9 linguaggi del corpo che ti rendono all’istante più sicuro di te

più sicuro

Alcuni giorni…
proprio non va.

Ci sentiamo ansiosi, sopraffatti,
“non abbastanza”.

Sai di cosa sto parlando.

Il punto è questo:
non c’è tempo per recriminare o rassegnarsi.

Bisogna ripartire subito. E farlo bene.

Serve sembrare più sicuri.
Subito.

Il lavoro lo richiede.
Il ruolo lo reclama.
A volte lo pretende.

Di cosa hai bisogno?
Un po’ di autocontrollo e un pizzico di strategia.

Usa questi spunti per

  • una pronta reazione
  • una presa di posizione
  • una dimostrazione di carattere

che ti permetta di apparire più sicuro e superare il momento di empasse.

Il corpo parla prima di te

La comunicazione non verbale è spesso trascurata.
Eppure ha un impatto enorme.

Anche quando non parliamo,
stiamo comunicando.

Gesti, posture, atteggiamenti dicono molto di noi:
personalità, intenzioni, giudizi.

Prima ancora che tu dica una parola,
il tuo corpo parla per te.

Vuoi padroneggiare il linguaggio della sicurezza?

Ecco 9 segnali del corpo che le persone di successo usano spesso
(e che trovi anche nel mio libro “Autorevolezza” – NUOVA edizione aggiornata 2025),
se vuoi apparire una persona sicura e piacevole.

1. Stai dritto

Vuoi apparire più sicuro?
Raddrizzati. Subito.

Piedi all’altezza dei fianchi.
“Stirati” verso l’alto, come se una cordicella ti tirasse su.

Mantieni la sensazione di altezza,
ma rilassa le spalle, portandole leggermente indietro.

Scapole indietro.
Petto aperto.
Mento leggermente sollevato.

Cammina così.

Evita di inclinare la testa.
Evita di appoggiarti a pareti, porte o scrivanie:
trasmette passività e insicurezza.

Le ore al computer incurvano le spalle.

Tienile dritte,
ma rilassate,
anche quando sei seduto.

2. “Espanditi”

“In tutte le specie animali,
la postura espansiva che occupa più spazio
è associata a potere e dominio.”

Amy Cuddy

In una sua ricerca,
dopo appena due minuti in una posizione dominante,
la Cuddy ha osservato un aumento del testosterone
e una diminuzione del cortisolo.

Prima di un meeting, un colloquio, una riunione:
prenditi due minuti.

Gambe divaricate.
Braccia tese sopra la testa, fin dove arrivi.

Fallo in un luogo riservato (la toilette va benissimo).

La sensazione di potenza che ne deriva
ti sorprenderà.

3. Cura la posizione dei piedi

I piedi dicono molto di te.

Non è una scienza esatta,
ma piedi vicini o incrociati trasmettono insicurezza.

Una base più ampia comunica stabilità.

Tieni i piedi leggermente più larghi dei fianchi.
Piccolo cambiamento.
Grande differenza.

4. Rallenta

Ansia e disagio accelerano tutto:
parole, gesti, passi.

Fai l’opposto.
Rallenta.

Passi regolari.
Cadenzati.
Niente fretta.

Mantieni il corpo allineato.
Alza il mento.
Guarda dritto davanti a te.

Questo ritmo ordinato ti farà apparire subito più sicuro e fiducioso.

5. Mantieni il contatto visivo

Molti distolgono lo sguardo subito.
Tu no.

Guarda le persone negli occhi.
Se reggono lo sguardo, sorridi.

Prenditi il tuo tempo.
Trasmette fiducia e apertura.

Se il contatto visivo ti mette in difficoltà,
fissa il punto tra le sopracciglia.
Nessuno se ne accorgerà.

Ricorda:
guarda… e sorridi.

Uno sguardo impassibile può risultare inquietante.

6. Stretta di mano: ferma, non aggressiva

La stretta di mano conta.

Una mano molliccia ti fa perdere punti all’istante.

Se l’altro ha la “mano a pesce morto”,
non stritolare.

Guarda negli occhi mentre stringi la mano.
Abbastanza a lungo da ricordarne il colore.

Non fissare.
Sorridi.

Trasmette presenza.
E sicurezza.

7. Orienta il corpo verso l’altro

La posizione del corpo influenza profondamente la percezione.

Apri la postura.
Non chiudere il petto con le braccia.
Non piegarti.

“Punta” il corpo verso il tuo interlocutore per essere più sicuro.

Angolazioni laterali possono segnalare fuga,
insicurezza, distanza.

È un cambiamento sottile,
ma fa una grande differenza.

8. Mostra il tuo lato piacevole

Il sorriso è uno dei segnali non verbali più potenti.

Spegne l’espressione tesa, nervosa, crucciata.
Invita all’interazione.

Non significa sorridere sempre.
Né fare il piacione.
Né sfoggiare sorrisi finti.

Assicurati che il tuo viso a riposo sia rilassato.

Un accenno di sorriso autentico..
basta.

Autorevolezza non è volume,
ma equilibrio tra voce, corpo e intenzione.

Il percorso “Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive” ti aiuta a esprimerti con sicurezza e carisma.

9. “Trattieni” il sorriso

Le persone sicure sorridono perché stanno bene.
E non hanno paura di mostrarlo.

Regala sorrisi sinceri.

Occhi, bocca e viso devono partecipare.

Guarda l’altra persona negli occhi.
Nota il colore.
Poi sorridi.

Attendi.

E trattieni il tuo sorriso due secondi in più.

Succede qualcosa.
Un micro-legame.
Una sensazione di familiarità.

Le persone se ne ricordano.

Sorridere, quando è autentico,
dice:

  • “Che bello conoscerti.”

E anche:

  • “Sì, sono sicuro di me.”

In finale per essere più sicuro

Nei giorni in cui la sicurezza vacilla,
non serve diventare qualcun altro.

Basta riallineare il corpo per ritrovare la mente.

Perché spesso,
la sicurezza… inizia da come stai in piedi.

Comunicazione al lavoro: 12 abitudini che ti rendono noioso e irritante (da evitare)

comunicazione al lavoro

Iniziamo una conversazione con le migliori intenzioni.

Poi basta poco: una parola di troppo, un’interruzione, un tono sbagliato, un gesto che infastidisce.

La tensione sale.

E una conversazione che poteva essere utile diventa improvvisamente una battaglia.

Ammettiamolo: non sempre siamo buoni comunicatori quanto pensiamo.

Possiamo avere competenza, esperienza e ottime intenzioni, ma alcune abitudini rendono la nostra comunicazione al lavoro pesante, irritante o poco efficace.

Ecco 12 comportamenti nella conversazione cui vale la pena prestare attenzione.

1. Parlare troppo

Spiegare tutto.
Ripetere.
Aggiungere dettagli non necessari.

Passare da un argomento all’altro senza arrivare mai al punto.
Parlare tanto non significa comunicare meglio.

A volte significa semplicemente costringere l’altra persona a cercare il messaggio dentro una montagna di parole.

Chiediti:

“Quello che sto aggiungendo serve davvero?”

Se la risposta è no, fermati.

La sintesi non impoverisce il messaggio.
Spesso gli dà più forza.

2. Guardare il cellulare mentre qualcuno ti parla

Dire “Parla pure, ti ascolto” mentre controlli mail e notifiche non funziona.

Forse senti ciò che viene detto.

Ma difficilmente stai prestando piena attenzione.

Se la conversazione conta, metti via il telefono per qualche minuto.

È un gesto semplice nella comunicazione al lavoro che comunica rispetto.

3. Interrompere e finire le frasi degli altri

Hai già capito dove vuole arrivare?

Forse.

Ma lascia che sia l’altra persona a dirlo.

Interrompere continuamente comunica impazienza e aumenta il rischio di rispondere a qualcosa che l’altro non aveva ancora finito di spiegare.

Non completare le frasi.
Non parlare sopra.
Aspetta qualche secondo in più.

4. Parlare sempre e solo di te

Qualunque argomento diventa un’occasione per raccontare la tua esperienza.

“È successo anche a me…”
“Io invece…”
“Quando lavoravo in…”

Non c’è niente di sbagliato nel parlare di sé.

Il problema nasce quando ogni conversazione finisce inevitabilmente per tornare su di te.

Fai domande.
Lascia spazio.

Interessati anche alla storia dell’altro.

5. Fare continuamente il “professore”

“Quello che devi capire è…”
“Devi fare così…”
“Se fossi in te…”

Dispensare continuamente spiegazioni e consigli può diventare irritante, soprattutto quando nessuno li ha chiesti.

Non devi dimostrare in ogni conversazione quanto sei competente.

Puoi essere molto competente e continuare ad avere qualcosa da imparare da chi hai davanti.

Approfondisci con il post dei consigli non richiesti.

6. Voler controllare la conversazione

Nella comunicazione al lavoro fare domande non significa interrogare.

Se ogni domanda serve soltanto a portare l’altra persona verso la risposta che hai già deciso, non stai davvero aprendo un dialogo.

Stai guidando la conversazione verso la tua conclusione.

Chiedi.

Poi lascia spazio alla risposta.

Una conversazione non è efficace soltanto quando termina esattamente dove vuoi tu.

7. Non dire niente

Esiste anche l’eccesso opposto.

Silenzio assoluto.
Risposte monosillabiche.
Nessuna reazione.

Una conversazione richiede partecipazione.

Se il confronto diventa troppo acceso, puoi chiedere una pausa e riprenderlo quando siete più tranquilli.

Ma attenzione a non utilizzare il silenzio per evitare sistematicamente le conversazioni difficili.

Rimandare può essere utile.
Fuggire, molto meno.

8. Comunicare ostilità anche senza parole

Il modo in cui ascolti conta.

Uno sguardo continuamente rivolto altrove, sospiri, espressioni infastidite, tono secco o distanza eccessiva possono contraddire ciò che stai dicendo.

Puoi pronunciare parole corrette e contemporaneamente trasmettere:

“Non ho voglia di ascoltarti.”

Parole e comportamento devono raccontare possibilmente la stessa storia.

Non serve controllare ogni gesto.

Nella comunicazione al lavoro serve diventare più consapevoli dell’effetto che produci.


Vuoi potenziare la tua assertività?

Trovi spunti interessanti nei miei libri:

“Autorevolezza” , ora nella NUOVA edizione aggiornata, è perfetto se vuoi rafforzare la tua presenza autorevole.

“Prima volta Leader” è pensato se hai assunto da poco un ruolo di leader.

9. Trasformare le opinioni in sentenze

“È così.”
“Non funzionerà.”
“Questo è sbagliato.”
“Dobbiamo fare così.”

A volte hai dati sufficienti per essere molto deciso.

Altre volte stai semplicemente esprimendo un’opinione come se fosse un fatto.

Prova a distinguere:

“Io la vedo così…”

“Sulla base di questi elementi, penso che…”

Non diminuisce la tua autorevolezza.

Rende più chiaro dove finisce il fatto e dove comincia la tua valutazione.

10. Mostrare indifferenza

Una persona ti sta parlando e tu sembri altrove.

Risposte automatiche.
Nessuna domanda.
Scarso interesse.

È difficile costruire una conversazione utile se l’altra persona percepisce che ciò che sta dicendo non ti interessa minimamente.

Non devi essere entusiasta di ogni argomento.

Ma se hai deciso di partecipare alla conversazione, partecipa davvero.

11. Usare sarcasmo e ironia per colpire

Una battuta può alleggerire una situazione.

Può anche umiliare.

Il problema del sarcasmo è che permette facilmente di ferire e poi ritirarsi dietro:

“Stavo scherzando.”

Se non sei d’accordo, dillo.
Se qualcosa ti irrita, affrontalo.

Non utilizzare una battuta per dire ciò che non hai il coraggio di dire apertamente.

L’ironia può alleggerire una conversazione.
Il sarcasmo usato per colpire la avvelena.


Essere ascoltati non dipende solo da cosa dici, ma da come lo dici.

Scopri il percorso di coaching mirato “Voce, attitudine, presenza: comunica autorevolezza da Executive” e rafforza la tua leadership comunicativa.

12. Dimenticare di dire “grazie”

Un grazie non risolve una cattiva comunicazione.

Ma riconoscere il tempo, l’aiuto o il contributo di qualcuno è una piccola abitudine che migliora molto la qualità delle relazioni.

“Grazie per avermelo fatto notare.”
“Grazie per il tempo che mi hai dedicato.”
“Grazie per esserti occupato della questione.”

Non serve trasformarlo in una tecnica.

Deve essere sincero.

La gratitudine funziona proprio perché non dovrebbe essere data per scontata.

Migliorare la comunicazione parte dalle piccole abitudini

Probabilmente ti riconosci in qualcuno di questi comportamenti.

Anch’io.

Il punto non è diventare comunicatori perfetti.

È accorgersi di quelle piccole abitudini che, ripetute ogni giorno, finiscono per rendere più difficili conversazioni che potrebbero essere molto più semplici.

Puoi cominciare da una domanda:

Quale di questi 12 comportamenti utilizzo più spesso senza rendermene conto?

Poi scegline uno.

E comincia da lì.

 

8 cose che dovresti eliminare se vuoi essere più produttivo al lavoro

produttivo al lavoro
La chiave non è lavorare tanto.

È lavorare bene sulle cose che contano davvero.

Essere occupati e essere produttivi non sono la stessa cosa.

Puoi correre tutto il giorno, rispondere a decine di mail, saltare da una riunione all’altra e arrivare a sera esausto.

Ma quanto hai realmente concluso?

La produttività non si misura da quanto sei stato occupato.
Si misura da ciò che hai portato a termine.

Il tempo e l’energia sono risorse limitate.

Per utilizzarle meglio, a volte non serve aggiungere qualcosa.

Serve eliminarlo.

Ecco 8 cose che vale la pena ridurre se vuoi essere più produttivo al lavoro.

1. Elimina l’affanno di voler fare tutto

Essere sempre in movimento può dare una piacevole sensazione di efficienza.

Mail.
Telefonate.
Riunioni.
Progetti.
Richieste.
Problemi.

Tutto contemporaneamente.

Ma fare tutto non significa fare bene tutto.

Quando disperdi continuamente attenzione ed energia, rischi di arrivare a sera con molte attività iniziate e poche veramente concluse.

Chiediti:

  • cosa è realmente importante?
  • cosa produce un risultato?
  • cosa posso rimandare?
  • cosa posso eliminare?

Concentrarsi su meno cose può permetterti di farle molto meglio.

2. Smetti di considerare le ore lavorate una misura del tuo valore

Lavorare fino a tardi può essere necessario.

Ogni tanto.

Il problema nasce quando diventa una modalità abituale o addirittura un distintivo professionale.

“Sono ancora in ufficio alle 21.”
“Questo weekend ho lavorato tutto il tempo.”

Non dimostra automaticamente essere produttivo al lavoro.

Può anche significare che hai troppo lavoro, che stai organizzando male le priorità o che non riesci più a staccare.

Più ore non significano automaticamente più risultati.

Conta soprattutto come utilizzi l’energia nelle ore in cui lavori.

3. Smetti di fare tutto da solo

“Faccio prima io.”

Quante volte lo pensi?

A volte è persino vero.

Ma se diventa la risposta abituale, prima o poi sarai tu il limite della tua produttività.

Chiedere aiuto, delegare o rivolgersi a qualcuno più competente non è un segnale di debolezza.

È un modo per utilizzare meglio il tuo tempo.

Essere autonomi non significa dover fare tutto da soli.

4. Elimina le giornate senza pause

Una pausa non è necessariamente tempo perso.

Può essere il momento in cui recuperi lucidità.

Quando continui a spingere nonostante stanchezza e calo di concentrazione, rischi di impiegare mezz’ora per qualcosa che, con la testa più fresca, avresti risolto in dieci minuti.

Alzati.
Fai due passi.
Mangia qualcosa.
Stacca per qualche minuto.

Riprendere fiato può essere parte del lavoro, non una fuga dal lavoro.

5. Smetti di dire sempre SI

Ogni SI occupa tempo.

Un nuovo compito.
Una riunione.
Una richiesta.
Un favore.
Un’attività aggiuntiva.

Se accetti tutto, prima o poi dovrai pagare il conto.

E spesso lo pagano proprio le attività più importanti.

Non puoi dire NO a tutto.

E certamente non puoi rifiutare arbitrariamente ciò che rientra nelle tue responsabilità.

Ma puoi imparare a distinguere tra:

  • ciò che è davvero prioritario;
  • ciò che può aspettare;
  • ciò che può essere delegato;
  • quello che non è necessario.

Dire NO a qualcosa significa spesso proteggere il SI che hai già dato a qualcosa di più importante.

6. Abbandona il perfezionismo eccessivo

Fare un buon lavoro è importante.

Controllare ossessivamente ogni dettaglio molto meno.

Il perfezionismo può portarti a rivedere ancora una volta una mail già chiara, rimandare una decisione aspettando condizioni ideali o investire enormi energie in dettagli che cambiano pochissimo il risultato.

Chiediti:

  • “Questo miglioramento aggiunge davvero valore?”

Se la risposta è no, forse è il momento di chiudere il lavoro e passare oltre.

La qualità è importante.
La perfezione, spesso, ha un costo sproporzionato rispetto al beneficio.


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“Prima volta Leader” è pensato se hai assunto da poco un ruolo di leader.

7. Smetti di sacrificare continuamente pause e bisogni personali

Saltare sistematicamente il pranzo, ignorare la stanchezza o rimandare continuamente una pausa per “finire ancora questa cosa” può sembrare produttivo al lavoro.

Ma lavorare prosciugato difficilmente migliora la qualità delle tue decisioni.

Non serve trasformare la giornata lavorativa in un programma di benessere.

Serve semplicemente accettare che anche la tua energia ha un limite.

Mangiare, muoversi, respirare, fermarsi qualche minuto non sono ostacoli alla produttività.

Permettono di sostenerla nel tempo.

8. Smetti di controllare continuamente mail e notifiche

Una mail.
Poi una notifica.
Poi un messaggio.
Di nuovo la posta.

Ogni interruzione sembra piccola, ma ti costringe continuamente a spostare l’attenzione.

E ogni volta devi tornare mentalmente a ciò che stavi facendo.

Se il tuo lavoro lo permette, prova a creare momenti dedicati alla posta e alle comunicazioni invece di reagire immediatamente a ogni segnale.

Personalmente preferisco controllare la mail in momenti abbastanza definiti della giornata.

Non perché ogni messaggio possa aspettare sempre.

Ma perché non tutto ciò che arriva subito richiede una risposta immediata.


Essere assertivi non significa essere duri.

Nel percorso Sviluppare assertività senza perdere empatia trovi il tuo equilibrio tra fermezza e sensibilità, per farti ascoltare davvero.

→ Scopri il percorso.

Essere produttivi non significa spremersi di più

A volte pensiamo che per ottenere di più dobbiamo semplicemente aumentare lo sforzo.

Più ore.
Più attività.
Più velocità.

Ma la produttività dipende anche dalla capacità di scegliere.

Cosa fare.
Cosa non fare.
Cosa rimandare.
Cosa delegare.
Cosa merita davvero la tua energia.

Essere produttivo al lavoro non significa riempire ogni minuto.
Significa utilizzare bene quelli che hai.