16 chiavi per farsi rispettare dai colleghi più giovani

farsi rispettare dai colleghi più giovani

Foto di Keith Johnston da Pixabay

“Rispetta i più anziani” è una frase che ci sentiamo ripetere sin da piccoli.

Il vero rispetto -però- deve essere guadagnato.
Farsi rispettare dai colleghi più giovani non è molto diverso dal guadagnare il rispetto di un adulto.

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I giovani di oggi non vogliono rispettare solo per questione di anagrafe. Sono riluttanti a mostrare stima se non vengono ricambiati.
Se viene detto loro cosa fare, senza spiegazioni. Se non sono inclusi in conversazioni importanti.

I giovani spesso rispecchiano il nostro comportamento.
Se qualcuno non ti rispetta, guarda anche il tuo atteggiamento.
Ricordiamoci che il rispetto reciproco è un elemento fondamentale per qualsiasi rapporto.
Le persone tendono a rispettare chi riconosce il loro valore.

Ecco alcuni suggerimenti per farsi rispettare dai colleghi più giovani:

1. Il rispetto dei più giovani non si pretende solo per l’anagrafe e i capelli sale-e-pepe. Va guadagnato.

2. Dare rispetto è uno dei segreti per guadagnare il rispetto dei più giovani.

3. Ascolta più di quanto parli. I giovani hanno idee ed esperienze che desiderano condividere.

4. Non lasciare che la differenza di età diventi un ostacolo. Trattali come colleghi, ascolta cosa hanno da dire, dai feedback in modo utile e costruttivo.

5. Non essere sprezzante o intollerante solo perché sono “diversi” dal tuo stile.

6. Poni domande. Fare domande mostra il tuo interesse per ciò che il giovane pensa e crede.

7. Non essere prepotente. Chiedi, piuttosto che sentenziare o esigere.

8. Accetta e riconosci le differenze di opinione. Non negare l’opinione di un giovane pensando che è ingenuo e tra 20 anni la penserà diversamente.

9. Evita frasi tipo “Io avrei fatto …”, “Io avrei detto…”, “Quando ero giovane io…

10. Evita le prediche, oltre a colpevolizzare la persona sono perfettamente inutili.

11. Non fare il finto-giovane tipo “Bella zio”. Non sei divertente. Diventi patetico.

12. Vai aldilà delle loro felpe e tatuaggi, scava più in profondità e cerca il valore aggiunto che i collaboratori più giovani possono dare.

13. Non agire come se fossero bambini e tu l’adulto che dice cosa-fare. Li farà risentire e.. avranno ragione!

14. Sii aperto con consigli, guidando i tuoi colleghi più giovani. Dai suggerimenti e offri feedback. Fai  sapere loro che puoi offrire il tuo aiuto se necessario.

15. Accetta i loro consigli e pareri. Anche se hai esperienza non significa che hai tutte le risposte.

16. Non giudicare. Non confrontare i giovani di oggi a quando avevi tu 20 anni.

Se avverti un fastidio nel rapporto con un/una collega di differente età, chiedi un incontro privato, parlane con tatto e con rispetto.

Potresti essere sorpreso nello scoprire che anche lui/lei ha gli stessi problemi riguardo la differenza d’età.
La questione si risolverà in maniera soddisfacente per entrambi.

10 riflessioni per gestire l’ansia il tuo primo giorno di lavoro

ansia primo giorno di lavoro

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

Ansia primo giorno di lavoro? Come il primo giorno di scuola.

Cominciare un nuovo lavoro è come il primo giorno di scuola.

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Di tempo ne è passato ma, anche se ora sei adulto e le apprensioni sembrano diverse,
se ci pensi bene … in fondo in fondo le domande che ti poni sono le stesse.

“Piacerò?”
“I miei colleghi saranno disponibili o arroganti?”
“Mi accetteranno o mangerò da solo come un reietto?”
“Mi troverò bene?”
“Sarò capace? Competente?”
“E se non riesco?”

La notte riaffiorano timori e preoccupazioni di qualcosa d’indefinito e pauroso …
in particolare quando ci sentiamo inadeguati, bloccati dalla paura di non essere all’altezza.
La preoccupazione di essere accettati dai nuovi colleghi di lavoro.

Ecco 10 consapevolezze per calmare l’ansia primo giorno di lavoro:

1. Il nuovo può spaventare. Il problema è pensare che la paura e l’ansia siano il problema. Non lo sono. È perfettamente normale!

2. Non evitare, rifiutare o soffocare l’ansia. Usala per aiutarti a vincere. Usa le emozioni. Non lasciare che ti usino.

3. La fiducia non è assenza di ansia. La fiducia è la capacità di “entrare” nell’ansia e farsela “amica”.

4. Chiediti cosa ti aspetti da questa nuova esperienza. Darti una risposta e avere un obiettivo ti darà motivazione e grinta.

 


 

5. Se senti ansia per le tue capacità, ricorda che … i datori di lavoro non “fanno regali”. Non ti hanno assunto per filantropia.

6. La domanda “Merito davvero questo lavoro?” può monopolizzare tutti i tuoi pensieri. Ti hanno “passato ai raggi X”. Ti hanno assunto. Credono in te.
Non farli cambiare opinione!

7. Non sai mai cosa aspettarti il primo giorno di un nuovo lavoro. Quello che sai è che devi creare un’ottima prima impressione. Subito!

8. Parte della paura di un nuovo lavoro è confrontarsi con gli altri. Se pensi che tutti intorno a te siano in qualche modo migliori. Hai ragione. In effetti qualcuno lo sarà..

9. Il successo richiede audacia. L’ansia aumenta la tua energia. Dà maggiore coraggio. Piccole dosi di paura ti fanno fare cose che altrimenti non faresti.

10. La senti la vocina della paura? Ti dice che non conosci nessuno, non sai come andranno le cose, non sai chi sarà amichevole oppure ostile.
Non sai nemmeno dove è la toilette …

Il tuo capo diretto ha dato le dimissioni. Preoccupazione o opportunità?

capo ha dato le dimissioni

Foto di 李磊瑜伽 da Pixabay

“Il mio capo ha dato le dimissioni. Un preavviso di 1 mese, parte per una posizione che -dice- lo aiuterà a crescere professionalmente.

Così all’improvviso… senza dirmi niente! Non me lo aspettavo…
Abbiamo lavorato così bene insieme.

E adesso?
Chi arriverà?
Sarà trasparente e flessibile con me?
Interessato anche lui al mio sviluppo professionale?
Cosa farò se non lavoriamo insieme bene?

Sembrava che tutto andasse liscio… adesso mi sento spiazzato… tradito … avevo dei progetti con lui… mi ero proposto come coordinatore del mio department…
sto ricominciando anche a dormire male la notte!

Marco P. – Finance Manager – Lugano

Mi spiace Marco,
il Mondo dal lavoro oggi è complesso e imprevedibile.

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Da qui la necessità di essere sempre molto flessibile e adattabile.
Resiliente ai cambiamenti.
Flessibilità – che come già discusso altre volte- devi sviluppare.
Allenare.

La qualità di un lavoro dipende molto dalla qualità del manager.

Un buon capo può trasformare un lavoro noioso in uno progetto entusiasmante. Ti senti apprezzato. Sei stimolato per la tua crescita professionale.

Un cattivo capo può trasformare un lavoro affascinante in ore di fatica e alienazione mentale,
bruciore di stomaco.

La prima cosa da fare è …

Il capo ha dato le dimissioni? Non farti prendere dal panico

Quando il tuo capo annuncia le dimissioni e l’immanente partenza, affiorano paure e preoccupazioni.
Cominci a pensare che qualcosa non va in azienda.

È solo l’inizio di altri problemi?
Il lavoro è a rischio? I benefici saranno tagliati?
Il nuovo capo sarà trasparente e flessibile?
La reputazione dell’azienda sta peggiorando?

 

 

Anche se tali pensieri sono naturali,
non lasciare che l’ansia e l’affanno prendano il sopravvento su di te.

Il timore per ciò che non sai o non puoi controllare, non ti aiuterà a gestire al meglio la situazione.
È fondamentale -in questa fase- mantenere morale e concentrazione.

Non è detto.
I cambiamenti possono essere anche positivi.

Non prenderla sul personale per le dimissioni del tuo capo

Nel corso degli anni potresti aver costruito con il tuo capo/a un ottimo rapporto di lavoro.
Adesso ti senti -comprensibilmente- deluso e amareggiato dalla sua partenza.

È del tutto normale.
Non prenderla come uno sgarbo personale o un tradimento.

Ricorda che …
ogni decisione di cambiare un lavoro è complicata. Raramente è presa alla leggera.
Il tuo oramai ex capo ha fatto ciò che era meglio.
Ha colto l’opportunità per perseguire la sua carriera.
lagnoso
 


 

Condividi il tuo supporto con lui/lei. Suggerisci di tenerti in contatto.
Mantieni un’ultima impressione positiva.
Mostra il tuo apprezzamento per la sua leadership . Metti le basi per una relazione continua lungo la strada, ovunque entrambi andiate.

Indaga ma con discrezione

La tua posizione potrebbe essere influenzata in modo positivo o negativo dopo le dimissioni del tuo capo.

Prima di aggiornare il tuo CV, iniziare la ricerca di lavoro, riempire lo scatolone (tipo dipendenti di Lehman Brothers) devi cercare di sapere cosa succederà.

Quando possibile,
vai direttamente alla fonte per informazioni. Se non lo fosse, dovrai fare un po’ di indagine.

Chiedi in ufficio.
Cerca però di limitare le tue domande a persone fidate.
Fallo con discrezione.

Anche se non c’è garanzia da queste informazioni di seconda mano,
la versione dei tuoi colleghi potrebbe darti uno spunto o un suggerimento su possibili problemi e possibilità.

Fai un passo avanti

Anche se perdere un capo può essere una sfida, professionale ed emotiva,
è anche un’opportunità per la tua crescita professionale.

Puoi sfruttare questa opportunità per mostrare ai vertici quanto ti piacerebbe metterti in gioco in un posto di responsabilità.

Non aver paura di condividere le tue idee. Offrire suggerimenti su come vorresti contribuire all’azienda in futuro.

Anche il tuo capo potrebbe trasferire alcune delle sue responsabilità su di te.
Suggerire la tua candidatura. Proporti come suo sostituto.

Il capo si è dimesso? Resta professionale e flessibili durante il periodo di transizione

Appena annunciate le dimissioni del tuo attuale capo,
pettegolezzi e voci potrebbero diffondersi in ufficio.

Resta professionale.
Se non vedevi l’ora della sua partenza … tienilo per te!
Stai lontano dal gossip.
Concentrati sul lavoro. Non lasciare che questa partenza influisca sulle tue prestazioni.

Durante questo periodo di transizione,
aspettati che ti potrebbero assegnare alcune delle attività del tuo capo. Le pianificazioni cambiare e accumulare ore extra.
Fatti trovare pronto!

Incontra il tuo nuovo capo e dimostra la tua abilità

Dopo che il tuo capo ha lasciato,
la società potrebbe già avere un sostituto o promuovere qualcuno che gestisca la posizione durante questo periodo intermedio.

Evita i confronti e concentrati per costruire una relazione più forte con il tuo nuovo capo.

Assicurati di fargli conoscere le tue responsabilità. I progetti su cui stai lavorando e cosa puoi offrire. Il nuovo manager vorrà conoscere il valore che porti nel team.

Scopri e comprendi le sue aspettative su di te.

Ti invito a prendere questi suggerimenti per gestire la dimissione del tuo capo non come una guida da seguire alla lettera ma solo come spunti di riflessione e di valutazione.

I rapporti professionali (come quelli personali) sono troppo complessi perché sottostiano a regole e procedure standard.Vanno contestualizzati e personalizzati all’azienda, alla situazione, alla tua personalità di capo/leader/responsabile e a quella del tuo collaboratore o dipendente.

Mancanza di rispetto sul lavoro? Cosa è reale e cosa è una tua paranoia -2

mancanza di rispetto al lavoro

Foto di Quim Muns da Pixabay

“Mi guardano tutti strano” – Paranoia

“Non so, certe volte mi pare di vivere in un mondo parallelo… è una cosa logica che certa gente ti fissa senza un motivo? Mi guardano tutti strano al lavoro!
Com’è possibile?”.

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Una mente sospettosa cerca continuamente significati nascosti.

Il tuo comportamento diffidente rischia di ingigantire cose di poca importanza.
La tua mente rischia di essere in uno stato di costante nervosismo.
Perdi energie mentali che potresti impiegare in maniere più produttive.

Senza contare che i tuoi colleghi possono trovare irritante avere a che fare con una persona sempre guardinga e sospettosa. A volte anche scorbutica e ostile.

“Mi hanno assunto per fare X ma faccio Y” – Reale.. fai attenzione!

È il momento di porti alcune domande che probabilmente non vorresti farti:
Stai esagerando?
Stai contribuendo anche tu, anche in parte, a questa situazione?
Hai peccato di superficialità?
È solo un errore di comunicazione che può essere sistemato?
Il nuovo lavoro ti ha talmente inebriato da non capire che era tutto un fake?

Se le cose non stanno andando affatto come avevi immaginato. Questo non è sicuramente il ruolo per cui hai superato (e vinto) le selezioni!
E adesso?
Il nuovo lavoro è un flop. Lasciare o resistere?
 


 
Che fare?
Mollare? E se poi non trovi niente-di-buono?
Restare? Con rischio di un’ulcera e una vita privata destabilizzata?

Leggi il post per approfondire.

“Tutti trovano sempre il modo di evitarmi” – Paranoia

Immaginare che tutti (ma proprio tutti?) i tuoi colleghi siano impegnati allo “slalom speciale” per sottrarsi alla tua presenza è … al quanto irrealistico.

Qualunque cosa succeda,
evita di lamentarti e di spettegolare con i tuoi nuovi colleghi per creare un legame.

È facile cadere nella trappola di gossippare per fare i simpaticoni o sembrare uno “della banda”,
ma alla fine danneggerai la tua reputazione.

“Non sono mai ascoltato” – Reale.. fai attenzione è mancanza di rispetto sul lavoro

Non sei mai ascoltato? Attento a cosa dici!
Le persone ti valutano sulla base di “quello che esce dalla tua bocca”.

Forse parli troppo e sei dispersivo.
Rimbalzi da un punto all’altro.
Non arrivi mai al punto.

Più ripeti, più diventi dispersivo e annoi chi ti ascolta.
Smettila con il tuo ronzio e taglia i discorsi prolissi.
 

 
Se porti chi-ti-ascolta fuori strada,
molto probabilmente resterà dove lo stai portando.
Fuori strada.

Se il tuo contributo è di poco di valore,
non otterrai (giustamente) il tempo e l’attenzione degli altri.

“Non rispettano il mio tempo” – Reale.. fai attenzione è mancanza di rispetto

Quando rispetti qualcuno, consideri il suo tempo prezioso.
Non fai domande a cui puoi rispondere.
Non pianifichi incontri di cui non hai bisogno.

Vale anche il contrario …
quando non rispetti qualcuno, non vedi il suo tempo prezioso.

Il collega che continua a interrompere il flusso del tuo lavoro,
e con la scusa di “rubarti qualche secondo” tenta di scaricarti il suo lavoro non solo è ottuso.
È irrispettoso di te. Del tuo tempo.

Se senti mancanza di rispetto sul lavoro, non limitarti.
Affronta la questione. Valuta onestamente …
Il tuo approccio fa danni?
Sei troppo sensibile?
Stai esagerando?
È sempre così? Oppure il tutto si riduce a singoli episodi?

Per approfondire scopri il coaching per autostima sul tuo luogo di lavoro.

Mancanza di rispetto al lavoro? Cosa è reale e cosa è solo una tua paranoia -1

mancanza di rispetto al lavoro

Foto di Quim Muns da Pixabay

Poca attenzione, risposte di circostanza, risatine o occhi al cielo (come dire “Che palle!”).
Segnali tutti piuttosto negativi.

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Non sono poche le persone che avvertono la mancanza di rispetto sul luogo di lavoro.

Se qualcuno al lavoro ti mette a disagio,
puoi comunque affrontarlo, minimizzando le possibilità di ritorsioni.

L’importante è non interiorizzare i maltrattamenti e gli sgarbi ricevuti.

Se i tuoi colleghi ti mancano di rispetto,
dovrai prima di tutto riconoscerlo … come vero. Reale.
Identificate anche cos’è il prodotto della tua mente (un po’ tesa e intimorita) che sta ingigantendo il tutto:

“Tutti mi parlano alle spalle” – Paranoia

Il pettegolezzo fa parte praticamente di ogni luogo di lavoro.

Di volta in volta, tutti vengono spettegolati.
Anche se capisco che vorresti evitare di essere l’argomento-pop di ogni pausa-caffè.

Se pensi di essere costantemente sulla “bocca di tutti” (ma proprio tutti-tutti?) presumibilmente stai esagerando la situazione.
Penso proprio di SI.

Se fosse vero che i tuoi colleghi sparlano spesso di te, dovresti stare più attento.
Probabilmente hai fatto/stai facendo qualcosa sul lavoro (o nella tua vita personale) che ha dato il via al treno infinito dei pettegolezzi.

“Nessuno mi considera” – Paranoia

Ti senti come se fossi invisibile?
Nessuno ascolta le tue proposte durante le riunioni?
Non ricevi risposte alle tue e-mail?

Prova a capire se è vero che … non “aggiungi mai valore” alla conversazione.
È possibile che rendi tutte le conversazioni imbarazzanti, scomode o deprimenti?
Non penso proprio.
Sento puzza-di-paranoia qui…
Le generalizzazioni non funzionano… TUTTI – NESSUNO – MAI.

Davvero nessuno ti considera?
Tutti ti evitano?
Qual è il tuo approccio?
Chiuso? Schivo? Sdegnoso?

“I colleghi mi criticano di continuo” – Reale ..fai attenzione è una mancanza di rispetto

Questo tipo di intrusione minerà la tua credibilità, diminuirà la tua sicurezza.

Se commetti un errore… è giusto che il tuo capo ti dia un feedback negativo.
Ma se ricevi continuamente critiche da parte di colleghi o pari-grado …
prendi atto che qualcuno non ti sta prendono sul serio.
Sei stato preso di mira.

Non lasciare che la tua autorità personale venga messa in discussione.

L’opzione migliore è quella di cercare un incontro privato con la persona in questione.
Non puoi accettare questo comportamento sminuente.

“Non sono incluso in conversazioni, aperitivi e meeting?” – Paranoia ma potrebbe essere reale – fai attenzione!

Se sei stato tagliato fuori da una o due e-mail, non farne una tragedia.
Capita.
Probabilmente è solo una svista.

Ma se ti accorgi di essere costantemente escluso da discussioni ed eventi importanti in seno all’azienda …
è un problema!
Probabilmente non apprezzano la tua partecipazione.
Azz..mica facile adesso!

“Mi rubano sempre le idee” – Reale – fai attenzione!

Non c’è niente di più frustrante di avere un collega che si prende il merito del tuo lavoro.
Ruba la tua grande idea.

A volte,
in un ambiente di lavoro frenetico, può accadere (anche se non dovrebbe) senza particolari motivi.
Tuttavia, se diventa un modello-ripetitivo è un segnale evidente di mancanza di rispetto.

Devi difendere te stesso.
Combattere questa mancanza di rispetto al lavoro.

“Faccio il lavoro di tutti” – Reale – fai attenzione è una mancanza di rispetto

Hai difficoltà a dire NO?
Cerchi sempre di essere gentile con gli altri, a scapito di te stesso?
I colleghi se ne approfittano?
L’hanno capito e sanno come prenderti?

“NO”, è una parola potente.

Spesso ci sentiamo in dovere di acconsentire a tutte le richieste, per paura di sembrare poco collaborativi.
SI a quel nuovo impegno, SI a quel progetto che ti farà tornare a casa alle nove di sera.

Imparare a rifiutare è utile nel lungo periodo.

Spesso, è necessario declinare l’invito e dire NO.
No, perché sei troppo occupato, NO perché non vuoi lavorare fino a tardi.
No perché (semplicemente) non ti interessa.

Un percorso di coaching individuale: 8 motivi perché ancora non ti decidi – 2

un percorso di coaching individuale

5. “Coaching? Ci sto pensando ..” (in pratica hai paura di sentirti rispondere “Costo? Durata? Mah! Boh! Dipende!”)

Molte persone sono spaventate da alcune strategie di marketing che ruotano intorno al mondo del coaching.

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Hanno (giustamente) timore di iniziare un percorso di coaching … interminabile …
Trovandosi impegolate per mesi con una persona che si attacca peggio di una zecca.
Con il costo che lieviterà (verso l’alto ovviamente) sessione dopo sessione.

È nell’interesse del buon coach concordare un piano d’azione insieme al cliente.

Per quel che mi riguarda, sul tema costi e durata sono molto trasparente (li trovi sul mio sito). Non avvio un percorso di coaching individuale senza aver delineato (con il mio cliente) i tempi, i costi, le attività e l’impegno che sarà necessario per ottenere risultati in un tempo ben preciso.

6. “Coaching? Naaaaa, grazie …Tutta colpa del capo, collega, team, sfortuna, ecc. … “

Alcune persone sentono che la loro carriera non è mai decollata.
Si guardano indietro e vedono fallimenti causati da circostanze al di fuori del loro controllo.

Lamentano di non essere mai stati apprezzati.
Sono vittime delle circostanze.
Ritengono che manager e azienda abbiano approfittato di loro.
Della loro sensibilità e disponibilità.

La colpa è all’esterno (il capo menefreghista, il collega falso, l’azienda traditrice, la sfiga, il Mercato fluttuante, ecc.). Nessuna assunzione di responsabilità delle proprie azioni.
 

 
A questo punto del loro percorso professionale,
il coaching è visto come inutile. Superfluo o tardivo.
Non serve a “riparare il torto”.
Non riesce ad “assolvere” il fallimento.

Tuttavia,
solo chi sa imparare da quelle esperienze, le sa gestire e “ricostruire”.
È in grado di andare avanti e superare questo stallo.

7. “Un percorso di coaching individuale? Mhhh …” (in verità hai poca fiducia nel coaching)

Quando si cerca un coach, ti ritrovi spesso in un vero e proprio “Selvaggio West” del coaching.

Mental coaching, coaching motivazionale, coaching per la performance, coaching per lo sport,
coaching per business, coaching per tutto e per tutti … e chiunque fa coaching!
Evviva il coaching!

Questo perché non esiste una vera e propria normativa che disciplina questa professione.

Intorno a questa fumosa situazione non ti stupire se operano, a fianco di professionisti seri e competenti, sedicenti coach e scuole di coaching “fake”.
Rilasciano attestati con nessun valore a seguito di corsi della durata di alcune giornate.

Se queste sono le tue preoccupazioni,
prendi contatto con me ed esponimi i tuoi dubbi e perplessità.
 


 
Sono a disposizione per un incontro informativo via Skype o cellulare (breve, gratuito e non vincolante).
Puoi chiedermi liberamente di illustrare le mie esperienze, le mie competenze.
Da quando tempo lavoro come coach e presso quale aziende/istituzioni.

Le mie effettive conoscenze su di un certo argomento.
Domande sul mio approccio e il mio modo di intendere il coaching.

Non aver paura di fare “domande scomode”.

8. “E il costo?” (inteso come resistenza)

Nella mia esperienza (almeno prima del Coronavirus), il costo non rientra nelle “resistenze”,
Le persone lo vedono come un investimento per la loro professionalità.

Generalmente, chi è determinato, chi desidera dare una svolta, chi è stufo dei soliti risultati,
chi vuole lavorare su sé stesso non ha bisogno di “spinte” all’acquisto.

Infatti, se c’è una cosa che non faccio mai con un potenziale cliente che desidera iniziare un percorso di coaching individuale è … vendere, trattare, promuovere, scontare.

Se “funziona” … le persone sono ben contente di acquistare.
Inoltre è a disposizione pagamento dilazionato e una garanzia di rimborso in caso di insoddisfazione. In pratica: se dopo la 1a sessione di coaching (in pratica è la seconda perchè la prima è di pre-coaching) il cliente ha la possibilità di interrompere il percorso ottenendo il pieno rimborso.

Come superare queste resistenze per un percorso di coaching individuale?

Il primo passo è riconoscere il coaching per quello che è:
una fantastica opportunità per la crescita, lo sviluppo, l’auto-comprensione e l’avanzamento di carriera.

Grazie al coaching,
potresti sviluppare il tuo potenziale ancora inespresso.

Potresti colmare una particolare lacuna nel tuo approccio.
Risolvere problemi di prestazioni.
In tutti questi casi un percorso di coaching individuale è un investimento.

Allora … sei pronto per il coaching?
La verità è che non sarai mai pronto.
Muoviti ora! Potresti non partire mai…

Un percorso di coaching individuale: 8 motivi perché ancora non ti decidi – 1

I grandi manager, politici e atleti hanno un allenatore.
Tutti abbiamo bisogno di un coach.

Il professionista di fiducia che ti “allena”.
Ti prepara mentalmente ad affrontare con più fiducia e determinazione i cambiamenti improvvisi e i problemi quotidiani. La competitività sempre più aggressiva.

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Ho notato diversi motivi ricorrenti per cui alcune persone (pur essendo molto interessate alla loro crescita professionale e affascinate dal coaching) esitano e “resistono” a intraprendere un percorso di coaching.

Ecco 8 motivi che causano “resistenza” nell’approcciare il coaching:

1. “Mi piacerebbe tantissimo … ma non ho tempo”

Preso da un turbinio di azioni.
Sempre di corsa.
Indaffarato.

Veramente non hai tempo?
Perché le nostre giornate sembrano più corte rispetto a quelle di altre persone?
Spesso il non-avere-tempo diventa una scusa per riempire la tua giornata.

Spesso il non avere tempo è solo una scusa per non agire (e non iniziare coaching).
Quante ore passi su cose poco importanti?
Quanto tempo dedichi al tuo miglioramento e al tuo progresso?

Forse hai paura di affrontare una certa situazione.
Timore di lanciarti e metterti in gioco.

Se dai priorità alle cose veramente importanti,
scopri di avere tantissimo tempo (anche perché le cose realmente importanti sono poche!).
 

2. “Coaching? Figo! Sì … un giorno lo farò”

“In questo periodo sono stressato”.
“Quando sarà passato questo periodo, lo faccio”
“Non sono ancora pronto”
“Non è il momento giusto.”
“E’ un periodo pesante.”
“Dal 1° gennaio comincio.”
“Dopo le vacanze comincio.”

Non lasciarti immobilizzare dalla sindrome di “domani”.
Il tempo giusto per l’azione è “oggi”.
Iniziare “da domani”, “da lunedì”, “dal mese prossimo”, ecc. … non ti farà cominciare mai.

Devi fare il primo passo adesso.
Non esiste il giorno o l’ora giusta per iniziare a fare qualcosa.

È più rassicurante fare corsi, frequentare workshop, comprare libri, video tutorial …
parlare, teorizzare, disquisire, dissertare …
che passare all’azione.

Conosci tutta la teoria,
ma non “scendi” nella pratica restando sempre al punto di partenza.

Puoi leggere e informarti per giorni o per anni, ma non saprai mai tutto quello che c’è da sapere.

Tieni presente che …
se fai quello che hai sempre fatto, otterrai sempre gli stessi risultati.

Se non usci allo scoperto, non succederà mai niente di stimolante,
di vitale o di esaltante.

3. “Coaching? A me? Ma io non ne ho bisogno ..”

Non sono pochi quelli che vedono nel coaching … una “bocciatura” delle proprie competenze.

Coaching non è un atto d’accusa verso la tua competenza.
L’indicazione della tua non-capacità di raggiungere gli obiettivi.

Iniziare un percorso di coaching non vuol dire essere impreparati.
Incompetenti
Incapaci.
 

 
Significa semplicemente che grazie al supporto di un coach professionista puoi potenziare la performance e raggiungere gli obiettivi.
In meno tempo e meno dispendio di energie.

“Ammettere” di aver bisogno di un coach è accettare di non essere perfetti.
È il primo passo verso il tuo successo.

Nessuna azienda (ma neanche Usain Bolt, Leo Messi, Roger Federer, Federica Pellegrini, ecc.) investirebbe in un percorso di coaching se credesse che i propri collaboratori non siano in grado di migliorare le loro prestazioni.

4. “Coaching? Ci sto pensando ..” (in pratica hai paura di non riuscire)

Se desideri migliorare devi prendere qualche rischio.
Accettare che non ci riusciremo ogni volta che ci provi.

Per vincere, devi imparare a perdere.
Se non stai facendo errori, allora vuol dire che non stai facendo nulla.
Sei ai blocchi di partenza!

Per proteggere la tua autostima, sviluppi meccanismi (soprattutto inconsci) di auto-protezione e di evitamento che “stroncano” sul nascere ogni tua velleità di carriera.
“Tanto non riesco”.
Non pensi di meritare la possibilità di avere un’altra chance?
Lo sai anche tu che …
le persone che raggiungono più successo nella vita sono quelle che non mollano mai.
Anche se inciampano nei loro errori, si rialzano e proseguono.