8 modi per scoprire chi ti pugnala alle spalle (prima che sia troppo tardi)

traditore al lavoro

Il doppiogiochista pugnala alle spalle,
getta l’arma ma non si avvede, stolto qual è,
che gli rimane insanguinata la mano.

E quel sangue non si lava…mai.”

Giacomo Colosio

Doppio-giochista.
Opportunista.
Traditore.
Giuda.
Pugnalatore alle spalle.
Fedifrago.

Chiamalo come preferisci…

hai capito perfettamente di chi sto parlando.

Di quello/a che sembra tuo amico.
Un alleato.
Un fedele collega.

E invece ti ruba l’idea.
Il progetto.

Ti manda avanti al massacro
per poi occupare il tuo posto.

È quello/a che si infila — come una serpe —
nella piccola apertura che lasciamo nella nostra “corazza”.

Perché crediamo negli altri.

Nella loro buona fede.
La loro correttezza.

Ed è lì che giocano.
E spesso… giocano anche bene.

Perché lo fanno?

Tornaconto, rancore e… piacere.

Rendimento personale.
Vendetta.
Invidia.
Smania di successo.
O semplice godimento.

Il traditore è difficile da identificare.

Di solito, quando ci riesci,
ha già affondato la lama.

È troppo tardi.

Il giuda prende il tuo suggerimento,
fa sua l’idea,
agguanta le informazioni.

Se il progetto ha successo,
si fa avanti per prendersi il merito.

Se fallisce, invece:

era la tua idea.
La colpa è tua.

Ti accusa.
Ti diffama.
Diffonde calunnie.

  • “Lo sapevo.”
  • “Avevo sentore del tracollo.”

Ed è sorprendente come, spesso,
direzione, titolari e azienda
sembrino “all’oscuro” di comportamenti
che in realtà tutti conoscono.

Ma gossip e pugnalate alle spalle
non sopravvivono senza
un pubblico ricettivo.

Su questo, credo, siamo d’accordo.

8 modi per scoprire chi ti pugnala alle spalle

(prima che sia troppo tardi)

1. Il traditore sussurra come un cospiratore

Conosce ogni indiscrezione.

Ogni confidenza.
Ogni malignità.
È il pettegolezzo dell’ufficio.

Colpire alle spalle richiede informazioni privilegiate.
E lui/lei… le ha sempre.

Sussurra.
Osserva questo dettaglio.

Non tutti i sussurratori sono traditori, è vero.

Ma il sussurro è il mezzo più rapido per diffondere informazioni,
raccomandando il segreto
e facendo sentire l’altro “speciale”.

Qui sta la loro forza.

2. Il traditore manipola le informazioni

Distorce.
Drammatizza.
Esagera.

Rende tutto più piccante o più tragico,
secondo convenienza.

Finge grande onestà.

Si mostra impegnato.
Spirituale.
Indispensabile.

Si mescola con tutti.

Ha tutte le informazioni perché…
è la fonte del gioco.

Essere una persona forte
non significa essere aggressivi o imporsi,
ma comunicare con sicurezza e autorevolezza.


Trovi spunti pratici nei miei libri
Autorevolezza” (NUOVA edizione 2025)

e “Prima volta Leader”.

3. Si mostra sempre impegnato e sovraccarico

Alla base delle pugnalate ci sono spesso:
invidia, incompetenza, frustrazione.

Sorride sempre.
Sussurra.
Crea fiducia.

Parla soprattutto di cose negative.
Svaluta il lavoro degli altri.

Si dipinge come indispensabile.
Rimane oltre l’orario.
È sempre stanco.

Spesso non è una persona felice.
Serena.
Realizzata.

E difficilmente i traditori
si apprezzano tra loro.

4. Ha bisogno di parlare continuamente di sé

Parla ossessivamente di quanto sia bravo,
efficiente, produttivo.

Il vanto implicito è quasi sempre
segno di insicurezza.

Chi ha vera autostima
non ha bisogno di convincere nessuno.

Lo dimostra con i fatti.

5. Ti fa “scattare” l’istinto

La prima volta che l’hai incontrato,
il tuo istinto ha lanciato l’allarme.

L’istinto vede oltre
le maschere,
i sorrisi finti,
le frasi di circostanza.

  • “Puoi contare su di me.”
  • “Mi sei piaciuto dal primo momento.”

Quando senti quel brivido…
ascoltalo.

C’è quasi sempre una buona ragione.

6. È un abile adulatore

L’adulazione gonfia l’ego.

E quando l’ego è gonfio,
diventiamo facili prede.

Complimenti.
Richieste di “consigli”.
Idee che poi diventano sue.

E se non funzionano?
Indovina di chi era l’idea?

7. Ha già colpito altri

Spettegola su chi esce dalla porta ufficio.

Diffonde infamie.
Calunnie.

Se l’ha fatto con altri…
perché non dovrebbe farlo anche con te?

8. Cerca subito di ingraziarsi

Soprattutto se sei nuovo.

Sorrisi.
Accoglienza.
Alleanze lampo.

Ti fa sentire “dentro”
per renderti più facile da inghiottire.

Dà ragione a tutti.
Appoggia ogni idea.

Pronto a cambiare bandiera
al primo vento favorevole.

Di solito non si individua un traditore
prima che sia troppo tardi.

Se sospetti qualcuno,
osserva.

Valuta con attenzione

Non reagire di impulso.
Osserva. Annota.
Raccogli fatti.

Proteggi idee, relazioni e reputazione.

Il punto è questo:
la maturità professionale non è fidarsi di tutti,
è scegliere con attenzione di chi fidarsi.

Restare “aperti” senza essere sprovveduti.

14 modi di gestire il corpo che minano la tua immagine di leader – 2

immagine di leader

Leggi la parte 1 del post14 modi di gestire il corpo che minano la tua immagine di leader“.

7. Mangiarsi le unghie o giocherellare con i capelli

Tutti facciamo gesti inconsapevoli quando siamo nervosi e sotto stress.

Chi si strofina le mani,
chi afferra la loro parte superiore delle braccia,
altri si mordono la bocca e si toccano il collo.

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Le donne (soprattutto) sono viste come timorose, ansiose o distratte quando assumono comportamenti da teenager tipo
gingillarsi con i capelli,
giocherellare con la collana
o mordersi un dito.

Le persone ti percepiscono come eccessivamente preoccupata per il tuo aspetto fisico e non abbastanza concentrata sul lavoro.

8. Espressioni non corrispondenti

Se (per esempio) stai dando un feedback negativo a un collaboratore,
sorridendo forzatamente e in modo nervoso,
non aiuterà a trasmettere il giusto messaggio.

L’altra persona si sentirà a disagio.

Anche se non sa esattamente il motivo,
quando si trasmette incoerenza tra le parole e le espressioni,
le persone avvertono contraddizione,
sospettano che stai tramando qualcosa o che stai cercando di ingannarlo.

9. Stretta di mano molliccia

Si dice che un bel sorriso, guardare negli occhi accompagnando il tutto con una ferma stretta di mano … faccia miracoli!
Verissimo!

Una stretta di mano debole è indice di mancanza di autorità e fiducia,
non è conforme all’ immagine di leader che vuoi dare,
mentre una stretta di mano troppo forte potrebbe essere percepita come aggressiva e dominante.

 


 

Adatta la stretta di mano a ogni persona e situazione,
ma assicurati che questo (semplice) gesto sia fatto con decisione.¨

10. Espressione del viso accigliata

Lo stress, la pressione, il target da raggiungere,
gli imprevisti e previsioni che saltano prosciugano (ogni giorno) le nostre energie.

Ansia e preoccupazioni “scavano” sui nostri visi espressioni
gravi e imbronciate.
Infelici.

Anche se non ti senti così,
invii messaggi che sei arrabbiato,
teso e poco incline al contatto.

Un’espressione corrucciata allontana le persone.
Sorridere, invece, suggerisce che sei aperto, affidabile, sicuro di sé e amichevole.

11. Parlare al cellulare e girare come una trottola

Parlando al cellulare è facile che, senza accorgerti,
inizi a camminare o girovagare senza meta.
Ora qua, ora là, adesso qui e poi ricomincia il giro …

Camminare mentre si è al telefono,
è un’azione automatica che serve a tagliare fuori tutti gli stimoli sensoriali provenienti dall’esterno,
per concentrarci maggiormente sulla conversazione.

Niente di male ci mancherebbe …
ma muovendoti continuamente (e nervosamente) in spazi chiusi del tuo luogo di lavoro crei attorno a te un clima di nervosismo che può influenzare e condizionare i tuoi collaboratori.

Pensaci la prossima volta che cominci a girare come una trottola.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

12. Avvicinarsi o allontanarsi troppo può minare la tua immagine di leader

Se ti avvicini troppo a qualcuno,
prendi il braccio, appoggi la mano sulla spalla,
invadi lo spazio dell’altro,
ti prendi confidenze senza il permesso,
diventi aggressivo e indisponente.
Significa che non hai rispetto o comprensione per lo spazio personale dell’altra persona.

Al contrario, se mantieni troppo le distanze (2-4 metri) mandi segnali di freddezza e di rifiuto.

Per non sbagliare in genere è meglio tenere una distanza di 1-2 metri.

Così sarai abbastanza vicino da interagire, senza fare sentire a disagio le persone.
Distanze inferiori a 1 metro sono di solito riservate per la famiglia e gli amici.

13. Essere eccessivamente espressivo o esagerare con i gesti

Pochi (e giusti) gesti mentre parli
aggiungono passione, espressività, entusiasmo al tuo messaggio.

Gesti troppo zelanti o esagerati possono indicare che sei caotico o che stai
cercando di “drammatizzare” quello che stai dicendo.

Se comunichi con le mani,
cerca di non esagerare.

Utilizza piccoli gesti controllati per mostrare forza e fiducia,
la tua immagine di leader.
Mostra i palmi delle mani per comunicare che non hai nulla da nascondere.

Se vuoi massimizzare la tua autorevolezza,
riduci al minimo i movimenti.

14. Guardare continuamente il cellulare

Parla pure … ti ascolto”.

E intanto smanetti-come-un-forsennato sulla tastiera del cellulare e con la testa annuisci per dare una minima parvenza d’ascolto.

Guardare il cellulare mentre parli o ascolti (ascoltare è però tutta un’altra cosa) con qualcuno è un chiaro segno di mancanza di rispetto e di educazione.

Pensaci la prossima volta che un collaboratore o un collega ti sta parlando
(ma vale anche – soprattutto – per moglie/marito, figli e amici).

P.S.
Il fenomeno è così diffuso che è stata inventata una parola, phubbing,
che indica proprio “l’azione di chi snobba qualcuno, guardando il proprio cellulare invece di prestargli attenzione”.

14 modi di gestire il corpo che minano la tua immagine di leader – 1

immagine di leader

Se consideri che,
circa il 90 % della comunicazione è non verbale,
e i nostri corpi hanno una “lingua” propria,
ti rendi subito conto che il linguaggio del corpo è importante tanto quanto le parole che utilizzi.

Quando il tuo ruolo lavorativo è legata all’immagine di leader,
è fondamentale dare grande importanza alla comprensione del linguaggio del corpo e degli altri segnali non verbali.

Per capire dove è necessario migliorare,
ho selezionato 14 dei modi peggiori di gestire il tuo corpo quando sei impegnato con i colleghi, i tuoi collaboratori o il gran capo:

1. Annuire e sorridere troppo

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Quando annuiamo,
vuol dire che siamo d’accordo,
stiamo ascoltando e incoraggiamo l’altro a parlare.

Annuendo continuamente esprimi incoraggiamento e impegno ma non autorevolezza e potere.
Così facendo, trasmetti l’impressione che stai (disperatamente) cercando d’impressionare e di compiacere.

Segnali la tua ansia di approvazione.

Anche il sorriso è un linguaggio del corpo potente e positivo,
ma quando (anche qui) sono persistenti o inappropriati,
può essere fonte di confusione e di poca credibilità.
Soprattutto se stai discutendo di un argomento serio,
esprimendo rabbia o stai dando feedback negativi

2. Seduta ciondolante o “contratta” può minare la tua immagine di leader

Una buona postura è importante ovunque ti trovi.

Con una seduta ciondolante e dinoccolata comunichi mancanza di rispetto per chi-parla.
Noia e apatia.
Menefreghismo.
Desiderio di non essere dove sei.

Il tuo corpo lo esprime per te … forte e chiaro!

Inoltre, se desideri una presenza da executive, un’immagine di leader, è importante “prendere fisicamente la stanza, espandersi e occupare più spazio possibile”.
Il nostro cervello è condizionato (inconsciamente) a equiparare il potere,
con la quantità di spazio che le persone occupano.

 


 

Se sei seduto in una postura contratta e “ristretta” al minimo delle sue dimensioni, occupi meno spazio e proietti meno potenza, sembrando insicuro o sottomesso.
Una “buona” postura invece incute rispetto.

3. Incrociare le braccia sul petto

Anche se piegare le braccia sul petto, può essere una posizione di riposo confortevole,
resisti alla tentazione di farlo.

Evita (sempre) di sederti con le braccia incrociate sul petto.
La maggior parte delle persone interpreterà il tuo gesto come
freddo, chiuso, polemico oppure difensivo.

Anche se stai sorridendo,
l’altra persona sentirà un senso di fastidio a interagire con te.
Anche pugni chiusi, braccia e le gambe incrociate, possono segnalare che non sei aperto ai punti di vista degli altri.

4. Non guardare negli occhi l’interlocutore

Guardare negli occhi gli altri comunica fiducia,
leadership,
forza e intelligenza.

Soprattutto quando stai parlando di punti difficili o importanti.
Guardando verso il basso mentre parli, ti fa sembrare insicuro,
e le tue parole perdono effetto.
Forza.

Quando eviti il contatto visivo sembra che hai qualcosa da nascondere.
Susciti sospetti.
Invii un messaggio all’altra persona: Non sono interessato a quello che dici.

Attenzione però al contatto con gli occhi quando è troppo intenso e prolungato perché può essere percepito come aggressivo o dominante.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

5. Muoversi troppo, a scatti, con passi brevi

Quando sei sotto pressione o sei stressato è facile che,
senza accorgerti, inizi a girovagare senza meta o coerenza.
Ora qua, ora là, adesso qui e poi ricomincia il giro …

Fai attenzione!
Così facendo stai creando un clima di tensione che può influenzare e condizionare
negativamente
tutte le persone che ti circondano.

Questo proprio non te lo puoi permettere.
Pensaci la prossima volta che cominci a correre e muoverti come un tarantolato.

Prendi le misure della lunghezza dei tuoi passi,
passi regolari e cadenzati, piuttosto che passi veloci, frettolosi o frenetici.
Non aver fretta e ricordati di mantenere la postura del corpo allineato.

Alza il mento e guarda dritto,
non guardare in basso mentre cammini.

6. Testa chinata di lato

La testa chinata di lato (quando qualcuno sta parlando) è un segnale di empatia e comprensione.
Mostra che sei in ascolto.
Sei coinvolto.

Ma una testa chinata può anche essere inconsciamente messa in relazione ad un segnale di sottomissione (i cani piegano il collo in ossequio a un animale più dominante).

Se desideri proiettare un’ immagine di leader, potere e autorevolezza tieni la testa verso l’alto,
in una posizione più neutra.

Leggi anche la parte 2.

Che cosa si fa davvero in una sessione di coaching? Un esempio reale

sessione di coaching

Spesso ricevo dai miei contatti la domanda …
“Michele, che cosa si fa in una sessione di coaching?
Cosa devo dire? Che cosa devo fare?”

Le sessioni di coaching sono “conversazioni”.
“Dialoghi” strutturati e lineari che hanno un inizio ben definito,
una parte centrale e una finale che permette di stabilire chiaramente obiettivi, scopi e risultati.

Una sessione di coaching non è una “chiacchierata”

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Per evitare che la sessione di coaching diventi “una piacevole chiacchierata” il dialogo segue un modello di “conversazione”.

Personalmente mi baso sul “modello di conversazione” Coach U International (elaborato in oltre 20 anni di presenza e di attività in più di 20 Paesi nel mondo) che garantisce un approccio strutturato e coerente nelle sessioni di coaching.

Il modello di conversazione non contempla nessun riferimento a tecniche legate ad attività terapeutiche,
non utilizza tecniche di Programmazione Neurolinguistica (PNL), Analisi Transazionale o Gestalt.

Il modello si sviluppa attraverso specifiche fasi consequenziali che consistono nel:
• Focalizzare e definire l’obiettivo;
• Esplorare e valutare nuove alternative e possibilità;
• Stabilire il piano d’azione definendo tempi e modi;
• Individuare e rimuovendo possibili ostacoli all’esecuzione delle azioni;
• Assumere l’impegno entro una data e riportare al coach l’azione specifica compiuta;

Ecco una riproduzione sintetizzata di una sessione di coaching

Come puoi ben immaginare per concretezza l’ho schematizzata e ridotta a scopo dimostrativo.

Ovviamente la sessione di coaching include altri elementi fondamentali quali ascolto attivo, linguaggio interventistico, domande esplorative, feedback diretti e onesti ecc… ma lo scopo è darti l’idea di massima su come si svolge una sessione di coaching.

Michele: Benvenuta Roberta. Come stai e cosa è successo dall’ultima volta che ci siamo visti?
Roberta: Sto benissimo, grazie (e aggiorna sugli sviluppi della passata sessione).

Michele: Ottimo! Ora, cosa vorresti ottenere nella sessione dioggi?
Roberta: Vorrei parlare del mio nuovo collaboratore che ha cominciato la settimana scorsa.

 


 

Michele: Di quale particolare aspetto vuoi parlare?
Roberta: Vorrei trovato un modo per andare maggiormente d’accordo con lui. Perché l’inizio non è stato dei migliori …

Michele: Cos’è che non funziona nel vostro rapporto?
Roberta: Niente di tragico. Almeno fino ad ora. È un giovane competente ma … ogni volta che inizio a parlare, alla prima pausa lui “entra” e finisce le mie frasi … come se non vedesse l’ora dir potere dire la sua.

Michele: Che cosa senti?
Roberta: Sento fastidio, irritazione, mancanza di rispetto (anche se no, non mi manca di rispetto!)

Michele
: Dimmi di più?
Roberta: Ho quasi la sensazione di essere noiosa, lenta, di non piacere come capo, leader … forse faccio troppe pause … mentre parlo?

Michele: (silenzio)
Roberta: … Sì, in effetti, mi “fermo” spesso quando parlo. Nel senso che ho bisogno di pensare bene prima di parlare e queste pause potrebbero farmi sembrare insicura o “lenta”? Tu cosa ne dici?

Michele: Secondo te?
Roberta: Beh è come se non avessi mai il tempo necessario per portare a termine il mio discorso prima che intervenga qualcun altro. Si effetti sì, potrei sembrare lenta e insicura!

Michele: Si comportano tutti così con te, oppure lo fa solo questa persona?
Roberta: Uhm … ora che mi ci fai pensare, lo fa anche un’altra mia collaboratrice e … mio marito!

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

Michele: Mi pare che per te sia importante completare i tuoi pensieri affinché tutti possano sapere come la pensi. Che cosa deve succedere perché la gente non t’interrompa o finisca le frasi?
Roberta: Mi piacerebbe essere rilassata, sentirmi fiduciosa di me stessa. Non mi danno abbastanza tempo. Ho bisogno di pensare … prima di parlare ma non vorrei aspettare così.

Michele: Prova a riformulare l’obiettivo?
Roberta: sì, ecco…. Vorrei imparare a parlare senza troppe pause, in modo più diretto e chiaro quando do le direttive ai miei collaboratori. Come posso fare?

Michele: Durante le due settimane che passeranno prima del nostro prossimo incontro cosa ne dici di esercitarti tutti i giorni a trasformare le tue disposizioni. Sei disposta a farlo?
Roberta: Sì, lo farò.

Michele: Ogni volta che devi dare una disposizione o una direttiva a un tuo collaboratore … preparati.
Prenditi qualche minuto. Prima.
Sintetizza il tuo intervento, anche se breve, in punti chiave.
Scrivi cosa devi dire.
Cerca di formulare frasi brevi. Una frase eccessivamente lunga può ostacolare la comprensione e può far sì che il tuo messaggio perda incisività.
Qual è il messaggio che vuoi far passare.
Chiediti:
“Qual è il punto?”
“Che cosa deve passare assolutamente?’”
“Che cosa posso evitare?”
… … …
( e continuo la spiegazione di questo piano d’azione per raggiungere l’obiettivo di formulare direttive chiare e dirette)
Roberta: OK, lo farò, mi piace l’idea.

Michele: Tieni un diario e tutte le volte che qualcuno t’interromperà, annota i concetti che stavi esprimendo. Porta le tue annotazioni al prossimo incontro in modo da verificarlo insieme.
Roberta: Ok.

Michele: C’è qualcosa che può ostacolarti?
Roberta: No, non vedo problemi. E poi è qualcosa che va fatto. Ne va della mia leadership!

Michele: Ottimo! Che cosa hai imparato e cosa farai prima del nostro prossimo incontro?
Roberta: Ho imparato che posso acquisire la capacità di esporre i miei pensieri in modo più succinto e diretto. Come ho detto, mi eserciterò durante le prossime due settimane e annoterò tutto su un diario.

Michele: Bene! Credo che questo ti consentirà di comunicare meglio col tuo team. La prossima volta che ci vediamo, il 15 marzo alle 10, mi aggiorni sui tuoi progressi.
Roberta: Ok, grazie 1000! Se mi vengono dubbi, ti aggiorno (in modo sintetico, lo so) via email.
Ciao Michele.

Forse hai bisogno di maggiori informazioni?
Hai sentito “parlare di coaching” ma non hai mai davvero fatto il primo passo?
Lascia che ti spieghi come lavoro ogni giorno,
scopri il mio percorso di benvenuto facendo click qui.

Cosa rispondono i leader quando non conoscono la risposta

cosa rispondere

“È facile fare domande difficili.
Difficile è dare risposte facili.”

Alessandro Morandotti

Tutto stava andando bene.

Poi, proprio mentre tutti stanno chiudendo il laptop, qualcuno chiede:
“Quindi… cosa pensi di fare adesso?”

La stanza si ferma.
Gli sguardi tornano su di te.

Apri bocca.

E tutto quello che esce è un farfugliante, tremolante:
“Non lo so.”

Dire spesso “non lo so” ti costa credibilità e influenza

Come scrivo nel mio libro “Prima volta Leader“,
dire di non conoscere una risposta non è una tragedia.

Non è un errore.
E nemmeno un segno di incompetenza.

Anzi, a volte è una dimostrazione di forza.

Ma usarlo come risposta automatica, ripetuta,
ti costa credibilità.

Se vuoi essere preso sul serio come leader,
questa è una frase da ridimensionare
e sostituire con risposte più mature.
Autorevoli.

Quando il “non lo so” ti taglia fuori

Molti professionisti — competenti, preparati, esperti
di fronte a una domanda inattesa
non riescono ad andare oltre:

  • spalle alzate
  • testa che oscilla
  • un arrendevole “non lo so”

Una risposta che starebbe meglio
in bocca a un apprendista alle prime armi.

Risultato?

Fuori, in un attimo,
dalla lista degli “esperti affidabili”.

L’altra trappola: parlare senza sapere

Esiste anche l’estremo opposto.

Quando un capo, un cliente o un collaboratore
ti chiede un parere fuori dal tuo ambito,
la tentazione è forte:

  • parlare comunque
  • improvvisare
  • riempire il silenzio

Per piacere.
Per sembrare veloce.
Apparire smart.

Peccato che risposte imprecise, errate o incomplete
erodano la tua reputazione
molto più di un silenzio gestito bene.

“Non lo so” non è una risposta da leader

Quando non sappiamo cosa fare,
spesso rinunciamo del tutto.

Ma sul lavoro vale una regola semplice:
insegniamo agli altri come trattarci.

Ogni “non lo so” detto senza costrutto
spinge le persone ad andare da qualcun altro.

Se questo è il tuo obiettivo, va bene.

Altrimenti, serve prepararsi.

Cosa dire al posto di “non lo so”

Non frasi da imparare a memoria.

Ma strutture da adattare alla situazione
e alla tua personalità:

“Al momento non ho informazioni sufficienti per rispondere alla tua domanda.”

“Buona domanda. Lo scoprirò.”

“Sulla base di quello che conosco oggi, penso che …”

“Non ho ancora a portata di mano tutti i dati, li sto recuperando …”

“Al momento la mia migliore stima/previsione è la seguente …”

“Non posso rispondere che, in parte, ma vorrei considerare ulteriormente …”

“Permettetemi di essere sicuro di capire quali informazioni state cercando … ”

“Ci sono diverse possibilità, ho bisogno di altri/maggiori informazioni/dati … ”

“Non ho abbastanza famigliarità con XYZ e non mi piace tentare di indovinare. Lasciatemi approfondire …

Perché funzionano

Queste risposte ti permettono di:

  • prendere tempo senza perdere autorevolezza
  • impostare una linea temporale chiara
  • dimostrare iniziativa e metodo
  • spostare l’attenzione su ciò che sai, non su ciò che manca
  • ascoltare meglio una richiesta spesso confusa

Paradossalmente,
posticipare una risposta aumenta la credibilità
se lo fai con struttura.

Conta cosa dici. Ma anche come lo dici.
Guarda negli occhi.

Postura stabile.
Tono fermo.

Ogni risposta è un’occasione

Per costruire — o erodere — la tua presenza da leader.

Se vuoi essere percepito come affidabile, autorevole,
“aggiorna” il tuo vocabolario.

Meno “non lo so” automatici.

Più risposte consapevoli,
pertinenti,
influenti.

È così che si cresce.
Ed è così che si viene ascoltati.

Con il mio percorso di coaching mirato:
Sviluppare assertività senza perdere empatia trovi il tuo equilibrio tra fermezza e sensibilità, per farti ascoltare davvero.

12 cose da fare ogni giorno per essere ancora più leader del tuo team – 2

Leggi anche la parte 1.

6. Connettersi, comunicare, facilitare

Guidare le persone richiede fiducia e comprensione.
Positività, empatia, compassione e umiltà.

Costruire una vera e propria connessione personale con il tuo team è fondamentale per sviluppare la fiducia necessaria per costruire una forte leadership.

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Non concentrarti solo sulle “procedure e la giusta direzione aziendale”,
vai oltre le fredde normative e i rigidi sistemi.

Non basta comunicare … devi facilitare!

Elimina rapidamente eventuali incomprensioni.
Dai ai tuoi dipendenti tutta la tua attenzione,
mantieni una mente aperta e …
il contatto con gli occhi mentre parli (non sul monitor per inviare la prossima mail)

È importante essere genuini, sinceri,
Schietti.
È la differenza (enorme) tra dare-informazioni rispetto a potenziare-le-persone.

7. Incoraggiare la creatività

Se desideri far crescere il tuo personale,
devi essere capace di lanciare nuove sfide alla tua squadra,
evitando che noia e compiacenza prendano il sopravvento.

È necessario dare al tuo team la libertà di riflettere ed esplorare.

Ogni tuo collaboratore deve sapere che hai fiducia nel suo potenziale,
sei aperto alle sue idee,
sei pronto a considerarle ed (eventualmente) a svilupparle.

L’opportunità di presentare le proprie idee,
porta maggiore impegno,
migliora la capacità di problem solving e
incrementa la produttività.

 


 

Premiando e riconoscendo la creatività,
(non solo le attività “che richiedono poco cervello”),
aiuti il tuo personale a sviluppare il loro pieno potenziale.

8. Chiedere un feedback

I tuoi collaboratori non sono gli unici che possono beneficiare di un feedback onesto, mirato e costruttivo.

Confrontarsi con il partner,
un caro amico/a o un collega fidato,
porta un valore inestimabile e nuove prospettive sul tuo approccio e stile di leadership.

Anche il supporto di un coach professionista, non giudicante, ti aiuta a sviluppare il tuo approccio e potenziare la tua leadership. Anche poche sessioni di coaching possono essere più motivanti e produttive di un libro, un video tutorial o un workshop (pur validi che siano!).

9. Ammettere quando si sbaglia o non si conosce la risposta

A nessuno piace ammettere un errore,
uno sbaglio, una pecca (soprattutto quando sei il capo).

Vogliamo essere sempre nel giusto,
far finta che è stato solo un malinteso
o un errore compiuto da qualcun altro.

Per molti, la leadership è nascondere eventuali limiti, errori e punti deboli.

Essere ancora più leader significa dire “Mi dispiace”, scusarsi (quando necessario) e ammettere quando non si ha la soluzione a un problema, rivela il proprio lato umano e fallibile,
aiuta a ottenere il rispetto dei collaboratori,
aiuta ad essere un leader migliore e più efficace.
essere ancora più leader del tuo team.

Quando si ammette un errore,
i tuoi collaboratori si sentiranno al sicuro di ammettere (a loro volta) i loro errori,
invece di cominciare con i “balletti dei giochi di colpa” che disperdono un sacco di energia.

 
More: scopri il servizio di coaching ideale per potenziare la tua team leadership
 

10. Non tollerare errori di negligenza, superficialità

Puoi accettare gli sbagli da parte dei tuoi collaboratori,
ma t’invito a rispettare tolleranza-zero,
massima attenzione e tempestività
per gli errori dettati da incompetenza, superficialità o negligenza.

Se non intervieni prontamente,
ne risentirà la performance di tutto il tuo team,
dai un`immagine di leadership debole,
demotivi i collaboratori competenti e rendi difficile il raggiungimento degli obiettivi.

11. Essere prodighi di riconoscimenti

“Una parola di apprezzamento può spesso
ottenere ciò che nient’altro avrebbe potuto ottenere.”

B.C. Forbes

Le persone sono inondate da troppi compiti,
eccessive incombenze in un lasso di tempo che ogni giorno diventa sempre più risicato.

La tecnologia e la pressione dei risultati possono essere schiaccianti,
quindi è importante segnalare,
riconoscere e celebrare le “vittorie”,
non importa quanto piccole.

Molti impiegati (soprattutto quelli più giovani) hanno bisogno di costante incoraggiamento.
Se devi criticare, pensa seriamente l’impatto che le tue parole possono avere e cerca di essere il più costruttivo possibile.

12. Parlare meno e ascoltare di più per essere ancora più leader del tuo team

Non mi stancherò mai di ripeterlo …
saper ascoltare è il segreto per avere una comunicazione davvero efficace con il tuo team.

Ogni tuo singolo collaboratore desidera essere ascoltato con attenzione, vuole sentire la tua partecipazione e la tua empatia.

Ascolta le loro perplessità, i loro dubbi, senti cosa vorrebbero cambiare e puoi agisci di conseguenza.
Se sai ascoltare i tuoi collaboratori vuol dire che sei una persona sicura di te, non ritieni di aver la soluzione per tutto e per tutti e non hai paura del confronto.

Un vero leader!

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Se hai sentito “parlare di coaching” ma non hai mai davvero fatto il primo passo,
lascia che ti spieghi cos’è (per me) il coaching e come lavoro ogni giorno,
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