colleghi, ascolta dicono, dai feedback costruttivi.

Non essere sprezzante o intollerante solo perché sono “diversi” dal tuo stile.

Poni domande.
Fare domande mostra il tuo interesse per ciò che il giovane pensa-e-crede.

Non essere prepotente.
Chiedi, piuttosto che sentenziare o esigere.



Accetta e riconosci le differenze di opinione.
Non negare l’opinione di un giovane pensando che è ingenuo e tra 20 anni la penserà diversamente.

Evita frasi tipo “Io avrei fatto …”, “Io avrei detto…”, “Quando ero giovane io…”.

Evita le prediche, oltre a colpevolizzare la persona sono perfettamente inutili.

Non fare il finto-giovane tipo “Bella zio”.
Non sei divertente. Facile diventare patetico.

Vai aldilà delle loro felpe e tatuaggi, scava più in profondità.
Cerca il valore aggiunto che i collaboratori più giovani possono dare.


La comunicazione è il cuore dell’autorevolezza:

con la nuova edizione aggiornata 2025 del mio libro “Autorevolezza”
e il volume complementare “Prima volta Leader” hai due strumenti pratici per migliorare il tuo impatto, carisma e leadership.

Non agire come se fossero bambini e tu l’adulto che dice cosa-fare.
Li farà risentire e.. avranno ragione!

Sii aperto con consigli, guidando i tuoi colleghi più giovani.
Dai suggerimenti e offri feedback.
Fagli sapere che puoi offrire il tuo aiuto se necessario.

Accetta i loro consigli e pareri.
Anche se hai esperienza, non significa che hai tutte le risposte.

Non giudicare.
Non confrontare i giovani di oggi a quando avevi tu 20 anni.


Il rispetto reciproco è alla base di ogni relazione professionale

Le persone tendono a rispettare
chi riconosce il loro valore
e comunica con chiarezza, non con arroganza.

Ecco perché, nel lavoro con leader e manager,
emerge spesso una sorpresa:

  • anche il collega più giovane
    vive la differenza d’età come un problema.

Si sente in difetto.
O sotto esame.
Non visto.

Quando questo viene portato alla luce,
la relazione può cambiare — in meglio — per entrambi.

In finale

Comprendere non significa giustificare tutto.
E ascoltare non vuol dire subire.

Puoi essere aperto, curioso, rispettoso…
senza tollerare atteggiamenti spocchiosi o irriverenti.

La vera leadership sta qui:
nel tenere insieme empatia e confini,
dialogo e assertività.

Perché il rispetto si costruisce insieme,
ma va anche fatto valere.

I miei servizi

Percorsi di coaching mirati, brevi e concreti su un tema specifico: autorevolezza, team leadership, carriera.

Un esempio:
Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive”.

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I miei libri

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“Prima volta Leader” è il libro pratico perfetto se muovi i primi passi nella gestione di un team.

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10 riflessioni per gestire l’ansia il tuo primo giorno di lavoro

ansia primo giorno di lavoro

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

Ansia primo giorno di lavoro? Come il primo giorno di scuola.

Cominciare un nuovo lavoro è come il primo giorno di scuola.

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Di tempo ne è passato ma, anche se ora sei adulto e le apprensioni sembrano diverse,
se ci pensi bene … in fondo in fondo le domande che ti poni sono le stesse.

“Piacerò?”
“I miei colleghi saranno disponibili o arroganti?”
“Mi accetteranno o mangerò da solo come un reietto?”
“Mi troverò bene?”
“Sarò capace? Competente?”
“E se non riesco?”

La notte riaffiorano timori e preoccupazioni di qualcosa d’indefinito e pauroso …
in particolare quando ci sentiamo inadeguati, bloccati dalla paura di non essere all’altezza.
La preoccupazione di essere accettati dai nuovi colleghi di lavoro.

Ecco 10 consapevolezze per calmare l’ansia primo giorno di lavoro:

 

1.

Il nuovo può spaventare. Il problema è pensare che la paura e l’ansia siano il problema. Non lo sono.
È perfettamente normale!

2.

Non evitare, rifiutare o soffocare l’ansia. Usala per aiutarti a vincere. Usa le emozioni.
Non lasciare che ti usino.

3.

La fiducia non è assenza di ansia. La fiducia è la capacità di “entrare” nell’ansia e farsela “amica”.

 


 

4.

Chiediti cosa ti aspetti da questa nuova esperienza.
Darti una risposta e avere un obiettivo ti darà motivazione e grinta.

5.

Se senti ansia per le tue capacità, ricorda che i datori di lavoro non “fanno regali”.
Non ti hanno assunto per filantropia.

6.

La domanda “Merito davvero questo lavoro?” può monopolizzare tutti i tuoi pensieri.
Ti hanno “passato ai raggi X”. Ti hanno assunto. Credono in te. Non farli cambiare opinione!

 


 

7.

Non sai mai cosa aspettarti il primo giorno di un nuovo lavoro.
Quello che sai è che devi creare un’ottima prima impressione. Subito!

8.

Parte della paura di un nuovo lavoro è confrontarsi con gli altri.
Se pensi che tutti intorno a te siano in qualche modo migliori.
Hai ragione. In effetti qualcuno lo sarà!

9.

Il successo richiede audacia. L’ansia aumenta la tua energia. Dà maggiore coraggio.
Piccole dosi di paura ti fanno fare cose che altrimenti non faresti.

10.

La senti la vocina della paura? Ti dice che non conosci nessuno, non sai come andranno le cose, non sai chi sarà amichevole oppure ostile. Non sai nemmeno dove è la toilette!

 
Tutti provano insicurezza all’inizio, ma la vera differenza sta in come la gestisci. Vuoi partire con il piede giusto? Parliamone: scrivimi e scopri come posso aiutarti.

Il tuo capo diretto ha dato le dimissioni. Preoccupazione o opportunità?

capo ha dato le dimissioni

Foto di 李磊瑜伽 da Pixabay

“Il mio capo ha dato le dimissioni. Un preavviso di 1 mese, parte per una posizione che -dice- lo aiuterà a crescere professionalmente.

Così all’improvviso… senza dirmi niente! Non me lo aspettavo…
Abbiamo lavorato così bene insieme.

E adesso?
Chi arriverà?
Sarà trasparente e flessibile con me?

Interessato anche lui al mio sviluppo professionale?
Cosa farò se non lavoriamo insieme bene?

Sembrava che tutto andasse liscio… adesso mi sento spiazzato… tradito … avevo dei progetti con lui… mi ero proposto come coordinatore del mio department…

sto ricominciando anche a dormire male la notte!

Marco P. – Finance Manager – Lugano

Mi spiace Marco,
il Mondo dal lavoro oggi è complesso e imprevedibile.

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Da qui la necessità di essere sempre molto flessibile e adattabile.
Resiliente ai cambiamenti.

Flessibilità – che come già discusso altre volte- devi sviluppare.
Allenare.

La qualità di un lavoro dipende molto dalla qualità del manager.

Un buon capo può trasformare un lavoro noioso in uno progetto entusiasmante.

Ti senti apprezzato. Sei stimolato per la tua crescita professionale.

Un cattivo capo può trasformare un lavoro affascinante in ore di fatica e alienazione mentale,
bruciore di stomaco.

La prima cosa da fare è …

Il capo ha dato le dimissioni? Non farti prendere dal panico

Quando il tuo capo annuncia le dimissioni e l’immanente partenza, affiorano paure e preoccupazioni.
Cominci a pensare che qualcosa non va in azienda.

È solo l’inizio di altri problemi?
Il lavoro è a rischio? I benefici saranno tagliati?

Il nuovo capo sarà trasparente e flessibile?
La reputazione dell’azienda sta peggiorando?



Anche se tali pensieri sono naturali,
non lasciare che l’ansia e l’affanno prendano il sopravvento su di te.

Il timore per ciò che non sai o non puoi controllare, non ti aiuterà a gestire al meglio la situazione.

È fondamentale -in questa fase- mantenere morale e concentrazione.

Non è detto.
I cambiamenti possono essere anche positivi.

Non prenderla sul personale per le dimissioni del tuo capo

Nel corso degli anni potresti aver costruito con il tuo capo/a un ottimo rapporto di lavoro.

Adesso ti senti -comprensibilmente- deluso e amareggiato dalla sua partenza.

È del tutto normale.
Non prenderla come uno sgarbo personale o un tradimento.

Ricorda che …
ogni decisione di cambiare un lavoro è complicata. Raramente è presa alla leggera.

Il tuo oramai ex capo ha fatto ciò che era meglio.
Ha colto l’opportunità per perseguire la sua carriera.
lagnoso.



Condividi il tuo supporto con lui/lei. Suggerisci di tenerti in contatto.
Mantieni un’ultima impressione positiva.

Mostra il tuo apprezzamento per la sua leadership . Metti le basi per una relazione continua lungo la strada, ovunque entrambi andiate.

Indaga ma con discrezione

La tua posizione potrebbe essere influenzata in modo positivo o negativo dopo le dimissioni del tuo capo.

Prima di aggiornare il tuo CV, iniziare la ricerca di lavoro, riempire lo scatolone (tipo dipendenti di Lehman Brothers) devi cercare di sapere cosa succederà.

Quando possibile,
vai direttamente alla fonte per informazioni. Se non lo fosse, dovrai fare un po’ di indagine.

Chiedi in ufficio.
Cerca però di limitare le tue domande a persone fidate.
Fallo con discrezione.

Anche se non c’è garanzia da queste informazioni di seconda mano,
la versione dei tuoi colleghi potrebbe darti uno spunto o un suggerimento su possibili problemi e possibilità.


Hai un rapporto complesso con il tuo capo e non sai più come muoverti?

Scopri il mio breve percorso di coaching mirato “Gestire il rapporto difficile con il tuo capo” e ritrova equilibrio, lucidità e strategie concrete per affrontare la situazione

Fai un passo avanti

Anche se perdere un capo può essere una sfida, professionale ed emotiva,
è anche un’opportunità per la tua crescita professionale.

Puoi sfruttare questa opportunità per mostrare ai vertici quanto ti piacerebbe metterti in gioco in un posto di responsabilità.

Non aver paura di condividere le tue idee.
Offrire suggerimenti su come vorresti contribuire all’azienda in futuro.

Anche il tuo capo potrebbe trasferire alcune delle sue responsabilità su di te.
Suggerire la tua candidatura.

Proporti come suo sostituto.

Il capo si è dimesso? Resta professionale e flessibili durante il periodo di transizione

Appena annunciate le dimissioni del tuo attuale capo,
pettegolezzi e voci potrebbero diffondersi in ufficio.

Resta professionale.
Se non vedevi l’ora della sua partenza … tienilo per te!

Stai lontano dal gossip.
Concentrati sul lavoro. Non lasciare che questa partenza influisca sulle tue prestazioni.

Durante questo periodo di transizione,
aspettati che ti potrebbero assegnare alcune delle attività del tuo capo. Le pianificazioni cambiare e accumulare ore extra.

Fatti trovare pronto!


Quando il tuo capo lascia, la tua leadership può emergere.

Trovi spunti interessanti nei miei libri:

“Autorevolezza” , ora nella NUOVA edizione aggiornata2025, è perfetto se vuoi rafforzare la tua presenza autorevole.

“Prima volta Leader” è pensato se hai assunto da poco un ruolo di leader.

Incontra il tuo nuovo capo e dimostra la tua abilità

Dopo che il tuo capo ha lasciato,
la società potrebbe già avere un sostituto o promuovere qualcuno che gestisca la posizione durante questo periodo intermedio.

Evita i confronti e concentrati per costruire una relazione più forte con il tuo nuovo capo.

Assicurati di fargli conoscere le tue responsabilità. I progetti su cui stai lavorando e cosa puoi offrire.

Il nuovo manager vorrà conoscere il valore che porti nel team.

Scopri e comprendi le sue aspettative su di te.

Ti invito a prendere questi suggerimenti per gestire la dimissione del tuo capo non come una guida da seguire alla lettera ma solo come spunti di riflessione e di valutazione.

I rapporti professionali (come quelli personali) sono troppo complessi perché sottostiano a regole e procedure standard.

Vanno contestualizzati e personalizzati all’azienda, alla situazione, alla tua personalità di capo/leader/responsabile e a quella del tuo collaboratore o dipendente.

Mancanza di rispetto al lavoro? Cosa è reale e cosa è solo una tua paranoia

mancanza di rispetto al lavoro

Foto di Quim Muns da Pixabay

Poca attenzione.
Risposte di circostanza.
Risatine.
Occhi al cielo (traduzione: “che palle”).

Segnali tutt’altro che positivi.

Non sono poche le persone che avvertono mancanza di rispetto sul luogo di lavoro.

Se qualcuno ti mette a disagio,
il primo passo è:
non interiorizzare gli sgarbi ricevuti.

Se i colleghi ti mancano di rispetto, devi prima riconoscerlo come vero. Reale.

Poi distinguere ciò che è oggettivo da ciò che è il prodotto di una mente tesa e intimorita.

“Tutti parlano alle mie spalle” – Paranoia

Il pettegolezzo esiste in quasi ogni luogo di lavoro.

Prima o poi, tutti finiscono sotto i riflettori della pausa-caffè.

Se pensi di essere costantemente sulla bocca di tutti (tutti-tutti?)
probabilmente stai esagerando.

Se invece fosse vero, fermati un attimo:
forse hai fatto — o stai facendo — qualcosa (al lavoro o nella vita privata)
che ha acceso il treno infinito dei gossip.

“Nessuno mi considera” – Paranoia

Ti senti invisibile?
Nessuno ascolta le tue proposte?
Le tue e-mail restano senza risposta?
Avverti mancanza di rispetto al lavoro?

Chiediti onestamente:

  • aggiungi valore alle conversazioni?
  • sei chiaro o rendi tutto imbarazzante e pesante?

Le generalizzazioni non funzionano:
TUTTI – NESSUNO – MAI.

Davvero nessuno ti considera?
O il tuo approccio è chiuso, schivo, sdegnoso?

Qui sento odore di paranoia.

“I colleghi mi criticano di continuo” – Reale. Fai attenzione

Se commetti un errore, è giusto ricevere un feedback dal capo.
Ma critiche continue da colleghi o pari grado sono un’altra cosa.

Minano la tua credibilità.
Intaccano la sicurezza.
Mettono in discussione la tua autorità.

Se succede, non ignorarlo.
Chiedi un incontro privato.
Quel comportamento è sminuente e non va accettato.


Ti senti in difficoltà nel farti ascoltare o guidare il team?

Scopri il percorso di coaching mirato
Problemi di leadership? Ritrova autorevolezza nel tuo ruolo”.

“Non sono incluso in conversazioni, meeting, aperitivi”

Paranoia… ma potrebbe essere reale

Una e-mail mancata può essere una svista.
Capita.

Ma se l’esclusione è costante e riguarda decisioni importanti,
allora sì: è un problema.

“Mi rubano sempre le idee” – Reale. Fai attenzione

Succede.
In ambienti frenetici può capitare.

Ma se diventa uno schema ripetitivo,
è una chiara mancanza di rispetto.

Qui devi difenderti.
Non farlo significa legittimare il comportamento.



“Faccio il lavoro di tutti” – Reale

Hai difficoltà a dire NO?
Cerchi sempre di essere gentile?

I colleghi se ne approfittano perché hanno capito come prenderti?

NO è una parola potente.
Dire sempre sì ti logora nel lungo periodo.

Impara a dire NO.

No perché sei già carico.
No perché non vuoi lavorare fino a sera.
Perché non ti interessa.
Semplicemente.

“Mi guardano tutti strano” – Paranoia

Una mente sospettosa cerca significati nascosti ovunque.

Così sprechi energie mentali
e diventi guardingo, nervoso, talvolta ostile.

E questo, paradossalmente, allontana gli altri.


Trovi spunti sul tema rispetto e autorevolezza nei miei libri:

Autorevolezza” (NUOVA edizione aggiornata 2025)

Prima volta Leader

Due strumenti complementari per sviluppare assertività, leadership
e relazioni efficaci sul lavoro.

“Mi hanno assunto per fare X ma faccio Y” – Reale

È il momento delle domande scomode:

  • Stai esagerando?
  • È solo un problema di comunicazione?
  • Hai sottovalutato il ruolo?
  • Era tutto un fake ben confezionato?

Se il lavoro non è quello promesso,
ora la domanda è una sola:

Lasciare o resistere?

Mollare con il rischio di non trovare nulla?
Restare con l’ulcera in agguato?

Leggi il post dedicato per approfondire.

“Tutti trovano sempre il modo di evitarmi” – Paranoia

Immaginare che tutti facciano lo slalom per evitarti
è poco realistico.

Attenzione a non creare legami attraverso il gossip:
ti danneggerà, sempre.

“Non sono mai ascoltato” – Reale. Fai attenzione

Le persone ti valutano su ciò che dici.

Forse parli troppo.
Sei dispersivo.
Non arrivi mai al punto.

Più prolunghi, più perdi attenzione.
Taglia. Sintetizza.
Arriva al nocciolo.


Gestire una conversazione difficile richiede lucidità, empatia e metodo.

Con il percorso di coaching mirato “Dare feedback costruttivi in situazioni critiche” impari una strategia replicabile per comunicare con chiarezza e rispetto, anche sotto pressione.

“Non rispettano il mio tempo” – Reale

Chi ti rispetta, rispetta il tuo tempo.

Chi interrompe continuamente
o tenta di scaricarti il suo lavoro “per pochi secondi”
è semplicemente irrispettoso.

In conclusione

Se senti mancanza di rispetto sul lavoro, non minimizzare.

Ma nemmeno reagire d’istinto.

Valuta con lucidità:

  • stai esagerando?
  • è un episodio isolato?
  • il tuo approccio contribuisce al problema?

Il rispetto non si pretende.

Si costruisce, si protegge,
e quando serve…
si difende
.

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Un esempio:
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Un percorso di coaching individuale: 8 motivi perché ancora non ti decidi – 2

un percorso di coaching individuale

Leggi anche la parte 1.

5. “Coaching? Ci sto pensando ..” (in pratica hai paura di sentirti rispondere “Costo? Durata? Mah! Boh! Dipende!”)

Molte persone sono spaventate da alcune strategie di marketing che ruotano intorno al mondo del coaching.

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Hanno (giustamente) timore di iniziare un percorso di coaching … interminabile …
Trovandosi impegolate per mesi con una persona che si attacca peggio di una zecca.
Con il costo che lieviterà (verso l’alto ovviamente) sessione dopo sessione.

È nell’interesse del buon coach concordare un piano d’azione insieme al cliente.

Per quel che mi riguarda, sul tema costi e durata sono molto trasparente (li trovi sul mio sito). Non avvio un percorso di coaching individuale senza aver delineato (con il mio cliente) i tempi, i costi, le attività e l’impegno che sarà necessario per ottenere risultati in un tempo ben preciso.

6. “Coaching? Naaaaa, grazie …Tutta colpa del capo, collega, team, sfortuna, ecc. … “

Alcune persone sentono che la loro carriera non è mai decollata.
Si guardano indietro e vedono fallimenti causati da circostanze al di fuori del loro controllo.

Lamentano di non essere mai stati apprezzati.
Sono vittime delle circostanze.
Ritengono che manager e azienda abbiano approfittato di loro.
Della loro sensibilità e disponibilità.

La colpa è all’esterno (il capo menefreghista, il collega falso, l’azienda traditrice, la sfiga, il Mercato fluttuante, ecc.). Nessuna assunzione di responsabilità delle proprie azioni.
 


 

A questo punto del loro percorso professionale,
il coaching è visto come inutile. Superfluo o tardivo.
Non serve a “riparare il torto”.
Non riesce ad “assolvere” il fallimento.

Tuttavia,
solo chi sa imparare da quelle esperienze, le sa gestire e “ricostruire”.
È in grado di andare avanti e superare questo stallo.

7. “Un percorso di coaching individuale? Mhhh …” (in verità hai poca fiducia nel coaching)

Quando si cerca un coach, ti ritrovi spesso in un vero e proprio “Selvaggio West” del coaching.

Mental coaching, coaching motivazionale, coaching per la performance, coaching per lo sport,
coaching per business, coaching per tutto e per tutti … e chiunque fa coaching!
Evviva il coaching!

Questo perché non esiste una vera e propria normativa che disciplina questa professione.

Intorno a questa fumosa situazione non ti stupire se operano, a fianco di professionisti seri e competenti, sedicenti coach e scuole di coaching “fake”.
Rilasciano attestati con nessun valore a seguito di corsi della durata di alcune giornate.

Se queste sono le tue preoccupazioni,
prendi contatto con me ed esponimi i tuoi dubbi e perplessità.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Sono a disposizione per un incontro informativo via Skype o cellulare (breve, gratuito e non vincolante).
Puoi chiedermi liberamente di illustrare le mie esperienze, le mie competenze.
Da quando tempo lavoro come coach e presso quale aziende/istituzioni.

Le mie effettive conoscenze su di un certo argomento.
Domande sul mio approccio e il mio modo di intendere il coaching.

Non aver paura di fare “domande scomode”.

8. “E il costo?” (inteso come resistenza)

Nella mia esperienza (almeno prima del Coronavirus), il costo non rientra nelle “resistenze”,
Le persone lo vedono come un investimento per la loro professionalità.

Generalmente, chi è determinato, chi desidera dare una svolta, chi è stufo dei soliti risultati,
chi vuole lavorare su sé stesso non ha bisogno di “spinte” all’acquisto.

Infatti, se c’è una cosa che non faccio mai con un potenziale cliente che desidera iniziare un percorso di coaching individuale è … vendere, trattare, promuovere, scontare.

Se “funziona” … le persone sono ben contente di acquistare.
Inoltre è a disposizione pagamento dilazionato e una garanzia di rimborso in caso di insoddisfazione. In pratica: se dopo la 1a sessione di coaching (in pratica è la seconda perchè la prima è di pre-coaching) il cliente ha la possibilità di interrompere il percorso ottenendo il pieno rimborso.

Come superare queste resistenze per un percorso di coaching individuale?

Il primo passo è riconoscere il coaching per quello che è:
una fantastica opportunità per la crescita, lo sviluppo, l’auto-comprensione e l’avanzamento di carriera.

Grazie al coaching,
potresti sviluppare il tuo potenziale ancora inespresso.

Potresti colmare una particolare lacuna nel tuo approccio.
Risolvere problemi di prestazioni.
In tutti questi casi un percorso di coaching individuale è un investimento.

Allora … sei pronto per il coaching?
La verità è che non sarai mai pronto.
Muoviti ora! Potresti non partire mai…

Un percorso di coaching individuale: 8 motivi perché ancora non ti decidi – 1

I grandi manager, politici e atleti hanno un allenatore.
Tutti abbiamo bisogno di un coach.

Il professionista di fiducia che ti “allena”.
Ti prepara mentalmente ad affrontare con più fiducia e determinazione i cambiamenti improvvisi e i problemi quotidiani. La competitività sempre più aggressiva.

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Ho notato diversi motivi ricorrenti per cui alcune persone (pur essendo molto interessate alla loro crescita professionale e affascinate dal coaching) esitano e “resistono” a intraprendere un percorso di coaching.

Ecco 8 motivi che causano “resistenza” nell’approcciare il coaching:

1. “Mi piacerebbe tantissimo … ma non ho tempo”

Preso da un turbinio di azioni.
Sempre di corsa.
Indaffarato.

Veramente non hai tempo?
Perché le nostre giornate sembrano più corte rispetto a quelle di altre persone?
Spesso il non-avere-tempo diventa una scusa per riempire la tua giornata.

Spesso il non avere tempo è solo una scusa per non agire (e non iniziare coaching).
Quante ore passi su cose poco importanti?
Quanto tempo dedichi al tuo miglioramento e al tuo progresso?

Forse hai paura di affrontare una certa situazione.
Timore di lanciarti e metterti in gioco.

Se dai priorità alle cose veramente importanti,
scopri di avere tantissimo tempo (anche perché le cose realmente importanti sono poche!).
 


 

2. “Coaching? Figo! Sì … un giorno lo farò”

“In questo periodo sono stressato”.
“Quando sarà passato questo periodo, lo faccio”
“Non sono ancora pronto”
“Non è il momento giusto.”
“E’ un periodo pesante.”
“Dal 1° gennaio comincio.”
“Dopo le vacanze comincio.”

Non lasciarti immobilizzare dalla sindrome di “domani”.
Il tempo giusto per l’azione è “oggi”.
Iniziare “da domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo”, ecc. … non ti farà cominciare mai.

Devi fare il primo passo adesso.
Non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.

È più rassicurante fare corsi, frequentare workshop, comprare libri, video tutorial …
parlare, teorizzare, disquisire, dissertare …
che passare all’azione.

Conosci tutta la teoria,
ma non “scendi” nella pratica restando sempre al punto di partenza.

Puoi leggere e informarti per giorni o per anni, ma non saprai mai tutto quello che c’è da sapere.

Tieni presente che …
se fai quello che hai sempre fatto, otterrai sempre gli stessi risultati.

Se non usci allo scoperto, non succederà mai niente di stimolante,
di vitale o di esaltante.

3. “Coaching? A me? Ma io non ne ho bisogno ..”

Non sono pochi quelli che vedono nel coaching … una “bocciatura” delle proprie competenze.

Coaching non è un atto d’accusa verso la tua competenza.
L’indicazione della tua non-capacità di raggiungere gli obiettivi.

Iniziare un percorso di coaching non vuol dire essere impreparati.
Incompetenti
Incapaci.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

Significa semplicemente che grazie al supporto di un coach professionista puoi potenziare la performance e raggiungere gli obiettivi.
In meno tempo e meno dispendio di energie.

“Ammettere” di aver bisogno di un coach è accettare di non essere perfetti.
È il primo passo verso il tuo successo.

Nessuna azienda (ma neanche Usain Bolt, Leo Messi, Roger Federer, Federica Pellegrini, ecc.) investirebbe in un percorso di coaching se credesse che i propri collaboratori non siano in grado di migliorare le loro prestazioni.

4. “Coaching? Ci sto pensando ..” (in pratica hai paura di non riuscire)

Se desideri migliorare devi prendere qualche rischio.
Accettare che non ci riusciremo ogni volta che ci provi.

Per vincere, devi imparare a perdere.
Se non stai facendo errori, allora vuol dire che non stai facendo nulla.
Sei ai blocchi di partenza!

Per proteggere la tua autostima, sviluppi meccanismi (soprattutto inconsci) di auto-protezione e di evitamento che “stroncano” sul nascere ogni tua velleità di carriera.
“Tanto non riesco”.
Non pensi di meritare la possibilità di avere un’altra chance?
Lo sai anche tu che …
le persone che raggiungono più successo nella vita sono quelle che non mollano mai.
Anche se inciampano nei loro errori, si rialzano e proseguono.

Continua a leggere la parte 2.