4 volte in cui l’impazienza può danneggiare la tua carriera professionale

per fare carriera
Ariana è impaziente. Vuole agire subito. Quando decide di fare qualcosa entra in azione senza indugio.

È veloce, determinata,
Impara in fretta.
Si adatta facilmente.
Non vuole perdere tempo.
Vuole arrivare al punto.

E questo, di per sé, non è un problema.

Anzi, il suo approccio mi piace.

Il problema è che, non ricevendo immediatamente una mia risposta alla richiesta di iniziare il percorso di coaching mi invia altre due mail nel giro di poche ore.

Quando ne parliamo durante le sessioni di coaching, sorride:

  • “Sono una rompiscatole, lo so. Al lavoro? Sì, spesso… anche con il gran capo.”

Non tutte le decisioni riguardano solo noi

Ariana si sente frustrata quando non riceve una risposta e tende a spingere le persone alla sua stessa velocità.

Ma nel lavoro non tutto dipende da noi.

Ci sono colleghi, collaboratori, clienti, responsabili. Persone con priorità, tempi ed esigenze diverse dalle nostre.

Per fare carriera Ariana non deve diventare più lenta. Deve semplicemente prendere maggiore consapevolezza degli altri.

L’impazienza può essere una grande spinta.
Ma ci sono momenti in cui può diventare un ostacolo.

Ecco quattro situazioni in cui rischia di danneggiare la tua carriera professionale.

1. Vuoi salire nella gerarchia ma non sei ancora pronto

Vuoi quella promozione.
Più responsabilità.
Una posizione di leadership.

Bene.

La determinazione è indispensabile per fare carriera.

Ma desiderare fortemente qualcosa non significa necessariamente essere già pronti per ottenerla.

Sai gestire la pressione?
Le frustrazioni?
Le attese?
Un collaboratore difficile?
Una decisione impopolare?

Prima di chiederti “Perché non mi promuovono?”, potrebbe essere più utile chiederti:

“Che cosa mi manca ancora per essere pronto?”

A volte aspettare non significa rinunciare. Significa utilizzare il tempo per prepararsi meglio.

2. L’impazienza ti rende aggressivo invece che assertivo

Hai mandato una mail e non hai ricevuto risposta.

Ne mandi un’altra.
Poi un’altra ancora.

Ogni volta il tono diventa più pressante perché vuoi una risposta. Adesso.

Ma a nessuno piace essere messo sotto pressione.

Quando l’impazienza prende il sopravvento, rischi di apparire completamente concentrato sui tuoi bisogni e poco attento ai tempi e alle esigenze degli altri.

Con i colleghi puoi generare irritazione e distanza. Con i collaboratori (se sei un team leader), puoi alimentare risentimento e comportamenti difensivi.

Essere determinati non significa incalzare continuamente le persone.

Assertività e aggressività non sono la stessa cosa.

3. Ti aspetti grandi risultati troppo velocemente

Il successo professionale raramente arriva in una notte.

Una carriera si costruisce attraverso risultati, errori, tentativi, relazioni e competenze sviluppate nel tempo.

L’impazienza, invece, vuole tutto subito.

E quando i risultati non arrivano abbastanza velocemente, cominciano la frustrazione e il dubbio:

“Forse non ne vale la pena.”
“Non sta funzionando.”
“Lascio perdere.”

È proprio qui che molte persone mollano troppo presto.

Quando trovi difficoltà e ostacoli, non sempre devi cambiare strada.

A volte devi semplicemente continuare abbastanza a lungo per vedere i risultati.

4. La fretta di arrivare ti fa dimenticare gli altri

Quando sei intelligente e capace, è facile pensare di poter andare più velocemente degli altri.

Le persone più lente diventano un ostacolo. Le riunioni una perdita di tempo. Le domande una scocciatura.

Ma la carriera non è una corsa individuale.

I rapporti professionali contano. Molto.

Puoi essere competente, ambizioso e veloce, ma se le persone con cui lavori si sentono continuamente pressate, ignorate o utilizzate soltanto per raggiungere i tuoi obiettivi, prima o poi ne pagherai il prezzo.

Prima di accelerare ancora, chiediti:

  • “Sto portando con me le persone oppure le sto semplicemente spingendo?”


Hai deciso di cambiare lavoro , ma non vuoi farlo alla cieca?

In poche sessioni analizziamo motivazioni, possibilità e strategie per scegliere con consapevolezza.

Scopri il percorso dedicato.

L’impazienza non è necessariamente un difetto

L’impazienza ha anche un lato estremamente positivo.

È energia, ambizione, reattività, voglia di fare.

Ti impedisce di accomodarti. Ti porta a mettere in discussione procedure lente e sistemi inefficienti. Ti spinge a cercare soluzioni e a muoverti quando altri rimangono immobili.

Non devi quindi eliminare la tua impazienza.
Devi imparare a governarla.

Quando senti che tutto sta andando troppo lentamente, concentrati soprattutto su ciò che puoi fare tu, invece di pretendere che siano gli altri ad accelerare.

Continua a muoverti.
Preparati.
Migliora.
Proponi.
Costruisci relazioni.

Perché l’impazienza, se ben canalizzata, può diventare una straordinaria energia produttiva.

Se invece pretende che tutto e tutti vadano alla tua velocità, può diventare proprio ciò che rallenta la tua carriera.

Un segreto per parlare con più autorevolezza .. e tutti ascolteranno

parlare con più autorevolezza

“Io do un ordine, o taccio.”
Napoleone Bonaparte

Quando ti viene chiesto di parlare, durante una riunione per esempio, un paio di secondi di silenzio prima di rispondere ti sembrano eterni?

Hai paura che quella pausa venga interpretata come esitazione o insicurezza?

Forse sei convinto che chi è sicuro di sé debba rispondere subito.

Non necessariamente.

La fretta di rispondere può giocare brutti scherzi

Frasi a raffica, pause zero, continui cambi di tono.

Parlare velocemente può dare l’impressione di essere brillanti e sicuri. Spesso produce l’effetto contrario.

La fretta si sente.

Ti costringe a rincorrere le parole, respirare male, interrompere le frasi e cambiare continuamente ritmo.

Quando devi rispondere, prenditi qualche secondo.

Pensa alla frase prima di pronunciarla.
Respira.
Poi parla.

Non devi riempire immediatamente ogni spazio vuoto.

Una breve pausa non comunica necessariamente incertezza. Può trasmettere controllo, sicurezza e fiducia in te stesso.

Parla più lentamente e scandisci le parole

Parlare con più autorevolezza non significa parlare in modo artificiale o esasperatamente lento.

Significa non avere fretta di arrivare alla fine.

Inserisci piccole pause.
Lascia respirare le frasi.
Evita continui saliscendi della voce.
Cambi improvvisi di tono.

Anche il respiro conta.

Quando manca, la voce perde stabilità e il discorso diventa affannato. Quando respiri correttamente, invece, riesci più facilmente a controllare ritmo, tono e volume.

Se vuoi apparire più sicuro di te non concentrarti soltanto sulle parole.

Ascolta anche come le stai pronunciando.

Non avere paura del silenzio

Il silenzio può sembrare imbarazzante soprattutto a chi sta parlando.

Per chi ascolta, invece, una breve pausa spesso è semplicemente… una pausa.

Ti permette di sottolineare un concetto, separare due idee e dare maggiore peso alle parole che vengono dopo.

E soprattutto evita quella sensazione di urgenza che rischia di indebolire anche un messaggio valido.

La fretta può comunicare: devo convincerti.

La calma comunica qualcosa di diverso: so quello che voglio dire e non ho bisogno di rincorrere la tua attenzione.


Vuoi comunicare con presenza e sicurezza, lasciando davvero il segno in ogni riunione?

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La calma aumenta la tua autorevolezza

Essere calmi non significa essere freddi, distaccati o privi di energia.

Significa riuscire a governare il proprio modo di comunicare anche quando c’è pressione.

Una domanda difficile.
Un’obiezione.
Una riunione importante.
Un collaboratore che ti mette alla prova.

È proprio in questi momenti che rallentare, respirare e concedersi qualche secondo prima di rispondere può fare la differenza.

Questo è il potere della calma.

E c’è anche un piccolo paradosso:

quando smetti di avere paura del silenzio, le tue parole acquistano più peso.

Se vuoi approfondire questi aspetti, nel mio libro “Autorevolezza” trovi altri spunti dedicati alla comunicazione e parlare con più autorevolezza.

Come fare carriera? Vestiti come se dovessi chiedere una promozione. Ogni giorno.

come fare carriera
Come fare carriera?

Naturalmente servono competenza, risultati, affidabilità. Ma c’è un aspetto molto più semplice che spesso sottovalutiamo: il modo in cui ci presentiamo al lavoro.

Può sembrare superficiale. In parte, forse, lo è.

Eppure collaboratori, colleghi, clienti e responsabili si fanno inevitabilmente un’impressione anche attraverso il nostro aspetto.

Puoi desiderare di essere notato per la tua intelligenza, esperienza e capacità. Giustamente.

Ma un abbigliamento trascurato o poco adatto al contesto rischia di comunicare qualcosa di te prima ancora che tu abbia avuto la possibilità di mostrare quanto vali.

Il modo in cui ti vesti dice qualcosa del tuo approccio al lavoro

Non significa presentarsi ogni mattina in giacca e cravatta.

Dipende dal lavoro, dall’azienda, dal ruolo, dall’ambiente. Quello che è perfettamente adeguato in un contesto può risultare fuori luogo in un altro.

Il punto non è essere eleganti.

Il punto è essere appropriati e curati.

Un aspetto professionale comunica attenzione, consapevolezza del contesto e capacità di rappresentare adeguatamente il proprio ruolo.

Al contrario, scarpe sporche, abiti stropicciati o un’immagine evidentemente trascurata possono trasmettere disinteresse.

Magari non è vero.

Ma quando si parla di immagine professionale conta anche ciò che gli altri percepiscono.

Se non gestisci la tua immagine, gli altri la interpreteranno

Non possiamo controllare completamente quello che gli altri pensano di noi.

Possiamo però evitare di lasciare tutto al caso.

Non servono regole complicate. Una buona indicazione può essere quella di evitare gli eccessi: troppo appariscente, troppo informale, troppo elegante, troppo trasandato rispetto all’ambiente in cui lavori.

Osserva anche chi ricopre il ruolo a cui aspiri.

Non per copiarlo.

Piuttosto per comprendere quali codici, anche non scritti, caratterizzano quel livello professionale.

Non rinunciare alla tua personalità

Curare la propria immagine non significa indossare una divisa o diventare qualcun altro.

Puoi mantenere colori, dettagli, accessori e uno stile personale.

Anzi, è proprio quando ti senti a tuo agio che l’abbigliamento smette di essere qualcosa che “indossi” e diventa coerente con il modo in cui ti presenti.

La domanda quindi non è:

  • “Sono abbastanza elegante?”

Piuttosto:

  • “L’immagine che sto trasmettendo è coerente con il professionista che voglio essere?”

Vestiti come se dovessi chiedere una promozione

Immagina di sapere che oggi avrai un incontro importante con il tuo responsabile.

Devi presentare un progetto.
Parlare del tuo futuro.
Chiedere maggiori responsabilità o una promozione.

Probabilmente quella mattina dedicheresti qualche attenzione in più al modo in cui ti presenti.

Ecco il punto.

Perché aspettare quell’incontro?

Non significa vestirsi ogni giorno come per un colloquio di lavoro. Significa presentarsi con la stessa cura e consapevolezza che avresti quando sai che la tua immagine conta.

Perché conta anche negli altri giorni.

Il look non farà carriera al posto tuo

Puoi essere vestito impeccabilmente, ma se non prendi responsabilità, non porti risultati e non dimostri competenza, nessun abito potrà compensarlo.

Ma vale anche il contrario.

Se hai capacità e ambizione, non lasciare che un’immagine trascurata racconti una storia diversa da quella professionale che stai costruendo.

Come fare carriera? Vestiti per il ruolo che hai.

Ma ogni tanto chiediti anche se stai già comunicando qualcosa del ruolo che vorresti avere.

La gestione dell’imprevisto: la skill basilare di chi ce la fa

gestione dell'imprevisto

Foto di Thomas Leuthard.

Certe notti,
non so te … quando metto la testa sul cuscino, provo un certo senso di sollievo nel fatto che so esattamente a che ora mi sveglierò (la sveglia è impostata alla stessa ora 05.30) e cosa farò esattamente il giorno successivo.

Non so te, hai voglia a vederla in un altro modo …
certe notti …. questa prevedibilità, questa certezza, è molto rassicurante. Confortante.
Ti fa dormire come un bebè.

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“.. certe notti qui, che chi s’accontenta gode, cosi’, cosi’ ..”

Infatti, alle 05.30… suona la sveglia!
Apro gli occhi, scendo dal letto e preparo la colazione.

Ci sono giorni però che si allontanano dalla norma, vanno fuori controllo, fanno crollare il tuo piano così rassicurante e ti spiattella davanti un‘altra certezza. Quella primaria.
La sola.

L’unica certezza? L’incertezza!

L’avviso (che non ho letto) sul portone d’ingresso mi dice che il passaggio è occupato, l’auto è bloccata in garage fino alle 10.00. Il cliente che mi aspetta (e non mi vedrà) crederà alla storia dell’auto bloccata nel garage?
Banale.

Il mio concetto di certezza si squaglia come neve al sole di maggio, la tanto confortevole pianificazione salta così, senza preavviso. La mia relazione d’amore con l’amata routine scricchiola … mi sento “tradito” … sperimento così la realtà e questo senso di fugace sicurezza.

Ho pensato … ecco la skill che non ti aspetti … altro che competenza e preparazione!
 


 

La differenza tra uno BRAVO e uno GRANDE può spesso ridursi a come affronta le situazioni inaspettate.
Alcuni possono crollare sotto la pressione di eventi (anche banali) non familiari, altri prosperano e trovano il modo di superare le avversità.

Siamo tutti condizionati a contare sul senso di sicurezza

Adoriamo la certezza ma viviamo in un mondo, dove di certo e sicuro c’è ben poco.
La vita non è certa.

Forse non troverai quel lavoro tanto desiderato.
Non avrai quella promozione (e che avresti meritato) e magari otterrai un avanzamento di carriera (che non hai mai chiesto).

Ti potrebbe essere richiesto di trasferirti (proprio adesso che ti sei sposato e chiesto il mutuo).
Potresti cambiare di colpo … lavoro, città, nazione!

La certezza non esiste, il mondo è incerto per natura.
Un giorno puoi avere qualcosa, e il giorno dopo perderla o, al contrario, non avere niente oggi e avere la fortuna dalla tua domani.

Gestione dell’imprevisto? Che piaccia o no .. accade l’inaspettato

E non sempre è negativo.
Spesso, le cose migliori sono quelle impreviste perché prive di aspettative.

Le strade più panoramiche e spettacolari sono le deviazioni che hai maledetto e non volevi prendere.
Aspettati che qualcosa vada storto, anche se non sai cosa.

Se vuoi apprendere la gestione dell’imprevisto … metti “in agenda” l’inaspettato.
Organizzati la giornata e pianifica con metodo ma non farlo in modo maniacale e dettagliato!

Lascia uno spazio per l’imprevisto. C’è sempre la possibilità che l’imprevisto ti attenda dietro l’angolo.
Sempre.

Imprevisto al lavoro? Non c’è modo di evitarlo

La gestione dell’imprevisto per alcuni può essere spiazzante.
Paralizzante.

Ma se riesci ad accettare che non puoi pianificare ogni eventualità, sarai effettivamente più equipaggiato per affrontare le sorprese della vita.

Quando accetti l’imprevedibilità e l’incertezza non significa che sei diventato incosciente, rassegnato o irresponsabile, ignorando tutto quello che ti circonda.

Vuol dire che scegli di vivere con più leggerezza ed essere saggio e concreto, prendi coscienza di un dato di fatto. Prima lo consapevolizzi meglio è!

Sapere che l’unica certezza è l’incertezza rende la nostra mente più flessibile e, in questo modo, diventiamo persone più forti a livello emotivo.
A volte, l’imprevisto è un’opportunità sotto mentite spoglie.

È una possibilità per mostrare la tua iniziativa, per fare vedere quanto vali sotto pressione e per mostrare la tua capacità di problem solving (quella skill che così tanto ami pavoneggiare sul tuo CV).

“Il momento in cui con più probabilità può succederti qualcosa di veramente straordinario, è quello in cui sei certo che niente potrà accaderti.”
Jane Pauley

Riunione con il tuo team: come gestire un’osservazione non gradita

riunione con il team
Come leader del tuo team, come reagisci quando un collaboratore ti rivolge una domanda polemica? Un’osservazione pungente? Una considerazione al limite della provocazione?

Soprattutto: come la gestisci davanti a tutto il team?

Non avere paura delle osservazioni dei collaboratori, anche quando sono scomode o poco pertinenti. La scelta peggiore è cercare di evitarle sperando che scompaiano da sole.

Non succederà.

Se ben gestite, possono invece diventare occasioni preziose: permettono di approfondire un tema, capire cosa pensa davvero il team e misurare il livello di attenzione e partecipazione.

Un’obiezione durante la riunione con il team non è necessariamente una minaccia alla tua leadership. Può diventare un’occasione per rafforzarla.

Non farti travolgere dalle emozioni

Una domanda pungente, soprattutto davanti agli altri, può irritarti. Può farti sentire messo in discussione o provocato.

Ma se reagisci emotivamente rischi di dire qualcosa di cui potresti pentirti e, soprattutto, di trasformare una divergenza professionale in una questione personale.

Quanto più rimani tranquillo e centrato, tanto meglio riuscirai a gestire la situazione.

Ascolta fino alla fine

Non tagliare la parola.
Non interrompere.
Non parlare sopra al collaboratore.

Anche se hai già sentito quella critica e pensi di conoscere perfettamente la risposta, lascia che la persona finisca e spieghi come è arrivata a quella conclusione.

Attenzione anche al linguaggio del corpo.

Sospirare, sbuffare, roteare gli occhi o assumere un’espressione di sfida comunica molto più di quanto pensi.

Ascoltare non significa essere d’accordo. Significa capire prima di rispondere.

Dai credito all’osservazione, anche se non ti piace

Prima di replicare puoi riconoscere il punto di vista della persona:

“Capisco quello che stai dicendo.”

Non significa approvare. Significa semplicemente: “Ti sto ascoltando e prendo sul serio ciò che dici.”

Se nell’osservazione c’è qualcosa di condivisibile, riconoscilo. Se non sei d’accordo su altri aspetti, dillo con altrettanta chiarezza.

Senza enfatizzare.
Senza metterti sulla difensiva.

Non trasformare la riunione in un duello

Durante la riunione con il team evita di focalizzarti esclusivamente sulla persona che ha sollevato l’obiezione.

Se il confronto diventa un lungo botta e risposta tra voi due, il resto del team finisce per assistere a un duello: qualcuno si schiererà con te, qualcuno con il collega, qualcun altro starà semplicemente a guardare per vedere “come se la cava il capo”.

Riporta invece la questione al gruppo.

  • “È una percezione che ha anche qualcun altro?”
  • “Come la vedete?”

In questo modo la discussione rimane professionale e la riunione continua a essere del team, non vostra.


Vuoi potenziare la tua assertività?

Trovi spunti interessanti nei miei libri:

“Autorevolezza” , ora nella NUOVA edizione aggiornata, è perfetto se vuoi rafforzare la tua presenza autorevole.

“Prima volta Leader” è pensato se hai assunto da poco un ruolo di leader.

Non lasciare che la riunione diventi una gazzarra

Una discussione vivace può essere utile. Una caciara no.

Quando iniziano il rimpallo delle responsabilità, le battutine e la gara per stabilire chi abbia ragione, tocca a te riportare il confronto sui binari.

Non devi vincere la discussione.
Devi gestirla.

Chiarisci cosa c’è davvero dietro l’osservazione

Non fermarti alla prima frase.

Hai il cosa. Adesso cerca di capire il perché.

  • “Cosa ti porta a questa conclusione?”
  • “A quale situazione ti riferisci?”
  • “Qual è, secondo te, il problema principale?”

A volte scoprirai che dietro un’obiezione ci sono informazioni mancanti o percezioni sbagliate. Altre volte, invece, emergerà un problema reale che non avevi considerato.

Ed è proprio per questo che vale la pena fare domande prima di rispondere.

Esprimi il tuo punto di vista

Una volta compresa la questione, puoi spiegare la tua posizione.

Non limitarti a ripetere esattamente quello che hai già detto. Usa parole diverse, aggiungi le informazioni che mancavano e chiarisci il ragionamento che sta dietro alla tua decisione.

E se durante il confronto emerge qualcosa che modifica la tua valutazione, non avere paura di riconoscerlo.

Essere autorevole non significa avere sempre ragione.

Scopri il servizio di coaching mirato “Come lasciare il segno in meeting e riunioni” e allenati a portare nei tuoi interventi chiarezza, sicurezza e presenza autentica.

La chiave resta l’ascolto

Gestire un’osservazione scomoda davanti al team non significa respingerla velocemente o dimostrare chi comanda.

Significa ascoltare, capire cosa c’è dietro, mantenere il controllo della discussione e poi rispondere con chiarezza.

Se invece eviti il confronto, liquidi il collaboratore con una giustificazione debole oppure ricorri alla gerarchia — “Il capo sono io” — rischi di ottenere esattamente l’effetto contrario.

Non mostri forza.
Mostri insicurezza.

Come gestire con efficacia il collaboratore sarcastico e irrispettoso

gestire il collaboratore difficile

Foto di Ryan McGuire

Una iena.

Ecco cosa “diventa” Michela durante le sessioni di coaching quando parla di Enrico.

Un nuovo collaboratore.
Intelligente.
Capace.
Ma sarcastico.

Commenta con tono maligno alcune sue decisioni.
Nelle riunioni si comporta come se Michela avesse poca importanza.

Fa osservazioni “spiritose”. Anche davanti agli altri.

Gestire il collaboratore difficile:

“Uno stronzo. Ecco cos’è.
Ma chi ce l’ha mandato?
Non mi sta dando il rispetto come manager.”

Michela vorrebbe risolvere il problema velocemente.

Non sa se pesa di più il sarcasmo…
o la difficoltà di affrontarlo.

Le chiedo:

“Quanto spazio mentale ti sta occupando questa persona?”

“Quanto disturbo sta creando?”

Troppo.

Ed è questo il punto.

Se un collaboratore difficile inizia a minare la tua leadership, devi intervenire.

Subito.

Più a lungo lasci che il problema si espanda, più danneggerà:

  • la tua autorevolezza
  • la coesione del team
  • il clima di lavoro

Il sarcasmo non gestito diventa veleno.

Per te.
E per la squadra.

Il sarcasmo è una sfida di leadership

Il sarcasmo può essere umorismo.

Oppure un’arma.

Può essere leggerezza… o mancanza di rispetto.

Sta a te capire quale dei due.
E agire di conseguenza.

Ecco 9 strategie per gestire un collaboratore sarcastico senza perdere autorevolezza.

1. Comprendi la vera natura del sarcasmo

Chiediti:
Sta cercando di essere divertente?
O sta cercando di sminuirti?

Se usa sarcasmo con tutti, anche con sé stesso, potrebbe essere solo uno stile comunicativo immaturo.

Se invece è diretto solo verso di te, è probabilmente una sfida alla tua leadership.
In questo caso, ignorare non basta.

Devi intervenire.

2. Non prenderla sul personale

Il tuo obiettivo non è vincere uno scontro.
È guidare un team.

Il rispetto non si impone con il titolo.
Si costruisce con la presenza.

Evita minacce tipo (almeno non subito):

  • “Lo dirò al CEO.”
  • “Lo segnalerò alla Direzione.”

Ti indeboliscono.

L’autorità vera non ha bisogno di alzare la voce.

3. Mantieni autocontrollo assoluto

Non rispondere al sarcasmo con sarcasmo.

Mai.
Evita escalation.

Rimani neutro.
Calmo.
Presente.

Puoi usare domande come:

  • “Cosa intendi esattamente?”
  • “Puoi chiarire?”
  • “Non la vedo così. Spiegami meglio.”

Se necessario, sii diretto:

“Trovo questo commento inappropriato. Ti chiedo di evitarlo.”

Senza rabbia.
Senza aggressività.
Solo fermezza.

4. Parla in privato. Sempre.

Mai correggere davanti agli altri.
Creeresti solo difesa.
E umiliazione.

Fissa un incontro a quattr’occhi.

Preparati mentalmente.
Respira.
Rallenta.

La tua calma sarà la tua forza.

5. Dai un feedback chiaro e specifico

Non attaccare la persona.
Concentrati sui comportamenti.

Non dire:

  • “Sei irrispettoso.”

Piuttosto:

“Durante la riunione di ieri hai fatto questo commento. Questo comportamento indebolisce la collaborazione nel team.”

Parla dell’impatto.
Non del carattere.

E chiarisci cosa-ti-aspetti.

6. Mostra rispetto. Anche se non lo provi

Il rispetto è una scelta.
Non una reazione.

Puoi non apprezzare una persona.

Ma puoi comunque comportarti da leader.

Ascolta.
Senza interrompere.

La tua autorevolezza si misura soprattutto nei momenti difficili.

7. Documenta i comportamenti

Annota:

  • date
  • episodi
  • contesto
  • impatto

Non per punire.

Ma per proteggere la tua leadership e l’organizzazione.

E per agire con lucidità,
non con emotività.

8. Rimani focalizzato sui tuoi obiettivi

Non lasciare che una persona monopolizzi la tua energia mentale.

Continua a guidare il team.
Riconosci i successi.
Rafforza il clima positivo.

Un leader non si lascia risucchiare dalla negatività.

La gestisce.
E va oltre.

9. Chiedi un cambiamento concreto

Sii chiaro.
Sii specifico.
Fermo.

Spiega quali comportamenti devono cambiare.
E in quali tempi.

Se non cambia nulla, dovrai agire.

Proteggere il team è parte del tuo ruolo.

Non è opzionale.

Quando la collaborazione si trasforma in tensione, serve metodo.

Non istinto.

Nel percorso di coaching mirato “Gestire un collaboratore difficile” lavori su comunicazione, limiti e autorevolezza per tornare a guidare con chiarezza.

La verità che molti leader evitano

Sperare che il problema si risolva da solo raramente funziona.

Il tempo non risolve.
Amplifica.

La leadership richiede presenza.
Decisione.
Responsabilità.

Anche quando è scomodo.

La tua autorevolezza non si misura quando tutto va bene.

Si misura quando qualcuno prova a metterla alla prova.

È lì che smetti di essere solo un manager.
E diventi un leader.

Il nuovo lavoro è diverso da come immaginato. E adesso? – 2

il nuovo lavoro

Leggi anche la parte 1.

Durante l’incontro renditi disponibile

Offri suggerimenti, chiedi idee al tuo capo/a. Lavora per risolvere il problema.

Ringrazia la persona per il suo tempo e la sua disponibilità.
Se necessario, organizza una riunione di follow-up per assicurarti che le cose siano davvero sistemate.

Se l’azienda, il titolare, il capo è ricettivo hai buone possibilità di salvare il nuovo lavoro.

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Se l’incontro scappa via veloce e “distratto”

Se l’incontro è sbrigativo e non c’è alcun interesse ad allineare la tua posizione, l’unica alternativa è quella di ricercare un nuovo lavoro.
Affidarsi alla speranza che con il tempo le cose cambino, raramente si rileva positivo.

Fai sapere che hai apprezzato l’opportunità, ma dal momento che il lavoro non è per nulla in linea con quello stabilito, è meglio per tutti separarsi.

Se ritieni che il datore di lavoro ti abbia intenzionalmente ingannato o abbia violato il tuo contratto,
potresti valutare anche la possibilità delle vie legali (prima di lanciarti è sensato informarsi bene).

Come evitare una situazione simile in futuro

Prima del colloquio, esplora Linkedin o altri social per vedere se conosci le persone che lavorano in quell’azienda, in modo da capire meglio il ruolo e la cultura aziendale.

La maggior parte di noi vede i colloqui di lavoro come un momento dove sarà valutata dall’azienda,
raramente sfruttiamo l’occasione contraria: porre domande mirate al potenziale datore di lavoro per capire dove-stiamo-andando.

 


 

Fai domande “intelligenti”:
“Qual è la mia priorità per questo ruolo? Che cosa avrei bisogno per avere successo?”
“Mi potrebbe descrivere una tipica giornata o settimana di lavoro?”
“Perché la posizione è disponibile?”
“Si tratta di un nuovo ruolo? Ci sono risorse interne che lo supportano?”
“Il ruolo è disponibile perché qualcuno se n’è andato? Ah si! Da quanto tempo quella persona era lì?”

Se si evidenzia che le persone “durano” poco e c’è un turnover preoccupante, è probabile che (anche tu) non durerai a lungo.

 
IN DIFFICOLTÀ SUL LAVORO? > confrontati con il coach professionista
 

E adesso? Cercare il nuovo lavoro

La soluzione ottimale sarebbe lasciare il nuovo lavoro, appena ne hai trovato un altro.
Se l’ambiente è davvero troppo tossico, dovresti essere in grado di andartene senza dare alcun preavviso (assicurati di essere in linea con le leggi sul lavoro).

Fai del tuo meglio per mantenere un rapporto professionale e cordiale fino in fondo (anche se non lo meritano).
Non bruciare tutti i ponti.

È il mondo del lavoro.. può capitare!

Se hai rifiutato un’altra offerta per accettare questo nuovo lavoro, forse potresti essere in grado di recuperare quell’opportunità. Prova a ricontattare l’azienda per chiedere se la posizione è ancora disponibile.

Sicuramente ti chiederanno il motivo perché stai cercando un nuovo lavoro così presto.

Una risposta semplice e concisa potrebbe essere:
“Purtroppo prima di accettare la mia posizione attuale non ho avuto il tempo necessario per informarmi bene sulla cultura dell’azienda.
Mi sono reso conto che questo ruolo non è adatto a me e sto cercando opportunità con aziende che valorizzano la collaborazione tra dipendenti.
Ecco perché sono così entusiasta di essere qui per questa intervista di lavoro.”

Non includere il datore-di-lavoro-flop sul tuo CV.
Generalmente brevi lacune vengono ignorate; devi comunque essere pronto a spiegare, se te lo chiedono.

In definitiva,
un nuovo lavoro può essere entusiasmante ed eccitante, pieno di insidie e stancante, ma anche snervante e … sconfortante.

Non biasimarti. È il mondo del lavoro.
Può capitare.
Ogni esperienza, buona o cattiva, è un’opportunità per imparare e crescere.