Paura delle critiche? 9 spunti per superarla

paura delle critiche
Hai paura delle critiche?

Come reagisci quando qualcuno — un collega, il capo, un cliente — critica il lavoro che hai appena presentato?

Chiedi scusa?
Chiedi spiegazioni?
Oppure te ne vai sbattendo la porta?

Ti infastidisce essere criticato…
anche quando sai di aver commesso un errore?

Chiariamo subito una cosa

Possiamo chiamarla in tanti modi:

  • rimprovero
  • critica
  • valutazione
  • feedback

Possiamo addolcirla con aggettivi come:

  • positivo
  • motivazionale
  • costruttivo

Anche riceverla con grande educazione.

Ma una cosa resta:

ricevere una critica non è mai piacevole.

Le critiche entrano in conflitto con un bisogno molto umano:

sentirci accettati e approvati.

Per questo è difficile non prenderla sul personale.

È normale avere paura delle critiche

Dopotutto, chi ama sentirsi dire cose negative su se stesso?

Spesso ci irritiamo anche per un altro motivo.

Quando lavoriamo bene…
tutto tace.

È dato per scontato.

Quando invece sbagliamo, l’errore viene subito evidenziato.

La reazione più istintiva?

  • mettersi sulla difensiva
  • ribattere
  • giustificarsi
  • contrattaccare

Oppure iniziare a pensare:

“Non valgo molto.”
“Sono incapace.”
“Se fossi bravo non mi criticherebbero.”

La vera domanda però è un’altra:
come possiamo trasformare una critica in un momento di crescita?

Vediamo alcune strategie utili.

1. Accetta di non essere perfetto

Nessuno è perfetto.
È un fatto.

Nella vita si sbaglia.
E prima o poi arrivano anche le critiche.

Possono riguardare:

  • il tuo comportamento
  • la tua prestazione
  • il tuo stile di lavoro
  • il tuo modo di relazionarti con il team.

Succede a tutti.

Le persone che hanno fatto strada nella vita hanno una cosa in comune:
hanno imparato dai propri errori.

Cadere fa parte del percorso.
L’importante è rialzarsi velocemente.

2. Ascolta con attenzione

Mantieni la calma.
Non chiuderti a riccio sulla difensiva.

Lascia che le emozioni si calmino.

Reagire con rabbia, scappare o rispondere in modo sproporzionato è umano…
ma raramente è costruttivo.

Che la critica sia fondata o meno, in quel momento prova a restare aperto all’ascolto.

Le critiche spesso contengono:

  • suggerimenti utili
  • spunti di miglioramento.

Se rimani calmo, la conversazione diventa più produttiva.

E i problemi si risolvono più facilmente.

3. Non prenderla sul personale

Questo è uno dei passaggi più difficili.

Prova a fare un piccolo esercizio mentale.
Immagina che la critica sia rivolta a qualcun altro.

Un manager.
Un responsabile di team.
Uno store manager…

che guarda caso ha il tuo stesso nome
e fa esattamente il tuo lavoro.

Quando crei questa distanza mentale, il tuo atteggiamento difensivo si riduce.

Perché non la stai vivendo come un attacco personale.

4. Chiudi la questione con eleganza

A volte la soluzione è più semplice di quanto pensi.

Ascolta.
Ringrazia.
Spiegati se necessario.

E poi chiudi la questione.

Evita di:

  • giustificarti all’infinito
  • tornare continuamente sull’argomento.

Più ribatti alla critica, più la rafforzi.

E una regola importante:

mai difendersi criticando chi ti critica.

5. Analizza ciò che hai sentito

Dopo il confronto, prenditi un momento per riflettere.

Non sentirti vittima o paralizzato.

Chiediti invece:

  • “Cosa è successo davvero?”
  • “Ho lavorato abbastanza su questo progetto?”
  • “Mi rimproverano una mancanza di precisione?”
  • “Determinazione?”
  • “Incisività?”

6. Accetta che gli altri possano vedere cose che tu non vedi

Chi ti critica vuole davvero denigrarti?

Oppure sta cercando di prevenire un problema?

Magari sta cercando di farti notare qualcosa che tu non avevi visto?

Per questo è utile fare domande precise:

  • “Quale aspetto del mio atteggiamento ti crea problemi?”
  • “Quale parte del lavoro non ti è piaciuta?”
  • “Cosa dovrei migliorare nel mio approccio?”

Domande mirate spingono l’altra persona a essere più concreta.

E a non sparare critiche generiche.

7. Chiarisci il tuo disappunto (se necessario)

Se una critica ti ha fatto arrabbiare, non accumulare malumori.

Parlane con la persona interessata.

Spiega cosa ti ha infastidito e prova a trovare una soluzione insieme.

Spesso un confronto diretto rafforza il rapporto invece di rovinarlo.

8. Cerca una soluzione

Ti hanno rimproverato per qualcosa?

Dimostra che sei disposto a migliorare.

Non per paura delle critiche.
Ma per crescere.

Chiediti:
“Cosa posso imparare da questa situazione?”

Dare feedback nei momenti delicati non è semplice: basta una parola sbagliata per creare tensione.

Scopri il percorso di coaching miratoDare feedback costruttivi in situazioni critiche”.

9. E se la critica non è fondata?

Succede anche questo.

Se la critica è fatta solo per ferirti o provocarti:
non perdere tempo.

Metti le cose in chiaro oppure ignorala.

Ti lascio con una riflessione di Elbert Hubbard:

Il modo più semplice per evitare le critiche è questo:
“Se vuoi evitare le critiche, non fare niente,
non dire niente,
non essere niente.”

Le critiche fanno male.

Ma spesso contengono anche informazioni preziose.

Chi cresce davvero non è chi evita le critiche.

È chi impara a usarle per diventare migliore.

Come affermare se stessi in 13 passi – 3

come affermare se stessi

Leggi la parte 2. di come affermare se stessi.

10. Utilizzare “Io” anziché “tu”

Quando si effettua una richiesta, esprimi disapprovazione o chiedi a qualcuno di smettere di fare qualcosa che ti infastidisce,
cerca di formulare la frase in modo tale che il messaggio si riferisca a te e ai tuoi sentimenti.

Se vuoi imparare come affermare se stessi, non ferire mai la dignità di nessuno,
non attaccare l’altra persona,
esprimiti sempre con calma,
e nel rispetto di chi hai davanti e del lavoro che svolge.

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Per esempio, se un tuo amico esagera nel prenderti in giro potresti dire qualcosa del tipo:
“Quando scherzi sui miei difetti, mi ferisci e mi rendi insicuro. Vorrei che la smettessi.”

Oppure …

“Perché in ufficio devi mantenere il condizionatore sempre acceso?
Quante volte ti ho detto che mi dà fastidio?”

molto meglio …
“Propongo di definire degli orari di accensione del condizionatore,
in modo da mantenere una temperatura piacevole per tutti!”

Ecco altri esempi dove si utilizza “Io” anziché il “Tu”.

“Sono esausto oggi. Capisco che vuoi queste cose fatte, ma non ho intenzione di lavorarci sopra fino a domani mattina.”

“Mi sento frustrato quando mi fai sentire in colpa per uscire con i miei amici.”

“Mi sento in imbarazzo quando mi provochi davanti alle persone”.

“Preferirei che tu mi dessi un preavviso di almeno tre settimane prima di chiedermi di lavorare il fine settimana.”

“Abbiamo perso il treno. Contavo molto sulla tua puntualità. Vediamo quando parte il prossimo treno.”

“Capisco il tuo punto di vista, ma io ho un’altra idea.”

 


 

11. Utilizzare il linguaggio del corpo e il tono fiducioso

Se tendi a parlare tutto rannicchiato, a sussurrare e mormorare le tue opinioni o bisogni,
con le braccia conserte, sicuramente il tuo interlocutore non si sentirà a suo agio perché trasmetti un atteggiamento negativo,
difensivo o di chiusura.

Anche quando parli aiutati a esprimere i concetti usando le mani,
in modo che seguano il tuo discorso in ampi gesti di apertura.

Utilizza in modo appropriato anche il tono e il volume della tua voce,
evita un tono troppo basso, il tuo interlocutore tenderà a credere che tu stia nascondendo la tua insicurezza ma anche un tono di voce troppo alto,
rischierai di intimidire o irritare chi ti ascolta.

12. Non c’è bisogno di giustificare o spiegare la tua opinione o scelta

Soprattutto quando nessuno te l’ha chiesta.

È il tuo bisogno di piacere che ti spinge ad assicurarsi che tutto e tutti “siano d’accordo” con le tue scelte.

In pratica,
sentirti obbligato a dare una spiegazione o giustificazione per ogni tua opinione o scelta,
è come chiedere agli altri il permesso o come preferiscono che tu viva la tua vita.

13. Essere persistente

Soprattutto all’inizio sembrerà pauroso e innaturale.
È strano comunicare in questo modo nuovo e diverso.

Se l’altra persona reagisce male, se qualcuno è in disaccordo rispetto la tua scelta,
parere o richiesta, non arrabbiarti e non metterti sulla difensiva.

Mantieni il sangue freddo.
Rimani freddo,
calmo e non mollare.

Devi essere persistente.
Devi mantenere la tua posizione anche quando le persone ti invitano a rifiutare o ritrattare ciò che hai detto.

Ad esempio, se chiami il servizio clienti e non ti risolvono il problema,
anziché alzare le mani e dire: “Oh, non c’è niente che io possa fare al riguardo. Almeno ci ho provato“,
chiedere se è possibile parlare con il loro manager.

Come affermare se stessi? Attenzione alle trappole:

Essere assertivo sempre

Un errore comune in cui potresti cadere (insieme a molte persone sul cammino dell’assertività) è quello di cercare di farti valere per tutto il tempo.
Ci possono casi in cui essere assertivo,
non ti porterà da nessuna parte,
e prendere una posizione più grintosa o passiva diventa l’opzione migliore.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

Insistere troppo

Diffida dei suggerimenti che consigliano di chiedere la stessa cosa più e più volte fino a quando la persona cede.
Questo non è essere persistenti ma maleducati e stronzi.

Sentirsi offeso e frustrato

Non sentirti frustrato o arrabbiato se la tua famiglia,
amici e colleghi mettono in dubbio o addirittura cercano di contrastare il tuo nuovo approccio assertivo alla vita.
Questa risposta è del tutto normale.

Se sei stato un avversario facile per la maggior parte della tua vita,
le persone intorno a te, sono abituate e confortevoli alla tua accondiscendenza,
e probabilmente resisteranno ai tuoi sforzi sulla strada dell’assertiva.

Sentirsi in colpa

Alcune persone saranno deluse dal tuo nuovo approccio?
Probabilmente.

Potrebbero farti notare che sei diventato egoista o scortese.
Finché esprimi le tue esigenze in modo premuroso, non sei responsabile della loro reazione.
Non c’è bisogno di sentirsi in colpa.

Non scendere più a compromessi

Riconosci le situazioni in cui devi essere intransigente e quelle in cui puoi scendere a compromessi.
A volte chi ti chiede un favore potrebbe avere una reale emergenza,
altre invece potrebbe trattarsi semplicemente di cattiva organizzazione o di dare per scontato la tua disponibilità.

Ogni circostanza è a sé e solo tu puoi stabilire quando è il caso di puntare i piedi e quando di cedere.
Tieni conto dei sentimenti altrui.

Affermare se stessi non vuol dire diventare inflessibili

Diventare assertivo non significa diventare un vendicatore freddo e inflessibile,
che pensa solo a rivendicare i propri diritti.

Impara a distinguere ciò che è davvero importante e riconosci le situazioni in cui devi essere intransigente e quelle in cui puoi scendere a compromessi.

Personal coaching per apprendere come esprimere le tue opinioni e, soprattutto, come far rispettare la legittimità di un tuo parere, un compromesso o un rifiuto servirà, a prescindere dal risultato,
a fare di te una persona che sa come affermare se stessi,
con una maggiore percezione di controllo sulla vita.

Se sei un giovane leader (e vuoi imparare come affermare se stessi) scopri il coaching adatto per te!

Come affermare se stessi in 13 passi – 2

affermarsi

Leggi anche la parte 1.

5. Non aspettarti che la gente legga nella tua mente

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Non pretendere che siano gli altri a riconoscere i tuoi bisogni e desideri,
senza dover dire una parola.

La lettura del pensiero non è ancora possibile.

Se vuoi qualcosa, chiedilo.
Qualcosa ti dà fastidio? dillo.

Se qualcuno non si comporta bene ..spiegati

Mai dare per scontato che gli altri conoscano ogni tuo bisogno o necessità.
Mai dare per scontato che gli altri intuiscano,
intendano, percepiscano.
Non dare mai nulla per scontato.

Durante una sessione di personal coaching ho chiesto a un assicuratore, che lamentava il poco feeling professionale con il suo capo, se avesse mai espresso il suo disagio “No, certe cose non si devono nemmeno dire.
È evidente che non sono contento.
Basta guardarmi.
Ma com’è possibile che non si renda conto?
“.
Quando poi ho chiesto se il capo, a sua volta,
gli avesse mai chiesto un feedback sul loro rapporto,
la risposta è stata: “Si, me l’ha chiesto. Cosa ho risposto?
Tutto bene. Grazie.

6. Tu non sei responsabile di come gli altri si sentono o si comportano

Se solo immaginassi quanto stress e l’ansia ti lasceresti alle spalle una volta capito questo.
Evita di passare tempo in logorante attesa per capire se qualcuno è contento per la tua scelta o opinione,
se il tuo desiderio è in linea con la volontà degli altri.
 


 

Non devi assicurarti che gli altri siano felici,
anche se questo significa essere tu infelice.

Non è compito tuo controllare o preoccuparti del comportamento altrui.
Sei unicamente responsabile di come ti comporti e ti senti tu.

Questo non vuol dire essere uno stronzo/a e non prendere in considerazione i sentimenti o le situazioni altrui.
Significa solo smettere di essere eccessivamente premurosi,
non rivendicare alcuna richiesta o calpestare i propri valori per timore di turbare o offendere qualcuno.

Lascia agli altri la libertà di decidere di essere felici,
sconvolti o offesi.

Questa è la loro responsabilità, non la tua.
Tu hai la tua vita … e a quella devi pensare.

7. Dire di no è indispensabile per affermarsi

Le due parole più brevi e più antiche, e no,
sono quelle che richiedono maggior riflessione.

Pitagora

Affermarsi, dire “NO” non è facile e mai piacevole.
Ma dire “SI”, senza essere convinto è anche peggio.

Se eviti di dire “NO” per amicizia, timore o per mantenere pace e tranquillità,
rischi di perdere la fiducia e la stima delle persone,
dare un`immagine di una persona influenzabile e accondiscendente.

Se non metti dei paletti o dei limiti da rispettare,
le persone capiranno che possono facilmente metterti i piedi in testa e approfittare della tua disponibilità.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

E credimi, lo faranno ..

A lungo andare diventa frustrante,
castrante e perdi autostima e motivazione.

Nella tua “missione” per diventare più assertivo, il NO deve trasformarsi nel tuo migliore amico.

Inizia a dire NO più spesso.
In un primo momento, sarai molto ansioso,
ma alla fine si arriverà a sentirsi bene,
e in realtà molto liberatorio.

Comincia già da oggi, allenati a dire “NO”,
sarai sorpreso come le persone la prendono meglio di quanto tu creda!

8. Essere semplice e diretto

Quando stai affermando te stesso, meno è meglio.
Meno parole dirai, più semplice sarà.

Non c’è bisogno di spiegazioni elaborate o serpeggianti.
Cerca di evitare risposte ambigue o poco chiare.

Non ti perdere in chiacchiere dando mille spiegazioni del perché vuoi o non vuoi una determinata cosa.
Sii gentile, fermo e diretto.

9. Non scusarsi o sentirsi in colpa per aver espresso un bisogno, desiderio o diritto

Salvo che non stai chiedendo qualcosa di palesemente irragionevole,
non c’è motivo di sentirsi in colpa, provare vergogna,
chiedere scusa per aver espresso un bisogno, un desiderio o un diritto.

Affermarsi,
non ha nulla a che fare con l’essere educato o ferire i sentimenti dell’altra persona.

Basta semplicemente chiedere cortesemente e aspettare la risposta dell’altra persona.
Non sei responsabile dei problemi degli altri e (tantomeno) delle loro reazioni.

Leggi la parte 3.

Come affermare se stessi in 13 passi – 1

affermare se stessi

Sai esprimere i tuoi piaceri,
le tue emozioni o i tuoi interessi?

Hai un rapporto sereno e costruttivo con la critica?
Sai esprimere la divergenza anziché far finta di essere d’accordo solo per mantenere pace e tranquillità?

Chiedere “perché” o dire “NO” invece che accettare passivamente?
Chiedere agli altri di modificare i loro comportamenti quando sono fuori luogo o offensivi?
Difendere i propri diritti e confini piuttosto che lasciare che gli altri si approfittino di te?
Chiedere spiegazioni o di fare chiarezza anziché non dire niente e sentirti confuso per non aver capito?

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Quante domande.
Troppe.
Se non ti “senti toccato” da queste domande puoi anche evitare di continuare a leggere …
ma se le senti nello stomaco (forse) vale la pena continuare …

… e beccarsi un altro siluro
… un’altra verità.

Sei stato un avversario agevole per la maggior parte della tua vita

Oltremodo non sei neanche felice.
E come potresti?

Ti pieghi costantemente alle volontà altrui, sei carico di ansia,
rabbia e risentimento (perché hai la sensazione di essere trattato ingiustamente).

Ti senti impotente, inerme, bloccato, frustrato e insoddisfatto.

Se ti senti troppo buono,
è facile essere soggette a violenti scoppi d’ira perché vivi nello stato d’animo di un vulcano pronto a esplodere.

Adesso.
Non pensi sia arrivato il momento di lavorare su te stesso?
 


 

Ecco 13 passi per affermare se stessi:

1. Assumersi la responsabilità per i tuoi problemi

Non aspettare che qualcun altro risolva i problemi per te.
Tantomeno io (se decidi di “fare” un percorso di coaching).

I tuoi problemi sono di tua responsabilità.

Se c’è qualcosa che deve cambiare nella tua vita,
prendi provvedimenti.

Se non sei felice,
tu sei responsabile per le conseguenze delle tue azioni.

Affermare te stesso (probabilmente) potrebbe portare, soprattutto all’inizio,
a spiacevoli conseguenze.

Essere assertivi vuol dire assumersi (anche) le responsabilità di tali conseguenze,
qualunque cosa accada.

Affrontare le conseguenze è molto meglio che vivere una vita a metà,
compiacente o arrendevole.

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la gestione del tuo team
 

2. Affermare se stessi richiede tempo

Non pensare che diventerai magicamente assertivo semplicemente leggendo quest’articolo.
Un libro.
Frequentando un corso.
Oppure dopo 2 sessioni di personal coaching.

Assertività richiede tempo e pratica.
Avrai giorni buoni e giorni cattivi (dove ti sembrerà che le cose anziché migliorare peggiorano).
Basta essere determinati … e i risultati arriveranno.

3. Cominciare con le piccole cose

Comincia in piccolo.
Con le situazioni più semplici,
a basso rischio.

La tipa che (con aria innocente) ti supera alla casa del supermarket, il cameriere invadente che non si fa mai i fatti suoi,
l’amico che ti chiama solo quando li fa comodo.

Un “primo” NO, una precisazione su qualcosa che non ti piace o un gentile rifiuto possono essere piccoli (ma anche grandi passi) verso il cambiamento.

Le prime volte sarà dura ma vedrai che dopo un po’ ti sentirai meglio e inizierai a provare una bellissima sensazione di leggerezza e libertà.

Una volta che ti senti a proprio agio in queste situazioni a basso rischio,
potrai iniziare ad alzare l’asticella un po’ alla volta.

4. Fissare i confini

Un altro passo per cominciare ad affermare se stessi è stabilire i propri confini personali.

I confini sono regole e limiti che creiamo per guidare e dirigere gli altri su come devono giustamente comportarsi con noi in merito a famiglia, salute, fede, hobby, benessere psicologico, ecc…

Se hai problemi di affermazione, in genere non hai confini e permetti agli altri di camminarci sopra e “sconfinare” regolarmente … a poco a poco ti trasformi in una persona piena di risentimento e di amarezza.

Se non sai quali sono i tuoi valori e i tuoi confini, prenditi del tempo per capirlo.
Una volta fatto, impegnati (da qui in avanti) a non subire più “sconfinamenti” nei tuoi confini.

Continua … leggi la parte 2.
affermare se stessi

8 cose da fare dopo un errore o un fallimento

Se fai troppi errori, perdi credibilità.
Se fai pochi errori, sei fermo, statico … morto.

Troppi errori ripetuti minano la tua professionalità.
Nuovi errori ti danno l’opportunità di imparare,
ti insegnano che ci sono altri modi possibili per fare le cose giuste.

Chissà quante volte ti sarai chiesto “Che cosa succede se commetto un errore?”
Ma questa non è la domanda giusta …

Ecco 8 fattori da ricordare dopo un errore o un fallimento:

1. Non beeeelare

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Quando commetti un errore … ammettilo, lamentati, piangi, urla, picchia i pugni,
impreca ma poi … finiscila lì!

Non sei il solo.
La maggior parte delle persone non parla apertamente dei loro fallimenti.

Non lamentarti e commiserarti troppo.
Cosi si diventa deboli, piagnucoloni e lamentosi.

Le incessanti recriminazioni ti tolgono un sacco di energie,
ti annebbiano la mente e ti distolgono dal fare la prossima mossa:
passare ancora all’azione.

2. Ricerca le tue responsabilità personale

Spesso,
la nostra tendenza iniziale è incolpare gli altri o i fattori esterni.

Raramente i fallimenti nella nostra vita sono interamente imputabili alla responsabilità di qualcun altro.
Se non ci assumiamo la responsabilità personale,
non possiamo mai passare alla fase successiva.

3. Riprova dicendo “La prossima volta farò …”

Dopo aver commesso un errore,
riprovaci dicendo: “Ok. La prossima volta farò …

Errori ripetuti ti insegnano che ci sono altri modi possibili per fare le cose per bene.

“Se un errore non è un trampolino di lancio,
è un errore.”

Eli Siegel

 


 

4. Mantieni l’entusiasmo

“Il successo è l’abilità di passare da un fallimento all’altro
senza perdere l’entusiasmo.”

Winston Churchill

Non fare l’errore di trasformare i tuoi errori in sconfitta.
Mantieni lo slancio e l’entusiasmo anche quando non ci riesci.

Le cose migliori di solito accadono quando meno te lo aspetti.

Cerca di sorridere nel frattempo.
Non perché la vita è facile o perfetta, ma perché hai scelto di mantenere l’entusiasmo,
di essere felice e grato per tutte le cose buone che hai fatto finora.

5. Non mollare

Rivedi le strategie, migliora l’approccio, gli strumenti, competenze e …
vai avanti.

Non accontentarti di alcuni tentativi,
insisti fino alla fine.

Anche dopo ripetuti fallimenti,
non perdere la fiducia mai.

Anche tu, come me, ti sei reso conto di non poter contare sulla genialità,
spero sia da stimolo sapere che il talento è utile ma la grinta è il fattore fondamentale del successo a lungo termine.

Se non c’è l’hai (la grinta), devi trovarla.
Se ne hai,
tienila stretta e non sprecarla su qualcosa di stupido!

 
More: scopri il percorso di coaching ideale per potenziare la tua autostima sul lavoro
 

6. Consapevolizza che sbagliare a volte può essere una benedizione

“Un genitore saggio lascia che i figli commettano errori.
È bene che una volta ogni tanto si scottino le dita.”

Mahatma Ganghi

A volte,
non ottenere quello che vuoi può essere considerato un vero e proprio colpo di fortuna.

Dopo un errore,
puoi rivalutare le cose, aprire nuove porte alle opportunità e le informazioni che avresti altrimenti trascurato.

A volte,
la vita cade in 1000 pezzi per fare in modo che le cose migliori possano “ricostruirsi insieme”.

7. Cancella la percezione di fallimento

Siamo abituati ad associare l’errore alla persona.
Aver fallito, ci autorizza inoltre a considerarci delle persone fallite, mancate.

Come se fossimo ancora a scuola, ci diamo sempre un voto, una valutazione, un giudizio,
una sentenza inappellabile e spietata: se “ ho fallito” vorrà dire che “sono fallito”.

Dopo un errore, dobbiamo ristrutturare le nostre convinzioni e smussare gli angoli dell’autocritica più tagliente e imparare a pensare:
Io non sono un errore” ma “Ho commesso un errore”.

La differenza è evidente.

8. Consapevolizza che la vita va avanti comunque anche dopo un errore

Accogli sempre con un sorriso le cose belle,
e le cose brutte che ti accadono nel corso della tua vita.

Impara dai tuoi errori, ma non commiserarti. La vita è cambiamento,
le cose a volte vanno male, ma la vita va avanti.
E tu accompagnala sempre con un sorriso.

Chissà quante volte ti sarai chiesto “Che cosa succede se commetto un errore”.
Ma questa non è la domanda giusta …
la domanda migliore è “Che cosa succede se non commetto un errore?”

Autorevolezza al lavoro: il potere della calma

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Passioni incontrollate, attese logoranti, sballottamenti dati dall’ansietà
e incertezze create dal dubbio.

Se lasciamo che influenze esterne abbiano la meglio,
stiamo riconoscendo la nostra inferiorità e accettando il loro dominio su di noi.

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Per essere pronti per le grandi crisi della vita dobbiamo imparare a “portare” calma e serenità nella nostra vita quotidiana.

Quante persone,
incontriamo che sono ben equilibrate, che hanno quello squisito equilibrio che è caratteristico di un’indole perfetta?

Hanno il potere della calma?

Il potere della calma viene dal-di-dentro

“La pace interiore?
Ho provato a cercarla, ma dentro di me non l’ho trovata.”

Bob Geldolf

Una persona calma, ha raggiunto uno standard di vita più elevato (una concezione individuale più alta e più nobile), ha imparato a governare se stessa e sa come adattarsi agli altri.

È amato dalla gente perché ha un comportamento fortemente equilibrato,
le persone “sentono” che possono imparare e fidarsi di lui.

Il potere della calma viene dal dentro.
Dalle profondità della nostra natura.

Tornando a noi ….

  • Hai mai provato a parlare con qualcuno che aveva fretta?
  • Come ti sei sentito? Ascoltato? Seguito?
  • Ti sei sentito importante?
  • Il tuo messaggio è stato importante?

No, non lo è stato.

Qual è il tuo approccio quando sei di fretta?

Che succede quando un tuo collaboratore desidera parlare con te
(per una spiegazione, un chiarimento, un consiglio, una richiesta)
e tu hai fretta, devi terminare qualcosa,
non hai tempo o non ne hai semplicemente voglia?

Ascolti con attenzione,
fai finta di ascoltare oppure rimandi costantemente?

 


 

Niente di male per carità … sei il leader, il capo … è normale avere il tempo “contro” …
le vendite saltate all’ultimo istante,
le grane da risolvere,
il target da raggiungere,
previsioni in tilt,
un continuo e frustrante adattarsi a un Mercato sempre più incerto e complesso.

La calma comunica interesse per gli altri e …
per il loro messaggio.

D’altra parte, la fretta trasmette (anche in buona fede) che non ti interessa e che non sei importante,
sei lì fisicamente ma non con la mente e col cuore.

È il tipo di ascolto ”Ci sono e non ci sono”,
chi parla ha la netta sensazione di non essere veramente ascoltato.

L’ascolto veloce non è il massimo,
ma spesso può essere anche l’unica opzione disponibile.
Vediamo alcune strategie per ascoltare in modo attivo i tuoi collaboratori anche quando il tempo è tiranno:

 


 

Come ascoltare quando il tempo stringe

1. Rilassa il tono della tua voce.
Respira. “Svuota” il più possibile la mente. Controlla il tuo livello di calma durante l’ascolto.

Apri le mani sotto la scrivania e tieni i palmi rivolti verso l’alto, oppure siediti con le braccia aperte.
Evita la classica postura di difesa/chiusura con le braccia incrociate sul petto.

2. Spiegare la pressione del tempo
“Scusa, ho solo 5 minuti“.

Quando siamo molto occupati, è meglio scusarsi, dirlo apertamente ed evitare di fingere.
Tieni sempre a mente che l’ascolto attivo non è una questione di quantità ma di qualità.

Qualche minuto può bastare se ci impegniamo ad ascoltare.

3. Accordarsi per un altro momento in cui potrai essere più attento e partecipe.
Non c’è nulla di male nel dire: “ Adesso non posso, ne possiamo parlare alle 16.00/domani mattina/settimana prossima?”.

L’importante è mantenere l’impegno preso.

4. Evita di ascoltare mentre stai facendo qualcosa d’altro.
Non ho dubbi che tu stia sentendo il tuo interlocutore (anche scrivendo una mail) ma ascoltare richiede uno sforzo d’interesse e di attenzione.

5. Sorridere e mostrare empatia.

Anche una pacca sulla spalla o un tocco sul braccio sono fattori potenti per massimizzare l’incontro quando il tempo è breve.

A volte, semplicemente mostrare entusiasmo e condividere un piccolo messaggio è tutto ciò che serve per sentirsi valorizzati.

6. Aiuta il tuo interlocutore a ottenere velocemente il punto.

Prova ed esplorare insieme con lui/lei. Chiedi:

  • “Qual è il nostro punto di partenza?”
  • “Dove vuoi andare?”
  • “Di quale particolare aspetto vuoi parlare?”
  • “Qual è la cosa più importante/urgente in questo momento?”
  • “Qual è la questione prioritaria per te?”

7. Non trarre subito le tue conclusioni.

Fai come se “non ne sapessi niente”.
Dimentica la tua risposta.

Non interrompere con le tue conclusioni o deduzioni,
presumendo di aver compreso, anticipandone idee e concetti.
Poni almeno 2-3 domande prima di fare un’affermazione.

8. Non partire subito con domande tipoCome posso aiutarti?” ma piuttosto con “Che cosa puoi fare?” evita che il suo problema diventi subito il tuo problema.

9. Distribuisci le responsabilitàChiamami stasera/domani e dimmi cosa è successo.

10. Se ti rendi conto che … davvero non hai tempo, sei stressato, sei stanco,
hai altro cui pensare o in fondo non-te-ne-può-fregare-di-meno è molto meglio rimandare l’ascolto.

 
LA TUA AUTOREVOLEZZA SUL LAVORO > puoi prendere spunti interessanti dal mio libro “Autorevolezza”.
 

La calma indica che sei positivo

La calma è un invito.
La fretta trasmette che non ti interessa e che (anche) gli altri non ti interessano.

Ascoltare gli altri (collaboratori, capo/a, clienti ma anche figli, partner, amici) li fa sentire importanti.

Più calmo diventi, più grande sarà il tuo successo, la tua influenza, il tuo potere (non confonderla con facile popolarità, condizionamento e tirannia).
Questo è il potere della calma

L’autocontrollo è forza, il (giusto) pensiero è padronanza, la calma è potere.

10 miti sulla leadership da sfatare subito – 2

miti sulla leadership

Leggi anche la parte 1.

5. Devo essere brillante e carismatico

Per essere leader non hai bisogno di una personalità impressionante.
Alcuni dei migliori leader sono molto introversi e con poco charme.

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Il carisma non è la qualità assoluta di un leader.
Anche se aiuta ad attirare la gente.

Leadership è influenza.
È la capacità di ispirare le persone.

Se sei affidabile, credibile, integro e stai andando da qualche parte (d’importante) vedrai che saranno in tanti a … seguirti!

6. Devo avere potere e controllo assoluto

Questa non è leadership, è tirannia.
Il leader efficace è capace di guidare un team senza impugnare la spada del potere assoluto.
I leader non sempre danno ordini, anche se la loro posizione lo impone.
Leadership è di più sulla relazione che sulla carica e sul impartire ordini.

Più spesso, motivano a essere creativi, ispirano e incoraggiano i propri collaboratori a fare ciò che è richiesto in una data situazione.

Se vuoi costruire una barca,
non radunare uomini per tagliare legna,
dividere i compiti e impartire ordini,
ma insegna loro la nostalgia
per il mare vasto ed infinito.”

Antoine de Saint-Exupéry

7. I leader migliori sono uomini

Ah! Adesso ho capito perché la maggior parte dei grandi leader sono uomini.
Sbagliato.

La ricerca suggerisce che le donne tendono ad avere un maggiore potenziale di leadership rispetto agli uomini.
 


 

Le ragioni per cui la maggior parte dei leader sono uomini, sono più legate a pregiudizi, tradizioni e a “barriere” che hanno impedito alle donne di raggiungere (almeno per il momento, ne sono certo) posizioni di leadership di alto livello.

8. La posizione o un titolo mi renderà leader

Leadership è atteggiamento non conoscenza.
Anche se studi e ti informi pensi di sviluppare capacità di leadership?

Se hai l’ufficio più grande (quello all’ultimo piano), hai persone che rispondono ai tuoi comandi, ottieni obbedienza, pensi di essere un leader?
C’è qualcuno disposto a seguire il tuo esempio?

La vera leadership non si basa sulla posizione o grado.
È azione, prestazioni, capacità ed efficacia.

Alcuni credono che semplicemente un titolo basti per essere leader.
Tutti conosciamo, o abbiamo conosciuto, persone collocate (non si sa come – o forse si-) al vertice della leadership che hanno fatto danni, demoralizzato il personale e distrutto il business peggio della più grande crisi economica.

9. Essere leader mi renderà amato e popolare

Sbagliato.
I leader possono essere persone molto sole.
La solitudine è uno dei costi da pagare per essere un leader.

Più sali e più devi vivere sotto la (spietata) luce dei riflettori.
Riconoscimenti e approvazioni ma anche antipatia e invidia.

Anche al tuo livello.

Non devi sorprenderti se pur non essendo un VIP, uno sportivo famoso o un grande imprenditore risvegli le gelosie e le avversioni delle persone che ti circondano.

L’unico modo per evitare le critiche e di essere “gradito” come leader è non prendere decisioni, non cambiare, non dire e non fare niente.

 
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10. I miti sulla leadership: è importante solo per top manager e grandi imprenditori

Che tu sia un manager di una multinazionale, un piccolo imprenditore della sua azienda a conduzione familiare, uno store manager del centro città, il team leader di un gruppetto di collaboratori, che il tuo staff sia costituito da 1 o 100 persone … poco importa … per ottenere ottime performance devi prendere sempre più confidenza con la crescita professionale dei tuoi collaboratori e il potenziamento della tua leadership personale.

Le persone oggi possono determinare il successo o l’insuccesso del tuo lavoro o della tua azienda.

È necessario guidare le persone e non concentrarsi solo sui compiti da eseguire e sulle cose da gestire. Essere un leader del tuo team (grande o piccolo che sia) è indispensabile!

La leadership può essere appresa e migliorata.

10 miti sulla leadership da sfatare subito – 1

miti sulla leadership

La leadership è probabilmente uno dei concetti più “chiacchierati” ma sicuramente il meno compreso e il più equivocato.

Tanti desiderano essere leader.
Tanti pensano di essere leader.

Molti sono solo aspiranti leader.
Altri sono in posizioni di leadership ma non ci dovrebbero essere.
Desiderare di essere leader non significa averne il carattere, l’abilità e il coraggio.

I falsi miti sulla leadership sono sabotanti

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Se ti stai chiedendo che cosa ci vuole per arrivare in cima, quale sia la giusta ricetta per la leadership, ricorda che ci sono molti percorsi per la leadership, certamente non tutti sono uguali.

Sono molti i miti che circondano il concetto e la pratica della leadership. Fino a quando non riusciremo ad andare oltre gli ideali, i luoghi comuni e le “immagini fantasiose” su ciò che significa essere leader, sarà difficile generare realmente il cambiamento.

Un mito è qualcosa che è falso, ma crediamo sia vero (come il castello incantato sulla scogliera della foto).
Se credi di avere le qualità, di essere una persona qualificate e competente ma “non ci credi” o sei vittima di credenze depotenzianti, non riuscirai mai a salire verso l’alto perché sei “zavorrato a terra”.

Ecco 10 miti sulla leadership da sfatare subito per dissipare molte delle false credenze che ti “ancorano al terreno” e non ti permettono di raggiungere in pieno il tuo potenziale:

1. Leader si nasce

Il mito che leader si nasce, è quello più “utilizzato”, pericoloso e sabotante.

Non sono nato leader.
Quindi perché provarci? Tempo perso.
È inutile, è scritto nel destino, nelle stelle.
Sbagliato.

Alcune persone hanno qualità di leadership innate.
È innegabile.
La ricerca ha dimostrato che solo 1/3 dei cosiddetti modelli di leadership sono “nati leader”, mentre la maggioranza (i restanti 2/3) “sono diventati leader” attraverso il duro lavoro e il superamento delle circostanze straordinarie (e difficili) che li hanno spinti a diventare figure rappresentative efficaci e influenti.

 


 

La leadership non è una predisposizione genetica.
Adesso lo sai anche tu.
Non hai più scuse.
Ci puoi lavorare.

2. Devo avere sempre tutte le risposte

Pensi a un leader come a un eroe infallibile, risolutore di problemi e quesiti difficili in un istante?

Anche i migliori leader imparano dagli altri.
Anzi.
I grandi leader hanno una chiara comprensione dei propri limiti.

Sanno che il successo è uno sport di squadra e per questo cercano di “riunire” attorno a loro persone appassionate ed eccellenti nelle diverse aree di competenza.

I grandi leader ascoltano più di quello che parlano.
Ascoltano con l’obiettivo di capire non di rispondere.

È veramente sorprendente vedere come spronano gli altri a diventare (a loro volta) leader.

 
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3. La leadership è basata sui risultati

Orientamento solo all’azione.
Focus sui risultati.
Focus sulle prestazioni.
E le persone?

Non ricordarti dei tuoi collaboratori solo quando ci sono problemi, devi valutare o criticare.

Questo non significa che dobbiamo “coccolare” o adulare ma semplicemente “entrare in contatto” (anche) a livello personale.

I grandi leader si preoccupano della “loro gente”.

4. Per essere leader non devo fallire mai

I grandi leader fanno errori come tutti.
Come me e come te.
In realtà anche più visibili perché prendono decisioni con conseguenze che (se errate) sono sotto-gli-occhi-di-tutti.

Tuttavia, ciò che differenzia un grande leader dagli altri è che ammette candidamente i propri errori e le lezioni che ha appreso.

Il grande leader sa che il fallimento è una parte essenziale del processo di esplorazione, scoperta e innovazione.
Se non fallisce resta attaccato agli approcci del passato.
Non può imparare, evolvere e crescere.

Se le tue azioni non saranno “dense” di curiosità ed esplorazione, perché hai così tanta paura di fallire o non sei disposto a provare qualcosa di nuovo, difficilmente diventeranno incisive.

Continua a leggere la parte 2.

7 ragioni perchè non riesci a concentrarti al lavoro

concentrarsi al lavoro
Inizi a leggere.
A metà pagina ti accorgi di non aver capito.
Ricominci.
Ancora niente.

Arrivi in fondo…
e non ricordi l’inizio.

Che cosa sta succedendo?

Smarrisci spesso le chiavi.
Sei quasi sempre in ritardo.
Ti si chiudono gli occhi durante le riunioni
e sobbalzi quando qualcuno chiude una porta?

La mancanza di concentrazione ti fa perdere tempo.

E spesso ti impedisce di ottenere buoni risultati
per lavori che potresti svolgere bene in due ore,
se solo fossi più focalizzato.

Così, concentrarsi al lavoro diventa difficile.
La vita diventa faticosa.
Molto faticosa.

Ecco 7 ragioni per cui fai fatica a concentrarti al lavoro.

1. Sovraccarico di social, mail, telefonate

(Dicono che) è bello essere sempre connessi.

Peccato che ogni notifica:

  • interrompa il filo logico
  • costringa a ripartire da capo
  • frammenti l’attenzione

Evita i social mentre lavori.
Meglio usarli durante le pause.

Lo stesso vale per le mail.

Rispondere a ogni messaggio appena arriva
ti impedisce di entrare in profondità.

  • Quante mail richiedono davvero una risposta immediata?
  • E le telefonate?
  • Se non sono urgenti, perché non lasciarle alla segreteria?

Personalmente controllo mail e segreteria telefonica
a orari più o meno fissi:
mattino – pranzo – tardo pomeriggio.

Sì, proprio così.
Un po’ come prendere le medicine.

2. Concentrarsi al lavoro: il multitasking non aiuta

Se sei bravo nel multitasking
potresti pensare di fare più cose in meno tempo.

Ripensaci.

Più frammenti l’attenzione,
più diventa difficile concentrarsi davvero.

Ogni cambio di compito ha un costo mentale.

Sul lungo periodo, questo porta a:

  • minore profondità
  • maggiore stanchezza
  • difficoltà sui compiti complessi

Tre progetti insieme
richiedono quasi sempre più tempo
che affrontarli uno alla volta.

Una cosa alla volta, soprattutto sui compiti importanti.

Il multitasking lascialo per attività leggere
(riordinare mentre sei al telefono, ad esempio).

3. Mancanza di sonno

La privazione di sonno
è una delle cause più comuni di scarsa concentrazione.

Se dormi poco:

  • sei irritabile
  • spossato
  • meno lucido

Il primo passo è semplice (non facile):
dormire 7–8 ore a notte
(secondo il tuo fabbisogno personale).

La sera:

  • riduci TV e smartphone
  • scollegati almeno un’ora prima di dormire

Alcune ricerche mostrano che tenere lo smartphone sul comodino
può disturbare il sonno.

La luce delle notifiche sopprime la melatonina,
l’ormone che favorisce il riposo.

4. Pochi stimoli o soddisfazioni sul lavoro

Ambienti disorganizzati.
Progetti destinati a finire nel nulla.
Feedback negativi ripetuti.

In queste condizioni è normale perdere:

  • motivazione
  • energia
  • concentrazione

Compiti banali e ripetitivi,
poco significato,
poche responsabilità
spengono il cervello, lentamente.

5. Troppo stress

Un po’ di stress aiuta.
Troppo stress distrugge.

Quando le priorità sono troppe:

  • l’attenzione cala
  • aumenta la distrazione
  • cresce la dimenticanza

Ansia e stress chiedono sempre un prezzo.
E la concentrazione è tra le prime a pagare.

Usa tecniche di rilassamento
e cura lo stile di vita,
a casa e al lavoro.

6. Poco esercizio fisico

L’attività fisica regolare:

  • mantiene la mente acuta
  • migliora memoria e apprendimento
  • stimola i neuroni

Non serve la palestra.

Anche una camminata a passo sostenuto è sufficiente.

Meglio muoversi nella prima parte della giornata.

Per concentrarsi al lavoro evita allenamenti intensi la sera:
uno stress eccessivo peggiora il sonno.

7. Consumo eccessivo di caffeina (e bevande stimolanti)

La caffeina può essere un’alleata.
Se usata con misura.

Un consumo moderato
(2–3 caffè al giorno)
può migliorare vigilanza e reattività.

Ma l’eccesso fa l’esatto contrario.

Troppa caffeina può provocare:

  • insonnia
  • nervosismo
  • mal di testa
  • agitazione
  • difficoltà di concentrazione

E qui sta l’inganno:
la caffeina non è solo nel caffè.

È presente anche in:

  • energy drink
  • bevande tipo cola
  • (soprattutto tè nero)
  • bevande “funzionali” o sportive
  • cioccolato (soprattutto fondente)

Il risultato?

Sommando tutto, spesso assumi molta più caffeina
di quanto credi.

Questo sovraccarico stimola il sistema nervoso,
aumenta l’irrequietezza
e peggiora la qualità del sonno.

E se dormi male,
il giorno dopo paghi il conto
in concentrazione, lucidità ed energia.

Meno stimolanti artificiali.
Più equilibrio.

In chiusura

Concentrarsi al lavoro non è solo forza di volontà.

È una competenza che si protegge,
un equilibrio che si costruisce ogni giorno.

Se la perdi,
non colpevolizzarti subito.

Osserva.
Riduci il rumore.
Riparti da ciò che conta davvero.